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Il Regno di Leben

[ambientazione]
Mappa del Regno di Leben, territorio dell'omonima ambientazione.Il Regno di Leben è un paese immaginario immerso in un Continente che ricorda l'Europa dell'anno 1400. E' stato utilizzato come scenario per la suggestiva Campagna di Leben, ispirata al fenomeno della Caccia alle Streghe.

Le Antiche Pagine di Leben

In attesa del loro inserimento all'interno della Cyclopedia, alcune informazioni aggiuntive sull'Ambientazione possono essere recuperate consultando le Antiche Pagine dedicate al Regno di Leben.

Introduzione

Unguento, unguento,
mandame a la
noce di Dolvento
supra acqua et supra ad vento
et supra ad omne maltempo.

Formula del Volo della strega Arcadia

Le Leggende

Due sono le leggende del regno di Leben e io te le racconterò se sarai paziente…

La prima:
Nella selva delle fate un uomo solo camminava, sognava un grande regno e per questo aveva combattuto e vinto tante battaglie, ma la pace del suo cuore non poteva possedere.
Cleophèe, la fata del bosco, lo ascoltò in silenzio e lo esortò a raggiungere il suo scopo!
“Semina questo frutto e curalo per un mese… fra un anno tornerai e l’albero sarà cresciuto come il tuo regno”
La profezia si avverò ma l’uomo era ancora insoddisfatto: la pace invano aveva cercato e in nessuna nuova terra conquistata aveva trovato.
Cleophèe allora ricomparve, fece mangiare all’uomo il frutto dall’albero coltivato e disse: “ questo è il frutto della vita è il simbolo del nostro signore Lloth. Sii fedele alla sua religione e la pace otterrai… ma se Lloth tradirai essa perderai!”
E così fu!
Questo è il regno di Leben creato da Ulmann Stucovitz, l’uomo della leggenda.

Note
E la seconda?

Geografia

Il regno di Leben è delimitato a nord dal mare e dal fiume Baum. Ad ovest le lunghe e antiche foreste separano il regno dal ducato di Shole. Il fiume Nub occidentale e il lago annesso delimitano i confini meridionali. Un terzo fiume, Nub orientale, assieme alla Piana degli Spiriti segna i confini orientali. Come è possibile notare dalla cartina i diversi e lunghi fiumi spesso segnano i confini naturali. Vennero sfruttati molto dalle popolazioni del luogo anche per la coltivazione di viti, soprattutto nel nord, e di cereali che rimane comunque molto scarsa. Infatti le colline piene di boschi, le enormi foreste e le aspre montagne, rendono il paesaggio di Leben inadatto all’agricoltura. C’è solo una grande piana denominata “Degli spiriti” e una valle “ delle ombre” resa però inospitale dopo la 1° caccia alle streghe, un tempo quest’ultima era considerata fertile oggi è impossibile da coltivare.
Una grande catena montuosa percorre il territorio da nord a sud disegnando una grande S. anche se le leggende dicono che si una L (corsiva), che rappresenterebbe l’iniziale del regno e del dio.
Dalla Selva oscura alla selva delle fate, la catena delle “ montagne rocciose” si erge con tutta la sua grandezza toccando anche vette altissime come il monte Thumm. Qui è possibile esercitare l’allevamento, fonte principale di ricchezza del regno, di bovini da latte e in secondo piano di pecore, capre e pollame.
La maggior parte del territorio è ricoperto dalla foresta di conifere e betulle, con muschi e licheni arbusti e fiori selvatici che colorano l’ambiente nelle zone più alte. A completare il quadro arboreo ci sono i diversi boschi di querce, olmi, aceri e faggi e le selve di pini e abeti. Gli alberi sono considerati sacri per questo motivo non vengono abbattuti, viene sfruttata solo la quercia, da cui è possibile ricavare il sughero esportato tramite vie fluviali negli altri regni. La coltivazione di alberi da frutta invece come il noce è molto praticata nel paese. A quest’albero, presente in tutto il territorio ( in alcune zone nasce addirittura spontaneamente, in altre viene coltivato), vengono attribuiti anche poteri soprannaturali dovuti non solo alle streghe ma anche e soprattutto al dio Lloth.
Il clima è molto rigido con inverni gelidi accompagnati da temperature alle volte anche bassissime e con brevi estati in parte riscaldati da venti occidentali che portano però una pioggia per gran parte dell’anno.

Leggenda


L’imbattibile guerriero durante le sue battaglie placava il suo spirito rifugiandosi nella Piana.
Invocava la Santa che si dice protegga coloro che si rifugiano fra gli alberi sacri della valle.
Al limitare dell’albero di noce, il guerriero un giorno si addormentò e in sogno apparve Constance. La santa curò il cuore del guerriero che da tempo, invano, invocava la pace. Promise lui un vasto impero lungo e prospero, senza più guerre e in cambio ciò che chiedeva era solo la sua “assoluta” fede. Il guerriero promise non solo per se, ma anche per i suoi discendenti. Durante la battaglia sul suo stendardo fece ricamare il disegno di un fiore. Il fiore di noce che aveva visto fra i capelli della santa durante la sua apparizione.
La vittoria portò grandi onori e l’inizio di un grande regno… Così come aveva promesso Constance. A lei e alla sua religione il guerriero giurò devozione eterna: Lhot fu l’unico dio del regno di Ulmannn Stucovitz il primo re del Regno di Leben.

