Cerca nel Sito

NomeKeywordsDescrizioneSezioniVoci correlate

Forum di Myst

 
« Non sei un po' gracilino per fare questa voce grossa? »
- Deera, donna forzuta -
 
Kailah Morstan
diario di viaggio
Kailah Morstan
 
creato il: 13/01/2012   messaggi totali: 69   commenti totali: 79
58717 visite dal 13/01/2012 (ultima visita il 24/11/2017, 07:23)
ultimi 5 articoli (cambia) · Pagina 1 di 14
1 · 2 · 3 · 4 · 5 · 6 · 7 · 8 · 9 · 10 · 11 · 12 · 13 · 14
30 settembre 517
Martedì 21 Novembre 2017

Castello di Seta

"Da sola, sì... da sola. Se c'è una cosa che non mi è mancata, in questi giorni, è la compagnia".
Rhea annuisce distratta, so di non essere una cliente interessante: chiedo poco, pago poco, sono poco attratta dalle meraviglie offerte da questo luogo di piacere. Qualche moneta di rame in cambio di una tinozza d'acqua calda, niente di più, niente di meno.
Eppure non so trovare parole sufficienti a descrivere il sollievo che provo mentre immergo il corpo nell'acqua calda, in questa stanza semibuia, chiudo gli occhi... e respiro. Finalmente in pace. Finalmente non devo preoccuparmi di nulla.

Skogen è un ben triste villaggio a guardarlo oggettivamente, ma quando ti trovi disperso nella Terra di Nessuno, al freddo, affamato e sporco all'inverosimile, coi piedi sempre umidi, dolenti, le mani gonfie e l'ansia costante di essere attaccato da Risvegliati o Kreepar, ecco che queste misere poche case diventano la terra promessa, un porto sicuro.
Il porto sicuro che Mag non è riuscito a raggiungere, nonostante tutti i nostri sforzi.



Mag.
Chissà se riuscirò un giorno a ricordarlo per l'uomo che era, con i suoi guizzi di genialità e l'innegabile vena di follia. Il vecchio capellone che ci ha fatto scoprire l'esistenza della Garmanbozia e che ha salvato la vita di tutti noi trovando un rigagnolo d'acqua nei pressi dell'Antico Maniero.

Parlava di sè in terza persona, a tratti si perdeva in ragionamenti sfilacciati, ricordi confusi. Ma altre volte era precisissimo nel riportare nomi e date, fatti importanti: era un buon osservatore, abile a orientarsi e a trovare di che sopravvivere. Gli ultimi mesi della sua vita erano stati un incubo di solitudine e prigionia, circondato dagli spettri barcollanti dei vecchi compaesani trasformati in mostri. Anche la sua compagna, Patty, un brutto giorno è andata perduta.
Avevamo portato un barlume di speranza, quando lo abbiamo liberato dalla cella in cui i soldati di Ghaan lo stavano facendo morire di fame. A Trost aveva amici, forse parenti, sperava di raggiungerli e rifarsi una vita.
E invece.

Chissà se riuscirò a rivedere il suo volto magro, per prima cosa, quando ripenserò a lui. Le mani sottili con le vene a rilievo. Chissà se riuscirò a togliermi di dosso la sensazione spiacevolissima, nauseante, di qualcosa di liquido, tiepido e appiccicoso che mi cola lungo la schiena, penetra il mantello e i miei abiti. Chissà se ricorderò la sua voce, un giorno, e non i rantoli affannati durante quell'ultima, micidiale fuga.
Non ce l'ho fatta a salvarti, Mag.

"Voi sapete che quel vecchio è morto comunque, e sta cagando sangue da tre giorni, vero?"

Parliamo dei sensi di colpa.
Parliamo della paura di morire, mentre quella mandria di Risvegliati ci incalzavano.
Parliamo della speranza che qualcuno dicesse che Dan aveva ragione. Parliamo di come non volessi essere io a dargli ragione. Non io, no. Non io. Anche se lo sapevo, giù in fondo, nell'ombra torbida del mio cuore, laggiù in fondo lo sapevo anche io che Dan stava dicendo il vero.

