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« La Temperanza mitiga le insidie della via, e il Tradimento cede in preda all'agonia »
- Quentin -
 
Kailah Morstan
diario di viaggio
Kailah Morstan
 
creato il: 13/01/2012   messaggi totali: 88   commenti totali: 91
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10 maggio 516
Sabato 8 Dicembre 2012

Il prigioniero e la prigioniera

Quando il Capitano Barun ha steso con un pugno il nostro prigioniero, Greg, mi ha fatto piacere. Ancora non avevo dovuto sopportare le sue battute allusive e già non lo sopportavo.
Posso capire che, quando scoppia una guerra, improvvisamente ritrovarsi dalla parte sbagliata sia una situazione spiacevole, ma questo non autorizza un atteggiamento tanto fastidioso. Anche io in fondo mi sono trovata senza saperlo dalla parte sbagliata, all'inizio di questa avventura a Uryen, per colpa di Melkor e del mio scarso intuito negli affari e nei rapporti umani.
Eppure si può rimediare. O almeno ci si può provare.
Greg invece si compiace della sua situazione ambigua, sembra proprio sguazzarci.
Già mi immagino cosa direbbe mio cugino Enrick: mi faccio influenzare dai toni del Caporale Heinrich, dal suo astio per Greg e per la banda di Acab. Un po' forse è vero, la sua reazione dura davanti al nostro prigioniero mi ha colpita e tengo in una certa considerazione il parere di Heinrich.
Ma è proprio un'antipatia a pelle, assoluta e fermissima, quella che provo per il nostro prigioniero, è una persona che non mi piace, mi infastidiscono i suoi sguardi, il suo tono, mi infastidiscono le sue velate minacce.

Perchè da quando abbiamo oltrepassato il fiume è diventato molto difficile dire chi sia prigioniero di chi. Formalmente Greg è sotto la nostra custodia, ma sappiamo tutti che in realtà è lui e la sua banda ad avere il coltello dalla parte del manico adesso.
Lo sappiamo noi, lo sa lui.
E quando fa lo spiritoso, parla di farmi ubriacare e di divertirsi con me, lui e la sua banda di delinquenti, lo dice per ridere, ma anche per sottolineare come adesso comandino loro.
In realtà non ho paura che mettano in pratica tali minacce, so che i miei compagni sono gente d'onore, che si farebbero ammazzare pur di impedire un simile scempio, e lo sa anche Greg: Acab e i suoi non hanno nessuna ragione di rischiare di perdere un uomo o due in combattimento per motivi tanto stupidi.
Ma lostesso mi urta da morire che Greg dica quelle cose, odio il fatto che posi i suoi occhi su di me, che si prenda la libertà di deridermi a questo modo.
Non vedo l'ora che si arrivi dal piccolo Dominus.
Che poi... in fondo lo stiamo andando a ricattare, a mettere con le spalle al muro: o accetta l'aiuto di Acab e dei suoi, o quei disgraziati andranno ad aiutare il suo nemico. Bella alternativa...
Quel povero ragazzino si trova in una situazione veramente spiacevole: dobbiamo sperare che prevalga un amaro buon senso e che acconsenta, perchè altrimenti non riesco proprio ad immaginare come faremo a riportare indietro a Uryen il nostro "prigioniero".

Ci sono tanti retroscena che non conosco, sono successe tante cose nella Guerra delle Lande. Quando parlo coi soldati di qui, con la gente che ha combattuto, ho sempre l'impressione, anzi, avverto proprio la consapevolezza di quanto io sia l'ultima arrivata, e quanto io abbia da imparare.

C'è poi l'altro problema, l'altro pensiero che non riesco a togliermi dalla testa e che mi perseguita pure nei sogni. La prigioniera.
E' abbastanza normale, io credo, che mi capiti di sognare risvegliati, mostri, incubi tremendi. Ma mi angoscia ancora di più sognare Cynthia. E sognarla cattiva, cattivissima.
Forse, durante il nostro breve scambio nelle prigioni, lei l'ha intuito, ed è per questo che mi ha cacciata via. Ha capito che io la vedo come una minaccia ormai, più che come una vittima.
Ero terrorizzata al pensiero di Angelica che l'andava a trovare, provo un immenso sollievo a sapere che ormai queste visite sono state interdette. Quando ho sognato Cynthia che faceva del male ad Angelica, astuta e spietata, mi sono risvegliata col cuore che batteva fortissimo ed un terribile presentimento addosso. Le parole di Luther nel nostro ultimo incontro non hanno fatto che confermare una simile impressione.
La povera vera Cynthia è morta. La creatura che si cela sotto la sua pelle è ciò che l'ha uccisa.
E' terribile... a pensarci è terribile perchè questa lunga morte si è consumata silenziosamente, un po' alla volta. Chissà qual è il grado di consapevolezza di sè che conserva, ormai, quali ricordi riesce ancora a trattenere. Posso solo immaginare quanto sia stato straziante questo lungo processo, l'agonia spirituale di una prigioniera che si sente spogliata poco a poco della propria identità, dei propri ricordi, della propria anima.
Bohemond nutre ancora la speranza che sia possibile portare un guaritore da lei, un uomo di fede in Reyks, e che costui possa in qualche modo liberare la vera Cynthia dal mostro che ormai la possiede. Presuppone quindi che Cynthia ci sia ancora, in quel corpo, seppure nascosta. Io non riesco ad essere così ottimista, ma forse ha ragione lui, speriamo.

