Cerca nel Sito

NomeKeywordsDescrizioneSezioniVoci correlate

Forum di Myst

 
« E' tempo che non sono più un bambino: almeno due anni »
- il piccolo Loic -
 
La Confraternita della Rosa Bianca
Youri Sharp
 
creato il: 20/07/2005   messaggi totali: 32   commenti totali: 47
42527 visite dal 02/08/2007 (ultima visita il 14/11/2019, 07:55)
11 agosto 517
Sabato 20 Ottobre 2007

Poco fa mi sono specchiato negli occhi di Solice, e quello che ho visto non mi è piaciuto.
Il mio esempio, l'atteggiamento troppo aggressivo che ho deciso di adottare, sono secondo lei la causa dell'efferatezza di Loic e di suo fratello Eric. Probabilmente ha ragione. Ho dunque trasformato gente innocente in assassini senza scrupoli?
Non è questo che ho giurato davanti alla Dea il giorno in cui ho assunto i miei voti.

"Lorenzo, non fare cazzate..." anche Erwin, che mi conosce bene, sa che finisco sempre per farne.
Ne sto per fare una, molto grossa, questa sera. Ed ho rischiato di farne un'altra poco fa: quando stavo per porre fine alla vita di Pedro Larsac.
Quel viscido per il momento vivrà, perchè non è mio il diritto di decidere se e quando meriti di essere giustiziato. Ma quanti altri rischieranno la vita stasera, nel tentativo di liberare Erwin? Ed è devozione alla causa o soltanto il mio sentimento di amicizia, a spingermi su questo pericoloso sentiero?

Anche stamattina, e non per la prima volta, ho sporcato di sangue la Rosa. Ma mi chiedo come si faccia a combattere una guerra giusta senza sacrificare qualcosa.
Metto tutto sul piatto della bilancia, compresa la mia Fede. E forse è troppo, forse anche questa è una cazzata, come direbbe Erwin.

Ma lo voglio salvare, e lo salverò.
scritto da Lorenzo Quart , 10:13 | permalink | markup wiki | commenti (21)
 
10 agosto 517
Lunedì 15 Ottobre 2007

Il prigioniero e l'incappucciato.

I segreti di Lady Solice iniziano a svelarsi. Ma più comprendo quello che succede, più profonde sono le domande che si presentano alla mia mente. Ho preso gravi decisioni sulla base di pochissime informazioni, e l'unica cosa di cui sono assolutamente certo è che sto facendo la cosa giusta.
L'incappucciato mi ha detto di chiamarsi Lorenzo. È un uomo di chiesa, e non credo proprio che sia un prete. Arriviamo alla torre, lì insceniamo la pantomima del palafreniere e del cavaliere furibondo per il furto dei suoi cavalli, e dopo un po' di storie ci fanno passare.
"Non vi azzardate a seguirci" dico con tutta l'arroganza di cui sono capace, "pretendo di interrogare personalmente il sospetto".
Balon Gaunt, capo della sorveglianza, ci scruta in cagnesco mentre saliamo le scale fino al secondo piano, alla cella del prigioniero. È lui stesso a custodire la chiave, apre e ci fa entrare. Alle nostre spalle sento il chiavistello che viene richiuso.
E se decidesse di non farci più uscire? È un pensiero di un attimo, poi gli occhi si abituano alla penombra e scorgo la sagoma del prigioniero, su cui si posa il chiarore della luna che filtra dall'unica feritoia della cella.
Siede a terra, con le spalle poggiate al muro, tra la paglia e pesanti catene alle braccia che gli impediscono di stare coricato. Ha la barba di qualche settimana e i capelli molto corti, sembra assopito.
Lorenzo, accanto a me, resta immobile a osservarlo.
Poi gli si avvicina e si inginocchia accanto a lui.
"Erwin", lo chiama.
Il prigioniero si scuote, apre gli occhi. "Che ci fai qui" domanda a bassa voce.
"Posso stare poco tempo, ho bisogno di parlarti".
Arretro fino a poggiare le spalle sulla porta, lontano da loro. Mi sento terribilmente di troppo, eppure non posso andarmene. Parlano per diversi minuti, a bassa voce. Non li ascolto, concentrandomi sulla cella, sul raggio insolitamente brillante della luna, sui passi dei sorveglianti fuori dalla porta.
Il rumore delle catene richiama la mia attenzione nuovamente su di loro. Il prigioniero solleva con fatica la mano incatenata, e la poggia sul capo dell'altro, benedicendolo.
"Kayah è con te"
"È anche con te, e lo sarà sempre, qualunque cosa accada", risponde l'altro.
Poi i due si stringono le mani e Lorenzo si alza in piedi, per poi venire verso la porta.
"Lorenzo, non fare cazzate"
"Se me lo dici tu..." risponde lui, tirandosi il cappuccio sul capo.
Bussiamo alla cella, ci vengono ad aprire. Di nuovo quell'odioso carceriere ci squadra, poi mi fa, con aria sprezzante: "l'avete trovato il vostro ladro di cavalli?"
"Non sono certo affari vostri", rispondo, "per quanto forse di ladri di cavalli ve ne intendete...".
Usciamo, saliamo a cavallo e ci dirigiamo senza parlare verso fuori città.
scritto da Sir Steven DeRavin , 14:16 | permalink | markup wiki | commenti (1)