Dio della Distruzione, dell'Orgoglio, della Solitudine e della Vendetta. Temuto e venerato dai
Popoli Antichi, presso i quali era noto come il più forte e spietato tra i figli di
Shub-Niggurath. Conosciuto anche come
il Solitario,
il Primo Camminatore,
il Guardiano della Soglia,
la Chiave dell'Abisso,
l'Eterno Avversario e numerosi altri epiteti a lui assegnati nel corso dei secoli. Il suo culto non prevede
Sekhmet, funzioni o liturgie particolari: i suoi adepti, noti come
Runihura (
Distruttore in lingua
Shanti), assumono un sistema di valori tramandato oralmente da maestro a allievo e perseguono talvolta obiettivi comuni: al tempo stesso operano in modo sostanzialmente autonomo e rispondono soltanto alla loro volontà. Il raggiungimento della condizione di
Runihura è considerato un traguardo estremamente difficile da ottenere, il coronamento di un lungo e faticoso percorso di perfezionamento interiore che può portare facilmente alla morte o alla follia.
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href="#Simbologia_e_iconografia">Simbologia e iconografia
Leggende e Tradizioni
Il Primo Camminatore
Nelle leggende sulla creazione del mondo Yog-Shoggoth
(Yog-Sothoth secondo la traslitterazione elfica) viene descritto come una divinità guerriera possente e invincibile: il più forte e spietato tra i figli di
Shub-Niggurath, imbattibile in ogni contesa e insuperabile nell'uso di qualsiasi arma. Si narra che il padre degli Antichi Dèi gli affidò il ruolo di condurre l'
Eterna Armata ma che egli, fedele alla sua indole solitaria, rifiutò. Yog-Shoggoth fu dunque il primo dei figli di
Shub-Niggurath ad opporsi al volere del genitore. La sua decisione avrebbe significato la fine certa per qualsiasi altra divinità, ma neppure
Shub-Niggurath aveva modo di annientare il Signore della Distruzione: scelse così di scagliare su di lui un anatema in base al quale niente e nessuno avrebbe potuto più vederlo, raggiungerlo o avvicinarlo. Decise inoltre di bandirlo dalla
Corte del Caos Primitivo, il luogo iperuranio dove dimorano le Antiche Divinità, confinandolo per sempre nei ristretti ambiti dell'esistente. Egli fu dunque il primo essere divino a manifestarsi nell'universo: per questo motivo è conosciuto anche come il
Primo Camminatore. Al tempo stesso, il suo cammino era destinato a non essere incrociato da alcuno.
Shub-Niggurath era certo che l'impossibilità di combattere, di confrontarsi o anche solo di parlare con anima viva avrebbe portato in breve tempo il figlio a desiderare la propria stessa distruzione. Ma Yog-Shoggoth lo sorprese di
nuovo. Egli nuovo: egli trovò
infatti, pur senza incontrare nessuno, il modo di comunicare e interagire con le infinite Stirpi che allora popolavano l'universo. Lasciò tracce, segni e impronte del suo passaggio. Riuscì persino a generare dei figli, contaminando con il suo seme la terra e l'acqua che fornivano sostentamento agli esseri viventi. I suoi discendenti, non affetti dalla maledizione, furono liberi di mescolarsi ai loro simili e dar vita ad infinite dinastie guerriere.
Il Guardiano della Soglia
Quando suo fratello
Pyros si ribellò a suo padre, sconfiggendolo e provocando la distruzione della
Corte del Caos Primitivo, Yog-Shoggoth alzò gli occhi al di là della volta celeste e osservò la caduta degli Antichi Dei. Egli non poteva essere raggiunto da alcuna divinità,
né dalla
Melodia della Creazione di
Harkel né e neppure da colui che aveva sconfitto il padre degli Antichi Dèi. Continuò dunque il suo cammino, lasciando nuove tracce alle Tre Stirpi superstiti e dando vita ad altre dinastie, fino al giorno in cui raggiunse la soglia delle profondità abissali in cui
Pyros aveva scagliato le divinità rimaste fedeli a
Shub-Niggurath: quel luogo, secondo la leggenda, divenne la sua dimora. Il Dio della Distruzione divenne dunque il Guardiano della Soglia: da quel momento nessuno, neanche lo stesso
Pyros, fu più in grado di avvicinarsi a quel luogo.
