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Forum di Myst

 
« E insomma pre', ne è passata di acqua sotto i ponti! Tu che hai il bernoccolo della fede che dici, come stiamo andando? »
- Zodd Koeng -
 
Julie la Piattola
Julie Modane
 
creato il: 20/05/2005   messaggi totali: 139   commenti totali: 110
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3 agosto 517
Sabato 14 Luglio 2007

Notte di sangue.

Questa notte sembra non finire mai. Prima Loic, quasi morto nello scontro coi banditi. E la ragazzina disperata che mi sfugge per correre dal padre ferito. Poi Eric e Solice nella cava, a interrogare il prigioniero...
Infine adesso Rochefort.
Sto tremando.
Ho visto molti scontri sanguinosi, ma mai tanta brutalità come stanotte.

Lo "Sfregiato", vistosi con le spalle al muro, si butta dal tetto del Palazzo Larsac su quello di una casa vicino, poi si cala da un abbaino e prima che riusciamo a circondare l'edificio corre via dalla porta principale.
Inizia un inseguimento per le strade buie di Laon. Rochefort è molto veloce, e riusciamo a stargli dietro soltanto Benton e io.
Benton corre come un fulmine, nonostante l'armatura, e a un tratto Rochefort si ferma, per fronteggiarlo.
Io avanzo qualche passo.
"Sta' lontana!" mi ordina Benton, seguendo lo sguardo crudele di Rochefort, che per un attimo si posa su di me. Io ubbidisco, ed assisto impotente ad uno scontro del tutto impari.
Rochefort ha una daga, ed è senza elmo nè armatura. Benton ha la spada e la corazza da guardia, ma non riesce a parare gli affondi del suo nemico. Viene ferito alla testa, al torace e di nuovo, con un colpo violentissimo, alla testa.
L'elmo di Benton vola via, il sangue schizza dal suo viso.
Il grido mi muore in gola, mentre vedo che Benton oscilla all'indietro, sul punto di cadere, ma poi, come una marionetta mossa da fili invisibili, gli si butta addosso, colpendolo con una capocciata.
Rochefort cade a terra, Benton sopra di lui.
E lo morde sul collo. Ripetutamente, selvaggiamente, con una ferocia impossibile da descrivere. Gli strappa brandelli di carne, mentre il sangue di entrambi si mischia in un orribile macello.
Per fortuna arriva Eric, intima a Benton di fermarsi, e poi, inascoltato, lo prende per le spalle e lo spinge via. Benton rotola a terra privo di sensi, e anche Rochefort giace svenuto.
Li medicano, con Solice e con il Capitano Ratel, cercando di tamponare l'emorragia. Sono entrambi in fin di vita.

Cosa è successo? Quale oscuro impulso ha trasformato Benton in una bestia feroce, che azzanna alla gola le sue prede? Il suo modo di muoversi, la cieca violenza con cui strappava brani di carne dal collo di Rochefort, i suoi denti e la sua bocca pieni di sangue...
Non era lui.

Che Pyros ci assista... spero che il sole si sbrighi a sorgere, che questa è stata una notte già troppo, troppo lunga.

scritto da Julie , 15:07 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
23 luglio 517
Mercoledì 20 Giugno 2007

I segreti di due fratelli

L'ultimo giorno a Rigel è stato un viaggio. Per la campagna, ma anche nel tempo e nei luoghi dell'infanzia e dei ricordi più preziosi di due fratelli, Lucius e Lucas Mahen.
È stato Lucius, naturalmente, a guidarmi: suo fratello non sa nulla, non ancora, ma era una presenza che permeava ogni posto, a momenti quasi potevo vederlo. I due bambini legati alla sedia a sonagli sono ancora lì, l'uno vicino all'altro, uniti da un legame fortissimo.
Con Lucius ho passato ore meravigliose, tra giochi, scherzi, racconti e parole che non riesco a ricordare senza sentirmi percorrere da brividi di gioia.

