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Oltre la Soglia
Memorie di una guaritrice del Vespro
Audra Vesper
Diario di viaggio di Audra Vesper, sacerdotessa di Reyks della Campagna del Lago
creato il: 10/01/2026   messaggi totali: 9   commenti totali: 1
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2 Ottobre 516
Giovedì 21 Maggio 2026

Il sapore delle cose



Ciao papà,

ancora una volta il frenetico susseguirsi degli eventi mi ha impedito di farmi viva prima.

Voglio cominciare dalla notizia più lieta: grazie all'aiuto degli Dei, siamo riusciti a recuperare i resti di Lady Odette Van Tulleken. Lo scontro con l'emissaria di colui che chiamano l'Ingannatore è stato particolarmente duro, e tutti noi siamo stati chiamati a compiere scelte estreme: sono dispiaciuta soprattutto per sir Martin e messer Naar, che si sono trovati costretti a porre fine alla vita del loro avversario per trarsi in salvo dalla pericolosa situazione in cui i poteri oscuri dei nostri avversari li avevano precipitati.

L'operazione di recupero non sarebbe stata possibile senza il prezioso operato degli abitanti del luogo, che non hanno esitato a rischiare la vita per aiutarci: una di loro, Vivian, è stata colpita da un dardo di cerbottana intriso di un veleno pericolosissimo, per neutralizzare il quale ho dovuto ricorrere a una pratica di resp. La medesima sorte è toccata a messer Naar: se entrambi sono vivi è soltanto grazie alla generosità del Misericordioso.

Mentre li vedevo lottare tra la vita e la morte non ho potuto fare a meno di pensare a quello che mi disse la più la più coraggiosa delle mie Nove Madri quando, ricevuta la notizia che sarei dovuta partire, le chiesi consiglio su cosa avrei trovato là fuori.

«Nessuno può rispondere a questa domanda: quello che c'è "là fuori" è diverso per ciascuna di noi. Se pensi di non essere pronta, sappi che è normale: nessuna di noi lo è. Eppure, in un modo o nell'altro, ce la farai: capirai di chi fidarti e, quando sarà il momento di agire, saprai cosa fare. E ricorda: ovunque andrai, noi saremo sempre al tuo fianco».

Provo vergogna per aver pensato, in quel momento di ansia e concitazione, che così non fosse, che quelle parole non corrispondessero a verità: per aver sentito la mancanza della più esperta, della più accorta e della più instancabile delle mie Nove Madri. E, come sempre, avevo torto: erano davvero lì con me, in mezzo alla foresta, pronte a sostenere il mio respiro e lenire le fiamme che sentivo divampare nei polmoni.

E sono rimaste con me anche quando, soltanto pochi giorni dopo, nel tentativo di recuperare delle guardie rapite, abbiamo messo piede nelle terre di Benson. Non è mia intenzione angustiarti, ma ritengo doveroso che tu ne sia al corrente: ti basti sapere che vi siamo rimasti appena una manciata di ore, sufficienti a farmi desiderare ardentemente di tornare indietro, e che la mia presenza è stata utile per la sopravvivenza di uno di quegli sventurati, l'unico che finora è riuscito a sottrarsi all'abbraccio di quelle contrade spettrali.

Adesso mi trovo al sicuro, a Brie, nella dimora di Messer Yacomus. Mi sto lentamente abituando a queste stanze enormi e illuminate a giorno, all’odore del pane fresco e alle voci squillanti e gioiose dei tanti membri della sua famiglia: all’inizio tutto questo mi faceva sentire spaesata, ma dopo tanti viaggi e tanti pericoli fatico a immaginare un luogo in cui vorrei trovarmi di più.

