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- Colin Tarr -
 
Julie la Piattola
Julie Modane
 
creato il: 20/05/2005   messaggi totali: 139   commenti totali: 110
145598 visite dal 31/07/2007 (ultima visita il 18/08/2019, 02:13)
30 giugno 517
Mercoledì 13 Giugno 2007

... arrivederci Beid

Domattina si parte!
Lasciamo Beid, la città di Solice, la "taverna senza tempo", il Palazzo e questa atmosfera magica d'inizio estate che mi ha portato così tanta felicità.

Sono raggiante. Ogni giorno è più bello dell'altro. Il sole di Pyros ci riempie di luce e energia, ci scalda nel profondo del cuore.

Non è soltanto grazie a Lucius, che mi sento così.

Lui è una persona meravigliosa, dolce e imprevedibile. Una persona così sincera che riesce a dirmi quello che pensa anche senza parlare. Che si spaventa davanti a certi miei discorsi, che deve conciliare cose tanto diverse... e tanto importanti. Sento questo legame con lui crescere sempre di più. Oggi ho pianto, stretta a lui... e sono rinata.

Ma mi sento così anche perchè finalmente capisco a pieno che cosa significa quel nome, la "Speranza", che una filastrocca antica riferiva proprio a me.
Sento che questa luce che mi pervade è la fiducia che ho nel bene, nel fatto che le cose gireranno per il verso giusto... e che io stessa saprò dare valore a questa mia vita.

Tra un paio di settimane, quando saremo a Rigel e poi ripartiremo da lì per chissà dove, io e Lucius ci separeremo.
Ma c'è qualcosa di incredibilmente potente che ci unisce, ed è la consapevolezza che seguiamo due strade vicine, che andiamo dalla stessa parte.
Entrambi abbiamo giurato, in modi diversi. Non siamo del tutto "padroni" delle nostre vite.
Ma questa è una cosa bellissima!
Perchè quando gli dei vorranno, e ci ritroveremo, avremo entrambi qualcosa di importante da raccontarci. E anche quando, lontani, combatteremo le nostre battaglie, sapremo di essere vicini nello spirito.

Guardo il cielo, che ora volge al tramonto, e penso a quanto sono fortunata.
Mi aspettano giorni bellissimi di viaggio. E ancora avventure, emozioni, scoperte... la vita è appena cominciata!

scritto da Julie , 10:37 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
26 giugno 517
Sabato 9 Giugno 2007

La taverna senza tempo

"Evaso" dall'ospedale dei Guaritori, Lucius mi porta in giro per Beid.
Si orienta peggio di me, è distratto, cerca qualcosa che neanche sa cosa sia. Musica, mi dice.
Musica? penso. Non credevo gli piacesse la musica!
A un certo punto indica una porta socchiusa, senza insegne, che conduce a uno scantinato.
Mi guarda.
"Andiamo!" fa. Io lo seguo.
Tanti anni fa doveva essere una taverna. Tavoli, un bancone, sgabelli accatastati... cianfrusaglie alle pareti, polvere e ragnatele.
Sorrido incuriosita, resto lì a guardarmi intorno.
Lui prende un tavolo e lo trascina al centro della sala, mi fa sedere... "prego, accomodatevi".
E' un gioco, lui chiede cosa desideri, va al bancone, fa finta di frugare lì dietro.
"Ora ti diro' una cosa alla quale non crederai", dice. "Un paio di volte... ma solo un paio... ho fatto il cameriere in una locanda, a Rigel"
Mi racconta come questa cosa abbia dato di che ridire al suo vecchio capitano. E' possibile conciliare aspetti tanto diversi della propria indole?
Io credo di sì.
Ed è quello che gli dico.
Dolcissimo, impacciato e timido, mi bacia.

Restiamo così a lungo, abbracciati. Quando infine lui parla mi sento percorrere da una scossa. Paura? Emozione? Amore?
Sospiro.
Devo dirglielo.
"Ho prestato un giuramento... davanti agli dei, riguardo quello che voglio e devo fare... posso legare il mio cuore a una persona, ma non posso fermarmi, non posso abbandonare la mia battaglia".
Mi guarda, poi annuisce. Con un sorriso.
"Non preoccuparti."

Quando lasciamo la taverna è passato molto tempo, il sole sta tramontando.
Lo accompagno all'ospedale, lo saluto, torno a Palazzo.

Resto sola, penso.

