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Solice Kenson
Cronache della Campagna di Caen
Solice Kenson
"Voi avete coraggio e siete molto convincente: ma non appena sarete chiamata a combattere, al primo combattimento che possa realmente definirsi tale, voi morirete. E non parlo di scontri confusi o ingarbugliati, dove nessuno capisce fino in fondo quello che sta facendo o magari ha meno voglia di uccidervi che di portare la pelle a casa. Parlo di uno scontro vero, in cui affronterete una persona con le vostre sole forze. Beh, è giunto il momento che qualcuno che vi vuole bene vi dica che queste forze non basteranno proprio contro nessuno".
creato il: 20/05/2005   messaggi totali: 91   commenti totali: 32
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28 maggio 519
Lunedì 24 Ottobre 2011

Scacco al Re

Il rumore sordo della pesante sbarra di ferro rimbomba giù dalle scale, confermandoci che è tutto vero: siamo agli arresti. L'oltraggio mi brucia più di quanto pensassi: se il seme della follia è presente solo occasionalmente nel sangue dei Keitel, lo stesso non può dirsi del germe della fellonìa. Percorro a ritroso le radici della mia famiglia, alla ricerca dell'ultimo arresto documentato. La mia memoria sprofonda in epoche ancestrali, quando Makàr Kenson fu imprigionato a Craòn a seguito di un duello in locanda finito male: in quell'occasione venne picchiato duramente da alcune guardie che, mancando di riconoscerlo, non credettero alle sue parole. Una volta libero Makàr cercò e ottenne soddisfazione presso le famiglie di quelle guardie, cedendo il barlume di ragione che forse poteva avere in favore della più assurda, violenta e ingiustificabile fiaccola del torto. Il pensiero che mio padre possa anche solo per un istante vedermi come l'epigono più prossimo di un tale masnadiero colma il mio cuore di vergogna.

Devo fare del mio meglio per non pensarci, ora che siamo prossimi all'epilogo finale. Lord Albert è caduto, i ragazzi di Caen sono riusciti a fare giustizia del sangue versato dai loro cari. Sir Clark LeNoire è stato raggiunto dalla Luce di Pyros e ha intrapreso il difficile cammino dell'espiazione: un miracolo, non ci sono altre parole per definirlo, che si ricorda ciò che è accaduto a Lady Emanuelle Beart. Ai nostri nemici non resta che raccogliersi intorno al loro Re d'Armi: Daeron Vypern, l'ultima grande personalità dell'Ordine Nero di Amer.

La luce del tramonto filtra dalle grate della cella, dividendo il pavimento in tasselli di luce. Le loro forme regolari mi ricordano un gioco che mio padre e mio fratello chiamano ''Shatranji'', nel quale due eserciti vengono mossi con l'obiettivo di catturare il sovrano avversario. Delle loro partite non mi resta che un ricordo, una frase ricorrente che era solita preludere alla vittoria e che adesso mi sembra particolarmente appropriata.

...

Più ci penso, più suona bene.


Finestra della Prigione
scritto da Solice Kenson , 17:41 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
3 gennaio 519
Venerdì 6 Maggio 2011

La giostra nella neve

Il ballo, poi tre giorni di torneo intervallati da pranzi, cene e altri giochi di piazza; poi la firma del trattato, e infine il giorno delle nozze. La clessidra è ferma a metà, bloccata dal freddo di questo gelido pomeriggio innevato che sembra non finire mai. Di tanto in tanto gli zoccoli dei cavalli incontrano piccole lastre di ghiaccio, frandumandole con un rumore secco che arriva fino alle tribune. Fino a questo momento nessun incidente ha funestato il Torneo, ma adesso il cielo mette davvero paura. E' forse il caso di interrompere la giostra? Rivolgo uno sguardo in direzione di mio padre: no, non lo permetterebbe mai. Gli astanti intorno a me sono eccitati, attratti dal fascino delle manovre rischiose e delle cariche avventate tanto quanto lo sono i cavalieri.

Il giorno delle nozze di mia sorella conoscerò il nome del fidanzato che mio padre ha scelto per me: l'ufficializzazione formale dipenderà dalla mia accettazione, ma stavolta la promessa che ci siamo scambiati è molto precisa: lui mi farà partire ancora una volta come paladina, e io farò tutto ciò che mi chiederà. Un giuramento che rende felici entrambi, e che sancisce qualcosa di inevitabile: ma non per questo mi fa meno paura. Il 6 gennaio, ancora una volta: una data segnata da infauste ricorrenze che in questi ultimi anni ho imparato a temere. Coincidenze, continuano a ripetermi tutti: persino il Vescovo. Eppure...