La Chiave dell'Abisso
Il ruolo di
Guardiano della Soglia coincide con quello di chiave nella misura in cui Yog-Shoggoth è il solo a poter stabilire, con la sua mera presenza e in virtù della maledizione di cui è oggetto, chi può accedere alle profondità abissali. Le tradizioni popolari di Greyhaven e di Delos abbondano di racconti che narrano le sventure di chi, per volere di Yog-Shoggoth o anche solo per caso, riesce ad accedere all'abisso grazie alla fugace assenza del Signore della Distruzione: nella quasi totalità dei casi il prescelto perde la vita o la ragione di fronte a spettacoli insostenibili dalla mente umana. Analoga sorte spetta, in altre leggende, agli sfortunati testimoni di ciò che accade quando la temporanea scomparsa di Yog-Shoggoth provoca l'esatto opposto: la fuoriuscita dall'Abisso di uno dei suoi mostruosi abitatori.
L'Eterno Avversario
Le leggende tradizionali di Delos e di Greyhaven sono ricche di riferimenti all'eterno scontro che vede contrapposti
Dytros e
Yog-Shoggoth, manifestazioni opposte e speculari dello spirito marziale che alberga nel cuore di ogni guerriero. Dytros, che nel mito incarna gli ideali di giustizia e virtù militare, è impegnato nella incessante ricerca del suo avversario con l'obiettivo di sconfiggerlo. Egli è a conoscenza del fatto che si tratta di una impresa doppiamente impossibile, in quanto Yog-Shoggoth non può essere né raggiunto né distrutto, ma questo non gli impedisce di continuare. L'eterna ricerca di Dytros simboleggia l'inestinguibile contrasto che alberga nel cuore di ogni uomo: l'irrisolvibile scontro tra ragione e impulso, sete di giustizia e bisogno di vendetta, ordine e caos.
Cenni Storici
Era dei Popoli Antichi
Citazioni e riferimenti alla figura di Yog-Shoggoth sono presenti presso tutte le culture principali. Presso i Nani trova menzione come il principale antagonista di Ilmarinen, l'unico in grado di distruggere le armi e le armature forgiate dal Dio: ancora oggi episodi come frane, crolli o o cedimenti vengono imputati alla furia vendicativa del Primo Camminatore. Nonostante questo, a dispetto della maggior parte delle Divinità delle Tenebre, il culto di Yog-Shoggoth è riuscito a diffondersi in modo non trascurabile presso il popolo di
Krynn, Krinn, facendo breccia nello spirito di coloro che a torto o a ragione sono stati allontanati o hanno scelto di separarsi dalla comunità.
Non dissimile è la considerazione che il dio gode presso le popolazioni Elfiche di Lankbow: gran parte delle raffigurazioni con cui è oggi noto Yog-Shoggoth traggono ispirazione dalle dettagliate descrizioni che il
Khal-Valàn riserva alle statue giganti del Dio della Guerra venerato dal popolo dei
Selvaggi. Alla figura del guerriero dall'armatura tinta del sangue dei suoi nemici viene sovente associata quella di un possente Drago Rosso le cui dimensioni
che rivaleggiano con quelle di
Shub-Niggurath Khan'Asthain, l'immenso Drago Nero suo progenitore.
Nei territori oggi corrispondenti al
Granducato di Greyhaven esistono numerose testimonianze di culti dediti a Divinità della Guerra che traggono evidente ispirazione alla figura di Yog-Shoggoth, la maggior parte delle quali risalente all'
Era dei Popoli Antichi. E' del tutto probabile che si trattasse della divinità prevalente presso alcune città-stato
Shanti dall'organizzazione marziale e dal temperamento aggressivo, guidate da Sovrani convinti che nelle loro vene scorresse il sangue dell'antica divinità.
Età dei Khan
Nel periodo che corrisponde alla
età dei Khan (e della
età dei Principi a Delos) la figura di Yog-Shoggoth emerge come controparte di Dytros, divinità alla base delle cultura marziale propria dei Khanast. Il culto attecchisce prevalentemente tra gli individualisti, gli esponenti delle famiglie rivali nei confronti delle dinastie reggenti e coloro che si ritengono offesi o danneggiati dalla "giustizia" operata dai Khan. In questo periodo la figura di Yog-Shoggoth assume gran parte dei tratti di quella che sarà la sua connotazione maggiormente nota: il dio della Distruzione e della Vendetta nei confronti dell'ordine costituito, in grado di fornire un rinnovato sistema di valori a chiunque si senta pronto a rinnegare il precedente.