Naar, però, non sembra trarne lo stesso conforto. Da quando abbiamo lasciato Gorton lo vedo abbattuto: neppure i piaceri della tavola, che tante volte gli hanno restituito il buonumore, riescono più a dargli sollievo. E persino qui a Brie, dove speravo che finalmente avrebbe potuto ritrovare serenità, il suo entusiasmo si è spento dopo pochi bocconi. La delusione che deve aver provato è stata talmente cocente da spingerlo a chiedere conto alla cuoca. Per un attimo, i miei compagni hanno temuto che sarebbe finita male: Naar sa essere molto brusco, soprattutto quando parla di ciò che gli sta a cuore. Ma io non avevo dubbi che non sarebbe successo niente: in queste settimane credo di aver capito che dietro quel modo di fare apparentemente burbero e spigoloso si nasconde una profonda malinconia, che gli sfugge anche quando cerca di mascherarla. Una ferita che non accenna a rimarginarsi, proprio come la mia... forse, chissà, dovuta a qualcosa che ha perso e di cui cerca il ricordo a partire dalle cose semplici, come il profumo e il sapore di un piatto preparato con cura.

Così è stato: a quanto mi è parso di capire, lungi dal rimproverarla, ha spiegato alla cuoca tutto ciò che, secondo lui, mancava a quel pesce per avere più sapore... E lei non si è arrabbiata affatto, anzi, pare che abbia accolto di buon grado i suoi suggerimenti. Questo mi ha rincuorata, perché credo che Naar avesse davvero bisogno di essere ascoltato; ho avuto l'impressione che, in quel momento, non stesse parlando soltanto di una cena mal riuscita, ma di tutte quelle cose che, quando nessuno se ne prende cura, finiscono per diventare tristi.... nel senso di scialbe, non di malinconiche come la sua vecchia taverna.

Poco dopo sono spariti entrambi: non so bene cosa abbiano fatto, ma immagino che abbiano continuato a parlare di cucina e che si siano in qualche modo riappacificati, perché il giorno dopo Naar sembrava molto più interessato a trovare un dono da regalare a Avril, suppongo per rincuorarla, che non a lamentarsi del pesce. Ha persino chiesto aiuto a Yacomus, e questo mi ha colpita: è raro che abbia bisogno di consigli, visto che conosce e sa fare così tante cose...

Naar-Al-Kalb (immagine)

E poi ha detto un'altra frase che mi ha fatto riflettere: che lui dà sempre sapore ai cibi. Gli altri hanno riso di gusto, ma a me non è sembrata soltanto una battuta: mi è parsa quasi una regola di vita, un precetto che Naar si è imposto di seguire con convinzione: dare sapore alle cose. Ai pasti insipidi, ma anche ai luoghi noiosi, alle locande portate avanti senza amore, alle giornate storte, alle persone che incontra lungo la strada... E nel farlo spesso brontola, provoca, e forse a volte esagera, proprio come un cuoco quando aggiunge troppo sale o troppo miele. Ma molte altre volte è proprio grazie a lui e al suo modo di vivere che le giornate diventano più vive, colorate e divertenti, e anche quelle più difficili e amare diventano un poco più facili da mandare giù. Lo ha fatto con Avril, consigliandole come migliorare il suo piatto; e poco dopo con Lunette, quando le ha ricordato (chissà come faceva a saperlo?) che bisogna sempre combattere per i propri amori... anche quando sono sfortunati.

Ultimamente, ogni volta che lo osservo il mio pensiero torna a quel giorno in cui l'ho visto così vicino alla morte, mentre il veleno di Amelia gli spegneva il respiro. La più esperta delle mie Nove Madri diceva che, quando si sottrae qualcuno alla morsa del Primigenio, si accetta anche il dovere di vegliare, per quanto possibile, sul cammino che quella vita riprende.

Forse è per questo che ho provato una stretta al cuore quando l'ho visto incupirsi davanti alla seconda carta di Lunette:

«Solamente tra molto tempo, molto lontano, molto molto lontano, quando tutto sarà finito.»

Non so che cosa significhi, ma non credo che quella fosse la risposta che sperava di udire. Kir-Is-Tan... Cosa potrà mai voler dire quella parola? E perché può solo peggiorare? Non ho idea di quale peso Naar si porti nel cuore, ma gli auguro di trovare, prima o poi, un modo per liberarsene. Fino ad allora, finché mi sarà concesso, resterò fedele al compito che mi è stato affidato: vegliare su di lui e sui suoi compagni, facendo tutto ciò che mi sarà possibile perché non accada loro nulla di male.