D'un tratto la lancia di Malaki colpisce l'armatura di sir Gregor Reel, rovesciandolo al suolo. Tutti intorno a me si alzano in piedi gridando a gran voce il nome del cavaliere... ed io con loro: in un istante l'emozione della giostra si riversa nel mio sangue divorando ogni paura e proiettandomi verso l'alto, le mani levate al cielo insieme a quelle di mio padre, di Ryan e di Amy, di Rosalie e di Karl. "Questa non gli è piaciuta affatto, ve lo dico io!", tuona Lord Konon Desyenne all'indirizzo del povero sir Gregor, intento a rialzarsi dall'interno di un cumulo di neve.

E se avessero tutti ragione? Forse i miei timori sono infondati, forse mi preoccupo troppo. Magari non sono nè il ghiaccio nè i numeri del calendario a farmi realmente paura, quanto piuttosto il cambiamento che mi attende all'orizzonte. Se è davvero così devo fare il possibile per non pensarci, tenendo la mente occupata altrove: non posso permettermi di avere paura, adesso. L'arrivo degli ospiti e l'incarico formale datomi da Rosalie richiedono tutta la mia attenzione: Maestra di Cerimonie, addirittura... insieme a Amy Ripley, la sposa di mio fratello, e Arlyn. Abbiamo trascorso molto tempo insieme, documentandoci sulle regole da seguire per rendere omaggio ai nostri ospiti. Io, in particolare, mi sono occupata di perfezionare la mia conoscenza delle convenzioni in uso in terra di Delos e presso le comunità Naniche del Dominio. Le regole dei Nani sono semplici e spartane, e ricordano molto le convenzioni in uso a Greyhaven: quelle di Delos, invece, sono complesse e sfaccettate, al punto da sembrare in taluni casi persino contraddittorie: ma una lettura attenta chiarisce quanto in realtà non lo siano affatto. Si dice che basti l'istinto per conquistare un Greyhavenese, e che la lealtà e l'onore siano tutto ciò che serve per farsi rispettare da un Nano: ma per impressionare un Deliota occorre aver passato del tempo a studiare.

Non mi aspettavo di incontrare il Tassiarca Basilios Fokas: non era presente in nessuna delle due delegazioni di Delos giunte a Valamer con l'inizio del nuovo anno, e capitanate rispettivamente dal Panipersebasto Thomàs Raoùl e da Isaàc Anghelos. E' comparso all'improvviso, al centro del grande salone: stupito quanto me, ma solo per un istante.

"Posso leggere il disappunto nei vostri occhi: credetemi, mi dispiace molto".

"Voi... Confesso che sono... sorpreso". Il suo Greyhaven era corretto, ma nascondeva totalmente le sue emozioni: se fosse adirato o offeso, oltre che sorpreso, non mi era dato sapere.

"Sono mortificata".

"Perché voi... non avete parlato? Questo non capisco. Sarebbe stato tutto più facile... più rapido".

"Sono davvero mortificata".

"Voi... non siate mortificata. Non dovete".

"Vi ringrazio molto. Non so cosa dire...".

"Non dovete dire nulla, se non volete. Ma potete dire qualsiasi cosa: io ascolterò. Volete ballare?"

Così ho danzato con Basilios Fokas, Tassiarca di Kastòria. E tra un passo di danza e l'altro una voce dentro di me continuava a rivolgermi le stesse domande: aveva per caso parlato con il Marchese? O forse lo avrebbe fatto di lì a poco? E se...

Stupida, stupida ansia, allontanati da me e lascia in pace i miei pensieri: non ho tempo per te in queste lunghe notti. Che la preghiera mi aiuti a ritrovare la concentrazione, a rivolgere la mia attenzione sui due compiti che ho: provvedere alle necessità degli ospiti e vegliare su mia sorella. Maestra di Cerimonia e Paladina di Pyros. Il vescovo ha ragione, Rosalie: non dobbiamo temere nè numeri nè date, se Pyros è con noi. E io sarò sempre insieme a te, nelle feste, nei balli e di fianco all'altare. Oggi mi hai mostrato il vestito che indosserai: nero come la notte, come le mie peggiori paure. E' davvero così forte il tuo bisogno di allontanarti da Pyros? Quante ferite nascondi sotto queste tue provocazioni?

