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Andrè Navon
 
creato il: 03/08/2007   messaggi totali: 73   commenti totali: 80
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26 novembre 517
Venerdì 23 Agosto 2019

Hail to the Chief



"Ecco là... altro pupazzo!"

"Io taglia testa, che non sai mai: testa tagliare, rimorsi non avere!".

"Rimorsi... E neanche morsi!"

"AH AH AH! Buono scherzo, questo tuo."

L'unica cosa positiva di questo freddo micidiale è che sembra infastidire sia i Kreepar che i Risvegliati. I primi ormai non si vedono quasi più, la maggior parte di loro è interrata nelle tane sotterranee che hanno accuratamente riempito di cibo: due giorni fa ci è capitato di scoperchiare per caso una delle loro orribili dispense mentre scavavamo i nostri giacigli... davvero un brutto spettacolo.

Quanto ai morti che camminano, tutti quelli che commettono l'errore di marciare durante la notte diventano statue di ghiaccio. E visto che alla maggior parte di loro il cervello non funziona, queste lande si sono riempite di pupazzi di neve. Per fortuna non ci sono bambini, altrimenti sarebbe un problema impedir loro di conficcare carote e bottoni dentro quei visi putrefatti e sbiancati. Anche perché, stando a quanto ci hanno detto, con lo scioglimento dei ghiacci torneranno per l'ennesima volta in vita. A meno che...

...SZOCK!

"Bel colpo! Tu barbiere nato!".

"Tu parla ancora un pò, così tua lingua diventa pupazzo e io taglia pure lei!".

... A meno che non vengano decapitati, come Aiden ha ordinato di fare. Decapitare pupazzi di neve e parlare la lingua del Continente anche quando siamo tra noi, così da poter comunicare con gli indigeni anche senza di lui. O di me. Due compiti che Tasso e Istrice stanno svolgendo con il massimo dell'impegno e tanta buona volontà.

Tra pochi giorni saranno quattro mesi esatti dal giorno in cui mi è stato ordinato di prendere parte a questa spedizione. Un incarico del Comandante Barun in persona, come mi è stato detto dal mio sergente. "Un'opportunità unica per un soldato semplice come te, specie considerando che non sei più nel fiore degli anni... E che parli la lingua di questi merdosi".

Già, questi merdosi. Tha Flath an dha Foireann: un giovane principe in cerca di gloria e la sua ciurma, un manipolo di fedelissimi pronti a dare la vita pur di riportarlo a casa tutto intero. Un traguardo che si allontana ad ogni passo che facciamo, considerando qual è la nostra meta. Ma a Aiden, come sempre, questo non sembra importare: eccolo lì, dieci metri davanti a me nonostante non abbia la minima idea di dove andare, intento a scrutare l'orizzonte alla ricerca del suo prossimo duello mortale.

"Tu sicuro di strada? Perché innanzi, solo nebbia".

"La nebbia è un buon segno", dico mentre scruto per l'ennesima volta la Mappa del Problema. O per meglio dire, lo schizzo grazie al quale siamo riusciti ad arrivare fin qui: poco più di uno scarabocchio, se paragonato a quel capolavoro di cartografia che ci ha mostrato Kailah, ma più che sufficiente per chi, come me, ha girato queste lande quando erano ancora vivibili. "Il posto che stiamo cercando è quasi interamente coperto di nebbia".

"Aspetta... C'è qualcosa, tra nebbia".

"Altri pupazzi di neve", esclama Malaminn, sbuffando. "Tasso, Mangusta, c'è altro lavoro per voi". Fino a pochi giorni fa era quella che parlava peggio, ma sta facendo grandi progressi: è l'unica ad aver capito come funzionano i verbi e dove mettere gli articoli.

Aiden è rimasto fermo, scrutando la nebbia. Quando lo raggiungo e alzo gli occhi verso dove guarda, capisco che non sono pupazzi.

"Mappa di Kailah parlava di colonne: ci siamo?"

Annuisco. "Ci siamo".

