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L'operazione Notte e Nebbia - seconda parte

[cronaca]
cronaca
Periodo:
sconosciuto
Periodo RPG:
sconosciuto
Num. sessioni:
sconosciuto
Seconda parte della nona avventura della Campagna di Caen, in cui i protagonisti si allontanano dalla città di Laon per riunirsi a Padre Lorenzo Quart ad Achenar, e provare a liberare Frate Erwin che è tenuto lì prigioniero.
Partecipano: Guelfo, Eric, Loic, Desiree, Julie, Solice e Quixote.
Master Annika
indice dei contenuti

I tre galletti e l'incontro con Lorenzo Quart

"Visto che siamo quasi arrivati, potremmo fermarci un pò a Willcox", propone Loic al fratello: "magari siamo fortunati, e nostra madre ha preparato i fagioli per cena!". La proposta viene però subito bocciata, vista la premura che Lorenzo Quart ha nel voler parlare con il gruppo. Poco prima di raggiungere la città baronale il paladino devia per una stradina secondaria, che conduce a una casa di campagna dall'aspetto spoglio: tre banderuole di metallo a forma di galletto cigolano sul tetto dell'edificio. "Benvenuti ai tre galletti", esclama Nicolas: il paladino smonta da cavallo e bussa alla porta, che si apre dopo pochi istanti con un cigolio mostrando una donna non più giovane e dal viso piuttosto arcigno. "Di ritorno?" domanda al giovane, mostrando un acume pari alla sua avvenenza.
Il paladino annuisce, chiedendo di poter entrare insieme alle persone che porta con se. La donna risponde con un gesto, arretrando di un passo e consentendo l'ingresso a Nicolas e ai componenti del gruppo, a cui non risparmia occhiate sospettose.
"Signora ci tratti bene, che veniamo da un viaggio di merda!" brontola Loic, suscitando un certo stupore visto che il viaggio è stato in realtà breve e tranquillo.
All'interno della locanda vi è un gruppo di persone: l'unica faccia familiare a tutti è quella scura e preoccupata di padre Lorenzo Quart. La sua vista rincuora subito tutti: Solice porge i suoi saluti formali al suo superiore, mentre gli altri si affrettano a prendere posto per ascoltare le novità del capitano dei Paladini. Nella stanza insieme a lui sono presenti anche Youri Sharp, un massiccio guerriero già incontrato da Solice in precedenza, e una misteriosa donna dai capelli scuri che nessuno ricorda di aver visto altrove. A pochi metri di distanza giocano tre bambini, i cui caratteri somatici ricordano quelli della signora anziana incontrata poco prima, probabilmente la locandiera, ed una ragazzina sui 13 anni dall'aspetto grazioso che sta sistemando delle stoviglie. "Coraggio, bambini: è ora di andare a letto", dice la donna dopo aver ricevuto un'occhiata eloquente da parte di Lorenzo Quart: i ragazzini non se lo fanno ripetere, e salgono di corsa al piano di sopra.
Solice approfitta del momento per spiegare a Nickel la situazione: "Ho bisogno di parlare con il mio superiore: lui non sa nulla di te, per questo devo chiederti di non ascoltare fino a quando non lo avrò informato e non avrò ricevuto la sua approvazione". Nickel sembra comprendere la situazione, e non nasconde di essere comunque troppo stanca per restare sveglia. "Comunque io sono la scudiera di Lady Solice", afferma con convinzione davanti a Lorenzo Quart, prima di recarsi al piano di sopra. Il capitano dei Paladini guarda con aria interrogativa Solice, che abbassa lo sguardo. "Poi mi spiegherai" taglia corto senza lasciarsi distrarre.

Nella stanza, oltre agli uomini del paladino, resta a quel punto soltanto Ludmilla, che prende la parola: "so che non dovrei, ma ho a cuore le sorti di padre Erwin: posso restare?"
"Vabbeh", commenta sbrigativo Padre Lorenzo, che poi guarda uno ad uno i membri del gruppo. "Alcuni di voi sono feriti: siete in condizione di muovervi?"
Loic è il primo a rispondere: "siamo malconci, ma pronti a combattere la buona battaglia!", esclama con convinzione; il paladino annuisce e si accinge a incominciare il suo racconto.

"Abbiamo trovato una lettera a casa di Pedro Larsac, spedita da un individuo di nome Alfred Rosemberg, in cui quest'ultimo afferma che Erwin è stato catturato ad Anthien. Sembra che sia stato portato nella Torre Maxima, dove si trovano le segrete della città: stando alle parole scritte nella lettera sembra che sia stato condannato a morte. Non appena lo ha saputo, Pedro Larsac è partito con l'intento di recarsi urgentemente qui ad Anthien: noi lo abbiamo seguito con l'intento di impedire che questa esecuzione abbia luogo".

Padre Quart completa il racconto aggiungendo i dittagli di alcune delle attività che lui e Nicolas Long hanno condotto ad Amer: parla dell'incursione in casa di Arthur Speer e delle informazioni ivi ottenute interrogando un suo discepolo: sembra scontato il coinvolgimento di personaggi molto influenti, come sir John Payne di Achenar o il misterioso Bob DelMontesque, la cui fama è quella di essere un guerriero spaventoso: chiede poi di essere aggiornato sui progressi del gruppo. Il compito di riassumere gli eventi degli ultimi 4 giorni spetta prima a Guelfo e poi a Solice, che raccontano rispettivamente i fatti che hanno portato alla cattura del monaco e dei suoi seguaci, e quelli che hanno condotto all'arresto di Arthur Speer e di Manuel Larsac. Lorenzo Quart ascolta con interesse le vicende, per poi mostrarsi soddisfatto del lavoro svolto: "sembra che ne abbiate fatti parecchi, di danni", commenta compiaciuto.

Il riepilogo degli eventi prosegue, ma mentre Guelfo accenna alle scoperte sul miele nero e Solice introduce la questione relativa a Nickel, un curioso siparietto prende vita sullo sfondo: Loic, approfittando di un momento in cui non sono direttamente coinvolti nella conversazione, torna sull'argomento relativo a Peoh Blood: "per quanto mi sforzi, ancora non riesco ad afferrare il motivo per cui ti ricorda André Navon". Eric risponde con una risata, ed è in quel momento che Desiree decide di mettere le cose in chiaro: per questo motivo trascina i fratelli Navar fuori dalla locanda, con l'intenzione di risolvere una volta per tutte il problema.
"Ebbene si, Eric ride perché Peoh Blood mi ha fatto capire di aver preso un'infatuazione per me e ha cercato di corteggiarmi: ma ha anche capito ben presto che ero impegnata e quindi, anche se a malincuore, ha desistito". Loic chiede i dettaglidi questo "corteggiamento", suscitando ancora una volta l'ilarità di Eric. Quando Desiree, rassegnata, confessa di aver subito suo malgrado qualche effusione da parte dell'ardita guardia, Loic va su tutte le furie: "ma quello è un maledetto", commenta adirato: "Ora capisco, ecco il collegamento con André Navon! E' così dunque, mi avete fatto fare la figura dell'imbecille!"
"Non è affatto così", cerca di dire Desiree con l'intento di calmarlo. "E poi, è soltanto una stupida infatuazione: non è successo nulla di irreparabile, l'ho soltanto colpito..."
"L'hai colpito, dici... Beh, con la freccia lo potevi colpire", è il commento di Loic.
"Il cuore gli batteva forte..." insiste Desiree.
"Dici bene, il cuore gli batteva forte... dalla paura! 'Sto pezzo di merda!"

La conversazione si protrae per un pò, con Loic che sfoga la sua rabbia e Desiree che cerca di calmarlo, mentre Eric continua a ridacchiare sotto i baffi. "A te diverte tanto questa situazione, vero?" gli chiede a un certo punto Desiree. "No guarda, a me a dire il vero non importa nulla, è solo che mi faceva ridere l'idea di quel Peoh lì con la picca che ti mandava i bacini..." Le parole di Eric hanno l'effetto di alimentare ulteriormente la rabbia di Loic, che riesce a calmarsi solo quando Desiree gli promette un "massaggino" una volta saliti in camera. Il giovane non se lo fa ripetere due volte e, nel giro di pochi istanti, i due si ritirano al piano di sopra sotto lo sguardo interdetto dei compagni che erano rimasti all'interno della locanda a discutere con Lorenzo Quart. "Grasse risate" commenta Eric tornando a sedersi, approfittando di un momento in cui Quart è distratto: Solice, Guelfo e Julie restano perplessi.

Il punto della situazione

La conversazione prosegue: Padre Quart mette al corrente il gruppo delle scoperte fatte ad Anthien dai suoi uomini, a seguito del loro arrivo. Karen, la ragazza dai capelli scuri, dice di aver tenuto d'occhio Maxim Keitel, sacerdote di Kayah, prevosto della città baronale e fratello di Anthony e Albert Keitel. "Ho ascoltato le sue prediche: è chiaramente fuori di sé, i suoi discorsi sono privi di senso. Dovreste proprio sentirli", commenta. Rivela poi alcune informazioni circa l'organico presente all'interno della Chiesa della Concordia, la dimora spirituale del sacerdote: "ci sono due vesti bianche, due ragazze giovanissime e probabilmente ancora inesperte: poi c'è Padre Leopold, un sacerdote di Pyros estremamente anziano. Personalmente, dubito che sia in grado di poter fare qualcosa per la nostra causa. Ci sono anche due paladini e una perpetua che si occupa della canonica".
Vengono date anche informazioni relative all'ubicazione degli altri membri della Keitel: lord Anthony, come ogni anno, si trova a Krandamer per partecipare al Palio delle Gilde e dei Clan; Lord Wilhelm si trova nei suoi possedimenti, mentre Lord Albert dimora al castello di Forrarossa, al centro della tenuta di caccia a una certa distanza dalla città baronale. Le mogli di Lord Anthony e Lord Wilhelm, e la figlia di quest'ultimo si trovano invece all'interno del palazzo di Anthien. Tutti i nobili menzionati saranno molto probabilmente i protagonisti della festa della Baronia, che verrà celebrata come ogni anno il 12 Agosto: ed è proprio in quell'occasione, stanzo a Padre Lorenzo, che la prevista esecuzione di Erwin potrebbe avere luogo. Questa infelice quanto probabile ipotesi lascia di fatto soltanto 3 giorni di tempo per raccogliere ulteriori informazioni.

Man mano che Lorenzo Quart e i suoi uomini descrivono la situazione attuale, appare sempre più chiaro come la liberazione di Padre Erwin sia un traguardo difficile da raggiungere. "Non sappiamo ancora nulla di preciso, purtroppo", commenta amaramete punto Padre Lorenzo. Vengono poi fatte numerose ipotesi nel tentativo di orientare linee d'azione future: Solice ipotizza che l'arresto di Erwin sia stato probabilmente una diretta conseguenza di nuove scoperte da parte del sacerdote; Guelfo torna a parlare di Maxim Keitel, sostenendo la tesi che i tremolii alle mani e gli altri sintomi notati da Karen osservando il sacerdote siano un segnale del'utilizzo di miele nero: l'uomo, coscientemente o meno, potrebbe essere dipendente da quella sostanza. L'ipotesi sembra molto convincente: Solice sottolinea come sia fondamentale seguire quella traccia: "se davvero fa uso di quel miele, potrebbe commettere degli errori: potrebbe condurci nel posto dove tengono Erwin o recarsi al cospetto di qualcuno che conosce tale luogo".
A metà della riunione Padre Lorenzo Quart si ricorda improvvisamente qualcosa, si mette una mano in tasca e porge all'incredula Julie una lettera. E' da parte di Lucius Mahen.

Divisione dei compiti

Le ipotesi e le supposizioni lasciano ben presto il campo a una precisa volontà di elaborare una strategia per i giorni a venire. Prima di continuare Solice si reca a chiamare Loic e Desiree: la discussione richede infatti la presenza di tutti, visto che la scarsità di tempo a disposizione costringerà tutti a diventare operativi fin dall'indomani mattina.

"Non siamo sicuri che Erwin sia davvero prigioniero", riprende Lorenzo Quart non appena tutti tornano a sedersi, "né che le notizie scritte nella lettera di Rosemberg siano esatte. Per questo motivo la prima cosa da fare è senza dubbio raccogliere altre informazioni, sfruttando ogni canale che abbiamo a disposizione. Tu ad esempio, Loic, conosci il boia che ti ha sostituito: quello potrebbe essere un buon modo per scoprire qualcosa sull'ubicazione di Erwin o sulla sua eventuale futura esecuzione". Il Paladino ricorda anche che la baronia di Anthien è un feudo pericoloso, che spende gran parte dei suoi proventi per tenere in piedi una struttura militare solida ed efficiente: questo la rende un temibile avversario per chiunque venga visto come suo nemico. "Non possiamo rischiare rappresaglie contro le terre da cui proveniamo, quindi saremo costretti a compiere indagini di tipo diverso: non sarà possibile nominare Chalard, il collegio dei Padri di Noyes o altre informazioni che potrebbero attirare l'attenzione su quei luoghi". Di fatto questa necessità impedisce a lui stesso di uscire allo scoperto, trattandosi di una personalità nota e facilmente riconducibile alla Torre del Tramonto. "In ogni caso, dobbiamo battere qualsiasi pista", conclude Padre Lorenzo. "Carpire informazioni, comprendere cosa bolle in pentola, sfruttare ogni contatto che possa facilitarci nel compito di salvare Erwin da morte certa".

Tenendo conto del discorso introduttivo di Padre Lorenzo, Solice cerca di impostare una linea d'azione pratica: per questo motivo chiede a tutti di rivelare le proprie conoscenze ad Anthien nel tentativo di trovare un compito adeguato per ciascuno dei membri del gruppo.
La missione di Loic: indagare presso il Boia e la Guardia Civica
Loic è il primo a parlare, confermando la sua disponibilità a parlare con il boia. "Non conosco soltanto lui", aggiunge: "mi ricordo piuttosto bene alcune guardie civiche, con un pò di fortuna saranno ancora in servizio: anche loro potrebbero sapere qualcosa. Con un pò di fortuna potrei venire a conoscenza di dettagli importanti sul giorno dell'esecuzione, e se non sarà possibile fare qualcosa prima, magari qualcuno potrebbe darci un aiutino per tirare fuori Erwin all'ultimo momento". L'idea di Loic è senza dubbio buona, e tutti sono unamini sul suo piano e sulle modalità di svolgimento.
La missione di Eric: indagare presso i Mercanti
La parola passa a Eric. "Io ho lavorato a lungo come guardia mercenaria al soldo di alcuni mercanti della zona", ricorda il giovane. "Se la sorte ci è propizia alcuni di loro potrebbero trovarsi ancora in città: le loro attività potrebbero averli portati a conoscere alcuni dei loschi traffici dei Larsac, che in fondo acquistavano diverso materiale da questa città, per non parlare del piombo e dei numerosi venditori menzionati nelle lettere che abbiamo rinvenuto a palazzo Larsac, nel nascondiglio di Erwin e nel rifugio del Monaco". Anche questa idea sembra davvero ottima: Eric si dichiara soddisfatto, le sue indagini cominceranno l'indomani stesso.
La missione di Julie, Desiree e Nickel: indagare presso la Chiesa della Concordia
L'impossibilità di rivelare informazioni su Chalard e sul collegio dei Padri di Noyes impedisce di fatto a Solice di utilizzare le vesti da paladina: "è paradossale, ma queste premesse mi rendono la meno indicata per svolgere indagini nei dintorni della Chiesa. Non riuscirò mai a mentire a uomini di fede, né risulterei credibile inventandomi un'identità falsa o che non mi appartenga". Molti meno vincoli li hanno invece Julie e Desiree, che potrebbero facilmente stringere amicizia con le vesti bianche e con i paladini tenendo nel contempo gli sguardi puntati sulle attività di Maxim Keitel: l'occhio vigile di Julie sembra perfetto per seguire gli spostamenti del sacerdote, e le valutazioni analitiche di Desiree potrebbero rivelarsi importanti per stabilire le modalità e la regolarità con cui egli assume il miele nero. "E' possibile che l'utilizzo di quella sostanza annebbi la sua mente al punto di fargli commettere degli errori", aggiunge Solice: "errori che, se gli Dei ci assisteranno, potrebbero portarci vicini a Frate Erwin". L'incarico, relativamente poco pericoloso, potrebbe essere inoltre un ottimo modo per impiegare la volenterosa Nickel.
La missione di Solice e Guelfo: indagare presso i Cavalieri
Solice è l'ultima a parlare, rivelando a sua volta di avere dei contatti ad Anthien. "Due mesi fa, in occasione del matrimonio di mio fratello, ho avuto modo di parlare con alcuni dei Cavalieri provenienti da questa baronia: mi riferisco in particolare a due di loro, che mi sono sembrati degni di fiducia. Si tratta comunque di una semplice impressione: sappiamo che Anthien è piena di nobili e cavalieri al servizio dei nostri nemici, e non posso garantire sulla loro estraneità alle sinistre vicende in atto: in ogni caso, anche se fossero in combutta con i nostri nemici, potrebbero tradirsi o lasciarsi sfuggire qualcosa". La paladina parla tenendo gli occhi bassi, come se fosse insicura delle sue parole. "E' troppo pericoloso", interviene Loic: "se fossero dei bastardi, ti ucciderebbero subito". Solice scuote la testa: "in realtà, uccidermi sarebbe per loro tutt'altro che facile: non mi conoscono come paladina di Pyros ma come Solice Kenson, figlia del marchese di Beid. Oltretutto, non andrei da sola: Guelfo o Quixote potrebbero accompagnami. Il problema non è tanto la mia incolumità, quanto piuttosto la difficoltà che avrei se si dovesse presentare la necessità di dover ingannare quegli uomini, nell'utilizzare in questo modo il nome di mio padre". La paladina, visibilmente a disagio, guarda Lorenzo Quart.
"Non abbiamo alcuna possibilità di tirare fuori Erwin da questa situazione", commenta il capitano della Torre del Tramonto, "senza correre dei rischi: questo dev'essere chiaro a tutti i presenti. Se c'è una cosa certa è che l'obiettivo che ci stiamo ponendo richiederà dei sacrifici".
"Anche sacrifici di ordine morale?" chiede a quel punto Guelfo. Lorenzo Quart non risponde, mentre Solice si stringe nelle spalle.

Tre giorni ad Anthien

La notte scende intorno alla locanda: uno ad uno i personaggi salgono a riposare, mentre Youri Sharp e Lorenzo Quart montano i turni di guardia. Quest'ultimo scambia qualche parola con Solice, che si era attardata per ultimare la stesura degli appunti sulla situazione in atto.

Anthien, 9 agosto 517

"Cosa avete intenzione di fare?" La domanda di Karen Gordon Gabriel segna l'inizio del primo dei tre giorni dedicati alla raccolta di informazioni: mancano soltanto tre giorni al 12 agosto, il giorno in cui verrà celebrato il compleanno di Benedict Keitel, barone di Anthien.
Solice rilegge gli appunti presi la sera precedente relativi a ciascuno dei membri del gruppo: il primo incarico è quello di mettersi alle costole di Pedro Larsac, che stando alle informazioni note si trova ospite della locanda il gatto nero: è necessario che ci vadano persone che il mercante non abbia mai visto in faccia. Karen e Quixote si offrono volontari e pochi istanti dopo lasciano la locanda alla volta della città.

Loic è di ottimo umore e si mostra armato delle migliori intenzioni, ed espone insieme al fratello il suo programma per la giornata: "Per prima cosa io e mio fratello ci recheremo a parlare con il boia, Sanson Corday, poi andremo a trovare un suo amico di vecchia data, quel mercenario chiamato Rupert Quays". L'idea sembra ottima, ma Solice appare insolitamente cauta e manifesta a più riprese la paura che le cose difficilmente saranno così semplici.

Loic si accorge subito che c'è qualcosa che non va: "ma che hai stamattina? Mi sembri depressa! Non essere così negativa, io e mio fratello sappiamo il fatto nostro: vedrai che ti porterò buone informazioni!" Le parole d'incoraggiamento del giovane e di suo fratello non sembrano sufficienti a fugare le perplessità della paladina, le cui paure sembrano avere una origine ben precisa. "Ho capito", continua Loic: "Hai parlato con Padre Lorenzo e lui ti ha depressa: ma tu ancora non lo conosci bene, a Padre Lorenzo... lui è fatto cosi'. Ma non preoccuparti, vedrai che prima di sera riuscirò a portare grandi novità". Anche Guelfo si dimostra perplesso dell'atteggiamento dei Navar, che però sembrano molto consapevoli del fatto loro: e a ragione.

Eric e Loic Navar

Sanson, il boia
Per non presentarsi a mani vuote Eric e Loic si fermano a comprare un pò di fichi e di vino da portare in dono ai rispettivi amici: subito dopo i due si dirigono alla casa del boia. Sanson Corday li riceve insieme a sua moglie Filomène e ai suoi tre figli: "venite, venite!" dice non appena li vede, riconoscendo l'amico di vecchia data. La sua casa profuma di legno lavorato, e i molti giocattoli presenti ovunque testimoniano che di tale abilità è stato fatto ampio uso. La rimpatriata lascia ben presto il passo a discorsi più gravi: "il povero barone sta per morire, ormai", sentenzia Sanson scuotendo la testa. "E' a letto, e sembra ammalato: non mi aspetto di vederlo neppure alla sua stessa festa, e detto tra noi è probabile che non arriverà a vedere fine dell'anno".

"Immagino che, oltre a mangiare al prosciutto e melone, avrai del lavoro da fare" esclama a un certo punto Loic, alludendo rispettivamente a quello che è noto essere il piatto tipico della festa e agli obblighi propri del mestiere del suo interlocutore, un tempo da lui stesso condiviso.
"C'è un poveraccio", annuisce Sanson, "che tengono alla Torre Maxima: non si sa chi è e non ci si può parlare. A dirti la verità io ci ho parlato, un pò... E ti dico che non mi sembra proprio un ladro. Non ha la faccia da delinquente, anche se lo hanno accusato di un furto molto grave e di atti contrari alla morale... e poi la sai una cosa strana? Parlava sempre di Kayah, una volta ha persino provato a benedirmi...".
Loic ed Eric ascoltano con interesse abilmente dissimulato la descrizione del boia, che di fatto non lascia margini di errore: si tratta di Frate Erwin.
"Magari è un sacerdote!" esclama Loic.
"No, non direi proprio", afferma Sanson con convinzione: "anche se parla sempre di Kayah, non ha la testa pelata: anzi, oltre ai capelli ha anche una barba decisamente folta. Secondo me, viste le precauzioni,è qualcosa di simile a uno stregone: non ci si può parlare, e oltre alle guardie civiche sono state messi a guardia della sua cella addirittura alcuni soldati del barone. Ma non è tutto... Da come è conciato, sono sicuro che l'abbiano torturato a morte: gli hanno persino spezzato le gambe, come se con tutta quella sorveglianza potesse ancora correre il rischio di scappare...". Le notizie sono molto gravi, ma se non altro sembrano sicure.
La discussione prosegue, ma il boia di Anthien non sembra conoscere altre informazioni sulla faccenda: a Loic ed Eric non resta che riportare la conversazione su toni più tranquilli per poi accomiatarsi. Sanson li saluta cordialmente, invitandoli a tornare presto: "Sono proprio contento di avervi rivisto!"
Rupert, il mercenario
"Quanto lo conosci bene a questo?" chiede Loic al fratello mentre i due raggiungono quella che Eric sembra ricordare essere l'abitazione di un suo vecchio "collega" di lavoro.
"Una volta eravamo parecchio amici", lo rassicura il giovane: "vedrai che sarà contento di rivederci".
Raggiunto l'ingresso della casa Eric fa per bussare ma viene anticipato dalla porta stessa, che si spalanca di fronte a lui: una donna con un bambino in braccio toglie velocemente il disturbo: "sembra arrabbiata", commenta Loic grattandosi la testa.
"Eric! Che piacere": la frase, che definire di circostanza sarebbe un eufemismo, appartiene proprio a Rupert Quaid; il mercenario, ancora ben piantato sulle sue robuste gambe, osserva i due fratelli con espressione sorpresa e lievemente imbarazzata. Accetta volentieri i fichi e il vino, ma prima ancora di arrivare ai convenevoli fa del suo meglio per spiegare ai suoi ospiti i retroscena del piccolo spettacolo andato in scena pochi istanti prima: "dovete sapere che quella ragazza, la madre di quel bambino... Insomma, io sarei il padre: o perlomeno questo è ciò che dice lei! Voglio dire, non è detto che io non lo sia, effettivamente la possibilità esiste, ma lei era già fidanzata durante quel periodo, e quindi... Insomma, non è mica detto che sia mio! E poi, voglio dire, io non avrei mai modo di crescere un marmocchio: in un modo o nell'altro lei deve capire questa cosa. Ho già mia zia a cui dover badare, poi a lei chi ci pensa?"

Eric e Loic cercano di restare a galla, sommersi dal fiume incontrollato di parole che li lascia confusi e interdetti: "Hai capito Loic... Che storia!" commenta Eric, simulando entusiasmo. Il fratello annuisce con poca convinzione, ma i due non fanno neppure in tempo a riaversi che una delle porte dell'anticamera si apre, lasciando entrare una donna di circa 60 anni, peraltro portati benissimo. La situazione da strana diventa quasi irreale, con Rupert Quaid che continua a lamentarsi della sua situazione mentre la zia squadra con un silenzio angosciante i suoi ospiti.
Eric ascolta divertito, mentre Loic comincia a dar corda al loro interlocutore assicurandosi di apprendere tutte le informazioni utili: "Cerca di guardare i lati positivi", gli dice a un certo punto: "se te la sposi ti ritrovi con un'ottima dote e una moglie tutt'altro che brutta!". Ma Rupert sembra decisamente restio ad accettare l'idea di diventare padre. "Ma non potevi andà co una mignotta, allora?" E' il commento di Loic.
Tuttavia non tutto il male viene per nuocere, e la conversazione finisce per toccare un punto interessante: il padre della ragazza-madre è un facoltoso mercante, arrichitosi grazie a vantaggiosissime vendite di piombo concluse sia ad Anthien che nella vicina Laon; tra i suoi clienti vi è stato persino il fratello del barone, Wilhelm Keitel, che aveva ordinato del piombo per ricoprire i battenti del massiccio portone che presumibilmente chiude il palazzo delle Parole d'Oro, la sua signoria personale. L'identità del mercante viene ben presto confermata dal mercenario: si tratta di messer Robert Ley, lo stesso nome citato nella corrispondenza di Casa Larsac.
Eric e Loic abbandonano l'abitazione: "certo che il tuo amico è proprio un pezzo di merda", commenta Loic. Il fratello ridacchia: "ma dai, è solo che non è abituato a quel tipo di responsabilità". "Però a trombare se la cava eccome!", replica duramente il più alto dei Navar. E' ora di pranzo quando i due raggiungono la piazza principale della città, dove scorgono anche Solice, Nickel, Guelfo e Desiree (vedi più avanti): per non farsi vedere insieme in pubblico, i fratelli decidono di tirare dritto e di tornare alla locanda i tre galletti per discutere al riparo di quelle quattro mura.

Guelfo, Solice, Desiree, Julie e Nickel

La funzione mattutina
La prima tappa scelta dai cinque è la chiesa della Concordia, dove è prevista una funzione officiata da Padre Maxim. Lungo la strada Solice palesa a Guelfo i propri dubbi, maturati a seguito della ?ItemID=1051 la sera prima e delle successive riflessioni notturne: "La strada dei Cavalieri è destinata ad essere un vicolo cieco", spiega la Paladina: "potrebbe funzionare solo a patto di nascondere la verità e prendersi gioco di loro, ed è qualcosa che non mi sento nelle condizioni di poter fare": Guelfo annuisce.

La funzione mattutina è caratterizzata dall'assenza pressoché totale dei nobili "importanti" di Anthien: un anziano sacerdote di Pyros, con tutta probabilità Padre Leopold, recita le sue preghiere di fronte all'altare. Nel giro di qualche minuto Padre Maxim fa il suo ingresso: il prevosto di Anthien è accompagnato da due giovanissime vesti bianche e da altrettanti paladini di Dytros veterani.
Poco dopo l'inizio della funzione Julie riconosce due amici di vecchia data: si tratta di May e Stecca, due degli artisti girovaghi del gruppo degli Spiriti del Vulcano, di cui lei stessa faceva parte fino all'anno precedente (vedi cronaca un matrimonio che non s'ha da fare).
Quando arriva il momento dell'omelia ai fedeli, Padre Maxim non manca di mostrare tutti i segni di squilibrio paventati da Karen e da Lorenzo Quart. La sua predica è un inno alle doti dei "prescelti" dalla Dea Kayah, destinati dalla Dea della Conoscenza a regnare su coloro che non possiedono la "scintilla" propria di chi possiede qualità tali da potersi elevare al di sopra di chi si rivela privo di simili doti: agli altri non resta che accettare questo verdetto, sottomettendosi ai prescelti della Dea e accettando un destino di sudditanza e devozione.

Le parole del sacerdote suscitano sconcerto e sconforto nell'animo dei membri del gruppo, che cercano invano con lo sguardo reazioni a tali eresie e sguardi di scandalo: purtroppo, tanto i fedeli quanto le giovani vesti bianche sembrano rapiti dalle parole di Padre Maxim; persino i paladini non mostrano alcuna reazione, intenti come sono a onorare il proprio ufficio senza mostrare particolare interesse nei riguardi della funzione.

Finita la funzione Julie corre a salutare i suoi amici, mentre Desiree si reca a ricevere la benedizione da Padre Maxim con la speranza di notare in lui qualche particolare che possa lasciar pensare a un utilizzo della sostanza nota come miele nero. "Benedite il mio povero fidanzato malato", chiede mentre osserva il sacerdote: quest'ultimo ha le pupille dilatate e la cornea di colore azzurro ma per il resto appare del tutto normale.
Riflessioni
Le preoccupazioni di Solice sono ulteriormente aggravate dalla constatazione che Padre Maxim Keitel non sembra affatto vittima di un ricatto o costretto a recitare parole che non condivide. Il sacerdote può anche essere sotto l'effetto di droghe, ma di certo i suoi discorsi non sono quelli di un laico: al contrario, si rifanno a un'antica teoria osteggiata dalla teologia tradizionale ma ancora diffusa in alcuni ambienti volta a intendere il messaggio di Kayah come quello di una Dea elitaria, il cui abbraccio è riservato a pochi predestinati. "E' troppo potente", commenta infine la Paladina. "E quel che è peggio è che l'eresia di cui quel sacerdote è portatore viene ampiamente supportata dalla sua influenza: se anche provassimo a pedinarlo è probabile che ci troveremo di fronte quei paladini, che probabilmente non hanno alcuna colpa se non quella di aver ricevuto l'ordine di provvedere alla sua sicurezza: in un contesto del genere, quei due paladini sono un pò un chiodo".
"Se le cose stanno così, siamo a corto di piste", commenta Guelfo: i due, insieme a Nickel e a Desiree, cercano di tirarsi su a vicenda: "magari a Eric e Loic è andata meglio".

Una buona notizia arriva da Julie, di ritorno da una lunga e intensa conversazione con i suoi due vecchi amici: "ragazzi, è fantastico! Gli Spiriti del Vulcano sono ancora in attività, e hanno ricevuto l'incarico di recarsi al castello di Forrarossa per una rappresentazione che avrà luogo immediatamente dopo i festeggiamenti del 12 agosto. Questa sera si muoveranno alla volta di quel posto, e ora che May aspetta un bambino hanno bisogno di un'attrice in più". L'intenzione della ragazza è evidente, come pure il suo entusiasmo: non soltanto potrà tornare sul palco insieme ai suoi vecchi compagni, ma avrà modo di accedere direttamente al luogo dove soggiornano i più importanti elementi della famiglia Keitel. Guelfo, Solice e Desiree si dichiarano favorevoli all'idea, ma subito sottolineano la necessità di parlarne tutti insieme quella sera stessa: di certo i cugini di Julie dovranno dare il loro assenso, così come Lorenzo Quart. Julie acconsente e corre nuovamente da May e Stecca per discutere i dettagli.
Il Gatto Nero e la Torre Maxima
Guelfo e le ragazze raggiungono la piazza principale, dove si scambiano alcune occhiate con Eric e Loic (vedi sopra), senza comunque avvicinarli in pubblico per non destare inutili curiosità. Solice manifesta l'intenzione di volersi recare al gatto nero, con l'intento di tenere d'occhio Pedro Larsac: nel giro di pochi minuti fa il suo ingresso nella locanda, dove però si accorge di una presenza particolarmente spinosa: Leon Perineau, uno dei due cavalieri da lei conosciuti a Beid, si trova a pochi metri da Quixote e Karen, intento a consumare il suo pasto in compagnia di alcuni amici; il pessimo tempismo la convince ad uscire per evitare di essere vista. Incontra così nuovamente Guelfo e Desiree, ai quale rivela la presenza di uno dei due cavalieri in città. "Non so proprio cosa potrei dirgli per essere convincente", dichiara la Paladina, comunicando la sua paura di trovarsi ben presto costretta ad abusare della sua fiducia; dopodiché, sconsolata, decide di recarsi in chiesa a pregare: Desiree decide di accompagnarla.

Guelfo decide invece di recarsi insieme a Nickel alla Torre Maxima, con l'intento di esaminare la struttura che con tutta probabilità custodisce al suo interno frate Erwin. La struttura, che sorge su un antico basamento di epoca turniana, non presenta alcuna possibile via d'accesso: il tetto è alto e difficilmente raggiungibile, mentre le finestre troppo piccole per essere attraversate da una persona. "Spero davvero che padre Erwin non si trovi lì dentro" commenta Guelfo, ancora ignaro delle informazioni in mano a Eric e Loic.

La funzione del pomeriggio
Pochi minuti dopo l'ingresso in chiesa Solice nota nuovamente sir Leon Perrineau: questa volta il cavaliere è sulla porta d'ingresso, intento a salutare qualcuno che sembra trattare da pari a pari: Solice si muove per cercare un'angolazione migliore che le consenta di vedere in faccia l'interlocutore, ed è sorpresa di riconoscere sir Steven deRavin, dal quale viene però a sua volta riconosciuta. A quanto pare, entrambi i cavalieri non si sono recati al Grande Palio.

La funzione del pomeriggio è tenuta dall'anziano Padre Leopold: la sua omelia è fatta di parole semplici ma sincere, che riescono a tranquillizzare il cuore di Solice: al termine della funzione Desiree decide di tornare verso la locanda i tre galletti mentre la paladina raggiunge il sacerdote, nel tentativo di ricevere da lui un consiglio sulle sue insicurezze: "padre, ho bisogno del suo consiglio: mi trovo di fronte a un bivio che non riesco a interpretare, due strade che mi sembrano entrambe sbagliate tra le quali devo necessariamente scegliere per proseguire il mio cammino". Il sacerdote la guarda, incerto sul da farsi: "non è detto che siano soltanto due, queste strade...".
"Se ce n'è una terza, io non la vedo. Non la vedono i miei occhi, non la vede il mio cuore: come posso scegliere la Verità, se non riesco a vederla? Cosa fareste voi, cosa avete fatto se vi è mai capitata una simile situazione?"

Il sacerdote riflette a lungo prima di rispondere: "io sono vecchio, e posso permettermi di sbagliare e di convivere con le conseguenze dei miei errori per il tempo che mi resta: ma tu sei giovane, e dovresti fare in modo di non cadere preda del rimorso e del senso di colpa".
Solice annuisce, ringraziando Padre Leopold per le sue parole.
Sir Steven deRavin
"E' una sorpresa vedervi qui": con queste parole sir Steven deRavin si rivolge a Solice, pochi metri fuori dalla chiesa della Concordia. "Pensavo foste al Grande Palio" risponde la paladina, nella speranza che quella conversazione ormai inevitabile possa in qualche modo rivelarle la terza via suggeritale poco prima da Padre Leopold.
Sir Steven spiega come un misterioso incidente abbia costretto tanto lui quanto sir Leon a non accompagnare il loro signore, Lord Anthony Keitel, al Palio di Krandamer. Chiede poi a Solice i motivi della sua visita: "vostro padre non sembrava molto contento all'idea di sapervi lontana da casa" commenta il cavaliere riferendosi agli episodi occorsi a Beid e descritti nel blog di Solice). "Ho avuto una lunga conversazione con mio padre prima della mia partenza, nel corso della quale si è convinto ad assecondare il mio desiderio: è con il suo permesso che ho potuto compiere questo viaggio, del quale non sono in condizione di potervi rivelare lo scopo": questa è la risposta della paladina, per la prima volta costretta a trincerarsi dietro al silenzio senza poter manifestare la sua investitura e quindi, pur senza mai mentire, ad aggirare una delle Regole di Pyros.

Fortunatamente quello si rivela essere il momento peggiore della conversazione: sir Steven si accorge delle difficoltà della sua interlocutrice e decide di non insistere, spostando il discorso sulla città di Anthien: accortosi dell'interesse di Solice per i monumenti religiosi le propone una visita a quella che lui stesso chiama "la chiesa più bella che abbia mai visto". La paladina accetta e viene condotta dal cavaliere fino al luogo dove con tutta probabilità si terrà la giostra che celebrerà il compleanno del barone. "Più che una giostra sarà una giostrina" commenta amaramente sir Steven, ripensando con un sospiro al Grande Palio. La chiesa di Santa Chiara sorge proprio in vista del terrapieno, ed è effettivamente un minuscolo gioiello: sola di fronte all'altare Solice trova il tempo per recitare un'ultima silenziosa preghiera: quando torna dal cavaliere, è decisa a trovare ad ogni costo la terza via.

Riepilogo in locanda

A sera il gruppo si ritrova ai tre galletti insieme ad un Lorenzo Quart sempre più motivato e che non vede l'ora di apprendere le nuove scoperte del gruppo: l'ultima ad arrivare è Julie, ansiosa di ottenere l'autorizzazione da parte dei cugini per recarsi al castello di Forrarossa insieme agli Spiriti del Vulcano. Sia Lorenzo Quart che Eric si mostrano d'accordo con l'iniziativa, mentre Loic fa un pò di resistenza: "E' troppo pericoloso, sarai in mezzo ai nostri nemici e conoscendoti ti metterai nei guai"; dopo una lunga discussione il giovane finisce per lasciarsi convincere: Julie potrà andare al castello dopo aver sentito le informazioni raccolte nell'arco della giornata.
I primi a parlare sono Eric e Loic: quest'ultimo è orgoglioso di comunicare a Padre Quart e a Solice le scoperte della giornata e presenta dettagliatamente le informazioni ottenute, faticando però a descrivere la reale condizione di frate Erwin nel tentativo di addolcire l'amaro calice.

"Te l'ho detto che ti avrei portato un bel pò di notizie!" commenta poi al termine del suo racconto rivolgendosi a Solice. La paladina annuisce: "avevi ragione: è solo che speravo che la situazione non fosse così drammatica: a quanto pare, i nostri nemici non hanno paura di niente e sono perfettamente consapevoli del loro potere incondizionato su questo feudo: se le cose stanno così, e con Erwin sicuramente in quella torre, le speranze di liberarlo saranno davvero poche".

Tocca poi a Desiree e Guelfo, che parlano di padre Maxim e dei suoi collaboratori, e infine a Solice, che rivela di aver stabilito un contatto con i cavalieri conosciuti a Beid e comunica le informazioni ricevute: in particolare il gruppo si trova a riflettere sul motivo della mancata presenza a Krandamer di Steven deRavin e Leon Perineau, che Solice ha appreso dalle parole dello stesso sir Steven: "mi ha detto che i loro cavalli, insieme a quelli di altri cavalieri, sono stati rubati. Ma la cosa davvero strana è che il furto ha avuto luogo in città. Moltissime persone avrebbero fatto caso a cavalli del genere, in particolare ricordo bene quello di sir Steven ed è inconfondibile: chiunque sia stato, dev'essere molto potente qui ad Anthien".

