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Memorie di una guaritrice del Vespro
Audra Vesper
Diario di viaggio di Audra Vesper, sacerdotessa di Reyks della Campagna del Lago
creato il: 10/01/2026   messaggi totali: 8   commenti totali: 0
1501 visite dal 10/01/2026 (ultima visita il 30/04/2026, 06:53)
23 settembre 516
Sabato 11 Aprile 2026

Metus

Alla reverenda Custode dei Vincoli
presso la confraternita delle Sorelle della Soglia




Carissima Madre Elmyra,

mi perdonerete se vi scrivo con il cuore così agitato, ma vi confesso che, a seguito degli eventi che vi sto per raccontare, i miei pensieri non riescono a trovare riposo: come spesso mi accade nei momenti di turbamento, essi tornano istintivamente alla casa che mi ha raccolta, custodita e istruita, rendendomi oggi capace di affrontare da sola le prove che mi attendono. Non è tuttavia il desiderio di conforto che mi spinge a rivolgermi a voi, ma la necessità che sento di avvertirvi di un pericolo che temo possa farsi imminente.

Il compito che mi avete affidato mi ha condotta fino a Gorton, ed è da qui che ora vi scrivo. Nel corso del viaggio, io e i miei compagni ci siamo imbattuti più volte nelle violenze di creature che chiamano Goblem: esseri deformi e feroci, nei quali paiono mescolarsi carne umana e sangue di orco in una maniera tanto empia da far dubitare che la natura, da sola, possa averne partorito il disegno.

Fino a pochi giorni fa, i loro atti ci erano apparsi come manifestazioni di una violenza brutale ma disordinata, che trovava forma in razzie improvvise, assalti a carovane e incursioni contro fattorie isolate. Per quanto feroci e inquietanti, tali aggressioni sembravano ancora potersi attribuire a un impulso cieco, a bramosie rabbiose non dissimili da quelle che offuscano la mente di certi animali impazziti. Ma ciò che è accaduto nelle ultime ore, insieme a quanto io stessa ho avuto modo di osservare, mi impedisce ormai di indulgere in una simile speranza.

Nei sotterranei dell'abbazia di Lindores, dove ci eravamo recati per altre ragioni, ci siamo imbattuti in un gruppo di quelle creature, presumibilmente reduci dal crudele assalto sferrato contro il villaggio di Eisenfels, le cui tragiche notizie vi saranno di certo già note. Con l'aiuto degli Dei siamo riusciti ad avere la meglio su quegli abomìni, e persino a catturarne uno ancora vivo. Abbiamo così avuto modo di osservarlo da vicino, prima nei tentativi di tenerlo in vita e poi nei rilievi compiuti una volta tornati a Gorton. Ciò che ho visto mi ha profondamente turbata: il suo corpo era percorso da placche metalliche, infisse fin nelle ossa con una precisione tale da far pensare all'operato di individui esperti non soltanto nell'arte della forgiatura, ma anche in quelle forme di medicina oscura che, anziché curare la carne, la profanano per asservirla alle loro sacrileghe finalità.

Sento di poter avanzare questa ipotesi per due ragioni: la prima è che tanto sulle armi di quelle creature quanto su una delle placche che ricoprivano l'epidermide di una di esse abbiamo rinvenuto le iniziali di Halbrand Mani d'Argento, un fabbro leggendario che operava presso Krandamer; la seconda risiede in un testo, di cui vi invio la trascrizione unitamente a questa lettera, nel quale si fa menzione degli scriteriati esperimenti di un negromante di nome Nelius Anvil. Le analogie fra quelle pagine e quanto abbiamo osservato sono, a mio giudizio, troppo evidenti per essere ignorate, inducendomi a pensare che l'esistenza dei Goblem sia frutto dell'opera concorde di più persone: un artigiano, capace di forgiare e adattare il metallo con grande maestria, e uno o più adepti delle arti oscure, provvisti di conoscenze tali da operare sulle carni di organismi viventi senza condannarli a morte immediata.

In virtù di questi sospetti, l'assalto a Eisenfels mi induce a credere che le razzie compiute da queste creature non siano state dettate dall'impulso, ma dalle empie trame dei loro artefici, i quali, dopo i primi esperimenti isolati volti a saggiarne l'efficacia, intendano volgere tale strumento a finalità ben più ambiziose e crudeli. Ed è proprio questo pensiero che mi ha spinta a scrivervi: il timore che, se davvero qualcuno sta tentando di mutare gli equilibri della guerra servendosi di simili abomini, nessun luogo di cura, sapere o preghiera possa considerarsi estraneo al pericolo. Tanto più che una delle prime apparizioni note dei Goblem si è verificata nei boschi che si estendono presso il villaggio di Brie, non distanti dalle propaggini meridionali della foresta di Ryadel.

Alla luce di quanto vi ho esposto, pur consapevole che le mie apprensioni rischieranno di turbare la quiete della nostra dimora, vi esorto a valutare se sia opportuno rafforzare la vigilanza, predisporre mezzi di difesa adeguati a questo genere di minaccia e, soprattutto, mettere in guardia le sorelle più giovani. A tale scopo mi permetto di suggerire che, nell’esame dei documenti che vi ho inviato, possano essere coinvolte fin da subito anche la Custode dei Sentieri e l'Ancella della Selva. Mi è parso infatti che la forza brutale di queste creature, così devastante nello scontro ravvicinato, possa accompagnarsi a una possibile vulnerabilità alle armi da lancio e da tiro, soprattutto se impiegate con criterio e da posizione favorevole, avendo cura di mirare ai punti non protetti dal metallo. Ritengo inoltre che, più che affrontarle apertamente nel corpo a corpo, sia opportuno cercare di affaticarle, ferirle o limitarne i movimenti prima che riescano ad avvicinarsi: per tale motivo il giudizio di chi conosce i sentieri, le difese perimetrali, le trappole e tutti i mezzi atti a predisporre in via preventiva ostacoli e sbarramenti contro l'avanzata di simili esseri potrebbe rivelarsi di grande utilità.

