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Cronache della Campagna di Caen
"Voi avete coraggio e siete molto convincente: ma non appena sarete chiamata a combattere, al primo combattimento che possa realmente definirsi tale, voi morirete. E non parlo di scontri confusi o ingarbugliati, dove nessuno capisce fino in fondo quello che sta facendo o magari ha meno voglia di uccidervi che di portare la pelle a casa. Parlo di uno scontro vero, in cui affronterete una persona con le vostre sole forze. Beh, è giunto il momento che qualcuno che vi vuole bene vi dica che queste forze non basteranno proprio contro nessuno".
creato il: 20/05/2005
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10 settembre 518
Venerdì 11 Giugno 2010
Futuri diafani
Trattengo il fiato, incapace di formulare altre parole. Reclino il viso, inchinandomi al cospetto della reverenda madre delle Sorelle Senza Nome che si accinge a congedarsi da noi. Il mio sguardo segue dal basso i contorni della sua sagoma che incede lentamente verso la porta dove la attende padre Orthagoras.
Silenzio.
Mi concentro, cercando di mettere a fuoco il tuo respiro. Anche tu trattieni il fiato, forse. Ma la tua mano stringe ancora la mia ed è calda, forte... vitale. Ce l'hai fatta, amico mio: hai affrontato la prova più difficile della tua vita superandola con la sola forza della fede.
Respiro, lasciando che la tensione esca finalmente dai polmoni. Hai gli occhi chiusi: va bene così. Dormi, riposa: Reyks ti restituirà presto le forze. Ti lascio la mano, mi alzo in piedi cercando di non svegliarti. Poi il pensiero torna indietro a pochi istanti fa, all'onore che mi hai concesso consentendomi di essere presente a sentire le tue confessioni, propositi e rinunce. E' la seconda volta che riesci a farmi piangere, sai? Senza saperlo, abbiamo rinunciato entrambi alla stessa cosa. E solo gli Dei sanno quanto è stato, quanto sarà difficile per entrambi. Non immagini neppure quanto mi terrorizzi il pensiero di dover tornare a Beid, la reazione che avrà mio padre quando gli dirò che non tornerò indietro come gli avevo promesso... e che nessun altro, all'infuori di Pyros, mi prenderà mai come sua sposa.
Mi allontano, facendo attenzione a non fare rumore: raggiungo la porta, la chiudo. Vado a pregare, ma tornerò presto.
Questa esperienza cambierà per sempre il nostro futuro: ma mentre ripetevo la tua rinuncia ho capito che lo cambierà allo stesso modo, e che la nuova direzione è quella giusta. Non ci resta che seguirla... ovunque ci porterà.
Silenzio.
Mi concentro, cercando di mettere a fuoco il tuo respiro. Anche tu trattieni il fiato, forse. Ma la tua mano stringe ancora la mia ed è calda, forte... vitale. Ce l'hai fatta, amico mio: hai affrontato la prova più difficile della tua vita superandola con la sola forza della fede.
Respiro, lasciando che la tensione esca finalmente dai polmoni. Hai gli occhi chiusi: va bene così. Dormi, riposa: Reyks ti restituirà presto le forze. Ti lascio la mano, mi alzo in piedi cercando di non svegliarti. Poi il pensiero torna indietro a pochi istanti fa, all'onore che mi hai concesso consentendomi di essere presente a sentire le tue confessioni, propositi e rinunce. E' la seconda volta che riesci a farmi piangere, sai? Senza saperlo, abbiamo rinunciato entrambi alla stessa cosa. E solo gli Dei sanno quanto è stato, quanto sarà difficile per entrambi. Non immagini neppure quanto mi terrorizzi il pensiero di dover tornare a Beid, la reazione che avrà mio padre quando gli dirò che non tornerò indietro come gli avevo promesso... e che nessun altro, all'infuori di Pyros, mi prenderà mai come sua sposa.
Mi allontano, facendo attenzione a non fare rumore: raggiungo la porta, la chiudo. Vado a pregare, ma tornerò presto.
Questa esperienza cambierà per sempre il nostro futuro: ma mentre ripetevo la tua rinuncia ho capito che lo cambierà allo stesso modo, e che la nuova direzione è quella giusta. Non ci resta che seguirla... ovunque ci porterà.