Il Culto di Yog-Shoggoth
La forte componente antisociale ed eversiva alla base della figura di Yog-Shoggoth ha reso i seguaci della divinità oggetto di esiziali condanne e reiterate persecuzioni da parte dell'autorità costituita. La Chiesa della Luce ha ribadito tale scomunica nel momento della sua costituzione, dichiarando empia e sacrilega qualsiasi credenza o dottrina riconducibile al Dio della Distruzione fin dal primo
Sinodo di Kamìros.
A differenza delle altre divinità delle tenebre l'aspetto liturgico del culto di Yog-Shoggoth è estremamente contenuto: il seguace del Dio della Distruzione adempie ai dettami del suo credo principalmente con le sue azioni. Non è interessato a comunicare con la divinità in quanto essa non può essere vista, raggiunta o avvicinata; non considera se stesso un pastore alla ricerca di pecore, ma un lupo alla ricerca di altri lupi; la sua non è una congregazione, ma una casta; non si definisce
Sekhmet (
ierofante) bensì
Runihura (
distruttore).
I Runihura
Il guerriero votato a Yog-Shoggoth non vede se stesso come un reietto: tende al contrario a considerarsi un privilegiato, uno dei pochi individui in grado di notare le infinite crepe e ipocrisie di un sistema che appare giusto agli occhi dei più. Questa consapevolezza lo spinge a considerarsi un individuo superiore e gli conferisce una straordinaria forza di volontà. Possedere lo sguardo necessario a mettere a fuoco tali crepe e sentire dentro di sé questa energia sono i requisiti fondamentali per poter intraprendere il lungo e difficile percorso di perfezionamento interiore che consente di elevare la propria condizione umana, rivendicare la presenza nelle proprie vene del sangue del Dio della Distruzione e perseguire con successo qualsiasi obiettivo.
Il
Runihura non considera sé stesso un guerriero imbattibile, ma sa di possedere le qualità necessarie per diventarlo: il sistema di valori che accetta di seguire serve in prima istanza a mettersi alla prova e a temprare la propria volontà. Prova avversione nei confronti delle regole imposte da Pyros e dalla chiesa, che considera ipocrite e avvilenti. Al tempo non è portato a vedersi come un rivoluzionario ma, al contrario, un restauratore, in quanto il suo lignaggio discende dal sangue del più grande dei condottieri.
Yog
Il codice di valori assunto da ciascun
Runihura è in gran parte avvolto nel mistero: secondo l'ipotesi più accreditata dovrebbe comporsi di un numero indefinito di storie brevi (dette
frammenti) dal forte significato simbolico che l'adepto apprende e memorizza nel corso del lungo percorso iniziatico. Questa teoria, insieme a una serie di testimonianze, lascia supporre che il percorso di iniziazione richieda necessariamente la presenza di un
Runihura che si occupi della formazione dell'adepto, assumendo quindi il ruolo di
maestro. Essendo il codice a tutt'oggi privo di un nome noto, gli storici e gli studiosi sono soliti riferirsi ad esso con il nome di
Yog (o anche, più semplicemente,
Y). Sfortunatamente non esiste ad oggi nessuna trascrizione certa dei vari
frammenti che compongono
Yog: si narra infatti che la lettura anche di un solo glifo possa portare a una morte improvvisa, violenta e atroce. Tali superstizioni non hanno comunque impedito la diffusione di alcune pergamene, custodite con cura dagli storici più temerari di Delos e di Greyhaven, che sono a tutt'oggi oggetto di studio e verifica.
Il Risveglio del Sangue
Un ruolo fondamentale nel percorso di indottrinamento e iniziazione del
Runihura è quello rivestito dalla rivendicazione del
risveglio di sangue della divinità: l'adepto di Yog-Shoggoth è tale nella misura in cui riesce a confermare, con le sue azioni, la propria discendenza dal sangue e dal seme del
Primo Camminatore. Chi intraprende questo cammino è quindi naturalmente portato a pensare che tale traguardo non sia raggiungibile dalle discendenze di stirpi deboli o vili. Questa interpretazione "dinastica" del culto ha portato allo sviluppo di una vera e propria teoria della predestinazione per mezzo della quale, nel corso dei secoli, l'immagine del
Runihura e la figura di
Yog-Shoggoth hanno attirato l'interesse e le simpatie di nobili, cavalieri e aristocratici dotati di grande talento, ego e ambizione.