Cavallo nella neve
scritto da Solice Kenson , 03:16 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
31 dicembre 518
Martedì 26 Aprile 2011

Il Giorno del Fato

Anche oggi dal cielo cade la neve. La osservo al di là della finestra chiusa mentre veste del suo manto candido gli alberi del giardino di mio padre, mentre tenta di aggrapparsi agli spioventi tetti di stoffa cerata raccolti sotto le mura del castello di Valamer. Le prime tende sono comparse una settimana fa, in conseguenza dell'arrivo dei primi ospiti; da quel giorno ho visto il loro numero aumentare ogni mattina. L'altro ieri, a cavallo, ho accompagnato mio fratello Karl a vederle da lontano: la neve non ci ha impedito di distinguere l'azzurro di Amer, il nero di Keib, l'argento e l'oro di Delos, il rosso di Krandamer. Come tuoni di una tempesta fragorosa le annunciazioni del loro arrivo si sono susseguite giorno dopo giorno, abbattendosi sul nostro palazzo e riverberando il loro eco sulla città intera. Un rumore così assordante da travolgere persino la Festa della Rinascita, costretta a concedere gran parte della sua sacralità in favore di un incontenibile tripudio di eccitazione ed euforia.

Del resto, come poteva essere altrimenti? Molti degli inviti mandati da Rosalie avevano l'aspetto di una formalità, di quelle che nella maggior parte dei casi si risolvono in una lettera di congratulazioni e nella partecipazione di alcuni familiari: era stato così anche per il matrimonio di Ryan. Questa volta, invece, avevano risposto in tanti: il Barone di Keib, il Barone di Annecy… persino il giovane Duca di Krandamer avrebbe effettuato la sua prima visita a Beid per ricevere, a fianco di mio padre, gli illustri ospiti di Delos: avrebbe visitato la città insieme ai suoi uomini e dignitari, sarebbe stato ospitato nel castello di Valamer, avrebbe dormito a palazzo sotto il nostro stesso tetto. Nessuno, proprio nessuno poteva aspettarsi tuoni del genere.

Nessuno che non avesse visto, soltanto pochi giorni prima, il balenio di fulmini minacciosi nel cielo.

[...]

"Voi non capite, Padre... io ho giurato di fronte agli Dei. Ho fatto un voto, ho preso un impegno…"

"Siete voi a sorprendermi, Solice: eppure queste cose dovreste saperle molto meglio di me. E di certo l'esperienza a Delos deve avervi offuscato la ragione, sia pure per un solo istante, poiché altrimenti non ho dubbi che sareste voi stessa a rivolgermi queste parole. Sapete per certo infatti, figliuola mia, che Pyros, come tutti gli Dei, gradisce i sacrifici, l'offerte, quando le facciamo del nostro. E' il cuore che vuole, è la volontà: ma voi non potevate offrirgli la volontà d'un altro, al quale v'eravate già obbligata. Lo ricordate, vero?"

"Voi conoscete gli obblighi che ho preso, Padre. Li avete accettati, e ad essi avete acconsentito. Ve ne prego, non venite meno alla vostra decisione".

"Si, l'ho fatto: ho acconsentito di consegnarti nelle mani della Chiesa della Luce poiché della sua autorità mi fido, come delle sue decisioni. E voi avete fede nella Chiesa, vero figlia mia?"

"Io..."

"Tu hai fiducia nella Chiesa, vero figlia mia?"

"Si, Padre: io ho fede in Pyros, e nella sua Chiesa".

"E di certo sapete anche che Pyros ha dato alla sua Chiesa l'autorità di rimettere e di ritenere, secondo che torni in maggior bene, i debiti e gli obblighi che gli uomini possono aver contratti con Lui?"

"Padre, vi imploro: non fatelo… non chiedetemi questo."

"Figlia mia... abbiamo parlato abbastanza. Leggo nei vostri occhi la stanchezza provocata da questo fardello che da troppo tempo portate, e del quale io stesso ho contribuito a gravarvi. Presto avrete la possibilità di rimettere il vostro voto nelle mani del Vescovo, che saprà consigliarvi al meglio. Confido che, dopo esservi con lui confidata e quando egli avrà sciolto tutti i vostri dubbi, saprete prendere la decisione giusta in merito a questa faccenda".

[...]

Questo è stato il primo fulmine, apparso nel cielo del diciotto dicembre scorso. La risoluzione di una vita intera cancellata da poche, irremovibili parole. Sapevo, temevo che sarebbe successo: mio padre conosce il diritto canonico meglio di me, e il Vescovo lo avrebbe ascoltato. Ma è forse un lutto annunciato per questo meno triste, meno doloroso?