So bene che non spetta a me indicare alle Sorelle Custodi quale condotta tenere né quali misure adottare, ma lo stato d'animo in cui mi trovo mi rende impossibile tacere: la sola idea che un'ombra simile possa avvicinarsi alla casa che più di ogni altra sento mia è per me insopportabile.

Che la luce del Misericordioso vegli su di voi e sulle nostre sorelle tutte.

Con affetto e devozione,
Audra

Alla presente lettera vengono allegati i seguenti documenti: la trascrizione delle parti più rilevanti del libro di Fabius Asmaticus dove vengono menzionati i Goblem, e relative annotazioni; alcuni schizzi dei Goblem, con le parti del corpo vulnerabili ovvero protette dalle placche di metallo opportunamente evidenziate, e relative annotazioni; una sintesi di tutti gli attacchi e avvistamenti noti, e relative annotazioni.

Sorelle della Soglia   Immagine 1
scritto da Audra Vesper , 15:40 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
23 settembre 516
Sabato 11 Aprile 2026

Monitum

A Lady Avelyn Dorsen,
Paladina di Dytros presso la Pietra del Giudizio




Illustrissima Lady Avelyn,

mi perdonerete se mi permetto di disturbarvi a pochi giorni dalla mia visita, ma si sono verificate delle circostanze urgenti che mi impongono di rivolgermi a voi, non conoscendo, presso la Pietra del Giudizio, altra persona a cui indirizzare questa mia missiva.

Come già vi ho anticipato in occasione del nostro ultimo incontro, io e i miei compagni siamo venuti a contatto con creature che chiamano Goblem: esseri deformi e spaventosi, nei quali paiono mescolarsi carne umana e sangue di orco. Fino a pochi giorni fa, queste creature misteriose si erano rese protagoniste di razzie e atti di violenza isolati, che, nonostante alcuni segni inquietanti rinvenuti sui corpi delle loro vittime, lasciavano pensare a un’attività caotica e predatoria, dettata dall’istinto, non dissimile dal comportamento di certe bestie feroci.

Sfortunatamente, gli eventi occorsi presso Eisenfels, di cui siete già certamente a conoscenza, unitamente a ciò che mi accingo a raccontarvi, lasciano pensare a circostanze molto diverse e, temo, decisamente più inquietanti e pericolose.

Nella giornata di ieri, proprio mentre le fiamme appiccate da queste creature finivano di consumare le case di Eisenfels, mi trovavo insieme ai miei compagni presso l'abbazia di Lindores: nei sotterranei di ciò che resta di quel luogo di preghiera, dove un tempo sorgeva una fortezza del Dominio delle Montagne, ci siamo imbattuti nella retroguardia di un gruppo di Goblem presumibilmente provenienti da Eisenfels, in quanto trasportavano degli oggetti appartenenti alla Guardia Civica del villaggio. Con l'aiuto degli Dei siamo riusciti ad avere la meglio su quegli abomini, riuscendo persino a catturare uno di loro, il cui corpo si trova attualmente presso la Caserma dell'Aquila di Gorton.

Questa fortunata circostanza ci ha permesso di osservare da vicino gli innesti metallici che ricoprono i corpi di quelle creature: le conoscenze mediche apprese negli anni trascorsi presso le Sorelle della Soglia mi consentono di affermare con ragionevole certezza che quelle placche sono di evidente manifattura umana, e che sono state infisse nelle carni e nelle ossa con precisione e abilità tali da lasciar pensare all'operato di un adepto delle arti oscure.

L'origine umana degli innesti metallici sembra essere dimostrata dal fatto che uno di essi, il più grande, reca impresse le iniziali di Halbrand Mani d’Argento, un fabbro leggendario un tempo attivo presso Krandamer di cui forse avrete sentito parlare: le stesse iniziali che, come ho avuto modo di dirvi di persona, si trovano anche sul molte delle loro armi. Potrete verificare voi stessa la veridicità di ciò che affermo recandovi presso la Caserma dell'Aquila, dove quella placca è attualmente custodita.

Quanto alla sospetta presenza di arti oscure, allego alla presente lettera un estratto del libro Della ricerca sulla materia organica in campo magico e dei suoi possibili utilizzi per il bene comune, scritto da uno stregone di nome Fabius Asmaticus, dove vengono descritti gli scriteriati esperimenti di un altro Necromante, tale Nelius Anvil, che operava a Krandamer intorno all'anno 350.

Le informazioni contenute in questo testo, che mi preme sottoporre alla vostra attenzione, unitamente alle osservazioni sulle placche metalliche che vi ho descritto e ai recenti eventi di Eisenfels, mi portano a ritenere che queste creature siano frutto non già di un accidente della natura o di una corruzione spontanea, bensì di un disegno deliberato, concepito e perseguito da uomini malvagi.

Temo, infatti, che dietro l’esistenza dei Goblem si celi l’opera concorde di più individui: da un lato qualcuno in possesso delle competenze necessarie a forgiare e adattare quelle placche con perizia tanto notevole; dall’altro almeno un cultore della Negromanzia o di arti a essa affini, capace di intervenire sulla carne vivente con perizia e capacità tali da generare simili abomini senza condannarli a morte immediata. Se davvero le iniziali impresse sul metallo rimandano al fabbro scomparso Halbrand Mani d’Argento, allora non è da escludere che costui sia coinvolto direttamente, o che qualcuno dotato del medesimo talento si stia servendo della sua opera, del suo nome o dei suoi manufatti per dare forma a questo progetto scellerato.

