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La cerca di Bohemond
Bohemond D'Arlac
"Tu fai parte dei Primi, Bohemond, non dimenticarlo mai."
creato il: 24/01/2012   messaggi totali: 32   commenti totali: 25
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10 Aprile 518
Martedì 28 Febbraio 2023

Crystal

Adesso è Crystal che deve fare la sua parte. Sarà inevitabilmente un discorso meno trascinante dei fantasmagorici racconti che hanno appena finito di infiammare questo piccolo pubblico, ma sarà altrettanto fondamentale per fare sì che il seme di pace che stiamo piantando attecchisca: altre orecchie sono in ascolto adesso, e chi dovrà decidere se accogliere la nostra offerta ci giudicherà forti o deboli, giusti o arroganti, sinceri o doppi sulla base delle parole che la mia consorella sta per pronunciare. Mastro Billund è stato estenuante nel metterci in guardia, ma credo abbia ragione: un passo falso qui e tutto sarà perduto.

Ciò che Billund non sa è che la posta in gioco è persino più alta di quanto immagina: la sciarada di cenni ed allusioni di cui certo costui è maestro rappresenta solo uno dei due azzardi a cui stiamo affidando il destino di questa spedizione. Oggi infatti si tesse una tela mistica di cui un uomo come lui, per quanto scaltro e dotto, non può avere contezza, e di cui solo una donna degli Dei come Madre Magdalene avrebbe potuto indicarci le trame. Riusciremo ad attirare lo sguardo benevolo di Dytros su di noi per il tramite di questo popolo che ne disprezza da più di due secoli il nome? Ce la faremo a strappare momentaneamente Yara dalla malìa che la tiene prigioniera per il poco tempo che il Dio vorrà concederci? Sapremo cogliere i frutti di questa benedizione e dissipare la tenebra una volta per tutte?



I pochi passi di Crystal sul palco sono rigidi, le sue prime parole incerte. Come biasimarla? Su di lei è ricaduta una responsabilità immane: in questo momento la sua bocca deve dar voce ad un'amica, ad una guida, ad un popolo, ad un Dio. Mentre racconta a Ghaan le ragioni e i torti di noi che portiamo l'Angelo di Dytros sullo scudo ripenso alla donna spezzata che ho conosciuto ad Horen, ai dubbi e alla vergogna che l'avevano consumata persino più delle pozioni di cui era divenuta schiava. Neppure un anno è passato da quei giorni ma ricordo come se fosse ieri il trasporto fraterno con cui Yara la strinse tra le braccia quando si incontrarono ad Angvard e mi ricordo come subito dopo abbracciò me, gli occhi lucidi per l'emozione, ringraziandomi per averla riportata da lei. Yara ha sempre saputo quanto valevi, Crystal, e sapeva che senza di te non avrebbe mai portato a compimento questa impresa santa e folle. Tu e Brian siete stati le ali spezzate con cui il suo sogno ha potuto spiccare il volo, e adesso che lui non c'è più è toccato a me prenderne il posto.

Ti ascolto mentre parli di chi siamo e del perché siamo qui, degli errori e degli slanci nostri e di chi ci ha preceduti, del futuro che desideriamo costruire insieme al popolo di Ghaan. Della Sacra, che è al tempo stesso il nostro tesoro comune ed il dovere a cui siamo sempre stati chiamati ad adempiere insieme. La gente ascolta tiepida, poi annuisce e sorride. Lo stesso Billund che sulle prime scuoteva impercettibilmente il capo ora annuisce come per incoraggiarti. Se anche lui è convinto, vuol dire proprio che stai andando alla grande.



Eppure...c'è qualcosa che continua a non tornare. Non c'è traccia del nemico e tutto sta procedendo senza intoppi, ma resta nell'aria lo stesso senso minaccia che mi opprimeva il petto stamattina. Scruto tra le facce di soldati e popolani e non riesco a mettere a fuoco nessuno sguardo ostile, nessun cenno equivoco, nessun movimento sospetto. Non è ancora il momento, penso. Ma arriverà presto...e dobbiamo fare quel poco che possiamo per non essere colti alla sprovvista.

Crystal conclude il suo appello e si fa da parte. Le sorrido, ma sono sicuro che la preoccupazione mi si legga in faccia. "E' andata così male?" mi chiede angosciata, chinando il capo. "No Crystal, sei stata davvero fantastica, ma dobbiamo affrettarci. Non è molto sicuro qui...ti scorto io al Sanatorio." I volti soddisfatti intorno a lei un po' la rassicurano, ma devo fare in modo che non ci attardiamo oltre. Camminiamo in silenzio per il breve tratto della Strada dei Ponti che conduce dalla piazza al Sanatorio. Vorrebbe parlarmi ma si trattiene, capisce che troppo sono intento a studiare gli angoli bui, le bocche dei pozzi, le imposte socchiuse delle finestre sulla via che stiamo percorrendo, per discutere di una cosa tanto grande come quella che è appena successa. Poche centinaia di passi che sembrano una distanza interminabile e finalmente siamo a destinazione: la promessa di sicurezza delle imponenti mura del Sanatorio mi aiuta a scacciare il grosso dell'agitazione. Entriamo e trascorriamo un po' di tempo nelle sue stanze a parlare come due ufficiali che commentano l'esito della battaglia appena combattuta e di come riorganizzare le truppe che rimangono per meglio affrontare quella che verrà domani.

"Torno dai miei" le dico infine "si è appena fatto buio e la parte complicata inizia ora."

Sono di nuovo in strada. Dovrei sentirmi sollevato, Crystal è in un luogo protetto e ben guardato adesso, ma la sensazione di pericolo riprende. Perché non dovrebbe? Mi sto pur sempre aggirando per una città nemica, con schiere in armi che la cingono d'assedio e chissà quanti qui tra noi che non vedrebbero l'ora di scaraventarci fuori dalle mura. Ho appena attraversato il ponte che conduce alla piazza e finalmente i miei timori si materializzano. Grida, trambusto, clangore di armi...diamine, sta succedendo alle mie spalle! Non faccio a tempo a voltarmi che altre urla fanno eco alle prime, più distanti, oltre la piazza. Me ne resto un attimo impietrito come un babbeo. Cosa fare? Dove andare? Ci stanno sicuramente tendendo una trappola, e altrettanto sicuramente avranno organizzato dei diversivi per distoglierci dal loro vero obiettivo. Le grida alle mie spalle si fanno più forti, mi sembra di sentire uno schianto come di un portone fracassato, e voci allarmate di uomini e di bambini. Non starci a pensare troppo su, Bohemond, è tutto il giorno che ti arrovelli su come e dove colpiranno...vai dove puoi arrivare prima e al resto ci pensi Dytros.

Corro in direzione del Sanatorio e alla luce della luna mi sembra di scorrere sagome nella penombra, alcune più alte, altre più minute, radunate in crocchio attorno ad una scena ancora nascosta ai miei occhi. Il tintinnio del ferro sul ferro continua a risuonare. Una torma di ragazzini arriva di corsa verso di me. Ridacchiano eccitati e mi superano prima che io possa provare fermarli...sono sempre più confuso. Altre sagome in movimento alla mia sinistra, sembrano armati. Come diamine è possibile, sono passato di qui solo un minuto fa! Porto la mano all'elsa di Annie e mi preparo ad uno scontro, ma dopo pochi passi mi rendo conto che sono due dei nostri. "Bohemond! Sei tu?" E' la voce di Kailah, e mi rincuora sentirla: quando si mette male sappiamo sempre come cavarci d'impaccio, io e lei assieme. Con lei c'è un soldato che non conosco, sembra un novellino. Ce lo faremo bastare. Attraversiamo il capannello di persone e riusciamo a vedere cosa sta guardano questa gente: due donne si stanno affrontando nella penombra argentea del quasi plenilunio. Sulle prime non riesco a capirci granché, le persone intorno a me assistono al duello come se fosse una pantomina, qualcuno addirittura sembra fare il tifo.

