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« Sono quasi più curioso di conoscere lei del bambino »
- Colin Tarr -
 
Julie la Piattola
Julie Modane
 
creato il: 20/05/2005   messaggi totali: 139   commenti totali: 110
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14 febbraio 518
Venerdì 13 Febbraio 2009

mare freddo e montagne lontane.

Non è una stupida prova di coraggio. Lo so che può sembrarlo, ma non lo è.
"Non sarà facile, stai già tremando al solo pensiero..."
Sto tremando, ma non è per il freddo che tremo. Non sento freddo. E non voglio mancare all'appuntamento.
Sfilo gli stivali, davanti agli occhi stupefatti dei miei compagni, e a piedi nudi entro per qualche passo nel mare. Aghi sottili si conficcano nella mia pelle, chiudo gli occhi. No, non sento freddo.
E improvvisamente si fa silenzio.
Tutto intorno a me, ogni cosa, tace: meno il mare. Scompare la città, svaniscono le voci. C'è il mare scuro, invernale, che sembra fatto di metallo. Il vento, qualche gabbiano.
Socchiudo gli occhi, inspiro, poi mi volto lentamente. Mi pare di scorgere la vetta di una montagna lontana. Un vessillo rosso che sventola.
"...e saprai che sono li', a guardarti... lontana"
Pensavo che avrei trovato la forza di alzare un braccio per salutare l'orizzonte invisibile, quella montagna che riempie gli occhi della mia fantasia. Ma non ce la faccio. Sono investita da un'ondata di calore, arretro di un passo, quasi temo di scivolare nell'acqua. Mi brucia la faccia, mi scoppia il cuore.

Mare a Surok



scritto da Julie , 10:30 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
12 gennaio 518
Domenica 11 Gennaio 2009

"... proprio su misura per voi".

Sir Tannebaum ci ha affidato un lavoro. Un lavoro "proprio su misura per noi".
Dobbiamo presentarci in una corte popolata da delinquenti ed eliminare un vecchio sicario sessantenne, incendiario e assassino, coi suoi scagnozzi.
Loic è tutto felice, non sta nella pelle e non vede l'ora di partire. Eric sembra abbia altro per la testa, mentre leggo in Solice una evidente preoccupazione, anche perchè non abbiamo nessunissima copertura legale, andiamo lì senza che nè la legge nè la chiesa ci abbiano autorizzato.
Non discuto sull'opportunità o meno di eliminare questo pericoloso criminale. Se Sir Tannebaum ritiene che vada ucciso avrà le sue ragioni. Ma, ecco... mi inquieta un po' pensare che consideri questo un lavoro "proprio su misura per noi".
E che siamo?
Siamo pure noi dei sicari? O cosa di diverso?
Sicari "buoni" forse?
Mah, è davvero una strana situazione, e non mi piace.
Ci penso e ci ripenso, e fatico a dormire. Mi rigiro nel letto e non riesco a prendere sonno.
Eppure stanotte, dopo molte notti, dormo in un bel letto soffice, in una stanza comoda e calda. Fuori dalle finestre sento il vento freddo che soffia, e che mi fa apparire ancora più piacevole il tepore di queste coperte.
Domattina affiderò la lettera per Lucius a Sir Tannebaum, la lettera stropicciata che ho scritto di ritorno dal Meistwode e che mi sono portata addosso in tutte queste peripezie. Avevo pensato di aggiungere qualcosa, di scrivere qualche riga in più, ma non l'ho fatto. Stanotte tengo il foglio sotto il cuscino, spero di sognare qualcosa di bello e che un'ombra dei miei sogni si incolli a questo foglio e raggiunga il suo destinatario. Ma il sonno tarda ad arrivare, accidenti, e non riesco nemmeno a fissare la mente su qualcosa di piacevole. Lucius è lontanissimo adesso, così come Chalard, Amer, la mia "casa". Non riesco a togliermi dalla testa altri pensieri, a togliermi dalla testa questo posto in cui ci troviamo, con tutte le sue contraddizioni.
E' davvero un gelido inverno.

Julie pensierosa (blog)
scritto da Julie , 20:30 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
5 gennaio 518
Venerdì 26 Dicembre 2008

