Cerca nel Sito

NomeKeywordsDescrizioneSezioniVoci correlate

Forum di Myst

 
« I bravi medici sono ancora più loschi »
- Josh, guardia di Skogen -
 
La cerca di Bohemond
Bohemond D'Arlac
"Tu fai parte dei Primi, Bohemond, non dimenticarlo mai."
creato il: 24/01/2012   messaggi totali: 32   commenti totali: 25
93789 visite dal 24/01/2012 (ultima visita il 10/02/2026, 12:12)
ultimi 3 articoli (cambia) · Pagina 1 di 11
1 · 2 · 3 · 4 · 5 · 6 · 7 · 8 · 9 · 10 · 11
18 Maggio 518
Martedì 13 Gennaio 2026

Uno che non abbozza






Te ne facevi poco di giudici o di preti, tu che vedevi la giustizia come una faccenda di onore personale: eri il tipo per cui nulla nella vita conta come poter guardare in uno specchio e provare rispetto per l'uomo che ne viene restituito. L'esatto opposto di quel verme codardo, opportunista e senza un briciolo di dignità che ti avrebbe strappato la vita e usurpato le spoglie. Lingua tagliente come l'acciaio della tua spada, non badavi necessariamente ai risultati e ancor meno ai pericoli, ma ti saresti fatto fracassare tutte le ossa del corpo pur di tenere il punto con te stesso prima ancora che con il mondo.

Per dirla nel gergo dei verdurai del Borgo Nuovo di Amer, eri uno che non abbozza.

C'è stato un momento, nell'estate del 516, in cui ho pensato seriamente che saresti potuto essere un Paladino di Dytros assai migliore di me.

Ci trovavamo al margine sudorientale dell'Altopiano del Tuono, nella valle del Gadreel che i locali chiamano valle delle Acque Amare o valle del Torto - entrambi appellativi piuttosto efficaci nel rendere lo stato miserevole di quelle terre su cui tuttora spadroneggiano bande di tagliagole senza scrupoli e congreghe di servitori della Tenebra. Eravamo in missione sotto copertura presso il villaggio di Aràk, l'ultimo tuo incarico con noi del XXIIIesimo. Ce ne stavamo nel mezzo di una piccola folla di villici intenta ad assistere agli sproloqui di un'abominevole strega, tale Carnage Saidar di Yaqum, assai riverita in quelle contrade sventurate. Alle spalle di Carnage si stagliavano i ruderi vilipesi della Chiesa della Stretta Osservanza, un tempo principale centro di culto della valle ma ridotta sul finire della Guerra delle Lande ad un ammasso di macerie destinate a postribolo per la banditaglia del luogo. Come se non bastasse quelle sante pietre erano state successivamente oggetto di ulteriori indicibili profonazioni ed ora si trovavano infestate da dozzine di kreepar alati noti come Locuste dell'Abisso. Un luogo d'inferno, insomma, e come tale scelto quale teatro di crudeli sacrifici di innocenti. Un poveretto del posto veniva trascinato verso rovine dagli sgherri di Carnage per esser dato in pasto alle bestie lì annidate, la sua unica colpa l'aver contestato le parole deliranti di quella donna malvagia. Padre Engelhaft ed io ce ne restammo impietriti di fronte alla scena ma tu no, Vodan, tu ti facesti avanti tra la gente terrorizzata per protestare, raggiungesti i carnefici e provasti a farli desistere o quantomeno a rallentarli. Col rischio, assai concreto, di fare la stessa fine che di lì a poco sarebbe toccata a quello sfortunato sconosciuto. "Vodan ci sta infilando in un casino che non finisce mai!" ricordo di aver ringhiato ad Engelhaft, ma la verità è che ero pieno di ammirazione per quel gesto e mi vergognavo come un cane ad avertelo fatto compiere da solo.

Avevi le palle, Vodan, altroché se le avevi, e se noialtri avevamo preferito restarcene zitti e in disparte (per non compromettere l'esito della nostra missione in incognito, certo, ma soprattutto per non suicidarci in una battaglia senza speranza contro le forze soverchianti con cui la maledetta si era presentata ad Aràk), tu ti consegnavi a morte certa con disinvoltura sconcertante, senza la minima esitazione. Eri fatto così: se vedevi un torto non stavi a pensarci troppo, a soppesare rischi, compromessi, implicazioni...ti mettevi in gioco e provavi a raddrizzarlo, fanculo alle conseguenze. In questo sei sempre stato l'uomo che avrei voluto essere io.

C'è stato un altro momento poi, pochi giorni dopo, in cui ho capito che un Paladino non lo saresti potuto diventare mai: facesti spogliare il capo di una carovana di procacciatori di schiavi al servizio della solita Carnage, gli tagliasti l'uccello e ci mancò poco che glielo facesti mangiare. Poco più tardi gli avresti spiccato la testa impedendo a Padre Engelhaft di dare a quel meschino un'ultima opportunità di alleggerirsi la coscienza. Mutilare un prigioniero inerme e precludergli la possibilità di un pentimento sincero per il tramite di un Sacerdote... per la Regola di Dytros sono entrambe colpe imperdonabili.