Poi realizzo cosa sto guardando, e mi si ghiaccia il sangue nelle vene.
scritto da Bohemond D'Arlac , 00:21 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
10 Aprile 518
Domenica 26 Febbraio 2023

Billund



Finora tutto liscio a dispetto delle mie preoccupazioni. La piccola folla che siamo riusciti a portare in piazza si è rivelata pacifica e ben disposta, molto più di fosse lecito sperare. Gli oratori improvvisati hanno avuto la loro tribuna, hanno detto quello che dovevano per poi venirsene giù dal palco, senza incidenti e senza che le loro parole accendessero entusiasmi pericolosi. Mille cose potevano andare storte e invece niente, solo qualche mugugno isolato, più che comprensibile in una città occupata da un esercito nemico e costretta alle privazioni di un assedio.

E' arrivato quindi il momento di Mastro Billund.

Mi ci è voluto un bel po' di pelo sullo stomaco, non lo nego, per trattare con questo erudito sprezzante, caustico e sfrontatamente senzadio: a sentire i miei compagni ed in particolare Engelhaft non avrei mai dovuto concedere alcun credito ad un trombone del genere né tantomeno alla consorteria che rappresenta. Sarò uno sprovveduto ma tendo a dare il beneficio del dubbio a chi non fa nulla per apparire migliore di com'é: se c'è una cosa che le taverne malfamate di Achenar mi hanno insegnato è che sarà sempre il biscazziere più affabile e gioviale, quello che ti ha pagato da bere e ora ti sta seduto accanto e brinda alle tue mani fortunate (e di tanto in tanto adocchia con discrezione il tuo borsello, ma tu sei troppo ciucco per accorgertene) a piantarti un coltello tra le scapole non appena sarai uscito nel vicolo a pisciare.

Quanto alle Genti di Ghaan, con chi altri negoziare questa pace? Chi altri avrebbe potuto stringere la mano che Yara, con il suo azzardo disperato, è venuta qui a tendere? Non certo gli Eredi dell'Avamposto, che hanno trascinato il loro popolo in questo conflitto infernale stringendo patti indicibili e macchiandosi di ogni genere di nefandezza pur di riprendersi la Sacra, consumati dall'odio e dall'ambizione. Non potrà mai esserci pace con costoro, né perdono.

Se penso alle Genti, invece, mi tornano in mente gli uomini e le donne di Ghaan con cui, pur nemici, siamo venuti a patti. Ardee e il suo plotone, al cui fianco ci siamo battuti per difendere Madreselva dai tagliagole della Lega del Torto; Dan Bucky, che per primo ci ha aperto gli occhi su cosa stava davvero succedendo a Ghaan, sulla natura degli Innalzati e delle forze demoniache che li generano, su quali fossero realmente gli oscuri disegni di Aghvan l'Invitto; Darkhan, Khzar, Ayza, che si sarebbero rivelati cruciali per l'abbattimento di Estov Ghaan e senza i quali non saremmo mai riusciti a recuperare Madre Magdalene e Padre Klaus Fedmann; il caporale Gron e i suoi commilitoni, che di fatto ci hanno consentito di ricongiungerci ai nostri compagni prestando fede alla parola data. Ripenso poi a quella sventurata di Jamie Mourne, alla sconcertante innocenza dei pensieri rimasti intrappolati nel suo diario, a come persino dopo la morte il suo spirito ha combattuto per porre un argine all'orrore provocato dagli esperimenti di Geinsberg, Messer Raemon e Vorkhan...a come in quelle pagine Manuel Raven viene dipinto con una luce assai meno sinistra di quanto avremmo potuto immaginare.

In un modo o nell'altro se oggi siamo qui è anche grazie ad ognuno di loro.

Ma ecco, Billund sta per parlare. Osserva gli astanti con la sua solita supponenza mentre si schiarisce la voce. Prima di iniziare mi dedica un'occhiata e sospira. "Speriamo solo che Crystal sia all'altezza dell'introduzione che le sto per fare." Rimane una testa di cazzo fatta e finita, di quelle che fanno di tutto per andarti di traverso finché non si sentono soddisfatte del rispetto gli mostri... e non lo sono mai, vista l'immensa considerazione che hanno di sé.

In due parole, è Damon Dust.

E come il nostro mascalzone preferito (cui siamo debitori della pelle ormai non so più quante volte), alla prova dei fatti Mastro Billund non delude: ecco che si impadronisce del palco col piglio dell'affabulatore navigato e cattura l'attenzione di tutti, popolani e soldati, ghaanesi e stranieri. La folla ascolta in silenzio la rievocazione appassionata, seppur condita da un'abbondante dose di ironia spaccona, delle gesta degli eroi dei Cinque Lustri di Tenebra e di quelli del tempo che seguì.

Storie di onore, di lealtà e di coraggio, certo, di cavalieri valorosi e di nobili signori che per più di vent'anni difesero e guidarono l'Avamposto attraverso i pericoli di una landa selvaggia nuovamente dominata dalle tribù sanguinarie del Khanast di Feith... ma il racconto di Billund abbraccia soprattutto l'epopea dei poveri diavoli che versarono sangue e sudore sotto gli stendardi dei baroni, dei loro figli e nipoti che finita la guerra contro il Khanast si mischiarono con i nemici superstiti e si fecero un solo popolo.

Piccoli eroi delle più disparate ed umili provenienze che dovettero imparare a riconoscersi reciprocamente, a stringere alleanze e ad onorarle. Con la tenacia dei pionieri costoro riuscirono strappare, generazione dopo generazione, brandelli di pace ad un destino che pareva aver condannato questa terra a secoli di discordia e di violenze. E ci riuscirono di volta in volta con l'ingegno, con la testardaggine, con la generosità o talvolta solo per uno sfacciato colpo di fortuna. Le parole di Billund sono come pennellate, e tutti noi restiamo rapiti dal suo incantesimo, e ci sembra di averli proprio qui davanti ai nostri occhi, questi meticci coriacei e ammaccatti, sudici eppure fieri come granduchi, mentre si vantano nella loro lingua bastarda di imprese roboanti ed incredibili.

Ci sembra di vederli perché in fondo siamo anche noi quegli uomini e quelle donne, non importa se siamo figli di Ghaan, di Angvard, di Uryen o se siamo giunti da lontano in questa frontiera infestata di demoni e di spettri. Come gli eroi plebei di Ghaan siamo partiti da Greyhaven, da Surok, da Gulas, da Amer, persino da Elsenor e da Norsyd. Come loro ci siamo affrontati da nemici, ci siamo conosciuti, ci siamo rispettati ed ora ci siamo radunati nel giorno consacrato a Dytros per chiedere la Sua benedizione sul più sacro dei patti: una pace di giustizia per coloro che sono qui oggi e per coloro che verranno domani.
scritto da Bohemond D'Arlac , 17:04 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
10 Aprile 518
Martedì 21 Febbraio 2023

Horrenda



Il giorno sacro a Dytros è infine giunto. Nella manciata di giorni trascorsi qui a Ghaan abbiamo fatto quel che potevamo per realizzare il disegno mistico di Madre Magdalene: non ci resta che attendere che la celebrazione, per quanto miseramente propiziata, abbia luogo.