Organizzazione
Il culto di
Yog-Shoggoth non prevede ministri o liturgie particolari e non ruota attorno a una struttura comunitaria di adepti e fedeli. La sua organizzazione ricorda quella di una fratellanza militare e prevede guerrieri (
krieger), maestri (
laeger) e cacciatori (
yaeger). Ciascun
Runihura può (e sa quando) rendere se stesso guerriero, maestro o cacciatore secondo necessità. Al fine di attribuire un significato funzionale a ciascun ruolo gli storici hanno successivamente aggiunto quello di allievo (
anhanger), colui che grazie agli insegnamenti del
maestro avrà la possibilità di diventare un
guerriero. Il
cacciatore è con tutta probabilità un
guerriero al quale è stata affidato un compito o una missione specifica: da chi e con quale autorità non è dato sapere, non esistendo altre informazioni certe sull'organizzazione della fratellanza.
Scopi e obiettivi
Il culto non sembra perseguire obiettivi diversi dalla
ricerca del perfezionamento del sé operata da ciascun
Runihura. La sua composizione è inoltre relativamente modesta. I seguaci del dio della Distruzione costituiscono una casta elitaria e non si curano di effettuare attività di proselitismo: al contrario, i misteri dello
Yog vengono rivelati soltanto a un ristretto numero di individui selezionati. Né la mancanza di un grande disegno né il modesto numero dei suoi adoratori consentono tuttavia di sottovalutare l'enorme influenza che il culto ha avuto ed ha ancora sui destini del Continente di Sarakon: la storia è piena di sovrani e condottieri che, ammaliati dal fascino dei precetti dello
Yog, hanno perseguito il Risveglio del loro Sangue sacrificando
la vita con le loro scelte scellerate le vite di intere popolazioni sull'altare del dio della Distruzione.
E' quindi corretto affermare che gli scopi e gli obiettivi del culto di
Yog-Shoggoth coincidono nella maggior parte dei casi con le finalità e le ambizioni dell'adepto
Runihura e/o con quelle del suo maestro. Del resto lo
Yog non sembra contenere nulla che impedisca al
Runihura di dotarsi di alleati e/o affiliazioni con organizzazioni di più ampio respiro in modo strumentale al conseguimento dei propri fini.
name="Iconografia">name="Simbologia_e_iconografia">class="subtitle2" >Iconografia
I colori prevalenti con cui viene rappresentato Yog-Shoggoth sono il rosso >Simbologia e il nero, come testimoniano alcune immagini presenti in antiche pitture rupestri e attribuite alla divinità. Non si è a conoscenza di piante o fiori collegati al culto, sebbene le scene raffigurate nelle suddette pitture contengano sovente arbusti di enormi dimensioni e dal fusto coperto di spine. iconografia
Il simbolo più noto
e ricorrente è senza dubbio il
Martello Nero, una possente arma
avente la forma dalla foggia simile a
quella di un martello da
guerra guerra, ma
grottesco grottesca per dimensioni e
proporzioni: la proporzioni. La testa, ricavata da un singolo blocco di pietra lucida
di colore nero striato nera solcata da venature
rossastre, dà l'impressione di essere rossastre, appare esageratamente
grande grande rispetto al manico, che ricorda quello di
un'arma un’arma a una mano. Rappresentazioni
suggestive di tale
arma si possono trovare strumento compaiono in pitture rupestri, bassorilievi e sculture
risalente all'risalenti all’class="" href="/cyclopedia/results/?name=et%C3%A0_dei_popoli_antichi">età dei popoli antichi, nonché in opere più recenti ispirate alle medesime suggestioni. Gli studiosi dei culti delle tenebre sostengono che il Martello Nero abbia una funzione di primo piano nel rituale di iniziazione degli adepti, oltre ad essere omaggiato dai molti Runihura che scelgono di combattere con armi aventi una foggia similare: martelli a due mani, mazze o asce dalla testa di ferro brunito o addirittura di pietra nera (roccia calcarea, alcune tipologie di marmo, etc.) per ottenere un effetto simile a quello rappresentato dall'iconografia tradizionale.quelle suggestioni arcaiche.
Segue un elenco degli altri simboli più o meno associati alla figura di Yog-Shoggoth nel corso dei secoli dalle varie tradizioni popolari.
- Il grande Drago Rosso, che riprende la tradizione figurativa draconica secondo la quale tutti i figli di Shub-Niggurath, l'immenso Drago Nero, hanno l'aspetto di draghi di grandi dimensioni.
- Il Lupo Nero, antico e solitario predatore delle foreste del Continente. Da non confondersi con il Lupo grigio (o lupo grigio) che è solito cacciare in branco e che è saltuariamente associato alla figura di Azatoth.
