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« Mi sento diversa da com'ero prima, da te, da tutti. Mi abbracci? »
- Annie Volvert -
 
Solice Kenson
Cronache della Campagna di Caen
Solice Kenson
"Voi avete coraggio e siete molto convincente: ma non appena sarete chiamata a combattere, al primo combattimento che possa realmente definirsi tale, voi morirete. E non parlo di scontri confusi o ingarbugliati, dove nessuno capisce fino in fondo quello che sta facendo o magari ha meno voglia di uccidervi che di portare la pelle a casa. Parlo di uno scontro vero, in cui affronterete una persona con le vostre sole forze. Beh, è giunto il momento che qualcuno che vi vuole bene vi dica che queste forze non basteranno proprio contro nessuno".
creato il: 20/05/2005   messaggi totali: 91   commenti totali: 32
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19 Dicembre 517
Sabato 22 Novembre 2008

Yezraelen

Quando l'ho vista per la prima volta aveva il doppio dei miei anni: la sua figura si confondeva con quella di mio padre, attirando i raggi di sole che filtravano tra le tende del salone dei ricevimenti con la grazia di una dama nell'atto di ricevere gli omaggi dei suoi sudditi. Yezraelen: l'anima di Yezra.

"La sua storia risale a molti anni fa", continuò guardandomi negli occhi, costringendomi ad abbassare lo sguardo verso terra: non era mio padre che avevo di fronte, ma il Marchese di Beid. "Venne fatta costruire da Lord Eric Kenson come dono per sua cugina, Lady Ardea Kenson della Piana del Vento". Dopo aver pronunciato queste parole mosse alcuni passi verso di me, facendo sfiorare il terreno alla punta della lama.

"Guardala", mi disse. "Non avere paura di lei". I miei occhi si affrettarono ad ubbidire, sollevandosi a percorrere la lama lunga e sottile fino ad arrivare all'elsa dorata, al cui centro brillava una piccola pietra di colore azzurro.

Da quel giorno Yezraelen, l'anima di Yezra, mi accompagna: un dono che mio nonno non è riuscito a consegnare, una lama nata per essere impugnata da una donna e che ha atteso per trent'anni una mano che potesse stringerla: la mia mano. Poteva andarti meglio, Yezraelen: il tuo destino è quello di condividere le mie sconfitte, di finire in terra con me o di essere raccolta tra gli arbusti dopo un lancio disperato e fuori bersaglio: se tu potessi parlare saresti arrabbiata con me, se potessi parlarti io lo farei per chiederti scusa.

Questa non sarà l'ultima delle nostre battaglie, Yezraelen: il dolore che sento alla gamba è spaventoso e mi rende difficile pensare, ma non possiamo mollare adesso. Aiutami, ti prego: a rialzarmi e a restare in piedi, a ricordare che mio padre quel giorno è stato fiero di me: a sopravvivere, a tornare a casa... a Beid... a Luceen.

Yezraelen - Immagine
scritto da Solice , 01:29 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
24 novembre 517
Giovedì 9 Ottobre 2008

Notte in bianco

Le ultime gocce di pioggia percorrono la cassa armonica del grande liuto di legno che fa da insegna al posto in cui ci troviamo: restano lì per qualche istante, a dondolarsi sul bordo inferiore osservando il salto che le attende. Forse è proprio il senso di vertigine indotto da quei tre metri a indurle a raggrupparsi l'una all'altra, stringendosi insieme come bambini spaventati: e anche se il volo resta inevitabile, saltare insieme fa meno paura.

