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Memorie di una guaritrice del Vespro
Audra Vesper
Diario di viaggio di Audra Vesper, sacerdotessa di Reyks della Campagna del Lago
creato il: 10/01/2026   messaggi totali: 9   commenti totali: 1
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Scritto il 21/05/2026 · 9 di 9 (mostra altri)
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2 Ottobre 516
Giovedì 21 Maggio 2026

Il sapore delle cose



Ciao papà,

ancora una volta il frenetico susseguirsi degli eventi mi ha impedito di farmi viva prima.

Voglio cominciare dalla notizia più lieta: grazie all'aiuto degli Dei, siamo riusciti a recuperare i resti di Lady Odette Van Tulleken. Lo scontro con l'emissaria di colui che chiamano l'Ingannatore è stato particolarmente duro, e tutti noi siamo stati chiamati a compiere scelte estreme: sono dispiaciuta soprattutto per sir Martin e messer Naar, che si sono trovati costretti a porre fine alla vita del loro avversario per trarsi in salvo dalla pericolosa situazione in cui i poteri oscuri dei nostri avversari li avevano precipitati.

L'operazione di recupero non sarebbe stata possibile senza il prezioso operato degli abitanti del luogo, che non hanno esitato a rischiare la vita per aiutarci: una di loro, Vivian, è stata colpita da un dardo di cerbottana intriso di un veleno pericolosissimo, per neutralizzare il quale ho dovuto ricorrere a una pratica di resp. La medesima sorte è toccata a messer Naar: se entrambi sono vivi è soltanto grazie alla generosità del Misericordioso.

Mentre li vedevo lottare tra la vita e la morte non ho potuto fare a meno di pensare a quello che mi disse la più la più coraggiosa delle mie Nove Madri quando, ricevuta la notizia che sarei dovuta partire, le chiesi consiglio su cosa avrei trovato là fuori.

«Nessuno può rispondere a questa domanda: quello che c'è "là fuori" è diverso per ciascuna di noi. Se pensi di non essere pronta, sappi che è normale: nessuna di noi lo è. Eppure, in un modo o nell'altro, ce la farai: capirai di chi fidarti e, quando sarà il momento di agire, saprai cosa fare. E ricorda: ovunque andrai, noi saremo sempre al tuo fianco».

Provo vergogna per aver pensato, in quel momento di ansia e concitazione, che così non fosse, che quelle parole non corrispondessero a verità: per aver sentito la mancanza della più esperta, della più accorta e della più instancabile delle mie Nove Madri. E, come sempre, avevo torto: erano davvero lì con me, in mezzo alla foresta, pronte a sostenere il mio respiro e lenire le fiamme che sentivo divampare nei polmoni.

E sono rimaste con me anche quando, soltanto pochi giorni dopo, nel tentativo di recuperare delle guardie rapite, abbiamo messo piede nelle terre di Benson. Non è mia intenzione angustiarti, ma ritengo doveroso che tu ne sia al corrente: ti basti sapere che vi siamo rimasti appena una manciata di ore, sufficienti a farmi desiderare ardentemente di tornare indietro, e che la mia presenza è stata utile per la sopravvivenza di uno di quegli sventurati, l'unico che finora è riuscito a sottrarsi all'abbraccio di quelle contrade spettrali.

Adesso mi trovo al sicuro, a Brie, nella dimora di Messer Yacomus. Mi sto lentamente abituando a queste stanze enormi e illuminate a giorno, all’odore del pane fresco e alle voci squillanti e gioiose dei tanti membri della sua famiglia: all’inizio tutto questo mi faceva sentire spaesata, ma dopo tanti viaggi e tanti pericoli fatico a immaginare un luogo in cui vorrei trovarmi di più.

Naar, però, non sembra trarne lo stesso conforto. Da quando abbiamo lasciato Gorton lo vedo abbattuto: neppure i piaceri della tavola, che tante volte gli hanno restituito il buonumore, riescono più a dargli sollievo. E persino qui a Brie, dove speravo che finalmente avrebbe potuto ritrovare serenità, il suo entusiasmo si è spento dopo pochi bocconi. La delusione che deve aver provato è stata talmente cocente da spingerlo a chiedere conto alla cuoca. Per un attimo, i miei compagni hanno temuto che sarebbe finita male: Naar sa essere molto brusco, soprattutto quando parla di ciò che gli sta a cuore. Ma io non avevo dubbi che non sarebbe successo niente: in queste settimane credo di aver capito che dietro quel modo di fare apparentemente burbero e spigoloso si nasconde una profonda malinconia, che gli sfugge anche quando cerca di mascherarla. Una ferita che non accenna a rimarginarsi, proprio come la mia... forse, chissà, dovuta a qualcosa che ha perso e di cui cerca il ricordo a partire dalle cose semplici, come il profumo e il sapore di un piatto preparato con cura.

