Cerca nel Sito

NomeKeywordsDescrizioneSezioniVoci correlate

Forum di Myst

 
« La tua donna sa fare cose che... »
- Bohemond a Marino -
 
Il fondo del barile
Grom
 
creato il: 07/04/2007   messaggi totali: 30   commenti totali: 26
46378 visite dal 31/07/2007 (ultima visita il 22/11/2017, 06:36)
ultimi 5 articoli (cambia) · Pagina 1 di 6
1 · 2 · 3 · 4 · 5 · 6
30 agosto 517
Mercoledì 22 Marzo 2017

Ma campare ci faceva cosi schifo?



Questa missione è iniziata male e rischia di finire persino peggio. Non è da me accettare un compito simile, pensavo di avere imparato la lezione dall'ultima volta.

Tieniti a distanza e raccogli i frutti del lavoro altrui; istruisci mille braccia per compiere ogni azione, nutrendo il tuo corpo del solo pensiero; custodisci il Segreto con l'assenza, mai con la presenza. Prendi tutto quello che puoi trasportare, ma resta sempre con le mani libere.

In quale misura questa situazione rispecchia gli insegnamenti dell'apprendista di Kar-Gor? Sappiamo fin troppo bene quale Dio dobbiamo pregare per uscire vivi da un tale casino... a dire il vero lo stiamo già facendo.

La verità è che sarei potuto andare via: sarei dovuto andare via, sacrificando la missione e la vedova allegra. Il problema è che Jared non mi avrebbe seguito in questa scelta: sarebbe rimasto ad aiutarla, sacrificandosi a sua volta. Benedetti ragazzi... Ma campare vi faceva così schifo? Ed io, in un sussulto risolutivo così estraneo a me stesso da farmi quasi paura, non ho saputo essere migliore.

Amore, amore, quante disgrazie portano il tuo nome! Una catena ineludibile che ci tiene avvinti l'uno all'altro, rispetto alla quale a me peraltro non spetta che l'ingrato compito di stringere l'inizio in modo inconcludente. Una parola che nel suo pristino significato ha senso unicamente per i poeti, giacché chiunque altro la carica di assai diversa accezione... Me compreso, diamine! Eppure i miei piedi sono rimasti fermi, costretti a terra da una tagliola ancor più stupida di quella ferraglia che giace nascosta tra i cespugli. Come se non sapessi che niente è irrimpiazzabile, come se non potessi ambire a ben altre e maggiormente reciprocate prospettive! Che io stia invecchiando non v'è dubbio alcuno: ma questa non è senilità, bensì piuttosto ricerca dell'autodistruzione.

Sia come sia, l'affezione che mi è presa per questa coppia di apprendisti mi costerà cara. L'idea di morire non basterebbe a infastidirmi, se non fosse accompagnata dall'atroce sospetto che un tale indesiderabile epilogo rischierà di compiersi per mano di un inetto come Terence Lost. Che siano piuttosto questi giovani soldati ad accompagnarci tutti verso la liberazione, specie se possono vantare parte del merito nel dipanarsi degli eventi che ci hanno condotti qui.

Una trappola... Come se non me lo aspettassi: ho anche un'idea su cosa può essere andato storto. Scommetto che la notizia del ragazzino ucciso a Horen ha convinto Gideon a gettare alle ortiche la sua neutralità. Un errore grossolano, mio caro Jared, che dimostra quanto ancora tu non sia all'altezza del tuo predecessore. Potrei dirti che ti abbiamo sopravvalutato, ma la realtà è che il peso è gravato sulle tue spalle troppo presto: avresti avuto bisogno di più tempo... avresti avuto bisogno di più tempo con me. Non importa: quel che è stato è stato. Potrei dire che è stato bello finché è durato, ma sarebbe l'ennesima menzogna. Al contrario, ora che comincio a intravedere la fine comprendo bene come in fondo, malgrado tutto, non ne sia valsa la pena. Sia come sia, ormai il dado è tratto: vediamo di chiudere in bellezza questa missione, quindi torneremo da dove siamo venuti... in un senso o nell'altro.

Come recita il Libro, non è finita finché non è finita. Stringo forte il frammento di astrofillite nel pugno della mano sinistra, pronto a scagliarlo in terra: la mia specialità è negoziare, ma questi soldati sembrano poco propensi ad ascoltare le mie parole. Poco male, vorrà dire che - nella peggiore delle ipotesi - ascolteranno i fatti. Percepisco in alcuni di loro una certa curiosità nei confronti delle infusioni teurgiche di Aghvan: se non altro - nella peggiore delle ipotesi - impareremo tutti qualcosa.

La peggiore delle ipotesi... Ma lo è poi davvero? Un tempo non lontano lo avrei pensato, oggi comincia a sembrarmi un evento persino naturale. Dopo tutto, se c'è una cosa che abbiamo imparato da questa storia è che la natura è molto diversa da come viene raccontata. Il sole sta per tingersi di nero, ancora una volta: chissà se lo fa per distogliere lo sguardo o per impedirci di vedere i mostri che ci siamo messi in testa di diventare.

Deanor Flagg - Immagine 1
scritto da Deanor Flagg , 03:45 | permalink | markup wiki | commenti (3)
 
13 luglio 517
Martedì 3 Maggio 2016

Persone speZiali



"Vuoi stare fermo? Non riesco a fare nulla!"

"E' colpa di questa copertaccia del cazzo che avete rimediato... mi prude da matti, non è che ha le pulci?" Le lamentele di Kevan cominciano a snervarmi, persino in una situazione come questa riesce a risultare fastidioso. Quasi vorrei non averlo coinvolto, del resto con l'età che ha e la barba che si ritrova è l'unico che può farlo in modo decente.

