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Forum di Myst

 
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Il fondo del barile
Zorba Delmontesque
 
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10 agosto 518
Giovedì 1 Aprile 2010

Per Lady Solice Foucault

Al castello del Leone
Stanco e triste era il Barone
Perchè aimè la sua consorte
Era a un passo dalla morte.

Magro e smunto era il suo volto
In preghiera ormai raccolto
Finchè un'Azzurra Dama
Lieta fece il suo proclama:

"Di tuo figlio il puro cuore
Donami senza timore
Vita lunga e giovinezza
Ti darà la mia carezza"

"No, giammai, strega crudele
Non berrò il tuo nero miele"
Disse fiera la morente
"Che ti venga un accidente!"

La Dama volse lo sguardo
Sul principino testardo
E tosto il brutto male
Lo ridusse a un vegetale.

"Di tua figlia adesso il cuore
Donami senza pudore
Se non vuoi che la sua vita
Sia da subito sfiorita"

"No di nuovo, odiosa bestia
Via da me la tua molestia
Meglio morta che violata
La mia figlia sfortunata"

Ma la bimba di nascosto
Pregò che a qualunque costo
Le venisse risparmiato
Questo calice dannato.

La Dama udì il suo pianto
E le si sedette accanto
Ebbra di compiacimento
Nel placare quel tormento.

"Il tesoro tuo più bello
Guarirà da ogni flagello
Se mi fai il dono fatale:
La tua anima immortale"

"L'anima e il cuore innocente
il mio corpo e la mia mente
Ti affido e ti consegno
Come eterno e sacro pegno"

Notte scende sul castello
Morte coglie il suo balzello
La promessa è stabilita
Ed il prezzo è la mia vita.
scritto da Lady Emanuelle Beart , 14:33 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
13 maggio 518
Domenica 26 Luglio 2009

Il dolore della contraddizione.

Come possono due cose, entrambe giuste, essere inconciliabili?
Si può essere fedeli a due cause, quando queste si scontrano così drammaticamente? Il giuramento e la fede, l'onore e la pietà divina. I doveri del cavalierato e quelli dell'uomo giusto.
Oggi sono stato costretto a prendere una decisione in fretta, senza il tempo per riflettere. Ho agito d'istinto, insieme ai miei compagni, e l'ho fatto. Ma adesso, a freddo, mentre i servitori strigliano i nostri cavalli e i compagni si fanno medicare le ferite riportate, la mia contraddizione si fa più dolorosa. Sono rimasto illeso nello scontro, ma soltanto nel corpo, non nello spirito. E non ci sono medici qui in grado di curare questo male.

"State combattendo contro la Chiesa".
Con voce limpida la giovane Paladina di Pyros mi ha intimato di deporre le armi.
Io non le ho dato ascolto ed ho incrociato la lama sia con lei che con il suo confratello dell'Ordine di Dytros. Ho strappato un lembo del mantello argentato che identifica i guerrieri del Dio dell'Onore, non ho avuto riguardo per i colori e i simboli della mia stessa Fede. Mi sono accanito sul Paladino ferito, suscitando nella giovane un moto di sdegno, dopo che lei si era mossa di scatto per intercettare una carica contro il suo compagno. Si è gettata volontariamente davanti alla lancia di Silas... Pyros l'ha protetta.E, per quanto assurdo, nel momento in cui ho visto che la carica non l'aveva colpita ho provato sollievo.

Mi hanno insegnato che la prima virtù di un cavaliere è quella di ubbidire agli ordini dei superiori. Ed è quello che ho fatto oggi, e non ho deluso Sir Lerideaux.Ho affrontato due Paladini in combattimento, ed è ben noto quanto siano forti e indomiti i soldati della Fede. Non per mio merito ma per fortuna non sono stato ferito. Dovrei essere contento.

Eppure... eppure sento che c'è qualcosa di enormemente sbagliato e inconciliabile in tutto questo.
Ho fatto un giuramento al mio Capitano, un giuramento vincolante davanti agli Dei. Ma fino a che punto si spinge il dovere di ubbidienza? Fino a che punto sono tenuto a ingoiare ogni rimorso e a svolgere qualsiasi incarico mi venga assegnato?