Voglio dimenticare il sollievo che ho provato quando Logan ha ammesso che era finita, che Mag non ce l'avrebbe fatta. Non ero già più io a trasportarlo, ho resistito solo pochi minuti di quella fuga precipitosa col suo peso sulle spalle. Eppure sapevo che se ci fossimo ostinati a trascinarci dietro Mag saremmo tutti morti. Lo sapevo, volevo piangere, non volevo ammetterlo.
Poi ecco, Logan ingoia l'amarezza e dichiara ciò che ormai è evidente. E, poco prima che l'orda di Risvegliati sopraggiunga, trova il coraggio di dispensare la misericordia che il povero Mag merita, prima dell'inevitabile scempio finale.

Riuscirò a ricordare Mag senza rivedere il suo corpo straziato, fatto a pezzi e sbranato da quell'orda di corpi irrequieti? Riuscirò a vederlo ancor fragile, ma vivo e umano, oppure nel ricordo quel lago di sangue, visceri e brandelli prenderanno per sempre il sopravvento?

Non ho mai visto una morte tanto orribile, un corpo straziato a quel modo. E dire che di morti ne ho visti, da un anno e mezzo a questa parte. Ne ho visti tanti davvero.
La morte fa schifo, puzza. Il sangue viscido, le budella, l'infame contenuto degli intestini e dello stomaco, la bile... non importa quanto siamo belli quando abbiamo ancora la pelle indosso: sotto siamo tutti fatti di una poltiglia schifosa.
Eravamo lì fermi, inorriditi e silenziosi, a contemplare i Risvegliati che spalmavano il povero vecchio Mag sulle rocce, gli uni addosso agli altri, in un banchetto infernale.

Vorrei poterlo dimenticare. Vorrei potermi lavare di dosso i ricordi, non soltanto la sporcizia e il sudore del viaggio.
Chi era che mi diceva che Shasda è la dea dell'oblio? Forse Padre Engelhaft, non ricordo bene. O forse era Bohemond, così preoccupato all'idea che varcassi questa soglia, che entrassi nel Castello di Seta. Capirai, il Castello di Seta, che paura.
Certo, un pochino di oblio mi farebbe piacere, lo ammetto. Vorrei dimenticare tutto quel sangue, i lamenti, l'odore orribile di un uomo malato che mi si disfa letteralmente sulla schiena. La carne strappata, i nervi sottili, i brandelli di vestito, le ossa che scricchiolano. Ho un sacco di cose che vorrei dimenticare.

E invece mi tocca ricordare.


scritto da Kailah , 14:37 | permalink | markup wiki | commenti (2)
 
24 settembre 517
Mercoledì 27 Settembre 2017

Armi magiche



Lo scorso gennaio eravamo sulla sponda occidentale del fiume Traunne, schierati dopo lo scontro con la Bestia del Ponte. L'orribile mostro sprofondava lento tra i ghiacci quando una moltitudine di Risvegliati iniziarono a radunarsi sulla riva orientale.
Era buio, la notte rischiarata soltanto dai nostri fuochi, eppure tra le sagome barcollanti e scomposte riconoscemmo lei, Mirai.
Immobile, silenziosa, la giovane donna con antenne di insetto ci guardava da lontano.
Impotenti la osservavamo, ancora frementi di rabbia per i compagni perduti per mano dei suoi mostri.

"Prestami l'arco"
Senza più elmo, con un sottile rivo di sangue che gli scivola sulla fronte, il Sergente Rock mi guarda e protende la mano.
Afferra il mio arco e lo tende.
Sento scricchiolare il legno, la corda tendersi, e tendersi ancora e ancora. E quando penso che non sia possibile tendere ancora di più, lui tende ancora. Tende ancora. E scaglia.

Colpito alla testa, un Risvegliato cade a terra. Uno degli innumerevoli Risvegliati che affollano la riva orientale del fiume. Una goccia nel mare. Uno di meno.
Il mio arco è un buon arco. Ha un nome, una storia. E' stato impugnato da mani più forti delle mie e ha dimostrato tutto il suo valore.