I primi soldati della fede della mia vita li ho visti negli occhi di mio fratello: i suoi racconti prendevano vita nella mia mente e mi rendevano partecipe del sacrificio, dell'impegno nei confronti degli altri. La prima volta che chiesi com'erano fatti mi disse di chiudere gli occhi: "immaginali come dei raggi di sole che squarciano le tenebre dell'ingiustizia, della menzogna e del dolore". Eppure mai come ora mi sento come una di quelle gocce di pioggia, tremanti e spaventate di fronte al "salto" come lo sono stata io poche ore fa: stretta insieme ai miei compagni ho saltato insieme a loro, consapevole che avrebbero capito, che mi sarebbero stati vicini trasformando le mie paure in coraggio: così è stato. E ancora una volta, grazie alla loro fiducia, una goccia di pioggia ha potuto sognare di essere un raggio di sole. Vorrei tanto che tu potessi vederci, Patrick: so che saresti fiero di noi.

"Faccio quello che posso per impedire a questi disgraziati di fare una brutta fine".

Le parole pronunciate dall'uomo che mi siede davanti sono scelte con cura, e colpiscono dove fa più male: mentre le ascolto mi rendo conto che rappresentano esattamente l'opposto di quanto ho appena fatto: le mie azioni hanno rischiato di provocare uno scontro che avrebbe messo a repentaglio la vita dei miei compagni. Le azioni prevedibili di una paladina giovane e inesperta, che tra la via della Giustizia e quella del Giudizio avrebbe senz'altro scelto la prima, lasciando a lui il privilegio di poter percorrere la seconda: ed è quello che ha fatto, malgrado la superiorità numerica e una situazione a noi decisamente sfavorevole. Entrambi abbiamo avuto quello che volevamo ma sono io quella in debito, ed è una cosa che sappiamo tutti e due.

Gocce di Pioggia
scritto da Solice , 04:09 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
15 novembre 517
Venerdì 12 Settembre 2008

Soldato della Fede

Le ore passate a guardare i miei fratelli e i cavalieri di mio padre, il lungo e faticoso addestramento al monastero di Foucault e i primi scontri "veri" combattuti al fianco di Abel; le interminabili mattine passate ad evitare gli affondi di Diana, i pochi e incredibilmente fortunati scambi di colpi con i Maestri del Vento, la costanza con cui sir Paul Harvesham e sir Karl Anderson hanno saputo allenarmi giorno e notte; ma soprattutto il lungo e difficile combattimento con Bellamy Collorotto, in cui la Santa a cui ora appartengono la mia vita e la mia anima ha deciso di prendere il mio braccio, infondendo in esso la sua forza.

"Torna dalla mamma, ragazzina!"

Una frase che suona come una condanna, ineluttabile verdetto sull'esito ultimo dei miei sforzi per rendere questa spada qualcosa di più che un peso; un unico e secco strattone in grado di sciogliere in un istante tutti i nodi che avevo faticosamente realizzato sulla corda del mio orgoglio: non sono riuscita a fermare quell'uomo, colpevole di aver sottratto uno scrigno dal contenuto così prezioso da non poter essere neppure rivelato, così importante da valere più di sessanta vite. Ho letto il rammarico negli occhi di messer Balthasar Toppler, e non sono riuscita a non pensare al furto che io stessa ho subito oggi: anche io avevo uno scrigno e anche io ora non l'ho più, svanito come l'ultimo respiro del mio cavallo, fragile come i sogni e le speranze dell'unica vita che vale: la mia.

Eppure, devo riuscirci: come Soldato della Fede di Pyros, come figlia di Elias Kenson, sento e so di avere la responsabilità di rialzarmi e continuare. Lo devo a Padre Lorenzo che ha creduto in me, lo devo a mio padre, lo devo ai miei amici... ma soprattutto lo devo a Santa Chiara: per Lei costruirò un nuovo scrigno e a Lei chiederò di riempirlo vivendo e operando per Lei, nella speranza che possa aiutarmi a proteggerlo nel migliore dei modi.

