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Andrè Navon
 
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21 gennaio 517
Martedì 5 Agosto 2014

Il bicchiere mezzo pieno



Avanziamo di notte, come un branco di lupi in cerca di preda. Quella che molti comandanti considerano una scelta suicida è per Ramsey il modo più efficace per sopravvivere in questi boschi infestati.

Nessuno conosce i Risvegliati come il Tenente. Chi pensa che tutto ciò che sappiamo su di loro si debba alle ricerche e alle teorie del vecchio stregone della Rocca si sbaglia di grosso. La quasi totalità delle nostre scoperte si regge sulle prove portate, sugli esemplari catturati e sui ragionamenti compiuti dal Tenente e dai suoi uomini. Per questo siamo qui adesso: di nuovo a Cantor, a lambire il fianco dell'occhio del ciclone.

"Ci siamo, gente. Quella è la collina dove faremo festa stanotte. Ali, controlla a ore tre: Vasq, coprila. Roy, Manu: portate i due nuovi a dare un'occhiata dall'altro lato. Gli altri con me, vediamo se è pulito e poi mettiamo a letto queste ragazzine".

Risate. Il morale è alto. Va tenuto alto, quando i Risvegliati colpiscono duro. Più picchiano duro e più lo devi alzare, proprio come la guardia. Se qualcuno pensa che ci arrenderemo non ha capito nulla. Abbiamo dato il sangue per questa terra, non saranno certo queste creature abominevoli a farci alzare i tacchi.

Avanzo nella boscaglia, con Vasq che mi segue senza emettere un fiato. Per quanto io possa andare veloce, lui lo è di più. Specie nel sottobosco. Quando c'è lui a guardarmi le spalle so che non ho bisogno di fermarmi e controllare: sono coperta, sempre. E' questa la forza del terzo plotone.

"Che ti pare?" gli chiedo, raggiunto uno spiazzo che reputo soddisfacente.

"Può andare. Non si vede il fiume, però".

Ci fermiamo qualche secondo a osservare la macchia nera sotto di noi. Un tempo questo bosco era un concerto notturno di grilli e cicale. Ora non più. I Kreepar mangiano di tutto, dalle formiche ai Risvegliati. Lo stregone della Rocca li ha definiti "super predatori". Quando Ramsey lo ha sentito si è fatto una risata: ad Angvard se li mangiano, ha aggiunto subito dopo. Allo stregone è toccato starsene zitto.

"Per me è pulito", dico dopo un pò. Vasq annuisce. Entrambi sappiamo dove guardare, cosa notare. Le punte degli alberi, i contorni spezzati delle ombre dei cespugli. "Il fiume, Ali", aggiunge poi.

Saliamo ancora. Ogni roccia che oltrepassiamo ci avvicina di più alla falce di luna calante. Mi tornano in testa i racconti di mia nonna: Ilmatar, la dea Kayah, i Primi Eroi. Sorrido al pensiero di cosa potrebbe dire se fosse ancora viva: in questo mondo di morte e abbandono siamo noi, i soldati, la cosa più simile agli Eroi.

Un colpo sordo rompe il silenzio della notte. Poi un altro. Poi un altro ancora. Passi? No, troppo poderosi. Guardo Vasq. Non piace neanche a lui. "Diamo un'occhio al fiume", mi ripete, "e poi dagli altri. Di corsa".

Raggiungiamo un'altra spianata. La linea sinuosa del Traunne si disegna inconfondibile innanzi a noi. Il ghiaccio e la neve riflettono la luce della luna da mille diverse angolazioni. L'effetto è tale che il fiume, benché ghiacciato, sembra muoversi lo stesso in una danza brillante. Intervallata da piccoli sassolini neri.

"Che ti pare?" Gli chiedo di nuovo. Stavolta la mia voce esce molto diversa.

"Non va bene, Ali. Non va bene per niente".

D'un tratto si volta verso gli alberi sopra di noi, flebilmente rischiarati dalla luna. Qualunque cosa sia, l'abbiamo sentita entrambi. L'anno scorso, di questi tempi, avremmo esclamato "chi sei?" o qualcosa del genere. Ma tante cose sono cambiate, da allora. Vasq incocca la freccia, inclina la testa, mira appena un istante, poi scocca. Un grido rauco e strozzato lacera l'aria.

"Andiamo", mi dice. Annuisco, precipitandomi verso il basso.

"L'hai colpito?" gli chiedo, mentre scendiamo.

"No", mi risponde. L'ha colpito, ma non in testa. "E' veloce", aggiunge poi.

Lo siamo anche noi. Continuiamo a correre, per quanto consentito dalla notte.

"E' uno di quelli..?", chiedo.

"Credo di si".

Scendiamo ancora: la montagna di notte è micidiale, non possiamo sbagliare nulla.

"Ce l'abbiamo?" chiedo appena vedo un punto che può andare.

"Ce l'abbiamo".

Rallentiamo fino a fermarci, poi scompariamo. Sguaino Ametista, poi nascondo la lama come mi ha insegnato il Tenente. I colpi sordi continuano incessanti. Un corno risuona nell'aria, in lontananza. Dev'essere quello del Sergente Rock. Non promette niente di buono. Deve farlo, ma in questo modo ne attirerà parecchi.