A questo proposito... chissà che cosa accadrà ora! Da un momento all'altro Lady Olivia potrebbe decidere di congedarmi: ho fatto del mio meglio, ma è probabile che si aspettasse una figura più esperta. E non posso certo darle torto: se al posto di Naar fosse stato Yacomus a cadere vittima dell'abbraccio mortale di Amelia, o se la ferita del soldato Holger Paxton fosse toccata a lui, temo che il nostro ritorno a Brie avrebbe avuto tutt'altro esito.

Tra pochi giorni sarà il mio compleanno: una ricorrenza che, come ben sai, non mi appartiene, scelta dalla più scrupolosa delle mie Nove Madri tra le festività che, per tradizione, vengono attribuite ai bambini abbandonati; nessuno conosce il giorno in cui sono venuta alla luce, né quante stagioni siano trascorse da allora. Ebbene, se posso chiederti un dono, vorrei che tu pregassi il Misericordioso perché mi sia concesso di restare ancora per qualche tempo accanto ai miei compagni: so che non spetta a me decidere, ma sento che il mio posto, almeno per ora, è qui.

Audra Vesper - Immagine 3
scritto da Audra Vesper , 05:04 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
23 settembre 516
Sabato 11 Aprile 2026

Metus

Alla reverenda Custode dei Vincoli
presso la confraternita delle Sorelle della Soglia




Carissima Madre Elmyra,

mi perdonerete se vi scrivo con il cuore così agitato, ma vi confesso che, a seguito degli eventi che vi sto per raccontare, i miei pensieri non riescono a trovare riposo: come spesso mi accade nei momenti di turbamento, essi tornano istintivamente alla casa che mi ha raccolta, custodita e istruita, rendendomi oggi capace di affrontare da sola le prove che mi attendono. Non è tuttavia il desiderio di conforto che mi spinge a rivolgermi a voi, ma la necessità che sento di avvertirvi di un pericolo che temo possa farsi imminente.

Il compito che mi avete affidato mi ha condotta fino a Gorton, ed è da qui che ora vi scrivo. Nel corso del viaggio, io e i miei compagni ci siamo imbattuti più volte nelle violenze di creature che chiamano Goblem: esseri deformi e feroci, nei quali paiono mescolarsi carne umana e sangue di orco in una maniera tanto empia da far dubitare che la natura, da sola, possa averne partorito il disegno.

Fino a pochi giorni fa, i loro atti ci erano apparsi come manifestazioni di una violenza brutale ma disordinata, che trovava forma in razzie improvvise, assalti a carovane e incursioni contro fattorie isolate. Per quanto feroci e inquietanti, tali aggressioni sembravano ancora potersi attribuire a un impulso cieco, a bramosie rabbiose non dissimili da quelle che offuscano la mente di certi animali impazziti. Ma ciò che è accaduto nelle ultime ore, insieme a quanto io stessa ho avuto modo di osservare, mi impedisce ormai di indulgere in una simile speranza.

Nei sotterranei dell'abbazia di Lindores, dove ci eravamo recati per altre ragioni, ci siamo imbattuti in un gruppo di quelle creature, presumibilmente reduci dal crudele assalto sferrato contro il villaggio di Eisenfels, le cui tragiche notizie vi saranno di certo già note. Con l'aiuto degli Dei siamo riusciti ad avere la meglio su quegli abomìni, e persino a catturarne uno ancora vivo. Abbiamo così avuto modo di osservarlo da vicino, prima nei tentativi di tenerlo in vita e poi nei rilievi compiuti una volta tornati a Gorton. Ciò che ho visto mi ha profondamente turbata: il suo corpo era percorso da placche metalliche, infisse fin nelle ossa con una precisione tale da far pensare all'operato di individui esperti non soltanto nell'arte della forgiatura, ma anche in quelle forme di medicina oscura che, anziché curare la carne, la profanano per asservirla alle loro sacrileghe finalità.

