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creato il: 03/08/2007   messaggi totali: 73   commenti totali: 80
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30 maggio 519
Martedì 8 Novembre 2011

Ali oscure

Le porte di Forrarossa si aprono davanti a noi. Avanziamo nella Corte del castello increduli.
Piume nere ovunque, macchie di sangue sul selciato, pochi servitori dall'aria spaventata che spostano corpi senza vita per farne un unico mucchio e liberare il passaggio.
Quanti saranno i morti? Almeno una trentina. Trenta morti e forse di più.

Le parole del ragazzo che ci ha convocati stamattina erano vaghe, ma gli occhi apparivano eloquenti: il suo terrore era palpabile.
Mi trovavo con Steven a casa di Sir Bastian, per l'abituale turno di guardia che abbiamo stabilito dopo l'ultimo attentato che l'anziano Cavaliere ha subito qualche settimana fa, quando abbiamo sentito bussare alla porta. E' stata Dundee ad aprire, e a far entrare il poveretto, trafelato e bianco come un lenzuolo fresco di bucato.
"Hanno attaccato Forrarossa", ci ha detto dopo aver bevuto un bicchiere d'acqua. "Lady Solice Foucault mi ha inviato da voi a chiedere soccorsi".
... Lady Solice.
Udendo il suo nome ho istintivamente rivolto lo sguardo al volto del mio amico. Steven ha aggrottato la fronte.
"Lei sta bene?" ha chiesto.
Il ragazzo ha annuito. "Credo... credo di sì, la Paladina sta bene... mi ha detto di correre da voi, l'attacco è stato respinto ma il castello adesso è del tutto privo di difese."
Dundee guarda il ragazzo. "Ma il Barone? Come sta, è in salvo?"
"Non posso dirvi altro, vi prego solo di seguirmi appena possibile.... sarà la Paladina a spiegarvi ogni cosa".
Non poteva dare una risposta più eloquente di così.
Steven si è alzato. "Andiamo", ha detto. Subito Dundee è scattata in piedi. "Vado ad avvertire mio padre". "Fa' in fretta".

Mentre aspettavamo che Dundee uscisse dalla stanza di Sir Bastian, Steven ed io abbiamo scambiato qualche parola.
"Cosa ci fa Lady Solice a Forrarossa?" mi sono detto, dubbioso.
"Non lo so". Steven si è irrigidito subito. "Sarà lì con i suoi compagni, avranno avuto notizia dell'attacco imminente e sono corsi a difendere il castello".
"Eppure non capisco..." ho insistito, "se davvero, come ha detto quel ragazzo, l'attacco è stato respinto... perchè quella faccia? E poi perchè non chiamarci subito? Prima dell'attacco, intendo, e non dopo"
Steven ha esitato prima di rispondere, studiandomi cupamente. "Forse non ha fatto in tempo", ha detto poi, "forse non è stato possibile".

Dundee è tornata proprio allora, ha sceso le scale in fretta per raggiungerci nell'atrio.
"Andiamo!" ha detto mentre finiva di agganciarsi il fodero della spada alla cintura.
Che ragazza, Dundee. Povero chi se la sposerà. Ammesso che ci sia qualcuno tanto pazzo da chiedere la sua mano al vecchio Sir Bastian...

Ci siamo messi in marcia, Dundee mi si è affiancata subito.
"Chi è questa gente di cui ha parlato il servitore? La Paladina che ha citato... la conoscete?"
Ho annuito. "Lei e i suoi compagni sono dei nostri, persone fidate. Steven e io già in passato abbiamo svolto degli incarichi con loro, sempre per proteggere Lord Anthony. Ci sono le loro azioni dietro la messa al bando di Lord Albert".
"Che tipi sono?"
"Lei è... una Paladina di Pyros". Scorgo con la coda dell'occhio Steven, accanto a me, che sprona il cavallo e si distanzia di qualche metro, velocizzando il passo. "Poi ci sono due guerrieri formidabili, Eric e Loic, che sono fratelli, e in combattimento valgono per quattro. Insieme a loro siamo riusciti a sconfiggere i Maestri del Vento..."
"Caspita... e sono cavalieri?"
"No, non che io sappia. Ma non è nei titoli che si racchiude la bravura di un soldato. E poi so che ci sono almeno altre due o tre persone, anche se non li ho mai conosciuti..."
Dundee, curiosa, mi ha chiesto di raccontarle dello scontro coi Maestri del Vento, ma sono riuscito a farlo solo frammentariamente. Steven teneva un passo talmente svelto che era difficile stargli dietro, e quasi impossibile parlare, nel frattempo.

