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« Ma io ho franato il tetto di una casa, se c'era qualcuno ci aveva già sentiti »
- Kailah Morstan -
 
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Engelhaft Todenehmer

[personaggio]
personaggio
Titolo:
caporale
Razza:
Umano
Sesso:
maschio
Nato/a il:
4 marzo 481 p.F.
Altezza:
166 cm
Peso:
60 kg
Ruolo:
compagno
Tipo:
PG
Giocatore:
Elmer's pupil
Engelhaft Todenehmer - Immagine 1Engelhaft Todenehmer
"Bambini miei,vi scrivo questa lettera e non so quando la troverete, tra le pieghe di questo vecchio libro mastro. Se vedrò ancora la luce di Pyros su Sarakon o se già sarò nella grande notte di Kayah. Sono tre giorni che vostro zio Engelhaft ha lasciato la nostra casa, è il 20 dicembre del 511 p.F., e non so se nel momento in cui leggerete queste mie righe l’avrete mai più rivisto. Sono stati giorni tristi, ma pieni di ricordi. E i ricordi conservano sempre, dietro tante amarezze, un fondo di dolcezza. Fin da quando ero ragazza, sono sempre stata un po’ mamma. E questo essere mamma mi ha regalato felicità e tenerezza, anche se mi ha fatto crescere tanto presto. Abbiamo sempre vissuto da queste parti. E’ qui che nonno Barnabas è nato. E la nostra famiglia ha sempre avuto la conceria a Bosewald e abbiamo sempre avuto a che fare con Ostfold e con la gente del Langravio. Sir Walafried Angemaahr ci proteggeva allora: comprava i nostri cuoi e stendeva la sua ala su di noi. Eravamo felici zio Egon ed io. Poi nostra madre rimase incinta un’altra volta. Vi ho parlato tante volte di nonna Angela. Quando nacque Tycho, lei volò in cielo. Però ebbe la grazia di vederlo, una volta sola. Avevamo un fratellino, ma avevamo perso la mamma. Per la prima volta la morte e il dolore entrarono nella nostra casa, e lo fecero come orde di Nordri. Nonno Barnabas pianse per settimane – e non l’ho mai più visto piangere – prendemmo una balia. Fu allora che Egon cambiò carattere. Era un bambino così dolce e affettuoso prima. Lui aveva dieci anni, io sette. Il resto della nostra infanzia fu più cupo, ma io trovai una strada. Feci da sorella grande, il che vuol dire da “mamma”, al piccolo Tycho. Non gli volevano bene in molti e nostro padre aveva tante cose a cui badare e tanto amaro nel cuore. Se potrete dire che sono stata una brava madre, un poco anche voi lo dovrete a quegli anni, che sono stati difficili, ma belli. Tycho era un bambino, e poi un ragazzetto, molto intelligente e sveglio; imparava tutto in fretta e cercava sempre di farsi accettare. Già, perché pensava sempre di non essere accettato… Nonno Barnabas lo amava; tuttavia, benché Tycho dimostrasse doti nell’amministrazione della conceria, passava il suo tempo con zio Egon. Egon era destinato ad ereditare la conceria e le fortune dei Todenehmer. Nel 499 ci fu il suo matrimonio. Fu una cerimonia meravigliosa. Ad Ostfold. Zia Ekaterina era bellissima. Lo è ancor oggi del resto. Sir Walafried ai primi banchi, dalla nostra parte, con tutta la sua famiglia. Dall’altra parte i Devendryes al gran completo, con i loro abiti di broccato: clienti e amici dei più grandi Seebanns di Surok, proprietari e costruttori di navi. Nozze migliori non si potevano fare. E certo voi lo vedete ancor oggi. Io ero già sposata con vostro padre. Lo conoscevo da tanti anni, da quando eravamo ragazzini. Non avrei voluto altri che lui. Sono sempre stata contenta della mia posizione e lo sarò sempre. Gli Husserl erano i più onesti falegnami di tutto il Langraviato e Jan era la persona più dolce che conoscessi. Al matrimonio di Egon ho portato te, Peter, in braccio e già ero gravida di te, Martha.
