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- Colin Tarr -
 
Vodan Thorn
Tempi Cupi
Vodan Thorn
Mai fidarsi di un cuoco magro.
creato il: 08/02/2013   messaggi totali: 22   commenti totali: 28
58803 visite dal 08/02/2013 (ultima visita il 12/08/2020, 20:21)
30 novembre 516
Martedì 13 Maggio 2014

An Roinn Athas



Chi pensa che la galera aumenti la nostalgia di certe cose non è mai stato alle Vecchie Prigioni: quando ti prendono a calci nelle palle per un anno intero ti passano un sacco di fantasie. Groombor mi precede di qualche passo col sorriso di chi non ha di questi problemi. Si è trovato a gioire spesso in queste case, durante la guerra: mi parla di Mira, di Greta, di una certa Luna che è morta di febbre l’inverno passato. E’ una buona forchetta, Groombor, uno che non lesina i complimenti al cuoco. Le parole migliori, neanche a dirlo, le spende all’indirizzo di Kalina. La descrizione, che non risparmia alcun dettaglio, mi fa venire in mente Dina: un’altra panterona della stirpe dei Daanai, di quelle capaci di suscitare una feroce repulsione o fantasie malate. O entrambe.

“Se vuoi lei”, mi dice, “ti dovrai sbilanciare un pò. E’ finito il tempo in cui lo faceva per divertimento, adesso chiede regali o favori costosi”.

Alzo le spalle. “Non dirmi che vuoi proprio lei”. Certo che si. E se mi chiede un regalo costoso la riempio di botte: Dina non l’ho toccata perché aveva già ricevuto la sua dose di legnate, Kalina non sarà altrettanto fortunata.

Il Porto di Uryen ci accoglie nel suo abbraccio di cadaveri impiccati e impalati. Il Tenente Kain ci guida indenni attraverso la feccia locale, poi ci congeda: “le case sono lì... vabbé, lo sapete. Andate pure, a pagare ci penso io”. Groombor non se lo fa dire due volte, precipitando se stesso verso un gruppo di baracche fatiscenti disposte ai lati di una strada buia. Una scritta sul muro attira la mia attenzione. An Roinn Athas: le Case della Gioia. Più in basso ce ne sono altre nella lingua di Greyhaven: Continuano, le anime morte. Sorge rinnovata alba. Mira la lontananza. Altre ancora, non più leggibili, si intravedono appena.

“Benvenuti!” esclama una bionda sporgendosi da un balcone. “Cercate qualcuno?”

Groombor non se lo fa ripetere, nel giro di pochi secondi sparisce seguendo le indicazioni per una certa Mira di Ostfold.

Mira la lontananza.

“E tu? Hai qualche preferenza?” Ce l’ha con me. Non sarebbe neanche male, se non fosse per quella cicatrice.

Solo una, esclamo. Kalina. Scuote la testa. “Kalina non fa per te. Se non hai un’altro nome, posso consigliarti qualcosa io”.

Non voglio consigli, voglio Kalina. La bionda scoppia a ridere: “Chi troppo vuole...”, poi sparisce.

La strada sprofonda nel silenzio. Raggiungo la prima porta, la apro: una rampa di scale, un corridoio, altre porte. Aria di mare, conchiglie alle pareti. Salgo ancora: la bionda parlava da qui. Scorgo i suoi capelli mentre mi passa davanti, scomparendo dietro a una tenda. Dall’altro lato giungono voci, respiri, qualche risata. Provo a seguirla, ma non sono altrettanto delicato: la tenda si scioglie cadendomi addosso. Avverto odori esotici, olii profumati, incenso: questa tenda ne ha viste di cose. Me la scrollo di dosso mentre la bionda ride di gusto e quando finisco scopro che non è da sola: la panterona mi osserva con aria divertita. Ha un viso familiare.

“Sembri impaziente”, mi dice. “Vieni da molto lontano?”

Non più di te. D’un tratto la riconosco. La figlia di Sophie Lanzegh, la donna ripudiata dal marito e maledetta da Ilmatar. Nostra madre ci mandava a portar loro da mangiare dopo il tramonto, di nascosto. La ricordo triste, spaventata e denutrita. Non potrebbe essere più diversa da allora. Dopo la morte della madre si trasferì da un parente per qualche tempo, fino alla notte in cui scappò. Balder si era affezionato a lei: una volta disse che prima o poi l'avrebbe sposata. Ora lui è morto e lei è una puttana. Quanti anni sono passati? Sette, forse otto. Sembra una vita fa.

Sorge rinnovata alba.

“Non devi rispondere per forza”, aggiunge.

Non penso mi abbia riconosciuto. Meglio così. Guardarla mi mette a disagio. Fa un passo avanti. Dire che mi è passata la voglia non renderebbe l’idea. Abbandono il drappo su una sedia, mi giro ed esco. La bionda mi segue, fa per trattenermi ma manca la presa. “Te l’avevo detto”, esclama mentre mi allontano: “non fa per te”.

Torno fuori, sulla strada. Di Groombor nessuna traccia. A ovest il sole comincia a tramontare, mentre un alito di vento scuote i corpi appesi alla quercia degli impiccati.

Continuano, le anime morte.

Che giornata di merda.