I confini si allargano

Nel 442 ad Ulmann successe il figlio di 22 anni Diedrich. Educato al rigore e alla disciplina, Diedrich non conobbe le gioie dell’amore e dedicò tutta la sua vita alla preghiera, così come le era stato insegnato, e alla conquista di nuove terre, riuscendo ad allargare i confini del suo regno.
Oltre alle arti e alle scienze, insegnate dai suoi maestri, Diedrich volle studiare anche le tecniche guerriere che provenivano dall’est. Oltre il Mare del Nord, nelle terre del sultano veniva adottata una tecnica diversa da quelle dei paesi conosciuti. L’adozione di questa tecnica dipendeva dal fatto che nel sultanato mancava la tradizione della cavalleria pesante. Le aride campagne del sultanato mal si prestavano all’allevamento di cavalli da battaglia. Così il sultano impiegò in misura massiccia quella che oggi noi chiamiamo fanteria, composta da fanti armati di archi e fanti armati di lunghe lance.
Gli arcieri avevano il compito di creare ampi vuoti nelle schiere delle cavallerie, lanciate al loro attacco, e si ritiravano protetti da un quadrilatero di fanti che con le loro lance subentravano nelle fasi decisive del combattimento: i cavalli andavano ad infilzarsi nelle lance, mentre i cavalieri nemici vanivano disarcionati con gli uncini delle alabarde e finiti a colpi di spada. Terminato lo scontro, la formazioni di fanti si ricomponeva , pronta a fronteggiare un nuovo assalto.
Vero stratega Diedrich riuscì a far suo questo nuovo modo di combattere e grazie ad un esercito ben addestrato riuscì a conquistare le terre ad ovest del fiume Baum. Così i confini del regno che partivano dal lago di Nub fino al mar del nord, si ampliarono a nord-ovest fino alla Selva Oscura.
Nelle terre conquistate, Diedrich portò la nuova fede, l’incontro della popolazione con una religione monoteista fu acclamato a gran voce.
La nuova religione prevedeva un rispetto totale per la natura, identificata in Lhot, il Dio della vita, colui che ha creato il sole, l’aria, l’acqua e la terra con i suoi alberi, le sue foglie la sua erba, i suoi fiori e i suoi frutti. Tutti quello che deriva dalla terra è un dono del Dio per l’uomo e per tanto l’uomo è costretto a rispettare la natura non sfruttarla. La nuova visione della natura portò dei cambiamenti nella coltivazioni all’utilizzo di nuove tecniche e in alcuni casi di nuove strutture, per eseguirle. Fino all’inizio del V secolo la società aveva un carattere prevalentemente agricolo, la grandissima maggioranza della popolazione viveva nelle campagne e lavorava direttamente o indirettamente nell’agricoltura, nessuno voleva abbandonare le terre, allora venne introdotta la rotazione triennale delle colture. Il contadino non poteva più coltivare ogni anno la stessa quantità di terra, lo sfruttamento assiduo avrebbe portato ad una infertilità del suolo. La rotazione triennale prevedeva, invece, un uso più complesso delle terre coltivate. La superficie veniva divisa in tre parti. Nella prima si seminavano in autunno frumento e segale; nella seconda si seminavano in primavera avena, orzo, piselli, ceci, lenticchie; la terza quota veniva lasciata a riposo.
L’anno seguente il primo campo veniva seminato con culture primaverili, il secondo veniva lasciato a riposo, nel terzo venivano seminati cereali d’autunno, e così vai. Venne anche introdotto il mulino ad acqua. Gli impieghi del mulino ad acqua erano numerosi, dalla frantumazione delle olive, alla concia delle pelli, e alla miscelatura della birra; il campo di maggiore applicazione era però la macinazione del grano. Il mulino ad acqua aveva il grande vantaggio di impiegare un’energia che non costava nulla. Ovunque scorresse un corso d’acqua poteva essere impiantato un mulino. Con l’avvento del feudalesimo, dato i grandi costi della costruzione dei mulini solo i grandi proprietari ne possedevano, ma questuatimi costringevano i contadini a prendere in affitto l’uso del loro impianto a che se questo non corrispondeva a reali necessità.
L’alimento base della popolazione era il pane, cui si aggiungevano minestre di legumi, birra, vino e raramente un po’ di carne. Per questo nell’agricoltura dell’epoca i campi coltivati avevano un primato incontestabile. Ma si orientò la popolazione anche verso i boschi, dai quali non si ricavava solo il legname ma anche tutti quei frutti che spontaneamente crescono e una serie di erbe che verranno utilizzate per la cura delle malattie che imperversano per tutto il secolo.
Oltre all’agricoltura anche l’istruzione migliorò. La maggior parte della popolazione era analfabeta ma la conoscenza del nuovo credo aveva bisogno di libri che fossero letti, non tutto poteva essere fatto per via orale grazie a menestrelli o oratori così accanto alle scuole per il nuovo noviziato ne vennero aperte delle altre , gestite da sacerdoti dove si predicava il nuovo credo , si insegnava anche a leggere le preghiere e a conoscere la natura secondo i precetti di Lhot.