Sento di poter avanzare questa ipotesi per due ragioni: la prima è che tanto sulle armi di quelle creature quanto su una delle placche che ricoprivano l'epidermide di una di esse abbiamo rinvenuto le iniziali di Halbrand Mani d'Argento, un fabbro leggendario che operava presso Krandamer; la seconda risiede in un testo, di cui vi invio la trascrizione unitamente a questa lettera, nel quale si fa menzione degli scriteriati esperimenti di un negromante di nome Nelius Anvil. Le analogie fra quelle pagine e quanto abbiamo osservato sono, a mio giudizio, troppo evidenti per essere ignorate, inducendomi a pensare che l'esistenza dei Goblem sia frutto dell'opera concorde di più persone: un artigiano, capace di forgiare e adattare il metallo con grande maestria, e uno o più adepti delle arti oscure, provvisti di conoscenze tali da operare sulle carni di organismi viventi senza condannarli a morte immediata.

In virtù di questi sospetti, l'assalto a Eisenfels mi induce a credere che le razzie compiute da queste creature non siano state dettate dall'impulso, ma dalle empie trame dei loro artefici, i quali, dopo i primi esperimenti isolati volti a saggiarne l'efficacia, intendano volgere tale strumento a finalità ben più ambiziose e crudeli. Ed è proprio questo pensiero che mi ha spinta a scrivervi: il timore che, se davvero qualcuno sta tentando di mutare gli equilibri della guerra servendosi di simili abomini, nessun luogo di cura, sapere o preghiera possa considerarsi estraneo al pericolo. Tanto più che una delle prime apparizioni note dei Goblem si è verificata nei boschi che si estendono presso il villaggio di Brie, non distanti dalle propaggini meridionali della foresta di Ryadel.

Alla luce di quanto vi ho esposto, pur consapevole che le mie apprensioni rischieranno di turbare la quiete della nostra dimora, vi esorto a valutare se sia opportuno rafforzare la vigilanza, predisporre mezzi di difesa adeguati a questo genere di minaccia e, soprattutto, mettere in guardia le sorelle più giovani. A tale scopo mi permetto di suggerire che, nell’esame dei documenti che vi ho inviato, possano essere coinvolte fin da subito anche la Custode dei Sentieri e l'Ancella della Selva. Mi è parso infatti che la forza brutale di queste creature, così devastante nello scontro ravvicinato, possa accompagnarsi a una possibile vulnerabilità alle armi da lancio e da tiro, soprattutto se impiegate con criterio e da posizione favorevole, avendo cura di mirare ai punti non protetti dal metallo. Ritengo inoltre che, più che affrontarle apertamente nel corpo a corpo, sia opportuno cercare di affaticarle, ferirle o limitarne i movimenti prima che riescano ad avvicinarsi: per tale motivo il giudizio di chi conosce i sentieri, le difese perimetrali, le trappole e tutti i mezzi atti a predisporre in via preventiva ostacoli e sbarramenti contro l'avanzata di simili esseri potrebbe rivelarsi di grande utilità.

So bene che non spetta a me indicare alle Sorelle Custodi quale condotta tenere né quali misure adottare, ma lo stato d'animo in cui mi trovo mi rende impossibile tacere: la sola idea che un'ombra simile possa avvicinarsi alla casa che più di ogni altra sento mia è per me insopportabile.

Che la luce del Misericordioso vegli su di voi e sulle nostre sorelle tutte.

Con affetto e devozione,
Audra

Alla presente lettera vengono allegati i seguenti documenti: la trascrizione delle parti più rilevanti del libro di Fabius Asmaticus dove vengono menzionati i Goblem, e relative annotazioni; alcuni schizzi dei Goblem, con le parti del corpo vulnerabili ovvero protette dalle placche di metallo opportunamente evidenziate, e relative annotazioni; una sintesi di tutti gli attacchi e avvistamenti noti, e relative annotazioni.

Sorelle della Soglia   Immagine 1
scritto da Audra Vesper , 15:40 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
23 settembre 516
Sabato 11 Aprile 2026

Monitum

A Lady Avelyn Dorsen,
Paladina di Dytros presso la Pietra del Giudizio




Illustrissima Lady Avelyn,

mi perdonerete se mi permetto di disturbarvi a pochi giorni dalla mia visita, ma si sono verificate delle circostanze urgenti che mi impongono di rivolgermi a voi, non conoscendo, presso la Pietra del Giudizio, altra persona a cui indirizzare questa mia missiva.

