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18 Maggio 518
Martedì 13 Gennaio 2026
Uno che non abbozza
Te ne facevi poco di giudici o di preti, tu che vedevi la giustizia come una faccenda di onore personale: eri il tipo per cui nulla nella vita conta come poter guardare in uno specchio e provare rispetto per l'uomo che ne viene restituito. L'esatto opposto di quel verme codardo, opportunista e senza un briciolo di dignità che ti avrebbe strappato la vita e usurpato le spoglie. Lingua tagliente come l'acciaio della tua spada, non badavi necessariamente ai risultati e ancor meno ai pericoli, ma ti saresti fatto fracassare tutte le ossa del corpo pur di tenere il punto con te stesso prima ancora che con il mondo.
Per dirla nel gergo dei verdurai del Borgo Nuovo di Amer, eri uno che non abbozza.
C'è stato un momento, nell'estate del 516, in cui ho pensato seriamente che saresti potuto essere un Paladino di Dytros assai migliore di me.
Ci trovavamo al margine sudorientale dell'Altopiano del Tuono, nella valle del Gadreel che i locali chiamano valle delle Acque Amare o valle del Torto - entrambi appellativi piuttosto efficaci nel rendere lo stato miserevole di quelle terre su cui tuttora spadroneggiano bande di tagliagole senza scrupoli e congreghe di servitori della Tenebra. Eravamo in missione sotto copertura presso il villaggio di Aràk, l'ultimo tuo incarico con noi del XXIIIesimo. Ce ne stavamo nel mezzo di una piccola folla di villici intenta ad assistere agli sproloqui di un'abominevole strega, tale Carnage Saidar di Yaqum, assai riverita in quelle contrade sventurate. Alle spalle di Carnage si stagliavano i ruderi vilipesi della Chiesa della Stretta Osservanza, un tempo principale centro di culto della valle ma ridotta sul finire della Guerra delle Lande ad un ammasso di macerie destinate a postribolo per la banditaglia del luogo. Come se non bastasse quelle sante pietre erano state successivamente oggetto di ulteriori indicibili profonazioni ed ora si trovavano infestate da dozzine di kreepar alati noti come Locuste dell'Abisso. Un luogo d'inferno, insomma, e come tale scelto quale teatro di crudeli sacrifici di innocenti. Un poveretto del posto veniva trascinato verso rovine dagli sgherri di Carnage per esser dato in pasto alle bestie lì annidate, la sua unica colpa l'aver contestato le parole deliranti di quella donna malvagia. Padre Engelhaft ed io ce ne restammo impietriti di fronte alla scena ma tu no, Vodan, tu ti facesti avanti tra la gente terrorizzata per protestare, raggiungesti i carnefici e provasti a farli desistere o quantomeno a rallentarli. Col rischio, assai concreto, di fare la stessa fine che di lì a poco sarebbe toccata a quello sfortunato sconosciuto. "Vodan ci sta infilando in un casino che non finisce mai!" ricordo di aver ringhiato ad Engelhaft, ma la verità è che ero pieno di ammirazione per quel gesto e mi vergognavo come un cane ad avertelo fatto compiere da solo.
Avevi le palle, Vodan, altroché se le avevi, e se noialtri avevamo preferito restarcene zitti e in disparte (per non compromettere l'esito della nostra missione in incognito, certo, ma soprattutto per non suicidarci in una battaglia senza speranza contro le forze soverchianti con cui la maledetta si era presentata ad Aràk), tu ti consegnavi a morte certa con disinvoltura sconcertante, senza la minima esitazione. Eri fatto così: se vedevi un torto non stavi a pensarci troppo, a soppesare rischi, compromessi, implicazioni...ti mettevi in gioco e provavi a raddrizzarlo, fanculo alle conseguenze. In questo sei sempre stato l'uomo che avrei voluto essere io.
C'è stato un altro momento poi, pochi giorni dopo, in cui ho capito che un Paladino non lo saresti potuto diventare mai: facesti spogliare il capo di una carovana di procacciatori di schiavi al servizio della solita Carnage, gli tagliasti l'uccello e ci mancò poco che glielo facesti mangiare. Poco più tardi gli avresti spiccato la testa impedendo a Padre Engelhaft di dare a quel meschino un'ultima opportunità di alleggerirsi la coscienza. Mutilare un prigioniero inerme e precludergli la possibilità di un pentimento sincero per il tramite di un Sacerdote... per la Regola di Dytros sono entrambe colpe imperdonabili.
In seguito avemmo modo di parlare di quell'episodio e mi spiegasti le tue ragioni: si trattava di pareggiare il conto che quel bastardo di Boone aveva aperto con la nostra amica e compagna d'armi Kelly Babel, un conto di quelli che, a Nuova Lagos come ad Achenar o a qualsiasi altra latitudine, si pagano col sangue. Parole sante, avrebbe detto il me stesso di solo qualche anno fa, quel ragazzino arrogante e pieno di rancore che non sapeva distinguere la vendetta dalla giustizia. Ti dissi come la pensavo, mi rispondesti che ci avresti rimuginato sopra...ormai è troppo tardi per chiederti a quali conclusioni fossi giunto.
"Alle Ombre non frega un cazzo in ogni caso", mi avresti probabilmente detto con una scrollata di spalle e quel tuo sorriso truce.
E così, amico mio, sei morto nel giorno dell'Eterno Avversario i cui campioni per ben due volte avevi lasciato con un palmo di naso nel Cariceto di Amedran. Per quel che può valere la pelle l'hai saputa vendere carissima: sono certo che Bondred abbia maledetto il tuo nome mille volte nei giorni di tormento che gli hai inflitto con il tuo ultimo stratagemma. Si può ben dire, in effetti, che ti sia riuscito di andargli di traverso al punto da far sì che si strozzasse...noialtri in fondo ci siamo solo assicurati che se ne restasse stecchito una volta per tutte. E' stato un onore finire quello che hai iniziato.
Ci lasciamo alle spalle la Torre XII avvolta dalle fiamme, una pira funebre che sono sicuro non ti sarebbe dispiaciuta. Addio, Vodan, e grazie. Questa vittoria è tua.
18 Maggio 518
Martedì 13 Gennaio 2026
Bondred
Eccomi qua, impelagato nella solita discussione furibonda coi miei compagni del XXIIIesimo, di quelle che preludono inevitabilmente o ad un'azione diretta ad altissimo rischio, senza bisogno di andare troppo per il sottile con le precauzioni tattiche o, altrettanto spesso, ad una ritirata di fronte ad un nemico troppo al di sopra delle nostre possibilità...e sembra evidente a tutti che stavolta ci troviamo in quest'ultimo caso. Mi copro il volto con le mani per nascondare la rabbia e soffoco a stento un'imprecazione mentre Kailah per l'ennesima volta ripete che non è disposta ad affrontare Bondred ben sapendo come andrebbe, con Colin che le dà man forte e spinge per non mettere a repentaglio l'esito della nostra vera missione.
E con Bondred andrebbe malissimo, anzi E' andata malissimo, anche se noi di questo non conserviamo alcun ricordo visto che Vela è stata costretta riavvolgere il tempo con quel suo potere misterioso che già ci aveva salvato la vita durante l'assalto all'Asilo, e per ben due volte. L'ultima le è stata fatale, proprio come preannunciato dal Demone che glielo aveva concesso nel Mondo-tra-i-Mondi, ed ora ci troviamo con una compagna in meno da schierare ed un'amica morta in più da piangere.
La determinazione della soldataccia dell'Armata del Corno mi ha lasciato senza parole: con la supponenza che caratterizza molti uomini di Fede continuo a sottovalutare la forza delle motivazioni di chi non serve un Dio ma uno stendardo, un ideale, una compagnia di amici e di fratelli. E dire che di gente così ne ho conosciuta tanta da questa parte della barricata come dall'altra: Dunc, Ramsey, Ali, certo, ma anche Manuel Raven e a modo suo persino quel figlio di troia di Hador Varchmann - non importa se amici o nemici, tutti uomini e donne che hanno saputo morire da eroi in nome di ciò in cui credevano. Come loro, Vela ha dato tutto pur di darci una chance di prevalere in una battaglia che non sarebbe potuta essere più lontana dalla sua.
E noi come la ripaghiamo? Dandocela a gambe?
Purtroppo però i miei compagni hanno ragione. Possiamo fare e rifare i conti fino a quando si sarà sciolto l'Inferno Ghiacciato ma i numeri continueranno a non tornare: non c'è modo di proteggere Engelhaft nel compimento del rituale di esorcismo presso la Torre XII e contemporaneamente impedire a Bondred di mandare tutto all'aria con la sua fottuta reliquia. Poco importa se, stando alla lettera che Vela ci ha ingegnosamente recapitato da un altro tempo, Sven, Colin ed io saremmo riusciti a piegare la maledizione della Torre...non è mai successo e non succederà mai con Bondred lì fuori a macellare chiunque tentasse di fermarlo.
