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Oltre la Soglia
Memorie di una guaritrice del Vespro
Audra Vesper
Diario di viaggio di Audra Vesper, sacerdotessa di Reyks della Campagna del Lago
creato il: 10/01/2026   messaggi totali: 5   commenti totali: 0
699 visite dal 10/01/2026 (ultima visita il 25/02/2026, 07:00)
9 settembre 516
Venerdì 6 Febbraio 2026

Praeventio

Data a mano a Lady Olivia Alder,
Domina della Tenuta di Brie




Mia Signora,

con la presente desidero porgervi il mio più sincero ringraziamento per avermi accordato l’onore e l’opportunità di accompagnare il giovane messere Yacomus e i suoi compagni, permettendomi di vegliare su di lui non soltanto entro le mura della vostra casa, ma anche lungo i sentieri e nelle circostanze che la sorte ha voluto porre sul nostro cammino.

Se posso dirlo senza presunzione, quanto ho potuto vedere fino a questo momento mi ha confortata: Yacomus cammina circondato da compagni fedeli e leali, che in più occasioni si sono dimostrati pronti a porgere braccio e giudizio quando ve n’era bisogno. Ho colto in loro un rispetto sincero per Yacomus, dettato non soltanto dalle sue condizioni ma anche e soprattutto dalla fiducia che si è formata tra loro.

Quanto a messer Yacomus, mi permetto di riferirvi una valutazione preliminare sulla sua situazione, nel rispetto dei doveri che ho assunto presso di voi. Il giovane reca sul corpo i lasciti di una condizione che non può essere ricondotta alla sola gracilità. La resistenza allo sforzo è limitata: dopo marce prolungate o tensioni improvvise il respiro si fa corto, la fronte si imperla presto di sudore e il recupero richiede più tempo di quanto sarebbe lecito attendersi da un giovane uomo della sua età. Tali segni riconducono ragionevolmente a quel crudele lascito dell’infanzia di cui voi stessa mi avete parlato.

Per questo motivo ritengo che la sua capacità di sopportare ferite, freddo, pioggia, malanni di stagione e, più in generale, fatiche e avversità protratte nel tempo sia inferiore a quella dei compagni che lo affiancano. Ho timore che anche disagi minimi, come lesioni superficiali o contusioni di lieve entità, possano avere conseguenze più durature del consueto. Riporto queste osservazioni non per allarmarvi, ma perché, nel suo caso, una vigilanza costante e preventiva, insieme a una prudenza quotidiana, restano parte essenziale della tutela della salute.

Proprio per tale ragione ardisco a sottoporvi un’osservazione pratica. Ho notato che i suoi compagni indossano, chi più chi meno, protezioni per il corpo: cuoio rinforzato, maglie, parabracci e altri elementi che, senza ostacolare troppo i movimenti, possono deviare un colpo o attenuarne l’urto. Per Yacomus quel tipo di armatura risulterebbe inefficace: l’ingombro e il peso lo stancherebbero rapidamente, e l’oppressione sul torace potrebbe peggiorare il suo respiro nelle situazioni di affanno.

Per questo vi propongo, se riterrete opportuno, di far realizzare per lui un mantello rinforzato, concepito non come armatura, ma come indumento da viaggio degno del suo rango: leggero, confortevole, ben bilanciato, e tuttavia dotato, al suo interno, di inserti protettivi in punti strategici (spalle, parte alta del torace, fianchi), così da offrire una difesa discreta contro colpi obliqui, schegge, graffi e urti improvvisi, senza gravarlo eccessivamente.

Ho incluso a questa lettera alcuni schizzi esplicativi, che vi prego di considerare meri appunti, affinché, se lo desiderate, possiate consegnarli a un sarto di vostra fiducia e valutare insieme una foggia adeguata: sobria, robusta, e coerente con l’onore della Casa Alder.

Mantello Rinforzato - Immagine

Prima di congedarmi, desidero richiamare un aspetto importante, che sono certa potrà darvi conforto. Messer Yacomus è dotato di un intelletto formidabile e di una volontà sorprendentemente tenace, che ho potuto osservare più volte anche nei momenti di maggiore stanchezza e difficoltà. Dal punto di vista della cura e della tenuta nel tempo, tale disposizione dell’animo non è affatto trascurabile: una mente lucida e una determinazione costante possono sostenere il corpo ben oltre quanto le sole forze fisiche consentirebbero. Per questo, pur nella necessaria prudenza, sono fiduciosa che egli possieda risorse interiori capaci di contrastare, almeno in parte, il peso della sua condizione.