Per ingannare un po' il tempo lustro di malavoglia la Pipa Horrenda. Ancora non mi capacito di come si possa intagliare con tanta perizia qualcosa di così egregiamente imbecille. Di solito avere per le mani questo insensato attrezzo mi calma i nervi, strappandomi un sorriso anche nelle situazioni più tese. Non oggi...oggi penso a quanto in parti uguali mirabolante e idiota deve apparire la nostra impresa agli occhi dei nemici, e mi pare di risentire la prosopopea canzonatoria di Mastro Billund su quanto effimeri siano i nostri successi.

La verità è che abbiamo sparso una magra semente su un campo spaccato dall'arsura e brulicante di passeri affamati, e ora siamo in ginocchio ad implorarli di non divorare l'ultima speranza di raccolto che ci resta.

Siamo giunti a Ghaan al termine di un viaggio insidioso e sfiancante per ricongiungerci a quel che resta dei nostri commilitoni di Uryen e di Angvard. Ad attenderci non abbiamo certo trovato un esercito di conquistatori: della forza possente partita da Angvard mesi or sono non restano che poche manciate di sopravvissuti esausti e spauriti...invasori per Ghaan, disertori per le loro terre d'origine, banditi traditori per la legge del Duca.

Che ne è dell'indomito Capitano Marvin Barun dalla scorza di pietra e dalla voce di tuono? Un tronco marcio divorato dalle piaghe, il petto un tempo possente squassato da rantoli sanguinolenti. Che ne è della splendida Dama che a cavallo di un drago dalle scaglie lucenti ha guidato questa spedizione sventurata? Che ne è della sua promessa di vittoria e di giustizia? Sprofondate entrambe in una prigione tenebrosa da cui non sembra poterci essere scampo. Che ne è degli eroi di Uryen e di Angvard, che con un'ultima carica gloriosa attraverso l'Altopiano del Tuono avrebbero dovuto porre fine una volta per tutte ad una guerra fratricida e diabolica? Rintanati come topi in trappola entro mura ostili, inchiodati in una landa mortifera che la Carminia ha trasformato in un paesaggio da incubo, senza più neppure una patria a cui fare ritorno, alla mercé di un nemico astuto, paziente e implacabile che li tiene stretti nella sua morsa come questo grottesco pugno d'avorio intarsiato fa col fornello al suo interno.

E poi c'è questo presentimento sinistro che da stamattina ammorba l'aria come una cappa pestifera rendendomi penoso il respiro. Questa notte accadrà qualcosa di terribile. Non importa quanto sciocco possa apparire loro il nostro tentativo di riportare, anche solo per un momento, il nome di Dytros sulle labbra e nei cuori di genti che da generazioni lo hanno relegato all'oblio, o peggio, ne conservano un ricordo distorto di usurpazione e tradimento... i nemici più mortali della pace che stiamo provando a costruire non resteranno a guardare. Uno di loro, l'Innalzato cui Ayza attribuisce il nome di Sami l'Orbo, già una volta è emerso dalle tenebre per dispensare morte. Mi domando quanti come lui sono rimasti in agguato qui a Ghaan... e quanti si raduneranno stanotte per trasformare questo giorno consacrato al Dio che più disprezzano in un carnevale di sangue e terrore.

D'un tratto non riesco più a sopportare la vista dello sgorbio che tengo tra le dita e alzo lo sguardo. I miei occhi incrociano quelli di Kailah. E' di buon umore, al contrario di me. Del resto lei è così, la prospettiva di festeggiamenti spensierati, di musica, di vino e di risate in compagnia degli amici è sufficiente a scacciare ogni ombra dal suo viso. "Dove stai andando?" le chiedo, pensando dentro di me che dietro ad ogni circostanza in cui ci perdiamo d'occhio può nascondersi un pericolo. Soprattutto oggi. "Salgo un momento da Giada..." mi risponde sgattaiolando via senza darmi occasione di replicare. Poco male, senza di lei che si lamenta posso farmi due boccate in santa pace. Carico il tabacco, aziono l'acciarino, inspiro lasciando che il fumo dolciastro mi invada il palato.

Me ne resto così per chissà quanto, cercando di rallentare i pensieri che si rincorrono.

"Quella roba puzza come la merda secca di cavallo che i Songkhram usano per accendere i fuochi dei loro accampamenti, te l'ho mai detto?" borbotta ad un certo punto Sven, intento ad affilare la lama del suo pugnale.

"Ogni tanto sarebbe bello se sul tuo mantello si sentisse l'odore dell'incenso, invece di quella porcheria da frequentatore di postriboli" gli fa eco Engelhaft mentre solleva il breviario che stava consultando e lo sventola teatralmente per respingere il fetore.

"Va bene, va bene...vado a farmi un giro, ho capito" sbuffo, alzandomi dal tavolo. "Tanto tra poco dovremo muoverci in ogni caso." E così faccio per scendere in strada. Sul pianerottolo mi imbatto in Skald Jotnar che sta per imboccare le scale. Ha stampato sul volto il solito mezzo sorriso insopportabile di quelli della sua gente, lo stesso che immagineresti sul muso di una faina che sta spiando di soppiatto un pollaio incustodito. Mi guarda un momento e si fa serio. "Tutto bene?", gli dico. Fa un passo verso di me e si mette a studiare con occhio esperto la pipa che stringo tra i denti. "Quello zanna di hrosshvalr. Preziosa." "Ti piace? L'intarsio è molto ben fat..." Lui scuote la testa e mi interrompe. "Tu sembra trúður. Buffo. Triste. Io guarda te e no sa se ridere o piangere." Dal piano di sopra arriva l'eco di risate femminili. "Loro ride" aggiunge "...forse te visto." Dannato figlio di puttana, ci mancavi solo tu oggi.

scritto da Bohemond D’Arlac , 00:42 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
6 Aprile 518
Sabato 29 Ottobre 2022

Ali



Dicono che eri magnifica in sella al wyrm, un'eroina degli antichi Runi tornata a sfrecciare nel cielo azzurro. Dicono che il sole scintillava sulla punta della tua lancia mentre le immense ali della bestia si dispiegavano sotto di te.

Eccomi di nuovo al tuo cospetto, Yara. Da molti giorni sapevo di ciò che ti era accaduto, eppure ho sperato fino all'ultimo che quelle di Vengar fossero solo le farneticazioni di un innalzato ormai sprofondato nella follia...ma il tuo volto è una maschera spenta e smagrita che non lascia più spazio ad alcuna illusione. Poco fa ho detto a Crystal che io e lei siamo gli ultimi Paladini di Angvard ancora in condizione di servire, e dovevi vedere con che faccia stupita ha accolto le mie parole. Sembra passata un'eternità da quando vi ho comunicato il mio desiderio di servire presso di te una volta onorati i giuramenti che mi vincolano all'Esercito di Uryen...e quel momento, almeno nel mio cuore, è finalmente arrivato: il Soldato della Fede Bohemond D'Arlac è qui per farti il suo primo rapporto.

Ti racconto allora del viaggio che abbiamo affrontato per giungere a Ghaan e dei mille ostacoli che abbiamo dovuto superare, delle cose mostruose che ancora infestano la via per Angvard e di quelle che abbiamo abbattuto. Ti riporto la notizia del sacrificio di Stephen Cork e di Rak-Jim: ho affidato la sua ascia ai difensori della Sacra affinché sia custodita con gli onori che merita accanto alla spada di Brian. La Sacra, sì, ti dico di come siamo riusciti a raggiungerla superando l'assedio dei Nordri di Ymir, della situazione disperata che vi abbiamo trovato, di come abbiamo fermato il successore di Joad Kempf prima che il suo piano per aprire una breccia arrivasse a compimento. Rimpiango di non essere stato al fianco di Brian quando avete riconquistato la Sacra, ma sono felice di aver contribuito a mettere al sicuro il frutto della vostra vittoria...quanto ai Nordri che ancora lo minacciano, ti riferisco dell'emissario che è giunto qui con noi per trattare la pace, e che smania per avere udienza da te.

