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« I miei sono tutti ragionevolmente timorati degli Dei e, laddove non dovessero esserlo, a calci in culo ce li faccio diventare »
- Baaz Hardin -
 
Kailah Morstan
diario di viaggio
Kailah Morstan
 
creato il: 13/01/2012   messaggi totali: 82   commenti totali: 91
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5 aprile 518
Mercoledì 12 Ottobre 2022

Manto di Kayah

Col passare del tempo ho notato che le mie preoccupazioni sembrano via via meno importanti.
La mia incolumità, meno importante. La mia coscienza... meno importante.

Ne ho fatte di carognate in vita mia. Quando ci penso - e cerco di pensarci il meno possibile - subito mi viene davanti agli occhi la vecchietta affacciata alla finestra, a Trost. Quella che ho ammazzato con una freccia in testa, per paura che desse l'allarme.
Non è l'unica: ho ucciso molte persone, ho commesso sbagli e spesso altri ne hanno pagato le conseguenze.
Fino a ieri, almeno, potevo dire di non aver mai fatto accordi con un demone. Ecco fatto: davanti al ricatto - schiaccio Engelhaft e lo ammazzo - non ho esitato neanche un attimo. Anche se questo significava inguaiare quel poveraccio di Vengard, e paradossalmente dare una mano al nostro nemico giurato Aghvan L'Invitto.
E non è l'unica cosa orribile che ho fatto ieri, perchè a notte fonda, per passare il ponticello in modo silenzioso, ho avuto la bella pensata di spingere magicamente un povero soldato sfortunato di sotto nel crepaccio da cui origina tutta la contaminazione di questo posto. Insomma, una fine orribile per un disgraziato che stava facendo il suo lavoro. Almeno fosse servito... il suo compagno è riuscito a fuggire e dare l'allarme con il suo corno.

Adesso devo invocare la protezione di Kayah sulla rischiosa impresa alla quale mi accingo. Con un bel barilotto esplosivo tra le braccia, devo scendere lungo il canalone protetta soltanto da un pezzo rabberciato di carretto, avanzare un po' accanto ai compagni e poi, al momento buono, allontanarmi da loro e avanzare da sola sotto gli occhi - si spera disattenti - dei nemici. Poi piazzerò la bomba in modo che possa fare più danni possibile, innescherò la miccia e via di corsa, prima che salti tutto per aria.
Non mi metto ad elencare le cose che potrebbero andar male... sarebbe una lunga e deprimente lista.

Perchè questo piano possa avere qualche speranza, è necessario che la Dea Kayah mi nasconda agli sguardi nemici mentre vado a piazzare il barilotto esplosivo. E' molto importante per me che il miracolo si compia: non solo per ragioni pratiche, perchè avrei qualche possibilità in più di sopravvivere allo scontro e arrivare a vedere le mura di Ghaan, quando a sera il sole inizierà a calare; è importante che il miracolo si compia, e che la benevolenza di Kayah posi su di me il suo manto invisibile, perchè vorrebbe significare che ancora la Dea mi considera meritevole di un suo piccolo aiuto, o forse, se non meritevole io personalmente, almeno reputa che io sia uno strumento accettabile per la causa.

La nostra causa è nobile, senz'altro: a nobilitarla è la pericolosità dei nostri nemici, più che il diretto merito che possiamo aver noi. Siamo ostinati, questo sì, e nonostante tutto continuiamo a mettere un piede avanti all'altro in un'avanzata caparbia verso Ghaan.

Ma parliamoci chiaro. Cosa mi spinge? A me, personalmente, proprio a me Kailah Morstan. Davvero mi muove l'odio contro Aghvan? O il patriottismo? O la presuntuosa idea che il mio operato possa influire in una battaglia titanica che sembra uscita dal Kahl Valan?