Tutti concordano che il furto non può certo definirsi casuale: qualcuno ha di certo voluto che i cavalieri di Lord Anthony non avessero modo di recarsi al Grande Palio. Nel corso dei minuti successivi vengono formulate molte ipotesi: potrebbe trattarsi di una mossa di cavalieri invidiosi, o di un finto furto messo in scena dagli stessi cavalieri per dotarsi di una scusa eccellente per non recarsi a Krandamer e restare qui in questo momento così delicato. Ma l'ipotesi che sembra più convincente è quella, di gran lunga peggiore, formulata da Loic: "potrebbe essere una mossa per privare Lord Anthony dei suoi cavalieri, per costringerlo ad affrontare un viaggio lungo e "pericoloso" con una scorta inadeguata: un'occasione ghiotta per Lord Albert, che potrebbe avere in programma di uccidere il diretto successore dell'anziano barone, per poi disfarsi anche di quest'ultimo e prendere il comando della baronia... magari in occasione della festa del 13 agosto".

In conseguenza delle parole di Loic, nella locanda cala il silenzio: la crudeltà e la fredda determinazione di Lord Albert rendono la possibilità tanto spaventosa quanto concreta. Eric e Guelfo non possono fare a meno di prendere in seria considerazione l'ipotesi, che di fatto spiegherebbe meglio di qualsiasi altra gli eventi recenti; Desiree si stringe nelle spalle; Julie annuisce seria, più che mai motivata a recarsi al castello di Forrarossa; Solice, pur nello sconforto, riesce adesso a vedere chiaramente la terza via che stava aspettando: non si tratterà di prendere in giro quei cavalieri, ma di metterli a parte della possibilità di quel sinistro intrigo ai danni del loro signore non appena si avrà in loro una fiducia sufficiente, nella speranza che abbiano un potere o un'influenza sufficiente a sventare la minaccia o parte di essa. Loic e Guelfo si mostrano piuttosto scettici in merito: "la prima cosa che penseranno di fare sarà correre a Krandamer da Lord Anthony, sperando di arrivare in tempo". Stavolta è Solice a mostrarsi più fiduciosa: "abbiamo due frecce importanti al nostro arco: la prima è la presenza di Julie all'interno del castello, e la seconda è l'aver scoperto i loro piani con due giorni di anticipo: gli Dei sono dalla nostra parte, e con l'aiuto di quei cavalieri possiamo ancora fare qualcosa".

L'ultimo a parlare è Lorenzo Quart: il Paladino ricorda, ora più che mai, l'assoluta necessità di impedire che si possa risalire alla baronia di Chalard.

Anthien, 10 Agosto 517

Durante la notte, Lorenzo Quart e Karen discutono animatamente: i toni dell'accesa conversazione vengono notati da Solice e Desiree, che preferiscono però continuare nel loro sonno senza intromettersi o origliare. Il gruppo si sveglia di buon mattino, riepilogando brevemente le informazioni recuperate e pianificando nuove strategie.
Nicolas Long e Youri Sharp si stanno preparando a partire: "andremo a dare un'occhiata da vicino al castello di Forrarossa" dice il paladino, rivolgendosi a Loic: "cercheremo di tenere traccia dei movimenti che avvengono da quelle parti e anche, per quanto ci sarà possibile, di assicurarci che vostra cugina non corra pericoli". Il giovane annuisce, visibilmente nervoso per via della preoccupazione.

Lorenzo Quart è il primo a parlare: "è di vitale importanza che io parli con Erwin al più presto, se possibile oggi stesso. Se non possiamo liberarlo subito, forse possiamo tenere d'occhio la Torre Maxima e creare un'opportunità che consenta a me o a qualcun altro di introdursi al suo interno, magari trovando una guardia delle "dimensioni" adatte o sfruttando l'amicizia tra Loic e il boia per convincere quest'ultimo a farsi da parte in favore di un "sostituto"".
Eric è piuttosto scettico: "se dovessimo spingerci a un'azione così rischiosa, tanto varrebbe provare a tirare fuori Erwin: fare una cosa del genere equivale a far capire ai nostri nemici che siamo arrivati, potrebbe essere impossibile poi procedere con la liberazione". Loic dà man forte al fratello: "Se parlarci significa fare insospettire tutti e farlo morire, io dico no: se proprio dobbiamo andare lì, famo er casino e liberiamo Erwin!".

Le parole dei Navar hanno senso, e il loro effetto su Lorenzo Quart è indubbio: Karen si sente costretta a intervenire, palesando a Solice e a Desiree il probabile oggetto della conversazione avuta durante la notte: "non possiamo attaccare una struttura del genere, piena di guardie civiche e di uomini del barone: il rischio, per noi e soprattutto per Padre Lorenzo, sarebbe troppo alto". La preoccupazione di Karen trova riscontro anche nelle parole di Solice, che si dichiara restia a intraprendere un'azione in cui molte guardie civiche incolpevoli rischierebbero di perdere la vita nell'esercizio del loro dovere. Il fatto che le due ragazze siano le sole a pensarla così è mostrato in modo eloquente dal successivo intervento di Guelfo: "sappiamo che le guardie sono tre o quattro:non sono più di noi, anche ipotizzandone il doppio. L'attacco alla torre sarebbe fattibile, è un dato di fatto: quanto alle guardie... Gli Dei ci perdoneranno. Faremo in modo che ci perdonino".
I dubbi e le perplessità morali che dividono i vari membri del gruppo vengono notati da Loic, che cerca di dare un seguito alle parole iniziali di Quart: "forse potrei convincere il mio amico boia a darsi malato, o magari Desiree potrebbe preparare "qualcosa" per renderlo tale: questo potrebbe darmi l'opportunità di poter parlare con Erwin". Il piano sembra buono ma vengono ben presto alla luce molte limitazioni, prima tra tutte il fatto che l'identità di Loic verrebbe messo direttamente in gioco: sarebbe di fatto la prima e ultima azione del giovane, costretto da quel momento in poi a mantenere la copertura fino alle estreme conseguenze il giorno dell'esecuzione o a rivelarsi come impostore e complice dei liberatori, diventando per sempre un ricercato. Loic dichiara in ogni caso di voler tentare, e dopo un breve consulto con Quart decide che la cosa migliore da fare è fare in modo che il boia sia spinto a cedere il posto in modo inconsapevole: Desiree riceve quindi l'incarico di preparare un infuso particolarmente forte e dall'effetto dirompente.

Viene infine vagliata l'ipotesi di chiedere l'aiuto di sir Steven DeRavin, uno dei cavalieri di Anthien conosciuti da Solice e da lei incontrato il giorno precedente: "se decidiamo di fidarci di lui, il sospetto che abbiamo sul complotto ai danni di Lord Anthony e le informazioni in nostro possesso sugli oscuri traffici di Lord Wilhelm potrebbero convincerlo dell'opportunità di darci una mano". La ragazza si dichiara disposta a parlare nuovamente con lui e, nel caso, di rivelare una parte delle informazioni non compromettenti per convincerlo a fare la cosa giusta: "Se gli Dei ci aiutano, sir Steven avrà già notato qualcosa di molto strano all'interno di questa baronia: le nostre recenti scoperte potrebbero essere per lui la conferma definitiva che c'è del marcio non più possibile da ignorare". Il possibile aiuto del Cavaliere viene ricondotto a due possibilità: mettersi direttamente in gioco prendendo parte attiva ad una eventuale liberazione o, più semplicemente, dare un incarico ufficiale ad alcuni membri del gruppo che saranno diretti responsabili di un'eventuale insubordinazione.

La riunione termina, non prima di aver assegnato incarichi anche a Eric e Guelfo: il primo avrà il compito di recarsi nuovamente dall'amico Rupert Quays per avere maggiori informazioni sui misteriosi traffici di piombo di messer Robert Ley mentre il mago, insieme a Nickel, metterà in pratica la richiesta di Lorenzo Quart di tenere d'occhio i dintorni della Torre Maxima. Il gruppo si ritrova quindi fuori dalla locanda, pronto a mettersi in marcia verso la città di Anthien.

L'ipotesi di Eric

"Certo che visto che abbiamo deciso di prepararla, quella purga, sarebbe meglio farne un paio di dosi", esclama Eric una volta fuori, rivolgendosi a Desiree; un istante dopo il giovane si ritrova circondato dagli sguardi interrogativi del gruppo, che lo spingono a spiegarsi meglio: "quella Karen non mi convince, secondo me esercita una pessima influenza su Lorenzo Quart: parliamoci chiaro, Padre Lorenzo era a un passo dall'autorizzare un attacco frontale alla Torre Maxima, ma dopo le parole di quella ha abbassato le penne, mostrandosi improvvisamente restio e timoroso. Ho il sospetto che fino a quando quella donna avrà voce in capitolo avremo le mani legate e saremo costretti a rinunciare a qualsiasi approccio veramente risolutivo, per questo dico che farle venire un "mal di pancia" al momento giusto non sarebbe una cattiva idea..."
Le parole del giovane suscitano l'ilarità generale; Solice tenta di opporsi all'idea, giudicando in modo molto diverso la prospettiva della ragazza: "Karen non ha intenzione di convincere Lorenzo Quart a rinunciare all'atto di forza, vuole solo convincerlo a vagliare prima tutte le altre possibilità: per quello che vale io sono d'accordo con lei e sono convinta che, nel peggiore dei casi, tanto lei che io seguiremo gli ordini di Padre Lorenzo". Eric però non si lascia convincere e continua ad auspicare la preparazione di dosi aggiuntive della purga unite a un utilizzo creativo della stessa: la risata liberatoria finisce per travolgere tutti, e riesce a sollevare per un istante la cappa di preoccupazione che staglia sull'immediato futuro.

Solice e sir Steven DeRavin

La paladina si reca alla chiesa della Concordia, dove chiede perdono agli Dei per aver nascosto parte della verità a sir Steven il giorno precedente e supplica che le venga data la forza per leggere la Verità negli occhi e nell'animo del Cavaliere affinché possa fidarsi di lui. Coprendosi con il cappuccio prosegue poi per l'abitazione di sir Steven DeRavin, nei pressi della quale cerca di notare l'eventuale presenza di inseguitori o osservatori: subito dopo bussa alla porta, che si apre pochi istanti dopo: "vorrei parlare con sir Steven DeRavin, se possibile" dichiara all'anziano maggiordomo che viene ad aprirle. Viene quindi ammessa all'interno dell'abitazione, che si rivela ben arredata e ricca di trofei e dipinti dall'aspetto piuttosto freddo: nonostante la casa sia pensata per ospitare due persone, l'arredamento sembra privo di tocchi femminili.
Ben presto sir Steven scende le scale, dando l'idea di essersi svegliato di lì a poco: "Milady, che sorpresa!" esclama meravigliato. Nel giro di pochi istanti ha comunque modo di accorgersi che non si tratta di una visita di cortesia, che lo spinge ad allontanare il maggiordomo per poi mettersi in ascolto delle parole della sua ospite.

"Come ho avuto modo di dirvi già ieri, i motivi della mia presenza qui ad Anthien fanno parte di un cammino ben preciso: si tratta di una missione che sto portando avanti insieme ad alcuni uomini fidati; è con il loro aiuto che sono venuta in possesso di informazioni importanti, che hanno finito per spingere il corso delle nostre indagini da Laon a questa città". La ragazza procede mettendo a parte sir Steven della misteriosa aggressione dei cavalieri vestiti di bianco ai danni del villaggio di Carentan: "I Maestri del Vento" commenta sir Steven, mostrando profondo sconcerto. Dichiara di conoscere molti di quegli uomini, e persino di essere stato lui stesso selezionato per entrare a far parte di quel gruppo di armati. "Ero sul punto di accettare, qualche mese fa", dichiara scuotendo la testa: "ma al momento di farlo, qualcosa me lo ha impedito: al momento di diventare Cavaliere ho giurato fedeltà al barone e al suo erede diretto, Lord Anthony; ai Maestri del Vento era richiesto un diverso tipo di fedeltà, un legame molto forte con il fratello del barone, Lord Wilhelm". Solice continua il suo discorso, rivelando l'esito di molte delle scoperte effettuate a Laon che di fatto tracciano una serie di linee ben precise volte a collegare le pratiche oscure del Monaco e dei suoi seguaci con membri precisi della nobiltà di Anthien.
Sir Steven non si mostra sorpreso di quelle rivelazioni: la paladina prosegue cercando di sbilanciarsi il meno possibile e di ottenere ulteriori rassicurazioni sulla buona fede del Cavaliere: il suo discorso si conclude palesando i sospetti nati nel corso della conversazione avuta con il resto del gruppo la sera precedente, relativa al possibile "colpo di stato" di Lord Albert e/o di Lord Wilhelm ai danni del barone attuale e del suo erede diretto, Lord Anthony.

Il Cavaliere è sorpreso e allarmato dalla gravità di un'ipotesi che, a quanto sembra, non aveva considerato, e chiede ripetutamente alla ragazza prove o impressioni tali da poterla convalidare: Solice dichiara di non avere alcuna prova concreta, ma che le varie coincidenze lasciano spazio a pochi dubbi: di fatto, l'incolumità di Anthony sembra essere in grave pericolo.
Sir Steven dichiara la sua intenzione di partire l'indomani, ed è a quel punto che Solice decide di fare la sua richiesta: "molte delle informazioni che provano il coinvolgimento della nobiltà di Anthien e che hanno spinto e sostenuto le nostre indagini sono stare recuperate da una persona che ora è tenuta prigioniera da quelle stesse persone: un uomo innocente, che rischia di pagare con la vita il prezzo della verità che con i suoi soli sforzi è riuscito a portare alla luce. Per questo motivo sono venuta qui, a chiedere il vostro aiuto: per convincervi a mettervi dalla nostra parte, a fare il possibile per salvarlo. Forse, se riusciremo a liberarlo, verremo a conoscenza di nuove informazioni a riguardo".

Il Cavaliere si mostra interessato alla storia, e pone alla paladina una serie di questioni relative all'identità del prigioniero e del gruppo di cui lei stessa fa parte: Solice decide però di non rivelare nessuna di queste informazioni, supplicando il suo interlocutore di non rivolgerle quelle domande. Quando sir Steven prosegue, dichiara che purtroppo un eventuale trasferimento o liberazione di un prigioniero del barone sarebbe al di fuori delle sue facoltà. Rivela però di avere un buon rapporto di amicizia con un alto ufficiale della Guardia Civica: "è probabile che riuscirei a ottenere per me e per un'altra persona un permesso speciale per interrogare il prigionero: ma è una cosa che va fatta in giornata, prima della mia partenza per Krandamer".

Guelfo e Nickel

Il giovane e la ragazzina si dedicano a un pattugliamento serrato nei dintorni della Torre Maxima, che nel giro di poche decine di minute riesce a dare i primi importanti risultati. In particolare è Nickel ad accorgersi, senza essere vista a sua volta, della presenza di una donna di circa 30 anni che, vestita in modo comune, sembra compiere qualcosa di molto simile a ciò che stanno facendo loro: tenere d'occhio la torre ed eventuali curiosi o visitatori. Mette quindi al corrente Guelfo, che decide di dare un'occhiata a sua volta: i due si rendono ben presto conto che la donna non è sola, ma si dà il cambio con un uomo più anziano, sui 45 anni, che sembra compiere grossomodo la medesima attività. A quanto pare le guardie civiche e gli uomini del barone non sono sole nell'opera di sorveglianza.

Eric e Rupert Quays

Eric è accolto dalla zia di Rupert, che corre a svegliare il nipote: "Eric, che sorpresa.. yahwn" commenta il giovane, facendo accomodare il vecchio commilitone. Nel corso della conversazione Eric cerca ripetutamente di spostare l'argomento sui traffici di Robert Ley o su uno dei suoi principali clienti, Lord Wilhelm Keitel. Rupert non sembra sapere nulla di nuovo sul fratello del barone: rivela però che Lady Lucille, sua figlia, ha fama di essere particolarmente disponibile.
Il giovane è quasi sul punto di andarsene, quando inaspettatamente Rupert lo sorprende con una notizia di particolare importanza: il mercenario rivela di aver recentemente accettato un lavoro particolarmente ben pagato da svolgersi proprio il 12 agosto; in parole povere si tratta di ricevere 4 corone d'argento per prendere parte all'organico di tre o quattro squadre ausiliarie per controllare un condannato che, a quanto pare, potrebbe essere a rischio di evasione. La descrizione non lascia adito a dubbi: si tratta certamente di Erwin. Evidentemente tanto la presenza del gruppo di Lorenzo Quart quanto i suoi propositi non sono un mistero per i nemici.

Nuove notizie su Pedro Larsac

E' ora di pranzo quando Solice, Eric, Guelfo e Nickel tornano ai tre galletti, trovandosi subito nel bel mezzo di una discussione scaturita a seguito di una nuova, importante scoperta.
"Pedro Larsac ha ricevuto una lettera, e a quanto pare partirà per Laon l'indomani". La notizia, sicura, proviene da Karen.
"E' l'occasione che stavamo aspettando per mettere le mani addosso a quel ciccione" commenta Guelfo, subito sostenuto da Lorenzo Quart. L'idea dell'assalto prende rapidamente corpo: il problema più grosso sembra essere quello di gestire le guardie private del mercante. E' lo stesso Lorenzo Quart a fornire una possibile soluzione: "se si arrenderanno, come spero, potremo metterle in una cascina fuori città e tenerle segregate lì fino al giorno della liberazione di Erwin". Del resto, un attacco ai soldati mercenari al soldo di Pedro Larsac sembra di certo meno problematico delle guardie civiche della Torre Maxima da tutti i punti di vista.

Quando arriva il loro turno, Solice, Eric, Guelfo e Nickel mettono a parte gli altri delle varie scoperte, molte delle quali tristemente negative. La prospettiva migliore sembra proprio essere quella di sfruttare sir Steven per parlare con il prigioniero. Lorenzo Quart mette subito in chiaro che sarà lui a correre il rischio di recarsi da Erwin, sfruttando in prima persona l'opportunità offerta dal Cavaliere: del resto è senza dubbio l'unico di cui il sacerdote può aver modo di fidarsi a prescindere dalla sua situazione. Il volto di Quart sarà coperto dalla divisa che eventualmente gli verrà fornita dal Cavaliere: resta però il problema della coppia di guardia alla Torre Maxima individuata da Nickel, che potrebbe raccontare a qualcuno della misteriosa visita ricevuta dal prigioniero e far correre seri rischi tanto a sir Steven quanto a Padre Quart.

Per scongiurare questa eventualità, Solice e Loic mettono a punto un piano d'azione: per prima cosa la paladina si recherà nuovamente da sir Steven, confermando l'intenzione di un membro del gruppo di voler parlare con il prigioniero e prendendo gli accordi necessari per far sì che questi sia Lorenzo Quart. Poco prima dell'arrivo del Cavaliere e del paladino alla Torre Maxima, Guelfo proverà ad attirare l'attenzione osservando la torre e i suoi punti d'accesso con aria sospetta, nella speranza di trascinare eventuali sentinelle dietro le sue tracce: il mago si dirigerà poi fino a una locanda, dove lo aspetteranno i fratelli Navar pronti a proteggerlo in caso di un attacco ai suoi danni; nel frattempo, sir Steven e Lorenzo Quart potranno recarsi alla torre senza timore di essere visti. In ogni caso, alla loro uscita, Karen guarderanno loro le spalle fino all'uscita dalla città; se qualcuno sarà tanto imprudente da seguirli fuori dalle mura Quixote, Solice e la stessa Karen saranno pronti a dar loro man forte e a catturare gli inseguitori.

Nel frattempo, Loic e Desiree mostrano a tutti una misteriosa bottiglietta dall'apparenza estremamente sospetta: lo strano liquorino potrebbe venire somministrato a Sanson Corday per "sollevarlo" dal suo ufficio, spianando così la strada a Loic.

L'operazione cul de sac

Solice si reca per la seconda volta da sir Steven deRavin con l'intento di chiedergli di organizzare la visita al prigioniero: il Cavaliere decide di accettare, schierandosi dalla parte del gruppo e di Erwin e assumendo di fatto su di sé gli enormi rischi legati tale scelta. Nel corso della conversazione emerge però una spiacevole novità: a quanto pare, l'ufficiale della Guardia Civica amico di sir Steven sostiene che attorno a Frate Erwin sono presenti non uno ma due cordoni di sorveglianza, sotto esplicita richiesta di Lord Wilhelm Keitel; il primo è formato da guardie civiche semplici e non molto ben addestrate mentre il secondo, nascosto, si compone di soldati scelti. Ha tutta l'idea di essere una trappola anche perché, stando alle parole dell'ufficiale della guardia, i soldati scelti si comportano come se si aspettassero dal momento all'altro un'evasione.

L'appuntamento è fissato nello spiazzo di fronte alla chiesa di Santa Chiara al settimo rintocco. La paladina si incarica di trasportare i cavalli e l'equipaggiamento del Cavaliere in un luogo sicuro fuori città, lo stesso dove Padre Quart avrà cura di scortare sir Steven al termine della conversazione. Solice torna poi ai tre galletti, dove rivela al Guardiano del Tempio le nuove informazioni ricevute e riceve le ultime direttive (per ulteriori dettagli si rimanda al testo della conversazione).

Alle 6 di pomeriggio il gruppo si ritrova raccolto intorno al tavolo: Lorenzo Quart si occupa di fugare gli ultimi dubbi e ripensamenti, sottolineando ancora una volta la necessità impellente di recuperare le informazioni scoperte da Padre Erwin a prescindere da quanto l'operazione possa rendere più problematico il futuro tentativo di liberazione già compromesso dalla presenza dei soldati scelti in numero sconosciuto. D'altro canto è possibile che, una volta all'interno, il paladino possa ottenere qualche informazione che consenta un attacco più studiato.

Eric, Loic, Guelfo e Nickel

La prima compagine del gruppo si muove poco tempo dopo l'uscita del paladino, seguito a breve distanza da Karen: una volta raggiunta la città Eric e Loic si dirigono alla locanda il Goccio di Birra, mentre Guelfo e Nickel proeguono verso la Torre Maxima: il loro compito, come da accordi presi, è di attirare l'attenzione dei misteriosi osservatori che orbitano nei pressi della torre in modo da allontanarli prima dell'arrivo di sir Steven e Padre Quart.

Una volta entrati nella locanda i fratelli Navar si avvicinano all'oste, un omone dall'espressione arcigna, con l'intento di chiedere una stanza per la notte; a un lato del bancone, nei pressi del camino, una ragazzina sui 14 anni è intenta a mescolare una enorme pentola di minestra.
"Siamo io, mio fratello, un altro nostro amico e una ragazzina". A parlare è Eric, che si rende subito conto che l'imponente individuo non è disposto a rendere le cose facil.
"Una ragazzina, eh?" esclama l'oste con sguardo indagatore.
"E' nostra nipote" si affretta a sottolineare Loic; ma il locandiere non sembra propenso ad abbandonare l'argomento: "questa storia mi sembra confusa e poco chiara: non voglio problemi nella mia locanda, capito? Finché siete qui dentro state alle mie regole. Quanto a questa ragazzina, è davvero vostra nipote? Perché la portate in viaggio con voi?".
"E' soltanto una povera ragazzina," ribadisce Eric cercando di correggere il tiro, "che è rimasta ovviamente orfana di entrambi i genitori".
L'oste mantiene un atteggiamento sospettoso, ma acconsente alla fine di accettare i soldi dei due fratelli, che oltre alla stanza pagano anche due porzioni di minestra: "Lo vedete? Noi paghiamo persino in anticipo, e voi ci trattate male!", protesta Loic scuotendo la testa prima di mettersi a sedere.

Nel frattempo, Guelfo è intento ad osservare le molte botteghette cresciute tra gli archi dell'acquedotto in rovina posto ai piedi della Torre Maxima: Nickel lo segue a una certa distanza, pronta ad accorgersi ed eventualmente a seguire chi dovesse dimostrare troppo interesse nei confronti del suo accompagnatore.
"Bei meloni", esclama il mago avvicinandosi a un fruttivendolo. "Assaggiatene uno allora", risponde quello di rimando: "chiedo solo un rame".
"Spaccame un meloncino, và!" replica Guelfo, per poi dedicarsi all'osservazione degli edifici circostanti. Dopo qualche minuto la sua attenzione viene attirata da uno strano individuo che, dall'alto di una finestra, sembra proprio tenere d'occhio la zona della torre: sono sufficienti due o tre occhiate furtive per accorgersi che l'uomo corrisponde proprio alla descrizione fornita da Nickel poche ore prima. Il mago incomincia così a "rendersi sospetto", osservando a lungo la torre con aria interessata tornando di tanto in tanto con lo sguardo verso la finestra; poi, dopo alcuni minuti, volge i suoi passi verso la locanda.

Quando Guelfo fa il suo ingresso trova i fratelli Navar di fronte a un piatto di minestra: l'oste è anch'egli seduto al loro tavolo, ansioso di portare avanti il suo fastidioso "interrogatorio".
"Tu devi essere l'amico", esclama quando il mago dà l'impressione di volersi sedere: "ma non vedo la ragazzina: siete quindi soltanto voi tre?"
Guelfo scuote la testa: "sta arrivando, si è fermata a dare un'occhiata in giro. Posso avere un piatto di minestra?" aggiunge poi.
Nickel arriva nel giro di pochi minuti, e ben presto le domande del locandiere finiscono per tirare in ballo anche lei. Nessuna risposta per quanto disinvolta sembra riuscire a placare la puntigliosità dell'oste, che si dimostra instancabile nel mettere alla prova la pazienza dei suoi interlocutori; soltanto al termine della cena i quattro riescono a liberarsi dell'appiccicoso anfitrione, rifugiandosi intelligentemente in camera.
"Quando stavo a Anthien m'avevano detto che questa locanda era nota per le risse pittoresche che: non stento a crederlo, quell'oste tira davvero via gli schiaffi dalle mani", commenta Loic una volta chiusa la porta.
Nickel si affretta a rivelare quanto scoperto: a quanto pare uno degli osservatori ha effettivamente abboccato all'amo di Guelfo ma ha rinunciato all'inseguimento dopo qualche minuto, tornando verso la torre; "subito dopo sono arrivati anche Lorenzo Quart e il cavaliere: con loro c'era anche un'altra persona, una guardia... credo. Le guardie della torre non volevano farli entrare, ma loro hanno insistito ; il cavaliere a quel punto ha dato di matto, dicendo che aveva subito un furto di cavalli e che doveva assolutamente interrogare il prigioniero. Alla fine l'hanno spuntata e sono riusciti a entrare; a quel punto il tizio che stava alla finestra è uscito per andare nella casa di fronte e, subito dopo, due tizi sono usciti da lì e sono entrati nella torre".
Il racconto di Nickel è molto preciso, e lascia pochi dubbi: la "visita" non è passata inosservata, e le cose rischiano di mettersi male. "Eh certo che è andata male, non hai saputo fare la tua parte!" esclama Loic, rivolgendosi a Guelfo: "dovevi attirare la loro attenzione, invece ti sei messo a mangiare meloni!". Il mago scuote la testa, convinto di aver fatto del suo meglio e comprendendo la frustrazione di Loic.
"Se non altro la finestra dà sulla porta", conclude Eric: "da qui potremo vedere se, una volta usciti dalla torre, decideranno di venire qui". Uno dopo l'altro tutti si mettono in osservazione, ma la tanto auspicata visita sembra proprio non avere luogo.

"Ma io... dormo qui? Con voi?" chiede Nickel a un certo punto. Loic è veloce a risponderle: "Stanotte non si dorme: stanotte si ammazzano persone".

Solice, Desiree e Quixote

Prima di muoversi si attende il ritorno di Youri Sharp e Nicolas Long, previsto intorno alle 7. Quando i due entrano in locanda Solice va incontro a quest'ultimo, chiedendogli informazioni in merito all'esito della loro missione di sorveglianza al Castello di Forrarossa. "Non è accaduto nulla di particolare", spiega Nicolas, "salvo una cosa: verso le 5 del pomeriggio sono arrivati due cavalieri vestiti di bianco: tanto loro quanto i loro cavalli sembravano in buona forma; sono certo si trattasse di due maestri del vento". Solice annuisce, poi chiede informazioni su Julie: la paladina è convinta che qualche informazione dell'amica possa essere determinante in vista dei prossimi, cruciali movimenti del gruppo.
"L'abbiamo vista", le risponde Nicolas, "ma non è stato possibile avvicinarla: dobbiamo sperare che sia lei stessa ad allontanarsi con qualche scusa, immaginando che qualcuno di noi sia nei pressi".
Solice comunica ai due uomini le ultime novità e riferisce gli ordini assegnati da Lorenzo Quart: Youri e Nicolas resteranno a difesa della locanda, mentre Solice, Desiree e Quixote avranno il compito di assicurarsi che nessun nemico decida di seguire Padre Quart e sir Steven oltre le porte della città e, nella malaugurata ipotesi, intervenire prima che possano scoprire l'ubicazione dei tre galletti.

Combattimento sulla strada

Solice e Desiree si alternano a tenere d'occhio la porta d'uscita della città dove, nel giro di pochi minuti, dovrebbero uscire Padre Quart e sir Steven. Quando ciò accade, il gruppo si accorge però che i due uomini non sono da soli: tre loschi figuri, anch'essi a cavallo, incedono a qualche decina di metri di distanza; hanno tutta l'aria di volerli seguire fino alla locanda.
Solice, confidando nella probabile presenza di Karen dietro ai tre inseguitori, propone a Desiree un piano d'azione: "seguiamo Padre Quart e sir Steven fino al primo bivio: una volta che saremo certe che questi individui sono sulle loro tracce io e Quixote cercheremo di fermarli, mentre tu farai una corsa a metterli in allerta". La manovra, dopo i primi round di rischio, dovrebbe avere l'esito di riportare il gruppo in superiorità numerica.

I minuti successivi confermano l'impressione ricevuta: i tre cavalieri confermano la loro decisione di svoltare, costringendo Solice a intervenire.
"Hey, voi a cavallo! Fermatevi!". Il tono della voce è fermo ma la paladina, priva come da accordi dei simboli di Pyros, non sembra suscitare particolare timore reverenziale.
"Togliti di mezzo, ragazzina: non è il momento". La risposta, fredda, proviene da un individuo dal cui cavallo pende una spada: il secondo sembra armato di mazza mentre il terzo, sotto un leggero mantello, nasconde probabilmente una balestra.
"Devo chiedervi di fermarvi qui e rispondere alle mie domande", insiste Solice, cercando di guardagnare tempo: "Sono spiacente, ma non posso permettervi di proseguire per la vostra strada".
La spada e lo scudo della paladina non sembrano sufficienti a farla percepire come una minaccia all'individuo armato di spada, che si affretta a replicare: "in un altro momento sarei ben lieto di fermarvi e intrattenermi con voi: ma sfortunatamente ora ho da fare. Ora sparisci, e non farti più vedere": così dicendo sprona il suo cavallo, seguito dagli altri due.
Solice li supera correndo, per poi mettersi davanti alla strada: "per l'ultima volta, vi chiedo di fermarvi e scendere da cavallo!". E' la goccia che fa traboccare il vaso.

Il cavaliere sguaina la spada e, visibilmente dispiaciuto, avanza verso di lei mentre il compare armato di mazza si prepara ad affrontare Quixote. Solice si chiude in difesa schivando di misura i colpi del suo aggressore, mentre il soldato del Miestwode riesce nell'impresa di parare tanto la prima mazzata quanto, soprattutto, il dardo di balestra che si schianta contro il suo scudo.
La situazione volge rapidamente a favore del gruppo quando Quixote riesce ad andare a segno sul cavallo del suo avversario, per poi assestargli un colpo decisivo al braccio; un istante dopo il terzo aggressore, che nel frattempo aveva sfoderato una daga, viene raggiunto da una freccia di Karen. A decidere le sorti dello scontro è comunque quello che avviene il round successivo, quando le sagome di Quart e sir Steven spuntano minacciosamente all'orizzonte.

Il cavaliere armato di spada tenta la fuga ma il suo cavallo viene ferito da Quixote, costringendolo a concedere una resa; anche l'ex-balestriere, armato di daga e ferito al braccio, tenta di allontanarsi al galoppo. Deve però fare i conti con la velocità di Lorenzo Quart e sir Steven: i due cavalieri, pur se rallentati da una Solice insolitamente poco propensa a concedere strada (1-1-1 di ascoltare), riescono in poche decine di metri a raggiungere e mettere fuori combattimento anche il terzo aggressore.

Interrogatorio

Ripulita la strada alla bell'e meglio, Lorenzo Quart fa strada al gruppo verso una sorta di magazzino abbandonato. "L'avevo preparato per gli uomini di Pedro Larsac", spiega al gruppo, "ma a quanto pare lo useremo prima del previsto".

"Non so nulla! Non so nulla, io!" Le prime parole del prigioniero che un tempo aveva una spada non fanno ben sperare: a quanto sembra è una pedina poco importante, ma l'abilità di Padre Quart nel condurre l'interrogatorio riesce comunque a tirargli fuori alcune importanti informazioni.
"Mi ha pagato... si chiamava Weber: Vincent Weber. Seguili e vedi dove vanno, così mi ha detto. Vive con una dama e con un uomo dai tratti molto asciutti... Quest'ultimo è inquietante, ha un modo di fare molto silenzioso..."

Solice prosegue con altre domande: "avete svolto altri incarichi per conto di Vincent Weber o di altre persone?" Il prigioniero è restio a parlarne, ma poi confessa di aver contribuito a tenere d'occhio la torre nei giorni passati e, soprattutto, di aver svolto un ruolo di secondo piano nel furto del cavallo di sir Steven: il mandante di quell'operazione non era però Vincent Weber bensì un misterioso individuo, piuttosto giovane e dai modi educati. Delle persone che sono entrate e uscite dalla torre ne ricorda bene soprattutto tre: un paladino con le insegne di Dytros non giovanissimo e che andava molto di fretta, una pia donna, e Pedro Larsac. Di questi tre, però, soltanto l'ultimo è stato fatto entrare, dopo aver mostrato una pergamena alle guardie.

L'interrogatorio volge infine al termine. "Ci hai detto abbastanza: ora è tempo che tu faccia una bella dormita"; con queste parole Lorenzo Quart spedisce il prigioniero nel mondo dei sogni: si rivolge poi a sir Steven, chiedendo se ha intenzione di ascoltare le notizie che sta per rivelare o se preferisce non sapere; il cavaliere decide di ascoltare, e Quart incomincia a raccontare i dettagli della sua conversazione con Frate Erwin.

Notizie da Erwin

"Incomincerò dalle buone notizie: Erwin non ha parlato. E' stato catturato dagli uomini di Lord Wilhelm Keitel, i maestri del vento, in un luogo all'interno della tenuta delle Parole d'Oro. A quanto pare, si tratta di un posto molto strano: è un laghetto al cui interno giacciono semisommerse le rovine di un'antica città; a quanto pare è lì che i nostri nemici si riuniscono a discutere delle loro faccende, ed è stato sempre in quel luogo che Erwin ha ascoltato la conversazione che gli è costata la sua libertà."
Sir Steven annuisce, dando l'impressione di conoscere il laghetto; padre Quart, dopo una pausa, continua il suo resoconto.
"E' in corso un'operazione ad opera dei nostri nemici: il suo nome è operazione notte e nebbia. A quanto sentito da Erwin, Lord Wilhelm e il capitano dei maestri del vento, sir Kilian, stavano discutendo della fase sei, di prossima attuazione. Questa fase", aggiunge Quart dopo una pausa,"consiste nel far scomparire Lord Anthony durante il suo viaggio di ritorno dal palio di Krandamer; il territorio scelto dai nostri nemici è quello della baronia di Sarthe, da sempre nemica di Anthien: in tal modo non soltanto Lord Wilhelm spianerà la strada al suo protetto Lord Albert, ma provocherà una situazione che porterà senza ombra di dubbio a una guerra".

Padre Quart spiega poi le circostanze che hanno portato alla cattura di Frate Erwin: a quanto pare sir Kilian è riuscito a "percepire" la sua presenza, il che fa nascere il sospetto che non sia privo di qualche potere o capacità sovrannaturale. "C'e' anche dell'altro: quei due hanno parlato anche di una diretta conseguenza della fase uno: a quanto pare esiste un prigioniero catturato in quella circostanza, un "pezzo pregiato" che in questo momento si trova ad Achenar nelle mani di sir John Payne.

Solice, Desiree, Quixote e sir Steven si guardano perplessi: "sa...sarebbero queste le buone notizie, padre Quart?" balbetta la paladina, atterrita.

"Si", risponde Quart deciso: "ora comincerò a parlarvi delle brutte: ho tutta l'intenzione di tirare Frate Erwin fuori da quella torre".La notte passa senza altri avvenimenti di rilievo: Eric, Loic, Guelfo e Nickel ascoltano i canti della locanda, per poi osservare gli avventori uscire; Karen Gordon Gabriel accompagna sir Steven deRavin ai tre galletti, mentre Lorenzo Quart chiede l'aiuto di Solice per tagliare un manto di stoffa nera in una serie di piccole bande dall'aspetto misterioso.

Anthien, 11 Agosto 517

E' l'alba quando Loic, Eric, Guelfo e Nickel scendono le scale: Franzo il locandiere è già sveglio, intento a rimettere in sesto la locanda che non sembra aver passato indenne i bagordi della sera precedente.
"Buona giornata", esclama Loic. "Che metti a posto a fare? Tanto stasera te la sfasciano di nuovo, 'sta locanda!", fa eco Eric di rimando.
"Che spiritosi!", risponde acidamente Franzo, scagliando un boccale all'indirizzo del gruppetto.

Circa 30 minuti dopo tutti si riuniscono ai tre galletti, dove tutti hanno modo di scambiarsi le informazioni sulle operazioni compiute la sera precedente. Dopo alcuni minuti arrivano anche Karen Gordon Gabriel, Nicolas Long e Youri Sharp.
"Ecco che arriva l'amica tua", dice a bassa voce Loic al fratello. "Ma ancora non mi hai spiegato perché ce l'hai tanto con lei".
"Per me è una repressa", spiega Eric: "inoltre tiene troppo a freno padre Quart".
"Ti sbagli", lo corregge Guelfo; "non credo proprio voglia tenere a freno nessuno, è soltanto preoccupata per l'incolumità di Quart".
"Ora capisco: è bramosa di Quart!", conclude Loic, apparentemente soddisfatto dell'analisi.Poco dopo l'arrivo di tutti la parola passa a padre Lorenzo Quart, che fa rapidamente il punto dell'operazione Pedro Larsac.

La cattura di Pedro Larsac

Il piano del Guardiano del Tempio è piuttosto semplice: la carovana di Pedro Larsac andrà bloccata all'interno di un boschetto a un'ora di distanza da Anthien: la superiorità numerica del gruppo, insieme alle armi da lancio a sua disposizione (due archi e due balestre, rispettivamente di Karen, Desiree, Quart e Eric), dovrebbero essere sufficienti a suggerire la resa da parte dei tre o quattro mercenari di scorta. I prigionieri verranno quindi scortati nella cascina che già ospita i tre uomini presi in consegna la sera prima.
"Cosa ne faremo di Pedro?" chiede a quel punto Eric, cercando di capire se sia necessario prenderlo vivo.
"Se riusciremo a prenderlo vivo gli faremo sputare ciò che sa", risponde padre Quart; "e subito dopo faremo in modo di mandarlo al giudizio di Kayah".
Dopo aver illustrato il piano Lorenzo Quart estrae da una bisaccia le piccole bande nere preparate la sera prima: "questi fazzoletti neri, indossati sotto gli elmi, dovrebbero impedire che i nostri volti vengano riconosciuti".
La notizia è accolta con sconcerto da Solice e Nicolas, che nel giro di pochi istanti si trovano entrambi con il fazzoletto in mano e un'espressione incerta dipinta sulla faccia.
"Cosa ne pensi?" chiede il paladino, titubante. "Non mi piace questa cosa. Assaltare una carovana... con una benda al volto, per giunta!".
"Non... piace neppure a me", ammette Solice. "Ma credo che dobbiamo riporre fiducia nelle scelte di padre Quart".
Nicolas resta perplesso: "Credimi, ci sto provando... Ma è da quando è incominciata questa storia che mi fa fare cose assurde".
"Credo di poterti capire", sospira Solice di rimando; "è difficile accettare tutto questo... Ma credo che, se davvero è ciò che ci viene chiesto, sia nostro compito farlo".