Il Vescovo è giunto a palazzo tre giorni dopo: avrebbe celebrato lui, di lì a poco, la Festa della Rinascita nella città di Beid. Pyros mi è testimone di quanto lo abbia implorato di aiutarmi a conservare la mia decisione: gli ho confidato il mio desiderio di seguire le orme di Santa Chiara, il progetto che avevo di recarmi a Sanpeccato e dedicare la mia vita alla professione di fede. Al termine delle mie parole mi ha preso le mani, facendomi alzare e guardandomi negli occhi: "non devi piangere", mi ha detto, "perché Pyros è dentro di te, e questo non cambierà mai: anche se non metterai più quella cappa e non impugnerai più quella spada, Lui resterà lì. Devi avere fede e andare avanti: non dove tu senti di voler fuggire, ma dove Lui ti ha posto, dove vuole che tu stia. Santa Chiara è forse fuggita dal suo destino? Questo è il tuo posto, ed è qui che combatterai".

Neppure dopo quella conversazione ho voluto rassegnarmi: ho pensato, che Pyros mi perdoni, che il Vescovo volesse compiacere mio padre. Soltanto pochi giorni prima mio fratello Ryan mi aveva parlato di un grande progetto, una cattedrale che mio padre si sarebbe impegnato a costruire. Il dubbio e il sospetto si sono fatti strada dentro di me, privandomi del sonno e contaminando le mie preghiere. Con la mente infestata da questi sospetti mi sono recata da Padre Barkev, il Prevosto della Chiesa di Pyros di Beid, nel quale ripongo da sempre la massima fiducia: a lui ho rivolto le mie domande, espresso i miei dubbi, opposto le mie ragioni... Ricevendo le medesime risposte, le stesse rassicurazioni. La Chiesa era con mio Padre, io stessa ne facevo parte grazie a una sua decisione: col mio voto, anche se in buona fede, avevo impegnato una cosa che non mi apparteneva: me stessa, il mio sangue. Per questo dovevo rimetterlo, con la benedizione di mio Padre e della Chiesa della Luce. Questo era ciò che mi veniva chiesto. Questo era ciò che dovevo fare: senza indugio, senza spendere altro tempo nell’incertezza. Non tra un numero indefinito di giorni ma nel corso di quelli immediatamente successivi, dove il Fato aveva incastonato il momento più perfetto ed opportuno.

La Festa della Rinascita.

Nei giorni successivi la volontà di reagire alla decisione presa da mio Padre nei riguardi del mio voto si è affievolita fino a sparire. Le parole di Padre Barkev, l'euforia di Rosalie e l'accrescersi dei preparativi per il suo imminente matrimonio... ogni cosa intorno a me copriva di vergogna e imbarazzo ogni pensiero legato a una vita lontana dalla famiglia e dai miei doveri. Il mio voto era stato descritto come una fuga, svuotato di ogni forza, di ogni significato. Non mi restava che rimetterlo nelle mani del Vescovo, lasciando che la Festa della Rinascita restituisse ancora una volta la mia mente a Beid.

Il secondo fulmine è apparso il ventitreesimo giorno di dicembre, quando mi sono recata nuovamente da mio Padre per comunicargli la mia decisione: in quella circostanza abbiamo parlato del mio futuro come Soldato di Pyros.

[…]


"Eravamo d’accordo sul fatto che avreste concluso la vostra esperienza quest’anno. Lo ricordate, vero?"

"Si, Padre."

"Eppure, voi volete continuare. Non è forse vero?"

"E' così."

"Farò in modo che possiate continuare, allora. Alle mie regole."

"Non ho mai infranto alcuna vostra regola, lo sapete."

"Lo so: ma ora sarà diverso: nei prossimi giorni avrò bisogno di mia figlia, qui a palazzo. Potrò contare su di voi? Farete quello che vi chiederò?"


[…]

La Festa della Rinascita ha avuto inizio poche ore dopo il mio si. Il Vescovo con i suoi attendenti e gli invitati in arrivo, le tavolate cittadine illuminate a giorno e quelle imbandite da servitori e camerieri, la mensa del popolo e gli assaggi dei cuochi, le funzioni religiose e i discorsi notturni di Yera e di Rosalie sugli invitati, l’acqua e il vino, le preghiere e i pettegolezzi licenziosi. Tutto mischiato, come le note dello strumento di un musicista distratto, incerto, confuso: non faccio che ascoltarle da giorni, cercando invano di comprenderne la melodia. E’ questa la Rinascita a cui mi sono votata?

Basta pensare, non ho più tempo. Devo prepararmi… e assicurarmi che sia tutto in ordine. Stasera c’è il Ballo, dove faremo la conoscenza dei nostri invitati.

Perché hai scelto proprio queste ricorrenze, Rosalie? L’inizio dei festeggiamenti nel Giorno del Fato, il giorno delle nozze il sei di gennaio… Sono date funestate dai cattivi auspici. A volte vorrei davvero che tu non sentissi l’impulso di giocare col fuoco.
scritto da Solice Kenson , 15:06 | permalink | markup wiki | commenti (0)
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