Un po' ci ho riflettuto, durante questo lungo viaggio. So cosa voglio: la verità è che voglio arrivare a Ghaan per poter riabbracciare i miei amici.
Voglio il Sergente Rock, Barun, Ali, Garruck, Logan, Annie. Voglio ritrovare con loro la mia "casa", quella che ormai la Rocca di Tramontana non è più. Perchè la casa la fanno le persone, la casa sono le persone.

Inutile che mi nasconda dietro gli ideali. "Non farò mai patti con un demone!"
E infatti, appena un demone ha minacciato di uccidere una persona a cui voglio bene, ho dimenticato tutti i miei "mai".
Engelhaft vale più di tanti discorsi, vale più di Vengar, vale più di Norman, vale più di un piacere fatto ad Aghvan - ancora purtroppo - invitto.

Spero che Kayah chiuda un occhio con me, stavolta, e che mi dia una mano. Perchè ne ho davvero tanto, tanto bisogno.
scritto da Kailah , 19:24 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
4 aprile 518
Mercoledì 14 Settembre 2022

Purificazione

Il fuoco scorre attraverso di me.
L'energia di Dust si fonde alla mia, in un'unica spettacolare fiamma che avvolge questo ammasso di cadaveri, mentre barcolla veloce e sgangherato verso di noi. Brandisce innumerevoli armi, che si agitano scomposte e velocissime, riflettendo lo scintillio dell'incendio che lo divora.
Brucia, maledetto! Brucia!

Bohemond si fa avanti per arrestare la sua carica. Impugna Jagerin dei Tumuli, la spada che fu a lui donata dallo spirito di Cantor. Lo vedo di spalle, concentrato, pronto, forte del suo proprio smisurato e pazzo coraggio, e ammantato della sacra potenza di Dytros.

Non possiamo fallire.

Siamo nel giusto, non possiamo fallire.

Credevo che questo essere spaventoso e ripugnante fosse soltanto uno dei tanti mostri che vagano in una terra troppo sfortunata, ma non è così.

Abbiamo visto a Nord di qui la cicatrice dell'incantesimo di Aghvan, da cui spurga una contaminazione proveniente da piani di esistenza che dovrebbero restare sigillati: acqua velenosa, spore velenose, piante avvelenate e mutate, soffocate da escrescenze funginee innaturali...
E' questo il mondo che Aghvan vuole? Un mondo marcio, fetido e disgustoso, popolato soltanto da abominii.

La creatura che occupa la torre, quale che sia, sostiene di avere un credito con Aghvan, di averlo aiutato. Un demone, e Dust dice che Aghvan ci va a braccetto, coi demoni. E' un demone e ha pure la spada Frost Bite, il bacio del freddo. Eh, ma adesso lo manderemo arrosto, altro che bacio del freddo.

L'odore di cadavere bruciato è disgustosa, ricorda pire funerarie di amici perduti, un tanfo impossibile da dimenticare. E se penso che questo mostro così orrendo non è altro che un ammasso di poveri corpi profanati, i corpi dei soldati uccisi in battaglia, l'odio che provo per Agvhan e per il suo ospite demoniaco cresce a dismisura. A brandire una di quelle armi, in mezzo a quel defunto carnaio ambulante, potrei esserci io, o i miei amici. Uniti in un abbraccio innaturale ai nostri nemici, perchè nell'orrore del Risveglio siamo tutti uguali, persone di Uryen, di Angvard, di Ghaan.

Come Dytros fortifica la spada di Bohemond, così invoco Pyros, che col suo fuoco purificatore spazzi via dalla terra questo abominio, e prego Kayah, Dea dell'eterno riposo, che ci aiuti a ridare pace e dignità a questi poveri cadaveri rianimati.