Ora come ora però il nostro prigioniero ci tiene in pugno, la nostra prigioniera è perduta. Che bella situazione.


scritto da Kailah , 01:24 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
5 maggio 516
Martedì 20 Novembre 2012

Buona Fortuna

"Buona fortuna".
Kurt che mi saluta, mi stringe la mano con le sue. Le stesse mani con cui tante volte aveva incurvato il legno flessibile del mio arco, quando mi incoraggiava a sostituire da sola la corda.

"Lo so che è duro, ma devi fare forza, puntalo a terra, guarda me".

Le prime volte, nei nostri allenamenti lontano tra i boschi, mi sanguinava la pelle delle mani per l'attrito. Sono arrivati i calli, le stagioni sono cambiate, poco a poco ho imparato.
Ed ho persino superato il maestro. Era orgoglioso Kurt, quando lo battevo nel centrare il bersaglio. Nel cambiare la corda invece era lui il più bravo. Incurvava il mio arco con una facilità che gli ho sempre invidiato, senza sforzo.
"Che pretendi, Kailah", rideva lui. "Sarebbe grave se tu fossi più forzuta di me"
Oh, non c'è pericolo, Kurt. Non sono forte. Non sarò mai forte come te.

L'arco che mi ha regalato Kurt, il mio primo vero arco, adesso giace in frantumi tra i massi della cripta crollata a Cantor.
Ringrazio il cielo di non aver fatto la stessa fine, ci sono andata vicino.

Non c'è da fare tante tragedie, è alle persone che bisogna legarsi, non alle cose. Sono viva, sono vivi i miei compagni, che forse posso ormai azzardarmi a chiamare amici. Siamo vivi, ce l'abbiamo fatta, dobbiamo ringraziare gli Dei per questo.
Il mio vecchio arco è l'unica vittima di quella battaglia, tutto sommato è andata bene.

Ma Rock mi ha detto che ho fatto male a lasciarlo a terra. Che un buon soldato non si separa mai dalla sua arma.
Nel darmi un arco nuovo, mi ha detto che non dovrò abbandonarlo mai più. "Dagli un nome, Kailah, intrecciagli una ciocca dei tuoi capelli".

Con l'arco che ho perduto non avrebbe avuto senso farlo. Quell'arco l'aveva costruito il mio migliore amico apposta per me. Non serviva dargli altra sacralità per farmelo sentire importante. Capelli, un nome? A che scopo? Aveva già la sua anima.
Ma ha ragione il Sergente Rock, lui non sa tante cose su di me, ma dice bene quando insiste che un'arco non è soltanto un pezzo di legno flessibile e una buona corda. Che è qualcosa di più.

Adesso ho un arco nuovo. Ad un'occhiata superficiale è molto simile a quello che ho perduto, ma le differenze si sentono in mano, a occhi chiusi, col tatto. Ci vorrà un po' di tempo per farlo mio. Ma non c'è bisogno di dargli un nome. Non me ne voglia il Sergente Rock, ma ho ben chiaro cosa ha voluto dirmi e gli do ragione. Però io ho sbagliato per la fretta, per la paura, non perchè avessi poca considerazione del mio arco. Ho troppo rispetto della mia arma per trasformarla adesso in un feticcio.

Questo nuovo arco custodisce la sua anima nella consapevolezza che ho di essere viva. Incredibilmente ancora viva.

Ogni volta che lo tenderò, che la pelle delle mie dita sfiorerà le minuscole differenze con quello che l'ha preceduto, il mio cuore ringrazierà silenziosamente tutte le persone che mi hanno permesso di essere ancora qui. Chi mi ha protetto, chi mi ha insegnato a combattere, chi mi ha infuso abbastanza coraggio da non impazzire.

Se io sono qui, e non sotto quelle pietre insieme al mio vecchio arco, significa che ho ancora molto da fare.