In seguito avemmo modo di parlare di quell'episodio e mi spiegasti le tue ragioni: si trattava di pareggiare il conto che quel bastardo di Boone aveva aperto con la nostra amica e compagna d'armi Kelly Babel, un conto di quelli che, a Nuova Lagos come ad Achenar o a qualsiasi altra latitudine, si pagano col sangue. Parole sante, avrebbe detto il me stesso di solo qualche anno fa, quel ragazzino arrogante e pieno di rancore che non sapeva distinguere la vendetta dalla giustizia. Ti dissi come la pensavo, mi rispondesti che ci avresti rimuginato sopra...ormai è troppo tardi per chiederti a quali conclusioni fossi giunto.

"Alle Ombre non frega un cazzo in ogni caso", mi avresti probabilmente detto con una scrollata di spalle e quel tuo sorriso truce.

E così, amico mio, sei morto nel giorno dell'Eterno Avversario i cui campioni per ben due volte avevi lasciato con un palmo di naso nel Cariceto di Amedran. Per quel che può valere la pelle l'hai saputa vendere carissima: sono certo che Bondred abbia maledetto il tuo nome mille volte nei giorni di tormento che gli hai inflitto con il tuo ultimo stratagemma. Si può ben dire, in effetti, che ti sia riuscito di andargli di traverso al punto da far sì che si strozzasse...noialtri in fondo ci siamo solo assicurati che se ne restasse stecchito una volta per tutte. E' stato un onore finire quello che hai iniziato.

Ci lasciamo alle spalle la Torre XII avvolta dalle fiamme, una pira funebre che sono sicuro non ti sarebbe dispiaciuta. Addio, Vodan, e grazie. Questa vittoria è tua.
scritto da Bohemond D'Arlac , 02:38 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
18 Maggio 518
Martedì 13 Gennaio 2026

Bondred



Eccomi qua, impelagato nella solita discussione furibonda coi miei compagni del XXIIIesimo, di quelle che preludono inevitabilmente o ad un'azione diretta ad altissimo rischio, senza bisogno di andare troppo per il sottile con le precauzioni tattiche o, altrettanto spesso, ad una ritirata di fronte ad un nemico troppo al di sopra delle nostre possibilità...e sembra evidente a tutti che stavolta ci troviamo in quest'ultimo caso. Mi copro il volto con le mani per nascondare la rabbia e soffoco a stento un'imprecazione mentre Kailah per l'ennesima volta ripete che non è disposta ad affrontare Bondred ben sapendo come andrebbe, con Colin che le dà man forte e spinge per non mettere a repentaglio l'esito della nostra vera missione.

E con Bondred andrebbe malissimo, anzi E' andata malissimo, anche se noi di questo non conserviamo alcun ricordo visto che Vela è stata costretta riavvolgere il tempo con quel suo potere misterioso che già ci aveva salvato la vita durante l'assalto all'Asilo, e per ben due volte. L'ultima le è stata fatale, proprio come preannunciato dal Demone che glielo aveva concesso nel Mondo-tra-i-Mondi, ed ora ci troviamo con una compagna in meno da schierare ed un'amica morta in più da piangere.

La determinazione della soldataccia dell'Armata del Corno mi ha lasciato senza parole: con la supponenza che caratterizza molti uomini di Fede continuo a sottovalutare la forza delle motivazioni di chi non serve un Dio ma uno stendardo, un ideale, una compagnia di amici e di fratelli. E dire che di gente così ne ho conosciuta tanta da questa parte della barricata come dall'altra: Dunc, Ramsey, Ali, certo, ma anche Manuel Raven e a modo suo persino quel figlio di troia di Hador Varchmann - non importa se amici o nemici, tutti uomini e donne che hanno saputo morire da eroi in nome di ciò in cui credevano. Come loro, Vela ha dato tutto pur di darci una chance di prevalere in una battaglia che non sarebbe potuta essere più lontana dalla sua.

E noi come la ripaghiamo? Dandocela a gambe?

Purtroppo però i miei compagni hanno ragione. Possiamo fare e rifare i conti fino a quando si sarà sciolto l'Inferno Ghiacciato ma i numeri continueranno a non tornare: non c'è modo di proteggere Engelhaft nel compimento del rituale di esorcismo presso la Torre XII e contemporaneamente impedire a Bondred di mandare tutto all'aria con la sua fottuta reliquia. Poco importa se, stando alla lettera che Vela ci ha ingegnosamente recapitato da un altro tempo, Sven, Colin ed io saremmo riusciti a piegare la maledizione della Torre...non è mai successo e non succederà mai con Bondred lì fuori a macellare chiunque tentasse di fermarlo.