La violenza improvvisa e devastante che si è abbattuta su Eisenfels mi induce inoltre a credere che i Goblem non siano stati creati soltanto per seminare terrore fra i villaggi di confine, ma per essere impiegati come una vera e propria arma di guerra: se così fosse, le razzie precedenti, che fino a ieri potevano apparire scomposte e prive di una regia, potrebbero essere esperimenti preliminari, volti a saggiare la tenuta, la ferocia e l’efficacia di queste creature prima di destinarle a imprese di maggiore portata.

Se i miei timori dovessero rivelarsi fondati, è verosimile ritenere che gli artefici di tale disegno stiano cercando di mutare, servendosi di simili empietà, gli equilibri della guerra che vede opporsi Greyhaven e Benson. E se è vero che i Goblem possono essere fabbricati, armati e diretti come strumenti di offesa, allora essi rappresentano non soltanto una minaccia per i viandanti o per i borghi più esposti, ma un'arma nuova e terribile, che questi individui senza scrupoli potrebbero voler impiegare per volgere le sorti del conflitto a vantaggio proprio o di coloro ai quali si sono asserviti.

Per questo ho ritenuto mio dovere scrivervi con la massima urgenza. Non sono in grado di dirvi quale decisione sia più giusta, né quali misure la Pietra del Giudizio debba adottare; ma vi supplico di considerare la possibilità che dietro questi eventi si celi una trama più ampia, della quale le creature avvistate finora non siano che il primo presagio.

Con deferenza e affetto,
Audra Vesper

Alla presente lettera vengono allegati i seguenti documenti: la trascrizione delle parti più rilevanti del libro di Fabius Asmaticus dove vengono menzionati i Goblem, e relative annotazioni; alcuni schizzi dei Goblem, con le parti del corpo vulnerabili ovvero protette dalle placche di metallo opportunamente evidenziate, e relative annotazioni; una sintesi di tutti gli attacchi e avvistamenti noti, e relative annotazioni.

Avelyn Dorsen - Immagine
scritto da Audra Vesper , 07:15 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
20 settembre 516
Mercoledì 8 Aprile 2026

Moenia



Ciao papà,

anche stavolta sono accadute così tante cose che la manciata di giorni trascorsa dall’ultima volta in cui ti ho scritto mi sembra un’eternità. Per prima cosa voglio rassicurarti: sto bene, anche se la provvidenza ha deciso di mettermi alla prova con pericoli ben maggiori di quelli che, ne sono certa, avreste desiderato permettermi di affrontare.

Il cammino intrapreso con i miei compagni di viaggio mi ha condotta fino a Gorton. Non mi è stato facile celare l’emozione che ho provato quando ho saputo che ci saremmo diretti proprio lì, nella città che più di ogni altra desideravo visitare sin da quel lontano giorno in cui, grazie a una lieve indiscrezione dettata dalla buona fede, la sorte mi fece il dono di apprendere che è anche la tua città.

Ma limitarmi a raccontarti ciò che ho provato nel raggiungere questa meta finirebbe per sminuire il senso del viaggio, che è stato straordinario ed emozionante oltre ogni aspettativa. Abbiamo dormito ogni notte in un luogo diverso, e una volta perfino in un fienile; abbiamo appreso dell’esistenza dei Goblem, creature misteriose che si dice siano legate al culto del Caos Primitivo, e abbiamo visto con i nostri occhi le atroci devastazioni compiute da quegli abomìni; abbiamo aiutato alcune persone a sottrarsi alla morsa di un crudele ricatto e, nel compiere questa impresa, abbiamo scoperto e forse neutralizzato un covo dell'Ingannatore; l'ultima prova ci si è presentata oggi stesso, quando siamo sopravvissuti a un agguato ordito con ogni probabilità proprio da un’adepta di quel culto insidioso.

Era questo, dunque, il mondo fuori da cui intendevi proteggermi e che, al tempo stesso, volevi che imparassi ad affrontare? Dopo tutti questi anni trascorsi a prepararmi, credo di poterti dire che mi sento pronta... O magari no, forse non lo sono ancora, ma so per certo di avere l’intenzione di provarci. L’ho compreso con chiarezza in questi ultimi giorni, ogni volta che ho sentito il cuore fremere nel petto per la paura: l’ultima soltanto poche ore fa, quando una freccia si è piantata a pochi centimetri dalla mia testa. Ma non dovrei raccontarti queste cose, non voglio darti motivo di preoccupazione. Sappi soltanto che desidero essere all’altezza di ciò che hai voluto fare di me.

Ci sono stata, sai? Alla Pietra del Giudizio... a casa tua. Quando l’ho vista, cinta dalle sue mura maestose e accoglienti, ho capito subito che non potevi che aver trascorso lì almeno una parte della tua vita. Forse un paladino, come Lady Avelyn? O magari un sacerdote, un attendente... Non sono potuta entrare: agli estranei non era consentito l'ingresso. Sono stata sul punto di insistere, di implorare Lady Avelyn fino a dirle che, in fondo, non ero del tutto estranea... che ero venuta a cercare te, o almeno a raccogliere tue notizie. Lei, tra tutti, non avrebbe potuto fingere di ignorarlo: fu proprio la sua voce, colta da me a sua insaputa in quella sera lontana mentre parlava con la più autorevole delle mie nove Madri, a rivelarmi le tue origini.