L’incontro e lo scontro con i gitani

Diedrich morì giovane sul campo di battaglia all’età di trent’anni. Nel 451 il fratello Elias prese le redini del regno. Per quanto non fosse esperto nella battaglia come il fratello, Elias continuò il suo progetto di conquista. Nel 653 durante la campagna presso la Selva Delle Fate, il tifo, una malattia al tempo assai diffusa, lo assalì. Vicino all’accampamento viveva una comunità di Gitani, la saggia del gruppo si propose di curarlo. L’incontro con la donna cambiò la vita del re radicalmente. La nana grazie ad un infuso di erbe riuscì a salvargli la vita, esercitò anche un contromalocchio che servì ad arrestare l’epidemia di pidocchi che aveva colpito l’esercito. Nel loro incontro rivelò al re che da tempo lo stava aspettando. Per tre notti oltre agli infusi che inalava il re era invaso da uno strano odore di viole e primule che lo mantenevano in uno stato di veglia perenne, quindi se sogno fu, per Elias si trattò di una visione: vide la nana come custode del bosco, una fata che aveva un potere enorme la conoscenza delle erbe. Al risveglio capì che molto c’era da apprendere da questo popolo affinché la natura fosse rispettata secondo la religione. Per iniziare c’era bisogno di far integrare i gitani all’interno della società. Ai gitani fu permesso di stabilirsi nelle città e nei villaggi. E fu favorito lo scambio delle due culture ma questo progetto arduo non durò a lungo.
Dopo la morte di Elias nel 676, il suo successore Hans apportò importanti cambiamenti nella fede. Fece costruire una grande Chiesa nella città di Schwbech e decise di modificare le regole sul sacerdozio. Per quanto più selettive, fu grazie ad esse che si ebbe un capo spirituale, che avrebbe avuto il compito di assistere e confortare le anime della popolazione. Un secondo compito più importante però lo attendeva, aiutare il re nella conversione di quella parte della popolazione più restia, ovvero i gitani. Il vescovo Nicolaus espose questo suo progetto durante il primo incontro ufficiale con il re nel 480 ma non riuscì nel suo intento, i gitani non accettarono la religione “imposta” così anche se non perseguitati vennero comunque emarginati. Solo le anziane, Le cosiddette “sagge” o nane, come vennero chiamate in seguito, che vivevano nella periferie dei villaggi o nei boschi continuarono a mantenere un contatto con i gitani. Lo scambio di cultura fu importante per la conoscenza delle erbe e del loro utilizzo. La natura nella sua interezza veniva posta nelle mani dell’uomo che per la prima volta non la temeva ma la rispettava e la difendeva.
Hans nel 478 sposò una giovane donna di Bouvais: Uriell. Da questa unione nacque Joell, Uriell portò dei cambiamenti nella vita di Hans. Convertita alla religione riuscì a farla sposare con la tradizione dei suoi luoghi, legata alla magia. Fattucchiere e maghe furono costantemente presenti nel palazzo e l’aiuterono non solo nel parto ma anche nell’educazione e istruzione del figlio.
Joell salì al trono nel 702 dopo la morte della madre, che sopravvisse lo sposo di pochi mesi, non riuscendo a colmare il dolore della perdita dell’amato sposo. Joell dovette affrontare sotto il suo regno la minaccia delle incursioni dei barbari che più volte tentarono di invadere il paese. Solo grazie all’ intervento del Dio il re non perse le numerose battaglie. Si narra che due tifoni spazzarono via le navi nemiche riuscendo proteggere il regno. I tifoni invocati dalla nana di corte, Amelie, furono visti come un dono del Dio che sempre li protegge. L’incontro fra magia e religione già avvenuto negli anni precedenti con questi due incantesimi si consolidò e grazie ad esso, nacque una vera magia che però nel giro di poco tempo ebbe due diverse scuole quella bianca e quella nera.
All’età di tren’anni Joell si dedicò a rafforzare il legame fra la casa reale e i suoi sudditi. Il suo regno era oramai divenuto abbastanza vasto per poterlo controllare tutto e mantenere pace e armonia costante. Dopo le invasioni barbariche il problema si era presentato più delicato, aveva bisogno di un esercito fedele e di una aristocrazia che lo appoggiasse. Per affrontare queste difficoltà Joell fece largo uso di una istituzione il gwassalw che legava un signore ad individui che gli assicuravano servizi di difesa militare in cambio di un beneficio che normalmente consisteva in un possedimento fondiario. Così la nobiltà o aristocrazia era al tempo stesso un vassallo, legati al monarca da un rapporto personale di fedeltà, in cambio del quale ricevevano in beneficio terre più o meno vaste da cui traevano rendite e clientele. Il contratto di vassallaggio non era un semplice accordo fra due parti ma un impegno di carattere etico e sacrale. Era sancito da un vero e proprio rito: il vassallo si inginocchiava e poneva le mani giunte in quelle del suo signore facendo atto di omaggio. Dopo il giuramento il signore faceva alzare il vassallo e così cominciava la cerimonia dell’investitura durante la quale il signore consegnava al vassallo un oggetto, una noce a simboleggiare il carattere divino e la fedeltà alla religione. Le due parti erano così legate da un vincolo molto forte materiale e spirituale.
I rapporti di vassallaggio si estesero col tempo a tutta l’organizzazione sociale: oltre ai vassalli del sovrano ci furono vassalli di vassalli o valvassori e così via fino a costituire una lunga gerarchia di rapporti di dipendenza personali dall’umile contadino al re in cui ogni vassallo aveva obblighi nei confronti del proprio diretto signore oltre che al proprio re.

Magia

La magia nel paese era praticata da sempre, anche se in forme lievi. Con i mali che affliggevano il paese, come il clima, le pestilenze e in ultimo le guerre, gli uomini sentendosi indifesi, facevano ricorso ai rimedi dei maghi: amuleti, talismani, sortilegi vari…Ogni sorta di incantesimo alimentava la fiducia in una protezione soprannaturale. Ad esempio la diffusione della peste suggestionò fortemente la mentalità collettiva alimentando delle fantasie: personaggi terrificanti o rassicuranti portatori di morte o di salvezza, in cui confluivano elementi delle antiche tradizioni popolari.
La magia aveva il potere di curare ma anche quello di causare problemi. I vari cambiamenti meteorologici, come il cospicuo aumento di piovosità, soprattutto se in coincidenza con le semine autunnali o primaverili o nei periodi che precedevano il raccolto, erano causati da malocchi o stregonerie varie. Anche le varie epidemie che procuravano un aumento della mortalità soprattutto infantile erano frutto della magia.
Questa distinzione tra la magia portò alla costituzione di due scuole: scuola di magia bianca e scuola di magia nera.

Sotto il sole
Sotto il vento
Sotto la noce di Dolvento


Così recitava Arcadia la prima strega del paese, nonché fondatrice della scuola di magia bianca.
Arcadia, prima di essere strega era una fedele dl culto di Lhot. Nel periodo iniziale la stregoneria e la religione sono strettamente legate, unite dalla stessa adorazione per la natura. I quattro elementi che ne fanno parte, e che sono stati donati all’uomo, sono presenti anche nella magia, era comune vedere mescolarsi le due culture. A preghiere si univano incantesimi e spesso le magie erano mosse dall’illuminazione del dio, non era inusuale che Lhot decidesse di donare alle streghe o maghe elette, delle prescelte, il controllo di alcuni elementi: dono della premonizione legato all’elemento terra, il dono di volare a quello dell’aria, il dono della sparizione legato al fuoco, il dono del controllo del tempo legato all’acqua.
Questa loro unione fu favorita molto dalla cultura gitana che insegnò alle streghe come rispettare la natura. Le maghe, nane, streghe, fattucchiere sono grandi conoscitrici della natura, la onorano ma la temono anche, sanno che può sprigionare grandi cataclismi.
La scuola di Arcadia aveva come progetto proprio quello di consolidare il legame fra la religione con la magia, ma al suo interno cominciarono a nascere delle divergenze fra i vari modi di utilizzarla. Isis, allieva di Arcadia, diffondeva l’idea che si potesse usare la magia per punire soprusi, questa sua proposta, fu scartata dalla maestra che professava una magia di aiuto e di vicinanza alla religione di Lhot, ma Isis non ne era convinta. Per questo abbandonò la scuola con alcune discepole e ne costituì una seconda, che si accostò sempre più al lato oscuro della magia.
Con l’arrivo della regina Isobell la chiesa cominciò a perseguitare le streghe. In realtà già da tempo con le varie persecuzioni agli intransigenti, le streghe erano cadute sotto le accuse dei clerici. La magia nera utilizzava la natura per procurare il male altrui, la visione malvagia che ne provocava, avvicinava l’uomo alla tesi dualistica formulata dagli intransigenti, secondo i quali la natura aveva una parte buona dominata da Lhot e un’altra malvagia dominata dal demonio.
Con l’ideazione dell’inquisizione nacque anche una figura nuova, il cacciatore, indirizzato inizialmente alla cattura degli eretici, convertì le sue forze contro le streghe, che facevano parte della scuola di magia nera.
Ben presto anche la magia bianca venne perseguitata. Le streghe vennero considerate tutte uguali, dalla magia bianca era nata la magia nera, quindi senza la prima non sarebbe nata la seconda.