4 settembre 518
Venerdì 4 Giugno 2010
Dentro l'Impero
I giorni scorrono veloci qui a Delos, risucchiati dal tempo come granelli di sabbia all'interno di una clessidra che non possiamo vedere. Quanto tempo ci resta prima che l'oscuro disegno di August Bertrand venga trasposto in realtà dai nostri nemici? Il loro sinistro operato si sta dipanando di fronte ai nostri occhi: il corpo straziato della povera Marie di Baran, i sacrilegi compiuti nei santuari di Ilmarinen e di Pyros, il furto di una antica salma dal più importante luogo di culto di Poldorion. Tasselli misteriosi di un antico e perverso rituale che per quanto mi sforzi non riesco a comprendere nè, purtroppo, a prevedere.
Cosa mi manca? La mia mente fino ad ora non mi ha mai tradita: l'amore per i libri, lo studio e la conoscenza sono da sempre l'unica spada su cui posso contare, la forza che il mio braccio non possiede. Eppure tutti gli studi e le ricerche che ho effettuato nel corso degli ultimi mesi non riescono a orientare i miei passi, non incontrando altro che corrispondenze indirette con quanto sta succedendo. In questo momento una parte di me vorrebbe avere il coraggio e la lucidità di Oulpianòs, che si dimostrò in grado di spingere le sue intuizioni al di là degli schemi convenzionali: in questo modo, forse, potrei riuscire a trovare il collegamento tra i Luoghi Impuri e l'antico culto di Kalina, così come egli scoprì per primo i legami che univano quest'ultima con Heloira e con Shasda.
Ma il sentiero tracciato dalle orme di Oulpianòs è irto di insidie: le sue convinzioni lo hanno talvolta spinto lontano dalle posizioni ortodosse della chiesa, eventualità che ha finito per compromettere la loro stessa validità dogmatica. E' un rischio che non posso permettermi di correre: Pyros non poteva mostrarmi il cammino con maggior chiarezza, quando ha voluto affidarmi ancora una volta la custodia della reliquia di Sant'Agapitos. Se sono stata inviata a Delos non è stato per contrappormi alla Tradizione ma per cercare ogni risposta, ogni Verità all'interno di essa, mettendo la mia spada e la mia fede al servizio delle istituzioni presenti.
Parlerò con i Sacerdoti di Kastoria, nella speranza che la mia acerba conoscenza della lingua sia sufficiente: consegnerò la reliquia nelle mani del Metropolita e, se mi sarà consentito, mi inginocchierò di fronte a lui, nella speranza che possa dissetare la mia sete di conoscenza e fornirci le armi necessarie per combattere il Male che abbiamo inseguito fino alla sua dimora.
Vorrei avere il potere di fermare il trascorrere delle notti, in modo da essere certa di poter vedere la fine di questa storia insieme ai miei compagni: il mio tempo si sta esaurendo, e stavolta la clessidra è ben visibile ai miei occhi. Sedici giorni, poi non mi resterà che sperare... Fino al matrimonio di Rosalie, magari. Oh Dei, sono così pochi! Ma no, non c'è spazio adesso per questi pensieri, non con l'enormità di ciò che è in gioco. Questo è quello che mi direbbe Guelfo. Non pensarci. No.
Cosa mi manca? La mia mente fino ad ora non mi ha mai tradita: l'amore per i libri, lo studio e la conoscenza sono da sempre l'unica spada su cui posso contare, la forza che il mio braccio non possiede. Eppure tutti gli studi e le ricerche che ho effettuato nel corso degli ultimi mesi non riescono a orientare i miei passi, non incontrando altro che corrispondenze indirette con quanto sta succedendo. In questo momento una parte di me vorrebbe avere il coraggio e la lucidità di Oulpianòs, che si dimostrò in grado di spingere le sue intuizioni al di là degli schemi convenzionali: in questo modo, forse, potrei riuscire a trovare il collegamento tra i Luoghi Impuri e l'antico culto di Kalina, così come egli scoprì per primo i legami che univano quest'ultima con Heloira e con Shasda.