Solice Kenson - 15 Novembre 517
scritto da Solice , 03:08 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
15 ottobre 517
Mercoledì 9 Luglio 2008

Casa

Le estremità dei miei capelli, vinte dalle forbici di Julie, si allontanano seguendo il movimento ondulatorio dei flutti del Dymiras come una lenta processione di fedeli. Il mio sguardo riesce a seguirli solo per i primi passi del lungo cammino che li attende, salutandoli con una preghiera inusuale: che possano vedere per l'ultima volta la città di Achenar, trasportati da uno dei molti torrenti che si insinuano al di sotto delle alte e spesse mura della città dalle mille e una lama, per poi dissolversi nella spuma del mare.

La prima volta che mia sorella mi tagliò i capelli ebbi qualche problema a riconoscermi. Ricordo distintamente l'impressione che mi fece vedere la mia faccia privata della cornice alla quale ero da sempre abituata: "sembro quasi un ragazzo", mormorai incredula. "beh, spero proprio che ti piaccia, questo ragazzo" commentò mia sorella osservando il suo lavoro, "perché adesso non c'è modo di tornare indietro". A distanza di anni, il suono di quelle parole risuona spesso nella mia testa.

''non c'è modo di tornare indietro''.

A mio padre l'idea di Rosalie non andò particolarmente a genio: quella fu la prima e l'ultima volta che mia sorella mi tagliò i capelli... fino a quando non ci trovammo a condividere la stanza nel monastero di Foucault.

''non c'è modo di tornare indietro''.

Guelfo e Julie sono certi che io abbia preso la decisione giusta, come lo ero io stessa al momento di agire: allora non potevo sapere l'entità di quel peso, certa com'ero che le mie spalle fossero allenate a sufficienza per sostenerlo. Ma ora li sento entrambi, Menzogna e Assassinio: posso avvertire il loro fiato dietro di me, le loro mani che premono con forza contro la mia schiena, penetrandola a fondo fino a sfiorare i polmoni: e se quel contatto non è ancora stato in grado di soffocarmi è soltanto merito del coraggio e dell'impegno dei miei compagni, che hanno saputo comprendere le mie difficoltà, proteggere le mie debolezze, perdonare i miei errori. Ogni giorno ringrazio gli Dei di averli accanto, e ogni giorno prego che possano presto raggiungere quella giustizia che da tanto, troppo tempo rincorrono, la cui sete fa ormai ardere anche me.

Prego per loro, così come prego per tutti coloro che non hanno esitato a mettere in gioco quanto di più importante avevano pur di aiutarci a compiere questo miracolo: la mia mente rincorre i loro volti, così diversi eppure così vicini: Padre Gabriel, il capitano Ratel, Benton Hare, Omar Pacifico, Peoh Blood; sir Karl Anderson, sir Paul Harvesham e la sua consorte, Lady Lucille; e ancora, con maggior forza, sir André Navon... e sir Steven deRavin; e infine, non paga di quanti sono stati disposti a mettere a rischio la propria vita, rincorre i volti di quanti l'hanno perduta: nomi che la mia mano non è in condizione di fare, non senza aumentare a dismisura il tremolio che già la pervade dal giorno in cui ho preso con me la vita di Lord John Payne... e che forse mai l'abbandonerà.

Un miracolo: non c'è altro termine che possa descrivere la libertà di quella bambina, il suo trionfo sui carcerieri che fin dalla nascita avevano incatenato la sua vita ai loro fini. E se l'immensità del significato di questa parola ci rende immeritevoli di poterci fregiare di tale risultato, dobbiamo comunque ringraziare gli Dei per averci concesso di esserne testimoni. Ogni volta che la guardo ripenso a quella lettera, che mi costringe a immaginare il dolore e la solitudine che deve aver passato: e subito i miei pensieri prendono il volo, e ignorando ogni mio tentativo di fermarli corrono a ricordare un altro volto, diverso eppure più grande soltanto di pochi anni... Non farlo Solice, non commettere due volte lo stesso errore: non ce l'hai fatta quando non avevi due demoni alle tue spalle, di certo non puoi riuscirci ora: pensa piuttosto a scappare, il meglio che puoi fare è portarli lontano.

