Cerca nel Sito

NomeKeywordsDescrizioneSezioniVoci correlate

Forum di Myst

 
« E quando? Quart mica me lo trova un marito! »
- Desiree Aillard -
 
Also starring...
Il blog dove anche i PNG hanno spazio per dire la loro!
Crystal Kanban
 
creato il: 03/08/2007   messaggi totali: 73   commenti totali: 80
166857 visite dal 03/08/2007 (ultima visita il 21/11/2019, 01:07)
ultimi 20 articoli (cambia) · Pagina 1 di 4
1 · 2 · 3 · 4
26 novembre 517
Venerdì 23 Agosto 2019

Hail to the Chief



"Ecco là... altro pupazzo!"

"Io taglia testa, che non sai mai: testa tagliare, rimorsi non avere!".

"Rimorsi... E neanche morsi!"

"AH AH AH! Buono scherzo, questo tuo."

L'unica cosa positiva di questo freddo micidiale è che sembra infastidire sia i Kreepar che i Risvegliati. I primi ormai non si vedono quasi più, la maggior parte di loro è interrata nelle tane sotterranee che hanno accuratamente riempito di cibo: due giorni fa ci è capitato di scoperchiare per caso una delle loro orribili dispense mentre scavavamo i nostri giacigli... davvero un brutto spettacolo.

Quanto ai morti che camminano, tutti quelli che commettono l'errore di marciare durante la notte diventano statue di ghiaccio. E visto che alla maggior parte di loro il cervello non funziona, queste lande si sono riempite di pupazzi di neve. Per fortuna non ci sono bambini, altrimenti sarebbe un problema impedir loro di conficcare carote e bottoni dentro quei visi putrefatti e sbiancati. Anche perché, stando a quanto ci hanno detto, con lo scioglimento dei ghiacci torneranno per l'ennesima volta in vita. A meno che...

...SZOCK!

"Bel colpo! Tu barbiere nato!".

"Tu parla ancora un pò, così tua lingua diventa pupazzo e io taglia pure lei!".

... A meno che non vengano decapitati, come Aiden ha ordinato di fare. Decapitare pupazzi di neve e parlare la lingua del Continente anche quando siamo tra noi, così da poter comunicare con gli indigeni anche senza di lui. O di me. Due compiti che Tasso e Istrice stanno svolgendo con il massimo dell'impegno e tanta buona volontà.

Tra pochi giorni saranno quattro mesi esatti dal giorno in cui mi è stato ordinato di prendere parte a questa spedizione. Un incarico del Comandante Barun in persona, come mi è stato detto dal mio sergente. "Un'opportunità unica per un soldato semplice come te, specie considerando che non sei più nel fiore degli anni... E che parli la lingua di questi merdosi".

Già, questi merdosi. Tha Flath an dha Foireann: un giovane principe in cerca di gloria e la sua ciurma, un manipolo di fedelissimi pronti a dare la vita pur di riportarlo a casa tutto intero. Un traguardo che si allontana ad ogni passo che facciamo, considerando qual è la nostra meta. Ma a Aiden, come sempre, questo non sembra importare: eccolo lì, dieci metri davanti a me nonostante non abbia la minima idea di dove andare, intento a scrutare l'orizzonte alla ricerca del suo prossimo duello mortale.

"Tu sicuro di strada? Perché innanzi, solo nebbia".

"La nebbia è un buon segno", dico mentre scruto per l'ennesima volta la Mappa del Problema. O per meglio dire, lo schizzo grazie al quale siamo riusciti ad arrivare fin qui: poco più di uno scarabocchio, se paragonato a quel capolavoro di cartografia che ci ha mostrato Kailah, ma più che sufficiente per chi, come me, ha girato queste lande quando erano ancora vivibili. "Il posto che stiamo cercando è quasi interamente coperto di nebbia".

"Aspetta... C'è qualcosa, tra nebbia".

"Altri pupazzi di neve", esclama Malaminn, sbuffando. "Tasso, Mangusta, c'è altro lavoro per voi". Fino a pochi giorni fa era quella che parlava peggio, ma sta facendo grandi progressi: è l'unica ad aver capito come funzionano i verbi e dove mettere gli articoli.

Aiden è rimasto fermo, scrutando la nebbia. Quando lo raggiungo e alzo gli occhi verso dove guarda, capisco che non sono pupazzi.

"Mappa di Kailah parlava di colonne: ci siamo?"

Annuisco. "Ci siamo".

Incredibilmente, io ci sono già stato. Era un giorno imprecisato dell'estate di 3 anni fa, la Compagnia dei Randagi era stata ingaggiata per uno strano spettacolo organizzato da un Dominus di queste parti in omaggio al luogo di sepoltura dei suoi presunti antenati. Ricordo che pensai che era un bene che fossero morti, altrimenti lo avrebbero certamente fatto a pezzi: solo un pazzo o un idiota può organizzare spettacoli nei luoghi di sepoltura. Ironia della sorte, magari si sono risvegliati e lo hanno fatto a pezzi davvero. Fatto sta che la compagnia aveva bisogno di soldi, quindi ci prestammo a prendere parte a quello scempio. Ma non tutto il male viene per nuocere: se non altro so che quello di fronte a noi è l'ingresso.

"Chief e la Mantide", esclama Aiden mentre facciamo gli ultimi passi verso quella costruzione antica e imponente. Li vuole entrambi: il guardiano e la sua regina, così se li immagina. E' convinto che, se ci dimostreremo degni del primo, la seconda si risolverà a concederci udienza. E magari anche altro, stando a come funzionano le storie che crea la sua fervida immaginazione. Al tempo stesso, non si può negare che Aiden possieda un talento straordinario nel trasformare le sue più ardenti fantasie in realtà: come si fa a non affezionarsi a una persona così testarda da convincere persino un Wyrm a trascinarsi fuori dalle pagine del Khal-Valàn per venire a svolazzare sopra la sua testa? Forse è davvero un predestinato, come sembrano essere convinti i suoi: non mi resta che augurarmelo, vista la situazione.

La mappa di Kailah aveva ragione: c'è qualcosa che non funziona in questo luogo. Le linee sono storte, i colori e le proporzioni sono alterate: sembra di guardare attraverso tanti boccali colmi di birra. O dopo esserseli scolati tutti.

Nel giro di qualche minuto siamo di fronte all'ingresso. Nessun Risvegliato ostacola la nostra avanzata. Judoc scuote la testa a ogni passo, in evidente segno di rassegnazione: sa bene di non poter dissuadere Aiden, ma è fin troppo chiaro che vorrebbe trovarsi in qualsiasi altro posto del Continente. Tuttavia, l'espressione con cui osserva le colonne che si fanno via via più vicine tradisce tutta la sua curiosità.

"Questa costruzione non sembra opera di uomini", esclama Malaminn, guardandosi intorno. Non mi sento di darle torto: chissà qual è la vera storia di questo posto. Chissà cosa ha spinto gli antichi popoli a costruirlo in questo modo... Sempre che sia stata opera loro.

"Prima io", esclama Aiden, giunto di fronte all'entrata, serrando le mani sull'elsa delle sue falcate. Sappiamo tutti che una parte di lui vorrebbe sfidare l'entità che sappiamo difendere questo ingresso in singolar tenzone: per fortuna, stavolta non c'è Kailah o qualche altra fanciulla del Continente da impressionare. Ne abbiamo parlato a lungo, e siamo tutti d'accordo che Aiden metterà da parte il suo istinto temerario e farà tesoro della ineffabile tattica di guerra del sommo Balor, il leggendario guerriero dal sangue per metà umano e per metà divino che guidò le armate Fomori contro Macha, Agath e Nèmai, le temibili figlie di Ernmas:

Lear achrann tri.

Tantissimi contro tre.

L'ingresso sembra deserto. Qualsiasi cosa sia ad atterci là dentro, non farà un passo finché non varcheremo quella soglia.

Guardo Judoc: "Senti qualcosa, per caso?" A quanto pare, è in grado di sentire i pericoli imminenti.

"Altroché", mi dice con una smorfia. "Ci attende grande battaglia".

Ecco: perfetto.

"Tabhair dom do! Ruthar aghaidh!" Grida Aiden, sguainando le lame.

"Sibh Céile, Muid Cèile!" Gli fanno eco tutti: e via a correre. Mentre estraggo la spada e mi precipito all'interno, diretto verso morte certa, rifletto sulla profonda inadeguatezza di questo scairt nei confronti dell'avversario che stiamo per affrontare: se capisse la nostra lingua, si farebbe di certo un sacco di risate.

Avanti, dunque: ruthar aghaidh, attacco frontale!


Slaine - Immagine
scritto da Slaine , 02:04 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
1 Novembre 517
Mercoledì 13 Giugno 2018

Samhain



Keynes - Immagine

La manciata di metri che ancora mi separa dalla sommità del promontorio è particolarmente faticosa. Ogni roccia di quest'isola reagisce alla mia presenza, ogni passo che faccio è accompagnato da un lamento costante che risuona nella mia testa. La sacralità della città che un tempo mi diede i natali oggi non conta più: la terra per cui combatto è la prima a volermi morto. Avanzo lentamente, lasciando che i suoi anatemi ancestrali travolgano i miei sensi. Non è l'isola a bramare la mia fine, ma la natura stessa: è questo il messaggio scandito dal Vento del Nord mentre sferza il mio mantello con la furia vendicativa di un'amante tradita.

L'acqua del lago reagisce al mio arrivo, increspandosi e facendosi torbida. Mi torna in mente la leggenda del Khal-Valan che narra di come Isnamroth, poco prima di condurre i suoi uomini contro le armate di Kurgoth, si fermò a riposare presso le rive di un lago: fu l'impossibilità di vedere il suo riflesso in quelle acque limpide a fargli capire che sarebbe morto di lì a poco. Chissà se in quella circostanza vide anche lui una macchia indistinta o se, distrutto dai rimorsi per aver ucciso suo fratello e abbandonato sua figlia nelle mani di un fabbro forestiero, non era più in grado di riconoscere il suo stesso volto.

Cammino sul crinale volgendomi verso oriente, incrociando con lo sguardo i raggi del sole. Di fronte a me, silenziose e inerti, si stagliano le valli e le lande di Feith. Allargo le braccia e respiro, lasciando che il richiamo riecheggi silenzioso. Non sono che un semplice soldato, oggi come allora: per questo sono nato e così morirò, così come tutti i miei compagni hanno fatto prima di me. Il vessillo che porto sulle spalle è lo stesso che avevano loro... lo stesso di sempre.

I primi corpi divorati dalla progenie reietta di Shaalaren si accingono a immergersi tra le rive del fiume: le file ordinate in cui si dispongono ricordano le parate militari in onore del Duca. Alcuni di loro erano soldati, altri artigiani, pastori o pescatori. A differenza di quanto accade a sud, nessuno di loro è stato ucciso dal morbo: sono morti per mano o per decisione umana. Per loro il Risveglio non è che l'occasione di rispondere a chi li ha sterminati rivolgendogli contro le sue stesse armi. Vederli avanzare dipinge un accenno di soddisfazione su quello che un tempo era il mio volto e, senza che me ne accorga, diventa parte del richiamo. Posso vederli sorridere, persino da qui: ciò che per me è durato un singolo istante, per loro durerà fino alla morte. Al tempo stesso, quel ghigno vuoto sui loro volti spenti mi riempie di tristezza.

Più in profondità, tra gli abissi del fiume, posso sentire la presenza di alcuni sventurati discendenti della fiera stirpe dei Mermaen, che nelle ere ancestrali dominavano i Mari del Nord e terrorizzavano le genti delle coste: tra poco il Continente avrà notizia del loro Risveglio.

La guerra, quella vera, sta per tornare. L'esercito che ho di fronte marcia senza tamburi, fanfare o vessilli, eppure riesco lo stesso a sentire la sua musica: la Melodia del Risveglio, pronta a opporsi a questo aborto che chiamarono Creazione.

[...]

L'odore della prescelta di Vaalafor si fa sempre più vicino: sfortunatamente, non è venuta sola. Tendo l'arco del Duca: cinque avversari sono parecchi, questa potrebbe essere la mia ultima battaglia. Eppure, a questo punto non ho scelta: manterrò attivo il richiamo, a costo di morire sulle rive di questo lago. E se il destino vorrà spingere il mio sangue nero a intorbidire le sue acque stizzite, farò in modo di mescolarlo a quello della mia rivale.


Annie Volvert - Immagine 4

Avanti, soldato! Sei arrivata fin qui, adesso mi devi dimostrare quanto ci credi. Questa è la frase che mi ha rivolto il Sergente Rock quando lo incontrai per la prima volta, al termine di una corsa a perdifiato su una collina di fronte alla Chela che sembrava non finire mai. Ricordo che arrivai quarta, sconfitta da tre cadetti che sembravano avere il doppio del mio fiato: io ero stremata al punto di non riuscire a respirare, ma Rock pretendeva che facessimo anche a botte... Biath, lo chiamava: gara di corsa e poi combattimento, uno dopo l'altro. Ricordo ancora i loro nomi: Robert, Packo e Mardin, che fu quello contro cui me la dovetti vedere io. "Che fortuna!", esclamò, pensando che avrebbe avuto vita facile. Ce la misi tutta per fargli vedere quanto si sbagliava: anche troppo... io mi feci malissimo al ginocchio, lui si portò i segni dei miei denti sul braccio per due settimane. Rock fu costretto a prenderci a calci, per separarci.

Fu Boar, il quinto ad arrivare, ad aiutarmi a tornare giu. Voleva portarmi in spalla, il fesso: "guarda che ce la faccio..." Lo so che ce la fai, ma che figura ci faccio io? Chissà perché adesso mi vieni in mente proprio tu. Stupido Boar, con tutto il tempo che hai perso con me avresti potuto farti almeno dieci amici in più. Quante volte ti avrò rivolto la parola, in sette mesi? Meno di sette, probabilmente. Eppure, tu eri lì quando... quando...

Oh Dei, non ricordo più un cazzo. Questo promontorio è dieci volte peggio di quella collina, ad ogni passo sento come se la terra mi urlasse in testa. Si, ho capito: fa male anche a me! Non l'ho chiesto io di essere così... O forse sì. Forse il sangue di Mirai ha letto dentro la mia testa che non vedevo l'ora di dimostrare quanto ci credevo e se n'è fregato, dei miei no, grazie, sto bene così, mi piace il ghiaccio, tu non me lo rompere... proprio come faceva Boar. E adesso è morto. Come Gannor, e chissà quanti altri. Ho perso il conto dei compagni che non ce l'hanno fatta... e la colpa è anche di quell'idiota che sventola il mantello sopra di noi sentendosi una specie di Dio.

Ti credi invincibile, vero? Lo so bene, come ti senti. Sono arrivata fin qui per farti vedere che ti sbagli, adesso ti dimostrerò quanto ci credo. Io non posso batterti ma i miei compagni si, hanno solo bisogno di qualcuno che ti tenga un pò impegnato. E tu sei lì, in cima alla collina, pronto a urlare "Che fortuna!" mentre mi scagli addoss...

AAAAAAhhhh! La testaaa... che botta pazzesca... Eppure... non sento niente. E' soltanto il rumore dell'elmo. Sento il vento tra i capelli... Devo fare presto. Le rocce sono scivolose. L'acqua dietro è torbida. Un'altra freccia... Devo coprire la testa... Mancata! Volevi piantarmela in gola questa, eh?

Le urla della terra nella testa si tacciono per un attimo, lasciando spazio a una voce di donna:

"Puoi farcela!"

Claire?

L'arco gigante sparisce, rimpiazzato da spada e daga... come me! La spada saetta nell'aria, pronta a colpire... la vedo! E' più lenta di quello che pensavo. La schivo e la lama si schianta sulle rocce, spaccandosi in mille pezzi.

Posso farcela! La mia spada fende l'aria intorno al mio avversario, mentre lui fende la mia armatura, e credo anche quello che c'è sotto. Ho qualcosa che non va a una gamba... e anche il braccio destro lo sento un pò strano. Ok, forse non posso farcela, dopotutto... Ma la freccia di Kailah, cioè di Luger scagliata da Kailah, sta sfrigolando, e l'odore che arriva alle mie narici mi dice che possiamo farcela! Scommetto che adesso non ti senti più così fortunato, eh? Resterò qui a prendere i tuoi colpi fino a quando non ti scioglierai.

Poi vedo la daga a un palmo dal collo, e capisco che ho due alternative: o lo faccio, o non lo faccio. Quello che Ireena mi ha detto di non fare mai, perché è una cosa che potrò fare una volta soltanto, e poi... mai più.

Se non lo faccio, tra un istante quella lama mi trapasserà la gola. Non vedrò più Colin... e Kailah, e Bohemond, e Sven, ed Engelhaft.

Però... se lo faccio... poi saranno loro a non vedermi più. E io non voglio... non voglio che non mi vedano più. Non ancora!

Se proprio devo morire, voglio che mi ricordino così.

Non lo faccio!

La lama della daga mi scivola sul collo, quindi si perde alla mia sinistra, come inghiottita dal vento. Ce l'ho fatta! Avevi ragione, Claire: sento forte la tua presenza nelle profondità ancestrali della grotta sotto ai miei piedi. Aiutami, dammi un pò della tua forza per... resistere... ancora un pò.

Poi sento... Sento i passi, le voci, i corni di Ghaan che risuonano solenni nell'aria sotto di noi. L'odore di Khzar al di qua del ponte, l'isola che gli urla contro come ha fatto con Keynes e con me. Non va bene, accidenti. Devo dirlo a qualcuno... prima che...

... Colin-


Keynes vs Annie - Immagine
scritto da Keynes, Annie , 00:58 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
21 ottobre 517
Giovedì 12 Aprile 2018

Promesse



La sua assistente personale.

La frase da cui Myrna mi ha messa in guardia: l'offerta a cui ho promesso di dire no ad ogni costo, insieme al corredo di vantaggi volti a impreziosirla. Un lavoro presso la Curia; un salario mensile; la possibilità di stringere rapporti con le personalità più importanti di Trost.

E' la tua occasione per dimostrare a tutti quanto vali, Irina.

No, non a tutti: soltanto a lui. Un ricatto subito da molte persone in difficoltà negli ultimi mesi: uomini e donne, giovani e anziane, meglio ancora se sposate o fidanzate: il Camerlengo ama farsi beffe delle convenzioni anche all'interno delle sue camere segrete. Tra i molti assistenti che hanno visto aprirsi le porte della Curia vi sono persino alcune vesti bianche, che egli ritiene di aver "salvato" da quell'aberrazione mentale chiamata fede.

Padre Mansell mi ha più volte spiegato come quell'uomo fosse la mia nemesi. Allo stesso modo in cui tu riesci a tirare fuori il buono dall'animo umano, lui riesce a soffocarlo. Tu sei la salvezza, lui è l'oblio: Tu hai un grande cuore e un animo gentile, mentre lui è un contenitore vuoto. Ma non devi preoccuparti: fino a quando tu resterai fedele a te stessa le persone come lui non potranno toccarti, né avranno mai alcun reale potere su di te.

Per Padre Mansell il Camerlengo era un male necessario, una delle innumerevoli prove che la città era chiamata a superare se voleva sopravvivere a questo periodo spaventoso. Diceva sempre che i veri avversari di questa guerra erano gli uomini, non i dèmoni o gli Dèi; che in guerra il coraggio e la pazienza erano infinitamente più importanti della forza e delle armi; che le battaglie più importanti erano e sarebbero state quelle volte a preservare la nostra essenza e la nostra integrità.

In quel periodo Myrna cominciò a lavorare al Nosocomio: oltre ad allontanare i sospetti dalla nostra casa, quell'occupazione le consentiva di prestare un'opera di bene. In quei mesi ebbe modo di conoscere la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze a cui poi fu offerta l'opportunità di lavorare presso la Curia. Nessuno veniva costretto, se non dalle circostanze in cui versava. Quando Hans Vale scoprì che era fidanzata, toccò anche a lei: la sua assistente personale. Rifiutare le profferte di un anziano non è cosa da poco, specialmente quando la città in cui vivi è un'isola circondata da un oceano di Risvegliati: ma lei lo fece, scegliendo di far proprie le parole di Padre Mansell... Aggrappandosi alla speranza che, qualsiasi cosa fosse accaduta, avrebbe avuto modo di preservare la propria integrità.

Con grande sollievo di Myrna, il Camerlengo accettò di buon grado il rifiuto: anzi, la sua stima per lei crebbe ancora di più. Padre Mansell non era affatto sorpreso: ci spiegò che quell'uomo mirava a indurre il cambiamento, non a imporlo con la forza. Chiunque fosse dotato di forti princìpi non aveva nulla da temere... a patto di non sbarrargli la strada.

Poi arrivarono la povertà e la fame. La nostra bottega non era più sufficiente a garantirci un sostentamento adeguato. Padre Mansell si trovò costretto ad accettare incarichi particolarmente duri e a compiere scelte difficili, che spinsero alcuni dei suoi alleati a voltargli le spalle. Myrna fu costretta ad abbandonare il Nosocomio per trovare altri lavori: il Camerlengo la teneva in grande considerazione, ma la sua generosità era riservata a chi sceglieva di accettare le condizioni. La sera in cui prese la decisione mi confidò di averlo fatto anche per allontanare da sé quella continua e costante tentazione.