Come già vi ho anticipato in occasione del nostro ultimo incontro, io e i miei compagni siamo venuti a contatto con creature che chiamano Goblem: esseri deformi e spaventosi, nei quali paiono mescolarsi carne umana e sangue di orco. Fino a pochi giorni fa, queste creature misteriose si erano rese protagoniste di razzie e atti di violenza isolati, che, nonostante alcuni segni inquietanti rinvenuti sui corpi delle loro vittime, lasciavano pensare a un’attività caotica e predatoria, dettata dall’istinto, non dissimile dal comportamento di certe bestie feroci.

Sfortunatamente, gli eventi occorsi presso Eisenfels, di cui siete già certamente a conoscenza, unitamente a ciò che mi accingo a raccontarvi, lasciano pensare a circostanze molto diverse e, temo, decisamente più inquietanti e pericolose.

Nella giornata di ieri, proprio mentre le fiamme appiccate da queste creature finivano di consumare le case di Eisenfels, mi trovavo insieme ai miei compagni presso l'abbazia di Lindores: nei sotterranei di ciò che resta di quel luogo di preghiera, dove un tempo sorgeva una fortezza del Dominio delle Montagne, ci siamo imbattuti nella retroguardia di un gruppo di Goblem presumibilmente provenienti da Eisenfels, in quanto trasportavano degli oggetti appartenenti alla Guardia Civica del villaggio. Con l'aiuto degli Dei siamo riusciti ad avere la meglio su quegli abomini, riuscendo persino a catturare uno di loro, il cui corpo si trova attualmente presso la Caserma dell'Aquila di Gorton.

Questa fortunata circostanza ci ha permesso di osservare da vicino gli innesti metallici che ricoprono i corpi di quelle creature: le conoscenze mediche apprese negli anni trascorsi presso le Sorelle della Soglia mi consentono di affermare con ragionevole certezza che quelle placche sono di evidente manifattura umana, e che sono state infisse nelle carni e nelle ossa con precisione e abilità tali da lasciar pensare all'operato di un adepto delle arti oscure.

L'origine umana degli innesti metallici sembra essere dimostrata dal fatto che uno di essi, il più grande, reca impresse le iniziali di Halbrand Mani d’Argento, un fabbro leggendario un tempo attivo presso Krandamer di cui forse avrete sentito parlare: le stesse iniziali che, come ho avuto modo di dirvi di persona, si trovano anche sul molte delle loro armi. Potrete verificare voi stessa la veridicità di ciò che affermo recandovi presso la Caserma dell'Aquila, dove quella placca è attualmente custodita.

Quanto alla sospetta presenza di arti oscure, allego alla presente lettera un estratto del libro Della ricerca sulla materia organica in campo magico e dei suoi possibili utilizzi per il bene comune, scritto da uno stregone di nome Fabius Asmaticus, dove vengono descritti gli scriteriati esperimenti di un altro Necromante, tale Nelius Anvil, che operava a Krandamer intorno all'anno 350.

Le informazioni contenute in questo testo, che mi preme sottoporre alla vostra attenzione, unitamente alle osservazioni sulle placche metalliche che vi ho descritto e ai recenti eventi di Eisenfels, mi portano a ritenere che queste creature siano frutto non già di un accidente della natura o di una corruzione spontanea, bensì di un disegno deliberato, concepito e perseguito da uomini malvagi.

Temo, infatti, che dietro l’esistenza dei Goblem si celi l’opera concorde di più individui: da un lato qualcuno in possesso delle competenze necessarie a forgiare e adattare quelle placche con perizia tanto notevole; dall’altro almeno un cultore della Negromanzia o di arti a essa affini, capace di intervenire sulla carne vivente con perizia e capacità tali da generare simili abomini senza condannarli a morte immediata. Se davvero le iniziali impresse sul metallo rimandano al fabbro scomparso Halbrand Mani d’Argento, allora non è da escludere che costui sia coinvolto direttamente, o che qualcuno dotato del medesimo talento si stia servendo della sua opera, del suo nome o dei suoi manufatti per dare forma a questo progetto scellerato.