Avelyn Dorsen - Immagine

E tuttavia sapevo che non sarebbe stato possibile, né giusto, dar seguito a quei propositi. Se tu mi avessi voluta lì, mi avresti invitata... e allora non sarei stata una estranea, per tua volontà: quella stessa volontà che, non senza fatica, ho giurato a me stessa di rispettare. E così alla fine non ho potuto fare altro che sfiorarle da fuori, quelle mura maestose che non mi accoglieranno mai.

E tu, invece? Eri forse lì, questa mattina, a pochi passi da me? No, non c'eri: ne sono certa. Quelle pietre, le stesse che mi trattenevano fuori, continuavano a ripetermi che là dentro non vi era nulla ad attendermi, nulla che potessi davvero chiamare mio. Chissà, forse in questo momento sei a Benson, a combattere in nome del Protettore, oltre quel fiume lontano che si scorge dagli affacci di questa città meravigliosa. Se così fosse, potrei persino comprendere il perché della tua scelta: sarei stata il tuo punto debole, la minaccia sospesa sul tuo capo, un’arma di ricatto nelle trame di persone malvagie come Amelia e i suoi spregevoli emissari, utile soltanto a costringerti a compiere chissà quali azioni contro il tuo credo e la tua volontà.

È un pensiero che, in qualche misura, mi consola e mi spinge ad affrontare questa esperienza, e quelle che verranno, con tutta la fermezza di cui sarò capace: sostenuta dai miei compagni, forti e compatti come le pietre di quelle mura. E se un giorno dovessi tornare lì, al cospetto di quei bastioni poderosi, forse mi sentirò un po' meno estranea.

Non ti ho ancora detto che abbiamo portato a termine il nostro incarico: la vendita dell’anello affidatoci da donna Margethre. Domani visiteremo le rovine dell’Abbazia di Lindores, un luogo che ci è stato descritto come intriso di storie e leggende; poi credo che torneremo sui nostri passi fino a Brie. Non so che cosa accadrà al nostro ritorno: mi auguro che Lady Olivia valuti favorevolmente il mio operato e mi consenta di restare al fianco di messer Yacomus e dei suoi amici.

Sempre che a lui faccia piacere: ultimamente non riesco a parlargli molto, e temo che la solerzia con cui ho voluto procurargli un mantello protettivo, da me ideato per salvaguardare la sua incolumità, possa averlo in qualche modo infastidito. Persino quando ha saputo dell'agguato che abbiamo subito non ha mostrato particolare turbamento. Ho forse peccato di eccessiva premura nei suoi confronti? Le Sorelle della Soglia mi hanno insegnato molte cose, ma non come decifrare il silenzio degl

Ovunque tu sia, pregherò affinché il Protettore accompagni i tuoi passi, così come il Misericordioso continua a vegliare sui miei.

Non appena mi sarà possibile, ti scriverò ancora.

La Pietra del Giudizio - Immagine
scritto da Audra Vesper , 05:28 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
9 settembre 516
Venerdì 6 Febbraio 2026

Praeventio

Data a mano a Lady Olivia Alder,
Domina della Tenuta di Brie




Mia Signora,

con la presente desidero porgervi il mio più sincero ringraziamento per avermi accordato l’onore e l’opportunità di accompagnare il giovane messere Yacomus e i suoi compagni, permettendomi di vegliare su di lui non soltanto entro le mura della vostra casa, ma anche lungo i sentieri e nelle circostanze che la sorte ha voluto porre sul nostro cammino.

Se posso dirlo senza presunzione, quanto ho potuto vedere fino a questo momento mi ha confortata: Yacomus cammina circondato da compagni fedeli e leali, che in più occasioni si sono dimostrati pronti a porgere braccio e giudizio quando ve n’era bisogno. Ho colto in loro un rispetto sincero per Yacomus, dettato non soltanto dalle sue condizioni ma anche e soprattutto dalla fiducia che si è formata tra loro.

Quanto a messer Yacomus, mi permetto di riferirvi una valutazione preliminare sulla sua situazione, nel rispetto dei doveri che ho assunto presso di voi. Il giovane reca sul corpo i lasciti di una condizione che non può essere ricondotta alla sola gracilità. La resistenza allo sforzo è limitata: dopo marce prolungate o tensioni improvvise il respiro si fa corto, la fronte si imperla presto di sudore e il recupero richiede più tempo di quanto sarebbe lecito attendersi da un giovane uomo della sua età. Tali segni riconducono ragionevolmente a quel crudele lascito dell’infanzia di cui voi stessa mi avete parlato.

Per questo motivo ritengo che la sua capacità di sopportare ferite, freddo, pioggia, malanni di stagione e, più in generale, fatiche e avversità protratte nel tempo sia inferiore a quella dei compagni che lo affiancano. Ho timore che anche disagi minimi, come lesioni superficiali o contusioni di lieve entità, possano avere conseguenze più durature del consueto. Riporto queste osservazioni non per allarmarvi, ma perché, nel suo caso, una vigilanza costante e preventiva, insieme a una prudenza quotidiana, restano parte essenziale della tutela della salute.

Proprio per tale ragione ardisco a sottoporvi un’osservazione pratica. Ho notato che i suoi compagni indossano, chi più chi meno, protezioni per il corpo: cuoio rinforzato, maglie, parabracci e altri elementi che, senza ostacolare troppo i movimenti, possono deviare un colpo o attenuarne l’urto. Per Yacomus quel tipo di armatura risulterebbe inefficace: l’ingombro e il peso lo stancherebbero rapidamente, e l’oppressione sul torace potrebbe peggiorare il suo respiro nelle situazioni di affanno.

Per questo vi propongo, se riterrete opportuno, di far realizzare per lui un mantello rinforzato, concepito non come armatura, ma come indumento da viaggio degno del suo rango: leggero, confortevole, ben bilanciato, e tuttavia dotato, al suo interno, di inserti protettivi in punti strategici (spalle, parte alta del torace, fianchi), così da offrire una difesa discreta contro colpi obliqui, schegge, graffi e urti improvvisi, senza gravarlo eccessivamente.