I venti gelidi della guerra degli uomini continuavano a soffiare senza sosta, dentro e fuori le mura di Trost.

La nostra salvezza arrivò dai soldati di Ghaan: uomini e donne che, in numero sempre maggiore, sfidavano i pericoli della Landa di Clough alla ricerca di erbe, nozioni e ricette dimenticate. Io e mia sorella cercammo di fare del nostro meglio per fornire qualche risposta: in poco tempo, la nostra casa si riempì.

In quel periodo ho imparato a conoscere gli Innalzati: anime in pena straziate da una infezione che non li uccide, pascendosi nel contempo della loro umanità. Esistenze condannate ad estinguersi prematuramente come una candela accesa da entrambi i lati ma che proprio per questo brilla di una luce intensa, abbagliante e meravigliosa. Una fiaccola che ero in grado di vedere soltanto io e che proprio per questo non potevo, non potevo lasciar spirare. A poco a poco, avvicinandomi a quella luce, ho capito quanto il mondo intorno a noi fosse in procinto di cambiare per sempre. Myrna ha compreso presto l'importanza di quello che stava accadendo ed ha acconsentito a mandarmi presso la Quarantena... a patto che le facessi un'unica, grande promessa.

"Quando ti chiederà di diventare la sua assistente personale, tu dovrai dirmelo subito... e, quale che sia la nostra situazione, rifiuterai".

Ho fatto quella promessa perché ero certa di poter mantenere l'impegno: quell'uomo non aveva alcun potere su di me. Sono stata paziente, sono stata coraggiosa. Ho lavorato con lui e ho fatto in modo che vedesse quello che vedevo io. Parlavamo due lingue molto diverse, ma proprio per questo aveva bisogno di me per comprendere appieno quello che stava accadendo.

Poi, un giorno, Padre Mansell è stato arrestato. Ci aveva detto che stava raccogliendo notizie importanti, informazioni che avrebbero potuto cambiare il corso della guerra degli uomini: ci aveva avvertito che avrebbero tentato di fermarlo e di non perdere la speranza se gli fosse accaduto qualcosa.

Oggi, dopo tante settimane, si presenta una incredibile opportunità di agire. Gli Dèi hanno messo nelle mie mani la possibilità di influenzare l'esito di questa guerra degli uomini, aiutando queste persone a liberare Padre Mansell... o almeno a recuperare le informazioni che aveva raccolto. Sono forti e motivati, ma non possono farcela da soli. Devo farlo, anche se a Myrna non piacerà. E' l'unico modo per favorire questa impresa senza essere costrette ad abbandonare la nostra casa, la trincea che ci siamo scavate in questi lunghi mesi di attesa, incubi, sogni, speranze e delusioni. Ayza non avrebbe dubbi: non li avrò neppure io. La stessa determinazione traspare da Annie, come una sfavillante vampata di luce. Anche lei ha già deciso: dobbiamo andare. Qualunque cosa accada la affronteremo insieme, con il coraggio e la pazienza di cui siamo dotate. Perdonami, sorella mia, se tra poche ore romperò la promessa che ti ho fatto... Questa volta sarò io a proteggerti.

Ayza ripeteva sempre che i legami più forti si stringono sul campo di battaglia: amici, alleati, a volte persino nemici. Io non so chi vincerà questa guerra degli uomini, ma forse possiamo ancora fermarla prima che sia troppo tardi.

Ireena Volkov - Immagine
scritto da Ireena Volkov , 03:36 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
3 ottobre 517
Sabato 25 Novembre 2017

Tardi



Cento metri non sono molti: posso farcela. Sono l'unica che può arrivare sul posto senza rischiare di tirarci addosso un'orda di risvegliati affamati. La vita di quelle persone dipende da noi. Non ci interessa chi sono o quale bandiera portano, se abitano questo Continente da generazioni o se sono sbarcati ieri: le loro urla sono l'unica cosa che abbiamo bisogno di sentire. Per questo siamo corsi qui: controvento, in direzione opposta a quella della nostra missione. Avanzo veloce tra arbusti radicati nel fango e cespugli galleggianti, alberi dai rami adunchi e zolle di torba. Poche ore fa non sapevo neanche dell'esistenza di questo pantano, eppure mi sento come se fossi a casa: riconosco le tracce dei Kreepar, capisco se una tana è piena, vuota o abbandonata. Penso che con un altro pò di pratica potrei persino viverci, in questo posto. Forse dovrò viverci, un giorno, quando perderò il controllo e mi trasformerò in qualcosa di simile a quello che i miei compagni chiamano lo Strillone. Ma i suoni che faceva quella creatura non erano strilli: erano singulti di dolore.

Logan non ha detto nulla per fermarci: non ha aperto bocca fino a quando non ci ha visti prendere una decisione, quindi ci ha portati più vicino possibile. Cento metri. Una scelta che potrebbe compromettere l'intera missione. Perché lo ha fatto? Io un'idea ce l'ho: ha capito che, dopo quello che è successo a Mag, abbiamo bisogno di salvare qualcuno. E' questo che fanno i soldati, dopo tutto. Salvano vite umane. Avanti, avanti: non sento più combattere, non sento più urlare. Forse hanno trovato un riparo. Forse...

--------------------------------------------------------

"Li senti ancora?"

"Si, stanno combattendo".

"Brutto segno, lo sai".

Certo che lo so: alle mandrie non sopravvive quasi nessuno. Finché non ne vedi una non te ne rendi conto, specie se hai fatto l'abitudine a vivere in mezzo ai Risvegliati. "Sono solo una ventina di brocchi", dissi la prima volta che ne vidi una, quando non sapevo ancora niente. I compagni che erano con me pagarono cara la mia ingenuità: li ho visti morire uno ad uno, impossibilitati a reggere l'urto di quella specie di marea umana che si abbattè contro i loro scudi. Furono travolti in un attimo, senza neppure riuscire a menare il primo fendente. E io in mezzo a loro, spettatore invisibile di quella tragedia, mentre tentavo inutilmente di impedire a quei denti e a quelle unghie di farsi strada tra le loro armature.

"Dove sta l'Innalzato?"

"Cento metri davanti a noi: si sta avvicinando alla mandria".

"Li vuole salvare?"

"Penso di si, adesso sta correndo..."

"Bene, andiamo ad aiutarlo: magari con lui riusciamo a sbaragliarla".

Osservo le tracce che ci precedono. "Non è da solo: saranno almeno in sei".

"Meglio ancora: hai paura?"

Scuoto la testa. Sono curioso, però: non è uno dei nostri, ma ha un'impronta interessante. Se riesce a schermare addirittura cinque compagni vuol dire che ha raggiunto un livello di controllo simile al mio. Voglio conoscerlo. Poi a un tratto vedo qualcosa, attraverso la nebbia, e mi fermo.

"Che c'è? Ci siamo?"

Scuoto la testa. "Ci sono i suoi compagni. Lì, su quella collinetta".

"Quanti?"

"Almeno quattro"

"Se ci vedono, non ci faranno passare: non ci conoscono, penseranno che vogliamo attaccare o catturare il loro innalzato...".

Annuisco. "Giriamogli attorno".

Darkham mi guarda: "...Non rischiamo di arrivare tardi, cosi?"

Sospiro. "Dai rumori che sento, temo che sia già tardi..."

--------------------------------------------------------

Sono arrivata tardi. Lo capisco quando metto piede sull'ennesima collinetta che mi separa dal combattimento e sento le mie orecchie riempirsi di quegli abominevoli suoni meccanici di masticazione. Lo sento nei rantoli soffocati di chi prova invano a gridare aiuto, mentre mi arrampico mani e piedi su quell'ultimo scivolo di terra e fango. Lo vedo con i miei occhi non appena riesco a buttare lo sguardo oltre la sommità, assistendo impotente a uno spettacolo ancora peggiore di quello che segnò la morte di Mag.

Uno di loro è a terra, le carni trafitte dalle unghie e dalle ganasce di non meno di quattro risvegliati. Un altro è prossimo a esalare l'ultimo respiro, mentre due infetti sono intenti a litigarsi le sue interiora. Un terzo giace riverso al suolo a una decina di metri di distanza con la faccia affondata nel fango e due cadaveri ambulanti che, dopo avergli strappato l'armatura, lo stanno divorando dalla schiena: forse è scivolato, o magari ha provato a fermarli per dare modo ai compagni di mettersi in salvo. Un quarto, o quello che resta di lui, sta rapidamente sparendo nelle fauci del gruppo più grosso. Ma i miei occhi non guardano nessuno di loro: sono inchiodati allo sguardo vitreo di una ragazzina che non può avere più di quindici anni e che vomita sangue dalla bocca mentre un singolo, orribile risvegliato banchetta oscenamente con il suo sterno.

Sono arrivata tardi. "Maledetti!" urlo mentre brandisco la spada e mi getto contro quell'abominio della Tenebra. Un singolo colpo mi è sufficiente per mandargli la testa in frantumi. Nessuno degli altri fa caso a me: continuano a mangiare, incuranti della mia lama che li stermina uno dopo l'altro. Questa orda morirà qui, adesso. Poi però guardo la nebbia, e sento di non essere sola. Non capisco bene... La nebbia mi disturba, per non parlare della scena che si è appena consumata davanti ai miei occhi. Altri risvegliati, forse... magari un'altra orda in arrivo. Meglio tornare ad avvertire i miei compagni, devono mettersi in salvo.

"Aa... aaa..."

Oh, Dei: è ancora viva. Mi avvicino osservando quel corpicino martoriato, quella veste di lana bianca che s'interrompe in una poltiglia di sangue rossa, sopra la quale una cascata di capelli biondi incornicia un viso che mi ricorda quello di Astea Trent. Chissà come ti chiami, penso mentre mi avvicino.

"Aaa... uu.. ooo"

Perdonami. Non ce l'ho fatta a salvarti. I suoi occhi puntano nel vuoto, senza riuscire a vedermi. Non riesco a vedere l'iride... Forse è cieca? O magari è semplicemente una conseguenza del martirio che ha subito. Prego che Ilmatar possa accoglierla al suo fianco, poi sollevo la spada e faccio quello che mi hanno insegnato.

Dovrei perquisirla, lei o i suoi accompagnatori: purtroppo non c'è tempo: l'unica cosa che riesco a raccogliere è un rotolo portadocumenti nei pressi di uno dei cadaveri. Sono arrivata tardi.

--------------------------------------------------------

"Siamo arrivati tardi, eh?".

Annuisco. "Non ce l'hanno fatta: stanno esalando l'ultimo respiro".

"Lui è lì con loro?"

"Si. Credo che li stia uccidendo uno a uno: è agitato, è...".

"Cosa?"

"E'... una donna, credo".

Dharkan mi guarda: "una donna?"

"Si, lo sento dall'impronta che ha".

"Una donna che ne tiene sei?"

"A quanto pare..."

"Sposatela! E insieme risanerete questo posto..."

Ridacchio. "Pensavo di aver già sposato te..."

"Non sono mica geloso".

"... Sta piangendo".

"Davvero?"

"Poveretta... è chiaro che avrebbe voluto salvarli".

"Altruista, disciplinata e sensibile. E' perfetta per te...".

"La pianti? Guarda che ti faccio sbranare..."

"A proposito... Ma secondo te perché ha lasciato gli altri dietro? Come te lo spieghi?"

"E' comprensibile. Neppure io mi butterei mai dentro una mandria con sei, è troppo rischioso".

"Capisco. Lei sa che siamo qui?".

"Non so... non penso: è sconvolta, ha dieci risvegliati davanti e ci sta un'altra orda dietro di noi... Neanche io capirei niente, penso".

"E' carina, almeno?"

"Non ne ho idea... Mica la vedo, da qui."

"Speriamo!"

"Speriamo..."


Khzar e Dharkan - Immagine

scritto da Annie , 04:17 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
25 agosto 517
Martedì 8 Agosto 2017

Magnifiche sorti e progressive

"E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce".



Avevo in programma di andare a letto presto, così da svegliarmi nel cuore della notte perfettamente riposato. Invece, come sempre in questi casi, l'emozione non mi ha fatto chiudere occhio: ho passato le ultime quattro ore contando pecore, ammassando al di qua della staccionata un gregge pressoché infinito nella fatidica attesa di questo momento. Raggiungo in silenzio il grosso finestrone che dà luce al dormitorio. Prima della guerra c'erano sicuramente delle vetrate a tener chiuso questo portone sull'abisso: i due pannelli di legno che ci sono adesso arrivano sì e no alla vita di chi si sporge, ma se non altro consentono di godersi al meglio il panorama.

A Uryen l'ultima torcia si è spenta da un pezzo: la manciata di teste dure che si è rifiutata di scappare verso lidi migliori dorme insieme al pugno di temerari che ha addirittura scelto di venire o tornare a vivere qui. Poveri idioti, chissà cosa vi tiene incollati a questo posto: le puttane del porto? Il costo ormai ridicolo dei terreni? Le suggestive metafore del Burgravio, che promette da mesi la prossima rifioritura di questi aridi luoghi? Non ha importanza: quale che sia il vostro sogno, la maggior parte di voi non vivrà abbastanza per vederlo trasformarsi in realtà. La Morte che Cammina, i Kreepar e chissà cos'altro impediranno alle vostre speranze di germinare in questo freddo deserto dimenticato. Al posto vostro non ci penserei due volte a levare le tende, se solo potessi: peccato che sia a Greyhaven che a Surok vi sia un cappio che aspetta con ansia di gettarmi le braccia al collo. Che sia un bene oppure no, al momento non ho niente da perdere a restare tra queste montagne del cazzo: del resto, se proprio mi tocca morire, il morso di un Risvegliato o lo stomaco di un Kreepar non mi sembrano sorti peggiori del trattamento che i Magistri asserviti al Sacro Collegio riservano ai maghi indisciplinati. A tal proposito, chissà cosa si prova una volta che l'infezione raggiunge il cervello: con un pò di fortuna potrei persino diventare un abnormis... A quel punto si che mi piacerebbe fare ritorno a casa.

Se la città tace, qui alla Rocca è l'esatto contrario: gli spalti e il cortile interno sembrano illuminati a giorno. I rumori che sento mi fanno ben pensare che tanto i soldati di Greyhaven quanto i miei commilitoni non hanno ancora finito di gozzovigliare: la festa di Pyros? La morte di King? La più bella del Reame? Quali magnifiche sorti! Le feste mi mettono sempre allegria, tanto più quando sono inutili e fuori luogo: a Pyros non può fregar di meno di questo posto, King s'è portato appresso mezzo esercito e la più bella del Reame è una creatura del Khal-Valàn dotata di tre corpi, due facce e una testa di cazzo... Quella di Ali Shark, la stronzetta che mi pestò assieme ai suoi amici perché avevo a suo dire "infastidito" Annie. Chissà dove la stanno curando, mi piacerebbe vedere come se la passa: spero che il corpo sia ancora buono, così quando andrò a darle quel che si merita mi basterà metterle un cuscino in faccia.

Pensare ad Annie mi riporta al presente. La cosa positiva di questi bagordi è che, se dovessero beccarmi, mi basterà fare la parte del soldato semplice che sperava di racimolare un pò di avanzi di vino e cibo decente dalle tavole imbandite riservate a "scelti", caporali, sergenti e ufficiali: del resto lo sanno tutti che chi si arruola da queste parti lo fa per non morire di fame. Poi ovviamente c'è chi viene promosso e chi no, come sempre: a me non sono bastati quindici mesi di servizio tra Uryen, Alma Mater e Angvard, contrariamente a quanto accaduto a preti, paladini, e maghette dal pompino facile. Lo stesso vale per Annie, malgrado la famiglia massacrata, la prigionia a Ghaan e la trasformazione: qualsiasi stratega con un briciolo di cervello non esiterebbe a valorizzarla e gratificarla al massimo, invece qui non hanno saputo fare di meglio che mortificarla ed emarginarla rischiando di farla impazzire. Chi dobbiamo ringraziare per tutte queste scelte? Barun, Luger e il Prevosto, tre vecchi rincoglioniti che sembrano non veder l'ora di seppellire la terza generazione di poveracci pronti a morire al posto loro. Stavolta però si trovano a dover fare i conti con un senso dell'umorismo che non sono in grado di comprendere: all'inferno ghiacciato non c'è più posto, i poveracci rimbalzano fuori dalle tombe in compagnia degli insetti ingrassati dai loro predecessori. Qualche soluzione a portata di mano la avrebbero pure, ma sono troppo lenti e timorosi per portarla a compimento.

Per questo, stanotte, ho deciso di forzare un pò la mano. Farò del mio meglio per trasformare le magnifiche sorti finora ottenute in questa guerra in un progresso significativo per il nostro esercito. Perché è una guerra degli uomini, questa, come ripete meccanicamente quella mummia imbalsamata del prevosto. Uomini, certo, purché dotati del Potere necessario per fare quello che va fatto, e della voglia di sporcarsi le mani.

E non solo quelle.

Les-Ex-Ysh!

Pronuncio le rune prima di scendere le scale, più o meno nel punto dove invoco solitamente il mio occhio astrale. Stanotte Luger è dal Burgravio quindi non dovrebbe accorgersi di alcunché, o quantomeno di percepire differenze sostanziali con il mio cavallo di battaglia: nella peggiore delle ipotesi penserà che mi è venuta voglia di farmi una sega spiando qualcuna e rimanderà la punizione a domani, quando sarà troppo tardi. Scendo le scale a passo svelto, oltrepassando agevolmente i soldati di guardia e tenendo il sacchetto di reagenti rasente al muro. E' una vera fortuna che nessuno qui alla Rocca conosca esattamente quello che sono in grado di fare, altrimenti sarebbe stato facile impedirmi di agire in questo modo. Raggiungo con facilità la porta delle segrete, ai lati della quale si trovano gli unici veri ostacoli tra me e il mio obiettivo: due soldati scelti con altrettante picche che non hanno alcuna intenzione di festeggiare.

Non mi resta che lanciare il secondo incantesimo della nottata, nella speranza che la sorte mi assista in questa fase cruciale del piano.

Bes-Kor-Rem!

Con questo ho sempre avuto qualche problema: faccio del mio meglio per indirizzarlo verso entrambi i soldati e augurandomi che almeno uno di loro ne subisca gli effetti. I miei sforzi vengono apparentemente ricompensati, di lì a poco il più giovane dei due si volta di scatto verso la porta:

"Che cos'era?"

"Cosa?"

"Quel rumore... non lo hai sentito?"

"Non mi pare, no..."

"Rieccolo! Hei, c'è qualcuno, lì dietro?"

"...Per me veniva da fuori..."


Con mio grande scorno, il siparietto provocato dalla mia allucinazione auditiva si risolve rapidamente in un nulla di fatto. Lo sapevo, cazzo! Al primo colpo non mi crede mai nessuno: non mi resta che provare ancora.

Bes-Kor-Rem!

Mentre soffio il composto di muschio e incenso in direzione delle mie vittime sento che il Potere Magico mi sta abbandonando: a breve dovrò fare affidamento sulla mia forza di volontà. Osservo la nuvoletta grigia dirigersi verso il volto delle guardie, consapevole che potrei non avere una terza possibilità.

"Hei, ma che cazz..."

"Eccolo! L'hai sentito?"

"Si, ora si..."

"Ti sentiamo, coglione! Chi sei?"


Osservo speranzoso la scena: i due si scambiano qualche occhiata, poi mormorano qualcosa. Avanti, ragazzi... Non fate cazzate: ricordate che ci sono anche dei Risvegliati lì sotto. Quello che fanno di lì a poco è una autentica gioia per gli occhi: la porta spalancata e le aste puntate, avendo cura di mantenere la giusta distanza...

"Chiunque tu sia, non muoverti e fatti vedere!"

... Non muoverti e fatti vedere? Ma che razza di ordine è? Al diavolo, non avrò mai un'occasione migliore di questa: mi getto di scatto verso la cima di quelle scale che sprofondano nell'ombra, chinandomi quel tanto che basta per passare sotto alla punta delle picche... Il mio corpo è pervaso da acute fitte di dolore mentre colpisce la roccia e gli stipiti, tuttavia i rumori escono attutiti, mimetizzandosi naturalmente sotto alle loro parole e ai cigolii dell'anta che finisce di aprirsi.

"Fanculo... non c'è nessuno!"

"Quasi ci speravo, che fosse uno di quelli... almeno ci toglievamo il pensiero!"

"Già... chiudi, va..."


Prima di tirare il fiato attendo di sentire lo sferragliare delle chiavi, quindi il tonfo sordo della spranga di ferro che si chiude. Neanche a farlo apposta, l'aura di invisibilità che mi circonda svanisce in un istante, lasciandomi nudo come un verme, disteso sulle scale luride e puzzolenti che conducono alle segrete della Rocca di Tramontana.



Sono dentro. Adesso non mi resta che trovare la ricompensa che mi spetta per tutto questo disturbo. Per prima cosa, però, è meglio fare un pò di luce.

Ak!