La violenza improvvisa e devastante che si è abbattuta su Eisenfels mi induce inoltre a credere che i Goblem non siano stati creati soltanto per seminare terrore fra i villaggi di confine, ma per essere impiegati come una vera e propria arma di guerra: se così fosse, le razzie precedenti, che fino a ieri potevano apparire scomposte e prive di una regia, potrebbero essere esperimenti preliminari, volti a saggiare la tenuta, la ferocia e l’efficacia di queste creature prima di destinarle a imprese di maggiore portata.

Se i miei timori dovessero rivelarsi fondati, è verosimile ritenere che gli artefici di tale disegno stiano cercando di mutare, servendosi di simili empietà, gli equilibri della guerra che vede opporsi Greyhaven e Benson. E se è vero che i Goblem possono essere fabbricati, armati e diretti come strumenti di offesa, allora essi rappresentano non soltanto una minaccia per i viandanti o per i borghi più esposti, ma un'arma nuova e terribile, che questi individui senza scrupoli potrebbero voler impiegare per volgere le sorti del conflitto a vantaggio proprio o di coloro ai quali si sono asserviti.

Per questo ho ritenuto mio dovere scrivervi con la massima urgenza. Non sono in grado di dirvi quale decisione sia più giusta, né quali misure la Pietra del Giudizio debba adottare; ma vi supplico di considerare la possibilità che dietro questi eventi si celi una trama più ampia, della quale le creature avvistate finora non siano che il primo presagio.

Con deferenza e affetto,
Audra Vesper

Alla presente lettera vengono allegati i seguenti documenti: la trascrizione delle parti più rilevanti del libro di Fabius Asmaticus dove vengono menzionati i Goblem, e relative annotazioni; alcuni schizzi dei Goblem, con le parti del corpo vulnerabili ovvero protette dalle placche di metallo opportunamente evidenziate, e relative annotazioni; una sintesi di tutti gli attacchi e avvistamenti noti, e relative annotazioni.

Avelyn Dorsen - Immagine
scritto da Audra Vesper , 07:15 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
20 settembre 516
Mercoledì 8 Aprile 2026

Moenia



Ciao papà,

anche stavolta sono accadute così tante cose che la manciata di giorni trascorsa dall’ultima volta in cui ti ho scritto mi sembra un’eternità. Per prima cosa voglio rassicurarti: sto bene, anche se la provvidenza ha deciso di mettermi alla prova con pericoli ben maggiori di quelli che, ne sono certa, avreste desiderato permettermi di affrontare.

Il cammino intrapreso con i miei compagni di viaggio mi ha condotta fino a Gorton. Non mi è stato facile celare l’emozione che ho provato quando ho saputo che ci saremmo diretti proprio lì, nella città che più di ogni altra desideravo visitare sin da quel lontano giorno in cui, grazie a una lieve indiscrezione dettata dalla buona fede, la sorte mi fece il dono di apprendere che è anche la tua città.

Ma limitarmi a raccontarti ciò che ho provato nel raggiungere questa meta finirebbe per sminuire il senso del viaggio, che è stato straordinario ed emozionante oltre ogni aspettativa. Abbiamo dormito ogni notte in un luogo diverso, e una volta perfino in un fienile; abbiamo appreso dell’esistenza dei Goblem, creature misteriose che si dice siano legate al culto del Caos Primitivo, e abbiamo visto con i nostri occhi le atroci devastazioni compiute da quegli abomìni; abbiamo aiutato alcune persone a sottrarsi alla morsa di un crudele ricatto e, nel compiere questa impresa, abbiamo scoperto e forse neutralizzato un covo dell'Ingannatore; l'ultima prova ci si è presentata oggi stesso, quando siamo sopravvissuti a un agguato ordito con ogni probabilità proprio da un’adepta di quel culto insidioso.

Era questo, dunque, il mondo fuori da cui intendevi proteggermi e che, al tempo stesso, volevi che imparassi ad affrontare? Dopo tutti questi anni trascorsi a prepararmi, credo di poterti dire che mi sento pronta... O magari no, forse non lo sono ancora, ma so per certo di avere l’intenzione di provarci. L’ho compreso con chiarezza in questi ultimi giorni, ogni volta che ho sentito il cuore fremere nel petto per la paura: l’ultima soltanto poche ore fa, quando una freccia si è piantata a pochi centimetri dalla mia testa. Ma non dovrei raccontarti queste cose, non voglio darti motivo di preoccupazione. Sappi soltanto che desidero essere all’altezza di ciò che hai voluto fare di me.