Incredibilmente, io ci sono già stato. Era un giorno imprecisato dell'estate di 3 anni fa, la Compagnia dei Randagi era stata ingaggiata per uno strano spettacolo organizzato da un Dominus di queste parti in omaggio al luogo di sepoltura dei suoi presunti antenati. Ricordo che pensai che era un bene che fossero morti, altrimenti lo avrebbero certamente fatto a pezzi: solo un pazzo o un idiota può organizzare spettacoli nei luoghi di sepoltura. Ironia della sorte, magari si sono risvegliati e lo hanno fatto a pezzi davvero. Fatto sta che la compagnia aveva bisogno di soldi, quindi ci prestammo a prendere parte a quello scempio. Ma non tutto il male viene per nuocere: se non altro so che quello di fronte a noi è l'ingresso.

"Chief e la Mantide", esclama Aiden mentre facciamo gli ultimi passi verso quella costruzione antica e imponente. Li vuole entrambi: il guardiano e la sua regina, così se li immagina. E' convinto che, se ci dimostreremo degni del primo, la seconda si risolverà a concederci udienza. E magari anche altro, stando a come funzionano le storie che crea la sua fervida immaginazione. Al tempo stesso, non si può negare che Aiden possieda un talento straordinario nel trasformare le sue più ardenti fantasie in realtà: come si fa a non affezionarsi a una persona così testarda da convincere persino un Wyrm a trascinarsi fuori dalle pagine del Khal-Valàn per venire a svolazzare sopra la sua testa? Forse è davvero un predestinato, come sembrano essere convinti i suoi: non mi resta che augurarmelo, vista la situazione.

La mappa di Kailah aveva ragione: c'è qualcosa che non funziona in questo luogo. Le linee sono storte, i colori e le proporzioni sono alterate: sembra di guardare attraverso tanti boccali colmi di birra. O dopo esserseli scolati tutti.

Nel giro di qualche minuto siamo di fronte all'ingresso. Nessun Risvegliato ostacola la nostra avanzata. Judoc scuote la testa a ogni passo, in evidente segno di rassegnazione: sa bene di non poter dissuadere Aiden, ma è fin troppo chiaro che vorrebbe trovarsi in qualsiasi altro posto del Continente. Tuttavia, l'espressione con cui osserva le colonne che si fanno via via più vicine tradisce tutta la sua curiosità.

"Questa costruzione non sembra opera di uomini", esclama Malaminn, guardandosi intorno. Non mi sento di darle torto: chissà qual è la vera storia di questo posto. Chissà cosa ha spinto gli antichi popoli a costruirlo in questo modo... Sempre che sia stata opera loro.

"Prima io", esclama Aiden, giunto di fronte all'entrata, serrando le mani sull'elsa delle sue falcate. Sappiamo tutti che una parte di lui vorrebbe sfidare l'entità che sappiamo difendere questo ingresso in singolar tenzone: per fortuna, stavolta non c'è Kailah o qualche altra fanciulla del Continente da impressionare. Ne abbiamo parlato a lungo, e siamo tutti d'accordo che Aiden metterà da parte il suo istinto temerario e farà tesoro della ineffabile tattica di guerra del sommo Balor, il leggendario guerriero dal sangue per metà umano e per metà divino che guidò le armate Fomori contro Macha, Agath e Nèmai, le temibili figlie di Ernmas:

Lear achrann tri.

Tantissimi contro tre.

L'ingresso sembra deserto. Qualsiasi cosa sia ad atterci là dentro, non farà un passo finché non varcheremo quella soglia.

Guardo Judoc: "Senti qualcosa, per caso?" A quanto pare, è in grado di sentire i pericoli imminenti.

"Altroché", mi dice con una smorfia. "Ci attende grande battaglia".

Ecco: perfetto.

"Tabhair dom do! Ruthar aghaidh!" Grida Aiden, sguainando le lame.

"Sibh Céile, Muid Cèile!" Gli fanno eco tutti: e via a correre. Mentre estraggo la spada e mi precipito all'interno, diretto verso morte certa, rifletto sulla profonda inadeguatezza di questo scairt nei confronti dell'avversario che stiamo per affrontare: se capisse la nostra lingua, si farebbe di certo un sacco di risate.

Avanti, dunque: ruthar aghaidh, attacco frontale!


