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20 settembre 518
Sabato 27 Dicembre 2025
La mia casa.
Poggio il palmo della mano sulla vecchia pietra scura della Rocca. E' fresca al tatto, ruvida. Il cielo limpido sopra di me sta già prendendo la sfumatura languida dell'autunno: le giornate si accorciano e cresce in tutti i cuori il desiderio di un focolare.
La Rocca di Tramontana. Il mio focolare, la mia casa.
Stava finendo l'inverno quando sono arrivata, due anni fa. Ero prigioniera dell'esercito, confusa e frastornata, di un'ingenuità che a ripensarci mi faccio tenerezza da sola. Pensavo di intraprendere una carriera mercantile a Nord, immaginavo chissà cosa... ma di certo non le campagne devastate dalla guerra, le strade impraticabili, i mostri e gli orrori. Ero un'inconsapevole figlia di papà un po' viziata, un po' permalosa, con poche frecce al mio arco.
"Vorrei proprio vedere il GENIO che ti ha consigliato di venire proprio qua...." furono le prime parole che mi rivolse il Comandante Barun quando mi interrogò, qui alla Rocca. Rideva, giustamente. Io che ne sapevo? Altrimenti avrei riso pure io.
Venimmo mandati alla Torre Nove, agli ordini del Sergente Ivan, inizialmente a pattugliare tra le fattorie e gli abitati della zona, ma ben presto ci siamo ritrovati alla Chela, in battaglia. Lì era Heinrich a dare gli ordini. Me lo ricorderò sempre quando ci disse: "le cose più importanti sono il corno... e lo stendardo".
Quello stendardo... lo stendardo del Dodicesimo Plotone: ci ho quasi lasciato la pelle, per quello stendardo! Quando un'arciera dell'Armata del Corno mi colpì in testa con una freccia (chi sarà stata? Vela? sua sorella Petra?) e fui così pazza da farlo sventolare magicamente, pur di non mollare. Quello stesso stendardo, proprio lui, ci venne incontro molto tempo dopo, sbrindellato e sporco di fango e di sangue, trascinato dai corpi ormai risvegliati di Vindel e Robert. L'abbiamo portato in salvo alla fine, si trova adesso alla Rocca, custodito come un cimelio.
Nelle segrete della Rocca era tenuta prigioniera la povera Cynthia, contaminata dal Morbo attraverso una ferita infertale dalla Bestia dei Mirtilli. Mastro Luger fece del suo meglio per salvarla, anche se le conseguenze del suo tentativo si sono rivelate assai peggiori della semplice e inevitabile morte. Cynthia finì per ritrovarsi posseduta da una qualche entità sovrannaturale, qualcosa che poi, forse, ha anche avuto a che fare col terribile destino di Mirai, la Mantide. Ma lì per lì non lo sapevamo: era il primo esorcismo che vedevo, non andò benissimo. Cynthia perse la vita e la Rocca fu invasa da creature alate mostruose, demoni alati con zanne e artigli che prima di tirarli giù riuscirono a ammazzare un soldato e a ferirne gravemente due.
Lì per lì non avevo capito il senso di quello che mi disse Luger, quando gli chiesi dell'esorcismo.
"Che cosa vi ha detto quel demone, quando avete parlato in quella strana lingua?"
"Era elfico. Gli ho chiesto: "chi è lei, immonda creatura?"
"Lo sai benissimo vecchio"
"Qual è il tuo nome, per Illmatar signore dei cieli"
"Vaalafor, ma uccidermi non la salverà, lei è nostra, adesso".
"... ed è stato allora che ho ordinato di liberarla", conclude lo stregone.
"Si riferiva a Cynthia?" gli domandai.
Lui scosse il capo. "No, parlava di una persona che ho sognato, la stessa persona a cui si riferiva prima". E non aggiunse altro. Chissà, chissà veramente se tutto quel che è successo poi ad Holov, se la trasformazione di Mirai e la contaminazione della povera Annie siano stati conseguenza di quel tentativo fallito di salvare Cynthia.
Ne è passata di acqua lungo il Traunne, da quell'inverno gelido in cui presidiavamo la sponda resistendo agli attacchi dei Risvegliati, con il Sergente Rock che, tendendo all'inverosimile il mio arco, ne tirò giù uno sull'altra riva con un colpo solo. Ci attaccò la Bestia del Ponte, in quell'occasione, e ce la cavammo grazie al Planem di Mastro Luger. Lì morì nell'acqua gelida Vince Reiner, parente del Sergente Ivan. Provai a infondergli un po' di energia magicamente, toccandogli la mano gelida, ma non fu sufficiente.
Eravamo stanchi ed abbattuti, ma poco dopo arrivarono i Predatori, i compagni del Terzo e del Dodicesimo Plotone. Erano feriti, sporchi, e mezzi congelati, ma ricordo la scarica di energia che emanavano, di coraggio e fiducia. Avevano tirato giù un Abnormis colossale, ne avevano passate di tutti i colori. Ramsey stesso era ferito gravemente. Svuotarono le dispense e le cantine e ci raccontarono della loro avventura oltre il fiume.
"Quello che ci tengo a dirvi", non dimenticherò mai quel che aggiunse Ramsey alla fine del racconto, " è che nessuna di queste cose è invincibile. Anche se sembrano grandi e grossi, e se piegano gli alberi con le loro braccia mostruose... c'è sempre il modo per tirarli giù. Il nostri compito...è quello di trovare quel modo. Sempre".
Ed è proprio così in effetti, aveva ragione. Lui è caduto, alla Sacra dei Difensori, ma anche grazie al suo sacrificio quel luogo maledetto è stato espugnato e riconsacrato, diventando adesso un avamposto di sicurezza e un simbolo della pace ritrovata.
Ci sono stati momenti tranquilli e allegri, le serate in locanda con Ali, quel cameratismo elettrizzante che i primi tempi mi faceva sentire esclusa, come un pesce fuor d'acqua, e che poco a poco mi si è aperto davanti, avventura dopo avventura, ferita dopo ferita. Ali coraggiosa, sfacciata, divertente. Ali che mi disse che la prima cosa, per avere qualche possibilità, era di salire di grado, almeno un pochino. Almeno Caporale, mi disse, se c'è troppa differenza di grado tra te e il Sergente non potrà mai esserci niente... adesso che sta per arrivarmi la nomina a Tenente, nientemeno, chissà cosa ne direbbe adesso.
La Rocca in quei giorni era la mia casa. La camerata delle ragazze, fredda, mezza vuota, era la mia stanza. Sempre in poche, troppo poche soldatesse. Gli spifferi, tanti: di notte, con il gelo che fischiava dalla finestra malchiusa, era proprio lì che meglio si capiva l'origine del nome della Rocca, la Rocca di Tramontana.
Fredda ma amata.
Almeno fino al momento in cui è cambiato tutto, fino alla diserzione, a Gadman Sherer, a Orstein Bach e al suo Asilo degli Orrori.
Ma a quel punto noi avevamo già capito, eravamo già entrati in contatto col Vecchio dell'Alpe, l'avevamo riaccompagnato qui, nella sua terra avita, quella terra che gli spettava per diritto di sangue e per la gloria della sua Brigantina. Già sapevamo che qualcosa di marcio si nascondeva nel Burgraviato, e che il bene di queste terre sarebbe passato attraverso la restaurazione della Baronia.
Lo sapevamo, ma avevamo altro da fare, altro di cui occuparci.
Chi se lo scorderà mai quando Logan Treize frappose il suo scudo per parare il colpo che mi avrebbe certamente uccisa? E quando mi poggiò la mano sulla spalla per infondermi coraggio, durante il salvataggio di Padre Mansel, quando mi sussurrò che sì, quella freccia alla signora in finestra andava scoccata.
Di tutte le gioie per l'Editto delle Ceneri, la più grande è che proprio lui, Logan, è il Barone adesso, e che il burgravio e la sua famiglia di balordi se ne dovranno andar via con la coda tra le gambe.
Anzi no.
C'è una gioia più grande, la gioia più grande di tutte. Ed è che Garruk è vivo ed è proprio il suo formidabile fondoschiena che d'ora in poi metterà alla prova la resistenza della sedia che fu di Marvin Barun.
Garruk è l'Ultimo, il superstite del Predatori, il più grande, grosso e temibile dei guerrieri, il più leale e impavido. E' venuto con noi nel varco magico creato da Morna e, sempre con noi, nella bufera più spaventosa che abbia mai investito queste pietre, ha assaltato da nemico quella che un tempo era la sua casa. E' entrato da solo, ha fatto fuori Gadman Scherer, ed è scomparso nel nulla. E' morto? E' prigioniero? E' la prossima vittima designata da quel malnato di Bondred? Nessuna notizia... e invece se l'è cavata! Dalle segrete più profonde della Rocca è stato tirato fuori e trattato giustamente come un eroe. E sarà lui il nuovo Lord Comandante.
Noi abbiamo sconfitto la Torre, recuperato le prove degli orrori che vi venivano perpetrati, ed ho avuto persino la bruttissima esperienza di vedere da vicino una creatura demoniaca custodita lì da quel pazzo di Orstein Bach. Cosa aveva fatto alla nostra casa, in che modo l'aveva trasformata in un ricettacolo di orrori! Ma l'abbiamo liberata. La Rocca di Tramontana è tornata nostra. Non c'è neanche più Bondred in circolazione, non ci sono più Risvegliati in zona, nemmeno Kreepar.
E adesso?
I miei amici del Ventitreesimo Plotone si stanno organizzando ciascuno per la sua strada.
Bohemond chiede il trasferimento come Paladino alla Sacra dei Difensori, al servizio di Lady Yara. Sposerà quella fidanzata che incontrammo di sfuggita tanto tempo fa, è un uomo di parola. Engelhaft pare che si trasferirà ad Angvard anche lui, negli uffici dell'Inquisizione, al servizio del Vescovo. E Colin, anche lui ad Angvard, dalla sua vecchia amica Lucy. Speravo che Colin restasse qui, con me ed Annie, ma evidentemente ha capito che il Nuovo Asilo organizzato da Morna è la soluzione migliore per Annie, la più sicura. Sven ha scelto la strada più imprevedibile e divertente, ritirando fuori dal suo zaino una vecchia e stropicciata mappa del tesoro. Ha intenzione di solcare i mari con Quorton Kraven, cercare il tesoro e vivere chissà quali magnifiche avventure.
Io non ho esitato neanche un secondo, quando mi hanno chiesto cosa voglio fare. Adesso che sono libera dal patto con il Demone della Torre e che non ho più problemi con quello che i miei amici chiamavano Tommeliseus, ho deciso che resterò qui ad Uryen.
Abbiamo un Esercito da ricostituire, soldati da addestrare, una Chiesa che a breve sarà rimessa in piedi del tutto e inaugurata. Ma soprattutto c'è un tessuto cittadino a cui ridare vita, fattorie da ripopolare e proteggere, un porto che deve riaprirsi e magari venir amministrato meglio che in passato. Seppure mi infastidisce sapere che la gestione della Locanda dello Squalo adesso sia nelle mani di un pessimo soggetto, ormai non ho davvero niente da temere da lui. Fu Ali a suggerirmi come gestire eventuali imbarazzi, di certo non mi farò intimidire.
Logan farà un buon lavoro, ne sono sicura, tanto più che ha scelto come consigliera Kalina, una vera maestra di equilibrio.
