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Myst Cyclopedia

Nella tana del nemico

Stemma della Baronia di Anthien, Ducato di AmerIl racconto delle avventure di Julie nel Castello di Forrarossa, residenza del Barone di Anthien e della sua famiglia, nell'agosto del 517.

L'arrivo al castello

(9 agosto 517)

"Si sente già l'odore dell'autunno", dice Stecca mentre avanziamo lungo il viale che conduce al castello di Forrarossa. È sera, le giornate si accorciano e sotto gli alberi sembra buio. Il carrozzone dei girovaghi procede lentamente, con l'allegro tintinnio di sottofondo a cui un tempo ero abituata.
È passato soltanto un anno e mezzo, ma mi sembra molto di più.
"Che bello trovarmi con voi, come ai vecchi tempi", dico. È la verità, o almeno è parte della verità. L'altra parte della verità non posso dirla: spero solo di non mettere in pericolo i miei vecchi amici, e che mi perdonino se li sto sfruttando a loro insaputa.
Il sole radente ci acceca per un momento, per venire subito eclissato dalla sagoma scura del castello. Eccoci arrivati. Una torre merlata protegge il cancello, e sulla sua sommità sventolano i colori di Anthien, il rosso, il celeste e il nero.
Alcuni servitori ci vengono incontro, guidandoci all'interno delle mura.
"Potete sistemarvi in questa parte del cortile", dice un paggio sui 20 anni, coi capelli rossi e lo stemma del Barone sul petto. Indica uno slargo riparato da una tettoia, a ridosso delle mura. "Io sono Gabriel, e sono qui per servirvi. Se avete bisogno di qualcosa chiedete pure a me".
Stecca lo ringrazia, poi aiuta May a scendere dal carro. Jasmine, Will, Bill, tutti iniziano a tirare giù le loro cose, ed io con loro. Non ho molta roba, userò gli abiti di scena di May che non può indossare a causa della gravidanza.
Mentre i ragazzi montano le tende, mi faccio un giro per il cortile.
Questo versante del castello sembra più una villa di campagna che una fortezza. Le finestre sono grandi, aperte, e l'edera ricopre la pietra rossa della facciata. Arrampicarsi sarebbe una passeggiata, penso tra me e me, già dimenticando le promesse di prudenza fatte a Loic.
Anche le scuderie del Barone affacciano su questo grande cortile. Ci sono un paio di palafrenieri indaffarati, che gettano di tanto in tanto un'occhiata da questa parte, incuriositi dal nostro arrivo. Sorrido, è questo che si aspettano da me. Loro ricambiano e fanno un cenno di saluto con la mano.
"Cerchi qualcosa in particolare?"
È la voce di Gabriel il paggio.
"Ti ringrazio, stavo giusto dando un'occhiata... che bel castello!"
"Già, è molto bello. È per questo che il Barone trascorre qui gran parte del tempo"
Annuisco. "Anche i suoi familiari, vero?"
"Certo! Vivono qui i suoi due figli maggiori, Lord Anthony e Lord Albert, e quasi tutta la corte".
"Che emozione! Quindi ci esibiremo davanti a loro..."
"Lord Anthony è al Grande Palio di Krandamer, ma gli altri ci sono tutti. Posso... chiedere il tuo nome?"
"Julie"
"Hai un bellissimo nome, Julie "
"Grazie."
Approfitto della gentilezza di Gabriel per farmi spiegare quali sono gli alloggi dei signori, le loro finestre, l'ala del castello che ospita il Barone e la sua famiglia.

===

Per l'ora di cena viene allestito dai servi di palazzo un tavolo nei pressi delle tende, e riceviamo un buon trattamento: il castellano è generoso e ci tiene a far bella figura. Mentre mangiamo, e si chiacchiera e si scherza, il mio sguardo scorre sulle finestre del palazzo. Dietro una di quelle potrebbe trovarsi Lord Albert, il nostro peggior nemico. E magari ci sta guardando proprio in questo momento... ogni ombra, ogni movimento dietro ai vetri mi fa rabbrividire.
Ma non è il momento di abbandonarsi a paure o fantasticherie. Devo studiare la mia parte, prepararmi per lo spettacolo, per essere all'altezza del ruolo che dovrò interpretare.