Vi ringrazio per l’attenzione che vorrete accordare a queste parole. La mia devozione al compito che mi avete affidato resta piena, e continuerò a vigilare sulla sicurezza e sul benessere di messer Yacomus con la massima cura.

Con rispetto,
Audra Vesper
scritto da Audra Vesper , 02:36 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
7 settembre 516
Sabato 31 Gennaio 2026

Factum est



Ciao papà,

ti scrivo dopo tre giorni densi di avvenimenti. Siamo riusciti a trarre in salvo le tre persone che si erano smarrite nella foresta: erano cadute vittima di un intossicazione da funghi velenosi. Per due di loro è stato sufficiente un emetico, ma il terzo, il più giovane, versava in condizioni estremamente gravi: ho temuto per la sua vita, ma il Misericordioso lo ha protetto. Se tutto andrà per il meglio, come spero, a breve dovrebbe riprendersi e fornire nuovamente il suo prezioso contributo a questa comunità.

Il giorno seguente ci è stato affidato un nuovo incarico, sempre da donna Margethre. Ha bisogno di denaro per affrontare i mesi che verranno e ci ha chiesto di recuperare un anello che, molti anni fa, aveva seppellito insieme a Bernard, un uomo con cui aveva avuto una relazione. Il problema è che il luogo prescelto si trovava nella tenuta di Bernard, oggi gestita dalla sua attuale consorte, Bertha.

La richiesta ci ha messi in difficoltà: varcare il muro di quel giardino, sia pure a fin di bene, avrebbe significato violare le norme che regolano questa comunità. Tuttavia, agire nel pieno rispetto di quei vincoli avrebbe comportato la necessità di rivelare a Bertha una circostanza spiacevole appartenente al passato di Bernard, compromettendo la serenità di quella famiglia. Il dilemma mi ha riportato alla mente le discussioni che avevo con la Custode dei Precetti, e la pazienza con cui la più intransigente delle mie nove Madri non mancava di ricordarmi le posizioni del nostro dicastero.

«Le leggi del Granduca», era solita ripetermi, «non vengono certo ignorate dal Vespro, ma non possono neppure essere poste al di sopra delle necessità reali della collettività. L’ordine garantito dalle norme è uno strumento, non un fine, e come tale deve servire il legame fra le persone. Per questo, nel momento in cui smette di tutelare i più deboli, diventa difesa del privilegio dei più forti. Ed è proprio lì, dove si addensano le ombre del Vespro, che dobbiamo far sentire la nostra presenza».

Parole suggestive, ma che non spiegano con quali pesi e misure si possa davvero sondare la necessità comune, né come determinare con esattezza il punto in cui l’ordito normativo non sia più sufficiente a tutelarla. Quando glielo facevo notare, lei mi rispondeva che, crescendo, avrei senz’altro sviluppato le capacità di discernimento necessarie. «È il motivo per cui ti trovi qui», mi diceva per rassicurarmi: «quando sarai pronta, lo sapremo».

È trascorso molto tempo da quei giorni: ho ricevuto l’investitura e, con essa, il mio primo incarico. Ma sono davvero pronta, Madre?

Nella speranza di poter presto sciogliere questo interrogativo, sono lieta della nostra decisione di cercare e ottenere il consenso di messer Bernard: il suo benestare non ha rivestito di legittimità i nostri propositi, ma li ha resi coerenti con ciò che mi è stato insegnato. Di questo risultato devo ringraziare soprattutto mastro Naar, che ha saputo comunicare il suo disagio in un modo estremamente efficace: allontanandosi in silenzio e mettendosi a suonare il liuto, lasciando esprimere alle corde le sensazioni che albergavano nel suo cuore. Nell’ascoltare la sua musica ho compreso che ciò che realmente lo preoccupava non era tanto l’atto in sé, quanto l’imbarazzo che un eventuale fallimento avrebbe fatto ricadere su sir Martin e Lord Yacomus: una pubblica mortificazione non consona al loro rango. Ho apprezzato questa attenzione, che conferma ancora una volta l'affetto che egli nutre per i suoi compagni.