E' davvero difficile rinunciare all'opportunità che Vodan e Freya hanno così a caro prezzo costruito ma più mi sforzo di trovare un modo, uno qualsiasi, per farla funzionare e più mi verrebbe voglia di prendere a testate queste pietre maledette. Di certo non possiamo considerare accettabile la perdita di Morna, di Freya, di Kalya Niadh - e questo sorvolando sulla sicura possessione di Kailah da parte gli Dei solo sanno cosa si annida nell'anello di Osteirn Bach. E un discorso a parte andrebbe poi fatto sulla follia di mettere a repentaglio la nostra vera missione: se le prove non raggiungono Dossler e se non c'è Engelhaft a portarle, assicurandosi che la Sorella Custode le prenda sul serio, tutto quello che abbiamo fatto per arrivare qui sarà stato inutile...tanto valeva non metterci proprio piede nel Corno del Tramonto, due anni fa.

Proviamo a valutare una ritirata tattica verso Dossler, il tempo di portare le prove al sicuro e di farci mettere a disposizione dei rinforzi e poi fare ritorno alla Torre XII con l'obiettivo di eliminare Bondred mentre la sua trasmigrazione corporea è ancora in corso. Con tutte le incertezze sui modi, sui tempi e sulle reali possibilità di successo di un'azione simile sembra comunque assai più promettente dell'alternativa, perlomeno finché Kalya Niadh non sottolinea come il nostro avversario sa benissimo chi siamo e darà per scontato che abbiamo compreso la vera natura del suo nascondiglio...anche ammesso che la Sorella Custode si rivelasse disposta a concederci dei rinforzi sfidando l'autorità del Margravio, e che con questi rinforzi riuscissimo a tornare prima che Bondred se la sia data a gambe con un nuovo aspetto, troveremmo chissà quali forze ostili a presidiare la Torre e a tenerci fuori.

E allora? Scende un silenzio sconsolato.

Prende la parola Freya, la sua proposta non è male: mentre noi proseguiremmo verso Dossler, lei userebbe il suo potere da Innalzata per infiltrarsi nella Torre XII celata dall'ombra di qualche piccolo animale che non attiri l'attenzione, per poi saltare fuori ed eliminare Bondred durante la paralisi indotta dal suo stesso rituale. Rischi enormi, certo, ma una possibilità di successo, per quanto remota, potrebbe averla. Kailah non è affatto d'accordo però, e ribadisce che non si può incoraggiare Freya, Innalzata sì ma pur sempre poco più di una bambina, a gettare la propria vita in modo così avventato. Non ho modo di convincerla altrimenti.

E' il turno di Morna e Kalya Niahd, e anche stavolta il piano sembra avere qualche merito: Morna impiegherebbe l'Anello di Osteirn Bach per alimentare le proprie facoltà magiche e in questo modo non le sarebbe difficile neutralizzare Bondred. Ci sarebbe un caveat, però: alla forza che abita nell'Anello non può essere consentito di impadronirsi del corpo di Morna e a Kalya Niadh toccherebbe il compito di assicurarsi che ciò non accada...con una lama affilata da piantare nel cuore della sua stessa guida spirituale una volta messo fuori combattimento l'Innalzato. Mi mordo le labbra per la frustrazione: sarebbe come per Padre Engelhaft rompere la testa a bastonate al Vescovo di Feith... non se ne parla proprio.

Intervengo per propormi io, affiancato da chiunque se la senta, per una resa dei conti in campo aperto. Il resto della compagnia si sgancerà per scortare Engelhaft verso Dossler: compiere il rituale di esorcismo e neutralizzare Bondred, per come stanno le cose, non sono obiettivi che possiamo conseguire contemporaneamente se non a prezzo di perdite insostenibili. Se abbattessimo il corpo posseduto dall'Innalzato e mettessimo in sicurezza la reliquia che custodisce la sua anima marcia, però, la purificazione della Torre XII non sarebbe più così urgente, e potrebbe essere rimandata a quando se ne presentasse l'occasione. Come era fin troppo facile prevedere i miei compagni sollevano mille obiezioni e non serve a niente spiegar loro che con ogni probabilità Bondred è un Sekhmet, un servitore della Tenebra la cui forza cresce in base al numero dei suoi avversari...al di là di Padre Engelhaft che dovrà necessariamente consegnare i documenti che abbiamo raccolto alla Sorella Custode, tutti insistono per rimanere e fare la loro parte.

Ragioniamo su un piano. Il nostro avversario sa che abbiamo qualche carta da giocarci non si arrischierebbe mai a darci battaglia se da questo non dipendesse la sua sopravvivenza. Nella sua attuale destinazione a laboratorio alchemico la Torre XII è piena di composti altamente infiammabili. In virtù dello scherzetto che gli hanno tirato Vodan e Freya il corpo che Bondred occupa ha letteralmente le ore contate. Se la Torre-laboratorio fosse danneggiata al punto di non poter più ospitare il rituale di passaggio ad un nuovo ricettacolo, per dire, da un incendio, Bondred sarebbe fottuto...