Mentre mi alzo e raggiungo la porta della cella che mi separa dal laboratorio di Luger ripenso con soddisfazione alle ultime parole che mi è toccato digerire:

"Apprezzo la tua disponibilità, ma non ho modo di acconsentire. E' risaputo che i soggetti di genere maschile non rispondono quasi mai bene a questo tipo di esperimenti. Lo stesso dicasi per quelli dotati di Yoki, per i quali il pericolo aumenta a dismisura... Il che ti rende doppiamente inadatto".

Doppiamente inadatto... Vecchio bastardo. Ti atteggi a luminare in questa scienza solo perché hai avuto la fortuna di inciampare nel cranio di una creatura sconfitta da gente ben più coraggiosa e capace di te. Pensi che io non sappia a chi vorresti offrire questa opportunità e che non abbia capito le reali motivazioni che ti spingono a farlo? Giovani donne mutilate o rese invalide dalla guerra che hai provato ad irretire con l'illusione di una cura e che si sentiranno per sempre in debito con te... Sei soltanto un lurido satiro bugiardo: doppiamente bugiardo, anzi. La sola esistenza dell'Angelo Nero è sufficiente a smascherare la prima delle tue menzogne; quanto allo Yoki, i testi che ho letto prima di venire a svernare in questo buco sono di ben altro avviso. Sia come sia, mi auguro che a breve avremo modo di scoprire chi ha ragione. Raggiungo la porta, un'occhiata alla maniglia mi è sufficiente per capire cosa devo fare: contrariamente alle allucinazioni, è una delle mie specialità.

Bes-Ins-Ter-Xot!

Il sangue alla testa mi conferma che sono in riserva, ma la porta si apre. Scommetto che questo non te l'aspettavi, eh sapientone? La stanza è invasa dall'odore di merda e di Risvegliato. Mi guardo intorno deluso: mi aspettavo sigilli, glifi, permanenze protettive... Niente del genere. Meglio così. E' il momento di mettersi a caccia del tesoro.

Gor-Ak-Dir!

Aaah... era un pò che non andavo sotto in questo modo. Orecchie ovattate, vista annebbiata... La testa mi scoppia: la luce adesso comincia persino a darmi noia: quando la spengo temporaneamente, stringendola nel palmo della mano, vengo avvolto da un buio impressionante. In compenso, un numero incredibile di sagome inizia rapidamente a disegnarsi intorno a me. Incredibile, cazzo... A momenti è tutta viva, questa stanza. Credevo che sarebbe stato facile, invece è come cercare un ago in un pagliaio. Nessuna traccia del Risvegliato, del resto so che lo tiene chiuso a chiave nella stanza interna... Meglio così. Passo alcuni istanti a guardarmi intorno, scartando mentalmente le sagome più ovvie, quindi brancolo a tentoni verso quelle che mi sembrano più simili a...

... a cosa, esattamente? Cosa sto cercando? Che forma ha?

E soprattutto, sono davvero certo che sia qualcosa di vivo?

Non è il momento per i dubbi, William: ricorda cosa sei venuto a fare, ricorda per chi lo fai. Pensa alla faccia che farà Annie quando scoprirà che non è più la sola. Pensa a tutto quello che potr....

Aaargh!

...Cazzo! Una fitta lancinante al ginocchio mi trascina bruscamente a terra: la tempia picchia duramente sulla pietra, mentre il ripiano che devo aver urtato mi rovescia addosso gran parte del suo contenuto: boccette, bicchieri e altra roba di vetro. Se soltanto non fossi così ridicolmente nudo... Spero che almeno non sia lo scaffale dei veleni. Attendo con pazienza che il senso di stordimento passi, quindi provo a rialzarmi: niente da fare. Il corpo, in più punti dolorante e trafitto da decine di schegge di legno e vetro, non accenna a muoversi. Chissà se sono paralizzato da qualche sostanza che mi è entrata nel sangue, per la botta che ho preso o per la volontà che mi sta abbandonando sempre di più.

Dannazione: questa stanza mi odia. Comincio a capire perché non ci sono cassaforti, glifi o altre precauzioni: è talmente stracolma di stronzate vive che non riuscirò mai a...

A un tratto scorgo un bagliore strano appena sotto la mia guancia e il cuore mi rimbalza direttamente in gola. Non posso crederci... Mi puntello sulla fronte, quindi sui palmi, sollevando a fatica la testa per osservare la lastra di pietra che credo di aver appena... rotto? Con la tempia. No, non è rotta... si è solo spostata, lasciando intravedere un intenso bagliore di vita sotto di lei. A quanto pare è una sorta di nascondiglio. Sollevarla mi costa qualche unghia, ma...

Non credo ai miei occhi, eppure non ho alcun dubbio: quello che cerco è qui, di fronte a me. Lo spettacolo, attraverso lo sguardo privilegiato di questo incantesimo, è indescrivibile: è come specchiarsi in un gigantesco, infinito cielo stellato.

Ho pensato innumerevoli volte a cosa avrei fatto qualora fossi riuscito ad arrivare fin qui: cosa aspettarmi, cosa sperare... come agire. E' buffo, perché in questo momento nel mio cervello non v'è traccia di quelle elucubrazioni. Non ricordo un solo frammento del mio piano, eppure so perfettamente come deve andare. Giro la lastra di pietra tra le mani: prima in avanti, quindi lateralmente, così da fare in modo che il massiccio angolo inferiore punti dritto al centro dell'ampolla nascosta all'interno di quel buco... quindi mollo la presa, dando l'occasione al destino di compiere il suo corso. L'aura di luce magica nascosta nel palmo della mia mano torna a sprigionarsi quando mollo la presa, per poi estinguersi di scatto non appena il cristallo va in frantumi.

Sento gli schizzi e i frammenti piovermi sul viso, sulla bocca, dentro gli occhi: un istante dopo sono faccia a terra, avvinto da una forza spaventosa che mi schiaccia contro il pavimento. Il mio corpo inizia lentamente a bruciare, come se qualcuno mi stesse iniettando della lava... o forse è ghiaccio? Non riesco a distinguere. Il dolore è pazzesco, indescrivibile, eppure non mi riesce di urlare né di muovermi. Un ultimo pensiero razionale attraversa la mia mente: e se avessi... Cerco invano di trattenerlo, ma neppure questo mi è concesso. Non posso far altro che giacere su questo talamo di pietra, immobile e impotente, mentre ogni singola goccia del mio sangue viene violentata da questa tempesta di fiamme gelate.

Annie, è così che lo hai vissuto anche tu? E' questo il prezzo da pagare per poterti raggiungere? Per poterti capire? Per poter eguagliare la tua condizione? Per poter ambire a un potere di ordine superiore? Se così fosse, vorrei poterti dire che lo sto pagando volentieri, ma in realtà non è così. Maledizione... non pensavo che fosse possibile provare un dolore simile. Forse... forse la verità è che non sono abbastanza forte per diventare anch'io essere superiore... un eletto... un Angelo Nero. Forse sono io il bugiardo... ho mentito a tutti, persino a me stesso... O magari, ora che sento la morte così vicina, scoprirò che non esiste alcun bugiardo, soltanto un oceano scintillante di menzogne che ci attira e ci sospinge verso le più atroci sventure.



... Qualsiasi cosa... Purché abbia fine...

... Voglio morire...

... Aiuto... Qualcuno mi aiuti...

... Vi prego....

William Deed - Immagine
scritto da William Deed , 04:10 | permalink | markup wiki | commenti (10)
 
10 settembre 517
Martedì 9 Maggio 2017

Sibh Céile, Muid Cèile!



Ancora nebbia bianca. Ultima volta che vista, noi lasciata stare: Judoc avvertito che male e noi dato retta. Ora noi vede e non lascia stare, anzi cammina vicino, molto vicino: silenzio e punta di piedi, come bambini che giocano a non incazzare lupo. Problema è che lupo prima o poi incazza. Quando? Judoc sembra pensare presto: suoi occhi cercano intorno, sue mani stringono già talismani di fuoco. Mia gamba spera lui sbaglia: purtroppo capita poco. Mio braccio spera lui ragione: sconfitta con Ymir brucia ancora e riempie mio cuore di brame di scontri gloriosi.

Anche mio sguardo rapito dal bianco e da cosa nasconde. Frammenti di ombre perdute vagano dentro con passo di uomini ciechi: fame li spinge verso cibo... verso noi. Conosciamo questo malanno, affligge anche altrove. Galàr na Duiseàcht. Queste terre sembrano molto funestate, ormai molto difficile estirpare. Dobbiamo capire anche noi prima che troppo tardi anche per nostre terre. Nessuna cura sembra funzionare... Solo taglio testa: la mia specialità. Falcate strette in pugno, preparo me stesso a battaglia che viene. Miei uomini pochi ma buoni: pirati, mercanti e mercenari. Non è prima volta che vendiamo nostra pelle e non sarà ultima. Niente paura di morire, niente voglia di tornare a casa con mani vuote.

Anche pattuglia soldati granduca sembrano validi e preparati: guerrieri, cerusici, erboristi. Loro dice che non è soldati ma io non crede. Non importa: obiettivo comune ci rende alleati. Judoc dice che femmina bionda ha giorni contati: sangue di demone, destino spacciato. Lui non si fida, teme tradimento. Io vedo rabbia negli occhi e passione nel cuore: entrambi vorremmo vedere meglio. Auguro morte gloriosa in battaglia, così nessuno saprà. Donna castana è maga e guerriera come Judoc: magia molto utile contro Dùiseacht. Bella e elegante, chissà se anche brava... presto vedere meglio anche lei. Cerusico con bastone disprezza Judoc: importante sopportare, nostro viaggio non è missione di conquista. Ricambieremo disprezzo dopo ultimo Duiseàcht. Cerusico con spada appuntita vuole parlare, ma non è ancora momento: prima Skogen, poi parlare.

Morrigan, rimanda tua visita a dopo rivincita Ymir. Voglio vedere terre e città oltre Skogen, dice che lì sanno come per non essere morsi. Voglio vedere la Mantide.

E' tempo diradare questa nebbia. Stringete armi in pugno, guerrieri di Ilsanora! Affianchiamo i soldati granduca e riempiamo loro orecchie con scairt di battaglia Mobogiòn: Sibh Céile, Muid Cèile!

Aiden Marnach - Immagine
scritto da Aiden Marnach , 01:58 | permalink | markup wiki | commenti (5)
 
26 agosto 517
Giovedì 26 Gennaio 2017

Ritorno a Casa



Così finisce, dunque. Tredici giorni per ricostruire cosa è successo, attribuire le responsabilità, stabilire le pene ed emettere la sentenza, per poi lasciare il campo al boia. Il risultato di tutto questo oscilla senza vita di fronte a me. E' notte, ad Angvard. Il coprifuoco proibisce a tutti di vedere questo spettacolo, con la sola eccezione di quanti ricoprono un ruolo attivo nei reparti militari della città.

Il capitano Alman è stato tra gli ultimi ad andarsene. Mi ha consigliato di venire via con lui, risparmiandomi la vista ulteriore di questa ennesima, incomprensibile sconfitta. Vorrei poterlo fare: vorrei poter muovere queste gambe, che giacciono impietrite come e più del braccio di legno che le unghie della mano destra tormentano invano da ore. La verità è che non posso muovermi. Non posso far altro che restare qui a guardare questa amara rappresentazione della giustizia di Dytros, una sagoma indistinta di una persona che credevo di conoscere e che adesso non esiste più.

Cosa ti hanno fatto, esattamente? Quale oscuro potere è stato capace di spingerti fino al punto di cospirare contro i tuoi compagni? Hai scelto di non dirlo, neppure sotto tortura. Il capitano Alman è convinto che tu fossi una spia sin dall'inizio. Questo significa che ci hai sempre presi in giro? Che i soldati che hai affrontato e ucciso insieme a noi erano tuoi alleati? No, io non lo credo. Non posso credere che i momenti che abbiamo condiviso per mesi fossero artefatti. Questa ipotesi non ha alcun senso: la verità, quale che sia, sprofonderà insieme a te negli abissi della fossa riservata ai traditori.

Durante il processo i magistrati hanno ricostruito almeno tre momenti distinti in cui ti saresti recato a Ghaan. Mi chiedo se in quei viaggi tu abbia davvero incontrato Nico o se si sia trattato soltanto dell'ennesimo imbroglio crudele volto a sovvertire la mia lucidità. Se così fosse, le spie sin dall'inizio sarebbero addirittura due. Impossibile. Non tu, men che meno lui. C'è qualcosa che non abbiamo capito, che ancora non sappiamo: qualcosa di terribile e disumano che ha il potere di sopprimere il nostro arbitrio lasciandoci in vita, come e più della Morte che Cammina. E' questo che ti è successo, Daryl? E' questo quello che è successo a Nico? Se così fosse, la morte che hai trovato oggi non ha alcun significato: chissà da quanto tempo non eri più dentro quel corpo. Chissà quando sei morto davvero: a Ghaan, probabilmente, magari insieme ad altri che ora camminano in mezzo a noi.

Chissà quando siete morti. Chissà chi è stato a uccidervi e come ha fatto.

Ebbene, se è davvero così, sappiate che io lo scoprirò. Anche io, come voi, sono stata a Ghaan e fatta a pezzi: ma gli Dei mi hanno concesso di restare in vita e, nonostante tutto, certa di essere ancora me stessa. Per questo vi lascerò battere nel mio cuore: vi chiedo di darmi la vostra fiducia e la vostra forza, di assistermi nel compimento di questa ricerca: prometto a quel che un tempo eravate che non mi fermerò, fino al giorno in cui troverò la luce o fino a quando questa non cadrà per sempre dai miei occhi. Possa l'ombra di ciò che eravate accompagnarmi in questa missione, possa il vostro ricordo agitare il sangue che ancora scorre nelle mie vene.

Da domani non sarò più un soldato di Angvard. La mia scelta non ha destato alcuno stupore: al di là dell'esito del processo la mia presenza è diventata fonte di imbarazzo per l'esercito, per Lord David e per Lady Yara. Ho pensato che fosse meglio farmi da parte, uscire di scena per qualche tempo. Svolgerò le mie ricerche da sola, senza gravare ulteriormente sulle spalle di questa città. Alcuni giorni fa ho chiesto di parlare con il Tenente Vonner dell'esercito di Uryen. Ho saputo che sono alla ricerca di un volontario per uno strano esperimento che stanno preparando insieme a uno Stregone che lavora con loro, collegato in qualche modo agli esiti della loro ultima impresa. Si tratta di una ricerca molto rischiosa, il cui successo potrebbe cambiare le sorti della guerra. Ho pensato che andare a Uryen potesse essere una buona soluzione: sono più avanti di noi nell'osservazione e nell'analisi di questi fenomeni, oltre ad essere soldati coraggiosi e validi alleati.

Poi Lady Yara è venuta a trovarmi. Mi ha abbracciata forte, tenendomi stretta e lasciandomi sfogare, quindi mi ha chiesto di restare ad Angvard con lei: non più come soldato, ma come sua compagna d'armi. La sua richiesta è stata come una stretta al cuore. Come posso accettare nelle condizioni in cui mi trovo ora? Non c'è alcuna possibilità che io sia meritevole di cotanta fiducia. Non sono che l'ombra di ciò che ero, di ciò che lei ricorda: un riflesso diafano e menomato costretto a stordirsi per chiudere gli occhi, che non è neppure in grado di ricambiare il suo abbraccio.

Yara Raleigh - Immagine 3

Eppure, so che devo farlo. Se Yara ha deciso di credere in me in un momento come questo non posso deluderla, non di nuovo. Non so come potrò credere ancora in me stessa e nelle mie capacità, ma se lei sente di poter ancora riporre in me la sua fiducia significa che devo costringermi a farlo, perché non vi è alcuna possibilità che il suo giudizio possa essere in errore. Accetterò dunque il suo invito, consapevole di tutti i miei limiti oggi come allora, impegnandomi a fondo per rendermi degna di poter varcare nuovamente la soglia del tempio da cui mi sono allontanata molti anni fa. Il tenente Vonner sarà sollevato, non era a suo agio al pensiero di aver dato a un soldato appartenente a un altro esercito l'idea di sottoporsi a una procedura potenzialmente mortale. Resterò ad Angvard, orientando le mie ricerche a partire da qui. Non sarà facile, eppure so che è la cosa giusta da fare. L'unica cosa da fare. Il solo modo che realmente mi resta per far sì che la morte delle vostre coscienze non sia stata vana, per rendere rendere giustizia al vostro ricordo fino a quando la luce non cadrà per sempre dai miei occhi.

Possa l'ombra di ciò che eravate accompagnarmi in questa missione, possa il vostro ricordo agitare il sangue che ancora scorre nelle mie vene.

Preghiera - Immagine
scritto da Crystal Kanban , 04:36 | permalink | markup wiki | commenti (3)
 
12 agosto 517
Martedì 16 Agosto 2016

Un giorno prima dell'Apocalisse



Da questo lato del Traunne non mi riesce proprio di dormire. Non appena chiudo gli occhi rivivo l'ansia e l'orrore di quella notte trascorsa nella cripta, un ricordo da incubo di cui probabilmente non mi libererò mai.

Accadde l'anno scorso, all'inizio di maggio, subito dopo la missione al cimitero di Cantor. Il plotone che mi accompagnava fu intercettato da un gruppo di soldati, che poi si rivelarono essere degli alleati: in quel momento non potevamo saperlo, però.

Ricorda, Alyster: questa è una guerra degli uomini. E' da loro che dovrai guardarti più di ogni altra cosa.

Le parole di padre Valon non mi lasciavano scelta: non potevo rischiare che le prove raccolte nella cripta ci venissero sottratte da una pattuglia di soldati di Acab o di Ghaan, così presi la decisione di sparire. Ricordo il rumore dei miei passi sull'erba, il buio assoluto di quella notte priva di luna. Correvo nell'oscurità, avvolto dalle tenebre, il coltello e la pergamena staccati dal muro di quella cripta maledetta stretti nelle mani. Quel luogo era pieno di Risvegliati: ne avevamo incontrati diversi, al cimitero. Si erano palesati all'inizio del rituale, per poi inseguirci fuori.

All'epoca non ne sapevamo ancora molto: non io, almeno. Non avevo idea del ruolo delle creature note come Res Informia che trovammo in quella cripta, né di come poter definire quell'abietto simulacro di resurrezione della carne: una maledizione oppure una malattia? Ricordo però che di due cose ero assolutamente certo: che la notte fosse il loro elemento, e che di lì a poco mi avrebbero raggiunto. Mi sembrava di sentirli, mentre correvo: lenti ma inesorabili, pronti ad attendere il momento in cui sarei crollato a terra, esausto e incapace di muovere un altro muscolo.

La guerra degli uomini. Non sono in grado di comprenderla oggi, quella frase, figuriamoci allora. Quando caddi tra le foglie, consapevole di essere circondato, ricordo di aver dubitato di quelle parole. Come poteva Padre Valon affermare una cosa del genere, se la terra che dovevamo riconquistare brulicava di creature immonde? Che senso poteva avere incrociare le armi tra stendardi diversi, fino a quando fossero esistiti quegli esseri rabbiosi? In quel momento mi sentivo spacciato, eppure non volevo che quelli fossero i miei ultimi pensieri. Con la forza della disperazione riuscii a rialzarmi, rimettermi in piedi e ricominciare a correre.

Percorsi cento, forse duecento passi prima che il terreno venisse nuovamente a mancarmi sotto i piedi: stavolta però non era una radice, ma una vera e propria buca nel terreno. Ricordo la sensazione di terrore assoluto durante la caduta, l'attesa interminabile dell'impatto, la paura di rompermi le gambe, lo spettro di una morte lenta nelle profondità del suolo. Il dolore forte e improvviso in conseguenza della caduta, quindi la sensazione di annegare in una pozza di fango dall'odore nauseabondo. Ricordo, più di ogni altra cosa, la tentazione fortissima di restare con la testa sotto, nella disperata ricerca di un destino migliore di quello che mi sarebbe toccato di lì a poco: assistere impotente al risveglio dei mucchi di ossa secolari che con tutta probabilità mi circondavano, per poi diventare il primo pasto della loro nuova non-vita.

Buca nel terreno - Immagine

Ancora una volta fu la forza della disperazione ad avere la meglio sulle mie paure. Il buio pesto che mi aveva inghiottito era circondato da pareti di pietra che, al tatto, sembravano di chiara fattura umana. La cripta c'era, i cadaveri no. O forse si, ma il morbo non era ancora giunto ad infettarli. Rimasi lì per molte ore, nella speranza che il fango che mi ricopriva riuscisse in qualche modo a nascondere il mio odore. Potevo sentire i loro rantoli, sopra di me: instancabili predatori alla ricerca di una preda fuggita chissà dove.

Se ne andarono soltanto dopo molte ore, poco prima dell'alba. Non so come, trovai le forze per emergere da quella tomba e trascinarmi fino al molo. Fu lì che, dopo una attesa interminabile, venni soccorso da Jebediah e dalla sua barca a remi. Ero salvo. La missione era salva. Pyros aveva protetto la mia prima notte al di là del fiume.