Presto parlerò nuovamente con padre Quart: devo farmi coraggio e dirgli tutto, pregandolo di donare a questo gruppo una figura che possa dare ciò che io non sarò mai in grado di offrire, riempiendo al tempo stesso il vuoto lasciato da Abel e la forza combattiva orfana di Quixote. Un uomo che sono pronta ad assistere e proteggere con tutte le mie forze se così dovrà essere, o di fronte al quale sarò disposta a cedere il passo se il destino sarà duro al punto da volermi separare ancora una volta da ciò che ho imparato a chiamare "casa".
scritto da Solice Kenson , 01:08 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
8 ottobre 517
Lunedì 23 Giugno 2008

Scelte

La decisione di indossare nuovamente le mie vesti ha sciolto le mie paure, ma ora rischia di compromettere la missione affidataci da sir Bruno Malade e la necessità di segretezza da lui più volte sottolineata. Guelfo ha ragione, i nostri nemici sono potenti e non possiamo permetterci di sottovalutarli: nessuno che possa avere contatti con i nostri nemici dovrà vedermi con queste vesti o sapere che una paladina di Pyros sta svolgendo indagini nella città di Achenar.

Ho forse frainteso le parole di Padre Francesco, prendendole in modo troppo letterale? Sento la necessità di parlargli nuovamente, di spiegargli che la scelta di indossare o meno questo abito coinvolge necessariamente le persone che viaggiano con me e quelle che ci hanno offerto il loro aiuto. Accettando di prendere parte a questa missione mi sono impegnata a rispettare le sue regole, sommandole a quelle previste dal mio giuramento da paladina: se davvero non esiste alcun modo per rispettarle entrambe, il rispetto verso i miei compagni mi impone di congedarmi da questo incarico senza che la mia presenza o le mie scelte possano in alcun modo comprometterne l'esito. Ma la conversazione con Padre Francesco dovrà attendere fino a domattina: altre e più urgenti confessioni mi attendono questa notte stessa.

La prima la devo a lady Lucille e alla generosità con cui ha deciso di accogliermi nella sua dimora fidandosi unicamente della parola di sir Karl: farò del mio meglio per ripagarla della sua fiducia, e per dimostrarle che non è stata malriposta.

La seconda è con Eileen Brent: è strano... non abbiamo scambiato che poche parole, eppure le sono bastati un istante e uno sguardo per assumere il ruolo più importante di tutti. I suoi occhi mi hanno vista per quello che sono, e la sua espressione di fronte al mio sconcerto tradiva la volontà di non restare a lungo l'unica testimone. Questa notte, dopo aver parlato con Lucille, mi recherò a parlare con lei nella speranza che vorrà ascoltarmi: poche ore fa le ho detto che la mia vita è nelle sue mani, ora devo fare del mio meglio per convincerla a farne buon uso.

Solice e Eileen
scritto da Solice , 02:34 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
8 ottobre 517
Giovedì 19 Giugno 2008

Roccia vuota

Varcando i cancelli della città delle mille e una lama non posso fare a meno di pensare a quel giorno di dodici mesi fa: allora non feci quasi caso alle tinte con cui l'autunno e i suoi fiori decoravano le abitazioni, intenta com'ero a non perdere il passo di Abel e di Giovanni, che di lì a poco ci avrebbe introdotti a Padre Francesco. Ripenso a me stessa, goffa e inesperta, e all'imbarazzo provato di fronte all'impossibilità di rispondere in modo soddisfacente alle spietate domande che il mio padre spirituale era solito porre a se stesso. Abel non aveva paura di mettersi alla prova di fronte agli Dei, e non si è mai stancato di cercare ogni giorno la conferma terrena delle loro promesse: questo lo portò a non accontentarsi delle risposte fornite dall'anziano sacerdote e a spingere la sua ricerca verso direzioni difficili quanto il compito che sentiva gravare sulle sue spalle.