Siamo bloccati su questa collina, al riparo dell'Antico Maniero. Non distante da qui, su un'altura che gode di ottima visuale sul sentiero, si trova un accampamento di soldati di Ghaan, almeno una dozzina di persone. Troppi, per noi.
Non è facile scegliere quale, tra le tante pessime alternative che abbiamo, sia la meno pericolosa. Siamo stati impegnati in una lunga e accesa discussione, per decidere se sia meglio farci sgominare dai nemici o sbranare dai Kreepar, e ancora non ne siamo venuti a capo.

Le obiezioni di Bohemond alla mia proposta sono tutte sensate e ragionevoli. E' da pazzi dividersi, da pazzi sperare di ingannare i nemici indossando le loro insegne, da pazzi sperare di riuscire con la barella di Mag e tutti i feriti ad arrivare Skogen senza essere inseguiti. Il rischio di essere raggiunti, uccisi o fatti prigionieri, è alto.

Ma vediamo le alternative.
Bohemond suggerisce di sfruttare la copertura offerta dai ragni giganti per sgattaiolare via di notte, nella boscaglia e con meno luci possibile. E' sorprendente come proprio lui, che ha sperimentato sulla sua pelle il terribile morso di una di quelle creature, sia disposto ad affrontare nuovamente una simile minaccia.
Colin propone di cercare una strada alternativa e, qualora ci fosse, percorrerla: aggirando la zona pattugliata dai soldati di Ghaan e sbucando, a quanto dice Logan, nei pressi di Pavnor. Ma Colin a Pavnor l'anno scorso non c'è stato, per questo non si rende conto di che trappola mortale sia quel villaggio infestato dai Risvegliati. Può darsi che se ne siano andati, dice. Certo, può darsi. Ma di solito qui le cose tendono a peggiorare, non a migliorare.

Ammesso che non ci venga qualche idea veramente geniale, siamo stretti tra tre possibilità, più o meno da articolare: vedercela coi soldati nemici, vedercela coi Kreepar, vedercela coi Risvegliati. Tutte e tre molto brutte, nessuna che offra buone possibilità di riuscita. Per questo la scelta è così difficile.

Personalmente, tendo a preferire i nemici umani.
A Ghaan ci sono persone "strane", gente sicuramente orribile, stregoni che fanno esperimenti sui soldati e sui Risvegliati, e chissà quanti altri abominii. Ma c'è anche gente normale, che spera di salvare la pelle fino alla fine di questa guerra. Gente che possiamo combattere, che possiamo ingannare, gente a cui possiamo persino arrenderci.
I Risvegliati, oltre che spaventarmi, mi mettono una tristezza incolmabile: anche in loro riconosco traccia dell'antica umanità, e ne vedo la corruzione, l'orribile degrado. Sono uomini trasformati in mostri, capaci a loro volta di trasformarci in morti che camminano.
Quanto ai Kreepar... sono mostri. Mostri puri e semplici. Senza un'anima, una coscienza, una "malvagità". Sono guidati dall'istinto degli insetti e per loro noi siamo soltanto cibo.
Mi fa una paura dannata l'idea di avanzare al buio in una foresta popolata da ragni giganti, traslucidi come spettri, che ti scivolano sopra dall'altro all'improvviso per inoculare il loro veleno. Quando quel ragno si è lasciato cadere su Gannor sono riuscita a far avvampare la torcia che il mio compagno teneva in mano. Quando è stato il mio turno di essere il suo bersaglio ho infiammato la mia spada, e il solo ardere della luce di Pyros ha tenuto a distanza quella creatura. Il fuoco scaccia questi ragni giganti. La mia spada magica scaccia i ragni giganti. Lo so, sarebbe bastato anche il gambo di uno sgabello rotto... ma mi piace di più pensare di avere una "spada magica". No, non esistono spade magiche in senso stretto. La magia si infonde in un'arma attraverso il lavoro di chi la forgia, il coraggio di chi la impugna, il briciolo di Yoki che serve per farla risplendere.
Facile no? Infiammo la spada e avanziamo di notte tra decine di torce e lanterne per tenere a distanza quei mostri... ma invece il piano di Bohemond prevede di avanzare nella tenebra, quasi alla cieca, per non farci scoprire dai nemici. Al buio, nel bosco, circondati dai ragni giganti.