"io.. credo... insomma, mi sono innamorato di te. Vorrei che tu fossi la persona a cui pensare prima di addormentarmi e alla quale dedicare i miei sforzi; vorrei che tu abitassi i miei pensieri durante i momenti tristi, e anche quando sei lontana, vorrei poter pensare a te in questo modo, sapendo che per te... insomma, che per te è lo stesso"

... sì, gli ho detto, e glie l'ho ripetuto mille volte. Sì, sì... sì. SI'!

Ma prima... siamo stati in un posto. Era una casetta sull'albero, Lucius e Lucas l'avevano costruita tanti anni fa, da ragazzini. E adesso è distrutta, rabbiosamente scassata. Il ponticello divelto, le assi rotte. Qualcuno ci si è accanito per demolirla.
Lucius ha visto la scena e c'è rimasto molto male, dispiaciuto di non potermela mostrare. Mi ha detto di quando l'hanno costruita, e del ponticello, inaugurato quando Lucas volle portarci Valerie.
... c'è bisogno di altro? Per capire realmente chi abbia infierito su quel posto, chi piangendo e sfogando una disperazione spaventosa si sia accanito sui ricordi più belli e dolci, sui sogni che non si sono mai realizzati, su quella casetta di legno così cara?

Non so se Lucius l'abbia capito, o se lo capirà più avanti. Non ho avuto il coraggio di dire nulla, non ho diritto di toccare tasti così delicati e importanti.
Ma l'ombra di Lucas, il sorridente, bonario fratello piccolo del mio amato, che colpisce con tutta la sua forza quei legni e quei ricordi... mi pesa sul cuore come un macigno.
Valerie, che cosa ti ho fatto... che cosa ho fatto a te, a Lucas, a Lucius... a Guelfo, a Net, a Solice... a tutte le persone che ti volevano bene...

Io adesso sono felice, stretto al polso ho il laccio che mi ha messo Lucius, uguale a quello che in questo momento ha lui. Sento la vita che freme intorno a me, bellissima e luminosa. Il sole mi splende addosso... perché Valerie sei morta? Riuscirò mai a farmene una ragione?

scritto da Julie , 21:30 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
30 giugno 517
Mercoledì 13 Giugno 2007

... arrivederci Beid

Domattina si parte!
Lasciamo Beid, la città di Solice, la "taverna senza tempo", il Palazzo e questa atmosfera magica d'inizio estate che mi ha portato così tanta felicità.

Sono raggiante. Ogni giorno è più bello dell'altro. Il sole di Pyros ci riempie di luce e energia, ci scalda nel profondo del cuore.

Non è soltanto grazie a Lucius, che mi sento così.

Lui è una persona meravigliosa, dolce e imprevedibile. Una persona così sincera che riesce a dirmi quello che pensa anche senza parlare. Che si spaventa davanti a certi miei discorsi, che deve conciliare cose tanto diverse... e tanto importanti. Sento questo legame con lui crescere sempre di più. Oggi ho pianto, stretta a lui... e sono rinata.

Ma mi sento così anche perchè finalmente capisco a pieno che cosa significa quel nome, la "Speranza", che una filastrocca antica riferiva proprio a me.
Sento che questa luce che mi pervade è la fiducia che ho nel bene, nel fatto che le cose gireranno per il verso giusto... e che io stessa saprò dare valore a questa mia vita.

Tra un paio di settimane, quando saremo a Rigel e poi ripartiremo da lì per chissà dove, io e Lucius ci separeremo.
Ma c'è qualcosa di incredibilmente potente che ci unisce, ed è la consapevolezza che seguiamo due strade vicine, che andiamo dalla stessa parte.
Entrambi abbiamo giurato, in modi diversi. Non siamo del tutto "padroni" delle nostre vite.
Ma questa è una cosa bellissima!
Perchè quando gli dei vorranno, e ci ritroveremo, avremo entrambi qualcosa di importante da raccontarci. E anche quando, lontani, combatteremo le nostre battaglie, sapremo di essere vicini nello spirito.