Un Paladino.
Non posso credere che sia tutto vero. Che sia successo a me.
Ma Lucius è un Paladino profondamente, in ogni momento. E' un Paladino mentre mi abbraccia, mentre combatte, mentre prega e mentre scherza insieme a me.
Si può essere tutte queste cose insieme?
Io credo di sì. Credo che lui ne sia capace.

Sono io quella spaventata.
So già che piangerò, e non sarò abbastanza forte. Non ho la sua Fede, sono solo una giramondo che cerca di rendersi utile in una battaglia tanto più grande di lei.
Le nostre strade presto si allontaneranno, ma se Pyros vorrà si ritroveranno ancora, e ancora. E ancora.
Ma sei pazza Julie? Legare il tuo cuore ad un Paladino.

Sarò anche pazza, ma sono felice.

scritto da Julie , 21:53 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
22 giugno 517
Venerdì 8 Giugno 2007

Arrivano i nostri!

Ci troviamo finalmente coi due scrigni in mano. Stanchi, feriti, doloranti, ma soddisfatti sul serio.
Ed è già ora di muoversi. Si iniziano a sentire scricchiolii, rombi sommessi, qualcosa di strano aleggia nell'aria.
Il primo a passare il cunicolo è Eric, il "coraggio". Di coraggio ne ha bisogno, perchè subito viene attaccato da un gigantesco uomo nero. Dietro c'è un arciere che ferisce Loic mentre supera i detriti.
Eric stacca una porta per difendersi, combatte e manda a terra il suo avversario. Aveva un giavellotto nella schiena: si odono corni in lontananza, Jen ci dice che c'è gente che combatte.
Mentre attraversiamo di nuovo il corridoio delle celle, e gli odiosi ragni ci assalgono, getto un ultimo sguardo alla stanza buia in cui avevo sognato di morire.
E' un addio.
Non credevo che il peso di quella visione fosse così grave, me ne accorgo soltanto adesso che mi abbandona, e che mi sento libera e leggera.
Non morirò qui. Non così.
Sorrido, mi stringo nel mantello.
Qualcuno ha pregato per me, ne sono sicura.
Ma il percorso per la salvezza è ancora difficile. Ci aspetta ancora il Jack di Picche, quell'orribile essere scimmiesco che avevo pedinato una notte di tanto tempo fa... solo poche settimane che mi sembrano anni.
Piomba su Solice, la ferisce, fugge. Ma poi torna, e Guelfo e Loic riescono a ferirlo, Quixote lo uccide.
Ci sono arcieri, Eric li mette in fuga, ma prima riescono a ferire ancora la povera Jen.
Ma i corni continuano a suonare, arrivano i nostri.
Malaki, il fratello maggiore di Jen, è il primo che ci viene incontro. E' un tipo dalla faccia simpatica, anzianotto e bonario. Prima se la prende un po' con Guelfo, che ha le mani avvolte dalle fiamme per un incantesimo, poi però ci tranquillizza, ci soccorre insieme ai suoi uomini, ci racconta quel che è successo a Beid dopo la nostra partenza.
Guardo l'alba, finalmente il sole del 22 giugno è sorto.
Ed abbiamo fatto quello che dovevamo fare.

scritto da Julie , 09:53 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
21 giugno 517
Lunedì 28 Maggio 2007

"Esci dalla stanza"

Jen.
Una persona coraggiosa.

Passiamo la notte ad esplorare il santuario sotterraneo, le stanze in rovina in cui molti di noi hanno sognato di trovare la morte.
E' il 21 giugno, la data così attesa, la conclusione di tutto il viaggio. E stanza dopo stanza ci rendiamo conto che gli ambienti visti in sogno hanno conosciuto il passaggio di molti anni, e che altri corpi senza vita giacciono là dove sognavamo di morire noi.
Ormai solo le bestie popolano questi ambienti, ragni, topi, un orso che ha trovato una sala dove scavarsi una tana. Ma non sono loro la minaccia peggiore: ci sono molte trappole, ancora funzionanti.

Per liberare una scala invasa dai detriti servono degli attrezzi, che si trovano in un magazzino a cui è parzialmente franato il soffitto, in testa a un poveraccio che sta morto stecchito a terra.
Io e Jen ci arrampichiamo sui detriti e raggiungiamo la parte di pavimento sgombra, dove iniziamo a raccogliere gli attrezzi.
Ma improvvisamente sento Jen che mi chiama.
"Ho calpestato qualcosa", dice.
Un lastrone di pietra ha fatto "clic", quando ci ha messo il piede sopra. Ora resta abbassato, si alzerà appena lei si sposta. Facendo forse scattare la trappola.
Guardo indietro, al soffitto caduto, e poi guardo in alto, al soffitto che ci cadrà in testa fra poco.