La pace, già...con i predoni Nordri e con le genti di Ghaan. Perché le forze demoniache che approfittano della confusione della guerra per prosperare a danno degli uomini tutti siano infine estirpate. Perché questa terra martoriata possa cominciare a guarire. Saranno necessari compromessi dolorosi, non illudiamoci, e bisognerà trovare il coraggio di guardare con giustizia nella causa nemica e riconoscerne, al di là dei crimini e dei sacrilegi indicibili per essa compiuti, le ragioni...di guardare con la stessa giustizia alla nostra causa e trovarci, oltre alla rettitudine e allo zelo nel perseguimento di una santa missione, il difetto. "Questa è una guerra di uomini, non di Dei" ripeteva Padre Valon Treize ad Uryen, "non dovete mai dimenticarlo!" e Yara, oggi tu sei l'unica che può porvi fine dando un senso al prezzo terribile che abbiamo dovuto pagare. E' agli uomini prima ancora che agli Dei che dobbiamo questa pace. E dunque è imperativo che tu ti desti, mia Signora. Mentre rimani nella morsa di questo maleficio tutto ciò per cui abbiamo combattuto sta per andare in frantumi.

Non c'ero, quando solcavi i cieli a dorso di drago come Ilmatar rediviva. Ma quando sei accorsa in armi per difendere Angvard dai mostruosi servitori di Kraalor, il corpo e lo spirito ancora segnati dall'oltraggio subìto da Ymir, allora io c'ero, e ti ho vista coi miei occhi riprendere il tuo posto nella lotta a dispetto del dubbio e della vergogna. Hai affrontato altre cadute e ti sei rialzata, più forte di prima. Ti rialzerai anche stavolta, e tornerai a volare, Difenditrice dell'Antico Scudo dell'Eroe: i tuoi Paladini sono pronti a farsi ali per te.
scritto da Bohemond D'Arlac , 21:13 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
17 marzo 518
Mercoledì 6 Ottobre 2021

La lezione di Hannibal



Ed eccomi qui, schiacciato sul terreno gelato, indebolito, dolorante, stanco come non mi sembra di esserlo mai stato, a tentare come posso di tenere a bada questo merdosissimo nordro risvegliato che mi si agita sopra e che proprio non ne vuole sapere di crepare una seconda volta senza prima avermi staccato la faccia a morsi. Stavolta sono fregato...non ho la forza per respingerlo: per quel che so i suoi denti infetti mi hanno già bucato il pettorale dell'armatura, condannandomi, ma il figlio di puttana non si accontenta, e mi si avventa contro nel suo modo scomposto, incurante della pioggia di fendenti alla testa che Sven gli sta sferrando e che rimbalzano come grandine sull'elmo sempre più ammaccato. Tra i grugniti famelici del mostro mi sembra di distinguere la voce di Kailah che biascica a fatica qualcosa (rune scommetto...ormai ho perso il conto di tutte le volte che questa ragazza ha salvato la pelle, con la magia o con sua mira infallibile), e pochi istanti dopo la bestia si ritrae con violenza, come se l'avesse colpita un macigno. Purtroppo non basta: neppure faccio in tempo a rendermi conto di quello che è appena successo che il risvegliato torna di nuovo su di me con tutta l'ostinazione omicida di cui è capace.

Se non altro l'onda di forza che la mia compagna ha invocato con le ultime energie è riuscita a farmi riprendere fiato...provo a interporre lo scudo tra me e la creatura ma niente, me lo schiaccia addosso mentre con uno scrollone rabbioso si libera dell'elmo che finora lo ha protetto ma che le impedisce di mordermi come vorrebbe. Sei disposto a tutto pur di farmi la pelle, eh? Non mi resta che proteggermi con l'avambraccio pregando Dytros che il cuoio resista ma quando le fauci si serrano ho la dolorosa certezza di essere stato beccato in pieno. Se solo fossi stato un po' più svelto avrei potuto defletterlo, guadagnando ancora un po' di tempo...già, ma tempo per cosa? Ormai è andata, mi tocca crepare prima di aver rimesso piede alla Locanda del Puma, prima di aver saputo cosa ne è stato di Yara, di Barun, di Garruk...prima di aver onorato il mio impegno con lo spirito di Cantor. Sarà contento Dust, che non vede l'ora di mettere le sue zampe su Jaegerin, posso solo sperare che faccia la sua parte e assista chi dei miei compagni la brandirà per fare ciò che io non ho potuto.

Nella testa mi ronzano gli ammonimenti di Sir Hannibal Dolor, Guardiano della Fortezza Bianca di Achenar. "L'umiltà, Bohemond, è la virtù più difficile per chi si vota a servire la Giustizia di Dytros. Sarai sempre tentato di ritenerti al di sopra dei vincoli che la Regola ci impone, ti sentirai una lama luminosa e affilata messa su questa terra per squarciare il buio, ti crederai libero e invincibile nel perseguimento della santa missione che Dytros ci affida, non esiterai a rischiare la tua vita pur di affrontare una sfida degna del tuo fervore. Avrai successo, sulle prime, e questo non farà che renderti ancora più avventato, ancora più orgoglioso, ancora più affamato dei trionfi a cui ti senti destinato...e sarà allora che ti schianterai a terra. Se avrai fortuna perderai la vita prima di renderti conto che la Fede è solo un intralcio alle tue ambizioni. Se avrai MOLTA fortuna sarai il solo a doverne fare le spese, e ti sarà risparmiata la consapevolezza di aver condannato chi contava su di te...e tutto questo perchè sei un borioso COGLIONE convinto di avere tre paia di ali che gli spuntano da sopra al culo."

Aveva ragione da vendere, il vecchio. Da quando hai lasciato Cantor con in mano Jaegerin ti sei sentito in grado di affrontare a viso aperto qualsiasi nemico. Che cazzo ti credevi? Sei riuscito a malapena a sopravvivere allo scontro con Einar Borg, e solo grazie al bluff di Dust. E non parliamo di quello che è successo poco dopo! Sei stato ad un passo dal soccombere all'oscuro potere di quella mostruosità che un tempo si faceva chiamare Vorkhan, che nella tua stupidità pensavi persino di poter liquidare senza l'aiuto dello stregone neanche fosse un brocco qualsiasi...e come ti irritava la loro prudenza! La verità è che se i tuoi compagni fossero stati così imbecilli da darti retta, a quest'ora sarebbero tutti morti. Forse ti ci voleva proprio un bel morso come si deve di questo nordro risvegliato per farti entrare in testa la lezione di Sir Hannibal. Peccato che non vivrai abbastanza da metterla a frutto.

A questo penso mentre fisso istupidito ed esausto il grugno del mostro nell'attimo in cui la spada di Sven riesce finalmente a spaccarlo come una zucca marcia. Mi guardo il bracciale dell'armatura, pare che abbia retto. Il cuore mi batte ancora all'impazzata, lo sento pulsare attraverso il pettorale mentre cerco freneticamente di capire se anche quella difesa ha tenuto...tasto lo squarcio e anche lì, sembrerebbe, buone notizie.