E' davvero difficile rinunciare all'opportunità che Vodan e Freya hanno così a caro prezzo costruito ma più mi sforzo di trovare un modo, uno qualsiasi, per farla funzionare e più mi verrebbe voglia di prendere a testate queste pietre maledette. Di certo non possiamo considerare accettabile la perdita di Morna, di Freya, di Kalya Niadh - e questo sorvolando sulla sicura possessione di Kailah da parte gli Dei solo sanno cosa si annida nell'anello di Osteirn Bach. E un discorso a parte andrebbe poi fatto sulla follia di mettere a repentaglio la nostra vera missione: se le prove non raggiungono Dossler e se non c'è Engelhaft a portarle, assicurandosi che la Sorella Custode le prenda sul serio, tutto quello che abbiamo fatto per arrivare qui sarà stato inutile...tanto valeva non metterci proprio piede nel Corno del Tramonto, due anni fa.
Proviamo a valutare una ritirata tattica verso Dossler, il tempo di portare le prove al sicuro e di farci mettere a disposizione dei rinforzi e poi fare ritorno alla Torre XII con l'obiettivo di eliminare Bondred mentre la sua trasmigrazione corporea è ancora in corso. Con tutte le incertezze sui modi, sui tempi e sulle reali possibilità di successo di un'azione simile sembra comunque assai più promettente dell'alternativa, perlomeno finché Kalya Niadh non sottolinea come il nostro avversario sa benissimo chi siamo e darà per scontato che abbiamo compreso la vera natura del suo nascondiglio...anche ammesso che la Sorella Custode si rivelasse disposta a concederci dei rinforzi sfidando l'autorità del Margravio, e che con questi rinforzi riuscissimo a tornare prima che Bondred se la sia data a gambe con un nuovo aspetto, troveremmo chissà quali forze ostili a presidiare la Torre e a tenerci fuori.
E allora? Scende un silenzio sconsolato.
Prende la parola Freya, la sua proposta non è male: mentre noi proseguiremmo verso Dossler, lei userebbe il suo potere da Innalzata per infiltrarsi nella Torre XII celata dall'ombra di qualche piccolo animale che non attiri l'attenzione, per poi saltare fuori ed eliminare Bondred durante la paralisi indotta dal suo stesso rituale. Rischi enormi, certo, ma una possibilità di successo, per quanto remota, potrebbe averla. Kailah non è affatto d'accordo però, e ribadisce che non si può incoraggiare Freya, Innalzata sì ma pur sempre poco più di una bambina, a gettare la propria vita in modo così avventato. Non ho modo di convincerla altrimenti.
E' il turno di Morna e Kalya Niahd, e anche stavolta il piano sembra avere qualche merito: Morna impiegherebbe l'Anello di Osteirn Bach per alimentare le proprie facoltà magiche e in questo modo non le sarebbe difficile neutralizzare Bondred. Ci sarebbe un caveat, però: alla forza che abita nell'Anello non può essere consentito di impadronirsi del corpo di Morna e a Kalya Niadh toccherebbe il compito di assicurarsi che ciò non accada...con una lama affilata da piantare nel cuore della sua stessa guida spirituale una volta messo fuori combattimento l'Innalzato. Mi mordo le labbra per la frustrazione: sarebbe come per Padre Engelhaft rompere la testa a bastonate al Vescovo di Feith... non se ne parla proprio.
Intervengo per propormi io, affiancato da chiunque se la senta, per una resa dei conti in campo aperto. Il resto della compagnia si sgancerà per scortare Engelhaft verso Dossler: compiere il rituale di esorcismo e neutralizzare Bondred, per come stanno le cose, non sono obiettivi che possiamo conseguire contemporaneamente se non a prezzo di perdite insostenibili. Se abbattessimo il corpo posseduto dall'Innalzato e mettessimo in sicurezza la reliquia che custodisce la sua anima marcia, però, la purificazione della Torre XII non sarebbe più così urgente, e potrebbe essere rimandata a quando se ne presentasse l'occasione. Come era fin troppo facile prevedere i miei compagni sollevano mille obiezioni e non serve a niente spiegar loro che con ogni probabilità Bondred è un Sekhmet, un servitore della Tenebra la cui forza cresce in base al numero dei suoi avversari...al di là di Padre Engelhaft che dovrà necessariamente consegnare i documenti che abbiamo raccolto alla Sorella Custode, tutti insistono per rimanere e fare la loro parte.
Ragioniamo su un piano. Il nostro avversario sa che abbiamo qualche carta da giocarci non si arrischierebbe mai a darci battaglia se da questo non dipendesse la sua sopravvivenza. Nella sua attuale destinazione a laboratorio alchemico la Torre XII è piena di composti altamente infiammabili. In virtù dello scherzetto che gli hanno tirato Vodan e Freya il corpo che Bondred occupa ha letteralmente le ore contate. Se la Torre-laboratorio fosse danneggiata al punto di non poter più ospitare il rituale di passaggio ad un nuovo ricettacolo, per dire, da un incendio, Bondred sarebbe fottuto...
Il resto viene da sé. Colin supervisiona i preparativi e, quando è il momento, fa cenno ad Engelhaft di allontanarsi dalla torre. Il tempo di piazzarci davanti all'ingresso e l'innesco viene acceso, a questo punto si tratta solo di aspettare che il nostro uomo si faccia - per così dire - vivo. Malgrado le mie proteste Kailah indosserà l'Anello e scatenerà il suo potere terrificante sul nemico non appena ci arriverà a portata; sarà poi la volta di Sven, Freya e me, che lo ingaggeremo in corpo per fare a pezzi quel che resta. Colin, Morna, Kalya Niadh e Annie (miracolosamente riunitasi a noi dopo aver sbaragliato i suoi inseguitori con l'aiuto di Freya) interverranno per ultimi se noi dovessimo cadere. Provo a dire ad Annie che se ingaggerà Bondred sicuramente sprofonderà verso il Risveglio Funesto, sostenendo con difficoltà lo sguardo dei suoi occhi non più umani. "Poco fa dicevi che Freya ha il diritto di rischiare la sua vita per combattere Bondred, se lo desidera, come tutti noi. Questo vale anche per me. Ci stiamo giocando il tutto per tutto, tutti quanti." Argomento chiuso, oggi proprio non mi dà retta nessuno.
"Sta arrivando." Come sempre la voce di Freya non tradisce alcuna emozione. Mi chiedo se la sua inquietante imperscrutabilità sia conseguenza del suo Innalzamento o se non sia piuttosto il modo con cui il suo vero sé sta contenendo l'influenza demoniaca che le cresce dentro: non mi aspetterei nulla di meno dalla sorella di Vodan.
Ed in effetti una sagoma umana comincia a farsi avanti dalla fattoria poco distante. E' ad un centinaio di passi da noi e si muove senza fretta. Man mano che si avvicina non posso non notare che se la stazza è quella imponente del nostro compagno defunto, l'andatura è diversa in modo straniante. Un ladro di corpi...ne giravano di voci sul suo conto da quando riuscì a primeggiare nella sanguinosa arena allestita da Varchmann per poi svanire come uno spettro, ma nessuno avrebbe potuto mai immaginare che il misterioso primo Innalzato di Dioghail nascondesse una natura così immonda.
"Ehilà". La voce metallica e potente che proviene dal mascherone di ferro ha il tono affabile del nostro ultimo incontro.
Rispondo al suo saluto avvicinando la mano all'elsa di Jaegerin. Stando al resoconto postumo di Vela questo mostro è in grado di superare grandi distanze in un batter d'occhio, se necessario anche attraversando la solida pietra...potrebbe piombarci addosso in ogni momento.
"E così avete trovato la mia torre". Si ferma e ci squadra dalla distanza.
"Una pura casualità" lo rassicuro. Se siamo arrivati qui alla Torre XII è solo per aggirare le squadre a cavallo del Cordone di pattuglia a sud-est: eravamo alla disperata ricerca di un nascondiglio e di certo non ci aspettavamo di incappare in un santuario di Morgoblath. Già... eppure stanotte ho vagato in sogno per le oscure aule della Cripta del Lupo, Jaegerin stretta nel pugno, e al risveglio mi è rimasta addosso la stessa sensazione di urgenza già provata sulla soglia del Sanatorio a Ghaan e in cima al vallone di Gretel.
Quasi che mi leggesse nel pensiero Bondred parla di coincidenze che a suo dire non esistono, di catene di eventi che necessariamente devono avere luogo a dispetto delle nostre percezioni. Prova a convincerci a cedergli il campo, a lasciarci tutto alle spalle per giungere vivi e vittoriosi a Dossler.
Gli vomito addosso tutto il mio disprezzo. Lo accomuno agli esseri più infimi e sudici che strisciano sulla terra, cari solo al Dio dei Veleni. Gli dico che nella sua smania di sopravvivere a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo di lui non è rimasto più nulla, se un tempo è vissuto un Bondred ora al suo posto c'è solo un'infezione il cui unico demente scopo è propagarsi ancora e ancora seminando ovunque morte e rovina. Sei davvero tu a parlarmi, abominio, o è solo la pestilenza di Morgoblath che ha preso le sembianze della tua mente come tu prendi quelle dei corpi che infesti?