Subito dopo Solice si reca da Nickel, con l'intenzione di chiederle di non prendere parte a un'operazione che rischia di mettere a repentaglio vite innocenti: scopre però a sue spese che la sua "scudiera" è di tutt'altro avviso: "Ma come, capo... Il boccia mi ha dato il fazzoletto!", esclama Nickel sventolando con orgoglio la benda nera. Nel giro di pochi minuti Solice capisce che nulla potrà impedire a Nickel di partecipare all'agguato; riesce però a convincere la ragazzina a non sparare con la balestra assegnandole, con l'approvazione di padre Quart e degli altri, un compito diverso: intercettare eventuali passanti e fermarli in qualche modo lungo la strada, in modo da non farli diventare involontari testimoni dell'accaduto.

I minuti restanti vengono spesi per stabilire un importante dettaglio sull'utilizzo delle armi da lancio: Eric suggerisce di utilizzarle come minaccia per costringere i mercenari ad arrendersi, mentre Guelfo e Loic propongono di sparare d'anticipo, mirando alle cavalcature: la seconda opzione è senza dubbio più rischiosa per l'incolumità dei mercenari ma ha il vantaggio di ridurre al minimo la possibilità che uno di loro possa allontanarsi a cavallo; la scelta è lasciata anche in questo caso a Lorenzo Quart, che dopo una lunga analisi dei pro e dei contro decide di preferire quest'ultima.

L'agguato

L'attesa termina nel giro di pochi minuti, quando la carrozza di Pedro Larsac, scortata da tre cavalli, si intravede all'orizzonte: il mercante si trova a cassetta insieme al nocchiero. Non appena la carovana si trova al centro della zona dell'agguato Karen, Desiree e Lorenzo Quart danno fuoco alle loro armi da lancio: le ragazze colpiscono con precisione due delle tre cavalcature che rovinano a terra impegnando duramente i loro cavalieri, mentre la balestra di Quart manca sorprendentemente il suo bersaglio; su di esso, che si rivela ben presto essere una donna, convergono Youri e Solice. Anche i fratelli Navar entrano in azione, seguiti da Guelfo: il loro avversario, uno dei cavalieri disarcionati, è lesto a disfarsi della cavalcatura e a mettere mano alla sua arma.
"Risparmiami la ginnastica mattutina, stronzo!" Lo apostrofa Loic. Il mercenario, la cui bionda e lunga chioma suggerisce un'origine nordra, non sembra comprendere le parole del giovane: uno sguardo a Eric e a Guelfo, pronti a circondarlo, è comunque sufficiente a costringerlo rapidamente alla resa.
Solice nel frattempo ingaggia uno scontro contro la loro avversaria, che forte del vantaggio conferitole dal cavallo riesce ad impegnarla duramente: l'arrivo provvidenziale di Youri risolve la situazione a vantaggio della paladina e porta nel giro di pochi istanti alla resa della mercenaria: il terzo avversario, fortemente impacciato dal suo cavallo ferito dalla freccia di Desiree, viene raggiunto e ridotto all'impotenza da Nicolas.
Lorenzo Quart, abbandonata la balestra, si trova in quel momento sul retro della carrozza intento a fronteggiare l'ultimo dei mercenari: Eric, lasciando il nordro nelle mani del fratello e di Guelfo, decide a quel punto di saltare a cassetta, trovandosi a tu per tu con Pedro Larsac intento a vomitare insulti ai suoi aggressori e richiami alle sue guardie; "caro il mio Larsacco di merda!" esclama Eric con un sogghigno; poi, senza pensarci due volte, gli sferra un duro colpo al torace utilizzando il manico del martello con il duplice scopo di farlo star zitto e di togliersi una soddisfazione a lungo sopita; l'eccessiva violenza del colpo non passa inosservata agli occhi di Quart e di Solice, che vengono però ben presto rapiti da un altro, ben più efferato atto di violenza.

Loic, resosi conto dell'intento del fratello di raggiungere Pedro Larsac, decide in un primo momento di raggiungerlo, lasciando il mercenario nordro nelle mani di Guelfo; "ti prego, lasciamene un pezzo!" esclama all'indirizzo di Eric. A nulla valgono i richiami del mago: "dove diavolo vai?", gli urla inutilmente Guelfo, ben consapevole di non costituire da solo una minaccia sufficiente a tenere fermo il massiccio prigioniero. I timori del mago si mostrano fondati: un istante dopo il nordro riesce a schivare la lama di Guelfo e tenta la fuga. "Sta scappando!", urla il mago, che riesce comunque a mantenere le distanze e a mettere un colpo a segno ai danni del fuggiasco, costringendolo ad arrendersi nuovamente. E' a quel punto che succede l'imprevedibile: dalle spalle di Guelfo spunta a sorpresa la sagoma di Loic, che cala con forza la sua ascia sulla gamba sinistra del mercenario ormai inerme. "I miei prigionieri non scappano", commenta poi sul corpo riverso al suolo.

Dopo l'agguato

Il colpo di Loic segna la conclusione dell'operazione: nonostante l'atto abbia lasciato tutti senza parole, la priorità è senza dubbio quella di ripulire la zona prima dell'arrivo di scomodi testimoni. Pedro Larsac, svenuto e malconcio, viene trasportato via insieme agli altri prigionieri in direzione della cascina poco distante: Desiree e Solice si affrettano a prestare le cure di primo soccorso al mercenario nordro. Alla vista della ferita la paladina si toglie la benda, sentendo il respiro venirle meno. "Non so se ce la farà", commenta Desiree preoccupata. "Non ce la faremo mai a trasportarlo nella cascina, ma non possiamo neppure lasciarlo qui. Accidenti a lui!", aggiunge poi, rivolgendo un'occhiataccia a Loic.
Eric propone di spostare il ferito sul carro e poi di muovere quest'ultimo fuori dalla strada: la soluzione viene messa rapidamente in pratica, e consente a Desiree e a Solice di continuare il loro lavoro lontane dalla via di transito. Nel frattempo Guelfo si reca da Nickel con l'intento di recuperarla, ma si accorge ben presto che i problemi non sono ancora del tutto finiti.

Guelfo, Nickel, il contadino e le caciotte

Il rumore di voci proveniente dalla strada suggerisce al mago di procedere con cautela: a pochi metri da lui Nickel è intenta a discutere con un contadino che porta con se un asino, appesantito da due grandi bisacce colme di formaggi.
"Siete proprio sicuro che sia da quella parte? No, perché non sarebbe la prima volta che mi perdo!"
"Ti ho già detto di si, sono sicuro! E ora scusami, ma ho già perso troppo tempo".
Lo stralcio di conversazione suggerisce che i tentativi della "scudiera" di Solice stanno giungendo al termine. Guelfo decide comunque di non intervenire, nella speranza che Nickel abbia ancora qualche freccia al suo arco; la ragazzina non lo delude, e poco prima che il contadino decida di riprendere il suo cammino una delle sue caciotte viene platealmente sottratta dalle bisacce. "Ladra! Ridammi il mio formaggio!" urla il pover'uomo, facendo per inseguirla.
E' a quel punto che Guelfo decide di fare la sua comparsa. "Fermo lì!", esclama piombando a pochi passi da lui, forte del fazzoletto nero ancora legato al volto. Quando il contadino si volta il suo spavento è palese: in un primo tempo sembra quasi voler reagire, ma non appena si rende conto delle armi impugnate dal mago si getta a terra implorando pietà. "Vi prego", dice, "lasciatemi le mie caciotte... o se proprio volete prenderle, almeno lasciatemi il mio asino!".
Resosi conto di essere ormai in ballo, Guelfo decide di prolungare la "rapina" quel tanto che basta per consentire ai compagni di togliere dalla strada le tracce più evidenti: "ti avevo detto di agganciare uno con la grana", dice a Nickel scuotendo la testa; fa poi rovesciare in terra il contenuto delle bisacce, analizzando accuratamente le "caciotte" del contadino e interrogandolo ripetutamente sulla sua merce e sul suo percorso; il contadino risponde a tutte le domande, continuando a implorare pietà per sé e per il suo asino, fino a quando il mago decide di lasciarlo andare. "E stà attento", lo ammonisce prima di allontanarsi insieme a Nickel: "gira della brutta gente, da queste parti".

L'interrogatorio di Pedro Larsac

"Sei proprio un imbecille"; queste sono le dure parole che Lorenzo Quart rivolge a Loic dopo aver trascinato il corpo di Pedro Larsac all'interno della cascina.
"E ora di quello che ne facciamo?" commenta Karen, riferendosi ovviamente al nordro in fin di vita. Nel corso dei minuti successivi vengono vagliate numerose ipotesi, nessuna delle quali sembra convincente. Loic, forse nel tentativo di riconquistare fiducia agli occhi di Quart, arriva persino a proporre l'ipotesi di affidarlo alle cure di sua madre a Willcox: "non funzionerebbe", risponde Quart scuotendo la testa. "Dà troppo nell'occhio, non possiamo permetterci di portarlo da nessuna parte". L'unica soluzione ragionevole sembra essere quella di affidarlo alle cure di Ludmilla, pregando affinché Reyks interceda per la sua vita.

"Bastardi... Maledetti... Chi siete... Cosa volete?" Le prime parole di Pedro Larsac suggeriscono che il prigioniero non abbia ben chiara la sua situazione. Lorenzo Quart è lesto a comunicare il concetto, ribadito poi sia da Loic che da Guelfo: "la tua vita è appesa a un filo. Dicci tutto ciò che sai, poi decideremo cosa fare di te". Pedro si dimostra sorprendentemente abile nel comprendere il messaggio, dichiarandosi ben presto disponibile a vuotare il sacco: cosa che puntualmente avviene, sotto le domande di padre Quart e Guelfo.
  • Cosa sai della Pietra di Beid?
"Me l'hanno rubata. Me l'hanno data poco tempo fa: si tratta di un artefatto antico e prezioso, originariamente comprato da un nobile di Anthien in una sorta di asta... tenuta da qualche parte all'interno della marca di Beid. Non so quanto l'abbia pagata lui, ma so quanto vale perché l'ho comprata a mia volta... anche se non erano soldi miei".
  • Perché l'hai comprata, e per conto di chi?
"La pietra serviva per la cappella del sigillo di Laon: l'acquisto mi è stato commissionato da sir John Payne di Achenar, che mi ha dato indicazione di comprare la pietra per conto del barone di Laon. Il prezzo è stato di 150 corone d'oro, e il nobile presso cui l'ho comprata è Lord Albert Keitel".
  • A cosa serve la pietra?
"Non lo so di preciso: so che serve all'interno della cappella, e so anche che non l'abbiamo più. Erwin, quel tipo che hanno preso... Lui sa dov'è, perché l'ha presa lui. Ma quello non parla... Non ci dice dove l'ha nascosta".
  • Chi sono le persone con cui ti accompagni?
"Sono le mie guardie del corpo... Vengono da Amer. Sono persone fidate, o perlomeno così credevo".
  • Parliamo della baronessina di Laon: quanto è in combutta con questa storia?
"Ben poco, al momento: il matrimonio con mio figlio è andato a monte... Ehi, un momento. Ma... siete voi... siete gli stessi di quella volta!"
  • Come mai quel matrimonio era così importante? Perché la baronessina avrebbe voluto sposare Manuel Larsac?
"Le cose per questo Ducato stanno per cambiare parecchio: c'è un ordine nuovo all'orizzonte, e c'è chi ci guadagnerà e chi no: il matrimonio con mio figlio Manuel avrebbe aperto alla baronessina le porte per quell'ordine nuovo, per volontà dello stesso sir John Payne. A dire il vero, l'occasione è arrivata proprio tramite lui: è stato proprio sir Payne a prendere accordi con Laon".
  • Come mai sir Payne ha pensato proprio a voi?
"Ho svolto parecchi incarichi difficili per compito di sir Payne in passato: nella maggior parte dei casi si è trattato del recupero di oggetti di valore, cosa per cui sono particolarmente bravo: ricordo in particolare i titoli di alcuni libri: due copie del Logaeth, una rinvenuta ad Amer e un'altra da fuori, tramite un giro di librai... E poi una parte di un libro chiamato i luoghi impuri: l'ho trov... ehm, l'ho rubato... nella biblioteca di un monastero".
  • Cosa sapete di Lord Wilhelm Keitel?
"Lo conosco appena: io ho parlato soltanto con Balon Gaunt, il suo luogotenente. Comanda un drappello di 4 o 5 uomini giu alla Torre Maxima; soldati scelti, credo. Le guardie civiche sono più o meno altrettante".

Tra una domanda e l'altra Loic cerca invano di far ingerire a Pedro Larsac una pagnottella da lui preparata poco prima dell'interrogatorio. "Sicuro che non vuoi mangiare? Io penso proprio che dovresti mangiartela, 'sta pagnottella" chiede a più riprese, con insistenza. "Non ho proprio appetito adesso", risponde ripetutamente Pedro.

Eric decide di togliersi una curiosità, e quando Lorenzo Quart si allontana per decidere il da farsi fa un'ultima domanda al prigioniero:
  • Certo, la baronia di Laon è quello che è, ma pure la collana... Toglimi una curiosità: ma questa collana... Perché farla falsa? Ci potevate investire qualcosa, con tutti i soldi che c'avete!
"Che importanza ha? Abbiamo avuto dei problemi. A dire la verità, la collana era vera... Ma c'è stato un imprevisto, un incidente a cui abbiamo dovuto porre rimedio in gran fretta. E' per quel motivo che è stata realizzata quella collana finta".

Padre Quart è visibilmente indeciso su cosa fare della vita di Pedro Larsac: Guelfo suggerisce di rimandare la decisione, vedendo nel mercante una preziosa fonte di informazioni sulle attività dei nemici della Rosa. Il Paladino raggiunge poi Solice, chiedendole cosa ne pensa. La paladina, rimasta in silenzio per tutta la durata dell'interrogatorio e ancora sconvolta per gli ultimi avvenimenti, risponde con un filo di voce: "molto sangue è già stato versato: stiamo percorrendo un sentiero difficile e spesso privo di Luce, e ad ogni passo ciascuno di noi rischia di smarrire la strada. Credo che sia indispensabile, tutte le volte che possiamo fare una scelta, sforzarci di ritrovare quella Luce: forse, se riuscissimo a mostrare misericordia ora, gli Dei ce ne renderanno merito questa notte, quando più di ogni altra cosa avremo bisogno del loro aiuto".

Le parole della paladina sembrano incontrare l'approvazione di Lorenzo Quart: Pedro Larsac, almeno per il momento, non verrà giustiziato.

La liberazione di Erwin

Laon, 11 Agosto 507

Nel corso della giornata vengono fatte numerose proposte sulle modalità di agire, fino a giungere a un piano d'azione: Loic e Quixote si occuperanno della sorveglianza dei prigionieri fino all'ora di agire, mentre Nicolas penserà a sorvegliare Pedro Larsac: Ludmilla si dedicherà invece alle cure della guardia nordra, ancora in pericolo di vita; tutti i prigionieri, con la sola eccezione di Pedro Larsac, verranno lasciati soli al momento dell'operazione confidando nel fatto che riescano a liberarsi e a fuggire, portando loro stessi la richiesta aiuto per la guardia ferita presso le guardie della città.

La piantina della torre disegnata da Lorenzo Quart in conseguenza della sua visita all'interno della Torre Maxima e un giro di perlustrazione all'interno della città consentono di stendere un piano anche per l'operazione di salvataggio, articolato nei seguenti punti:
  1. Neutralizzare le guardie civiche di stanza alla porta cittadina più vicina alla Torre Maxima.
  2. Giungere furtivamente nei pressi della torre e disporsi secondo la seguente logica:
    • Loic si disporrà tra l'ingresso della torre e il palazzo dei "misteriosi osservatori" per impedire che questi ultimi possano agire alle spalle del gruppo.
    • Desiree lo aiuterà nel compito, nascondendosi tra le arcate del vecchio acquedotto: la ragazza dovrà anche sorvegliare due cavalli, anch'essi nascosti, portati per il trasporto di Frate Erwin e di altri eventuali feriti.
    • Lorenzo Quart e Karen si occuperanno rispettivamente di neutralizzare la guardia d'ingresso e di scassinare la serratura della porta principale, per poi introdursi all'interno della torre insieme a Eric, Guelfo, Quixote e Solice.
      • Guelfo, una volta all'interno, avrà il compito di immobilizzare le guardie presenti al piano terra con uno dei suoi incantesimi.
      • Lorenzo Quart, Eric e Youri saliranno quindi di corsa al primo piano, dove cercheranno di eliminare le guardie presenti nel corridoio con un colpo di balestra per poi difendere due degli accessi che vi si affacciano: il paladino avrà il compito di fermare le guardie provenienti dalle scale che portano al secondo piano, mentre Eric e Youri si occuperanno di quelle eventualmente presenti nella guardiola e nelle altre stanze che si affacciano sul corridoio.
      • Non appena il corridoio sarà sufficientemente sgombro Karen dovrà occuparsi della porta della cella di Frate Erwin. La liberazione del sacerdote dalle catene verrà messa in atto da Guelfo con l'ausilio del suo potere di controllo della temperatura dei metalli.
      • Una volta liberato Erwin si uscirà dalla torre e da lì alla porta cittadina: a poche centinaia di metri di distanza da essa vi sarà il carro di Pedro Larsac pronto ad attendere il gruppo con Ludmilla, Nickel, Nicolas e Pedro Larsac.
Il piano non è semplice, e molte sono le variabili che potrebbero comprometterne l'esito; non sembrano tuttavia esserci molte altre alternative. Il gruppo decide di impiegare le ultime ore del giorno per effettuare un giro di perlustrazione delle zone interessate.

L'ispezione del pomeriggio (All around the Watchtower)

"Come le neutralizziamo le guardie?" La domanda, estremamente pertinente, viene posta in più occasioni mentre il gruppo osserva la porta prescelta. Solice e Guelfo, nel tentativo di ridurre al minimo i rischi di produrre ferite gravi, propongono un curioso meccanismo che consiste nell'avvicinare la guardia, farla guardare dentro un sacco e poi colpirla per farla svenire.

Il tentativo di capire quante guardie sono presenti alla porta viene pesantemente compromesso da una disattenzione di Solice (1-1-1 in individuare), che attira l'attenzione di una guardia piuttosto anziana all'interno di uno dei due gabbiotti: la ragazza, interrogata sui motivi della sua presenza in città, cerca in tutti i modi di non dare a quest'ultimo informazioni compromettenti senza calpestare il giuramento alla regola di Pyros: i suoi tentennamenti risultano comunque piuttosto sospetti.

L'ispezione presso i dintorni della Torre Maxima ha maggior fortuna: il gruppo identifica i punti in cui Desiree e Loic si nasconderanno e memorizza una serie di informazioni preziose per gli eventi di quella notte. Nel corso del pomeriggio vengono inoltre messi in atto ulteriori preparativi, tra cui l'acquisto di alcune cappe scure per facilitare i movimenti durante la notte.

Informazioni da Forrarossa

A poche ore dall'inizio dell'operazione il gruppo torna presso i tre galletti: dopo pochi minuti torna anche Nicolas Long con nuove informazioni provenienti da Julie, da due giorni infiltrata presso il castello di Forrarossa. Il paladino racconta di aver incontrato Julie per una manciata di secondi nel bosco che circonda la tenuta e di aver raccolto i frammenti di una misteriosa lettera lasciati da lei cadere in terra. La lettera è firmata Lloyd Vernant e cita un certo Baptiste Krol, descritto come uno degli esecutori materiali della Fase Due dell'operazione Notte e Nebbia: a quanto sembra questo individuo ha richiesto una ingente somma di denaro per tenere la bocca chiusa su qualcosa di grosso, diventando un problema non da poco per le trame dell'Ordine Nero.
Nicolas aggiunge un particolare inquietante: il volto di Julie mostrava il segno di una contusione, probabilmente dovuta a un pugno o a un forte schiaffo. La ragazza ha fatto in modo di rassicurare il paladino relativamente all'integrità della sua copertura, sottolineando di voler continuare la sua missione per poi raggiungere il gruppo nella città di Laon, presso la cattedrale del Sole Nero di Padre Gabriel.

Scacco alla Torre

Il gruppo entra per la seconda volta in città, questa volta portando con se armi, armature e due cavalli. Dopo un pasto frugale si aspetta il calare della notte e poi, con il favore delle tenebre, ci si apposta nei pressi della porta cittadina. L'attesa è lunga e snervante: le guardie effettuano un unico cambio all'inizio della notte e si chiudono all'interno di due gabbiotti chiusi a chiave, senza prodursi in alcun movimento o perlustrazione che potrebbe facilitare l'operato dei personaggi.

Vista l'impossibilità di procedere con il piano stabilito, Solice propone a Lorenzo Quart e a Karen una soluzione alternativa: la ragazza andrà a parlare con la guardia incontrata poche ore prima con l'intento di dirle le reali intenzioni del gruppo, nella speranza di creare una situazione che dia loro il tempo necessario per aprire le porte dei gabbiotti e a prendere di sorpresa i loro occupanti. Il piano è rischioso ma sembra l'opzione migliore, e si decide di tentare.

Quando Solice viene a trovarsi di fronte al gabbiotto, nota però che non c'è nessuno al suo interno. Senza farselo dire due volte Lorenzo Quart e Karen approfittano della situazione e scassinano le porte delle guardiole: all'interno di una di esse si trova una guardia semiaddormentata che viene prontamente stesa dal paladino, mentre l'altra, deserta, contiene le chiavi del portone. Vista la rapidità dell'operazione e la particolare disposizione delle guardie si decide di lasciare tutto così com'è con l'unica eccezione della porta scassinata in modo da non allarmare l'eventuale guardia di ritorno, puntando sul fatto che non provi ad aprire una porta che considera chiusa a chiave. La guardia svenuta viene invece legata, imbavagliata e nascosta all'interno del suo stesso gabbiotto: con un pò di fortuna, dormirà per tutta la durata dell'operazione.Ci si sposta così presso quello che sarà il teatro dell'azione: il gruppo si divide all'altezza delle arcate dell'antico acquedotto dove Desiree si occupa di nascondere i cavalli, mentre Loic si posiziona a qualche metro di distanza, di vedetta; il resto del gruppo, capitanato da Lorenzo Quart, si dirige verso la porta della Torre Maxima. Il Paladino prega Kayah affinchè ammanti della sua notte il gruppo, in modo da avanzare silenziosamente e senza destare l'attenzione.

L'ingresso

Il Guardiano del Tempio conduce il party fino alla porta d'ingresso, poi fa cenno di aspettare: nel giro di pochi istanti si ode un tonfo, segno inequivocabile che la guardia d'ingresso non è più in grado di dare l'allarme, stordita da una botta in testa.
Il mago è il primo a introdursi all'interno della torre: tre guardie siedono intorno a un robusto tavolo di legno, mentre la quarta siede a una certa distanza, vicino alla porta; è proprio quest'ultima che, accorgendosi dell'irruzione, sfodera la spada e si getta in avanti cercando di anticipare il primo degli intrusi.

Ma la sua è una speranza vana: in un istante le rune Fer-Kor vengono pronunciate: Guelfo sguaina la spada, ma il suo avversario non fa in tempo ad ingaggiarlo che una pesante sostanza biancastra cade addosso a lui e ad un altra delle guardie: le due rimanenti si danno alla fuga, una verso le scale e l'altra in direzione della porta che conduce ai sotterranei: verrà raggiunta dopo pochi passi dallo stesso Guelfo, stavolta armato di spada.

Mentre Guelfo, Solice e Quixote si occupano di stordire e mettere fuori combattimento le guardie al piano terra, Eric e Lorenzo Quart guidano gli altri componenti del gruppo su per le scale. Il paladino incontra due avversari e nel giro di pochi istanti riesce ad avere la meglio su entrambi, nonostante l'alta difendibilità della scala a chiocciola; raggiunto il primo piano i due si dividono: Lorenzo Quart si pone a difesa della scala per intercettare eventuali guardie provenienti dagli alloggi situati al piano superiore, mentre a Eric spetta il compito di ripulire il corridoio.

Scontro al primo piano (four to the floor)

Mentre Lorenzo Quart incomincia la sua opera di contenimento Eric, seguito da Youri e Karen, procede lungo il corridoio. Il primo avversario che si pone di fronte al giovane è particolarmente massiccio e impugna un pesante martello da guerra. Eric riesce ad anticiparlo e la sua arma va subito a segno: il colpo penetra con violenza, determinando con inaspettato anticipo l'esito dello scontro. Pesantemente debilitato dalla ferita, il soldato subisce ben presto altri colpi che lo costringono al tappeto in pessime condizioni.

Eric affronta e sconfigge un secondo avversario prima di raggiungere una porta, all'interno della quale vi è un terzo soldato: decide di entrare, lasciando a Youri spazio per affrontare il quarto e ultimo soldato presente al piano. Il combattimento dura alcuni secondi, al termine dei quali i soldati di Lord Wilhelm Keitel sono a terra in un lago di sangue. Karen si appresta a scassinare la porta, mentre Lorenzo Quart continua a chiudere l'accesso al corridoio costringendo i soldati restanti ad affrontarlo restando in fila lungo le scale che portano verso il secondo piano.

Le abilità di Karen hanno alfine la meglio sulla robusta porta della cella: Guelfo e Solice raggiungono il primo piano, mentre Quixote si occupa di portare all'interno il corpo svenuto della guardia d'ingresso. Erwin giace all'interno della cella, in cattive condizioni ma vivo. Il mago osserva a lungo le catene che imprigionano i polsi e le caviglie del sacerdote, pronunciando le rune Bes-Ysh-Vas: nel giro dei minuti successivi alcuni degli anelli delle catene si scaldano fino a diventare arancioni; Solice fa in modo che il calore non arrivi a contatto con la pelle di Erwin fino a quando il sacerdote non è del tutto libero: "spero che non vi sia costato troppo venire fin qui", sono le prime parole che dice vincendo la fatica e la sofferenza.

Intanto ai piedi della Torre

Nel mentre Loic sta di guardia ai piedi della torre, per controllare che nessuno esca dall'edificio di fronte, magari per dare l'allarme.
Ma quando la campana della Torre Maxima inizia a suonare, il giovane nota subito del movimento a due finestre, che restano buie, e quasi subito la porta si apre e ne esce una figura femminile, che si allontana in fretta.
Loic la riconosce: si tratta della donna già identificata da Nickel e Guelfo il giorno prima. Prova ad intercettarla, seguendola nel vicolo in cui lei si è infilata.
La donna si rende presto conto di essere seguita, tanto che allunga il passo e tenta la fuga. Loic la insegue e le intima di fermarsi, brandendo l'ascia. Lei però corre più veloce, anche perchè disarmata, e dopo qualche minuto riesce a dileguarsi. Loic, non potendosi allontanare troppo dai compagni è quindi costretto a tornare indietro.

La fuga

Poco prima dell'effettiva liberazione di Erwin dalla cima della torre si sprigiona un pesante e rumoroso rintocco di campane: a quanto sembra uno dei soldati si è recato a dare il segnale d'allarme. Eric e Youri si muovono per cercarlo, salendo fino alla cima della torre: una volta trovata, la guardia viene ridotta all'impotenza con il manico dell'arma.

Lorenzo Quart, lievemente ferito a seguito dei numerosi scontri, raggiunge l'amico e lo aiuta ad alzarsi: le gambe di Erwin sono ridotte male ed è subito chiaro che sarà necessario portarlo di peso fino a uno dei cavalli. Il gruppo incomincia così a muoversi verso l'uscita della torre: al momento di uscire nuovamente in strada Solice, Eric e Quixote alzano i loro scudi in difesa del sacerdote per evitare che un arco o una balestra fortunata possano vanificare tutti gli sforzi sinora compiuti. I timori si rivelano non infondati: da una delle finestre che si affacciano lungo la dimora dei misteriosi "osservatori" vengono scagliati due dardi, ma nessuno di essi è diretto all'indirizzo di Frate Erwin: il primo colpisce padre Lorenzo Quart, ferendolo in modo lieve: non è altrettanto fortunata Karen, che crolla al suolo colpita duramente alla testa.

La ferita di Karen sembra estremamente grave, ma fermarsi non è un'opzione praticabile: la ragazza viene afferrata alla meno peggio e trascinata dietro una delle abitazioni che si affacciano sulla piazza della torre, dove viene affidata alle cure di Desiree. "Non possiamo trasportarla ulteriormente", decreta la ragazza; "non prima di averle prestato le cure di primo soccorso"; anche Solice si mette all'opera, con l'obiettivo di aiutare Desiree a prendersi cura della ferita. Lorenzo Quart si trova costretto dalle circostanze ad affidare Frate Erwin a Eric, Guelfo, Quixote e Youri: saranno loro a portare il sacerdote fino al carro, mentre il paladino e le due ragazze resteranno a prendersi cura di Karen: anche Loic decide di restare, deciso a non lasciare indietro la sua fidanzata.

Il poco tempo a disposizione non impedisce a Desiree di stabilizzare la ferita: Solice, mentre assiste l'amica nel difficile compito, si raccoglie in una preghiera silenziosa, chiedendo a Pyros di proteggere la compagna ferita con il dono del santuario.
"Non c'è più tempo", esclama a un certo punto Lorenzo Quart, indicando due guardie che procedono lungo la strada, pericolosamente vicine. Nel tentativo di dare ai compagni più tempo per trasportare Karen, Solice decide di salire a cavallo e di attirare l'attenzione delle guardie: la manovra riesce, e nel giro di alcuni secondi la paladina è costretta a darsi alla fuga per le vie secondarie della città trascinando su di sè l'interesse delle pattuglie.

Lorenzo Quart, Desiree e Loic raggiungono anch'essi la porta cittadina trasportando Karen: "dov'è Solice?" chiede Guelfo, rimasto con Eric a guardia della porta. Una volta compresa la situazione i due decidono di aspettare il ritorno della paladina, mentre gli altri proseguono verso il carro.
Dopo alcuni minuti Solice riesce a distanziare le guardie, raggiungendo a sua volta la porta cittadina: la presenza di guardie al di sopra delle mura la spinge comunque a non proseguire in direzione del carro, per impedire di portare eventuali inseguitori sulle tracce del gruppo; una volta uscita dalla città prosegue quindi per una direzione casuale, con l'obiettivo di depistare le guardie che dovessero pensare di seguirla prima di ricongiungersi a sua volta al gruppo. Eric e Guelfo, approfittando della confusione dovuta al passaggio di Solice, riescono a loro volta a sgattaiolare via in direzione del carro, protetti dall'oscurità.

Ritorno a Laon

Dintorni di Anthien, 12 Agosto 517

Mentre il carro percorre la strada che collega la baronia di Anthien con quella di Laon si riflette sulla possibile reazione della guardia civica e dei soldati di Lord Wilhelm in risposta alla rocambolesca liberazione di Frate Erwin: appare a tutti chiaro che la velocità del carro non è sufficiente a raggiungere il confine prima dell'arrivo di uno o più cavalieri, quasi certamente inviati a pattugliare le strade principali. Si decide così di abbandonare la strada per procedere lungo l'incolta campagna circostante, nella speranza che i sobbalzi dovuti al terreno dissestato non peggiorino le condizioni di Karen. Guelfo, Eric, Loic e Nickel scendono dal carro con il compito di coprire le tracce delle ruote, mentre Solice viene mandata avanti con una lanterna per illuminare il percorso.

I guai non tardano ad arrivare: una coppia di cavalieri raggiunge la strada, e i loro occhi riescono inaspettatamente a coprire la distanza che separa quest'ultima dalla carovana. "Chi va là?" esclama uno di loro, scorgendo quello che sembra il bagliore di un'armatura.
I tentativi di nascondersi del gruppo deputato alla copertura delle tracce non impediscono ai cavalieri di scorgere altre ombre, convincendoli della presenza di qualcuno. Vista la mala parata Eric carica la balestra, mentre Loic impugna una delle sue accette da lancio e Guelfo stringe l'elsa della sua spada: anche Lorenzo Quart, preparandosi al peggio, si muove in direzione dei nuovi arrivati tentando di aggirarli sul fianco e Solice lo segue, mantenendo le distanze per non rischiare di rovinare il suo tentativo.

I cavalieri sembrano indecisi sul da farsi, mentre Eric comincia a prendere la mira: non appena uno dei due dà l'impressione di voler scagliare la sua torcia in direzione della carovana il giovane preme il grilletto: il dardo sibila nella notte e colpisce il suo bersaglio al braccio, costringendolo a mollare la presa sul tizzone ardente che cade al suolo. Tutti si preparano per la battaglia ma le due guardie preferiscono non correre rischi, girando e spronando i loro cavalli in direzione della strada.

"Ci hanno scoperti!", è la logica conclusione a cui tutti arrivano negli istanti immediatamente successivi; meno facili e meno concordi si rivelano le ipotesi sul possibile comportamento delle guardie e, di conseguenza, sul da farsi.
La teoria più accreditata è anche la peggiore: le guardie avranno senza dubbio accelerato il passo verso il confine, allertando le guardie dell'arrivo del carro; le probabilità di abbandonare indenni la baronia di Anthien si fanno sempre più remote. Si decide in ogni caso di riguadagnare la strada: "s-s-se non altro and-d-dr-dremo più ve-veloci", commenta Youri, alzando le spalle.

La cattura della guardia

Poco dopo aver raggiunto nuovamente la strada, Solice nota un tenue bagliore a circa duecento metri di distanza dal carro, forse generato da una lanterna parzialmente offuscata: a quanto sembra qualcuno, probabilmente uno dei due cavalieri incontrati poco prima, è rimasto sulle tracce del carro.
"Questo è incoraggiante", commenta Loic: "magari si tengono dietro di noi e non hanno ancora raggiunto il confine".
Il commento di Eric si rivela meno ottimista: "anche se fosse, non appena ci troveremo nei pressi del confine non esiteranno a mostrarsi alle guardie, rivelando loro chi siamo e chi trasportiamo".

Eric lancia l'idea di tendere un agguato agli inseguitori, e Solice propone di sfruttare il vantaggio della superiorità numerica per ridurli all'impotenza senza far loro del male: "non dovrebbero essere in molti: potremmo disarmarli e legarli, impedendo loro di continuare a seguirci o di avvertire le guardie di confine". L'idea viene messa in pratica, e vista l'impossibilità di determinare il possibile numero di inseguitori si decide di impiegare il maggior numero possibile di persone: Solice, Nickel, Desiree e Loic si nascondono sul ciglio sinistro della strada mentre Guelfo, Eric e Padre Quart vanno sul destro; Quixote resta invece a cavallo, con il compito di informare il carro nel caso i nemici fossero in numero ingente.Tutti tirano un sospiro di sollievo quando si profila la sagoma di un singolo cavallo: la balestra di Eric è la prima a fare fuoco, colpendo l'animale in piena testa: anche il dardo di Lorenzo Quart va a segno. Il cavallo rantola e si accascia al suolo, costringendo il suo cavaliere a una dolorosa caduta.
Subito circondata da tutti, la guardia si arrende senza opporre resistenza. "Chi siete? Cosa volete farmi?" sono le sue prime parole spaventate.
"Non vi verrà fatto nulla di male", gli risponde Solice: "tuttavia, siamo costretti a legarvi per impedirti di continuare a seguirci".

L'arrivo al confine

Dopo aver disarmato e legato a un albero il prigioniero, il gruppo è lesto a rimettersi in marcia: quando il confine viene raggiunto, il sole ha già cominciato a splendere in cielo.
"Non possiamo rischiare che qualcuno sia riuscito ad avvertirli", commenta Guelfo. "Uno di noi deve andare in avanscoperta". Eric si offre volontario: il giovane cercherà di dare un'occhiata senza farsi vedere, cercando di capire se il numero e l'atteggiamento delle guardie è tale da far pensare a un posto di blocco.

Superata l'altura che nasconde la strada al confine, Eric nota subito qualcosa di strano: attorno alla casupola delle guardie vi sono un discreto numero di uomini a cavallo, probabilmente ben armati. Il giovane si accorge inoltre della presenza di una torre di guardia piuttosto alta, in grado di dare al posto di blocco una certa visibilità: purtroppo, la cosa è reciproca.
"Alto là!", grida una delle guardie della torre. "Avvicinati al passo, molto lentamente".
Eric non può fare altro che acconsentire alla richiesta: raggiunge così il posto di blocco, dove viene sommariamente interrogato e poi lasciato passare. Fa comunque in tempo a notare la presenza di una guardia ferita a un braccio, senza dubbio uno dei due cavalieri incontrati poche ore prima.

Verso le terre incolte

Il mancato ritorno di Eric in conseguenza del richiamo verbale della guardia mette in allarme il resto del gruppo: "se lo hanno visto da quella distanza, senza dubbio hanno una vedetta", commenta tristemente Solice. A quanto sembra, l'unica ipotesi sensata è quella di abbandonare la strada e di passare il confine facendo un lungo giro per le terre incolte.

La giornata trascorre lentamente, oltrepassando fossi e piccoli torrenti e facendo attenzione a non sollecitare ulteriormente la ferita di Karen. Durante una delle numerose soste Solice e Guelfo hanno modo di scambiare qualche parola con Frate Erwin, che racconta altri dettagli sulle informazioni raccolte alle Parole d'Oro e sulla sua successiva prigionia. Verso sera Solice, Guelfo e Lorenzo Quart chiedono a Desiree e a Ludmilla informazioni sulle condizioni di Karen e di Frate Erwin. Le notizie non sono buone: Karen ha ripreso conoscenza ma è ancora molto debole: Erwin se la caverà, ma una delle sue gambe ha riportato ferite troppo gravi: anche nella migliore delle ipotesi, non tornerà più a camminare come prima.

"Coraggio, vedrai che se la caverà", esclama Loic con convinzione rivolto a Padre Quart; poi, forse con l'obiettivo di distrarlo, accenna di aver capito l'esistenza di un presunto legame sentimentale tra i due. "Avanti... Ci siamo capiti, no?" conclude prima di allontanarsi, dando di gomito al Paladino, che resta interdetto.

L'arrivo di Eric a Laon

Dopo una breve sosta al chiosco del lardo di Creepy, Eric raggiunge senza problemi la città di Laon. Il giovane percorre nuovamente le strade che portano alla caserma della guardia civica, che ancora porta enormi tracce dell'incendio scoppiato pochi giorni prima, e della locanda la Mestola. Prima di ritirarsi per la notte raggiunge la cattedrale del Sole Nero, dove ha modo di scambiare qualche parola con Padre Gabriel ragguagliandolo sulle ultime novità.

Turni di guardia

Nel frattempo, il gruppo raggiunge una vallata entro la quale si decide di trascorrere la notte. Mentre Padre Quart e Frate Erwin si informano con Ludmilla sulle condizioni di Karen, Solice si prepara a organizzare i turni di guardia: Desiree, prima di sedersi attorno al fuoco, decide di indossare il ciondolo di Peoh.

"Io ovviamente lo faccio con Desy", esclama Loic con un sorriso. Ma questa volta, a sorpresa, la sua fidanzata scuote la testa.
"Non se ne parla! Per favore Solice, mettimi in turno con qualcun altro".
Loic va su tutte le furie: "come sarebbe? Perché non vuoi fare il turno con me?"
Desiree è sintetica quanto determinata: "L'ultima volta che ho provato a parlarti mi hai mandata via, dicendomi che ti seccavo: adesso non ho voglia di fare il turno con te: lo farò con Quixote".
A quelle parole Loic reagisce con rabbia: "Ah è così, vuoi cambiare coppia! E io co' chi me metto, co' un nano?"
Desiree si dimostra comunque irremovibile.
"Se le cose stanno così, io me ne vado a dormire!" Conclude il giovane, visibilmente seccato.
"Aspetta!", esclama Solice, interdetta: "e i turni di guardia?"
"E i turni li fate voi", sbuffa Loic: "io c'ho sonno e me ne vado a dormire".
A quel punto, è Nicolas a intervenire. "Come sarebbe a dire? Tutti noi dobbiamo fare il turno".
"Siete tanti, li potete fare da soli: io sono stanco, e ora dormo". Così dicendo Loic si allontana, preparandosi il giaciglio e mettendosi rapidamente a dormire. Nicolas cerca di intervenire nuovamente, ma è la stessa Desiree a fermarlo. "Ci parlo io, è meglio".