Ma il sentiero tracciato dalle orme di Oulpianòs è irto di insidie: le sue convinzioni lo hanno talvolta spinto lontano dalle posizioni ortodosse della chiesa, eventualità che ha finito per compromettere la loro stessa validità dogmatica. E' un rischio che non posso permettermi di correre: Pyros non poteva mostrarmi il cammino con maggior chiarezza, quando ha voluto affidarmi ancora una volta la custodia della reliquia di Sant'Agapitos. Se sono stata inviata a Delos non è stato per contrappormi alla Tradizione ma per cercare ogni risposta, ogni Verità all'interno di essa, mettendo la mia spada e la mia fede al servizio delle istituzioni presenti.
Parlerò con i Sacerdoti di Kastoria, nella speranza che la mia acerba conoscenza della lingua sia sufficiente: consegnerò la reliquia nelle mani del Metropolita e, se mi sarà consentito, mi inginocchierò di fronte a lui, nella speranza che possa dissetare la mia sete di conoscenza e fornirci le armi necessarie per combattere il Male che abbiamo inseguito fino alla sua dimora.
Vorrei avere il potere di fermare il trascorrere delle notti, in modo da essere certa di poter vedere la fine di questa storia insieme ai miei compagni: il mio tempo si sta esaurendo, e stavolta la clessidra è ben visibile ai miei occhi. Sedici giorni, poi non mi resterà che sperare... Fino al matrimonio di Rosalie, magari. Oh Dei, sono così pochi! Ma no, non c'è spazio adesso per questi pensieri, non con l'enormità di ciò che è in gioco. Questo è quello che mi direbbe Guelfo. Non pensarci. No.
9 maggio 518
Domenica 21 Giugno 2009
Appunti di viaggio
Rivedere i miei compagni sani e salvi è stato un vero sollievo. Eric, Loic e Guelfo sono carichi di nuove cicatrici e di racconti avventurosi: spero di non averli tediati con tutte le mie domande su Gornak, la città dove è nata mia madre e dove io non sono mai stata. La piazza dove suo padre la portava sempre da piccola, la selva del Grande Fuso e le sue misteriose creature di pietra... Racconti che riempiono ancora i miei ricordi, indelebili come l'inchiostro di questa penna d'oca. Non sono la sola a non essere andata con loro: anche Desiree è stata chiamata a svolgere un altro compito, a seguito del ripristino degli antichi privilegi territoriali che il Ducato ha concesso ai legittimi eredi del dominus di Flavigny. Dopo questi mesi in loro compagnia so per certo che mai traguardo fu più meritato: nè le tragedie nè le disavventure subite sono riuscite a compromettere l'onestà dei loro cuori e la fedeltà alla causa della luce.
Vedere Desiree con indosso la mia armatura mi ha colpita: credo che si stia esercitando a portarla insieme alla spada e all'arco. Sono sollevata al pensiero che, se vorrà continuare a far uso del formidabile coraggio di cui è dotata e che ha sovente determinato l'esito degli scontri che abbiamo sostenuto, sarà in grado di farlo in modo più protetto: e sono felice che abbia scelto di adoperare proprio quella che per molti mesi è stata la mia armatura, nella speranza che possa renderla meno vulnerabile.
E io, quanto sono vulnerabile? La mia vecchia armatura non mi manca, ma non posso dire lo stesso dell'abito da Paladina. Ho preso la decisione di privarmene per ripristinare un equilibrio spezzato dalle azioni di Lady Beart: lei ha saputo tramutare il suo abito in un'arma subdola e affilata, io ho fatto del mio uno scudo nel tentativo di spezzarne la lama. E' una scelta che non rimpiango, e nel mio cuore sono certa che Pyros ha compreso il significato del mio gesto. E' stata la cosa giusta, solo... non credevo che ne avrei sentito così tanto la mancanza. Quella donna mi spaventa, è come se avesse il potere di corrompere tutto quello con cui viene a contatto. Non riesco a togliermi dalla testa il pensiero che possa essere coinvolta in qualche modo con la morte di Ludmilla, e la consapevolezza che si trovi a così poca distanza da Luceen... No, non voglio pensarci: ora lì ci sono Frate Erwin, Nicolas e Karen, non può succedere nient'altro di grave. E il mio posto è qui, con i miei compagni... dobbiamo concentrarci su questo nuovo incarico, e risolvere il problema che ci è stato affidato.
Vorrei soltanto che anche Julie fosse qui: mi manca davvero tanto.