Faccio per gridare qualche insulto, voltandomi verso quella specie di tendaggio che copre lui e Petra alla mia vista, ma Sergente è più veloce: "ce le avevi pure quando ti abbiamo raccolto, quelle! Adesso vedi di muovere il culo, che manca poco". Ben detto. Rivolgo a Sergente un silenzioso cenno di assenso mentre lo osservo chinare nuovamente la testa sul suo piatto di spinaci. Nessuno sa perché, ma è convinto che siano quelli a renderlo così forte. Del resto, con i muscoli e le braccia che si ritrova, sfido chiunque ad andare a dirgli che non è vero. Un grande soldato, Sergente: è stato lui a reclutarmi, quando ero ancora un fesso qualsiasi, uno dei tanti convinti che dopo l'ultima guerra non ci fosse niente per cui valesse la pena combattere. "Volete continuare a rotolarvi per le strade come merde di vacca secche o tornare a brandire una spada?" Eravamo in sei, quando ce lo disse. Gli abbiamo dato retta in quattro, poi Acab al campo ha scartato gli altri tre. "Non è per cattiveria, è che non sopravvivereste mai a quello che ho in mente di fare". Quel giorno, per la prima volta dopo tanto tempo, sentii di essere speciale. Anzi... speZiale.

In tutta sincerità, non avrei mai pensato di trovarmi qui adesso. Il piano che avevo in mente era un pò diverso: dire che ci stavo, prendermi la spada che mi offrivano, riempire la pancia per qualche giorno e poi fanculo al mondo: scappare verso Greyhaven, Amer, Gulas o chissà dove. Ovunque, purché non qui, lontano mille leghe da questo posto malato, infetto e governato da idioti. Poi ho conosciuto lui, Alan Cabot... Acab. Lui mi ha mostrato il suo sogno, e io ho capito che il mio posto, malgrado tutto, è ancora qui.

Fearainn en Saoirse. Terra e libertà.

L'Armata non è un esercito come tutti gli altri: non combattiamo per i capricci di un Dominus o di un Burgravio, ma per un posto in cui poter vivere liberi, con regole giuste e un destino uguale per tutti. Non abbiamo una gerarchia né una struttura rigorosa, sul campo di battaglia contiamo tutti allo stesso modo. Osservo Sergente mentre finisce di divorare gli spinaci, rovesciandosi i resti oleosi del piatto direttamente in gola. Lo chiamano così perché dice di essere stato sergente, prima della guerra: non so di che esercito, probabilmente una signoria minore degli altopiani del Tuono. Ha il dente avvelenato con Uryen, per questo ho pensato di coinvolgerlo.

"Allora, Sgombro, quando arrivano 'sti speZiali?" mi chiede mentre si pulisce le mani. "Non vedo l'ora di sgranchirmi un pò le nocche!" Risate. La locanda è bella piena, la notizia s'è diffusa parecchio. Tra le teste che si avvicendano al bancone noto Autunno, Vela, Osso, Richter, Malandrino, Asciamunito e qualche altra faccia nota. Dietro di loro, con la schiena appoggiata alla parete di legno, Beringar è intento a strimpellare qualcosa di allegro: a poca distanza da lui intravedo Greg e quella gran figa di Ceyèn: sorrido, pensando che quando verremo alle mani, e succederà di certo, col Tenente ne vedremo delle belle.

"All'ora di cena", rispondo. Spero che quei cagacazzi non mi diano buca. Spazzino mi ha detto che sono venuti a scassare la minchia anche alle porte del campo: c'è anche lui al bancone, deve aver chiesto di poter staccare prima per venire a godersi la scena. A quanto pare 'sti speZiali ci tengono davvero, a parlare con Norman. E noi li accontenteremo, altroché! Non è stato facile convincere Sergente a stare al gioco: non gli piace perdere a braccio di ferro, neanche per scherzo. Ma non fa a botte da almeno quindici giorni, quindi l'ho preso per fame.

"Ci siamo quasi, allora", esclama qualcuno: "il sole è bello che calato..."

Annuisco. Lo sguardo torna verso gli attori che ho scelto per la mia commedia improvvisata: Sergente, con i suoi bicipiti in bella vista, pronto a fare la sua figura di merda per poi rifarsi con gli interessi; Vela, che s'è vestita da zoccola proprio come le ho chiesto; l'oste, che ha una parte piccola ma fondamentale; Malandrino, al quale ho chiesto di interpretare il ruolo più difficile e divertente della serata... No, direi il secondo, ora che ci penso.

Mi giro nuovamente verso il mucchio di tende alle mie spalle: "Allora, Kevan? A che punto siamo?"

"Quasi pronti", mi risponde Petra: "vedrete che spettacolo".

A poco a poco, tutti cominciano a battere le mani e a fare coraggio al nostro stalliere: "Ke-van! Ke-van! Ke-van!"

Quando alla fine si apre il sipario, le urla si trasformano in grida, quindi in uno scroscio sguaiato di risate che sale fin quasi al cielo. Porca troia, che roba.

"Ecco a voi Norman lo stregone!" esclama Petra, raggiante alla vista degli apprezzamenti all'indirizzo della sua creazione. "Avanti, Norman, dì qualcosa!"

Kevan-Norman si aggira tra i tavoli, impartendo quelle che sembrano benedizioni e agitando le mani in modo mistico, tra lo scompisciamento generale.

"Ma che cazzo stai a fà, Kevan? Sei uno stregone, mica un prete 'mbriaco!"

"Regà, ma non ci assomiglia per niente a Norton! Sicuri che non l'hanno mai visto?"

"Norman... se chiama NORMANNN!"

"Kevan, facce 'na palla de foco!"

"... si ma non cor culo, possibilmente!"

"Bwahahahahahahhahahah!"

"Oh però cazzo, la barba è eccezionale!"

"Fate silenzio", rantolo con le lacrime agli occhi, "o ci sentiranno. Kevan, tu vai a sederti sul retro e aspetta che te li mandiamo noi: ricorda che sei un potente mago, quando ti vedi perso comincia a mormorare e cantilenare sillabe a caso. Quanto a voialtri, cercate di restare seri..."

Poco a poco, scende il silenzio. Dovrebbe essere ora, ormai: gli sguardi di tutti si fissano sulla porta, in fremente attesa di quello che succederà.

Avanti, speZiale: non deludermi.