Il resto viene da sé. Colin supervisiona i preparativi e, quando è il momento, fa cenno ad Engelhaft di allontanarsi dalla torre. Il tempo di piazzarci davanti all'ingresso e l'innesco viene acceso, a questo punto si tratta solo di aspettare che il nostro uomo si faccia - per così dire - vivo. Malgrado le mie proteste Kailah indosserà l'Anello e scatenerà il suo potere terrificante sul nemico non appena ci arriverà a portata; sarà poi la volta di Sven, Freya e me, che lo ingaggeremo in corpo per fare a pezzi quel che resta. Colin, Morna, Kalya Niadh e Annie (miracolosamente riunitasi a noi dopo aver sbaragliato i suoi inseguitori con l'aiuto di Freya) interverranno per ultimi se noi dovessimo cadere. Provo a dire ad Annie che se ingaggerà Bondred sicuramente sprofonderà verso il Risveglio Funesto, sostenendo con difficoltà lo sguardo dei suoi occhi non più umani. "Poco fa dicevi che Freya ha il diritto di rischiare la sua vita per combattere Bondred, se lo desidera, come tutti noi. Questo vale anche per me. Ci stiamo giocando il tutto per tutto, tutti quanti." Argomento chiuso, oggi proprio non mi dà retta nessuno.



"Sta arrivando." Come sempre la voce di Freya non tradisce alcuna emozione. Mi chiedo se la sua inquietante imperscrutabilità sia conseguenza del suo Innalzamento o se non sia piuttosto il modo con cui il suo vero sé sta contenendo l'influenza demoniaca che le cresce dentro: non mi aspetterei nulla di meno dalla sorella di Vodan.

Ed in effetti una sagoma umana comincia a farsi avanti dalla fattoria poco distante. E' ad un centinaio di passi da noi e si muove senza fretta. Man mano che si avvicina non posso non notare che se la stazza è quella imponente del nostro compagno defunto, l'andatura è diversa in modo straniante. Un ladro di corpi...ne giravano di voci sul suo conto da quando riuscì a primeggiare nella sanguinosa arena allestita da Varchmann per poi svanire come uno spettro, ma nessuno avrebbe potuto mai immaginare che il misterioso primo Innalzato di Dioghail nascondesse una natura così immonda.

"Ehilà". La voce metallica e potente che proviene dal mascherone di ferro ha il tono affabile del nostro ultimo incontro.

Rispondo al suo saluto avvicinando la mano all'elsa di Jaegerin. Stando al resoconto postumo di Vela questo mostro è in grado di superare grandi distanze in un batter d'occhio, se necessario anche attraversando la solida pietra...potrebbe piombarci addosso in ogni momento.

"E così avete trovato la mia torre". Si ferma e ci squadra dalla distanza.

"Una pura casualità" lo rassicuro. Se siamo arrivati qui alla Torre XII è solo per aggirare le squadre a cavallo del Cordone di pattuglia a sud-est: eravamo alla disperata ricerca di un nascondiglio e di certo non ci aspettavamo di incappare in un santuario di Morgoblath. Già... eppure stanotte ho vagato in sogno per le oscure aule della Cripta del Lupo, Jaegerin stretta nel pugno, e al risveglio mi è rimasta addosso la stessa sensazione di urgenza già provata sulla soglia del Sanatorio a Ghaan e in cima al vallone di Gretel.

Quasi che mi leggesse nel pensiero Bondred parla di coincidenze che a suo dire non esistono, di catene di eventi che necessariamente devono avere luogo a dispetto delle nostre percezioni. Prova a convincerci a cedergli il campo, a lasciarci tutto alle spalle per giungere vivi e vittoriosi a Dossler.

Gli vomito addosso tutto il mio disprezzo. Lo accomuno agli esseri più infimi e sudici che strisciano sulla terra, cari solo al Dio dei Veleni. Gli dico che nella sua smania di sopravvivere a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo di lui non è rimasto più nulla, se un tempo è vissuto un Bondred ora al suo posto c'è solo un'infezione il cui unico demente scopo è propagarsi ancora e ancora seminando ovunque morte e rovina. Sei davvero tu a parlarmi, abominio, o è solo la pestilenza di Morgoblath che ha preso le sembianze della tua mente come tu prendi quelle dei corpi che infesti?

L'Innalzato si finge offeso dalle mie parole. Prova ancora a mostrarsi conciliante, spinge per trovare un accomodamento ed evitare uno scontro inutile e potenzialmente letale per noi come per lui. Abbiamo ascoltato dalla voce di Freya il racconto dei supplizi che questo mostro ha inflitto a Vodan per piegarlo al suo maleficio, sappiamo del sadico entusiasmo con cui si è dedicato alla distruzione fisica e spirituale del nostro compagno...non potranno mai esserci accomodamenti.

Gli rispondo indicando la Torre alle nostre spalle e accennandogli alla nostra opera di purificazione già ben avviata. Gli dico che troverà un messaggio per lui da parte di Vodan inchiodato al portone, se non ha paura di scottarsi.

"Questo non posso consentirlo" ribatte glaciale. Ce ne ha messo a perdere il buon umore, penso. "Vorrà dire che dovrò uccidervi." Sguaina le sue lame e riprende ad avanzare.