La domanda che dobbiamo fare a noi stessi è cosa ci faccia un po' meno paura: i soldati di Ghaan, i Risvegliati o i Kreepar? Non è la morte a farci paura, ma quale morte. Personalmente, ho un pochino meno paura dei soldati di Ghaan.

Kailah con la spada di fuoco (immagine)
scritto da Kailah , 15:03 | permalink | markup wiki | commenti (3)
 
20 settembre 517
Lunedì 28 Agosto 2017

Funerea campagna

E' calata la sera. Lavoro da molte ore per rinforzare porte e finestre di questa casa, utilizzando tutto il materiale che sono riuscita a trovare: assi di legno, pezzi di mobilio sfasciato, resti di infissi. Razionalmente lo so che è inutile, se l'armata di non-morti che abbiamo visto passare qui vicino deciderà di venirci a bussare, eppure non riesco a restare senza far nulla.
Anche Engelhaft si è dato da fare: ha scoperto un vecchio cerchio protettivo intorno a queste quattro mura, una specie di sigillo di Kayah che dovrebbe impedire al Male di penetrare al suo interno. Si è chiuso in preghiera, ribattendone i segni, con la speranza che possa funzionare ancora e proteggerci questa notte.
Ma Karc è vicino, oltre il fianco della collina. Se dicessi che riesco a sentire la puzza di morto fin qui mi si potrebbe rispondere che è tutta suggestione, quindi non lo dirò, ma il senso di minaccia è fortissimo. Quanti Risvegliati ci saranno, a Karc? Cento? Duecento? Mille? Ventordicimila?
Troppi, poco ma sicuro.
E quel che è peggio, c'è qualcuno che li comanda: non sono una moltitudine di involucri morti e senza più cervello, ma un esercito di soldati che non sentono la fame, il freddo, la paura, il dolore.
Annie ha visto due "persone", in mezzo alla moltitudine di Risvegliati, ne ha percepito la presenza: forse si tratta di individui che, come lei, sono stati in qualche modo trasformati dal contatto con un Demone. Lei "sente" se si avvicinano, un po' come è stato per lo "Strillone", oggi pomeriggio. Chissà se anche loro riescono ad avvertire la presenza di Annie, e a che distanza. I poteri di Annie crescono velocemente, come pure la sua reattività al Potere Magico. Di solito con il Potere Magico funziona così, che chi è in grado di "percepire" può essere a sua volta "percepito".
Pianto qualche altro chiodo, va, e confido che Engelhaft reciti qualche altra preghiera. Male non può fare.



Sono la prima a esserne meravigliata, ma inizio ad orientarmi molto bene in queste terre sciagurate. Tornarci a distanza di un anno mi ha permesso di assimilarne la conformazione. Logan è una guida formidabile, un grande maestro: le sue parole disegnano il paesaggio, svelano le cicatrici della guerra e del tempo, danno un significato alle tracce e ai nomi dei luoghi.
L'antica diga fatta crollare per allagare le campagne e spazzare via i nemici, lo Skogg, le paludi e la zona delle cave dove riposa l'Antico Profeta. Il frutteto contaminato, che soltanto un anno fa ci ha dato di che sopravvivere alla fame, e che adesso è incolto, morente. L'Altare, coi suoi alberi contorti e inginocchiati in preghiera. E poi l'Angelo di Pietra, non molto lontano da qui... nomi che fanno pensare ai popoli antichi che abitavano su questo altopiano, e da cui trapela una religiosità ormai perduta.