Ma non tutti.

Li sento avanzare, nella notte. Sono in due. Seguono il nostro odore, già pregustano il sapore del sangue. Cacciatori. Ecco perché Vasq ne ha mancato uno. Cosa ci fanno in questa zona? In due, poi...

Aspettiamo, poi aspettiamo ancora. Non possiamo sbagliare nulla, ora come non mai. "Aspetta immobile, in silenzio, finché non vedi il bianco dei loro occhi"... Non ancora. Non ancora.

Adesso.

Scattiamo all'unisono. Loro sono veloci, noi non siamo da meno. Sono venuti in cerca di prede, vediamo cosa sanno fare contro due cacciatori. Mentre affondo la punta di Ametista nelle carni del mio, ripenso alle parole dello stregone della Rocca: adesso vedremo chi è il ''super predatore'' di questa collina.

Anche Vasq va a segno. La faccenda si mette bene per noi. Con questi il primo sangue è fondamentale. Gestire il vantaggio, non concedere nulla, non commettere errori. Lo scontro è tutto dalla nostra. Quello di Vasq dura tre fendenti, il mio non supera il quarto. E neanche un maledetto graffio.

"Da Ramsey, adesso".

Mentre torniamo, il rumore è diventato frastuono. La collina è diventata viva sotto i nostri piedi. Risvegliati tra la boscaglia, sui rami degli alberi. Da dove arrivano? Dal cimitero? Queste dannate tombe vomitano morti da mesi. I nostri compagni stanno dando battaglia: il terzo combatte, il dodicesimo sta finendo di piantare a terra le torce. Nessuno sa farlo meglio di noi. Si marcia con Kayah, si combatte con Pyros, si vince con Dytros. Questa è la lezione che impartiremo anche stanotte.

Corro dal Tenente, mentre la spada torna nella mia mano. "Cacciatori sulla collina", esclamo a voce alta. "Meno due. Forse ce ne sono altri".

"Che vengano pure", mi risponde Ramsey mentre la testa di un Risvegliato crolla in frantumi ai suoi piedi. "Stanotte ne abbiamo per tutti". Morale alto, guardia in alto.

"Guarda in alto".

Mi volto verso Vasq. Lo sguardo cade sulle fronde degli alberi sulla collina. I colpi continuano, come dei magli poderosi. La terra trema.

"Vedo che l'avete controllata un gran bene, questa collina!" ci dice Garruk.

Stavolta, però, nessuno ride.

"Puliamo questo casino uno stronzo alla volta", tuona Ramsey. "A quello penseremo dopo".

Il Tenente ci chiede di fare quello che sappiamo fare meglio, e noi lo accontentiamo. I Risvegliati cadono ai nostri piedi, calpestati da altri Risvegliati che cadono ai nostri piedi. Calpestati da altri Risvegliati.

"Qui ce ne sono due con lo scudo!".

"Aaaarghhh!"

"Bear è stato ferito! Bear è stato ferito! Bear è stat..."

"Abbiamo capito! Guarda che non guarisce se lo ripeti!"

Il terzo e il dodicesimo plotone erano l'orgoglio della Rocca di Tramontana dai tempi della Guerra delle Lande. Hanno mantenuto il nome, la numerazione, il prestigio, e anche se gran parte del loro organico è cambiato, morto o non più in servizio attivo restano reparti di cui andare fieri. Alcuni, come Garruk e Ramsey, sono dentro fin da allora. Altri, come me e Vasq, sono arrivati dopo. E poi ci sono i nuovi, quelli che ci vengono assegnati quando qualcuno di noi crepa o si becca una brutta ferita: Garruk li chiama "i novellini". In ogni caso, siamo come una famiglia. Il Tenente ci ha scelti uno ad uno. Se siamo qui è perché lo meritiamo. Dobbiamo essere all'altezza del compito.

Anche quando il compito è impossibile.

Nonostante i nostri sforzi, ce ne sono ancora due o tre in piedi quando arriva quello grosso.

"Si batte la fiacca, eh?" tuona Ramsey, mentre si volta verso il limitare del bosco da cui proviene il casino. Morale alto, guardia in alto.

Guarda in alto.

Un albero scompare, come inghiottito dall'oscurità della foresta. Un altro lo segue di lì a poco, a meno di dieci metri da Ramsey. La foresta si spalanca dinanzi a noi, vomitando Risvegliati di ogni forma e dimensione. E su tutti, come un oscuro idolo pagano portato in processione dai suoi sacerdoti, sorge l'Abnorme più grande che io abbia mai visto.

In quel momento capisco che nessuno di noi ne uscirà vivo.

Abnormis Colossus - Immagine

Il Tenente è un uomo imponente, massiccio. Non ci sono molti soldati, ad Uryen, che possano vantare una corporatura come la sua. Eppure, quando la mole del gigante emerge dall'oscurità, sento una fitta al cuore: improvvisamente, tutto sembra ingiusto e profondamente sleale.