E poi, se devo essere sincera… c’è anche un’altra cosa che ha contribuito a convincermi: alcune parole pronunciate da Bertha durante la nostra visita. A ben vedere, anzi, una sola, così aspra da sferzare l'aria stessa della stanza e restarmi impressa per tutta la durata dell’incontro. L'ha pronunciata una prima volta con un mezzo sorriso, come se stesse richiamando un'evidenza; poi l'ha ripetuta, quasi con compiacimento, come a voler dissipare ogni possibile ambiguità sul proprio giudizio. Un modo naturale, istintivo, di ridurre non una, ma due persone alle loro fragilità, consegnandole a una definizione tale da renderle oggetti di scherno o di pietà: come se quella fosse l’unica chiave per riconoscerle, l’unico tratto degno di essere ricordato.

E così, alla fine, è successo: la prima violazione a cui abbia mai partecipato, a soltanto sette giorni di distanza dal mio arrivo qui. Non che io abbia fatto granché, a parte qualche segnalazione ai miei compagni. Ma il cuore batteva forte, e il pensiero che qualcuno potesse scorgerci, rischiarati dal flebile ma severo riflesso della Rivelatrice, nonostante l'ora inverosimile, non mi ha mai abbandonata. E quando ho udito l'abbaiare di quel cane, mentre sir Martin e messer Finn si trovavano ancora dall'altra parte del muretto, sono stata percorsa da un brivido di paura... per loro, e per me. Per nostra fortuna, tutto si è concluso senza conseguenze.

Non mi resta che parlarti dell’anello: per ora mi limiterò a dirti che non è affatto ciò che ci aspettavamo, e che venderlo per aiutare Margethre potrebbe rivelarsi ben più arduo di quanto fosse lecito attendersi.

Ti scriverò ancora, quando la situazione sarà più chiara.
scritto da Audra Vesper , 00:51 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
4 settembre 516
Giovedì 22 Gennaio 2026

Inutili impiastri



Ciao papà,

sono felice di comunicarti che Donna Margethre è in salvo, così come tutti noi. Il ritorno non è stato privo di inquietudini, e il racconto di ciò che abbiamo visto lungo il cammino meriterebbe più tempo di quanto il sonno incombente è disposto a concedermi. Mi limiterò dunque a dirti che il viaggio si è rivelato assai diverso da quanto avevamo previsto, segnato da episodi che fatico ancora a comprendere appieno: silenzi improvvisi, simulacri incomprensibili, rampicanti cresciuti in modo inspiegabile e, sopra ogni altra cosa, l'opprimente sensazione di non essere né i soli, né i più graditi ospiti di quel luogo sacro alla Progenitrice.

Ma non è mia intenzione angustiarti con i miei timori: al contrario, desidero approfittare di questo breve momento di quiete per raccontarti di coloro che hanno condiviso con me questo tratto di cammino. Come già sai, si tratta di un gruppo di amici di vecchia data che hanno generosamente deciso di accogliermi: tra loro scorre un'intesa antica, una confidenza costruita grazie ad anni di ricordi comuni ed esperienze condivise, rispetto alla quale io non posso che accostarmi in punta di piedi.

Comincerò da messer Finn: il più istintivo tra noi, rapido tanto nei gesti quanto nel giudizio. Talvolta sbrigativo nei modi, ma dotato di grande coraggio ed estremamente leale nei confronti dei compagni: è il primo a esporsi quando vi è pericolo, e l’ultimo ad arretrare quando qualcuno ha bisogno.

E' dotato di un'indole pronta e vigile, incline a cogliere presagi, coincidenze e legami nascosti tra gli eventi. Più di una volta è stato lui a dare voce ai sospetti che gli altri esitavano a formulare, come quando ha collegato i segni della foresta a qualcosa di più vasto e minaccioso. Talvolta mi sorprendo a chiedermi se tu potessi in qualche modo assomigliargli, e se l’idea che mi sono fatta di te non nasca in parte proprio da figure come la sua.

Finn Reyd_immagine

Poi c’è sir Martin, un cavaliere completamente diverso da quelli immortalati dalle pagine dei poemi della tradizione. Ha un carattere aperto e solare, e la sua capacità di ridere, scherzare e tenere alto lo spirito del gruppo si è rivelata fondamentale per alleggerire la tensione nei momenti più complicati della nostra spedizione.