"Stacci attenta a quel ragazzo... è un bravo ragazzo!"

Ricordo come mi affrettai ad annuire, ignorando le difficoltà di un compito i cui termini avrei di lì a poco deluso. Presto confesserò il mio fallimento al cospetto di Padre Francesco e della Dea, nella speranza che mi sia data un'altra possibilità. Una speranza che non è mai realmente morta, e che l'arrivo di Nicolas contribuì a tenere in vita: così diverso da Abel eppure così simile, forte e fragile al tempo stesso. Grande fu la mia gioia quando mi illusi che avrebbe potuto prendere il posto di Abel, fino a quando non seppi che padre Lorenzo Quart aveva deciso di richiamarlo a Chalard per destinarlo a un altro incarico.

C'era una cosa in comune tra Abel e Nicolas, piccola e insignificante ma che resterà sempre impressa nella mia mente: ogni volta che ci fermavamo a riposare entrambi erano soliti cercare una roccia su cui sedersi, grande e spesso scomoda, almeno a giudicare dall'aspetto. Quando capitava io facevo il possibile per trovarmene un'altra, più piccola, che si trovava nei pressi; mi piaceva osservarli da lì, spesso da un lato o di spalle, mentre si interrogavano sul da farsi. In quei momenti, anche le volte in cui non avevo idea di cosa ci stesse succedendo, potevo "sentire" che ce l'avremmo fatta a portare a termine la nostra missione.

Chissà, forse non ero l'unica a guardare in direzione di quella roccia: e forse è proprio questo orizzonte che si nega alla vista a consumare lentamente la nostra lucidità, a farci cadere preda di errori e distrazioni. Sento il bisogno di parlare con Padre Francesco, ma più di ogni altra cosa sento il bisogno di tornare da Lorenzo Quart: per il mio bene, e per quello dei miei compagni, ho bisogno di sapere se e quando verrà qualcun altro a sedersi su quella roccia e se mai riusciremo a riempire quel vuoto.

Trono di Pietra
scritto da Solice , 02:07 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
30 settembre 517
Domenica 18 Maggio 2008

Paura

Rivolgo a te le mie preghiere, dio della Luce, affinché tu possa prenderti cura della mia amica Desiree: donale la forza di perdonare chi, sentendosi perduto e allontanato, ha cercato conforto nella semplicità di un nuovo amore. Consentile di ricominciare una vita serena e felice, libera dal dolore e dalla disperazione che ora riempiono il suo animo.

Rivolgo a te le mie preghiere, dio della Verità, affinché tu assista il mio amico Loic: perdonalo per l'errore che ha commesso e donagli la forza di continuare a combattere nel tuo nome, rischiarando con la tua luce i dubbi che ora affannano il suo cuore. Aiutalo a trovare la felicità, e possano i segni della tua benevolenza ricompensarlo per le fatiche e gli sforzi che compie ogni giorno.

Mai come stanotte il suono delle mie parole sembra vano e inutile: se chiudessi gli occhi potrei vederle rimbalzare sulle pareti spoglie della stanza di Julie, per poi perdersi nei singhiozzi che la porta antistante riversa nel corridoio con la forza di un fiume in piena. Eppure mai come adesso la mente rifiuta l'idea di fermarsi, alimentata dal ricordo delle conversazioni appena concluse, e la lenta liturgia che le mie labbra continuano a ripetere non sarà sufficiente a far sì che gli Dei concedano un sonno tranquillo a molti di noi. Soltanto poche ore fa la camera nascosta da quella porta ospitava sogni, emozioni e speranze che soltanto poche ore fa mi sembravano concrete e reali... Soltanto poche ore fa, soltanto poche ore fa, soltanto poche ore fa...

...

