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Forum di Myst

 
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Il Valvassore
Guelfo da Flavigny
 
creato il: 20/05/2005   messaggi totali: 60   commenti totali: 79
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30 Settembre 518
Venerdì 15 Ottobre 2010

Sconfitta

Eccomi qui, a contemplare il nostro fallimento nella quiete di questa notte fatale. Stanco, dolorante. Spezzato. Ho tentato di spiegare a Julie le ragioni del mio sconforto prima che quel povero diavolo dall’aria stralunata e un po’ sinistra ci interrompesse con la sua visita inaspettata. Sapevo che avrebbe avuto difficoltà a capirmi. E’ convinta che questa sia solo una breve stagione, una sorta di travagliato preludio ai molti anni di felicità che attendono lei e il suo Lucius, dolci e spensierati come i canti che stasera ha sciolto con quella sua magnifica voce da usignolo...

Prego gli Dei, se mai ci ascoltano, che la speranza di Julie possa esaudirsi a dispetto della tenebra che incombe su noi tutti, che le si risparmino infine gli orrori a cui sembriamo condannati in questi amari giorni, che non giunga più, per la paura che le ghiaccia il cuore, a vedere degli spettri spaventosi in un vecchio vagabondo e nel suo cane smagrito.

E prego affinchè la luce di Pyros non smetta di illuminare Solice, possa la Fiamma divina infondere almeno in lei nuovo vigore, nuovo coraggio. Se davvero Gli è gradita la terribile rinuncia che questa ragazzina non ha esitato a fare pur di meglio servirLo...pur di sostenermi quando tutto sembrava perduto... ecco, allora Egli non dovrà mai consentirle di cadere in preda alla disperazione, di sentirsi debole, sconfitta...abbandonata.

Come accadde ad Abel nei suoi ultimi giorni.

Come sta accadendo a me ora.

Ho dato a Reyks e a Kayah ciò a cui più tenevo ...

"...sei sicuro?..."

...pur di proseguire nella lotta, pur di non soccombere prima di aver portato la Causa alla vittoria. Eppure le forze stentano a tornarmi. Quelle stesse ferite che un tempo avrei sopportato di buon grado mi stanno piegando ogni giorno di più. All'Heresioptis, quali che siano i suoi segreti, non è bastato che uno sguardo per sprofondarmi nuovamente nell'agonia, un semplice malevolo sguardo per riscaraventarmi sull'orlo dell'Abisso. Non mi sono sentito così infiacchito, così tremendamente stanco, al punto che persino il tentativo di richiamare un'insignificante frazione di Potere ha finito per lasciarmi stordito ed inerme, un peso morto che i compagni hanno dovuto trascinare via dalla battaglia.
E i nostri avversari invece? Precisi e letali come sempre, come sempre un passo avanti a noi, come sempre in grado di scatenare forze magiche incomparabilmente superiori a quelle che mi furono concesse...

E' per questo che Kayah mi ha strappato alla morte? E' per questo che Reyks ha fatto sì che le mie carni straziate dai morsi di Ingrinmir si rimarginassero quel tanto da rimettermi in piedi?

Mi sorprendo a chiedermi se la mia sopravvivenza la devo davvero ad una grazia degli Dei. Perchè salvarmi dall'Abisso per poi lasciarmi così, un'ombra patetica e insignificante, in balia della Tenebra? Mi si chiede di fermare un nemico con cui non potrei mai competere neppure se fossi nel pieno delle forze? Mi si chiede di scovarlo anche se sono condannato a rimanere nella più assoluta ignoranza dei suoi disegni, anche se la risposta alle domande che oggi ci consentirebbero di impedire queste trame diaboliche mi è stata negata?

La verità è che non c'è rimasto nulla che io possa fare, e in questa consapevolezza ho l'impressione di trovare una sorta di strana serenità.