Slaine - Immagine
scritto da Slaine , 02:04 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
1 Novembre 517
Mercoledì 13 Giugno 2018

Samhain



Keynes - Immagine

La manciata di metri che ancora mi separa dalla sommità del promontorio è particolarmente faticosa. Ogni roccia di quest'isola reagisce alla mia presenza, ogni passo che faccio è accompagnato da un lamento costante che risuona nella mia testa. La sacralità della città che un tempo mi diede i natali oggi non conta più: la terra per cui combatto è la prima a volermi morto. Avanzo lentamente, lasciando che i suoi anatemi ancestrali travolgano i miei sensi. Non è l'isola a bramare la mia fine, ma la natura stessa: è questo il messaggio scandito dal Vento del Nord mentre sferza il mio mantello con la furia vendicativa di un'amante tradita.

L'acqua del lago reagisce al mio arrivo, increspandosi e facendosi torbida. Mi torna in mente la leggenda del Khal-Valan che narra di come Isnamroth, poco prima di condurre i suoi uomini contro le armate di Kurgoth, si fermò a riposare presso le rive di un lago: fu l'impossibilità di vedere il suo riflesso in quelle acque limpide a fargli capire che sarebbe morto di lì a poco. Chissà se in quella circostanza vide anche lui una macchia indistinta o se, distrutto dai rimorsi per aver ucciso suo fratello e abbandonato sua figlia nelle mani di un fabbro forestiero, non era più in grado di riconoscere il suo stesso volto.

Cammino sul crinale volgendomi verso oriente, incrociando con lo sguardo i raggi del sole. Di fronte a me, silenziose e inerti, si stagliano le valli e le lande di Feith. Allargo le braccia e respiro, lasciando che il richiamo riecheggi silenzioso. Non sono che un semplice soldato, oggi come allora: per questo sono nato e così morirò, così come tutti i miei compagni hanno fatto prima di me. Il vessillo che porto sulle spalle è lo stesso che avevano loro... lo stesso di sempre.

I primi corpi divorati dalla progenie reietta di Shaalaren si accingono a immergersi tra le rive del fiume: le file ordinate in cui si dispongono ricordano le parate militari in onore del Duca. Alcuni di loro erano soldati, altri artigiani, pastori o pescatori. A differenza di quanto accade a sud, nessuno di loro è stato ucciso dal morbo: sono morti per mano o per decisione umana. Per loro il Risveglio non è che l'occasione di rispondere a chi li ha sterminati rivolgendogli contro le sue stesse armi. Vederli avanzare dipinge un accenno di soddisfazione su quello che un tempo era il mio volto e, senza che me ne accorga, diventa parte del richiamo. Posso vederli sorridere, persino da qui: ciò che per me è durato un singolo istante, per loro durerà fino alla morte. Al tempo stesso, quel ghigno vuoto sui loro volti spenti mi riempie di tristezza.

Più in profondità, tra gli abissi del fiume, posso sentire la presenza di alcuni sventurati discendenti della fiera stirpe dei Mermaen, che nelle ere ancestrali dominavano i Mari del Nord e terrorizzavano le genti delle coste: tra poco il Continente avrà notizia del loro Risveglio.

La guerra, quella vera, sta per tornare. L'esercito che ho di fronte marcia senza tamburi, fanfare o vessilli, eppure riesco lo stesso a sentire la sua musica: la Melodia del Risveglio, pronta a opporsi a questo aborto che chiamarono Creazione.

[...]

L'odore della prescelta di Vaalafor si fa sempre più vicino: sfortunatamente, non è venuta sola. Tendo l'arco del Duca: cinque avversari sono parecchi, questa potrebbe essere la mia ultima battaglia. Eppure, a questo punto non ho scelta: manterrò attivo il richiamo, a costo di morire sulle rive di questo lago. E se il destino vorrà spingere il mio sangue nero a intorbidire le sue acque stizzite, farò in modo di mescolarlo a quello della mia rivale.