Vedere Desiree con indosso la mia armatura mi ha colpita: credo che si stia esercitando a portarla insieme alla spada e all'arco. Sono sollevata al pensiero che, se vorrà continuare a far uso del formidabile coraggio di cui è dotata e che ha sovente determinato l'esito degli scontri che abbiamo sostenuto, sarà in grado di farlo in modo più protetto: e sono felice che abbia scelto di adoperare proprio quella che per molti mesi è stata la mia armatura, nella speranza che possa renderla meno vulnerabile.
E io, quanto sono vulnerabile? La mia vecchia armatura non mi manca, ma non posso dire lo stesso dell'abito da Paladina. Ho preso la decisione di privarmene per ripristinare un equilibrio spezzato dalle azioni di Lady Beart: lei ha saputo tramutare il suo abito in un'arma subdola e affilata, io ho fatto del mio uno scudo nel tentativo di spezzarne la lama. E' una scelta che non rimpiango, e nel mio cuore sono certa che Pyros ha compreso il significato del mio gesto. E' stata la cosa giusta, solo... non credevo che ne avrei sentito così tanto la mancanza. Quella donna mi spaventa, è come se avesse il potere di corrompere tutto quello con cui viene a contatto. Non riesco a togliermi dalla testa il pensiero che possa essere coinvolta in qualche modo con la morte di Ludmilla, e la consapevolezza che si trovi a così poca distanza da Luceen... No, non voglio pensarci: ora lì ci sono Frate Erwin, Nicolas e Karen, non può succedere nient'altro di grave. E il mio posto è qui, con i miei compagni... dobbiamo concentrarci su questo nuovo incarico, e risolvere il problema che ci è stato affidato.
Vorrei soltanto che anche Julie fosse qui: mi manca davvero tanto.
8 ottobre 517
Lunedì 23 Giugno 2008
Scelte
La decisione di indossare nuovamente le mie vesti ha sciolto le mie paure, ma ora rischia di compromettere la missione affidataci da sir Bruno Malade e la necessità di segretezza da lui più volte sottolineata. Guelfo ha ragione, i nostri nemici sono potenti e non possiamo permetterci di sottovalutarli: nessuno che possa avere contatti con i nostri nemici dovrà vedermi con queste vesti o sapere che una paladina di Pyros sta svolgendo indagini nella città di Achenar.
Ho forse frainteso le parole di Padre Francesco, prendendole in modo troppo letterale? Sento la necessità di parlargli nuovamente, di spiegargli che la scelta di indossare o meno questo abito coinvolge necessariamente le persone che viaggiano con me e quelle che ci hanno offerto il loro aiuto. Accettando di prendere parte a questa missione mi sono impegnata a rispettare le sue regole, sommandole a quelle previste dal mio giuramento da paladina: se davvero non esiste alcun modo per rispettarle entrambe, il rispetto verso i miei compagni mi impone di congedarmi da questo incarico senza che la mia presenza o le mie scelte possano in alcun modo comprometterne l'esito. Ma la conversazione con Padre Francesco dovrà attendere fino a domattina: altre e più urgenti confessioni mi attendono questa notte stessa.
La prima la devo a lady Lucille e alla generosità con cui ha deciso di accogliermi nella sua dimora fidandosi unicamente della parola di sir Karl: farò del mio meglio per ripagarla della sua fiducia, e per dimostrarle che non è stata malriposta.
La seconda è con Eileen Brent: è strano... non abbiamo scambiato che poche parole, eppure le sono bastati un istante e uno sguardo per assumere il ruolo più importante di tutti. I suoi occhi mi hanno vista per quello che sono, e la sua espressione di fronte al mio sconcerto tradiva la volontà di non restare a lungo l'unica testimone. Questa notte, dopo aver parlato con Lucille, mi recherò a parlare con lei nella speranza che vorrà ascoltarmi: poche ore fa le ho detto che la mia vita è nelle sue mani, ora devo fare del mio meglio per convincerla a farne buon uso.
