Racconti

Discussioni sul GdR in generale e su tutto ciò che altrove è off-topic.

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Annika
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Racconti

Messaggioda Annika » 16/11/2004, 13:30

Qualcun altro che legge questo forum scrive racconti?
Perchè non ce li passiamo?

Potrebbe essere una cosa divertente! :read2:

Anna
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Garabombo
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Re: Racconti

Messaggioda Garabombo » 10/12/2004, 13:12

Ciao,
io ne scrivevo da giovincello (non che ora sia vecchio, però è tanto che non scrivo)... erano più che altro favole alla Fedro, oppure racconti lunghi, ma mai molto.
Invece ho letto qui nel forum che tu sei davvero prolifica... mi piacerebbe leggere qualcosa...

Uno scambio alla pari, però non è proponibile... io ho si e no 20 pagine in tutto!

Ma organizza tu una contropartita, comunque l'idea mi sembra bella!

... noto che sono sempre tempestivo a rispondere... un mese di ritardo non è malaccio... vabbè, cercherò di essere più presente!
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Messaggioda Annika » 14/12/2004, 14:12

Uno scambio alla pari, però non è proponibile... io ho si e no 20 pagine in tutto!

Ma organizza tu una contropartita, comunque l'idea mi sembra bella!


Per me va bene tutto! Possiamo scambiarci i racconti per email (e prometto, non staro' a guardare al numero di pagine! ^_^) oppure sbatterli qui sul forum e chi s'è visto s'è visto (e in tal caso prometto di mandare poca roba alla volta, non voglio ammazzare nessuno!).

A lei la scelta dell'arma! :2gunfire:

Anna
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Messaggioda Garabombo » 15/12/2004, 11:30

Signorina (o sig.ra? Non lo so...) Anna,
concede a me, con grande gentilezza, la scelta dell'arma (ed arma è... ne uccide più la tastiera...), e quindi io determino, con decisione a me unanime...

... che ne dici di scambiarci i racconti via e-mail? Così, inizialmente. Poi se magari qualcun altro si unisce all'iniziativa, si può migrare sul forum appassionatamente...

Però, essendo io giovin fanciullo e giovin ospite del sito... se preferisci li mettiamo sul forum (accidenti, che decisione che dimostro!).

E, comunque, attualmente sono disarmato!! Tutto il mio corposo lavoro si trova nella mia cameretta a Sondrio... mentre io lavoro a Milano (lunga storia), con me posseggo solo un quadernetto con poche righe, che per di più si trova nella mia cameretta qua a Milano e che quindi incontrerò solo questa sera (stamane era presto, poco sonno alle spalle, e mi sono dimenticato di prenderlo)... come avrai capito tutta la mia opera si trova su carta, devo trasporla in zeri ed uni... piano piano...

Al di là di tutto, domani sarò pronto a fornire il primo racconto (questa sera trascriverò!), se ti va, con modalità quali tu vorrai (e così ribalto la decisione dell'arma... che infingardo, ma la cavalleria prima di tutto!).

Per ora, saluti!

michele
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Messaggioda Elmer's pupil » 15/12/2004, 23:01

Comincia a farsi assai interessante questa disputa letteraria tra cavalieri e dame! 8) Da quello che ho capito potrebbe poi configurarsi anche uno scontro tra la fiaba di ascendenza nordica e la favola-apologo di ascendenza mediterranea!

Sarebbe assai fiko che voi selezionaste almeno qualche brano da dedicare al forum...tanto per poter lurkare un po' sui vostri componimenti..... :D


Non siate timidi! :!exclaim:
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Messaggioda Varg » 16/12/2004, 9:41

Let the fight begin!