Dobbiamo dimostrare ad Anghvan che il suo soprannome, l'Invitto, è soltanto una fanfaronata. Anche lui può essere sconfitto e saremo noi a farlo. E a spedirlo all'inferno insieme a tutti i suoi mostri, una volta per tutte.
scritto da Kailah , 09:44 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
17 marzo 518
Martedì 5 Ottobre 2021

Notte senza vento

27 Febbraio 516

"Le cose più importanti sono il corno e lo stendardo", spiega Heirich. "Non ingaggiate il nemico, se non vi viene ordinato".
Non ci penso proprio a ingaggiare il nemico, di questo Heinrich può star tranquillo: sono stanca, ho sonno, sono confusa. Ci hanno detto che ci saremmo occupati di logistica, che non saremmo mai e poi mai finiti a combattere. E invece eccoci qua. Al buio, al freddo. Per lo meno stanotte non c'è vento.

Dietro di me sento l'incedere del cavallo di Agor mentre risaliamo il fianco della collina: è l'ultimo della fila, regge lui lo stendardo di Uryen, lo stendardo dei genieri di Ramsey. Io stringo le briglie con le mani sudate per la paura. Al fianco porto una spada che non so usare.
E' notte fonda, il Plotone di Ramsey si è appena allontanato, provano ad intercettare i nemici nonostante il buio. Il nostro compito è pattugliare la collina su cui sorge la Chela. Dobbiamo proteggere le macchine da assedio, evitare che qualcuno riesca a salire.

Pare facile... ancora non sappiamo di avere contro gli uomini di Acab.

Ci attaccano degli arcieri, colpiscono Heinrich di striscio e azzoppiano il suo cavallo. Lui ci organizza in due gruppi, ed io mi ritrovo separata da quelli che sarebbero diventati nel tempo i miei compagni. Ho accanto Agor, sono atterrita, inesperta, con davanti i nemici.
Uno mi si para davanti, un cavaliere. Vorrei fuggire a gambe levate, ma devo fermarlo, rallentarlo. Mi ci metto davanti stupidamente, imbranata come sono, e lui subito mi ferisce al ventre con la sua spada.
La mia prima ferita in battaglia. Grido più per la sorpresa e lo spavento che per il dolore. Imparerò col tempo che il dolore arriva in un secondo momento, a freddo. Che è meglio non pensarci troppo.

Guardo la mia spada inutile, le mie mani impotenti. E vedo il cavallo che già mi ha oltrepassata e che prosegue. Caro mio, non sono tutta qui.

BES HIVAS

Un crampo al cavallo. Idea un po' stupida ma funziona, la bestia s'impenna, poi si blocca. Il nemico scende e deve proseguire a piedi la salita.
Heirich ci ha detto di rallentarlo... l'ho rallentato. Poco dopo Bohemond lo raggiunge, missione compiuta.

Ma ce ne sono altri. Una donna in lontananza grida "Per il Corno del Tramonto! Terra e libertà!". Un attimo dopo vedo Agor che si accascia, ferito da un colpo di balestra alla gamba. Con un ultimo sforzo prima di cadere, conficca saldamente lo stendardo nel terreno.

Sento una freccia sfiorarmi il braccio, ma torno indietro, corro verso la bandiera e la afferro, prima che cada in mano nemica. Provo poi a risalire il fianco della collina, ma un lampo di luce mi abbaglia: sento il metallo dell'elmo che graffia, il sangue caldo sulla guancia, la tempia squarciata. Poi sento la spalla che affonda nel fango, i piedi che volano, il cavallo che scivola via da me. Sento l'odore umido dello stendardo che stringo, aggrappandomici con ogni forza. E sento il mio stesso grido che squarcia la notte.

Ricordo Werner, anche lui ferito gravemente, che raccoglie la mia spada e mi sussurra: "venderemo cara la pelle". Io non posso far altro che incanalare tutto quel che mi resta, tutto il mio Potere Magico nello stendardo, per farlo sventolare splendido e orgoglioso nel buio.

... lo raccolgo da terra.


Logoro, stracciato. Lo stendardo del Plotone 12, dei "genieri" di Ramsey.
Lo accarezzo mentre negli occhi pungono lacrime che sembrano aghi. Percorro il suo bordo sbrindellato con le dita, mentre nomi dolorosi mi martellano nel cuore.