Guardo il cielo, che ora volge al tramonto, e penso a quanto sono fortunata.
Mi aspettano giorni bellissimi di viaggio. E ancora avventure, emozioni, scoperte... la vita è appena cominciata!

scritto da Julie , 10:37 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
26 giugno 517
Sabato 9 Giugno 2007

La taverna senza tempo

"Evaso" dall'ospedale dei Guaritori, Lucius mi porta in giro per Beid.
Si orienta peggio di me, è distratto, cerca qualcosa che neanche sa cosa sia. Musica, mi dice.
Musica? penso. Non credevo gli piacesse la musica!
A un certo punto indica una porta socchiusa, senza insegne, che conduce a uno scantinato.
Mi guarda.
"Andiamo!" fa. Io lo seguo.
Tanti anni fa doveva essere una taverna. Tavoli, un bancone, sgabelli accatastati... cianfrusaglie alle pareti, polvere e ragnatele.
Sorrido incuriosita, resto lì a guardarmi intorno.
Lui prende un tavolo e lo trascina al centro della sala, mi fa sedere... "prego, accomodatevi".
E' un gioco, lui chiede cosa desideri, va al bancone, fa finta di frugare lì dietro.
"Ora ti diro' una cosa alla quale non crederai", dice. "Un paio di volte... ma solo un paio... ho fatto il cameriere in una locanda, a Rigel"
Mi racconta come questa cosa abbia dato di che ridire al suo vecchio capitano. E' possibile conciliare aspetti tanto diversi della propria indole?
Io credo di sì.
Ed è quello che gli dico.
Dolcissimo, impacciato e timido, mi bacia.

Restiamo così a lungo, abbracciati. Quando infine lui parla mi sento percorrere da una scossa. Paura? Emozione? Amore?
Sospiro.
Devo dirglielo.
"Ho prestato un giuramento... davanti agli dei, riguardo quello che voglio e devo fare... posso legare il mio cuore a una persona, ma non posso fermarmi, non posso abbandonare la mia battaglia".
Mi guarda, poi annuisce. Con un sorriso.
"Non preoccuparti."

Quando lasciamo la taverna è passato molto tempo, il sole sta tramontando.
Lo accompagno all'ospedale, lo saluto, torno a Palazzo.

Resto sola, penso.

Un Paladino.
Non posso credere che sia tutto vero. Che sia successo a me.
Ma Lucius è un Paladino profondamente, in ogni momento. E' un Paladino mentre mi abbraccia, mentre combatte, mentre prega e mentre scherza insieme a me.
Si può essere tutte queste cose insieme?
Io credo di sì. Credo che lui ne sia capace.

Sono io quella spaventata.
So già che piangerò, e non sarò abbastanza forte. Non ho la sua Fede, sono solo una giramondo che cerca di rendersi utile in una battaglia tanto più grande di lei.
Le nostre strade presto si allontaneranno, ma se Pyros vorrà si ritroveranno ancora, e ancora. E ancora.
Ma sei pazza Julie? Legare il tuo cuore ad un Paladino.

Sarò anche pazza, ma sono felice.

scritto da Julie , 21:53 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
22 giugno 517
Venerdì 8 Giugno 2007

Arrivano i nostri!