Io potrò continuare a restare vicina ad Annie, che adesso si ritrova circondata dai simpatici ma un po' infantili super-guerrieri dell'Asilo, e che magari qualche volta avrà voglia di venirsi a bere una birra tra adulti (o almeno fingere di berla, tanto mi basta). Imparerò molto dalla vicinanza di Morna, ed i poteri magici che ho, e che sempre più intendo coltivare, credo che potranno essere di una certa utilità in avvenire: più utili in pace che in guerra, fortunatamente. Mi piacerebbe che si arruolasse nell'esercito qualche altro praticante di magia, staremo a vedere. Non sono e non sarò mai una gran combattente, anche se con l'arco posso dire senza falsa modestia di essere una degna allieva del Sergente Rock.
Se possibile, voglio riorganizzare il Dodicesimo Plotone, quello dei genieri e dei tuttofare, di quelli che, prima ancora che con la spada, affrontano i problemi con un po' di fantasia, attrezzi da falegname e idee spericolate. Penso che mi ci troverò bene.
Non vedo l'ora di cominciare!
La Rocca di Tramontana. Il mio focolare, la mia casa.
Stava finendo l'inverno quando sono arrivata, due anni fa. Ero prigioniera dell'esercito, confusa e frastornata, di un'ingenuità che a ripensarci mi faccio tenerezza da sola. Pensavo di intraprendere una carriera mercantile a Nord, immaginavo chissà cosa... ma di certo non le campagne devastate dalla guerra, le strade impraticabili, i mostri e gli orrori. Ero un'inconsapevole figlia di papà un po' viziata, un po' permalosa, con poche frecce al mio arco.
"Vorrei proprio vedere il GENIO che ti ha consigliato di venire proprio qua...." furono le prime parole che mi rivolse il Comandante Barun quando mi interrogò, qui alla Rocca. Rideva, giustamente. Io che ne sapevo? Altrimenti avrei riso pure io.
Venimmo mandati alla Torre Nove, agli ordini del Sergente Ivan, inizialmente a pattugliare tra le fattorie e gli abitati della zona, ma ben presto ci siamo ritrovati alla Chela, in battaglia. Lì era Heinrich a dare gli ordini. Me lo ricorderò sempre quando ci disse: "le cose più importanti sono il corno... e lo stendardo".
Quello stendardo... lo stendardo del Dodicesimo Plotone: ci ho quasi lasciato la pelle, per quello stendardo! Quando un'arciera dell'Armata del Corno mi colpì in testa con una freccia (chi sarà stata? Vela? sua sorella Petra?) e fui così pazza da farlo sventolare magicamente, pur di non mollare. Quello stesso stendardo, proprio lui, ci venne incontro molto tempo dopo, sbrindellato e sporco di fango e di sangue, trascinato dai corpi ormai risvegliati di Vindel e Robert. L'abbiamo portato in salvo alla fine, si trova adesso alla Rocca, custodito come un cimelio.
Nelle segrete della Rocca era tenuta prigioniera la povera Cynthia, contaminata dal Morbo attraverso una ferita infertale dalla Bestia dei Mirtilli. Mastro Luger fece del suo meglio per salvarla, anche se le conseguenze del suo tentativo si sono rivelate assai peggiori della semplice e inevitabile morte. Cynthia finì per ritrovarsi posseduta da una qualche entità sovrannaturale, qualcosa che poi, forse, ha anche avuto a che fare col terribile destino di Mirai, la Mantide. Ma lì per lì non lo sapevamo: era il primo esorcismo che vedevo, non andò benissimo. Cynthia perse la vita e la Rocca fu invasa da creature alate mostruose, demoni alati con zanne e artigli che prima di tirarli giù riuscirono a ammazzare un soldato e a ferirne gravemente due.
Lì per lì non avevo capito il senso di quello che mi disse Luger, quando gli chiesi dell'esorcismo.
"Che cosa vi ha detto quel demone, quando avete parlato in quella strana lingua?"
"Era elfico. Gli ho chiesto: "chi è lei, immonda creatura?"
"Lo sai benissimo vecchio"
"Qual è il tuo nome, per Illmatar signore dei cieli"
"Vaalafor, ma uccidermi non la salverà, lei è nostra, adesso".
"... ed è stato allora che ho ordinato di liberarla", conclude lo stregone.
"Si riferiva a Cynthia?" gli domandai.
Lui scosse il capo. "No, parlava di una persona che ho sognato, la stessa persona a cui si riferiva prima". E non aggiunse altro. Chissà, chissà veramente se tutto quel che è successo poi ad Holov, se la trasformazione di Mirai e la contaminazione della povera Annie siano stati conseguenza di quel tentativo fallito di salvare Cynthia.
Ne è passata di acqua lungo il Traunne, da quell'inverno gelido in cui presidiavamo la sponda resistendo agli attacchi dei Risvegliati, con il Sergente Rock che, tendendo all'inverosimile il mio arco, ne tirò giù uno sull'altra riva con un colpo solo. Ci attaccò la Bestia del Ponte, in quell'occasione, e ce la cavammo grazie al Planem di Mastro Luger. Lì morì nell'acqua gelida Vince Reiner, parente del Sergente Ivan. Provai a infondergli un po' di energia magicamente, toccandogli la mano gelida, ma non fu sufficiente.
Eravamo stanchi ed abbattuti, ma poco dopo arrivarono i Predatori, i compagni del Terzo e del Dodicesimo Plotone. Erano feriti, sporchi, e mezzi congelati, ma ricordo la scarica di energia che emanavano, di coraggio e fiducia. Avevano tirato giù un Abnormis colossale, ne avevano passate di tutti i colori. Ramsey stesso era ferito gravemente. Svuotarono le dispense e le cantine e ci raccontarono della loro avventura oltre il fiume.
"Quello che ci tengo a dirvi", non dimenticherò mai quel che aggiunse Ramsey alla fine del racconto, " è che nessuna di queste cose è invincibile. Anche se sembrano grandi e grossi, e se piegano gli alberi con le loro braccia mostruose... c'è sempre il modo per tirarli giù. Il nostri compito...è quello di trovare quel modo. Sempre".
Ed è proprio così in effetti, aveva ragione. Lui è caduto, alla Sacra dei Difensori, ma anche grazie al suo sacrificio quel luogo maledetto è stato espugnato e riconsacrato, diventando adesso un avamposto di sicurezza e un simbolo della pace ritrovata.
Ci sono stati momenti tranquilli e allegri, le serate in locanda con Ali, quel cameratismo elettrizzante che i primi tempi mi faceva sentire esclusa, come un pesce fuor d'acqua, e che poco a poco mi si è aperto davanti, avventura dopo avventura, ferita dopo ferita. Ali coraggiosa, sfacciata, divertente. Ali che mi disse che la prima cosa, per avere qualche possibilità, era di salire di grado, almeno un pochino. Almeno Caporale, mi disse, se c'è troppa differenza di grado tra te e il Sergente non potrà mai esserci niente... adesso che sta per arrivarmi la nomina a Tenente, nientemeno, chissà cosa ne direbbe adesso.
La Rocca in quei giorni era la mia casa. La camerata delle ragazze, fredda, mezza vuota, era la mia stanza. Sempre in poche, troppo poche soldatesse. Gli spifferi, tanti: di notte, con il gelo che fischiava dalla finestra malchiusa, era proprio lì che meglio si capiva l'origine del nome della Rocca, la Rocca di Tramontana.
Fredda ma amata.
Almeno fino al momento in cui è cambiato tutto, fino alla diserzione, a Gadman Sherer, a Orstein Bach e al suo Asilo degli Orrori.
Ma a quel punto noi avevamo già capito, eravamo già entrati in contatto col Vecchio dell'Alpe, l'avevamo riaccompagnato qui, nella sua terra avita, quella terra che gli spettava per diritto di sangue e per la gloria della sua Brigantina. Già sapevamo che qualcosa di marcio si nascondeva nel Burgraviato, e che il bene di queste terre sarebbe passato attraverso la restaurazione della Baronia.
Lo sapevamo, ma avevamo altro da fare, altro di cui occuparci.
Chi se lo scorderà mai quando Logan Treize frappose il suo scudo per parare il colpo che mi avrebbe certamente uccisa? E quando mi poggiò la mano sulla spalla per infondermi coraggio, durante il salvataggio di Padre Mansel, quando mi sussurrò che sì, quella freccia alla signora in finestra andava scoccata.
Di tutte le gioie per l'Editto delle Ceneri, la più grande è che proprio lui, Logan, è il Barone adesso, e che il burgravio e la sua famiglia di balordi se ne dovranno andar via con la coda tra le gambe.
Anzi no.
C'è una gioia più grande, la gioia più grande di tutte. Ed è che Garruk è vivo ed è proprio il suo formidabile fondoschiena che d'ora in poi metterà alla prova la resistenza della sedia che fu di Marvin Barun.
Garruk è l'Ultimo, il superstite del Predatori, il più grande, grosso e temibile dei guerrieri, il più leale e impavido. E' venuto con noi nel varco magico creato da Morna e, sempre con noi, nella bufera più spaventosa che abbia mai investito queste pietre, ha assaltato da nemico quella che un tempo era la sua casa. E' entrato da solo, ha fatto fuori Gadman Scherer, ed è scomparso nel nulla. E' morto? E' prigioniero? E' la prossima vittima designata da quel malnato di Bondred? Nessuna notizia... e invece se l'è cavata! Dalle segrete più profonde della Rocca è stato tirato fuori e trattato giustamente come un eroe. E sarà lui il nuovo Lord Comandante.
Noi abbiamo sconfitto la Torre, recuperato le prove degli orrori che vi venivano perpetrati, ed ho avuto persino la bruttissima esperienza di vedere da vicino una creatura demoniaca custodita lì da quel pazzo di Orstein Bach. Cosa aveva fatto alla nostra casa, in che modo l'aveva trasformata in un ricettacolo di orrori! Ma l'abbiamo liberata. La Rocca di Tramontana è tornata nostra. Non c'è neanche più Bondred in circolazione, non ci sono più Risvegliati in zona, nemmeno Kreepar.
E adesso?
I miei amici del Ventitreesimo Plotone si stanno organizzando ciascuno per la sua strada.
Bohemond chiede il trasferimento come Paladino alla Sacra dei Difensori, al servizio di Lady Yara. Sposerà quella fidanzata che incontrammo di sfuggita tanto tempo fa, è un uomo di parola. Engelhaft pare che si trasferirà ad Angvard anche lui, negli uffici dell'Inquisizione, al servizio del Vescovo. E Colin, anche lui ad Angvard, dalla sua vecchia amica Lucy. Speravo che Colin restasse qui, con me ed Annie, ma evidentemente ha capito che il Nuovo Asilo organizzato da Morna è la soluzione migliore per Annie, la più sicura. Sven ha scelto la strada più imprevedibile e divertente, ritirando fuori dal suo zaino una vecchia e stropicciata mappa del tesoro. Ha intenzione di solcare i mari con Quorton Kraven, cercare il tesoro e vivere chissà quali magnifiche avventure.
Io non ho esitato neanche un secondo, quando mi hanno chiesto cosa voglio fare. Adesso che sono libera dal patto con il Demone della Torre e che non ho più problemi con quello che i miei amici chiamavano Tommeliseus, ho deciso che resterò qui ad Uryen.