Ci sono stata, sai? Alla Pietra del Giudizio... a casa tua. Quando l’ho vista, cinta dalle sue mura maestose e accoglienti, ho capito subito che non potevi che aver trascorso lì almeno una parte della tua vita. Forse un paladino, come Lady Avelyn? O magari un sacerdote, un attendente... Non sono potuta entrare: agli estranei non era consentito l'ingresso. Sono stata sul punto di insistere, di implorare Lady Avelyn fino a dirle che, in fondo, non ero del tutto estranea... che ero venuta a cercare te, o almeno a raccogliere tue notizie. Lei, tra tutti, non avrebbe potuto fingere di ignorarlo: fu proprio la sua voce, colta da me a sua insaputa in quella sera lontana mentre parlava con la più autorevole delle mie nove Madri, a rivelarmi le tue origini.

Avelyn Dorsen - Immagine

E tuttavia sapevo che non sarebbe stato possibile, né giusto, dar seguito a quei propositi. Se tu mi avessi voluta lì, mi avresti invitata... e allora non sarei stata una estranea, per tua volontà: quella stessa volontà che, non senza fatica, ho giurato a me stessa di rispettare. E così alla fine non ho potuto fare altro che sfiorarle da fuori, quelle mura maestose che non mi accoglieranno mai.

E tu, invece? Eri forse lì, questa mattina, a pochi passi da me? No, non c'eri: ne sono certa. Quelle pietre, le stesse che mi trattenevano fuori, continuavano a ripetermi che là dentro non vi era nulla ad attendermi, nulla che potessi davvero chiamare mio. Chissà, forse in questo momento sei a Benson, a combattere in nome del Protettore, oltre quel fiume lontano che si scorge dagli affacci di questa città meravigliosa. Se così fosse, potrei persino comprendere il perché della tua scelta: sarei stata il tuo punto debole, la minaccia sospesa sul tuo capo, un’arma di ricatto nelle trame di persone malvagie come Amelia e i suoi spregevoli emissari, utile soltanto a costringerti a compiere chissà quali azioni contro il tuo credo e la tua volontà.

È un pensiero che, in qualche misura, mi consola e mi spinge ad affrontare questa esperienza, e quelle che verranno, con tutta la fermezza di cui sarò capace: sostenuta dai miei compagni, forti e compatti come le pietre di quelle mura. E se un giorno dovessi tornare lì, al cospetto di quei bastioni poderosi, forse mi sentirò un po' meno estranea.

Non ti ho ancora detto che abbiamo portato a termine il nostro incarico: la vendita dell’anello affidatoci da donna Margethre. Domani visiteremo le rovine dell’Abbazia di Lindores, un luogo che ci è stato descritto come intriso di storie e leggende; poi credo che torneremo sui nostri passi fino a Brie. Non so che cosa accadrà al nostro ritorno: mi auguro che Lady Olivia valuti favorevolmente il mio operato e mi consenta di restare al fianco di messer Yacomus e dei suoi amici.

Sempre che a lui faccia piacere: ultimamente non riesco a parlargli molto, e temo che la solerzia con cui ho voluto procurargli un mantello protettivo, da me ideato per salvaguardare la sua incolumità, possa averlo in qualche modo infastidito. Persino quando ha saputo dell'agguato che abbiamo subito non ha mostrato particolare turbamento. Ho forse peccato di eccessiva premura nei suoi confronti? Le Sorelle della Soglia mi hanno insegnato molte cose, ma non come decifrare il silenzio degl

Ovunque tu sia, pregherò affinché il Protettore accompagni i tuoi passi, così come il Misericordioso continua a vegliare sui miei.

Non appena mi sarà possibile, ti scriverò ancora.

La Pietra del Giudizio - Immagine
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9 settembre 516
Venerdì 6 Febbraio 2026

Praeventio

Data a mano a Lady Olivia Alder,
Domina della Tenuta di Brie




Mia Signora,

con la presente desidero porgervi il mio più sincero ringraziamento per avermi accordato l’onore e l’opportunità di accompagnare il giovane messere Yacomus e i suoi compagni, permettendomi di vegliare su di lui non soltanto entro le mura della vostra casa, ma anche lungo i sentieri e nelle circostanze che la sorte ha voluto porre sul nostro cammino.