Mentre mi abbandono a terra assaporo la consapevolezza di avercela fatta anche stavolta...ma il ricordo della sfida lanciata ad Einar Borg, ancora ubriaco dell'adrenalina della battaglia, mi torna alla mente ghiacciandomi il sangue nelle vene più di quanto possa fare il Vento del Nord in questo inverno che non accenna a finire. "La prossima volta ce la vediamo io e te, da soli!"

Borioso coglione che non sono altro.
scritto da Bohemond D'Arlac , 20:26 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
9 marzo 518
Mercoledì 7 Luglio 2021

Come se non bastasse



"Soldati di Sarakon, le trame del Fato vi concedono tre possibilità: combattere in branco come lupi, inviare un orso come vostro campione, o rintanarvi nei cunicoli come topi. Fate la vostra scelta e io agirò di conseguenza." La voce di Einar Borg rimbomba nell'oscurità della caverna dove abbiamo deciso di tentare la nostra ultima resistenza. E dire che era un buon piano: sgattaiolare sotto al naso degli Einharjar con il favore delle tenebre, neutralizzare rapidamente le sentinelle, involarsi nel tratto di miniera che ci avrebbe portati alla salvezza facendo crollare il passaggio alle nostre spalle grazie alle stregonerie di Dust. E stava andando tutto come avrebbe dovuto...beh, quasi. Proprio quando sembrava fatta la magia di Dust ha fatto cilecca, e adesso siamo qui, intrappolati in questi cunicoli e braccati da uno squadrone di Nordri veterani.

Quando ho cercato di convincere i miei compagni dell'opportunità di farci strada tra i Risvegliati, ancorché dotati di intelletto, piuttosto che affrontare i guerrieri Nordri di Einar Borg, neppure immaginavo che questi avesse una diavoleria come quella che abbiamo appena visto a sua disposizione. Come se non bastasse. Ho visto coi miei occhi Ymir Braccia D'Orso, capo dell'altro Clan Nordro venuto a combattere in questa guerra per solo gli Dei sanno quali ragioni, fare scempio di Aiden così come aveva fatto con Yara. Ciascuno dei due avrebbe poi riconquistato la gloria perduta affrontando e sconfiggendo la progenie del Sangue degli Antecessori...ma il fatto che quel guerriero di Nordsyd sia riuscito a scaraventarli entrambi in un dirupo neanche fossero dei pupazzi di stracci certo continua a darmi da pensare. "E' una guerra di uomini, non dimenticatelo mai, non credete a chi vi dice il contrario!" ammoniva spesso Padre Valon Treize...e in una guerra di uomini non c'è avversario peggiore di questo.

Avevo avuto a che fare con i guerrieri del Nord durante la mia ferma al Tempio del Valore Inesausto di Ammerung nel 514: il nostro Ordine era stato investito dall'autorità Ducale del compito di porre un argine alle scorribande dei sudditi del neo-proclamato Conte Bjorn meno inclini ad abbandonare i costumi della terra natìa. Si trattava per lo più di presidiare il confine tra le due contee e prevenire eventuali incursioni di razziatori e sbandati, lupi che a differenza del loro signore mal sopportavano la prospettiva di lasciarsi addomesticare dalla legge di Greyhaven, o che più semplicemente si sentivano defraudati delle opportunità di bottino con cui il Principe di Skoffin li aveva allettati. Talvolta però, quando le inevitabili dispute e le insanabili recriminazioni sfociavano nella violenza aperta, ci toccava prendere parte a delle spedizioni nel Corno d'Oro e interporci tra i nuovi arrivati e la popolazione locale, ed era un lavoro infame... i Nordri tolleravano ipocritamente la nostra pretesa autorità, tenendosi però pronti a saltarci alla gola al primo cenno dei loro capi, mentre i poveri disgraziati di Halden ci accoglievano col disprezzo che meritano gli apostati e i traditori, venuti com'eravamo a legittimare l'occupazione di questi barbari senza dio e del loro Conte usurpatore, per di più facendo sfoggio delle sante insegne di Dytros. In un paio di occasioni fummo chiamati ad usare la forza per riportare l'ordine, ed ogni volta il prezzo che dovemmo pagare fu tragicamente caro. Un popolo votato interamente alla guerra, uomini e donne crudeli e sanguinari come gli idoli che venerano, ma capaci di un coraggio e di un valore in battaglia in nulla inferiori a quelli dei nostri migliori cavalieri... giunto qui nel Corno del Tramonto, quello che ho visto non ha fatto che confermare l'impressione che mi feci allora. Ricordo ancora il sogno che mi visitò dopo aver raccolto l'ornamento blasfemo ai piedi delle croci, fuori Uryen. Ricordo la furia che mi scorreva in corpo, la sensazione di essere invincibile ed il desiderio irrefrenabile di dimostrarlo ancora, e ancora. Ricordo di aver messo al collo il dono che sugellava il mio trionfo e di aver dimenticato ogni paura della morte, da quel momento mia amica ed alleata. Ci saremmo incontrati, presto o tardi, ma l'avrei raggiunta percorrendo un sentiero tracciato dai corpi spezzati dei miei nemici sconfitti. Questa, credo, è la fiamma che arde nel cuore dei Nordri, lo spirito indomito che li rende nemici che solo un pazzo affronterebbe a cuor leggero.

E poi c'è il Martello. In vita mia non avevo mai avuto la sfortuna di vedere nulla di simile, un'arma che sembra uscita dalle epopee più sanguinose del Khal-Valàn, quei runi che raccontano delle devastazioni causate da Kurgoth e dagli altri discendenti di Kaalor il Selvaggio, dotati di oscuri poteri ed alla testa di eserciti di creature mostruose. Einar è in grado di brandire quel maglio e farlo avvampare come una folgore per poi scagliarlo con la violenza di un proiettile di catapulta. Come se non bastasse, esaurito il suo percorso di distruzione il Martello può tornargli magicamente in pugno proprio come farebbe un falcone sul guanto del cacciatore, bramoso di spiccare nuovamente il volo.

Ed eccoci qui, a combattere per le nostre vite in queste gallerie avvolte nelle tenebre. Einar è di fronte a me, io e Colin abbiamo fatto quello che potevamo per tenerlo a bada. Sono riuscito a piazzare un paio di fendenti come si deve, ma il bastardo è ancora lì, saldo sulle gambe e perfettamente in grado di sferrare dei colpi micidiali. Pronuncia ancora una parola nella sua lingua incomprensibile, e la testa della sua arma si infiamma nuovamente di lampi azzurrini, l'aria crepita e si riempie dell'odore penetrante che annuncia un temporale. Tra pochi istanti la furia del tuono si abbatterà nuovamente su di noi, lo so, ma non posso che continuare ad attaccare il mio nemico nella sciocca speranza di averne ragione prima dell'inevitabile. Colin arretra, ha capito che non c'è niente che possa fare per impedire che succeda: non esiste difesa in grado di fermare questa vampa, quando il richiamo di Einar la scatena. Come se non bastasse. Con la coda dell'occhio percepisco Malandrino alla mia sinistra, ormai circondato da guerrieri alti il doppio di lui. Persino Dust ha capito che non c'è scampo, credo si sia messo a combattere con una specie di coltello ma dai suoi gemiti direi che sta avendo la peggio. Sul fianco destro Sven ed Engelhaft stanno tenendo a malapena a bada un altro gigante. Sul fondo della caverna Kailah continua a scoccare le sue frecce, ma gli avversari hanno scudi e corazze robuste, e dubito che la scarsa luce delle torce sul pavimento le consenta dei tiri precisi.