Mentre Solice cerca di far quadrare i turni, si avvicina anche Lorenzo Quart: "cosa succede? Ho sentito una discussione. Sono stati organizzati i turni?".
Solice scuote la testa, imbarazzata. "Veramente.... c'è... un problema. Non siamo abbastanza..."
"Come sarebbe, non siamo abbastanza? Siamo otto!"
"A dire il vero... siamo sette...", sospira la Paladina.
"Loic è andato a dormire", aggiunge Guelfo. "Poco male, faremo tre turni o qualcuno farà un turno doppio".
Padre Quart non sembra prenderla bene, ma Desiree è rapidissima a rassicurarlo. "Non preoccupatevi: parlerò io con Loic, e vedrete che farà il suo turno".
"Molto bene", conclude il paladino, mostrandosi soddisfatto: "quindi siamo otto. Buonanotte".

Solice guarda Guelfo, che scuote la testa: entrambi sospirano sconsolati, mentre Desiree si allontana per andare a parlare con Loic.

Desiree, Loic e il ciondolo di Peoh

Loic: Che vuoi? Sto dormendo.
Desiree: Ti devo parlare.
Loic: E certo... Per criticarmi, immagino. Risparmiamele, preferisco dormire.
Desiree: Si, anche per criticarti. Ma lo sai che le critiche che ti faccio sono soprattutto degli incoraggiamenti, in modo che tu possa comportarti meglio.
Loic: Ma tu non sei la mia istitutrice, sei la mia fidanzata: questo dovresti fare, invece di criticarmi tutto il tempo.
Desiree: E' proprio perché sono la tua fidanzata che volevo parlarti, ieri: ma tu non hai voluto.
Loic: E' per questo che non vuoi fare il turno con me?
Desiree: Se non altro sono riuscita a richiamare la tua attenzione, dicendo di non volerlo fare.
Loic: Tu richiami sempre la mia attenzione: ma non devi giudicarmi ogni volta che faccio qualcosa che non ti sta bene. Io ho smesso di giudicarti da tempo, mi piace come sei: perché non puoi smettere pure tu?
Desiree: Anche io ho smesso di giudicarti: ma è giusto che se uno fa un errore, la gente glielo faccia notare: e l'ultima volta che ci ho provato, tu mi hai ignorato. Non è forse vero?
Loic: Ero nervoso. E comunque non mi sembra di essere l'unico che fa errori.
Desiree: Cosa intendi dire?
Loic: Beh, che non ti metti le cose che io ti regalo, e ti metti cose che io non ti regalo. Che cos'è quel ciondolo? Da dove viene? Te lo sei comprato tu?
Desiree: Comprato? No, non l'ho comprato: diciamo che me lo hanno regalato.
Loic: Beh, non te l'ho regalato io. E' stato Quixote? Per questo volevi fare il turno con lui?
Desiree: No.
Loic: Chi è?
Desiree: Non è rilevante chi sia.
Loic: Invece è rilevante... per me: anche quando tu mi vuoi parlare dei soldati che uccido e io non ne voglio parlare, tu dici che per te è rilevante. La mia vita è fatta di soldati, la tua di ciondoli, e infatti quando mi fai le domande tu, ti interessi di soldati, quando te le faccio io, mi interesso di ciondoli.
Desiree: Rompilo pure, questo ciondolo... se vuoi. A me non interessa, l'ho indossato soltanto per attirare la tua attenzione.
Loic: Io il ciondolo lo rompo pure... Ma vorrei sapere chi è che ha fatto un regalo alla mia fidanzata.
Desiree: Solo se prometti di non picchiarlo.
Loic: Stai tranquilla, non lo picchio. In fondo è peggio per lui, è lui che spende i soldi... Insomma, chi è? Lo conosco?
Desiree: Lo conosci... ma non è amico tuo.
Loic: Roba di Laon? E' Navon di nuovo? Eppure gli era stato detto...
Desiree: Non è Navon! Non c'entra nulla. E'... Peoh.
Loic: Peoh? La guardia?
Desiree: Si.
Loic: ...che pezzo di merda.
Desiree: Hai promesso di non picchiarlo: come ti ho detto prima, se vuoi il ciondolo puoi prenderlo o anche distruggerlo. A me non importa nulla di lui o del ciondolo, è stato solo un modo per attirare la sua attenzione.
Loic: Tranquilla, non lo picchio. Gli dico solo che è un pezzo di merda, quello glielo posso dire?
Desiree: ...

La discussione prosegue per qualche minuto, e alla fine Desiree ottiene il risultato sperato: Loic, prima di rimettersi a dormire, avvisa che farà il suo turno di guardia.

Ma la notte è lungi dal passare tranquilla.

Il discorso di Nicolas

L'azione si concentra durante il turno di Guelfo e Youri Sharp: "gu-gu-gu", esclama quest'ultimo, con la non così evidente intenzione di allertare il compagno sulla presenza di alcune misteriose luci, da lui avvistate alla base di una collina non molto distante. Resosi conto della situazione, Guelfo non esita a svegliare i compagni. L'ipotesi più probabile è che possa trattarsi di guardie di Anthien o di Laon sulle tracce dei "fuggiaschi della Torre Maxima": una situazione particolarmente spinosa poiché potrebbe facilmente trattarsi di militari regolari, non coinvolti nelle trame di Lord Wilhelm Keitel e quindi nel pieno diritto di esercitare le proprie funzioni di controllo territoriale.
L'ipotesi di arrampicarsi sulla collina per avere una visuale migliore viene presto sconfessata da padre Lorenzo Quart, che scorge grazie alla luce della luna alcuni movimenti in cima ad essa: "prima di capire cosa fare, dobbiamo capire con quante persone abbiamo a che fare", sostiene il paladino.
Guelfo e Solice si offrono volontari per una veloce ricognizione a cavallo: in breve tempo i due, sfruttando la luce della luna, riescono a stabilire che un contingente di almeno 8 o 10 persone si sta radunando a poca distanza, aspettando i riscontri delle ultime vedette. L'ipotesi delle guardie si fa sempre più probabile: il loro arrivo è imminente.

Karen, in piedi malgrado la tremenda ferita, si dichiara in grado di cavalcare: lo stesso fa frate Erwin. Una fuga sarebbe però molto sospetta, oltre che difficile da compiere per via dell'indubbio impaccio rappresentato dal carro. Viene nuovamente proposta l'ipotesi di dividersi in due gruppi, che stavolta sembra la più sensata: Lorenzo Quart, Karen, Pedro Larsac, Nickel, Frate Erwin e Ludmilla si staccheranno dal gruppo principale, liberandolo da tutte le presenze "scomode" e dirigendosi a Laon; il resto del gruppo non dovrà far altro che sostenere il confronto con le guardie, cercando di non dare nell'occhio e sperando che la presenza di due paladini (Nicolas e Solice) sia sufficiente a far cadere i sospetti. Anche in questo caso l'appuntamento è fissato alla cattedrale del Sole Nero, lo stesso luogo dove il gruppo dovrà attendere l'arrivo di Julie.Prima di attuare il piano si decide di mettersi in moto, per impedire che una eventuale vedetta ancora nascosta in cima alla collina possa accorgersi della dipartita del primo gruppo: pochi minuti dopo la separazione le guardie fanno la loro comparsa, intimando di fermare il carro.
"Ci parli tu con le guardie", dice a quel punto Loic, rivolgendosi a Solice.
La ragazza però scuote la testa: "è Nicolas a ricoprire il grado più alto".
"I gradi non contano", risponde il giovane: "tu sei più autorevole".
La paladina motiva il suo rifiuto: "se fossi io a parlare, la cosa potrebbe essere sospetta". Quando Loic alla fine si convince la ragazza sembra sollevata: dal suo punto di vista, questa potrebbe essere un'ottima occasione per Nicolas per dimostrare a Loic e agli altri di avere i numeri per poter raccogliere la difficile eredità lasciata da Abel.

"Fermi, in nome della legge!" A parlare è il tenente Patrick Lidsen, che nel giro di pochi minuti chiede a tutti i componenti della carovana di scendere dai loro cavalli e mettersi a disposizione dei suoi uomini. Mentre alcune delle guardie danno un'occhiata al carro, Nicolas si fa avanti con l'intento di spiegare all'ufficiale i motivi della presenza del gruppo nel territorio. A giudicare dai vessilli, si tratta senza ombra di dubbio di guardie della baronia di Anthien.

"Il mio nome è Nicolas Long. Sono in missione per incarico della chiesa di Kayah, e queste persone sono qui per accompagnarmi".
"Stiamo cercando dei fuggitivi", spiega il tenente, "che ci risulta possano essere fuggiti da queste parti".
"Venite da Anthien" esclama Nicolas mantenendo la calma, osservando le insegne sugli scudi.
Il tenente annuisce: "abbiamo l'autorizzazione a condurre le nostre ricerche entro i territori di Laon prossimi al confine." Ascoltando le parole del tenente, Solice ricorda improvvisamente dove ha già sentito il suo nome: si tratta dell'ufficiale della guardia civica amico di sir Steven deRavin, responsabile dell'ingresso di padre Lorenzo Quart nella Torre Maxima appena tre giorni prima.
Non si tratta dell'unica coincidenza: tutti hanno un brivido nel riconoscere, in uno degli uomini del tenente, la guardia catturata e legata durante la notte precedente; tuttavia, per una singolare e fortunata serie di coincidenze, l'unico membro del gruppo presente tra quelli che si misero in evidenza in quella circostanza è Solice, con il volto nascosto da una benda e senza le vesti da paladina. Infine, Loic riconosce una vecchia conoscenza di Laon tra le altre guardie: il giovane cerca di non farsi vedere in faccia, nella speranza di non essere riconosciuto a sua volta.

La conversazione tra Nicolas e il tenente prosegue: quando quest'ultimo gli chiede i documenti che possano provare l'autenticità delle sue parole, il paladino sorprende tutti mantenendo la calma e frugando nel suo equipaggiamento, consegnando all'ufficiale una pergamena che sembra avere tutte le carte in regola per fugare ulteriori dubbi.
Ma le sorprese non sono ancora finite.

"Un momento... io ti conosco!" esclama la vecchia conoscenza di Loic, riconoscendo improvvisamente il giovane. "Sei il vecchio boia di Laon! Cosa ci fai in mezzo agli uomini di chiesa?" L'atteggiamento della guardia non è particolarmente intimidatorio, ma la domanda è tale da gettare nel panico gran parte del gruppo.
"Perché, un boia non può stare dalla parte della chiesa?" ribatte Loic, lievemente indispettito.
"Non dico di no... è solo che fa un pò paura", commenta la guardia, imbarazzata.
"Fa paura a chi non segue i dettami della fede", ribadisce il giovane con convinzione.

Il tenente riconsegna a Nicolas Long la pergamena dopo averla letta; prima di congedare il gruppo mette in guardia il paladino sulla possibilità di imbattersi nei ricercati, e lo esorta a contattare l'autorità costituita nel caso in cui il suo gruppo dovesse avvistarli o notare qualcosa di sospetto nella zona; con l'intento di essere ancora più convincente elenca dettagliatamente i capi d'accusa dei fuggiaschi, colpevoli di aver attaccato un edificio cittadino, provocato la fuga di un condannato, aver usato incantamenti contro la guardia civica e di aver ferito dei funzionari di legge nell'esercizio delle loro funzioni. Chiede inoltre il tragitto seguito fino ad ora, e Nicolas coglie l'occasione per indicare al tenente i territori relativi ai futuri movimenti del gruppo capitanato da Lorenzo Quart nella speranza che questo contribuisca ad escluderli da ricerche immediate.

L'incoraggiamento di Loic

Quando il tenente e i suoi uomini scompaiono all'orizzonte, il gruppo tira un sospiro di sollievo. Tanto Nicolas quanto Solice sembrano enormemente provati, l'uno per aver dovuto mantenere il sangue freddo fino a un attimo prima, l'altra per l'ansia provocata dall'aver ascoltato i vari capi d'accusa a danno del gruppo.

"Avanti, su di morale! Cosa sono quelle facce?" esclama Loic nel tentativo di tirare su il morale dei compagni: "non dimenticatevi che negli ultimi giorni abbiamo fatto grandi cose: certo, i bastardi che hanno imprigionato e torturato uomini di chiesa hanno fatto in modo di far fare a noi la figura dei cattivi, ma ci importa davvero? Quello a cui dobbiamo pensare è che abbiamo fatto la cosa giusta, liberando un innocente dalle grinfie di quei pazzi e impedendo loro di ucciderlo: questa è l'unica cosa importante, e di questo gli Dei ci renderanno merito a prescindere da quello che succederà!".

Le parole del giovane hanno l'effetto di alleviare l'ansia e la preoccupazione di Guelfo e dei due paladini, che guardano con rinnovata fiducia il sorgere del sole: è il 13 agosto, il giorno di Pyros.

Laon, 13 Agosto 517

Dopo una preghiera di ringraziamento al Dio della Verità, officiata da Solice, il gruppo si rimette in marcia. Il carro, ormai inutile, viene abbandonato in un fossato nei pressi di Brie, a pochi chilometri di distanza da Laon: la città viene raggiunta poco dopo l'ora di pranzo. La paladina scambia alcune parole con le guardie alle mura, ottenendo alcune informazioni sulla ripresa delle attività alla caserma delle guardie civiche.

La città è in festa: i balconi sono pieni di fiori e addobbi colorati, e le strade sono affollate dai banchi di un grande mercato ricco di visitatori. Facendosi strada tra la gente il gruppo raggiunge la locanda la mestola, dove incontra Eric: il giovane ha tutta l'aria di essersi svegliato soltanto poco prima.
"Ce ne avete messo di tempo", esclama il giovane,
"Abbiamo avuto un incontro imprevisto", gli risponde Guelfo, spiegandogli i dettagli della vicenda con le guardie.
"Dove si trova Padre Gabriel?" chiede quindi Solice.
"Eh... purtroppo, non è in zona...".
"Non è in zona? E' partito?"
"No no... è in città, ci ho pure parlato... è solo che non so dov'è. A dire il vero mi sono svegliato presto, l'ho incontrato, ma poi l'ho perso di vista, mi sono andato a fare un bagno, poi ho preso una birra, e insomma non so dov'è".
Facendo qualche domanda in giro, si viene a sapere che Padre Gabriel è prossimo ad officiare la funzione dedicata a Pyros: Solice, resasi conto della necessità di tutti di rimettersi in sesto nel più breve tempo possibile, dichiara in anticipo di comprendere la scelta di chiunque dovesse sentirsi troppo stanco per assistere alla celebrazione, avendo già pregato durante la mattina.
La maggior parte del gruppo sceglie di riposarsi, concedendosi un bagno e qualche ora di meritato riposo: non è così per i Nicolas e Solice, che decidono di vincere la stanchezza presenziando alla funzione in onore di Pyros che sarà tenuta da Padre Gabriel nel primo pomeriggio alla cattedrale del Sole Nero. Durante il tragitto verso la chiesa entrambi hanno modo di ricevere numerosi saluti e parole d'augurio da parte della popolazione, felice di poter condividere la giornata di festa con due soldati della chiesa.

L'omelia di padre Gabriel è un'esortazione a voltare pagina, lasciandosi alle spalle le dure prove richieste nei giorni passati per prepararsi a ricevere il messaggio degli Dei dei giorni a venire con il cuore libero da ogni ansia e timore: il messaggio, rivolto alla città e alle sue ultime turbolente vicissitudini, ben si sposa con la situazione del gruppo e colpisce molto Solice; la paladina ne parla con Nicolas lungo la strada del ritorno, descrivendolo come una ideale continuazione del discorso iniziato da Loic poche ore prima e mostrandosi ottimista e serena per l'immediato futuro. Il paladino non sembra però particolarmente rinfrancato, e resta relativamente silenzioso.

Guelfo parla con Loic

Nel corso del pomeriggio il mago decide di impiegare parte del tempo a sua disposizione per scambiare due parole con l'amico d'infanzia.
"Ultimamente hai fatto un pò il matto", esordisce sedendosi di fronte a lui e guardandolo negli occhi. "Mia sorella è poi riuscita a parlarti?"
"E' che proprio non me l'aspettavo da Peoh!", esclama Loic. "S'e' comportato davvero male, con Desy e con me".
"Peoh? Cosa c'entra Peoh adesso?" ribatte Guelfo con espressione sorpresa: "io mi riferivo al casino che hai fatto ieri con quel nordro...".
"Ah, quella storia lì l'abbiamo chiarita, non ti devi preoccupare", lo interrompe Loic, minimizzando: "il succo della questione con Desy è questa storia di Peoh. Pare che quel bastardo le abbia fatto una corte insistente, pensa che le ha pure regalato un ciondolo... Guarda, te lo mostro... eccolo qui" aggiunge, mostrando all'amico il ciondolo incriminato.
Il mago si rende ben presto conto che il dialogo tra Loic e Desiree non ha toccato altri argomenti, e con un sospiro profondo si rassegna a intervenire sulla questione: "Ma sei certo che gliel'abbia regalato con queste intenzioni? Magari non è successo niente del genere, e lei lo ha tirato fuori soltanto per farti ingelosire... lo sai com'è fatta".
Loic scuote la testa: "no guarda, Desiree mi conosce, non mi farebbe mai ingelosire sapendo quanto perdo le staffe: anzi, lei si è comportata benissimo! Pensa che me lo ha pure dato, dicendomi che ci posso fare quello che voglio".
"Beh, se le cose stanno così magari potresti provare a parlarci, con questo Peoh", propone Guelfo, "...ovviamente senza esagerare".
"Non credo che sia una buona idea", lo interrompe Loic. "Perché invece non indaghi un pò tu sulla faccenda? Forse è meglio, tu li metti giù in modo più tranquillo certi discorsi... Sarebbe molto meglio. Poi lo sai, quando arrivo a spiegà io le cose è sempre troppo tardi..."

Desiree incontra nuovamente Peoh Blood

Desiree approfitta di un momento di pausa per allontanarsi dalla locanda: nella piazza di Laon che separa la cattedrale del Sole Nero e la caserma della guardia civica incontra Peoh Blood e scambia con lui qualche parola con l'intento di chiarire alla guardia una volta per tutte le sue intenzioni.

Da padre Gabriel

A sera, dopo che tutti hanno avuto modo di lavarsi e riposare un pò, si decide di recarsi a parlare con Padre Gabriel. Il sacerdote è felice di rivedere il gruppo, fa la conoscenza di Nicolas e accoglie tutti nella canonica, dove fornisce al gruppo una serie di importanti novità.
  • gli esperimenti con i misteriosi oggetti rivenuti nel nascondiglio del monaco continuano con regolarità: purtroppo però il sacerdote è stato costretto a trasferire la maggior parte di essi, tra cui il prezioso alambicco per la distillazione del miele nero, all'interno del suo laboratorio. Il motivo è legato a un recente furto avvenuto presso la caserma delle guardie civiche, in conseguenza del quale sono spariti alcuni importanti pezzi del plastico della cappella sottratto da casa Larsac soltanto pochi giorni prima, oltre ad alcune pergamene non meglio identificate. Padre Gabriel non si mostra tuttavia preoccupato del rischio che corre il suo laboratorio vista la presenza di un apposito sorvegliante, un uomo fidato incaricato di tenere d'occhio in modo discreto la cattedrale durante la notte.
  • Manuel Larsac e Arthur Speer sono formalmente ancora prigionieri, ma c'è un braccio di ferro in atto tra il barone e il capitano della guardia civica: a tal proposito, sembra che il barone abbia persino scritto una lettera ad Amer chiedendone formalmente la destituzione.
  • due nuovi prigionieri sono stati recentemente condotti dal barone da alcuni dei suoi uomini; questi ultimi erano stati presumibilmente incaricati di trovare informazioni sull'attacco al villaggio di Carentan.
Al termine della conversazione il gruppo decide di fare il possibile per rinforzare la sorveglianza della cattedrale del Sole Nero durante la notte, onde impedire un possibile secondo furto. Dopo una breve consultazione si decide di impiegare Solice e Nicolas per quella stessa notte, probabilmente meno rischiosa per via della festa appena conclusa: lo status di paladini consentirà loro di non dare nell'occhi: misure migliori vengono rimandate ai giorni a venire.
Non appena Padre Gabriel termina il suo discorso è Guelfo a prendere la parola, rivolgendosi alle conoscenze alchemiche del sacerdote e ponendo delle domande relative alla possibilità che una delle miscele del miele nero possa essere utilizzata per costringere le vittime ad avere esperienze ultraterrene: il mago descrive dettagliatamente l'esperienza raccontata da Frate Erwin, con particolare enfasi sulla faccenda delle "lingue misteriose" apprese con tutta probabilità in modo sovrannaturale.
"E' possibile", risponde Padre Gabriel: dopo qualche esitazione dovuta alla presenza di Nicolas, il sacerdote rivela al mago alcune delle sue teorie sull'utilizzo del miele nero su soggetti aventi capacità magiche e sulla loro maggiore capacità di percepire il sovrannaturale e di essere individuati.

Dal capitano Ratel

Dopo essersi congedati da padre Gabriel il gruppo decide di far visita al capitano Ratel per avere qualche approfondimento sulla vicenda del furto. Sulla porta della caserma vengono incontrati prima Omar Pacifico e poi Peoh Blood, che si mostrano felici di rivedere il gruppo e lo accompagnano al cospetto dell'ufficiale.
Il Capitano Ratel si mostra come sempre cordiale e disponibile: conferma le parole di Padre Gabriel, integrandole con informazioni aggiuntive che consentono di comprendere meglio il quadro della situazione:
  • il furto del plastico e delle pergamene è avvenuto in conseguenza di una rivista di tutte le guardie al completo, esplicitamente richiesta dal barone in conseguenza dell'arrivo di un signorotto locale. Una procedura per nulla convenzionale e del tutto superflua, con tutta probabilità organizzata proprio per indebolire la sorveglianza della stanza contenente le prove.
  • i ladri sono stati particolamente abili: l'accesso alla stanza delle prove era parzialmente occluso dalla presenza di detriti dovuti all'incendio, che sono stati rimessi a posto accuratamente dopo l'ingresso. L'assenza di tracce e di testimoni anche al di fuori della caserma è indice di una certa abilità, anche considerando le dimensioni del maltolto.
  • neanche il Capitano Ratel possiede informazioni sull'identità dei due prigionieri portati al cospetto barone: sembra comunque assodato che si tratti di elementi collegati in qualche modo all'operato dei misteriosi cavalieri responsabili della distruzione di Carentan.

Un nuovo avversario

Nicolas e Solice si ritrovano alla cattedrale del Sole Nero insieme a Padre Gabriel: nel corso della cena il sacerdote introduce loro Matt Lain, l'uomo fino ad allora incaricato della sorveglianza dell'alambicco: durante e dopo la cena i paladini discutono con lui e Gabriel Hasbell|Padre Gabriel i dettagli legati ai turni di guardia all'interno della torre della cattedrale, dove si trova il laboratorio contenente l'alambicco; per non correre rischi viene deciso di pernottare all'interno della torre: Matt avrà il compito di montare il primo turno di guardia. I paladini si ritirano quindi nella loro stanza, dove scambiano qualche parola prima di addormentarsi: ma il loro sonno è destinato a durare ben poco.

Laon, 14 Agosto 517

E' da poco passata la mezzanotte quando Solice si desta, in preda ad una chiara e distinta sensazione di pericolo (sesto senso). La ragazza cerca invano di comprenderne l'origine: tutto sembra estremamente silenzioso: l'unico aspetto insolito è l'assenza totale di luce proveniente dal piano superiore, forse dovuta a una cattiva diffusione del chiarore della lanterna all'interno della torre. La paladina decide comunque di dar credito alla sua sensazione, svegliando Nicolas e raccogliendo la spada: il ragazzo decide di fare lo stesso e si accinge a seguirla.

Una macabra scoperta (beware wet paint)

Seguita da Nicolas, Solice sale lentamente le scale che conducono al quarto piano della torre: l'assenza totale di luce lascia pensare che ci sia effettivamente qualcosa che non va. I sospetti diventano realtà quando i piedi nudi della paladina vengono a contatto con del liquido che cola lungo le scale: non è improbabile che possa trattarsi di sangue, il sangue di Matt Lain. Raggiunta la sommità del quarto piano, Solice si trova davanti a quella che sembra la sagoma inerte dell'uomo, riversa al suolo; abbandonando ogni prudenza la paladina corre lungo le scale, decisa a fare il possibile per impedire ai misteriosi visitatori di impadronirsi dell'alambicco, e Nicolas la segue.

Poco prima di arrivare in cima alla rampa di scale Solice si accorge di un bagliore diffuso proveniente dal quinto piano, che viene però spento non appena riesce a girare l'angolo, portando via ai suoi occhi l'abitudine all'oscurità; la paladina volge lo sguardo verso il punto dove ricorda essere la porticina che dà sul piccolo balconcino esterno della torre vista nel corso della perlustrazione effettuata la notte precedente, trovandola aperta. E' proprio lì che, alla luce della luna, si disegna chiaramente la sagoma di una presenza misteriosa, con tutta probabilità l'autore dell'attacco ai danni di Matt Lain.

Terrore ad alta quota

Solice scatta in direzione della porta, ma la sua azione viene fortemente rallentata dai numerosi ostacoli di cui sembra essere ingombro il pavimento, probabilmente a causa della sommaria perquisizione operata dal ladro fino a poco prima; Nicolas resta indietro di qualche metro. Nel giro di pochi istanti il misterioso individuo si mostra nuovamente, affacciandosi dall'esterno di una delle feritoie presenti sulle mura: sembra avere qualcosa in mano, ma quando Solice si rende conto del pericolo è ormai troppo tardi. Un secco sibilo, simile ad un soffio, riempie l'aria per un solo lunghissimo attimo: "Ah!", esclama Nicolas, accasciandosi in terra poco dopo, colpito da quella che ha tutta l'aria di essere una cerbottana.

Solice esce all'esterno, nella speranza di poter catturare l'avversario prima che egli possa scappare o ricaricare la propria arma. Le incredibili coincidenze occorse fino a quel momento portano la paladina a una pericolosa conclusione: tanto la porticina aperta dall'esterno malgrado l'altezza considerevole del balconcino e le precauzioni prese per impedire l'accesso quanto il silenzio innaturale con cui è stato attaccato Matt Lain lasciano pensare a un criminale dotato di poteri sovrannaturali. Anche stavolta i sospetti diventano presto realtà: le tre rune Bes-Ex-Syr risuonano sinistre nell'aria della notte. Solice, sforzandosi di non cadere preda della paura, percorre il perimetro del balconcino senza incontrare anima viva. D'un tratto si accorge con orrore di guardare nel posto sbagliato: il suo avversario è in piedi sul tetto spiovente della torre, del tutto irraggiungibile e con la cerbottana a pochi centimetri dalla sua bocca.
Non sapendo cos'altro fare, la paladina scaglia la sua spada in direzione del mago per poi scattare nuovamente verso l'interno: per sua fortuna questi sopravvaluta il gesto disperato, arretrando di un passo e ritardando il tiro; quando il proiettile avvelenato sibila nell'aria Solice è già un bersaglio troppo difficile e, come tale, viene mancato.

La paladina raggiunge Nicolas: l'intento iniziale di prendere la sua spada e continuare lo scontro svanisce non appena Solice ha modo di rendersi conto della gravità delle condizioni del confratello che, ormai privo di sensi, sta perdendo sangue in modo innaturale. La ragazza incomincia quindi a chiamare aiuto a gran voce, spostando nel contempo il corpo di Nicolas all'interno della rampa di scale e occupandosi di prestargli il primo soccorso.

Nel corso dei minuti successivi Padre Gabriel e gli altri religiosi presenti nella torre giungono nei pressi dello scontro e vengono accese torce e lanterne. Il mago sembra essersi dileguato, ma il bilancio è tutt'altro che roseo: per Matt Lain non c'è più nulla da fare, e lo stesso Nicolas sembra essere in gravi condizioni. Buone notizie invece per quanto riguarda l'alambicco, che viene ritrovato nella sua scatola a pochi passi dalla porticina del laboratorio: a quanto pare il misterioso assalitore non è riuscito nel suo intento.

Nel frattempo, in locanda...

Pochi istanti dopo il lancio dell'incantesimo descritto dalle rune Bes-Ex-Syr Guelfo si desta di soprassalto, avvertendo una sensazione tanto spiacevole quanto nota: una considerevole quantità di Yoki è appena stata rilasciata, presumibilmente all'interno delle mura della città. In men che non si dica il mago sveglia i suoi compagni: "dev'essere successo qualcosa alla cattedrale del Sole Nero", avverte mentre si prepara: "E' molto probabile che si tratti di Arthur Speer: dobbiamo sbrigarci, prima che sia troppo tardi".
Pochi minuti dopo, Desiree, Eric, Loic, Quixote e Youri vengono guidati da Guelfo alla volta della chiesa dove vengono accolti prima da padre Henri e poi da Padre Gabriel, che li informano brevemente della situazione: Solice, rimasta insieme alle altre vesti bianche a vegliare sul sonno di Nicolas, viene raggiunta poco dopo.

Indagini, rilevamenti, teorie e conclusioni

Ben presto la cattedrale del Sole Nero viene raggiunta anche dalla guardia civica: Omar Pacifico e il Capitano Ratel, insieme ad altri uomini, conducono le indagini e si occupano dei rilevamenti del caso. Le particolari peculiarità del veleno della cerbottana destano la curiosità di Desiree, che trascorre molto tempo a discutere con padre Gabriel traendo, nel corso della giornata, alcune importanti conclusioni:
  • nonostante un profondo taglio sul collo, sembra che Matt Lain sia morto per il forte dissanguamento subito in conseguenza del veleno: né la ferita sul collo né quella provocata dal dardo della cerbottana sono infatti mortali. A quanto sembra ci si trova di fronte a un potente preparato alchemico dalle molteplici funzioni: agisce da anticoagulante, fluidifica il sangue e provoca un forte torpore che porta allo stordimento nel giro di pochi secondi.
  • l'odore presente sul dardo destinato a Solice, recuperato da Omar Pacifico, ricorda alla ragazza alcune ghiandole presenti nel cranio di certi animali utilizzate in ambito medico e aventi effettivamente proprietà legate alla coagulazione e/o alla fluidificazione del sangue: la notevole potenza e velocità con cui il veleno ha agito sulle sue vittime fa però pensare a un preparato estremamente più complesso, magari frutto della commistione di estratti di animali allevati secondo particolari criteri, o della loro miscelazione con altre sostanze sconosciute.
  • il processo di fluidificazione è degenerativo e difficile da contrastare: i preparati anticoagulanti che vengono somministrati a Nicolas hanno un effetto lento e parziale, rendendo il veleno estremamente pericoloso.
Le conclusioni di Desiree rendono Guelfo particolarmente preoccupato: il mago è ben cosciente di trovarsi a che fare con un esperto di molteplici scienze, capace con tutta probabilità di utilizzare competenze alchemiche ed anatomiche insieme a un indubbio arsenale magico, riconducibile con tutta probabilità alla scuola del Sortilegio: un nemico subdolo ed estremamente difficile da contrastare.
I discorsi del mago non sembrano comunque allarmare i fratelli Navar, che sembrano più propensi a riprendere il prima possibile il proprio sonno ristoratore che non a preoccuparsi troppo dei rischi legati a teorie ancora acerbe: Loic decide ben presto di fare ritorno alla locanda mentre Eric, più propenso a seguire gli sviluppi della vicenda, si stende sul letto vicino a quello di Nicolas per fargli compagnia.

Visita alla fidanzata di Matt Lain

Quando padre Henri annuncia la sua intenzione di recarsi a casa della famiglia di Emile, la fidanzata di Matt Lain, per portarle notizia del tragico evento, Solice e Youri si offrono di accompagnarlo. I genitori apprendono con dolore e incredulità la tragica sorte del futuro genero; i sacerdote chiede e ottiene di parlare anche con Emile: la ragazza scoppia in lacrime di fronte alla notizia della morte dell'amato e chiede al sacerdote i dettagli della vicenda. Lungo la strada verso la cattedrale del Sole Nero Solice cerca di alleviare il dolore di Emile riportandole le ultime parole di Matt, ricche di amore e devozione per la sua futura sposa e per la chiesa, e sottolineando come quest'ultima farà il possibile per riparare questo assurdo e spietato crimine. La ragazza è estremamente colpita e sollevata dalle parole della paladina che di fatto, trasportata dalle sue stesse parole, finisce per farsi carico in prima persona di tale impegno (8-8-8 di Persuasione).

Le sorti dell'Alambicco

Nel corso della mattinata, risolte le questioni più urgenti, Guelfo mette i compagni e padre Gabriel di fronte ad alcune conclusioni maturate in conseguenza degli avvenimenti di quella notte.
"Da quello che abbiamo visto abbiamo di fronte un nemico estremamente abile: il suo obiettivo è l'alambicco, e credo che per come si sono messe le cose sarà estremamente difficile per noi impedirgli di prenderlo. Siamo assolutamente certi che ci convenga correre il rischio che questo accada? Non sarebbe forse meglio distruggerlo, per impedire che tale strumento cada nelle mani di un alchimista che peraltro, a quanto sembra, sarebbe perfettamente in grado di farne uso?"
La domanda si dimostra indubbiamente pertinente. L'obiezione più forte a tale approccio viene dallo stesso padre Gabriel: "L'alambicco è una prova inconfutabile della commistione tra l'operato del Monaco e dei suoi seguaci e le oscure vicende legate alla costruzione della cappella: la perdita del basamento del modellino e delle pergamene indebolisce notevolmente tale tesi, che noi dobbiamo difendere a tutti i costi per evitare che i lavori faticosamente interrotti possano riprendere in futuro: in quest'ottica, l'alambicco ci è essenziale".

La discussione procede animatamente per diversi minuti, nel corso dei quali tutti i membri del gruppo hanno modo di dire la loro:
Eric si mostra scettico sulla necessità di ricorrere a un gesto così estremo: "il fatto che il plastico sia stato sottratto alle guardie non significa nulla: con l'alambicco d'ora in poi ci saremo noi e non penso che sarà facile per nessuno portarcelo via, neppure per questo mago tuttofare".
Solice propone di portarlo via da qualsiasi caserma o chiesa in modo da non mettere in pericolo nessun altro: "potremo portarlo noi stessi dall'inquisizione, andando incontro al suo cammino, non appena ci saremo riuniti con padre Quart: fino ad allora è meglio tenerlo in un luogo sicuro, appartato e facilmente difendibile". Eric propone di chiedere al capitano Ratel, nella speranza che possa mettere a disposizione un casolare atto allo scopo.
Guelfo si mostra scettico: "il Barone è con l'acqua alla gola, quella "rivista" che ha ordinato alle guardie per consentire il furto del modellino lo prova chiaramente: non si farà più scrupoli, dovunque ci metteremo, lui verrà a stanarci... magari con i suoi soldati". Il mago accetta comunque la soluzione, in quanto provvisoria: "non appena ci ricongiungeremo a Quart avremo modo di riparlarne", aggiunge.

Il capitano Ratel si mostra favorevole all'idea, e promette che farà il possibile per trovare un edificio adatto e sufficientemente difendibile: "con tutta probabilità sarà la dimora di una tra le guardie civiche più fidate su cui posso contare al momento", spiega: "farò qualche domanda cercando di capire qual è la più adatta, vi farò sapere nel primo pomeriggio".
Quando il gruppo fa per andarsene, il capitano si avvicina a Desiree e gli comunica in privato che il prigioniero noto come Midas Grimm è ormai del tutto rinsavito: la ragazza lo ringrazia, chiedendo se è possibile parlargli; il capitano annuisce, aggiungendo che a quanto sembra si sta dimostrando piuttosto collaborativo: "è stato proprio lui a suggerirci di spostare l'alambicco, poco prima del furto: probabilmente ci considera la sua sola speranza".

Quattro chiacchiere con Midas

La ragazza informa tutti delle condizioni di Midas: il gruppo decide di fargli visita con la sola eccezione di Solice, che preferisce restare con Nicolas, ancora molto debole, e in attesa del probabile prossimo arrivo di Nickel e/o Julie. Quando Desiree, accompagnata da Guelfo e da Eric, arriva presso la cella, trova Midas in ottime condizioni, intento a giocare a carte con il vecchio Simon. "Io vado a farmi un giro", esclama la guardia una volta capita l'antifona, lasciando il gruppo solo con il prigioniero.

Guelfo taglia i convenevoli e introduce immediatamente l'argomento principale: "c'è qualcuno che vuole l'alambicco: un mago, suppongo uno dei discepoli del Monaco: vorrei che tu mi dicessi quello che sai".
Midas scuote la testa: "non si tratta di uno dei discepoli del Monaco: credo che tu ce l'abbia davanti l'ultimo dei suoi discepoli... per quello che importa. No, penso di sapere di chi parli, ma è uno che viene da fuori: un incantatore, un personaggio pericoloso. Il suo nome è Parrot, Parrot Shaft. Aveva alcuni rapporti d'affari con il Monaco, e ora si dovrebbe trovare in zona per acquistare delle istruzioni sulla strumentazione alchemica che egli utilizzava: viene da Achenar, per quanto ne so, o quantomeno ci è stato introdotto tramite quel canale. Si tratta di una persona abbastanza importante da quelle parti, è un'alchimista esperto e senza scrupoli... E molto, molto pericoloso, sebbene non vada in giro armato e non l'abbia mai visto fare incantesimi...".
"Puoi descrivercelo fisicamente?"
Midas annuisce: "è alto circa un metro e ottanta, ha gli occhi verdi e i capelli neri e lisci... li porta piuttosto lunghi. Credo che abbia tra i trentacinque e i quarant'anni".

Soddisfatto delle informazioni ricevute sul conto di Parrot Shaft, Guelfo sposta la conversazione su un argomento diverso: "voglio che tu immagini un luogo in cui è rinchiuso un certo numero di persone alle quali viene fatta assumere quella variante di miele nero che Jarel chiamava miele del potere... Magari dotati di potere magico. Pensi che sia possibile che questa gente, magari costretta a esercitare la magia, possa apprendere parole di una lingua non appartenente a questo mondo?".

Ma l'ipotesi sembra davvero troppo per le conoscenze di Midas: "non so, mi pare strano...", si limita a commentare il mago, alzando le spalle con aria interrogativa.

Il destino di Nickel (only the good die young)

Al termine dell'interrogatorio con Midas, il capitano Ratel annuncia al gruppo di aver trovato l'abitazione adatta a custodire l'alambicco per i prossimi giorni: "si tratta di casa di Benton: ha tutti i requisiti necessari, compresa una cantina sufficientemente ampia". Il gruppo, dopo aver recuperato Solice, si sposta dunque all'interno della dimora: al capitano vengono comunicate le informazioni relative all'individuo ora noto come Parrot Shaft, quasi certamente responsabile dell'attacco avvenuto quella notte. "Le mie guardie più fidate faranno del loro meglio per trovare questo farabutto" esclama il capitano Ratel, incaricando Peoh Blood e Omar Pacifico di dirigere le ricerche.

I risultati di tale sforzo non tardano a mancare: purtroppo, però, sono ben lontani dall'essere buoni.

Il tragico ritrovamento

Il gruppo si trova già da alcune ore all'interno dell'abitazione di Benton, intento a decidere le migliori strategie per difendere la casa, quando qualcuno bussa alla porta. Si tratta di Peoh Blood,e la sua espressione non promette niente di buono.
"Abbiamo... Abbiamo trovato Nickel" esclama ansimando, affannato per la corsa evidentemente effettuata. "Non... non ho buone notizie".