"Esci dalla stanza", mi dice Jen.
Nemmeno trema la sua voce.
Io resto lì, le dico di non muoversi, avverto gli altri. Loic suggerisce di mettere qualcosa di pesante sul lastrone di pietra, in modo che Jen possa allontanarsi senza pericolo.
Trascino due grossi secchi pieni di carbone, Jen li mette ai suoi piedi.
"Ora esci", insiste.
Mi sposto qualche metro verso la porta, là dove il soffitto è già franato. Loic mi viene accanto, anche lui arrampicandosi tra le pietre.
Jen si prepara a saltare verso di noi. Io mormoro in silenzio una preghiera.
Il silenzio è assoluto.

"Clic"
Jen salta. Il soffitto della stanza cade di botto, sollevando un gran polverone, pietre che schizzano come proiettili, in un tonfo assordante.
Riapro gli occhi. Jen non è riuscita ad arrivare in salvo. Sento un brivido, ma subito riconosco la sua voce, un lamento di dolore.
E' viva, penso. Siano ringraziati gli dei.
Le pietre l'hanno colpita ad una gamba e ad un braccio, ma riusciamo a tirarla fuori dalla stanza e Desiree si prende cura di lei.
"Niente di rotto per fortuna".
Jen si siede e riprende fiato. Non dice nulla.
La guardo ammirata.
Jen è proprio una ragazza coraggiosa.

scritto da Julie , 10:07 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
19 giugno 517
Giovedì 24 Maggio 2007

"io mi sento bene, ma non mi fanno alzare"

Lucius. Steso nel letto, pallido più delle lenzuola, febbricitante. Eppure freme e scalpita, vuole venire con noi, arrivare fino in fondo a questa storia.
Ma i guaritori sono stati chiarissimi: la ferita di Lucius è infetta, lui non si può muovere perchè altrimenti rischia di morire. Rischia di morire comunque, per dirla tutta.
Inghiottisco.
Apro la bocca per parlare, ma Loic mi precede. Loic che è voluto venire con me a trovare Lucius. Loic che parla, parla, incoraggia Lucius prospettandogli grandi imprese future, grandi battaglie e molto di più. Lucius risponde che è questa la battaglia che gli interessa, qui e ora. Ma Loic insiste, bonario, a rincuorarlo a modo suo.
Sento Loic, ma non lo ascolto.
I pensieri mi corrono in tutte le direzioni, neanche io so cosa desidero. So solo che mi sento triste da impazzire per Lucius che deve rimanere indietro, deve fermarsi qui. Lui che più di tutti ha coraggio da vendere e vuole così tanto portare a termine la missione.
Vorrei che venisse con noi, ma so benissimo che non può farlo. Vorrei...
Mi accorgo del silenzio, Loic tace.
Lucius mi guarda.
"Il mantello... vorrei che lo portassi con te", dice.
Avvampo.
Presa alla sprovvista resto imbambolata, poi annuisco. Non so neanche io cosa dico, ringrazio, forse, gli dico qualcosa come " sarà un po' come averti insieme a noi..." scemenze del genere...
Sento la testa che mi gira, Loic si avvicina al letto di Lucius e gli dà una pacca sul braccio, per salutarlo. Io lo seguo.
"Ciao..." gli dico. Non so dire niente di più.
Prendo il fagotto con il mantello, lo stringo al petto.
Usciamo dalla stanza.
Seguo Loic automaticamente, ci ritroviamo con gli altri.
Parole, discorsi. Arrivano Solice e Rosalie... si parla di cosa fare, se partire adesso o domattina per la foresta... Ma le loro voci mi scivolano sopra, non riesco a concentrarmi, sento che qualcosa è rimasto in sospeso.
Non posso aspettare il nostro ritorno.
Mi allontano dalla stanza senza dire nulla, sono tutti troppo intenti a parlare per accorgersene.
Scivolo per i corridoi, fino alla stanza di Lucius.
Neanche busso. Entro, lo abbraccio.
Finalmente parliamo.
scritto da Julie , 15:10 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
17 giugno 517
Giovedì 24 Maggio 2007

... pluf!

Chi se la scorderà mai l'espressione di Guelfo nel momento in cui il misterioso birillo gli scivola di mano, rimbalza sul pavimento sdrucciolevole della grotta e cade nel pozzo?

Non ce l'ho fatta, sono sbottata a ridere!