"Alyster, il tenente vuole vederti".

La voce di Robyn mi riporta al presente. Sono di nuovo qui, a non molta distanza dal luogo di quell'incubo e in procinto di scendere in un'altra tomba. Mancano poche ore all'inizio dell'ultima fase dell'operazione. La mia giovane attendente mi guarda, i suoi occhi azzurri risplendono alla luce della lanterna. Preferirei che non dormisse così vicina alla mia tenda: un atteggiamento più formale aiuterebbe a tenere le distanze, semplificando un pò le cose. Ma le cose non sono mai semplici, da queste parti. Nel ringraziarla, le suggerisco di dormire un pò: queste ultime ore saranno le peggiori. La saluto ed esco dalla tenda, dove mi attende il soldato scelto che è venuto a condurmi verso la tenda di Ramsey. La tempesta sembra essersi chetata, lasciando dietro di sé un'aria irrespirabile e carica di umidità.

Robyn Macht - Immagine 2

Non fidarti di lei, Alyster. Per quanto ne sappiamo potrebbe essere una spia di Ghaan o di qualche pezzo grosso di Greyhaven interessato a capire bene cosa sta succedendo qui. Falla sentire a casa, ma ricorda a te stesso che è un ospite. Lascia che si avvicini a te, ma non avanzare di un passo verso di lei: studia ogni sua mossa, guarda dentro il suo fuoco e fai tesoro di quello che vedi.

Le parole di Padre Valon tradiscono l'esperienza del soldato veterano, uno che di guerre degli uomini ne ha combattute parecchie. Se questa ragazza è davvero una volpe, ha scelto il pollaio sbagliato. Io non devo far altro che mettere in pratica le istruzioni del prevosto e dar seguito alle sue strategie, fino a quando le indagini che sta facendo fare sul suo conto non porteranno qualche certezza. Spero che si sbagli, lo confesso: in questo momento non abbiamo certo bisogno di altri nemici o traditori. No, non è solo questo. Robyn è la prima veste bianca che mi è stata assegnata, una delle poche ad aver risposto al grido di dolore di queste terre martoriate: è una ragazza intelligente ed una buona osservatrice... è troppo sperare che possa essere davvero dalla nostra parte?

Ramsey è in piedi di fronte al tavolo, affiancato dal soldato a comando del plotone 12. Di fronte a loro c'è una grande mappa della collina ricoperta da chicchi di grano disposti in maniera regolare. Una grande X marca uno dei punti d'accesso aperti negli ultimi giorni.

Ramsey la indica, poi mi guarda. "Ci caleremo da qui. Obiezioni?"

Nessuna: è perfetta. Se la struttura del cimitero è la stessa di Cantor, è una delle entrate più vicine al nostro obiettivo tra quelle a disposizione. Osservo le altre, cercando di capire quale sarà quella che utilizzeremo per uscire. Ramsey segue il mio sguardo, poi sposta il dito al centro della collina. "Noi non usciremo: stando a quello che dice Joden, quando avremo finito sarà più sicuro restare dentro". Joden annuisce, con l'aria di chi non ha dubbi. Sapere che "dentro" ci sarà anche lui mi tranquillizza: al tempo stesso, l'idea di restare nuovamente intrappolato all'interno di una cripta sotterranea mi fa gelare il sangue nelle vene.

"La pioggia non ci aiuterà, vero?" E' una domanda stupida, ma ho bisogno di cambiare discorso. Ramsey scuote la testa: "Se piove siamo disarmati, quindi non se ne fa nulla". Poi mi guarda. "Ora non metterti a pregare che ricominci, però", aggiunge con un mezzo sorriso. Annuisco, ricambiando il sorriso. E' così evidente la mia paura? Per uno come Ramsey immagino di si. Non preoccupatevi, tenente: non ho intenzione di rinunciare a questo obiettivo, né potrei immaginare un giorno migliore di domani.

Altri soldati ci raggiungono di lì a poco, per discutere dei vari aspetti di quella parte del piano che ci compete: la maggior parte sono di Uryen, qualcuno fa parte dello squadrone di Greyhaven. Il caporale Jaeger mi batte la sua poderosa mano sulla schiena: "come sono andati i lavori, reverendo? E' pronta a cantare, questa campana?"

E' pronta, si. Montarla a quel modo non è stato facile, ma avevamo il migliore carpentiere del Corno del Tramonto a darci una mano. Parlare con Garruk mi dà forza, mi aiuta a sentirmi parte del gruppo... ma soprattuto rende meno insopportabile l'attesa: lui lo capisce e mi fa altre domande, fino al momento in cui veniamo tutti congedati. Uscendo dalla tenda, mi allunga una fiasca: "vuoi un sorso? E' roba buona, vino degli elfi: ne ho due botti piene nascoste al porto, non fare complimenti". Declino garbatamente l'offerta, spiegandogli in due parole la Regola di Kayah. "Cazzo, che inculat... voglio dire, che fregatura: v'ha tirato un pacco mica da niente, questa Kayah". Alzo le spalle.

"Ma quindi, manco con..." e indica in direzione della mia tenda. Scuoto la testa: macché. Anzi, con lei vale doppio, gli dico. Mi guarda con aria delusa, poi mi butta quasi a terra con un'altra pacca sulla spalla. "Bella lì, reverendo: dai, che tra poco li facciamo neri". Poi si allontana, trangugiando quel che resta nella fiasca.

Torno alla mia tenda, immerso nei pensieri. Quando sento le prime gocce di pioggia vengo invaso a tradimento da una sensazione di sollievo che mi fa vergognare profondamente. Robyn è lì ad aspettarmi, con la veste bianca imperlata delle prime gocce.

"Non dovevi aspettare qui", le dico con espressione seria.

"Tanto non sarei riuscita a prendere sonno". I suoi occhi brillano alla luce della lanterna, indecifrabili. Fa per aggiungere qualcos'altro, ma si ferma subito.

Per un attimo scende il silenzio, mentre la pioggia continua a farsi beffe di noi.

"Vai a dormire, Robyn: è un ordine". Lei abbassa il capo e si congeda. Con lei vale doppio, ripeto a me stesso mentre mi passa di fianco.

Queste ultime ore saranno le peggiori.

Robert Forge - Immagine 2
scritto da Alyster Frear , 01:52 | permalink | markup wiki | commenti (3)
 
11 agosto 517
Venerdì 12 Agosto 2016

Due giorni prima dell'Apocalisse



Il vento si sta alzando, portando con sé il rumore indistinto di un tuono lontano. Se continua così, tra non molto sentirò le prime gocce. Mio padre lo aveva detto che oggi avrebbe piovuto, quando ancora c'era un sole che spaccava le pietre: su queste cose non sbaglia mai.

I giorni pari mi viene da chiedermi perché l'ho fatto. Al porto di Lagos le cose stavano filando alla grande: nessuno sospettava nulla, neppure Marino. Ancora poche settimane e avrebbero fatto il colpo, dopodiché me ne sarei andata con la cassa e tanti saluti. Non sarebbe neanche stato un vero crimine, in fondo: rubare ai ladri che rubano ai ladri che hanno rubato ai ladri. Una catena talmente lunga da far dimenticare a tutti di chi fossero, quei soldi. Avevo anche deciso cosa farci, con quel gruzzolo: metà a mia sorella, il resto per un lasciapassare e un posto su una carovana diretta ad Amer. Dicono che sia pieno di nani, da quelle parti... tanto meglio. Mi stanno simpatici, quei covoni di barba: mi fanno sentire alta.

Invece, come sempre, ho lasciato tutto a metà. Chissà se lo hanno fatto lo stesso, il colpo: ne dubito, ma non si sa mai. La roba che avevo rimediato non si trova facilmente, con la morìa di erbaioli che c'è stata... di certo non possono comprarla alla bottega di Meera. Conoscendo Marino e i suoi compari, sarà andato tutto a puttane: letteralmente.

I giorni pari ci ripenso e a tratti mi sembra persino che fosse un buon piano. O forse no, non lo era, ma sempre meglio che aspettare la morte a Lagos, a Uryen... o qui, ai piedi di questa collina al di là del Traunne. Mi chiedo perché ho scelto di restare, come i tanti che mi circondano e che ogni giorno si fanno il mazzo intorno a me, insieme a me. Padre Valon e Padre Alyster dicono che lo stiamo facendo per una causa più grande di noi tutti, ma in fondo lo so che è una cazzata: il vento della fede non soffia granché, da queste parti... E' a malapena sufficiente per alimentare le due fiammelle di Pyros che mi stanno venendo incontro: premurose come sono, vorranno di certo chiedermi se ho bisogno di qualcosa.

"Lady Astor, avete bisogno di qualcosa?"

Lady Astor suona proprio bene, non penso che mi stancherò mai di sentirlo. Scuoto la testa, mentre continuo a preparare il cataplasma. "No May, ti ringrazio". Annuiscono entrambe, poi restano in piedi ad osservarmi. Sono due tipe molto diverse, ma hanno entrambe un gran bel viso: chissà se le scelgono fighe apposta, per far venire voglia di entrare in chiesa.

No, non c'è nessuna grande causa a spingerci a restare. Se siamo ancora qui, se lottiamo per restare ancora qui, è perché queste lande, queste colline, queste montagne coperte di nebbia sono la nostra casa. Il che è buffo, perché siamo in pochi ad essere nati qui: la maggior parte dei soldati di Uryen viene da sud o da est, per non parlare di quelli di Dossler o di Greyhaven. Veniamo da mondi diversi, ciascuno con le sue regole, credenze e tradizioni: e anche se bene o male parliamo la stessa lingua, a volte facciamo fatica a capirci. Eppure, l'assurdità di quello che sta accadendo è talmente distante da ciascuna delle nostre realtà da renderci tutti vicini, fratelli, alleati: no, più che semplici alleati... compagni d'armi, disposti a tutto pur di difendere quello che è nostro.

Finisco il lavoro, poi passo al prossimo. Mio padre mi ha detto di farne parecchi, a quanto pare si aspetta diverse decine di gambe rotte, storte e lussazioni. Le paladine mi guardano prepararne un altro paio, poi tornano a lavorare ai loro preparati. Anche loro, a quanto pare, sono più brave con il mortaio e il pestello che con la spada. Soprattutto June, quella più silenziosa, mi sembra avere un certo talento con gli unguenti, gli infusi e le erbe in generale.

June Vogel - Immagine 2

E' probabile che entrambe abbiano visto e toccato più piante di me: a Greyhaven gliele portano col carro, qui ce le dobbiamo andare a cercare una foglia per volta sotto chili di neve o sopra quintali di letame. Chissà come se la caveranno quando toccherà usare tutto questo ben di dio sulla pelle dei malcapitati che ne avranno bisogno: suppongo che quello sia un paio di maniche che non capita di indossare spesso nella Contea capitale. Eppure sono qui, pronte a dare il loro contributo. Il loro mantello risplende dei colori di Pyros, il dio del coraggio e del sole: se la pioggia dà fastidio a me, figuriamoci a loro.

Il maestro paladino che le accompagna mi sembra un tipo in gamba: non le perde mai di vista, di certo ha il compito di proteggerle. Parla poco, ma riesce comunque a dare una sensazione rassicurante. Chissà se si conoscevano da prima o si sono incontrati per la prima volta da queste parti.

Chissà quanti funerali dovranno celebrare.

Sollevo gli occhi in direzione della collina: mi chiedo quanti di quei soldati moriranno. Sono lì da prima che arrivassimo e lavorano senza sosta. Cosa staranno facendo? Da questa distanza non si vede molto, solo qualche bandiera di Uryen e Greyhaven che sventola al soffiare del vento del Nord.

Nessuno sa bene quale sia il piano, ogni unità conosce solo lo stretto necessario per fare la sua parte. La nostra, guidata da mio padre, si occuperà di assistere i feriti, avere pietà dei morti e recuperare i dispersi: la prima attività mi è congeniale, le altre due molto meno. Ma i dubbi che mi attanagliano sono altri: se a un terzo delle nostre forze è stato dato il compito di svolgere queste mansioni, cosa attende gli altri due? Non lo so. Ho un cattivo presentimento. I giorni pari, quei giorni a volte vorrei davvero essere altrove. Ma oggi è un giorno dispari, ed è qui che voglio stare: insieme ai miei compagni d'armi, per una casa più grande di noi tutti. La nostra casa.

I nembi grigi si addensano all'orizzonte, implacabili. Mio padre l'aveva detto, che stanotte avrebbe piovuto.

Vedrai che funzionerà, Astor. Deve funzionare.

Speriamo che vada tutto bene.


Astor Wake - Immagine 3
scritto da Astor Wake , 03:33 | permalink | markup wiki | commenti (3)
 
14 luglio 517
Mercoledì 27 Aprile 2016

La Tomba della Regina

1. Disobbedienza



Gli artigli della creatura aggrappata al mio scudo stritolano il legno, il suo alito di morte è sempre più vicino. Spinge... Dei, come spinge forte. Reggo l'impatto, ma i miei stivali scivolano all'indietro, sul muschio. Non sono abbastanza pesante per respingerlo, non per molto.
"Tieni duro!" è Callum, sta arrivando. Stringo i denti, mentre il suono del mio scudo che si spacca riempie la galleria. O forse sono io che sto gridando?
Callum mi spinge di lato, frapponendo il suo scudo tra me e la creatura. Non abbastanza in fretta. Sento un artiglio sulla pelle, l'armatura che si sfilaccia, il dolore.
La paura.
Callum sostiene la botta, libera un varco sul fianco. Non pensare, Ardee: colpisci.
Miro alla testa, è un attimo. Il cranio del Risvegliato si spacca come un melone marcio, inondandoci della sua merda. Chiudo occhi e bocca, sputo a terra, Callum riprende fiato.
"Questa è stata brutta..." commenta, poi si gira, vede il sangue sul mio braccio. "Ti ha colpita?"
"E' solo un graffio", rispondo quasi in automatico.
Lui mi guarda, i suoi occhi severi si posano nei miei per un attimo, poi annuisce.
"Tutto questo si poteva evitare", ecco cosa sta dicendo il suo sguardo. "Tutto questo si poteva evitare, se soltanto tu avessi deciso di rispettare gli ordini".
Ma ho fatto una promessa.

"Non puoi portartela dietro"
Guardo il bambino, esito. "Non puoi trascinarla davanti ai suoi genitori ridotti... a mostri".
Helga siede a testa bassa vicino alla finestra, un raggio di sole illumina la sua pelle magra, i capelli intrecciati, le mani raccolte in grembo.
Ash mi incalza.
"Sai benissimo anche tu che ne morirebbe. E se anche miracolosamente tu riuscissi a trascinarla fuori dalla tomba ancora viva... resterebbe morta dentro. Per sempre". Incontro i suoi occhi lucidi, serissimi. "Diventerebbe... come me".
Silenzio. Ash non accetta una risposta vaga, pretende che gli dia la mia parola.
Ho ricevuto degli ordini precisi al riguardo. Dobbiamo portare la ragazza nel sotterraneo, sfruttare la sua conoscenza del posto per orientarci ed evitare le trappole, i corridoi senza uscita, per trovare la strada verso la stanza del tesoro. Helga deve venire con noi.
"Promettimelo, Ardee".


"Muoviamoci!"
Lex punta la sua luce in avanti, non c'è un momento da perdere. Per adesso il corridoio è sgombro, l'ultimo Risvegliato giace ai nostri piedi in una pozzanghera scivolosa di sangue nero.
Questi Risvegliati sono diversi dagli altri che abbiamo eliminato fuori. Sono rapidi, astuti. Sembra che seguano una loro strategia, sfruttano gli anfratti e i nascondigli di questo Cairn come avessero una mente unica a guidarli. Per non parlare degli artigli, simili a lame, che spuntano da quelle che un tempo dovevano essere mani umane.
Slaccio i brandelli dello scudo, li faccio cadere a terra.
"Lascia andare avanti me", dice Callum. Non è una domanda: annuisco e lo lascio passare.
Il braccio ferito pulsa debolmente, preferisco non pensarci.

La Tomba della Regina è diversa da come me l'aspettassi. Immaginavo una serie di gallerie scavate in una collina: ma questo Cairn è un edificio interamente costruito dall'uomo, arroccato sul fianco della montagna come un tumore. La terra e le pietre che lo ricoprono sono state aggiunte in seguito, per tentare di nasconderlo allo sguardo.
Abbiamo tutti memorizzato i disegni di Helga, ma descrivono di un mondo che non esiste più. Scale, passaggi, corridoi... è tutto cambiato. La roccia stessa, i corridoi si sono trasformati in budelli disordinati e traditori, un labirinto di gallerie.
Helga veniva ogni anno qui sotto a pregare sulle tombe degli antenati, in una tradizionale processione guidata dal sacerdote della Signoria, Padre Octave: l'abbiamo incontrato alcune rampe di scale più in alto, ancora riconoscibile coi paramenti sacri ridotti a brandelli, lo sguardo spento e parte della mandibola spezzata. Gli abbiamo dato la pace che meritava.

"Non puoi trascinarla davanti ai suoi genitori ridotti... a mostri"
Mi consola pensare che neanche Helga si sarebbe saputa orientare, qui sotto. Ed è anche difficie dire chi fossero, in vita, gli altri numerosi Risvegliati che abbiamo abbattuto fin ora. Bastano pochi mesi passati a brancolare nel fango e tra i rovi per nascondere la differenza tra le vesti di un nobile e gli stracci di un contadino. Non parliamo della buona educazione, poi. Volatilizzata.

Soltanto l'oro è rimasto intatto. L'oro e le gemme.
"Accidenti..." mormora Lex, mentre il chiarore sprigionato dalla sua mano fa brillare uno smisurato tesoro.
"Ci siamo", aggiunge Alfred. "Ce l'abbiamo fatta!"
Avanziamo di qualche passo con cautela, guardandoci intorno: silenzio, nessuna traccia di altri mostri. Eppure, in tutte le favole che si rispettino, appollaiato sul tesoro dovrebbe starci il Wyrm.
La stanza è piccola e apparentemente senza nascondigli. Lo scrigno è spalancato, invitante. Non riesco ad immaginare una sola ragione per cui lasciare aperto uno scrigno pieno d'oro e di brillanti, se non per farlo risplendere alla luce magica di Lex. Oppure è una trappola.
Beh, lo scopriremo tra poco...

... perchè adesso devo disobbedire ancora.

2. Ricchezza

Wyrm - immagine

"Siamo in cinque", sorride Pete, "non sai mamma come cucina bene".
"Ma le sorelle? Sono ancora nubili?" chiede Alfred col boccale di birra in mano.
"Morella, la minore, sì. Marie si è sposata l'anno scorso. Tra pochi mesi diventeremo zii", aggiunge Jansen.
"E poi c'è Arthur, l'uomo di casa" dice Pete. "Ha dodici anni... e non vede l'ora di partire soldato anche lui".
"E' carina questa Morella?" insiste Alfred.
"Non pensarci nemmeno" ride Pete, "è una ragazza seria!"
"Anche io sono un ragazzo serio!"


Guardo Alfred. Chissà se sta pensando anche lui a quel dialogo. Soltanto un mese fa, al Barile di Amontyl, a Ghaan. Pete e Jensen al nostro tavolo, gli zaini già pronti per partire.
Avrei voluto farlo in segreto, non rendere complici i miei compagni, ma la ferita che ho ricevuto mi obbliga a pensare all'eventualità di non sopravvivere alla notte.

Affondo la mano nello scrigno, raccolgo una manciata indistinta di monete e gioielli e la infilo nel sacchetto di stoffa che ho portato per questo scopo. I miei compagni mi guardano perplessi mentre lo ficco nello zaino.
"Questi li portiamo alla famiglia di Jensen e Pete".
"Ma quando arriveremo a Ghaan saremo perquisiti..." azzarda Alfred.
"Non ci faremo beccare, Alfred. Lo farò io. Ma se le cose dovessero mettersi male... conto su di voi".
Si passano un'occhiata veloce, Callum è il primo ad annuire. "Tranquilla Ardee, glie li porterai tu stessa."
"Sono più tranquilla se mi assicuri che in ogni caso avranno quel che gli spetta."
"D'accordo, sarà fatto."

Molto bene, questione risolta. Pensiamo ai diamanti.
"Lex, sai riconoscere le pietre che ti servono?"
Il Mago annuisce ed inizia a frugare nel baule. "Callum, Alfred, mettetevi di vedetta. Io cerco gli incartamenti"
Accanto al baule del tesoro ci sono un paio di piccoli volumi dalla copertina elaborata, li scorro rapidamente: non mi intendo di araldica ma a occhio dovrebbero essere quel che serve. Li infilo nello zaino. Accanto si trova una scatoletta di legno intarsiato che contiene sigilli, stemmi, roba così.

Sta andando troppo liscia. "Tutto bene lì fuori?" domando.
"Tutto tranq..."

Lo sapevo.
L'impatto del Risvegliato sullo scudo di Callum è talmente violento da farlo arretrare fino all'imboccatura della stanza. Dietro se ne scorgono almeno altri due.