Kalya Niadh - Immagine 3
scritto da Vodan Thorn , 03:35 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
18 novembre 516
Sabato 29 Marzo 2014

Insopportabili somiglianze

Al vecchio non possiamo davvero rimproverare nulla. Il piano era semplice e si è svolto alla perfezione, praticamente da solo. I Nordri non ci hanno neppure visto arrivare, li abbiamo trovati vestiti di stracci e con in pugno la metà delle armi che avrebbero potuto avere.

Quella di Stefen è stata sfortuna: nel buio della sera un colpo di spada capita di non vederlo arrivare, e poco importa se chi lo sferra è un cadavere ambulante che colpisce a occhi chiusi. Certo, non si può dire che non se la sia tirata: “non abbiamo speranze, sono più di quelli che pensa il Tenente...” Per fortuna non siamo stati così idioti da dare ascolto al suo folle piano, altrimenti adesso dovremmo farcela a nuoto.

Questi i pensieri che mi accompagnano mentre supero l’ultimo albero che mi separa dalla figura che corre a perdifiato a pochi metri da me. Va verso il mare, la scema: come se glielo lasciassi fare. Una freccia scagliata da Kailah mi supera e la raggiunge mentre si tuffa. Coscia o polpaccio, direi: non servirà neppure bagnarsi troppo. Raggiungo la riva e l’estremità della barca: lei fa il giro dall’altra parte, ansimando. Mi muovo nella direzione opposta fino a raggiungere il punto dove si è rannicchiata. Fine della corsa.

“Te la ricordi Delia?” le dico. Mi torna alla mente il volto pestato a sangue di quella ragazza. “Lasciate stare le prostitute, piuttosto concupite le soldatesse”. Non penso proprio. E’ proprio a questa puttana che voglio rivolgere un pò di sana violenza. Per i soldati sbudellati, per Astea Trent e perché no, anche per me stesso. Insegnerò a questa gente di merda a restarsene a casa propria.

Non risponde, i suoi occhi celesti tradiscono la sua paura. Poi si soffermano sulla collana, sembrano riconoscerla. Brava, guardala bene: apparteneva a un tuo amico che ho fatto a pezzi con le mie mani, proprio come mi accingo a fare con te. Le indico la barca: “Entra o ti ci carico a forza”. Sollevo la mano per assestarle il primo di innumerevoli colpi. Il Caporale Klaus sarebbe fiero di me. Mi guarda, poi sposta gli occhi sulla collana, quindi mi guarda di nuovo. Le parole del vecchio Gaben mi risuonano in testa: “somigli molto a uno dei figli del Re Nordro: potresti essere suo fratello”. Se n’è accorta anche lei? Mi guarda con gli occhi sbarrati dal terrore. Inizia a mormorare qualcosa, ma si rende subito conto che ormai è troppo tardi. Il suo corpo, le cui linee risaltano di una innaturale aura luminosa, si prepara a ricevere l’impatto della mia mano. Sollevo il braccio sopra la testa, pronto a colpire.

Cos’è questa sensazione? Perché sono fermo?

Non ci metto molto a capire, mi è sufficiente guardarla un’altra volta. A quanto pare non sono il solo a somigliare a una persona cara, né lei è l'unica a vedere fratelli dove non dovrebbe. Non è di Sigrid il volto che aspetta l'arrivo del mio pugno, ma di mia sorella Saga: stessa paura, stesso terrore, stessa rassegnazione di fronte alla violenza imposta e subita. Ripenso al racconto della sua prigionia. Che ti devo dire, Vodan. Niente, mi devi dire.

D’un tratto mi accordo che ha preso in mano un coltello. Fanculo, questa zoccola non c’entra nulla con Saga. La mia mano sibila veloce verso il basso. Quasi mi auguro che il coltello arrivi prima, così da avere lo stimolo a colpire ancora più forte. Speranza vana. Il mio gesto la coglie di sorpresa, la sua testa scarta di lato per sottrarsi al colpo e colpisce con violenza il legno della barca. Mentre chiude gli occhi, abbandonandosi ai flutti del mare, sembra quasi sorridere: rivedo ancora una volta Saga. Questa cosa comincia a farmi incazzare sul serio.

La prendo di peso e la rovescio sulla barca. A quanto pare i miei compagni sono quasi pronti a levare l’ancora. Groombor ed Engelhaft trascinano Stefen, mentre Kain sta recuperando i remi. Kailah mi guarda con aria interrogativa: non riesco a capire se ha paura che la uccida oppure che non abbia intenzione di ucciderla. O magari sta ancora pensando alle cose che le ha detto Padre Engelhaft sui compagni bramosi di prostitute e sulla necessità di non cedere alle lusinghe di Kalina la Divina. Certi discorsi ti fanno venire la curiosità, poco ma sicuro.

Spendo un paio di minuti a legare le mani di Sigrid. “Imbavagliala”, mi dice Kailah. Scuoto la testa: a breve dovrò ucciderla in ogni caso, e a un morto non si negano le ultime parole. Morirà in mare, proprio come piace ai Nordri. Lo farò con il suo coltello, non prima di averle mostrato ancora una volta la collana della sua stirpe. E se proverà a pronunciare un incantesimo sarà l’occasione buona per romperle qualche dente.

Al diavolo le sensazioni, al diavolo la sfortuna: il caporale Klaus sarebbe fiero di me.

Sigrid & Saga - Immagine
scritto da Vodan , 05:29 | permalink | markup wiki | commenti (0)