Precetti di religione

Io sono Lhot , il signore dio tuo, creatore di ciò che vedi e che ti circonda. Queste furono le parole che nella leggenda di Santa cCstance, furono dette da Lhot, il dio della natura.
Da qui nacque il culto della natura, il rispetto per essa e per tutti i doni che sempre secondo la religione furono dati all’uomo come ricompensa della sua devozione a Lhot. Il dio era rappresentato come un albero di noce data la grande presenza nel paese di questo tipo di pianta. Tutto ciò che veniva richiesto all’uomo era la proibizione dello sfruttamento della natura, e quindi della terra. Lhot attraverso i suoi doni: frutti e fiori, piante e alberi che venivano si coltivati ma non sfruttati a scopo di lucro, permetteva l’uomo una degna sussistenza. Dato il rispetto e l’attaccamento alla natura dell’uomo, era facile che la religione legasse con la magia, legata ai quattro elementi, aria, acqua, terra e poi fuoco. Nel momento in cui ci fu una divisione della magia bianca e nera, si manifestò una disapprovazione, la magia nera fondava la sua forza nello sfruttamento di una parte della natura per scopi maligni e per fare questo era pronta a distruggere un regalo del dio ovvero il legno sacro dell’albero di noce, per creare scope che solcassero il cielo. L’ingratitudine delle streghe e dell’uomo che le utilizzava per i suoi scopi verso il dio e suoi regali comportò la creazione di una nuova figura del male, una sua personificazione: il demonio. Quindi sopraggiunse una visione dualistica, impersonificata nella battaglia tra il bene e il male. Gli uomini non potevano restare neutrali: dovevano fare una scelta, senza compromessi.
Secondo la teologia leslista il demonio non era certo una potenza come Lhot, strettamente parlando non era una divinità, ma un suo frutto dell’uomo che con i suoi peccati lo aveva creato. Eppure per la sensibilità degli uomini dell’epoca, il demonio assumeva spesso il ruolo di una grande divinità, antagonista al dio buono. Questa tesi avrà sua conferma nelle relazioni degli inquisitori, dove streghe, facendo patti con il demonio, nei famosi sabba, lo consolidavano a essere divino. Per combattere il demonio e le sue sostenitrici, le streghe, spesso si faceva ricorso alle figure dei santi, che attraverso miracoli aiutavano l’uomo sconfiggere il male. Inizialmente affianco ai santi c’erano anche le streghe buone, le nane, le fattucchiere, che aiutavano al popolazione togliendo un malocchio, una fattura o guarendo i malati.
Nel V secolo le cose però cambiano, l’immagine della chiesa rischiava di essere compromessa agli occhi dei fedeli a causa si problemi interni che i prelati non riuscivano e tanto meno volevano risolvere. La maggior parte dei preti viveva con delle concubine, contravvenendo così in modo palese al principio di celibato ecclesiastico, già fissato nel 477 sotto il regno di Hans. La loro ignoranza e il loro mal costume, legati alla loro corruzione, si pensi che un vescovo corrotto Micael vendette addirittura la sua carica al suo successore Samuel, portò un ondata di disapprovazione nel mondo religioso che culminò con la formazione di una nuova religione creata da alcuni predicatori di Munden. Oltre a ristabilire un ordine questi nuovi predicatori apportarono cambiamenti nella visione della natura. Non si partiva dal presupposto che fosse l’uomo corrotto a trasformare la natura in malvagia ma che una parte della natura stessa fosse malvagia perché comandata dalla figura del demonio: uragani, piogge e altri fenomeni legati all’aria, spesso erano manifestazioni negative della natura, volute dal demonio che attraverso le streghe poteva controllarne la funzione. Non era più quindi l’uomo a creare il male, ma il male era annidato già all’interno della natura. La nuova religione fu chiamata intransigente.

I mali della chiesa

Quasi contemporaneamente a questi eventi si cominciò a prefigurare uno scisma religioso. I mali della chiesa erano sempre sotto gli occhi della gente, ed erano quasi tutti mali antichi: il concubinato degli ecclesiastici, la simonia, il malcostume dei sacerdoti, libertà sessuale, ubriachezza, corruzione, spesso poi i curati non sapevano leggere, ignoravano la lingue antiche, così da amministrare male i sacramenti e celebrare approssimativamente i riti. Questo problema marginale, sorto sotto il regno di Joell divenne più evidente sotto il regno di Leopold (figlio di secondo letto), salito al trono nel 537. Leopold non si curò delle continue insoddisfazioni popolari. Tra i credenti si diffuse la certezza che la chiesa fosse irrimediabilmente lontana dalla purezza delle origini. Nemmeno il vescovo Michael, troppo attento a consolidare il suo potere temporale, si curò della evidente corruzione dei suoi ministri e del malcontento popolare che scatenava. Alcuni predicatori della zona della Valle delle Ombre decisero di riunirsi nella città di Lorrash per discutere dei mali della chiesa e delle cause, scrissero allora un documento, da consegnare al vescovo, dove enunciavano delle tesi nuove per risolvere i problemi che affliggevano la chiesa. I messaggeri, incaricati, non portarono mai a termine il loro compito, durante il viaggio furono arrestati con l’accusa di complottare contro il potere clericale. Il vescovo attraverso delle spie aveva scoperto il progetto dei predicatori e con questa azione volle dimostrare ai nuovi predicatori di non accettare nessuna intromissione nel suo operato. Questo suo netto rifiuto diede vita ad una nuova corrente religiosa che oltre a porre attenzione sulla corruzione e la vita dissoluta dei sacerdoti si soffermava anche su una nuova visione della natura.

Se Leopold non si curò delle sorti della chiesa, sua sorella Cecilia non fece altrettanto. Dopo la morte del fratello avvenuta nel 542, causata dalla tubercolosi che attaccò il re, già cagionevole di salute, appena salito al trono, le redini del potere furono rette da Cecilia. Cecilia spronò il vescovo Micael a prendere provvedimenti per combattere le “piaghe della chiesa” ma il vescovo invece di ascoltare le diverse voci di protesta e cercare di rimediare agli errori della sua chiesa, si concentrò a bloccare la nuova corrente religiosa. Nei piccoli villaggi esecuzioni esemplari sterminarono i nuovi predicatori. Seppur ancora piccola e male organizzata la nuova corrente religione non si arrestò dopo i primi colpi. Si riorganizzò e ottenendo un contatto diretto con la popolazione rurale e montana, riuscì nel progetto di far convertire tutta l’area della foresta delle Streghe e la parte della catena montuosa, le montagne rocciose, questo lavoro durò diversi anni, nei quali la religione riformata consolidò le sue basi. I predicatori si fecero chiamare Intransigenti e ristabilirono quell’ordine che nella religione antica mancava da parecchi anni. Micael, invecchiò contrastandoli, ma senza mai ottenere risultati soddisfacenti. Chiese anche aiuto alla regina, che glielo negò, visto lo scarso risultato delle sue persecuzioni e la sua mancata risposta alle sue richieste di una riforma nel sistema clericale.