"Molla quei brillanti, Lex, vieni ad aiutarci!" grida Alfred, mentre schiva per un soffio l'artigliata della creatura. E' di quelli cattivi, come l'altro di poco fa.
Non c'è spazio per me all'imboccatura della stanza, la soglia è troppo stretta. Lascio cadere lo zaino e afferro l'arco.

"Ecco la cazzata, Ardee". La voce del Sergente Headstrong mi torna in mente con precisione millimetrica. "Mai, e dico MAI tirare con l'arco quando hai un compagno che ti copre la traiettoria."
Certo, come no.
Tendo la corda, mentre Callum è costretto a chiudersi in difesa e a reggere lo scudo con tutte le forze per non farselo strappare di mano, chiudo l'occhio sinistro e miro.
"Tieni aperti entrambi gli occhi mentre miri, Ardee."
Certo Sergente, come no.
Tendo, scocco. Trattengo il fiato.
L'ho beccato, il bastardo. Uno di meno.
Ma non basta, ce n'è già un altro al suo posto.
"Lex!" grido. Lui fa una cosa che non gli avevo mai visto fare: corre avanti, alle spalle di Callum, stringendo in pugno qualcosa.
"Presto..." ansima Callum, mentre il suo scudo si finisce di spaccare e l'artiglio del Risvegliato gli lambisce la faccia.
Alfred scivola a terra, di lato, con un'altra creatura che gli afferra la gamba. Grida.
Lex allunga la mano sulla spalla di Callum, qualcosa gli scintilla tra le dita.

"Fer-Syr-Cryo!"

Un bagliore bluastro si sprigiona dal suo pugno, una ventata gelida. Callum grida, Alfred grida, anche io sto gridando, con il mio inutile arco stretto ancora in mano.
Il chiarore si dissolve in un attimo, anche la luce magica di Lex è svanita, l'oscurità adesso è totale.
"Credo... che sia morto" sussurra Alfred, con il pianto nella voce.
"Credo... di sì" respira Callum.
Nel silenzio che segue sento Lex che mormora debolmente una runa che ho imparato a conoscere, "Ak", e di nuovo si scorge un po' di chiarore.

Lex ha un diamante tra le dita: trema, sembra sotto shock. La pelle della mano ha un colore innaturalmente livido.
"Ce l'ho fatta...". La sua voce è inespressiva.
Qualunque cosa abbia fatto, dobbiamo approfittarne per filarcela in fretta, prima che arrivino altri di quei mostri.
"Alfred, Callum, siete stati feriti?" chiedo.
"L'armatura ha retto" dice Alfred. "Tutto a posto", gli fa eco Callum.
Grazie, Dei. Non voglio dover portare altre brutte notizie.
"Forza, allora: fuori".
"Aspetta, finiamo di prendere quel che c'è..."

Scale, infinite scale costellate di corridoi bui e angoli ciechi. Le percorriamo di buon passo risalendo il bubbone sulla collina.
Quando arriviamo in cima neanche ce ne accorgiamo, perchè intanto il cielo è diventato scuro. E' uno dei cani di Wolfie che mi viene incontro a farmi capire che siamo fuori.
Possiamo rivedere le stelle.
"Tutto bene lì sotto? Avete trovato quel che cercavate?" domanda Kara.
Annuisco.
"Siete stati feriti?" interviene Wolfie.
Annuisco ancora. Lo vedo che si rabbuia.
"Soltanto un graffio, un'artigliata. Forse la passiamo liscia".
"Allontaniamoci da qui intanto, risaliamo al campo".
I Resistenti ci hanno accompagnato fin qui, coperto le spalle e ripulito l'esterno del Cairn, ed hanno anche preparato un comodo accampamento in collina, in una zona riparata. Che cosa si può chiedere di più.

3. Attesa



Sangue, sangue e ancora sangue. Quanto sangue contiene un corpo umano? Quanto sangue può perdere, prima di morire?
Ricordo il Porto di Feith sotto attacco, il fumo e le fiamme degli incendi, le sagome in controluce dei Nordri e delle loro armi smisurate.
Si arriva ad un punto il cui il dolore è talmente forte che oltrepassa la soglia della sensibilità, trascinandoci dall'altra parte, al di là della sofferenza e della paura.
Ricordo il sangue che usciva a fiotti dal mio ventre lacerato, il calore che mi abbandonava, la vita che scivolava via. Non solo la mia.

Poi ci sono tagli minuscoli, sottili e già rimarginati. Non fanno male, solo un lieve pizzicore, e non lasceranno cicatrici sulla pelle. Come questo graffio che ho sul braccio.

"Prova a dormire" mi ha suggerito Callum, "se ci sono problemi ti chiamiamo noi".
Ed eccomi stesa nel sacco a pelo a contemplare le stelle. La luna è piena stanotte, il cielo limpido.
Lontano da qui, al Ponte, si sta celebrando la Fiera di Mezzanotte. C'è musica, gente, carovane dei mercanti. Schiavisti, adoratori di locuste, prigionieri incatenati. Tutta gente che, per quanto ci abbiamo provato, non siamo riusciti a fermare.
A Madreselva, al sicuro, Helga riposa, o forse anche lei non riesce a dormire e pensa alla nostra spedizione tra le rovine della sua famiglia. Pensa ai genitori dagli occhi spenti, al vecchio prete dalla mandibola distrutta, alla puzza di cadavere che aleggia nei luoghi della sua infanzia felice.
Più a Nord, oltre le colline, il piccolo Ash e i suoi amici stanno risalendo le strade dell'Altopiano. In questo momento saranno accampati vicino al fuoco, impegnati nei consueti turni di guardia.
Un bel gruppo affiatato, senza capi e senza subalterni. Senza ordini. Gente libera di combattere per i propri ideali, di girare il mondo e di ragionare con la propria testa. Persone molto diverse tra loro, eppure legate da qualcosa di indefinito, profondo: uomini di chiesa, studiosi e soldati, uniti in una battaglia comune. Sin dall'inizio ho sentito che c'era qualcosa che avvicinava il mio gruppo al loro, una qualche somiglianza di intenti, la stessa attitudine verso questa valle e i suoi abitanti.
Mi sarebbe piaciuto continuare insieme a loro, e non soltanto per le ragioni più scontate. Ma purtroppo, come sempre accade, è arrivato il momento di dirsi addio. Il dovere ci ha spinti su questa collina, alla ricerca del tesoro di Helga Roche... e anche per loro erano finite le buone scuse per restare.
Addio, quindi. E che la strada sia loro benevola.
Addio anche ad un fuoco che sono appena riuscita ad intravedere, ma che per pochi giorni mi ha infiammata con un inaspettato calore. Addio e grazie, tutto sommato. Addio e...

"C'erano già i Risvegliati. Forse erano naufraghi, forse fuggiaschi... l'ho visti coi miei occhi, su quell'isola maledetta".
La cosa più importante, l'ultima che mi ha voluto dire: i Risvegliati su quell'isola remota, il ricordo del suo naufragio. Mi domando perchè.

E' impossibile sconfiggere il senso di incompiutezza, lo so bene. Non sarebbe bastata una notte intera, in fondo è stato meglio così. Ma la sua urgenza di parlarmi di quei mostri barcollanti sull'isola dimenticata continua a ronzarmi nella testa. Perchè, perchè è così importante?
Cosa cambia se li hanno presi da quell'isola o da qualche altra fogna infernale, se poi comunque ce li hanno tirati addosso oltre le mura di Feith? Cosa cambia? Eppure sento che qualcosa cambia, qualcosa che ancora mi sfugge.

Buio e luce, cicatrici, tempo di andare. Questo siamo noi, questa è la nostra storia. Fili che si intrecciano per poco tempo. Siamo noi stessi i nostri giudici, i più inflessibili, i più spietati.
Se l'infezione dovesse portarmi via stanotte, almeno mi sarà risparmiato il peso di dire alla madre di Pete e Jensen che a causa delle mie decisioni sono morti i suoi due figli. Ma la febbre non sale, mi sento bene e la ferita non mostra alcunchè di preoccupante.

Restano le cicatrici interiori, più difficili da curare. Non sono sicura di essere adatta al comando, ma questo è il mio dovere: c'è una guerra, sono un soldato. Ciò che so fare è' esattamente ciò che devo fare.
Il futuro è l'ultima delle mie preoccupazioni, per adesso. Questa è una notte di passaggio, di incertezza e di ricordi. Le ore scorrono lente, le stelle ruotano piano sulla mia testa, le stesse stelle e lo stesso cielo. Ma a ciascuno dicono qualcosa di diverso. Per me stanotte hanno un significato particolare, perchè quando a Est vedrò nascere il chiarore, quando l'aurora dalle dita di rosa traccerà il suo segno nell'oscurità, saprò di essere sopravvissuta ad un'altra prova, e che forse è il momento di smettere di fuggire.
Cosa questo significhi ancora non lo so, come non conosco il senso di quei Risvegliati su un'isola lontana. Forse è soltanto un rovesciamento di prospettiva, forse ha a che fare con il mio rapporto con le autorità e con la voce della mia coscienza.
Ma è ancora notte fonda, Ardee. Tante cose possono ancora succedere.

scritto da Caporale Scelto Ardee Drachen , 00:37 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
7 luglio 517
Venerdì 25 Marzo 2016

Questa valle ha bisogno di eroi

Guardo Messer Colin sorridere, attraversato da un'improvvisa speranza. Si volta verso di me, "aspettami qui", dice, e poi corre fuori dalla stanza, giù per le scale.
Resto al capezzale di mia moglie, le accarezzo la mano inerme, con gli occhi incapaci di abbandonare la sua pupilla spaccata, quasi che da questo pur minimo contatto visivo dipenda la sua salvezza. Ma non passano che pochi minuti, ed ecco che Messer Colin è di nuovo nella stanza, insieme a due bizzarri figuri.

William & Hamlet - Immagine

Non si può dire che siano dei ragazzi: ciuffi di capelli grigi spuntano dai copricapi variopinti, tra strane piume e coccarde. Hanno con loro degli strumenti musicali, mi rivolgono un cenno di cortese saluto e aspettano che Messer Colin dica loro cosa fare.
Lui mi si rivolge: "Stephan, sapresti dirci qualche canzone che conosce tua moglie?"
"Eh?"
"Sì, una canzone che cantavate a casa, qualche... motivetto che le è familiare..."
"Non saprei, qualche... filastrocca, qualche stornello semplice..." esito, "io non me ne intendo di queste cose..."
I due stravaganti musici si guardano, tra loro corre un cenno d'intesa, ed ecco che iniziano a suonare.
......
... ed avviene un miracolo.



Il ritmo della canzone si insinua sotto la pelle della mia sfortunata sposa, che inizia a muoversi impercettibilmente, poi via via con più convinzione.
E poi, improvvisamente, Klara inizia a cantare.

La voce di Klara, vivace e allegra, emerge dal petto smagrito, prima debolmente, poi sempre più spavalda. Ricorda ogni parola, ogni sfumatura, ogni nota della canzone, segue il tempo alla perfezione, con un sorriso rinnovato negli occhi.
I due musici sembrano sorpresi, Messer Colin fa loro cenno di continuare.
La musica sfugge dalla finestra aperta, riempie il cortile di Madreselva. Mi affaccio, guardo in basso, e scorgo tanti occhi sorpresi, rivolti verso di noi. Alcuni battono le mani, le vedette sulle mura annuiscono col capo, tutto il Castello si risveglia ad una lontana allegria.
La musica raggiunge le stalle dove Wolfie sta accudendo i cavalli, accarezza le spalle indaffarate di Fra' Padnor nella cappella diroccata, i soldati e i civili l'assecondano, i bambini nel cortile ridono e si rincorrono.

Cosa accadrà domani? Klara tornerà mai sè stessa, oppure questa è l'ultima volta che riascolto la sua voce?
Sembra così normale adesso, così allegra e sfacciata, con tutta la sua beffarda ironia ancora intatta. Sembra aver dimenticato le violenze subite, la schiavitù, il dolore. Sembra tornata la ragazzetta scanzonata di cui mi sono così perdutamente innamorato, io goffo figlio di nessuno, che non sarò mai degno di lei.

Messer Colin incrocia il mio sguardo, mi incoraggia. E' contento che questo suo strano esperimento abbia funzionato, come pure funzionò quando per risvegliare la mia Klara dalla catalessi chiese ad un mago di sottoporla ad un incantesimo di rianimazione.
Che uomo eccezionale, ce la sta davvero mettendo tutta per salvarla.

Questa Valle ha forse finalmente trovato i suoi eroi.
Messer Colin, medico instancabile, insieme a Messer Engelhaft, che con le sue preghiere ci ha assistito nella lunga agonia silenziosa.
E Messer Bohemond, che ha speso il suo denaro per acquistarci, con l'unico obiettivo di restituirci gratuitamente la libertà....
La Resistenza tutta, Jorg Winter e gli altri che hanno rischiato la vita per tirarci fuori da Aràk, che combattono gli schiavisti e gli approfittatori del Torto con ogni mezzo.

Io sono solo un veterinario, un debole, non ho nemmeno saputo difendere la mia famiglia. Ma in questi uomini e donne coraggiosi vedo un esempio da emulare, per quanto mi è possibile.
Non sono un eroe e non lo sarò mai, ma se il denaro di Messer Bohemond mi ha restituito la dignità di uomo, sarà mio impegno rendere onore a tanta generosità: la mia vita di persona libera appartiene a questa battaglia, a questo progetto di speranza.

Klara, lo so, se potesse parlare mi darebbe ragione. Riderebbe di me, come ha sempre fatto, mi prenderebbe in giro chiamandomi "fuocherello di candela", ma in cuor suo capirebbe la mia buona volontà e sarebbe pronta ad affiancarmi e a guidarmi col suo piglio spavaldo in questa nuova vita.

Klara, ti prego... svegliati. Questa valle ha bisogno di eroi.

Questa valle... ha bisogno di noi.





scritto da Stephan Jorde , 17:32 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
21 giugno 517
Lunedì 2 Novembre 2015

Impegno e gentilezza



Sapevo che sarebbe accaduto.
Colin è un soldato dell'esercito di Uryen, è stato ad Angvard per un breve incarico e adesso lo hanno assegnato altrove.
Lo sapevo, l'ho sempre saputo. Ma quando ieri è passato a salutarmi ho sentito una stretta allo stomaco.
Indossava la divisa, l'armatura, una strana spada sottile al fianco, aveva i suoi compagni ad aspettarlo fuori. Mi ha salutata in fretta, senza tante cerimonie, con la sua consueta gentilezza un po' timida.

Benchè lo conosca da pochi giorni, mi sono abituata a lui, al suo riserbo, alle sue domande un po' bizzarre. Colin è paziente, metodico, simpaticamente sbadato, è diventato subito parte della mia vita.

Ehi... non dovrei fare questi discorsi, non dovrei sorridere come una sciocca quando penso a lui!

Adesso la casa sembra vuota, il laboratorio che da poco aveva ricominciato a vivere è tornato silenzioso. Spetta a me restituirgli la vita, mettendo in pratica tutto quel che Colin mi ha insegnato.
Mi mancherà, mi mancherà tantissimo. Ma il modo migliore che ho per non disperdere il ricordo dei giorni che abbiamo trascorso insieme è impegnarmi nello studio alchemico. Devo migliorare, imparare. Per lui, per i miei genitori... per me stessa.

Colin ha fatto il nome di Norman il Mago, di Aghvan, ha elencato vari nomi di persone che gli interessavano. E' dovuto partire, ma cercherò di raccogliere le informazioni che cercava così che, se mai un giorno dovesse tornare a trovarmi, saprò cosa dirgli e non farò soltanto la figura dell'imbranata.

Posso farcela.
Mi hanno assegnato una scorta: a turno un soldato si annoia seduto su una sedia nella mia bottega. Faccio del mio meglio per essere gentile, offro tisane e qualche dolcetto, ma ogni volta che scendo in bottega e scorgo una sagoma in penombra ho un sussulto, qualcosa nel mio cuore per un istante mi illude che Colin sia tornato.

Lucy, non essere sciocca... è partito stamattina, chissà quando tornerà, chissà se tornerà ad Angvard. Non pensare a lui, pensa a fare del tuo meglio, impara, studia, metticela tutta!

Ciao, Colin, arrivederci.

Lucy Grass - immagine 2

scritto da Lucy Grass , 17:09 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
11 Aprile 517
Sabato 12 Settembre 2015

Il Picco di Ayles



Eccoci qua, finalmente: tu ed io. Ti ricordi di me? Probabilmente no, sono passati molti, troppi anni. Io sono più vecchio, tu sei rimasto uguale. Io ho cambiato mestiere, compagni e città: tu no. Il tuo compito è sempre lo stesso: sbarrare la strada a chiunque passi per le Montagne della Follia, intrappolando nel labirinto di gole, burroni e mulattiere che ti circonda chiunque cerchi di raggiungere Ghaan.

Il nome che ti hanno dato è fin troppo altisonante per una montagnetta che non arriva a mille metri. Eppure di morti ne hai fatti tanti: un piede in fallo sui sassi di questa mulattiera è più che sufficiente per andare all'altro mondo.

Le luci mi seguono ancora: bene. Ne conto quattro, segno che a quanto pare ci sono cascati. Procedono lentamente, tenendosi a debita distanza: pensano di seguire un gruppo, al quale non intendono concedere il vantaggio della maggiore altezza. Si avvicineranno tra qualche centinaio di metri, subito dopo il primo e unico bivio che offre questo sentiero. A sinistra, verso le falesie dello Shoggoth, oppure dritto, verso il tortuoso camminamento che conduce alla via per Ghaan.

Le fitte al ventre si fanno sentire a intervalli sempre più stretti: l'ho sforzata troppo questa ferita, a breve mi toccherà pagare il conto. In compenso le gambe funzionano ancora bene: un passo dopo l'altro, un metro alla volta. Se solo quel bivio non fosse così maledettamente lontano.

Il vento soffia più forte, qui in alto: lo sento sul viso, freddo e ostile come queste pareti di roccia. Dovrebbe darmi un gran fastidio anche sotto, con quello squarcio che ho sull'armatura, invece non sento nulla: non è un buon segno ma tutto sommato mi fa comodo, significa che il dolore mi darà qualche minuto di tregua. Tra una sferzata e l'altra mi torna in mente mio padre: se conosco questi luoghi è merito suo. Fu lui a mostrarmi il bivio e a raccontarmi la storia sinistra delle falesie dello Shoggoth, il mostro leggendario che fa a pezzi i viandanti che osano avvicinarsi alla sua tana: una leggenda per tenere lontani i curiosi dai crepacci e dalle grotte in cui i Signori di Ghaan erano soliti gettare o rinchiudere i loro nemici. E' una strada infida e tortuosa, specialmente di notte. Curiosamente, anche l'ultima volta che l'ho percorsa - nonché l'unica - ero inseguito dai soldati. Si vede che è destino: l'altra volta ebbi una gran fortuna, stavolta me ne servirà cento volte tanta.

Finalmente raggiungo il bivio. Me lo lascio alle spalle, inerpicandomi per il sentiero che conduce alle falesie: bastano pochi passi e le tre luci che porto con me scompaiono alla vista dei miei inseguitori, inghiottite dallo stretto passaggio che si apre tra le rocce.

Faccio appena in tempo a girare l'angolo che una fitta lancinante mi assale, trascinandomi a terra. Dannazione, penso mentre rantolo tra la polvere: mi resta poco tempo. Ramsey e gli altri dovrebbero essere a buon punto, non mi resta che rubare un'altra manciata di minuti a questi soldati. Mi trascino fino a una roccia e mi costringo nuovamente in piedi. I rumori si avvicinano, hanno accelerato il passo: tra poco saranno qui. Devo pensare in fretta, sfruttando la poca intimità concessa da questo grappolo di rocce. Raccolgo la corda che lega le tre torce che mi sono portato dietro fino ad ora, la roteo sopra la testa e la lancio verso la tana dello Shoggoth con tutta la forza che mi resta: una si spegne, due restano accese a una quarantina di metri. Fino ad ora ci sono cascati, spero che si bevano anche questo. Mi scelgo un buon nascondiglio tra le rocce, sfoderando la spada e il coltellaccio. Venite a prendermi, bastardi: vediamo se vi aspettate una mossa del genere.

La tensione dell'attesa ha un effetto benefico sul dolore al ventre... o forse è soltanto che quell'enorme grumo nerastro e maleodorante seminascosto dall'armatura non è più in grado di sentire alcunché. Chi se ne frega. Mi sono divertito abbastanza, adesso è giunto il momento di andarsene col botto. E se riuscirò a portarmi dietro un paio di soldati, tanto meglio.

Eccoli che arrivano, in armi e armature. Non vi sarà facile combattere in questi spazi angusti conciati a quel modo. Trattengo il respiro, la mia mancanza di mobilità mi costringe ad aspettare di essere quasi in mezzo a loro. Non ancora. Non ancora...

Adesso.