Mourden è stato un bagno di sangue, sin dall'inizio si era capito che non sarebbe stata una passeggiata. Oh, dal punto di vista strettamente militare sì, non ci vuole molto a stanare contadini, straziare villici, uccidere donne e bambini. Ma è sul piano umano che il peso di ogni giorno si fa più gravoso.
Sir Lerideaux ieri notte, vedendomi incerto e pensieroso dopo il massacro, mi si è avvicinato e mi ha offerto un sollievo per l'anima, una sostanza dolciastra di cui so che fanno uso diversi miei compagni. Ho ringraziato, ma non ho accettato. Non credo che sia il sollievo artificiale, l'oblio indotto da qualcosa di dolce, la risposta alle mie preoccupazioni.
Io voglio venirne a capo sul serio, e farlo con l'animo lucido.

Sono stato educato all'onore militare da mio padre, da mio nonno, dai miei maesti d'armi nel corso di questi anni. Quando ho ricevuto l'enorme privilegio di essere invitato a far parte della guardia scelta di Lord Albert Keitel, tre anni fa, tutta la mia famiglia mi ha appoggiato, ha gioito con me, sognando che questo mi avrebbe portato in alto. E invece... pochi mesi fa la notizia sconcertante, Lord Albert bandito dalla sua terra e noi, che abbiamo deciso di restargli fedeli nella sfortuna così come lo eravamo stati nella gloria, abbiamo dovuto abbandonare tutto.
I miei genitori mi hanno sostenuto anche in questa difficile decisione. La fedeltà al giuramento è più importante di un opportunistico discorso di privilegi, e anche se ormai appartenere alla Squadra dell'Aquila significa essere dei fuori legge nella propria patria, e poco più che mercenari altrove, mi hanno incoraggiato a restare.
Ed eccomi qua.
Logorato dai ripensamenti, dal rimorso. Dal dubbio atroce che in fondo non fosse così sbagliata la decisione del Barone Lord Benedict di bandire suo figlio. Perchè dov'è l'onore e la giustizia nell'uccidere villici inermi? Nel combattere contro Paladini di Pyros e di Dytros, sporcando di sangue i colori davanti ai quali noi stessi abbiamo giurato?

Il cielo mi aiuti, non so che fare. Non so a chi chiedere consiglio, a chi confidare le mie incertezze. Dobbiamo affamare la gente rinchiusa in quella torre, farli uscire, ucciderli... dobbiamo dimenticare ogni pietà umana... e divina. Qual è l'alternativa? Disertare? Oppormi agli ordini del mio Capitano? E cosa rimane, nella mia vita, oltre a questa fedeltà? Avrei dovuto arrendermi oggi, davanti ai Paladini, e deporre le armi. Forse quella è stata l'ultima occasione di salvezza per la mia anima. Ma ho scelto di combattere... e non penso possa esistere misericordia per un uomo come me.
Adesso è la fedeltà terrena agli ordini, allo Squadrone Speciale, tutto ciò che mi resta. Ma non so... non lo so proprio se mi basta.



scritto da Oystein D'Amberville , 19:18 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
Dicembre 517
Lunedì 20 Ottobre 2008

Veglia notturna

Quattro anni passati a scappare come l'ultimo ladro di galline, quattro anni di tradimenti, di umiliazioni, di croste di pane elemosinate a signorotti cenciosi e meschini. Sono impaziente di reclamare ciò che mi spetta.

Credevano che io fossi come queste braci. Le ultime, deboli faville di un fuoco morente... una vampa ancora, e poi solo cenere. Tenebra.
Hanno dimenticato che anche la scintilla più insignificante può dar vita ad un incendio inarrestabile. E ora che Alaistar ha avuto un piccolo assaggio di ciò che ho in serbo per lui e la sua schiatta di ingrati maiali, dovranno ricredersi.

Si è alzato un vento insolitamente freddo. Meglio ravvivare il fuoco. Mentre faccio un passo in direzione della legna accatastata mi assale un senso di inquietudine. La mia mano, di riflesso, corre verso l'impugnatura dell'ascia. Mi basta un istante per capire cos'è che non va. La brezza ha portato con se' quell'odore...un tanfo di acqua putrida che pochi sono in grado di riconoscere. La Bestia che è in me si torce per il disgusto, ma non c'è bisogno di allarmarsi. Decine e decine di miglia ci separano dall'Infezione. Mi metto al lavoro, ed ecco che le fiamme tornano a crepitare con rinnovato vigore.