Kevan Urich - Immagine
scritto da Sgombro , 23:33 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
9 agosto 515
Sabato 19 Settembre 2015

I bambini prodigio



A Feith non fa mai caldo, neppure ad agosto. Questa zona dell'altopiano del Lampo non fa eccezione, anche se le colline che ci circondano bloccano una buona parte dei venti del Nord: il risultato è una brezza temperata che, nelle giornate in cui non piove, riesce ad essere persino piacevole.

Neanche a dirlo, oggi piove a dirotto. Il cielo ci ha graziati per due giorni, durante la salita, ma non è riuscito a tenersi per quest'ultima manciata di miglia. Poco male, penso mentre indico la strada agli altri: due gocce d'acqua non ci impediranno di arrivare in cima. Speriamo solo che finisca entro domattina o sarà difficile portare a termine quello che siamo venuti a fare.

"Manca ancora molto alle cascate?"

La voce di Petra riesce ad essere snervante, specialmente quando fa domande stupide invece di risparmiare il fiato. Nessuno le risponde, men che meno io. Scavalchiamo in silenzio le ultime rocce che ci separano dalla spianata, negando a questa tempesta estiva la soddisfazione di spazzarci via. Dopo pochi istanti un rumore talmente forte da sovrastare anche la pioggia ci fa capire che siamo prossimi alla meta. Il sentiero si allarga in una valle, lasciando intravedere i resti di antichi edifici. Questo posto doveva essere importante, un tempo: adesso a malapena sappiamo che esiste, occupati come siamo a combattere una guerra dopo l'altra.

"Sicuro che fosse questa la via più breve? Sono fradicia..."

La sento ancora, quella voce del cazzo, nonostante il casino che ci circonda. Mi fermo e stringo la mano a pugno, chiamando a raccolta tutte le mie forze per non colpirla dritta su quel muso da maiala che si ritrova. No, è che mi piace prendere acqua e consumare gli stivali. Penso ad Acab e a Montaine e mi girano i coglioni, mentre loro se la spassano tra Katrin e Gretel a noi è toccato spaccarci la schiena sulle montagne insieme a un branco di reclute rincoglionite.

"Tenete il culo lontano dallo strapiombo, se non volete ritrovarvi a Lagos: ancora qualche minuto e metteremo le chiappe all'asciutto". Guido i miei compagni verso un gruppo di rovine circondate dagli alberi, allontanandomi dal frastuono delle cascate che precipitano appena sotto di noi. Non è stata una passeggiata arrivare quassù: siamo tutti stanchi, è il momento di cercare un riparo. Petra mi trotterella a fianco, abbozzando un sorriso. Demoni del ghiaccio, quanto è brutta oggi: il puzzo dei suoi capelli bagnati mi arriva nonostante l'elmo. Se penso che all'inizio di questo viaggio me la sono scopata mi viene da vomitare: sarà che quel giorno non pioveva e la borraccia del vino era ancora piena.

Vardloch - Gola di Strigis

Raggiungiamo gli alberi e lanciamo gli zaini a terra: il rumore delle cascate è meno assordante, in questa zona. Dico alle reclute di guardarsi intorno mentre noialtri ci occupiamo del campo, che se aspettiamo loro facciamo notte. Io e Malafede ci mettiamo ad accendere il fuoco, Crank si alleggerisce del carico e comincia a raccogliere un pò di legna, River toglie di mezzo i sassi più grossi. L'uomo senza volto si limita a guardarci, senza dire né fare un cazzo come al solito. Demoni del ghiaccio, quanto mi sta sui coglioni: vorrei che non avesse salvato la vita ad Acab, così non saremmo costretti a portarcelo dietro. Montaine mi ha spiegato che il motivo del suo soprannome è legato al ruolo che ricopre a Ghaan: l'assassino di fiducia del Dominus, colui che porta a termine gli incarichi più efferati. L'uomo senza volto, Aghvan l'Invitto, il Signore di Ghaan... che razza di circo: se è a questi individui che dobbiamo dar retta per vincere questa guerra del cazzo significa che stiamo davvero con le pezze al culo. Povera Feith, stretta tra l'incudine di un gruppo di esaltati e il martello di una manica di stronzi, protetta - per così dire - da un Granduca che dà retta oggi a questi, domani a quelli. E poveri noi, costretti a seguire le paturnie di questi cialtroni. Come se avessimo scelta, del resto: siamo soldati che combattono, mica donne che scelgono un vestito. Tranne Petra, ovviamente, che a tratti non sembra essere né l'una né l'altra cosa. Eccola che torna, contravvenendo agli ordini che avevo dato: quanto tempo è passato, razza di cesso con le rotelle che non sei altro? Cinque minuti a dir tanto? Non hai controllato un cazzo, al massimo ti sei fatta una pisciata. Sei più inutile dell'uomo senza volto, che chissà dov'è finit...

D'un tratto l'aria si riempie di un suono familiare. Petra mi fissa in volto, mentre i suoi occhi da scrofa si ingrandiscono fin quasi a scoppiare, riempiendosi di lacrime: fa una smorfia disperata, mentre un rivolo di sangue le circonda il collo come una collana. Poi crolla al suolo, silenziosa come mai è riuscita ad essere in vita, mettendo in bella mostra la nuca da cui si intravede il piumaggio di una freccia.

"A terra!" grido, rotolando sulla schiena dietro al tronco più vicino. Altri suoni familiari, almeno tre o quattro: mentre rotolo, sento il tonfo di un altro dei nostri che cade. Dovrebbe essere Jakes, una delle reclute. La mia mano fa per raggiungere l'arco, quando l'ennesima freccia si pianta a pochi centimetri da me: riconosco le piume, le stesse di quella che ha colpito Petra.

"Io non lo farei, se fossi in te".

Alzo gli occhi e cerco di capire come siamo messi: non benissimo, a quanto pare. Due reclute sono andate, la terza, Knowles, è prigioniera di un soldato... no, di una soldatessa. Il mio interlocutore è un ottimo arciere, a giudicare dai colpi che ha fatto e da come mi tiene sotto tiro. Davanti a lui ce n'è un altro con la spada puntata nella mia direzione. Chi è questa gente? Soldati di Treize, a giudicare dallo stendardo che porta uno di loro. Ne conto sette, tre dei quali hanno l' arco puntato su di noi, più almeno un altro nascosto tra le rovine. Non so se ci aspettavano, ma di certo ci hanno visti arrivare. Che ci fa qui un plotone di Treize?