Ho forse frainteso le parole di Padre Francesco, prendendole in modo troppo letterale? Sento la necessità di parlargli nuovamente, di spiegargli che la scelta di indossare o meno questo abito coinvolge necessariamente le persone che viaggiano con me e quelle che ci hanno offerto il loro aiuto. Accettando di prendere parte a questa missione mi sono impegnata a rispettare le sue regole, sommandole a quelle previste dal mio giuramento da paladina: se davvero non esiste alcun modo per rispettarle entrambe, il rispetto verso i miei compagni mi impone di congedarmi da questo incarico senza che la mia presenza o le mie scelte possano in alcun modo comprometterne l'esito. Ma la conversazione con Padre Francesco dovrà attendere fino a domattina: altre e più urgenti confessioni mi attendono questa notte stessa.
La prima la devo a lady Lucille e alla generosità con cui ha deciso di accogliermi nella sua dimora fidandosi unicamente della parola di sir Karl: farò del mio meglio per ripagarla della sua fiducia, e per dimostrarle che non è stata malriposta.
La seconda è con Eileen Brent: è strano... non abbiamo scambiato che poche parole, eppure le sono bastati un istante e uno sguardo per assumere il ruolo più importante di tutti. I suoi occhi mi hanno vista per quello che sono, e la sua espressione di fronte al mio sconcerto tradiva la volontà di non restare a lungo l'unica testimone. Questa notte, dopo aver parlato con Lucille, mi recherò a parlare con lei nella speranza che vorrà ascoltarmi: poche ore fa le ho detto che la mia vita è nelle sue mani, ora devo fare del mio meglio per convincerla a farne buon uso.
8 ottobre 517
Giovedì 19 Giugno 2008
Roccia vuota
Varcando i cancelli della città delle mille e una lama non posso fare a meno di pensare a quel giorno di dodici mesi fa: allora non feci quasi caso alle tinte con cui l'autunno e i suoi fiori decoravano le abitazioni, intenta com'ero a non perdere il passo di Abel e di Giovanni, che di lì a poco ci avrebbe introdotti a Padre Francesco. Ripenso a me stessa, goffa e inesperta, e all'imbarazzo provato di fronte all'impossibilità di rispondere in modo soddisfacente alle spietate domande che il mio padre spirituale era solito porre a se stesso. Abel non aveva paura di mettersi alla prova di fronte agli Dei, e non si è mai stancato di cercare ogni giorno la conferma terrena delle loro promesse: questo lo portò a non accontentarsi delle risposte fornite dall'anziano sacerdote e a spingere la sua ricerca verso direzioni difficili quanto il compito che sentiva gravare sulle sue spalle.
"Stacci attenta a quel ragazzo... è un bravo ragazzo!"
Ricordo come mi affrettai ad annuire, ignorando le difficoltà di un compito i cui termini avrei di lì a poco deluso. Presto confesserò il mio fallimento al cospetto di Padre Francesco e della Dea, nella speranza che mi sia data un'altra possibilità. Una speranza che non è mai realmente morta, e che l'arrivo di Nicolas contribuì a tenere in vita: così diverso da Abel eppure così simile, forte e fragile al tempo stesso. Grande fu la mia gioia quando mi illusi che avrebbe potuto prendere il posto di Abel, fino a quando non seppi che padre Lorenzo Quart aveva deciso di richiamarlo a Chalard per destinarlo a un altro incarico.
C'era una cosa in comune tra Abel e Nicolas, piccola e insignificante ma che resterà sempre impressa nella mia mente: ogni volta che ci fermavamo a riposare entrambi erano soliti cercare una roccia su cui sedersi, grande e spesso scomoda, almeno a giudicare dall'aspetto. Quando capitava io facevo il possibile per trovarmene un'altra, più piccola, che si trovava nei pressi; mi piaceva osservarli da lì, spesso da un lato o di spalle, mentre si interrogavano sul da farsi. In quei momenti, anche le volte in cui non avevo idea di cosa ci stesse succedendo, potevo "sentire" che ce l'avremmo fatta a portare a termine la nostra missione.
Chissà, forse non ero l'unica a guardare in direzione di quella roccia: e forse è proprio questo orizzonte che si nega alla vista a consumare lentamente la nostra lucidità, a farci cadere preda di errori e distrazioni. Sento il bisogno di parlare con Padre Francesco, ma più di ogni altra cosa sento il bisogno di tornare da Lorenzo Quart: per il mio bene, e per quello dei miei compagni, ho bisogno di sapere se e quando verrà qualcun altro a sedersi su quella roccia e se mai riusciremo a riempire quel vuoto.
"Stacci attenta a quel ragazzo... è un bravo ragazzo!"