Abbiamo un Esercito da ricostituire, soldati da addestrare, una Chiesa che a breve sarà rimessa in piedi del tutto e inaugurata. Ma soprattutto c'è un tessuto cittadino a cui ridare vita, fattorie da ripopolare e proteggere, un porto che deve riaprirsi e magari venir amministrato meglio che in passato. Seppure mi infastidisce sapere che la gestione della Locanda dello Squalo adesso sia nelle mani di un pessimo soggetto, ormai non ho davvero niente da temere da lui. Fu Ali a suggerirmi come gestire eventuali imbarazzi, di certo non mi farò intimidire.
Logan farà un buon lavoro, ne sono sicura, tanto più che ha scelto come consigliera Kalina, una vera maestra di equilibrio.
Io potrò continuare a restare vicina ad Annie, che adesso si ritrova circondata dai simpatici ma un po' infantili super-guerrieri dell'Asilo, e che magari qualche volta avrà voglia di venirsi a bere una birra tra adulti (o almeno fingere di berla, tanto mi basta). Imparerò molto dalla vicinanza di Morna, ed i poteri magici che ho, e che sempre più intendo coltivare, credo che potranno essere di una certa utilità in avvenire: più utili in pace che in guerra, fortunatamente. Mi piacerebbe che si arruolasse nell'esercito qualche altro praticante di magia, staremo a vedere. Non sono e non sarò mai una gran combattente, anche se con l'arco posso dire senza falsa modestia di essere una degna allieva del Sergente Rock.
Se possibile, voglio riorganizzare il Dodicesimo Plotone, quello dei genieri e dei tuttofare, di quelli che, prima ancora che con la spada, affrontano i problemi con un po' di fantasia, attrezzi da falegname e idee spericolate. Penso che mi ci troverò bene.
Non vedo l'ora di cominciare!
16 maggio 518
Giovedì 2 Ottobre 2025
Tutto, per tutto, per tutto
Paghiamo il prezzo delle nostre scelte, lasciamo che lo paghino i nostri compagni, sopportiamo ancora più rimorsi e rimpianti.
Avanziamo tra reclute sfortunate e sanguinanti dopo aver fatto un patto con il Vampiro Bondred, l'assassino di Vodan, ladro del suo volto e di qualcosa di indefinibile della sua voce. Ci siamo accordati con l'individuo più spregevole che abbiamo mai incontrato, a detta di Morna, proprio quando questi sarebbe debole, a rischio di morte. E invece no, senza neanche pensarci troppo gli abbiamo dato quel che gli serve per restare in vita e continuare a perpetrare lo scandalo della sua innaturale esistenza.
I Pupilli stanno adesso facendo strage dei nostri compagni, al Palazzo del Burgravio, o almeno così ci è stato detto. Mentre noi sgattaioliamo nel sangue di guardie civiche inconsapevoli verso Dossler.
Ne vale la pena, deve valerne la pena.
Colin diceva fermiamoci, proviamo a salvarli tutti, i Pupilli. Facciamo almeno qualcosa di buono, qualcosa che conforti la nostra coscienza intorpidita. Sarebbe giusto, magari un giorno sarà possibile, più probabilmente no. Andandocene, ho paura che li condanniamo a seguire la crudele sorte che il Burgravio vorrà loro riservare. Eppure dobbiamo andarcene, accontentandoci di custodire la piccola Freya al sicuro nello specchio.
Non sono le nostre vite a valere così tanto. E' quello che custodiamo, che deve arrivare ad ogni costo in mani sicure.
Quanti amici sono morti per permetterci di recuperare le prove degli abominii di Orstein Bach? Quanti ancora ne moriranno mentre le portiamo fino a Dossler?
Fermarci adesso è impensabile. Significherebbe rischiare di perdere tutti i risultati che abbiamo ottenuto. Non possiamo neanche permetterci di rallentare, bisogna solo correre fino a Dossler, bisogna far sì che Engelhaft e le prove arrivino a Dossler.
E se qualcuno di noi dovesse rimanere indietro - lo dico mentre il sangue mi cola giù dal fianco attraverso l'armatura a causa della brutta freccia che ho preso - ma se qualcuno dovesse rimanere indietro io credo che dovremo ingoiare un altro enorme dolore e lasciarlo indietro.
Come si fa? Non lo so, non ci voglio pensare, eppure il cervello gira velocissimamente, non ci sta buono, non mi dà pace. E se dovessi essere io a non farcela, a non tenere il passo a causa delle ferite, dovrò affidare a Morna lo specchio con la sorellina di Vodan dentro. Lei ha il potere di tirarla fuori di lì, di prendersene cura.
Sarà la stanchezza, sarà il digiuno, sarà quel senso di vuoto che avverto per qualche giorno dopo aver abusato del mio potenziale magico... ma non riesco a essere ottimista. Ho con me la fiala del Sangue degli Antecessori che mi potrebbe liberare dalla maledizione del Demone della Torre, eppure mi sembra così remoto quel momento, così lontana quella improbabile salvezza.
Quanto a Uryen, solo un esito potrebbe salvarla, ovvero che torni ad essere Treize, e che Logan diventi il Barone che questa povera gente merita. Ma quante carte, quanti giuristi, quanti Inquisitori e quanti imbroglioni azzeccagarbugli si frappongono tra le prove che stringiamo in pugno, e questo auspicabile finale?
Andiamo avanti, andiamo avanti verso il "cordone", trasciniamoci verso Sud con tutta la velocità di cui siamo capaci. Che gli Dei ci assistano, è ancora lunga la strada per Dossler.
Avanziamo tra reclute sfortunate e sanguinanti dopo aver fatto un patto con il Vampiro Bondred, l'assassino di Vodan, ladro del suo volto e di qualcosa di indefinibile della sua voce. Ci siamo accordati con l'individuo più spregevole che abbiamo mai incontrato, a detta di Morna, proprio quando questi sarebbe debole, a rischio di morte. E invece no, senza neanche pensarci troppo gli abbiamo dato quel che gli serve per restare in vita e continuare a perpetrare lo scandalo della sua innaturale esistenza.
I Pupilli stanno adesso facendo strage dei nostri compagni, al Palazzo del Burgravio, o almeno così ci è stato detto. Mentre noi sgattaioliamo nel sangue di guardie civiche inconsapevoli verso Dossler.
Ne vale la pena, deve valerne la pena.
Colin diceva fermiamoci, proviamo a salvarli tutti, i Pupilli. Facciamo almeno qualcosa di buono, qualcosa che conforti la nostra coscienza intorpidita. Sarebbe giusto, magari un giorno sarà possibile, più probabilmente no. Andandocene, ho paura che li condanniamo a seguire la crudele sorte che il Burgravio vorrà loro riservare. Eppure dobbiamo andarcene, accontentandoci di custodire la piccola Freya al sicuro nello specchio.
Non sono le nostre vite a valere così tanto. E' quello che custodiamo, che deve arrivare ad ogni costo in mani sicure.
Quanti amici sono morti per permetterci di recuperare le prove degli abominii di Orstein Bach? Quanti ancora ne moriranno mentre le portiamo fino a Dossler?
Fermarci adesso è impensabile. Significherebbe rischiare di perdere tutti i risultati che abbiamo ottenuto. Non possiamo neanche permetterci di rallentare, bisogna solo correre fino a Dossler, bisogna far sì che Engelhaft e le prove arrivino a Dossler.
E se qualcuno di noi dovesse rimanere indietro - lo dico mentre il sangue mi cola giù dal fianco attraverso l'armatura a causa della brutta freccia che ho preso - ma se qualcuno dovesse rimanere indietro io credo che dovremo ingoiare un altro enorme dolore e lasciarlo indietro.
Come si fa? Non lo so, non ci voglio pensare, eppure il cervello gira velocissimamente, non ci sta buono, non mi dà pace. E se dovessi essere io a non farcela, a non tenere il passo a causa delle ferite, dovrò affidare a Morna lo specchio con la sorellina di Vodan dentro. Lei ha il potere di tirarla fuori di lì, di prendersene cura.
Sarà la stanchezza, sarà il digiuno, sarà quel senso di vuoto che avverto per qualche giorno dopo aver abusato del mio potenziale magico... ma non riesco a essere ottimista. Ho con me la fiala del Sangue degli Antecessori che mi potrebbe liberare dalla maledizione del Demone della Torre, eppure mi sembra così remoto quel momento, così lontana quella improbabile salvezza.
Quanto a Uryen, solo un esito potrebbe salvarla, ovvero che torni ad essere Treize, e che Logan diventi il Barone che questa povera gente merita. Ma quante carte, quanti giuristi, quanti Inquisitori e quanti imbroglioni azzeccagarbugli si frappongono tra le prove che stringiamo in pugno, e questo auspicabile finale?
Andiamo avanti, andiamo avanti verso il "cordone", trasciniamoci verso Sud con tutta la velocità di cui siamo capaci. Che gli Dei ci assistano, è ancora lunga la strada per Dossler.
13 maggio 518
Venerdì 6 Giugno 2025
Fuga dall'Asilo
Stringo in pugno la spada di Vodan. Ho le mani sudate, il fiato corto, la solita nausea che mi viene quando esagero con la magia. Oh mamma… devo respirare… devo calmarmi…
Ma ecco che siamo ai piedi delle scale, e siamo tutti vivi. Tutti vivi! Chi l'avrebbe detto?
Siano ringraziati gli Dei!
"Tocca andarsene, veloci!" ci ricorda Bohemond, non abbiamo tempo da perdere. Regina e quell'altro potrebbero arrivare da un momento all'altro.
Viene spalancata la porta e la tempesta di Morna ci sbatte addosso con violenza, pioggia, vento, tuoni e fulmini, avanziamo in fretta a testa bassa.
Si sente un gemito, c'è quel povero disgraziato che ho defenestrato dal balcone, è ancora vivo e si lamenta. Bohemond in due passi lo raggiunge e pone fine alle sue sofferenze.
Non dice niente, avanziamo, oltrepassiamo i cancelli della Rocca.
Il mio zaino pesa e tintinna, pieno di roba che ho arraffato di sopra: documenti, denaro (ebbene sì, un sacco di soldi!), gemme e gingilli magici… e soprattutto il mio lasciapassare verso il futuro, lo schifoso sangue degli antecessori che tanto fa gola al Demone amico mio.
Demone amico mio…
Quando avrò tempo di ripensarci, un giorno davanti al camino circondata dai nipotini che giocano a nascondino con lo specchietto magico, potrò raccontargli di quando ho avuto non uno, ma ben DUE Demoni che mi parlavano dentro la testa contemporaneamente.
Per una che ha sempre cercato di evitare contatti con quel genere di creature, beh, alla faccia della coerenza! Ma anche la coerenza è sopravvalutata.
Quanto spinge questo vento, che fatica camminare così… questa terribile tempesta ci protegge, è il nostro mantello di invisibilità. E che mantello!
Infilo la spada di Vodan nel fodero e penso a come ho infilato la sua sorellina nello specchietto.
Chissà se è vero che Vodan è morto, speriamo di no, speriamo che ci sia qualche altra spiegazione… in ogni caso almeno la bambina è al sicuro, e con calma in qualche maniera Morna riuscirà a aiutarla. Magari sarà pure un po' mostruosa, ma il fatto che brandisse la spada di suo fratello significa che qualcosa della sua vecchia anima sta ancora dentro di lei, qualcosa a cui Morna saprà appellarsi per curarla.