Ed eccoci a Forrarossa.
Le porte si aprono davanti a noi.
Ci viene incontro proprio Lady Solice.
La ricordavo a Beid, incantevole con l'abito scarlatto che indossava nell'occasione del matrimonio di suo fratello Lord Ryan. Ma la giovane che avanza stancamente tra le tracce del recente combattimento è irriconoscibile. Pallida, spettinata, con i grandi occhi cerchiati dalla mancanza di riposo. Indossa la fratina di Pyros, sporca, stropicciata, eppure carica di un'autorevolezza toccante.
Accanto a me, Steven è il primo a smontare da cavallo.
Percepisco la sua tensione, la curiosità di Dundee, gli sguardi troppo carichi per poterli sostenere.
"Lady Solice...", dice Steven, e la guarda. Non aggiunge altro, lei sembra trattenere a fatica le lacrime.

La situazione è peggio delle nostre peggiori previsioni. Lord Benedict è morto, Lord Anthony è morto, suo figlio Benedict è morto... la sorella di Kyle è morta, sono morti tutti. Anche Lord Albert è morto, e questa è un po' l'unica buona notizia della giornata.
E adesso?
I compagni di Solice, che poco a poco ci vengono a conoscere e salutare, appaiono anche loro stanchi e amareggiati. Nessuno sa dire cosa ci riservi il futuro.

Padre Maxim Keitel è la vera incognita di questo momento. Rivendicherà i suoi diritti dinastici, rinuncerà ai voti assunti di fronte a Kayah e si farà proclamare Barone di Anthien? Oppure farà un passo indietro, rimettendo nelle mani del Conte la decisione sul futuro di questo sfortunato feudo?
Può Padre Maxim essere complice di questo massacro, o rischia di diventarne soltanto un inconsapevole beneficiario? E magari una marionetta in mani più consapevoli e maligne?
Ho prestato giuramento nelle mani del Barone.
Ma potrei forse essere fedele a chi sospetto possa avere avuto una qualche responsabilità in tanto scempio? Guardo Steven, e leggo nel suo sguardo i miei stessi dilemmi.
Dundee, indomita come sempre, sembra avere le idee più chiare: mai con Maxim, mai con qualcuno anche soltanto vagamente sfiorato dall'ombra di un sospetto. Lei non ha le nostre stesse responsabilità... ma forse nella sua innocente irruenza si rivela la strada giusta da percorrere.

C'è tanto lavoro da fare, poco tempo per pensare.
Steven già si rimbocca le maniche, manda Dundee a Victoire a prelevare la moglie dell'unico prigioniero in grado di parlare, organizza le povere vedette al castello tra i superstiti e fa un elenco di persone fidate in grado di darci una mano. Dobbiamo darci da fare, e in fretta.

E soprattutto... urge vendetta.
Il prigioniero ci dirà dove andare, con le buone o con le cattive. Dove trovare il responsabile di questo massacro. Questo Daeron Vypern di cui tutti sussurrano il nome con timore e rabbia.
Lo troveremo e glie la faremo pagare per tutto questo sangue versato. Lo faremo per tutte le persone che sono morte questa notte, lo faremo per il nostro amico e compagno Kyle, per Solice e i suoi compagni che tanto hanno lottato e pagato, lo faremo per Anthien.

Gli Dei ci aiuteranno in questa impresa.
scritto da Leon Perineau , 15:59 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
30 maggio 519
Sabato 5 Novembre 2011

tanto dolore per nulla

Che fallimento.
Non sono riuscito ad ammazzarlo e, se non fosse stato per mio "fratello" Guelfo e i suoi amici, ci sarei finito io morto stecchito in pasto ai corvi.
Inutile, non ce l'ho proprio la stoffa dell'eroe, sono buono solo a cacciarmi nei guai... e a coinvolgere poveracci che non c'entrano niente e non hanno neanche un po' della mia fortuna. Il mio gesto impulsivo è costato la vita al cugino di Martine e al mio vecchio amico Trevor, e invece Vypern è riuscito a fuggire, per quanto mal ridotto.