La finestra sul cortile

(mattina del 10 agosto 517)

È l'alba, gli uccelli iniziano a cantare.
Socchiudo gli occhi. La tenda lascia filtrare molti colori e accanto a me riconosco il respiro di May: la mia "sorellina" sta dormendo. "Dorme tantissimo in questo periodo", ha detto ieri sera Stecca: "si prepara alle notti movimentate che verranno!"
Le notti movimentate... sorrido mentre immagino Stecca che canta una ninnananna ad un bimbo in fasce. Stecca di nome e di fatto, stonato com'è sarà da ridere! Per fortuna May ha la voce di un angelo. Ieri quando mi ha fatto sentire una ballata che dovremo cantare allo spettacolo, mi sono emozionata: che inizi a mancarmi sul serio questa vita?
È stata una lunga notte, popolata da sogni e da tanti ricordi. Nel dormiveglia non mi sembrava così impossibile che qui con noi ci fosse anche Lucius, avvolto nel suo mantello da Paladino, in mezzo ai tamburelli, le nacchere e i birilli da giocoliere. I birilli che scivolano in fondo ai pozzi.
Ma sono soltanto sogni, e non mi va di restare distesa a rimuginarli fino al sopraggiungere della malinconia. Meglio alzarsi.
L'aria è fresca, indosso il mantello e mi affaccio fuori dalla tenda, silenziosamente per non svegliare le mie compagne.
Il cortile del castello di Forrarossa è avvolto da una nebbiolina che promette una bella giornata. Già alcuni servitori si affaccendano intorno alle cucine, altri presso la stalla. Sulle mura un paio di guardie assonnate siedono ai piedi degli stendardi di Anthien, sgonfi e senza vento.
Faccio qualche passo per il cortile, osservando le finestre dell'ala padronale. Quella è la stanza di Lord Albert. Le persiane sono di legno chiaro, chiuse, segno che Milord sta dormendo. Chissà che cosa alberga nei suoi sogni. Rimorso? Paura? Oppure cose normalissime, una battuta di caccia, vecchi amici, i genitori giovani di quando era bambino? Sogna mai di noi, di Caen, del villaggio massacrato tanti anni fa? Oppure siamo stati portati via dalla corrente come barchette in un fiume?
Mentre esito sotto la sua finestra, le persiane si aprono.
Per alcuni lunghi momenti osservo l'uomo affacciato, che respira a occhi socchiusi l'aria del mattino. È di bell'aspetto, i capelli castani sono ricci e non molto corti, la pelle chiara e i lineamenti regolari. Porta un po' di barba ed ha il fisico massiccio, muscoloso. Sta sorridendo.
Mi sento percorrere da un brivido.
Eccolo.
Lord Albert, il responsabile della morte di mio padre, di mia madre, e di tanta, troppa gente che conoscevo e amavo. Sorride beato davanti a una bella giornata d'agosto.
Forse sentendosi osservato, d'un tratto si accorge di me, mi guarda. Io sono raggelata, non riesco a fare nulla, sopporto il suo sguardo mentre il mio cuore rallenta fino quasi a fermarsi. Ma ecco che un'altra figura emerge nello specchio della finestra: una bella donna, spettinata e dall'aspetto ancora accaldato dal sonno, trae a sé Lord Albert, liberandomi dal peso insostenibile dei suoi occhi.
Respiro.
È ora di tornare alla tenda e vedere se gli altri si sono svegliati. Questa è la giornata delle prove, in vista dello spettacolo di domani.
Mi chiedo come farò a recitare e a cantare davanti agli occhi di Lord Albert.