Ramsey.

Heinrich.

Vindel.

Robert.

...

... e poi c'è un altro nome che non ho il coraggio di pronunciare, mentre Engelhaft si china su di lui e gli sfila l'armatura, tremante. Dytros, ti prego, proteggi il tuo Paladino, fa che la sua pelle sia intatta... che le fauci di quel mostro non siano riuscite a scalfirla...

... non ce la faccio, non ce la faccio, non ce la faccio.

No, Bohemond no, ti prego... ti prego...

Engelhaft tace. Scruta il petto nudo di Bohemond da vicino, passa le dita sulle innumerevoli cicatrici, sui segni dell'armatura, sui lividi.

... ti prego, ti prego...

Stringo la stoffa del mio vecchio stendardo, non respiro. Ti prego, non Bohemond, ti prego.

Poi Engelhaft alza la testa, il suo viso si illumina di speranza. "Mi sembra che anche stavolta sia andata, Bo. Non sei stato morso. Considerati miracolato".

Ed è questo il momento di piangere, di ringraziare gli Dei, di ringraziare questo pezzo di stoffa logora che ha sventolato sul nostro battesimo del fuoco, e che dopo due anni torna a mostrarci la strada.

Vindel e Robert l'hanno custodito con onore. Heinrich sarebbe fiero di loro, e anche Ramsey. Non l'hanno abbandonato neanche dopo la morte, dopo essere stati trasformati in Risvegliati.

Oddio, Bohemond, non ci posso pensare... vorrei alzarmi, correre ad abbracciarlo, ma sono troppo, troppo stanca... lo sfinimento magico... Dei, stavolta ho esagerato. Credo di essere a tanto così dallo svenire.

Ma che altro potevo fare? Ho spinto via quel mostro con tutte le mie forze residue, con le stesse forze residue e disperate che due anni fa, in quella notte senza vento, fecero sventolare orgogliosi i colori dell'Esercito di Uryen.

Grazie... grazie Dytros... anche stavolta è andata. Ma perchè Bohemond mi fa prendere sempre questi spaventi?


scritto da Kailah , 20:53 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
9 marzo 518
Martedì 3 Agosto 2021

Ai miei amici

Cari amici,
già sapete quello che penso, e sono troppo stanca per insistere nel cercare di convincervi.

Dobbiamo salvare Malandrino, su questo siamo tutti d'accordo. Probabilmente, se il mostro che passeggia nella stanza accanto non cambia idea costringendoci ad affrettare le cose, il nostro compagno ha abbastanza acqua per tenere duro un paio di giorni. E io direi di sfruttarli per consentire a Dust di recuperare le energie, in modo da poter contare sul suo aiuto.
Non è mancanza di fiducia nelle vostre forze, credetemi. Però la creatura che bisognerà affrontare - sia che si tratti di uno strano tipo di Risvegliato, sia che invece appartenga alla sfortunata categoria dei maghi innalzati e impazziti - richiede la massima capacità offensiva di cui potremo disporre. Non solo nessuno di noi deve morire, ma nemmeno possiamo permetterci di subire ferite importanti, vista la missione in cui ci siamo imbarcati.

Su di me non potete contare. Conosco me stessa e riconosco i sintomi dello sfinimento magico. Quando abuso delle mie capacità magiche, come ho fatto poche ore fa per deviare quello strano martello volante, ho bisogno di diversi giorni per riprendermi. Fino ad allora non sarei in grado nemmeno di spegnare magicamente una pipa (e poi perchè mai spegnere una pipa? Hanno un buon profumo, soprattutto le bacche di ginepro... ma non divaghiamo). Quanto alle frecce, sapete benissimo quanto inefficaci siano contro creature mostruose.