Annie Volvert - Immagine 4

Avanti, soldato! Sei arrivata fin qui, adesso mi devi dimostrare quanto ci credi. Questa è la frase che mi ha rivolto il Sergente Rock quando lo incontrai per la prima volta, al termine di una corsa a perdifiato su una collina di fronte alla Chela che sembrava non finire mai. Ricordo che arrivai quarta, sconfitta da tre cadetti che sembravano avere il doppio del mio fiato: io ero stremata al punto di non riuscire a respirare, ma Rock pretendeva che facessimo anche a botte... Biath, lo chiamava: gara di corsa e poi combattimento, uno dopo l'altro. Ricordo ancora i loro nomi: Robert, Packo e Mardin, che fu quello contro cui me la dovetti vedere io. "Che fortuna!", esclamò, pensando che avrebbe avuto vita facile. Ce la misi tutta per fargli vedere quanto si sbagliava: anche troppo... io mi feci malissimo al ginocchio, lui si portò i segni dei miei denti sul braccio per due settimane. Rock fu costretto a prenderci a calci, per separarci.

Fu Boar, il quinto ad arrivare, ad aiutarmi a tornare giu. Voleva portarmi in spalla, il fesso: "guarda che ce la faccio..." Lo so che ce la fai, ma che figura ci faccio io? Chissà perché adesso mi vieni in mente proprio tu. Stupido Boar, con tutto il tempo che hai perso con me avresti potuto farti almeno dieci amici in più. Quante volte ti avrò rivolto la parola, in sette mesi? Meno di sette, probabilmente. Eppure, tu eri lì quando... quando...

Oh Dei, non ricordo più un cazzo. Questo promontorio è dieci volte peggio di quella collina, ad ogni passo sento come se la terra mi urlasse in testa. Si, ho capito: fa male anche a me! Non l'ho chiesto io di essere così... O forse sì. Forse il sangue di Mirai ha letto dentro la mia testa che non vedevo l'ora di dimostrare quanto ci credevo e se n'è fregato, dei miei no, grazie, sto bene così, mi piace il ghiaccio, tu non me lo rompere... proprio come faceva Boar. E adesso è morto. Come Gannor, e chissà quanti altri. Ho perso il conto dei compagni che non ce l'hanno fatta... e la colpa è anche di quell'idiota che sventola il mantello sopra di noi sentendosi una specie di Dio.

Ti credi invincibile, vero? Lo so bene, come ti senti. Sono arrivata fin qui per farti vedere che ti sbagli, adesso ti dimostrerò quanto ci credo. Io non posso batterti ma i miei compagni si, hanno solo bisogno di qualcuno che ti tenga un pò impegnato. E tu sei lì, in cima alla collina, pronto a urlare "Che fortuna!" mentre mi scagli addoss...

AAAAAAhhhh! La testaaa... che botta pazzesca... Eppure... non sento niente. E' soltanto il rumore dell'elmo. Sento il vento tra i capelli... Devo fare presto. Le rocce sono scivolose. L'acqua dietro è torbida. Un'altra freccia... Devo coprire la testa... Mancata! Volevi piantarmela in gola questa, eh?

Le urla della terra nella testa si tacciono per un attimo, lasciando spazio a una voce di donna:

"Puoi farcela!"

Claire?

L'arco gigante sparisce, rimpiazzato da spada e daga... come me! La spada saetta nell'aria, pronta a colpire... la vedo! E' più lenta di quello che pensavo. La schivo e la lama si schianta sulle rocce, spaccandosi in mille pezzi.

Posso farcela! La mia spada fende l'aria intorno al mio avversario, mentre lui fende la mia armatura, e credo anche quello che c'è sotto. Ho qualcosa che non va a una gamba... e anche il braccio destro lo sento un pò strano. Ok, forse non posso farcela, dopotutto... Ma la freccia di Kailah, cioè di Luger scagliata da Kailah, sta sfrigolando, e l'odore che arriva alle mie narici mi dice che possiamo farcela! Scommetto che adesso non ti senti più così fortunato, eh? Resterò qui a prendere i tuoi colpi fino a quando non ti scioglierai.

Poi vedo la daga a un palmo dal collo, e capisco che ho due alternative: o lo faccio, o non lo faccio. Quello che Ireena mi ha detto di non fare mai, perché è una cosa che potrò fare una volta soltanto, e poi... mai più.

Se non lo faccio, tra un istante quella lama mi trapasserà la gola. Non vedrò più Colin... e Kailah, e Bohemond, e Sven, ed Engelhaft.