"Tranquillo, amico", dico all'arciere sollevando le mani: "per ora comandi tu". River e Crank reagiscono in modo analogo, anche loro incalzati da una spada e un arco a testa. Neanche li abbiamo visti arrivare e già ci hanno fatto due morti e un prigioniero. Sono loro ad essere bravi o noi che ci siamo rincoglioniti? Mi chiedo dove siano finiti Malafede e l'uomo senza volto: probabilmente nascosti da qualche parte, aspettando di capire come si metteranno le cose.

"Falli sdraiare a terra", esclama la ragazza. "Magari ce ne sono altri". Cerco di capire a chi si rivolge e capisco che il capo è quello che mi sta puntando la spada. Anche lui non fatica a capire con chi deve parlare. "L'avete sentita", esclama senza togliermi gli occhi di dosso: "faccia a terra e gettate le armi".

Prendo tempo, fingo di non capire: devo mettermi a terra o gettare le armi? La speranza è quella di farli incazzare, magari al punto da spingere qualcuno ad avvicinarsi per tirarmi un paio di schiaffoni e farsi prendere come ostaggio. Niente da fare, restano tutti al loro posto: svegli e anche ben addestrati. E dire che sembrano tutti molto giovani: il capo avrà al massimo venticinque anni, gli altri persino meno. Soldati semplici e scelti, se le mostrine di Treize sono ancora come le ricordo: nessun sottufficiale, nessun caporale. Da dove sono usciti questi bambini prodigio?

"Sdraiati a terra, prima, e getta le armi, dopo", chiarisce il capo con l'aria di chi non lo ripeterà una terza volta. "Lentamente".

Scuoto la testa. "Non esiste: ce ne avete già ammazzati due e pretendi di farci sdraiare a terra e gettare le armi? Tanto vale proporci di buttarci giù dalla rupe". Tiro un colpo di tosse, faccio un passo in avanti...

"Fermo", tuona l'arciere tendendo l'arco: "o quella gamba comincerà a farti male". Bravo e attento, questo ragazzo: diventerà un grande scout. Spero non grazie alla mia taglia, possibilmente.

"D'accordo, d'accordo". Non è facile prendere tempo quando hai tre archi puntati addosso. "Ma trattateci da soldati, non da puttane. Perché non ne parliamo un momento? Così vi diciamo pure chi siamo e magari vi facciamo cambiare idea".

"Questo pensa che scherziamo", esclama uno di loro: "gli facciamo vedere che si sbaglia?".

River e Crank mi guardano, in attesa di un mio segnale. Non abbiate fretta, ragazzi: c'è ancora tempo. "Ascolta", gli dico fissandolo negli occhi: "tu pensi di avere la situazione sotto controllo, ma fattelo dire da chi ne ha vissute parecchie più di te: non è così. Noi..."

"Un'altra parola e fai la fine dell'amica tua", esclama il loro capo. Petra amica mia? Non direi proprio. "A terra, adesso! Se non vuoi che gli tagli la gola!", gli fa eco la nuova ragazza di Knowles.

"E perché mai dovremmo farlo?", chiedo, allargando le braccia: "se ci mettiamo a terra ci lascerete andare?" Nessuno risponde. "Parliamoci chiaro, non avete idea di cosa fare di noi: non potete portarci a Treize, non potete lasciarci andare. L'unica cosa sensata sarebbe ucciderci tutti. Lo sapete voi e lo sappiamo anche noi, motivo per cui nessuno finirà a terra di sua spontanea volontà. Volete queste armi? Venitevele a prendere".

Ho rubato abbastanza tempo. Sguaino la spada, i miei compagni capiscono al volo e fanno altrettanto: ciascuno di noi ha il suo arciere personale, eppure a quanto pare le frecce sono tutte per me. Due si piantano sull'armatura all'altezza del ventre: le sento appena. La terza mi penetra nella coscia: niente di tremendo, ma mi creerà qualche problema. I soldati con la spada ci incalzano, coprendo la ricarica dei rispettivi arcieri. Una manovra da manuale, frutto di un addestramento impeccabile.

"Chi vi ha addestrato?" domando al mio avversario mentre le nostre lame si scontrano: "Rudd? Ramsey? Reiner? Rock? Ne conosco parecchi, di sergenti di Treize: iniziano tutti con la R". Nessuna risposta: solo una rapida e precisa sequenza di fendenti, accompagnati da una quarta freccia che mi si pianta sulla spalla. Quel maledetto arciere non manca un colpo. Con la coda dell'occhio intravedo River e Crank, impegnati in una situazione similare.

Un ultimo tentativo non costa nulla. "Ascoltami bene: sei davvero sicuro di volertela giocare così? Siete ancora in tempo per alzare i tacchi e andarvene. Abbiamo due feriti gravi, non vi seguiremo: ognuno per la sua strada e la chiudiamo qui".

"So chi sei, stronzo" mi dice tra un fendente e l'altro: "risparmia il fiato".

Scuoto la testa. no, non lo sai: ma lo scoprirai tra poco.



Schivo ancora una volta la sua spada e in un attimo gli sono addosso: il mio colpo non va a segno ma lo costringo ad arretrare, ostruendo finalmente la linea di tiro del suo compagno. Incastro la mia elsa contro la sua, mentre con l'altra mano afferro il bordo dello scudo che porta al braccio sinistro. Si aspetta un calcio, invece gli arriva una testata: elmo contro elmo, fronte contro naso e bocca. Fa male, eh? Non riesco a impedire che si divincoli, lasciando nuovamente spazio all'arco del compagno. Osservo la corda che si tende a pochissimi metri dalla mia faccia e penso che stavolta me ne servirà parecchia, di fortuna.