Non sappiamo cosa sia il mostro che abbiamo davanti, ma conosciamo Dust abbastanza da sapere che ha mille risorse e che il suo aiuto può rivelarsi molto prezioso davanti a ogni tipo di minaccia. Su questo credo che siamo tutti d'accordo.
Però c'è la questione degli oggetti che si trovano nella stanza accanto, sorvegliati dal mostro. Mi pare di capire che siano questi oggetti il problema, riguardo il fatto di aspettare o meno Dust. Maledetti oggetti, che seminano diffidenza tra le persone.
Mi volete forse dire che un po' di cartuccelle e qualche oggetto strano, per quanto interessanti, siano così importanti da valere il rischio di mandare a monte la nostra missione? Perchè di questo stiamo parlando, ragazzi. Abbiamo in ballo la vita di Malandrino, e il rischio di non riuscire a sconfiggere il mostro e poter proseguire... e il problema adesso è che Dust vorrebbe prendersi un paio di oggetti preziosi.

Se veramente vi fidate di Dust così maledettamente poco da temere che trovi l'oggetto-magico-da-fine-del-mondo, e che se ne impossessi per farne chissà cosa di terribile, beh, ammazzatelo subito. A Dust, intendo. Fatelo fuori adesso che è scarico.
Ma vi ricordo che abbiamo appena consegnato alla figlia di Acab una delle cose più pericolose che si possano immaginare, cioè le fialette col sangue degli antecessori trovate nella "bara di Ramsey", fidandoci che ci pensi lei a metterle in sicurezza.

Non aggiungo altro, ci siamo capiti.
Mentre decidete, ho trovato un po' di legnetti malmessi, ma sufficienti a realizzare il mio prossimo progetto: una bellla gabbietta per il nostro piccolo amico gattino. Così sarà più semplice portarlo con noi senza rischiare che si sperda e faccia una brutta fine. Credo che il posto migliore per lui sarà il Castello di Seta, non pensate anche voi? Le ragazze lì sapranno prendersene cura come si deve.
Gatto Nero
scritto da Kailah , 06:44 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
2 marzo 518
Martedì 20 Aprile 2021

Il dono oscuro



"Sogni agitati... non vuol dire brutti, no? Sto facendo dei sogni interessanti, questo sì".

Sogni interessanti... i sogni di Mirai.

Sembra passato un secolo da quando ero seduta al tavolino di cucina di casa sua, ad Holov, e lei mi offriva una tisana. E raccontava.
Reticente, sulle difensive, parlava dei suoi sogni - gli stessi miei sogni - e le visioni dei due spiriti, Vihamel e Yshtav.

Suo padre considerava il Potere Magico al pari di una maledizione e più volte aveva provato a liberarla, naturalmente senza riuscirci. Lo Yoki si aggrappa al sangue di alcune famiglie, tramandandosi di generazione in generazione, da padre a figlio, da nonno a nipote. Non c'è modo di liberarsene, se non smettendo di generare eredi.
Dicono che con il trascorrere dei secoli la virulenza dello Yoki sia diminuita e che ormai non sia che l'eco di ciò che era un tempo. Lo dicono con rimpianto, di solito. Ma forse bisognerebbe dirlo con sollievo.

Stasera ho volato.


Non volevo sprigionare lo Yoki qui, nel bosco dell'antico cimitero di Cantor. Avevo paura che qualcosa, magari ciò che infesta la Cripta del Lupo, lo percepisse e mi riconoscesse.
Mi sono rifiutata persino di aiutare Sven ad accendere il fuoco, lasciandolo faticare con pietra focaia e acciarino a combattere con la legna umida, per evitare che anche la minima scintilla recasse la mia firma silenziosa.

Poi Bohemond è sparito.

Lo strozzerei con le mie mani, se solo non avessi voglia di piangere di sollievo. Quello stupido paladino. Stupido stupido paladino.

Non ci ho pensato due volte. Non ci ho pensato nemmeno una volta, in effetti. Ho pronunciato le rune e ho lasciato che lo Yoki fluisse intorno a me: forte, vibrante di un'energia ulteriore, in risonanza con l'oscura potenza di questo luogo maledetto.