Ci troviamo finalmente coi due scrigni in mano. Stanchi, feriti, doloranti, ma soddisfatti sul serio.
Ed è già ora di muoversi. Si iniziano a sentire scricchiolii, rombi sommessi, qualcosa di strano aleggia nell'aria.
Il primo a passare il cunicolo è Eric, il "coraggio". Di coraggio ne ha bisogno, perchè subito viene attaccato da un gigantesco uomo nero. Dietro c'è un arciere che ferisce Loic mentre supera i detriti.
Eric stacca una porta per difendersi, combatte e manda a terra il suo avversario. Aveva un giavellotto nella schiena: si odono corni in lontananza, Jen ci dice che c'è gente che combatte.
Mentre attraversiamo di nuovo il corridoio delle celle, e gli odiosi ragni ci assalgono, getto un ultimo sguardo alla stanza buia in cui avevo sognato di morire.
E' un addio.
Non credevo che il peso di quella visione fosse così grave, me ne accorgo soltanto adesso che mi abbandona, e che mi sento libera e leggera.
Non morirò qui. Non così.
Sorrido, mi stringo nel mantello.
Qualcuno ha pregato per me, ne sono sicura.
Ma il percorso per la salvezza è ancora difficile. Ci aspetta ancora il Jack di Picche, quell'orribile essere scimmiesco che avevo pedinato una notte di tanto tempo fa... solo poche settimane che mi sembrano anni.
Piomba su Solice, la ferisce, fugge. Ma poi torna, e Guelfo e Loic riescono a ferirlo, Quixote lo uccide.
Ci sono arcieri, Eric li mette in fuga, ma prima riescono a ferire ancora la povera Jen.
Ma i corni continuano a suonare, arrivano i nostri.
Malaki, il fratello maggiore di Jen, è il primo che ci viene incontro. E' un tipo dalla faccia simpatica, anzianotto e bonario. Prima se la prende un po' con Guelfo, che ha le mani avvolte dalle fiamme per un incantesimo, poi però ci tranquillizza, ci soccorre insieme ai suoi uomini, ci racconta quel che è successo a Beid dopo la nostra partenza.
Guardo l'alba, finalmente il sole del 22 giugno è sorto.
Ed abbiamo fatto quello che dovevamo fare.

scritto da Julie , 09:53 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
21 giugno 517
Lunedì 28 Maggio 2007

"Esci dalla stanza"

Jen.
Una persona coraggiosa.

Passiamo la notte ad esplorare il santuario sotterraneo, le stanze in rovina in cui molti di noi hanno sognato di trovare la morte.
E' il 21 giugno, la data così attesa, la conclusione di tutto il viaggio. E stanza dopo stanza ci rendiamo conto che gli ambienti visti in sogno hanno conosciuto il passaggio di molti anni, e che altri corpi senza vita giacciono là dove sognavamo di morire noi.
Ormai solo le bestie popolano questi ambienti, ragni, topi, un orso che ha trovato una sala dove scavarsi una tana. Ma non sono loro la minaccia peggiore: ci sono molte trappole, ancora funzionanti.

Per liberare una scala invasa dai detriti servono degli attrezzi, che si trovano in un magazzino a cui è parzialmente franato il soffitto, in testa a un poveraccio che sta morto stecchito a terra.
Io e Jen ci arrampichiamo sui detriti e raggiungiamo la parte di pavimento sgombra, dove iniziamo a raccogliere gli attrezzi.
Ma improvvisamente sento Jen che mi chiama.
"Ho calpestato qualcosa", dice.
Un lastrone di pietra ha fatto "clic", quando ci ha messo il piede sopra. Ora resta abbassato, si alzerà appena lei si sposta. Facendo forse scattare la trappola.
Guardo indietro, al soffitto caduto, e poi guardo in alto, al soffitto che ci cadrà in testa fra poco.

"Esci dalla stanza", mi dice Jen.
Nemmeno trema la sua voce.
Io resto lì, le dico di non muoversi, avverto gli altri. Loic suggerisce di mettere qualcosa di pesante sul lastrone di pietra, in modo che Jen possa allontanarsi senza pericolo.
Trascino due grossi secchi pieni di carbone, Jen li mette ai suoi piedi.
"Ora esci", insiste.
Mi sposto qualche metro verso la porta, là dove il soffitto è già franato. Loic mi viene accanto, anche lui arrampicandosi tra le pietre.
Jen si prepara a saltare verso di noi. Io mormoro in silenzio una preghiera.
Il silenzio è assoluto.