Nello stesso anno in cui, il figlio di Cecilia, Arthur, salì al trono, nel 558, venne eletto un nuovo vescovo, Samuel.
Dispotico, vizioso e viziato il giovane re era descritto come un uomo risoluto e caparbio ma nello stesso tempo capriccioso e permaloso. Incapace di gestire un paese da solo, Arthur era guidato dalla mano ferma della madre, che lo assisteva nelle sue difficili decisioni. Fu proprio su suggerimento della madre, che Arthur chiese al vescovo delle riforme per la religione lealista, che potessero fermare la nuova corrente religiosa, senza inutili spargimento di sangue. Ma anche lui come la madre anni prima, ricevette un ingiustificato rifiuto.
Nel 561 Arthur, sebbene non abbracciasse la nuova religione, cominciò a tollerarla, solo per indispettire il vescovo. La sua corte si riempì di predicatori, che affascinavano il re con la loro cultura nettamente superiore a quella dei lealisti, conoscevano il soter ed erano esperti di filosofia, materia che affascinava il re.
Questa sfida non prese alla sprovvista il vescovo. Samuel sapeva che a reggere i fili di quello che considerava un burattino era la regina madre Cecile, quindi chiese aiuto ad una seguace della magia nera, Isis, per far sparire la sua rivale completamente dalla scena, sapeva che una volta morta Cecile, Arthur non sarebbe stato più un problema. Il complotto venne attuato con cura. Organizzò una grande festa in onore della casa reale, conoscendo l’abilità nelle danze del re, ne catturava l’attenzione. Complimentò pubblicamente le doti di oratoria che il re aveva ottenuto, dopo l’avvicinamento degli intransigenti a corte e finse un interessamento alle loro tesi, l’apertura di uno spiraglio per un eventuale un dialogo sulla questione scottante della riforma della chiesa, attirò Cecile, che accettò l’invito. Durante la cena nel piatto della regina venne versato un potente veleno, che però fece effetto solo durante la notte. Un forte salasso costrinse la regina in fin di vita che morì dopo 15 giorni di agonia. Sebbene sembrò il frutto di una fattura, il vescovo lo definì un castigo divino, per aver accettato a corte degli eretici. La collera del dio aveva punito l’indisciplinata regina. La morte innaturale della regina inaugurò una serie di strani delitti. Dopo la sua morte, le persecuzioni proseguirono ma il repentino voltafaccia del vescovo irritò gli intransigenti che per la prima volta contrastarono le persecuzioni attraverso un movimento di sommossa che combatteva i lealisti con le stesse armi.

La relazione

Il giorno dopo la morte della madre Arthur convocò nel suo studio privato soltanto due uomini, gli stessi uomini che al servizio di Cecile, l’avevano aiutata a governare il paese, Arthur senza indugio li informò che da allora in poi avrebbe regnato da solo, che essi avrebbero dovuto fornirgli il loro parere, quando gliel’avessero richiesto: ne avrebbe tenuto conto o no a sua discrezione. Una presa di posizione sconcertante per coloro che erano abituati a vederlo schioccare le dita e frignare allo stesso tempo per una cioccolata calda.
Ma Arthur era determinato, la sua prima opera fu mettere fine agli scontri ormai divenuti quotidiani fra le due religioni. Ordino quindi che fosse eseguita una ricerca.
Nell’ottobre del 569 nove esperti consiglieri furono mandati in giro in ogni parte del paese per studiare la nuova religione, scoprire come era nata e quali erano le città che abbracciavano questa nuova fede. Dopo 18 mesi i nove esperti tornarono dal loro re con le risposte: furono individuate quattro città, una serie di paesi dove la nuova religione si era consolidata, altre due città e una serie di villaggi dove la nuova religione affascinava la popolazione, anche se una parte di essa era ancora riluttante ad abbracciarla apertamente. In questa città e nei villaggi circostanti anche alcuni signorotti si erano convertiti, e altri anche se non apertamente, la tolleravano. Nei confronti degli intransigenti, che attraversavano le proprie terre, e dei contadini convertiti era comunque un segno della loro perdita di fede lealista. Arthur studiò le relazioni attentamente notò che anche se i cambiamenti potevano essere radicali, le modifiche apportate dalla nuova religione colmavano le lacune di quella antica e risolvevano anche i problemi della chiesa. Il re allora concentrò le sue azioni in un progetto: far incontrare le due religioni, attraverso una riunione dove potessero discutere delle loro divergenze e trovare un modo di collaborazione. Lavorò a questo progetto per due anni, trovando il luogo adatto all’incontro, le argomentazioni su cui discutere. Cinque laici avrebbero presieduto la riunione, otto lealisti e sei intransigenti scelti nelle comunità religiose si sarebbero confrontati sulla teologia, i dogmi, la disciplina e l’istruzione. Ma purtroppo la morte lo colse prima della realizzazione della sua opera nel 582.