E quando, appena ripreso fiato, ho teso a Guelfo l'astuccio autentico, al mio povero amico che già stava per farsi calare nel pozzo, lui mi ha guardata interdetto... non capiva... glie l'ho dovuto spiegare!

Era uno SCHERZO!!

Ancora se ci penso mi vengono le lacrime dal ridere... e che faccia anche gli altri, Quixote, Lucius....

scritto da Julie , 09:46 | permalink | markup wiki | commenti (2)
 
17 giugno 517
Sabato 19 Maggio 2007

il tesoro nel pozzo

Lucius ha mantenuto la sua promessa.
Pallido, dolorante per il colpo d'alabarda ricevuto al petto stamattina, riesce a stento a passare per la strettissima galleria fino alla caverna con il pozzo: zoppicando, appoggiandosi alle pareti di roccia, con la lanterna in mano che barcolla...
Tuttavia, benchè ferito, quando ci troviano davanti al pozzo mi guarda negli occhi e si offre di calarsi al mio posto.
Non sta scherzando.
Si calerebbe sul serio, se dicessi di sì.
Mi fa venire la pelle d'oca, anche se io rispondo sdrammatizzando, dicendogli che semmai mi sarei rifiutata di calarmi nel pozzo schifido con gli insetti...
Il pozzo però fa paura, tocca ammetterlo. Profondo, buio, scivolosissimo e ricoperto di muschio... in una caverna scavata dall'acqua, mezza franata, già pericolosa di suo.
Loic mi stringe una corda alla vita, assicurandosi che i nodi a cui affiderò la mia pelle siano ben saldi.
Giusto il tempo per rivolgere una preghierina a Illmarinen...
E senza pensarci troppo mi calo nel pozzo.

Eric e Loic sono troppo grossi per passare per il cunicolo. Ci sono Guelfo, Quixote e Lucius a tenermi, sono sicura che non molleranno la presa: affido loro la mia vita senza timore.
Inizio a scendere con la lanterna in mano, con l'altra mi tengo alla corda che ho alla vita, visto che il pozzo non ha quasi appigli. E' buio, profondissimo, e sul fondo si intravede dell'acqua. Ma mentre scendo mi costringo a non pensare a come sarà difficile ripescare l'oggetto che stiamo cercando, a come sarà dura risalire, ai nodi e alle corde che si logoreranno, ai miei amici che di sopra sono in ansia per la mia vita...
La fortuna, o forse gli dei, mi aiutano subito.
Scendo di una decina di metri, non di più, e ancora non mi sento così sola e spaventata, quando scorgo qualcosa che sporge dal fianco più sconnesso del pozzo. Qualcosa che mi pare un astuccio.
"Forse l'ho trovato!" dico.
Sento la voce di Guelfo, ansiosa. "Che hai visto?"
"Non lo so, sembra un astuccio, incastrato tra le rocce..."
"E' lui!" esclama il mio amico.
"Provo a prenderlo. Dovrò dondolarmi un po'..."
"Sta attenta!"
Eh, attenta... se stavo attenta non mi ci calavo proprio, nel pozzo.
L'oggetto sta proprio dal lato opposto, devo saltare. Salto.
Sbatto contro la pietra, le braccia mi fanno male, ma non riesco ad afferrarmi. La corda mi riporta indietro.
Inghiotto il dolore, riprendo fiato. Riprovo.
Stavolta il colpo è ancora più forte, non riesco a trattenere un gemito. Ma le mani afferrano qualcosa, poi scivolano... e inesorabile la corda mi risbatte all'indietro.
Non posso mollare.
Sento di sopra gli amici che sono preoccupati, mi dicono di stare attenta, "sei sicura? te la senti?" so che stanno pregando per me, perchè la corda tenga.
E tiene.
Il terzo tentativo. Mi tuffo, le mie mani riescono ad aggrapparsi ai detriti, stringono fino a sanguinare, sostengo il mio peso. Ed ecco che devo scendere un po', per avvicinarmi all'oggetto, che non riesco ancora bene a vedere. Non so nemmeno io come, ma ce la faccio. L'afferro.
"Tiratemi su", dico, "ce l'ho fatta".
Il resto va da se.
Raggiungo il bordo del pozzo, mi isso fuori. Solo ora vedo bene le mie mani, che sanguinano e tremano per l'agitazione.
Vado da Guelfo, gli metto in mano quel che ho trovato, poi mi appoggio a Lucius e mi siedo. Riprendo fiato.
"Ma che è?" sento Guelfo.
"Eh?"
"E' un birillo!"
Mi stringo nelle spalle. Sia quel che sia, non è certo questa la cosa più importante, il mio "tesoro nel pozzo".