:wav:

:leftfighter7: :rightfighter4:
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Messaggioda Annika » 16/12/2004, 10:52

Signorina (o sig.ra? Non lo so...) Anna,


Signorina.... per POCHISSIMO!!!!!! :love4:

D'accordo, dunque: su istigazione dei nostri simpatici combriccolari, direi che possiamo scambiarci allegramente i racconti qui nel forum, io prometto che mi regolero' sulla lunghezza!!!
(Poi se vuoi cose più lunghe - e anche lunghissime - te le mando per email, ma non contano nel gioco!) :downtown:

Stasera da casa sbatto un raccontino sul forum.... e anche tu fa lostesso ( se qualcun altro vuole partecipare alla sagra della penna faccia pure!!)

:hathat36:

Ciaoooooo!!!
Anna
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Messaggioda Garabombo » 16/12/2004, 10:53

Okkei.
E allora si comincia. Tanto non è molto lungo, quindi mi permetto di incollarlo quaggiù senza ulteriori discussioni...

La musica sorse lenta e quasi coperta dal frusciare delle foglie nel vento.
Stupito, sentì la melodia aumentare in forza, e la sua dolcezza definirsi al di sopra dello stormire del bosco. Parve che una cascata fosse nata dall'erba e, piano e cheta, narrasse la propria vita in crescita.
Quando la voce iniziò a cantare, fu rapito dal mistero di quelle note, incantesimo di un nascosto angolo di foresta dove aveva deciso di rifugiarsi. Vide farfalle volare in multicolori archi e l'aria riempirsi di semi profumati. Da una terra lontana si alzò una fragile gemma, che maturò e diede radici, poi uno stelo sottile e foglie verdi ancora tenere nell'età. Vide giungere tempi cupi e forte vento, ma essa crebbe e si irrobustì, fino a maturare in grandezza e bellezza. La voce cantava serena e cristallina di amore, e di guerre che cercavano di piegarlo; ma quella voce cantava della futilità di un tale affannarsi.
Qualcuno chiamò dal bosco e la musica svanì. Il canto si interruppe e sembrò che un fuoco fosse stato spento in una giornata di tormenta.
Era questo il primo ricordo che aveva degli Elfi, ed uno dei pochi ricordi della sua infanzia. Ricordava le domande che fece al padre e le risposte vaghe che sentì. Un popolo strano, possente e terribile in guerra, ma capace di incantare per la bellezza dei visi quando in pace. Gente silenziosa e schiva, difficile da incontrare e restia a parlare di sè. Sembrava fosse capace di comparire dove volesse, quasi si muovesse senza rumore anche nel bosco più intricato. Così li descrisse suo padre, ma ne aveva timore e non parlò più di loro.
Poi, quando i suoi ricordi ancora erano confusi, comparve un altro uomo, più alto e meno loquace del genitore, che lo condusse lontano da una gonna color lavanda a cui si aggrappava. E cominciò a nascondersi. Non che non l'avesse mai fatto prima: i suoi fratelli maggiori a volte lo cercavano. Ma quell'uomo gli insegnò a sparire nel silenzio più assoluto, così fra gli alberi come in mezzo alla folla. Lo istruì su come correre in silenzio, come entrare in una casa e uscirne con un involto sul petto senza svegliarne gli abitanti. Gli tolse la paura dello stare da solo abbandonato nella notte; ma lui non aveva paura perché suo padre gli aveva narrato che la gente dalla bella voce amava la notte. Non è possibile temere ciò che si ama. Così imparò a dominare l'oscurità, a restare in ascolto per ore, riconoscendo movimenti e intenzioni da un rumore soffuso.