Scuoto la testa. Aidrich Ramsey è l'uomo che rende possibile l'impossibile. Ha sconfitto la Bestia dei Mirtilli, innumerevoli Nordri, moltissimi Risvegliati. E nessuno di noi dubita di lui, del suo coraggio o delle sue capacità. Se c'è un uomo che può trovare il modo di spezzare in due quel gigante, è lui.

E noi con lui.

"Cosa state aspettando? Alle lance! Alle corde! Alle travi!"

Ci muoviamo all'unisono, mettendo in pratica le strategie studiate e provate in mesi di duro addestramento. Il terzo e il dodicesimo, ancora una volta insieme. E se dev'essere l'ultima, che ne valga la pena. Uno difende, l'altro manovra. Il braccio e la mente. Siamo qui per questo, perché lo meritiamo, perché possiamo. Perché dobbiamo. E non importa se sembra impossibile, perché nostro è il compito di rendere possibile l'impossibile.

Ramsey evita il primo colpo, poi il secondo.

Il terzo lo assorbe lo scudo.

Il quarto si schianta su Roben, lasciandolo sul posto.

Il quinto colpisce ancora lo scudo del Tenente, strappandolo via.

Qualcuno di noi, dentro di sé, comincia a a pregare. Nessuno vuole pensarci, nessuno. Le urla di Garruk tengono tutti inchiodati al loro compito. Ciascuno di noi ha un lavoro da fare. Non possiamo permetterci di essere lenti o di commettere alcun errore.

Il sesto si abbatte su Jensen, colpendolo duramente alla gamba. Il settimo corregge il tiro. Penso a sua moglie, ai due figli piccoli. Alla figlia grande. Dannate bestie assassine.

L'ottavo è per il Tenente, ma trova soltanto l'aria. Tutti trattengono il fiato.

La foresta ruggisce di nuovo, vomitandocene addosso altri. "Giusto in tempo, cominciavo ad annoiarmi"! Urla Garruk roteando la sua ascia. Ramsey è troppo impegnato, tocca a lui. Morale alto, guardia in alto.

Guarda in alto.

Nessuno ha voglia di vederlo, eppure gli occhi di tutti si trovano lì, come se potessero in qualche modo alleviare l'impatto di quel colpo sovrumano. Un pezzo dell'armatura del Tenente rotola a terra insieme alla spada. Osservo la neve e maledico in silenzio il suo colore, se soltanto fosse nera potrei illudermi di più su cosa è accaduto. Del corpo nessuna traccia: lanciato via come un fuscello, inghiottito dagli alberi che brulicano di Risvegliati.

"Non statevene lì impalati! Abbiamo un lavoro da portare a termine!" Garruk ha ragione. Puliamo questa feccia uno stronzo alla volta. A quello penseremo dopo.

La danza continua. Facciamo tutto come ci ha insegnato il Tenente. Le lance, le corde, le torce, i nodi, le travi, gli uncini. Non possiamo sbagliare nulla. Non possiamo sprecare il tempo che quei nove colpi ci hanno regalato. Roben, Jensen, Ramsey. Teneteci la bara aperta, stiamo arrivando. Ma non prima che ci strappino la spada dal pugno, non finché potremo disporre di un rantolo di vita.

Non sbagliamo nulla. Siamo stati addestrati per questo. Spalla contro spalla, fino alla fine. Non meno di cinque di loro per ognuno di noi. Non un passo indietro, neppure di fronte all'apocalisse. Ve la faremo sudare, maledetti. Nessuno di noi ne uscirà vivo, ma non lo farete neanche voi.

Perdo la cognizione del tempo, scagliando ogni fendente come se fosse l'ultimo. Ametista danza nell'aria, rossa come un rubino, rischiando a ogni colpo di sfuggirmi di mano. Sento il braccio pesante, artigliate da tutte le parti, sempre più vicine al viso. Ancora uno, penso. Ancora uno, per il Tenente. Ancora uno e poi, se così dev'essere, così sia.

"Troncooo!"

L'urlo del dodicesimo squarcia le tenebre come un raggio di sole. Trattengo il fiato. Mi volto. Ed ecco che, di fronte ai miei occhi, si compie il miracolo. Il gigante, coperto di lance e di corde, barcolla su se stesso, collassa su un fianco.

E poi cade.

E' certo che nessuno di noi ha mai sentito un suono più bello.

Fino a quando Garruk non gli spacca la testa con la sua ascia.

Per un istante, tutto è silenzio.

Poi, all'unisono, iniziamo a urlare a squarciagola.

Il bosco si riempie delle nostre grida. Siamo circondati, il bosco intorno a noi è pieno di Risvegliati. Siamo stanchi, stremati, sfiniti. Tanto è il sangue di morte che abbiamo addosso, che molti di noi si ammaleranno in ogni caso. Ma siamo ancora vivi. Siamo vivi e il gigante Risvegliato è morto. Abbiamo vinto.

Garruk scoppia in una fragorosa risata, coperto dalla testa ai piedi da un liquido marrone. "Ma... può mai dirsi sangue, questo? A me sembra piuttosto merda! Guardatemi! Guardatemi, cazzo! Sono coperto di merda!"