Ci siamo. In serbo per Bondred abbiamo diverse sorprese: l'Anello di Osteirn Bach, le ultime magie residue di Morna, i preparati alchemici di Colin, la mia Jaegerin. Quella più terribile, il Gaol Scathan, su di lui che è privo di un vero spirito vitale però non potremo impiegarla...ma questo Bondred non lo sa, e in base al testamento di Vela farà di tutto per impedirci di usarla. Tanto vale sfruttare i pochi secondi che ci separano dall'inizio della battaglia per confonderlo. Menziono lo specchio magico e mi sforzo di ostentare una grande sicurezza nella sua capacità di intrappolare l'Innalzato non appena sarà a tiro.

Lui non si scompone. "Vi siete già vantati di quello specchio e di come può intrappolare le sue vittime." Punta la spada verso Freya. "Vuoi sapere cosa penso? Lei è stata lì dentro...ed è viva: non vedo perché dovrei morirci io. Se anche riusciste a catturarmi presto o tardi troverei il modo di uscire, fosse anche tra mille anni. A differenza tua so essere paziente... ti devi essere proprio svegliato male stamattina." Questo stronzo ha sempre la risposta pronta, bisogna concederglielo. Poco male, l'importante è che non si aspetti da noi altri assi nella manica, che almeno parte delle sua mente sia occupata a guardarsi dall'unico attacco che non gli sferreremo.

E' arrivato a poco meno di cinquanta passi. Alle mie spalle sento la voce di Kailah declamare sillabe incomprensibili nella lingua della Magia e immediatamente una tempesta di strali luminosi mi sfreccia attorno ad una velocità impossibile per piombare sull'Innalzato, dilaniandolo. Credo di aver già visto un potere del genere all'opera molti mesi fa, e sempre a danno di un servitore della Tenebra, ma se l'incantesimo di Lex Kreuk ci aveva lasciati tutti atterriti il suo ricordo impallidisce di fronte alla devastazione scatenata dalla nostra maga. Uryen batte Ghaan anche stavolta, penso con un mezzo sorriso.

Bondred però riesce a restare in piedi, le braccia incrociate a protezione della testa. "Questa l'ho sentita...ne hai altre?" ringhia sprezzante.

Kailah non si fa pregare: soddisfa la sua curiosità con altre due raffiche di strali che gli straziano le carni. E' il nostro momento: scatto in avanti assieme a Sven e Freya per finire il lavoro prima che le oscure benedizioni di Morgoblath abbiano il tempo di rimarginare le ferite del Sekhmet. Colin è subito dietro di noi, e devo dire che sono felice che malgrado le sue perplessità rispetto a questo scontro non esiti a dare battaglia in prima persona. Il tutto per tutto, tutti quanti, come diceva Annie poco fa.

L'Innalzato è caduto in ginocchio ma ha fatto a tempo a rialzarsi prima del nostro arrivo. Sembra malfermo sulle gambe e, per quanto continui a stringere una spada nella destra, la sua guardia appare stentata. Ovunque sulle carni pallide del corpo che fu di Vodan si indovinano, al di sotto delle protezioni curiosamente intatte, linee nere sottili e precise i come disegni di un tatuatore elsenorita alcune delle quali però sembrano sbiadire a vista d'occhio: se non lo finiamo ora questo bastardo tornerà in forze e a quel punto sarà davvero dura averne ragione. Sven e io partiamo all'assalto, lui si prepara a riceverci come meglio può...ma il suo meglio, in queste condizioni, non è sufficiente. Con un colpo spaventoso Sven abbatte la sua spada sul braccio destro di Bondred, già flagellato dalla magia di Kailah, arrivando quasi a mozzarlo di netto. Jaegerin, ormai animata di vita propria, si lancia sicura verso il volto del nemico e pare danzare attorno alla daga mancina di Bondred prima di schiantarsi sul suo cimiero, tranciandolo via come se fosse una maschera di cartapesta assieme ad una buona porzione di scatola cranica.

I miei occhi incontrano l'unico rimasto ai resti profonati di Vodan, un bulbo vitreo e morto eppure sconvolto da un terrore inconcepibile. Sarebbe un buon momento per una battuta sferzante, di quelle che gli spadaccini di Achenar si tengono da parte per rendere ancor più memorabile l'ultima stoccata di un duello, ma è l'acciaio di Jaegerin a esigere l'ultima parola. Un singolo sanguinoso istante e la Cacciatrice spicca di netto la testa del nemico consegnandolo per sempre all'Inferno Ghiacciato.

Vodan ti manda i suoi saluti, penso, mentre con un movimento del polso scuoto via dalla lama il sangue marcio del nostro avversario più spregevole.
scritto da Bohemond D'Arlac , 02:33 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
18 Maggio 518?
Venerdì 26 Dicembre 2025

Troppo bello per essere vero

L'ultimo dei fantocci imbalsamati crolla al suolo e la sua carcassa si confonde nel carname degli altri che lo hanno preceduto: un'orripilante distesa di membra tranciate, di torsi fracassati, di teste spiccate (riconosco quella del povero Proutzo, per quanto innaturalmente avvizzata) che ingombra l'intera anticamera fin sotto ai nostri piedi. E neppure una goccia di sangue, circostanza che rende la scena se possibile ancora più inquietante. La battaglia sembra finita, ma Jaegerin continua ad avvampare nel mio pugno come una fiaccola, bramosa di altra carne nera da fendere. La luce argentea dell'antica lama di Cantor illumina il profilo di Sven al mio fianco, piantato sulla soglia del laboratorio di Bondred con quella sua solita aria sorniona, quasi annoiata. "Sembrano finiti. Quanto ne ha ancora il prete?" mi chiede. Scuoto il capo. "A saperlo. Ma dubito che ce la caveremo così a buon mercato, al piano di sotto c'è un ripostiglio ancora zeppo di cadaveri". Mi risponde con un grugnito di disappunto, gli occhi fissi sulle scale avvolte nell'oscurità.