D'un tratto mi ricordo della giovane donna che giace nella mia tenda. Attraverso l'apertura posso scorgere il bel volto: alla luce del fuoco sembra risplendere come una luna autunnale. Sei fortunata, ragazzina. Se la fame non ti avesse resa così arrendevole, questa sarebbe stata la tua ultima notte: i miei ragazzi non amano sentirsi dire di no, specie quando si mettono in testa di farmi un omaggio. Neppure loro si rendono conto di quanto potrai tornarmi utile nelle settimane a venire. Non dubito che le spie di Lord Alaistar sapranno trovarti. Racconterai loro del nostro breve idillio? Il fatto che ti ho lasciata viva li insospettirà. Ti tortureranno? Alquanto probabile, non hanno altro modo per assicurarsi che tu non stia nascondendo loro qualcosa. Ma non disperare, stai dormendo serena a pochi passi dal Mastino di Ahriman. Forse i tuoi Dei continuineranno a proteggerti.
scritto da Gunther Heud , 02:51 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
26 novembre 517
Domenica 12 Ottobre 2008

sassolini di fiume

Mangio sassolini, seduta tra le foglie secche lungo la sponda del Khatrish.
Ne sputo uno, lo tiro nel fiume.

Plic.

Questo è per te, Lord Wilhelm.
Non rimbalzi, non schizzi. Affondi dritto come un peso morto nell'acqua torbida. Addio mio signore, oppressore di una vita.
Il primo sangue mio, l'ultimo tuo. L'unico regalo che mi hai fatto è stata l'illusione di non essere "tutto qui". L'ambizione, l'incontentabilità.
Mi hai fatta piangere molte volte, ma quando il dardo della mia balestra ti si è conficcato nella carne ti ho restituito tutto.
Affondi dritto perchè non c'è nessun discorso in sospeso tra di noi. Perchè non ti porto più rancore, perchè siamo incredibilmente "pari".
E perchè in fondo siamo caduti per colpa della stessa mano.

Plic, plic.

Questo è per te, Marielle.
Vai, torni. Rimbalzi da una vita all'altra, dalla tua abituale mediocrità ad un'improvvisa importanza. La protagonista, la prima Sperduta che torna alla vita. Sciocca, innocente, bruttina.
Ricami i tuoi sogni, pronunci parole senza senso che sembrano così preziose. Ti fai legare durante le notti e gridi e piangi quando pensi di essere destinata alla fine, ma come fai presto a cavalcare la nuova scia, ad affidarti alla "santa" e a farti salvare da lei.
Rimbalza via da me, vattene.

Pluf.

Un sasso grosso. Sir Andrè.
Non rimbalzi, non schizzi. Affondi pesantemente dentro l'acqua, come pesantemente sei affondato nel mio cuore. Creando un piccolo vortice che scompare subito. Ma le acque del Khatrish si richiudono in pochi istanti, senza lasciare cicatrici, mentre tu una cicatrice l'hai lasciata dentro di me, quando mi hai sbattuto davanti tutto quel che non c'era tra di noi, quel che non ci sarebbe mai stato.
E poi sei caduto. Sul serio, da molti metri nel vuoto. Pluf.
Non ti ho spinto io, anche se nei sogni mi rivedo nel gesto di poggiarti le mani sul petto e fare quel che invece ha fatto soltanto la forza del mio pensiero. Quando ti ho detto che cosa sarei stata disposta a fare per te, ed ho letto il disprezzo nei tuoi occhi.
Non sono stata io a spingerti, o forse sì? Perchè non riesco a ricordare niente altro che le mie mani sul tuo petto, e poi... pluf, il tuo volo?
Sei ancora lì, sul fondo del fiume che scorre dentro di me.
Incastrato nel fango, tra le umiliazioni più torbide e definitive.
Potresti essere ancora vivo, o forse morto. Non lo saprò mai, e forse è per questo che non ti muoverai mai da dentro di me. E resterai sempre lì ed infine la corrente si abituerà a questo ostacolo, imparando a ignorarti... e a riconoscerti.

Plic, plic, splash!