Il suo temperamento cordiale si accompagna a una prontezza fuori dal comune: se c’è da rendersi utile non si tira mai indietro, come quando si è precipitato a chiamare l'oste per sedare la scazzottata, o a introdursi in una tana irta di insidie per trarre in salvo Donna Margethre... per non parlare di quando è corso ad aiutarmi contro i lupi! È in questi gesti, semplici e impulsivi, che il suo valore si manifesta con maggiore chiarezza.

Martin Dankworth - pic

Quanto a mastro Naar, sono certa che, se lo conoscessi, sarebbe colui che più di tutti saprebbe infonderti fiducia e farti temere meno per la mia incolumità. E' una persona che parla poco, e quando lo fa pesa le parole. Eppure, nella concretezza dei gesti, è di una generosità disarmante: in questi due giorni l’ho visto condividere senza esitazione il carretto, la tenda e persino il mulo che lo accompagna, al quale tiene come a un figlio. È l’unico che non abbia mostrato sorpresa né timore davanti alle nostre scoperte, quasi che la foresta e i suoi segni segreti gli fossero meno estranei che ad altri. Vi è stato un solo momento in cui mi è parso diverso, ed è stato davanti a quelle tane di tasso scavate sul fianco della collina: chissà se quelle fenditure nel terreno non abbiano risvegliato in lui un ricordo, o l'eco remota di eventi che non mi è dato conoscere.

Ma ciò che più mi colpisce di lui è il modo in cui, senza darlo a vedere, cerca di rassicurarmi. Non appena ha saputo della profezia sinistra che mi riguarda, ha fatto di tutto per alleggerirne il peso e ridimensionarne il significato; quando mi ha sorpresa a osservare con apprensione l’incantesimo di Lord Yacomus si è subito avvicinato per spiegarmi che in fondo altro non era che un gioco di prestigio; e quando si è posto il problema di tirare fuori Margethre dal buco in cui era precipitata mi ha fatto capire che, con lui a reggere la corda, saremmo state entrambe al sicuro, donandomi il coraggio di cui avevo bisogno per tentare. Non ti ho detto che anche lui porta con sé uno strumento, un liuto: attendo con impazienza il giorno in cui ci sarà occasione per suonare insieme!

Naar-Al-Kalb (immagine)

E infine Lord Yacomus, la persona per cui mi trovo qui. Faccio bene a chiamarlo così? A giudicare dalla faccia che ha fatto la prima volta, probabilmente no. Il titolo spetta a suo padre, non a lui, anche se mi è stato insegnato che estenderlo ai membri di una casata di chiare ascendenze nobiliari, in segno di deferenza, è la prassi che ci si aspetta da una dama. Ogni volta che lo osservo mi tornano in mente le parole che la Custode dei Vincoli, la più autorevole delle mie nove madri, mi disse il giorno in cui venni informata della mia imminente partenza, e anche quelle pronunciate da Lady Olivia al momento del mio arrivo. Eppure io non ho affatto l'impressione di trovarmi davanti a una persona fragile: vedo un giovane uomo che misura ogni gesto, sì, ma per non sprecarlo; che talvolta si arresta, ma solo per riprendere fiato e poi proseguire nel suo intento originario. E vedo soprattutto la sua ostinazione, la rigida e silenziosa disciplina che si impone per strappare spazio e tempo ai limiti che gli Dèi hanno stabilito di imporgli. Forse è per questo che mi riesce difficile credere all’immagine che mi era stata consegnata.

Ho notato che tiene un diario, proprio come me; a differenza mia, però, non si limita a riempirlo prima di addormentarsi: scrive ogni volta che può, sfruttando ogni minima attesa, come se avesse paura di lasciare che anche un solo pensiero vada perduto. Talvolta lo vedo scrivere persino mentre cammina. La Custode delle Veglie, la più instancabile delle mie nove madri, era solita dire che la fragilità non è ciò che rallenta i passi, ma ciò che spegne il desiderio di muoverli: propensa come sono ad accogliere la sua definizione, ritengo che, malgrado la mia prevedibile inadeguatezza, Lady Olivia possa dormire sonni tranquilli.