- Un guerriero dall'armatura nera e dal corpo circondato da un acceso bagliore rossastro.
- Le Eumenidi, una famiglia di vespe solitarie di colore nero e rosso note per il comportamento atipico rispetto agli altri vespidi nonché per essere combattenti eccezionali. In molti casi, nei contributi degli storici e degli studiosi del culto di Yog-Shoggoth, i Runihura di sesso femminile vengono definiti Eumenidae (nella lingua di Turn) o Erinyes (in elfico).
Altri animali comunemente associati a Yog-Shoggoth e ai suoi adepti sono il nibbio, il solifugo (una particolare tipologia di aracnide), il cryptoprocta ferox, la maggior parte delle pantere solitarie come il leopardo e il giaguaro e l'orso grigio. Tra le pietre e i minerali, oltre al marmo nero, la magnesite, l'onice, l'ossidiana e l'ematite. Quest'ultimo minerale riveste una particolare importanza, trattandosi di un ossido che si trova in alcuni giacimenti di ferro situati all'interno delle Allston orientali: la presenza dell'ematite, capace di rendere il ferro oltremodo lucido e quasi completamente nero, ha portato alcuni studiosi a credere che la testa di marmo dei leggendari martelli neri sia in realtà ottenuta da una lega a base di ferro ricco di ematite.
combattere con armi dalla foggia similare: martelli a due mani, mazze o asce dalla testa di ferro brunito o di pietra nera, concepite per richiamarne l’iconografia.
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Aspetto
Tra i simboli più antichi associati a Yog-Shoggoth figura il grande Drago Rosso, eco della tradizione draconica secondo cui tutti i figli di Shub-Niggurath, l’immenso Drago Nero, assumono forme draconiche. Accanto ad esso ricorre il Lupo Nero, predatore antico e solitario delle foreste del Continente, da non confondere con il lupo grigio talvolta legato alla figura di Azatoth.
Frequenti sono anche le raffigurazioni di un guerriero dall’armatura nera, il corpo circondato da un intenso bagliore rossastro, interpretato come manifestazione antropomorfa del dio o dei suoi campioni.
Titoli e appellativi
Il Distruttore, il Devastatore, il Frantumatore.
Animali
Un ruolo particolare è rivestito dalle Eumenidi, vespe solitarie nere e rosse note per il comportamento atipico e per le capacità combattive: in diversi testi, le Runihura vengono poeticamente chiamate Eumenidae (in Turn) o Erinyes (in elfico).
Altri animali comunemente associati a Yog-Shoggoth sono il nibbio, il solifugo, il cryptoprocta ferox, l’orso grigio e molte pantere solitarie, come il leopardo e il giaguaro: tutte creature legate a forza, solitudine e predazione. Tra gli animali acquatici, l'aragosta e l'astice.
Pietre e Minerali
Tra le pietre sacre a Yog-Shoggoth figurano il marmo nero, la magnesite, il basalto, la diorite, l'eliotropio (noto anche come pietra di sangue), e l’ematite.
Quest’ultima riveste un’importanza particolare: ossido di ferro presente in alcuni giacimenti delle Allston orientali, è in grado di rendere il metallo estremamente lucido e quasi completamente nero. Alcuni studiosi ritengono che la leggendaria testa dei martelli neri non fosse di semplice pietra, ma ottenuta da una lega ferrosa ricca di ematite, in grado di coniugare la massa della roccia con la resistenza del metallo.
Colori
I colori prevalenti con cui viene rappresentato Yog-Shoggoth sono il rosso e il nero, come attestano numerose pitture rupestri attribuite alla divinità e risalenti a epoche remote. Tali raffigurazioni, spesso rozze ma di grande potenza evocativa, mostrano sovente figure guerriere, bestie solitarie e armi sproporzionate immerse in bagliori rossastri su fondi oscuri. Il nero richiama il ferro annerito, la pietra lucida e la notte della battaglia; il rosso evoca il bagliore, il sangue e l’energia distruttiva che circonda le sue manifestazioni. Nelle moderne incarnazioni del culto, questi colori sono spesso predominanti nella realizzazione di armi, insegne, armature e pitture sacre.
Piante
Non sono note piante o fiori sacri specificamente riconosciuti dal culto di Yog-Shoggoth. Nelle iconografie più antiche compaiono talvolta arbusti di dimensioni colossali, dai fusti contorti e irti di spine, che gli interpreti considerano elementi simbolici di ambienti ostili o di terre deformate dalla presenza del dio, più che veri e propri emblemi vegetali.