C'è una crudele ironia se si pensa che i luoghi di culto più antichi, i sepolcri degli antenati, siano oggi diventati la peggiore delle minacce. I Cairn del Cariceto di Amedran, il Cimitero di Cantor, e chissà quanti altri: questo morbo ha trasformato il rapporto con la morte, con i nostri stessi morti. Al rispetto si è sostituita la paura, la degna sepoltura ha ceduto il passo ad una brutale decapitazione, al riposo nella pace di Kayah ecco che subentra un triste ed eterno vagare nella funerea campagna.
Persino il pudore è stato profanato da questa maledizione. Le carni marcescenti, la puzza di decomposizione, le ossa giallastre che trapelano tra gli squarci della pelle. La decomposizione dei corpi, sorte penosa e umiliante che aspetta tutti dopo la morte, un tempo era nascosta da una decente sepoltura. I morti, avvolti nei sudari, erano deposti nella terra e lì potevano lentamente disfarsi, senza che questo marciume fosse esposto alla luce del sole. Non c'è nudità peggiore di un corpo che si fa carcassa putrida. Un corpo che ha vissuto, ha respirato, che è stato cullato da una madre e amato da una sposa, da uno sposo... un corpo che si svelava soltanto davanti agli occhi benevoli dell'amore, e che altrimenti, pudico, restava avvolto dagli abiti.

Tomba di famiglia - Morstan

Ricordo - con un certo senso di colpa - le rare visite al cimitero dove è sepolta mia madre.
I Morstan hanno una cappella di famiglia, in marmo bianco, decorata con vecchie statue che raffigurano angeli in preghiera. Lì dentro riposano i miei antenati.
C'è un cancelletto che chiude la cappella, con una catena ed un lucchetto di cui mio padre custodisce la chiave. Il marmo è bianco ma il cancello è scuro. Da bambina mi faceva paura il cigolio di quel cancello e mi chiedevo a che scopo chiudere a chiave una tomba di famiglia.
"Ci sono ladri che profanano le tombe alla ricerca di gioielli" mi spiegò Enrik. "Serve a quello il cancello"
"Temevo che fosse per paura che i morti scappassero via..."
"I morti non scappano, ma i morti ricchi a volte indossano gioielli"

Eppure l'idea dei morti prigionieri di quella cappella umida, l'idea di mia madre prigioniera in quella cappella umida, non mi faceva dormire.
Mia madre è rinchiusa lì dentro, immobile, circondata da morti di cento anni prima. Il suo viso bellissimo e morbido poco a poco è rinsecchito, le guance scavate, le labbra si sono ritirate rivelando un ghigno scheletrico. Al posto degli occhi due pozzi neri e marcescenti.
Lei, che in vita possedeva una grazia naturale, sempre attenta a non mostrarsi spettinata, che persino all'ultimo, malata e sofferente, insisteva per indossare le camicie da notte più belle e ricamate... non ha potuto far nulla per evitare il decadimento del suo corpo mortale, la sua trasformazione in un mostro orrendo.
Ma nessuno l'ha vista disfarsi, almeno questo dolore le è stato risparmiato. Il suo corpo è stato chiuso intatto nella tomba e nessuno ha mai potuto profanare il suo pudore. Bella addormentata, indisturbata, nella pace di Kayah.
A noi che le volevamo bene è stata data la consolazione di piangere sulla sua tomba e poterla ricordare per sempre com'era quando se n'è andata.
Quanta crudeltà c'è invece in questi cimilteri che si spalancano, vomitando cadaveri feroci e assassini per le campagne, nei villaggi, tra i familiari in lutto. Non è giusto che il conforto del pianto sia sostituito dalla paura, dal terrore.
Sono passati molti anni ormai, ma non riesco ad immaginare nulla di più doloroso di rivedere mia madre mentre vaga bacollante e scheletrica in mezzo ad altri Risvegliati. Staccarle la testa, bruciarla, abbatterla come un mostro.