L'Innalzato si finge offeso dalle mie parole. Prova ancora a mostrarsi conciliante, spinge per trovare un accomodamento ed evitare uno scontro inutile e potenzialmente letale per noi come per lui. Abbiamo ascoltato dalla voce di Freya il racconto dei supplizi che questo mostro ha inflitto a Vodan per piegarlo al suo maleficio, sappiamo del sadico entusiasmo con cui si è dedicato alla distruzione fisica e spirituale del nostro compagno...non potranno mai esserci accomodamenti.
Gli rispondo indicando la Torre alle nostre spalle e accennandogli alla nostra opera di purificazione già ben avviata. Gli dico che troverà un messaggio per lui da parte di Vodan inchiodato al portone, se non ha paura di scottarsi.
"Questo non posso consentirlo" ribatte glaciale. Ce ne ha messo a perdere il buon umore, penso. "Vorrà dire che dovrò uccidervi." Sguaina le sue lame e riprende ad avanzare.
Ci siamo. In serbo per Bondred abbiamo diverse sorprese: l'Anello di Osteirn Bach, le ultime magie residue di Morna, i preparati alchemici di Colin, la mia Jaegerin. Quella più terribile, il Gaol Scathan, su di lui che è privo di un vero spirito vitale però non potremo impiegarla...ma questo Bondred non lo sa, e in base al testamento di Vela farà di tutto per impedirci di usarla. Tanto vale sfruttare i pochi secondi che ci separano dall'inizio della battaglia per confonderlo. Menziono lo specchio magico e mi sforzo di ostentare una grande sicurezza nella sua capacità di intrappolare l'Innalzato non appena sarà a tiro.
Lui non si scompone. "Vi siete già vantati di quello specchio e di come può intrappolare le sue vittime." Punta la spada verso Freya. "Vuoi sapere cosa penso? Lei è stata lì dentro...ed è viva: non vedo perché dovrei morirci io. Se anche riusciste a catturarmi presto o tardi troverei il modo di uscire, fosse anche tra mille anni. A differenza tua so essere paziente... ti devi essere proprio svegliato male stamattina." Questo stronzo ha sempre la risposta pronta, bisogna concederglielo. Poco male, l'importante è che non si aspetti da noi altri assi nella manica, che almeno parte delle sua mente sia occupata a guardarsi dall'unico attacco che non gli sferreremo.
E' arrivato a poco meno di cinquanta passi. Alle mie spalle sento la voce di Kailah declamare sillabe incomprensibili nella lingua della Magia e immediatamente una tempesta di strali luminosi mi sfreccia attorno ad una velocità impossibile per piombare sull'Innalzato, dilaniandolo. Credo di aver già visto un potere del genere all'opera molti mesi fa, e sempre a danno di un servitore della Tenebra, ma se l'incantesimo di Lex Kreuk ci aveva lasciati tutti atterriti il suo ricordo impallidisce di fronte alla devastazione scatenata dalla nostra maga. Uryen batte Ghaan anche stavolta, penso con un mezzo sorriso.
Bondred però riesce a restare in piedi, le braccia incrociate a protezione della testa. "Questa l'ho sentita...ne hai altre?" ringhia sprezzante.
Kailah non si fa pregare: soddisfa la sua curiosità con altre due raffiche di strali che gli straziano le carni. E' il nostro momento: scatto in avanti assieme a Sven e Freya per finire il lavoro prima che le oscure benedizioni di Morgoblath abbiano il tempo di rimarginare le ferite del Sekhmet. Colin è subito dietro di noi, e devo dire che sono felice che malgrado le sue perplessità rispetto a questo scontro non esiti a dare battaglia in prima persona. Il tutto per tutto, tutti quanti, come diceva Annie poco fa.
L'Innalzato è caduto in ginocchio ma ha fatto a tempo a rialzarsi prima del nostro arrivo. Sembra malfermo sulle gambe e, per quanto continui a stringere una spada nella destra, la sua guardia appare stentata. Ovunque sulle carni pallide del corpo che fu di Vodan si indovinano, al di sotto delle protezioni curiosamente intatte, linee nere sottili e precise i come disegni di un tatuatore elsenorita alcune delle quali però sembrano sbiadire a vista d'occhio: se non lo finiamo ora questo bastardo tornerà in forze e a quel punto sarà davvero dura averne ragione. Sven e io partiamo all'assalto, lui si prepara a riceverci come meglio può...ma il suo meglio, in queste condizioni, non è sufficiente. Con un colpo spaventoso Sven abbatte la sua spada sul braccio destro di Bondred, già flagellato dalla magia di Kailah, arrivando quasi a mozzarlo di netto. Jaegerin, ormai animata di vita propria, si lancia sicura verso il volto del nemico e pare danzare attorno alla daga mancina di Bondred prima di schiantarsi sul suo cimiero, tranciandolo via come se fosse una maschera di cartapesta assieme ad una buona porzione di scatola cranica.
I miei occhi incontrano l'unico rimasto ai resti profonati di Vodan, un bulbo vitreo e morto eppure sconvolto da un terrore inconcepibile. Sarebbe un buon momento per una battuta sferzante, di quelle che gli spadaccini di Achenar si tengono da parte per rendere ancor più memorabile l'ultima stoccata di un duello, ma è l'acciaio di Jaegerin a esigere l'ultima parola. Un singolo sanguinoso istante e la Cacciatrice spicca di netto la testa del nemico consegnandolo per sempre all'Inferno Ghiacciato.
Vodan ti manda i suoi saluti, penso, mentre con un movimento del polso scuoto via dalla lama il sangue marcio del nostro avversario più spregevole.
18 Maggio 518?
Venerdì 26 Dicembre 2025
Troppo bello per essere vero
L'ultimo dei fantocci imbalsamati crolla al suolo e la sua carcassa si confonde nel carname degli altri che lo hanno preceduto: un'orripilante distesa di membra tranciate, di torsi fracassati, di teste spiccate (riconosco quella del povero Proutzo, per quanto innaturalmente avvizzata) che ingombra l'intera anticamera fin sotto ai nostri piedi. E neppure una goccia di sangue, circostanza che rende la scena se possibile ancora più inquietante. La battaglia sembra finita, ma Jaegerin continua ad avvampare nel mio pugno come una fiaccola, bramosa di altra carne nera da fendere. La luce argentea dell'antica lama di Cantor illumina il profilo di Sven al mio fianco, piantato sulla soglia del laboratorio di Bondred con quella sua solita aria sorniona, quasi annoiata. "Sembrano finiti. Quanto ne ha ancora il prete?" mi chiede. Scuoto il capo. "A saperlo. Ma dubito che ce la caveremo così a buon mercato, al piano di sotto c'è un ripostiglio ancora zeppo di cadaveri". Mi risponde con un grugnito di disappunto, gli occhi fissi sulle scale avvolte nell'oscurità.
E' la seconda volta in poche settimane che ci troviamo in cima ad una scala, Sven ed io, a fare da baluardo contro l'assalto di mostruosità rianimate dalle forze della Tenebra. Nel santuario sepolto di Marduk così come qui alla Torre XII se è Jaegerin a sferrare i colpi decisivi sono i fendenti poderosi del gigante di Gulas ad aprirle un varco tra le difese del nemico. Alle nostre spalle Padre Engelhaft ripete ancora una volta le formule dell'esorcismo. La voce è incrinata e tradisce la sofferenza fisica che la maledizione della Torre, tuttaltro che rassegnata alla sconfitta, continua ad infliggergli.
Mi domando se non sia stato un azzardo folle, il nostro: siamo esausti, feriti e braccati, con prospettive di per sé già alquanto incerte di arrivare vivi a Dossler e consegnare alla Sorella Custode le prove delle malefatte di Osteirn Bach, di Gadman Scherer, dello stesso Burgravio di Uryen, e cosa ci mettiamo in testa di fare? Istigare una battaglia con la più nera delle potenze della Tenebra malgrado ciò metta drammaticamente a repentaglio il buon esito della nostra missione suprema? Che razza di Sacerdote è Engelhaft per arrogarsi un simile diritto, e che razza di Paladino sono io per assecondarlo nel gettare al vento gli insperati frutti del lungo lavoro che entrambi siamo stati inviati a compiere qui nel Corno del Tramonto? Eppure so cosa mi ha chiesto il Dio questa notte, e so cosa la Dea ha chiesto ad Engelhaft... con buona pace di Padre Valon oggi ci tocca combattere una cazzo di GUERRA DI DEI: le ragioni e i torti degli uomini non hanno più alcun significato.
D'un tratto le parole del Sacerdote si interrompono. Un brivido di orrore mi corre lungo la schiena e mi giro di scatto per assicurarmi che non gli sia accaduto niente.
