Ciao papà,
anche stavolta sono accadute così tante cose che la manciata di giorni trascorsa dall’ultima volta in cui ti ho scritto mi sembra un’eternità. Per prima cosa voglio rassicurarti: sto bene, anche se la provvidenza ha deciso di mettermi alla prova con pericoli ben maggiori di quelli che, ne sono certa, avreste desiderato permettermi di affrontare.
Il cammino intrapreso con i miei compagni di viaggio mi ha condotta fino a Gorton. Non mi è stato facile celare l’emozione che ho provato quando ho saputo che ci saremmo diretti proprio lì, nella città che più di ogni altra desideravo visitare sin da quel lontano giorno in cui, grazie a una lieve indiscrezione dettata dalla buona fede, la sorte mi fece il dono di apprendere che è anche la tua città.
Ma limitarmi a raccontarti ciò che ho provato nel raggiungere questa meta finirebbe per sminuire il senso del viaggio, che è stato straordinario ed emozionante oltre ogni aspettativa. Abbiamo dormito ogni notte in un luogo diverso, e una volta perfino in un fienile; abbiamo appreso dell’esistenza dei Goblem, creature misteriose che si dice siano legate al culto del Caos Primitivo, e abbiamo visto con i nostri occhi le atroci devastazioni compiute da quegli abomìni; abbiamo aiutato alcune persone a sottrarsi alla morsa di un crudele ricatto e, nel compiere questa impresa, abbiamo scoperto e forse neutralizzato un covo dell'Ingannatore; l'ultima prova ci si è presentata oggi stesso, quando siamo sopravvissuti a un agguato ordito con ogni probabilità proprio da un’adepta di quel culto insidioso.
Era questo, dunque, il mondo fuori da cui intendevi proteggermi e che, al tempo stesso, volevi che imparassi ad affrontare? Dopo tutti questi anni trascorsi a prepararmi, credo di poterti dire che mi sento pronta... O magari no, forse non lo sono ancora, ma so per certo di avere l’intenzione di provarci. L’ho compreso con chiarezza in questi ultimi giorni, ogni volta che ho sentito il cuore fremere nel petto per la paura: l’ultima soltanto poche ore fa, quando una freccia si è piantata a pochi centimetri dalla mia testa. Ma non dovrei raccontarti queste cose, non voglio darti motivo di preoccupazione. Sappi soltanto che desidero essere all’altezza di ciò che hai voluto fare di me.
Ci sono stata, sai? Alla Pietra del Giudizio... a casa tua. Quando l’ho vista, cinta dalle sue mura maestose e accoglienti, ho capito subito che non potevi che aver trascorso lì almeno una parte della tua vita. Forse un paladino, come Lady Avelyn? O magari un sacerdote, un attendente... Non sono potuta entrare: agli estranei non era consentito l'ingresso. Sono stata sul punto di insistere, di implorare Lady Avelyn fino a dirle che, in fondo, non ero del tutto estranea... che ero venuta a cercare te, o almeno a raccogliere tue notizie. Lei, tra tutti, non avrebbe potuto fingere di ignorarlo: fu proprio la sua voce, colta da me a sua insaputa in quella sera lontana mentre parlava con la più autorevole delle mie nove Madri, a rivelarmi le tue origini.

E tuttavia sapevo che non sarebbe stato possibile, né giusto, dar seguito a quei propositi. Se tu mi avessi voluta lì, mi avresti invitata... e allora non sarei stata una estranea, per tua volontà: quella stessa volontà che, non senza fatica, ho giurato a me stessa di rispettare. E così alla fine non ho potuto fare altro che sfiorarle da fuori, quelle mura maestose che non mi accoglieranno mai.
E tu, invece? Eri forse lì, questa mattina, a pochi passi da me? No, non c'eri: ne sono certa. Quelle pietre, le stesse che mi trattenevano fuori, continuavano a ripetermi che là dentro non vi era nulla ad attendermi, nulla che potessi davvero chiamare mio. Chissà, forse in questo momento sei a Benson, a combattere in nome del Protettore, oltre quel fiume lontano che si scorge dagli affacci di questa città meravigliosa. Se così fosse, potrei persino comprendere il perché della tua scelta: sarei stata il tuo punto debole, la minaccia sospesa sul tuo capo, un’arma di ricatto nelle trame di persone malvagie come Amelia e i suoi spregevoli emissari, utile soltanto a costringerti a compiere chissà quali azioni contro il tuo credo e la tua volontà.
È un pensiero che, in qualche misura, mi consola e mi spinge ad affrontare questa esperienza, e quelle che verranno, con tutta la fermezza di cui sarò capace: sostenuta dai miei compagni, forti e compatti come le pietre di quelle mura. E se un giorno dovessi tornare lì, al cospetto di quei bastioni poderosi, forse mi sentirò un po' meno estranea.
Non ti ho ancora detto che abbiamo portato a termine il nostro incarico: la vendita dell’anello affidatoci da donna Margethre. Domani visiteremo le rovine dell’Abbazia di Lindores, un luogo che ci è stato descritto come intriso di storie e leggende; poi credo che torneremo sui nostri passi fino a Brie. Non so che cosa accadrà al nostro ritorno: mi auguro che Lady Olivia valuti favorevolmente il mio operato e mi consenta di restare al fianco di messer Yacomus e dei suoi amici.
Ovunque tu sia, pregherò affinché il Protettore accompagni i tuoi passi, così come il Misericordioso continua a vegliare sui miei.
Non appena mi sarà possibile, ti scriverò ancora.




