Così è stato: a quanto mi è parso di capire, lungi dal rimproverarla, ha spiegato alla cuoca tutto ciò che, secondo lui, mancava a quel pesce per avere più sapore... E lei non si è arrabbiata affatto, anzi, pare che abbia accolto di buon grado i suoi suggerimenti. Questo mi ha rincuorata, perché credo che Naar avesse davvero bisogno di essere ascoltato; ho avuto l'impressione che, in quel momento, non stesse parlando soltanto di una cena mal riuscita, ma di tutte quelle cose che, quando nessuno se ne prende cura, finiscono per diventare tristi.... nel senso di scialbe, non di malinconiche come la sua vecchia taverna.

Poco dopo sono spariti entrambi: non so bene cosa abbiano fatto, ma immagino che abbiano continuato a parlare di cucina e che si siano in qualche modo riappacificati, perché il giorno dopo Naar sembrava molto più interessato a trovare un dono da regalare a Avril, suppongo per rincuorarla, che non a lamentarsi del pesce. Ha persino chiesto aiuto a Yacomus, e questo mi ha colpita: è raro che abbia bisogno di consigli, visto che conosce e sa fare così tante cose...

Naar-Al-Kalb (immagine)

E poi ha detto un'altra frase che mi ha fatto riflettere: che lui dà sempre sapore ai cibi. Gli altri hanno riso di gusto, ma a me non è sembrata soltanto una battuta: mi è parsa quasi una regola di vita, un precetto che Naar si è imposto di seguire con convinzione: dare sapore alle cose. Ai pasti insipidi, ma anche ai luoghi noiosi, alle locande portate avanti senza amore, alle giornate storte, alle persone che incontra lungo la strada... E nel farlo spesso brontola, provoca, e forse a volte esagera, proprio come un cuoco quando aggiunge troppo sale o troppo miele. Ma molte altre volte è proprio grazie a lui e al suo modo di vivere che le giornate diventano più vive, colorate e divertenti, e anche quelle più difficili e amare diventano un poco più facili da mandare giù. Lo ha fatto con Avril, consigliandole come migliorare il suo piatto; e poco dopo con Lunette, quando le ha ricordato (chissà come faceva a saperlo?) che bisogna sempre combattere per i propri amori... anche quando sono sfortunati.

Ultimamente, ogni volta che lo osservo il mio pensiero torna a quel giorno in cui l'ho visto così vicino alla morte, mentre il veleno di Amelia gli spegneva il respiro. La più esperta delle mie Nove Madri diceva che, quando si sottrae qualcuno alla morsa del Primigenio, si accetta anche il dovere di vegliare, per quanto possibile, sul cammino che quella vita riprende.

Forse è per questo che ho provato una stretta al cuore quando l'ho visto incupirsi davanti alla seconda carta di Lunette:

«Solamente tra molto tempo, molto lontano, molto molto lontano, quando tutto sarà finito.»

Non so che cosa significhi, ma non credo che quella fosse la risposta che sperava di udire. Kir-Is-Tan... Cosa potrà mai voler dire quella parola? E perché può solo peggiorare? Non ho idea di quale peso Naar si porti nel cuore, ma gli auguro di trovare, prima o poi, un modo per liberarsene. Fino ad allora, finché mi sarà concesso, resterò fedele al compito che mi è stato affidato: vegliare su di lui e sui suoi compagni, facendo tutto ciò che mi sarà possibile perché non accada loro nulla di male.

A questo proposito... chissà che cosa accadrà ora! Da un momento all'altro Lady Olivia potrebbe decidere di congedarmi: ho fatto del mio meglio, ma è probabile che si aspettasse una figura più esperta. E non posso certo darle torto: se al posto di Naar fosse stato Yacomus a cadere vittima dell'abbraccio mortale di Amelia, o se la ferita del soldato Holger Paxton fosse toccata a lui, temo che il nostro ritorno a Brie avrebbe avuto tutt'altro esito.

Tra pochi giorni sarà il mio compleanno: una ricorrenza che, come ben sai, non mi appartiene, scelta dalla più scrupolosa delle mie Nove Madri tra le festività convenzionalmente assegnate ai bambini abbandonati; nessuno conosce il giorno in cui sono venuta alla luce, né quante stagioni siano trascorse da allora. Ebbene, se posso chiederti un dono, vorrei che tu pregassi il Misericordioso perché mi sia concesso di restare ancora per qualche tempo accanto ai miei compagni: so che non spetta a me decidere, ma sento che il mio posto, almeno per ora, è qui.

Audra Vesper - Immagine 3
scritto da Audra Vesper , 05:04 | permalink | markup wiki | commenti (1)
Scritto il 21/05/2026 · 9 di 9 (mostra altri)
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