Questi sono per te, Lady Solice.
Sputo molti sassolini insieme, e li tiro in un'unica manciata tra le acque. Mille cerchi concentrici, schizzi: i disegni che compaiono sulla superficie del fiume sembrano per qualche istante la mappa di un villaggio.
Le Parole d'Oro? Luceen? Case che compaiono e scompaiono, si creano e si plasmano a tuo piacimento.
Un fiocco di spruzzi spettacolare, rumoroso e allegro. Ecco cosa sei. Una dannata esplosione di energia, un'ubriacatura generale, l'ebrezza di tanti che prima erano incapaci di sognare, e improvvisamente hanno scoperto di saperlo fare.
Ma io no. Io '''già''' sapevo sognare. E tu, con il tuo splendente sorriso e i capelli dorati, sei soltanto venuta a sbattermi in faccia la realtà: i miei erano solo e soltanto sogni, e tutti, tutti quanti sono capaci di sognare.
Niente di speciale in me. Niente.
L'odio che ti porto cresce ogni giorno di più, il rancore non fa che aumentare. Non mi basta trascinarmi qui ogni mattina a tirare pietruzze nel fiume. Non mi basta per arginare la disperazione che mi stringe il cuore, che mi fa sanguinare ogni momento.
Perchè se sono perduta... e '''sono''' perduta, è solo e soltanto colpa tua.

Plic.

Santa Chiara. Anche tu devi affondare, anche tu devi morire.
Un solo sassolino, umido di saliva e liscio, bianco. Scompari tra le acque di questo orrendo fiume che ho imparato a invidiare, perchè lui conosce la via lontano da qui. E io no.
Santa Chiara che prima eri un po' "tutte noi", e adesso hai un volto, ed è il volto innocente e bello di una Paladina. Una Paladina vergognosa e timida che non sa nuotare, che si imbarazza davanti alla pelle degli altri, che sembra sempre aver paura di non riuscire a fare miracoli.
Per poi farli.

Plic. Plic. Plic. Plic.

Questo è l'ultimo, ed è per me.
Rimbalza più e più volte prima di scomparire. Testardo, si aggrappa a ogni speranza di restare a galla, di farcela. Per poi fallire nel modo più squallido e banale.
Il sassolino brutto, irregolare, inquieto. Che si presentò qui un mese fa con una balestra di fortuna dal Capitano della Guardia. Una balestra vecchia e mezza rovinata ed una sacca piena di belle speranze.
So sparare, me la cavo con le armi, voglio entrare a far parte del corpo di guardia.
Le risate, lo scherno, l'umiliazione.
Una come te soltanto in un modo può servire nel corpo di guardia di Bruel.
Il sassolino sporco di sangue, le labbra morse dalla rabbia, l'umiliazione e le battute volgari. Sir Geoffrey, Sir Boones.
Il mio rifiuto e le risa. "Prova dalla Signora Contessa".
No, no e poi no.
Poi il freddo, la fame, la stanchezza. No e ancora no.
No, plic. No, plic. No, plic.
Sì.

... plic.

Buco nell'acqua - Immagine (blog)





scritto da Martha Trouville , 17:12 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
15 ottobre 517
Sabato 13 Settembre 2008

Sonno senza sogni.

Precipito in un sonno senza sogni.
Mi aggrappo all'ultimo barlume di coscienza perchè so che dopo... dopo sarà il nulla. Non ci sarà un risveglio prigioniera in qualche letto, non ci sarà altro dolore, non ci saranno umiliazioni. Questa volta muoio per davvero.
Mi lascio cadere nell'oscurità. Si dice che mentre muori ti corrono davanti immagini di tutta la vita. E' così. Vedo volti, i volti cari e quelli detestati. Vedo Haxel, le cicatrici che percorrevo con le dita ogni giorno, vedo Myanne, Tobias. E poi il paladino.
"Quel" paladino. Il sorriso. "Non andrai a Est".
Per te sono venuta a Est. A morire qui a Est.
Vorrei poter stringere tra le dita i fili che ho intessuto in questi anni... e non abbandonare i miei compagni in un momento così difficile. Un momento in cui l'ottusità dei nostri nemici sembra prevalere, e tanti amici dobbiamo piangere ogni giorno. Vorrei... eppure no, non riesco a tenere gli occhi aperti.
Il sonno mi chiama a sè, scendo nella sua oscurità.
Tutto mi sembra meno importante, adesso. Non sento più il dolore, la paura, la rabbia. Sento soltanto l'ebrezza del volo.
E' questo che prova una stella cadente, l'istante prima di spegnersi? Un dolce bagliore?
Addio.

Emile Geopardy - Immagine 2
scritto da Emile , 01:33 | permalink | markup wiki | commenti (2)
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