Yacomus-Alder-Immagine 1

Quasi dimenticavo di presentarti l’ultimo compagno, di cui ho fatto menzione troppo breve, e che pure merita un posto tutto suo in queste righe. Si tratta del mulo che accompagna Naar, dal nome che suona davvero buffo al mio orecchio: Poldino. Non ha l’aspetto dei destrieri delle fiabe, né di quelli che affollano i poemi, ma nella sua figura umile dimora un coraggio vivido e ostinato: ha saputo tener testa a un branco di lupi, ed è anche grazie a lui che Martin è riuscito a impedire a una di quelle belve di avere la meglio su di me. Per non parlare del ruolo che ha avuto nel momento più delicato del nostro viaggio: senza il suo passo saldo e il suo fiato instancabile non avremmo avuto modo di trasportare Donna Margethre al sicuro.

Poldino - Immagine 1

E così, adesso anche tu conosci i miei nuovi compagni di viaggio. Confesso di non aver mai avuto occasione, prima d'ora, di osservare da vicino un legame simile, un'amicizia nata e cresciuta tra individui provenienti da mondi diversi che hanno imparato a riconoscersi come parte dello stesso cammino: non so per quanto ancora mi sarà dato di restare accanto a loro ma sono certa che, finché sarà così, avrò molto da imparare.

Negli interminabili dibattiti che talvolta animavano la nostra confraternita, tre delle mie nove madri concordavano nel definire i maschi come "inutili impiastri": aver incontrato questi ragazzi mi induce a credere che, forse, avessero ragione le altre sei.

Adesso devi scusarmi, ma mi si chiudono gli occhi.

Domani, se ne avrò modo, ti scriverò ancora.
scritto da Audra Vesper , 04:21 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
3 settembre 516
Domenica 18 Gennaio 2026

Discese e risalite



Ciao papà,

ti scrivo con le mani ancora sporche di terra, seduta accanto a un focolare forse appartenuto alle persone che stavamo cercando. Il mio abito versa in condizioni ancora peggiori: oltre ad essere intriso di polvere e fango, la manica destra è stata strappata dagli artigli di un lupo famelico e macchiata dal mio stesso sangue. Sono certa che Lady Olivia troverebbe il mio aspetto a dir poco disdicevole: devo assolutamente trovare il modo di rimediare prima di rimettere piede alla tenuta. Tuttavia, le pietose condizioni in cui mi ritrovo sono ben poca cosa rispetto all'ansia e al batticuore che ancora mi attanagliano, lascito inevitabile del turbine di emozioni che io e miei compagni abbiamo vissuto nelle ultime ore.

Durante la ricerca di cui ti ho parlato ci siamo addentrati in un bosco, dove abbiamo subito l'attacco di un branco di lupi. Non è la prima volta che mi imbatto in simili belve: la foresta di Ryadel mi ha posta più volte di fronte a prove similari nel corso delle passeggiate compiute a fianco della Custode dei Sentieri nelle vesti di Ancella della Selva. Allora, però, il sole era ancora alto, e i precetti della più coraggiosa delle mie nove madri, del tutto analoghi a quelli di Finn, si erano rivelati fondati. Questa volta, invece, complice la presenza di una preda apparentemente inoffensiva, gli emissari del Primitivo hanno abbandonato ogni cautela, snudando gli artigli e rivolgendo la loro furia contro di noi.

Delle tre frecce che ho scagliato, soltanto una ha riscosso il suo tributo: un rendimento tutt’altro che memorabile, indegno tanto degli insegnamenti di Lady Avelyn quanto degli sforzi compiuti dai miei compagni. Il pensiero che, se non fosse stato per il provvidenziale intervento di sir Martin, gli eventi mi avrebbero sospinta verso un destino non dissimile da quello riservato ai poveri sventurati giunti qui prima di noi, è all'origine di buona parte dei tremori che ancora mi attraversano.

La parte restante è dovuta a ciò che è accaduto successivamente: la discesa nel cunicolo, la terra sotto le unghie, il volto di quella povera donna a cui il destino ha sottratto quasi tutto in così breve tempo, e tuttavia non ancora disposta a cedere all'oblio. Né il nostro aiuto, né la grazia che il Misericordioso le ha concesso saranno sufficienti a farla riemergere dal baratro di dolore e sofferenza in cui i suoi assalitori l'hanno precipitata: eppure, vederla risalire quella parete, ostinatamente aggrappata a ciò che ancora le resta, mi ha donato un'emozione tale da compensare ogni paura dei lupi, del buio, dei crepacci e delle frane.

Adesso perdonami, ma la stanchezza è giunta a reclamare il suo tributo, e le mie palpebre non hanno più modo di opporsi.