Rido anch'io, con le lacrime agli occhi. Ridono, ridiamo tutti. Questo è il gruppo di Ramsey, il mio gruppo, il mio plotone: una famiglia, fino alla fine.

"Si, ma.. occhio che quella merda corrode. Lavatela via, prima che ti fotta l'armatura!"

Le urla e le risate cessano in un istante.

Il silenzio cala nella vallata, mentre lo sguardo di tutti si volge verso il limitare del bosco. Ramsey si trascina debolmente, tenendosi un braccio per tamponare uno squarcio che gli attraversa da parte a parte il torace.

Nessuno sa cosa dire. Nessuno osa sperare alcunché.

Garruk è il primo a parlare, scendendo con attenzione dalla carcassa della creatura. "Ben alzato, Tenente! Mentre voi battevate la fiacca i ragazzi qui hanno risolto il problema...".

Stavolta però nessuno ride. Vasq e Joden del dodicesimo corrono a sorreggerlo. Io non ce la faccio ad andare, quella ferita non la voglio vedere. Non da vicino. Ne ho già viste troppe.

Raggiungo un Risvegliato che si trascina debolmente a terra. Mentre lo elimino, li sento parlare.

"Non è grave come sembra: pensavate forse di esservi liberati di me?"

"Aspetta a parlare, Ram: vediamo come butta, prima. Lo sai anche tu come funziona...".

Lo sappiamo tutti.

Il lancio di una moneta, il tiro di un dado. Pari e dispari. E questo nella migliore delle ipotesi, se la ferita non si infetta, se non incontreremo altri abnormi, se riusciremo a tornare alla Rocca di Tramontana. Che ne sarà del terzo plotone, senza il suo Tenente?

Inutile pensarci ora: Ramsey cammina ancora, parla, dà ordini: gli uomini sono con lui, appesi alla speranza garantita dalle nostre stesse scoperte.

"Tenente... avete paura?" Chiede una recluta che proprio non riesce a tenerselo dentro. L'unica sopravvissuta, credo.

"Peter, vero?"

"Si, signore!"

"Peter, in queste situazioni... devi imparare a vedere il bicchiere mezzo pieno".

"..."

"Altrimenti non andrai lontano".

"Si, signore!"

Morale alto, guardia in alto. Guardo in alto e Improvvisamente lo vedo, il nostro bicchiere mezzo pieno che brilla nell'oscurità. Qualcosa dentro di me ringrazia Peter e la sua domanda stupida. Ce la faremo, anche questa volta. Torneremo a casa, anche questa volta.

Poi lo sguardo si abbassa, notando qualcosa di strano sull'Altopiano del Tuono. Una luce vivida e brillante, come una torcia che brilla nel buio.

Ali Shark - Immagine 2

Sento Vasq che si avvicina: mi mette una mano sulla spalla. "Dobbiamo andare".

"E' Angvard quella, vero?" Conosco già la risposta, ma le parole mi escono lo stesso.

"Forse non è ciò che sembra. Ci penseremo".

Vasq ha ragione. Anche il Bulvark è dotato di trappole di fuoco. Ma farebbero questo effetto, viste da lontano?

Scuoto la testa. Ci penseremo. Adesso dobbiamo cercare di uscire vivi da questo posto.

Ali Shark - Immagine 1
scritto da Ali Shark , 12:52 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
21 gennaio 517
Domenica 27 Luglio 2014

Intoccabile



Brucia, bastardo! Brucia!

Annie Volvert e la Bestia del Ponte - Immagine

Sento il calore delle fiamme sul viso, osservo le lingue di fuoco che ricoprono il corpo dell'immondo essere che mi sovrasta. Brucia come merita ogni singolo Risvegliato, brucia come la Bestia che ti ha preceduto e come la sua progenie assassina. Brucia, soffri e poi muori. Continua pure a ignorarmi, se ti aggrada: resterò qui, in piedi davanti a te, a guardarti mentre ardi, a sorridere mentre crepi.

La bestia reagisce, come se leggesse nei miei pensieri. E' veloce, ma io di più. Non distrarti, Annie. Questo mostro è dannatamente veloce, quest'ultimo colpo ti ha quasi preso. Devi dare a Kailah un altro pò di tempo, devi...

Dannazione. DannaaaaaaaaaaaaAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHH!

Volo.

Soltanto per pochi istanti, sufficienti a provare qualcosa di spaventoso, emozionante e innaturale. E' questo che prova una rondine? O un'aquila? O un prigioniero gettato giù dalle mura?

Atterro.

Nnggh!

Sbatto la schiena, le braccia, le gambe, la testa. Stupida, stupida. Perché ti sei fatta colpire? Rotolo tra i rami secchi, milioni di chiodi mi si conficcano in ogni dove. Milioni di graffi. I vestiti si riempiono di foglie, di rami, di neve. Se sopravviverò sarà grazie a quest'ultima: la sento ovunque, soffice e ovattata. Rotolo ancora, finisco impigliata tra i rami. Durerà poco, sento che non mi reggono. Non ho le forze per cadere come si deve. Mi aspettano due, forse tre metri di caduta. Un altro volo senza ali. Stupida, stupida.