scritto da Julie , 22:40 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
16 giugno 517
Lunedì 14 Maggio 2007

Tramonto al castello

E' curioso pensare come un territorio aspro e inospitale come le colline Khadan siano state per tanti anni l'oggetto della contesa tra la Marca di Beid e la Baronia di Keib.
Le stiamo percorrendo a piedi da due giorni, attraverso macchie alberate, cespugli, terreno roccioso e disabitato, e a parte un po' di animaletti, conigli e uccelli, non abbiamo incrociato nessuno.
Ieri in mattinata ho provato a scherzare con Jen, proponendole di intonare uno yodel da far echeggiare tra le colline, ma lei subito mi ha detto assolutamente di no!
In terre di confine la gente ha poca voglia di ridere, temo.
E' una ragazza in gamba, veloce e di poche parole, evidentemente conosce bene il posto.
Comunque ieri notte ci siamo accampati in mezzo alle colline, tra cespuglioni e alberacci e ragni, che pare siano pure velenosi.
Oggi stesso paesaggio, fino a quando il sole ha iniziato a calare. E finalmente ci si staglia davanti la sagoma scura di un castello, in lontananza. Il castello di Adare: o meglio, il castello di Antisse.



Ci avviciniamo, adesso più silenziosi e accorti, non tanto per paura ma per la suggezione che l'ombra del castello ci incute. E' parzialmente in rovina, anche se ospita una guarnigione di soldati di Beid, da cui abbiamo scelto di non farci vedere, se non sarà necessario.
Le acque del lago sono immobili, anzi no, a momenti sono scosse da fremiti che le increspano appena, per poi acquietarsi subito. Camminiamo lungo la riva del lago con il tetro castello alle spalle.

Non servivano le parole di Net, nè i racconti di Solice, a spiegarlo. Questo è un luogo di morte, si percepisce nell'aria, nel silenzio innaturale, nella luce rossastra del lago e del cielo.
Guardo il ponte di pietra che collega il maschio del castello al cortile principale, e penso a quanta gente sarà volata di sotto, a schiantarsi su quelle rocce aguzze, nei tanti combattimenti che Adare ha ospitato.

Adesso ci accampiamo in un riparo presso il lago, e domani ci sarà da calarsi in un pozzo a cercare qualcosa. Un pozzo, un cimitero comune, un buco nero nella roccia...
Lo ammetto, avrei anche un po' di paura. Ma poi vedo i miei compagni, i miei amici, e il cuore si riscalda.
Eric e Loic, Guelfo, Desiree e Quixote... poi c'è Jen, la nostra guida, e anche Bernard e Lucius, che hanno scelto di accompagnarci in questa spedizione anche se il loro incarico sarebbe terminato con il ritorno di Rosalie a casa.
Penso a quel che mi ha detto Lucius l'altro giorno, di ritorno da Valamer. E penso anche a quanto sia difficile essere un Paladino. E' pericoloso affezionarsi troppo a qualcuno che veste i colori di un Dio.
scritto da Julie , 11:35 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
14 giugno 517
Lunedì 7 Maggio 2007

Net

E' una giornata caldissima, il sole ci abbaglia durante il breve viaggio da Beid alla fortezza di Valamer. Non c'è neanche una nuvola nel cielo, è tutto dorato di luce.
Anche per questo le segrete ci sembrano tanto buie, quando scendiamo quei pochi gradini, passiamo portoni e controlli e arriviamo nel sotterraneo. Buio, umido e freddo.
In una cella, seduto composto nonostante le ferite, troviamo Net, il famoso Jack di Quadri.

Non me lo aspettavo così. E' giovane, quieto, trasmette una sicurezza, ed una rassegnazione, che mi colpiscono.
Non gli importa della sua salvezza, ma soltanto del compimento della sua missione, solo a quella pensa.
Le sue prime parole sono per Guelfo, gli domanda dell'indovinello. Poi parlano del Geolabio, del pezzo mancante che è andato smarrito, del covo dei nostri nemici...
Gli chiedo per quale ragione, se veramente è un nobile di Krandamer, non chieda soccorso al suo nome per ottenere salva la vita. La risposta mi fa quasi vergognare di aver posto la domanda.
"Non voglio coinvolgere altri nella mia battaglia. Che onore porterei al mio nome, se mi appellassi ad esso per essere graziato dalla colpa della quale sono ritenuto colpevole?"
Non ha voglia di parlare di sè, taglia corto. Piuttosto spiega quel che sa della situazione tra Beid e Keib, il rischio di mercenari venuti da lontano attraverso un passo, che porterebbero una guerra sanguinosa, mercenari pagati con l'oro ricavato dalla vendita dei terribili tesori degli adoratori di Seth.