Che cosa stiamo diventando?
Una civiltà che combatte i propri morti, che li brucia, che ne ha paura. I cimiteri, non più luoghi di preghiera e di raccoglimento, sono fonti di contagio da cui si propaga questa terribile maledizione.
Chissà quando, chissà dove, moriremo tutti. E se la guerra e la piaga perdureranno, quando verrà il nostro momento, avremo le teste mozzate dal collo, saremo bruciati e abbandonati lontano, senza neanche il conforto di un cipresso o di una pietra con il nostro nome sopra.
Peggio ancora, vagheremo forse noi stessi, nemici dei viventi, terrorizzando chi ancora respira. Avanzeremo tra l'ortica e l'erica, trascinando i piedi, mentre un gemito sibilante farà vibrare il nostro petto svuotato. Mostri, non-morti, l'identità svanita, il corpo sbrindellato, denti e artigli fin troppo affilati.

Insomma, a Karc c'è un cimitero, ma non andremo lì a portare fiori.
Forse nemmeno riusciremo a raggiungere il villaggio, troppo brulicante di mostri che un tempo furono uomini. Le tracce del carretto con gli schiavi di Zodd vanno in quella direzione, ma temo che non ci siano possibilità di salvarli. Staranno brancolando insieme a tutte le altre belve impietose, o al massimo chiusi in qualche gattabuia di Ghaan, in attesa di essere sottoposti ad esperimenti che nemmeno voglio immaginare.
I nostri nemici non hanno rispetto nè per i vivi nè per i morti. Spezzano sigilli, giocano con forze antiche che non possono controllare, trascinati da un delirio di potenza che li abbaglia ed impedisce loro di scorgere il mondo su cui finirebbero per regnare: un mondo di morti, di mostri, di marciume e oscurità.
Non è che il nostro schieramento sia poi così innocente, lo so, ma non è il momento per fare autocritica. E' il momento di inchiodare assi su assi, barricare porte e finestre, pregare che i sigilli di Padre Engelhaft funzionino e che la colonna infame di non-morti risparmi, almeno per questa notte, la "casa che butta giallo".
Al sorgere del sole decideremo che fare.

La casa che butta giallo (immagine)
scritto da Kailah , 22:36 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
15 settembre 517
Lunedì 3 Luglio 2017

Quando dire sì, quando dire no.



Annie apre gli occhi, dopo giorni di sonno profondissimo. Siede sul letto, ancora non sa di trovarsi a Skogen. Ansima, si guarda intorno, poi il suo sguardo incontra il mio. "Ho fatto un sogno", dice.
Il bianco dei suoi occhi, già prima iniettato di sangue, è diventato nero. L'iride, un tempo azzurra, adesso è rossa e sembra brillare debolmente.
"Ti senti bene?"
La mia amica annuisce, si alza in piedi e sgranchisce le gambe. I segni delle ustioni sono quasi scomparsi, trasformati in sottili linee viola che le percorrono il viso. Sono io a restare senza parole, mentre la guardo.
"Ho qualcosa di strano?" domanda, leggendo lo sgomento nel mio volto. Annuisco. "I tuoi occhi... sono diversi"

Il sidro è dolce, alla festa di addio degli Elsenoriti. Ho studiato tutto il giorno, sento gli occhi stanchi e un piacevole torpore. Quando il Principe si avvicina per salutarmi sorrido e gli porgo la mano. "Se tu maga, tu non può non venire nostra isola"
Annuisco, con piacere. Poi ecco lui mi guarda e domanda: "Io volere sapere se tu questa notte volere essere mia principessa".
... mia principessa.
Farfuglio qualche scusa sgrammaticata, ma lui insiste: "Tu innamorato? Tu futuro marito che aspetta casa?". "No", ammetto, "io pensa uomo impossibile". Impossibile... non saprei descriverlo meglio. E a quanto pare per Aiden un "uomo impossibile" non è una ragione sufficiente a rinunciare.