"Clic"
Jen salta. Il soffitto della stanza cade di botto, sollevando un gran polverone, pietre che schizzano come proiettili, in un tonfo assordante.
Riapro gli occhi. Jen non è riuscita ad arrivare in salvo. Sento un brivido, ma subito riconosco la sua voce, un lamento di dolore.
E' viva, penso. Siano ringraziati gli dei.
Le pietre l'hanno colpita ad una gamba e ad un braccio, ma riusciamo a tirarla fuori dalla stanza e Desiree si prende cura di lei.
"Niente di rotto per fortuna".
Jen si siede e riprende fiato. Non dice nulla.
La guardo ammirata.
Jen è proprio una ragazza coraggiosa.

scritto da Julie , 10:07 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
19 giugno 517
Giovedì 24 Maggio 2007

"io mi sento bene, ma non mi fanno alzare"

Lucius. Steso nel letto, pallido più delle lenzuola, febbricitante. Eppure freme e scalpita, vuole venire con noi, arrivare fino in fondo a questa storia.
Ma i guaritori sono stati chiarissimi: la ferita di Lucius è infetta, lui non si può muovere perchè altrimenti rischia di morire. Rischia di morire comunque, per dirla tutta.
Inghiottisco.
Apro la bocca per parlare, ma Loic mi precede. Loic che è voluto venire con me a trovare Lucius. Loic che parla, parla, incoraggia Lucius prospettandogli grandi imprese future, grandi battaglie e molto di più. Lucius risponde che è questa la battaglia che gli interessa, qui e ora. Ma Loic insiste, bonario, a rincuorarlo a modo suo.
Sento Loic, ma non lo ascolto.
I pensieri mi corrono in tutte le direzioni, neanche io so cosa desidero. So solo che mi sento triste da impazzire per Lucius che deve rimanere indietro, deve fermarsi qui. Lui che più di tutti ha coraggio da vendere e vuole così tanto portare a termine la missione.
Vorrei che venisse con noi, ma so benissimo che non può farlo. Vorrei...
Mi accorgo del silenzio, Loic tace.
Lucius mi guarda.
"Il mantello... vorrei che lo portassi con te", dice.
Avvampo.
Presa alla sprovvista resto imbambolata, poi annuisco. Non so neanche io cosa dico, ringrazio, forse, gli dico qualcosa come " sarà un po' come averti insieme a noi..." scemenze del genere...
Sento la testa che mi gira, Loic si avvicina al letto di Lucius e gli dà una pacca sul braccio, per salutarlo. Io lo seguo.
"Ciao..." gli dico. Non so dire niente di più.
Prendo il fagotto con il mantello, lo stringo al petto.
Usciamo dalla stanza.
Seguo Loic automaticamente, ci ritroviamo con gli altri.
Parole, discorsi. Arrivano Solice e Rosalie... si parla di cosa fare, se partire adesso o domattina per la foresta... Ma le loro voci mi scivolano sopra, non riesco a concentrarmi, sento che qualcosa è rimasto in sospeso.
Non posso aspettare il nostro ritorno.
Mi allontano dalla stanza senza dire nulla, sono tutti troppo intenti a parlare per accorgersene.
Scivolo per i corridoi, fino alla stanza di Lucius.
Neanche busso. Entro, lo abbraccio.
Finalmente parliamo.
scritto da Julie , 15:10 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
17 giugno 517
Giovedì 24 Maggio 2007

... pluf!

Chi se la scorderà mai l'espressione di Guelfo nel momento in cui il misterioso birillo gli scivola di mano, rimbalza sul pavimento sdrucciolevole della grotta e cade nel pozzo?

Non ce l'ho fatta, sono sbottata a ridere!