Non sono necessarie molte altre parole: il terrore si impadronisce del gruppo e in particolare di Guelfo e Solice, particolarmente legati alle sorti della bambina. I minuti si susseguono veloci, scandendo i passi che separano l'abitazione di Benton da una piccola casupola situata in una zona periferica della città, nei pressi della quale vi sono alcune guardie.
"Non... non è un bello spettacolo", avverte Peoh. Appena un attimo dopo, quando il gruppo al completo mette piede all'interno, si capisce quanto abbia ragione: il corpo di Nickel, ormai privo di vita, giace riverso in un lago formato dal suo stesso sangue; sui polsi e sulle caviglie sono ben visibili le tracce della prigionia e della tortura subita, prove inconfutabili della sofferenza provata prima della morte. A pochi metri da lei, quasi come un assurdo scherzo del destino, si trova Codino, il gatto che Solice e Julie le avevano regalato pochi giorni prima, con una ciotola di latte fresco.

Ancora una volta il dolore, la disperazione e la rabbia si spartiscono gli animi dei ragazzi di Caen come lupi affamati che litigano di fronte alle loro impotenti prede: chi nasconde le lacrime dietro propositi di vendetta, chi cerca di dare una spiegazione per costringere l'assurdità della disgrazia entro canoni comprensibili, chi si limita a cadere in ginocchio abbandonandosi ad un pianto disperato; ancora una volta, sia pure soltanto per alcuni interminabili istanti, il Male sembra invincibile.

Desiree riesce in qualche modo a trovare la forza di agire, osservando le ferite di Nickel e cercando di ricondurle all'operato di Parrot Shawn: la ragazza non ha dubbi, i tagli sui polsi e il dissanguamento subìto sono ormai una firma inequivocabile. Guelfo soffoca le lacrime, cercando di ricostruire la catena di eventi che ha consentito al mago malvagio di rapire la bambina. Solice, sorda e muta per la disperazione, si limita ad abbracciarla in preda alle lacrime; quando, dopo un periodo indefinibile, le guardie riescono a portarle via Nickel, la paladina resta in ginocchio, incapace di muoversi; soltanto le parole di Guelfo, una volta rimasti soli, riescono a sottrarla a quell'incubo atroce.

Il ritorno di molti amici

Nel corso di una conversazione con Omar Pacifico, Solice e Guelfo apprendono che Peoh Blood è stato inviato assieme ad altre tre guardie per occuparsi di alcuni rapporti di buon vicinato: a quanto sembra, dal palazzo del Barone è giunta una soffiata sul nascondiglio dei misteriosi individui colpevoli di un assalto alla Torre Maxima della confinante Baronia di Anthien: Omar non ha modo di saperlo, ma per i due non sembrano esserci dubbi: si tratta senza dubbio di Padre Quart, Frate Erwin e Karen.
L'ipotesi più probabile è che l'informazione sia stata strappata a Nickel da Parrot Shaft sotto tortura e poi passata al Barone, a sua figlia o a qualche altro dignitario colluso con le oscure trame della nobiltà di Laon, e infine alle guardie: la cattura di Padre Quart e di Erwin vanificherebbe di colpo tutti i traguardi faticosamente conseguiti negli ultimi giorni. Considerato il vantaggio di Peoh e dei suoi uomini non c'è comunque molto da fare: l'unica speranza è che le informazioni di Parrot Shaft siano inesatte o che Padre Quart riesca in qualche modo a cavarsela.

La ricerca del nascondiglio

Solice e Guelfo passano il pomeriggio in chiesa, dove hanno modo di informare Nicolas Long degli ultimi accadimenti: Padre Gabriel annuncia che durante la notte sarà tenuta una veglia in onore di Nickel, il cui funerale verrà celebrato l'indomani.
A sera il gruppo si ritrova a casa di Benton, dove viene presa la decisione di fare comunque un tentativo per cercare di rintracciare Padre Quart e gli altri nella speranza che siano riusciti a sfuggire alle guardie.
Guelfo, Solice, Eric e Desiree si incaricano della ricerca, lasciando gli altri a guardia dell'alambicco del Miele Nero e uscendo dalle porte della città: la prima tappa è alle cave di pietra, già utilizzate in passato da Erwin come nascondiglio: il posto si rivela purtroppo vuoto, e il gruppo si perde ben presto d'animo: nessuno possiede una conoscenza approfondita dei dintorni di Laon, motivo per cui trovare il nascondiglio di Padre Quart sembra difficile quanto scovare un ago in un pagliaio.

I sospetti di Omar

Si decide quindi di chiedere l'aiuto di Omar Pacifico, ben sapendo che sarà estremamente difficile riuscire a sfruttare le sue conoscenze territoriali senza generare numerosi sospetti agli occhi della guardia: Solice teme inoltre che una visita all'abitazione di Omar, ormai a casa dopo la giornata di lavoro, possa compromettere la sicurezza della famiglia della guardia: il temibile Parrot Shaft è infatti ancora vivo, e con tutta probabilità cercherà di tenere d'occhio le mosse del gruppo.
Per ovviare al problema si decide di dividersi in due gruppi: Guelfo e Solice nella speranza che il crudele mago non perderà occasione di seguirli si recheranno in chiesa, spianando la strada a Desiree che, scortata da Eric, si recherà a parlare con Omar.

Una volta al cospetto della guardia, la ragazza fa del suo meglio per chiedere informazioni sui territori che circondano Laon senza generare troppi sospetti; purtroppo per lei, Omar non sembra soddisfatto delle sue spiegazioni, e dopo aver presentato un quadro piuttosto approssimativo dei dintorni della città chiede esplicitamente maggior informazioni in merito alla ricerca da effettuare.
"Siamo in attesa di alcuni amici che tardano ad arrivare", spiega Desiree: "è nostra intenzione assicurarci che stiano bene".
"Capisco: beh, visto che ho la serata libera potrei venire con voi. Sono pratico del circondario, saprei dove cercare".
"Ti ringrazio molto, ma non mi sembra il caso: immagino che avrai di meglio da fare, e poi c'è sempre l'alambicco da proteggere..."
La mancanza di reali motivazioni per rifiutare la gentilezza di Omar costringe ben presto Desiree ad accettare: sarà dunque la guardia a condurre il gruppo presso le campagne a nord di Laon.
Nel frattempo, Solice e Guelfo riflettono insieme sulla condotta d'azione da seguire.
"Dobbiamo prepararci all'eventualità che Peoh abbia trovato Padre Quart", sostiene la Paladina: "dobbiamo informare Omar dell'eventualità che i ricercati possano essere i nostri amici".
"Non è detto", esclama Guelfo: "Nickel potrebbe aver dato una falsa informazione, o Quart potrebbe essersela cavata senza farsi vedere: possiamo aspettare di vedere cosa succede e provare a cercare Quart per conto nostro finché possiamo".
La paladina scuote la testa: "se Peoh ha trovato Padre Quart e gli altri e riesce a portarli in caserma prima di incontrarci il danno sarà irreparabile: Chalard verrà compromessa, ed Erwin potrebbe finire nuovamente nelle mani dei nostri nemici. Dobbiamo dire a Omar di condurci da Peoh, e non possiamo farlo senza dirgli la verità".

Quando Desiree e Omar tornano dal gruppo, è la guardia stessa a introdurre l'argomento: "la vostra amica mi ha detto che i vostri amici si sono probabilmente rifugiati nei dintorni: avete qualche idea su dove possono essere?".
Solice annuisce: "a dire il vero, è possibile che possa trattarsi delle stesse persone a prendere le quali è stato inviato Peoh. So che può sembrarvi assurdo, ma pensiamo che la segnalazione sia stata fatta facendo uso di informazioni estorte con la violenza a... Nickel... e che possa essere un modo per ritardare le nostre operazioni".
Omar guarda il gruppo con aria perplessa: "mi stai dunque dicendo che stanno provando ad accusare i vostri amici per i reati commessi ad Anthien... o c'è dell'altro?"
Solice scuote la testa: "purtroppo non ci è possibile dirvi altro, fino a quando non saremo certi che si tratti di loro: fino a quel momento, vi supplico di fidarvi di noi".
"Sta bene" acconsente la guardia, visibilmente preoccupata.
Dopo circa un'ora di cammino di il gruppo raggiunge le rovine di un villaggio: "un tempo era abitato", spiega Omar, "ma poi ha fatto la fine di molti villaggi qui intorno: la siccità e la mancanza di terreno da coltivare lo ha reso ben presto improduttivo, ed alla fine è stato abbandonato da tutti". Alla luce della luna le case sembrano particolarmente spettrali; la tensione comincia lentamente a farsi strada nei cuori e nelle gambe di molti, e giunge al suo culmine quando le lanterne illuminano quattro cavalli legati a un albero: "sono i cavalli di Peoh e degli altri" dice sottovoce Omar, mettendo una mano sull'elsa della spada.

Il racconto di Peoh (I never saw it coming')

Le tracce conducono alla soglia di una massiccia abitazione divisa in due piani: al suo interno, legati come capretti, vengono rinvenute le quattro guardie. "Sono vive!", esclama Omar con un sospiro di sollievo. Desiree si avvicina con l'intento di guardarle meglio: Peoh Blood le dà l'impressione di essere svenuto a seguito di una botta alla testa, mentre le altre tre sembrano addormentate.
Mentre Omar si appresta a svegliare Peoh, i membri del gruppo si scambiano occhiate incerte: Solice in particolare sembra molto restia a tener nascosta alla guardia la probabile verità dietro alla vicenda occorsa ai suoi commilitoni, ma Guelfo decide di non darsi ancora per vinto: "aspetta!" esclama rivolto alla sorella, vedendola avvicinarsi alle guardie addormentate: "svegliarle ora potrebbe avere delle conseguenze imprevedibili".
Desiree e Omar annuiscono: "Pio! Pio!" mormora concitato Omar, scuotendo per le spalle l'amico.
"Chi... cosa... Omar, sei tu. Cosa ci fai qui? Ahh, la testa!"
Dopo essersi ripreso, Peoh racconta come sono andati i fatti: "una volta giunti sul luogo della segnalazione abbiamo legato i cavalli, per poi avvicinarci di soppiatto. Non appena siamo entrati, un uomo dalla testa pelata e armato di bastone ci si è parato innanzi: credo che abbia detto "riposate nel nome di Kayah", o qualcosa del genere; penso che si tratti di un incantesimo, perché tutti sono crollati al suolo privi di sensi. Tutti tranne me... Ma proprio mentre mettevo mano alla spada ho sentito una presenza dietro le mie spalle: credo che mi abbia colpito con l'elsa di qualcosa... ed è l'ultima cosa che ricordo".

Peoh racconta inoltre dettagli aggiuntivi sulla sua missione: la segnalazione è effettivamente giunta da un uomo fidato alle dirette dipendenze del Barone: "ci ha detto anche che uno dei fuggitivi, quello evaso dalla torre, si chiama Erwin, credo si tratti di quel sacerdote di cui si parlò tempo fa qui a Laon". Guelfo cerca ancora una volta di fornire una spiegazione che possa giustificare in modo plausibile gli eventi, ma il silenzio e lo sguardo triste di Solice a seguito delle sue parole convincono ben presto tanto lui quanto le due guardie che non è possibile farlo: "dobbiamo parlare", esclama la paladina dopo una lunga pausa riflessiva, assumendo su di sé la responsabilità di mettere le guardie al corrente della verità dei fatti di Anthien.

Nel corso dei minuti successivi, Peoh e Omar apprendono così che il gruppo è responsabile dell'attacco alla Torre Maxima di Anthien: "so che tutto questo vi sembra assurdo e impossibile, ma vi prego di credere che non avevamo altra scelta di fronte a una situazione così grave e ad una nobiltà tanto lontana dal sentiero della Luce... e credo di parlare a nome di tutti dicendovi che non rinneghiamo alcuna delle nostre azioni, convinti di aver agito nel rispetto degli ideali che abbiamo giurato di servire".
Le guardie ascoltano la confessione restando a bocca aperta e, quando alfine prendono la parola, la loro decisione è unanime: "avevamo capito da soli che c'era qualcosa di strano in questa vicenda... Ma non immaginavamo niente di simile: non pensavamo che la situazione fosse tanto grave, e che le responsabilità di quanto sta accadendo fossero così in alto... Per quello che vale, avete il nostro appoggio". Tanto Peoh quanto Omar si limiteranno a dire la verità sui fatti di quella notte, senza tirare in mezzo il gruppo o rivelare le informazioni da esso ricevute sulle vicende di Anthien.

"Come facciamo con i prigionieri?", chiede infine Omar a Guelfo.
"Che problema c'è? Svegliateli pure non appena ce ne saremo andati" risponde il mago, stupito per la domanda.
"Non capisco...", commenta la guardia. "Poco fa hai detto che svegliarli sarebbe stato pericoloso..."
"Ho detto che avrebbe avuto conseguenze imprevedibili", lo corregge il giovane con un sorriso, "ma non ho specificato quali".

Il ritorno di Quart, Erwin, Karen e Ludmilla

Il gruppo abbandona il villaggio abbandonato prendendo i cavalli della guardia civica in accordo con Omar e Peoh e ripromettendosi di liberarli alle porte della città, con l'intento di rintracciare una volta per tutte il gruppo di Padre Quart. Dopo circa un paio d'ore Solice si accorge di un segnale luminoso, segno evidente che qualcuno si è accorto della presenza del gruppo: si tratta proprio di Ludmilla, che porta tutti al cospetto del Guardiano del Tempio.

La notizia della morte di Nickel è accolta con grande cordoglio e dolore, specialmente da parte di Ludmilla: è soprattutto Lorenzo Quart a impedire che la disperazione prenda il sopravvento, comunicando al gruppo le sue intenzioni per i giorni a venire. Il Guardiano del Tempio elenca tre obiettivi di cui è assolutamente necessario occuparsi al più presto:
  • Portare Erwin e Pedro Larsac a Chalard al riparo da occhi indiscreti, un incarico di cui si faranno presumibilmente carico Quart, Karen e Youri.
  • Recarsi a Rigel per svolgere indagini relative alle informazioni recuperate da Julie, dove è probabile che venga inviata la ragazza insieme a Quixote.
  • Risolvere la situazione drammatica scoperta da Erwin alle Parole d'Oro, che costituirà con tutta probabilità la missione dei restanti componenti del gruppo.
L'ultimo punto è fortemente voluto da Padre Erwin, che sensibilizza tutti sulla gravità assoluta di quanto ha visto e sentito: "ogni notte sento le grida di dolore di quelle persone", mormora il sacerdote; "dobbiamo fare qualcosa per impedire che quello scempio perduri".

Il gruppo si separa, non prima di prendere accordi per poter comunicare in futuro: Padre Quart conta di sfruttare il fatto che nessuno conosce il suo volto per recarsi a Laon con le vesti ufficiali da paladino, portando Karen con se, una volta che Erwin e Ludmilla verranno raggiunti da Youri Sharp in un luogo sicuro nei pressi della città.

Laon, 15 agosto 517

Il gruppo torna in città poco prima dell'alba: Solice si reca alla veglia in onore di Nickel, accompagnando successivamente il feretro al cimitero. Li' ha modo di incontrarsi con Julie, di ritorno dalla sua missione alla residenza del Barone; nel corso della giornata, che prosegue all'insegna del riposo, le due amiche hanno modo di confidarsi a vicenda gli eventi degli ultimi giorni. In città si nota fin dalla mattina una grande agitazione, dovuta al fatto che l'arrivo della Santa Inquisizione sembra ormai imminente: la notizia è confermata dal Capitano Ratel in persona nel corso di una sua inaspettata visita alla casa di Benton, nel corso della quale viene data un'altra incredibile notizia: Arthur Speer e Manuel Larsac sono entrambi morti, a quanto sembra a causa di una caduta da una delle finestre del palazzo baronale. "Sembra che abbiano provato a fuggire", commenta il capitano, senza dare l'idea di crederci molto; in effetti, non è il solo a leggere nella disgrazia un conveniente modo per il Barone di eliminare due scomodi testimoni alla vigilia dell'arrivo della Santa Inquisizione.
Non appena il capitano abbandona la casa di Benton, il pensiero di tutti corre a Pedro Larsac: potranno la morte del figlio e l'evidente tradimento operato dal Barone spingere il vecchio mercante a collaborare con la Santa Inquisizione?

La giornata si conclude con un ultimo, grande ritorno: si tratta di André Navon, intravisto da Guelfo tra le frasche della taverna all'aperto in cui è solito soggiornare: poche ore più tardi il mago si reca a parlare con l'amico per sentire le novità sulle sue ultime avventure in terra di Anthien.

L'arrivo dell'inquisizione

La giornata si conclude con la visita di Padre Quart, che verso le nove si presenta alla casa di Benton in tenuta da paladino.
"L'inquisizione è giunta circa un'ora fa. Fortunatamente conosco uno dei paladini della scorta: domattina conto di parlare con l'inquisitore e di convincerlo dell'opportunità di non farci domande che potrebbero rivelarsi scomode".
Loic si informa sull'identità dell'inquisitore: si tratta di padre Marc Vulcano, sacerdote di Pyros. "Anch'io conosco un inquisitore", sostiene poi il giovane: "anzi, è il più grande di tutti: si tratta di Bernardo Gui". Solice e Quart si stupiscono della dichiarazione, che viene però subito freddata da Guelfo: "non lo conosce affatto, l'ha soltanto visto all'opera l'anno scorso" (vedi cronaca un fidanzamento che non s'ha da fare).

Il racconto di Julie

Padre Quart prende poi da parte Julie, spostandosi in una stanza appartata dove scambia qualche parola con lei. Dopo alcuni minuti la ragazza esce e, gli occhi lucidi e l'espressione molto seria: "Eric, Loic, ho bisogno di parlarvi".
Benton comprende di essere di troppo, e decide di uscire a prendere un pò d'aria; i due cugini ascoltano la cugina, che racconta loro della brutta esperienza occorsa al castello di Forrarossa (eventi narrati nella voce nella tana del nemico e precedentemente da lei confidati a Solice soltanto poche ore prima) a seguito dell'aggressione da lei subita ad opera di sir Morgan Doville, uno dei maestri del vento, e provvidenzialmente interrotta grazie all'intervento di Lord Albert Keitel.
La notizia lascia tutti esterrefatti: Loic in particolare è sorpreso al punto da non immaginare subito l'entità dell'affronto: "ma in pratica, di cosa ti accusava il maestro del vento?" domanda, per poi ravvedersi di fronte agli sguardi degli altri. "Beh, questo dimostra che Julie non può essere mandata da sola ad affrontare missioni del genere", dichiara poi con convinzione.
"Invece no", gli risponde Julie: "ciascuno di noi ha accettato di correre dei rischi per la nostra causa: tu ed Eric correte i vostri in battaglia, ed io non voglio essere da meno".
Loic scuote la testa: "in ogni caso", aggiunge poi, rivolto al fratello, "ricordati questo nome: sir Morgan Doville".
"Non me lo scorderò di certo", annuisce Eric stringendo i pugni.

Mentre Solice si avvicina all'amica con l'intento di rincuorarla a seguito della coraggiosa scelta di raccontare l'esperienza, Guelfo rivolge a Julie alcune domande in merito a Lord Albert e al suo rapporto maestri del vento. Julie racconta che il figlio del barone non sembrava in confidenza con loro, anche se era solito trattarli bene: aggiunge inoltre di aver visto Lord Albert in compagnia di Juliette Keitel, moglie del fratello Anthony, attualmente al palio di Krandamer. "Non mi pare ci sia nulla di nuovo", commenta Loic, alludendo a una conversazione sentita mesi prima proprio in terra di Krandamer dalla quale era emersa l'infedeltà coniugale della bella Lady.

Divisione dei compiti

Padre Quart mette a parte il gruppo della sua intenzione di prendere accordi con l'inquisizione nell'immediato futuro: "E' probabile che io, Karen ed Erwin torneremo a Chalard insieme a loro, una volta che la faccenda qui a Laon potrà dirsi conclusa". Annuncia poi di aver deciso di inviare a Rigel Julie, la cui faccia è ormai fin troppo nota negli ambienti di palazzo di Anthien a seguito della sua missione e delle performance condotte insieme agli Spiriti del Vulcano: Quixote avrà cura di accompagnarla, recando con sé una lettera diretta a sir Marcus Darrell, capitano della Fortezza dell'Ultimo Sole.

"Noi cosa faremo?" chiede a quel punto Solice: "ci recheremo alle Parole d'Oro?"
Quart assume un'espressione grave: "non starò a dirvi di andare o non andare... però secondo me potrebbe essere molto utile: inoltre, è necessario aiutare quella povera gente". Tutti annuiscono, ricordando le parole di frate Erwin.

La proposta di Guelfo

"A questo proposito", interviene in quel momento Guelfo, "credo sia necessario informarvi della recente conversazione da me tenuta con André Navon". Nel corso dei minuti successivi il mago informa il gruppo delle recenti disavventure del cavaliere. "Sono certo", conclude poi, "che André Navon ha tutto l'interesse ad andare in fondo a questa storia, e che pertanto sarebbe un valido compagno nella nostra missione alle Parole d'Oro".
Padre Quart e Solice si mostrano molto perplessi all'idea di mettere a parte un cavaliere di Laon di una missione apertamente contraria al volere del Barone, ormai evidentemente in combutta con le sinistre trame di Lord Wilhelm.
Loic è ancora più categorico: "mi sembra davvero una pessima idea: è sufficiente che il Barone gli ordini qualcosa di contrario a noi o ai nostri obiettivi e ci ritroveremmo un nemico a conoscenza di tutti i nostri piani".
La discussione prosegue per alcuni minuti, nel corso dei quali Guelfo difende la sua convinzione che André Navon sia ormai senza dubbio al di fuori del possibile controllo del suo Barone.
"Possiamo essere certi che non sia un modo per incastrarci, magari suggerito dal Barone stesso?" domanda Solice, dichiarando di non conoscere affatto André Navon e di dipendere interamente dal giudizio degli altri.
"Questo lo escludo", le risponde Guelfo: "lo conosco bene, so che non accetterebbe mai di farci un tiro del genere". Anche Eric e Loic si mostrano abbastanza convinti che il cavaliere non arriverebbe a tanto, pur restando molto perplessi sui rischi che Navon comporterebbe una volta messo a parte del piano.
Guelfo scuote la testa, sottolineando l'assoluta necessità di poter contare su una spada in più per un attacco in fondo così rischioso: "non possiamo presentarci in così pochi", esclama: "Navon è un'ottima lama, e per di più è già stato sul posto".

"Secondo me è davvero troppo rischioso" sentenzia Quart, rimasto in silenzio fino a quel punto. "Mi dispiace, Guelfo, ma finché non ci darà ulteriori garanzie non c'è modo di metterlo al corrente dei nostri piani".
Guelfo non intende però gettare la spugna, e gioca la sua ultima carta: "Padre Quart, André Navon è già a conoscenza del fatto che noi siamo coinvolti in qualcosa di grosso: non è uno stupido, e ha in cosegna uno dei prigionieri che l'inquisizione dovrà ascoltare nel corso dei prossimi giorni: ha inoltre visto Julie ad Anthien nei giorni in cui è stato liberato Erwin, e sa che noi non ci trovavamo qui. Non gli ci vorrà molto per capire quanto siamo coinvolti..."
"A maggior ragione non dovremmo dirgli nulla, se già pensa di andarci a denunciare", lo interrompe Loic, categorico.
D'altro canto, Solice osserva che continuare a nascondergli l'evidenza finirebbe col fargli credere che il gruppo per primo ha qualcosa di poco pulito da nascondere e non intende fidarsi di lui: "a quanto ho capito", continua la paladina, "l'unico vero nodo da sciogliere è se il cavaliere ha intenzione di restare fedele al Barone malgrado tutto o se ha intenzione di dissociarsi dallo spregevole comportamento da lui tenuto in questi giorni. Quale miglior modo avrebbe sir Navon per opporsi alle ingiustizie del Barone che non parlando con l'inquisizione? Se lui per primo prenderà posizione contro il suo signore denunciandone gli errori, considerarlo un valido alleato sarà oltremodo legittimo".
Padre Quart, Guelfo e Loic sembrano convinti del ragionamento: il giudizio su André Navon viene quindi rimandato ai giorni successivi.

Il destino dell'Alambicco

Risolta la questione André Navon, Loic prende la parola: "sapete, Padre Quart... è un pò di tempo che Guelfo ha bisogno di riposo, ultimamente l'apporto dei suoi incantesimi è venuto spesso a mancare..."
Il paladino comprende l'antifona: "Kayah vi protegge" esclama con un cenno di saluto, prima di salutare il gruppo e uscire dall'abitazione.
"Un momento", esclamano Guelfo e Solice non appena la porta si richiude: "che dobbiamo farne dell'alambicco?"
Eric corre quindi a richiamare Padre Quart che, non senza mostrare un pò di disappunto, torna sui suoi passi: spiega poi di aver preso accordi con uno dei paladini della scorta dell'inquisitore, il sottotenente Demian Lavender dell'ordine di Kayah, che prenderà in consegna l'alambicco l'indomani stesso: l'appuntamento è fissato dunque per il giorno successivo.

Laon, 16 agosto 517

Di buon mattino, Padre Quart e Solice si recano alla cattedrale del Sole Nero per consegnare l'alambicco nelle mani di sir Demian Lavender: la paladina è molto colpita dall'aspetto austero del sottotenente, che si trova in compagnia di lady Dale Gordon dell'ordine di Pyros.
I due fanno poi ritorno alla casa di Benton, dalla quale partono insieme con gli altri componenti del gruppo alla volta del rifugio dove Youri Sharp, Frate Erwin e Ludmilla Boyer tengono in consegna Pedro Larsac.

Le lacrime di Pedro Larsac

Loic dichiara la sua intenzione di voler condurre il discorso con Pedro Larsac, con il quale sente di aver instaurato un rapporto privilegiato.
"Buon giorno, Pedro Larsac: come va?", esordisce il giovane una volta condotto al cospetto del mercante.
"Ho visto giorni migliori".
"Purtroppo, vi porto cattive notizie... notizie personali".
"Di cosa... di cosa si tratta? Parla, ti prego!"
Loic scuote la testa: "Purtroppo, vengono dal luogo in cui è tenuto prigionero vostro figlio... vengono da palazzo".
"Dai piani alti", aggiunge Eric.
"Cosa è successo?" Esclama a quel punto Pedro, agitato.
"Purtroppo coloro che pensavate esservi amici non si sono rivelati amici: vostro figlio Manuel prigioniero sarebbe dovuto essere al sicuro... ma purtroppo non era al sicuro, non nelle loro mani: mi rincresce, ma lui e Arthur Speer sono deceduti. Sono caduti dagli alti piani del castello...".
Alla ferale notizia, Pedro Larsac si strugge in un pianto disperato.
"E' il momento di fargliela pagare", aggiunge a quel punto Loic: "è il momento di fargliela pagare, a questi stronzi!".
Nella conversazione che segue, Loic ha cura di spiegare a Pedro le motivazioni che hanno portato alla probabile uccisione del figlio, e l'estrema importanza che avrebbe a quel punto la testimonianza del mercante affinché i colpevoli paghino per le loro colpe e per quella efferata azione.
"Farò qualunque cosa", è la risposta di Pedro, sempre più affranto.
Loic annuisce, e per alcuni minuti la stanza si riempie unicamente dei singhiozzi del mercante: tutti provano un sincero dispiacere per il profondo dolore di Pedro Larsac, al di là dell'indubbio risultato ottenuto.

Quando il mercante sembra riaversi, Solice prende nuovamente la parola recandosi vicino a lui: "purtroppo, non siete l'unico ad aver perso una persona cara per colpa di quelle persone: soltanto due giorni fa, un misterioso individuo di certo in combutta con le trame del palazzo baronale ha torturato e ucciso una nostra compagna, nonostante fosse soltanto una bambina. Come voi, anche noi siamo distrutti dal dolore e cerchiamo un modo per fare giustizia: è per questo che vi chiedo di aiutarci a dare un volto al responsabile di tutto questo".
Pedro Larsac sembra dispiaciuto per la morte di Nickel, e rivela informazioni aggiuntive sull'uomo di nome Parrot Shaft: "conosceva Slagel ad Achenar... lo ha conosciuto anche Manuel, a quanto ne so: è uno stregone molto potente, di certo se prende ordini da qualcuno era da Slagel, e se qualcuno a palazzo è coinvolto in tutto questo è di certo la baronessina".
Solice sottolinea l'importanza di mettere a parte l'inquisizione di tutte queste informazioni: d'altro canto, Pedro sembra fin troppo motivato a vuotare il sacco: "farò in modo che paghino per quello che hanno fatto a mio figlio", dichiara ancora in preda al dolore.

La giornata trascorre senza altri avvenimenti di rilievo. Il gruppo prende una unica, grande stanza alla Mestola, preferendo non rischiare di farsi trovare divisi da un possibile attacco da parte di Parrot Shaft o degli uomini del Barone. Solice e Desiree passano a trovare Nicolas, che dichiara di sentirsi molto meglio: sarà nel pieno delle forze nel giro di un giorno o due.

17 agosto 517

L'inquisizione incomincia a sentire i primi testimoni: non passa molto tempo prima che il gruppo venga convocato alla cattedrale del Sole Nero, dove si trova al cospetto di un autorevole gruppo di sacerdoti e paladini tra cui spicca l'inquisitore Marc Vulcano. E' lui a prendere la parola, dichiarando di essere già al corrente della maggior parte degli avvenimenti sulla base di alcune testimonianze fornite da esponenti della guardia civica: chiede dunque una serie di spiegazioni in merito alle azioni del gruppo a Laon, con particolare riguardo alla cattura del Monaco e al ruolo dello stregone e dei suoi discepoli nei fatti che coinvolgono gli eventi recenti: il suo sguardo sembra puntato soprattutto su Solice, che fa del suo meglio per fornire un resoconto dettagliato degli eventi degli ultimi giorni.

Il resoconto e l'accusa

Le parole della paladina diventano sempre meno timide man mano che la cronaca degli avvenimenti passati ripercorre le varie vicissitudini del gruppo: le prove raccolte a palazzo Larsac e fornite indirettamente dalle precedenti indagini di Erwin, la ricerca del nascondiglio del Monaco e lo scontro sanguinoso, la notte di fuoco e fiamme alla caserma delle guardie culminata con la cattura in flagrante di Arthur Speer e Manuel Larsac: e ancora l'interrogatorio subito a palazzo del Barone, il furto alla caserma delle guardie, l'attacco di Parrot Shaft alla cattedrale del Sole Nero, la morte di Nickel e il sospetto suicidio dei due prigionieri. Solice fa del suo meglio per collegare il potere feudale di Laon ai numerosi atti efferati, sottolineando in particolare i sospetti maturati sul conto della baronessina Emanuelle Beart, il suo atteggiamento sprezzante nei confronti della verità e delle prove fornite, l'insensibilità mostrata nei confronti delle tragedie subite dal suo popolo per colpa di crimini di cui è con tutta probabilità complice diretta: "E' mia opinione che Lady Beart si sia comportata in modo disdicevole rispetto al ruolo che è sua responsabilità ricoprire, al popolo che è suo dovere proteggere, ai funzionari il cui lavoro è suo compito rispettare e ai dettami della chiesa che ha promesso di onorare." (8-8-8 di persuasione).

La parola passa poi a Guelfo, che aggiunge ulteriori particolari. Quando il gruppo viene dismesso, Solice tira un lungo sospiro. Loic la tranquillizza: "hai detto tutto quello che c'era da dire: adesso speriamo di vedere un pò di giustizia".

18 agosto 517

All'alba della giornata successiva, il gruppo viene nuovamente convocato alla cattedrale del Sole Nero, dove Padre Quart ha modo di informare tutti della novità: a quanto sembra l'inquisizione ha deciso di spostarsi in blocco al palazzo del Barone: "era ora", dice Loic soddisfatto. Padre Quart sembra invece più cauto, e non nasconde alcune preoccupazioni: "dobbiamo sperare che il Barone non faccia gesti estremi: la sua famiglia sta correndo rischi enormi, e potrebbe decidere di commettere qualche pazzia". Indica poi il contenitore dell'alambicco, che il sottotenente Demian Lavender ha evidentemente deciso di lasciare nuovamente nelle mani del gruppo: la scelta ben spiega la fondatezza dei timori di Quart.

Nuove informazioni sulle Parole d'Oro

Nel corso della giornata, il gruppo chiede a Erwin ulteriori informazioni sulle Parole d'Oro: il sacerdote spiega che la casa-torre di Lord Wilhelm è stata costruita sulla sponda del Sedna, un lago artificiale prodotto da una diga edificata in epoca turniana. La costruzione della diga ha provocato l'allagamento dell'antica città di Innsbouche, le cui case si trovano adesso nelle profondità del lago: alcuni degli edifici più alti affiorano ancora oggi a pelo dell'acqua, tra cui spicca un enorme torre campanaria.

"Sulla diga vi sono poi alcune parole dorate, scritte in antico Turniano e a caratteri molto grandi", prosegue Erwin: "questa è la trascrizione che ho fatto". Il sacerdote porge al gruppo un foglio, contenente una serie di parole turniane dal significato misterioso: alcune delle lettere si sono staccate e di esse resta unicamente il segno lasciato sulla pietra, come a comporre una frase nascosta. Solice e Desiree fanno del loro meglio per tradurre la misteriosa scritta: è possibile che sul fondo del lago giaccia una presenza misteriosa...

Verso le Parole d'Oro

Prima di sera, Guelfo invita Loic a farsi una bevuta alla taverna di solito frequentata da sir André Navon, con l'intento di mettere alcune cose in chiaro. Contrariamente alle aspettative del mago, il breve scambio di opinioni sortisce l'effetto opposto e allarga ulteriormente la frattura tra i due.

L'arrivo di Imielle

Loic si allontana, ancora furioso, lasciando sul tavolo i soldi necessari a pagare il conto. Guelfo decide di trattenersi per alcuni minuti, e viene raggiunto da una sua vecchia conoscenza: si tratta di Imielle, la dama di compagnia della baronessina Emanuelle Beart, che lo avvicina con aria preoccupata.
"Messer Guelfo, ve ne prego, dovete aiutarmi! L'inquisizione è venuta a palazzo, i sacerdoti fanno un sacco di domande e non so come comportarmi, non so che cosa dire..."
Il mago è ben chiaro a riguardo: "Quello dell'inquisizione è un lavoro ingrato, ma è vostro dovere dire tutto".
"Ma messer Guelfo", insiste la damigella, "se io dico tutto ciò che so, poi lei mi manderà via..."
"Non devi preoccuparti di questo", la rassicura il giovane: "ben presto le blasfemie commesse da quella donna le costeranno tutti i suoi privilegi: sono successe troppe cose qui a Laon. Inoltre" conclude, stringendole le mani per tranquillizzarla, "non dovete essere reticente: gli inquisitori sono scrupolosi".
"A palazzo si dice che voi siete amici dell'inquisizione: ditemi, messer Guelfo, è rimasto qualcuno o sono venuti tutti a palazzo?"
Il giovane mago prova inizialmente a non rispondere al quesito, suggerendo alla damigella di rivolgere le sue domande a padre Gabriel: soltanto dopo molta insistenza decide di rivelarle che, effettivamente, l'intero gruppo degli inquisitori si trova a palazzo del Barone; rinnova comunque l'invito di recarsi da padre Gabriel e, malgrado le iniziali reticenze della ragazza, finisce per convincerla a tornare con lui in chiesa.
Imielle parla quindi con Padre Gabriel, anche se pare non dica nulla di significativo, se non informazioni catalogabili come "pettegolezzi", sul conto della Baronessina e dello stesso Guelfo da Flavigny. Tanto sono insulse le sue rivelazioni, da suscitare il sospetto che la damigella fosse stata inviata di proposito in cattedrale dalla sua padrona, con chissà quali obiettivi.

Chiacchiere serali

"Fissata la data?" esclama Eric rivolto al fratello, vedendolo tornare di gran carriera.
"Fai silenzio", si limita a dire Loic, avviandosi su per le scale che portano alla sua stanza. Il giovane decide quindi di chiedere lumi a Guelfo, che rientra poco dopo accompagnato da Imielle; per sua fortuna, il mago è più propenso a parlare.
"Lo volevo incoraggiare, cercare di fargli perdere le sue rudezze prima di dirgli che ero pronto a comprendere le sue intenzioni nei confronti di Desire... Ma non appena ho menzionato Peoh lui è impazzito, non ci ha visto più: mi ha persino minacciato! Sai che ti dico? Io ci rinuncio, non ci parlo più: in fondo è meglio per tutti, ci evitiamo tanti bruciori di stomaco".

L'impronta del Pfhaegal

Durante la sera, Eric decide di mostrare a Guelfo la misteriosa mappa in suo possesso (vedi cronaca l'eredità di Capo Mayen): il mago si mostra subito interessato al misterioso oggetto, e non tarda a rendersi conto delle sue indubbie capacità magiche. La mappa sprigiona uno Yoki non indifferente, caratterizzato però da una relativa stabilità che, stando alle conoscenze di Guelfo, dovrebbe probabilmente impedire una sua localizzazione da parte di altri maghi nelle vicinanze. Il mago nota inoltre che la custodia di cuoio rigido di cui la mappa è provvista inibisce del tutto tale potenziale.
"Hai pensato di farla vedere a padre Quart?" chiede a un tratto il mago, ma Eric scuote la testa: "lo conosci: se lo facciamo, rischiamo di non vederla più". Guelfo concorda che, in fondo, sarebbe un peccato: i due si limitano ad osservarla, rimandando indagini ulteriori ai giorni successivi.

Guelfo e Desiree

Prima di cena, Guelfo e Desiree scambiano qualche parola relativamente alla conversazione tenuta dal mago con Loic. La ragazza confida a Guelfo i suoi dubbi in merito a una relazione della quale non è più così sicura.
"Non ti puoi mettere in casa uno del genere", sentenzia Guelfo a un certo punto: "non ce la può fare a migliorare, non ha la percezione di ciò che é giusto e di ciò che è sbagliato...". Anche Desiree è preoccupata, ma ammette anche la sua delusione: "speravo che tu ti preoccupassi per me, e non dell'affidabilità di Loic. Comunque penso tu abbia ragione, con lui ho fatto un patto e penso che sia il momento di rincarare la dose: evidentemente non è ancora pronto..."
"Non lo sarà mai", commenta Guelfo scuotendo la testa.

Il punto della situazione

Dopo cena padre Lorenzo Quart fa il punto della situazione, portando notizie dal palazzo del Barone: "a quanto pare lady Emanuelle Beart subirà un procedimento di estradizione: l'inquisizione la scorterà ad Amer, dove sarà giudicata da un tribunale imparziale. Ci è stato chiesto di scortarla, ma temo che non sarà così semplice: il Barone o qualcuno dei suoi alleati potrebbe tentare qualcosa... In ogni caso, non sono problemi che riguarderanno voi, visto che vi recherete alle Parole d'Oro; purtroppo soltanto uno tra Nicolas e Youri potrà accompagnarvi...".
Guelfo non ha dubbi: "padre Quart, come sapete potremmo trovarci di fronte a situazioni particolarmente difficili da gestire: è necessario avere meno impedimenti morali possibili, ed è per questo che vi chiediamo di affiancarci Youri".
Il Guardiano del Tempio fa una faccia strana, ed è fin troppo veloce nell'acconsentire: "insomma, non volete un uomo di chiesa, ho capito". E Guelfo annuisce.