Non so davvero come ne usciremo, stavolta.
scritto da Bohemond D'Arlac , 16:44 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
6 marzo 518
Lunedì 24 Maggio 2021

Jaegerin



Sparrow Cabot, bel tipo. Non sembra la figlia di suo padre. Chi l'avrebbe detto che nella tenda di comando dell'Armata del Corno potessimo trovare qualcuno che non ci facesse venire subito l'orticaria? La sua esibizione con le scolopendre giganti di ieri sarà pure stata una smargiassata da circo di Trost, ma smessi i panni dell'ammazzasette si sta dimostrando una persona pratica, solare, sveglia.

Contro ogni aspettativa ha deciso di aiutarci a rompere le uova nel paniere di Gadman Scherer senza dare troppo peso alle preoccupazioni dello zio, e adesso se ne sta qui in mezzo a noi, curiosa vedere come ce la caveremo. Sorride divertita. Dobbiamo sembrarle proprio buffi, noialtri spaiati del XXIIIesimo di Uryen (quanto le sembreremmo ancora più buffi, se sapesse che il nostro plotone è diventato un altro da un bel pezzo e che a questa riassegnazione non abbiamo dato mai alcun peso). Forestieri venuti qui dai quattro angoli del Granducato, finiti a combattere sotto uno stendardo che non era il nostro, in una guerra che non ci appartiene, per dei territori di cui forse solo un paio di noi conoscevano il nome. E adesso che la guerra è ufficialmente vinta pensiamo bene di sputare sul più che meritato congedo, disertiamo, e varcato il Traunne ci presentiamo al confine di Angvard con la nostra implausibile storia di cadaveri trafugati, di oscuri esperimenti e di contrabbandieri, dichiarandoci candidamente ai soldati che ci hanno fermato.

Teste matte a cui prudono le mani, sprovveduti sempre a caccia di avventure, guastafeste che non rinuncerebbero per niente al mondo all'opportunità di regolare gli ultimi conti rimasti aperti, Duchi o non Duchi, pace o non pace. La verità è che poco importa se ci sentiamo soldati di Yara o di Barun, di entrambi o di nessuno, poco importa se lo facciamo per la Fede o per amor di scienza, per fedeltà al vecchio comando o ai tanti amici conosciuti qui nel Corno, o magari solo per la soddisfazione di sapere com'è che andrà a finire, questo runo apocrifo del Kahl-Valàn un pò fuori tempo di cui volenti o nolenti siamo diventati personaggi. Per una sola di queste ragioni o per tutte quante insieme la guerra del XXIIIesimo continua.

Il miglior modo di iniziare è mostrare a Madame Cabot che saremo pure buffi, ma che con noi c'è poco da scherzare.

Padre Engelhaft, soldato, sacerdote, inquisitore. E' un passo dietro di me, concentrato ad invocare la benedizione di Kayah, la sua volontà e la Grazia della Dea stringono il nostro avversario in una morsa da cui non può divincolarsi: la creatura nella cassa si agita in modo scomposto ma rimane inchiodata dov'è, incapace di rispondere agli attacchi. Ultimamente non andiamo granché d'accordo, Engelhaft e io. Siamo entrambi tra i Primi, ma vediamo la nostra missione in modo assai diverso. Lui crede di essere qui per portare qualcosa che manca, e la sua Fede è dunque granitica e intransigente, fatta della stessa pietra con cui si costruirebbe una Chiesa di frontiera in una terra che non ha conosciuto ancora la Luce, o che l'ha dimenticata. Io sono qui per cercare qualcosa che c'è e che va preservato, e la mia Fede è una fiaccola nella notte sufficiente appena a rischiarare il cammino, una fiamma che si affievolisce o avvampa secondo i capricci del vento. Ad essa mi affido per distinguere nell'oscurità i volti degli innocenti da proteggere e quelli dei nemici da combattere...finendo qualche volta per confondenderli.

Accanto al sacerdote c'è Kailah, arco teso in pugno, pronta a scoccare una freccia micidiale delle sue e se necessario ad impiegare la magia in nostro soccorso. Senza di lei non avrei mai potuto avere la meglio su Mick Stolz, come può testimoniare lo scudo che imbraccio e che fu bottino di quella battaglia. Sono trascorsi diversi giorni ormai da quando abbiamo attraversato Cantor e ancora mi fischiano le orecchie per tutti gli insulti che mi ha urlato contro. Mi è stato raccontato che era talmente fuori di sé dalla preoccupazione da aver spiccato letteralmente il volo, prodigio che non aveva mai tentato prima, per planare poi come un gufo sulle cripte e sulle tombe avvolte nelle tenebre, incurante degli spettri senza pace che popolano l'Antico Cimitero, e tutto questo pur di venirmi a riacciuffare. Se dovesse mettersi male so che anche oggi posso contare su di lei, e devo dire che il pensiero mi rincuora.

Sven, l'imperturbabile gigante di Gulas. Come sempre è in prima linea, e come sempre affronta il nemico con pratica efficienza, uomo o mostro, senza scomporsi. A volte mi chiedo se si renda davvero conto di cosa abbia di fronte, o se gli importi. Probabilmente pensa che in battaglia la morte può presentarsi con mille volti diversi, e che lasciarsi distrarre dal suo aspetto finisce solo per facilitarle il lavoro. Sferra i suoi colpi con calma, bilanciando forza, rapidità, precisione: ha capito che un affondo mal calibrato finiribbe per distruggere l'Informe che si annida sul fondo della cassa ed esporci alla sua contaminazione. Un fendente, e poi un altro, e un altro ancora, approfitta dei diversivi che gli sto creando. E' solo questione di tempo, e infine l'Armigero soccombe al colpo di lama che trancia gli ultimi filamenti di solo gli Dei sanno cosa che gli mantenevano la testa sul collo.

E poi c'è Colin. Il nostro studioso di Greyhave è infallibile nel cogliere i segni di un pericolo imminente, e ci ha subito messo in guardia sulla presenza maligna in agguato nella cassa. Non è pero tipo da avere remore quando c'è da rischiare l'osso del collo, e si sta tenendo pronto ad intervenire...a mani nude, so ho capito cosa ha in mente di fare. Certo che è un bel groviglio di contraddizioni, questo ragazzo: soldato temerario e accademico scrupoloso; assetato di sapere ma impermeabile alle lusinghe di chi vorrebbe comprarlo con la moneta di conoscenze proibite; sprezzante della religione ma appassionato nel difendere ciò che gli indica il suo senso dell'onore; indifferente alle cause ma devotissimo ai suoi amici. Eccolo, entra in azione: la sua prontezza nello strappare via la testa spiccata della creatura per impedirle di riprendere forza è il sigillo della nostra vittoria.

E' così, Comandante Sparrow, che combattono quelli del XXIIIesimo.



Il corpo del paladino rimane finalmente inerte nella cassa, gonfio e distorto al punto da deformare il gambesone e perfino la maglia di ferro che lo cinge. Similmente giace senza vita la bestia Informe che quelle carni aveva ricomposto, pervertendole, affinché il seme di Kraalor potesse germinarvi. Intrappolata nell'elmo, la testa è qui in terra, ai miei piedi. All'interno della calotta si agita nei suoi ultimi spasmi l'abominio che si era pasciuto di questo servitore della Fede profanandone il riposo.

