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Solice Kenson
Cronache della Campagna di Caen
Solice Kenson
"Voi avete coraggio e siete molto convincente: ma non appena sarete chiamata a combattere, al primo combattimento che possa realmente definirsi tale, voi morirete. E non parlo di scontri confusi o ingarbugliati, dove nessuno capisce fino in fondo quello che sta facendo o magari ha meno voglia di uccidervi che di portare la pelle a casa. Parlo di uno scontro vero, in cui affronterete una persona con le vostre sole forze. Beh, è giunto il momento che qualcuno che vi vuole bene vi dica che queste forze non basteranno proprio contro nessuno".
creato il: 20/05/2005   messaggi totali: 91   commenti totali: 32
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8 ottobre 517
Lunedì 23 Giugno 2008

Scelte

La decisione di indossare nuovamente le mie vesti ha sciolto le mie paure, ma ora rischia di compromettere la missione affidataci da sir Bruno Malade e la necessità di segretezza da lui più volte sottolineata. Guelfo ha ragione, i nostri nemici sono potenti e non possiamo permetterci di sottovalutarli: nessuno che possa avere contatti con i nostri nemici dovrà vedermi con queste vesti o sapere che una paladina di Pyros sta svolgendo indagini nella città di Achenar.

Ho forse frainteso le parole di Padre Francesco, prendendole in modo troppo letterale? Sento la necessità di parlargli nuovamente, di spiegargli che la scelta di indossare o meno questo abito coinvolge necessariamente le persone che viaggiano con me e quelle che ci hanno offerto il loro aiuto. Accettando di prendere parte a questa missione mi sono impegnata a rispettare le sue regole, sommandole a quelle previste dal mio giuramento da paladina: se davvero non esiste alcun modo per rispettarle entrambe, il rispetto verso i miei compagni mi impone di congedarmi da questo incarico senza che la mia presenza o le mie scelte possano in alcun modo comprometterne l'esito. Ma la conversazione con Padre Francesco dovrà attendere fino a domattina: altre e più urgenti confessioni mi attendono questa notte stessa.

La prima la devo a lady Lucille e alla generosità con cui ha deciso di accogliermi nella sua dimora fidandosi unicamente della parola di sir Karl: farò del mio meglio per ripagarla della sua fiducia, e per dimostrarle che non è stata malriposta.

La seconda è con Eileen Brent: è strano... non abbiamo scambiato che poche parole, eppure le sono bastati un istante e uno sguardo per assumere il ruolo più importante di tutti. I suoi occhi mi hanno vista per quello che sono, e la sua espressione di fronte al mio sconcerto tradiva la volontà di non restare a lungo l'unica testimone. Questa notte, dopo aver parlato con Lucille, mi recherò a parlare con lei nella speranza che vorrà ascoltarmi: poche ore fa le ho detto che la mia vita è nelle sue mani, ora devo fare del mio meglio per convincerla a farne buon uso.

Solice e Eileen
scritto da Solice , 02:34 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
8 ottobre 517
Giovedì 19 Giugno 2008

Roccia vuota

Varcando i cancelli della città delle mille e una lama non posso fare a meno di pensare a quel giorno di dodici mesi fa: allora non feci quasi caso alle tinte con cui l'autunno e i suoi fiori decoravano le abitazioni, intenta com'ero a non perdere il passo di Abel e di Giovanni, che di lì a poco ci avrebbe introdotti a Padre Francesco. Ripenso a me stessa, goffa e inesperta, e all'imbarazzo provato di fronte all'impossibilità di rispondere in modo soddisfacente alle spietate domande che il mio padre spirituale era solito porre a se stesso. Abel non aveva paura di mettersi alla prova di fronte agli Dei, e non si è mai stancato di cercare ogni giorno la conferma terrena delle loro promesse: questo lo portò a non accontentarsi delle risposte fornite dall'anziano sacerdote e a spingere la sua ricerca verso direzioni difficili quanto il compito che sentiva gravare sulle sue spalle.

"Stacci attenta a quel ragazzo... è un bravo ragazzo!"

Ricordo come mi affrettai ad annuire, ignorando le difficoltà di un compito i cui termini avrei di lì a poco deluso. Presto confesserò il mio fallimento al cospetto di Padre Francesco e della Dea, nella speranza che mi sia data un'altra possibilità. Una speranza che non è mai realmente morta, e che l'arrivo di Nicolas contribuì a tenere in vita: così diverso da Abel eppure così simile, forte e fragile al tempo stesso. Grande fu la mia gioia quando mi illusi che avrebbe potuto prendere il posto di Abel, fino a quando non seppi che padre Lorenzo Quart aveva deciso di richiamarlo a Chalard per destinarlo a un altro incarico.

C'era una cosa in comune tra Abel e Nicolas, piccola e insignificante ma che resterà sempre impressa nella mia mente: ogni volta che ci fermavamo a riposare entrambi erano soliti cercare una roccia su cui sedersi, grande e spesso scomoda, almeno a giudicare dall'aspetto. Quando capitava io facevo il possibile per trovarmene un'altra, più piccola, che si trovava nei pressi; mi piaceva osservarli da lì, spesso da un lato o di spalle, mentre si interrogavano sul da farsi. In quei momenti, anche le volte in cui non avevo idea di cosa ci stesse succedendo, potevo "sentire" che ce l'avremmo fatta a portare a termine la nostra missione.

Chissà, forse non ero l'unica a guardare in direzione di quella roccia: e forse è proprio questo orizzonte che si nega alla vista a consumare lentamente la nostra lucidità, a farci cadere preda di errori e distrazioni. Sento il bisogno di parlare con Padre Francesco, ma più di ogni altra cosa sento il bisogno di tornare da Lorenzo Quart: per il mio bene, e per quello dei miei compagni, ho bisogno di sapere se e quando verrà qualcun altro a sedersi su quella roccia e se mai riusciremo a riempire quel vuoto.

Trono di Pietra
scritto da Solice , 02:07 | permalink | markup wiki | commenti (0)