Ricordo come mi affrettai ad annuire, ignorando le difficoltà di un compito i cui termini avrei di lì a poco deluso. Presto confesserò il mio fallimento al cospetto di Padre Francesco e della Dea, nella speranza che mi sia data un'altra possibilità. Una speranza che non è mai realmente morta, e che l'arrivo di Nicolas contribuì a tenere in vita: così diverso da Abel eppure così simile, forte e fragile al tempo stesso. Grande fu la mia gioia quando mi illusi che avrebbe potuto prendere il posto di Abel, fino a quando non seppi che padre Lorenzo Quart aveva deciso di richiamarlo a Chalard per destinarlo a un altro incarico.
C'era una cosa in comune tra Abel e Nicolas, piccola e insignificante ma che resterà sempre impressa nella mia mente: ogni volta che ci fermavamo a riposare entrambi erano soliti cercare una roccia su cui sedersi, grande e spesso scomoda, almeno a giudicare dall'aspetto. Quando capitava io facevo il possibile per trovarmene un'altra, più piccola, che si trovava nei pressi; mi piaceva osservarli da lì, spesso da un lato o di spalle, mentre si interrogavano sul da farsi. In quei momenti, anche le volte in cui non avevo idea di cosa ci stesse succedendo, potevo "sentire" che ce l'avremmo fatta a portare a termine la nostra missione.
Chissà, forse non ero l'unica a guardare in direzione di quella roccia: e forse è proprio questo orizzonte che si nega alla vista a consumare lentamente la nostra lucidità, a farci cadere preda di errori e distrazioni. Sento il bisogno di parlare con Padre Francesco, ma più di ogni altra cosa sento il bisogno di tornare da Lorenzo Quart: per il mio bene, e per quello dei miei compagni, ho bisogno di sapere se e quando verrà qualcun altro a sedersi su quella roccia e se mai riusciremo a riempire quel vuoto.
6 luglio 517
Martedì 19 Giugno 2007
La Torre del Tramonto
Le austere mura che cingono il collegio dei padri di Noyes sono una cornice perfetta per riflettere sugli eventi con cui questa lunga primavera si è alfine conclusa; è qui, nel luogo in cui Abel maturò la vocazione e ricevette il suo primo addestramento, che gli Dei mi hanno concesso la possibilità di portare a termine il mio compito, di rafforzare il mio corpo e di rinsaldare la mia fede e le mie convinzioni.
Padre Lorenzo Quart è stato molto gentile, consentendo a Quixote e a me di portare avanti i nostri studi giorno dopo giorno, al riparo da occhi indiscreti. Il lavoro di traduzione procede di giorno in giorno, e siamo fiduciosi di poter ultimare una prima sommaria stesura prima del ritorno dei nostri compagni. Pagina dopo pagina il testo, parzialmente redatto nella lingua dei Nani, palesa la sua complessità: i nostri sforzi porranno in essere soltanto una delle molte pietre necessarie ad erigere il ponte culturale necessario per comprendere questo arcano.
Gli abitanti del convento impostano la loro vita secondo i rigidi principi previsti dai valori sacri alla Dea della Luna: le attività che scandiscono i ritmi del monastero e la semplice e pratica disposizione d'animo delle vesti bianche e dei paladini sembrano quasi rimproverami per il tempo trascorso tra i fasti e le comodità del palazzo di Beid, e mi indicano con rinnovato vigore la strada che ho scelto di percorrere e che torna nuovamente a stendersi di fronte a me.
Ho avuto modo di conoscere Diana, una giovane paladina dell'ordine di Kayah che presta servizio alla Torre del Tramonto e con cui condivido la stanza. Confesso di sentirmi spesso in soggezione di fronte a lei: a volte ho l'impressione che i suoi occhi scuri siano in grado di leggermi dentro, e tanto le poche parole che mi rivolge quanto i colpi della sua spada di legno durante gli allenamenti non mancano di esporre quotidianamente le mie debolezze, facendomi sentire fragile e insicura. Il suo carattere mi ha colpita profondamente, e sono state sufficienti poche parole per comprendere che dietro all' atteggiamento sbrigativo e ai modi distaccati si nasconde un animo sensibile e un cuore coraggioso e generoso. Prego di avere il tempo e la possibilità di riuscire a conquistare la sua fiducia e la sua approvazione, e anche se dubito che riuscirà a vedermi come un'amica gli Dei mi aiuteranno a dimostrarle che il tempo trascorso con me non sarà stato speso invano.