Ho incluso a questa lettera alcuni schizzi esplicativi, che vi prego di considerare meri appunti, affinché, se lo desiderate, possiate consegnarli a un sarto di vostra fiducia e valutare insieme una foggia adeguata: sobria, robusta, e coerente con l’onore della Casa Alder.

Mantello Rinforzato - Immagine

Prima di congedarmi, desidero richiamare un aspetto importante, che sono certa potrà darvi conforto. Messer Yacomus è dotato di un intelletto formidabile e di una volontà sorprendentemente tenace, che ho potuto osservare più volte anche nei momenti di maggiore stanchezza e difficoltà. Dal punto di vista della cura e della tenuta nel tempo, tale disposizione dell’animo non è affatto trascurabile: una mente lucida e una determinazione costante possono sostenere il corpo ben oltre quanto le sole forze fisiche consentirebbero. Per questo, pur nella necessaria prudenza, sono fiduciosa che egli possieda risorse interiori capaci di contrastare, almeno in parte, il peso della sua condizione.

Vi ringrazio per l’attenzione che vorrete accordare a queste parole. La mia devozione al compito che mi avete affidato resta piena, e continuerò a vigilare sulla sicurezza e sul benessere di messer Yacomus con la massima cura.

Con rispetto,
Audra Vesper
scritto da Audra Vesper , 02:36 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
7 settembre 516
Sabato 31 Gennaio 2026

Factum est



Ciao papà,

ti scrivo dopo tre giorni densi di avvenimenti. Siamo riusciti a trarre in salvo le tre persone che si erano smarrite nella foresta: erano cadute vittima di un intossicazione da funghi velenosi. Per due di loro è stato sufficiente un emetico, ma il terzo, il più giovane, versava in condizioni estremamente gravi: ho temuto per la sua vita, ma il Misericordioso lo ha protetto. Se tutto andrà per il meglio, come spero, a breve dovrebbe riprendersi e fornire nuovamente il suo prezioso contributo a questa comunità.

Il giorno seguente ci è stato affidato un nuovo incarico, sempre da donna Margethre. Ha bisogno di denaro per affrontare i mesi che verranno e ci ha chiesto di recuperare un anello che, molti anni fa, aveva seppellito insieme a Bernard, un uomo con cui aveva avuto una relazione. Il problema è che il luogo prescelto si trovava nella tenuta di Bernard, oggi gestita dalla sua attuale consorte, Bertha.

La richiesta ci ha messi in difficoltà: varcare il muro di quel giardino, sia pure a fin di bene, avrebbe significato violare le norme che regolano questa comunità. Tuttavia, agire nel pieno rispetto di quei vincoli avrebbe comportato la necessità di rivelare a Bertha una circostanza spiacevole appartenente al passato di Bernard, compromettendo la serenità di quella famiglia. Il dilemma mi ha riportato alla mente le discussioni che avevo con la Custode dei Precetti, e la pazienza con cui la più intransigente delle mie nove Madri non mancava di ricordarmi le posizioni del nostro dicastero.

«Le leggi del Granduca», era solita ripetermi, «non vengono certo ignorate dal Vespro, ma non possono neppure essere poste al di sopra delle necessità reali della collettività. L’ordine garantito dalle norme è uno strumento, non un fine, e come tale deve servire il legame fra le persone. Per questo, nel momento in cui smette di tutelare i più deboli, diventa difesa del privilegio dei più forti. Ed è proprio lì, dove si addensano le ombre del Vespro, che dobbiamo far sentire la nostra presenza».

Parole suggestive, ma che non spiegano con quali pesi e misure si possa davvero sondare la necessità comune, né come determinare con esattezza il punto in cui l’ordito normativo non sia più sufficiente a tutelarla. Quando glielo facevo notare, lei mi rispondeva che, crescendo, avrei senz’altro sviluppato le capacità di discernimento necessarie. «È il motivo per cui ti trovi qui», mi diceva per rassicurarmi: «quando sarai pronta, lo sapremo».

È trascorso molto tempo da quei giorni: ho ricevuto l’investitura e, con essa, il mio primo incarico. Ma sono davvero pronta, Madre?

Nella speranza di poter presto sciogliere questo interrogativo, sono lieta della nostra decisione di cercare e ottenere il consenso di messer Bernard: il suo benestare non ha rivestito di legittimità i nostri propositi, ma li ha resi coerenti con ciò che mi è stato insegnato. Di questo risultato devo ringraziare soprattutto mastro Naar, che ha saputo comunicare il suo disagio in un modo estremamente efficace: allontanandosi in silenzio e mettendosi a suonare il liuto, lasciando esprimere alle corde le sensazioni che albergavano nel suo cuore. Nell’ascoltare la sua musica ho compreso che ciò che realmente lo preoccupava non era tanto l’atto in sé, quanto l’imbarazzo che un eventuale fallimento avrebbe fatto ricadere su sir Martin e Lord Yacomus: una pubblica mortificazione non consona al loro rango. Ho apprezzato questa attenzione, che conferma ancora una volta l'affetto che egli nutre per i suoi compagni.

E poi, se devo essere sincera… c’è anche un’altra cosa che ha contribuito a convincermi: alcune parole pronunciate da Bertha durante la nostra visita. A ben vedere, anzi, una sola, così aspra da sferzare l'aria stessa della stanza e restarmi impressa per tutta la durata dell’incontro. L'ha pronunciata una prima volta con un mezzo sorriso, come se stesse richiamando un'evidenza; poi l'ha ripetuta, quasi con compiacimento, come a voler dissipare ogni possibile ambiguità sul proprio giudizio. Un modo naturale, istintivo, di ridurre non una, ma due persone alle loro fragilità, consegnandole a una definizione tale da renderle oggetti di scherno o di pietà: come se quella fosse l’unica chiave per riconoscerle, l’unico tratto degno di essere ricordato.