Però... se lo faccio... poi saranno loro a non vedermi più. E io non voglio... non voglio che non mi vedano più. Non ancora!

Se proprio devo morire, voglio che mi ricordino così.

Non lo faccio!

La lama della daga mi scivola sul collo, quindi si perde alla mia sinistra, come inghiottita dal vento. Ce l'ho fatta! Avevi ragione, Claire: sento forte la tua presenza nelle profondità ancestrali della grotta sotto ai miei piedi. Aiutami, dammi un pò della tua forza per... resistere... ancora un pò.

Poi sento... Sento i passi, le voci, i corni di Ghaan che risuonano solenni nell'aria sotto di noi. L'odore di Khzar al di qua del ponte, l'isola che gli urla contro come ha fatto con Keynes e con me. Non va bene, accidenti. Devo dirlo a qualcuno... prima che...

... Colin-


Keynes vs Annie - Immagine
scritto da Keynes, Annie , 00:58 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
21 ottobre 517
Giovedì 12 Aprile 2018

Promesse



La sua assistente personale.

La frase da cui Myrna mi ha messa in guardia: l'offerta a cui ho promesso di dire no ad ogni costo, insieme al corredo di vantaggi volti a impreziosirla. Un lavoro presso la Curia; un salario mensile; la possibilità di stringere rapporti con le personalità più importanti di Trost.

E' la tua occasione per dimostrare a tutti quanto vali, Irina.

No, non a tutti: soltanto a lui. Un ricatto subito da molte persone in difficoltà negli ultimi mesi: uomini e donne, giovani e anziane, meglio ancora se sposate o fidanzate: il Camerlengo ama farsi beffe delle convenzioni anche all'interno delle sue camere segrete. Tra i molti assistenti che hanno visto aprirsi le porte della Curia vi sono persino alcune vesti bianche, che egli ritiene di aver "salvato" da quell'aberrazione mentale chiamata fede.

Padre Mansell mi ha più volte spiegato come quell'uomo fosse la mia nemesi. Allo stesso modo in cui tu riesci a tirare fuori il buono dall'animo umano, lui riesce a soffocarlo. Tu sei la salvezza, lui è l'oblio: Tu hai un grande cuore e un animo gentile, mentre lui è un contenitore vuoto. Ma non devi preoccuparti: fino a quando tu resterai fedele a te stessa le persone come lui non potranno toccarti, né avranno mai alcun reale potere su di te.

Per Padre Mansell il Camerlengo era un male necessario, una delle innumerevoli prove che la città era chiamata a superare se voleva sopravvivere a questo periodo spaventoso. Diceva sempre che i veri avversari di questa guerra erano gli uomini, non i dèmoni o gli Dèi; che in guerra il coraggio e la pazienza erano infinitamente più importanti della forza e delle armi; che le battaglie più importanti erano e sarebbero state quelle volte a preservare la nostra essenza e la nostra integrità.

In quel periodo Myrna cominciò a lavorare al Nosocomio: oltre ad allontanare i sospetti dalla nostra casa, quell'occupazione le consentiva di prestare un'opera di bene. In quei mesi ebbe modo di conoscere la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze a cui poi fu offerta l'opportunità di lavorare presso la Curia. Nessuno veniva costretto, se non dalle circostanze in cui versava. Quando Hans Vale scoprì che era fidanzata, toccò anche a lei: la sua assistente personale. Rifiutare le profferte di un anziano non è cosa da poco, specialmente quando la città in cui vivi è un'isola circondata da un oceano di Risvegliati: ma lei lo fece, scegliendo di far proprie le parole di Padre Mansell... Aggrappandosi alla speranza che, qualsiasi cosa fosse accaduta, avrebbe avuto modo di preservare la propria integrità.

Con grande sollievo di Myrna, il Camerlengo accettò di buon grado il rifiuto: anzi, la sua stima per lei crebbe ancora di più. Padre Mansell non era affatto sorpreso: ci spiegò che quell'uomo mirava a indurre il cambiamento, non a imporlo con la forza. Chiunque fosse dotato di forti princìpi non aveva nulla da temere... a patto di non sbarrargli la strada.