Se dicessi che non mi è piaciuto direi una bugia. E' esaltante: il corpo, fremente di Magia, si fa leggerissimo, più leggero dell'aria. Per un attimo è come trovarsi in punta di piedi, ma senza avvertirne il peso, in equilibrio perfetto. Subito anche la punta degli stivali lascia il suolo, con grazia, ed ogni movimento è guidato soltanto dal pensiero. Non c'è peso, ma la treccia che esce dal mio elmo si muove nel vento: i miei capelli sembrano più pesanti di me.

Altre volte avevo levitato, sollevandomi in aria di qualche metro, sempre con l'ansia di cascare per terra da un momento all'altro. Erano prove, goffi tentativi che servivano ad imparare.

Stavolta, nel momento del bisogno, strangolata dalla paura che il mio amico fosse finito in qualche pericolo gravissimo, ho lanciato l'incantesimo senza pensare alle conseguenze. Mi sono sollevata in alto, oltre le chiome spoglie degli alberi, e da lì ho volato, planando lentamente e con una sicurezza che non mi appartiene, fino a ritrovarlo.

Questo luogo maledetto mi ha aiutata.

Lo Yoki che brucia dentro di me risuona alle stesse vibrazioni che alimentano il potere nefasto di Mirai: accanto ad Annie ogni incantesimo mi donava un fremito di piacere... e qui, così prossimi alla Cripta del Lupo, dove qualcosa di orribile stende i suoi tentacoli neri su questo cimitero sfortunato, la sensazione è ancora più forte, più elettrizzante.

Li capisco, quei maghi che perdono il senno. Per questo mi fa tanta paura la Magia. Perchè è bellissima, bellissima e pericolosa.

Quando ero bambina credevo che fosse tutto molto semplice. I maghi governano il fuoco? Sono certamente utili in ogni villaggio per spegnere gli incendi. Sanno volare? Il loro compito sarà salvare i gattini saliti troppo in alto sul ramo di un albero.

E' così che mi piace la magia. Pulita, razionale, controllata. Ed è così che mi sforzo di utilizzarla, grazie anche al costante conforto spirituale di Padre Engelhaft, che davvero è una fortuna avere sempre vicino, con le sue parole di saggezza.

Il problema è che la magia non è pulita, non è razionale... e non è nemmeno lontanamente controllata come vorrei. Lo Yoki è un istinto ancestrale aggrappato alla nostra anima, parte integrante di quello che siamo. E' per questo che i tentativi di innalzare persone dotate di Yoki son sempre finiti in modo disastroso: perchè già il nostro controllo è sufficientemente impegnato a tenere a bada ciò che siamo, l'equilibrio è già abbastanza precario senza bisogno di aggiungere schifezze come il sangue degli Antecessori.

Mi fanno rabbia i maghi che, invece di rispettare e temere l'oscuro dono che hanno ricevuto, ci sguazzano, e combinano un disastro dopo l'altro, nella sciocca e - davvero - ingenua convinzione di poterlo dominare e diventare... chissà cosa. Forti? Vigorosi? Importanti? Ricchi? Immortali? Quanto sono disposti a rischiare, in onore di tanta vanità?
Non è un caso. Quando dissi a Ramsey che ero una maga lui non disse nulla, ma storse il naso. Non è un caso che i maghi non piacciano a nessuno.

Ciò detto, nervi saldi.

Valichiamo questo fiume, presto. Abbiamo una missione che ci aspetta. Recuperare Ramsey. Oh dei. Morto, freddo, grigio dentro ad una cassa.
Non riesco a immaginare che un uomo simile possa aver smesso di respirare. Che i suoi muscoli di acciaio siano adesso rigidi, che il suo cuore coraggioso abbia smesso di battere.
Peserà tantissimo quella cassa. Un peso che davvero non avrei mai voluto portare.


scritto da Kailah , 22:34 | permalink | markup wiki | commenti (0)
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