L’ Editto

Come erede al trono Ludbert decise di continuare l’opera del padre, il progetto di Arthur però sembrava troppo arduo anche a causa dell’opposizione del vescovo Etzel, poco favorevole all’incontro a causa di una perdita di prestigio della religione e forse anche di potere che ne avrebbe causato. A sconsigliare il re su questa questione fu anche la regina Isobell, moglie del re. La donna educata alla più rigida ortodossia, era sempre stata scettica ad ogni tipo di tolleranza verso la nuova religione e non condividere le idee del suocero. Ludbert si rese conto che nel paese non c’erano solo signorotti lealisti ma anche intransigenti, che si combattevano, e questo conflitto senza né vinti né vincitori doveva terminare, cercò di risolvere la situazione emanando un editto nel febbraio del 583 che obbligava i sudditi a seguire la confessione religiosa del loro signorotto: “La religione corrisponda a quella di chi possiede il paese”, questo però comportava diversi cambiamenti di confessione in rapporto al succedersi dei signorotti. L’editto dava piena potestà in materia religiosa ma permetteva anche di avere un potere militare proprio, e un’autonomia maggiore.
La regina più lungimirante ma soprattutto interpretando i segni delle pietre scoprì che l’autonomia concessa un giorno avrebbe portato a delle guerre che avrebbero causato la caduta della famiglia reale. Simpatizzante delle arti della magia nera, grande conoscitrice delle erbe, Isobell riuscì prima ad uccidere lo sventurato marito nel dicembre 584, grazie ad un veleno, poi aiutata dal vescovo ottenne una bolla nel marzo 585 che decretava l’immediata cessazione dell’editto seguito da un epurazione dei vecchi principi con una nomina di altri più fedeli. La bolla proclamava: “ Nessun Lealista uccida un altro Lealista, perché chi uccide un lealista sparge il sangue di Lhot.” L’aggressività veniva così orientata contro gli infedeli, contro i nemici del dio. Se uccidere un lealista era peccato mortale, uccidere un infedele era una buona azione e un merito di fronte a Lhot e i suoi protetti. Assemblee di cardinali, cui parteciparono i signori del tempo con i loro guerrieri, cominciarono a fissare, sotto la pena di una scomunica, le regole di una nuova condotta militare, stabilirono i giorni e i luoghi dove era proibito combattere, definirono le categorie contro cui era alzare le armi: tra esse spiccano in modo significativo gli uomini di chiesa e gli uomini che detenevano il potere.

L’età Isobelliana

Nei suoi cinquant’anni di regno Isobell di preoccupò di rinsaldare la fede dei suoi sudditi, il suo paese si costellò di chiese: Le cronache del tempo scrivevano: “Era come se il regno si fosse rivestito di un candido manto di chiese”. Ognuna, poi, cercò le sue reliquie, il simbolo che la rendesse celebre e degna della devozione dei pelligrinaggi. Il pellegrinaggio d’imponenti gruppi di fedeli da luoghi spesso molto distanti divenne infatti una caratteristica dell’epoca di Isobell.
Ma la sua opera più grande fu la creazione, nel 592, di un tribunale speciale: l’inquisizione. Questo tribunale avrebbe difeso con inflessibile rigore, l’unità e la compattezza della chiesa lealista, sacrificando la tolleranza all’ubbidienza. Attraverso indagini complesse, venivano raccolti tutti gli indizi, anche più insignificanti, come le voci malevole o le chiacchiere dei vicini. Le colpe erano valutate secondo una rigida classificazione: gli infedeli, o gli eretici, più tardi anche le streghe, erano definiti confessi se ammettevano apertamente il proprio errore e neganti se si rifiutavano di farlo. Per l’istruzione del processo bastava un semplice sospetto: chiunque avesse avuto contatto con un eretico aera automaticamente oggetto dell’attenzione degli inquisitori.
L’interrogatorio era stressante. Gli inquisitori erano prescelti per le loro doti di coraggio, di cultura , dio eloquio: convinti di condurre una battaglia personale contro il male, e il peccato, si impegnavano a fondo in un repertorio che mescolava abilmente la persuasione alle minacce, le lusinghe ai tranelli. Il processo si svolgeva senza avvocati e la condanna era inappellabile.
Benché sua ideatrice, Isobell incaricò la chiesa di istruire e condurre il processo e infine di eseguire le condanne. L’immagine di carnefice, che ne sarebbe derivata era così attribuita solo alla chiesa.

Il difficile nuovo secolo

La regina Isobell aveva due figli Austin e Anselm. Il trono andò al primogenito Austin, anche se il favorito della regina era Anselm. Austin trascurato dalla madre, fu lasciato alle cure della balia di corte, una donna molto vicina alle arti magiche. Protetta dalla regina che la considerava una sua favorita, Urielle non fu mai accusata né perseguitata, nonostante la regina sapesse del suo legame con il mondo magico.
L’educazione di Austin fu così un intreccio di dogmi religiosi e conoscenza del mondo magico. Lo scontro fra queste due culture, legate alla natura fece nascere in Austin una curiosità per gli studi compiuti da suo padre e suo nonno. Cominciò allora ad interessarsi alla nuova religione, contrastando apertamente sua madre, ne studiò i principi e le regole e ne rimase affascinato. Incoraggiato anche da Cristian, la sua giovanissima sposa, appena 13 anni, il re si avvicinò a tal punto alla nuova religione che decise di convertirsi. Cristian, avvalendosi delle sue doti di premonizioni, aveva capito che la popolazione presto o tardi avrebbe scelto la religione riformata.
La sua idea era di uniformare il paese sotto una sola religione quella degli intransigenti, il buon senso del re però comprese che sebbene giusta l’idea era ancora prematura, così arrivarono alla conclusione era che per incoraggiare la popolazione la conversione era l’unico mezzo.
Lo scacco fatto alla regina madre ebbe delle conseguenze. Isobell decise di liberarsi del figlio definitivamente, lo scomodo figlio doveva essere ucciso. Il giorno del suo 22 compleanno Austin ricevette una carta stellare, un regalo di alcuni predicatori di Munden, legati alla religione intransigente. Appassionato di astronomia Austin studiò la carta per ore. Cinque giorni dopo in un letto di sangue il re morì.
Sulla carta era stato versato un veleno, lo stesso che versato nella zuppa della sua ava, l’aveva uccisa quarant’anni prima. La lenta e incurabile agonia ebbe, questa volta, un breve corso, grazie all’intervento di Cristian. La principessa sapeva che non esistevano cure per combattere il veleno.
La regina Isobell utilizzò la morte del re per accusare gli intransigenti. Un ondata di repressione insanguinò il paese.
Così sacrificando il suo insignificante figlio, Isobell ottenne due cose, la repressione contro infedeli che tanto attendeva e la salita al trono del suo prediletto: Anselm un reggente decisamente più controllabile, Anselm in effetti non era un uomo di polso, sempre in balia dei consigli della madre e delle sue premunizioni, il giovane re non faceva una mossa senza il suo consenso.

