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Kailah Morstan
diario di viaggio
Kailah Morstan
 
creato il: 13/01/2012   messaggi totali: 75   commenti totali: 85
107175 visite dal 13/01/2012 (ultima visita il 21/09/2019, 03:34)
22 novembre 516
Lunedì 31 Marzo 2014

Assonanze

Testa bassa, cuore in gola. E su, e giù, a destra, a sinistra... la barchetta si agita tra le onde: sotto di me scricchiolano le vecchie assi di legno, che è tutto ciò che mi divide adesso dal gelido mare. Se ci penso mi viene da vomitare...

Il Tenente Werber rema e fischietta, camuffato da vecchio pescatore. Accanto a me, ammassati, i compagni. Sento il loro respiro, la tensione. Ci entriamo giusti giusti in questa barchetta, coperti dalle reti, pigiati gli uni agli altri.

Sento il gomito di Padre Engelhaft sulla schiena, il peso del suo braccio. Dall'altro lato non posso fare a meno di rimanere sospinta contro l'ampio ventre di Groombor, mentre il ginocchio di Stefen mi preme contro la gamba.
E per quanto la situazione sia seria, per quanto lo scontro sia imminente, non posso fare a meno di pensare agli inopportuni discorsi di oggi pomeriggio, nella capanna del pescatore.

Vediamo di uscirne vivi e vi offro un giro da Kalina la Divina quando torniamo.

Kalina... Kailah...

Concupite piuttosto le soldatesse!

Almeno tu, Kailah, in nome di Kayah te ne prego, mantieniti al di sopra di queste tentazioni.

Kailah, Kalina, Kayah... assonanze strane, contraddizioni pericolose.

La barchetta scarta lateralmente, mi sento lo stomaco sottosopra. Ed è come se le lettere del mio nome si mischiassero, davanti ai miei occhi, fondendo il nome dl Kayah, la Dea a cui i miei genitori evidentemente mi hanno voluta consacrare, al nome di Kalina la Divina.

Non mi piace il mare. Puzza, è agitato, freddo e spaventoso.
E' l'agitazione di stomaco a farmi fare questi pensieri strani, ne sono certa. L'agitazione di stomaco, unita al disagio di questa vicinanza obbligata, che il cuoio delle nostre armature non riesce a mitigare.

Kalina la Divina è quasi una figura mitica, tutti la conoscono e pochissimi hanno avuto il privilegio di vederla, di incontrarla: Engelhaft, a quanto so, è uno di loro.
Quanto dev'essere incantevole, magnetica ed irresistibile quella donna, se il sacerdote ha sentito il bisogno di mettere in guardia "almeno me" davanti alle sue seduzioni?

Mai nella vita mi è passato per la mente di frequentare un posto simile alle "Case della Gioia".
Probabilmente la volta che ci sono andata più vicina è stata a Skogen, quando grazie proprio alla diplomazia di Engelhaft ho rischiato di finire nel "Castello di Seta".
A lavorare però, non a divertirmi.
E per la verità, mentre eravamo mezzi morti nella Terra di Nessuno, senza cibo nè un riparo, ho anche pensato che in fondo al Castello di Seta sarei stata meglio, e in quel momento avrei fatto volentieri a cambio.
Ma erano pensieri dettati dalla paura, dalla disperazione, dalla febbre e dalla fame.

I pensieri che faccio ora, accucciata in questa barchetta in mezzo alle onde, mentre sento ritornarmi su tutto quel che ho mangiato da settimane a questa parte, sono dettati dalla curiosità.

Hanno un senso i nostri nomi?
Il mio so vagamente che è lo stesso di una zia morta giovane, una sorella di mio padre che non è arrivata a vent'anni. Kailah Morstan, proprio come me. E' un nome legato al culto di Kayah, di origine devozionale.

Kalina... è un nome strano, ricorda istintivamente anch'esso Kayah, ma sembra nascondere qualcosa di ulteriore, di dirompente. E' come se fosse l'opposto di Kayah, l'altra faccia della moneta. L'altro lato della Luna. Una sorta di Kayah oscura, misteriosa.

I miei commilitoni ridacchiano, pensano a questa Kalina come alla migliore prostituta del mondo, il premio di una battaglia ben combattuta, il sollievo di tante fatiche. Io sospetto che ci sia dell'altro.

Si dice che la magia provenga da Kayah, sia un suo Dono. Ma come conciliare la Kayah che invita le brave persone a sposarsi e a mettere su famiglia (e a concupire le soldatesse), con la Kayah che concede ad alcuni, casualmente, arbitrariamente, la Magia?

