E tu che ne sai, Nano, di che cosa hanno bisogno questi ragazzini? Arrivi grande, grosso e ricoperto di armature, tanti soldi e un bell'accento delle terre del Nord, e ne sai più di me, di cosa hanno bisogno questi ragazzini? Meno male, proprio. Grazie. Avevo davvero bisogno dei tuoi consigli.
Già solo con la tua mole e la ferraglia che hai addosso rendi l'aria di questo piccolo ospizio soffocante, e poi ti metti a importunare le balie che stanno allattando i due orfanelli, ti avvicini, pretenderesti di... giocare con dei poppanti di due o tre mesi. Non lo sai che i neonati non si toccano? Lo sai forse tu quanto sono fragili, quanto basti poco per farli ammalare, per farli morire?
Suvvia.
Forse i piccoli Nani sono delle coriacee pallette di muscolo che resistono a qualsiasi strapazzo, e già a due mesi giocano, si ficcano pietre in bocca, tirano martellate ai macigni per cercare gemme preziose. Buon per loro. Ma qua non funziona così.
Riesco con fatica a sbatterti fuori dalla porta e ti metti a giocare con un po' di bimbetti di strada, che sono incuriositi comprensibilmente dal tuo strano aspetto e dalle armi imponenti che ti porti dietro. Perfetto.
Ma poi... poi veramente mi fai incazzare.
Toc toc... chi è di nuovo? È il piccolo Jiff, chiede di me. Vieni un attimo fuori? mi fa. Ed eccoti di nuovo sulla porta, con un sorrisone compiaciuto sulla faccia. Mi ficchi in mano una moneta d'argento, tutto fiero del tuo bel gesto. Ed io sento fortissima la tentazione di tirartela indietro questa moneta, calda e appiccicosa, che mi hai messo in mano.
Dammi la forza, Reyks, di ingoiare l'orgoglio. I soldi ci servono, anche quando puzzano di paternalismo.
Ma non ti aspettare un grazie, Nano. Non da me.