E quando, appena ripreso fiato, ho teso a Guelfo l'astuccio autentico, al mio povero amico che già stava per farsi calare nel pozzo, lui mi ha guardata interdetto... non capiva... glie l'ho dovuto spiegare!

Era uno SCHERZO!!

Ancora se ci penso mi vengono le lacrime dal ridere... e che faccia anche gli altri, Quixote, Lucius....

scritto da Julie , 09:46 | permalink | markup wiki | commenti (2)
 
17 giugno 517
Sabato 19 Maggio 2007

il tesoro nel pozzo

Lucius ha mantenuto la sua promessa.
Pallido, dolorante per il colpo d'alabarda ricevuto al petto stamattina, riesce a stento a passare per la strettissima galleria fino alla caverna con il pozzo: zoppicando, appoggiandosi alle pareti di roccia, con la lanterna in mano che barcolla...
Tuttavia, benchè ferito, quando ci troviano davanti al pozzo mi guarda negli occhi e si offre di calarsi al mio posto.
Non sta scherzando.
Si calerebbe sul serio, se dicessi di sì.
Mi fa venire la pelle d'oca, anche se io rispondo sdrammatizzando, dicendogli che semmai mi sarei rifiutata di calarmi nel pozzo schifido con gli insetti...
Il pozzo però fa paura, tocca ammetterlo. Profondo, buio, scivolosissimo e ricoperto di muschio... in una caverna scavata dall'acqua, mezza franata, già pericolosa di suo.
Loic mi stringe una corda alla vita, assicurandosi che i nodi a cui affiderò la mia pelle siano ben saldi.
Giusto il tempo per rivolgere una preghierina a Illmarinen...
E senza pensarci troppo mi calo nel pozzo.

Eric e Loic sono troppo grossi per passare per il cunicolo. Ci sono Guelfo, Quixote e Lucius a tenermi, sono sicura che non molleranno la presa: affido loro la mia vita senza timore.
Inizio a scendere con la lanterna in mano, con l'altra mi tengo alla corda che ho alla vita, visto che il pozzo non ha quasi appigli. E' buio, profondissimo, e sul fondo si intravede dell'acqua. Ma mentre scendo mi costringo a non pensare a come sarà difficile ripescare l'oggetto che stiamo cercando, a come sarà dura risalire, ai nodi e alle corde che si logoreranno, ai miei amici che di sopra sono in ansia per la mia vita...
La fortuna, o forse gli dei, mi aiutano subito.
Scendo di una decina di metri, non di più, e ancora non mi sento così sola e spaventata, quando scorgo qualcosa che sporge dal fianco più sconnesso del pozzo. Qualcosa che mi pare un astuccio.
"Forse l'ho trovato!" dico.
Sento la voce di Guelfo, ansiosa. "Che hai visto?"
"Non lo so, sembra un astuccio, incastrato tra le rocce..."
"E' lui!" esclama il mio amico.
"Provo a prenderlo. Dovrò dondolarmi un po'..."
"Sta attenta!"
Eh, attenta... se stavo attenta non mi ci calavo proprio, nel pozzo.
L'oggetto sta proprio dal lato opposto, devo saltare. Salto.
Sbatto contro la pietra, le braccia mi fanno male, ma non riesco ad afferrarmi. La corda mi riporta indietro.
Inghiotto il dolore, riprendo fiato. Riprovo.
Stavolta il colpo è ancora più forte, non riesco a trattenere un gemito. Ma le mani afferrano qualcosa, poi scivolano... e inesorabile la corda mi risbatte all'indietro.
Non posso mollare.
Sento di sopra gli amici che sono preoccupati, mi dicono di stare attenta, "sei sicura? te la senti?" so che stanno pregando per me, perchè la corda tenga.
E tiene.
Il terzo tentativo. Mi tuffo, le mie mani riescono ad aggrapparsi ai detriti, stringono fino a sanguinare, sostengo il mio peso. Ed ecco che devo scendere un po', per avvicinarmi all'oggetto, che non riesco ancora bene a vedere. Non so nemmeno io come, ma ce la faccio. L'afferro.
"Tiratemi su", dico, "ce l'ho fatta".
Il resto va da se.
Raggiungo il bordo del pozzo, mi isso fuori. Solo ora vedo bene le mie mani, che sanguinano e tremano per l'agitazione.
Vado da Guelfo, gli metto in mano quel che ho trovato, poi mi appoggio a Lucius e mi siedo. Riprendo fiato.
"Ma che è?" sento Guelfo.
"Eh?"
"E' un birillo!"
Mi stringo nelle spalle. Sia quel che sia, non è certo questa la cosa più importante, il mio "tesoro nel pozzo".