Poi, finalmente, una freccia di colore diverso saetta attraverso i cespugli e colpisce dove fa più male: l'arciere bambino si porta una mano al collo, che diventa completamente rossa in un istante. Lo guardo mentre si affloscia a terra, lentamente, con l'espressione triste e avvilita di chi ce l'ha messa proprio tutta per fare le cose per bene. Peccato, sarebbe diventato davvero un ottimo scout. Due a uno. Un istante dopo Malafede si getta di peso su un altro degli arcieri, piantandogli l'ascia tra la spalla e il collo e trascinandolo a terra. Due pari.

"Noooooooooooo!" L'aria è squarciata dal grido di dolore della soldatessa, a cui fa eco quello degli altri: ci sono rimasti male, pensavano di avere la situazione in pugno. Ah, la tipica alterigia dei giovani. La reazione non si fa attendere e a farne le spese è il povero Knowles, che cade a terra con un sommesso gorgoglio: hai capito, la ragazza. Tre a due.

In quel momento si palesa l'ottavo soldato di Treize, uscendo dalle rovine: un pò troppo tardi, a giudicare da come si stanno mettendo le cose. Due frecce in rapida successione lo raggiungono prima al petto e poi alla gola, sbarrandogli la via per la festa. Tre a tre. L'uomo senza volto esce dai cespugli alla ricerca di un nuovo bersaglio. "Ce ne hai messo di tempo!", esclamo sguainando la daga. Osservo il colpo perfetto scagliato ai danni dell'arciere che stava per mandarmi all'altro mondo: demoni del ghiaccio, alla fine mi toccherà pure ringraziarlo.

Torno a rivolgere le mie attenzioni al capo, costretto a venire a patti con una situazione che volge al peggio. Non dice niente, ma gli occhi parlano per lui. Mi chiedo se stia piangendo per la sorte a cui ha condannato i suoi compagni o per la testata che gli ho dato pochi istanti fa. Mi si getta contro ma i suoi colpi sono ansiosi, imprecisi. "Te l'avevo detto", gli dico: "adesso siamo noi a non avere scelta". Non combatte male, con un pò di esperienza in più potrebbe creare problemi: come i suoi compagni, del resto. Peccato che nessuno di loro avrà mai il tempo di farla, questa esperienza. Lo colpisco una, due, tre volte. Potrebbe mollare la spada ma sceglie di non farlo: si tiene in piedi davanti al corpo senza vita del suo compagno arciere, in attesa che la situazione volga nuovamente a loro favore. Speranza vana: le frecce in corpo non impediscono a Crank e River di avere la meglio sui rispettivi oppositori, mentre l'uomo senza volto fa scempio degli arcieri e Malafede...

...Un momento: dov'è Malafede? Lo cerco con lo sguardo finché non lo trovo, intento a rotolarsi sul fianco come un bambino spastico: la soldatessa di Treize brandisce una spada insanguinata a pochi metri da lui, preparandosi ad affrontare River. Aspetta un attimo: quella ragazza ha appena rotto il culo a Malafede?

La osservo mentre si prepara allo scontro: alta, capelli corvini in parte raccolti da una coda di cavallo e in parte sciolti lungo le spalle. Non ha più l'elmo, dev'esserle caduto durante lo scontro. Da qui non vedo bene, ma mi sembra che abbia gli occhi nocciola: nocciola e gonfi di lacrime per i suoi compagni falciati di fresco. La spada che ha in mano è un pezzo pregiato, uno di quei ferri che si tramandano da padre a figlio. O a figlia, a quanto pare. River la carica a testa bassa, convinto di poterla fare a pezzi con un paio di colpi ben assestati. Tanta è la voglia di assistere a questo duello che quasi mi dimentico del mio avversario, che mi rende oggetto di un ultimo affondo sferrato con la forza della disperazione. Lo evito, poi decido che è giunto il momento di avere pietà di lui: un montante dall'alto e lo sbatto a terra con uno squarcio sulla schiena tale da togliere ogni dubbio. Quattro a Sette, contando Malafede, che a ben vedere non è ancora morto. Credo.

Sollevo gli occhi e, per un istante, incontro lo sguardo color nocciola della ragazza dai capelli corvini. "Maledetti!" Urla mentre si avventa su River con una velocità impressionante. "Maledetti bastardi!". Come se fossimo stati noi ad attaccarvi per primi. Io ci ho provato, per il resto c'era poco da fare.

River fa del suo meglio, ma è pur sempre ferito: Crank, l'uomo senza volto ed io osserviamo increduli mentre quella ragazza incazzata para i suoi attacchi, risponde, lo costringe ad arretrare, quindi lo sbatte a terra e lo colpisce ripetutamente con la spada. Quando capisco che è finita faccio per intervenire per impedirle di ammazzarlo, ma nello stesso istante una freccia dell'uomo senza volto la colpisce sulla spalla dell'arma: un colpo perfetto, che quasi la manda al tappeto.

"Razza di troia", urla River rotolando dalle nostre parti. "Che figura di merda che hai fatto", lo prende in giro Crank mentre lo aiuta a rialzarsi. L'uomo senza volto si avvicina lentamente verso la sua nuova preda, riponendo l'arco e sguainando le daghe.

"Sei molto bella: sarà divertente".

"Aspetta", esclamo. "Può esserci utile viva". Mento sapendo di mentire: non siamo in condizione di trasportare dei prigionieri, specie se feriti. Ci tocca ucciderli tutti, proprio come avrebbero fatto loro con noi.

"E chi ha parlato di ammazzarla", risponde l'uomo senza volto con un sorriso sadico.

La ragazza riesce a rimettersi in piedi, puntando la spada nella sua direzione: per un istante la lama è attraversata dal riflesso violaceo di una gemma incastonata nell'elsa. "Ti aspetto, spaccone: vediamo che sai fare". Ah, la tipica alterigia dei giovani. Viso, corpo e carattere ai massimi livelli: amore a prima vista, altro che Petra. La prospettiva di vederla fatta a pezzi dall'uomo senza volto diventa rapidamente intollerabile. "Mi sembra di averti detto che la voglio viva", ribadisco facendo un passo avanti.