Poi arrivarono la povertà e la fame. La nostra bottega non era più sufficiente a garantirci un sostentamento adeguato. Padre Mansell si trovò costretto ad accettare incarichi particolarmente duri e a compiere scelte difficili, che spinsero alcuni dei suoi alleati a voltargli le spalle. Myrna fu costretta ad abbandonare il Nosocomio per trovare altri lavori: il Camerlengo la teneva in grande considerazione, ma la sua generosità era riservata a chi sceglieva di accettare le condizioni. La sera in cui prese la decisione mi confidò di averlo fatto anche per allontanare da sé quella continua e costante tentazione.

I venti gelidi della guerra degli uomini continuavano a soffiare senza sosta, dentro e fuori le mura di Trost.

La nostra salvezza arrivò dai soldati di Ghaan: uomini e donne che, in numero sempre maggiore, sfidavano i pericoli della Landa di Clough alla ricerca di erbe, nozioni e ricette dimenticate. Io e mia sorella cercammo di fare del nostro meglio per fornire qualche risposta: in poco tempo, la nostra casa si riempì.

In quel periodo ho imparato a conoscere gli Innalzati: anime in pena straziate da una infezione che non li uccide, pascendosi nel contempo della loro umanità. Esistenze condannate ad estinguersi prematuramente come una candela accesa da entrambi i lati ma che proprio per questo brilla di una luce intensa, abbagliante e meravigliosa. Una fiaccola che ero in grado di vedere soltanto io e che proprio per questo non potevo, non potevo lasciar spirare. A poco a poco, avvicinandomi a quella luce, ho capito quanto il mondo intorno a noi fosse in procinto di cambiare per sempre. Myrna ha compreso presto l'importanza di quello che stava accadendo ed ha acconsentito a mandarmi presso la Quarantena... a patto che le facessi un'unica, grande promessa.

"Quando ti chiederà di diventare la sua assistente personale, tu dovrai dirmelo subito... e, quale che sia la nostra situazione, rifiuterai".

Ho fatto quella promessa perché ero certa di poter mantenere l'impegno: quell'uomo non aveva alcun potere su di me. Sono stata paziente, sono stata coraggiosa. Ho lavorato con lui e ho fatto in modo che vedesse quello che vedevo io. Parlavamo due lingue molto diverse, ma proprio per questo aveva bisogno di me per comprendere appieno quello che stava accadendo.

Poi, un giorno, Padre Mansell è stato arrestato. Ci aveva detto che stava raccogliendo notizie importanti, informazioni che avrebbero potuto cambiare il corso della guerra degli uomini: ci aveva avvertito che avrebbero tentato di fermarlo e di non perdere la speranza se gli fosse accaduto qualcosa.

Oggi, dopo tante settimane, si presenta una incredibile opportunità di agire. Gli Dèi hanno messo nelle mie mani la possibilità di influenzare l'esito di questa guerra degli uomini, aiutando queste persone a liberare Padre Mansell... o almeno a recuperare le informazioni che aveva raccolto. Sono forti e motivati, ma non possono farcela da soli. Devo farlo, anche se a Myrna non piacerà. E' l'unico modo per favorire questa impresa senza essere costrette ad abbandonare la nostra casa, la trincea che ci siamo scavate in questi lunghi mesi di attesa, incubi, sogni, speranze e delusioni. Ayza non avrebbe dubbi: non li avrò neppure io. La stessa determinazione traspare da Annie, come una sfavillante vampata di luce. Anche lei ha già deciso: dobbiamo andare. Qualunque cosa accada la affronteremo insieme, con il coraggio e la pazienza di cui siamo dotate. Perdonami, sorella mia, se tra poche ore romperò la promessa che ti ho fatto... Questa volta sarò io a proteggerti.

Ayza ripeteva sempre che i legami più forti si stringono sul campo di battaglia: amici, alleati, a volte persino nemici. Io non so chi vincerà questa guerra degli uomini, ma forse possiamo ancora fermarla prima che sia troppo tardi.

Ireena Volkov - Immagine
scritto da Ireena Volkov , 03:36 | permalink | markup wiki | commenti (1)
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