I cavalieri bianchi

(sera del 10 agosto 517)

Ma che aspettate a batterci le mani, a stender le bandiere sui balconi
Sono tornati i re dei ciarlatani, i veri guitti sopra i carrozzoni
Venite tutti in piazza tra due ore
Vi riempirete gli occhi di parole
La bocca di sospiri per amore
E il cuor farà tremila capriole


E' questo lo spirito, questa l'energia degli Spiriti del Vulcano!
Cantiamo, balliamo, recitiamo tutto il giorno, tra le risa e gli scherzi. Stecca è più sicuro di sè rispetto al passato, i gemelli sono sempre più bravi nei loro giochi di prestigio, e persino le sopracciglia di Mangiafoco sono - se possibile - più folte e cespugliose di un tempo.
Anche io me la cavo bene. Sembra ieri l'ultima volta che sono salita su un palco, sono subito a mio agio. Domani ci esibiremo davanti ai Signori di Anthien, il giorno seguente ripeteremo lo spettacolo in città, nel corso della festa. Sono felice ed elettrizzata.
Ma non dimentico di tenere gli occhi aperti, questo no. Non sono qui soltanto per divertirmi e respirare un po' d'aria di Loran!
Nel tardo pomeriggio siamo impegnati a provare presso i carrozzoni quando le porte delle mura si aprono per far entrare due cavalieri bianchi. Non portano vessilli, ma hanno cavalli bellissimi e mantelli candidi come la neve. Smontano a poca distanza da noi, uno dei due ci fa un bell'inchino e quasi si tratterrebbe qualche istante ad ascoltarci mentre cantiamo, se l'altro non gli facesse segno di sbrigarsi.
Raggiungono l'ala padronale del castello e scorgo per un istante uno di loro alla finestra di Lord Albert.
Non restano lì molto a lungo, ma presto il cavaliere dell'inchino torna a bighellonare nei pressi del nostro accampamento, mentre l'altro visita il cavallo presso le stalle e si ritira nell'ala della milizia.
Dopo cena sfrutto la disponibilità del paggio Gabriel per scoprire qualcosa sul conto dei due: il cavaliere più anziano si chiama Sir Brian Vowest, l'altro, quello dell'inchino, è Sir Morgan Doville. Sono entrambi cavalieri al servizio di Lord Wilhelm, si vedono abbastanza di rado qui a Forrarossa, dove comunque vengono ricevuti con tutti gli onori.
Mi mostro curiosa e Gabriel non vede l'ora di far vedere quante ne sa, così mi dice che i due sembra siano venuti a portare notizie gravi a Lord Albert, riguardo un attacco di cavalieri misteriosi presso la tenuta di Lord Wilhelm. La servitù ha sentito parlare di morti e prigionieri, anche se non è chiaro da quale parte.
Che si tratti di Sir Navon?
Speriamo bene...

La vendetta che non c'è

(11 agosto 517)