La crudeltà

Questi giorni nella baita sono stati molto pesanti. La presenza silenziosa di Orson, il prigioniero, emanava un continuo disagio, anche se ho sempre fatto del mio meglio per non guardarlo, non rivolgergli la parola, non trovarmi mai vicino a lui.
Le sue mani hanno seviziato e ucciso innumerevoli fanciulle, colpevoli di essere incappate in "incontri sfortunati". Lo ammette con spavalderia davanti a Solice, che pure fatica a non mostrare tutto il suo sgomento.
Orson è un mostro.
Spero che sia messo a morte il prima possibile, anche se per adesso si fa scudo di informazioni che conosce a proposito di un soggetto a quanto pare persino peggiore di lui, il "mastino di Azathoth". Queste sue conoscenze lo tengono al riparo da una morte immediata, ma sono sicura che sia lui che il suo degno amico finiranno presto all'Inferno, per mano di chi amministra con sapienza la giustizia.
Questo però mi fa pensare ad un'altra cosa che ha reso faticoso il soggiorno nella baita, e successivamente qui a Manselle.
Loic ha ragione a dire che Orson meriti la morte, ha ragione a dire che meriterebbe persino peggio della morte (ma cosa c'è di peggio di ciò che lo aspetta al di là della morte, l'Inferno ghiacciato?). Ma a volte ho paura che si lasci contagiare dalla crudeltà del suo nemico, e che indugi davvero troppo nelle torture.
Ha molte attenuanti mio cugino, c'è da riconoscerlo. Orson lo ha ferito gravissimamente sul campo, ha rischiato di ucciderlo, arrecandogli sofferenze inumane. Poi Loic è un cavaliere a cui ribolle il sangue davanti a chi osa toccare donne innocenti. E Orson è quanto di più meschino e crudele si possa immaginare.
Per questo ho fatto finta di non capire, di non vedere, di non sentire tante cose.
Però sono preoccupata. Non per Orson o chi per lui, che merita qualsiasi cosa e anche peggio. Sono preoccupata per Loic, perchè non voglio che la crudeltà lo accechi. Per il bene che gli voglio, l'immenso bene che gli voglio, è terribile vederlo così desideroso di sangue e di dolore. Può arrecare morte e sofferenza, se è per una giusta causa, ma io prego gli Dei che questo continui ad arrecare a Loic un po' di rammarico, il rammarico che qualcuno sia così "perduto" da aver bisogno di lui. Prego gli Dei che Loic non inizi mai e poi mai a provare piacere nel causare dolore, nemmeno a chi se lo merita.
scritto da Julie , 08:51 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
13 dicembre 517
Sabato 8 Novembre 2008

La febbre dei morti

... è una maledizione che colpisce chi non porta ai defunti il dovuto rispetto. Così mi ha detto Naavi, raccontando la triste sorte della figlia di Sir Murray.

Eppure Naavi stessa si fa calare ogni giorno in queste oscure catacombe, dove riposano - o almeno si spera!- esseri pericolosi anche dopo morti. Mi chiedo perchè lo faccia. Pare sia un debito di riconoscenza... verso il "committente", questo misterioso Donnie da cui lei stessa ci suggerisce di fuggire, e che invece Eric insiste tanto ad incontrare.

Non capisco.

Non capisco, eppure vedo nei tronchi malati degli alberi, negli occhi cerchiati dall'insonnia di Solice, nella cattiveria che alberga tra queste persone, nella rabbia che rende folli lupi e altri animali, vedo che c'è qualcosa di davvero sbagliato in questo posto.
Il Meistwode... così immenso... e così malato.
Era malato a Nur-Had-Dun... dove il Vallo è crollato in maggio. Era malato a Caen, popolato di cinghiali deformi e mostruosi. Ed è malato qui, in questo posto che nemmeno so come si chiami, dove non c'è nebbia ma è tutto lostesso velato da una disperazione insopportabile.

Qui sotto giacciono esseri che nessuno dovrebbe liberare. La loro "febbre" fa marcire gli alberi, fa ammalare i lupi di rabbia, li fa ricoprire di pustole. Forse è la loro "febbre" a far sì che anche l'animo delle persone che vivono in questi paraggi sia cattivo. Il villaggio più vicino è popolato di banditi, ci ha detto Bohr, gente da evitare assolutamente. E' tutto sbagliato. I bruti che abbiamo incontrato alla Cetra sono guardie civiche, il prete di Pyros è un contaballe ubriacone, i nuovi morti vengono gettati in fosse comuni senza una preghiera... e i vecchi morti disturbati nelle loro catacombe.

Non capisco.

Ieri sera uno dei nostri "amici" ha provato a colpirmi con un fendente di spada. Senza un chi va là, senza guardare a chi fossimo. Ringrazio gli Dei di aver avuto la prontezza di evitarlo. Tutti possono sbagliare, magari era spaventato, magari non immaginava potessero esserci degli "amici" fuori a quell'ora, non voglio giudicarlo solo per questo. Ma subito dopo.... subito dopo non mi ha NEANCHE chiesto scusa. Anzi, ha continuato a guardarmi con occhi sprezzanti, quasi deluso per non avermi presa.
E questo non glie lo perdono. Non l'ho detto a Loic perchè non voglio che la tensione cresca ancora, è già abbastanza alta. Ma dentro di me vedo sempre più chiaramente che dobbiamo andarcene da qui, e di corsa.