La vampa emessa da Jaegerin fatica a dissipare la sinistra caligine che d'un tratto ha invaso la stanza ma attraverso l'aria torbida riesco a scorgere Engelhaft a pochi passi di distanza, intento a guardarsi attorno con occhi ormai incapaci di vedere, curvo come se stesse sopportando sulle spalle un peso terrificante... mi fa pensare ad un vecchio cieco, smarrito nel folto di una nera foresta e circondato dai latrati di lupi famelici. Intorno a lui si indovinano le sagome di Kailah, di Colin, di Vela, vaghe e spettrali.
"Qualcosa sta cambiando" mormora allarmato, poi aggiunge in tono deciso: "Kalina ha bisogno di aiuto. Non possiamo consentire che la nera reliquia arrivi qui, non prima che sia compiuto ciò che abbiamo iniziato." Il mio sguardo incontra quello di Kailah. "Bondred" le dico. Annuisce. "Dovete fermarlo. Sven, Colin e io serviamo qui." Esausta, ripetutamente ferita nel corso degli scontri con le pattuglie di Uryen, fa cenno a Vela di seguirla e si avvia verso le scale. Mentre passa tra me e Sven apro la bocca per dirle di fare attenzione: Bondred sa del Gaol Scathan e sicuramente si giocherà il tutto per tutto in un assalto fulmineo e disperato pur di non lasciarsi imprigionare. A dispetto della fatica e delle ferite la mia compagna appare lucida e determinata come non mai - farà ciò che deve, senza risparmiarsi e a qualsiasi costo, inutile sprecare il fiato in sciocche raccomandazioni. Resto quindi in silenzio e provo a concentrarmi sul lavoro che resta ancora da fare qui alla torre senza cedere allo sconforto.
Sembrava troppo bello per essere vero.
Nel tentativo di evitare i tagliagole greyhavenesi del Cordone siamo finiti qui alla XII, l'unica tra le torri di Uryen a cui non ci eravamo mai avvicinati nei nostri due anni di servizio nell'esercito, al termine di una lunga deviazione verso ovest. Che fosse il nascondiglio di Bondred ce l'ha dato ad intendere lui stesso un giorno fa nel corso della sua improbabile ambasceria presso la casa dove ci eravamo nascosti dopo l'attacco all'Asilo. E dire che al netto del mascherone di ferro da spauracchio di Samhain (e soprattutto del volto che si nascondeva lì sotto) sulle prime non mi è sembrato poi così peggiore di tanti avversari che fin lì ci avevano sbarrato il cammino, anzi: pragmatico, magari senza scrupoli ma in fondo ragionevole e disposto al compromesso, è riuscito a farsi passare per un povero diavolo costretto a far fronte alle circostanze orribili che la malasorte gli aveva fatto piovere addosso. Per corroborare la messinscena da ratto ansioso di abbandonare la nave che affonda ha persino provveduto ad eliminare l'orrore diabolico che Orstein Bach stava "coltivando" al piano superiore dell'Asilo e a presentarcene la prova. Ci siamo cascati con tutte le scarpe (con un'eccezione, a dir la verità, Kalya Niadh al termine di quell'assurdo abboccamento aveva condiviso con noi un commento di Morna che sul momento mi era sembrato quasi ingiustamente perentorio: "E' di gran lunga l'individuo più spregevole in cui mi sia mai imbattuta in questa epoca") e non abbiamo esitato a donargli una fiala del Sangue degli Antecessori pur di stringere un accordo che ci garantisse qualche possibilità di arrivare a Dossler senza dovercela vedere con lui, i suoi Pupilli e mezzo esercito di Uryen.
Solo dopo aver ascoltato il racconto di Freya sugli ultimi giorni di Vodan abbiamo capito quanto ci eravamo sbagliati sul conto di questo sadico abominio di Morgoblath e sulle desolanti implicazioni di avergli messo in mano una riserva di Sangue, ma sembrava - fino ad un momento fa, perlomeno - che fossimo ancora in tempo per far sì che la disperata vendetta del nostro compagno potesse andare a compimento. Ipotizzando che Bondred ed i Pupilli fossero impegnati a nord est nella caccia a Quorton Kraven, infatti, confidavamo di avere un'occasione d'oro per neutralizzare il teatro del suo prossimo rituale di trasmigrazione e condannarlo così a soccombere al Morbo dei Risvegliati, Sangue o non Sangue: Vodan è infatti riuscito ad infettare il proprio stesso corpo prima che gli venisse rubato, lasciando l'ignaro Innalzato con il proverbiale cerino in mano.
E invece lo stronzo proprio non vuole saperne di crepare fuori scena. Dobbiamo giocarci il tutto per tutto per impedire che arrivi qui: se il malvagio artefatto che porta con sè riuscisse a raggiungere la Torre prima della fine dell'esorcismo ne comprometterebbe irrimediabilmente l'esito e l'oscura maledizione di Morgoblath a quel punto ci spazzerebbe tutti via come moscerini.
L'eco dei passi di chi sta lasciando la Torre XII si affievolisce fino a svanire nell'oscurità che si spalanca oltre la soglia del laboratorio. La forza malefica che incombe su queste pietre sembra volerci concedere un momento di tregua ma non mi illudo: sta semplicemente raccogliendo le energie residue per sferrare un ultimo assalto micidiale. Sven ed io ne approfittiamo per riprendere fiato e per tirare su alla bell'e meglio una piccola barricata in mezzo alle scale. Trascorre una manciata di minuti scanditi dalle litanie di Engelhaft e dal tintinnio delle ampolle che Colin sta riempiendo di chissà quale diavoleria alchemica sottratta alle scorte di Bondred che possa essere efficace contro l'orda di corpi rianimati che presto piomberà su di noi, poi un tonfo sordo, un altro, e un altro ancora annunciano che il nemico è tornato a farsi sotto. Mi sporgo oltre la porta scorgo una sagoma vagamente umanoide avanzare nelle tenebre e inerpicarsi sulla scala. Si muove in modo sorprendentemente naturale, assai diverso dagli scatti meccanici, quasi da insetto, che caratterizzavano le creature che l'hanno preceduta. Una volta che è entrato nel raggio della luce di Jaegerin riesco a distinguere meglio le fattezze del mostro: un coagulo ripugnante di membra assemblate in una parodia di forma umana in armi, sormontata dalla testa imbalsamata e rinsecchita di Steven Mahl. Fisso i miei occhi nei suoi ed avverto immediatamente su di me l'influsso della Tenebra che anima quei resti: il sangue mi si ghiaccia nelle vene, una nausa terribile mi stritola lo stomaco. Faccio fatica a rimanere in piedi mentre la creatura si avventa sulla barricata che gli sbarra il passo e comincia a farla a pezzi a colpi di spada sferrati con una potenza sovrumana. Riesco a riavermi e a tentare un affondo dall'alto che manca di poco il bersaglio. Sento che sto per soccombere nuovamente all'immondo potere di Morgoblath e non posso fare altro che battere in ritirata nel laboratorio.
Non c'è tempo di tirare il fiato. Colin mi offre un'ampolla di acido che afferro senza pensarci troppo su. La mia mira non è mai stata un granché e oggi purtroppo non riesco a fare meglio del solito: tornato in cima alla scala tento un lancio contro la creatura che ormai ha superato la barricata e sta salendo inesorabile verso di noi, ma il vetro si frantuma su una parete, il liquido schizza sui resti della barricata alle spalle del mostro. Merda, penso, mentre una nuova ondata di malessere mi invade il corpo. Le lacrime mi offuscano la vista, la forza nelle braccia inizia a mancarmi...devo ritirarmi nuovamente. Mi posiziono accanto a Sven e mi preparo a difendere l'ingresso del laboratorio, nostra ultima linea di difesa.
La maschera funebre che un tempo era il volto di Steven Mahl emerge dalla soglia, gli occhi vitrei e distanti come quelli di un animale impagliato. Che razza di carnevalata d'inferno hai messo su, eh Bondred, pur di non rassegnarti a tirare le cuoia? Un vero e proprio guardaroba di carne realizzato coi corpi che hai abitato e dismesso...la sola idea mi farebbe venire il voltastomaco se non stessi già lottando con tutto me stesso per trattenere in gola il vomito. L'osceno campione del Dio dei Veleni si dimostra subito capace di una scherma assai più esatta rispetto alla rozza (per quanto terribilmente efficace) brutalità dei manichini umani che abbiamo sgominato poco fa, deflette i nostri attacchi senza difficoltà e contrattacca veloce come un lampo, tormentandoci con il potere del suo sguardo. Fatichiamo a tenerlo inchiodato sulla porta ma non possiamo concedergli neppure un passo in più: il suo vero obiettivo è Engelhaft e se il mostro dovesse arrivare a lui per noi ogni speranza sarebbe perduta. Né possiamo pensare di tenerlo a bada fino al compimento del rito, perché con ogni secondo che passa il peso del suo sguardo diabolico diventa sempre più insopportabile. Dobbiamo chiuderla qui e adesso.