Ora era notte e, come raramente nella sua vita gli era capitato, si sentiva al sicuro. Aveva acceso un fuoco e, seduto al suo calore, l'uomo guardava il suo passato nelle fiamme. Si alzò, prese arco e spada dall'albero cui erano appoggiati e li stese per terra vicino al fuoco. Toltosi il mantello, fece un giaciglio: vi si stese sopra. Rialzandosi, frugò sotto di esso e tolse alcuni sassi. Prese la bisaccia da sotto l'albero e ne estrasse un pacco, lo pose a capo del mantello e sedette nuovamente. Osservò le fiamme basse e decise: spostò avanti un sasso del cerchio che conteneva il fuoco; soddisfatto svolse il panno dell'involto e lo mise accanto a sè. Prese il pugnale che teneva sul fianco e, chinandosi sul panno, tagliò con attenzione una grossa fetta del pane e staccò un pezzo del formaggio che vi erano contenuti. Diede un morso al pane e cominciò a masticare, accennando una lieve melodia. Alzò lo sguardo al cielo che, limpido e lucente di stelle, ancora si mostrava rosso ad occidente. Si allungò sul mantello e trasse dalla bisaccia una fiasca: l'aprì e bevve un sorso del vino fragrante che essa conteneva.
Mangiò con calma; ora facendo fondere un pezzo di formaggio infilzato alla punta di una freccia, ora stendendosi a guardare la danza eterna delle stelle. Quando ebbe finito lasciò che il fuoco si spegnesse, sdraiandosi e avvolgendosi nel tessuto pesante che era il suo letto.
L'ultima brace fu consumata: la notte era quasi giunta a metà del suo percorso. Si alzò, bevve un ultimo sorso dalla fiasca, allungò braccia e gambe per sciogliere le membra e sedette. Si tolse i morbidi stivali di cuoio e si alzò in piedi.
Avanzò silenzioso lungo un percorso di un tempo lontano, quando, ancora bambino, aveva deciso di fuggire dal mondo. Scostava i rami con calma e il suo avanzare tranquillo era il fruscio del vento. La luna, sorta da poco sopra le cime degli alberi più alti, colorava il bosco di argento e nero. Il terreno cominciava a declinare: si fermò appoggiato a un tronco di faggio, su cui pose una mano, poi il fianco. Attese.
La musica sorse lenta e quasi coperta dal frusciare delle foglie nel vento.


Un po' fantasy-nordico, nonostante io dovessi essere il difensore della fiaba mediterranea, ma questo è quanto avevo a disposizione... il primo colpo è stato tirato... temo la risposta! :wink:

michele
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Messaggioda Annika » 16/12/2004, 19:09

Visto che tu sei andato sul "nordico", invece di spingerti sul classico come si vociferava, ho ritrovato un mio vecchio delirio su tematiche più mediterranee, ed ecco che lo appiccico qui! :)

Anna


-----------

Non era facile che Remo capisse. Non mi aspettavo tanto, mi bastava che non iniziasse a urlare, e piangere, e strapparmi i capelli. Mi bastava che non mi dicesse che mi odia, e che ogni volta che pensa a nostra madre la maledice perché non mi ha divorato.
Adesso guarda gli uccelli e grida il mio nome. Guarda i corvi, implora gli avvoltoi di abbattersi su di me per cavarmi gli occhi. E i lupi, nostri fratelli, sono soltanto messaggeri di morte. La morte che lui vuole per me.
Non era facile. Sapevo che l’aratro che delimitava il mio mondo era la lama che ci avrebbe per sempre separati. Che una città sola bastava, e che non sarebbe stata la sua.
Marzo, piove. E sono solo. Ma ho un aratro, e sette terre alte sulle acque, e pietre immortali che dimoreranno dove io vorrò. Guardo intorno il mondo intero e so che sarà mio, quando non sarò più qui e avrò raggiunto negli inferi mio fratello.
C’è del sangue sulle mie mani. C’è del sangue del mio sangue, e della terra.
Con l’aratro ho scavato il solco dove gli uccelli mi hanno suggerito, e poi c’è Remo.
Era difficile scavare un buco tanto profondo da allontanare da me le grida di mio fratello morto. Scavavo con le mani e la terra diventava pietre e le pietre acqua. E nell’acqua tanti pesci, e tutti i pesci avevano gli occhi spenti di mio fratello morto.
Non era facile che Remo capisse, ma quando lo uccisi sapevo che mi comprendeva.
L’odio fu il linguaggio che ci unì, e poi ci allontanò. Solo mentre lo uccidevo capii che avrei potuto essergli amico. Ma eravamo fratelli, e ci specchiavamo l’uno negli occhi dell’altro. Ho visto me stesso morire nelle mie mani lorde, ma sono rimasto solo, e vivo.
Sapevo che Remo doveva morire. E io fondare Roma.
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Messaggioda Elmer's pupil » 16/12/2004, 20:22

Bravi!