Non ho dimenticato il finire dell'ultima estate e la carneficina causata da quattro creature come questa ad Angvard. Ci siamo spesi fino allo stremo, Brian, Crystal ed io, nel tentativo di arginarne uno soltanto, resistendo oltre la sopportazione ai suoi attacchi spaventosi e venendoci in soccorso l'un l'altro come potevamo, accecati e afflitti dai miasmi mefitici che il mostro aveva portato con sé attraverso il varco della Sacra. Ricordo come inesorabilmente fummo costretti ad arretrare e cedere il passo al nostro avversario: eravamo esausti, feriti, sconfortati per non aver saputo respingere il suo assalto. Crystal però non si diede per vinta e tornò ad affrontarlo, battendosi come una leonessa per impedirgli di compromettere la postazione di tiro dei nostri arcieri... la loro mira e l'arrivo del valoroso Rak-Jimm ci consentirono alla fine di prevalere, mentre all'interno della seconda cerchia il grosso della pattuglia demoniaca continuava a seminare panico e morte.

Rak-Jimm, Lady Yara, il Sergente Rock, Ser Athos Alman...furono loro i veri eroi di quella giornata, assieme a quel buon diavolo di Terenz Lost che a miglia di distanza si stava sacrificando per consentire ai miei compagni di ritirarsi, ma ripensando a come ci battemmo so per certo che Dytros era con noi quel giorno, tre scudi spezzati che traballano sotto i magli del nemico e che però restano miracolosamente, ostinatamente insieme.

Ci stai guardando da lassù, Brian? Kalya mi ha raccontato di te e di come il peso di ciò che accadde a Pforzheim stesse per trascinarti nell'abisso. Abbiamo parlato, nella sconsiderata comunione che ho acconsentito avesse luogo, di come il destino che hai trovato alla Sacra fosse proprio quello da cui lei voleva preservarti. Credo fosse sincera, come sincero resta il suo desiderio di proteggere le sue ragazze dalla cieca violenza dei Varchmann di questo mondo. A costo di stringere allora un patto col demonio stesso da cui intende preservarle...e forse a costo di stringerne uno oggi con un paladino. Non riesco a togliermi dalla testa che in quella donna c'è molto di più e, forse, molto di meglio del cammino oscuro che ha scelto di percorrere. Se fossi qui certamente mi diresti, come Engelhaft e come persino io vado spesso ripetendomi, che mi sono bevuto il cervello. Lo so.

La verità, Brian, è che avrei voluto che il sentiero che ti ho aiutato a ritrovare ti conducesse ad una meta meno crudele. Avrei voluto combattere al tuo fianco ancora una volta, come ad Angvard in quel giorno sanguinoso, come nel vallone di Gretel che ci rese per davvero Difensori dell'Antico Scudo dell'Eroe. Sapere che il tuo sacrificio ti ha conquistato la gloria di un eroe della Fede, qui in terra come in cielo, mi consola, ma non basta a cancellare il dolore per un amico perduto.

E' arrivato il momento di impartire il colpo di grazia a questo mostro. Brandisco un'ultima volta la spada che mi è stata affidata dagli spiriti di Cantor e l'affondo tra le zampe della bestia.

Stringere quest'arma mi dà una sensazione di coraggio simile a quella che provai impiegando contro il guardiano di Mirai lo spiedo di legno duro come pietra che sarebbe più tardi diventato la punta della lancia di Yara, ma è al tempo stesso straniante.

Per tutta la durata dello scontro non ha mai smesso di pulsarmi nel pugno, e certamente si è rivelata più difficile da manovrare di quanto mi aspettassi: ad ogni attacco diretto all'Armigero la lama si è fatta come d'aria per attraversare senza sforzo le protezioni del nemico e morderne le carni, finendo però per prendermi alla sprovvista e sbilanciare i miei colpi. Le fauci di lupo gemelle che decorano la guardia, così simili al fregio della cripta da cui sembra originarsi l'influsso maligno che opprime Cantor, mi ricordano in ogni caso della promessa fatta a quel confratello di un tempo perduto che, vinta l'approvazione dell'ultimo guerriero ad aver avuto il privilegio di impugnarla, attraverso le ere l'ha posta nelle mie mani.

Mi batterò per liberare Cantor e spezzare la maledizione che costringe quegli spiriti infelici ad aggirarsi tra le sue rovine, lo giuro al cospetto del Dio, e solo allora potrò affidare questa spada alla custodia di Lady Yara.

Quel momento però non è ancora giunto, penso, mentre ripulisco la lama con un lembo del mantello. Nel frattempo hai bisogno anche tu di un nome, mia nuova amica, per il tempo che trascorreremo insieme.

Torno col pensiero alla saga di cui mi aveva parlato Athos Alman nei giorni precedenti all'attacco, una raccolta di storie minori del corpus del Khal-Valàn incentrate sulle peripezie del Cacciatore Senza Nome, guerriero vagabondo sprovvisto di lignaggio ma di mente svelta e cuore saldo. In quei racconti il destino metteva sul cammino dell'eroe amici fidati ed avversari temibili, così come doni e strumenti incantati, profezie, fonti magiche di capacità sovrumane: ogni incontro, ogni oggetto, ogni brandello di conoscenza, ogni nuova facoltà si sarebbero rivelati la chiave per il superamento di una sfida futura.

So per certo che c'è qualcosa di vero in quelle antiche favole, così come so che in questa terra di leggende che rivivono può capitare di voltarsi indietro e non poter distinguere le proprie orme da quelle di altri che, in giorni di cui non resta memoria se non nei frammenti di un runo consunto dal tempo, ebbero a camminare sul nostro stesso sentiero. Tanto vale stare al gioco, che ne dici? Ho in mente un nome che ti starebbe a pennello, e credo che non dispiacerebbe neppure a chi prima di me ti ha avuta in pugno.





scritto da Bohemond D'Arlac , 12:56 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
27 febbraio 518
Giovedì 25 Febbraio 2021

Ipocrita



E' proprio più forte di te, eh? Non hai neppure fatto a tempo a rimettere piede ad Uryen che sei subito tornato ad impelagarti con Kalya Niadh, e stavolta amico mio ti sei fottuto proprio per bene. Che cazzo ti dice la testa, Bo? Possibile che tu non riesca a non bere da qualunque coppa ti offra quella donna? Cosa speri di ottenere? Ogni volta che lei punta tu vai a vedere, come il più fesso dei polli che si gioca tutto al tavolo di un biscazziere navigato. Non dirmi che veramente pensi di poter tirare fuori qualcosa di buono da costei...è una Sekhmet, maledizione, e non vede l'ora di trascinarti nel fango come ha fatto con Brian e solleticare la sua vanità facendosi beffe di quello in cui dici di credere.

E risparmiami questa puttanata della guerra di uomini e non di Dei, perché per il prete che l'andava ripetendo la tua amica non è nientemeno che la nuova cazzo di Morrigan! Io ti ho capito, eh, e non mi freghi: la verità è che in fondo tu non credi affatto che si possa ottenere vera giustizia osservando la Regola e confidando negli Dei, pensi piuttosto che non si possa fare a meno dei sotterfugi, dei colpi di mano, del pelo sullo stomaco. Del resto gli Dei non si curano dei poveri disgraziati che mordono la polvere quaggiù, e chi si affida a loro è solo un illuso. E' per questo che disprezzi la preghiera, l'umiltà e la temperanza, ritenendole pose da vecchi barbogi rincoglioniti e ipocriti, o sbaglio? E' per questo che ti sei fatto insozzare da Miya al Castello di Seta, perché in realtà sei tu il primo degli ipocriti, e quello che davvero desideri non è fare la giustizia di Dytros, ma la tua, decidendo secondo il tuo capriccio quale sia il male da combattere e quello su cui puoi mostrarti indulgente (e, chissà come mai, un bel culo rimane il miglior viatico per conquistare la tua benevolenza).

Non parliamo poi del vero motivo per cui l'hai giurata a Varchmann: te lo ricordi, eccome, in che modo ti ha umiliato al porto due anni fa, ed è un rospo che non hai mai ingoiato.