Che senso avrebbe infatti rimanere qui, impotente testimone del trionfo dell'Oscurità? A questo punto solo un miracolo potrebbe sopperire alla mia, alla nostra inadeguatezza rispetto al compito che ci è stato affidato, e di certo le legioni di monaci di questo Tema hanno probabilità assai maggiori delle mie di vedere esaudite le loro invocazioni... E d'altro canto che senso avrebbe mai fuggire, quando per me non esiste più una casa a cui fare ritorno, una vita diversa da questa lotta senza speranza, da questa assurda giostra che mi vede scendere in lizza senz'armi e bendato contro una moltitudine di avversari tra i più temibili che si possano immaginare?


scritto da Guelfo da Flavigny , 20:16 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
10 Settembre 518
Domenica 13 Giugno 2010

L'uomo che sarò

Santa Tina del Lazzaretto. La Sorella Senza Nome ha appena lasciato il mio capezzale. Solice tiene ancora la mia mano stretta nella sua. Mi sento in pace malgrado il dolore che mi strazia la carne.

Chiudo gli occhi, e alla penombra del capannone si sostituisce una tenebra fitta ma dolce, che non ho più ragione di temere. Guelfo, Dominus di Flavigny, figlio adottivo di Lord Graham Dillon, è morto.

Penso alle mancanze dell'uomo che ero. Alla vanità, all'ambizione, all'arroganza. A come le ho assecondate a danno dei miei affetti più cari. Penso al disprezzo che ho riservato a Loic a causa del suo censo, alle menzogne e agli intrighi con cui ho cercato di ostacolare il suo amore per Desiree. Alla disinvoltura con cui ho giocato con i sentimenti di lei, nella speranza di trarne un profitto per la nostra casata. Chissà...se non avessi ritenuto quell'unione un insulto e una minaccia al mio prestigio, se non avessi cospirato con ogni mezzo per impedirla...forse le cose sarebbero andate in modo diverso, e tanta infelicità sarebbe stata loro risparmiata.

Sprofondo nell'oscurità. Il freddo mi intorpidisce le membra, ogni sofferenza scompare. Solo il tepore della mano di Solice mi ricorda che sono ancora in questo mondo.

"NON DIRAI AI TUOI NEMICI DI AVERMI VISTO, COSÌ, ALLE PORTE DELL'ABISSO!!!"

La voce poderosa del gigante mi squassa come un vento di tempesta. Vorrei avere la forza per affrontare questo Spirito, piegarlo al mio volere, costringerlo a raccontarmi i tormenti della sua esistenza millenaria. Vorrei...

Due Soli vermigli si accendono nella notte che mi sta ingoiando, tingendola del colore del sangue.

"INGRINMIR!"


Sobbalzo al nome della Bestia. Avvampo nuovamente di dolore, le zanne della creatura che mi ha ucciso tornano a dilaniarmi, ma i miei occhi serrati non riescono a vedere che questo infinito, assurdo crepuscolo. Non sento più la mano di Solice.

"...Ingrinmir..."

E' poco più di un sussurro, stavolta. Stento a riconoscere la voce melodiosa di Julie, incrinata dalla paura...dalla disperazione. Per una ragione che non comprendo, mi attraversa il cuore come una lancia incandescente. Non sento più i morsi del mio assassino, solo questa insopportabile fitta nel petto.

Julie parla ancora, incerta come una bimba che tenta di ripetere un verso di cui le sfugge il senso.

"...ci rivedremo nell'Alba del Sangue..."


Intorno a me il cielo brucia in una vampa scarlatta. Immense spire di fuoco vorticano sull'orizzonte, poi prendono a danzare con grazia, come sospinte da una brezza gentile, riflessi dorati e di rame di una bellezza che toglie il respiro.

...vorrei dirle che è tutta colpa mia. Che la fiamma che mi consuma l'anima è assai diversa da quella che Lucius custodisce nel suo cuore, che non avrei mai voluto che il suo marchio sinistro finisse per tormentare anche lei, proprio lei. Vorrei dirle che affronterò io quella Potenza dell'Abisso, così come ho attirato su di me l'orrendo Ingrinmir, dovessi morirne ancora ed ancora. Vorrei...

Volge il capo verso di me, come in risposta alle mie silenziose implorazioni. Ma il bel viso incorniciato da chiome incandescenti...non è il suo.

"Tu non sei un Mago... o lo sei?"

Mi parla con la voce di Jarel Delosan, di Maersinelle Payne, di Dora Barrows. Sorride.

No...non sono un Mago. Non come credi tu.

"No? Eppure bussi alle porte dell'Abisso. Dovrei essere fiera di te."

Sai bene che non intendevo...