Come pioggia scrosciante le parole di Guelfo hanno spento il fuoco delle mie false certezze: è buffo pensare come quella sottile barriera di fango dorato celasse ai miei occhi ben altre mura, imponenti e formate da pietre massicce. Mura che dividono Loic da Desiree e che rendono così diversi, unici e soli molti di noi.

Le usanze di Beid descrivono il rifiuto di un regalo di compleanno come un segno di massima offesa: ma se il mio sangue mi spinge ad accettare che le tue mani mi aprano gli occhi, amico mio, vorrei tanto riuscire a dirti quanto questo dono che hai deciso di farmi mi abbia sconvolta, quanto il solo profilo dei bastioni che mi hai mostrato basti per riempirmi di terrore.

Per questo prego, per questo non dormo. Ho diciotto anni da dieci giorni ormai, sono grande... perché ho ancora così tanta paura?

L'insonne
scritto da Solice , 03:03 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
19 settembre 517
Mercoledì 7 Maggio 2008

Martha

si diffonde tra la gente
è crudele e convincente
i pensieri ti divora
e di dubbi li colora


ti scrivo questa lettera perché penso che tu abbia il diritto di sapere: tu che hai saputo vedere oltre le mie vesti, che ti sei resa conto della fragile e impaurita ragazzina che si nasconde dietro uno scudo più grande di lei che riesce a malapena a trasportare, hai il diritto di sapere che non sei la sola a pensarla così: un'altra persona, alcuni mesi prima di te, è riuscita a dirmi la stessa cosa.

Tu sei una menzogna vivente, bambina mia: porti una spada e non la sai usare, porti uno scudo e non sei in grado di combattere. Menti agli altri e menti a te stessa nel nome di Pyros, il Dio della Verità: ma non temere, non voglio convincerti io. Lo capirai tu stessa leggendolo nel tuo cuore, o magari lo leggerai negli occhi degli altri.

Sono le parole con cui mio padre mi ha salutato l'ultima volta che l'ho visto. Parole dure, simili alle tue: parole che mi hanno fatto piangere ma che, nondimeno, mi hanno ricordato la mia famiglia, la mia casa, la mia città. E' per questo Martha che ti ho voluta con me, non certo per convincerti ad essere mia amica ma per sentirmi meno sola, per chiudere gli occhi di fronte ai tuoi rimproveri e ad accettarli pensando alla voce di mio padre: al villaggio, al torrente, persino in taverna riuscivo quasi a sentire la sua presenza dietro alle tue parole, il suo occhio critico posato su di me dentro i tuoi.

"Sei solo una bambina".... Sei solo una bambina....

Quello che non capisco, è il perché tu non ti sia limitata a rimproverare me. Perché hai messo in dubbio l'obiettività di sir André Navon, nonostante tu sia a conoscenza di molti dei rischi e dei sacrifici da lui compiuti al momento di farsi carico degli aiuti che ci ha dato? Che l'ingiusta e orribile esperienza con i signori delle Parole d'Oro abbia lasciato dentro di te ferite più profonde di quelle che siamo riusciti a guarire, sorde persino alla realtà dei fatti? O forse, ed è la cosa che maggiormente mi spaventa, sei riuscita a vedere dove io non riesco a vedere, ad accorgerti di un qualcosa che non riesco a mettere a fuoco? In tal caso ti prego di dirmelo, e ti prometto che ascolterò le tue parole con tutto il rispetto e l'ubbidienza che una figlia deve al proprio padre.

A questo, e soltanto a questo, ti chiedo di rispondermi un'ultima volta, dopodiché ti assicuro che non ti disturberò più, e che sarai libera di ignorare me e la mia presenza fino a quando non sarò costretta a partire.

Ti leggerò io stessa questa mia lettera quanto prima, nella speranza di poter presto ascoltare una risposta nello stesso modo.