"Dimentichi che io non prendo ordini da te".

"Vorrà dire che prenderai qualcos'altro, da me". Faccio per avvicinarmi, quando il cadavere che giace ai miei piedi comincia a mormorare qualcosa.

"Ali... và via".

Ali? La ragazza si porta un pugno alla bocca, soffocando un grido di dolore. "No", esclama poi: la voce quasi non le esce, rotta dal pianto com'è. "Mai". L'uomo senza volto la osserva estasiato, pascendosi di quel dolore come una zanzara: è di certo l'individuo più spregevole che io abbia mai visto, al suo confronto io sono un cardinale del Sacro Collegio e le puttane di Skogen il mio convento di suore. Quando morirà e piscerò sulla sua tomba dovrò fare attenzione a non prendermi un'infezione da quelle parti.

"E'... un ordine...". Il moribondo emette un altro rantolo, poi stramazza. L'ultimo desiderio in punto di morte. Ali ci scruta per un istante, i suoi occhi nocciola si fissano sulla freccia che mi spunta dalla coscia, quindi sulla gamba ferita di Crank. Un istante dopo si lancia in uno scatto alla velocità del vento. Purtroppo per lei, l'uomo senza volto è sano come un pesce. Mi aspetto che scappi verso le rovine e invece punta verso di me... No, verso qualcosa che è caduto da queste parti. Afferra con la mano lo stendardo di Treize, quindi si getta verso le rovine: persino l'uomo senza volto fatica a starle dietro. Sarà per questo che la chiamano Ali? Io e Crank facciamo violenza alle nostre ferite per non perderli di vista, mentre il rumore della cascata si fa sempre più intenso.

"Fine della corsa", esclama l'uomo senza volto. La ragazza si volta verso di noi, lo stendardo di Treize stretto con la mano sana: alle sue spalle non c'è altro che il vuoto, un precipizio che si apre sulla Gola di Strigis. Il rumore è assordante. La osservo, mentre ripone la spada nel fodero. "Non fare cazzate", le dico. Vorrei prometterle che non la uccideremo ma sarebbe una stronzata, al massimo potrei preservarla dall'uomo senza volto e dai suoi supplizi.

"Addio", dice lei. Non a noi, ovviamente: ai suoi compagni morti, all'esercito, a Treize, alla vita e a questa guerra del cazzo. Poi fa un passo, uno solo, rivolto verso il burrone. Un attimo dopo non c'è più, svanita insieme allo stendardo del suo plotone annientato.

L'uomo senza volto scuote la testa: vorrei potergli vedere il viso e compiacermi per quella punta di dispiacere che di certo sta provando in questo momento... Purtroppo devo accontentarmi della nuca. Quando si gira, dopo alcuni istanti, la sua espressione è quella di sempre: la solita faccia di cazzo a cui ci ha abituati. Arranco verso la cascata, mi sforzo di guardare in basso: fa impressione, da qui è veramente alto.

Ali. Quelle si che ti sarebbero servite, adesso. Spendo ancora qualche istante a guardare lo scrosciare violento dell'acqua, poi mi volto verso Crank. "Andiamo a raccogliere River, vediamo se Malafede è ancora vivo e togliamoci dalle palle".

Quattro a otto. O almeno così credo.

Ali Shark e Greg Lorne - Immagine
scritto da Greg Lorne , 06:13 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
1 Maggio 517
Lunedì 15 Giugno 2015

Il Tempo della Spada



Da qualche parte lassù, oltre le nubi, incombe nera e silenziosa la Luna del Primo. Fin dall'epoca delle Antiche Città gli uomini di ogni nazione continuano a celebrare la sua venuta, poichè l'oscuro transito di Beltane propizia i futuri raccolti. Agli uomini di pace essa comanda la pazienza, la terra si è di nuovo fatta fertile ma sarà Mabon a segnare il tempo della falce; a quelli di guerra invece ingiunge di affrettarsi poichè la messe è già matura, ed il tempo della spada è su di loro.

La grande pira arde nella corte di Uthun; alla sua luce l'Earann delle nostre corazze scintilla vivido, tingendoci del sangue di Samaal. Guardo i miei fratelli e in loro vedo me stessa: magnifici, feroci, inarrestabili, sette spettri vermigli raccolti in tregenda dal loro àrmann, pronti a far nostra la Notte dei Fuochi Splendenti. Taerbeck, Crachadan, Trughan, Feidachar, Onachar, Tarkhun, Ainnir... anno dopo anno, secolo dopo secolo le sette maschere perpetuano il racconto delle imprese di chi venne prima di noi, i trionfi e le sconfitte di un popolo consegnato all'oblio dall'acciaio di Greyhaven.

Come tutti, ricordo di aver domandato anch'io al Maestro il senso di questo pantomima, ed in che modo potesse rendere più fruttose le nostre meditazioni sullo Yog. E la sua voce ferma e pacata mi ha dato la stessa risposta che ricevettero gli altri: "Combattendo per la causa perduta dei Clan, farai sì che la tua sia vittoriosa. Persevera nella certezza della sconfitta e scoprirai di non averne più timore. Ama la causa perduta con tutta te stessa, e quando non desidererai altro che dare la vita per essa, abbandonala e fuggi lontano. Quando l'unico volto che vedrai pensando a te stessa sarà Ainnir, getta quella maschera tra le ortiche. Quando avrai dimenticato il nome che ti diede tua madre, reclamalo per te. Quando riconoscerai nei sei i tuoi fratelli, volta loro spalle senza indugi. Quando ti sentirai padrona del mio Yog, ripudialo per inseguire il tuo."

Tu, fratello mio che un tempo sei stato Kraighar Tarkhun, non hai mai voluto accettare questo sacrificio. Eri seme e sangue del Maestro, eppure hai preferito la menzogna alla verità. Pur di non arrenderti all'esilio hai accettato la compagnia dei morti senza pace, vagando nelle paludi come uno spirito reietto. Pur di non avere indietro il tuo volto ti sei mutato in abominio, e come un avvoltoio ti sei ingrassato delle carogne che hai trovato lungo il cammino. Perchè, Tarkhun? Davvero pensavi di aver più diritto di ciascuno di noi? Davvero credevi che il prezzo che hai pagato fosse più alto di quello che è toccato a noi? Perchè non sei qui stanotte, fratello mio, ed un altro solleva le insegne dell'àrmann al posto tuo? Dove sei sepolto ora, in armi che non ti appartengono più?

