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- Kailah Morstan -
 
Julie la Piattola
Julie Modane
 
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30 maggio 517
Lunedì 16 Aprile 2007

padri e figli

L'amore paterno.

Io ricordo molto poco di mio padre. Avevo otto anni alla sua morte, quando venne assassinato dagli uomini di Lord Albert. Ricordo quando mi prendeva sulle spalle e mi faceva volteggiare, ricordo il suono della sua risata, il timbro della sua voce buona. Era una brava persona, non meritava di finire così.



Ci ripenso spesso in questi giorni, perchè ho davanti agli occhi due esempi di amore verso il padre, Quentin e Rosalie. Esempi molto diversi, ma che mi struggono di malinconia, mi ricordano tempi lontani in cui anche io avevo una persona da chiamare papà.

Samuel ci ha chiesto di portare via Quentin, di portarlo in un monastero perchè venga educato, allontanandolo dalla bicocca in cui lui ora si lascerà morire.
"Uno sta ad Annecy ed è prigioniero da una vita".
No, non è Samuel. E' Quentin la persona di cui parlava il Profeta, secondo me. Lo liberiamo dall'isolamento e dalla malinconia di veder morire suo padre, portandolo con noi ai Padri di Noyes.
Ma Quentin non vuole abbandonarlo. Anche se non è il suo vero padre. Non vuole abbandonarlo perchè sa benissimo che senza di lui Samuel non ha molte possibilità, e sa anche che non si rivedranno più.
Avrà 12 anni, Quentin, più o meno.
Quanto ricorderà, un giorno, di suo padre? Razionalmente facciamo la cosa giusta a portarlo con noi, non ha senso che resti qui "prigioniero". Ma mi dispiace, perchè so cosa si prova a trovarsi veramente soli.
E poi forse sarebbe più giusto che Quentin potesse fare quel che profondamente vuole, stare vicino alla persona più cara finchè possibile, fino alla fine, per poi andarsene senza rimpianti?
Non lo so.
Io non l'ho visto morire, a mio padre. Gli ho risparmiato il dolore di vedere i miei occhi atterriti, di vedermi piangere e tremare.
Forse Samuel è questo che vuole, non vedere suo figlio piangere per lui, non mostrarsi ormai derelitto e morente, restare nel ricordo dignitoso.
Non lo so davvero cosa sia giusto, sono due brave persone, Quentin e Samuel, e mi dispiace tantissimo che la situazione sia questa.

E poi c'è Rosalie.
Che parla di suo padre riferendosi una volta al padre di sangue, morto in guerra, e una volta al padre adottivo, ovvero il padre di Solice.
Lei piange quando ricorda suo padre, ma non riesco a capire se il suo sia un pianto di amore filiale o di rabbia, di odio.
Ci ha chiesto di intercedere presso Bernard perchè non testimoni a favore di Marc il prigioniero. Lo vuole morto.
Come lui voleva morta lei, anche a costo di finire all'Inferno Ghiacciato.
Non so quanti anni avesse Rosalie quando ha perso il suo vero padre, ma anche lei era una ragazzina. Cosa ricorderà di lui?
Abbracci, scherzi e giochi, oppure armature scintillanti, inni alla guerra e ordini militari?

Padri e figli, i figli che perdono i loro padri.
Ferite che restano dentro e che il tempo rimargina in modi imprevedibili. Ferite che continuano a fare male.
scritto da Julie , 00:09 | permalink | markup wiki | commenti (0)
Scritto il 15/04/2007 · 95 di 139 (mostra altri)
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