Come se mi leggesse nel pensiero Sven si lancia all'attacco con tale rapidità da cogliere alla sprovvista sia me che il nostro avversario, travolgendolo con un fendente che gli squarcia il torace e lo fa capitombolare in fondo alle scale. "Qui e adesso" ripeto tra me e me, e mi avvento sulla creatura ancora atterrata per fracassarle il cranio prima che possa riaversi. Sollevo Jaegerin per abbatterla sul viso distorto di Steven Mahl, le rune incandescenti sulla lama danzano nell'oscurità. Non ci sarebbe neppure bisogno di sferrare il colpo: mentre l'essere tenta di mettersi in ginocchio e sollevare la spada per difendersi le orribili cuciture che attraversano la sua pelle si lacerano, la carne morta si sfalda e cade a pezzi, le ossa ormai nude si sbriciolano. La Torre ha esaurito il suo nefando potere ed è costretta ad ammettere la sconfitta, del suo ultimo difensore non resta che un mucchio di polvere biancastra.
Dalla cima delle scale fa capolino Sven. "Adesso però sono finiti per davvero, eh?". Intorno a me la caligine si sta lentamente dissipando come se sospinta via da una brezza gentile. Credo di sì, amico mio, credo proprio che contro ogni pronostico ce l'abbiamo fatta e siamo tutti sopravvissuti per poterlo raccontare. Penso ad Annie, ormai da giorni sul punto di soccombere alla forza demoniaca che si annida in lei e ora da qualche parte là fuori con alle calcagna Deren, quel fottuto spione Innalzato al servizio della Mantide, assieme ai soldati del Cordone e ai loro mastini. Penso a Kailah, a Vela, a Freya, a Kalya Niadh e Morna là fuori a vedersela con Bondred. Chissà come se la stanno cavando... se il bastardo non è venuto a romperci le uova nel paniere con ogni probabilità le nostre compagne sono riuscite ad averne ragione. Pochi minuti ancora e il rito purificatorio è finalmente completato. Ormai libero dalla morsa della maledizione della Torre Padre Engelhaft appare nuovamente in forze, si guarda intorno e annuisce soddisfatto. "Qui abbiamo finito. Possiamo andare!" Non ce lo facciamo ripetere.
Lasciamo la Torre XII e ci precipitiamo verso la fattoria poco distante dove Kalya Niahd aveva fatto riparare Morna per sottrarla agli effetti della maladizione di Morgoblath. Vela è affacciata sulla soglia spalancata dell'edificio e sbraccia nella nostra direzione. La sua espressione sconvolta mi fa capire al volo che le cose qui sono andate parecchio male. "Bondred?" le chiedo. "Pensiamo sia morto" mi risponde con voce strozzata. "E allora perché quella faccia?" "Morna...Freya...e c'è Kailah che..." Guardo dentro senza dire altro. Sul pavimento dell'ingresso accanto alla carcassa mutilata di Bondred c'è il corpo senza testa della povera Freya. Poco distante vedo Kailah, ferita e sanguinante, che cerca a fatica di tenersi in piedi aggrappandosi ad un muro. Sul lato opposto della stanza Kalya Niadh se ne sta china su Morna esanime col viso nascosto tra le mani.
Eh sì, sembrava davvero troppo bello per essere vero.
E' la seconda volta in poche settimane che ci troviamo in cima ad una scala, Sven ed io, a fare da baluardo contro l'assalto di mostruosità rianimate dalle forze della Tenebra. Nel santuario sepolto di Marduk così come qui alla Torre XII se è Jaegerin a sferrare i colpi decisivi sono i fendenti poderosi del gigante di Gulas ad aprirle un varco tra le difese del nemico. Alle nostre spalle Padre Engelhaft ripete ancora una volta le formule dell'esorcismo. La voce è incrinata e tradisce la sofferenza fisica che la maledizione della Torre, tuttaltro che rassegnata alla sconfitta, continua ad infliggergli.
Mi domando se non sia stato un azzardo folle, il nostro: siamo esausti, feriti e braccati, con prospettive di per sé già alquanto incerte di arrivare vivi a Dossler e consegnare alla Sorella Custode le prove delle malefatte di Osteirn Bach, di Gadman Scherer, dello stesso Burgravio di Uryen, e cosa ci mettiamo in testa di fare? Istigare una battaglia con la più nera delle potenze della Tenebra malgrado ciò metta drammaticamente a repentaglio il buon esito della nostra missione suprema? Che razza di Sacerdote è Engelhaft per arrogarsi un simile diritto, e che razza di Paladino sono io per assecondarlo nel gettare al vento gli insperati frutti del lungo lavoro che entrambi siamo stati inviati a compiere qui nel Corno del Tramonto? Eppure so cosa mi ha chiesto il Dio questa notte, e so cosa la Dea ha chiesto ad Engelhaft... con buona pace di Padre Valon oggi ci tocca combattere una cazzo di GUERRA DI DEI: le ragioni e i torti degli uomini non hanno più alcun significato.
D'un tratto le parole del Sacerdote si interrompono. Un brivido di orrore mi corre lungo la schiena e mi giro di scatto per assicurarmi che non gli sia accaduto niente.
La vampa emessa da Jaegerin fatica a dissipare la sinistra caligine che d'un tratto ha invaso la stanza ma attraverso l'aria torbida riesco a scorgere Engelhaft a pochi passi di distanza, intento a guardarsi attorno con occhi ormai incapaci di vedere, curvo come se stesse sopportando sulle spalle un peso terrificante... mi fa pensare ad un vecchio cieco, smarrito nel folto di una nera foresta e circondato dai latrati di lupi famelici. Intorno a lui si indovinano le sagome di Kailah, di Colin, di Vela, vaghe e spettrali.
"Qualcosa sta cambiando" mormora allarmato, poi aggiunge in tono deciso: "Kalina ha bisogno di aiuto. Non possiamo consentire che la nera reliquia arrivi qui, non prima che sia compiuto ciò che abbiamo iniziato." Il mio sguardo incontra quello di Kailah. "Bondred" le dico. Annuisce. "Dovete fermarlo. Sven, Colin e io serviamo qui." Esausta, ripetutamente ferita nel corso degli scontri con le pattuglie di Uryen, fa cenno a Vela di seguirla e si avvia verso le scale. Mentre passa tra me e Sven apro la bocca per dirle di fare attenzione: Bondred sa del Gaol Scathan e sicuramente si giocherà il tutto per tutto in un assalto fulmineo e disperato pur di non lasciarsi imprigionare. A dispetto della fatica e delle ferite la mia compagna appare lucida e determinata come non mai - farà ciò che deve, senza risparmiarsi e a qualsiasi costo, inutile sprecare il fiato in sciocche raccomandazioni. Resto quindi in silenzio e provo a concentrarmi sul lavoro che resta ancora da fare qui alla torre senza cedere allo sconforto.
Sembrava troppo bello per essere vero.
Nel tentativo di evitare i tagliagole greyhavenesi del Cordone siamo finiti qui alla XII, l'unica tra le torri di Uryen a cui non ci eravamo mai avvicinati nei nostri due anni di servizio nell'esercito, al termine di una lunga deviazione verso ovest. Che fosse il nascondiglio di Bondred ce l'ha dato ad intendere lui stesso un giorno fa nel corso della sua improbabile ambasceria presso la casa dove ci eravamo nascosti dopo l'attacco all'Asilo. E dire che al netto del mascherone di ferro da spauracchio di Samhain (e soprattutto del volto che si nascondeva lì sotto) sulle prime non mi è sembrato poi così peggiore di tanti avversari che fin lì ci avevano sbarrato il cammino, anzi: pragmatico, magari senza scrupoli ma in fondo ragionevole e disposto al compromesso, è riuscito a farsi passare per un povero diavolo costretto a far fronte alle circostanze orribili che la malasorte gli aveva fatto piovere addosso. Per corroborare la messinscena da ratto ansioso di abbandonare la nave che affonda ha persino provveduto ad eliminare l'orrore diabolico che Orstein Bach stava "coltivando" al piano superiore dell'Asilo e a presentarcene la prova. Ci siamo cascati con tutte le scarpe (con un'eccezione, a dir la verità, Kalya Niadh al termine di quell'assurdo abboccamento aveva condiviso con noi un commento di Morna che sul momento mi era sembrato quasi ingiustamente perentorio: "E' di gran lunga l'individuo più spregevole in cui mi sia mai imbattuta in questa epoca") e non abbiamo esitato a donargli una fiala del Sangue degli Antecessori pur di stringere un accordo che ci garantisse qualche possibilità di arrivare a Dossler senza dovercela vedere con lui, i suoi Pupilli e mezzo esercito di Uryen.
Solo dopo aver ascoltato il racconto di Freya sugli ultimi giorni di Vodan abbiamo capito quanto ci eravamo sbagliati sul conto di questo sadico abominio di Morgoblath e sulle desolanti implicazioni di avergli messo in mano una riserva di Sangue, ma sembrava - fino ad un momento fa, perlomeno - che fossimo ancora in tempo per far sì che la disperata vendetta del nostro compagno potesse andare a compimento. Ipotizzando che Bondred ed i Pupilli fossero impegnati a nord est nella caccia a Quorton Kraven, infatti, confidavamo di avere un'occasione d'oro per neutralizzare il teatro del suo prossimo rituale di trasmigrazione e condannarlo così a soccombere al Morbo dei Risvegliati, Sangue o non Sangue: Vodan è infatti riuscito ad infettare il proprio stesso corpo prima che gli venisse rubato, lasciando l'ignaro Innalzato con il proverbiale cerino in mano.