Desiree e Padre Gabriel

La nottata prosegue, ma nessuno sembra intenzionato ad addormentarsi: Desiree fa visita a padre Gabriel, e nota con sorpresa che il sacerdote ha in mano una fialetta di quello che sembra miele nero. Il sacerdote conferma il sospetto della ragazza: si tratta effettivamente del miele della potenza, da lui riprodotto fedelmente grazie all'alambicco, alle sue doti alchemiche e ai consigli di Midas, attualmente prigioniero nella cattedrale.
La ragazza, dopo essersi congratulata per il successo dell'esperimento, viene subito al punto: "padre, voi sapete che noi andiamo a fare qualcosa di molto pericoloso: sapete anche che siamo un pò in difficoltà con i combattimenti, e che molti di noi non hanno le doti necessarie per distinguersi con le armi in pugno. Per questo motivo mi chiedevo se era possibile chiedervi una sostanza in grado di ridurre tale divario, che possa essere utilizzata sulle mie frecce per..."
"Un momento", la interrompe Padre Gabriel perplesso: "mi stai forse chiedendo del veleno?"
Desiree annuisce, specificando però che pensava piuttosto a una sostanza paralizzante o debilitante: padre Gabriel però scuote la testa: "sono metodi vili, gli stessi utilizzati dai nostri nemici: non dobbiamo cadere preda di quelle scorciatoie, per quanto seducenti possano sembrare: hai detto di non essere a tuo agio con le armi in pugno, ma gli Dei ti hanno dato altri doni e sono certo che saprai come utilizzarli".

Guelfo e Solice

Prima di coricarsi, Guelfo si reca da Solice con l'intento di metterla al corrente delle novità.
"Tu sei l'unica ancora all'oscuro, ma visto che stai correndo i nostri stessi rischi è giusto che tu lo sappia: le cose tra me e Loic non vanno bene ultimamente, e dopo una conversazione avuta oggi abbiamo deciso che è meglio non parlarci più per un pò".
La paladina ascolta a lungo il discorso di Guelfo e sembra molto triste all'idea di un'amicizia che rischia di finire nel peggiore dei modi: cerca quindi di convincere Guelfo a ripensarci, o quantomeno a dare a Loic un'ultima possibilità. "Forse non siete riusciti a spiegarvi, e nessuno dei due ha capito realmente le intenzioni dell'altro: potreste semplicemente ricominciare da capo, sedervi un'altra volta a parlare e cercare di comunicare prima di tutto i vostri sentimenti...".
Guelfo si rivela estremamente sfiduciato e pessimista ma ammette che, nel caso in cui Loic lo voglia, sarebbe disposto a fare un'ultimo tentativo. Solice propone allora un patto al mago, prendendo l'impegno di parlare con Loic con l'intento di capire se anche lui è disposto a sedersi un'ultima volta allo stesso tavolo dell'amico.
Guelfo accetta, ad una condizione: "non dovrai rivelargli anzitempo le mie buone intenzioni: il nostro patto è valido soltanto se lui per primo lo vorrà, siamo intesi?".

La paladina annuisce, soddisfatta: "adesso però è il mio turno di dirti una cosa", dice poi, introducendo un nuovo discorso. "Poco fa, di fronte a padre Quart, hai fatto un discorso strano: hai detto che abbiamo bisogno di non farci troppi scrupoli morali, e che per questo motivo una persona come Youri è più indicata di Nicolas nel nostro prossimo viaggio. Ammetto che il tuo discorso mi ha ferita: come Nicolas, anch'io ho delle regole da rispettare, a volte in aperta contraddizione con ciò che abbiamo giurato di compiere. La presenza di Nicolas, e prima di lui quella di Abel, sono ciò che mi aiuta a fare simili scelte, e il loro giudizio, il loro rigore morale è ciò che mi aiuta a sopportare l'importanza e la gravità di simili decisioni. Credevo fosse lo stesso per voi, per te... Ma a sentire le tue parole, sembra che non sia così".
Guelfo comprende immediatamente i timori di Solice, e si affretta a spiegare le sue motivazioni: la paladina gli confessa parte delle difficoltà patite nel corso degli ultimi giorni, e le sue forti preoccupazioni per l'avvenire: "siamo costretti sempre più spesso a uscire dalle regole imposte dalla nostra fede, e ogni volta sarà più difficile ritrovare la strada di casa: per questo credo che, malgrado tutto, la presenza di Nicolas potrebbe aiutare non soltanto me, ma tutti noi, a non smarrire la via".

Il mago annuisce: "mi dispiace, Solice: ho parlato pensando unicamente al guadagno che avremmo avuto in termini di forza, senza pensare a un aspetto che per te è persino più importante: forse siamo ancora in tempo per recarci da padre Quart e dirgli tutto". La paladina annuisce; nel corso dei minuti successivi il Guardiano del Tempio viene informato della problematica e acconsente alla nuova decisione. "E sia: non che Youri sia persona priva di scrupoli morali... se ne fa anche più di molti uomini di chiesa... ma capisco che l'apporto di Nicolas possa essere importante; dovrò parlare a lungo con lui stanotte, in modo da metterlo di fronte a quello che lo aspetta. Nicolas non conosce ancora la Rosa Bianca, deve essere informato di molte cose... ma sono certo che potrete contare su di lui".

Laon, 19 Agosto 517

Il viaggio ha finalmente inizio. Nicolas, informato nottetempo da padre Lorenzo Quart dell'esistenza della Rosa Bianca ed entrato a far parte della confraternita, è pronto a guidare il gruppo alla volta delle Parole d'Oro, con l'obiettivo di liberare i prigionieri. Il percorso scelto è il più rapido e diretto tra quelli percorribili, e passa per alcune città minori della baronia di Anthien; la presenza di due paladini dovrebbe scoraggiare eventuali domande e posti di blocco da parte delle guardie baronali, probabilmente ancora impegnate nella ricerca di frate Erwin e di chi lo ha aiutato a evadere.

Dopo la tappa quasi obbligata al chioschetto del lardo nei pressi di [Creepy]] si procede verso sud: il primo giorno si pernotta all'aperto e vengono stabiliti i turni di guardia, che resteranno validi per i giorni a venire:
  • Solice e Nicolas si occuperanno del primo;
  • Eric e Guelfo avranno il compito di montare il secondo;
  • Loic e Desiree chiuderanno con il terzo.

Villaggio di Chenaud, 20 Agosto 517

Nel primo pomeriggio si arriva a Chenaud, un paese formatosi attorno alla strada che porta verso le baronie del fiume; si tratta di una zona molto frequentata, ma la prevalenza di avventori occasionali e passeggeri fa sì che non vi siano molti luoghi di ritrovo: l'oste della taverna presso cui si cerca riparo si rivela particolarmente sorpreso di vedere due paladini in missione e non esita a mettere a disposizione le stanze delle sue stesse figlie, che fanno per dirigersi presso la stalla: Solice e Nicolas declinano però la generosa offerta ed alla fine è proprio il gruppo, sia pure con molta insistenza, a passare la notte nel recinto coperto degli animali.

Verso le Cascate, 21 Agosto 517

Le scarse condizioni igieniche della notte precedente inducono Solice e Desiree a sperare nella possibilità di potersi fare un bagno rinfrescante: il desiderio si realizza una volta raggiunte le cascate, oltre le quali soltanto una stazione di posta separa il gruppo dall'inizio della tenuta nota come le Parole d'Oro. Il bagno presso le cascate si rivela però più complicato del previsto per via del sentiero scosceso e della inconsueta scelta strategica delle sentinelle del gruppo, che scelgono una postazione tale da costringere le ragazze a modificare a più riprese la loro.

Verso sera si raggiunge il paese di Victoire, situato nei pressi di una stazione di posta. Si decide però di non fermarsi a dormire, onde evitare di essere individuati da possibili sentinelle: il gruppo prosegue quindi la marcia, fino a quando i piedi non affondano in una sorta di acquitrino circondato da una pallida foschia. "Siamo arrivati", esclama Eric osservando il sentiero che prosegue verso il basso. Nicolas annuisce, osservando in silenzio i miasmi brumosi che circondano i territori di proprietà di Lord Wilhelm.

La notte dei vivi morenti

Il sentiero stretto e il territorio paludoso costringono ben presto il gruppo a rispettare un rigido ordine di marcia, che si può riassumere cosi:
  1. Eric
  2. Nicolas
  3. Solice
  4. Guelfo
  5. Desiree
  6. Loic
La marcia prosegue per poche ore, e ben presto la stanchezza spinge tutti ad accamparsi: il compito di recitare la preghiera serale è svolto da Nicolas, che subito dopo incomincia il suo turno di guardia insieme a Solice. I pensieri di tutti sono rivolti alla probabile battaglia del giorno successivo: nessuno sospetta che la pallida nebbia che circonda il campo già nasconde qualcosa di terribile...

L'aggressione e i morsi

A turno ormai inoltrato, Solice informa Nicolas di aver appena sentito un rumore simile a un fruscio: "vado a controllare", comunica a gesti la ragazza, recandosi nel contempo in quella direzione. L'assenza totale di luce, con la sola eccezione della luna, rende d'altronde impossibile tanto un attacco con armi da lancio quanto un attacco di massa... o almeno è ciò che pensa la paladina, fino a quando non si trova a fronteggiare due ombre misteriose che escono dalle canne di fronte a lei con evidenti intenzioni ostili. "Sono in due!", urla Solice, cercando di capire l'identità degli aggressori che di lì a poco piomberanno su di lei: grande è il suo stupore nel cogliere, man mano che i suoi occhi si abituano alla fioca luce della luna, una serie di particolari che lasciano pensare a qualcosa di ben diverso da "semplici" guardie, soldati o briganti.

Le due creature che la fronteggiano sembrano esseri umani, ma tanto i vestiti laceri e strappati, quanto le unghie tumefatte e le ferite ancora aperte che ricoprono il loro volto, quanto soprattutto il loro sguardo vitreo e perso nel vuoto convincono la paladina di non avere di fronte un avversario propriamente "umano": il suo pensiero corre con orrore ai racconti spaventosi dei Vanadzor, le cui caratteristiche sembrano decisamente simili a quelle mostrate dai suoi aggressori. La paura non le impedisce di alzare lo scudo, ma l'attacco sferrato da uno di loro è di una velocità impressionante e nel giro di pochi istanti le è addosso, scoprendole il collo quel tanto che basta per affondarvi i denti malgrado la protezione dell'elmo.

Solice urla di terrore e chiama aiuto a gran voce, impossibilitata a liberarsi dalla forte stretta del suo avversario: Nicolas arriva con la spada sguainata ed è subito costretto ad affrontare il secondo avversario, mentre altre creature emergono dalle ombre della notte e si dirigono fameliche verso l'interno del campo. Fortunatamente Eric, Loic e Guelfo si sono già svegliati, ma la forte concitazione del momento impedisce loro di equipaggiarsi a sufficienza: Eric e Loic si preparano alla battaglia armati rispettivamente di martello e ascia, mentre Desiree raggiunge l'arco; Guelfo raccoglie un bastone da terra e pronuncia le parole Os-Vas, trasformandolo in un fascio di fiamme con il quale si prepara a combattere.

Il combattimento è breve ma estremamente intenso: Nicolas si batte con coraggio, riuscendo a liberare Solice dalle grinfie dei suoi aggressori e avendo poi la meglio su entrambi: Loic, raggiunta la paladina, affronta con successo un'ulteriore coppia di nemici; Eric resta a difesa del campo e un singolo colpo del suo martello stende un altro avversario, mentre Desiree cerca di rendersi utile con il suo arco malgrado la scarsa visibilità. Particolarmente in difficoltà è invece Guelfo, costretto a subire l'attacco di un aggressore particolarmente forte e assetato di sangue che non si lascia intimorire dalla sua fiamma e riesce ad azzannarlo a più riprese, provocando al mago ferite di una certa entità. L'arrivo di un secondo avversario mette in serio pericolo il giovane, che viene però raggiunto in tempo dai suoi compagni: nel giro di pochi minuti lo scontro ha termine, e un numero imprecisato di creature si trova riverso al suolo in gravi condizioni.

Appare subito evidente che non si tratta di morti viventi: i corpi straziati dalle ferite e dal dolore sembrano anzi quantomai umani, e né i denti, né le unghie né altre parti del loro corpo sembrano possedere caratteristiche sovrannaturali; Desiree constata che alcuni di loro sono di sesso femminile, e una di loro in particolare mostra gli inequivocabili segni di una gravidanza in stato avanzato. "Che roba è questo schifo?" chiede Loic, scuotendo la testa: tutto lascia pensare che possa trattarsi dei diabolici esperimenti operati dagli uomini di Lord Wilhelm; viene persino ventilata l'ipotesi che possa trattarsi degli sventurati uditi da frate Erwin, presumibilmente quelli più compromessi dalle oscure pratiche dei loro carcerieri.

Vista l'impossibilità di portare delle cure efficaci e considerando la gravità delle ferite Nicolas e Solice decidono di comune accordo di porre fine alle sofferenze dei sopravvissuti, ed è lo stesso Nicolas ad assumere tale incarico. Desiree valuta la possibilità di compiere delle analisi sul cadavere della donna incinta sperando di ricavarne utili informazioni per possibili scontri futuri, ma Solice le chiede di non farlo: "non è per questo che siamo qui: il nostro compito è di liberare queste persone, e se non possiamo farlo abbiamo il dovere di restituire loro la pace e la dignità di cui sono state private".

La notte prosegue, non priva di una forte dose di paura: la preoccupazione è soprattutto per i morsi subiti da Solice e Guelfo, che potrebbero portare a conseguenze o infezioni sconosciute e pericolose. Il mago, malgrado la maggiore gravità delle ferite ricevute, sembra in ogni caso reagire molto meglio della paladina in virtù della sua forte tempra mentre Solice, al contrario, prova molto dolore e fatica ad addormentarsi: quando lo fa, il suo sonno è popolato da strane e sinistre visioni che ricordano per certi aspetti un suo precedente sogno.

Parole d'Oro, 22 Agosto 517

Di buon mattino il gruppo si rimette in marcia: l'incontro della sera precedente è ancora ben impresso nella memoria di tutti, e numerosi sono i tentativi di guardarsi intorno o di scovare tracce dei misteriosi e sventurati - ma tutt'altro che innocui - aggressori della bruma. Ben presto si raggiunge il limite estremo del lago, delimitato dall'enorme diga della quale frate Erwin aveva più volte avuto modo di parlare. "E' davvero maestosa", commenta Nicolas, che dimostra una notevole sensibilità artistica nel mettere a fuoco particolari scultorei e architettonici di rilievo.

La diga è in effetti molto imponente, in particolare per via delle due enormi sculture che troneggiano in sua difesa: si tratta di un vecchio con la barba e di una austera figura femminile posta al suo fianco. Il vecchio ha la mano sinistra alzata e con il palmo aperto, quasi a voler dare un monito a coloro che arrivano da quella direzione, mentre la donna porge una mano con il palmo rivolto verso l'alto; osservando la sua figura, Solice ha improvvisamente un sobbalzo: la ragazza è quasi certa che si tratti di Santa Chiara, la paladina a cui è stata dedicata l'omonima cappella di Anthien che soltanto pochi giorni prima è stata da lei visitata in compagnia di sir Steven de Ravin.
Si intravedono anche delle antiche iscrizioni, sebbene siano molto danneggiate e ricoperte di muschio. Le uniche due parole che si riescono a cogliere sono: "perpetuum sigillum".

Primo contatto

Il cammino del gruppo prosegue tra la nebbia, costeggiando il lago la cui riva tradisce orme inquietanti. Solice continua a ripensare ai ricordi del sogno fatto la notte precedente: all'ora di pranzo la ragazza tenta di disegnare su un foglio uno dei misteriosi volatili a lei noti con il misterioso nome di Yasmuda per poi farlo vedere ai compagni, avvertendoli delle loro caratteristiche inquietanti. Quando Guelfo le chiede come faccia a sapere quel nome e quei particolari, la paladina scuote la testa: non ne ha assolutamente idea.
Eric alza le spalle: "probabilmente è soltanto un sogno", dice con aria rassicurante: il giovane sembra poco interessato alla faccenda, preso com'è dalla forte curiosità nei confronti della sua misteriosa mappa, che ormai osserva con frequenza quotidiana. Forse è proprio per questo motivo che lui stesso comincia a sentirsi stranamente osservato.

Loic è di buon umore: "Yasmuda: l'uccello che cerca la donna nuda!", esclama a gran voce, ridacchiando. In un attimo cala il gelo, e tutti abbassano la testa imbarazzati.

Il bruciore della ferita degli aggressori della notte scorsa tormenta ancora Solice, mentre quelle di Guelfo sembrano cominciare lentamente a migliorare. Al tramonto si cerca un riparo per la notte: Nicolas preme per cercare un luogo chiuso, incontrando però l'opposizione di Loic: "non credo proprio che murarci vivi dentro una grotta o simile sia una buona idea, con quei mostri in giro", commenta il più alto dei Navar; Nicolas spiega però che è proprio per via della presenza dei misteriosi aggressori che un luogo chiuso potrebbe consentire alla Dea Kayah di proteggere il sonno del gruppo. Anche Eric si mostra favorevole all'idea della grotta, visto che in campo aperto sarebbe quasi impossibile contenere i veloci attacchi di quelle creature, come ha dimostrato la battaglia della notte precedente.

Non resta dunque che trovare un riparo adeguato. L'obiettivo viene raggiunto nel giro di qualche decina di minuti, quando sul fianco opposto dell'altopiano che prosegue parallelamente al lago vengono rinvenute delle aperture simili a delle grotte. Loic è ancora una volta molto scettico: "ne ho visti troppi di cunicoli, per fidarmi di loro", commenta scuotendo la testa. Nicolas però mantiene il punto, e in breve tempo lui, Solice, Eric e Guelfo si incaricano di esplorare l'apertura che sembra più agevole. I quattro si avventurano così nel cunicolo, mentre Loic resta a guardia dei cavalli insieme a Desiree. L'apertura si rivela essere ben presto un sistema di gallerie scavate nella roccia da mano umana, risalente probabilmente all'epoca turniana. Superato un quadrivio si raggiunge una stanza particolarmente strana, sul soffitto della quale è installata una sorta di grata metallica: due aperture sottili, situate ai due lati della parete più lontana, scendono verso quello che sembra essere il lago di Sedna.

Mentre Solice, Eric e Guelfo constatano la presenza dell'acqua del lago oltre le due aperture Nicolas spende qualche minuto ad osservare la struttura: "deve trattarsi di un sistema di controllo a supporto della diga", afferma poi con convinzione, "probabilmente da utilizzare per controllare i riflussi dell'acqua e impedire che le inondazioni possano consentire all'acqua in eccesso di gravare su di essa". La spiegazione è affascinante, per quanto nessuno sia in grado di comprenderne l'effettiva portata. Viene comunque deciso di portare dentro i cavalli e di utilizzare la stanza come riparo per la notte: i turni di guardia vengono regolarmente organizzati, con le sentinelle appostate rispettivamente all'ingresso e in conseguenza delle due aperture della stanza. Una torcia accesa viene inoltre lasciata all'altezza del quadrivio insieme ad alcune frasche che celano al loro interno un paio di pentole contenenti dei sassi, creando così delle rudimentali campane che possano smascherare con il loro suono l'arrivo di visitatori indesiderati.

Il primo turno passa senza complicazioni. Non è così per il secondo: Eric e Guelfo avvertono distintamente dei movimenti all'altezza del quadrivio, e anche se le campane non svolgono la loro prevista funzione ben presto la torcia disegna ombre sinistre all'interno dello stretto corridoio. "Stanno arrivando!" grida Guelfo, che si accinge a svegliare tutti. Eric punta il primo aggressore con la balestra, riuscendo a colpirlo prima che possa avvicinarsi troppo e provocandone la caduta a pochi metri dall'apertura della stanza.

Il dono di Nicolas

Nicolas è il primo a riprendere coscienza: vista la situazione, il paladino decide di chiedere l'aiuto della Dea Kayah, invocando con successo il suo dono di protezione all'interno della stanza. Subito l'avanzata dei misteriosi aggressori subisce una botta d'arresto, che dà agli altri il tempo di destarsi e raggiungere le armi e l'equipaggiamento. Solice si inginocchia in preghiera, cercando di vincere la paura che ancora prova in conseguenza dell'assalto della notte scorsa: Desiree, una volta sveglia, nota con orrore che l'ambiente oltre la grata presente sul soffitto è anch'esso popolato da creature. Dopo aver preso la mira, scaglia dunque una delle sue frecce attraverso la griglia di ferro: il suo bersaglio cade riverso al suolo, e il suo braccio destro scivola lungo le sbarre, restando intrappolato: in quel momento ci si rende conto che si tratta di una ragazza, probabilmente ancora in giovane età.

L'assalto delle creature si fa via via sempre meno violento: le poche che sfidano la sorte avvicinandosi alla stanza subiscono sulla loro pelle gli effetti provocati dal dono, che provoca profonde emorragie: persino il braccio della ragazza, già ferita dalla freccia di Desiree, subisce tali effetti. Solice chiede a Loic di sollevarla, in modo da poter raggiungere la ragazza e cercare di comunicare con lei: "mi sembra una pessima idea", le risponde il giovane, ma la paladina sembra molto motivata, e sottolinea che la presenza della grata offre una protezione sufficientemente sicura. Loic alza le spalle e acconsente a sollevarla, mentre Nicolas stringe la mano della giovane ferita sia per darle conforto che per impedirle di reagire in modo pericoloso al tentativo. Quando Solice si trova a pochi centimetri dal volto della giovane, non può far altro che constatare la gravità delle sue condizioni: lo sguardo della sventurata sembra spento, incapace di fissarsi su qualcosa per più di un istante. La paladina decide di fare un ultimo tentativo, togliendosi il braccialetto ornato con i simboli degli Dei che indossa e muovendolo piano di fronte a lei, cercando così di catturarne lo sguardo. Il tentativo sortisce l'effetto sperato: lo sguardo della giovane ferita si fissa su di esso, poi scruta la paladina negli occhi: "liberami", dice con un filo di voce, prima di perdersi ancora una volta nel vuoto.

Missione di recupero

Nel giro di qualche minuto le creature, incapaci di penetrare il baluardo difensivo eretto dalla fede di Nicolas, decidono di ritirarsi. La paladina comunica la faccenda a Nicolas e agli altri: "dobbiamo andare a recuperarla", afferma con convinzione. Eric e Loic sembrano perplessi all'idea di una operazione indubbiamente avventata, specialmente per via del fatto che non si possiede alcuna reale informazione su come si possa raggiungere quella stanza, né tantomeno sul numero di creature ancora presenti all'interno dei cunicoli. "Questa mi sembra davvero una cazzata", sostiene Loic: ma Nicolas si mostra d'accordo con la scelta di Solice, affermando che è senza dubbio la cosa giusta da fare. Eric sottolinea di come sia necessario andare in tanti: alla fine saranno lui, Solice, Guelfo e Loic a prendere parte alla spedizione di recupero, mentre Nicolas e Desiree resteranno a proteggere la stanza: il paladino non ha infatti la possibilità di muoversi, pena l'annullamento immediato del dono.

Dopo aver liberato il corridoio dalla carcassa di uno dei caduti Eric si avventura in direzione del cunicolo che, secondo tutti, ha maggiore probabilità di portare al piano superiore: il gruppo procede alle luci delle lanterne, fino a raggiungere una stranza del tutto simile a quella utilizzata per la notte, il cui soffitto è crollato formando una rampa che porta proprio al piano superiore. "E' proprio il nostro giorno fortunato!", esclama Loic con evidente sarcasmo.

Eric è il primo a salire, seguito da Solice che ha il compito di portare una delle due lanterne. Sinistri rumori nell'ombra preannunciano l'arrivo di possibili problemi: la conferma è lesta ad arrivare: non appena giunti al piano superiore i due vengono attaccati da tre creature. Eric è lesto a disfarsi della sua, mentre la paladina non riesce neppure a sfoderare la spada, limitandosi a schivare gli attacchi per non essere nuovamente sopraffatta. Sentendo rumore di problemi Loic decide di anticipare Guelfo, e in pochi attimi è anche lui al piano superiore: lì ha modo di attaccare uno dei due aggressori di Solice, riducendolo a un ammasso sanguinolento: ma un altra creatura è già pronta a rimpiazzarlo, mentre altri aggressori sbucano improvvisamente fuori anche dalle aperture presenti al piano inferiore.

Guelfo cerca di salire, ma le ferite non gli consentono la necessaria velocità: una delle creature riesce ad abbrancare la sua caviglia, costringendolo di fatto a una nuova battaglia. "Serve aiuto qui sotto!", urla a gran voce il giovane, che viene ben presto messo a terra dal suo aggressore. Loic guarda Solice, che gli assicura di essere in grado di resistere, e scende ad aiutare l'amico: sono sufficienti un paio di colpi ben assestati della sua ascia per avere la meglio sugli assalitori, consentendo al mago di issarsi su per l'apertura: il secondo avversario di Solice cade intanto vittima del martello di Eric, che si appresta a erigersi a difesa del corridoio. Guelfo, Loic e Solice corrono verso la stanza in cui si trova la ragazza, mentre Eric li segue arretrando tenendo a bada nuovi assalitori. Una volta raggiunta la sventurata, la paladina cerca di liberarle il braccio dalla grata di ferro: la giovane non comprende il gesto e tenta nuovamente di azzannare Solice, ma le sue stesse condizioni le impediscono di nuocere.

Con un solo, possente gesto, Loic scardina la grata di ferro, mentre Eric e Guelfo si appostano sulle due aperture della stanza, pronti a intervenire al minimo segnale di pericolo: i rumori concitati provenienti dal suo corridoio convincono il mago della necessità di invocare un incantesimo di contenimento: Fer-Kor pronuncia dunque agitando le mani, richiamando a sé la sostanza magica che per consistenza ed effetti ricorda una ragnatela: nel giro di pochi istanti l'apertura del corridoio si ricopre di filamenti biancastri, bloccando ogni possibile accesso alla stanza. Eric fa buona guardia sull'altro ingresso, dando il tempo al resto del gruppo di calarsi nuovamente nella stanza iniziale.

Non resta che farlo.

La caduta

Per prima cosa viene calata la ragazza ferita, ormai priva di sensi: Nicolas e Desiree si preoccupano di appoggiarla a terra, e la ragazza incomincia a medicare le sue ferite: subito dopo si cala anche Solice, che la raggiunge con l'intento di aiutarla nelle cure; il terzo a scendere è Guelfo. "Vai tu adesso" esclama a quel punto Eric rivolto al fratello: "approfittiamone ora, che sembrano finiti". Ma Loic scuote il capo, facendo capire di voler chiudere la fila; Eric annuisce, e salta giù.

E' la volta di Loic: purtroppo, il giovane non calcola bene le distanze e al momento di spiccare il salto non si avvede che Guelfo è pericolosamente vicino alla sua traiettoria d'arrivo (3-3-3 di atletica): i due impattano con grande violenza, finendo entrambi a terra. Il mago subisce ferite tutt'altro che lievi, ma è Loic a farne le spese maggiori fallendo clamorosamente il tentativo di arrestare la sua già rovinosa caduta (4-4-4 di "atletica"): il giovane cozza duramente contro il pavimento e il muro della stanza, subendo ferite aggiuntive e restando stordito per via del violento impatto.

Nicolas, Desiree, Eric e Solice guardano impotenti la scena, apprendendo nel peggiore dei modi che le misteriose creature non sono certo l'unico pericolo che si annida in quei cunicoli infidi.

Parole d'Oro, 23 Agosto 517

La notte trascorre tutt'altro che tranquilla: mentre Desiree lavora febbrilmente per medicare i feriti Solice cerca di stabilire un contatto con la ragazza recuperata, scegliendo di non legarla per non provocarle ulteriori ferite e cercando di tenerla ferma con le braccia. Guelfo, ancora dolorante, si posiziona vicino alla paladina con la spada sguainata. "Se comincia a dare di matto dubito che riuscirai a tenerla", spiega a
Solice, che lo guarda con aria interrogativa. Desiree intanto analizza le ferite della giovane e dell'altro "prigioniero" presente all'interno della stanza: sembrano enormi lividi, forse provocati da emorragie interne.

La giovane riprende conoscenza: è estremamente debilitata e sembra incapace di formulare parola. La paladina chiede a Pyros di aiutarla nel difficile compito, invocando il dono del coraggio su coloro che si trovano intorno a lei: oltre alla sua interlocutrice anche Guelfo e Loic riescono a beneficiare della sensazione di fiducia, che riesce a lavar via da loro alcune delle ansie e delle preoccupazioni delle ultime ore.

"Vedo il sole, ora", dice a un certo punto la ragazza, rompendo il silenzio: la sua voce è estremamente flebile, e i suoi occhi si aggrappano a quelli di Solice.
La paladina cerca di tenere vivo il contatto, facendole domande molto semplici su come si chiami e dove si trovi; le risposte della ragazza, confuse e inquietanti, non tardano ad arrivare.
"sono dappertutto... è dappertutto... Lui aspetta, riposa... è qui sotto... qui sopra.... sopra di noi".
"Chi è lui?" chiede Solice.
"Lui è... tutto quanto. E' qui. Qui intorno a noi, dentro di noi, dentro ai pesci volanti...", risponde confusamente la ragazza.
"Come ti chiami?"
"Colui che riposa e attende. Lui... ritornerà. Io porto il suo messaggio..."
A quel punto Guelfo interviene, dicendo a Solice di chiedere quale sia il messaggio: la paladina acconsente, ma la risposta alla sua domanda è semplicemente: "E' qui".

La discussione prosegue per alcuni minuti, nel corso dei quali gli occhi della ragazza sembrano emergere sempre più dall'oblio: la lotta della giovane per liberarsi dall'influenza negativa che evidentemente la tiene soggiogata ricorda alla paladina quella di un corpo intrappolato sotto l'acqua che cerca disperatamente di tornare a respirare, restando però prigioniero da un sottile quanto inattraversabile velo posto subito sotto la superficie. Nel tentativo di fornirle l'appiglio per attraversarlo Solice agita ancora una volta il suo braccialetto davanti ai suoi occhi, mentre Nicolas si avvicina anch'egli per fornire il suo supporto.

Morire libera

A un certo punto la ragazza comincia a respirare affannosamente, e sotto lo sguardo dei paladini emerge per un attimo dal suo stato semi catatonico: il tutto dura poco più di un istante, nel corso del quale sembra finalmente libera dall'influenza negativa esercitata dalla misteriosa presenza che sembrava tenerla fino a quel momento soggiogata. Purtroppo, le sue condizioni peggiorano di lì a poco: Solice e Nicolas si rendono ben presto conto che la liberazione dalla misteriosa entità ha privato la giovane della maggior parte della sua energia vitale e impotenti la guardano spegnersi.

"E' morta come una persona libera", mormora Nicolas, chiudendole gli occhi. Solice annuisce: quanto appena accaduto commovue e rattrista entrambi, ma quel tragico epilogo non sembra del tutto privo di speranza.

Le prime luci dell'alba

"Da questo momento in poi dobbiamo cavarcela da soli" esclama Nicolas, avvertendo che il suo dono di protezione è prossimo ad esaurirsi: poco dopo, anche l'uomo legato presente all'interno della stanza riprende i sensi, cominciando a urlare.

Guelfo, Loic, Eric e Solice discutono insieme a Nicolas dei numerosi indizi forniti dalle parole della ragazza defunta: a quanto pare il lago è infestato da un'entità antica ed ancestrale, prossima al risveglio. La logica conseguenza di ciò è sottolineata da Guelfo, che appare decisamente preoccupato: "sembra proprio che non abbiamo a che fare con una moltitudine informe di individui senza cervello, ma con una forma di vita intelligente che li comanda e li utilizza come dei soldati ai suoi ordini. Un'entità che ora SA che noi sappiamo, e che cercherà in tutti i modi di farci fuori".
"Dobbiamo uscire di qui al più presto" esclama Solice, preoccupata che il gruppo venga attaccato da altri sventurati e per questo costretto ad affrontarli. "Non ci conviene", ribatte Loic: "questi girano soltanto di notte, se aspettiamo il sorgere del sole non saranno più un problema... per un pò". Guelfo annuisce, facendo notare che in fondo non manca molto all'alba: si decide quindi di attendere quel momento.

L'incontro con sir Brian Vowest

E' ancora una volta la fitta nebbia biancastra, in agguato all'uscita dei cunicoli, ad avvolgere il gruppo in un pallido abbraccio. La marcia prosegue dal punto in cui si era interrotta la sera precedente: verso il lago, verso la tenuta di Lord Wilhelm Keitel, diretto o indiretto responsabile di quanto sta accadendo. Nessuno ha dubbi su quanto vada fatto: malgrado la notte insonne, le vicende vissute e le sconvolgenti conclusioni raggiunte hanno rinsaldato la convinzione di tutti che i diabolici esperimenti compiuti in questo luogo dimenticato dagli Dei vadano fermati ad ogni costo.

Loic e Desiree in avanscoperta

Dopo alcuni minuti di cammino il gruppo avvista alcune costruzioni, al di sotto delle quali sembra esserci un certo numero di luci in movimento. "Ne conto sette", dice Desiree: "vanno avanti e indietro, forse è un pattugliamento o qualcosa del genere". Si decide di proseguire, sia pure con la massima cautela: dopo poche decine di metri, però, tutti si rendono conto che il rischio di essere avvistati comincia a diventare non indifferente.

"Qualcuno deve andare avanti a dare un'occhiata", afferma a un certo punto Nicolas, "o finiremo per farci avvistare anzitempo". L'assenza di Julie si fa sentire: nessuno sembra infatti avere le caratteristiche necessarie per svolgere l'incarico senza il rischio concreto di commettere errori dalle conseguenze imprevedibili. "Non guardate me" afferma Guelfo, ancora dolorante per le molte ferite ricevute nei giorni passati. Desiree e Solice si propongono entrambe, ma Loic scuote la testa: "nessuna di voi può andare da sola: non sappiamo cosa potrebbe nascondersi in questa dannata nebbia: andrò io".
La proposta di Loic è rischiosa: il giovane indossa una cotta di maglia, particolarmente visibile alla luce del giorno e non certo silenziosa... per non parlare della sua tutt'altro che discreta ascia a due mani; il ricordo delle terribili esperienze dei giorni precedenti è però sufficiente a corroborare il discorso del giovane, che ottiene alla fine il mandato: Desiree si incaricherà comunque di seguirlo, tenendo pronto l'arco in caso di necessità.

Lo scivolone

La nebbia favorisce Loic, che avanza furtivo riuscendo a portarsi molto vicino alla zona in cui era stato in precedenza intravisto del movimento. Giunto su un clivio non lontano dalle prime abitazioni il giovane si prende qualche istante per guardarsi intorno.
E' proprio in quel momento che uno strano rumore simile ad un cigolio lo costringe a un movimento brusco, che purtroppo degenera in una vera e propria disgrazia: il giovane calcola male le distanze tra lui e il bordo del clivio, finendo per mettere il piede in fallo e cadendo di fatto giù, verso l'ignoto (2-2-2 di furtività).

CRASH!

Il giovane si rende ben presto conto di aver commesso un imperdonabile errore, trovandosi nel bel mezzo di una carovana di piccoli carri da trasporto... uno dei quali giace ora semidistrutto sotto di lui. Fortunatamente, l'impatto sembra essere stato attutito da "qualcosa": guardando più attentamente, Loic scopre non senza disgusto che si tratta di cadaveri in putrefazione.

"Altolà!" In men che non si dica Loic viene circondato da due o tre soldati con l'arma in pugno che, non meno meravigliati di lui, cercano di capire cosa sia successo. Il loro capo sembra essere un individuo vestito di bianco, che ha tutta l'aria di essere uno dei maestri del Vento. E' propro lui ad avvicinare Loic.

Il giovane pensa velocemente, cercando di mettere insieme una storia credibile che gli consenta di uscire dalla situazione nel migliore dei modi: decide rischiare il tutto per tutto puntando sul forte senso dell'onore che dovrebbe contraddistinguere dei cavalieri come i maestri del Vento in fondo dovrebbero essere."Chi sei?"
"Lord Albert mi ha detto che la veste bianca vale poco, da queste parti!"
Il cavaliere non sembra essere uno stupido o uno sprovveduto, e non dà l'impressione di abboccare: "non essere ridicolo, e dimmi chi sei".
Loic non si dà per vinto, e continua con la sua interpretazione: "e non solo: mi ha detto anche che ha paura di uno scontro diretto!".
Il cavaliere sorride, forse divertito dal tentativo del suo interlocutore. "Ho visto attori migliori: dovresti spacciarti per un chierichetto, saresti più credibile. Cosa sei venuto a fare?"
"Siamo venuti a morì", risponde a quel punto Loic.
"Siamo?" chiede il cavaliere, guardando improvvisamente verso l'alto: ai suoi occhi non sfugge il viso di Desiree che nel frattempo, avendo sentito il capitombolo, era accorsa a sincerarsi della buona salute del suo fidanzato.
Loic, accortosi della situazione, continua a improvvisare: "si, io e la mia ragazza: gli volevo far vedere che non valete un cazzo... e a quanto pare ho ragione!"
"Prendetela", dice sir Brian a due dei suoi uomini, che senza farselo ripetere incominciano a correre in direzione della ragazza.
"D'altronde lo sa pure lui, Lord Albert, che voi non valete un cazzo..." continua imperterrito Loic.
"Prima dimmi cosa siete venuti a fare", insiste sir Brian, restando calmo.
"Siamo venuti a morì", risponde Loic. "Io e te: tu non lo sapevi, io si".
"Non credo che sia la verità".
"Io non dico mai la verità", sottolinea Loic, nella speranza di farlo innervosire.
"Dimmi cosa sai", lo incalza sir Brian.
"Seguo le vostre tracce da molto tempo: Lord Albert..." fa per ricominciare Loic, ma stavolta sir Brian lo interrompe, sguainando la spada.
"Allora le hai le palle", commenta Loic, soddisfatto.
"Vediamo a chi rimarranno", risponde sir Brian, preparandosi allo scontro.

Il duello tra Loic e Lord Brian

Loic, leggermente penalizzato da alcune lievi ferite, decide di tentare il tutto per tutto sfruttando la maggiore lunghezza della sua arma e assestando un forte colpo iniziale. Sir Brian si rivela però essere un combattente molto preparato e riesce non soltanto a batterlo in velocità ma anche a colpirlo per primo, sia pure soltanto sull'armatura. Loic risponde colpendolo a sua volta: la sua ascia si infrange però sull'armatura di maglia dell'avversario. "Ci siamo toccati", lo incalza il giovane, preparandosi al secondo round.

Loic non riesce a colpire sir Brian, che colpisce una seconda volta: il colpo raggiunge Loic alla gamba sinistra, oltrepassandone l'armatura. Il giovane tenta il contrattacco, ma non riesce a penetrare le difese del cavaliere.

Il terzo round si apre ancora all'insegna di sir Brian, che va ancora a segno: stavolta il colpo viene completamente assorbito dalla maglia del giovane, che non riesce però a colpire il suo avversario.

Il quarto round vede ancora sir Brian a segno: il colpo raggiunge Loic alla stessa gamba di prima: il giovane barcolla, ma riesce a tenersi in piedi e può contrattaccare andando a sua volta a segno: ancora una volta l'armatura di sir Brian blocca il danno, ma Loic guadagna l'iniziativa per il round successivo.

Il quinto round è aperto da Loic, che non riesce a mettere a segno il colpo: sir Brian risponde con il suo consueto attacco, che stavolta viene però bloccato dal giovane che si prepara a colpire ancora.

E' finalmente al sesto round che Loic riesce ad raggiungere un risultato importante: il suo colpo penetra le difese di sir Brian e la sua ascia si conficca a fondo nell'armatura di maglia che protegge la gamba destra del cavaliere, penetrando in profondità. Sir Brian, piacevolmente impressionato dalla forza d'animo mostrata dal giovane, arretra di un passo facendo capire che per lui la cosa può fermarsi qui.

La cattura di Loic e il ferimento di Desiree

Sir Brian decide che uccidere uno come Loic potrebbe essere uno spreco, e decide pertanto di portarlo dai suoi superiori: ordina dunque ai suoi uomini di metterlo agli arresti, lasciandogli però tenere le armi in segno di rispetto. La carovana si prepara quindi a rimettersi in marcia, aspettando soltanto il ritorno dei due uomini precedentemente inviati a catturare Desiree.