Il processo

Cristian intanto ancora ignara del suo stato di gravidanza, scoprì, grazie alle sue doti di chiaroveggenza, chi aveva avvelenato la carta, ma non aveva prove per accusarla.
Decise di eliminare il cognato così come aveva fatto sua suocera con il marito, usando lo stesso veleno. La regina non tollerò un tale affronto, sconfessò l’operato degli intransigenti e accusò Cristian dei duplici delitti. Il veleno somministrato ai due regnanti proveniva dal basilisco un essere che solo le streghe sanno incantare, così la giovane donna fu accusata di stregoneria per scopi maligni, processata fu giustiziata al rogo, come era uso per le streghe. Per ottenere questo Isobell utilizzò il suo tribunale. Siamo nel 605, era la prima volta nella storia che una regnante fosse uccisa grazie ad un verdetto di un tribunale. Con questo primo processo ebbe inizio la caccia alle streghe, la gente cominciò a non fidarsi delle loro arti magiche se chi ne faceva uso, le utilizzava per procurare la morte. Inizialmente la caccia fu indirizzata solo contro la scuola dei magia nera ma ben presto la differenza fra le due scuole non fu più percepita e anche le streghe bianche furono cacciate. In molti casi il catalizzatore era la una sventura personale che veniva interpretato come un atto di magia malefica.
L’attribuzione di un capro espiatorio come risposta alle proprie sventure fu il più comune agente scatenante delle cacce alle streghe.
La maggioranza di streghe era di sesso femminile, questo perché si riteneva che moralmente le donne fossero più deboli degli uomini e quindi più soggette alle tentazioni del maligno.
Le donne accusate erano generalmente cuoche, guaritrici, levatrici, tutte persone che erano a contatto con la natura… solitamente anziane solitamente nubili o vedove.
Stranamente le streghe o presunte tali erano tutte donne convertite alla religione intransigente. La regina madre, assetata di vendetta, infatti approfittò della situazione per accusare tutti i riformati,come la principessa Cistian, di stregoneria.
Prima di morire però Cristian aveva dato al modo due gemelli, Isobell fu costretta a prendersene cura, l’uccisione pubblica di una regnante, aveva già destato troppo clamore, non poteva accusare anche due creature indifese. L’educazione impartita ai nipoti fu rigorosamente lealista, ma questo non placò la sete di conoscenza dei due ragazzi, che con il tempo scoprirono gli atroci misteri della loro famiglia e come anni prima avevano fatto i loro genitori anche loro trovarono risposte nella religione intransigente, che nonostante tutta la persecuzione non fu distrutta. Costantin e Laurain non si avvicinarono alla religione riformata allo stesso modo.
Mentre Costantin decise di continuare l’opera dei genitori e quindi convertirsi e far in modo che la tolleranza che suo nonno aveva promosso fosse ripristinata, sua sorella aveva un progetto più ambizioso. Laurain seppur credente nella religione intransigente, aveva capito attraverso gli stessi sogni premonitori della mamma, i cosiddetti segni del destino, che il futuro di cui si parlava era remoto, c’era solo una soluzione far convivere le due religioni, niente più spargimenti di sangue, niente più persecuzioni, solo così attraverso gli anni, con il consolidamento della nuova religione, i sudditi abituati ad essa l’avrebbero accettata, uniformandosi in un’unica religione. Ne discusse con il fratello che propose di dividere il regno in due parti, infondo la religione riformata si era consolidata nel sud del paese, mentre il nord rimaneva nelle mani dei lealisti. Consatantin si sarebbe inserito nel sud e Laurain sarebbe rimasta nel nord. Insieme avrebbero fatto cessare le cacce, permettendo così una convivenza fra le due religioni. Quello che auspicavano era la pace, un progetto nobile ma utopico. La nonna Isobell non avrebbe mai accettato di dividere il regno e soprattutto non avrebbe mai tollerato una seconda religione.

Complotto a corte

Nell’ottobre del 622 un complotto a corte però cambiò la situazione. Aiutati dalla nana di corte i due gemelli fecero una fattura affinché la nonna si ammalasse.
Costretta a letto per sei mesi, il sonno profondo della nonna permise ai due giovani di ottenere il loro progetto e dividere così il regno. Venne ripristinata la vecchia legge del re Ludbert, il nonno. L’editto risolveva il problema di coloro che non fossero nella parte giusta del paese, avendo così la possibilità di professare la fede prescelta. Benché Costantin non fosse del tutto favorevole alle idee pacifiste della sorella, fu un compromesso soddisfacente per il nuovo re.
Purtroppo il sonno della regina terminò e così il sogno dei due ragazzi. La vendetta della nonna non si fece attendere, spodestò subito la nipote, la fece imprigionare, accusandola di stregoneria come la madre. Anche per lei ci fu un processo, ma prima del verdetto, una serva della principessa aiutò la sua padrona a fuggire dalle segrete del castello. Quella notte Isobell oltre l’occasione di vendicarsi perse anche un oggetto importante un diario.
L’ondata di persecuzioni scatenata dalla regina fu più crudele delle altre. Indusse una caccia alla strega per trovare Laurain e il diario che in sogno aveva visto nelle mani della nipote, cercò anche di riprendere la parte del regno che ora era nelle mani di Costantin, ma nonostante il suo fedele esercito fosse più numeroso, nulla potè contro il giovane re. Sembrava che Lhot lo aiutasse, tre furono le frane, ai piedi della catena delle Montagne rocciose, che bloccarono l’avanzata delle truppe regie.

La guerra delle due noci

La guerra delle due noci, chiamata così dagli emblemi (una noce marrone per la regina e verde per il re) delle fazioni nemiche, ebbe inizio nel 626 e durò tre anni, fu combattuta con raro accanimento, in un susseguirsi di stragi, distruzioni e confische.
Costantin non cercò la sorella, ma fece in modo che la nonna non la trovasse. Accusò, nel 627 la stessa Isobel di stregoneria e rivelò alla popolazione i suoi tremendi delitti, che sebbene avesse sempre sospettato di lei, rimase sconvolto.
Il regno per un istante vacillò, per giorni si credette che da un momento all’altro Isobell sarebbe caduta sotto l’accusa di stregoneria nelle mani dell’inquisizione, ma non fu così. Il vescovo Gobel, troppo corrotto, non la scomunicò, come si pensava, anzi aiutò la regina nello stesso anno nella proclamazione della più grande caccia del secolo.
Alle persecuzioni, ne seguirono altre nella parte del regno di Costantin, anche qui venne costituito un tribunale del tutto identico all’inquisizione.
E così la caccia toccò il suo culmine sia in un regno che nell’altro. I due ordini di inquisizione, con i loro inquisitori, uomini di chiesa, ma anche grandi studiosi, dovevano conoscere entrambe le fedi religiose. Furono istituiti tribunali speciali in tutto il paese, ognuno aveva un giudice e una giuria. L’accusatore e l’inquisitore, che spesso erano la stessa persona, sostenevano l’intero processo anche se per i due regni erano diversi. Uno si avvaleva della tortura, l’altro della spontanea confessione, ottenuta tramite una formula, ovvero una preghiera che veniva detta imponendo le mani sulla testa dell’imputato, se la giovane strega piangeva allora era salva, altrimenti l’attendeva il rogo.
Questa la vera differenza fra i due processi, se in uno si dava per scontato che l’imputato fosse una strega, nell’altro lo si doveva provare, poiché il processo degli intransigenti usava pene corporee, difficilmente le donne, resistevano alle torture, anzi spesso confessavano stregonerie che non avevano commesso. Questo massacro durò cinque anni.