Cado nel vuoto. Il corpo non risponde. Batto con la schiena. Il dolore è intenso, come se mi avessero spezzata in due. Annaspo, boccheggio, non riesco a respirare. I polmoni, chiamati al loro dovere, non rispondono. Non pervenuti. Per quanto ne so, al loro posto potrebbero esserci un mucchio di foglie e dei rami appuntiti.

Fruscii nel bosco, intorno a me. Sento una presenza che si avvicina rapidamente. Odore di morte, di putrefazione. Un Risvegliato che ha fiutato l'ennesima preda. Osservo il suo volto sopra il mio, sento i suoi artigli appena sotto il diaframma, pronti ad affondare nel tenero innesto dell'armatura. La sua bocca insanguinata si schiude lentamente. Osservo il sangue rappreso tra i denti marci e taglienti, i densi filamenti della sua bava infetta. Se una singola goccia di quella roba colasse sulle mie labbra, adesso, il mio destino si compirebbe nel giro di poche ore. Non penso affatto di essere immune. I denti si fanno più vicini, l'artiglio comincia lentamente a scavare. E' successo altre volte, ma la paura è sempre la stessa. Immensa, totale, assoluta. Troppa persino per piangere. Forse, per lui, non sono intoccabile. Di colpo sento mancare il controllo sulla vescica. Il bisogno di piangere aumenta insieme alla vergogna e all'umiliazione.

Poi mi riconosce, serra i denti e si ritrae. Lo sento mentre si allontana, il fetore si dilegua, l'aria pulita torna a riempire i miei polmoni. Singhiozzo, piango e rido allo stesso tempo: sono intoccabile.

"Si."

No. Questa voce.

Provo a sollevare la testa, senza riuscirci. Sento che è qui intorno, vicino a me. Ho paura. Ho tanta paura. Chiudo gli occhi. Capisco che è sopra di me.

"Annie".

"Vai via! Vai via!" Vorrei urlare, ma non ho fiato. I miei polmoni sono vuoti, spenti. Non riesco a respirare. Mi rannicchio come un verme. Cos'altro vuoi da me mostro, uccidimi e basta, facciamola finita.

"Annie".

D'un tratto, si volta verso qualcosa. Un rumore tra gli alberi.

"Sono in due!" sento gridare. E' una voce che conosco. La figura china su di me si alza lentamente, voltandosi verso i nuovi arrivati.

No. No. No. Non venite qui. Andate via. Andate via.

"Potete aiutarmi?"

No. Non credete a quello che dice. Non avvicinatevi. E' tutto inutile. Non mi esce un fiato, come quegli incubi in cui ti scopri muta. Vorrei che lo fosse, magari lo fosse: la mia realtà è oltre ogni incubo, ormai.

Osservo impotente, mentre uno di loro - Richard, credo che si chiami - si avvicina. La guarda con circospezione, ma non può sapere. Non può neppure immaginare. Sento che dice qualcosa. Provo ad alzarmi. Devo avvertirli, prima che...

"Non è un corpo. E' una ragazza. Ed è viva".

Mi puntello sulle braccia, cerco di tirarmi su. Forza, Annie. Puoi ancora...

"Vedete? E' ancora viva..."

"Fà silenzio", mormoro. Ma il suono che esce dalle mie labbra è quasi impercettibile.

Osservo impotente, mentre un Risvegliato viene attirato all'interno della radura. Richard e gli altri pensano che abbia intenzioni ostili nei confronti di quella che ai loro occhi è soltanto una ragazza indifesa. Come potrebbero pensare altrimenti? Come posso avvertirli prima che sia tardi? Per quanto mi sforzi, non riesco a urlare. Mi agito, ma l'oscurità mi rende quasi invisibile. Per quanto ne sanno potrei essere un Risvegliato anch'io.

Richard avanza davanti ai miei occhi brandendo la spada. Assisto impotente mentre il Risvegliato lo colpisce, gettandosi a peso morto contro di lui. Osservo Malcolm e Pax mentre tentano di aiutarlo. E in tutto questo osservo la vera bestia, il male in persona, mentre osserva impassibile la scena. Lo sguardo fisso, freddo, distaccato. Tutto, meno che umano. Potrebbe attaccarli, ucciderli in qualsiasi momento. Ma non lo fa, non ancora. Aspetta che abbiano la meglio sul Risvegliato, che si avvicinino di loro iniziativa. Quando lo fanno, provo ad avvertirli. "No", mormoro, "non venite qui. Andate via. Mettetevi in salvo, finché potete...".

Pax sembra riconoscermi. "Annie, che è successo? Che ci fai qui? Il campo...?" Si avvicina a me, mentre Malcolm si ferma a parlare con il mostro. Scuoto la testa.

"Andate!", esclamo con tutte le mie forze non appena Pax è davanti a me. "Andate via. Scappate, presto!"

Ma è tutto inutile. Pax non capisce, non può capire. Neanche quando il capriccio amorale del mostro decide che è giunto il momento di fare a pezzi Malcolm davanti ai nostri occhi.