"Buona fortuna". Il tuo regalo, Kurt. Amico delle cose mai dette. Un augurio importante che mi ha accompagnata e mi ha protetta ancora una volta.

Buona fortuna, sento la tua voce nel suono elastico del nuovo arco che si tende. Buona fortuna.
Buona fortuna, buona mira, buona caccia.

"Buona fortuna".
E' così che ti chiamerò? Di buona fortuna ne avrò ancora molto bisogno.

Kailah e Buona Fortuna
scritto da Kailah , 12:58 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
2 maggio 516
Lunedì 12 Novembre 2012

... respirare

Calma, devo restare calma.
L'armatura ha retto, ne sono... quasi certa.

"Dobbiamo comunque controllare che non siate stati morsi, ci sono risvegliati in zona"

Gli sconosciuti si stanno avvicinando, mentre i nostri sacerdoti in fretta nascondono tra i cespugli il sacco col pugnale e il foglio recuperati nella cripta.
Mi controllo le mani: non c'è più alcuna traccia di luminescenza. Ci manca solo che mi prendano per una maga. No, il dolore alla spalla mi ricorda che ho ben altri problemi.

Possibile che faccia così male, senza che si sia bucata l'armatura? Che non sia filtrato in alcun modo il contagio? Ringrazio gli Dei, perchè me la sono vista troppo brutta. E se invece... basta, Kailah, non ci pensare. Respira. L'armatura è intatta, per stavolta è andata bene. Deve essere andata bene.

Lezione della giornata: da sola, contro un risvegliato, non ce la posso fare. Posso limitarmi a giocare in difesa, ma come provo ad allungarmi per colpire addio, mi viene subito sotto, ed è troppo forte perchè io riesca tenerlo a bada.

Buon proposito: devo allenarmi un po' con la spada, e anche se uno scudo è troppo ingombrante, forse una daga o qualcosa del genere possono servirmi per migliorare un po' la mia difesa. Dovrò chiedere consiglio a Sven e a Bohemond, loro se ne intendono.

Adesso bisogna solo stringere i denti e mantenere la calma. Respirare l'aria fresca, pulita. Respirare a fondo e lentamente.

Non sono io quella che un'ora fa giaceva schiacciata a terra con un risvegliato addosso, mentre il soffitto della cripta iniziava a crollare e a seppellirci in un ultimo abbraccio. Non sono io quella che provava a dimenarsi mentre lui affondava i suoi denti marci nella mia armatura e stringeva, stringeva.... no, non sono io. Non è possibile che fossi io.

Io sono quella che ieri sera chiacchierava con Heinrick a proposito di porte di aggiustare e di nobilotti sciocchi e permalosi. Sono quella che stamattina ha messo in fuga un crock a suon di spadate. Non brava come la nonna di Gebedia, che si faceva bastare qualche sasso.... ma quasi, quasi brava come sua nonna.

Io sono quella che adesso sta fuori all'aria, sotto la pioggia, in attesa di venire esaminata, controllata da questi sconosciuti. La mia pelle è intatta, lo sento. Deve essere intatta.

Cynthia, è così che ti sentivi? Uno spreco. Perchè basta un graffio, una goccia di sangue, per scrivere la nostra condanna.
Deben, è questa la speranza che avevi, quando contro ogni ragionevolezza insistevi a dire che ti sentivi bene, che forse te la saresti cavata?

Percepisco l'assenza dell'arco, solo ora mi rendo conto di quanto mi desse sicurezza. Ce la farei adesso a tenderlo?
Sono esausta.

scritto da Kailah , 11:29 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
2 maggio 516
Lunedì 29 Ottobre 2012

Buon equipaggiamento e buona mira

Nel bene e nel male, un buon equipaggiamento può fare la differenza.

L'ho imparato a mie spese durante la battaglia della Chela, dove per poco non sono finita ammazzata a causa di un elmetto troppo leggero. Hai voglia a dire che l'elmetto di cuoio è più comodo, che il metallo pesa e fa venire il mal di testa. Altro che mal di testa, quando ti arriva una freccia in fronte.
Sono cose che si imparano con l'esperienza, se hai la fortuna, come l'ho avuta io, di poterlo raccontare.

Anche il fatto di portare uno zaino pieno di attrezzi da falegname, chiodi da roccia e altra roba del genere è una scocciatura. Un po' per il peso, un po' perchè bisogna rinunciare ad altre cose confortevoli, come un cambio d'abito, uno specchio, semplici oggetti che rendono la vita più piacevole.
Eppure gli attrezzi non sono mai abbastanza, le frecce non sono mai abbastanza, le torce non sono mai abbastanza.