E invece lo stronzo proprio non vuole saperne di crepare fuori scena. Dobbiamo giocarci il tutto per tutto per impedire che arrivi qui: se il malvagio artefatto che porta con sè riuscisse a raggiungere la Torre prima della fine dell'esorcismo ne comprometterebbe irrimediabilmente l'esito e l'oscura maledizione di Morgoblath a quel punto ci spazzerebbe tutti via come moscerini.
L'eco dei passi di chi sta lasciando la Torre XII si affievolisce fino a svanire nell'oscurità che si spalanca oltre la soglia del laboratorio. La forza malefica che incombe su queste pietre sembra volerci concedere un momento di tregua ma non mi illudo: sta semplicemente raccogliendo le energie residue per sferrare un ultimo assalto micidiale. Sven ed io ne approfittiamo per riprendere fiato e per tirare su alla bell'e meglio una piccola barricata in mezzo alle scale. Trascorre una manciata di minuti scanditi dalle litanie di Engelhaft e dal tintinnio delle ampolle che Colin sta riempiendo di chissà quale diavoleria alchemica sottratta alle scorte di Bondred che possa essere efficace contro l'orda di corpi rianimati che presto piomberà su di noi, poi un tonfo sordo, un altro, e un altro ancora annunciano che il nemico è tornato a farsi sotto. Mi sporgo oltre la porta scorgo una sagoma vagamente umanoide avanzare nelle tenebre e inerpicarsi sulla scala. Si muove in modo sorprendentemente naturale, assai diverso dagli scatti meccanici, quasi da insetto, che caratterizzavano le creature che l'hanno preceduta. Una volta che è entrato nel raggio della luce di Jaegerin riesco a distinguere meglio le fattezze del mostro: un coagulo ripugnante di membra assemblate in una parodia di forma umana in armi, sormontata dalla testa imbalsamata e rinsecchita di Steven Mahl. Fisso i miei occhi nei suoi ed avverto immediatamente su di me l'influsso della Tenebra che anima quei resti: il sangue mi si ghiaccia nelle vene, una nausa terribile mi stritola lo stomaco. Faccio fatica a rimanere in piedi mentre la creatura si avventa sulla barricata che gli sbarra il passo e comincia a farla a pezzi a colpi di spada sferrati con una potenza sovrumana. Riesco a riavermi e a tentare un affondo dall'alto che manca di poco il bersaglio. Sento che sto per soccombere nuovamente all'immondo potere di Morgoblath e non posso fare altro che battere in ritirata nel laboratorio.
Non c'è tempo di tirare il fiato. Colin mi offre un'ampolla di acido che afferro senza pensarci troppo su. La mia mira non è mai stata un granché e oggi purtroppo non riesco a fare meglio del solito: tornato in cima alla scala tento un lancio contro la creatura che ormai ha superato la barricata e sta salendo inesorabile verso di noi, ma il vetro si frantuma su una parete, il liquido schizza sui resti della barricata alle spalle del mostro. Merda, penso, mentre una nuova ondata di malessere mi invade il corpo. Le lacrime mi offuscano la vista, la forza nelle braccia inizia a mancarmi...devo ritirarmi nuovamente. Mi posiziono accanto a Sven e mi preparo a difendere l'ingresso del laboratorio, nostra ultima linea di difesa.
La maschera funebre che un tempo era il volto di Steven Mahl emerge dalla soglia, gli occhi vitrei e distanti come quelli di un animale impagliato. Che razza di carnevalata d'inferno hai messo su, eh Bondred, pur di non rassegnarti a tirare le cuoia? Un vero e proprio guardaroba di carne realizzato coi corpi che hai abitato e dismesso...la sola idea mi farebbe venire il voltastomaco se non stessi già lottando con tutto me stesso per trattenere in gola il vomito. L'osceno campione del Dio dei Veleni si dimostra subito capace di una scherma assai più esatta rispetto alla rozza (per quanto terribilmente efficace) brutalità dei manichini umani che abbiamo sgominato poco fa, deflette i nostri attacchi senza difficoltà e contrattacca veloce come un lampo, tormentandoci con il potere del suo sguardo. Fatichiamo a tenerlo inchiodato sulla porta ma non possiamo concedergli neppure un passo in più: il suo vero obiettivo è Engelhaft e se il mostro dovesse arrivare a lui per noi ogni speranza sarebbe perduta. Né possiamo pensare di tenerlo a bada fino al compimento del rito, perché con ogni secondo che passa il peso del suo sguardo diabolico diventa sempre più insopportabile. Dobbiamo chiuderla qui e adesso.
Come se mi leggesse nel pensiero Sven si lancia all'attacco con tale rapidità da cogliere alla sprovvista sia me che il nostro avversario, travolgendolo con un fendente che gli squarcia il torace e lo fa capitombolare in fondo alle scale. "Qui e adesso" ripeto tra me e me, e mi avvento sulla creatura ancora atterrata per fracassarle il cranio prima che possa riaversi. Sollevo Jaegerin per abbatterla sul viso distorto di Steven Mahl, le rune incandescenti sulla lama danzano nell'oscurità. Non ci sarebbe neppure bisogno di sferrare il colpo: mentre l'essere tenta di mettersi in ginocchio e sollevare la spada per difendersi le orribili cuciture che attraversano la sua pelle si lacerano, la carne morta si sfalda e cade a pezzi, le ossa ormai nude si sbriciolano. La Torre ha esaurito il suo nefando potere ed è costretta ad ammettere la sconfitta, del suo ultimo difensore non resta che un mucchio di polvere biancastra.
Dalla cima delle scale fa capolino Sven. "Adesso però sono finiti per davvero, eh?". Intorno a me la caligine si sta lentamente dissipando come se sospinta via da una brezza gentile. Credo di sì, amico mio, credo proprio che contro ogni pronostico ce l'abbiamo fatta e siamo tutti sopravvissuti per poterlo raccontare. Penso ad Annie, ormai da giorni sul punto di soccombere alla forza demoniaca che si annida in lei e ora da qualche parte là fuori con alle calcagna Deren, quel fottuto spione Innalzato al servizio della Mantide, assieme ai soldati del Cordone e ai loro mastini. Penso a Kailah, a Vela, a Freya, a Kalya Niadh e Morna là fuori a vedersela con Bondred. Chissà come se la stanno cavando... se il bastardo non è venuto a romperci le uova nel paniere con ogni probabilità le nostre compagne sono riuscite ad averne ragione. Pochi minuti ancora e il rito purificatorio è finalmente completato. Ormai libero dalla morsa della maledizione della Torre Padre Engelhaft appare nuovamente in forze, si guarda intorno e annuisce soddisfatto. "Qui abbiamo finito. Possiamo andare!" Non ce lo facciamo ripetere.
Lasciamo la Torre XII e ci precipitiamo verso la fattoria poco distante dove Kalya Niahd aveva fatto riparare Morna per sottrarla agli effetti della maladizione di Morgoblath. Vela è affacciata sulla soglia spalancata dell'edificio e sbraccia nella nostra direzione. La sua espressione sconvolta mi fa capire al volo che le cose qui sono andate parecchio male. "Bondred?" le chiedo. "Pensiamo sia morto" mi risponde con voce strozzata. "E allora perché quella faccia?" "Morna...Freya...e c'è Kailah che..." Guardo dentro senza dire altro. Sul pavimento dell'ingresso accanto alla carcassa mutilata di Bondred c'è il corpo senza testa della povera Freya. Poco distante vedo Kailah, ferita e sanguinante, che cerca a fatica di tenersi in piedi aggrappandosi ad un muro. Sul lato opposto della stanza Kalya Niadh se ne sta china su Morna esanime col viso nascosto tra le mani.
Eh sì, sembrava davvero troppo bello per essere vero.
13 Maggio 518
Lunedì 9 Giugno 2025
Buona la seconda!
Ancora non mi capacito di come abbiamo fatto ad uscirne tutti interi, ma tant'è. Corriamo fuori dal portone dell'Asilo come se avessimo il diavolo alle calcagna (e a dire il vero ce l'abbiamo, e più di uno) e via, ci lanciamo a capofitto nella coltre di pioggia scrosciante con cui Morna sta accecando le vedette della Rocca. A pochi passi da me un disgraziato con le gambe spezzate urla come un vitello mentre tenta penosamente di trascinarsi via nella fanghiglia. Kailah è diventata piuttosto disinvolta col suo specchio magico, penso con un brivido, mentre gli amministro l'unica misericordia a cui figli di puttana come lui possono aspirare. La cerco con lo sguardo attraverso la cortina d'acqua che ci avvolge e i nostri occhi si incontrano: nei miei presumo si possa leggere una confusa gratitudine per le incredibili imprese che la nostra compagna ha saputo compiere mentre noialtri ce ne stavamo al piano di sotto a prendere randellate dai Custodi dell'Asilo, nei suoi c'è esaltazione sì, ma soprattutto pena e tanta stanchezza. Abbozzo un sorriso incerto, che ricambia.