A presto.
scritto da Solice , 02:16 | permalink | markup wiki | commenti (2)
 
10 settembre 517
Martedì 25 Marzo 2008

André Navon

A te rendo grazie, Pyros, per averci protetto in questo lungo viaggio: la tua luce è riuscita a guidarci attraverso le ombre del Meistwode, il tuo calore ha riempito di coraggio i nostri sogni e ha tenuto viva la speranza di giungere alla nostra meta. Guelfo aveva ragione, sir André Navon ha acconsentito ad accoglierci nella sua signoria accettando i rischi legati a questo gesto generoso: è grazie al suo buon cuore che gli abitanti delle Parole d'Oro avranno la possibilità di asciugare le loro lacrime, di tornare alla vita che meritano.

Intendo fare del mio meglio per mostrarmi all'altezza di questo atto di misericordia. Non ho mai piantato neppure un chiodo in vita mia, ma non appena il mio sguardo si è posato su quelle rovine ho compreso quale sarà il mio ruolo nei prossimi giorni; a mia mente viaggia veloce, al punto che quei ruderi dimenticati faticano a sembrarmi tali: vedo tetti e porte dove non ve ne sono, e di fronte a loro orti e campi coltivati...

Dove ho già visto tutto questo? Quando lo ricordo un brivido mi attraversa la schiena: è il luogo dove Padre Erwin aveva radunato coloro che avevano bisogno di aiuto: un rifugio violato dalla crudeltà di uomini malvagi. La mia mente continua il suo viaggio, sognando che questo luogo possa diventare per i rifugiati delle Parole d'Oro qualcosa di simile alla Casa di Tutti: per loro, e forse in futuro addirittura per chi, come loro, avesse necessità di trovare asilo dal terrore, dall'ingiustizia, dalla violenza...

E poi, a un tratto, mi rendo conto di sognare ad alta voce: lo sguardo di André Navon mi fissa interrogativo, quasi intimorito dal suono delle mie parole. Stai correndo troppo, Solice: questa non è Beid, e il benefattore che gli Dei hanno acconsentito a metterti di fronte non è certo tenuto ad assecondare i tuoi sogni, tantomeno il tuo entusiasmo.

Corro a scusarmi, affrettandomi a recare al signore di Navon il rispetto che gli è dovuto: preciso che intendevo riferirmi a un periodo molto lungo, forse talmente lungo da rendere prematuro l'intero mio discorso. Rapidamente i miei piedi tornano in terra, mentre cerco di concentrarmi sulle necessità immediate degli abitanti delle Parole d'Oro: ricostruire, coltivare, pregare... Cosa succede? Subito dopo aver pronunciato l'ultima parola mi rendo conto di aver forse commesso un altro errore: sir André Navon mi guarda perplesso, e nessuna delle mie argomentazioni successive sembra riuscire a mutare la sua espressione. Non capisco... cosa ho detto di inopportuno? Ho parlato di preghiere, di sacerdoti... Nel tentativo di comprendere l'origine di quelle perplessità ripenso alle parole di Guelfo, poi a quelle di Loic, poi a quelle dello stesso sir Navon: l'arrivo di un sacerdote potrebbe essere prematuro.

Possibile che... No, non può essere. Sir Navon è un amico fraterno di Guelfo, e soltanto questo dovrebbe togliermi ogni dubbio. Sono confusa, e decido di guadagnare tempo tranquillizzando il mio interlocutore: non c'è bisogno di alcun prete, non subito... resterò io stessa con loro fino a quando ce ne sarà bisogno. Lo vedo sorridere e tiro un sospiro di sollievo: mi invita a soggiornare presso la sua torre, ma non appena rifiuto la sua espressione torna perplessa e interrogativa, persino meravigliata.