"Stai scherzando? Non ti lascio qui". Poi si alza in piedi, affrontando a testa alta il suo destino.

E' inutile... Non posso salvarlo in alcun modo. Lo sento pronunciare quella che sarà la sua ultima frase. Chiudo gli occhi, ma non serve a molto. Sento il mostro mentre lo fa a pezzi. Sento il mostro mentre si muove. Sento il mostro mentre si accinge a pascersi delle sue prede.Entrambi possiamo sentire gli echi della battaglia in lontananza, entrambi sappiamo che non verrà nessuno. Ha tutto il tempo del mondo. Gli altri non troveranno neppure le ossa. Mi tappo le orecchie, cieca e sorda come negli incubi peggiori. E ancora la mia realtà me li fa rimpiangere, quando inizio a sentire l'odore della sua bava disgustosa, poi quello della carne bruciata. La carne dei miei compagni. Sento il mio corpo che tossisce furiosamente, invaso da conati da cui esce soltanto aria.

La testa mi scoppia, l'odore nauseabondo scava nella mia memoria facendo riaffiorare ricordi che vorrei dimenticare. Holov, la prigione, la casa di Mirai. Quella notte maledetta. Il terrore, l'umiliazione e il dolore atroce. Prego gli Dei di farmi morire qui, distesa sulla neve, a pochi chilometri da dove sono nata, da umana e non da Risvegliata. Singhiozzo, piango e rido al tempo stesso, perché non so pregare. Perché non voglio pregare. Perché non riesco a persuadermi che un dio benefico e onnipotente abbia potuto creare tutto questo o farlo accadere, scegliendo volutamente di non intervenire. Andate a fanculo maledetti, fulminatemi adesso e facciamola finita.

Poi, finalmente, perdo i sensi.

Annie Volvert sul Traunne -  Immagine
scritto da Annie Volvert , 02:03 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
21 gennaio 517
Mercoledì 16 Luglio 2014

Il fianco destro del fronte



La notte è buia, la luce della luna insufficiente. Se non fosse per la torcia di Malcolm non riusciremmo a vedere granché. Tremo al pensiero che questi Risvegliati, così come li chiamano tutti, riescano a vederci molto meglio di noi. Ma il Sergente Rock ci ha dato una missione, e spetta a noi portarla a termine.

Luna Calante - Immagine

Malcolm dice che un Risvegliato non è poi più pericoloso di un Nordro: entrambi non parlano la tua lingua e vogliono farti a pezzi. Anzi, c'è chi dice che i Nordri siano peggio perché sono più veloci. Per me non è così. Non c'è niente di più spaventoso che avere a che fare con un Risvegliato, sentire la sua puzza disgustosa, i suoi lamenti osceni. E mentre ti trovi a guardare gli occhi spenti di quella carcassa disumana non puoi fare a meno di pensare che un giorno era un povero cristo, magari un soldato come noi. Che compito ingrato che ci è toccato. Giusto qualche giorno fa, alla Rocca, Malcolm diceva che a quelli che sono venuti prima di noi, che hanno combattuto la guerra delle lande e tutte le altre guerre, è senz'altro andata meglio. Finché non è arrivato un soldato che gli ha ricordato che la maggior parte di loro si sono Risvegliati. Lo scudo di alcuni di loro lascia pochi dubbi in proposito: soldati contro soldati, e chi non è già morto rischia di diventarlo presto.

Abnormis Armiger - Immagine

"Fate piano", esclama Richard. "Credo di aver visto qualcosa".

Un bravo soldato, Richard. Per il momento è solo un soldato scelto, ma si capisce che ha ottime possibilità di carriera. Soltanto poche ore fa, al campo, è stato eccezionale ed è riuscito ad avere la meglio su due di loro. Al tempo stesso non è uno che si vanta dei suoi risultati, e questo mi piace molto.

Malcolm ed io lo seguiamo, mentre avanza lentamente nella boscaglia. Eccone uno, proprio davanti a noi. Richard ci fa un segno eloquente con la mano: sappiamo che erano in tre, occhi aperti, non facciamoci fregare.

Il Risvegliato non ci mette molto a fiutare la nostra presenza: a quanto pare è uno di quelli armati fino ai denti che ancora ricordano come usare la spada. Per nostra fortuna, il tempo non è stato clemente con la sua: dubito che quell'ammasso di ruggine riuscirà a perforare una delle nostre armature.

Richard rompe gli indugi: "Per il burgravio di Uryen!" tuona, mentre si avventa sull'abnorme. "Per la Rocca di Tramontana!" gli faccio eco, avvicinandomi da un'altra direzione, seguito da Malcolm. Lo affrontiamo in tre contro uno: ed è una fortuna, perché questo Risvegliato scalcia come un mulo. Grande è la soddisfazione quando uno dei miei fendenti lo coglie di sorpresa, incuneandosi sotto la gorgiera dell'elmo e frantumandogli il cranio.

"Bel colpo, Pax!" esclama Richard. "Il tuo primo abnorme, se non erro". Il primo o forse il secondo, penso: dipende se quei brocchi con l'armatura contavano come tali. Ma in fin dei conti cambia poco. Un Risvegliato è un Risvegliato: che sia abnorme oppure no, quello che dobbiamo fare con lui non cambia di una virgola.