Ci allontaniamo nella tempesta fino a che la mole della Rocca di Tramontana non sparisce alla vista.
Ora abbiamo qualche istante per farci spiegare come è andata. A questo giro le nostre quattro Regine sono riuscite ad entrare in gioco fin da subito e la faccenda ha preso tutta un'altra piega. La tempesta di fulmini invocata da Morna ha celato la nostra avanzata ed aperto per noi una breccia nelle mura dell'Asilo (fin qui nulla di inatteso); Kalya Niadh è riuscita ad infiltrarsi nuovamente nell'Asilo così da poter eliminare Orstein Bach prima che il nostro arrivo potesse metterlo in allarme (anche qui, una semplice conferma di ciò che potevamo supporre fosse già accaduto nel tentativo precedente) ; Kailah e Vela poi, complici il sortilegio del volo della nostra compagna di plotone e le capacità di trasporto del suo specchio magico, sono piombate fino al piano superiore in modo da poter agire indisturbate e prendere il nemico alle spalle. Se insomma le due adepte delle Ombre (ammesso che Morna rientri nella categoria) hanno saputo svolgere i loro compiti senza deludere le aspettative, la vera sorpresa sono state certamente le soldatesse di Uryen e dell'Armata del Corno.
Armata dei suoi incantesimi, del Gaol-Scathàn, degli altri artefatti appena recuperati nello studio dell'ormai defunto Orstein e guidata dalle intuizioni della forza diabolica che ha in pegno la sua vita, la nostra compagna di plotone ha sbaragliato chiunque le sbarrasse il cammino, imprigionando Custodi e Pupilli nello specchio magico per poi scaraventarli senza esitazione giù dai parapetti o peggio ancora tra le fauci del demone posto a guardia del sancta sanctorum del folle studioso greyhavenese... il tutto senza tralasciare di fare incetta di prove delle nefandezze compiute nell'Asilo. Seppure in modo meno appariscente Vela è stata altrettanto fenomenale: senza alcuna armatura a proteggerla la guerriera di Acab ha affrontato a viso aperto i Custodi lungo la scala verso i piani inferiori pur di coprire le spalle alle compagne, abbattendo almeno un paio di nemici prima di raggiungerci nella corte principale.
Quanto a noialtri, beh, come da programma abbiamo neutralizzato chiunque trovassimo al pian terreno senza sprecare un secondo e una volta guadagnata la corte ci siamo attestati ai piedi della scala attirando su di noi il grosso dei rinforzi. E' toccato a Sven sobbarcarsi il peggio di un lavoro di per sé ingrato e pericoloso: per minuti che sono sembrate ore il nostro si è difeso dalle alabarde dei nemici combattendo con pazienza e sangue freddo da una posizione di svantaggio mentre il resto di noi se ne restava indietro a sorvegliare gli accessi alla struttura in previsione dell'arrivo dei Pupilli. Ci stiamo mettendo troppo, dannazione! ricordo di aver pensato proprio pochi istanti prima che un colpo secco e pesante si abbattesse sul portone principale. Per fortuna lo avevamo sprangato a dovere, e la creatura altro non ha potuto fare se non balzare al piano superiore, ignara della trappola magica che lassù non le avrebbe dato scampo.
Buona la seconda? Sembrerebbe proprio di sì. Difficilmente i pochi superstiti di questa epurazione saranno in grado di rimettere in funzione la fabbrica di orrori di Orstein Bach, non con i danni che abbiamo inflitto alle attrezzature e senza i documenti e i materiali che abbiamo portato via. Quanto alle prove, abbiamo messo le mani su pagine e pagine di appunti che non lasciano dubbio alcuno sulla malvagità degli esperimenti che si compivano nell'Asilo. Chissà come se l'è cavata il nostro Asso di Bastoni...se noi ce l'abbiamo fatta quasi senza un graffio, forse non è così folle sperare che anche lui sia miracolosamente riuscito a cavarsela, magari col sostegno dei commilitoni rimasti fedeli a Marvin Barun. Garruk Jagger, Re della Rocca di Tramontana. Finché mi sarà possibile voglio provare a crederci.
Certo che se di pane per i denti dell'Inquisizione ne abbiamo raccolto in abbondanza, ora che a dispetto di ogni pronostico c'è un dopo a cui pensare mi chiedo come potremo evitare di finire noi stessi nelle fauci dei mastini della Chiesa. Come potremmo mai essere giudicati quando sarà fatta luce sulle circostanze sinistre che ci hanno consentito di completare questa missione? Non abbiamo forse fatto ricorso, e ripetutamente, all'ausilio di forze che sono abominio per la dottrina della Luce? Non uno ma ben due patti demoniaci sono stati strumentali a questo successo, del resto, e se anche trovassimo interlocutori disposti a riconoscere la natura positiva dei poteri di Morna, difficilmente qualcuno potrà mai guardare con benevolenza alle arti d'ombra di Kalya Niadh.
Ce la vedremo quando sarà il momento. Cerco di placare il senso crescente di inquietudine dicendomi che in fondo non abbiamo fatto altro che volgere le armi nere del Male contro il Male stesso, che non è un caso se le molteplici chiavi di questa vittoria impossibile non ci siano state consegnate da una mano divina ma che piuttosto siano un lascito della follia di Aghvan. Se l'empia magia di costui non avesse devastato la terra per miglia e miglia per porre fine alla Sacra Avanzata di Yara, del resto, il tempio di Marduk non sarebbe mai tornato alla luce e oggi non avremmo con noi né il Gaol-Scathàn, né Morna, né avremmo mai intrapreso il pazzesco viaggio nel mondo-tra-i-mondi nel corso del quale Vela ha acquisito il potere per cui tanto le dobbiamo. Allo stesso modo, se l'Invitto non avesse ingannato il demone che ora risiede nella Torre di Angel, Kailah non sarebbe mai stata consapevole del pericolo mortale in agguato nello studio privato di Osteirn Bach, e le cose per noi sarebbero con ogni probabilità andate molto, molto peggio. Se c'è un granello di saggezza da trarre dalle terrificanti esperienze che abbiamo appena vissuto e dai pesanti compromessi che ci siamo trovati ad accettare pur di giungere fin qui, magari è proprio che il seme della disfatta del male si annida nelle sue stesse opere, ed è un seme paziente che può attendere mesi, anni o persino intere epoche (il tradimento subito da Mornachdath de Daanain e il suo imprigionamento nel Gaol-Scathàn ne sarebbero un esempio assai potente) prima di germogliare. Se così fosse, chissà mai che non ci sia un barlume di speranza anche per l'impresa, non meno suicida di quella che abbiamo compiuto noialtri oggi, che a Dioghail attende Mandy Sphere, Ayza, Vesa e gli altri Innalzati di Ghaan?
13 Maggio 518
Domenica 8 Giugno 2025
Az Naz
"NON E' MAI SUCCESSO!"
Ok, il piano non era un granché, e va bene che quando ci si lancia una missione suicida si deve essere di bocca buona. "La solita variazione sul tema della carica frontale, insomma..." aveva ridacchiato Engelhaft scuotendo la testa solo qualche momento fa, del tipo che inevitabilmente partoriamo dopo discussioni interminabili quanto inconcludenti.
Verrebbe quasi da ridere se non ci fosse da piangere. Nere nubi si sono addensate obbedendo al richiamo mistico di Morna, e il ringhio sommesso del cielo si fa sentire sopra di noi mentre le prime gocce, fredde e pesanti, ci cadono intorno. Neppure il tempo di fare un passo verso la Rocca di Tramontana che uno strepito assordante ci rimbomba nella testa. Restiamo tutti spaesati a guardarci intorno con certe facce da allocco, poi realizziamo: è la voce di Vela, al tempo stesso imperiosa e disperata, che ci arriva da un futuro che non avrà mai luogo. La soldatessa (o soldataccia, come preferisce dire lei) di Acab è crollata a terra, e quando l'aiutiamo a rialzarsi notiamo tutti il rivolo di sangue che le cola dal naso, segno che la controparte del suo oscuro patto ha incassato il primo acconto.
Come ampiamente prevedibile ci hanno fatto il culo a strisce, insomma.
Vela ci mette qualche minuto a riprenderesi, poi ci racconta con voce affannata cosa ha funzionato del piano (poco) e cosa è andato storto (molto, e molto presto). Abbiamo perso troppo tempo a mettere fuori uso il laboratorio al pian terreno, ci siamo fatti inchiodare nel corridoio dai Custodi dell'Asilo, abbiamo riportato troppe ferite, ci abbiamo messo un'eternità ad abbattere il portone della corte che avrebbe dovuto condurci alle scale per i piani superiori...poi sono arrivati i Pupilli ed è stato un massacro.