In quel preciso istante capisco tutto, e sento un secondo brivido attraversarmi la schiena: sir André Navon non è l'uomo di fede che io e Nicolas ci aspettavamo, e la sua devozione agli Dei è quasi certamente subordinata a molte delle attività che contraddistinguono il suo status di signore. Tuttavia l'aiuto che ci ha offerto è sincero e genuino, e il fatto che sia mosso dall'amicizia nei confronti di Guelfo più che dalla fede non lo rende meno nobile, nè meno importante: il debito di riconoscenza resta il medesimo, a cambiare è unicamente la difficoltà del mio compito.

Del resto, non è forse per questo che vesto questi colori? Non è forse per questo che sono giunta fin qui? Pyros non muove a caso i suoi Paladini: se sono qui è per portare la sua luce dove non c'è, che si tratti di un luogo abbandonato o del cuore del suo signore. Luceen, "campo di luce": per ora è soltanto un nome che dimora nella mia mente, ma presto potrebbe diventare realtà. Farò del mio meglio.

Andrè Navon - Immagine 3
scritto da Solice , 03:59 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
26 agosto 517
Domenica 2 Marzo 2008

20 settembre

Stamane ci siamo separati. Le nostre forze, già rese esigue dalla partenza di Julie e Quixote, sono state divise in due gruppi con scopi ed obiettivi molto diversi: portare via gli abitanti delle Parole d'oro, salvare la vita di Lord Anthony. Decisioni importanti, talmente sentite e condivise da tutti da sembrare persino ovvie, logica conseguenza di quanto abbiamo visto in questi pochi giorni di sangue e paura, di vendetta e giustizia...

Giustizia: posso ancora nominare questa parola quando io stessa ho avuto l'ardire di proporre queste decisioni, dimentica dell'umiltà propria di Dytros che dovrebbe contraddistinguere ogni mio pensiero, ogni mia parola? Mi rendo davvero conto dei sacrifici che ho chiesto di compiere, del dolore e della rinuncia connesse alla loro messa in pratica? Ho chiesto a cinquanta persone di abbandonare le proprie case, di dire addio alla terra che diede loro i natali per seguirci in un posto lontano; ho proposto una divisione che teneva conto soltanto di alcuni aspetti, dimenticando la genuinità dei sentimenti di Loic, quegli stessi sentimenti che difesi di fronte a Guelfo meno di due mesi fa nei giardini di mio padre e che oggi lui stesso ha scelto di piegare alle necessità del nostro compito, dimostrandosi degno della più alta stima.

Sono ancora la stessa persona di allora? C'è forse umiltà nel lasciarsi sedurre dal fascino della predestinazione al punto da chiedere agli Dei di onorare i miei sforzi degli stessi risultati conseguiti da una Santa? Al punto di sfidare il Maestro Sconosciuto con la forza della mia fede, arrivando a comprendere il suo medesimo linguaggio e a servirmi delle regole vigenti nel suo mondo?

L'assurdo e disumano contenuto del diario di Lord Wilhelm, il malvagio e incomprensibile segreto che si cela nei meandri del tempio dei Maestri del Vento e nei sotterranei delle segrete della torre del lago ci hanno mostrato che non possiamo sconfiggere questa entità, non ora, non con le nostre sole forze: tutto ciò che possiamo fare è portare via queste persone, aiutandole a ricominciare altrove; questi sono i nostri limiti e tale, di fronte a Dytros, è la nostra umiltà.

Ma poi ripenso all'atroce destino che egli riserva agli Sperduti, l'assurda maledizione che affligge Marielle e prima di lei la ragazza che morì tra le mie braccia: e ripenso al 20 settembre, un giorno che mai avrei pensato avrebbe potuto recarmi così tanta paura. Per questo non posso essere umile, non adesso: il mio compito è quello di proteggere questa gente e il modo migliore per farlo è quello di catturare la sua attenzione, di distrarlo con la mia sfida; se gli Dei lo vorranno, il tempo che sottrarrà a me sarà sufficiente a salvare la vita di Marielle. Per lei, nei miei sogni, sarò Santa Chiara... e che Pyros mi aiuti.
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