E' la seconda volta in poche settimane che ci troviamo in cima ad una scala, Sven ed io, a fare da baluardo contro l'assalto di mostruosità rianimate dalle forze della Tenebra. Nel santuario sepolto di Marduk così come qui alla Torre XII se è Jaegerin a sferrare i colpi decisivi sono i fendenti poderosi del gigante di Gulas ad aprirle un varco tra le difese del nemico. Alle nostre spalle Padre Engelhaft ripete ancora una volta le formule dell'esorcismo. La voce è incrinata e tradisce la sofferenza fisica che la maledizione della Torre, tuttaltro che rassegnata alla sconfitta, continua ad infliggergli.

Mi domando se non sia stato un azzardo folle, il nostro: siamo esausti, feriti e braccati, con prospettive di per sé già alquanto incerte di arrivare vivi a Dossler e consegnare alla Sorella Custode le prove delle malefatte di Osteirn Bach, di Gadman Scherer, dello stesso Burgravio di Uryen, e cosa ci mettiamo in testa di fare? Istigare una battaglia con la più nera delle potenze della Tenebra malgrado ciò metta drammaticamente a repentaglio il buon esito della nostra missione suprema? Che razza di Sacerdote è Engelhaft per arrogarsi un simile diritto, e che razza di Paladino sono io per assecondarlo nel gettare al vento gli insperati frutti del lungo lavoro che entrambi siamo stati inviati a compiere qui nel Corno del Tramonto? Eppure so cosa mi ha chiesto il Dio questa notte, e so cosa la Dea ha chiesto ad Engelhaft... con buona pace di Padre Valon oggi ci tocca combattere una cazzo di GUERRA DI DEI: le ragioni e i torti degli uomini non hanno più alcun significato.

D'un tratto le parole del Sacerdote si interrompono. Un brivido di orrore mi corre lungo la schiena e mi giro di scatto per assicurarmi che non gli sia accaduto niente.

La vampa emessa da Jaegerin fatica a dissipare la sinistra caligine che d'un tratto ha invaso la stanza ma attraverso l'aria torbida riesco a scorgere Engelhaft a pochi passi di distanza, intento a guardarsi attorno con occhi ormai incapaci di vedere, curvo come se stesse sopportando sulle spalle un peso terrificante... mi fa pensare ad un vecchio cieco, smarrito nel folto di una nera foresta e circondato dai latrati di lupi famelici. Intorno a lui si indovinano le sagome di Kailah, di Colin, di Vela, vaghe e spettrali.

"Qualcosa sta cambiando" mormora allarmato, poi aggiunge in tono deciso: "Kalina ha bisogno di aiuto. Non possiamo consentire che la nera reliquia arrivi qui, non prima che sia compiuto ciò che abbiamo iniziato." Il mio sguardo incontra quello di Kailah. "Bondred" le dico. Annuisce. "Dovete fermarlo. Sven, Colin e io serviamo qui." Esausta, ripetutamente ferita nel corso degli scontri con le pattuglie di Uryen, fa cenno a Vela di seguirla e si avvia verso le scale. Mentre passa tra me e Sven apro la bocca per dirle di fare attenzione: Bondred sa del Gaol Scathan e sicuramente si giocherà il tutto per tutto in un assalto fulmineo e disperato pur di non lasciarsi imprigionare. A dispetto della fatica e delle ferite la mia compagna appare lucida e determinata come non mai - farà ciò che deve, senza risparmiarsi e a qualsiasi costo, inutile sprecare il fiato in sciocche raccomandazioni. Resto quindi in silenzio e provo a concentrarmi sul lavoro che resta ancora da fare qui alla torre senza cedere allo sconforto.

Sembrava troppo bello per essere vero.