La punta della spada si fa largo tra le rocce, scavando un solco nella schiena del mio obiettivo. Sorpresa. Non ho né tempo né spazio sufficienti a ritirarla a me quindi la lascio tra le scapole della mia prima vittima, avventandomi col coltellaccio sul compagno più vicino: la punta scivola sull'armatura senza penetrarla. Dannazione. le gambe mi cedono, ma le braccia fanno in tempo ad avvinghiarglisi alla vita: lo spingo a terra a sua volta. Mentre rotoliamo di lato, tra le rocce appuntite, lo colpisco più volte col coltello con la forza della disperazione: quando ci fermiamo mi accorgo di essere pieno del suo sangue appiccicoso, segno che dovrebbe essere morto. Fuori due. Sento il mio corpo rialzarsi di scatto e muoversi da solo, sospinto dall'istinto di combattimento maturato in anni e anni di battaglie come questa. Il dolore è improvvisamente sopportabile, le gambe ci sono ancora: stringo il coltello con entrambe le mani, puntando la lama verso i miei inseguitori: fatevi sotto, penso senza dire una parola, osservandoli mentre mi guardano sbigottiti. Pensavate di essere i cacciatori, invece siete le prede. Quattro contro uno: ho fatto di peggio.

Un momento dopo agisco, sfruttando l'attimo che impiegano a sguainare la spada. Il soldato su cui mi avvento è il chiacchierone della torre, quel Victor che si dava le arie da capo: vediamo quanto vali quando non ci sono quattro piani di distanza tra te e un soldato di Uryen. Inizialmente la fortuna mi arride, il coltellaccio oltrepassa lo scudo e si pianta sulla sua spalla: osservo i tre quarti di luna riflessa sulla lama e penso che Kayah e Dytros sono con me, questa notte, proprio come andava dicendo Bohemond al momento di salutarci giù a valle. Poi il suo scudo mi colpisce con violenza, catapultandomi indietro a pochi passi dal baratro: sento le rocce piantarsi nella schiena, togliendomi il respiro. Ho poche speranze, così ridotto.

"Cercate i suoi amici mentre lo ammazzo: fate attenzione, guardate dietro ogni roccia!". Imbecille che non sei altro, non hai ancora capito che ti abbiamo fregato. Davvero sono arrivato fin qui per morire appeso alla spada di un cretino del genere? Non sia mai detto. Lo osservo con attenzione mentre compie i due passi che lo separano da me, pensando a come fare per allungare ancora un pò il brodo. Avanza con cautela, il maledetto: sa che potrei provare a buttarlo di sotto e non ha alcuna intenzione di rischiare. La mano destra brancola da sola alla ricerca di qualcosa e all'improvviso si chiude su una roccia: un colpo di reni e sono ancora in piedi, il dolore non è che un ricordo. La spada di Victor mi sfiora la spalla mentre la mia roccia gli sbatte violentemente sull'elmo, portandoglielo via. Colpisco ancora, sullo stesso punto ma stavolta senza elmo: poi ancora, ancora e ancora, fino a sentire il crac. Victor si accascia al suolo, morto stecchito.

Ma è l'ultima vita che prenderò: i suoi soldati mi circondano con le armi ormai sguainate, chiudendomi ogni via di fuga e spingendomi inesorabilmente verso il crepaccio. Non ho più armi a disposizione: la pietra non sta meglio della testa di Victor, il coltellaccio chissà dove diavolo è rimbalzato.

Fanculo. Non è ancora finita.



Com'è che dicevamo, neanche un anno fa? Guardia in alto, guarda in alto. Sollevo gli occhi al cielo, rischiarato dalla luce di Kayah e di Pyros, e contemplo l'unica via d'uscita che mi resta. Non c'è un attimo da perdere. Devo agire adesso, prima che mi chiudano l'ultimo metro o che il dolore torni con gli interessi. Accenno un passo verso i soldati, che istintivamente sollevano gli scudi, quindi mi volto verso il crepaccio... e salto.

Saranno due metri, forse tre. Non sarebbe neppure troppo difficile, se non fossi già praticamente morto. Sbatto violentemente sulla parete di roccia, mentre le mani cercano freneticamente la radice e il cespuglio visti pochi istanti prima. Quando li trovo, capisco che gli Dei sono con me. I soldati cominciano ad urlarmi contro, a cercare qualcosa da tirarmi o con cui potermi colpire. Inizio lentamente ad arrampicarmi, tirando con le braccia e aiutandomi col resto per quanto ancora posso: la buona notizia è che il dolore non è che un ricordo lontano, la cattiva è che non sento più le gambe: riesco soltanto ad avvertire che si muovono da sole, memori dei ricordi di una vita trascorsa tra le montagne, quel tanto che basta per agevolarmi la salita.

Continuo a tirarmi su, arrampicandomi lungo la parete del picco di Ayles: verso il cielo, verso la luna. I soldati lanciano rocce, mi urlano contro, recuperano frettolosamente un arco con cui provano a colpirmi dal basso... Niente da fare, è troppo tardi: non mi avrete, né vivo né morto. Tornerete a mani vuote, trasportando il corpo del vostro comandante.

La mia salita prosegue: un appiglio dopo l'altro, un metro alla volta. Il vento si fa più intenso, le voci dei miei inseguitori mi sembrano sempre più lontane, finché a un certo punto non le sento più: intorno a me restano soltanto il cielo, le stelle e il rumore del vento. Il dolore al ventre continua a graziarmi, consentendomi di andare avanti. Perdo anche la cognizione del tempo: la salita mi sembra durare una, forse due ore. A un tratto raggiungo quella che sembra una sella e impiego le ultime forze che mi restano per trascinarmici sopra. Crollo sulla schiena, impossibilitato a muovere un altro muscolo.

Non so se è la cima del picco di Ayles, ma sicuramente sono parecchio in alto. Non ho la forza di godermi il panorama. Peccato, perché dev'essere notevole. Il dolore sta lentamente tornando ma non mi dà fastidio, così come il vento freddo che mi circonda. A dirla tutta mi sento piuttosto bene, specie se penso ai miei compagni, che ormai saranno in salvo insieme allo Scudo, e ai soldati di Ghaan che si accingono a tornare dal loro Signore con un pugno di mosche in mano.

Ce l'abbiamo fatta, cazzo: o almeno lo spero. Poi mi viene in mente che da qui si dovrebbe poter vedere anche l'approdo. Mentre mi sforzo di girarmi mi accorgo che muovere il collo è improvvisamente diventato piuttosto complicato. Ma la fatica è ampiamente ripagata dallo spettacolo che si presenta ai miei occhi: che io sia dannato se quei due puntini gialli che stanno abbandonando la costa non sono le luci dell'albero della Disperata.

Ram, Ali, Roy, Garruk, Vasq, Bohemond e Brian, tornate a Uryen con lo Scudo e fate in modo di vincere questa guerra. Per me è arrivato il momento di prendere una licenza. Ci vediamo dall'altra parte.

Costringo la mano destra a slacciare il corno di Ghaan dalla cintola, quindi lo porto alle labbra: il tempo di raccogliere il fiato necessario e lancio il segnale pattuito. Non è servito quando eravate a terra, valga come saluto ora che siete in mare. Spendo un ultimo istante per contemplare lo spettacolo che mi circonda, mentre il suono del corno echeggia lungo la valle: le onde, le montagne e forse persino i fuochi di qualche avamposto all'orizzonte. Poi lo sguardo va in alto, perdendosi nel cielo terso e pieno di stelle lontane.

Duncan Vindel - Immagine
scritto da Duncan Vindel , 05:29 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
11 Aprile 517
Giovedì 3 Settembre 2015

Stella Polare



La Disperata ondeggia vistosamente, opponendo la prua alle onde e allontanandosi dalla costa frastagliata dell'altopiano. Distinguo appena la sagoma delle Montagne della Follia e so che anche loro ci osservano: posso sentirne la rabbia, lo sguardo vendicativo della bestia ferita che vede le prede sfuggire alle sue grinfie. Ce l'abbiamo fatta, Dunc: abbiamo vinto noi, dimostrando chi siamo e cosa sappiamo fare. Per l'ennesima volta questa terra martoriata ha rivolto al cielo il suo grido di dolore e noi abbiamo risposto con le nostre armi, sudore, sangue. Soldati di Treize, soldati di Uryen, piccole stelle brillanti in un cielo immerso nell'oscurità. Singolarmente contiamo poco, eppure senza di noi nessuno potrebbe vedere nulla. Nessuno è insostituibile, ma la luce che sprigioniamo quando siamo insieme è abbagliante.

Mi costringo a pensarlo. Poi mi guardo intorno e non vedo niente. Sarà il vento sabbioso che mi fa lacrimare gli occhi, o questo mare nero che ci circonderà fino a casa. Com'è che dicevamo, appena un anno fa? Guardia in alto, guarda in alto. Eppure nessuna delle milioni di stelle disperse nel cielo mi sembra lontanamente luminosa come quella che si è spenta stanotte.

Ci mancherai, Dunc. La tua luce, la tua capacità di trovare la strada giusta in ogni situazione. Non esiste angolo in questo feudo che non mi facesse sentire a casa quando eri tu a segnare il cammino. E' grazie a te che ce l'abbiamo fatta, oggi come tante volte in passato.

La nostra Stella Polare.

Vorrei riuscire ad illudermi, a pensare che non posso saperlo con certezza... Ma niente di quello che ho visto nei tuoi occhi al momento di dirci addio può darmi questa speranza: non ti farai mai prendere vivo, ne sono certa. Non tutti i miei compagni di viaggio ti conoscevano, molti di loro non sono in grado di valutare quello che abbiamo perso: io si. Dovrei convincermi che questa vittoria, questo scudo spezzato valgano più di te? Fatica sprecata: non lo penserò mai. Ma la guerra ci ha insegnato che esistono momenti e situazioni in cui l'acqua vale più dell'oro, il ponte più dei soldati che lo attraversano, lo stendardo più del braccio che lo porta. E' così che funziona, giusto o sbagliato che sia: quando non riesci più a fartene una ragione vuol dire che è il momento di riconsegnare le armi. Sfioro con la mano l'elsa di Ametista. Non pensarci neppure. La stringo forte, fino a che non sento il freddo del ferro svanire sotto le mie dita.

Vasq guarda in basso, verso i flutti del mare: nessuno meglio di lui è in grado di comprendere l'entità di ciò che abbiamo perso. Si conoscevano da una vita, prima ancora di entrare nell'esercito. A breve toccherà a lui guidarci per montagne folli e paludi malsane, altopiani piovosi e deserti di neve: posti che nessuno di noi ha mai visto e il cui nome è sufficiente a incutere timore. Avventure formidabili, esperienze terribili e prove dolorose che dovremo imparare ad affrontare senza di te.

Garruk non riesce a staccare gli occhi dallo scudo. "Secondo te luccica?" Mi chiede a un certo punto. No, non luccica affatto: brilla soltanto della luce riflessa di decine, migliaia di stelle. Annuisce, poi si volge verso Brian. "Tutto questo casino per uno specchio", gli borbotta contro: "...ed è pure rotto!" Ascolto le parole del suo interlocutore mentre prova a farlo ragionare, spiegandogli l'importanza di un simile artefatto. Fatica inutile, paladino: lo sa perfettamente. Per questo è così incazzato.

Roy è in piedi, le mani serrate sul parapetto del ponte di prua. E' il terzo comandante che perde in meno di due anni. Ogni tanto guarda nella mia direzione: credo che si sia fatto un'idea di dove io abbia già visto Joad Kempf, colui che a Ghaan chiamavano l'uomo senza volto, e che stia cercando di capire se ho voglia di parlarne. Non molta, in verità: quando saremo ad Angvard sarò costretta a ricordare, adesso ho voglia di pensare a Dunc, ai mesi trascorsi insieme, a quando era ancora con noi.

Brian e Bohemond conversano animatamente, cercando di dare un significato alla lista di nomi che hanno trovato. Sono entrambi pieni di ferite che non avevano prima di scivolare nel vuoto: Joad Kempf li ha quasi fatti a pezzi, ma loro non si sono arresi e alla fine lo hanno sconfitto. Una vittoria che testimonia un coraggio e una determinazione degna dei soldati migliori. E' anche per questo che hai scelto di restare lì, non è vero Dunc? Sapevi che ci avresti lasciato in buona compagnia. Il Terzo, il Ventesimo, il Trentaquattresimo... I numeri per te contavano poco, tu hai sempre guardato i soldati.

La porta della cambusa si apre rumorosamente. Ramsey sale sul ponte con una piccola botte sottobraccio. "Ho scelto la qualità, perlomeno rispetto al poco che offre la stiva di questa nave". Poi fa cenno ai presenti di avvicinarsi, con l'aria di chi butterà di sotto chiunque si rifiuti di bere. Garruk, Roy, Vasq, Brian, Bohemond... dopo pochi istanti arrivano anche Jarod, Quorthon e Astor. Ramsey chiede notizie di Arman, la ragazza risponde mostrando le mani rosse di sangue: "è un bel salto e gli resta poca rincorsa: stanotte vedremo".

Il vino viene versato in un silenzio rotto soltanto dai flutti del mare.

Garruk è il primo a parlare. "Al caporale Marcus Herrberg", esclama levando al cielo il suo boccale: ne beve più di metà, poi getta il resto verso il mare scuro. "Un coglione presuntuoso, fatemelo dire: neanche ha messo piede a terra che ha cominciato a biascicare stronzate sul Terzo per nascondere la cagarella: non siete più quelli di una volta, siete rimasti in pochi... Magari se avesse guardato i nemici anziché i compagni non sarebbe stato sommerso da tutto quel piscio bollente. Ma nonostante fosse un povero bastardo era un nostro compagno e meritava di tornare a casa: cosa che non farà, perché ha dato la vita per noi. Quindi... Grazie, Marcus: alla tua!".

"Grazie Marcus, alla tua": alcuni lo ripetono, altri si limitano a pensarlo. Tutti beviamo. Poi è il turno di Vasq. "Al soldato scelto Simon Eslan. Per averci segnalato l'arrivo dei rinforzi della torre e per aver ferito Joad Kempf. Grazie Simon, alla tua".

Il mare beve ancora, così come noi. Ram riempie i boccali, poi si avvicina al parapetto: lo sguardo di tutti si posa su di lui. "Al Caporal Maggiore Duncan Vindel, che ci ha condotti fino alle porte di Gretel e poi è riuscito nell'impresa di riportarci a casa. Chi lo conosce non ha bisogno di sentire storie, gli altri non le capirebbero. Torna presto Dunc, nel frattempo... alla tua!".

Per un lungo istante gli occhi di tutti seguono il volo del boccale del tenente che, scagliato oltre il ponte con forza ultraterrena, attraversa il cielo lasciando dietro di sé una scia luminosa d'argento, oro e vino.

Finalmente, vedo le stelle.

Ragazza che guarda le stelle - Immagine
scritto da Ali Shark , 03:52 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
20 maggio 517
Sabato 4 Luglio 2015

Gli Angeli di Greyhaven



Ilmatar, Regina dei venti e degli uragani, nata nella tempesta, figlia della Dea. Protettrice dei cacciatori e dei combattenti, guardiana degli umili e dei giusti, madre degli orfani, sorella di chiunque sia rimasto solo. E' a te che stanotte rivolgo le mie preghiere, rompendo un silenzio che dura da mesi. Lo faccio per ringraziarti di non esserti arresa, per aver continuato ad ascoltarmi anche quando la paura e la vergogna mi hanno privata della voce.

Non conosco parole che possano descrivere l'entità della violenza che ho subito. La memoria fatica a tenerne traccia, sospingendo quelle immagini oltre i cancelli del sogno. Il mio corpo ghermito tra gli artigli di quel mostro, i suoi aculei sottilissimi che mi scavano dentro come aghi infuocati, incendiandomi e carbonizzandomi dall'interno; e nello stesso tempo lo sguardo di Mirai, il suo sorriso compiaciuto, la sua voce che mi dice che andrà tutto bene e che presto, molto presto...

Mai.

Resterò chi sono, aggrappata a questa piantina e coltivando la mia forza con lei. Lo farò per ringraziarti dell'aiuto che mi hai inviato, del soccorso che mi stai prestando per mezzo dell'operato di questi due angeli provenienti da una terra lontana: uno per salvarmi, l'altro per vendicarmi.

Colin, il primo che mi hai mandato, ce la sta mettendo davvero tutta. I suoi sforzi di migliorare le mie condizioni arrivano a commuovermi al punto che talvolta, quando lo sconforto si impadronisce di me e mi porta ad aver voglia di mollare, la volontà di non deluderlo e il pensiero di come ci resterebbe male riescono a farmi chiudere gli occhi, rinviando ogni decisione all'indomani. E' capitato tante di quelle volte che ho perso il conto: la mia battaglia si è ridotta a questo, ormai. Una continua lotta contro la tentazione di abbandonarmi a ciò che fino ad oggi mi sembrava inevitabile. So per certo che dentro di me c'è qualcosa che aspetta solo la mia resa, il momento in cui implorerò di morire per accontentarmi all'istante. Quello che succederà poi al mio corpo ha poca importanza, visto che in ogni caso non sarò più io. Luger sembra convinto che non diventerò un insetto come Mirai: quel fuoco bollente, qualsiasi cosa fosse, non ha attecchito. Sarebbe una buona notizia, se non fosse che ha paura che possano succedere altre cose, non dissimili da quanto successe a Cynthia Haller. E' per questo che mi controlla quattro volte al giorno. Negli ultimi giorni ho pensato spesso a quello che potrebbe fare se mi trovasse morta... tagliarmi la testa? Bruciarmi con quella sostanza infiammabile di sua creazione, la stessa che Kailah lanciò contro la Bestia del Ponte? Chissà. L'unica cosa certa è che Luger aspetta che io muoia, mentre Colin sta facendo di tutto per tenermi in vita. Fino a ieri ero certa che, mio malgrado, avrei finito per accontentare Luger. Oggi no: oggi avevo voglia di ascoltare Colin e il suono della sua voce, di tenermi stretta la piantina che mi ha regalato, di abbracciarlo. L'Angelo Bianco, l'Angelo della Vita. Il mio Angelo.

Poi ho spento la candela, restando seduta a osservare la mia ombra svanire poco a poco. La Rocca di Tramontana guarda verso Nord, come se chi l'ha costruita sapesse già quello che sarebbe accaduto prima o poi. La finestra della cella, invece, è rivolta verso est: ecco perché la luce va via così presto. Quando l'Angelo Nero ha aperto la porta ed è entrato, sembrava notte. Il mio cuore si è fermato. Quando mi ha chiesto di seguirlo fuori ho guardato la piantina con occhi sbarrati, pensando che dopo tutto non le sarei sopravvissuta.

"Puoi prenderla, se vuoi".

Il tono della sua voce non sembrava minaccioso. In qualche modo sono riuscita a trovare la presenza di spirito necessaria ad alzarmi e seguirlo fuori dalla cella, lungo le scale delle segrete, attraverso i soldati di Greyhaven e i compagni del mio plotone con la piantina di Colin stretta tra le mani. Per l'ennesima volta ho avuto paura di morire. Al porto di Uryen, magari, appesa a un ramo a pochi passi da Hador Varchmann. La presa in giro definitiva, proprio nel giorno in cui avevo deciso di voler provare a vivere a tutti i costi.

Invece l'Angelo Nero ha cominciato a parlare. E la sua voce grave è risuonata nell'aria della sera come una musica, una melodia che non avevo mai udito ma che le mie orecchie avevano un gran bisogno di sentire.

"Anche a me è successo".

"Dimmi cosa ti ha fatto".

"Ci penserò io".

Poche parole, semplici. Ha voluto vedermi gli occhi. Mi ha detto che farà male, molto male.

"Talmente male che rimpiangerai di non essere morta".

"Ma se sopravviverai, prima o poi ci farai l'abitudine. E da quel giorno migliorerà".

L'Angelo Nero. L'Angelo della Morte. Il tuo Angelo.

Farò del mio meglio, Dea dei fulmini e delle tempeste. Ascolterò la voce dei tuoi Angeli, farò del mio meglio per meritarmi il loro aiuto. So che sarà difficile e so che farà male... al punto di desiderare di essere morta, forse.

Ma non oggi.

Oggi voglio soltanto restare viva e sentire ancora i tuoi Angeli cantare.

Annie Volvert - Immagine 3
scritto da Annie Volvert , 02:10 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
21 marzo 517
Lunedì 26 Gennaio 2015

La recluta



"... e se dovesse arrivare qualche risvegliato, sapete già quello che dovrete fare".

Il sergente aspetta di vederci annuire, poi si volta e sale a cavallo. La sua è una decisione che non mi aspettavo. E dire che il tenente era stato chiaro: gli uomini migliori del plotone al Cairn, i più inesperti a proteggere Muddan insieme a Rock. Il soldato di Feidelm - Kurt Baekar, credo che si chiami - lo affianca: a quanto pare sarà lui ad accompagnarlo al casolare. A noi spetta il compito di restare a Muddan, aspettando il loro ritorno.

"Sai che oggi è il suo compleanno? Di Rock, intendo."

Scuoto la testa. Gannor mi dice che l'ha saputo da un caporale di Uryen poco prima di partire: un chiacchierone, ci tiene a specificare. "Non è il solo", rispondo. Ride di gusto, mentre i due cavalli escono da Muddan per poi sparire dietro il versante della collina.