Quando usciamo dal Tempietto di Kayah, al cimitero, Annie trema, per un attimo barcolla. Si allontana di qualche passo dalla cappella, raggiunge il torrente e tossisce sangue nero. Dice che sta bene, che è stato solo un capogiro. Sistema il cappuccio in modo che le nasconda il viso, quindi procediamo verso quello che qui chiamano il tempio della mantide: la casa di Mirai.
Una casa apparentemente innocua, in legno, vicina al Castello di Seta.
Già a una certa distanza avverto la magia che vibra: ad ogni passo verso la casa, la magia reagisce e si espande verso di me, trasmettendo un senso di sicurezzza e piacere.
Dir... Bes...
Le rune si formano sulle mie labbra senza quasi che io me ne renda conto. Intorno alla casetta si materializzano colonne di marmo rosa, tutte scolpite con bassorilievi elaborati. Sulla porta e sulle pareti della casetta appaiono dei glifi luminescenti, di lontano si avverte un vago ronzio, il fremere come di infiniti insetti.
Dovrebbe spaventarmi tutto questo, eppure mi sento accolta, specialmente con Annie accanto.

Aiden è silenziosissimo quando viene a chiamarmi.
Più che un principe sembra un ragazzino che non vede l'ora di fare una gran marachella: usciamo nel coprifuoco di Skogen senza fiatare, trattenendo il riso. Ma dobbiamo fare poca strada, il suo "castello" è una casupola abbandonata vicino a quella in cui siamo ospitati.
E' più che sufficiente per noi.
Per fare una principessa non serve un castello: a quanto pare basta un Principe.
Dimentico in un istante Conrad, che mi voleva soltanto per potersene vantare, ed anche Alyster scompare nel nulla che è. Non dimentico chi non è mai stato, nè mai sarà... eppure riesco a sospingerlo dolcemente in un angolo, lontano dai baci e delle carezze dell'elsenorita. Finalmente capisco il senso di tutto questo affannarsi: Aiden sa essere rispettoso, divertente, senza fisime e senza pretese. So che lui e la sua gente sono pirati molto pericolosi, eppure è da lui, da un pirata di Ilsanora, che imparo una buona volta cosa significa..... .
Domani si ricomincia ad avanzare, soffrire e combattere. Ma adesso esiste soltanto questa notte, bel ricordo di sua isola e mio continente.


La casa mi attrae, il suo richiamo è sempre più intenso.
Ho una voglia fortissima di allungare la mano e sfiorare la colonna che ho davanti, sentire se il marmo così ben scolpito è freddo, se è tiepido, se è reale. Osservo i bassorilievi dall'aria antica, un altro passo e potrei toccarli. Altri pochi passi e potrei raggiungere la maniglia della porta. Aiden c'è riuscito, l'ha provata ad aprire... ma quella porta per lui era chiusa. Qualcosa mi dice che per noi, per me e soprattutto per Annie, quella porta si aprirebbe.

Ma no. Evitiamo.
"Tutto ok Annie?"
La mia migliore amica annuisce: vede anche lei quello che sto vedendo io. Le colonne sommerse nel suo sogno, il richiamo. "Bentornata a casa..." la voce della Mantide.
"Torniamo indietro, dai"
Un passo dopo l'altro, le colonne si fanno diafane e svaniscono, la magia si ritrae verso le mura della casetta, l'aria torna quieta.
"Una trappola, secondo me era una trappola" mormoro ad Annie appena prendiamo fiato. Lei annuisce.

Turbate, torniamo da Engelhaft e dagli altri.
Non è vero che non bisogna mai chiudere gli occhi... ma di certo è importante riaprirli in fretta, appena serve.

Io & Annie (blog)
scritto da Kailah , 14:50 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
11 settembre 517
Sabato 3 Giugno 2017

La lingua dei maghi e la lingua dei furfanti

Judoc. HEL Annie DIR YSH
Così è iniziato il mio dialogo con il druido elsenorita Judoc.
Ieri, mentre eravamo nel canalone sotto la Sacra, l'ho sentito pronunciare rune identiche a quelle che ho studiato io. Così mi sono detta che forse poteva essere un modo per comunicare, una specie di lingua universare tra maghi, sufficiente a esprimere qualche concetto tra persone come noi che vengono da paesi diversi. Ha funzionato.
Certo, non è che con qualche runa si possa fare chissà quali chiacchierate, ma è comunque utile per comunicare direttamente, quando non c'è l'interprete.