Nel tentativo di evitare i tagliagole greyhavenesi del Cordone siamo finiti qui alla XII, l'unica tra le torri di Uryen a cui non ci eravamo mai avvicinati nei nostri due anni di servizio nell'esercito, al termine di una lunga deviazione verso ovest. Che fosse il nascondiglio di Bondred ce l'ha dato ad intendere lui stesso un giorno fa nel corso della sua improbabile ambasceria presso la casa dove ci eravamo nascosti dopo l'attacco all'Asilo. E dire che al netto del mascherone di ferro da spauracchio di Samhain (e soprattutto del volto che si nascondeva lì sotto) sulle prime non mi è sembrato poi così peggiore di tanti avversari che fin lì ci avevano sbarrato il cammino, anzi: pragmatico, magari senza scrupoli ma in fondo ragionevole e disposto al compromesso, è riuscito a farsi passare per un povero diavolo costretto a far fronte alle circostanze orribili che la malasorte gli aveva fatto piovere addosso. Per corroborare la messinscena da ratto ansioso di abbandonare la nave che affonda ha persino provveduto ad eliminare l'orrore diabolico che Orstein Bach stava "coltivando" al piano superiore dell'Asilo e a presentarcene la prova. Ci siamo cascati con tutte le scarpe (con un'eccezione, a dir la verità, Kalya Niadh al termine di quell'assurdo abboccamento aveva condiviso con noi un commento di Morna che sul momento mi era sembrato quasi ingiustamente perentorio: "E' di gran lunga l'individuo più spregevole in cui mi sia mai imbattuta in questa epoca") e non abbiamo esitato a donargli una fiala del Sangue degli Antecessori pur di stringere un accordo che ci garantisse qualche possibilità di arrivare a Dossler senza dovercela vedere con lui, i suoi Pupilli e mezzo esercito di Uryen.

Solo dopo aver ascoltato il racconto di Freya sugli ultimi giorni di Vodan abbiamo capito quanto ci eravamo sbagliati sul conto di questo sadico abominio di Morgoblath e sulle desolanti implicazioni di avergli messo in mano una riserva di Sangue, ma sembrava - fino ad un momento fa, perlomeno - che fossimo ancora in tempo per far sì che la disperata vendetta del nostro compagno potesse andare a compimento. Ipotizzando che Bondred ed i Pupilli fossero impegnati a nord est nella caccia a Quorton Kraven, infatti, confidavamo di avere un'occasione d'oro per neutralizzare il teatro del suo prossimo rituale di trasmigrazione e condannarlo così a soccombere al Morbo dei Risvegliati, Sangue o non Sangue: Vodan è infatti riuscito ad infettare il proprio stesso corpo prima che gli venisse rubato, lasciando l'ignaro Innalzato con il proverbiale cerino in mano.

E invece lo stronzo proprio non vuole saperne di crepare fuori scena. Dobbiamo giocarci il tutto per tutto per impedire che arrivi qui: se il malvagio artefatto che porta con sè riuscisse a raggiungere la Torre prima della fine dell'esorcismo ne comprometterebbe irrimediabilmente l'esito e l'oscura maledizione di Morgoblath a quel punto ci spazzerebbe tutti via come moscerini.

L'eco dei passi di chi sta lasciando la Torre XII si affievolisce fino a svanire nell'oscurità che si spalanca oltre la soglia del laboratorio. La forza malefica che incombe su queste pietre sembra volerci concedere un momento di tregua ma non mi illudo: sta semplicemente raccogliendo le energie residue per sferrare un ultimo assalto micidiale. Sven ed io ne approfittiamo per riprendere fiato e per tirare su alla bell'e meglio una piccola barricata in mezzo alle scale. Trascorre una manciata di minuti scanditi dalle litanie di Engelhaft e dal tintinnio delle ampolle che Colin sta riempiendo di chissà quale diavoleria alchemica sottratta alle scorte di Bondred che possa essere efficace contro l'orda di corpi rianimati che presto piomberà su di noi, poi un tonfo sordo, un altro, e un altro ancora annunciano che il nemico è tornato a farsi sotto. Mi sporgo oltre la porta scorgo una sagoma vagamente umanoide avanzare nelle tenebre e inerpicarsi sulla scala. Si muove in modo sorprendentemente naturale, assai diverso dagli scatti meccanici, quasi da insetto, che caratterizzavano le creature che l'hanno preceduta. Una volta che è entrato nel raggio della luce di Jaegerin riesco a distinguere meglio le fattezze del mostro: un coagulo ripugnante di membra assemblate in una parodia di forma umana in armi, sormontata dalla testa imbalsamata e rinsecchita di Steven Mahl. Fisso i miei occhi nei suoi ed avverto immediatamente su di me l'influsso della Tenebra che anima quei resti: il sangue mi si ghiaccia nelle vene, una nausa terribile mi stritola lo stomaco. Faccio fatica a rimanere in piedi mentre la creatura si avventa sulla barricata che gli sbarra il passo e comincia a farla a pezzi a colpi di spada sferrati con una potenza sovrumana. Riesco a riavermi e a tentare un affondo dall'alto che manca di poco il bersaglio. Sento che sto per soccombere nuovamente all'immondo potere di Morgoblath e non posso fare altro che battere in ritirata nel laboratorio.

Non c'è tempo di tirare il fiato. Colin mi offre un'ampolla di acido che afferro senza pensarci troppo su. La mia mira non è mai stata un granché e oggi purtroppo non riesco a fare meglio del solito: tornato in cima alla scala tento un lancio contro la creatura che ormai ha superato la barricata e sta salendo inesorabile verso di noi, ma il vetro si frantuma su una parete, il liquido schizza sui resti della barricata alle spalle del mostro. Merda, penso, mentre una nuova ondata di malessere mi invade il corpo. Le lacrime mi offuscano la vista, la forza nelle braccia inizia a mancarmi...devo ritirarmi nuovamente. Mi posiziono accanto a Sven e mi preparo a difendere l'ingresso del laboratorio, nostra ultima linea di difesa.