La mattina trascorre tranquilla nelle prove dello spettacolo. Sono eccitata al pensiero di tornare sul palco, anche se la presenza di Lord Albert nel pubblico mi spaventa un po'. Riuscirò a non tradire l'emozione, a non lasciar trasparire l'astio che sento per lui? Questo pensiero mi mette un po' in ansia, ma l'entusiasmo prevale.
"Sarai bellissima con questo vestito", dice May mentre mi allaccia i ganci sulla schiena, così stretti da farmi tirare il fiato. È tutto verde, un po' scollato e pieno di perline lucenti. Faccio girare la gonna, emana un fruscio brillante che ricorda la chioma di un albero.
"Levati questo braccialetto", poi mi fa, sfiorando il dono di Lucius, "non c'entra niente come colore, non vedi? Ne ho uno io verde che è perfetto"
"Non posso", rispondo, "ho promesso che non l'avrei mai tolto"
May subito si fa curiosa. "A chi l'hai promesso?"
"Alla persona che me l'ha regalato... un mio amico" rispondo, già rassegnata all'interrogatorio che mi aspetta.
Ma prima che May insista con le domande, Stecca viene a disturbarci.
"Julie, May, venite. C'è un cavaliere che chiede una vostra canzone"
Usciamo dalla tenda e c'è Sir Morgan. Ci fa un inchino.
"Mie graziose fanciulle, sareste così gentili da onorarmi di una vostra canzone?"
Perplessa, butto un occhio a Stecca, che mi fa cenno di acconsentire. Non mi va molto, ma non abbiamo scelta. E così May ed io iniziamo a cantare.
È imbarazzante. Sir Morgan non mi toglie gli occhi di dosso ed è chiaramente più interessato a guardarmi che non ad ascoltare la nostra canzone. Mi mette a disagio l'abito che indosso, forse troppo scollato, sento di diventare rossa e la cosa mi piace ancora di meno. Per fortuna la canzone finisce presto. Sir Morgan batte le mani e ci fa un po' di complimenti. Vorrebbe un bis ma riesco a svicolare con una scusa.
Di mattina le porte del castello sono aperte, e come ieri decido di fare due passi per il bosco. Magari incontro qualcuno dei miei compagni, sento se ci sono novità da parte loro e li avverto dell'arrivo dei due Maestri del Vento.
Ma è con mio grande stupore che vedo Lord Albert in persona, da solo, che cammina a passo spedito lungo un sentiero. Lo seguo a una certa distanza, maledicendo l'abito sfarfallante che indosso, che luccica e tintinna e mi costringe a restare lontana. Dopo diverso tempo raggiunge un casottino di legno nascosto dalla vegetazione, piccolo, di una sola stanza.
Entra e resta lì.
Io aspetto fuori, il tempo sembra non passare mai. Lentamente mi faccio coraggio e mi avvicino, piano piano per non fare rumore. Magari c'è qualcuno dentro, forse stanno parlando, chissà.... Arrivo alla parete di legno e mi metto in ascolto. Silenzio. Lord Albert è solo.
Se fossi Loic, o Eric! Sarebbe finalmente arrivato il momento di fare giustizia!
Ma sono soltanto la piccola Julie, incapace di far male ad una mosca. Sospiro. Mi sento veramente inutile: guardo le mie mani, deboli e sottili. No, non posso far niente, devo solo aspettare.
Finalmente sento qualcosa. È la voce di Lord Albert, che sbuffa "al diavolo!" e strappa qualcosa, forse un foglio di carta. Poco dopo esce dal capanno, con una lettera in mano, e riprende il sentiero per Forrarossa.
Resto immobile per qualche tempo, aspettando che si sia allontanato, poi entro nel casottino. Sembra un capanno da cacciatore, è tutto di legno tranne che il caminetto in pietra. C'è legna accatastata, qualche attrezzo, un tavolino ed una seggiola.
Sul tavolo ci sono alcuni schizzi recenti di inchiostro, ma nessuna penna né calamaio. Né fogli o altro. Nessun cassetto.
Inizio a cercare un nascondiglio segreto, uno scomparto o qualcosa di simile. Guardo tra la legna, studio le assi del pavimento, la pietra del camino. Dopo un po' trovo un piccolo anello nella pietra del camino, in parte nascosta dai ciocchi di legna da ardere. Provo a tirarlo... ma è troppo duro, non ce la faccio. Provo e riprovo, finchè non sono costretta a desistere. Accidenti a me e alla mia debolezza!
Ma è proprio allora che scorgo un foglio stropicciato di carta, lì per terra in mezzo alla legna. Mi allungo per prenderlo. Non ho tempo per guardarlo, spero che possa essere utile. Me lo nascondo nel corpetto ed esco dal capanno, trepidante.