Le cose sono andate così.
Ieri sera, quando siamo stati divisi da Guelfo e gli altri, delle guardie ci hanno accompagnato ad un alloggio molto spartano a ridosso delle mura, al piano inferiore della loro camerata. Benchè formalmente non fossimo agli arresti, l'ambiente in cui ci hanno rinchiusi era piuttosto simile ad una cella, senza finestre e con una porta rinforzata, di metallo. Ci hanno augurato buona notte, non senza un po' di ironia, e non ci è rimasto altro da fare che metterci a riposare.
Non so dire che ora fosse quando Trevor mi ha svegliato. "Sta succedendo qualcosa, Dorian!"
In effetti sopra di noi c'era movimento, agitazione tra le guardie, rumore di gente che si armava in fretta.
"Siamo sotto attacco?"
"Non capisco.... temo ci sia già qualcuno dentro"
Nel frattempo anche Bron si era svegliato. Il cugino di Martine era un animo semplice, ma grande e grosso e coraggioso.
Mentre stiamo ancora decidendo sul dafarsi, ecco che si sente un tonfo, poi un altro, qualche grido. L'aria sembra farsi innaturalmente fredda e anche la luce della nostra torcia si affievolisce senza una ragione apparente.
Trevor e Bron non erano al corrente del mio pur lilmitato talento come mago, e finchè è stato possibile ho cercato di tenerli all'oscuro di questo dettaglio. Ho tuttavia allertato i miei sensi alla ricerca di qualche presenza ostile di natura magica. Ma niente, solo un innaturale silenzio.
"Dobbiamo uscire da qui", ho detto.
Trevor si è persino messo a ridere. "Sopravvaluti le mie capacità, amico... senza gli strumenti giusti una serratura così non posso aprirla nemmeno io"
Ho scosso il capo e mi sono avvicinato a mani nude alla serratura. Ho pronunciato le rune e ho chiuso gli occhi mentre il calore fluiva da me ed arroventava il metallo.
"Ma che diavolo stai..." ha mormorato Bron. Mi sono voltato verso di lui e, quasi scusandomi, gli ho chiesto se poteva dare un calcio alla porta. Incredulo, il brav'uomo ha ubbidito e la porta si è aperta senza difficoltà.
Scale da salire, tanto silenzio. Troppo silenzio, a dirla tutta.
Siamo arrivati al piano del dormitorio delle guardie. Da una finestra spalancata entrava un vento gelido e la nera sagoma di una cornacchia sul davanzale ha iniziato a gracchiare appena ci ha visti. A terra per poco non siamo inciampati nel corpo di due guardie.
"Aspettate qui", ho detto a Trevor e Bron, e mi sono avvicinato alla finestra, che dava sulla corte del Castello.
Il corvo è svolazzato via e seguendolo con lo sguardo ne ho visti molti altri: centinaia, migliaia di corvacci neri che volavano in cerchio su tutta Forrarossa. Pur senza essere mai stato tanto ferrato negli studi teologici, un simile stormo di uccellacci del malaugurio ha fatto suonare tutti i miei campanelli d'allarme, soprattutto sapendo chi, a breve, avrebbe sferrato un attacco al Castello: Daeron Vypern.
Prudenza, Dorian, mi sono detto. Ricordati di chi stiamo parlando, ricorda cosa ha fatto a te, cosa ha fatto a Martine...
In quel momento ho visto un gruppo di armati vestiti di nero che si muoveva attraverso la corte. Hanno affondato la spada in alcuni corpi stesi a terra, forse svenuti. Di certo dopo erano morti.
Poi si sono divisi, alcuni sono andati verso la vecchia Corte, altri verso l'edificio della guardia, proprio dove eravamo noi.
"Prendete delle armi", ho detto ai miei compagni. Ma era buio, un buio eccessivo. A malincuore ho pronunciato alcune rune ed un fascio di luce magica si è sprigionata dalle mie mani. Grazie ad essa abbiamo raccattato qualche arma e ci siamo appostati.
"Li dobbiamo ingaggiare?" ha chiesto Bron.
"Cerchiamo di non farci trovare, ma se dovessero vederci... mettiamocela tutta per farli secchi".
I quattro cavalieri neri non ci hanno trovato, per fortuna. Li abbiamo visti sfilare vicino a noi, ma sono andati oltre.
"Che facciamo adesso?" ha detto Trevor una volta allontanatisi i quattro. "Proviamo a uscire dal Castello?"
"Cerchiamo di capire cosa stanno facendo", ho risposto, io stesso indeciso sul dafarsi. Mi chiedevo dove fossero stati portati Guelfo e gli altri, e cosa stesse combinando Daeron Vypern.
Le risposte ai miei dubbi dovevano arrivare nel giro di pochi istanti.
Ho visto le porte del palazzo del Barone aprirsi, ed uscirne Daeron in persona, affiancato da una donna e un altro paio di uomini in nero.
Un brivido mi ha attravesato la schiena, e il primo istinto è stato quello di ritrarmi. Ma gli occhi imploranti di Martine mi sono balenati davanti, e non ci ho visto più dalla collera. Maledetto Vypern...