E allora, caro il mio paladino, buona fortuna. Il sentiero che hai deciso di percorrere è buio e tortuoso, e la voce da cui hai deciso di farti guidare è certamente infida. Presto sapremo se il tuo azzardo conquisterà un po' di giustizia a chi altrimenti non avrebbe speranza di riceverne, se il tradimento di cui ti sei macchiato oggi ti solleverà da quel rimorso antico che ancora ti leva il sonno, se la donna malvagia che tanto ammiri saprà essere all'altezza della parte da eroina per cui l'hai voluta a tutti i costi scritturare.
scritto da Bohemond D'Arlac , 00:34 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
4 Novembre 517
Martedì 23 Ottobre 2018

Ce la stiamo facendo



Finalmente una notte di riposo dopo giorni di marcia senza sosta attraverso pericoli che due anni fa avrei fatto fatica ad immaginare. Non sono più l'uomo che ero...nessuno di noi lo è più, e del resto come potremmo? Siamo stati tutti strappati alle certezze del presente per essere scaraventati in un tempo remoto, un tempo in cui Demoni ed Eroi si davano battaglia, un tempo in cui si dice che gli Dei stessi abbiano calcato il suolo del Continente. Kreepar, Risvegliati, Innalzati. I mostri delle ere che furono sono tornati a reclamare questa terra, e ad affrontarli stavolta non ci sono i campioni del Khal-Valàn, ma noialtri disgraziati...eccoci qui a lottare con le unghie e coi denti pur di non essere spazzati via, ad arginare come possiamo l'inevitabile.

Eppure ce la stiamo facendo. Sorella Magdalene è con noi, al sicuro, e con noi è anche il Vescovo di Feith, insperatamente scampato alla devastazione della Città Sacra. E con noi c'è anche l'eredità di Padre Mansel, informazioni segrete e preziose che nelle mani giuste potrebbero consentire una vittoria schiacciante e definitiva sulle forze ancestrali che tormentano il Corno del Tramonto. Né lo Ierofante di Trost, né Keynes, né gli sgherri di Ghaan e neppure Jormungand sono riusciti a fermarci: gli Dei non marceranno al nostro fianco ma di certo vegliano sulla nostra impresa, confondendo i nostri nemici e donandoci la determinazione sovrumana che ci serve per portarla a compimento.

Non voglio pensare alle sfide insormontabili che ancora ci attendono, ai nemici mortali che restano in agguato e di cui l'Armigero a cui oggi siamo scampati per un soffio è certo un crudele araldo. Voglio pensare che gli spettri di Samhain siano alle mie spalle, spauracchi innocui incapaci di intralciare ancora il mio cammino, e che con loro siano rimasti indietro anche i dubbi, le paure, i desideri meschini ed insensati.

Chiudo gli occhi e mi sorprendo a ripensare alle forme sinuose di Miya, al suo profumo di fiori selvatici, a come suoi occhi brillassero come stelle nocciola nella penombra del Castello di Seta...ricordo di essere sprofondato con lei in acque scure ed oleose, acque in cui è così dolce e facile lasciarsi annegare. Ricordo che ebbi l'impressione di averle già assaporarate mesi prima, quando accettai di bere dalla coppa che per me Kalina aveva preparato alle Case della Gioia a suggello della nostra intesa. Ricordo infine di aver intravisto nell'oscurità il volto di Yara solcato da lacrime di dolore e di vergogna, e ricordo di aver riso di lei, rabbiosamente, e con me Miya, Rhea e la stessa Kalina; con noi ridevano John Combard e Berthold, Ork e Hador Varkmann, e dozzine di altri, una legione di uomini e di donne senza volto sospesi attorno a noi in questa tenebra liquida come pesci immondi, in una cacofonia rauca e sguaiata che pareva non dovesse aver più fine.

Sono meglio di così. Devo essere meglio di così. Lo devo ai miei compagni del XXIIIesimo, lo devo a Yara, a Brian, a Crystal, a Padre Valon...ma soprattutto lo devo ad Annie, alla battaglia impari che la sta consumando ora dopo ora e che, pur non avendone colpa alcuna, è costretta a combattere senza il sostegno degli Dei.
scritto da Bohemond D'Arlac , 00:27 | permalink | markup wiki | commenti (3)
 
23 Ottobre 517
Domenica 29 Aprile 2018

Lettera per Lady Matilde




Mia Signora,

Vostro fratello Vi avrà certamente informata della grave decisione che ebbe a prendere per concludere la faida che troppi lutti ha causato alla Vostra famiglia ed a quella dei Brundun. Se ho acconsentito a sottoscrivere la promessa matrimoniale che ora ci lega non è per sete di guadagno e neppure per lussuria, voglio rassicurarVi, e sono sinceramente dispiaciuto che nessuno si sia preso la briga di chiedere il Vostro parere sulla faccenda. Sono un soldato, mia Signora, e la guerra che sto combattendo mi ha imposto di accettare la proposta di Vostro fratello: questa stessa guerra oggi mi chiama altrove, e fintanto che essa durerà non potrò tener fede all'impegno preso con Voi.

Vorrei potervi dire di più, ma non mi è concesso.

Sappiate però che sopra ogni altra cosa per me è importante che la Vostra volontà non sia schiacciata, che questo matrimonio non sia d'ostacolo alla vita che desiderate vivere. E' possibile, e in tutta confidenza è assai probabile, che io perisca in battaglia prima di avere occasione di incontrarVi: se il destino vorrà diversamente, e se i giuramenti d'onore cui sono vincolato non me lo impediranno, vorrei incontrarVi e spiegarVi esattamente chi sono e perché Vi siete ritrovata con me come marito.

Se questa eventualità non Vi fa orrore, inviatemi in pegno un fazzoletto bianco presso la Locanda del Puma, e sul mio onore mi presenterò al Vostro cospetto non appena le circostanze me lo consentiranno; laddove invece intendeste rivendicare la Vostra sacrosanta prerogativa di scegliere per Voi stessa chi Vi sarà da compagno, inviate al contrario una pezza scura, e di me non avrete più notizie.

Sinceramente Vostro,

Bohemond D'Arlac

P.S. Gudrun mi ha informato del malanno che Vi ha afflitta, e me ne rammarico profondamente. Voglia il Cielo che la Vostra salute rifiorisca quanto prima!

P.P.S. Vi chiedo perdono per non aver fatto onore al Vostro Casato nel duello, e per l'esilio che per colpa mia Voi ed i Vostri parenti dovrete sopportare. Per quel che vale, mi sono battuto finché ho avuto la forza di tenere la spada nel pugno (e cioè per quei pochi istanti che hanno separato l'inizio della tenzone dalla randellata che mi ha fracassato il braccio.)

P.P.S. Vi arriverà di certo la voce di festeggiamenti da me indetti in onore del vincitore del duello, messer Freak Brundun, malgrado certe scostumatezze irripetibili a Voi indirizzate che costui si è lasciato scappare allo scattar della contesa. Anche questa stravaganza posso spiegarVela, per quel che vale.

P.P.P.S. Se la grafia degli ultimi post scriptum vi sembra diversa (e femminile), sappiate che queste righe le ha vergate una mia compagna d'armi, stante la mia impossibilità a tenere una penna in mano: il resto della lettera l'avevo buttato giù nella notte che ha preceduto il duello.

Data in Trost, il ventitreesimo giorno del mese di Ottobre dell'Anno 517
scritto da Bohemond D'Arlac , 19:33 | permalink | markup wiki | commenti (2)
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