La violenza e le lacrime

(11 agosto 517)

Mi guardo intorno, non c'è nessuno. Abbandono il sentiero percorso da Lord Albert per tornare al castello da un'altra strada e non destare sospetti.
Pian piano mi rilasso, respiro più lentamente e riesco a sentirmi persino soddisfatta. Raggiungo il torrente, la sagoma del castello è ormai vicina e i portoni spalancati mi aspettano.
Sono a ridosso delle mura quando mi sento chiamare.
"Che bella sorpresa!"
Mi volto di scatto. Non distante da me, appena uscito da Forrarossa, c'è Sir Morgan, da solo e senza il mantello bianco indosso. Veste abiti comuni ed ha solo la spada al fianco.
A testa bassa ricambio il saluto in fretta. Ma subito le nostre strade si incrociano e me lo ritrovo davanti.
"Non scappate, non c'è niente di cui aver paura"
"No, è che dovrei..."
Mi prende per il braccio. "Facciamo due passi, vi va? Stavo giusto andando a fare una passeggiata..."
Provo a svincolarmi. "Lasciatemi, vi prego. Ho fretta, devo tornare al castello..."
Lui sorride. "Non fare la santarellina, ho visto come mi guardi"
"Eh?!"
Mi stringe forte il braccio, spingendomi verso le mura. "Vieni qui, su, non fare storie"
"Aiuto!" grido, "aiuto aiut....mmmfff" mi chiude la bocca con le sue labbra, arretro di un passo e mi trovo con la schiena schiacciata contro la pietra rossa del castello. Stringo i denti, provo a liberarmi, ma lui con l'altra mano mi afferra il braccio libero e mi immobilizza.
"Lo so che ti piace" mi sussurra poi mentre fa per baciarmi il collo. Io appena mi libera la bocca ricomincio a urlare. "Aiuto! Aiuto! Salvatemiiii!". Riesco a dargli un calcio sugli stinchi.
"Ti piace il gioco duro, eh?" commenta senza scomporsi, ma persino divertito. E con uno schiaffo fortissimo e improvviso mi colpisce sul viso, facendomi cadere a terra. Mi è subito sopra.
Sento la stoffa del corpetto che si strappa, lui mi tiene ferma col suo peso e intanto le sue mani mi sono addosso, e la sua bocca, e a un certo punto mi rendo conto che non ho possibilità.
Inizio a piangere.
"Non dirmi che per te..." dice, fermandosi un attimo. Poi scoppia a ridere. Una risata crudele, trionfante, e io inghiotto le lacrime e mormoro "pietà..."
Ma lui mi solleva la gonna e fa per finire quel che ha iniziato.
Chiudo gli occhi stretti, ho troppa paura, non voglio, non voglio!
Ma ecco che il peso che ho addosso scompare di colpo, ed un'altra voce tuona: "lurido puttaniere, va a sfogare i tuoi istinti da qualche altra parte!"
Riconosco la voce, no, non è possibile. Apro gli occhi, sollevo il capo. C'è Lord Albert in piedi, e guarda con disprezzo Sir Morgan a terra, seduto, che armeggia goffamente coi suoi calzoni.
"Vergogna!" insiste Lord Albert, "un cavaliere come voi che si infanga in questo modo... mio zio non sarà contento". Poi si volta a guardare me, che nel frattempo ho tirato giù la gonna e mi copro il petto con la mano. "Ti ha fatto del male?"
"Io..." tiro su col naso, "g...grazie, mi avete salvata..."
Lui annuisce distrattamente. Mi rendo conto che lì a terra, mischiato a brandelli dell'abito di scena di May, c'è il foglio di carta che ho sottratto nel capanno. Trattengo il fiato, ma Lord Albert si è già girato per allontanarsi. Sir Morgan lo segue a testa bassa verso l'ingresso del castello. Prima di entrare si volta e mi rivolge un'occhiata di odio.
Io raccolgo le mie cose, mi copro come posso e nascondo di nuovo la lettera in ciò che resta del corpetto. Il viso mi pulsa forte, sento che già si sta gonfiando. Aspetto che Lord Albert e Sir Morgan siano entrati da qualche minuto, e solo dopo oltrepasso anche io i portoni del castello, per correre a nascondermi e a piangere da sola nella penombra della tenda.
Creata il 10/10/2007 da Annika (2242 voci inserite). Ultima modifica il 07/11/2007.
2450 visite dal 10/10/2007, 13:20 (ultima visita il 30/06/2022, 22:43) - ID univoco: 1143 [copia negli appunti]
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