Chi invece non potrà essere curato nè salvato è, aimè, il giovane figlio di Seamus Trent. E' una brutta cosa quella che ho fatto, ne sono consapevole… molto molto brutta. I suoi lamenti terribili verranno a perseguitarmi in sogno, e me lo merito. Ma che potevo fare? Niente lacrime di coccodrillo, era una situazione estrema e ho fatto delle scelte dolorose, dovrò tenermi qualche rimorso. In due non c'entravano nello specchio e, in fondo, sono contenta che quella che porto al sicuro è la sorellina di Vodan. Almeno questo glie lo devo, al mio vecchio amico.
Parlando di vecchi amici… Garruk? Che fine ha fatto? Non lo vedo… forse sta già da Morna, forse questa pioggia ce lo nasconde e sta avanzando a poca distanza da noi… chissà se è riuscito a far secco Gadman Sherer, secondo me sì.
Abbiamo fatto un buon lavoro, mi cedono le gambe per la fatica, ma siamo riusciti a fare cose da pazzi, in quella Torre. Abbiamo tante di quelle prove delle nefandezze assurde di Orstein Bach, che sfido io il Granduca, e anche l'Imperatore di Delos, a venirci a dire qualcosa.
Avanti, ancora qualche decina di metri, Morna dovrebbe stare da queste parti…
Di sicuro la prova più grossa di tutte sta ancora lì nella Torre, ed è quella specie di bozzolo schifoso e famelico, e chiunque lo veda (e sopravviva per raccontarlo) non può aver dubbi su chi siano i buoni e i cattivi, in questa storia. Andrà gestito anche quel problema, prima o poi… non è che si possa semplicemente chiudere la porta e lasciare che il mostro resti lì a bivaccare per i fatti suoi. Per fortuna però non saremo noi a dover risolvere la faccenda, ci sarà qualche super Inquisitore capo di Engelhaft che saprà come ripulire la Torre.
Morna… eccola! Che sollievo! Via da qui, voglio asciugarmi, ho sete, e adesso che finalmente l'energia dell'azione sta scemando, ecco che mi sento addosso tutta la stanchezza di questa infinita giornata così strana che non so più neanche se è mattino, se è pomeriggio o notte, se è oggi, se è domani, non so più nulla, voglio solo sedermi e riposare!
Ma ecco che siamo ai piedi delle scale, e siamo tutti vivi. Tutti vivi! Chi l'avrebbe detto?
Siano ringraziati gli Dei!
"Tocca andarsene, veloci!" ci ricorda Bohemond, non abbiamo tempo da perdere. Regina e quell'altro potrebbero arrivare da un momento all'altro.
Viene spalancata la porta e la tempesta di Morna ci sbatte addosso con violenza, pioggia, vento, tuoni e fulmini, avanziamo in fretta a testa bassa.
Si sente un gemito, c'è quel povero disgraziato che ho defenestrato dal balcone, è ancora vivo e si lamenta. Bohemond in due passi lo raggiunge e pone fine alle sue sofferenze.
Non dice niente, avanziamo, oltrepassiamo i cancelli della Rocca.
Il mio zaino pesa e tintinna, pieno di roba che ho arraffato di sopra: documenti, denaro (ebbene sì, un sacco di soldi!), gemme e gingilli magici… e soprattutto il mio lasciapassare verso il futuro, lo schifoso sangue degli antecessori che tanto fa gola al Demone amico mio.
Demone amico mio…
Quando avrò tempo di ripensarci, un giorno davanti al camino circondata dai nipotini che giocano a nascondino con lo specchietto magico, potrò raccontargli di quando ho avuto non uno, ma ben DUE Demoni che mi parlavano dentro la testa contemporaneamente.
Per una che ha sempre cercato di evitare contatti con quel genere di creature, beh, alla faccia della coerenza! Ma anche la coerenza è sopravvalutata.
Quanto spinge questo vento, che fatica camminare così… questa terribile tempesta ci protegge, è il nostro mantello di invisibilità. E che mantello!
Infilo la spada di Vodan nel fodero e penso a come ho infilato la sua sorellina nello specchietto.
Chissà se è vero che Vodan è morto, speriamo di no, speriamo che ci sia qualche altra spiegazione… in ogni caso almeno la bambina è al sicuro, e con calma in qualche maniera Morna riuscirà a aiutarla. Magari sarà pure un po' mostruosa, ma il fatto che brandisse la spada di suo fratello significa che qualcosa della sua vecchia anima sta ancora dentro di lei, qualcosa a cui Morna saprà appellarsi per curarla.
Chi invece non potrà essere curato nè salvato è, aimè, il giovane figlio di Seamus Trent. E' una brutta cosa quella che ho fatto, ne sono consapevole… molto molto brutta. I suoi lamenti terribili verranno a perseguitarmi in sogno, e me lo merito. Ma che potevo fare? Niente lacrime di coccodrillo, era una situazione estrema e ho fatto delle scelte dolorose, dovrò tenermi qualche rimorso. In due non c'entravano nello specchio e, in fondo, sono contenta che quella che porto al sicuro è la sorellina di Vodan. Almeno questo glie lo devo, al mio vecchio amico.
Parlando di vecchi amici… Garruk? Che fine ha fatto? Non lo vedo… forse sta già da Morna, forse questa pioggia ce lo nasconde e sta avanzando a poca distanza da noi… chissà se è riuscito a far secco Gadman Sherer, secondo me sì.
Abbiamo fatto un buon lavoro, mi cedono le gambe per la fatica, ma siamo riusciti a fare cose da pazzi, in quella Torre. Abbiamo tante di quelle prove delle nefandezze assurde di Orstein Bach, che sfido io il Granduca, e anche l'Imperatore di Delos, a venirci a dire qualcosa.
Avanti, ancora qualche decina di metri, Morna dovrebbe stare da queste parti…
Di sicuro la prova più grossa di tutte sta ancora lì nella Torre, ed è quella specie di bozzolo schifoso e famelico, e chiunque lo veda (e sopravviva per raccontarlo) non può aver dubbi su chi siano i buoni e i cattivi, in questa storia. Andrà gestito anche quel problema, prima o poi… non è che si possa semplicemente chiudere la porta e lasciare che il mostro resti lì a bivaccare per i fatti suoi. Per fortuna però non saremo noi a dover risolvere la faccenda, ci sarà qualche super Inquisitore capo di Engelhaft che saprà come ripulire la Torre.
Morna… eccola! Che sollievo! Via da qui, voglio asciugarmi, ho sete, e adesso che finalmente l'energia dell'azione sta scemando, ecco che mi sento addosso tutta la stanchezza di questa infinita giornata così strana che non so più neanche se è mattino, se è pomeriggio o notte, se è oggi, se è domani, non so più nulla, voglio solo sedermi e riposare!
5 giugno 518
Venerdì 21 Giugno 2024
Capra e cavoli...
Cari amici,
come sapete sono un po' in crisi per questo dilemma di cosa fare dello specchietto magico.
E' ovvio che ci tengo alla pelle e l'idea di consegnarlo al demone per liberarmi della maledizione mi attrae moltissimo, tanto più che non c'è nessuna certezza che ad Uryen troveremo la fialetta che cerchiamo.
D'altra parte adesso ho un po' di sensi di colpa nei riguardi della persona imprigionata lì dentro, chiunque sia, e non mi piace nemmeno questo fatto di salvarmi la vita sacrificando qualcun altro.
Ma non tanto perchè potrebbe essere qualcuno di "importante", tutt'altro: chiunque sia il prigioniero, sarà un poveraccio che viene da un altro tempo, a cui sono già morte e sepolte tutte le persone care, che probabilmente parla un'altra lingua e non ha la minima idea dei nostri problemi e delle nostre priorità. Che sia una reincarnazione di Etemenanki che arriva e ci risolve tutti i problemi mi pare altamente improbabile, penso più a un povero disgraziato che si troverà in un mondo alieno, solo come un cane, spaesato e incredulo. E però.... proprio per questo mi fa pena e mi dispiace farlo pure morire per mano del demone, anche se forse la prigionia a cui è stato sottoposto è anche peggio. Non lo so, non ne ho idea.
Comunque.
Comunque avevo promesso un'idea per salvare capra e cavoli, o almeno provarci, ed eccola qua.
Non facciamo niente, per adesso. Portiamoci appresso lo specchietto, andiamo a Uryen, vediamo che succede e se riusciamo a trovare la fiala di sangue da portare al Demone. Abbiamo due mesi di tempo, tanto ma non tantissimo, abbastanza comunque per provare. E non è detto che all'ultimo io non riesca a contrattare qualche giorno in più, visto che al demone conviene che io arrivi, e non che, per una settimanella di ritardo, io muoia e lui resti senza fialetta.
Andiamo a Uryen, proviamoci, e nel frattempo lo specchietto me lo tengo in saccoccia, senza toccarlo, senza farci niente. Il prigioniero è stato lì dentro per migliaia di anni, un paio di mesi più o meno non faranno la differenza.
Dopodichè... se tutto va bene portiamo la fiala al demone e ci teniamo lo specchietto, e se possibile liberiamo il prigioniero (in condizioni di sicurezza, perchè c'è anche la possibilità che sia qualcuno molto pericoloso, in effetti). Se invece la fiala non si trova... amici miei, vi prego di non farmene una colpa ma io al demone lo specchietto glie lo vorrei proprio portare, per salvarmi la vita. E allora, sarò ipocrita, forse, ma non voglio sapere chi c'è dentro, non voglio sapere chi gli sto consegnando. Vi prego di non chiedermelo, fino ad allora non ci voglio pensare. Non voglio aggiungere sensi di colpa a sensi di colpa, cercate di capirmi.
E un'altra cosa... se all'ultimo, tra un paio di mesi, dovessi stare troppo male per arrivarci con le mie gambe, alla torre del demone... portatemici voi, aiutatemi a consegnargli l'oggetto da cui dipende la mia sopravvivenza.
Grazie, fatemi sapere cosa ne pensate!
Kailah
come sapete sono un po' in crisi per questo dilemma di cosa fare dello specchietto magico.
E' ovvio che ci tengo alla pelle e l'idea di consegnarlo al demone per liberarmi della maledizione mi attrae moltissimo, tanto più che non c'è nessuna certezza che ad Uryen troveremo la fialetta che cerchiamo.
D'altra parte adesso ho un po' di sensi di colpa nei riguardi della persona imprigionata lì dentro, chiunque sia, e non mi piace nemmeno questo fatto di salvarmi la vita sacrificando qualcun altro.
Ma non tanto perchè potrebbe essere qualcuno di "importante", tutt'altro: chiunque sia il prigioniero, sarà un poveraccio che viene da un altro tempo, a cui sono già morte e sepolte tutte le persone care, che probabilmente parla un'altra lingua e non ha la minima idea dei nostri problemi e delle nostre priorità. Che sia una reincarnazione di Etemenanki che arriva e ci risolve tutti i problemi mi pare altamente improbabile, penso più a un povero disgraziato che si troverà in un mondo alieno, solo come un cane, spaesato e incredulo. E però.... proprio per questo mi fa pena e mi dispiace farlo pure morire per mano del demone, anche se forse la prigionia a cui è stato sottoposto è anche peggio. Non lo so, non ne ho idea.