Mentre i miei compagni esplorano quella grotta fetentissima, rischiarata dal malsano chiarore di lumaconi succhiatori di cadaveri, io me ne sto qui sul predellino, in alto, a osservare il sole che tramonta. Per lo meno l'aria è fresca e piacevole.

Per ora qua sotto è tutto tranquillo.

Non so quanto durerà la preghiera di Padre Alyster (che brutto nome, poveraccio, ma non è colpa sua). Spero che duri poco tempo, perchè col calare delle tenebre non sarà uno scherzo attraversare il vecchio cimitero.

Ogni fruscio tra gli alberi, in basso, mi allarma. Non riesco a smettere di immaginare prima uno, poi due, poi venti "risvegliati" che emergono dalla boscaglia per assediarci, protendendo le loro manacce putride verso l'alto, verso di noi.

Ho una dozzina di frecce ancora, qualcuno lo riuscirei a gestire. Ma la sera avanza.
Quanta luce riesco a produrre con le mani? E quanto tempo dura? Non ho mai provato a raggiungere i miei limiti, ma preferirei non doverlo fare in una situazione di vita o di morte.

Quanto a passare la notte quassù, circondati da quei mostri, non è neanche questa una prospettiva allettante. A parte la puzza incredibile, anche quei lumaconi potrebbero diventare un problema: chi li conosce? E se fossero velenosi, o in qualche modo aggressivi?

Alyster, sbrigati.
L'unica cosa da fare è filarsela alla svelta.

Antico cimitero di Cantor
scritto da Kailah , 11:25 | permalink | markup wiki | commenti (2)
 
28 aprile 516
Mercoledì 17 Ottobre 2012

Lo sbaglio

Questa sono io, adesso.
Indosso un'armatura sforacchiata, ma ancora valida. Ho un arco, armi, alcune cicatrici. La cicatrice più vistosa ce l'ho sulla fronte, uno sgarro che rimarrà sempre a ricordarmi quanto sia importante indossare un buon elmetto nelle situazioni di pericolo.
Sono un soldato semplice dell'esercito regolare di Uryen. I miei superiori mi trattano con rude schiettezza e con rispetto, esattamente come trattano tutti gli altri.
Rischio la pelle quasi ogni giorno e faccio del mio meglio per contrastare la minaccia tremenda che incombe su queste terre. Ho anche confessato al Sergente Rock il fatto di saper usare un pochino la magia e per il momento lui mi autorizza a farlo. In prospettiva dovrò parlarne con il Capitano Barun e formalizzare bene questa cosa.
Non mi lamento.

In questi ultimi due giorni, a causa di Messer Guy Ashley, ho riflettuto su tante cose.

Dove sarei adesso, se quel giorno di tanti anni fa, a Burglitz, non avessi commesso "lo sbaglio" che mi ha fatto precipitare nel disonore?
Riesco a vedermi, con gli occhi della fantasia, con indosso bei vestiti, in un palazzetto dignitoso da qualche parte tra Ammerung e Fiedelm. Non ho cicatrici, ma magari ho qualche marmocchio moccioloso aggrappato alla sottana. E soprattutto ho un marito che non ho scelto, che esercita la sua potestà su di me e sulla mia vita. Uno come Guy Ashley, magari.

Uno dei momenti più umilianti della mia vita è stato quando abbiamo ricevuto la visita di Lord Alyster Forge alla Rocca di Bronne e sono stata obbligata a compiacerlo. Ma un matrimonio non desiderato non è forse la stessa cosa moltiplicata all'infinito? E' la stessa orribile e triste cosa, solo ammantata di ipocrisia e falsa rispettabilità.

Adesso osservo i capricci irritanti di Guy Ashley e sorrido. Perchè quella non è la mia vita, non è più la mia vita.
Io sto qui sulla frontiera a proteggere gli ignari che popolano le terre più a sud. Proteggo le mie sorelle, sposate onorevolmente con sconosciuti di rango, sottomesse ai loro mariti. E tutti, se sapessero, direbbero che è quella la strada giusta da percorrere, e compatirebbero me, la figlia rovinata.

Io però benedico il mio sbaglio. Non per l'effimero divertimento di quei momenti, nè per la lezione e le delusioni successive.
Benedico il mio sbaglio perchè grazie ad esso si è rotta la rete di fili d'oro che mi imprigionava in un mondo di falsità. Il mondo di mio padre, di Alyster Forge e di tutti i Guy Ashley più o meno isterici in circolazione.


Il mondo vero è questo. Fa schifo magari, ma è reale. Ed io sono proprio qui.


scritto da Kailah , 12:14 | permalink | markup wiki | commenti (0)
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Kailah Morstan