Gli domandiamo se abbia incontrato in sogno Desiree, ma lui non sa nulla. Eppure proprio in una di quelle notti in cui la mia amica lo sognava è stato liberato, stordito da alcuni stregoni, portato all'aperto e assalito dalla sacerdotessa del Caos Primitivo. I segni che porta sul corpo sono tremendi, simili a quelli di Sir Thomas.
La sacerdotessa è alta come me, velocissima e spietata, ma preferisce non uccidere le sue vittime, bensì lasciarle in vita molto, ma molto malconce.
Chiedo a Net del posto che ho sognato, la stanza coi drappi... dove ho visto l'Ogham perduto, il luogo in cui sono morta e in cui anche Bart ha visto giacere il mio cadavere. Ma non c'è bisogno di dirgli tutto questo, lui capisce subito di cosa sto parlando e mi risponde che è quel luogo la nostra meta, è lì che andremo.
Alla fine acconsente a tentare di riprodurre su un foglio il pezzo mancante del Geolabio, e lo lasciamo nella sua cella a lavorarci su.

Ma poco prima di uscire è Bernard a parlargli, dopo aver ascoltato in silenzio tutta la conversazione.
E gli racconta di Valerie, della sua triste fine.
Net è sconvolto, lo vedo impallidire nonostante la penombra, e nonostante il suo viso già porti molti segni di sofferenza. Infine riesce appena a mormorare tra i denti: "se è così, non è aprendo la mia cella che potrete mai liberarmi. Forse me lo merito".
Usciamo.

Il sole ci accoglie luminosissimo, è tutto bianco e abbagliante.
Mi sembra incredibile il contrasto tra la cupezza della cella, dove tutta la pietra del castello sembra gravare col suo peso sul cuore di chi c'è rinchiuso, e la giornata, splendida, che ci avvolge ora che siamo fuori.

Penso a Net e mi fa una pena infinita.
Lui e tutte le persone che hanno dato la vita, o la stanno dando adesso, per la causa degli Ogham.
Gli spiriti che animano le carte hanno sofferto una grande ingiustizia, erano onesti studiosi che sono stati massacrati da nobili corrotti.
Ma questo dava loro il diritto di condannare ad una ricerca così estenuante altre persone?
Net, Jack, Q., Samuel... quanto hanno dovuto soffrire e quanto soffriranno ancora, per quegli spiriti antichi che li guidano!

Anche i nostri genitori, gli uomini di Caen, hanno subito un'ingiustizia simile, dieci anni fa.
Ed eccoci qui. Siamo entrati nella Confraternita della Rosa Bianca, per vendicarli, per combattere ingiustizie come quella che abbiamo subito, per difendere i deboli. Deboli come eravamo deboli noi, dieci anni fa.

E quanto anche noi stiamo pagando, per l'ingiustizia che hanno sofferto i nostri genitori.
Abel e Ryan sono morti. Desiree ha dovuto rinunciare alla sua vita, al matrimonio a cui era stata predestinata. Guelfo ha perduto il nome, è un fuggiasco. E del sangue di quanta gente si sono macchiati le mani i miei cugini, Eric e Loic?

E' proprio vero che il male non si esaurisce nel momento in cui viene perpetrato. Continua a vivere nei cuori delle vittime e dei loro cari, porta ad altra violenza, ad altro dolore.

Io non me la sento di spezzare questa catena. Ne faccio parte, è la mia vita. Perchè ricordo mio padre, i miei amici, e i lutti che ho subito sono ancora vicini al mio cuore.
Ma queste carte magiche, come una catena più lunga e più pesante della memoria, continuano a vincolare di generazione in generazione nuove persone alla causa di chi è morto da secoli.
E' una cosa innaturale, sbagliata.