Comunque.
Comunque avevo promesso un'idea per salvare capra e cavoli, o almeno provarci, ed eccola qua.
Non facciamo niente, per adesso. Portiamoci appresso lo specchietto, andiamo a Uryen, vediamo che succede e se riusciamo a trovare la fiala di sangue da portare al Demone. Abbiamo due mesi di tempo, tanto ma non tantissimo, abbastanza comunque per provare. E non è detto che all'ultimo io non riesca a contrattare qualche giorno in più, visto che al demone conviene che io arrivi, e non che, per una settimanella di ritardo, io muoia e lui resti senza fialetta.
Andiamo a Uryen, proviamoci, e nel frattempo lo specchietto me lo tengo in saccoccia, senza toccarlo, senza farci niente. Il prigioniero è stato lì dentro per migliaia di anni, un paio di mesi più o meno non faranno la differenza.
Dopodichè... se tutto va bene portiamo la fiala al demone e ci teniamo lo specchietto, e se possibile liberiamo il prigioniero (in condizioni di sicurezza, perchè c'è anche la possibilità che sia qualcuno molto pericoloso, in effetti). Se invece la fiala non si trova... amici miei, vi prego di non farmene una colpa ma io al demone lo specchietto glie lo vorrei proprio portare, per salvarmi la vita. E allora, sarò ipocrita, forse, ma non voglio sapere chi c'è dentro, non voglio sapere chi gli sto consegnando. Vi prego di non chiedermelo, fino ad allora non ci voglio pensare. Non voglio aggiungere sensi di colpa a sensi di colpa, cercate di capirmi.
E un'altra cosa... se all'ultimo, tra un paio di mesi, dovessi stare troppo male per arrivarci con le mie gambe, alla torre del demone... portatemici voi, aiutatemi a consegnargli l'oggetto da cui dipende la mia sopravvivenza.
Grazie, fatemi sapere cosa ne pensate!
Kailah
3 aprile 518
Giovedì 7 Marzo 2024
59
Non sembrano neanche così pochi 59 giorni, a guardarli adesso, davanti a un sarcofago che imprigiona un'entità pericolosissima che non vede l'ora di uscire fuori.
E anche noi non vediamo l'ora di aprirlo, questo scrigno di pietra, e di fronteggiare qualsiasi cosa ne emergerà: mostri? tesori? una preziosissima fiala di Sangue degli Antecessori?
Sarebbe davvero troppo bello e troppo comodo se riuscissi a liberarmi della maledizione così, subito, a un tiro di freccia dalla torre del mio Demone: talmente bello che non ci spero nemmeno. Ma ogni prudenza scompare davanti alla consapevolezza che dovrò fare quel che troppi Maghi prima di me hanno fatto, quel che io pensavo di riuscire ad evitare... bramare il Sangue degli Antecessori, commerciare coi Demoni... tutto ciò che ho sempre rifiutato con tutte le mie forze. Io no, io sono una Maga diversa, non mi abbandono a certe smanie, a folli ambizioni, sto alla larga dalle entità oscure.... pratico la magia razionalmente, con moderazione.
Bello eh?
E invece eccomi qua, a trattare con un Demone, tu mi imponi questa ordalia, ma in cambio io ti vincolo ad una promessa... la promessa di tornartene agli inferni da cui provieni.... tratto col Demone e conto i giorni e i minuti che mi separano dal momento in cui inizierò a sanguinare... e per evitare tanta sofferenza son pronta a tantissimo - non a tutto, spero non proprio a tutto - ma son pronta a tantissimo pur di mettere le mani su una di quelle maledette fiale.
Persino Engelhaft ha detto che a queste condizioni è quasi accettabile quel che sto facendo... Dust mi ha messa in guardia spaventandomi a morte, Bohemond pure ha insistito che io trattassi... però in fondo al mio cuore io lo so che è sbagliato. Lo so come l'ho sempre saputo che coi Demoni non si tratta a nessun costo.
Neanche la vita? Neanche la vita. Neanche una lenta e atroce morte per dissanguamento? Neanch.... eh.... insomma. Facile dirlo, molto più difficile quando ti ci trovi.
Prego Kayah, Dea di noi poveri Maghi, che mi dia una mano a restare lucida, che mi aiuti ad affrontare anche questa prova con razionalità. Prego Kayah che mi faccia stringere la fiala del Sangue degli Antecessori senza subirne l'oscuro fascino, prego che mi dia il coraggio di custodirla e che mi accompagni fino alla Torre del mio Demone... e fuori, finalmente libera.
59 giorni non sono pochi, considerando la vita che viviamo noi soldati, eppure vedere il tempo scorrere nella clessidra fa tanta paura. Ma non ho tempo per avere paura: è il momento di profanare qualche tomba!
E anche noi non vediamo l'ora di aprirlo, questo scrigno di pietra, e di fronteggiare qualsiasi cosa ne emergerà: mostri? tesori? una preziosissima fiala di Sangue degli Antecessori?
Sarebbe davvero troppo bello e troppo comodo se riuscissi a liberarmi della maledizione così, subito, a un tiro di freccia dalla torre del mio Demone: talmente bello che non ci spero nemmeno. Ma ogni prudenza scompare davanti alla consapevolezza che dovrò fare quel che troppi Maghi prima di me hanno fatto, quel che io pensavo di riuscire ad evitare... bramare il Sangue degli Antecessori, commerciare coi Demoni... tutto ciò che ho sempre rifiutato con tutte le mie forze. Io no, io sono una Maga diversa, non mi abbandono a certe smanie, a folli ambizioni, sto alla larga dalle entità oscure.... pratico la magia razionalmente, con moderazione.
Bello eh?
E invece eccomi qua, a trattare con un Demone, tu mi imponi questa ordalia, ma in cambio io ti vincolo ad una promessa... la promessa di tornartene agli inferni da cui provieni.... tratto col Demone e conto i giorni e i minuti che mi separano dal momento in cui inizierò a sanguinare... e per evitare tanta sofferenza son pronta a tantissimo - non a tutto, spero non proprio a tutto - ma son pronta a tantissimo pur di mettere le mani su una di quelle maledette fiale.
Persino Engelhaft ha detto che a queste condizioni è quasi accettabile quel che sto facendo... Dust mi ha messa in guardia spaventandomi a morte, Bohemond pure ha insistito che io trattassi... però in fondo al mio cuore io lo so che è sbagliato. Lo so come l'ho sempre saputo che coi Demoni non si tratta a nessun costo.
Neanche la vita? Neanche la vita. Neanche una lenta e atroce morte per dissanguamento? Neanch.... eh.... insomma. Facile dirlo, molto più difficile quando ti ci trovi.
Prego Kayah, Dea di noi poveri Maghi, che mi dia una mano a restare lucida, che mi aiuti ad affrontare anche questa prova con razionalità. Prego Kayah che mi faccia stringere la fiala del Sangue degli Antecessori senza subirne l'oscuro fascino, prego che mi dia il coraggio di custodirla e che mi accompagni fino alla Torre del mio Demone... e fuori, finalmente libera.
59 giorni non sono pochi, considerando la vita che viviamo noi soldati, eppure vedere il tempo scorrere nella clessidra fa tanta paura. Ma non ho tempo per avere paura: è il momento di profanare qualche tomba!
10 aprile 518
Giovedì 16 Febbraio 2023
Ultimi preparativi...
La festa sta per iniziare e i miei compagni ne appprofittano per riposare un po': Sven, steso sul letto, affila la lama di un pugnale; Engelhaft sonnecchia, o forse prega; Bohemond sta lustrando la sua Pipa Horrenda, ma ha il buon gusto di non accenderla qui dentro: l'aria è già abbastanza pesante. Colin e Annie sono già dall'erborista dove si trova in cura il povero Barun.
Rovescio lo zaino sul letto, sospiro. Non ho veramente più niente di decente da mettere, solo abiti da viaggio rattoppati, mantelle pesantissime, cuciture malfatte dove ho preso qualche ferita, tracce di sangue che non sono riuscita più a lavare via.
Niente di niente, proprio niente di adatto per una festa.
Pensandoci bene, forse c'è qualcuno che mi potrebbe aiutare.
"Dove vai Kailah?" alza gli occhi Bohemond.
"Salgo un momento da Giada", rispondo uscendo. Percorro i corridoi del Palazzo di Ghaan con una certa dimestichezza, ormai, supero una rampa di scale ed arrivo di fronte alla porta della stanza che la mia amica condivide col suo Nordro. Busso.
"Sono Kailah"
E' Giada ad aprirmi, subito sorridente. Lei è già pronta per la festa, bellissima come sempre. Mi fa entrare, poi si volta verso il suo Nordro e gli chiede, con imperiosa gentilezza, di lasciarci sole. Lui annuisce e va a farsi un giro in città. Non batte ciglio ma mi rivolge uno sguardo divertito, secondo me ha capito tutto.
"Non è che per caso avresti..."
"Beh, non penserai mica che ti faccia andare alla festa ridotta in questo stato!" dice lei, "vieni qui, vediamo se trovo qualcosa di decente!"
Giada possiede una borsa magica che al confronto le chincaglierie di Dust sono giocattoli per bambini. In men che non si dica tira fuori un bel vestito verde, un po' vistoso rispetto a quel che ero abituata a portare io, ma davvero carino.
Mi scruta. "Secondo me potrebbe andar bene", sentenzia poi, "provatelo"
Ubbidisco, un po' in imbarazzo perchè mi rendo conto di quanto sono stropicciata, spettinata, malconcia. Giada inizia a stringere in vita e sbuffa perchè sono dimagrita troppo. Eh beh, non sono la sola qui a Ghaan ad avere una gran voglia di mangiare salsicce. E' stato un lungo e duro inverno per tutti.
Grazie alla sapienza della mia amica, nonostante tutto il vestito mi casca a pennello. Lei si illumina.
"Insomma alla festa ci vai col Sergente che ti piace, ho capito bene?"
Resto un po' così, la guardo. Come diavolo... lei scoppia a ridere. "Vai col Sergente che ti piace ad ascoltare il tuo Principe Elsenorita... un programma davvero... non avrei saputo fare di meglio!"
"No, beh, in realtà..." inizio a giustificarmi, ma la risata di Giada è irresistibile... e rido anche io.
Lo so io come lo sa lei che tutto questo è soltanto un gioco, un attimo di primavera che regala luce e allegria per qualche ora. Giada lo sa benissimo che non c'è niente di vero, niente di possibile nelle mie fantasie, eppure è così bello riderne insieme, sapere che fa il tifo per me contro ogni realismo, e che possiamo regalarci a vicenda un soffio di leggerezza.
Improvvisamente però Giada si fa seria, prende una delle mie trecce tra le dita e la osserva.
"Basta con queste trecce, fatti dare una sistemata"
Sorrido, faccio giusto un po' di storie e poi cedo, naturalmente. Giada sa benissimo cosa fare, e sa che oggi voglio essere carina. Prende il pettine ed inizia a farlo scorrere tra i miei capelli.
"Posso accorciarli un pochino?"
"Hai mano libera, vedi tu"
"Sono incerta... capelli sciolti e selvaggi per il bell'elsenorita o raccolti, che ti diano un'aria più...seria, più matura, per il... vecchio Sergente?"
"Non è vecchio!" protesto.