E così, alla fine, è successo: la prima violazione a cui abbia mai partecipato, a soltanto sette giorni di distanza dal mio arrivo qui. Non che io abbia fatto granché, a parte qualche segnalazione ai miei compagni. Ma il cuore batteva forte, e il pensiero che qualcuno potesse scorgerci, rischiarati dal flebile ma severo riflesso della Rivelatrice, nonostante l'ora inverosimile, non mi ha mai abbandonata. E quando ho udito l'abbaiare di quel cane, mentre sir Martin e messer Finn si trovavano ancora dall'altra parte del muretto, sono stata percorsa da un brivido di paura... per loro, e per me. Per nostra fortuna, tutto si è concluso senza conseguenze.

Non mi resta che parlarti dell’anello: per ora mi limiterò a dirti che non è affatto ciò che ci aspettavamo, e che venderlo per aiutare Margethre potrebbe rivelarsi ben più arduo di quanto fosse lecito attendersi.

Ti scriverò ancora, quando la situazione sarà più chiara.
scritto da Audra Vesper , 00:51 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
4 settembre 516
Giovedì 22 Gennaio 2026

Inutili impiastri



Ciao papà,

sono felice di comunicarti che Donna Margethre è in salvo, così come tutti noi. Il ritorno non è stato privo di inquietudini, e il racconto di ciò che abbiamo visto lungo il cammino meriterebbe più tempo di quanto il sonno incombente è disposto a concedermi. Mi limiterò dunque a dirti che il viaggio si è rivelato assai diverso da quanto avevamo previsto, segnato da episodi che fatico ancora a comprendere appieno: silenzi improvvisi, simulacri incomprensibili, rampicanti cresciuti in modo inspiegabile e, sopra ogni altra cosa, l'opprimente sensazione di non essere né i soli, né i più graditi ospiti di quel luogo sacro alla Progenitrice.

Ma non è mia intenzione angustiarti con i miei timori: al contrario, desidero approfittare di questo breve momento di quiete per raccontarti di coloro che hanno condiviso con me questo tratto di cammino. Come già sai, si tratta di un gruppo di amici di vecchia data che hanno generosamente deciso di accogliermi: tra loro scorre un'intesa antica, una confidenza costruita grazie ad anni di ricordi comuni ed esperienze condivise, rispetto alla quale io non posso che accostarmi in punta di piedi.

Comincerò da messer Finn: il più istintivo tra noi, rapido tanto nei gesti quanto nel giudizio. Talvolta sbrigativo nei modi, ma dotato di grande coraggio ed estremamente leale nei confronti dei compagni: è il primo a esporsi quando vi è pericolo, e l’ultimo ad arretrare quando qualcuno ha bisogno.

E' dotato di un'indole pronta e vigile, incline a cogliere presagi, coincidenze e legami nascosti tra gli eventi. Più di una volta è stato lui a dare voce ai sospetti che gli altri esitavano a formulare, come quando ha collegato i segni della foresta a qualcosa di più vasto e minaccioso. Talvolta mi sorprendo a chiedermi se tu potessi in qualche modo assomigliargli, e se l’idea che mi sono fatta di te non nasca in parte proprio da figure come la sua.

Finn Reyd_immagine

Poi c’è sir Martin, un cavaliere completamente diverso da quelli immortalati dalle pagine dei poemi della tradizione. Ha un carattere aperto e solare, e la sua capacità di ridere, scherzare e tenere alto lo spirito del gruppo si è rivelata fondamentale per alleggerire la tensione nei momenti più complicati della nostra spedizione.

Il suo temperamento cordiale si accompagna a una prontezza fuori dal comune: se c’è da rendersi utile non si tira mai indietro, come quando si è precipitato a chiamare l'oste per sedare la scazzottata, o a introdursi in una tana irta di insidie per trarre in salvo Donna Margethre... per non parlare di quando è corso ad aiutarmi contro i lupi! È in questi gesti, semplici e impulsivi, che il suo valore si manifesta con maggiore chiarezza.

Martin Dankworth - pic

Quanto a mastro Naar, sono certa che, se lo conoscessi, sarebbe colui che più di tutti saprebbe infonderti fiducia e farti temere meno per la mia incolumità. E' una persona che parla poco, e quando lo fa pesa le parole. Eppure, nella concretezza dei gesti, è di una generosità disarmante: in questi due giorni l’ho visto condividere senza esitazione il carretto, la tenda e persino il mulo che lo accompagna, al quale tiene come a un figlio. È l’unico che non abbia mostrato sorpresa né timore davanti alle nostre scoperte, quasi che la foresta e i suoi segni segreti gli fossero meno estranei che ad altri. Vi è stato un solo momento in cui mi è parso diverso, ed è stato davanti a quelle tane di tasso scavate sul fianco della collina: chissà se quelle fenditure nel terreno non abbiano risvegliato in lui un ricordo, o l'eco remota di eventi che non mi è dato conoscere.