Già, i Pupilli. E dire che mi ero convinto di essere pressoché invincibile dopo aver superato l'ordalia a cui Vesa mi aveva sottoposto nel giorno Sacro a Dytros. L'aver avuto ragione all'ultimo secondo del terrificante Guardiano scheletrico del tempio di Marduk non ha fatto poi che ingigantire la mia sicurezza.
Sicurezza che mai fu peggio riposta, ahimé. Quando ci siamo trovati affrontare a cuor leggero (e in letterali braghe di tela, a volerla dire tutta) la squadra di "Re David" per soccorrere Billy Guay e i suoi, ho capito quasi subito che i piccoli mostri allevati da Orstein Bach e da Bondred non avevano niente da invidiare ai temibili Innalzati di Ghaan per forza e ferocia, anzi: seppure armato di Jaegerin ho dovuto sudare parecchio per mettere fuori combattimento un nanerottolo di dodici anni scarsi, ed è un mezzo miracolo (uno dei tanti che abbiamo inanellato per arrivare fino a qui oggi) che in quel frangente siamo riusciti a guadagnarci la ritirata. Si trattava solo della seconda generazione di Pupilli, peraltro, ancora acerbi e male addestrati...ora che siamo nei dintorni della Rocca dobbiamo vedercela con i loro fratelli maggiori, ragazzini di neanche quindici anni in grado di fare a fette anche i guerrieri più esperti, come abbiamo potuto appurare sulla nostra stessa pelle solo qualche momento fa.
"La prossima volta non sarai così fortunato, lo sai?" mi ha detto tra i denti Alfiere prima che la malìa di Morna gli facesse dimenticare di essere stato ad un passo dall'annientarci tutti. Lo so bene, marmocchio, le mie ridicole velleità da ammazzamostri si sono infrante contro la soverchiante potenza delle vostre facoltà demoniache...è sconfortante ammetterlo ma nulla di ciò che ho affrontato fin qui mi ha preparato a sostenere ad armi pari uno scontro con quelli della tua schiatta. Che rabbia mi fate. Pur capaci di gesta sovrumane non siete che piccoli orrori sanguinari, prigionieri dalle menzogne dei vostri aguzzini e della forza malefica del Sangue che vi ha infettati. Con l'ottusa ingenuità dei vostri pochi anni vi siete davvero convinti di essere diventati i salvatori divini di queste terre sventurate; ciechi alle atrocità che voi stessi avete subito assieme ai cari da cui siete stati strappati, neppure vi accorgete di essere soltanto misere pedine manovrate da uomini senza un briciolo di scrupolo, poco importa se gli stessi nomi di battaglia che vi hanno affibiato tradiscono spudoratamente i loro disegni su di voi.
Mi chiedo se al posto vostro il coglioncello attaccabrighe fresco di voti che ero alla vostra età sarebbe capace di maggiore lucidità...ma chi voglio prendere in giro, si abbandonerebbe all'oscuro destino che vi hanno imposto con la stessa crudele esaltazione che oggi vi si legge negli occhi. Va detto però che tra voi c'è persino chi, come Regina, è riuscito ad intravedere l'orrenda realtà di ciò che è stato fatto a sé e ai propri compagni, e pur nel rispetto delle consegne ricevute comprende la necessità che questo abominio abbia fine. Non posso odiarvi per ciò in cui siete stati trasformati, insomma, e non posso avere la meglio su di voi con la forza delle armi né offrirvi alcuna speranza di salvezza: tutto ciò che posso fare è assistere impotente allo scempio che di voi è stato fatto, e tutt'al più dare la vita nel tentativo di impedire che esso sia perpretrato nuovamente a danno di altri innocenti.
Il resoconto della nostra ipotetica disfatta, per quanto amaro, offre qualche consolazione: da quel che la soldatessa (pardon, soldataccia) dell'Armata del Corno ha potuto vedere Kalya Niadh non è stata catturata e presumibilmente ha potuto porre fine alla sciagurata esistenza di Orstein Bach; il fatto che non siano accorsi ulteriori rinforzi dalla Rocca fa ben sperare sull'efficacia dell'azione diversiva di Garruk; Annie è riuscita ad utilizzare con successo dei Risvegliati per attirare due Pupilli, eliminarne uno e darsi alla fuga; Morna è sì apparentemente caduta per mano di Alfiere e Regina, ma la sua presunta morte ha tutta l'aria di essere solo un sofisticato inganno.
Sia come sia è chiaro a tutti che abbiamo poco tempo e stavolta dobbiamo riuscire ad usarlo molto meglio. Ne discutiamo brevemente ed ecco che un nuovo piano comincia a prendere forma. "A me sembra sempre una mezza specie di carica frontale..." sospira Engelhaft mettendosi una mano sul viso. Gli risponde Sven: "Beh dai, è più una manovra a tenaglia..." Kailah ed io annuiamo, più per farci coraggio che altro. "Se proprio ci dice male Vela può sempre riavvolgere il tempo...potremmo raccogliere informazioni ancora più importanti per il nostro definitivo successo" borbotta pensosamente Colin. "Mi restano solo due tentativi, e mi costeranno sempre più caro...sempre che viva abbastanza da poterli innescare" mormora lei, visibilmente provata.
Non mi faccio molte illusioni sul contributo che potrò dare: sono stanco, ferito e le vicissitudini che ci hanno portati qui di sicuro non mi aiuteranno ad attirare su di noi lo sguardo benevolo di Dytros. La buona notizia è che il successo di questa impresa non si regge sulle mie spalle: comunque vada non serve che sia la lama di Jaegerin a conquistarci la vittoria.
E' un po' come nelle storie del Cacciatore Senza Nome che si raccontano ad Angvard, del resto: quasi sempre all'Eroe mancano i numeri per poter sbrogliare da solo la matassa e l'incombenza ricade ora sui compagni che il destino ha messo sul suo cammino, ora su mirabolanti artefatti o su misteriosi poteri conquistati superando le avventure più improbabili, talvolta su queste tre cose insieme. La mia particina da semi-protagonista in questo runo ad ogni buon conto posso dire di averla già interpretata tenendo testa al mostruoso Guardiano di Marduk: proprio come ci aveva detto Judoc mesi or sono all'ombra della Torre di Honder, l'aver trionfato sull'antico guerriero ci ha guadagnato il diritto di accedere ai tesori iniziatici che esso custodiva propiziando così il recupero del Gaol-Scathàn e il risveglio di Mornachdath de Daanain, entrambi cruciali per il successo della la folle spedizione in cui ci siamo imbarcati. Tenere impegnato il nemico per il maggior tempo possibile, questo è il minimo che Sven, Engelhaft ed io dobbiamo portare a casa. Con molta rapidità e una dose abbondante di fortuna potremmo perfino conquistare i piani superiori dell'Asilo in modo da coprire più efficacemente l'azione della nostra squadra speciale di infiltrazione... di più proprio non si può sperare. Quanto a Colin, il suo contributo sarà determinante nell'individuare le attrezzature da distruggere nel selezionare le prove dei crimini che siamo venuti ad interrompere certo, ma anche a smascherare. Le probabilità di uscirne vivi restano ad ogni modo tragicamente scarse, per evaporare completamente se anche questa volta non dovessimo riuscire a completare i nostri obiettivi e a dileguarci prima del ritorno dei Pupilli. Quanto al dopo... meglio non pensarci troppo, l'unico dopo che in questo momento mi sembra vagamente alla nostra portata è il riuscire a non crepare invano.
Ora è tutto nelle mani di Kalya Niadh, inafferrabile e letale Signora delle Ombre; di Morna, profetessa-strega portatrice di concordia, capace di magie inconcepibili in quest'epoca così lontana da quella che le diede i natali; di Kailah, armata dei suoi incantesimi e del potere spaventoso dello Specchio; di Vela, che in virtù dell'accordo stretto con un Abitatore del mondo-tra-i-mondi ha acquisito potestà sul Destino stesso; di Garruk, infine, che con l'ultimo disperato azzardo presenterà a Gadman Scherer il conto del suo tradimento. I nostri nemici si ritengono a buon diritto imbattibili, i pezzi sulla scacchiera che così meticolosamente hanno schierato sono per noi una difesa impenetrabile e minacciano un contrattacco devastante...non abbiamo speranze a prescindere da quante volte questa partita sarà giocata. Lo scapestrato di Achenar che è in me agli scacchi che tanto devono piacere ad Orstein Bach preferisce il "poque", il gioco degli inganni giunto nel Ducato di Amer con le carovane dei mercanti dell'Est che tra loro lo chiamano con l'esoterico nome di "Az Naz". E se i nostri nemici credono di poterci sbarrare il passo con Torri, Alfieri e Cavalieri, l'unica possibilità che ci resta è cambiare il gioco sotto il loro naso: sarà una mano di carte a decretare il vincitore... e con quattro Regine e un Asso di Bastoni non siamo messi affatto male.





