Dicono che il potere delle carte si affievolisce col tempo, e che probabilmente questa è l'ultima occasione che hanno i morti di allora di far valere le loro ragioni. E' un sollievo saperlo.
Perchè anche se dovessimo fallire, non avremo sulla coscienza la consapevolezza che altri innocenti, magari tra vent'anni, saranno ancora legati a questa antica, vecchia, decrepita e insanguinata catena.

scritto da Julie , 10:42 | permalink | markup wiki | commenti (2)
 
11 giugno 517
Mercoledì 2 Maggio 2007

Sir Thomas

Solice è volata di sotto da una finestra.
Molte grazie, Sir Thomas, gentile da parte tua dircelo con tanta premura, dal momento che sai che siamo i suoi amici, stiamo in pensiero per lei, e che le vogliamo bene.
Due giorni a tergiversare, "non ve lo posso dire", "le domande le faccio prima io", e poi finalmente "ha avuto un incidente, è guardata a vista e sta al Palazzo..."
Ora scopriamo che qualcuno l'ha buttata di sotto, che è ferita gravemente, e che Net (Netblablabla Dal Nome Impossibile) è accusato dell'attentato e sarà probabilmente messo a morte (pur essendo, e questo lo sai pure tu, innocente per l'accaduto).
Sei bravo Sir Thomas a guidare le truppe.
Però mi sa solo quello.
scritto da Julie , 11:19 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
9 giugno 517
Sabato 28 Aprile 2007

Lucius

Ieri mattina Guelfo, Lucius ed io lasciamo il Monastero dei Padri di Noyes per andare a Chalard, in città. L'idea è proprio di Lucius, che vuole comprarsi un mantello.
E così girovaghiamo un po' tra le bancarelle allestite per la festa di Kayah, sbocconcellando dolcetti e chiacchierando.
"Certo gli arcieri lungo la strada sono pericolosi..." continua a ripetere Guelfo, "e con le frecce avvelenate poi! Io di veleno ne ho avuto abbastanza, non ci tengo a rivivere l'esperienza..."
Ormai la decisione è presa, strada e non foresta, per evitare la sacerdotessa del Caos Primitivo, il Jack di Picche e chissà quali altri mostri. Ma Guelfo non si rassegna: "siamo in pochi, siamo un bersaglio facile, e ci aspettano... gli arcieri sono molto pericolosi!"
Tutti questi discorsi mi fanno venire i brividi, e così a un certo punto chiedo consiglio a Lucius, come al solito silenzioso, riguardo come dovrò comportarmi nel caso siamo di nuovo attaccati dagli arcieri di Keib.
"Come hai fatto l'altra volta va bene, nasconditi dietro ai cavalli, o cerca un riparo... e se ne hai la possibilità è meglio se ti allontani proprio. E' vero che si capisce che non sei una combattente... ma se loro sono davvero bastardi e ci vogliono rallentare, non è escluso che mirino proprio all'unica persona priva di armature, così sono sicuri di farle molto male".
Annuisco e mi affretto a cambiare discorso, per non rovinare la gita. Meglio pensare ai dolcetti caratteristici, alle bandierine, alla festa di Kayah che rallegra le strade di Chalard, che non ai pericoli che ci aspettano lungo la via.
Giriamo parecchio, e finalmente Lucius trova il mantello che cercava. Anche io, visto che ho un guardaroba un po' malconcio, decido di comprare un vestito.
E allora Lucius mi sorprende:
"Cercane uno che stia bene col rosso", mi dice.
Resto interdetta, Guelfo annuisce bonario, pensando al colore dei miei capelli. Io guardo gli abiti della bottega e chiedo consiglio a Lucius.
"Quale ti piace di questi?"
Lucius li osserva qualche istante, ne sposta alcuni per vedere quelli dietro, con una sicurezza che mi lascia immaginare che abbia le idee chiarissime. Poi mi dice: "provati questo".
E' un bell'abito arancione e rosso, e mi sta a pennello. E' un po' più elegante di un normale abito da viaggio, è anche un po' caro, ma lo prendo.
Torniamo su al Monastero.
Il pomeriggio passa tranquillo, accompagno Guelfo in una zona isolata per fargli compagnia mentre prova il suo incantesimo che dovrebbe sdoppiarlo in due o tre "guelfi", che come al solito non gli funziona.
"Bravissimo!" gli dico, come sempre, "l'ho visto, l'ho visto!". Credo che inizi a pensare di riuscirci davvero... povero Guelfo l'ha presa sul serio questa cosa!
Comunque, dopo i soliti scherzi al mio amico mago, torniamo nella foresteria, ceniamo, e scende la sera.
Sto per mettermi a letto, quando arriva Lucius. Ha tra le mani un fagotto voluminoso, io lo guardo stupefatta.
"Non è ortodosso, ma rischia di funzionare", mi dice. E mi porge il suo mantello da Paladino, coi colori di Pyros. Io lo prendo e guardo Lucius incerta. Lui mi dice di provare a indossarlo sopra il vestito comprato oggi.
Ubbidisco.
Lui si allontana, indosso il mio vestito nuovo e sopra il pesante mantello di Lucius. Lui torna ed annuisce.
"Se domani Bernard ti fa storie, digli che te l'ho dato io".
"Ok".
Lucius se ne va e io resto così, imbambolata, senza sapere che fare.
Poi mi tolgo abito e mantello e mi metto a dormire, ma ammetto di faticare un po' a prendere sonno.