Ma ciò che più mi colpisce di lui è il modo in cui, senza darlo a vedere, cerca di rassicurarmi. Non appena ha saputo della profezia sinistra che mi riguarda, ha fatto di tutto per alleggerirne il peso e ridimensionarne il significato; quando mi ha sorpresa a osservare con apprensione l’incantesimo di Lord Yacomus si è subito avvicinato per spiegarmi che in fondo altro non era che un gioco di prestigio; e quando si è posto il problema di tirare fuori Margethre dal buco in cui era precipitata mi ha fatto capire che, con lui a reggere la corda, saremmo state entrambe al sicuro, donandomi il coraggio di cui avevo bisogno per tentare. Non ti ho detto che anche lui porta con sé uno strumento, un liuto: attendo con impazienza il giorno in cui ci sarà occasione per suonare insieme!

Naar-Al-Kalb (immagine)

E infine Lord Yacomus, la persona per cui mi trovo qui. Faccio bene a chiamarlo così? A giudicare dalla faccia che ha fatto la prima volta, probabilmente no. Il titolo spetta a suo padre, non a lui, anche se mi è stato insegnato che estenderlo ai membri di una casata di chiare ascendenze nobiliari, in segno di deferenza, è la prassi che ci si aspetta da una dama. Ogni volta che lo osservo mi tornano in mente le parole che la Custode dei Vincoli, la più autorevole delle mie nove Madri, mi disse il giorno in cui venni informata della mia imminente partenza, e anche quelle pronunciate da Lady Olivia al momento del mio arrivo. Eppure io non ho affatto l'impressione di trovarmi davanti a una persona fragile: vedo un giovane uomo che misura ogni gesto, sì, ma per non sprecarlo; che talvolta si arresta, ma solo per riprendere fiato e poi proseguire nel suo intento originario. E vedo soprattutto la sua ostinazione, la rigida e silenziosa disciplina che si impone per strappare spazio e tempo ai limiti che gli Dèi hanno stabilito di imporgli. Forse è per questo che mi riesce difficile credere all’immagine che mi era stata consegnata.

Ho notato che tiene un diario, proprio come me; a differenza mia, però, non si limita a riempirlo prima di addormentarsi: scrive ogni volta che può, sfruttando ogni minima attesa, come se avesse paura di lasciare che anche un solo pensiero vada perduto. Talvolta lo vedo scrivere persino mentre cammina. La Custode delle Veglie, la più instancabile delle mie nove Madri, era solita dire che la fragilità non è ciò che rallenta i passi, ma ciò che spegne il desiderio di muoverli: propensa come sono ad accogliere la sua definizione, ritengo che, malgrado la mia prevedibile inadeguatezza, Lady Olivia possa dormire sonni tranquilli.

Yacomus-Alder-Immagine 1

Quasi dimenticavo di presentarti l’ultimo compagno, di cui ho fatto menzione troppo breve, e che pure merita un posto tutto suo in queste righe. Si tratta del mulo che accompagna Naar, dal nome che suona davvero buffo al mio orecchio: Poldino. Non ha l’aspetto dei destrieri delle fiabe, né di quelli che affollano i poemi, ma nella sua figura umile dimora un coraggio vivido e ostinato: ha saputo tener testa a un branco di lupi, ed è anche grazie a lui che Martin è riuscito a impedire a una di quelle belve di avere la meglio su di me. Per non parlare del ruolo che ha avuto nel momento più delicato del nostro viaggio: senza il suo passo saldo e il suo fiato instancabile non avremmo avuto modo di trasportare Donna Margethre al sicuro.

Poldino - Immagine 1

E così, adesso anche tu conosci i miei nuovi compagni di viaggio. Confesso di non aver mai avuto occasione, prima d'ora, di osservare da vicino un legame simile, un'amicizia nata e cresciuta tra individui provenienti da mondi diversi che hanno imparato a riconoscersi come parte dello stesso cammino: non so per quanto ancora mi sarà dato di restare accanto a loro ma sono certa che, finché sarà così, avrò molto da imparare.

Negli interminabili dibattiti che talvolta animavano la nostra confraternita, tre delle mie nove Madri concordavano nel definire i maschi come "inutili impiastri": aver incontrato questi ragazzi mi induce a credere che, forse, avessero ragione le altre sei.

Adesso devi scusarmi, ma mi si chiudono gli occhi.

Domani, se ne avrò modo, ti scriverò ancora.
scritto da Audra Vesper , 04:21 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
3 settembre 516
Domenica 18 Gennaio 2026

Discese e risalite



Ciao papà,

ti scrivo con le mani ancora sporche di terra, seduta accanto a un focolare forse appartenuto alle persone che stavamo cercando. Il mio abito versa in condizioni ancora peggiori: oltre ad essere intriso di polvere e fango, la manica destra è stata strappata dagli artigli di un lupo famelico e macchiata dal mio stesso sangue. Sono certa che Lady Olivia troverebbe il mio aspetto a dir poco disdicevole: devo assolutamente trovare il modo di rimediare prima di rimettere piede alla tenuta. Tuttavia, le pietose condizioni in cui mi ritrovo sono ben poca cosa rispetto all'ansia e al batticuore che ancora mi attanagliano, lascito inevitabile del turbine di emozioni che io e miei compagni abbiamo vissuto nelle ultime ore.

Durante la ricerca di cui ti ho parlato ci siamo addentrati in un bosco, dove abbiamo subito l'attacco di un branco di lupi. Non è la prima volta che mi imbatto in simili belve: la foresta di Ryadel mi ha posta più volte di fronte a prove similari nel corso delle passeggiate compiute a fianco della Custode dei Sentieri nelle vesti di Ancella della Selva. Allora, però, il sole era ancora alto, e i precetti della più coraggiosa delle mie nove Madri, del tutto analoghi a quelli di Finn, si erano rivelati fondati. Questa volta, invece, complice la presenza di una preda apparentemente inoffensiva, gli emissari del Primitivo hanno abbandonato ogni cautela, snudando gli artigli e rivolgendo la loro furia contro di noi.