"Hai sentito quello che ha detto prima, no?", esclama poi. "Ora sei tu la più alta in grado".

"Tante grazie, siamo rimasti in due..."

Scuote la testa. "Mica vero... guarda lì". Il mio sguardo segue la direzione del suo dito fino a imbattersi in un insolito plotone di fanti di paglia, diligentemente disposti lungo la palizzata in attesa di essere bruciati. Abbozzo un sorriso, poi scuoto la testa: "Quelli sono soldati di Muddan: se non ti chiami Mardin non ti rispondono neppure".

"... o Brudde".

"... o Pock".

Gannor scoppia a ridere: riesce a contagiarmi, anche se non quanto vorrebbe. E' una persona leale, diventerà certamente un buon soldato: è stato lui a recuperarmi quando la Bestia del Ponte mi ha scagliata tra gli alberi e da quel giorno fa del suo meglio per starmi vicino, cercando di farmi ridere e assicurandosi che io veda anche il lato positivo delle cose. Tra tutti gli effettivi del mio plotone lui e Kailah sono quelli con cui ho legato maggiormente: gli altri mi vedono più o meno allo stesso modo dei Risvegliati... In tutti i sensi.

"Annie... Rock sa quello che fa. Se ha deciso così, significa che è la decisione giusta. Per tutti noi".

Annuisco. A dire il vero lo so fin troppo bene: il sergente non può portarmi da nessuna parte, non finché verso in queste condizioni. Non finché continuo a sanguinare così. Sono certo che si sia già pentito di avermi portata in missione: l'ho letto nei suoi occhi quando sono andata a dirgli cosa mi stava succedendo. E' comprensibile: ha paura che possa succedermi qualcosa... o peggio, che io possa rivelarmi un pericolo per la squadra. Volente o nolente. Pochi giorni fa, poco prima di venire qui a Muddan, gli ho chiesto se si fidava ancora di me. Io mi fido, mi ha risposto. Mi interessa sapere se ti fidi tu.

No, signore: la verità è che non mi fido affatto. Come potrei? Non conosco la causa di queste strane emorragie che mi assalgono, ma mentirei se dicessi di non nutrire un atroce sospetto. A volte, tra i frammenti di memoria che ancora mi restano di quei giorni passati a Holov, mi sembra di scorgere immagini terribili: il peso di qualcosa che si chinava sopra di me, come se si accingesse a divorarmi. Il corpo immobile, sordo a ogni impulso o possibile reazione. La mente vuota, incapace di dare un senso a immagini che per quanto io possa sforzarmi non riesco in alcun modo a ricordare. Ma ricordo - e non c'è parte di me che non si ribelli e inorridisca al solo pensiero - quella innaturale sensazione di tepore, pace, serenità... gioia?

E' assurdo. Più cerco di ricordare, più il sangue risale le mie vene ed esige il suo tributo. Alzo una mano verso Gannor, come per scusarmi, mentre con l'altra mi copro il viso. Lui capisce al volo: lo ha già visto altre volte. Non so cosa pensa che io abbia, ma finora è stato discreto al punto di non farmi domande. Non è un chiacchierone, non per le cose importanti. Si affretta a porgermi uno straccetto: chissà dove li prende, penso mentre lo avvicino al volto, tamponando dove serve. Chissà se li ha preparati, se li tiene pronti apposta per queste occasioni.

"Scusami", gli dico con una voce nasale che non sembra neanche la mia. "Devo andare in tenda".

"Ti accompagno", mi dice. Annuisco: potrei andarci da sola, ma con lui che mi copre ho meno possibilità di attirare l'attenzione di qualche soldato curioso. Questa gente non aveva mai visto la Morte che Cammina fino a pochi giorni fa, non voglio provocar loro altre inutili paure. Inutili? E' quello che spero. Mi torna in mente Colin e la "visita" che mi ha fatto, rispettosamente vestita da un abito di domande. Ha visto i miei occhi, una manciata di ore dopo il sangue. Ha annusato la mia pelle, cercando lo stesso odore dei Risvegliati. Posso davvero garantire di non esserlo? Mastro Luger, al termine di molti giorni in cui mi ha visitata senza alcun risparmio, mi ha detto che sono viva. "Sorprendentemente", ha aggiunto. Come se si aspettasse tutt'altra cosa. Ma Mastro Luger non sa nulla di quello che mi sta succedendo da quando siamo arrivati qui: non ha alcuna notizia del sangue. Ho il terrore di quanto potrebbe dirmi quando, tornati ad Uryen, il sergente sarà costretto a rivelargli tutto. Ho paura di essere sottoposta ad altre visite e del loro possibile verdetto.

Tu sei la risorsa più importante che abbiamo. Vorrei che fosse vero. Spero tanto che sia vero.

Raggiungiamo velocemente gli alloggiamenti a noi destinati, evitando gli sguardi degli uomini di Muddan. Gannor fa per salutarmi, è sufficientemente sveglio per capire che ho bisogno di stare da sola. Mi chiede se ho bisogno di qualcosa. "Una bacinella d'acqua... più grande che puoi". "Te ne porto due, allora". Lo ringrazio, poi sparisco dentro la tenda. Kailah, Inga e Mary non ci sono. Tutto intorno a me è vuoto e silenzioso.

Mi soffio il naso, poi mi massaggio gli occhi. Non sono in grado di capire se sia più o meno del solito: mi sembra sempre uguale. Mentre aspetto le bacinelle penso a quand'è che la mia vita ha cominciato ad andare in malora. L'ingresso nell'esercito. L'alterco con il Sergente Maggiore Varchmann, cui seguì la mia "punizione". Il confinamento alle Falesie. Il giorno in cui scoprii di essere rimasta sola. La mia prima spedizione oltre il Traunne. Holov. Mirai. La prigionia a Ghaan. La Bestia del Ponte. Di nuovo Mirai. Così tante cose, in poco più di un anno.

La voce di Gannor mi risveglia dai miei pensieri. "Annie... ne ho portate tre: te le lascio qui fuori". Lo ringrazio. Mi dice di fare con calma e poi, quando avrò finito, di raggiungerlo dalle parti del fienile. "Ho deciso che ne faremo uno anche noi!"

"Di cosa?" Chiedo, anche se credo di aver capito.

"Un fante di paglia. Hai ragione, in due siamo troppo pochi... e poi ci meritiamo anche noi una recluta da vessare, no?"

E a quel punto, finalmente, rido.

scritto da Annie Volvert , 23:14 | permalink | markup wiki | commenti (4)
 
21 marzo 517
Mercoledì 21 Gennaio 2015

Meanwhile, in space over Sarakon....



I Soldati del XXIII Plotone di Uryen si trovano nel cuore del Cariceto di Amedran, ignari dei funesti propositi del Kraighar nei loro confronti. Seguono il Tenente Kain Werber verso la giusta battaglia, spacciano Risvegliati e tentano di arginare il diffondersi del contagio della Morte che Cammina.

Nel frattempo...

Pontostasis - Immagine
... a Pontostasis viene consacrato il Monastero di Maers Hyperboreoktònos in una cerimonia officiata da Padre Markos, fratello dell'avventuriero Anacarsi, per celebrare le rappresaglie deliote contro le scorribande dei pirati Nordri...

Meistwode - ai tempi del Crollo di Nur-Had-Dun
... i ragazzi di Caen, Eric, Loic, Desiree, Solice e Julie, dopo aver pianto la recente scomparsa del loro amico Abel, abbandonano la foresta del Meistwode e ciò che resta di Nur-Had-Dun, per tornare verso terre più civilizzate...

Rosalie Lambert - Immagine precedente al rapimento
... ad Amer, Rosalie Lambert ha davanti ancora pochi giorni tranquilli, prima di venire rapita nei pressi del Monastero di Valan...

Monastero dei Martiri del Sacro Braciere sotto attacco
... a Krandamer inizia l'assedio del Monastero dei Martiri del Sacro Braciere, consacrato a Pyros, che cadrà dopo due giorni: l'abate viene arso vivo insieme alla struttura, i monaci e i loro assistenti vengono uccisi...

Bosco incantato - Immagine
... c'è chi festeggia Eostar tra i boschi, chi tra le pareti domestiche, chi in lontane radure misteriose... chi fa bruciare ceri fino all'alba e chi incendia fantocci che sanciscono la fine del dominio del Re dell'Inverno...

...ma di ciò nulla immaginano i Soldati di Uryen, che corrono ignari verso il proprio destino, piccole tessere in un grande affresco dalla portata per loro incomprensibile.

La preparazione del Kraighar
...Gli uomini di Feidelm non arriveranno a vedere il compiersi di Eostar: si ingannano se pensano che la sete di sangue del Re dell'Inverno si sia già placata. Non sopravviverò ad un ulteriore fallimento, e questa consapevolezza mi restituisce fino all'ultima stilla di forza che il Servo degli Dei prima e il Campione della Morte poi erano riusciti a portarmi via.
E' tempo che mostri loro il vero volto di questa guerra.
scritto da Annika , 14:19 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
9 Marzo 517
Venerdì 3 Ottobre 2014

Notte di veglia

"Ablatus aut oblatus". Quando giunsi al Romitorio di San Franzisk dei Colli Azzurri il motto turniano sintetizzava perfettamente la condizione mia e di quelli come me, posti di fronte alla scelta tra subire un'atroce menomazione ed essere scacciati dal Collegio o affidarsi anima e corpo proprio a quella Chiesa che ci aveva condannati per divenirne i servitori devoti, gli implacabili segugi. Temevo di trovare la stessa diffidenza e lo stesso scherno che avevo lasciato dietro di me. Sorrido al pensiero di quanto mi sbagliassi, non potevo immaginare l'immensa libertà che col tempo sarebbe stata concessa.

La giovane Maga che accompagna Padre Engelhaft mi riporta indietro negli anni, a quando io stesso mi accostavo allo Studium Arcani con l'entusiamo e l'inesperienza del neofita. In lei ho ritrovato l'identico desiderio di mettere a frutto il Dono di Kayah per accendere una scintilla di ordine in un mondo sprofondato nel caos, per fare la mia parte nella giusta battaglia. Ambizione ed impazienza condussero molti, e me tra costoro, sull'orlo del baratro. Troppe volte ho dovuto presiedere alla censura di Maghi animati dalle intenzioni più nobili, sorpresi a vagare lungo sentieri proibiti. Troppe volte ho visto lo Studium divenire non già mezzo, ma fine ultimo, delle azioni di un adepto dell'Arcano, troppe volte ho visto la vanità accecare il cuore e la mente di uomini probi, fino a mutarli in creature della Tenebra.

Nel febbraio dell'Anno degli Dei 516 ho ricevuto mandato di erigere un muro, qui a Feidelm, le cui fondamenta fossero sufficientemente robuste da resistere alla nera marea di nequizia che ha travolto la terra di Feith. Ciò che Padre Enghelaft mi ha raccontato della Morte che Cammina non è che la conferma delle voci sinistre che giungono da settentrione; l'orrido bagaglio che custodisco ("con i complimenti di Emmerick Dorn") nelle sale che il Margravio mi ha concesso per la raccolta delle evidenze mi rammenta di quanto sia semplice per i nemici della Chiesa far sì che il contagio si diffonda nel resto del Ducato. Ho trascorso molte ore ad osservare l'abominio, a constatarne la resistenza, a sperare dentro di me che con il trascorrere dei mesi cominciasse ad avvizzire, che infine si arrendesse alle leggi di natura e semplicemente cessasse di esistere. "Ad vitam aeternam morior" riporta il Formicarius a proposito del credo degli adepti del Signore della Morte, e per quel che mi è dato capire, l'oscura forza che anima questo mostro non accenna ad estinguersi da sola.

Sulle prime pensai al male che ahimè abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene, al lascito oscuro dell'immonda Lagash. Malgrado le similutidini, non è Pah-zah-zhul ad animare il Risvegliato, troppo diverse la modalità di contagio e la progressione dell'infezione (e di nuovo le notizie di Padre Enghelaft confermano quel poco di affidabile che ho avuto modo di apprendere in questi mesi), e certo troppo diverse le qualità del suo stadio ultimo: se là è la degenerazione stessa a consumare le carni della vittima, qui essa le rafforza al punto che neppure la morte sembra vincerle. Se mi fosse consentito comparare due piaghe esiziali e diaboliche, questa a parer mio dovrebbe ritenersi la più pericolosa.

A questo punto sono certo che dietro al tentativo di far varcare l'Halsbandseel alla creatura c'è la mano di Vandervoort e dei suoi confratelli. L'Eletta Dimora...che sia davvero un'allusione alle Grandi Paludi in cui il mito fondativo del culto del Signore dei Veleni vorrebbe che Morgul si fosse ritirato, ormai padrone dell'oscura scienza di R'khai l'Antico?

Raccolgo nuovamente i pochi fatti noti sul conto di Osten Vandervoort, sperando di trovarvi degli indizi sull'identità di chi sta proseguendo la sua opera.

Osten Vandervort, attivo nel Ducato di Surok a partire dalla prima metà degli anni '80 del secolo scorso. Speziale rinomato, ha collaborato con il Collegio dell'Arcana Sapienza fino al 490. Sparì in concomitanza con il brutale assassinio di un magister della Scuola, Messer Mandor Sebeck, ritrovato orrendamente mutilato (asportazione della lingua e delle mani, praticate con precisione e strumenti degni di un esperto cerusico) e con lui la studiosa d'arte alchemica Aneka Morden, di cui Osten era divenuto collaboratore. Se ne risente parlare con il volgere del nuovo secolo, quando con lo pseudonimo di Doktor Janus Phlegm acquistò una certa celebrità negli ambienti nobiliari di Surok, in particolare grazie al medicamento leggendario, l'Alkahest, di cui si proclamava il primo vero artefice.

Se da una parte il preparato di Janus Phlegm sembrava davvero avere prodigiose qualità curative, si riscontrarono presto casi di follia e demenza tra coloro che l'avevano assunto, talora culminati in azioni brutali ed efferate (quattro omicidi, numerose aggressioni, due suicidi).

Con la morte del Gran Siniscalco Galeault Augsburg Von Hersfeld e la feroce epurazione dei suoi sodali indetta dal Duca, Vandevoort venne riconosciuto e smascherato. Riuscì nuovamente a dileguarsi in circostanze rocambolesche (pareva avesse simulato la propia morte con un potente veleno, salvo poi riaversi e fuggire con la complicità di un ufficiale della Guardia Ducale da lui circuito). Fu spiccata una cospicua taglia sulla sua testa e per oltre un decennio tanto le autorità civili e religiose quanto avventurieri prezzolati si sono messi sulle sue tracce, senza alcun esito. Hermann Frazer, un ex-Sergente della Guardia Civica di Surok ora in forza all'Esercito di Feidelm, ne ha infine riconsciuto l'operato quando, all'indomani della conclusione della Guerra delle Lande, riuscì a sequestrare del materiale alchemico sospetto (anche in questo caso temo "con i complimenti di Emmerick Dorn", quell'impudente non immagina neppure cosa ho in serbo per lui)in uno dei tanti nascondigli di refurtiva ospitati dal tentacolare Sobborgo di Levante, rinvenendo in particolare un flacone etichettato come "Alkahest".

Da ciò che ho appreso una volta insediatomi a Feidelm, nella seconda decade del secolo si era diffusa la voce che le Contee settentrionali del Ducato di Feith venissero spesso visitate da un misterioso guaritore, tale Giftmorder, che come il Doktor Phlegm/Vandervoort si vantava di poter vincere qualsiasi male mediante l'Alkahest, e che sul finire della Guerra delle Lande di analoga fama avesse preso a godere un certo Doktor Viala.
E' interessante notare come non vi sia alcuna notizia di collaboratori o apprendisti di Giftmorder, e che solo in seguito alla sua definitiva sconfitta siano invece emersi elementi inequivocabili della sua appartenenza all'oscuro culto di Morgoblath...mi domando se egli abbia aderito ad una congrega già presente nel Ducato di Feith o se piuttosto abbia contribuito a fondarne una insieme ad altri eretici fuggiaschi di Surok. Ripenso ad Aneka Morden, e come costei a differenza di Vandervoort non abbia mai più lasciato traccia del suo passaggio. Stando al Formicarius i devoti di Morgoblath sono creature astute e pazienti, avverse al rischio e all'ostentazione, maestri dell'intrigo e della dissimulazione. Sovente spacciatisi per medici e alchimisti di grande sapere, essi in realtà dedicano la massima parte dei loro sforzi al coronamento dell'Opus, la ricerca ossessiva ed incessante dell'indicibile segreto tramite il quale sarebbe possibile trascendere l'Umano così come fece Morgul nella tomba di R'khai. Maestri insuperati nella manipolazione della materia e della carne, essi finiscono per vedere persino i loro adepti come semplici strumenti, pedine da muovere e sacrificare in nome del loro personale obiettivo. Se penso ad Osten Vandervoort, alla smisurata vanità che in ultimo è stata la cagione della sua rovina, egli corrisponde solo in parte alla figura delineata dall'antico testo...maestro, ma soprattutto servitore più o meno consapevole di una mente ancora più malvagia che per tutto questo tempo pare rimasta nell'ombra, il viso ben celato dietro alla Maschera.

Nemrod (anagramma di Morden, non mancherebbe certo di suggerire Kailah). Questo nome mi accende un ricordo. Consultando l'Historia Barbarorum trovo tracce di un antico condottiero Veshkvershanti, Nem-rud l'Invitto, ricordato come "gran cacciatore di uomini e di bestie, sangue del sangue di Ben-Arah". Di lui lo storico riporta che "se con le carcasse dei suoi nemici sconfitti fosse stata eretta una torre, questa sarebbe giunta a toccare il cielo". Al di là della ferocia di questo antico guerriero, ciò che mi interessa è il riferimento alla sua genia. Sangue del sangue di Ben-Arah, mitica capostipite delle feroci tribù orientali che, come annotato nel Directorium, dilagarono nelle Pianure di Benson nell'ultimo atto della leggenda di Morgul. Quale nome migliore potrebbe darsi un Araldo della Tenebra?

Prego che, se davvero è nel Cariceto di Amedran che costui (o costei, dai carteggi di Vandervoort questo non appare chiaro) ha posto la sua Eletta Dimora, Kayah preservi gli uomini che ho mandato dalle mortali insidie che certo vi troveranno.
scritto da Magnus Bergmaar , 01:43 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
1 marzo 516
Domenica 7 Settembre 2014

La Clessidra Danzante



Non sono mai stata nelle pianure dei grandi laghi. Ricordo che mia madre mi raccontava spesso le eroiche imprese dei due principi di Alfgath, Elamroth e Isnamroth, mandati dal padre alla conquista di quel territorio vasto e selvaggio oggi noto come Gulas. La cosa che più l'aveva colpita era il fatto che Elamroth, dopo aver sconfitto mostri e giganti di ogni tipo, avesse trovato la morte per mano del fratello per colpa di una banale incomprensione. Era una donna semplice: faticava a comprendere la crudeltà degli uomini, figuriamoci quella della sorte.

Qualche anno dopo ebbi modo di scoprire che i principi di Alfgath popolavano anche le leggende di Ilsanora, sia pure in modo molto diverso: iracondi, viziosi e provocatori, così venivano descritti.

"E così tu saresti la famosa Kalina".

Se prendiamo per buona la versione di Ilsanora, questo soldato è il degno discendente di quel sangue reale. Il suo alito puzza di vino, se così può definirsi quel liquame annacquato che sgorga dagli otri della Capasanta. Lo stesso contenuto nella bottiglia che tiene in mano.

Annuisco, guardandolo negli occhi. Reggo il suo sguardo per un istante, poi lo abbasso, accarezzando il suo ego.

"So che non lo fai con tutti, e che quando lo fai chiedi tanto. Ma so anche che ne vale la pena".

Sorrido al pensiero che se gli rivelassi la misura di quel tanto scapperebbe via a gambe levate. Lui lo prende come un gesto di modestia, al quale risponde gettando un sacchetto tintinnante ai miei piedi.

"Contale. Poi spogliati".

Le conto. Mesi e mesi di paga scorrono tra le mie mani in un ruscello argentato. Il risultato è come l'oro, ma non è oro. "Non è quello che ho chiesto", dico a bassa voce.

"Lo so. Ma vale altrettanto. Per questa volta temo che ti dovrai accontentare".

Scuoto la testa. "Non mi conosci".

"Non ancora, ma manca poco. Spogliati".

Il suo tono non ammette repliche. Fa un passo in avanti con l'aria di chi non ha tempo da perdere. Iracondo, vizioso e provocatore, proprio come i suoi antenati. Le sue mani raggiungono le mie spalle.

"Se vuoi un aiuto non hai che da chiedere...".

"No", rispondo ."Faccio da sola".

Non mi stacca gli occhi di dosso. "Dicevano la verità", esclama alla fine. "Ne vale la pena".

Nell'ora che segue mi adopero per confermare ulteriormente le sue impressioni. Mi riempie di parole prive di senso, in gran parte dettate dall'alcol che ha in corpo. Poi si adagia di fianco a me, con gli occhi chiusi e il respiro che si fa via via meno affannoso. Resiste per una manciata di secondi, poi scivola nell'oblio.