Ed è così che alla fine ti sei condannato alla sorte che tanto aborrivi, scacciato dalla Casa di Uthun, rinnegato dai tuoi fratelli, abbandonato a morire senza gloria lontano dal fuoco di tuo padre. Cos'altro speravi di trovare tra le immonde spire di Nathair? E dimmi, la lingua sibilante della Vipera ti ha sussurrato parole di conforto mentre la vita ti scivolava via? Sei felice di aver avuto quella strega come tua ultima, unica amica?

...eppure ho incontrato un uomo disposto a morire pur di difendere il tuo nome, un uomo che pur non avendo desiderio di far suo il tuo maglio lo ha impugnato con la stessa furia di cui tu eri capace. Chi era costui, Tarkhun, che ti ha sconfitto in battaglia per poi farsi tuo campione? Ho pensato spesso, in questi giorni, a come quel Guerriero ha dato prova di se stesso. Ho raccontato al Maestro di come sia riuscito a far vacillare il possente Taerbeck colpo dopo colpo, a come infine abbia eluso il contrattacco del Bisonte con la grazia ineffabile di cui è capace solo chi insegue il proprio Yog. Egli ha annuito in silenzio, come se non si aspettasse di udire niente di diverso.

Sarai ricordato per sempre col nome che non volevi abbandonare, fratello mio...e questa notte gesta di sangue onoreranno il tuo sepolcro, dovunque esso sia.

Un vento improvviso spazza via le nuvole, rivelando l'abisso oscuro della Luna del Primo; il fuoco avvampa e si torce, e un'esplosione di braci si sparge tutto intorno. Il mugghio della tempesta si ingrossa, diventando l'ululato rabbioso di un Faul-Warg che pare voglia lanciare alla foresta intera la sua sfida.

Il Maestro solleva il pugno in segno di saluto. I sei fanno altrettanto, ed io con loro. Il tempo della spada è su di noi.
scritto da Ainnir , 01:39 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
25 Aprile 517
Domenica 7 Giugno 2015

Un debito d'onore



Se avessi ancora labbra, Vodan, sorriderei per la tua ingenuità. Se avessi ancora occhi, mi godrei il curioso spettacolo che mi stai offrendo...quello di un uomo che lotta con accanimento contro la sua stessa ombra. Chi è mai costui che si getta nella polvere e, mani alla gola, tenta di strapparsi via il guinzaglio che gli strozza il respiro? Davvero non si accorge che anche l'altro capo è ben stretto nel suo pugno? Il mio allievo così testardo, così promettente... se avessi ancora braccia certo le solleverei, e a quello stolto mostrerei i miei palmi vuoti: egli mi accusa di averlo tratto in schiavitù, quando in verità è solo schiavo di se stesso. Noi tutti lo siamo... è la nostra vittoria suprema, la nostra definitiva sconfitta.

Non ho forgiato io il collare che ti opprime, né sono io a manovrare la catena da cui ti senti strattonato, che disapprovi o meno il tuo cammino. E come potrei, del resto? Non sono che l'ultima eco di un ululato un tempo spaventoso, che per un istante ancora si attarda nelle valli prima che il vento la disperda. Di quali portenti mi credi capace? Non sono che lo spettro di un sogno, un riflesso sempre più diafano e confuso destinato a svanire al primo capriccio della luna. La memoria delle mie imprese già sbiadisce assieme a quella dei miei delitti...persino il mio nome ora appartiene a qualcun'altro. Chiunque egli sia, confido che saprà accrescerne la gloria più di quanto abbia mai fatto io.

Tu però non mi dimenticherai, vero?

Ti ho trovato ad aspettarmi all'inizio del Sentiero del Primo. Non eri pronto allora ad imboccare questa via, così come non sei pronto adesso...eppure nella notte di Eostar hai saputo sbaragliare il suo Guardiano, eppure oggi conquisti il privilegio di poter dirigere altrove il tuo vagare. Fui tuo avversario in quella sfida, e forse tuo alleato in questa. Ma dal nostro ultimo incontro non ho mai infiacchito il tuo braccio, né l'ho reso più possente; non ho mostrato ai tuoi occhi nulla che essi stessi non vedessero; la lama del tuo Seaxe non ha mai danzato ad un canto che non fosse il tuo...talvolta hai esitato, la voce ti è mancata, ed è allora e solo allora che il ferro ha perso la sua grazia. Quand'anche fossi capace di una simile maledizione, non è dal mio rancore che devi guardarti, poichè non ne ho per altri che me stesso.

Quando i Clan si davano battaglia su questa terra era assai diffusa la convinzione che la virtù di un uomo coincidesse con la sua capacità di onorare i propri debiti, a qualsiasi prezzo. Chiunque per incapacità o malizia si trovasse a mancare a questo sacro obbligo cessava di essere un figlio, un fratello o un amico, e diventava un perfido straniero, indegno del suo nome e persino della vita. Le antiche tradizioni sono sopravvissute all'acciaio di Greyhaven, e tuttora le Lande di Ledhar restano patria di uomini d'onore...orfani della Legge degli Dei essi da secoli obbediscono alla propria. Credi che io sia in debito con te? Credi che l'aver preso le mie parti, l'aver impugnato il maglio che fu mio abbattendolo sullo scherno di Kraighar Taerbeck ti abbia vinto la mia riconoscenza?

Saresti uno sciocco se davvero lo credessi. Ciò che di me è stato detto è la verità, poichè in piena libertà mi sono posto al di sopra degli insegnamenti di Uthun dando prova della mia presunzione, della mia cecità, insultando il Maestro e i Sette, deformando secondo il mio capriccio persino i precetti dello Yog. Non è per questo, Vodan, che la lama di Kraighar Taerbeck ha mancato le tue carni: nel vendicare il mio nome hai inteso preservare il tuo, ed in questo hai già trovato la tua ricompensa.