Se posso dirlo senza presunzione, quanto ho potuto vedere fino a questo momento mi ha confortata: Yacomus cammina circondato da compagni fedeli e leali, che in più occasioni si sono dimostrati pronti a porgere braccio e giudizio quando ve n’era bisogno. Ho colto in loro un rispetto sincero per Yacomus, dettato non soltanto dalle sue condizioni ma anche e soprattutto dalla fiducia che si è formata tra loro.

Quanto a messer Yacomus, mi permetto di riferirvi una valutazione preliminare sulla sua situazione, nel rispetto dei doveri che ho assunto presso di voi. Il giovane reca sul corpo i lasciti di una condizione che non può essere ricondotta alla sola gracilità. La resistenza allo sforzo è limitata: dopo marce prolungate o tensioni improvvise il respiro si fa corto, la fronte si imperla presto di sudore e il recupero richiede più tempo di quanto sarebbe lecito attendersi da un giovane uomo della sua età. Tali segni riconducono ragionevolmente a quel crudele lascito dell’infanzia di cui voi stessa mi avete parlato.

Per questo motivo ritengo che la sua capacità di sopportare ferite, freddo, pioggia, malanni di stagione e, più in generale, fatiche e avversità protratte nel tempo sia inferiore a quella dei compagni che lo affiancano. Ho timore che anche disagi minimi, come lesioni superficiali o contusioni di lieve entità, possano avere conseguenze più durature del consueto. Riporto queste osservazioni non per allarmarvi, ma perché, nel suo caso, una vigilanza costante e preventiva, insieme a una prudenza quotidiana, restano parte essenziale della tutela della salute.

Proprio per tale ragione ardisco a sottoporvi un’osservazione pratica. Ho notato che i suoi compagni indossano, chi più chi meno, protezioni per il corpo: cuoio rinforzato, maglie, parabracci e altri elementi che, senza ostacolare troppo i movimenti, possono deviare un colpo o attenuarne l’urto. Per Yacomus quel tipo di armatura risulterebbe inefficace: l’ingombro e il peso lo stancherebbero rapidamente, e l’oppressione sul torace potrebbe peggiorare il suo respiro nelle situazioni di affanno.

Per questo vi propongo, se riterrete opportuno, di far realizzare per lui un mantello rinforzato, concepito non come armatura, ma come indumento da viaggio degno del suo rango: leggero, confortevole, ben bilanciato, e tuttavia dotato, al suo interno, di inserti protettivi in punti strategici (spalle, parte alta del torace, fianchi), così da offrire una difesa discreta contro colpi obliqui, schegge, graffi e urti improvvisi, senza gravarlo eccessivamente.

Ho incluso a questa lettera alcuni schizzi esplicativi, che vi prego di considerare meri appunti, affinché, se lo desiderate, possiate consegnarli a un sarto di vostra fiducia e valutare insieme una foggia adeguata: sobria, robusta, e coerente con l’onore della Casa Alder.

Mantello Rinforzato - Immagine

Prima di congedarmi, desidero richiamare un aspetto importante, che sono certa potrà darvi conforto. Messer Yacomus è dotato di un intelletto formidabile e di una volontà sorprendentemente tenace, che ho potuto osservare più volte anche nei momenti di maggiore stanchezza e difficoltà. Dal punto di vista della cura e della tenuta nel tempo, tale disposizione dell’animo non è affatto trascurabile: una mente lucida e una determinazione costante possono sostenere il corpo ben oltre quanto le sole forze fisiche consentirebbero. Per questo, pur nella necessaria prudenza, sono fiduciosa che egli possieda risorse interiori capaci di contrastare, almeno in parte, il peso della sua condizione.

Vi ringrazio per l’attenzione che vorrete accordare a queste parole. La mia devozione al compito che mi avete affidato resta piena, e continuerò a vigilare sulla sicurezza e sul benessere di messer Yacomus con la massima cura.

Con rispetto,
Audra Vesper
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