D'un tratto la soddisfazione è portata via dal suono secco di un albero che si schianta. Venti, forse trenta metri alle nostre spalle, dove abbiamo lasciato Rock e gli altri. Sentiamo la voce del Sergente, gli ordini che impartisce ai soldati che sono rimasti con lui. Li ho conosciuti da poco, ma ricordo già bene i loro nomi. Bohemond, Jude, Annie, Kailah. Quest'ultima l'ho anche votata qualche settimana fa. Spero che non muoia, mi sta simpatica: a quanto ne so non è neppure della zona, ma è venuta lo stesso a combattere con noi.

"Non preoccupatevi del Sergente Rock, lui sa cavarsela: vediamo di fare lo stesso. Ne mancano ancora due. Annuisco a Richard e mi affianco a lui: prima li troviamo, prima possiamo tornare dagli altri.

"Attenti!" esclama Malcolm. "Sopra di noi!"

L'avvertimento si rivela provvidenziale. Richard rotola via d'istinto, evitando per un soffio l'impatto di una sagoma scura che cade letteralmente giù dal cielo. "Eccone un altro!", urla Malcolm roteando la spada e preparandosi a colpire.

Quello che accade dopo mi fa accapponare la pelle: il Risvegliato solleva una mano, bloccando a mezz'aria la spada di Malcolm grazie a un grappolo di artigli che non avevo mai visto prima. Subito dopo, con l'altra mano, affonda all'indirizzo del ventre attraverso l'unico punto non coperto dallo scudo. Malcolm balza all'indietro, l'armatura sembra riuscire a fare il resto. Non lo ha preso. "Fate attenzione", ci dice tossendo, "lo stronzo ha buoni riflessi".

Abnormis Interfector - Immagine

Faccio un sospiro di sollievo, mentre mi accingo a sfruttare il momento. La mia spada non riesce a raggiungerlo, lo scudo mi salva da un'artigliata al viso. Questa bestia è un osso duro. Toglierlo di mezzo da solo non sarà facile, ma devo guadagnare tempo per far rialzare i miei compagni. Finto al corpo, lo sorprendo alla gamba: salta all'indietro. Faccio per inseguirlo, ma Richard mi ferma: "Non avere fretta, Pax. Facciamolo insieme, come prima". Giusto. Senza fretta. Insieme. Io e Richard ci affianchiamo, aspettandolo con lo scudo alzato, mentre Malcolm si prepara a prenderlo di sorpresa da un lato. Non siamo soli, in questa foresta di Risvegliati. A pochi metri, dietro di noi, sentiamo gli ordini di Rock e le grida dei nostri compagni che stanno combattendo la battaglia della loro vita. Noi non saremo da meno.

D'un tratto, la creatura spicca un balzo poderoso all'indirizzo di Richard. Sento il rumore dello scudo che si schianta, simile a quello di un'esplosione. Guardo Richard, aspettandomi il peggio: grande è la mia sorpresa quando lo vedo sorridere.

"Bel tentativo... ma ti è andata male!" Richard abbandona la spada, afferrando lo scudo con entrambe le mani: il Risvegliato tenta invano di divincolarsi, i suoi artigli restano saldamente conficcati nell'umbone ormai distrutto. "Fatelo a pezzi!"

Io e Malcolm non ce lo facciamo dire due volte: la testa del Risvegliato si schianta sotto alle nostre spade come un melone maturo.

"E sono due!", esclama Richard. "Ne manca..."

D'un tratto qualcosa colpisce con uno schianto gli alberi appena sopra di noi. "Eccolo!" grida Malcolm, indicando un gruppo di rami.

"Attenti, potrebbero essercene degli altri. Questo sembra arrivato adesso".

Ci avviciniamo con circospezione. Il nuovo arrivato si muove appena, come se il forte impatto lo avesse stordito in qualche modo. Poi, dopo qualche secondo, perde l'equilibrio e cade a terra, scomparendo dietro un gruppo di cespugli.

"Forse ci ha detto bene", esclama Malcolm. "Magari ha sbattuto la testa sul tronco dove è atterrato".

"Adesso lo scopriremo. Ma teniamo gli occhi aperti,sono certo che ne manca ancora uno diverso dal nuovo arrivato".

Avanziamo nella boscaglia in direzione dei cespugli. Io sono il primo a scorgere qualcosa. Una sagoma, china su un'altra sagoma.

"Sono in due!" esclamo. Malcolm avvicina la torcia. Con nostra grande sorpresa, sembrano tutto fuorché Risvegliati.

"Potete aiutarmi?" chiede la sagoma in piedi. La voce è indubbiamente femminile. Man mano che la luce di Malcolm la illumina, ci rendiamo conto che si tratta di una donna avvolta in una specie di mantella.

Donna nella foresta di notte - Immagine (Blog)

Io e Malcolm guardiamo Richard, che sembra perplesso quanto noi. "Milady, il bosco è molto pericoloso. Allontanatevi subito da quel corpo".