scritto da Julie , 22:40 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
16 giugno 517
Lunedì 14 Maggio 2007

Tramonto al castello

E' curioso pensare come un territorio aspro e inospitale come le colline Khadan siano state per tanti anni l'oggetto della contesa tra la Marca di Beid e la Baronia di Keib.
Le stiamo percorrendo a piedi da due giorni, attraverso macchie alberate, cespugli, terreno roccioso e disabitato, e a parte un po' di animaletti, conigli e uccelli, non abbiamo incrociato nessuno.
Ieri in mattinata ho provato a scherzare con Jen, proponendole di intonare uno yodel da far echeggiare tra le colline, ma lei subito mi ha detto assolutamente di no!
In terre di confine la gente ha poca voglia di ridere, temo.
E' una ragazza in gamba, veloce e di poche parole, evidentemente conosce bene il posto.
Comunque ieri notte ci siamo accampati in mezzo alle colline, tra cespuglioni e alberacci e ragni, che pare siano pure velenosi.
Oggi stesso paesaggio, fino a quando il sole ha iniziato a calare. E finalmente ci si staglia davanti la sagoma scura di un castello, in lontananza. Il castello di Adare: o meglio, il castello di Antisse.



Ci avviciniamo, adesso più silenziosi e accorti, non tanto per paura ma per la suggezione che l'ombra del castello ci incute. E' parzialmente in rovina, anche se ospita una guarnigione di soldati di Beid, da cui abbiamo scelto di non farci vedere, se non sarà necessario.
Le acque del lago sono immobili, anzi no, a momenti sono scosse da fremiti che le increspano appena, per poi acquietarsi subito. Camminiamo lungo la riva del lago con il tetro castello alle spalle.

Non servivano le parole di Net, nè i racconti di Solice, a spiegarlo. Questo è un luogo di morte, si percepisce nell'aria, nel silenzio innaturale, nella luce rossastra del lago e del cielo.
Guardo il ponte di pietra che collega il maschio del castello al cortile principale, e penso a quanta gente sarà volata di sotto, a schiantarsi su quelle rocce aguzze, nei tanti combattimenti che Adare ha ospitato.

Adesso ci accampiamo in un riparo presso il lago, e domani ci sarà da calarsi in un pozzo a cercare qualcosa. Un pozzo, un cimitero comune, un buco nero nella roccia...
Lo ammetto, avrei anche un po' di paura. Ma poi vedo i miei compagni, i miei amici, e il cuore si riscalda.
Eric e Loic, Guelfo, Desiree e Quixote... poi c'è Jen, la nostra guida, e anche Bernard e Lucius, che hanno scelto di accompagnarci in questa spedizione anche se il loro incarico sarebbe terminato con il ritorno di Rosalie a casa.
Penso a quel che mi ha detto Lucius l'altro giorno, di ritorno da Valamer. E penso anche a quanto sia difficile essere un Paladino. E' pericoloso affezionarsi troppo a qualcuno che veste i colori di un Dio.
scritto da Julie , 11:35 | permalink | markup wiki | commenti (0)
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