La ragazza, accortasi di essere inseguita, è lesta a fuggire in direzione del gruppo: con grande rammarico si rende però conto che i soldati sulle sue tracce, malgrado le armature, si dimostrano più veloci di lei.
"Ferma!", le ordina uno dei due, sguainando la spada: "se non ti fermi immediatamente sarò costretto a colpirti!".
La ragazza continua a correre, preparandosi a schivare il colpo di lì a poco: il suo tentativo si mostra però terribilmente goffo (2-2-2 di schivare): Desiree sente il dolore della lama che affonda nel suo braccio: come se non bastasse finisce a terra insieme al suo aggressore e la spada si scheggia leggermente all'interno della ferita, provocando danni ulteriori.

In quel momento, a Solice e Nicolas sembra di sentire un rumore: "sembra un grido... potrebbe essere Desiree!", pensano entrambi ad alta voce; un secondo dopo, il gruppo al completo avanza di corsa in quella direzione, fino a raggiungere la zona in cui la cattura di Desiree ha appena avuto luogo. La nebbia si rivela in questa circostanza una preziosa alleata, consentendo al gruppo di avvicinarsi di soppiatto e persino di prendere di mira gli aggressori senza essere visti.

Solice avanza alle spalle dei due: Desiree la vede, ma uno dei due soldati si accorge dello sguardo d'intesa e si volta scoprendo la presenza della paladina, che non appena se ne avvede incomincia a parlare.

"Quella ragazza è sotto la mia protezione: lasciatela andare".
I soldati si voltano entrambi, assumendo una posizione difensiva: "ha attaccato la nostra spedizione: adesso è una nostra prigioniera".
Solice scuote la testa: "E' sotto la protezione degli Dei: lo ripeto, lasciatela andare". La paladina si rende conto che l'amica è ferita, e non nasconde un profondo senso di indignazione di fronte a due soldati che hanno colpito una donna disarmata: "avete di certo dimostrato un grande coraggio, nel volgere le vostre armi contro di lei".
"Stava provando a scappare: è stata avvisata".
La paladina continua ad avanzare, sguainando lentamente la spada e fermandosi a circa dieci metri dai soldati.

A un certo punto il silenzio viene rotto da due colpi di balestra che, sferrati da Nicolas ed Eric, raggiungono il soldato più esposto che si accascia, ferito. Il suo compagno è lesto a rendersi conto della situazione e in un attimo si arrende: Eric e Nicolas si affrettano a circondarlo, mentre Guelfo e Solice raggiungono Desiree. "Stai bene?" le chiede il fratello. "Cosa è successo? Dov'è Loic?"

Desiree racconta l'accaduto: a quanto pare non c'è un attimo da perdere. Eric e Nicolas incominciano a legare le guardie, che nel frattempo vengono interrogate sulla dislocazione dei carri della carovana, sul numero totale dei soldati e sulle varie possibilità a disposizione del gruppo per portare aiuto al compagno prigioniero: la situazione sembra disperata, ma nessuno sembra avere dubbi su cosa vada fatto.

Lo scontro con sir Brian Vowest e sir Enrique Grognard

Il piano d'azione è per forza di cose subordinato alla necessità di muoversi in fretta: l'attacco alla carovana dovrà avere luogo prima che la prolungata assenza dei due soldati inviati a catturare Desiree possa insospettire i due Maestri del Vento che, stando ai prigionieri, si trovano al comando.

Desiree resta invece indietro a fasciarsi il braccio, che necessita di cure immediate; Eric e Nicolas caricano la balestra, mentre Solice avanza con la spada sguainata: Guelfo segue a breve distanza, pronto a dare il suo supporto con le arti magiche: il mago pronuncia per due volte consecutive la medesima serie di rune, ricoprendo di fuoco due bastoni che stringe saldamente nelle sue mani. Col favore della fitta nebbia in pochi minuti viene raggiunto il promontorio al di sotto del quale si trova la carovana, ancora in attesa: è proprio a pochi metri da esso che Solice e a Nicolas notano una figura intenta a scrutare nella loro direzione, probabilmente una vedetta, che accortasi a sua volta della presenza del gruppo salta giù per dare l'allarme: ormai scoperto, il gruppo decide di rompere gli indugi e si affretta a raggiungere il bordo del promontorio.

Nel frattempo, la vedetta comunica a sir Brian Vowest la presenza di un manipolo di uomini in rapido avvicinamento: il maestro del vento dà ordine di disarmare Loic, per evitare che egli possa dar man forte a quelli che si aspetta essere probabilmente i suoi compagni. Il giovane cerca di reagire, ma non può impedire agli uomini di sir Brian di entrare in possesso della sua ascia. Un istante dopo le sagome di Nicolas, Eric e Solice compaiono sul bordo del promontorio. "Ve l'avevo detto che erano paladini!", esclama Loic nella speranza di intimorire i suoi carcerieri: "fate ancora in tempo ad arrendervi, prima che la furia di Pyros si abbatta su di voi!".

Sir Brian fa un rapido cenno della mano, a seguito del quale sir Enrique e altri due soldati imbracciano le loro balestre.
Solice raggiunge il bordo del promontorio, mostrando lo stemma presente sul suo scudo: "State tenendo prigioniera una persona che è sotto la protezione degli Dei: liberatela e arrendetevi!", esclama a gran voce.
Sir Brian non si fa intimorire: "i bugiardi non hanno nulla a che vedere con gli Dei" tuona di rimando, mostrando tutta l'impressione di non voler cedere.
Solice annuisce, rassegnandosi all'inevitabile: "a quelli tra voi che non impugneranno le armi contro i soldati della chiesa non verrà fatto alcun male".

Da quel momento in poi, tutto accade molto in fretta: Eric e Nicolas fanno fuoco con le loro balestre riuscendo a colpire, sia pure in modo marginale, sir Brian. Solice salta giù per il promontorio, dando modo a Guelfo l'opportunità di sporgersi a sua volta sul bordo e di lanciare i suoi bastoni infuocati. Loic osserva con terrore la traiettoria di uno dei due, destinato a giungere proprio dalle sue parti: "fuggite, sciocchi!" urla ai soldati che lo trattengono cercando di enfatizzare la sua stessa paura: "voi non avete idea di quello che sta per succedere!".

Un istante dopo il lancio Guelfo subisce il fuoco incrociato dei balestrieri agli ordini dei maestri del vento: due dardi si conficcano nelle sue carni, provocandogli ulteriori ferite. Il mago riesce a restare cosciente e fa confluire l'ultimo residuo del suo potere all'interno di uno dei bastoni infuocati, provocandone l'esplosione: le schegge infuocate colpiscono al volto e alle gambe due dei soldati della scorta, dando la possibilità a Loic di divincolarsi e tentare la fuga: "vi avevo avvertito", esclama Loic, riuscendo a schivare il tentativo di sir Brian Vowest di chiudergli la strada e portandosi via dallo scontro.

Eric e Nicolas abbandonano la balestra e raggiungono Solice. I tre trovano riparo dietro uno dei carri situati a valle del promontorio: dietro di esso, compatti, si schierano sir Brian, sir Enrique e due dei soldati della scorta. La paladina ingaggia uno dei due soldati, mentre Nicolas si para di fronte a sir Enrique: a Eric, armato di martello a due mani, si presenta il difficile compito di dover fronteggiare tanto sir Brian quanto l'altro soldato, ma non tutte le speranze sembrano perdute: un attimo prima dell'inizio del combattimento, il giovane nota con la coda dell'occhio la vicinanza del secondo bastone infuocato di Guelfo; decide quindi di arretrare leggermente in modo da costringere il suo secondo avversario ad avvicinarsi molto all'apparentemente innocuo tizzone. Guelfo è lesto nell'approfittare dell'errore di quest'ultimo, e non appena egli si avvicina troppo impiega parte della sua Volontà residua per far deflagrare l'ultima delle sue armi: il soldato subisce alcuni danni, sufficienti a rintronarlo per alcuni istanti: la manovra libera il fianco di Eric e dà a Guelfo il tempo di scendere a sua volta dal promontorio e raggiungere il soldato per ingaggiarlo a sua volta.

Nel frattempo Loic raggiunge l'altro lato del promontorio e incomincia ad arrampicarsi, allontanandosi ulteriormente dalla zona del combattimento: raggiunta la sommità si accorge però della presenza di un altro soldato armato di arco, lo stesso che aveva individuato l'avvicinarsi del gruppo. Loic riflette per un istante sul da farsi, valutando la possibilità di nascondersi dietro un masso per proteggersi dall'imminente freccia: tuttavia, non convinto della protezione assicurata dalla pietra, decide di estrarre il suo pugnale e di caricare l'avversario. La freccia fende l'aria colpendolo al braccio ma non è sufficiente a impedirgli di raggiungere il suo obiettivo, costringendolo a una rapida fuga.

Il primo round

  • sir Brian porta il suo attacco ai danni di Eric, che blocca il colpo e contrattacca senza risultato.
  • Il colpo di Nicolas non riesce a raggiungere sir Enrique, che risponde con un fendente velocissimo deviato con grande affanno dal paladino.
  • Solice si muove per prima ma il suo colpo non impensierisce il suo avversario, che risponde in modo altrettanto fiacco: la paladina riesce a schivarlo aprendosi la strada per un affondo, che però fallisce il suo bersaglio, e devia con lo scudo un secondo fendente a lei rivolto in conseguenza del tentativo.
  • Guelfo raggiunge il suo avversario, che si riprende dallo stordimento e si prepara a fronteggiare il mago: fortemente debilitato dalle sue ferite, il giovane adotta una strategia di contenimento dell'avversario limitandosi a parare i suoi colpi: tale assetto difensivo gli consente di bloccare il primo dei fendenti a lui indirizzati.
  • Il pugnale di Loic colpisce di striscio il suo oppositore, che senza gettare l'arco si volta per darsi alla fuga.

Il secondo round

  • Eric para un secondo fendente di sir Brian: anche il suo pesante martello viene bloccato dalla lama del suo avversario, che appare comunque in difficoltà di fronte all'arma a due mani del giovane.
  • Nicolas prova nuovamente a colpire sir Enrique, ma il maestro del vento sembra fuori dalla sua portata e, quando risponde con il suo attacco, costringe ancora una volta il paladino a una difesa disperata.
  • La spada di Solice viene agevolmente bloccata da quella del suo avversario, che per tutta risposta tenta di scaraventare al suolo la Paladina, senza successo: anche il suo contrattacco si stampa ancora una volta sullo scudo della ragazza.
  • Guelfo blocca per la seconda volta l'attacco del suo avversario, scegliendo anche stavolta di non contrattaccare.
  • Loic insegue con successo l'arciere, che però riesce stavolta a schivare il pugnale.

Il terzo round

  • Eric para il terzo fendente di sir Brian, aprendosi la strada per il colpo destinato a cambiare le sorti dello scontro: il suo martello colpisce duramente la gamba del maestro del vento, che crolla privo di sensi ai suoi piedi.
  • Sir Enrique evita agevolmente il terzo attacco di Nicolas e stavolta la sua risposta raggiunge il paladino all'addome, non riuscendo però a penetrare l'armatura di cuoio del giovane.
  • La lama di Solice si rivela nuovamente una minaccia di lieve entità per il suo avversario, che non riesce però a colpire la paladina.
  • Guelfo blocca per la terza volta l'attacco del suo avversario, tirando un sospiro di sollievo non appena prende coscienza della caduta di sir Brian.
  • Loic continua il suo inseguimento: il suo pugnale lacera l'armatura del suo avversario, senza però produrre danni evidenti.

Il quarto round

  • Eric converge sull'avversario di Guelfo, che vista la situazione decide di chiudersi in difesa: viene comunque raggiunto tanto dalla spada del mago quanto dal martello del giovane: è proprio questo secondo colpo, molto violento e indirizzato al braccio sinistro, lo mette definitivamente fuori combattimento.
  • Nicolas prende coscienza delle sorti favorevoli dello scontro e decide di prendere tempo, chiudendosi in difesa. La scelta si rivela saggia: l'ultimo tentativo di sir Enrique di riaprire la battaglia si infrange impotente sul suo scudo. Sir Enrique, prima di essere accerchiato da Guelfo e da Eric, decide di arrendersi.
  • Solice segue l'esempio del confratello, riuscendo a scongiurare l'ultimo attacco rivolto ai suoi danni: anche il suo avversario, accortosi della mala parata, decide di gettare le armi.
  • L'avversario di Loic non è così fortunato: il giovane lo raggiunge per l'ultima volta, ferendolo alla testa con il suo pugnale: il soldato cade a terra sovrastato dal suo inseguitore, che pone fine alle sue sofferenze con un unico colpo sferrato con violenza e precisione.

Interrogatori e primi piani d'azione

Lo scontro può dirsi concluso: anche il soldato ferito dal tizzone di Guelfo, datosi alla fuga, viene raggiunto da Eric e costretto all'impotenza. Incredibilmente nessuno sembra aver riportato ferite di rilievo, con la sola eccezione di Guelfo; di li a poco sopraggiunge anche Desiree, che si affretta a prestare i primi soccorsi al fratello. "Quanti prigionieri!", esclama Eric: "se il boia è vivo, ci penserà lui", è l'amaro commento di Guelfo, ancora dolorante.

Loic è di ritorno pochi istanti dopo, e il suo primo pensiero è per Desiree: non appena si accorge della grave ferita al braccio della ragazza, le si avvicina per assicurarsi che stia bene. Eric, Nicolas e Guelfo si occupano di perquisire i prigionieri: i soldati non hanno nulla di interessante, ma al collo di entrambi i maestri del vento viene rinvenuta un misterioso simbolo di metallo, raffigurante una stella a dodici punte in tutto e per tutto simile al "sole" presente sulla pietra di Beid: ciascun pendente presenta un singolo braccio colorato in modo diverso, come a identificare il cavaliere stesso in rapporto allo schema completo.

Mentre Eric e Nicolas si occupano dei prigionieri Solice cerca di raggiungere alcuni contadini presenti sul luogo dello scontro, con l'intento di rassicurarli: "non siamo qui per farvi del male", urla a gran voce, "vogliamo soltanto aiutarvi!". Il suo tentativo sembra avere successo, ma produce un effetto imprevisto: i contadini tornano sui loro passi, si chinano a osservare le sue vesti e cominciano a prodursi in saluti, suppliche e preghiere. Sembra che la paladina ricordi ai contadini la figura di Santa Chiara, una martire di Pyros già incontrata da Solice nel corso delle conversazioni avute con sir Steven deRavin. La ragazza chiede spiegazioni, e mostra ai contadini la medaglietta ricevuta in dono dal cavaliere: "io lo sapevo che era così", rispondono loro con lo sguardo pieno di speranza.

Nel frattempo Nicolas, Eric, Loic e Guelfo pongono alcune domande ai soldati prigionieri, chiedendo dettagli sulla provenienza dei corpi trasportati e sulla destinazione della carovana: a quanto sembra i soldati sono convinti che si tratti delle vittime di una misteriosa "malattia", che colpisce alcuni dei contadini della zona trasformandoli in degli sventurati preda di istinti selvaggi, che essi chiamano "gli sperduti": la meta della carovana era una caverna che viene utilizzata come fossa comune, che a quanto pare non è sorvegliata da nessuno.

Prima che il sole sorga del tutto Solice e Guelfo si occupano dell'interrogatorio di sir Enrique Grognard: la paladina cerca di far ammettere al cavaliere le colpe del suo signore, ma il maestro del vento sembra deciso a negare persino l'evidenza pur di tenere fede al suo giuramento, rassegnandosi alla sconfitta e rimettendosi non già al giudizio degli uomini ma a quello degli Dei. Solice resta colpita da una simile determinazione, e dalla fede mostrata nei confronti di una causa così apertamente malvagia: decide quindi di rispettare la scelta del suo nemico, promettendogli che farà il possibile per garantirgli una prigionia dignitosa fino a quando non verrà giudicato per le sue azioni. Guelfo raggiunge la paladina pochi minuti dopo e ha con lei una conversazione per decidere il da farsi, nel corso della quale le espone il suo piano d'azione: "tu hai un certo ascendente su quei contadini", le dice: "tutto si aspetta il nostro nemico, ma non certo una Santa Chiara rediviva che li guidi alla rivolta". Il suo discorso riesce a superare le perplessità della paladina e a convincerla, con la sola eccezione di un punto: la preoccupazione per il destino che aspetterà contadini una volta conclusa l'operazione e abbandonate le parole d'oro a seguito dell'arrivo di Lord Albert o di altre figure legate ai Keitel. La necessità di evitare uno scenario simile a quello già accaduto a Caen spinge la paladina a mettere per iscritto un primo piano d'azione, che decide di consegnare a Guelfo poco tempo dopo: la risposta del mago convince la paladina della necessità di formulare un secondo piano d'azione, che verrà presentato al gruppo non molto tempo dopo.

L'esecuzione di sir Brian Vowest e di sir Enrique Grognard

Nonostante il destino dei prigionieri venga di fatto lasciato nelle mani di Nicolas e di Solice, appare evidente come la ferita aperta dieci anni prima da lord Albert e dai suoi uomini rende i ragazzi di Caen assetati di giustizia e desiderosi di vendetta: entrambi i due paladini non hanno mai ucciso nessuno, ma questo non impedisce loro di pronunciare di comune accordo un verdetto di colpevolezza e una sentenza di morte per i due maestri del vento e per i soldati alle loro dipendenze. A tutti viene data un'ultima possibilità di rinnegare il giuramento prestato nei confronti di Lord Wilhelm per avere salva la vita: i cavalieri rifiutano, mentre i soldati tentano inutilmente di ingraziarsi i paladini fingendo un pentimento fin troppo chiaramente strumentale alla grazia: soltanto a uno di loro verrà risparmiata la pena capitale, giudicato da Solice e Guelfo troppo ingenuo per aver potuto prendere decisioni secondo coscienza.

Nicolas toglie la vita a sir Brian Vowest, mentre Solice prende l'incarico di amministrare l'estrema pena a sir Enrique Grognard; la paladina chiede indicazioni a Loic su come sferrare il colpo per far soffrire la sua vittima il meno possibile, ma il boia la osserva scuotendo la testa: "servono nervi d'acciaio e molta forza: se quel colpo arriva nel modo sbagliato lo manderai incontro a una morte tra atroci sofferenze: sei proprio sicura di volerlo fare tu?". Solice annuisce per non mostrarsi da meno del confratello ma è lo stesso Nicolas, pochi istanti dopo, a dirle che non è necessario che sia lei a compiere il gesto: la paladina annuisce, prende atto della sua debolezza e lascia il compito nelle mani di Loic.

Alterchi tra Loic e Nicolas

Pochi minuti dopo l'esecuzione Nicolas si accorge che Loic ha tolto i mantelli bianchi dai corpi dei due maestri del vento, per poi allontanarsi verso una meta non meglio definita. "Dove stai andando con quei mantelli?", domanda quindi a gran voce all'indirizzo del più alto dei Navar.
"Lo so io" risponde Loic, senza voltarsi.
Il paladino non sembra gradire la risposta: "un momento" esclama, raggiungendo il giovane e ponendosi di fronte a lui: "voglio sapere dove li stai portando".
"Vuoi saperlo davvero? Beh, ci voglio pisciare sopra!" è la risposta decisa di Loic.
"Cosa stai dicendo?" tuona Nicolas, non credendo alle sue orecchie: "questi mantelli verranno sepolti con i corpi dei cavalieri che abbiamo ucciso!".
"Forse per te sono cavalieri: per me sono soltanto due merde, che hanno combattuto contro la chiesa e contro le persone buone per tutta la loro vita: il loro giuramento per me non vale niente, e di certo non permetterò che vengano sepolti come dei signori!".
"Non sei tu a dover decidere come devono essere sepolti!" tuona Nicolas: "nostro è stato il compito di giudicarli, e nostro è il dovere di consegnarli a Kayah nel modo più consono ai suoi dettami, senza profanazione o vilipendio di sorta!".

L'alterco dura alcuni minuti, nel corso dei quali nè Nicolas nè Loic sembrano recedere dalle rispettive posizioni: quando Solice, accortasi della discussione, si avvicina per capire cosa stia succedendo, Nicolas è ben contento di lasciare che sia lei a sbrogliare la questione. Il compito si rivela però molto più difficile del previsto: Loic sembra seriamente intenzionato a mortificare gli abiti dei maestri del vento e le sue parole sono grondanti di odio e rancore: "hanno vissuto nelle tenebre per tutta la vita, non li lascerò morire senza togliergli il loro onore". La paladina scuote la testa, implorando il compagno di consegnarle i mantelli: "Li abbiamo giudicati, li abbiamo condannati, abbiamo tolto loro la vita stessa: il nostro compito è concluso, ora dobbiamo soltanto consegnare i loro corpi agli Dei: con un'azione così meschina, l'unico onore che macchierai sarà il tuo". Alla fine, sia pure dopo molte resistenze, il giovane accetta malvolentieri di consegnare i mantelli: "solo perché me lo chiedi tu. Ma ti dò un consiglio, Solice: quando parlerai a questi contadini ricorda le mie parole e la mia rabbia, perché è questo che hanno provato in tutti questi anni, e sono questi i sentimenti che vorranno vedere soddisfatti".

Il progetto di evacuazione e il discorso agli abitanti del villaggio

Solice, di ritorno da una conversazione con gli abitanti del villaggio nel corso della quale apprende nuove informazioni su Santa Chiara, riflette sui pericoli che il piano di Guelfo rischia di portare a coloro che sceglieranno di prendere parte a una eventuale rivolta. Per questo motivo decide di radunare tutti i compagni e di proporre una importante aggiunta al piano stesso: "non possiamo limitarci a sconfiggere Lord Wilhelm con l'aiuto degli abitanti delle Parole d'Oro: cosa succederà quando ce ne andremo? Prima o poi arriverà qualcuno, forse lo stesso Lord Albert, e di fronte alla notizia della morte del fratello non potrà far altro che prendersela con i contadini, come già fece a Caen dieci anni or sono".

Solice spiega quindi la sua idea: una vera e propria evacuazione delle Parole d'Oro, sfruttando il probabile clima di diffidenza e paura nei confronti della "misteriosa malattia" che i territori confinanti dovrebbero da tempo respirare.
"Le nostre ferite", continua la paladina, "unite al timore di un possibile contagio e all'impossibilità di perquisire o fermare la nostra carovana, dovrebbero di fatto sollevarci dal problema delle guardie che incontreremo: inoltre, avremo la possibilità di deportare in modo sicuro gli eventuali prigionieri che faremo in conseguenza dell'attacco della torre". La paladina si riferisce soprattutto alle possibili presenze "incolpevoli" o solo marginalmente coinvolte con i sinistri piani di Lord Wilhelm, come parenti e domestici.
L'idea piace, ma la scelta della destinazione del luogo vede estremamente scettici Guelfo e Loic: la paladina, che ha tutte le intenzioni di portare i contadini lontano dall'influenza territoriale dei Keitel, ha infatti ingenuamente indicato il vasto complesso collinare situato al di sotto del Massiccio Centrale, comprendente un'area che i ragazzi di Caen sanno essere tutt'altro che sicura (vedi cronaca alla ricerca di Moreville - parte 2).

Guelfo è il primo a parlare: "Solice tu non sai cosa si cela all'interno di quelle colline: è una zona tanto vasta quanto pericolosa, infestata da empii adoratori delle tenebre e cultisti dediti a riti oscuri e dimenticati".
La paladina si mostra scettica di fronte a una descrizione tanto negativa, relativa peraltro a una considerevole porzione di territorio: "è davvero possibile che l'intero complesso collinare sia minacciato da questi individui?"
Loic interviene con grande sicurezza: "non si tratta di una semplice organizzazione: l'obiettivo di quegli uomini è di espandere la loro influenza su tutto quel territorio, costruendo templi, fortezze e luoghi di culto in tutta la zona: dimentica quei luoghi Solice, finiresti soltanto per condannare questa gente a morte certa".
La paladina prova a spostare la possibile meta di diverse decine di chilometri, ma è ben presto evidente che tanto quella regione quanto i territori con lei direttamente confinanti sono fuori discussione tanto per il mago che per Loic: non resta che prenderne atto e cercare un altro luogo. Loic propone il piccolo bosco situato nella zona sud di Anthien che ospita una comunità di Harkel, già noto ai ragazzi di Caen (vedi cronaca un fidanzamento che non s'ha da fare), ma anche quella meta viene scartata in quanto davvero troppo vicina all'area di influenza dei Keitel.

La terza proposta parte da Guelfo, che popone i territori della signoria dell'amico André Navon: sostiene energicamente che la foresta ivi contenuta è il luogo perfetto per nascondere i fuggiaschi alla vista dei Keitel e che il cavaliere non avrà certamente problemi a garantire loro la necessaria protezione, accettando di buon grado "qualche braccio in più". Solice è un pò perplessa, ma Guelfo la rassicura: "è senz'altro il luogo migliore che possiamo offrire a quelle persone: inoltre, con il barone di Laon fuori gioco, avremo di certo meno problemi durante il tragitto". Ancora una volta, dunque, la scelta di ricorrere all'aiuto del cavaliere mette tutti d'accordo.

L'arrivo al villaggio

I morti vengono sistemati sui tre carri ancora in grado di muoversi, alla guida dei quali vengono disposti gli abitanti del villaggio che già facevano parte della carovana originaria. Mentre Guelfo si occupa di sorvegliare il prigioniero e di supervisionare il lento incedere della carovana il gruppo giunge al villaggio, deciso a mettere in pratica il piano di Guelfo. L'atmosfera che si respira tra le case si mostra subito tranquilla e pacifica, ed è persino ravvivata dalle voci e dai rumori dei giochi di alcuni bambini. Nicolas e Solice decidono di parlare prima di tutto con il capo villaggio, che accoglie i due paladini all'interno della sua abitazione mentre Eric e Loic si mettono di guardia alla porta d'ingresso.

"Siamo venuti qui con un compito preciso, quello di liberare degli uomini tenuti prigionieri dal signore del posto: purtroppo, ci siamo ben presto resi conto che i problemi sono molto maggiori di quanto inizialmente non sospettassimo". Il capo villaggio annuisce e apprende con dolore la notizia, evidentemente già a lungo sospettata, che il lord della signoria non soltanto non ha alcuna intenzione di curare il male ma studia come piegarlo ai suoi sinistri scopi: racconta quindi di come la "malattia" si diffonda di casa in casa, separando i mariti dalle mogli e i genitori dai figli, e di come tutte le vittime del male vengano portate via dai maestri del vento. "Siamo riusciti a nascondere una ragazza", aggiunge alla fine, abbassando la voce. "La nostra speranza è che possa guarire da sola, prima che la scoprano: purtroppo, nessuno è mai riuscito a guarire...".
Nicolas e Solice rivelano a quel punto il piano del gruppo, e l'intenzione di guidare una vera e propria rivolta ai danni del crudele lord che li opprime, chiedendo il supporto dell'anziano e il permesso di poter parlare a tutto il villaggio: l'uomo accetta, felice di poter provare ancora un barlume di speranza. "So cosa intendete chiederci", aggiunge infine, guardando Nicolas negli occhi: "e voglio che sappiate che quest'uomo, quando sarà il momento, saprà ricordarsi di come si maneggia una spada".

Il discorso ai contadini

I due paladini decidono di officiare un rito in onore delle vittime che la carovana sta per portare in città: la popolazione viene quindi raccolta nei pressi del cimitero del villaggio. E' lì, di fronte a circa una cinquantina di persone che guardano i soldati della chiesa con occhi meravigliati e incuriositi, che Solice prende la parola: "siamo venuti qui per liberare dei prigionieri ingiustamente torturati, ma è bastato un giorno all'interno di questo possedimento per capire che il male che affligge queste terre è più profondo e radicato: la maledizione che colpisce i vostri cari non è una semplice malattia, ma l'opera di una oscura presenza che infesta questo luogo da secoli, la stessa che spinse altri, prima di noi, a portare in questo luogo la luce degli Dei. Oggi come allora, tale presenza è protetta e nascosta da individui malvagi che estendono il loro potere su queste terre e sui loro abitanti; essi non hanno alcun interesse a sconfiggerla o a debellarla, né tantomeno a curarvi o liberarvi dalla sua turpe maledizione: al contrario, il loro fine è quello di studiare i suoi effetti su di voi, di condurre esperimenti sui vostri corpi e su quelli dei vostri cari, utilizzando la vostra sofferenza come fonte di conoscenza e potere. Un comportamento indegno di un signore, che tradisce l'impegno che egli ha preso nei confronti dei suoi sudditi, i cui orrori sono tali da rompere ogni vincolo di fedeltà; per questo motivo, oggi come allora, vi chiediamo di reagire al destino che altri hanno disegnato per voi: insieme sconfiggeremo gli uomini malvagi che vi hanno tenuti legati a questo luogo e li consegneremo alla giustizia degli Dei, per poi affrontare insieme un viaggio che ci condurrà in un luogo dove le ferite inferte al vostro animo potranno finalmente guarire".

Il tono del discorso è calmo, pacato e consapevole: alcune persone mormorano, altre discutono tra loro, altre ancora manifestano apertamente la loro approvazione; la paura di volgere le armi contro i loro signori storici spaventa molti degli abitanti del villaggio, ma tale sentimento si trasforma ben presto in stupore e costernazione quando all'orizzonte compaiono le prime sagome dei carri della carovana.
"Purtroppo", continua Solice, "siamo arrivati tardi: la nostra missione originaria è fallita, poiché le prigioni dove eravamo diretti sono state allagate per ordine di Lord Wilhelm: gli Dei ci hanno consentito di poter affrontare e sconfiggere parte dei suoi uomini in campo aperto, incaricati di liberarsi dei loro corpi".

La tragica notizia sconvolge profondamente gli abitanti del villaggio; la paura e la costernazione si tramutano ben presto in dolore e rabbia man mano che ciascuno riconosce i corpi dei propri cari: nel giro di pochi minuti sono già una quindicina gli uomini che spontaneamente offrono le loro braccia al servizio della causa comune mentre altri, inadatti a combattere, si mettono comunque a disposizione.

Il pranzo e gli allenamenti pomeridiani

All'ora di pranzo al gruppo viene offerto un lauto pasto a base di pesce arrostito: subito dopo vengono passati in rassegna i quindici contadini che hanno dato la loro disponibilità a partecipare attivamente al combattimento: Eric, Loic e Nicolas si occupano di suddividere le armi e le armature sottratte ai cavalieri ed ai soldati di Lord Wilhelm, e si occupano di dare le prime istruzioni a coloro che dovranno manovrare le reti; ai tre volontari più allenati nell'utilizzo di armi da tiro vengono affidate due balestre e un arco: il reparto così formato viene quindi affidato alla gestione di Desiree. Vengono inoltre organizzate delle vedette, con il compito di individuare in anticipo eventuali avanguardie nemiche provenienti dalla torre.

Subito dopo pranzo Guelfo e Solice si recano a trovare la piccola Marielle e, successivamente, a visitare il sepolcro di Santa Chiara, effettuando alcune importanti scoperte sulla maledizione e sugli effetti che sembra produrre sulla flora locale.

Durante la distribuzione delle armature Solice chiede a Eric di istruire i volontari sulla diversa efficacia che le varie protezioni offrono rispetto alle armi utilizzate dai cavalieri e dai soldati di Lord Wilhelm: il giovane spiega come le armature di maglia offrano una maggiore protezione contro le spade e le frecce, laddove quelle di cuoio si rivelano più efficaci contro ogni genere di arma da impatto. Sulla base di tale argomentazione le uniche due armature di maglia disponibili vengono assegnate a Franz e a suo genero Paul, con l'obiettivo di garantire maggiori probabilità di sopravvivenza ai due capi villaggio.

Loic decide però di obiettare rispetto a tale scelta: "la mia armatura, in parte di maglia e in parte di cuoio, non mi offre una protezione sufficiente contro questi cavalieri: ho bisogno di maggiore protezione, visto che sarò senz'altro oggetto dei loro attacchi". Così dicendo si avvicina a Paul con l'intenzione di barattare l'armatura di maglia a lui assegnata con la sua. Paul non può far altro che accettare, ma l'armatura di Loic si rivela decisamente troppo grande per lui: "non preoccuparti" lo rassicura Loic, "troverò qualcuno che riesca ad indossarla: tu potrai comunque indossare la sua armatura di cuoio". A beneficiare del vantaggioso scambio è proprio uno dei volontari affidati a Loic, che riesce così ad assicurare al suo gruppo una ottima protezione contro le lame: a Paul viene consegnata la risultante armatura di cuoio rinforzato. Il gruppo assiste perplesso di fronte a una simile scelta: "mi raccomando", viene ripetuto ancora una volta, "cerchiamo di non mettere a repentaglio la vita dei contadini".

Scontro tra le case del villaggio

Eric, Loic, Guelfo e Desiree impiegano le poche ore rimanenti per riposarsi nella speranza di recuperare le forze sufficienti; Solice preferisce invece racchiudersi in una preghiera, nel corso della quale implora Pyros di fornirle un aiuto concreto per essere d'aiuto ai compagni durante la battaglia imminente; anche Nicolas trascorre parte del suo tempo in preghiera, dividendosi tra il campo di addestramento dei contadini e la dimora di Marielle.

I preparativi incominciano alle 19, l'ora in cui dovrebbe essere atteso il ritorno della spedizione sconfitta qualche ora prima: il gruppo si reca al centro del villaggio schierandosi insieme ai quindici volontari dietro ad alcune delle case, in posizione di combattimento; Guelfo, ancora fortemente debilitato per via delle ferite, decide di nascondersi all'interno di una delle case per poter svolgere funzione di vedetta. Le attività nei campi cessano improvvisamente, e tutte le donne, i bambini e gli anziani vengono spostati nei pressi delle case più distanti dal centro del villaggio, verso il cimitero.

L'azione non si fa certo attendere: poco meno di mezz'ora dopo quattro cavalli provenienti dalla torre vengono avvistati da Guelfo, che sfruttando le finestre presenti nella casa da lui scelta riesce a comunicare la cosa al resto del gruppo: il mago non può immaginare che i cavalieri, invece di dirigersi al centro del villaggio, stanno puntando proprio la casa da lui scelta come nascondiglio.
"Dannazione", esclama uno dei volontari che si trovava alla guida di uno dei carri della carovana assaltata: "sono diretti a casa mia: vorranno sapere cos'è successo...". I cavalieri raggiungono l'ingresso della dimora: uno di essi scende da cavallo e si reca davanti alla porta con l'intenzione di bussare, mentre gli altri tre restano a cavallo: uno di loro, senza dubbio il capitano, veste il bianco dei Maestri del Vento.
Guelfo, vista la mala parata, si prepara ad uscire da una delle finestre: Solice, conoscendo le condizioni del compagno e cercando di evitargli altri rischi, raggiunge la strada all'altezza del centro del villaggio e apostrofa i nuovi arrivati con aria di sfida.

"Cavaliere!" esclama, rivolta al Maestro del Vento.
"Chi va là!" risponde il comandante della spedizione volgendosi verso di lei, mentre il soldato sceso precedentemente è lesto a tornare in sella.
"Sappiamo cosa state facendo in questo luogo, e conosciamo le colpe di cui vi siete macchiati: vi offriamo la possibilità di arrendervi e di consegnare le vostre armi per sottoporvi al giudizio degli Dei".
"Quanti siete per farci una simile richiesta?" risponde energicamente il cavaliere, spronando il cavallo.
La paladina non risponde, limitandosi ad alzare lo scudo sul quale è impressa l'immagine di Pyros: Nicolas la affianca, e i due incominciano lentamente ad avanzare lungo la strada. Il Maestro del Vento sembra raccogliere la sfida e nel giro di pochi secondi si lancia alla carica seguito dai suoi uomini, puntando direttamente al centro del villaggio.

L'agguato

Il piccolo gruppo di tiratori appostato sui tetti delle case vicine è lesto ad aprire il fuoco mirando al Maestro del Vento e alla sua cavalcatura: il cavaliere viene colpito alle gambe da due dardi che penetrano però soltanto debolmente, mentre la pesante bardatura di cui è dotato il suo cavallo assorbe una freccia. Solice e Nicolas si preparano all'impatto, facendo cenno ai volontari assegnati al loro comando di restare nascosti.
Loic, nascosto dietro al riparo più vicino, lascia sfilare il Maestro del Vento che prosegue la sua carica diretto verso i Paladini, preferendo avventarsi sul soldato che lo segue: soltanto in quel momento si accorge che il soldato impugna una mazza, di fronte alla quale la sua "nuova" armatura è meno invulnerabile di quanto previsto: decide quindi di non farsi carico dell'agguato, preferendo mandare avanti i due volontari a lui affidati.

Eric, troppo lontano dal Maestro del Vento, si sporge con il suo martello a colpire il cavallo del soldato che lo affianca: la potente arma del giovane spazza le gambe dell'animale, che precipita rovinosamente al suolo facendo cadere in terra il suo cavaliere: su di esso si avventano i due volontari affidati al giovane, che nel giro di pochi istanti pongono fine alle sue sofferenze. I due volontari di Loic non riescono a colpire il soldato, la cui mazza riesce però ad andare a segno su uno di loro: la superiorità offerta dalla cavalcatura, unita alla maggiore esperienza con le armi, rende il cavaliere un avversario sicuramente troppo ostico per i due contadini: Loic decide dunque di intervenire, sfruttando la situazione da lui provocata per avere facile accesso al fianco del cavaliere ed evitare di essere oggetto della sua arma.
Il Maestro del Vento raggiunge i paladini, ugualmente intenzionati a ricevere il suo attacco: il cavaliere decide di avventarsi su Solice, che riesce a stento ad evitare il suo primo attacco; Nicolas sferra a sua volta il colpo, ma il vantaggio offerto dalla cavalcatura, lo scudo e l'eccezionale abilità del Maestro del Vento fanno ben presto capire di avere a che fare con un temibile avversario. I due volontari affidati ai Paladini si affrettano a intervenire circondando il cavaliere, che si ritrova solo contro quattro: sarà uno scontro lungo e difficile.

Eric affronta in singolar tenzone l'ultimo dei cavaliere, che sguaina appena in tempo la spada: i vantaggi offerti dalla sua cavalcatura non riescono a salvare il soldato, che dopo due martellate ben assestate cade rovinosamente al suolo senza scalfire il giovane.

Gli uomini agli ordini di Loic non riescono ad avere la stessa fortuna, e vengono messi in stallo insieme al loro comandante dal loro avversario che, solo contro tre, decide di guadagnare tempo rinunciando ad attaccare.

Il Maestro del Vento si mostra all'altezza del suo nome, manovrando con perizia il suo destriero e riuscendo a bloccare tutti gli attacchi rivolti ai suoi danni, continuando nel contempo ad attaccare Solice: la Paladina riesce a opporre un'altra parata disperata ma al terzo attacco la sua guardia cede di fronte alla spada dell'avversario, che la raggiunge al ventre penetrando l'armatura. La sorte impedisce però al cavaliere di sfruttare il vantaggio per finirla: i balestrieri scagliano infatti nuovamente i loro dardi contro il Maestro del Vento, e questa volta uno dei proiettili si conficca pesantemente nella gamba destra del loro bersaglio: la ferita rallenta i movimenti del cavaliere e riapre a vantaggio dei paladini le sorti di uno scontro che sembrava ormai deciso: nel round successivo Solice riesce ad evitare un altro colpo rivolto ai suoi danni e stavolta la guardia del Maestro del Vento cede rovinosamente (1-1-1 in parata), consentendo ai suoi avversari di procurargli alcune ferite superficiali; il cavaliere riesce comunque a limitare i danni e continua a combattere, volgendo stavolta la sua lama contro Nicolas.

Eliminato anche il secondo dei suoi avversari Eric rivolge le sue attenzioni all'avversario degli uomini del fratello, che nonostante il contributo di Loic non sono ancora riusciti ad avere la meglio: non appena si accorge della presenza del giovane il soldato decide di arrendersi, ma Loic non intende concedergli pietà: tanto lui quanto i suoi uomini continuano ad attaccare cercando di uccidere, se non lui, almeno il suo cavallo. Ancora una volta però il soldato riesce a difendersi per poi scendere in terra subito dopo in direzione di Eric, gettando le armi e dichiarando la resa.