Questo ultimo racconto mi ha fatto venire in mente un episodio che capitò alla corte di Costantinopoli nel 968: il vescovo di Cremona, ambasciatore dell'imperatore germanico Ottone I, ricevuto a convivio dall'imperatore bizantino Niceforo Foca, fu fatto sedere a cinque posti di distanza dal seggio imperiale, dopo i dignitari della corte e senza tovaglia. Nel corso di una conversazione tra l'imperatore e il vescovo il primo avrebbe esclamato, in segno di disprezzo: "Voi non siete Romani, ma Longobardi!". Allora il vescovo avrebbe risposto: "Romolo, da cui i Romani prendono nome, era un fratricida, un pornogenito (trad.: figlio di...), la storia lo prova; e dice anche che aprì un asilo dove ha accolto i debitori insolventi, i servi fuggitivi, gli assassini, i condannati a morte; che si è circondato di gente di una tal risma, che ha chiamato Romani; ed è da una tale nobiltà che sono nati quelli che voi chiamate Cosmocràtori: questa gente noi Longobardi, Sassoni, Franchi, Lorenesi, Bavari, Svevi, Burgundi, noi la disprezziamo tanto che, quando ci adiriamo, non abbiamo per i nostri nemici altro insulto che questa parola: "Romano!", comprendendo in questo solo nome di Romano ogni bassezza, ogni vigliaccheria, ogni brama, ogni dissolutezza, ogni menzogna, peggio ancora, una somma di tutti i vizi...".
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Messaggioda Garabombo » 17/12/2004, 11:37

Bene! Abbiamo iniziato, dopo le schermaglie di rito.

Bello il racconto su Romolo e Remo... ispirato dall'aria di casa? Sai che non ho mai pensato alla storia reale (sebbene sia una leggenda, ma è di "questo" mondo) come a fonte di ispirazione per un mio racconto? Che scemo... :D

E ammetto pure che "pornogenito" non l'avevo mai sentito... ma che i primi compagni di Romolo non fossero lord inglesi lo sapevo... grande risposta del vescovo (a quei tempi sì che c'erano vescovi!).

Comunque ora dovrete aspettare un po' di tempo per un mio nuovo "colpo", se ne vorrete un altro... come già ho detto ho il materiale a casa (l'altra casa... che casino) e solo a Natale ne rientrerò in possesso... però ho ricominciato a scrivere!!! Grazie Anna!! Con il tuo spunto ho ricominciato dopo anni ed anni... chissà cosa comparirà!!

E nel frattempo non è che potresti mandarmi qualcosa di corposo del tuo corposo corpus di opere corpose?? Fai tu, oppure fai un elenco ed io sceglierò!! Se vuoi, ovviamente.

Bièn, au revoir, by now!!

Mic
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Messaggioda Annika » 18/12/2004, 11:09

Hai ricominciato a scrivere!! Ottimo! E allora hai sicuramente qualcosa di cui metterci a parte.... che cosa stai scrivendo? Io sono alle prese con la cosa più "nordica" che abbia mai scritto, storia ambientata in un fjordo... però sono ancora all'inizio, alle prime 20 paginette...

Per i tuoi racconti già esistenti vorrà dire che aspetteremo fino a Natale... mentre se vuoi posso sbatterne qui sul forum un altro mio, un po' più lunghetto (ma sempre roba di 3-4 pagine).

Se vuoi cose cicciotte scritte da me dammi un indirizzo email, che te le mando!