"Sì, sì, come no... mmm... facciamo una via di mezzo allora, te li lascio sciolti dietro e con queste ciocche laterali ci facciamo una treccia sulla nuca...."
"Comunque non è così vecchio!" insisto. Lei ride e continua a pettinarmi.
La porta si apre.
"Kailah, sei qui? Stiamo andan..."
"Fuori!" gridiamo insieme Giada e io, e Bohemond resta sulla soglia, imbambolato.
"Kailah stai... "
"Fuori" ripete Giada ridendo, "ancora cinque minuti e siamo pronte!"
Bohemond scuote il capo, ridacchia e si allontana.
"Secondo me lui fa il tifo per te" dice Giada appena la porta si è richiusa.
Ci penso. "Mi sa di sì. Bohemond mi capisce. E sono convinta che se fosse una donna.... anche lui vorrebbe il Sergente Rock".
"Allora ringrazia che è un uomo..."
Giada finisce di pettinarmi, mi scruta e alla fine annuisce in approvazione.
"D'accordo, adesso sei pronta per la festa! Buon divertimento!"
5 aprile 518
Mercoledì 12 Ottobre 2022
Manto di Kayah
Col passare del tempo ho notato che le mie preoccupazioni sembrano via via meno importanti.
La mia incolumità, meno importante. La mia coscienza... meno importante.
Ne ho fatte di carognate in vita mia. Quando ci penso - e cerco di pensarci il meno possibile - subito mi viene davanti agli occhi la vecchietta affacciata alla finestra, a Trost. Quella che ho ammazzato con una freccia in testa, per paura che desse l'allarme.
Non è l'unica: ho ucciso molte persone, ho commesso sbagli e spesso altri ne hanno pagato le conseguenze.
Fino a ieri, almeno, potevo dire di non aver mai fatto accordi con un demone. Ecco fatto: davanti al ricatto - schiaccio Engelhaft e lo ammazzo - non ho esitato neanche un attimo. Anche se questo significava inguaiare quel poveraccio di Vengard, e paradossalmente dare una mano al nostro nemico giurato Aghvan L'Invitto.
E non è l'unica cosa orribile che ho fatto ieri, perchè a notte fonda, per passare il ponticello in modo silenzioso, ho avuto la bella pensata di spingere magicamente un povero soldato sfortunato di sotto nel crepaccio da cui origina tutta la contaminazione di questo posto. Insomma, una fine orribile per un disgraziato che stava facendo il suo lavoro. Almeno fosse servito... il suo compagno è riuscito a fuggire e dare l'allarme con il suo corno.
Adesso devo invocare la protezione di Kayah sulla rischiosa impresa alla quale mi accingo. Con un bel barilotto esplosivo tra le braccia, devo scendere lungo il canalone protetta soltanto da un pezzo rabberciato di carretto, avanzare un po' accanto ai compagni e poi, al momento buono, allontanarmi da loro e avanzare da sola sotto gli occhi - si spera disattenti - dei nemici. Poi piazzerò la bomba in modo che possa fare più danni possibile, innescherò la miccia e via di corsa, prima che salti tutto per aria.
Non mi metto ad elencare le cose che potrebbero andar male... sarebbe una lunga e deprimente lista.
Perchè questo piano possa avere qualche speranza, è necessario che la Dea Kayah mi nasconda agli sguardi nemici mentre vado a piazzare il barilotto esplosivo. E' molto importante per me che il miracolo si compia: non solo per ragioni pratiche, perchè avrei qualche possibilità in più di sopravvivere allo scontro e arrivare a vedere le mura di Ghaan, quando a sera il sole inizierà a calare; è importante che il miracolo si compia, e che la benevolenza di Kayah posi su di me il suo manto invisibile, perchè vorrebbe significare che ancora la Dea mi considera meritevole di un suo piccolo aiuto, o forse, se non meritevole io personalmente, almeno reputa che io sia uno strumento accettabile per la causa.
La nostra causa è nobile, senz'altro: a nobilitarla è la pericolosità dei nostri nemici, più che il diretto merito che possiamo aver noi. Siamo ostinati, questo sì, e nonostante tutto continuiamo a mettere un piede avanti all'altro in un'avanzata caparbia verso Ghaan.
Ma parliamoci chiaro. Cosa mi spinge? A me, personalmente, proprio a me Kailah Morstan. Davvero mi muove l'odio contro Aghvan? O il patriottismo? O la presuntuosa idea che il mio operato possa influire in una battaglia titanica che sembra uscita dal Kahl Valan?
Un po' ci ho riflettuto, durante questo lungo viaggio. So cosa voglio: la verità è che voglio arrivare a Ghaan per poter riabbracciare i miei amici.
Voglio il Sergente Rock, Barun, Ali, Garruck, Logan, Annie. Voglio ritrovare con loro la mia "casa", quella che ormai la Rocca di Tramontana non è più. Perchè la casa la fanno le persone, la casa sono le persone.
Inutile che mi nasconda dietro gli ideali. "Non farò mai patti con un demone!"
E infatti, appena un demone ha minacciato di uccidere una persona a cui voglio bene, ho dimenticato tutti i miei "mai".
Engelhaft vale più di tanti discorsi, vale più di Vengar, vale più di Norman, vale più di un piacere fatto ad Aghvan - ancora purtroppo - invitto.
Spero che Kayah chiuda un occhio con me, stavolta, e che mi dia una mano. Perchè ne ho davvero tanto, tanto bisogno.
La mia incolumità, meno importante. La mia coscienza... meno importante.
Ne ho fatte di carognate in vita mia. Quando ci penso - e cerco di pensarci il meno possibile - subito mi viene davanti agli occhi la vecchietta affacciata alla finestra, a Trost. Quella che ho ammazzato con una freccia in testa, per paura che desse l'allarme.
Non è l'unica: ho ucciso molte persone, ho commesso sbagli e spesso altri ne hanno pagato le conseguenze.
Fino a ieri, almeno, potevo dire di non aver mai fatto accordi con un demone. Ecco fatto: davanti al ricatto - schiaccio Engelhaft e lo ammazzo - non ho esitato neanche un attimo. Anche se questo significava inguaiare quel poveraccio di Vengard, e paradossalmente dare una mano al nostro nemico giurato Aghvan L'Invitto.
E non è l'unica cosa orribile che ho fatto ieri, perchè a notte fonda, per passare il ponticello in modo silenzioso, ho avuto la bella pensata di spingere magicamente un povero soldato sfortunato di sotto nel crepaccio da cui origina tutta la contaminazione di questo posto. Insomma, una fine orribile per un disgraziato che stava facendo il suo lavoro. Almeno fosse servito... il suo compagno è riuscito a fuggire e dare l'allarme con il suo corno.
Adesso devo invocare la protezione di Kayah sulla rischiosa impresa alla quale mi accingo. Con un bel barilotto esplosivo tra le braccia, devo scendere lungo il canalone protetta soltanto da un pezzo rabberciato di carretto, avanzare un po' accanto ai compagni e poi, al momento buono, allontanarmi da loro e avanzare da sola sotto gli occhi - si spera disattenti - dei nemici. Poi piazzerò la bomba in modo che possa fare più danni possibile, innescherò la miccia e via di corsa, prima che salti tutto per aria.
Non mi metto ad elencare le cose che potrebbero andar male... sarebbe una lunga e deprimente lista.
Perchè questo piano possa avere qualche speranza, è necessario che la Dea Kayah mi nasconda agli sguardi nemici mentre vado a piazzare il barilotto esplosivo. E' molto importante per me che il miracolo si compia: non solo per ragioni pratiche, perchè avrei qualche possibilità in più di sopravvivere allo scontro e arrivare a vedere le mura di Ghaan, quando a sera il sole inizierà a calare; è importante che il miracolo si compia, e che la benevolenza di Kayah posi su di me il suo manto invisibile, perchè vorrebbe significare che ancora la Dea mi considera meritevole di un suo piccolo aiuto, o forse, se non meritevole io personalmente, almeno reputa che io sia uno strumento accettabile per la causa.
La nostra causa è nobile, senz'altro: a nobilitarla è la pericolosità dei nostri nemici, più che il diretto merito che possiamo aver noi. Siamo ostinati, questo sì, e nonostante tutto continuiamo a mettere un piede avanti all'altro in un'avanzata caparbia verso Ghaan.
Ma parliamoci chiaro. Cosa mi spinge? A me, personalmente, proprio a me Kailah Morstan. Davvero mi muove l'odio contro Aghvan? O il patriottismo? O la presuntuosa idea che il mio operato possa influire in una battaglia titanica che sembra uscita dal Kahl Valan?
Un po' ci ho riflettuto, durante questo lungo viaggio. So cosa voglio: la verità è che voglio arrivare a Ghaan per poter riabbracciare i miei amici.
Voglio il Sergente Rock, Barun, Ali, Garruck, Logan, Annie. Voglio ritrovare con loro la mia "casa", quella che ormai la Rocca di Tramontana non è più. Perchè la casa la fanno le persone, la casa sono le persone.
Inutile che mi nasconda dietro gli ideali. "Non farò mai patti con un demone!"
E infatti, appena un demone ha minacciato di uccidere una persona a cui voglio bene, ho dimenticato tutti i miei "mai".
Engelhaft vale più di tanti discorsi, vale più di Vengar, vale più di Norman, vale più di un piacere fatto ad Aghvan - ancora purtroppo - invitto.
Spero che Kayah chiuda un occhio con me, stavolta, e che mi dia una mano. Perchè ne ho davvero tanto, tanto bisogno.
4 aprile 518
Mercoledì 14 Settembre 2022
Purificazione
Il fuoco scorre attraverso di me.
L'energia di Dust si fonde alla mia, in un'unica spettacolare fiamma che avvolge questo ammasso di cadaveri, mentre barcolla veloce e sgangherato verso di noi. Brandisce innumerevoli armi, che si agitano scomposte e velocissime, riflettendo lo scintillio dell'incendio che lo divora.
Brucia, maledetto! Brucia!
Bohemond si fa avanti per arrestare la sua carica. Impugna Jagerin dei Tumuli, la spada che fu a lui donata dallo spirito di Cantor. Lo vedo di spalle, concentrato, pronto, forte del suo proprio smisurato e pazzo coraggio, e ammantato della sacra potenza di Dytros.
Non possiamo fallire.
Siamo nel giusto, non possiamo fallire.
Credevo che questo essere spaventoso e ripugnante fosse soltanto uno dei tanti mostri che vagano in una terra troppo sfortunata, ma non è così.
Abbiamo visto a Nord di qui la cicatrice dell'incantesimo di Aghvan, da cui spurga una contaminazione proveniente da piani di esistenza che dovrebbero restare sigillati: acqua velenosa, spore velenose, piante avvelenate e mutate, soffocate da escrescenze funginee innaturali...
E' questo il mondo che Aghvan vuole? Un mondo marcio, fetido e disgustoso, popolato soltanto da abominii.
La creatura che occupa la torre, quale che sia, sostiene di avere un credito con Aghvan, di averlo aiutato. Un demone, e Dust dice che Aghvan ci va a braccetto, coi demoni. E' un demone e ha pure la spada Frost Bite, il bacio del freddo. Eh, ma adesso lo manderemo arrosto, altro che bacio del freddo.