Delle tre frecce che ho scagliato, soltanto una ha riscosso il suo tributo: un rendimento tutt’altro che memorabile, indegno tanto degli insegnamenti di Lady Avelyn quanto degli sforzi compiuti dai miei compagni. Il pensiero che, se non fosse stato per il provvidenziale intervento di sir Martin, gli eventi mi avrebbero sospinta verso un destino non dissimile da quello riservato ai poveri sventurati giunti qui prima di noi, è all'origine di buona parte dei tremori che ancora mi attraversano.

La parte restante è dovuta a ciò che è accaduto successivamente: la discesa nel cunicolo, la terra sotto le unghie, il volto di quella povera donna a cui il destino ha sottratto quasi tutto in così breve tempo, e tuttavia non ancora disposta a cedere all'oblio. Né il nostro aiuto, né la grazia che il Misericordioso le ha concesso saranno sufficienti a farla riemergere dal baratro di dolore e sofferenza in cui i suoi assalitori l'hanno precipitata: eppure, vederla risalire quella parete, ostinatamente aggrappata a ciò che ancora le resta, mi ha donato un'emozione tale da compensare ogni paura dei lupi, del buio, dei crepacci e delle frane.

Adesso perdonami, ma la stanchezza è giunta a reclamare il suo tributo, e le mie palpebre non hanno più modo di opporsi.

Non appena avrò occasione di recuperare le forze, ti scriverò ancora.
scritto da Audra Vesper , 19:18 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
2 settembre 516
Sabato 10 Gennaio 2026

Soffitti sconosciuti



Ciao papà,

per la prima volta in tanti anni ti scrivo in una stanza che non mi appartiene: mi trovo nella tenuta degli Alder, una Signoria nei pressi del Lago della Lama di cui tanto ho letto e che più volte ho immaginato di visitare. Sopra di me c’è un soffitto diverso da quello che ero abituata a fissare, e mi sorprende quanto basti questo a farmi sentire lontana.

Sono stata assegnata alle cure di Lord Yacomus, un ragazzo dai modi gentili, cagionevole di salute ma tutt'altro che fragile nell'animo: nei suoi occhi avverto una fame di conoscenza che lo consuma e al tempo stesso lo sostiene. La prima cosa che ha fatto è stata presentarmi i suoi amici: sir Martin, un giovane cavaliere che sorride con facilità e sa tenere alto il morale dei suoi compagni; messer Finn, un ragazzo dall'animo nobile che non esita a intervenire contro le ingiustizie; e messer Naar, un taverniere e commerciante di liquori che sembra molto esperto delle cose del mondo.

Sono certa che, circondato da compagni così leali, Lord Yacomus goda già di adeguata protezione; nondimeno farò del mio meglio per assolvere ai miei doveri.

Al momento di congedarmi, Lady Elmyra mi ha rivelato la prima lettera del tuo nome: la stessa del mio. Confesso che me l'aspettavo, come se lo avessi sempre saputo. Ma non preoccuparti: non userò questa informazione per cercarti, lungi da me l'ambizione di contravvenire a quanto hai così evidentemente stabilito. E poi, quand'anche lo volessi, cosa potrei mai fare con un indizio così vago?

Voglio raccontarti una cosa che mi è successa questa sera: ho partecipato a uno strano gioco, accettando di prendere una carta tra le mani di una ragazza grande più o meno come me: ad ogni carta corrispondeva un diverso presagio. Nel farlo ho sentito una scossa attraversarmi il braccio, simile a quella che si prova quando ci si sfiora dopo aver sfregato la lana con le dita. La carta raffigurava una spada, e la profezia che la accompagnava era la peggiore di tutte: un pericolo in agguato, una lama assetata di sangue. Più tardi, Yacomus ci ha spiegato che quelle carte recavano tracce di una permanenza magica: un fenomeno rarissimo, tanto che neppure lui, pur avvezzo a molte stranezze, si era mai imbattuto in cosa simile. Neanche un'ora prima, nella locanda dove abbiamo mangiato, un uomo è stato aggredito e gettato in acqua: non è annegato per un miracolo... e grazie alla prontezza di chi ha saputo subito cosa fare.

E' per questo che hai deciso di lasciarmi alle cure della confraternita? Per preservarmi dai pericoli e dalle inquietudini del mondo? Se così fosse, se davvero la tua scelta fosse nata da una qualche premura nei miei confronti, forse potrei comprenderla. Tuttavia, gli anni trascorsi nel luogo dove mi hai abbandonata mi hanno insegnato che la mia missione è ricomporre quelle inquietudini, non nascondermi da loro. Ed è proprio questa riflessione a sospingermi verso un altro interrogativo: e se fosse stato questo il tuo disegno fin dall'inizio? Oppure è soltanto un caso, una carta soffiata via da un mazzo alla quale mi sforzo di attribuire un significato?

Domani ci metteremo sulle tracce di una donna scomparsa, forse rapita. Non la conosco, ma ho capito che è una figura importante per questa comunità, al punto che in tanti hanno preso a cercarla. Suo marito è stato assassinato. Ti confesso che ciò che mi spinge non è la pietà nei confronti di un volto che non ho mai visto, ma la frattura che si apre quando qualcuno viene strappato via dal proprio luogo e dai propri legami. In questi momenti i precetti del Vespro diventano evidenti: la guarigione del singolo come mezzo per ricomporre l'insieme. Una casa vuota, una vigna senza voce, un villaggio che si scopre più piccolo e privo della possibilità di raccogliersi in festa. Domani andremo a prenderci cura di questa ferita.

Quando mi sarà possibile, ti scriverò di nuovo.
scritto da Audra Vesper , 11:51 | permalink | markup wiki | commenti (0)
Oltre la Soglia