Padre Lorenzo Quart è stato molto gentile, consentendo a Quixote e a me di portare avanti i nostri studi giorno dopo giorno, al riparo da occhi indiscreti. Il lavoro di traduzione procede di giorno in giorno, e siamo fiduciosi di poter ultimare una prima sommaria stesura prima del ritorno dei nostri compagni. Pagina dopo pagina il testo, parzialmente redatto nella lingua dei Nani, palesa la sua complessità: i nostri sforzi porranno in essere soltanto una delle molte pietre necessarie ad erigere il ponte culturale necessario per comprendere questo arcano.
Gli abitanti del convento impostano la loro vita secondo i rigidi principi previsti dai valori sacri alla Dea della Luna: le attività che scandiscono i ritmi del monastero e la semplice e pratica disposizione d'animo delle vesti bianche e dei paladini sembrano quasi rimproverami per il tempo trascorso tra i fasti e le comodità del palazzo di Beid, e mi indicano con rinnovato vigore la strada che ho scelto di percorrere e che torna nuovamente a stendersi di fronte a me.
Ho avuto modo di conoscere Diana, una giovane paladina dell'ordine di Kayah che presta servizio alla Torre del Tramonto e con cui condivido la stanza. Confesso di sentirmi spesso in soggezione di fronte a lei: a volte ho l'impressione che i suoi occhi scuri siano in grado di leggermi dentro, e tanto le poche parole che mi rivolge quanto i colpi della sua spada di legno durante gli allenamenti non mancano di esporre quotidianamente le mie debolezze, facendomi sentire fragile e insicura. Il suo carattere mi ha colpita profondamente, e sono state sufficienti poche parole per comprendere che dietro all' atteggiamento sbrigativo e ai modi distaccati si nasconde un animo sensibile e un cuore coraggioso e generoso. Prego di avere il tempo e la possibilità di riuscire a conquistare la sua fiducia e la sua approvazione, e anche se dubito che riuscirà a vedermi come un'amica gli Dei mi aiuteranno a dimostrarle che il tempo trascorso con me non sarà stato speso invano.
23 giugno 517
Venerdì 1 Giugno 2007
Il secondo scrigno
La mano mi trema mentre lo stringo forte, consapevole del tributo di sangue e fatica pagato per il suo ritrovamento: un prezzo che nelle ultime settimane nessuno degli attori coinvolti ha rifiutato di pagare, riuscendo alfine a trasformare questa sfida oscura e soffocante in una vittoria illuminata dalla luce degli Dei. Eric e Loic mi hanno consegnato la chiave, Guelfo mi ha indicato la via: ma non saremmo mai arrivati sani e salvi senza il coraggio di Julie, l'abilità di Desiree, la lucida determinazione di Quixote e l'esperienza di Jen.
A ognuno di loro questa vicenda ha dato un ruolo, un compito che hanno saputo svolgere con impegno e abnegazione: non posso deluderli, non voglio essere da meno. Proteggerò questo scrigno così come Quixote ha custodito il suo, e insieme consegneremo questa arcana conoscenza nelle mani di chi saprà farne l'uso migliore.
Entrando in quella grande sala consacrata a divinità antiche ho letto lo sgomento nei volti dei miei compagni alla vista di raffigurazioni incomprensibili e contraddittorie: negli occhi di quella statua si poteva leggere l'infinita tristezza di un popolo che non ha avuto la possibilità di distinguere la luce dall'ombra, costretto a muoversi a tentoni senza poter distinguere la vita dalla morte, il bene dal male.