L'odore di cadavere bruciato è disgustosa, ricorda pire funerarie di amici perduti, un tanfo impossibile da dimenticare. E se penso che questo mostro così orrendo non è altro che un ammasso di poveri corpi profanati, i corpi dei soldati uccisi in battaglia, l'odio che provo per Agvhan e per il suo ospite demoniaco cresce a dismisura. A brandire una di quelle armi, in mezzo a quel defunto carnaio ambulante, potrei esserci io, o i miei amici. Uniti in un abbraccio innaturale ai nostri nemici, perchè nell'orrore del Risveglio siamo tutti uguali, persone di Uryen, di Angvard, di Ghaan.
Come Dytros fortifica la spada di Bohemond, così invoco Pyros, che col suo fuoco purificatore spazzi via dalla terra questo abominio, e prego Kayah, Dea dell'eterno riposo, che ci aiuti a ridare pace e dignità a questi poveri cadaveri rianimati.
Dobbiamo dimostrare ad Anghvan che il suo soprannome, l'Invitto, è soltanto una fanfaronata. Anche lui può essere sconfitto e saremo noi a farlo. E a spedirlo all'inferno insieme a tutti i suoi mostri, una volta per tutte.
L'energia di Dust si fonde alla mia, in un'unica spettacolare fiamma che avvolge questo ammasso di cadaveri, mentre barcolla veloce e sgangherato verso di noi. Brandisce innumerevoli armi, che si agitano scomposte e velocissime, riflettendo lo scintillio dell'incendio che lo divora.
Brucia, maledetto! Brucia!
Bohemond si fa avanti per arrestare la sua carica. Impugna Jagerin dei Tumuli, la spada che fu a lui donata dallo spirito di Cantor. Lo vedo di spalle, concentrato, pronto, forte del suo proprio smisurato e pazzo coraggio, e ammantato della sacra potenza di Dytros.
Non possiamo fallire.
Siamo nel giusto, non possiamo fallire.
Credevo che questo essere spaventoso e ripugnante fosse soltanto uno dei tanti mostri che vagano in una terra troppo sfortunata, ma non è così.
Abbiamo visto a Nord di qui la cicatrice dell'incantesimo di Aghvan, da cui spurga una contaminazione proveniente da piani di esistenza che dovrebbero restare sigillati: acqua velenosa, spore velenose, piante avvelenate e mutate, soffocate da escrescenze funginee innaturali...
E' questo il mondo che Aghvan vuole? Un mondo marcio, fetido e disgustoso, popolato soltanto da abominii.
La creatura che occupa la torre, quale che sia, sostiene di avere un credito con Aghvan, di averlo aiutato. Un demone, e Dust dice che Aghvan ci va a braccetto, coi demoni. E' un demone e ha pure la spada Frost Bite, il bacio del freddo. Eh, ma adesso lo manderemo arrosto, altro che bacio del freddo.
L'odore di cadavere bruciato è disgustosa, ricorda pire funerarie di amici perduti, un tanfo impossibile da dimenticare. E se penso che questo mostro così orrendo non è altro che un ammasso di poveri corpi profanati, i corpi dei soldati uccisi in battaglia, l'odio che provo per Agvhan e per il suo ospite demoniaco cresce a dismisura. A brandire una di quelle armi, in mezzo a quel defunto carnaio ambulante, potrei esserci io, o i miei amici. Uniti in un abbraccio innaturale ai nostri nemici, perchè nell'orrore del Risveglio siamo tutti uguali, persone di Uryen, di Angvard, di Ghaan.
Come Dytros fortifica la spada di Bohemond, così invoco Pyros, che col suo fuoco purificatore spazzi via dalla terra questo abominio, e prego Kayah, Dea dell'eterno riposo, che ci aiuti a ridare pace e dignità a questi poveri cadaveri rianimati.
Dobbiamo dimostrare ad Anghvan che il suo soprannome, l'Invitto, è soltanto una fanfaronata. Anche lui può essere sconfitto e saremo noi a farlo. E a spedirlo all'inferno insieme a tutti i suoi mostri, una volta per tutte.
17 marzo 518
Martedì 5 Ottobre 2021
Notte senza vento
27 Febbraio 516
"Le cose più importanti sono il corno e lo stendardo", spiega Heirich. "Non ingaggiate il nemico, se non vi viene ordinato".
Non ci penso proprio a ingaggiare il nemico, di questo Heinrich può star tranquillo: sono stanca, ho sonno, sono confusa. Ci hanno detto che ci saremmo occupati di logistica, che non saremmo mai e poi mai finiti a combattere. E invece eccoci qua. Al buio, al freddo. Per lo meno stanotte non c'è vento.
Dietro di me sento l'incedere del cavallo di Agor mentre risaliamo il fianco della collina: è l'ultimo della fila, regge lui lo stendardo di Uryen, lo stendardo dei genieri di Ramsey. Io stringo le briglie con le mani sudate per la paura. Al fianco porto una spada che non so usare.
E' notte fonda, il Plotone di Ramsey si è appena allontanato, provano ad intercettare i nemici nonostante il buio. Il nostro compito è pattugliare la collina su cui sorge la Chela. Dobbiamo proteggere le macchine da assedio, evitare che qualcuno riesca a salire.
Pare facile... ancora non sappiamo di avere contro gli uomini di Acab.
Ci attaccano degli arcieri, colpiscono Heinrich di striscio e azzoppiano il suo cavallo. Lui ci organizza in due gruppi, ed io mi ritrovo separata da quelli che sarebbero diventati nel tempo i miei compagni. Ho accanto Agor, sono atterrita, inesperta, con davanti i nemici.
Uno mi si para davanti, un cavaliere. Vorrei fuggire a gambe levate, ma devo fermarlo, rallentarlo. Mi ci metto davanti stupidamente, imbranata come sono, e lui subito mi ferisce al ventre con la sua spada.
La mia prima ferita in battaglia. Grido più per la sorpresa e lo spavento che per il dolore. Imparerò col tempo che il dolore arriva in un secondo momento, a freddo. Che è meglio non pensarci troppo.
Guardo la mia spada inutile, le mie mani impotenti. E vedo il cavallo che già mi ha oltrepassata e che prosegue. Caro mio, non sono tutta qui.
BES HIVAS
Un crampo al cavallo. Idea un po' stupida ma funziona, la bestia s'impenna, poi si blocca. Il nemico scende e deve proseguire a piedi la salita.
Heirich ci ha detto di rallentarlo... l'ho rallentato. Poco dopo Bohemond lo raggiunge, missione compiuta.
Ma ce ne sono altri. Una donna in lontananza grida "Per il Corno del Tramonto! Terra e libertà!". Un attimo dopo vedo Agor che si accascia, ferito da un colpo di balestra alla gamba. Con un ultimo sforzo prima di cadere, conficca saldamente lo stendardo nel terreno.
Sento una freccia sfiorarmi il braccio, ma torno indietro, corro verso la bandiera e la afferro, prima che cada in mano nemica. Provo poi a risalire il fianco della collina, ma un lampo di luce mi abbaglia: sento il metallo dell'elmo che graffia, il sangue caldo sulla guancia, la tempia squarciata. Poi sento la spalla che affonda nel fango, i piedi che volano, il cavallo che scivola via da me. Sento l'odore umido dello stendardo che stringo, aggrappandomici con ogni forza. E sento il mio stesso grido che squarcia la notte.
Ricordo Werner, anche lui ferito gravemente, che raccoglie la mia spada e mi sussurra: "venderemo cara la pelle". Io non posso far altro che incanalare tutto quel che mi resta, tutto il mio Potere Magico nello stendardo, per farlo sventolare splendido e orgoglioso nel buio.
... lo raccolgo da terra.
Logoro, stracciato. Lo stendardo del Plotone 12, dei "genieri" di Ramsey.
Lo accarezzo mentre negli occhi pungono lacrime che sembrano aghi. Percorro il suo bordo sbrindellato con le dita, mentre nomi dolorosi mi martellano nel cuore.
Ramsey.
Heinrich.
Vindel.
Robert.
...
... e poi c'è un altro nome che non ho il coraggio di pronunciare, mentre Engelhaft si china su di lui e gli sfila l'armatura, tremante. Dytros, ti prego, proteggi il tuo Paladino, fa che la sua pelle sia intatta... che le fauci di quel mostro non siano riuscite a scalfirla...
... non ce la faccio, non ce la faccio, non ce la faccio.
No, Bohemond no, ti prego... ti prego...
Engelhaft tace. Scruta il petto nudo di Bohemond da vicino, passa le dita sulle innumerevoli cicatrici, sui segni dell'armatura, sui lividi.
... ti prego, ti prego...
Stringo la stoffa del mio vecchio stendardo, non respiro. Ti prego, non Bohemond, ti prego.
Poi Engelhaft alza la testa, il suo viso si illumina di speranza. "Mi sembra che anche stavolta sia andata, Bo. Non sei stato morso. Considerati miracolato".
Ed è questo il momento di piangere, di ringraziare gli Dei, di ringraziare questo pezzo di stoffa logora che ha sventolato sul nostro battesimo del fuoco, e che dopo due anni torna a mostrarci la strada.
Vindel e Robert l'hanno custodito con onore. Heinrich sarebbe fiero di loro, e anche Ramsey. Non l'hanno abbandonato neanche dopo la morte, dopo essere stati trasformati in Risvegliati.
Oddio, Bohemond, non ci posso pensare... vorrei alzarmi, correre ad abbracciarlo, ma sono troppo, troppo stanca... lo sfinimento magico... Dei, stavolta ho esagerato. Credo di essere a tanto così dallo svenire.
Ma che altro potevo fare? Ho spinto via quel mostro con tutte le mie forze residue, con le stesse forze residue e disperate che due anni fa, in quella notte senza vento, fecero sventolare orgogliosi i colori dell'Esercito di Uryen.
Grazie... grazie Dytros... anche stavolta è andata. Ma perchè Bohemond mi fa prendere sempre questi spaventi?
"Le cose più importanti sono il corno e lo stendardo", spiega Heirich. "Non ingaggiate il nemico, se non vi viene ordinato".
Non ci penso proprio a ingaggiare il nemico, di questo Heinrich può star tranquillo: sono stanca, ho sonno, sono confusa. Ci hanno detto che ci saremmo occupati di logistica, che non saremmo mai e poi mai finiti a combattere. E invece eccoci qua. Al buio, al freddo. Per lo meno stanotte non c'è vento.
Dietro di me sento l'incedere del cavallo di Agor mentre risaliamo il fianco della collina: è l'ultimo della fila, regge lui lo stendardo di Uryen, lo stendardo dei genieri di Ramsey. Io stringo le briglie con le mani sudate per la paura. Al fianco porto una spada che non so usare.
E' notte fonda, il Plotone di Ramsey si è appena allontanato, provano ad intercettare i nemici nonostante il buio. Il nostro compito è pattugliare la collina su cui sorge la Chela. Dobbiamo proteggere le macchine da assedio, evitare che qualcuno riesca a salire.
Pare facile... ancora non sappiamo di avere contro gli uomini di Acab.
Ci attaccano degli arcieri, colpiscono Heinrich di striscio e azzoppiano il suo cavallo. Lui ci organizza in due gruppi, ed io mi ritrovo separata da quelli che sarebbero diventati nel tempo i miei compagni. Ho accanto Agor, sono atterrita, inesperta, con davanti i nemici.