La donna scuote la testa. "Non è un corpo", dice poi. "E' una ragazza, ed è viva".

D'un tratto, la sagoma a terra ha un sussulto. La guardiamo mentre prova a sollevarsi, puntellandosi sulle braccia.

"Vedete? E' ancora viva..."

Richard avanza di qualche passo, tenendo la spada puntata. "Mi hai sentito? Chiunque tu sia, allontanati subito da lì. Sei stata morsa?"

La donna scuote la testa. Ma non accenna a venire nella nostra direzione.

Malcolm si avvicina a Richard. "Mi sa che è impazzita, o paralizzata dalla paura. Che facciamo?"

Richard fa per rispondere, ma non fa in tempo: una terza sagoma, alle spalle della ragazza, si palesa nell'oscurità. Richard scatta in avanti, levando la spada in direzione della minaccia. "Scansati!" urla alla ragazza, gettandola a terra con una spinta. Appena in tempo. Il Risvegliato dietro di lei ghermisce l'aria con uno dei suoi artigli, poi sferra un'altro colpo, stavolta in direzione di Richard. Che alza prontamente il braccio sinistro.

Ma senza più avere alcuno scudo.

Gli artigli della creatura squarciano l'armatura: Richard urla di dolore. Io e Malcolm balziamo in avanti per aiutarlo, ma non prima che il Risvegliato possa sferrare un'altro attacco. Stavolta con la mano dominante.

Richard cade all'indietro, sovrastato dal peso e dalla forza della creatura. Io e Malcolm facciamo del nostro meglio per scrollarglielo di dosso, colpendolo entrambi alla schiena. "Mollalo, stronzo!" urla Malcolm. Ma è tutto inutile. Resta lì, come una mosca intrappolata nel miele, mentre continuiamo a colpirlo con tutta la nostra forza. E ognuno dei nostri colpi è intervallato dal suono freddo degli artigli sull'armatura e dalle urla di Richard.

Sono soltanto pochi istanti, ma sembrano un'eternità. E quando finalmente Malcolm riesce a colpire con un fendente pieno quella testa piccola e sfuggente, staccandola dal collo e mandandola in mezzo ai cespugli, sappiamo entrambi che per Richard non c'è purtroppo più nulla da fare.

"C... ch...chhh..."

"Non parlare. Risparmia le forze".

"G.. ghhh... gghg..."

"Tieni duro. Adesso ti riportiamo al campo".

Malcolm ha ragione: dobbiamo tornare. Se c'è anche solo una piccola possibilità che non sia infetto, dobbiamo coglierla. Mi volto per in direzione della ragazza, e mi accorgo che è in piedi, davanti a noi. A quanto pare lo spettacolo non le ha fatto né caldo né freddo. Malcolm ha ragione, dev'essere in stato confusionale.

"Quest'uomo ha dato la vita per te", le dico. "Fai in modo che.."

"Mi. Ha. Toccato".

".. Come, scusa?"

"Mi. Ha. Toccato. E. Mi. Ha. Gettato. In. Terra".

Poveretta, neanche si rende conto. Scemo io a cercare di dialogarci. Osservo l'altra sagoma, che continua ad avvicinarsi. Soltanto adesso noto che ha la mia stessa armatura. Un soldato di Uryen, una... ragazza. Aspetta... Annie?

"No... Andate... in salvo..."

Corro verso di lei. "Annie, che è successo? Che ci fai qui? Il campo...?"

Mi guarda con gli occhi sgranati e il viso solcato dalle lacrime.

"Andate... Andate via! Scappate, presto!"

Sembra sconvolta. Vorrebbe urlare a squarciagola ma la sua voce è flebile, poco più forte di un rantolo. Deve aver battuto la schiena cadendo.

"Malcolm, vieni qui, presto: è una dei nostr..."

Di colpo l'aria intorno a me si riempie di un suono simile a quello di una coperta che si strappa.

"Malcolm?"

Sollevo lo sguardo, incredulo. Vedo Malcolm che si porta le mani sull'elmo slacciato, mentre una linea rossa si disegna lungo il suo collo. Poi, con un rumore sordo, la testa, il corpo e l'avambraccio cadono a terra insieme. In piedi, di fronte a lui...

No, non... non è possibile.

"Nooooo! Nooooo!" Annie continua a urlare, di fianco a me. "Scappa! scappa!".

"Stai scherzando? Non ti lascio qui".

Scuote la testa, disperata. Fa di tutto per protestare. Fatica sprecata, ho preso la mia decisione. Non lascerò indietro nessuno. Se devo morire, almeno non morirò da vigliacco.

Raccolgo la spada e la punto verso quella... cosa... che ha ucciso Malcolm e che si accinge a voltarsi verso di me. Osservo quelle appendici mortali, lunghe e sottili, che ha al posto delle braccia. Nere e lucide come la pece. Sembrano le zampe... no, le chele di un insetto.

"Fatti sotto", esclamo. "Potrebbe anche non andare come pensi".

Ed è l'ultima cosa che dico.

Vaalafor - Immagine
scritto da Pax Hadel , 04:17 | permalink | markup wiki | commenti (1)