Non appena avrò occasione di recuperare le forze, ti scriverò ancora.
scritto da Audra Vesper , 19:18 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
2 settembre 516
Sabato 10 Gennaio 2026

Soffitti sconosciuti



Ciao papà,

per la prima volta in tanti anni ti scrivo in una stanza che non mi appartiene: mi trovo nella tenuta degli Alder, una Signoria nei pressi del Lago della Lama di cui tanto ho letto e che più volte ho immaginato di visitare. Sopra di me c’è un soffitto diverso da quello che ero abituata a fissare, e mi sorprende quanto basti questo a farmi sentire lontana.

Sono stata assegnata alle cure di Lord Yacomus, un ragazzo dai modi gentili, cagionevole di salute ma tutt'altro che fragile nell'animo: nei suoi occhi avverto una fame di conoscenza che lo consuma e al tempo stesso lo sostiene. La prima cosa che ha fatto è stata presentarmi i suoi amici: sir Martin, un giovane cavaliere che sorride con facilità e sa tenere alto il morale dei suoi compagni; messer Finn, un ragazzo dall'animo nobile che non esita a intervenire contro le ingiustizie; e messer Naar, un taverniere e commerciante di liquori che sembra molto esperto delle cose del mondo.

Sono certa che, circondato da compagni così leali, Lord Yacomus goda già di adeguata protezione; nondimeno farò del mio meglio per assolvere ai miei doveri.

Al momento di congedarmi, Lady Elmyra mi ha rivelato la prima lettera del tuo nome: la stessa del mio. Confesso che me l'aspettavo, come se lo avessi sempre saputo. Ma non preoccuparti: non userò questa informazione per cercarti, lungi da me l'ambizione di contravvenire a quanto hai così evidentemente stabilito. E poi, quand'anche lo volessi, cosa potrei mai fare con un indizio così vago?

Voglio raccontarti una cosa che mi è successa questa sera: ho partecipato a uno strano gioco, accettando di prendere una carta tra le mani di una ragazza grande più o meno come me: ad ogni carta corrispondeva un diverso presagio. Nel farlo ho sentito una scossa attraversarmi il braccio, simile a quella che si prova quando ci si sfiora dopo aver sfregato la lana con le dita. La carta raffigurava una spada, e la profezia che la accompagnava era la peggiore di tutte: un pericolo in agguato, una lama assetata di sangue. Più tardi, Yacomus ci ha spiegato che quelle carte recavano tracce di una permanenza magica: un fenomeno rarissimo, tanto che neppure lui, pur avvezzo a molte stranezze, si era mai imbattuto in cosa simile. Neanche un'ora prima, nella locanda dove abbiamo mangiato, un uomo è stato aggredito e gettato in acqua: non è annegato per un miracolo... e grazie alla prontezza di chi ha saputo subito cosa fare.

E' per questo che hai deciso di lasciarmi alle cure della confraternita? Per preservarmi dai pericoli e dalle inquietudini del mondo? Se così fosse, se davvero la tua scelta fosse nata da una qualche premura nei miei confronti, forse potrei comprenderla. Tuttavia, gli anni trascorsi nel luogo dove mi hai abbandonata mi hanno insegnato che la mia missione è ricomporre quelle inquietudini, non nascondermi da loro. Ed è proprio questa riflessione a sospingermi verso un altro interrogativo: e se fosse stato questo il tuo disegno fin dall'inizio? Oppure è soltanto un caso, una carta soffiata via da un mazzo alla quale mi sforzo di attribuire un significato?

Domani ci metteremo sulle tracce di una donna scomparsa, forse rapita. Non la conosco, ma ho capito che è una figura importante per questa comunità, al punto che in tanti hanno preso a cercarla. Suo marito è stato assassinato. Ti confesso che ciò che mi spinge non è la pietà nei confronti di un volto che non ho mai visto, ma la frattura che si apre quando qualcuno viene strappato via dal proprio luogo e dai propri legami. In questi momenti i precetti del Vespro diventano evidenti: la guarigione del singolo come mezzo per ricomporre l'insieme. Una casa vuota, una vigna senza voce, un villaggio che si scopre più piccolo e privo della possibilità di raccogliersi in festa. Domani andremo a prenderci cura di questa ferita.

Quando mi sarà possibile, ti scriverò di nuovo.
scritto da Audra Vesper , 11:51 | permalink | markup wiki | commenti (0)
Oltre la Soglia