Donna nell'oscurità - Immagine

Mi alzo in silenzio, raggiungendo il piccolo armadio di castagno che mi attende sul lato opposto della stanza. Ironia della sorte, l'ultima volta che l'ho aperto è stato per preparare il Latte della Strega per Mira. Chissà se ci hai riflettuto, Mira, sulle conseguenze di quello che hai chiesto. Probabilmente no. Tieni ancora fede al nome che ti diedi quando arrivasti qui qualche anno fa: Mira l'Impulsiva.

Chissà se ne varrà la pena, penso mentre mescolo e distendo l'impiastro più volte. Il segreto di questo preparato è nella preparazione a mani nude, se lo pesti o lo agiti troppo rischi che la temperatura lo faccia impazzire e a quel punto non lo sciogli più. Il veleno raggrumato è imprevedibile, mentre a noi serve l'esatto contrario: una clessidra danzante al ritmo del cuore e del sangue.

A Varchmann questa cosa non piacerà di certo. Non è uno stupido e ha gli occhi allenati, non ci metterà molto a capire che c'è qualcosa che non va. Nel pensare che io possa gestire una cosa del genere, Mira sopravvaluta la presa che ho su di lui. Perché l'aiuto, dunque? Per mettermi alla prova, forse. Certe arti vanno nutrite affinché non appassiscano, proprio come la bellezza e la passione. Prima di prendere la decisione ho messo alla prova i due sfidanti: il primo ha scelto Mira su tutte le altre, il secondo si è divertito a darmi dell'argento quando gli ho chiesto dell'oro. Uno è stato rispettoso, l'altro no. Domani all'alba impareranno entrambi che certi duelli si vincono o si perdono ancor prima di estrarre la spada.

Sento l'uomo di Gulas agitarsi nel letto, mentre il risultato dei miei sforzi cola lentamente dalla mia mano nel suo boccale. Lo osservo in silenzio: non posso fermarmi, a meno di non compromettere tutto il lavoro. Ricordo quando l'Oracolo provò a spiegarmi il significato del mio dono, raccontandomi di come certi sventurati nascano con il dono di percepire il pericolo un istante prima che prenda forma: magari è una cosa che ci accomuna. Se così fosse, gli sarà sufficiente aprire gli occhi per capire cosa sto facendo.

Lo guardo mentre bofonchia qualcosa, per poi girarsi a pancia in giù. Un sonoro peto sancisce che io e questo barbaro dell'est non abbiamo niente in comune: c'è del sangue che scorre nelle nostre vene, qui finiscono le nostre analogie. E forse tra poche ore neanche più questo. La clessidra danzante è di rado mortale, ma i duelli talvolta lo sono. Sarà la Morrigan a decidere se è giunto il momento di reclamare la sua vita oppure no.

Del resto i figli di Alfgath ci sono abituati.
scritto da Kalya Niadh , 00:32 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
21 gennaio 517
Martedì 5 Agosto 2014

Il bicchiere mezzo pieno



Avanziamo di notte, come un branco di lupi in cerca di preda. Quella che molti comandanti considerano una scelta suicida è per Ramsey il modo più efficace per sopravvivere in questi boschi infestati.

Nessuno conosce i Risvegliati come il Tenente. Chi pensa che tutto ciò che sappiamo su di loro si debba alle ricerche e alle teorie del vecchio stregone della Rocca si sbaglia di grosso. La quasi totalità delle nostre scoperte si regge sulle prove portate, sugli esemplari catturati e sui ragionamenti compiuti dal Tenente e dai suoi uomini. Per questo siamo qui adesso: di nuovo a Cantor, a lambire il fianco dell'occhio del ciclone.

"Ci siamo, gente. Quella è la collina dove faremo festa stanotte. Ali, controlla a ore tre: Vasq, coprila. Roy, Manu: portate i due nuovi a dare un'occhiata dall'altro lato. Gli altri con me, vediamo se è pulito e poi mettiamo a letto queste ragazzine".

Risate. Il morale è alto. Va tenuto alto, quando i Risvegliati colpiscono duro. Più picchiano duro e più lo devi alzare, proprio come la guardia. Se qualcuno pensa che ci arrenderemo non ha capito nulla. Abbiamo dato il sangue per questa terra, non saranno certo queste creature abominevoli a farci alzare i tacchi.

Avanzo nella boscaglia, con Vasq che mi segue senza emettere un fiato. Per quanto io possa andare veloce, lui lo è di più. Specie nel sottobosco. Quando c'è lui a guardarmi le spalle so che non ho bisogno di fermarmi e controllare: sono coperta, sempre. E' questa la forza del terzo plotone.

"Che ti pare?" gli chiedo, raggiunto uno spiazzo che reputo soddisfacente.

"Può andare. Non si vede il fiume, però".

Ci fermiamo qualche secondo a osservare la macchia nera sotto di noi. Un tempo questo bosco era un concerto notturno di grilli e cicale. Ora non più. I Kreepar mangiano di tutto, dalle formiche ai Risvegliati. Lo stregone della Rocca li ha definiti "super predatori". Quando Ramsey lo ha sentito si è fatto una risata: ad Angvard se li mangiano, ha aggiunto subito dopo. Allo stregone è toccato starsene zitto.

"Per me è pulito", dico dopo un pò. Vasq annuisce. Entrambi sappiamo dove guardare, cosa notare. Le punte degli alberi, i contorni spezzati delle ombre dei cespugli. "Il fiume, Ali", aggiunge poi.

Saliamo ancora. Ogni roccia che oltrepassiamo ci avvicina di più alla falce di luna calante. Mi tornano in testa i racconti di mia nonna: Ilmatar, la dea Kayah, i Primi Eroi. Sorrido al pensiero di cosa potrebbe dire se fosse ancora viva: in questo mondo di morte e abbandono siamo noi, i soldati, la cosa più simile agli Eroi.

Un colpo sordo rompe il silenzio della notte. Poi un altro. Poi un altro ancora. Passi? No, troppo poderosi. Guardo Vasq. Non piace neanche a lui. "Diamo un'occhio al fiume", mi ripete, "e poi dagli altri. Di corsa".

Raggiungiamo un'altra spianata. La linea sinuosa del Traunne si disegna inconfondibile innanzi a noi. Il ghiaccio e la neve riflettono la luce della luna da mille diverse angolazioni. L'effetto è tale che il fiume, benché ghiacciato, sembra muoversi lo stesso in una danza brillante. Intervallata da piccoli sassolini neri.

"Che ti pare?" Gli chiedo di nuovo. Stavolta la mia voce esce molto diversa.

"Non va bene, Ali. Non va bene per niente".

D'un tratto si volta verso gli alberi sopra di noi, flebilmente rischiarati dalla luna. Qualunque cosa sia, l'abbiamo sentita entrambi. L'anno scorso, di questi tempi, avremmo esclamato "chi sei?" o qualcosa del genere. Ma tante cose sono cambiate, da allora. Vasq incocca la freccia, inclina la testa, mira appena un istante, poi scocca. Un grido rauco e strozzato lacera l'aria.

"Andiamo", mi dice. Annuisco, precipitandomi verso il basso.

"L'hai colpito?" gli chiedo, mentre scendiamo.

"No", mi risponde. L'ha colpito, ma non in testa. "E' veloce", aggiunge poi.

Lo siamo anche noi. Continuiamo a correre, per quanto consentito dalla notte.

"E' uno di quelli..?", chiedo.

"Credo di si".

Scendiamo ancora: la montagna di notte è micidiale, non possiamo sbagliare nulla.

"Ce l'abbiamo?" chiedo appena vedo un punto che può andare.

"Ce l'abbiamo".

Rallentiamo fino a fermarci, poi scompariamo. Sguaino Ametista, poi nascondo la lama come mi ha insegnato il Tenente. I colpi sordi continuano incessanti. Un corno risuona nell'aria, in lontananza. Dev'essere quello del Sergente Rock. Non promette niente di buono. Deve farlo, ma in questo modo ne attirerà parecchi.

Ma non tutti.

Li sento avanzare, nella notte. Sono in due. Seguono il nostro odore, già pregustano il sapore del sangue. Cacciatori. Ecco perché Vasq ne ha mancato uno. Cosa ci fanno in questa zona? In due, poi...

Aspettiamo, poi aspettiamo ancora. Non possiamo sbagliare nulla, ora come non mai. "Aspetta immobile, in silenzio, finché non vedi il bianco dei loro occhi"... Non ancora. Non ancora.

Adesso.

Scattiamo all'unisono. Loro sono veloci, noi non siamo da meno. Sono venuti in cerca di prede, vediamo cosa sanno fare contro due cacciatori. Mentre affondo la punta di Ametista nelle carni del mio, ripenso alle parole dello stregone della Rocca: adesso vedremo chi è il ''super predatore'' di questa collina.

Anche Vasq va a segno. La faccenda si mette bene per noi. Con questi il primo sangue è fondamentale. Gestire il vantaggio, non concedere nulla, non commettere errori. Lo scontro è tutto dalla nostra. Quello di Vasq dura tre fendenti, il mio non supera il quarto. E neanche un maledetto graffio.

"Da Ramsey, adesso".

Mentre torniamo, il rumore è diventato frastuono. La collina è diventata viva sotto i nostri piedi. Risvegliati tra la boscaglia, sui rami degli alberi. Da dove arrivano? Dal cimitero? Queste dannate tombe vomitano morti da mesi. I nostri compagni stanno dando battaglia: il terzo combatte, il dodicesimo sta finendo di piantare a terra le torce. Nessuno sa farlo meglio di noi. Si marcia con Kayah, si combatte con Pyros, si vince con Dytros. Questa è la lezione che impartiremo anche stanotte.

Corro dal Tenente, mentre la spada torna nella mia mano. "Cacciatori sulla collina", esclamo a voce alta. "Meno due. Forse ce ne sono altri".

"Che vengano pure", mi risponde Ramsey mentre la testa di un Risvegliato crolla in frantumi ai suoi piedi. "Stanotte ne abbiamo per tutti". Morale alto, guardia in alto.

"Guarda in alto".

Mi volto verso Vasq. Lo sguardo cade sulle fronde degli alberi sulla collina. I colpi continuano, come dei magli poderosi. La terra trema.

"Vedo che l'avete controllata un gran bene, questa collina!" ci dice Garruk.

Stavolta, però, nessuno ride.

"Puliamo questo casino uno stronzo alla volta", tuona Ramsey. "A quello penseremo dopo".

Il Tenente ci chiede di fare quello che sappiamo fare meglio, e noi lo accontentiamo. I Risvegliati cadono ai nostri piedi, calpestati da altri Risvegliati che cadono ai nostri piedi. Calpestati da altri Risvegliati.

"Qui ce ne sono due con lo scudo!".

"Aaaarghhh!"

"Bear è stato ferito! Bear è stato ferito! Bear è stat..."

"Abbiamo capito! Guarda che non guarisce se lo ripeti!"

Il terzo e il dodicesimo plotone erano l'orgoglio della Rocca di Tramontana dai tempi della Guerra delle Lande. Hanno mantenuto il nome, la numerazione, il prestigio, e anche se gran parte del loro organico è cambiato, morto o non più in servizio attivo restano reparti di cui andare fieri. Alcuni, come Garruk e Ramsey, sono dentro fin da allora. Altri, come me e Vasq, sono arrivati dopo. E poi ci sono i nuovi, quelli che ci vengono assegnati quando qualcuno di noi crepa o si becca una brutta ferita: Garruk li chiama "i novellini". In ogni caso, siamo come una famiglia. Il Tenente ci ha scelti uno ad uno. Se siamo qui è perché lo meritiamo. Dobbiamo essere all'altezza del compito.

Anche quando il compito è impossibile.

Nonostante i nostri sforzi, ce ne sono ancora due o tre in piedi quando arriva quello grosso.

"Si batte la fiacca, eh?" tuona Ramsey, mentre si volta verso il limitare del bosco da cui proviene il casino. Morale alto, guardia in alto.

Guarda in alto.

Un albero scompare, come inghiottito dall'oscurità della foresta. Un altro lo segue di lì a poco, a meno di dieci metri da Ramsey. La foresta si spalanca dinanzi a noi, vomitando Risvegliati di ogni forma e dimensione. E su tutti, come un oscuro idolo pagano portato in processione dai suoi sacerdoti, sorge l'Abnorme più grande che io abbia mai visto.

In quel momento capisco che nessuno di noi ne uscirà vivo.

Abnormis Colossus - Immagine

Il Tenente è un uomo imponente, massiccio. Non ci sono molti soldati, ad Uryen, che possano vantare una corporatura come la sua. Eppure, quando la mole del gigante emerge dall'oscurità, sento una fitta al cuore: improvvisamente, tutto sembra ingiusto e profondamente sleale.

Scuoto la testa. Aidrich Ramsey è l'uomo che rende possibile l'impossibile. Ha sconfitto la Bestia dei Mirtilli, innumerevoli Nordri, moltissimi Risvegliati. E nessuno di noi dubita di lui, del suo coraggio o delle sue capacità. Se c'è un uomo che può trovare il modo di spezzare in due quel gigante, è lui.

E noi con lui.

"Cosa state aspettando? Alle lance! Alle corde! Alle travi!"

Ci muoviamo all'unisono, mettendo in pratica le strategie studiate e provate in mesi di duro addestramento. Il terzo e il dodicesimo, ancora una volta insieme. E se dev'essere l'ultima, che ne valga la pena. Uno difende, l'altro manovra. Il braccio e la mente. Siamo qui per questo, perché lo meritiamo, perché possiamo. Perché dobbiamo. E non importa se sembra impossibile, perché nostro è il compito di rendere possibile l'impossibile.

Ramsey evita il primo colpo, poi il secondo.

Il terzo lo assorbe lo scudo.

Il quarto si schianta su Roben, lasciandolo sul posto.

Il quinto colpisce ancora lo scudo del Tenente, strappandolo via.

Qualcuno di noi, dentro di sé, comincia a a pregare. Nessuno vuole pensarci, nessuno. Le urla di Garruk tengono tutti inchiodati al loro compito. Ciascuno di noi ha un lavoro da fare. Non possiamo permetterci di essere lenti o di commettere alcun errore.

Il sesto si abbatte su Jensen, colpendolo duramente alla gamba. Il settimo corregge il tiro. Penso a sua moglie, ai due figli piccoli. Alla figlia grande. Dannate bestie assassine.

L'ottavo è per il Tenente, ma trova soltanto l'aria. Tutti trattengono il fiato.

La foresta ruggisce di nuovo, vomitandocene addosso altri. "Giusto in tempo, cominciavo ad annoiarmi"! Urla Garruk roteando la sua ascia. Ramsey è troppo impegnato, tocca a lui. Morale alto, guardia in alto.

Guarda in alto.

Nessuno ha voglia di vederlo, eppure gli occhi di tutti si trovano lì, come se potessero in qualche modo alleviare l'impatto di quel colpo sovrumano. Un pezzo dell'armatura del Tenente rotola a terra insieme alla spada. Osservo la neve e maledico in silenzio il suo colore, se soltanto fosse nera potrei illudermi di più su cosa è accaduto. Del corpo nessuna traccia: lanciato via come un fuscello, inghiottito dagli alberi che brulicano di Risvegliati.

"Non statevene lì impalati! Abbiamo un lavoro da portare a termine!" Garruk ha ragione. Puliamo questa feccia uno stronzo alla volta. A quello penseremo dopo.

La danza continua. Facciamo tutto come ci ha insegnato il Tenente. Le lance, le corde, le torce, i nodi, le travi, gli uncini. Non possiamo sbagliare nulla. Non possiamo sprecare il tempo che quei nove colpi ci hanno regalato. Roben, Jensen, Ramsey. Teneteci la bara aperta, stiamo arrivando. Ma non prima che ci strappino la spada dal pugno, non finché potremo disporre di un rantolo di vita.

Non sbagliamo nulla. Siamo stati addestrati per questo. Spalla contro spalla, fino alla fine. Non meno di cinque di loro per ognuno di noi. Non un passo indietro, neppure di fronte all'apocalisse. Ve la faremo sudare, maledetti. Nessuno di noi ne uscirà vivo, ma non lo farete neanche voi.

Perdo la cognizione del tempo, scagliando ogni fendente come se fosse l'ultimo. Ametista danza nell'aria, rossa come un rubino, rischiando a ogni colpo di sfuggirmi di mano. Sento il braccio pesante, artigliate da tutte le parti, sempre più vicine al viso. Ancora uno, penso. Ancora uno, per il Tenente. Ancora uno e poi, se così dev'essere, così sia.

"Troncooo!"

L'urlo del dodicesimo squarcia le tenebre come un raggio di sole. Trattengo il fiato. Mi volto. Ed ecco che, di fronte ai miei occhi, si compie il miracolo. Il gigante, coperto di lance e di corde, barcolla su se stesso, collassa su un fianco.

E poi cade.

E' certo che nessuno di noi ha mai sentito un suono più bello.

Fino a quando Garruk non gli spacca la testa con la sua ascia.

Per un istante, tutto è silenzio.

Poi, all'unisono, iniziamo a urlare a squarciagola.

Il bosco si riempie delle nostre grida. Siamo circondati, il bosco intorno a noi è pieno di Risvegliati. Siamo stanchi, stremati, sfiniti. Tanto è il sangue di morte che abbiamo addosso, che molti di noi si ammaleranno in ogni caso. Ma siamo ancora vivi. Siamo vivi e il gigante Risvegliato è morto. Abbiamo vinto.

Garruk scoppia in una fragorosa risata, coperto dalla testa ai piedi da un liquido marrone. "Ma... può mai dirsi sangue, questo? A me sembra piuttosto merda! Guardatemi! Guardatemi, cazzo! Sono coperto di merda!"

Rido anch'io, con le lacrime agli occhi. Ridono, ridiamo tutti. Questo è il gruppo di Ramsey, il mio gruppo, il mio plotone: una famiglia, fino alla fine.

"Si, ma.. occhio che quella merda corrode. Lavatela via, prima che ti fotta l'armatura!"

Le urla e le risate cessano in un istante.

Il silenzio cala nella vallata, mentre lo sguardo di tutti si volge verso il limitare del bosco. Ramsey si trascina debolmente, tenendosi un braccio per tamponare uno squarcio che gli attraversa da parte a parte il torace.

Nessuno sa cosa dire. Nessuno osa sperare alcunché.

Garruk è il primo a parlare, scendendo con attenzione dalla carcassa della creatura. "Ben alzato, Tenente! Mentre voi battevate la fiacca i ragazzi qui hanno risolto il problema...".

Stavolta però nessuno ride. Vasq e Joden del dodicesimo corrono a sorreggerlo. Io non ce la faccio ad andare, quella ferita non la voglio vedere. Non da vicino. Ne ho già viste troppe.

Raggiungo un Risvegliato che si trascina debolmente a terra. Mentre lo elimino, li sento parlare.

"Non è grave come sembra: pensavate forse di esservi liberati di me?"

"Aspetta a parlare, Ram: vediamo come butta, prima. Lo sai anche tu come funziona...".

Lo sappiamo tutti.

Il lancio di una moneta, il tiro di un dado. Pari e dispari. E questo nella migliore delle ipotesi, se la ferita non si infetta, se non incontreremo altri abnormi, se riusciremo a tornare alla Rocca di Tramontana. Che ne sarà del terzo plotone, senza il suo Tenente?

Inutile pensarci ora: Ramsey cammina ancora, parla, dà ordini: gli uomini sono con lui, appesi alla speranza garantita dalle nostre stesse scoperte.

"Tenente... avete paura?" Chiede una recluta che proprio non riesce a tenerselo dentro. L'unica sopravvissuta, credo.

"Peter, vero?"

"Si, signore!"

"Peter, in queste situazioni... devi imparare a vedere il bicchiere mezzo pieno".

"..."

"Altrimenti non andrai lontano".

"Si, signore!"

Morale alto, guardia in alto. Guardo in alto e Improvvisamente lo vedo, il nostro bicchiere mezzo pieno che brilla nell'oscurità. Qualcosa dentro di me ringrazia Peter e la sua domanda stupida. Ce la faremo, anche questa volta. Torneremo a casa, anche questa volta.

Poi lo sguardo si abbassa, notando qualcosa di strano sull'Altopiano del Tuono. Una luce vivida e brillante, come una torcia che brilla nel buio.

Ali Shark - Immagine 2

Sento Vasq che si avvicina: mi mette una mano sulla spalla. "Dobbiamo andare".

"E' Angvard quella, vero?" Conosco già la risposta, ma le parole mi escono lo stesso.

"Forse non è ciò che sembra. Ci penseremo".

Vasq ha ragione. Anche il Bulvark è dotato di trappole di fuoco. Ma farebbero questo effetto, viste da lontano?

Scuoto la testa. Ci penseremo. Adesso dobbiamo cercare di uscire vivi da questo posto.

Ali Shark - Immagine 1
scritto da Ali Shark , 12:52 | permalink | markup wiki | commenti (1)
ultimi 20 articoli (cambia) · Pagina 1 di 4
1 · 2 · 3 · 4