Sull'isola dove stiamo andando ci attende Sigrid: a quanto dicono, anche lei avrebbe ricevuto il Dono di Kayah, pur essendo pagana. C'è molto che mi sfugge, in tutto questo. Chissà che anche Kalina non possegga un simile dono.

Un movimento inatteso della barca spinge il gomito di Padre Engelhaft tra le mie scapole, la posizione è sempre più scomoda. Quanto manca all'isola del Sibilo?

Chissà cosa ci aspetta. Avremo davanti Sigrid, la "strega". Poi i suoi due fratelli... così simili a Vodan, a detta del pescatore. Con la coda dell'occhio lo vedo, Vodan, accucciato oltre Groombor. E poi il vecchio, e qualche guardia.
Siamo così simili, eppure acerrimi nemici. Abbiamo anche noi la strega, che sono io. Abbiamo Vodan, che può interpretare un principe, abbiamo il vecchio Kain... Andiamo a specchiarci nei nostri nemici, e a sconfiggerli.

Mi fa un po' impressione pensare che dovremo ammazzare Sigrid. Il "dono" di Kayah è per lei una condanna a morte, è a causa di questo dono che non possiamo permetterci di avere pietà di lei, del suo passato, del dolore che ha dovuto subire, di quello che ha scelto di infliggere ad altri.
Se mai dovessi diventare anche io più esperta in quest'arte, finirò anche io per diventare un bersaglio?
Il dono di Kayah è un dono insanguinato.

E poi c'è il dono di Kalina, il dono a cui Padre Engelhaft non vuole che io pensi, un dono a cui in effetti non ho mai pensato, almeno fino ad oggi. Cosa si nasconde dietro il misterioso potere di seduzione di quella donna? Non posso credere che sia tutto lì. Le poche esperienze che ho in questo ambito sono state oltremodo deludenti: l'amore, la sensualità sono sopravvalutati. Si riducono ad un dispendio di energie piuttosto inconcludente.
Ci dev'essere qualcosa di ulteriore, nella "magia" di Kalina. Qualcosa che abbia un senso, che regali un significato ad azioni di per sè vuote, fini a loro stesse.

Chissà... sposto il collo, sento la contrazione dei tendini. Che posizione scomoda. E quest'isoletta sembra non arrivare mai.

Kain inizia a remare più intensamente, aumenta il ritmo.
E poi, finalmente, la sua voce: "siamo arrivati, tenetevi pronti, mi sa che ci hanno già visto".

Si comincia, grazie al cielo.

Assonanze - Blog di Kailah

scritto da Kailah , 13:09 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
16 novembre 516
Lunedì 24 Marzo 2014

I paurosi muoiono mille volte

Mi suonano ancora nelle orecchie le parole di Stefen: "denunciatemi pure, tanto non abbiamo speranza".
Ci conosciamo appena, eppure ha trovato il coraggio di fare affermazioni così gravi, esponendosi al rischio molto concreto che qualcuno di noi lo denunci al Tenente Werber.
Ha proposto di uccidere il Tenente, di attaccare l'isolotto del Sibilo senza di lui e di riferire, una volta tornati a Uryen, che Kain Werber sarebbe morto per mano nordra. E' la cosa più assurda che io abbia sentito da mesi a questa parte, da quando sono entrata nell'Esercito.

E' vero che ci aspetta una missione rischiosa, "spericolata" a dir poco, ed è vero pure che io stessa ho percepito nel Tenente un atteggiamento un po' semplicistico, come se volesse minimizzare i rischi e spingerci a spada tratta contro il nemico, senza definire un piano d'uscita sufficientemente solido.
Ma è vero pure che il Tenente sarà lì a rischiare la vita insieme a noi.
Se il Capitano Barun ci ha assegnati al suo comando, vuol dire che il Tenente Werber gode della sua stima e Barun ritiene che sia in grado di gestire questa missione e di tornare vittorioso.