Eric vuole chiedere a Ransom il permesso per allontanarci dal campo. Dice che è una questione di correttezza, visto l'impegno che abbiamo preso con lui, ed ha anche ragione. Ma se ci dice di no che facciamo?
Io qui non ci voglio rimanere, c'è una pessima aria e secondo me può solo peggiorare. E' vero che la via del ritorno non è facile, tra lupi rabbiosi, banditi, il freddo e le difficoltà della foresta... ma restare qui è ancora peggio.

C'è poi un altro problema: Naavi.
Lei è una brava persona, non è giusto che resti qui. Non è giusto che resti qui a calarsi in quelle gallerie, a sfidare l'ira dei morti per conto di persone che si nascondono agli occhi della Chiesa. Lei stessa mi ha parlato dei Murray come di profanatori di tombe. E nella sua voce c'era sdegno.
Come mai si presta ad un lavoro simile? Quale immenso debito dovrà saldare con questo Donnie?
Io voglio aiutarla.
Sono in debito verso di lei per quel che mi ha detto, e anche per quel che ha suggerito a tutti noi oggi stesso. Di andare via, prima che sia troppo tardi.
"E tu?" le ho chiesto, senza avere il coraggio di formulare per esteso la mia paura. Ci ha suggerito di fuggire prima di restare bloccati qui. Bloccati qui... come lei, forse.
Lei mi ha detto che intende rimanere, e non ho saputo insistere. Ma come possiamo fuggire e lasciarla qui? Come potrò mai saldare il mio debito nei suoi confronti, se non ci rivedremo mai più?
Tenendo segreta la sua identità, e convincendo i miei compagni a fare altrettanto. D'accordo. Ma vorrei sul serio poter fare di più per lei. Vorrei darle la possibilità di cambiare il guidizio che ha sulla Chiesa, ad esempio, mostrarle quanto sia luminosa la strada degli uomini che scelgono la Fede. Ma non sarà facile, non credo che potrò convincerla a venire con noi.

Tutto si deciderà nelle prossime ore, probabilmente domattina presto. Speriamo bene.

La febbre dei morti - Immagine (blog)
scritto da Julie , 14:30 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
18 novembre 517
Giovedì 25 Settembre 2008

Autunno

"E tu? Non mi sembri capace di combattere". Direi proprio di no, sir Tannembaun. Cercherò di fare comunque del mio meglio.... per quello che vale.
Per quello che vale.
Mi affaccio dalla finestra della mia nuova stanza. Colline a perdita d'occhio, verdissime sotto un cielo basso che minaccia pioggia. Surok, l'autunno. L'aria è fredda, in lontananza scorgo la spianata dove i miei compagni si stanno esercitando con le armi. Se mi concentro, riesco a sentire il rumore dei loro colpi, portato dal vento.
Io sto qui.
Non so combattere, non ha senso che mi unisca a loro. Sto qui nella stanza a giocherellare coi birilli, a farli volteggiare in aria per riprenderli al volo. A volte cadono, ma sto diventando brava.
Per quello che vale.
Abbiamo tutti i lussi, qui. Un letto soffice - troppo soffice - di quelli che sembra ti vogliano catturare. Quiete, pulizia, spazio. Le stanze sono una per ciascuno, le notti sembreranno lunghe. E' un lusso, una cosa di cui dovrei essere contenta: eppure preferirei dormire ascoltando il respiro quieto delle mie amiche che riposano, e non il silenzio della solitudine.
Chissà se anche a Chalard è arrivato l'autunno, se il cielo è così basso, se il vento ha questo stesso odore di pioggia. Chissà se ci daranno un incarico che ci porterà fino al mare, se potrò bagnare i piedi nell'acqua salata, se vedrò la mia pelle farsi bianchissima e grinzosa per il freddo. Chissà se torneremo presto a casa.
Siamo qui, per ora. Devo pensare a questo: Julie, non pensare alla tua casa!
I nostri ospiti sono gentili, stasera siamo invitati a cenare insieme a loro. I nipoti di sir Tannenbaun sembrano simpatici, in particolare quello piccolo, un bambino sugli otto anni.
Lo addestrano a combattere sin da ora... probabilmente per lui è soltanto un gioco. Chissà, forse non è così diverso dal crescere in una caserma, sempre in mezzo alle armi, ai combattimenti, ad un addestramento continuo. Chissà se gli piacciono le cacce al tesoro, se costruisce rifugi segreti, se ha tempo e spazio per sognare.
Non vedo l'ora di rendermi utile.
Eppure questo momento di tregua da tutto - da tutto veramente - mi ci voleva. Un momento per stare da sola, per pensare, per riordinare le tantissime cose che mi vorticano nella testa.
Per quello che vale, farò del mio meglio. In tutto quanto, sempre.
scritto da Julie , 13:43 | permalink | markup wiki | commenti (0)
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