L’atto di supremazia

Ormai la regina madre era vecchia, anche se non si sarebbe detto. Grazie all’elisir di lunga vita che si diceva fosse in suo possesso, la regina sembrava un ragazza, tanto che all’età di 65 anni ebbe un altro figlio. Per oscurare questo scandalo il vescovo Gabel, grande amico e forse padre del nascituro, almeno così si vociferava, dichiarò che Lhot per ringraziare la regina della sua devozione e per le sue continue lotte contro le streghe, le aveva fatto il dono di un figlio, un vero miracolo.
Ben pochi cedettero a questa farsa. La maggior parte della gente si indignò a sentire il nome del proprio dio partecipare in una situazione ignobile come questa.
Forse la vendetta di una strega o una punizione divina ma la peste colpì il vescovo che morì nel febbraio 631, prima della nascita del piccolo. Il nuovo vescovo Gabriel II per far calmare le acque e placare gli spiriti dei suoi credenti scomunicò la regina e sconfessò l’operato del suo predecessore. Fu un atto molto forte che fece barcollare la chiesa per un breve periodo, ma riuscì ad ottenere nuovamente appoggio dei suoi fedeli che videro in lui la guida giusta per bloccare la nuova religione e le perfidie della regina. Isobell intanto si fece proclamare con il cosiddetto atto di supremazia, nel 632, capo supremo della chiesa del regno di Leben, si arrogò il diritto di scomunicare, abolì i monasteri e designò i canditati alla curia.
Isobell aveva messo in atto un vero e proprio scisma, una separazione della chiesa. Ma sul piano teologico non si erano verificate rotture: si mantennero in vigore tutti i dogmi e sacramenti dei lealisti. Coerentemente con questa linea non si trascurò di perseguitare e giustiziare gli intransigenti.
Questo atto comportò una guerra. Il vescovo chiese aiuto al re Costantin, promettendogli l’emanazione di una bolla della tolleranza, dove veniva accettata come seconda religione ufficiale del paese la religione intransigente.
Costantin aiutò il vescovo a sconfiggere in varie battaglie la regina Dietro l’apparente compromesso, si celavano altri accordi come la spartizioni di terre in caso di sconfitta della regina. La guerra iniziata nel 634 ebbe termine due anni dopo con la pace di Chaunont nel marzo del 636. il regno di Leben fu così diviso, i confini naturali fra i due regni non si spostarono ma la città di Bouvais passò al regno del nipote e la città di Chaumont, dove risiedeva la cattedrale, con il territorio annesso fu donata al vescovo. Oltre al potere spirituale, ora il vescovo era considerato primo vassallo del regno. La regina veniva sconfitta.

Melsa

Nello stesso periodo nella città di Melsa nel luglio 636 una serie di processi aveva decimato la popolazione. Il fenomeno di accuse a catena, che non si arrestava nella città, preoccupò molto il re. Solitamente le cacce sorgevano nelle zone di confine, dove le due religioni si combattevano, gli accusati erano streghe, eretici, o infedeli che appartenevano alla religione intransigente. Ma Melsa prima città a riformarsi non apparteneva a questa categoria. Contemporaneamente una strana carestia attaccò il paese intero e ridusse alla miseria e allo stento la popolazione.
La regina Margherite, sposa del Costantine, consigliò il re di cercare l’artefice del problema nella magia nera.

Città di Leben

Legenda

1. Rethel porto con baia
2. La Roche città di primi processi, le streghe inizialmente venivano portate in questa città.
3. Dolvento città dove le streghe si riuniscono per celebrare il sabba.
4. Vannes città strategica per il suo nodo stradale
5. Chatillon città con grande chiesa, nel 636 viene data al vescovo.
6. Nouce città principale, dopo la divisione del regno ospiterà il palazzo reale.
7. Semur paese
8. Gray paese
9. Beuvais
10. roccaforte de la Vigane
11. Melsa prima città convertita alla religione intransigente, nel 636 protagonista di un ondata di cacce che decima la popolazione
12. Forbach città-scontro con intransigenti
13. Lorrash città-scontro lealisti
14. Leszeno paese
15. Lauchammer paese
16. Varen paese
17. Burg città principale dopo divisione del regno, sede del castello reale
18. Schwbach roccaforte dl regno, con grande chiesa edificata 480
19. Munden città con grande chiesa intransigente
20. Chaumont città con chiesa fatta costruire da Isobell.

Santa Constance

Nata nel 227 a Dolvento, Constance era la custode del Tempio degli Dei eretto nella piccola cittadina. Prima dell’incontro con Lhot la vita della sacerdotessa era completamente dedicata alla consacrazione degli Dei. A questo punto leggenda e storia si congiungono ed è difficile distinguere la realtà dal mito. Nel 245 un gruppo di briganti entrò nella cittadina di Dolvento e rapì la sacerdotessa assieme ad una fanciulla di dieci anni che si trovava nel tempio per un’offerta. Le due ragazze furono condotte in un bosco e legate ad un albero, un noce. Qui Constance pregò lo spirito del noce e le apparve il Dio della Natura. La purezza e la sincerità della ragazza colpirono a tal punto il dio che fece apparire alte mura di fuoco che circondarono l’albero come per proteggerlo. Il fuoco bruciò l’intero bosco uccidendo i briganti nascostivisi ma lasciando intatto l’albero con i suoi due ostaggi.
Constance capì che non c’erano molte divinità che si occupavano del mondo ma solo quella della natura, la fonte della vita e dedicò tutto il resto della sua vita al dio Lhot. Molti anni dopo nel febbraio del 267 Constance decise di terminare gli ultimi giorni della sua vita nel luogo che tempo prima l’aveva salvata. E così in una mattina dello stesso mese Constance si spense, il suo ultimo dono fu molto gradito al Dio che decise di mantenere il suo spirito nella valle. Da allora la valle viene chiamata Piana degli Spiriti ed è qui che viaggiatori, grandi guerrieri, poeti, saggi e fate trovano pace e ispirazione.
Creata il 17/08/2013 da DarkAngel (1150 voci inserite). Ultima modifica il 20/08/2013.
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