I Nordri che andiamo a affrontare sono i responsabili della caduta della Torre Due, assassini crudeli e predoni insaziabili. Finchè non riusciremo a ricacciare in mare gli invasori, per queste terre non ci sarà pace. Dobbiamo correre qualche rischio? Lo correremo: siamo soldati, siamo qui per questo.
Io sono convinta che quando il Tenente ci conoscerà abbastanza e inizierà a fidarsi di noi, sarà anche più aperto ad accettare le nostre proposte per rendere meno rischioso il piano... ammesso che lui stesso non abbia già pensato a qualcosa che non ci ha ancora detto. In fondo ha insistito più volte a dirci di non preoccuparci, di stare tranquilli, che ci pensa lui.
Forse, se minimizza così i rischi e glissa sulle modalità di fuga, è perchè tra noi tutti l'unico che conosce un po' meglio è proprio Stefen, che già prima di partire era animato dal pessimismo, partendo prevenuto sugli esiti della missione. Probabilmente ci considera quindi tutti dei vigliacchi: sta a noi convincerlo del contrario.

Da ragazzina, mi colpì molto uno spettacolo che mio zio Karol ci portò a vedere ad Ammerung: la tragica storia del Granduca Goran Zeumann e del tradimento di suo fratello, l'infido Silen. Era l'epoca del Conte Elfo e quell'opera teatrale, che parlava tra le altre cose della nascita dei Protettorati elfici, era rappresentata spesso e con successo, soprattutto nel Corno del Tramonto. Ricordo che era una compagnia di Lagos a metterla in scena, si chiamavano "gli Angeli del Tuono", ed erano molto bravi.

La storia era divisa in due parti.
All'inizio si raccontavano le gesta politiche e militari del Granduca Goran, uomo saldo e coraggioso, che grazie alle sue doti era riuscito a conquistare la fiducia degli Elfi di Lankbow e ottenere il loro aiuto nella lotta contro i Nordri e i Nomadi, popoli delle steppe. Già come sottotraccia si intuiva che la sua consorte, dama di incredibile bellezza (e nell'opera teatrale interpretata da un'attrice incantevole), era al contrario una persona doppia e infida, e che tramava in segreto assieme al giovane amante, il fratello del Granduca, Silen Zeumann.
E' una storia accaduta realmente, anche se penso in parte romanzata. Nella seconda parte della storia il Granduca muore, assassinato forse durante un viaggio, e Silen, con la complicità della meravigliosa vedova, fa uccidere l'unico figlio del Granduca, per prendere il potere.
I due, sul finale, vengono smascherati e condannati a morte, e la dinastia degli Zeumann si estingue con loro.

Era uno spettacolo emozionante e gli attori erano talmente bravi che, persino quando a morire furono finalmente i due malvagi traditori, a molti scappò una lacrima. A me piacque soprattutto il personaggio del Granduca Goran, un uomo orgoglioso e intelligente, di profonda saggezza e grande coraggio.
Quando stava per mettersi in viaggio, il viaggio in cui poi incontrerà la morte, un suo consigliere gli suggerì di aspettare, perchè i pericoli lungo il cammino sarebbero stati molti e sarebbe stato opportuno attendere una scorta più nutrita. Ma il Granduca aveva fretta, sapeva di non poter lasciare per troppo tempo la Capitale incustodita, e decise di partire.

"I paurosi muoiono mille volte prima della loro morte, ma l'uomo di coraggio non assapora la morte che una volta", così rispose il Granduca Goran al consigliere, "la morte è conclusione necessaria: verrà quando vorrà."

Tra la rappresentazione scenica e la vita reale ci sono molte differenze, quel che suona perfetto in un'opera di finzione non è necessariamente giusto nella realtà. Ma io credo che ci sia un'autentica saggezza in questa affermazione. Mi basta guardare gli occhi stralunati di Stefen per capire che la paura, la mancanza di fiducia nei comandanti, il disfattismo... sono minacce più serie persino rispetto alle armi dei nemici.

Nessuno di noi vuole morire, nessuno di noi vuole sottovalutare i pericoli che ci aspettano. Ma Stefen, col suo atteggiamento cospiratorio e maldicente, mina dall'interno la nostra forza, ci indebolisce. Non è questo ciò di cui c'è bisogno in un esercito.
Stefen è partito perdente già dalla Rocca di Tramontana, suggestionato dalle leggende e dai pettegolezzi sul conto del Tenente Werber. Già prima di allontanarci di un metro da Uryen aveva "deciso" che sarebbe finita male. E questo suo convincimento è la cosa peggiore che ci potesse capitare: perchè adesso abbiamo due cose di cui preoccuparci: i Nordri... e lui.

Come reagirà, quando le cose diventeranno pericolose sul serio? Quanto ci possiamo fidare di lui?
scritto da Kailah , 14:27 | permalink | markup wiki | commenti (0)