Sospetti, lo so, che attraverso di te io abbia cercato un'ultima occasione di rivivere la gloria di un duello tra Guerrieri: ma non c'è più vita per me, o gioia, o gloria e neppure nelle tue imprese avrei di che trovarne...l'orgoglio per aver visto due fratelli onorare se stessi in battaglia, però, quello è riuscito a far tremare persino queste ossa annerite, te lo confesso.

Kraighar Taerbeck ti avrebbe imposto di brandire le mie armi contro il tuo volere, costringendoti a trascinare la mia carcassa sulle tue spalle per il resto dei tuoi giorni... la Nagath che già ingombra la tua schiena avrebbe finito per accogliermi sotto il suo manto nero, non ne dubito. Non se la prenda, non è perchè disdegnassi la sua compagnia che ho voluto altrimenti. In apparenza ti sei battuto bene. Agile e preciso nei tuoi assalti, hai approfittato della sorpresa del tuo avversario per metterlo alle strette, per imporre il tuo ritmo all'antica danza di morte in cui vi siete cimentati. Sei stato timido in difesa, però...non perchè temessi il Guerriero Bisonte o il suo Glaidheam, ti conosco troppo bene per sospettarti di vigliaccheria, ma perchè da un momento all'altro ti aspettavi che il mio mazzafrusto si ritorcesse contro di te come un serpente infido e traditore, pronto a cogliere il momento propizio per consegnarti alla sconfitta e magari alla morte.

La verità, Vodan, è che non avevi molte speranze...un mio malevolo intervento avrebbe solo affrettato l'inevitabile.
I colpi che hai sferrato, pur notevoli, non sono stati sufficienti ad arrestare la furia del Bisonte, e molto presto egli si sarebbe risolto a metter tutto se stesso nello scontro. La sua lama si sarebbe abbattuta su di te, ancora ed ancora, ed il campo sarebbe infine stato suo. Ciò non è stato, e per un istante hai compiuto un balzo oltre la materia di questo nostro mondo, come solo chi cammina lungo i Sentieri del Primo è in grado di fare. Un piccolo inganno, sufficiente a far credere al tuo avversario che indubbiamente avevi il diritto di far ciò che più desideravi delle armi di un Kraighar...perchè Kraighar tu stesso. Un inganno per cui nulla mi devi, un inganno per un inganno: si saprà ad Uthun che Tarkhun ha coronato la sua ambizione, egli è divenuto Maestro senza mai abbandonare l'antica Casa, unico tra i Sette a non aver mai, neppure per un momento, ripudiato il vessillo del Faul-Warg. E in fondo quanto c'è di vero in questo, e quanto è menzogna?

Questo è lo Yog dell'Abbandono: spezza le tue catene e coloro che le hanno forgiate. Se sei tu il fabbro delle tue catene, spezza te stesso.

La catena che minacciava di legarti per sempre a questo spettro è infranta. Sei libero di scegliere le tue battaglie così come le armi con cui combatterle, come è prerogativa di un Guerriero. Non avrei desiderato per te altro che questa libertà, che tu lo creda o no...ha poca importanza, ormai. Ciò che conta è che oggi hai contratto un debito, e fintanto che non l'avrai onorato non potrai dirti migliore di me.

No, stai pur sicuro che a me non devi niente. E' al fiero Protettore le cui zanne porti sul collo, alla Bestia che vigila su ogni tuo passo, e che ogni notte vaga inquieta attraverso i tuoi incubi, che devi la tua libertà. Egli è per te muto, ma il suo ruggito di rabbia e disperazione è assordante, e giunge fino a me, attraverso i mondi devastati che un tempo calcò il tallone di suo Padre...nostro Padre, Vodan.

Egli già da tempo vegliava su di te, schiavo di una vile stregoneria. Persino durante il nostro primo duello. Ricordi quanto è stato semplice prevedere ogni mia mossa, non ti sei stupito di quanto efficace ogni tuo contrattacco, quasi che i tuoi sensi scorgessero ogni mio movimento prima ancora che io decidessi di compierlo? E' rimasto però un servitore scostante, costretto ad accompagnarti solo in virtù del maleficio che profana le sue ossa.

Persino nella morte ho potuto udire le sue implorazioni, ed ho placato la sua ira, risvegliando in Lui il ricordo della grandezza del Primo. Gli ho mostrato i segreti che i suoi fratelli hanno dimenticato e che noi ancora custodiamo, affinchè li mettesse al tuo servizio fino al momento in cui tu saresti stato pronto a rendergli la libertà. Se sei riemerso dal Cairn di Lamaynn, se le imboscate dei Gaunt non ti hanno colto impreparato, se oggi sei sfuggito al ferro di Taerback, è soltanto lui che devi ringraziare. Forte di una forza non tua, estorta mediante le arti più nere...seppure inconsapevole porti su di te lo stesso marchio di infamia che per sempre mi condanna, diversamente da me però tu sei ancora in tempo per cancellare questa vergogna. Non desidero compagnia nella mia dannazione.

Spezza la sua catena, figlio ripudiato di Elsenore, così come egli ha spezzato la tua. Lascia che il suo spirito ora asservito al capriccio dell'uomo torni presso le antiche foreste, fa' che esso dia nuovo vigore alla sua stirpe, e che ispiri la caccia sanguinaria dei suoi fratelli nelle gelide notti di Northsyd. Sia implacabile la sua vendetta su chi lo fece schiavo! Presto giungerà la Luna di Beltane, propizia alle imprese del Primo, e la Bestia ti apparirà per condurti da me, per l'ultima volta, così che io ti mostri cosa deve esser fatto. Riconosci come tuo questo debito, onoralo, ed avrai la libertà che tanto agogni.






scritto da Tarkhun , 23:28 | permalink | markup wiki | commenti (1)
ultimi 5 articoli (cambia) · Pagina 1 di 6
1 · 2 · 3 · 4 · 5 · 6