Stringo forte lo scrigno, sento le pergamene in esso contenute vibrare al suo interno, custodi centenarie di un passato dimenticato: un passato prossimo a tornare alla luce, la cui chiave è stata consegnata a Guelfo, da questi a Eric e Loic, dando modo ai due valorosi fratelli di sconfiggere il Guardiano, per poi arrivare a me. E' stato Guelfo a prendersi la responsabilità di comunicarmi la strada giusta da seguire, l'unica che non mi avrebbe condotta verso morte certa sigillando per sempre nell'oblio questo cifrario. Quella runa, Quert, forse simboleggiava proprio questo: la scelta che ognuno di noi deve fare tra il bene e il male, una scelta che gli antichi popoli erano soliti astenersi dal compiere circoscrivendola ai fasti di un rituale ciclico compiuto sotto gli occhi di una divinità duale; due troni per le due diverse incarnazioni della natura e sette forze in grado di conciliarle sotto un'unica luce divina a patto che tale scelta venga effettuata. Il profeta seduto di fronte al cercatore, l'intelligibile contrapposto al sensibile: stando al racconto dei miei amici le salde e fideistiche convinzioni di Quixote più volte si sono contrapposte all'impulsività e all'empirismo di Guelfo, ma la fede di quest'ultimo è stata in grado di tenere a bada i suoi stessi stimoli conoscitivi. Forse il guardiano combattuto e sconfitto da Eric e Loic altro non era che la rappresentazione dell'entità della sua rinuncia, lo spettro d'ombra di quella stessa ricerca consegnata di sua sponte nelle mani della Luce: uno spettro che i suoi amici sono stati pronti a combattere per lui onorando una scelta dimostratasi più forte di qualsiasi sospetto, che non può non essere guidata da una salda e sentita fede negli Dei.
Quert.
Devo vincere ogni mia paura nei suoi confronti e parlargli al più presto: voglio che sappia che ho compreso parte del significato della sua scelta e che, per quello che vale, sono disposta a combattere i miei timori.
A ognuno di loro questa vicenda ha dato un ruolo, un compito che hanno saputo svolgere con impegno e abnegazione: non posso deluderli, non voglio essere da meno. Proteggerò questo scrigno così come Quixote ha custodito il suo, e insieme consegneremo questa arcana conoscenza nelle mani di chi saprà farne l'uso migliore.
Entrando in quella grande sala consacrata a divinità antiche ho letto lo sgomento nei volti dei miei compagni alla vista di raffigurazioni incomprensibili e contraddittorie: negli occhi di quella statua si poteva leggere l'infinita tristezza di un popolo che non ha avuto la possibilità di distinguere la luce dall'ombra, costretto a muoversi a tentoni senza poter distinguere la vita dalla morte, il bene dal male.
Stringo forte lo scrigno, sento le pergamene in esso contenute vibrare al suo interno, custodi centenarie di un passato dimenticato: un passato prossimo a tornare alla luce, la cui chiave è stata consegnata a Guelfo, da questi a Eric e Loic, dando modo ai due valorosi fratelli di sconfiggere il Guardiano, per poi arrivare a me. E' stato Guelfo a prendersi la responsabilità di comunicarmi la strada giusta da seguire, l'unica che non mi avrebbe condotta verso morte certa sigillando per sempre nell'oblio questo cifrario. Quella runa, Quert, forse simboleggiava proprio questo: la scelta che ognuno di noi deve fare tra il bene e il male, una scelta che gli antichi popoli erano soliti astenersi dal compiere circoscrivendola ai fasti di un rituale ciclico compiuto sotto gli occhi di una divinità duale; due troni per le due diverse incarnazioni della natura e sette forze in grado di conciliarle sotto un'unica luce divina a patto che tale scelta venga effettuata. Il profeta seduto di fronte al cercatore, l'intelligibile contrapposto al sensibile: stando al racconto dei miei amici le salde e fideistiche convinzioni di Quixote più volte si sono contrapposte all'impulsività e all'empirismo di Guelfo, ma la fede di quest'ultimo è stata in grado di tenere a bada i suoi stessi stimoli conoscitivi. Forse il guardiano combattuto e sconfitto da Eric e Loic altro non era che la rappresentazione dell'entità della sua rinuncia, lo spettro d'ombra di quella stessa ricerca consegnata di sua sponte nelle mani della Luce: uno spettro che i suoi amici sono stati pronti a combattere per lui onorando una scelta dimostratasi più forte di qualsiasi sospetto, che non può non essere guidata da una salda e sentita fede negli Dei.
Quert.
Devo vincere ogni mia paura nei suoi confronti e parlargli al più presto: voglio che sappia che ho compreso parte del significato della sua scelta e che, per quello che vale, sono disposta a combattere i miei timori.






