Stamani poi non so neanche io dove trovo il coraggio di fare quel che Lucius mi ha suggerito. Indosso l'abito, mi avvolgo nel mantello e copro anche il capo con il cappuccio. Ha un odore intenso di vissuto, anche se è tenuto molto bene.
Esco a testa bassa, imbarazzata. Mi rendo conto che sia i Paladini che i miei compagni mi stanno osservando.
Sir Bernard viene a chiedermi spiegazioni.
Apro bocca per dire qualcosa, ma ho il deserto nella mente, non mi viene nulla da dire. Subito Lucius interviene in mio soccorso: "sono stato io a dirle di vestirsi così", dice al suo superiore. "Che la benevolenza di Pyros protegga lei, che non ha niente altro a proteggerla".
Bernard mi scruta incerto, un po' seccato. Poi annuisce. "Va bene", dice.
Lucius mi guarda.
"Stai bene", dice, "sei credibile. Mi raccomando, tieni il cappuccio calato sul viso".
E così partiamo lungo la strada per Beid, incontro agli arcieri che ci stanno aspettando per tenderci un agguato.
Eppure mi sento sicura, sotto questo mantello, protetta. Ed è una bella sensazione, anche se con questo caldo... il sole di Pyros picchia forte questi giorni!

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3 giugno 517
Venerdì 27 Aprile 2007

Si parte da Annecy

Stamani ci prepariamo a lasciare Annecy, alla volta dei Padri di Noyes.

Siamo arrivati in città trafelati, di notte, coi feriti morenti dopo l'assalto dei soldati di Keib. Era una situazione disperata.
Ma da quando siamo qui tutto è cambiato, in meglio.
Desiree ha salvato la vita dei moribondi, in particolare di Rosalie. Poi c'è stato un miracolo e Reyks le ha restituito la vista.
Da allora è stato un crescendo.
Abbiamo reincontrato Dorian, trascorso belle serate a ballare e a divertirci, ci siamo fatti un po' di risate ad assistere alle sgomitate di Loic (di verde e di mucca vestito) che si ingelosiva di Dorian che corteggiava Desiree...
Anche Lucius il Paladino si è sciolto molto, e la povera Rosalie mi sembra che stia ogni giorno meglio, a parte la faccenda di Marc il prigioniero.

I ragazzi l'altra notte hanno fatto una cosa un po' spericolata, a fin di bene, che penso che non sia servita a nulla.
Sto Barcarolo, non ho ben capito, un trafficone di qua, ci aveva messo gente dietro a chiedere informazioni. I nostri sono andati via fiume a casa sua, l'hanno arrestato e portato dalle guardie. Ma a quanto ha detto Sir Bernard è stata fatica buttata, visto che il malvivente sarà liberato probabilmente molto presto... vabè, per lo meno i nostri si sono presi la soddisfazione di rompergli un po' le scatole.

E così è ora di lasciare Annecy.
Quentin viene con noi, un po' malinconico, ma leggo nei suoi occhi la curiosità di conoscere un altro pezzetto di mondo. E' un ragazzino in gamba, sono sicura che si troverà bene dappertutto. La prossima tappa (sua e nostra) sono i Padri di Noyes.

Sono molto curiosa di sapere cosa sta succedendo, spero che Padre Quart ci sia e possa dirci qualcosa di più. Dorian ci ha fatto uno strano racconto, secondo cui il nostro Paladino di Kayah preferito è passato da Annecy ed è stato coinvolto nell'uccisione di un mezzo nobile, o forse di un impostore... non ho capito bene.
Spero di parlarci anche perchè vorrei capire se stiamo facendo la cretinata più grande della nostra vita, a dar retta a Jack per questa storia di Ogham, oppure se è una cosa giusta, se la chiesa è d'accordo.

Quindi... in marcia!!!
scritto da Julie , 14:42 | permalink | markup wiki | commenti (0)