Mio fratello Tycho… non è stato ammesso al rito e alla festa. Egon impose la sua assenza e nostro padre, suo più grave errore, accettò. Non giudicatelo con troppa severità. La morte di una madre quando hai dieci anni è dolorosa. Eppure quello che fece non fu giusto. Nostro padre fece arruolare Tycho presso Sir Walafried e il Sir lo inviò quel giorno lontano da Ostfold e da Bosewald. Aveva diciotto anni.
Furono nonostante tutto anni felici per vostro zio. Nostro padre Barnabas lo seguiva sempre con attenzione, da lontano. Facevamo i cuoi per l’esercito e avevamo tradizionalmente una certa influenza su Sir Walafried, il nostro protettore. In quattro anni Tycho diventò un buon soldato e il Sir Comandante lo prese nella sua guardia personale. Ero serena: i miei fratelli sistemati ed io con una buona famiglia, la vostra.
Il 13 marzo del 506, dicono che sia stato in quel giorno. Un giorno che cambiò la vita di vostro zio e infranse la mia serenità. Sir Walafried Angemaahr era in perlustrazione, all’alba, con venti cavalieri, gli uomini della sua guardia personale e pochi altri soldati lungo l’Halsbandseel . Un’incursione di Nordri. Moltissimi dovevano essere, ma non si seppe mai quanti. Se ne andarono subito. Per non subire la rappresaglia. Sir Walafried fu circondato e ucciso. Tutta la sua scorta annientata.
Per quanto tempo ho creduto che vostro zio fosse morto! Lo sa vostro padre che cosa non ho fatto in quei giorni, in quei mesi…. Alla fine ho saputo. Ho saputo che si era salvato, fortunosamente.
Ma non era più lo stesso. Novizio nel monastero di …, aveva perso, e per sempre, persino il suo nome. E tutto ciò che riguardava la sua vita precedente. Engelhaft si chiamava. Gli scrissi una lettera. Mi rispose dopo molto tempo. E dopo molto ragionare, evidentemente. Era sempre lui, sempre lui. Lo capii da come mi chiamava. “Tina, il Tycho di cui tu parli era un giovane buono, dalle semplici e belle speranze. Quel ragazzo è morto in una battaglia presso l’Halsbandseel, insieme all’uomo che gli aveva regalato un senso e una vita, e non potrà mai più ritornare. Quel ragazzo, buono ma incapace, ha fatto morire chi l’ ha fatto nascere e chi l’ha fatto rinascere. Quel ragazzo sventurato vuole essere dimenticato, perché sia dimenticata e redenta la colpa del suo destino. Tuttavia non sono dimenticati i suoi affetti. Ciò che amò con tenerezza l’ha ereditato questo novizio di Kayah, che riparte dal buio della notte, come ogni luce dell’alba. Tuo Engelhaft”.
L’ho rivisto, con voi, quando è tornato in questa casa, nella nostra Bosewald, a chiudere gli occhi a mio, a suo padre. Presbitero, un’altra persona in effetti, ma con i suoi occhi e le sue smorfie. Gli occhi e le smorfie del bimbo che ho cresciuto nella mia adolescenza. Mi ha detto: “Vado via un’altra volta, Tina. Non so se ci rivedremo. Ora sarò all’Inquisizione. Mi internano. Devo imparare molte cose. Sono contento. Sono un altro. Almeno spero. Forse potrò fare qualcosa di bello, qualcosa di utile, qualcosa di…ben fatto dall’inizio alla fine. Prega per me.”
Mi ha abbracciato e non so se lo rivedrò più. Vogliategli bene, se non mi avrà ritrovato al suo ritorno. Lui vi amerà sopra ogni cosa, ne sono sicura. Pregate anche voi per lui. E’ un prete, ma ha bisogno di noi, della sua famiglia. Che la Dea lo accompagni e gli dia forza.Vostra madre
Tina."
Creata il 12/12/2011 da Elmer's pupil (248 voci inserite). Ultima modifica il 25/01/2012.
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