Milo sta ancora aspettando quelle sette corone
Ed ecco invece il mio esordio con Zodd. Un'altra lingua in codice, frasi che di per sè hanno poco senso e che solo chi ha la chiave può interpretare: un vecchio credito legato a chissà quale storiaccia passata, grazie al quale siamo riusciti ad ammorbidire il capo di Skogen.
A modo suo, Zodd è un galantuomo. Io l'ho sempre sostenuto, sin dall'altra volta che siamo stati qui, ed anche oggi non sono stata smentita. Appellarmi a lui, anche a costo di rendermi un po' ridicola, ha risparmiato a me e a Mangusta (per non parlare di Annie) l'offesa di venire denudate pubblicamente, con la scusa del controllo di eventuali ferite prodotte da Risvegliati. Con Giada non ho fatto in tempo, sono stata presa alla sprovvista, ma spero che la mia amica non me ne voglia: tra l'altro non c'è stato più modo di parlarle, si è messa subito al lavoro per far credere a Zodd che sarà lui a farla finire al Castello di Seta. Brava, coraggiosa Giada.

Abbiamo il problema Logan. Sarà sottoposto a una specie di ordalia dopodichè, se sopravviverà, dovrà compiere una missione per conto di Zodd, nella quale potremo aiutarlo. Infine si sarà conquistato la benevolenza del nostro ospite.
Ho grande fiducia in Logan e spero che riesca a superare la prova: purtroppo in questa prima fase potremo fare pochissimo per aiutarlo, se non pregare per lui. Già domani sapremo di che si tratta, speriamo non sia una missione impossibile... ma confido che Zodd non voglia sprecare un uomo come Logan: gli conviene di più tenerselo vivo e sfruttarlo in una missione in cui magari non vuole rischiare i suoi soldati.

Se riusciamo a tenerci buono Zodd, avremo un alleato nell'indagare il Culto della Mantide.
C'è un'altra lingua infatti, qui a Skogen, che non conosciamo: la lingua delle maledette streghe preistoriche, la lingua di Mirai. Ha lasciato un cartello, inciso su un legno antichissimo, con uno strano scarabocchio sopra. Engelhaft dice che è roba vecchia legata ai culti della tenebra. Mirai ha casa qui a Skogen e il pensiero di poterla esplorare non mi dà pace: magari lì dentro potremo trovare la chiave per decifrare quel che le è accaduto.... e quel che ha fatto alla nostra Annie.

Non ce lo dimentichiamo, è stata Mirai a ridurre Annie a questo modo.
Ho visto la pancia di Annie, insieme a Judoc. Accidenti, non va proprio bene, fa paura: ha due buchi, in basso, che sembrano narici, e delle striature violacee che la percorrono tutta...
La povera Annie è miracolosamente ancora viva, dopo il gran botto di ieri, e a quanto dicono i nostri medici le ustioni si stanno rimarginando molto più in fretta del normale. Un po' ci contavo, devo ammettere.... EX HEL dice Judoc: si cura da sola.
Ormai dorme da più di 24 ore, respira debolmente, non sembra soffrire. Erano settimane che non dormiva davvero, ma era sempre in uno stato vigile, anche la notte. Chissà se sta sognando, chissà cosa può sognare una persona nelle sue condizioni.

Ah, ma Mirai deve pagare con gli interessi per quel che le ha fatto, non ci sono santi. Deve pagare. E non importa se "poverina" è posseduta da chissà quale Demone Shanti preistorico o che ne so io: Mirai era già un'odiosa egocentrica viziata da persona normale, non le sarà parso vero di diventare un mostro e poter soddisfare i suoi capricci con antichi immensi poteri.
Il Culto della Mantide... tsè. Ma chi crede di essere: la mantide non è altro che un grosso insettaccio scarafaggioso, e come tale andrà schiacciato sotto al nostro stivale.

Mirai strega preistorica (blog)
scritto da Kailah , 05:15 | permalink | markup wiki | commenti (1)
ultimi 5 articoli (cambia) · Pagina 1 di 14
1 · 2 · 3 · 4 · 5 · 6 · 7 · 8 · 9 · 10 · 11 · 12 · 13 · 14