"So bene che ti è sempre piaciuto giocare col tuo Dono, ma che non hai mai avuto il coraggio di vederlo per quello che è...di vederti per quello che sei."

Io...sono diverso. Gli Dei...

Le voci si intrecciano in una risata diabolica, che mi ammutolisce.

"Gli Dei, Guelfo!? Gli Dei!? Sei riuscito ad ingannare loro, forse...ma non me. Nessuno ti conosce bene come me. So a cosa hai rinunciato, sciocco! E soprattutto...so a cosa NON hai rinunciato.
Hai recitato bene il tuo copione, e devo concedertelo, sei stato piuttosto convincente. Solice ci è cascata con tutte le scarpe, quasi le veniva da piangere a sentirti dire addio a Flavigny! E la vendetta poi...come sei stato nobile a mettere da parte le tue beghe terrene per meglio servire la Causa!"


Lei tace per un istante, come per lasciarmi il tempo di rispondere. Resto in silenzio.

"Ma ne' la piccola Paladina, ne' la vecchietta rattrappita sapevano quello che so io. Avevi già capito da un pezzo che l'eredità di Dillon ti era solo d'intralcio, non è così? Lo avevi detto alla tua Nailah, che la tua lotta non avrebbe mai avuto termine, che mai ti saresti rassegnato a vivere in pace, anche dopo aver fatto giustizia degli assassini di Graham Dillon? Finirai per mettere da parte anche lei e Jacob, non è vero?"

Sorride dolcemente e scuote il capo, come una madre paziente di fronte alle ingenue monellerie del suo bambino.

"E adesso, senza più terre, senza più vendetta...cosa farai? Adesso che non hai più distrazioni... abbraccerai finalmente il tuo destino, sì? Questa tua Causa...è veramente ciò a cui hai deciso di consacrare la tua vita?"

Riesco a malapena ad annuire.

"Se questo fosse vero, piccolo mio, avresti rinunciato al tuo Dono. Avresti rinunciato a ME. Ma non l'hai fatto perchè sono IO il tuo destino, IO la tua Causa."

Non c'è bisogno che io risponda. Entrambi sappiamo che ha ragione, entrambi sappiamo quale sia l'unico futuro che può attendermi. Una luce smeraldina di trionfo le brilla negli occhi, avvicina le labbra cremisi alle mie, bisbigliando.

"E sia. Combatterai la Tenebra, ne carpirai i segreti, me li offrirai in dono. Non mi importa nel nome di quali Dei ti illuderai di farlo. Ti sarò devota in ogni caso, Guelfo, e tu sarai devoto a ME, e insieme continueremo a gettare il nostro sguardo nell'Abisso, a sfidare i suoi orrori e le sue meraviglie. Fino al giorno in cui non sarai più abbastanza forte da domarmi..."

" ...fino al giorno in cui ti divorerò."


Mi appresto a soccombere alla crudele dolcezza del suo bacio. Penso a Nailah, al compagno che non potrò mai essere per lei. Mi sembra di sentire il profumo dei suoi capelli corvini, il dolce calore del suo respiro. Poi... qualcosa di freddo, leggero, mi si posa sulle labbra. Spalanco gli occhi, confuso.

Uno splendido cielo notturno si apre su di me, rischiarato da miriadi di stelle d'argento. Resto così, per un'eternità, a contemplare questa visione d'incanto. All'improvviso mi ricordo, e porto una mano alla bocca. Senza sorpresa, mi trovo a stringere una carta da gioco.
Come a Chalard. Come una vita fa.
Sorrido.

Sulla faccia ci sono due figure che avanzano lungo una via, tenendosi per mano. Dietro di loro sta sorgendo un sole benevolo.Il viandante sulla destra ha lunghi capelli biondi, e direi che sia una fanciulla, sebbene porti un grande scudo al fianco. In lei credo di riconoscere Solice. Sta guardando l'orizzonte di fronte a se' ed appare serena, quasi che riuscisse già a scorgere la fine del cammino. L'altro ha il capo rivolto verso di lei, come se si stesse lasciando guidare, e sembra altrettanto sicuro che tutto andrà bene.

Mi domando chi mai possa essere costui mentre il chiarore delle stelle va affievolendosi pian piano, consegnandomi all'oblio.
scritto da Guelfo da Flavigny , 19:56 | permalink | markup wiki | commenti (0)