Sarebbe carino inventarsi dei "temi" su cui cimentarsi in più persone... una volta l'ho fatto con una mia amica ed è a stato divertentissimo! Avevamo scritto dei foglietti con "dove" "cosa" "protagonista 1" "protagonista 2"... e mischiandoli a caso sono venute cose molto spiritose! :)

Anna
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Messaggioda Garabombo » 20/12/2004, 10:01

Rieccomi qua!!
Scusate, ma il fine settimana navigo poco... e quindi rispondo solo ora...

... e strabuzzo gli occhi!!! :shock: Ah, sei solo all'inizio?? Le prime 20 paginette??? Spero siano paginette di un'agenda tipo la moleskine, quella piccola... perché se no alla faccia dell'inizio!!!

Comunque sì, ho ricominciato, molto a rilento a scrivere... una storia che avevo "ideato" anni ed anni fa... e che avevo cominciato già allora... ma subito troncato... però aspetterei un attimo prima di "sottoporla" al giudizio critico del pubblico... ma per quanto riguarda un tuo racconto rispondo positivamente ad entrambe le proposte. Uno pubblico sul sito ed uno per me, solo per me... al mio indirizzo di posta!! Evvai!! (Epperò, se leggo il tuo racconto non scrivo... ma non importa, dai... farò le ore piccole... che peraltro già faccio! Devo darmi una regolata...).

Vuoi ufficializzare il combattimento??? La battaglia istituzionalizzata... una giostra medievale!! Va bene... scelta dell'ambientazione? Personaggi? Chi sceglie tutto ciò?? Facciamo un referendum?
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Messaggioda Elmer's pupil » 20/12/2004, 23:51

Scelgo io!

Un racconto ambientato in un luogo molto desolato e silenzioso, dove pochi uomini vivano e in forme semplici di organizzazione. La protagonista deve essere una donna, afflitta da un problema cronico e capace di portare sofferenza. L'antagonista un uomo per qualche verso molto molto potente ma non del tutto cattivo.

Vi piace? Vi suscita una qualche ispirazione?
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Messaggioda Garabombo » 21/12/2004, 12:29

Mo' me la segno! Per me va bene... anche perché son tornato un fulmine!! Scrivo addirittura mezza pagina (di media) al giorno!!! ... ed adesso Anna mi smonterà dicendo che ne scrive dieci durante la pausa pranzo... ma resisterò!!

Adesso dobbiamo decidere anche una dead line?? (Il lavoro mi rovina, lo so...)

Nel frattempo, a grande richiesta (cioè Anna, che l'ha chiesto una volta...) vi scrivo una parte di ciò che ho ricominciato a scrivere... dovete poi dirmi voi se volete che prosegua o no, perché è un'opera originale in un'ambientazione non originale... e cioè il, oramai iper sfruttato, Signore degli Anelli (mi sento un pochetto in soggezione...). Fin da fanciullo immaginavo le storie che si celavano al di là della storia principale (non credo proprio di essere il solo) e questa è una di quelle. Ditemi se ha abbastanza "lignaggio" per essere portata avanti... non abbiate paura di essere ingenerosi.