Rimasto privo di un avversario Loic si avventa sul Maestro del Vento, domandando spazio a uno dei volontari agli ordini dei Paladini posto ai lati del cavaliere con l'intento di sfruttare ancora una volta i vantaggi posizionali: riesce in tal modo a colpire il suo avversario, che non accusa però danni di rilievo: il cavaliere si volta per fronteggiare il giovane: è però molto ferito, e i suoi attacchi vengono evitati senza problemi. Ma proprio quando la situazione sembra alfine volgere al meglio, Solice e Nicolas si accorgono che qualcosa non va: subito dopo l'ennesimo colpo subito dal cavaliere (6-6-6 di parare su un colpo d'ascia inferto da Loic) la nebbia comincia ad infittirsi, e uno strano rumore si diffonde nell'aria: "dobbiamo sbrigarci!", esclama Solice allarmata: "è in arrivo qualcosa di molto pericoloso".

L'arrivo di Lord Wilhelm Keitel

Il maestro del vento Philip Mayo si batte con coraggio, ma l'arrivo di Eric chiude ogni speranza, e nel giro di pochi istanti il cavaliere cade sotto i colpi congiunti dei fratelli Navar. La conclusione del combattimento a vantaggio del gruppo non consente però alcuna tregua: Guelfo si accorge infatti della presenza di strani movimenti all'altezza della torre, segno del probabile prossimo arrivo di nuovi avversari.

Eric propone di nascondersi nuovamente dietro alle case per lasciar credere ai nuovi arrivati che il combattimento sia maturato da una imprevedibile e fortunata insurrezione popolare e non dall'arrivo di combattenti esterni: "con un pò di fortuna questo dovrebbe attirarli in trappola, certi come saranno di poter avere facilmente ragione di qualche contadino". Tutti sono d'accordo: dopo aver detto ad alcuni dei volontari di recarsi all'altezza delle prime case del villaggio per alzare la voce all'indirizzo della torre, Solice, Eric, Loic e Nicolas prendono nuovamente posizione dietro alle case. Guelfo, seguito da Desiree, guadagna il tetto sul quale è appostato uno dei balestrieri.

Le schermaglie verbali

L'attesa non dura molto: nel giro di alcuni minuti vengono avvistati altri quattro cavalieri, che incedono lentamente lungo la strada. Il primo di loro, raggiunto un punto sollevato rispetto al resto del villaggio, prende la parola: "voglio che i responsabili di tutto questo si presentino qui, adesso: chiunque getterà le armi e si sottometterà senza opporre ulteriore resistenza avrà una possibilità di aver salva la vita o di salvarla ai suoi cari".

Il gruppo apprende dai volontari che la voce che ha parlato è quella di Lord Wilhelm Keitel: Eric chiede a Franz di rispondere con tono di sfida al nobile nel tentativo di farlo infuriare: "non intendiamo muoverci di un passo" esclama Franz con convinzione: "oggi avrai quello che meriti, maledetto assassino!". Le parole del capo villaggio danno agli altri volontari il coraggio necessario per parlare a loro volta, e ben presto un coro di insulti e grida si solleva all'indirizzo dei cavalieri. Lord Wilhelm continua a far avanzare a passo lento, rivolgendosi nuovamente al villaggio: "come volete, luridi vermi striscianti: verrete sterminati!".

"Sarai tu a strisciare, come quella puttana di tua figlia!" grida a quel punto Guelfo, sovrastando le grida dei contadini. L'apprezzamento sembra cogliere nel segno: Lord Wilhelm si volta di scatto in direzione della casa del mago, dirigendosi in quella direzione seguito dai suoi uomini. "Tu, che hai parlato, sarai il primo a morire!". "Vienimi a prendere, vecchio!" grida per tutta risposta Guelfo, mentre tutti si preparano a entrare in azione.

Primo contatto

Tony Sotto, uno degli uomini facenti parte del reggimento di Eric, si sporge in direzione del nobile agitando il suo forcone e va incontro a una sgradita sorpresa: uno dei cavalieri agita le mani nell'aria e pochi istanti dopo due bagliori luminosi si sprigionano dalle sue mani, colpendo il contadino al torace e alla gamba e mettendolo di fatto fuori gioco.

Non appena Wilhelm arriva in prossimità della casa il gruppo ha la possibilità di dare un'occhiata più approfondita all'identità dei suoi accompagnatori: si tratta di un maestro del vento, di un soldato e di uno strano individuo che si tiene sulla distanza: Guelfo percepisce tre distinte fonti di Yoki, due delle quali di grande potere: sospetta dunque che il misterioso individuo possa essere Alfred Rosemberg, uno degli "ospiti" che secondo sir Enrique Grognard si trova in questo momento alle Parole d'oro.

Il Lord apostrofa nuovamente il mago: "il vecchio è qui che ti aspetta: vediamo quanto sei coraggioso, ora". Per tutta risposta, Guelfo impugna i suoi reagenti: "Fer-Kor, coglione!" esclama a gran voce, lanciando l'incantesimo ragnatela e puntando lo sguardo verso il nobile. "Fer-Syr-Qu-Xot" tuona a quel punto l'individuo misterioso rimasto sulle retrovie, lanciando in aria uno strano impasto simile al fango. Guelfo non tarda a riconoscere il significato di quelle rune: "Al riparo, presto!" esclama a gran voce rivolto ai balestrieri e alla sorella presenti sul suo tetto.

Eric, Solice, Loic e Nicolas escono dai loro nascondigli insieme agli altri volontari, inneggiando alla carica: le due coppie di contadini che manovrano le reti si spingono ai lati della battaglia, con l'intenzione di aggirare lo scontro e puntare sui cavalli di eventuali fuggitivi. Anche i balestrieri sollevano la testa dai tetti: la prima raffica di dardi è interamente rivolta all'indirizzo del Lord, che viene colpito alla gamba e al braccio. La ragnatela di Guelfo cala proprio dopo, invischiando il nobile e il suo cavallo.

Eric è lesto ad ingaggiare il nobile, ma si accorge ben presto di trovarsi di fronte a un avversario molto in gamba: nonostante sia ferito e semi-intrappolato, Lord Wilhelm riesce infatti a bloccare il primo colpo del giovane. Uno dei volontari a lui affidati, Tony Sotto, è messo fuori gioco dalle lame di luce del maestro del vento: l'altro, Franz il capo villaggio, si para di fronte al soldato che affianca il nobile, ben presto circondato da Solice, Nicolas e da due volontari: i paladini decidono di dirigersi verso il mago sulle retrovie, dando a Paul e Alain Blonde il compito di affiancare l'avversario di Franz. Loic e i suoi uomini entrano in scena sul lato opposto ingaggiando immediatamente il maestro del vento, che muove il cavallo per affrontarli al meglio. Anche i volontari agli ordini di Guelfo escono dal loro nascondiglio e si accingono ad avanzare verso i cavalieri, mentre le due coppie con le reti continuano la loro manovra di aggiramento. Ma proprio mentre lo scontro sta per avere inizio, l'incantesimo di Alfred Rosemberg si manifesta con una violenza inusitata: si tratta di una vera e propria tempesta di acido, che colpisce duramente il fianco sinistro delle forze del gruppo.

Tempesta di acido

La colonna di acido verdastro e dall'odore pungente investe l'area in cui si trovano i paladini e i loro volontari: lo stesso Franz, insieme al soldato da lui ingaggiato, vengono coinvolti nel raggio d'azione dell'incantesimo. I più colpiti sono Paul e Alain Blonde: l'elmo del primo quasi si disintegra al contatto con la sostanza, che lo investe anche al torace provocandogli un dolore intenso ed immediato. L'armatura del secondo viene pesantemente intaccata all'altezza del ventre: la gamba destra cede all'effetto corrosivo dell'acido, raggiungendo la carne e costringendolo a rotolarsi in terra. Solice, più avanzata rispetto a Nicolas e protetta dalla sua presenza, riesce a proteggersi con il suo scudo: il paladino non è altrettanto fortunato e viene raggiunto da un considerevole quantitativo della sostanza, che squaglia parte della sua armatura e lo morde dolorosamente a entrambe le gambe. Il soldato schierato a difesa del fianco di Lord Wilhelm viene raggiunto all'altezza dell'elmo, che subisce la stessa sorte di quello di Paul: non è altrettanto fortunato il suo cavallo, anch'esso raggiunto alla testa da un generoso schizzo di acido: non potendo beneficiare di alcuna protezione la bestia muore sul colpo, disarcionando il suo cavaliere. Lo stesso Franz viene raggiunto al torace e a un braccio da un piccolo quantitativo di acido, che corrode rapidamente la sua armatura di maglia: questo non gli impedisce di sferrare un colpo durissimo al suo avversario, che crolla al suolo in attesa di essere divorato dalla sostanza mortale.

La furia dei contadini

Gli effetti devastanti del potente incantesimo di Alfred Rosemberg annientano senza appello il fianco sinistro del gruppo: Paul e Alain Blonde urlano di dolore, rotolandosi per terra e cercando di strapparsi di dosso le armature e i vestiti corrosi: la sostanza sembra aggredire ferro, cuoio, stoffa e carne con pari voracità, incrementando la sua capacità distruttiva con il passare dei secondi e provocando un dolore atroce. Per loro fortuna i due vengono presto raggiunti da una delle due coppie di volontari con la rete, che interrompono la loro avanzata e si mettono ad aiutarli a disfarsi dei loro abiti. Nicolas viene soccorso da Solice, che invoca su di lui il dono del santuario, senza successo: resasi conto del fallimento la paladina getta le armi e si mette febbrilmente all'opera per aiutare il giovane a slacciare stivali e pantaloni.

Più che soddisfatto della devastazione compiuta, Alfred Rosemberg gira il suo cavallo per prendere distanza dallo scontro prima di scagliare un secondo colpo mortale. Persino il grande arcimago non può però prevedere quello che il destino beffardo ha in serbo per lui. Uno dei volontari presenti sul tetto di una delle case che non aveva fatto in tempo a seguire il consiglio di Guelfo spara con il proprio arco una freccia ai suoi danni: si tratta di Joshua Brò, uno dei due fratelli di Marielle Brò, la ragazza visitata poche ore prima da Guelfo e Solice. La freccia, come se fosse guidata dalla mano degli Dei, sibila nell'aria e colpisce il suo bersaglio all'altezza del collo: un istante dopo Alfred Rosemberg cade da cavallo privo di sensi a poca distanza da due contadini non ancora ingaggiati, che non esitano ad approfittare dell'incredibile opportunità di togliere di mezzo il pericoloso mago.

La caduta di Lord Wilhelm

La caduta di Alfred Rosemberg riapre uno scontro che sembrava ormai perduto: Eric attacca nuovamente Lord Wilhelm Keitel che riesce a stento a bloccare i colpi del giovane, alcuni dei quali si stampano però sulla sua brigantina senza provocare gravi danni: l'offensiva di Eric impedisce comunque al nobile di liberarsi della ragnatela che ancora limita i suoi movimenti e lo espone a un secondo colpo di balestra, che non riesce però a produrre danni consistenti.

Loic affronta con coraggio il maestro del vento, bloccando i colpi rivolti ai suoi danni e favorendone l'aggiramento da parte di uno dei volontari a lui assegnati: il cavaliere si rivela però un difficile avversario, e riesce a manovrare il suo destriero bloccando ogni offensiva e guadagnando tempo. Ben altra gloria attende l'altro volontario al seguito del giovane, Yesso Bravo: tentando di aggirare il maestro del vento, il contadino si ritrova a un tratto alle spalle di Lord Wilhelm Keitel in persona. Gli sforzi compiuti e le atrocità subite gli consentono di superare il secolare timore nei confronti del suo signore e di sferrare ai suoi danni un colpo destinato a entrare nella leggenda: la sua spada colpisce il Lord alla tempia, spaccando il suo elmo in due: Wilhelm Keitel si accascia su un lato del suo cavallo e crolla al suolo, svenuto e ferito gravemente.

Paul, Alain Blonde e Nicolas Long continuano a subire i danni dovuti all'acido, mentre Solice incomincia a pulire le ferite di Nicolas con il suo mantello e chiama a gran voce aiuto: Guelfo, Desiree e altri contadini raggiungono ben presto la zona colpita dalla tempesta di acido, portando soccorso a Franz e prendendo dell'acqua per lavare via dalle ferite la sostanza distruttiva.

La caduta di Sir Angus

Loic continua a combattere contro sir Angus, chiamando a gran voce i compagni: "inventatevi qualcosa, cazzo!" urla a gran voce, continuando a evitare gli attacchi del cavaliere. I pochi colpi che il giovane non riesce a schivare vengono bloccati dall'armatura di maglia, che si rivela particolarmente efficace contro la spada del suo avversario. Quando Eric, caduto Lord Wilhelm, si presenta alle spalle del cavaliere, anche le sorti di questo scontro sembrano volgere al meglio. Il più alto dei Navar continua ad evitare la lama del maestro del vento, mentre il fratello assesta pesanti colpi alle sue spalle: nel giro di pochi scambi il cavaliere subisce ferite durissime e perde i sensi. L'ultimo colpo ai suoi danni viene sferrato da Loic, la cui ascia squarcia la cotta di maglia all'altezza del ventre e lo costringe pesantemente al suolo.

L'epilogo dello scontro

Franz, Joshua Brò e Yesso Bravo vengono inviati lungo la strada che dalla torre porta fuori dalle Parole d'oro con il compito di impedire che eventuali messi o cavalieri abbandonino la tenuta: con loro viene mandata una delle due coppie di volontari con le reti e Homer, un altro dei volontari, quest'ultimo facente fuzioni di vedetta e dotato di cavallo. Altri due volontari, Susette e Morello, vengono invece mandati verso la torre per tenere d'occhio le mosse dei suoi occupanti.

Guelfo avverte Solice di aver sentito qualcosa di molto sinistro nell'aria poco tempo prima della morte di sir Philip Mayo: "temo che ben presto avremo compagnia" aggiunge, riferendosi agli Sperduti. L'informazione viene girata immediatamente tanto al resto del gruppo quanto agli abitanti del villaggio, ai quali viene detto di sprangare porte e finestre delle case e prepararsi ad un possibile attacco.

I feriti vengono trasportati all'interno di una delle case: Desiree, con l'aiuto di altre donne del villaggio, porta loro i primi soccorsi. Il gruppo prende alcuni minuti per discutere rapidamente delle sorti da riservare a Lord Wilhelm Keitel e a sir Angus, gli unici sopravvissuti allo scontro. Tutti sono coscienti della sorte che li attende, ma Guelfo e Solice esprimono delle forti perplessità a togliere immediatamente la vita del signore delle Parole d'oro privandosi della possibilità di poterlo interrogare o, quantomeno, utilizzare per completare il piano di evacuazione. Tanto Eric quanto Loic si dichiarano però assolutamente contrari tanto a un interrogatorio quanto alla possibilità di ottenere qualcosa di utile dal Lord.

Eric propone di portarlo nei pressi della torre, con l'obiettivo di mostrarlo agli occupanti della torre: "magari la loro lealtà nei confronti del signore potrebbe portarli fuori, se riusciamo ancora una volta a celare la nostra presenza". Guelfo scuote la testa: "ti assicuro che chiunque sia in quella torre sa perfettamente che qualcosa è arrivato, e anche qualcosa di grosso a giudicare da tutto il potere magico che è stato sprigionato".

Nicolas prende la parola per dire che il destino di Lord Wilhelm è in ogni caso segnato, ma che potrebbe essere avventato ucciderlo senza prima interrogarlo: Guelfo si mostra concorde con il paladino: "ricordate", aggiunge poi, "è stato lo stesso Padre Lorenzo Quart a dirci che andrebbe preso vivo, o quantomeno interrogato".

Scontro verbale tra Loic e Nicolas

L'urgenza di agire spinge Solice a proporre di posticipare la questione, legando, bendando e imbavagliando Lord Wilhelm e affidandolo alla custodia di qualcuno. "Posso pensarci io a lui" propone Guelfo, ma Eric non è d'accordo: "non mi fido: ti conosco, potresti avere interesse a parlarci... e comunque sei troppo ferito: potrebbe sfuggirti, è troppo rischioso".
Nicolas si propone a sua volta, ma stavolta è Loic a scuotere la testa: "nelle condizioni in cui ti trovi non sei certo quello più adeguato a sorvegliare un prigioniero", afferma con tono sprezzante.
"Ma sono adeguato a decidere della sua vita o della sua morte".
"Ti sbagli: tu non sei adeguato a niente, questa è la verità. Quanti anni hai? Credi di sapere con chi abbiamo a che fare? Quello è uno stregone potentissimo: noi ne abbiamo affrontati diversi, mentre tu sei con noi soltanto da una manciata di giorni".
A quelle parole Nicolas non risponde.
"Di certo", conclude Loic, "non posso stare tranquillo sapendo che sei te, con le gambe rotte e la tua spadina, a tenere in ostaggio un individuo pericoloso come Lord Wilhelm Keitel".
"D'accordo, allora" annuisce Nicolas, prendendo atto delle convinzioni del suo interlocutore: "lo sorveglieremo insieme, io e lui".
"Sta bene" conclude Loic, soddisfatto del risultato ottenuto.

Eric si assicura che Nicolas e Guelfo capiscano che Lord Wilhelm dovrà essere eliminato sommariamente nel caso in cui vi siano rischi concreti che possa essere liberato, o che il gruppo possa essere sconfitto, e i due annuiscono. Loic chiede al gruppo di esprimersi sulla morte di sir Angus: "A lui non ci serve interrogarlo: se deve morire, è meglio che muoia adesso". Ricevuto l'assenso unanime da parte di tutti, il giovane provvede a esercitare ancora una volta la sua professione di boia.

La comparsa di sir Kilian

Solice fa un breve discorso agli abitanti del villaggio: "Gli Dei sono stati dalla nostra parte e hanno sposato la nostra causa, proteggendo le nostre vite e dandoci la possibilità di sconfiggere i nostri avversari. Lord Wilhelm Keitel è caduto, sconfitto da coloro che per anni ha schiacciato sotto il suo crudele giogo, e così molti degli uomini che hanno giurato di difendere il suo oscuro operato. E' ora necessario restare uniti e compiere un ultimo sforzo, affrontando le sue rimanenti forze: insieme questa notte provocheremo la caduta della torre, e a partire da domani prepararemo la nostra partenza".

Susette torna dal suo punto d'avvistamento nei pressi della torre: "qualcuno sta chiamando... credo che intenda parlare con voi". Eric suggerisce di non aprire alcun dialogo: "dobbiamo lasciarli all'oscuro di quanto è successo: non devono sapere nulla, neppure se Lord Wilhelm è vivo o morto. E' l'unica possibilità che abbiamo per indurli a commettere qualche errore". Solice è d'accordo, ma propone di ascoltare comunque la voce di chi sta parlando per avere più informazioni sugli eventuali occupanti della torre: si reca dunque insieme agli altri in prossimità dell'edificio: il gruppo si nasconde nei pressi, e dopo pochi minuti la sagoma di sir Kilian si presenta sugli alti spalti reggendo qualcosa tra le mani: si tratta di un bambino, di circa un anno, che piange disperatamente.

"So che potete sentirmi: vi concedo trenta minuti per presentarvi qui sotto e parlare, altrimenti ucciderò questo bambino".

Il cavaliere parla con tono freddo e distaccato, la sua voce non trema e non tradisce alcuna emozione: è evidente che non sta fingendo.

La conquista della Torre

Nel corso dei trenta minuti dell'ultimatum lanciato da sir Kilian il gruppo manda una staffetta a recuperare i volontari precedentemente inviati a bloccare il sentiero e rinforza la sorveglianza al perimetro della torre. Solice propone una linea d'azione volta al recupero dei prigionieri innocenti e, ottenuta l'approvazione del gruppo, esce allo scoperto chiamando a gran voce il cavaliere.

"Chi siete", domanda il cavaliere dall'alto della torre.
"Il mio nome è Solice, e vesto i colori di Pyros", risponde la paladina. "Sir Kilian, Lord Wilhelm è in mano nostra, e non c'è nulla che possiate fare per impedire che venga sottoposto all'immediato giudizio degli Dei: lo stesso destino è stato riservato a tutti tuoi uomini, a Alfred Rosemberg e ai soldati che hanno accettato di rinnegare la Luce per combattere la vostra oscura battaglia e difendere gli orrori di questo luogo. Quello che vi chiediamo ora, se è rimasta nel vostro cuore una briciola di quel giuramento che vi rende cavaliere, è di affrontare il vostro destino senza farvi scudo di uomini, donne e bambini innocenti: chiediamo che a tutti coloro che non hanno giurato di vivere e morire difendendo quella torre venga data la possibilità di uscire e di avere salva la vita. Onoreremo questo vostro atto di clemenza nell'unico modo che ci è consentito: impegnandoci a garantire l'incolumità della discendenza di Lord Wilhelm, che giudichiamo innocente per le colpe del padre e dei suoi uomini. Ci impegneremo a garantire a quel bambino un'istruzione e una formazione pari a quella degli uomini di chiesa: soltanto in tal modo, benché immemore dei suoi natali, potrà vivere una vita in linea con quanto previsto dal suo sangue".

Il tentativo punta tutto sulla probabile presenza all'interno della torre del figlio bastardo di Lord Wilhelm, informazione recuperata nel corso dei precedenti interrogatori ai soldati. Ma è lo stessa risposta di sir Kilian a sconfessare tale ipotesi: "nessuno dei bambini presenti in questa torre reca nelle sue vene il sangue di Lord Wilhelm". Solice non ha dubbi, il cavaliere è convinto di quello che dice. "In ogni caso", continua il capo dei Maestri del Vento, "accetto le vostre condizioni: farò uscire le persone presenti all'interno di questa torre: subito dopo uscirò io stesso, per affrontare uno di voi in singolar tenzone. Al termine di quel duello accetterò di essere giudicato".

"Quello che voi chiedete è un duello", risponde a quel punto Solice, "che non sono in grado di sostenere, e che non ho la possibilità di garantire".
"Rifiutate dunque di concedermi questo scontro? E' questa dunque la vostra giustizia?"
La paladina esita, poi risponde: "in molti di noi la sete di vendetta non è seconda al desiderio di giustizia: l'unica cosa che posso darvi è la mia parola che, se rispetterete le vite innocenti che tenete in ostaggio, verrete sottoposto al giudizio degli Dei come si conviene a un cavaliere".
"D'accordo", esclama sir Kilian dopo una lunga pausa: un attimo dopo la finestra si chiude.

La paladina lancia un sospiro di sollievo, venendo ben presto raggiunta dagli altri. "Hai fatto la cosa giusta" esclama Loic: "a nessuno dei miei parenti è stata offerta la possibilità di battersi in duello contro coloro che li hanno sterminati: non daremo a questi vigliacchi quello che loro per primi non hanno concesso alle loro vittime durante tutti questi anni. Adesso vedremo se questo sedicente cavaliere è in grado di fare una cosa giusta prima di morire".

Nel giro di pochi minuti la porta della torre si apre: a uscire sono la nutrice e un individuo anziano, probabilmente un inserviente, che tengono in braccio due bambini di età inferiore a un anno. Il gruppo si affretta a scortarli in una zona sicura: la porta della torre resta aperta.

Ipotesi di attacco

Mentre i volontari vengono incaricati di sorvegliare il perimetro della torre, il gruppo porta al villaggio i bambini e gli inservienti. Nicolas viene aggiornato delle novità: in sua presenza si svolge la discussione relativa al da farsi.

L'idea di entrare nella torre e di affrontare il capo dei maestri del vento e gli eventuali altri occupanti con tutti gli svantaggi derivanti dalla struttura non convince Guelfo, Eric e Loic: "parliamoci chiaro", spiega il più alto dei Navar, "entrare in quella torre significa accettare il duello di cui parlava: uno di noi si troverà a combattere con sir Kilian lungo le scale, con il rischio di rimanerci: non vedo perché sacrificare uno di noi per dare soddisfazione a questo bastardo. Si potrebbe stanarlo in un altro modo, ad esempio dando fuoco alla torre o affumicandolo".
"Assolutamente no", sentenzia Guelfo, sconfessando l'ipotesi in modo categorico: "parlando con Nicolas ho maturato la convinzione che la torre possa contenere un frammento del Logaeth: Moreville ci spiegò che le pagine di quel libro hanno un potente incantesimo che le preserva dalla distruzione, e che potrebbe rilasciare presenze sovrannaturali nell'eventualità in cui le fiamme dovessero raggiungerlo".
"Non puoi essere sicuro che ci sia, però", lo interrompe Eric, "ed è l'unico modo che abbiamo per costringerlo a uscire senza rischiare la vita di uno di noi: inoltre, se davvero avessero la possibilità di nuocerci distruggendo questo frammento, lo avrebbero di certo già fatto: ormai sono morti, sai cosa gliene importa...".
"Non possiamo permetterci di rischiare", interviene Solice: "se le possibilità sono accettare la sua sfida entrando nella torre o dar fuoco alla torre stessa, io sono per entrare. Posso farlo io per prima: con tutta probabilità perderò, ma posso sperare nella protezione di Pyros: se non altro non verranno ferite persone che potranno rivelarsi utili in battaglie future".
"Assolutamente no", esclama Loic: "tu sei il punto di riferimento dei contadini, hai il compito di portarli nella loro nuova casa: non puoi morire, non puoi neppure rischiare di morire: se qualcuno deve entrare per primo lo farò io".
"Posso andarci anche io", esclama Guelfo: "sono già molto ferito, la mia utilità ormai è marginale: con un pò di fortuna, un colpo in più non mi ucciderà".
Eric scuote la testa: "credete che uno come sir Kilian si accontenterà di incrociare la spada contro un ferito, un moribondo o una ragazzina? Non è un idiota, se è uno scontro quello che ha chiesto si aspetta di combattere contro qualcuno che possa dargli un minimo di soddisfazione. Io non sono ferito, non ho paura di lui e non ho alcun problema ad accettare questo duello, se è l'unica possibilità che abbiamo. Ma ho una condizione da porre, prima di mettere piede per primo in quella torre: prima di andare, voglio che a Lord Wilhelm venga dato ciò che merita".
Guelfo scuote la testa: "mi sembra una condizione del tutto fuori luogo: Lord Wilhelm potrebbe servirci vivo per darci informazioni su quanto troveremo all'interno della sua torre".
Eric insiste, categorico: "ho accettato di combattere uno scontro che rischia di essermi fatale ascoltando le tue riserve sul dar fuoco alla torre, ma non ho intenzione di morire prima di Lord Wilhelm: è la mia ultima parola".
"E' un'assurdità bella e buona" esclama Guelfo, continuando ad opporsi all'idea: "Nessuno quanto me vuole morto Lord Wilhelm, probabile mandante dell'attacco a Flavigny e della morte di Lord Dillon: ma è una soddisfazione che intendo togliermi soltanto quando sarò certo che non ha più alcuna informazione utile da dare a me e alla causa per cui ho accettato di combattere... e per te dovrebbe essere lo stesso!".

A quelle parole, Loic interviene: "fatemi capire", esclama il più alto dei Navar, "Eric non intende entrare in quella torre fino a quando Lord Wilhelm non verrà giustiziato, e Guelfo desidera interrogarlo: nulla ci vieta di interrogarlo adesso, per poi giustiziarlo prima di entrare". Nicolas e Solice si dichiarano concordi a questa linea d'azione, così come Eric: Guelfo, dal canto suo, sottolinea che in questo modo si perderà comunque l'opportunità di ricevere chiarificazioni su quanto verrà eventualmente rinvenuto all'interno della torre, ma finisce comunque per accettare il compromesso.

L'interrogatorio e la morte di Lord Wilhelm

E' lo stesso Guelfo a svegliare Lord Wilhelm, ancora svenuto per via del duro colpo infertogli da Yesso, facendo uso del poco potere che gli resta. "Cerca di capire se quella torre contiene un frammento del libro di cui parla Guelfo", dice Loic a Solice: "a te non potrà mentire".
"Lord Wilhelm" esclama la paladina, "siete stato sconfitto insieme ai vostri uomini, e giudicato colpevole di crimini e oscure pratiche ai danni del vostro popolo e della chiesa della Luce".
"Chi mi sta accusando?" risponde con un filo di voce il signore delle Parole d'oro, ancora bendato, per poi scuotere la testa a seguito della risposta.
"I vostri uomini", continua Solice, "sono stati giustiziati secondo le leggi della chiesa: lo stesso destino attende ora voi. Tutto quello che resta dell'empietà di cui siete l'artefice è la vostra torre, nella quale è asserragliato l'ultimo dei vostri uomini e che è in procinto di cadere per mano nostra. Voglio che sappiate che abbiamo intenzione di bruciare quell'edificio con tutto ciò che esso contiene, e che l'unica cosa che ci impedisce di farlo è il sospetto che possa contenere qualcosa la cui distruzione non è auspicabile né per noi, né per voi stesso. Per questo motivo vi chiedo di rivelarci la sua presenza, in modo che tale oggetto possa comunque sopravvivere alla vostra disfatta".
Lord Wilhelm scuote la testa, limitandosi a pronunciare poche parole sprezzanti: "fate quello che ritenete giusto: bruciarla o meno non cambierà nulla". Le sue parole, apparentemente disinteressate, tradiscono comunque una punta di soddisfazione: Solice capisce che il signore delle parole d'oro ha tutto l'interesse a spingere il gruppo ad appiccare il fuoco alla torre.
"Lord Wilhelm, siete stato giudicato colpevole per le vostre oscure pratiche e condannato a sottostare al giudizio degli Dei: se avete qualcosa da dire prima che la sentenza venga eseguita, vi esorto a farlo in questo istante". Il nobile tace, accettando il suo destino.

L'idea di Loic

In quel momento a Loic viene un'idea: il giovane, forte della sua esperienza come boia, prende in disparte Guelfo ed Eric proponendo due possibilità per officiare l'esecuzione: la decapitazione, considerata più "rispettosa" e solitamente riservata ai nobili, e l'impiccagione, ben più umiliante, solitamente riservata a briganti, traditori e popolani. L'impiccagione sembra senza dubbio a tutti la più indicata per un personaggio indegno e crudele come Lord Wilhelm; Loic, soddisfatto del verdetto, torna da Solice per metterla a parte della sua trovata.
"Guelfo, Eric ed io siamo concordi nel voler impiccare questo miserabile in barba ai suoi privilegi dinastici: tuttavia, non mi stupirei se uno come lui fosse disposto a dirci ancora qualcosa pur di evitare di morire in modo meno ignobile. Valuta la possibilità di chiedergli ancora qualcosa, magari offrendogli in cambio una morte più onorevole e consona al suo rango".
Solice, impressionata dalla lucidità mostrata dal compagno in un momento così difficile, pensa a un modo per mettere in pratica l'ottima idea.
"Lord Wilhelm, la crudeltà delle vostre azioni e l'efferatezza dei crimini da voi commessi sono tali da mettere in discussione persino il vostro diritto di morire in modo consono al vostro lignaggio: intendiamo darvi la possibilità di ricevere un'esecuzione che non arrechi vergogna a quanto rappresentate a patto che almeno ora, in punto di morte, dimostriate di esserne degno".
Ancora una volta il signore delle parole d'oro risponde in modo sprezzante: "Chi siete voi per ricattarmi in questo modo? Con che diritto minacciate di mancarmi di rispetto, di negare il diritto dato dal mio sangue, di mettermi alla pari di un qualsiasi brigante popolano?"
"Conosco bene il giuramento che avete prestato al momento di ricevere la vostra terra", risponde Solice con convinzione, "e so che esso è stato infranto in più punti dalle vostre scellerate azioni: non siamo noi, ma lo stesso comportamento da voi tenuto in questi anni, a privarvi dei diritti riservati a un Feudatario del Duca. Ma so anche che nelle vostre vene scorre ancora quel sangue, ed è per questo che vi chiedo, in punto di morte, di mostrarvi degno di morire come si addice a un Lord".
Il signore delle parole d'oro tace per alcuni istanti: "cosa volete sapere", dice poi, con un sospiro.
Solice chiede e ottiene dettagli legati all'attentato organizzato contro Lord Anthony Keitel precedentemente scoperto da Frate Erwin subito prima del suo arresto ad opera di sir Kilian: Lord Wilhelm parla di almeno otto cavalieri, di cui sei maestri del vento, inviati nella baronia di Sarthe lungo la strada di ritorno da Krandamer con l'incarico di aspettare la carovana dell'erede al titolo baronale.

L'esecuzione di Lord Wilhelm Keitel e la presa della torre

La confessione in punto di morte garantisce al signore delle parole d'oro il privilegio della decapitazione. L'esecuzione viene officiata di fronte alla popolazione del villaggio a poche decine di metri dalla torre, in modo da dare la possibilità anche a sir Kilian di assistervi. A incaricarsi del compito è lo stesso Guelfo che, per incappucciare il condannato, estrae quello che sembra uno stendardo di colore scuro. Lord Wilhelm non può parlare, ma dalla smorfia che si legge sul suo volto dà l'impressione di riconoscerlo: si tratta del vessillo lasciato da Lord Albert Keitel a seguito della distruzione della signoria di Flavigny. "Lord Graham Dillon vi manda i suoi saluti", sussurra Guelfo all'orecchio del signore delle parole d'oro: un istante dopo il mago recide la testa di Lord Wilhelm con un singolo, preciso colpo.

Immediatamente dopo il gruppo fa il suo ingresso all'interno della torre: basta giungere al terzo piano per apprendere che il temuto scontro contro sir Kilian non avrà luogo: il cavaliere viene infatti ritrovato seduto su una sedia, con la gola recisa dalla sua stessa daga: l'ipotesi di suicidio verrà in seguito confermata dalla stessa Desiree. All'interno della torre vengono ritrovati numerosi incartamenti, tra cui:
  • una lettera firmata Amber-Rose Heins.
  • una lettera firmata Lord Wilhelm, in attesa di essere spedita.
  • una lettera anonima.
  • una lettera di Lady Gremilde.
  • una lettera di Lord Albert Keitel, indirizzata allo zio.
  • alcune lettere misteriose, firmate Ashley: nonostante la calligrafia infantile, vi è il sospetto che possa trattarsi della contessina Ashley Desyenne scomparsa molti anni prima durante un viaggio all'altezza dei territori della marca di Beid.
  • il diario di Lord Wilhelm: si tratta senz'altro del documento più interessante e compromettente, contenente numerosi riferimenti agli Sperduti, ai piani dell'Ordine Nero, agli eventi degli ultimi mesi e agli oscuri esperimenti condotti dal signore delle parole d'oro sui suoi stessi sudditi. All'interno del manoscritto vengono fatti inoltre numerosi riferimenti a nomi e luoghi appartenenti alla dimensione "esterna" visitata in sogno tanto da Benton quanto da Marielle, nonché dalla stessa Solice.
Guelfo visita a fondo lo studio di Lord Wilhelm, riuscendo a mettere le mani su due tomi che descrivono complessi esperimenti magici legati in qualche modo all'evocazione di sostanze appartenenti ad altre dimensioni: riesce inoltre a scoprire un nascondiglio segreto entro cui si trova il temuto frammento del Logaeth: analizzandolo, il mago si rende conto che il brano ivi contenuto è stato cancellato e riscritto più volte, sia pure con la medesima calligrafia.

Vengono inoltre rinvenuti:
  • un considerevole quantitativo di denaro (47 corone d'oro).
  • armi, armature e vari oggetti di pregio.
  • numerosi flaconi contenente miele nero che, stando al diario di Lord Wilhelm, venivano in parte somministrati ai due bambini presenti nella torre: il primo è il figlio della stessa nutrice, mentre il secondo sembra essere stato partorito da una Sperduta del posto imprigionata e studiata fino alla morte dal crudele signore.

A seguito della lettura del diario Loic si informa dei ritrovamenti di Guelfo, e interroga a più riprese il mago sulla portata delle ricerche extra-dimensionali di Lord Wilhelm e sui loro rapporti con gli eventi di Laon: in particolare il giovane sembra molto interessato a comprendere come sia possibile raggiungere la misteriosa dimensione descritta nel diario da luoghi molto lontani tra loro, come appunto Laon e le parole d'oro.

Il tentativo di fuga di Bob DelMontesque

Il 23 agosto si conclude poco dopo: Solice fa rapporto a Nicolas, ancora immobilizzato. Guelfo propone di allestire un campo molto vasto all'interno dell'accampamento dei maestri del vento, sfruttando la protezione offerta dalla palizzata ivi presente. Marielle Brò viene alloggiata all'interno della torre, mentre suo fratello Joshua Brò organizza insieme a Yesso i turni di guardia. Nessuno sospetta la presenza un altro, temibile avversario nascosto nell'ombra e pronto a colpire.

Durante il primo turno di guardia, Guelfo si accorge di un tonfo proveniente dal recinto che custodisce i cavalli appartenuti ai maestri del vento e agli altri occupanti della torre: si tratta certamente di Vladimir, il volontario di guardia a quella zona. "Allarmi!" urla il mago, cercando nel contempo di uscire dalla staccionata. Il giovane viene ben presto raggiunto da Joshua, ma dopo pochi metri in direzione del recinto i due subiscono il violento attacco di un misterioso aggressore armato di morning-star: Guelfo assiste impotente a una poderosa mazzata che si stampa sul petto di Joshua, mandandolo al tappeto e in fin di vita. "E' Bob! E' Bob DelMontesque!" grida il mago al resto del gruppo, che proprio in quel momento incomincia ad entrare in azione.

Bob DelMontesque mette in fuga Guelfo e raggiugne uno dei cavalli, tentando di portarlo lontano. Viene però raggiunto da Yesso, che ingaggia con lui un pericoloso scontro che si rivela ben presto senza speranze: il giovane volontario cade dopo pochi istanti, ferito alla gamba. Eric e Loic si armano rapidamente e si gettano a piedi all'inseguimento di Bob mentre Solice, scalza, raggiunge uno dei cavalli. Inizia così un lungo inseguimento che porta Bob, la paladina e i due Navar a diverse centinaia di metri dal campo. Nonostante l'oscurità e le asperità del terreno non vengono commessi errori di sorta, e l'ultimo superstite degli alleati di Lord Wilhelm Keitel non riesce a far perdere le sue tracce: Bob, raggiunta una strettoia, si rende alfine conto di non poter più scappare e accetta lo scontro affrontando a viso aperto i fratelli Navar. Eric schiva il colpo dell'anziano guerriero e risponde con il suo martello, che si stampa senza effetti sull'armatura di cuoio dell'avversario: il fuggitivo non può però far nulla contro il successivo attacco di Loic, che con un poderoso colpo di ascia oltrepassa la guardia e l'armatura aprendo sul ventre del suo avversario una ferita mortale. Bob DelMontesque abbandona la presa sull'arma e cade in un lago di sangue, ai piedi del più alto dei Navar.


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Voci correlate

Personaggi

PNG

Compagni e alleati del gruppo

Nemici

Gente di Laon

L'Inquisizione

Gente di Anthien

I rivoltosi delle Parole d'Oro

  • Franz, vecchio capo del villaggio, che utilizza la sua vecchia spada con cui combattè in gioventù
  • Paul, genero di Franz, padre di tre figli. Sua moglie è stata portata via dagli uomini di Lord Wilhelm dopo essere stata colpita dalla maledizione
  • Marielle Brò, fanciulla contagiata dai sogni degli Sperduti
  • Yoshua Brò, fratello di Marielle
  • Tobias, fratello di Marielle
  • Martha, giovane balestriera
  • Yesso Bravo
  • Tony, tipo timido armato di forcone
  • Alain, biondino, armato di piccone
  • Boris, molto grosso
  • Vladimir, fratello di Boris, molto grosso pure lui
  • Antoine
  • Steer
  • Souzette, molto graziosa
  • Morello, cinquantenne un po' inesperto
  • Omer, ragazzino quindicenne pieno di buona volontà
  • Stokke e Cismo, pescatori armati di rete.

Luoghi visitati

Cronache collegate

Creata il 05/09/2008 da Annika (2242 voci inserite). Ultima modifica il 27/06/2014.
1289 visite dal 05/09/2008, 14:29 (ultima visita il 12/08/2022, 10:37) - ID univoco: 1747 [copia negli appunti]
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