Come un segno del destino, proprio allora dalla vecchia corte si è levata una colossale fiammata di natura sovrannaturale, e nel bagliore di quel fuoco ho riconosciuto immediatamente l'opera di mio fratello Guelfo. Mai l'ho sentito tanto vicino a me come in quell'istante. Nostro padre sarebbe stato orgoglioso di noi.
Mi sono frugato nelle tasche, mentre dicevo ai miei compagni di seguirmi, e sono corso verso la porta.
Bes-Ak-Vas! ho gridato appena l'ho sentito a tiro, e tre boomerang di luce si sono scagliati su Vypern, che ha gridato di dolore.
Subito i suoi uomini sono corsi verso di noi, è stato tutto molto concitato. Abbiamo provato ad allontanarci per non restare intrappolati nel Corpo di Guardia, e siamo finiti circondati nella Corte, coi corvi che ci svolazzavano gracchiando sulla testa e decisamente troppi avversari intorno.
Trevor è caduto per primo, anche per Bron non c'è stata speranza. Io non sono uno spadaccino particolarmente capace, tutt'altro, ma evidentemente ho avuto fortuna, e gli anni spesi a far disperare i maestri d'armi e a sentirmi dire che ero negato sono serviti a qualcosa. Mi hanno ferito ripetutamente, ma sono rimasto in piedi, pur vedendomela bruttissima.
Guelfo e i suoi amici sono corsi in mio aiuto, tanto da permettermi un ultimo tentativo disperato di scagliare le mie lame di luce contro Vypern. L'ho preso in pieno, ma non è bastato. Quel maledetto adoratore delle Tenebre se l'è cavata, è riuscito a fuggire. Malridotto, zoppicante, i suoi complici l'hanno aiutato a raggiungere i portoni di Forrarossa. E così Daeron Vypern è svanito nella notte.
Tutto qui, il resto sembra una brutta storia di paura, di quelle che le vecchiette raccontano nelle notti di temporale.
Mentre Guelfo e i suoi amici tentavano di raggiungere i fuggiaschi, Clark, uno dei suoi che non conoscevo mi ha trascinato in un edificio ben chiuso e riparato e si è dato da fare, nonostante avesse un braccio al collo, a rattoppare le mie ferite. Mentre fuori, nel buio, era tutto un fruscio spaventoso di ali di corvi, di sinistri gracidii. Il banchetto di quegli orrendi uccellacci è durato fino all'alba, tra corpi smembrati e moribondi lasciati sul campo in balìa dei loro becchi affilati.
"Fammi portare al riparo i corpi di Bron e Trevor..." ho chiesto a Clark. Lui ha scosso il capo. "Non puoi più far nulla per loro. Se esci da queste mura adesso sei morto".
E così abbiamo aspettato in silenzio i primi raggi del sole e il ritorno di Guelfo e dei suoi.
scritto da Dorian Dillon , 14:48 | permalink | markup wiki | commenti (2)