Sui Campi del Pelennor
Si risvegliò nel buio della notte.
Attorno a sé udì urla e grida, in una lingua che non riconobbe, frammiste a crepitare di fuochi e al rumore di pietra e roccia frananti. Si accorse di essere riverso sull’orlo di un fosso, con la mano destra immersa nell’acqua corrente e si chiese stupito perché si trovasse dov’era. Cercò di sollevarsi e, improvvisamente, il ricordo esplose nella sua mente. Vide la battaglia ai guadi, le orde avanzanti lungo ponti e su barche. Quindi la ritirata, trasformata ben presto in fuga; la bestia nera che si precipitava dal cielo e il cavallo impennato che lo disarcionava, mentre tentava un tiro disperato. Poi il buio. Capì che i brividi che sentiva in tutto il corpo non erano dovuti al freddo della notte, ma erano l’urlo di disperazione che il suo corpo ancora provava dopo aver udito il grido della creatura che li stava attaccando dal cielo. Ancora provò il freddo di quella presenza incombente su di loro, nuovamente la speranza lo abbandonò.
Chiuse gli occhi e strisciò lentamente nel fosso, temendo ad ogni momento di riudire la fitta profonda del grido della bestia. Ma nessun grido giunse. Si appoggiò ansimante alla bassa scarpata su cui era steso poco prima e finalmente riaprì gli occhi. Sopra di sé vide un cespuglio di tasso; probabilmente doveva ad esso la propria vita: cadendo da cavallo vi era atterrato sopra, e poi, durante le ore in cui era rimasto senza conoscenza, lo aveva protetto dalla vista dei nemici che avanzavano nella piana.
Il contatto con l’acqua della roggia che gli lambiva le gambe lo riportò lentamente alla piena coscienza: era rimasto fuori. Non sapeva se qualcuno dei suoi compagni si fosse salvato, se avessero fatto in tempo a raggiungere la protezione delle mura prima che il gelo del terrore del loro nemico li sopraffacesse. Di certo c’era che lui era rimasto fuori. Il Cancello, molto probabilmente, ora era serrato e stava resistendo agli assalti lanciati dal nemico. Non vi era possibilità di entrare, a meno di aspettare l’assalto finale e la definitiva sconfitta. Cacciò dalla mente quell’immagine vuota di speranza, non si sarebbe lasciato sopraffare dalla paura. Ora che il ricordo della creatura alata si allontanava piano riacquistò il coraggio e la tranquillità. “No, non cadrà facilmente la nostra città.” Si disse, “resisteremo. Io sopravvivrò e, quando il Sovrintendente ricaccerà il nemico al di là del Rammas, mi troveranno ancora vivo.”
Da sotto il cespuglio di tasso guardò la piana attorno a sé. Il fosso divideva due campi a poca distanza dal muro del Rammas, sul lato meridionale di una lieve collina. Il fondo del canale era a pochi piedi di profondità rispetto al livello del terreno ed era poco più largo di due braccia. A fianco del fosso i corpi di alcuni dei suoi compagni erano visibili nell’oscurità. Ovunque, in lontananza verso occidente, alla sua sinistra, brillavano fuochi nella campagna: il nemico stava incendiano le fattorie appena conquistate. Vide gli eserciti dell’Oscuro Signore brulicare nella piana, urlando e devastando ovunque si passassero: la città, si era ora circondata da una palude di figure nere e fuochi fiammeggianti; le sue mura riflettevano il rosso cupo dei fuochi, per ora integre e non violate. L’assedio era oramai completo: da nord, da ovest, da sud le schiere stringevano la loro morsa. Inesorabile, seppure lenta grazie al valore dei difensori, sarebbe stata la caduta della Torre di Guardia. Volse lo sguardo per non lasciare la disperazione entrare nel suo cuore, e guardò nuovamente attorno a sé. Alle sue spalle, oltre l’altra sponda del fosso, la lieve altura finiva nei campi del Pelennor, per ora ancora non toccati dalla furia avanzante. Solo poche truppe sembravano aggirarsi vicino alla sponda del Grande Fiume: poche erano le file di fiaccole che ondeggiavano nel buio. Ma la collina era una zona di maggiore passaggio. Appena al di là della cima correva la strada che dai guadi portava al cancello, e il rumore dei battaglioni che la percorrevano era udibile distintamente. Al suo fianco la spada era ancora nel fodero, ma sapeva che non sarebbe servita nel caso lo avessero sorpreso: per quanto abile, e lui non lo era particolarmente, essendo arciere della compagnia dell’Ithilien, il numero non lasciava speranza. E se fosse tornata la bestia alata solo il Capitano, e forse pochi altri, sarebbe stato capace di fronteggiarla.
[Continua...]

Il resto se vorrete. Non l'ho ancora riletto bene, quindi sarà un po' "ruvido"...

CIAO!
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