La maschera funebre che un tempo era il volto di Steven Mahl emerge dalla soglia, gli occhi vitrei e distanti come quelli di un animale impagliato. Che razza di carnevalata d'inferno hai messo su, eh Bondred, pur di non rassegnarti a tirare le cuoia? Un vero e proprio guardaroba di carne realizzato coi corpi che hai abitato e dismesso...la sola idea mi farebbe venire il voltastomaco se non stessi già lottando con tutto me stesso per trattenere in gola il vomito. L'osceno campione del Dio dei Veleni si dimostra subito capace di una scherma assai più esatta rispetto alla rozza (per quanto terribilmente efficace) brutalità dei manichini umani che abbiamo sgominato poco fa, deflette i nostri attacchi senza difficoltà e contrattacca veloce come un lampo, tormentandoci con il potere del suo sguardo. Fatichiamo a tenerlo inchiodato sulla porta ma non possiamo concedergli neppure un passo in più: il suo vero obiettivo è Engelhaft e se il mostro dovesse arrivare a lui per noi ogni speranza sarebbe perduta. Né possiamo pensare di tenerlo a bada fino al compimento del rito, perché con ogni secondo che passa il peso del suo sguardo diabolico diventa sempre più insopportabile. Dobbiamo chiuderla qui e adesso.

Come se mi leggesse nel pensiero Sven si lancia all'attacco con tale rapidità da cogliere alla sprovvista sia me che il nostro avversario, travolgendolo con un fendente che gli squarcia il torace e lo fa capitombolare in fondo alle scale. "Qui e adesso" ripeto tra me e me, e mi avvento sulla creatura ancora atterrata per fracassarle il cranio prima che possa riaversi. Sollevo Jaegerin per abbatterla sul viso distorto di Steven Mahl, le rune incandescenti sulla lama danzano nell'oscurità. Non ci sarebbe neppure bisogno di sferrare il colpo: mentre l'essere tenta di mettersi in ginocchio e sollevare la spada per difendersi le orribili cuciture che attraversano la sua pelle si lacerano, la carne morta si sfalda e cade a pezzi, le ossa ormai nude si sbriciolano. La Torre ha esaurito il suo nefando potere ed è costretta ad ammettere la sconfitta, del suo ultimo difensore non resta che un mucchio di polvere biancastra.

Dalla cima delle scale fa capolino Sven. "Adesso però sono finiti per davvero, eh?". Intorno a me la caligine si sta lentamente dissipando come se sospinta via da una brezza gentile. Credo di sì, amico mio, credo proprio che contro ogni pronostico ce l'abbiamo fatta e siamo tutti sopravvissuti per poterlo raccontare. Penso ad Annie, ormai da giorni sul punto di soccombere alla forza demoniaca che si annida in lei e ora da qualche parte là fuori con alle calcagna Deren, quel fottuto spione Innalzato al servizio della Mantide, assieme ai soldati del Cordone e ai loro mastini. Penso a Kailah, a Vela, a Freya, a Kalya Niadh e Morna là fuori a vedersela con Bondred. Chissà come se la stanno cavando... se il bastardo non è venuto a romperci le uova nel paniere con ogni probabilità le nostre compagne sono riuscite ad averne ragione. Pochi minuti ancora e il rito purificatorio è finalmente completato. Ormai libero dalla morsa della maledizione della Torre Padre Engelhaft appare nuovamente in forze, si guarda intorno e annuisce soddisfatto. "Qui abbiamo finito. Possiamo andare!" Non ce lo facciamo ripetere.

Lasciamo la Torre XII e ci precipitiamo verso la fattoria poco distante dove Kalya Niahd aveva fatto riparare Morna per sottrarla agli effetti della maladizione di Morgoblath. Vela è affacciata sulla soglia spalancata dell'edificio e sbraccia nella nostra direzione. La sua espressione sconvolta mi fa capire al volo che le cose qui sono andate parecchio male. "Bondred?" le chiedo. "Pensiamo sia morto" mi risponde con voce strozzata. "E allora perché quella faccia?" "Morna...Freya...e c'è Kailah che..." Guardo dentro senza dire altro. Sul pavimento dell'ingresso accanto alla carcassa mutilata di Bondred c'è il corpo senza testa della povera Freya. Poco distante vedo Kailah, ferita e sanguinante, che cerca a fatica di tenersi in piedi aggrappandosi ad un muro. Sul lato opposto della stanza Kalya Niadh se ne sta china su Morna esanime col viso nascosto tra le mani.

Eh sì, sembrava davvero troppo bello per essere vero.
scritto da Bohemond D'Arlac , 19:55 | permalink | markup wiki | commenti (0)
ultimi 3 articoli (cambia) · Pagina 1 di 11
1 · 2 · 3 · 4 · 5 · 6 · 7 · 8 · 9 · 10 · 11