Uno mi si para davanti, un cavaliere. Vorrei fuggire a gambe levate, ma devo fermarlo, rallentarlo. Mi ci metto davanti stupidamente, imbranata come sono, e lui subito mi ferisce al ventre con la sua spada.
La mia prima ferita in battaglia. Grido più per la sorpresa e lo spavento che per il dolore. Imparerò col tempo che il dolore arriva in un secondo momento, a freddo. Che è meglio non pensarci troppo.
Guardo la mia spada inutile, le mie mani impotenti. E vedo il cavallo che già mi ha oltrepassata e che prosegue. Caro mio, non sono tutta qui.
BES HIVAS
Un crampo al cavallo. Idea un po' stupida ma funziona, la bestia s'impenna, poi si blocca. Il nemico scende e deve proseguire a piedi la salita.
Heirich ci ha detto di rallentarlo... l'ho rallentato. Poco dopo Bohemond lo raggiunge, missione compiuta.
Ma ce ne sono altri. Una donna in lontananza grida "Per il Corno del Tramonto! Terra e libertà!". Un attimo dopo vedo Agor che si accascia, ferito da un colpo di balestra alla gamba. Con un ultimo sforzo prima di cadere, conficca saldamente lo stendardo nel terreno.
Sento una freccia sfiorarmi il braccio, ma torno indietro, corro verso la bandiera e la afferro, prima che cada in mano nemica. Provo poi a risalire il fianco della collina, ma un lampo di luce mi abbaglia: sento il metallo dell'elmo che graffia, il sangue caldo sulla guancia, la tempia squarciata. Poi sento la spalla che affonda nel fango, i piedi che volano, il cavallo che scivola via da me. Sento l'odore umido dello stendardo che stringo, aggrappandomici con ogni forza. E sento il mio stesso grido che squarcia la notte.
Ricordo Werner, anche lui ferito gravemente, che raccoglie la mia spada e mi sussurra: "venderemo cara la pelle". Io non posso far altro che incanalare tutto quel che mi resta, tutto il mio Potere Magico nello stendardo, per farlo sventolare splendido e orgoglioso nel buio.
... lo raccolgo da terra.
Logoro, stracciato. Lo stendardo del Plotone 12, dei "genieri" di Ramsey.
Lo accarezzo mentre negli occhi pungono lacrime che sembrano aghi. Percorro il suo bordo sbrindellato con le dita, mentre nomi dolorosi mi martellano nel cuore.
Ramsey.
Heinrich.
Vindel.
Robert.
...
... e poi c'è un altro nome che non ho il coraggio di pronunciare, mentre Engelhaft si china su di lui e gli sfila l'armatura, tremante. Dytros, ti prego, proteggi il tuo Paladino, fa che la sua pelle sia intatta... che le fauci di quel mostro non siano riuscite a scalfirla...
... non ce la faccio, non ce la faccio, non ce la faccio.
No, Bohemond no, ti prego... ti prego...
Engelhaft tace. Scruta il petto nudo di Bohemond da vicino, passa le dita sulle innumerevoli cicatrici, sui segni dell'armatura, sui lividi.
... ti prego, ti prego...
Stringo la stoffa del mio vecchio stendardo, non respiro. Ti prego, non Bohemond, ti prego.
Poi Engelhaft alza la testa, il suo viso si illumina di speranza. "Mi sembra che anche stavolta sia andata, Bo. Non sei stato morso. Considerati miracolato".
Ed è questo il momento di piangere, di ringraziare gli Dei, di ringraziare questo pezzo di stoffa logora che ha sventolato sul nostro battesimo del fuoco, e che dopo due anni torna a mostrarci la strada.
Vindel e Robert l'hanno custodito con onore. Heinrich sarebbe fiero di loro, e anche Ramsey. Non l'hanno abbandonato neanche dopo la morte, dopo essere stati trasformati in Risvegliati.
Oddio, Bohemond, non ci posso pensare... vorrei alzarmi, correre ad abbracciarlo, ma sono troppo, troppo stanca... lo sfinimento magico... Dei, stavolta ho esagerato. Credo di essere a tanto così dallo svenire.
Ma che altro potevo fare? Ho spinto via quel mostro con tutte le mie forze residue, con le stesse forze residue e disperate che due anni fa, in quella notte senza vento, fecero sventolare orgogliosi i colori dell'Esercito di Uryen.
Grazie... grazie Dytros... anche stavolta è andata. Ma perchè Bohemond mi fa prendere sempre questi spaventi?
9 marzo 518
Martedì 3 Agosto 2021
Ai miei amici
Cari amici,
già sapete quello che penso, e sono troppo stanca per insistere nel cercare di convincervi.
Dobbiamo salvare Malandrino, su questo siamo tutti d'accordo. Probabilmente, se il mostro che passeggia nella stanza accanto non cambia idea costringendoci ad affrettare le cose, il nostro compagno ha abbastanza acqua per tenere duro un paio di giorni. E io direi di sfruttarli per consentire a Dust di recuperare le energie, in modo da poter contare sul suo aiuto.
Non è mancanza di fiducia nelle vostre forze, credetemi. Però la creatura che bisognerà affrontare - sia che si tratti di uno strano tipo di Risvegliato, sia che invece appartenga alla sfortunata categoria dei maghi innalzati e impazziti - richiede la massima capacità offensiva di cui potremo disporre. Non solo nessuno di noi deve morire, ma nemmeno possiamo permetterci di subire ferite importanti, vista la missione in cui ci siamo imbarcati.
Su di me non potete contare. Conosco me stessa e riconosco i sintomi dello sfinimento magico. Quando abuso delle mie capacità magiche, come ho fatto poche ore fa per deviare quello strano martello volante, ho bisogno di diversi giorni per riprendermi. Fino ad allora non sarei in grado nemmeno di spegnare magicamente una pipa (e poi perchè mai spegnere una pipa? Hanno un buon profumo, soprattutto le bacche di ginepro... ma non divaghiamo). Quanto alle frecce, sapete benissimo quanto inefficaci siano contro creature mostruose.
Non sappiamo cosa sia il mostro che abbiamo davanti, ma conosciamo Dust abbastanza da sapere che ha mille risorse e che il suo aiuto può rivelarsi molto prezioso davanti a ogni tipo di minaccia. Su questo credo che siamo tutti d'accordo.
Però c'è la questione degli oggetti che si trovano nella stanza accanto, sorvegliati dal mostro. Mi pare di capire che siano questi oggetti il problema, riguardo il fatto di aspettare o meno Dust. Maledetti oggetti, che seminano diffidenza tra le persone.
Mi volete forse dire che un po' di cartuccelle e qualche oggetto strano, per quanto interessanti, siano così importanti da valere il rischio di mandare a monte la nostra missione? Perchè di questo stiamo parlando, ragazzi. Abbiamo in ballo la vita di Malandrino, e il rischio di non riuscire a sconfiggere il mostro e poter proseguire... e il problema adesso è che Dust vorrebbe prendersi un paio di oggetti preziosi.
Se veramente vi fidate di Dust così maledettamente poco da temere che trovi l'oggetto-magico-da-fine-del-mondo, e che se ne impossessi per farne chissà cosa di terribile, beh, ammazzatelo subito. A Dust, intendo. Fatelo fuori adesso che è scarico.
Ma vi ricordo che abbiamo appena consegnato alla figlia di Acab una delle cose più pericolose che si possano immaginare, cioè le fialette col sangue degli antecessori trovate nella "bara di Ramsey", fidandoci che ci pensi lei a metterle in sicurezza.
Non aggiungo altro, ci siamo capiti.
Mentre decidete, ho trovato un po' di legnetti malmessi, ma sufficienti a realizzare il mio prossimo progetto: una bellla gabbietta per il nostro piccolo amico gattino. Così sarà più semplice portarlo con noi senza rischiare che si sperda e faccia una brutta fine. Credo che il posto migliore per lui sarà il Castello di Seta, non pensate anche voi? Le ragazze lì sapranno prendersene cura come si deve.
già sapete quello che penso, e sono troppo stanca per insistere nel cercare di convincervi.
Dobbiamo salvare Malandrino, su questo siamo tutti d'accordo. Probabilmente, se il mostro che passeggia nella stanza accanto non cambia idea costringendoci ad affrettare le cose, il nostro compagno ha abbastanza acqua per tenere duro un paio di giorni. E io direi di sfruttarli per consentire a Dust di recuperare le energie, in modo da poter contare sul suo aiuto.
Non è mancanza di fiducia nelle vostre forze, credetemi. Però la creatura che bisognerà affrontare - sia che si tratti di uno strano tipo di Risvegliato, sia che invece appartenga alla sfortunata categoria dei maghi innalzati e impazziti - richiede la massima capacità offensiva di cui potremo disporre. Non solo nessuno di noi deve morire, ma nemmeno possiamo permetterci di subire ferite importanti, vista la missione in cui ci siamo imbarcati.
Su di me non potete contare. Conosco me stessa e riconosco i sintomi dello sfinimento magico. Quando abuso delle mie capacità magiche, come ho fatto poche ore fa per deviare quello strano martello volante, ho bisogno di diversi giorni per riprendermi. Fino ad allora non sarei in grado nemmeno di spegnare magicamente una pipa (e poi perchè mai spegnere una pipa? Hanno un buon profumo, soprattutto le bacche di ginepro... ma non divaghiamo). Quanto alle frecce, sapete benissimo quanto inefficaci siano contro creature mostruose.
Non sappiamo cosa sia il mostro che abbiamo davanti, ma conosciamo Dust abbastanza da sapere che ha mille risorse e che il suo aiuto può rivelarsi molto prezioso davanti a ogni tipo di minaccia. Su questo credo che siamo tutti d'accordo.
Però c'è la questione degli oggetti che si trovano nella stanza accanto, sorvegliati dal mostro. Mi pare di capire che siano questi oggetti il problema, riguardo il fatto di aspettare o meno Dust. Maledetti oggetti, che seminano diffidenza tra le persone.
Mi volete forse dire che un po' di cartuccelle e qualche oggetto strano, per quanto interessanti, siano così importanti da valere il rischio di mandare a monte la nostra missione? Perchè di questo stiamo parlando, ragazzi. Abbiamo in ballo la vita di Malandrino, e il rischio di non riuscire a sconfiggere il mostro e poter proseguire... e il problema adesso è che Dust vorrebbe prendersi un paio di oggetti preziosi.
Se veramente vi fidate di Dust così maledettamente poco da temere che trovi l'oggetto-magico-da-fine-del-mondo, e che se ne impossessi per farne chissà cosa di terribile, beh, ammazzatelo subito. A Dust, intendo. Fatelo fuori adesso che è scarico.
Ma vi ricordo che abbiamo appena consegnato alla figlia di Acab una delle cose più pericolose che si possano immaginare, cioè le fialette col sangue degli antecessori trovate nella "bara di Ramsey", fidandoci che ci pensi lei a metterle in sicurezza.
Non aggiungo altro, ci siamo capiti.
Mentre decidete, ho trovato un po' di legnetti malmessi, ma sufficienti a realizzare il mio prossimo progetto: una bellla gabbietta per il nostro piccolo amico gattino. Così sarà più semplice portarlo con noi senza rischiare che si sperda e faccia una brutta fine. Credo che il posto migliore per lui sarà il Castello di Seta, non pensate anche voi? Le ragazze lì sapranno prendersene cura come si deve.





















