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Campagna di Havel

[campagna]
Mappa completa della Marca di Havel, teatro dell'omonima campagna e facente parte del Regno Santo di Alkmaar.E' la prima Campagna di Myst ambientata nel Regno Sacro di Alkmaar. La storia si svolge nei territori della Marca di Havel e descrive le avventure dei tre Cavalieri Sieghard, Wolfried e Vincent, le due Novizie, Scarlet e Gisela, l'Eremita Anders e il giovane Ben.

Per il resoconto completo delle cronache delle avventure è possibile consultare la voce dedicata alle Cronache della Campagna di Havel; maggiori informazioni sull'ambientazione sono reperibili nella voce dedicata al Regno Sacro di Alkmaar.

Le Antiche Pagine di Havel

In attesa del loro inserimento all'interno della Cyclopedia, alcune informazioni sulla Campagna possono essere recuperate consultando le Antiche Pagine dedicate al Regno di Alkmaar e alla Campagna di Havel.

Personaggi

Cavalieri

  • Sieghard
  • Wolfried
  • Vincent

Novizie

  • Scarlet
  • Gisela

Altri

  • Anders
  • Ben

Personaggi non Giocanti

Il Cardinale, Sir Edgar, Sir Edward, Esmereld, Sir Faulkner, Madre Finnis, Hordak, Leblanc, Mor, Padre Logan, Padre Rodenbas, Romuald Charn, il Vescovo, Warhait.

Informazioni tecniche per i giocatori

  • In questa campagna le due abilità "fede" e "comunicazione con gli dei" sono unificate nella sola FEDE.
  • Non esistono "poteri divini" ne' "poteri dei paladini" codificati, ma il sant'uomo può solo pregare (e fare un tiro di fede+vol+3d10) e forse Eos risponderà, nel modo che reputerà più opportuno.
  • Naturalmente il comportamento morale del personaggio sarà fondamentale per determinare la reazione di Eos, che è piuttosto rigido e irrascibile. :)
  • La magia è fortemente stigmatizzata, perchè la Chiesa la considera una emanazione del Male, quindi chiunque venga scoperto (o fortemente sospettato) di fare incantesimi viene condannato a pene severissime, non escluso il rogo. Per questo motivo, per un personaggio dotato di potenziale magico, è molto difficile trovare qualcuno disposto a insegnargli incantesimi.
  • In generale comunque le scuole di magia non corrispondono a quelle a cui siamo abituati. Non esiste l'evocazione, mentre sortilegio e necromanzia continuano a sussistere, anche se la differenza non è così netta.
  • Nessuno può fare personaggi Nani, Elfi, druidi, psionici o altre cose simili.
  • Si parte tutti con i canonici 1000 punti da spendere, regole normali. Non esagerate coi punteggi sopra 30! :)

Epilogo degli Eventi

La Campagna di Havel si è conclusa nella Piana delle Lacrime nel lungo giorno senza alba, il 29 gennaio 624. I Santi hanno offerto la loro vita in sacrificio ed hanno abbattuto il Demonio Kelost.
Di seguito è pubblicato l'epilogo narrativo alla vicenda, in cui si conoscono gli esiti della dolorosa storia. L'unica sopravvissuta del gruppo, Scarlet, riporta ai posteri il messaggio della battaglia combattuta e, sia pure a caro prezzo, vinta.

La Lettera di Scarlet

Monastero di Vallombrosa, 29 gennaio 658

Sono passati molti anni dalla battaglia della Piana delle Lacrime, e non v’è stato giorno che io non sia stata logorata dal rimorso. Ma se è stata la volontà di Eos che io raggiungessi in vita questo riparo – tanto odiato in gioventù quanto mi è caro adesso – è perché io possa testimoniare, ultima sopravvissuta, le gesta dei Santi che sconfissero Kelost, allontanando l’ombra del suo ritorno.
Per viltà, per spirito ribelle, forse per stoltezza – o forse perché avvertivo una mano fraterna che dal crepuscolo mi tratteneva, mostrandomi altri lutti ai familiari – rifiutai il marchio a fuoco sul mio corpo, e non seguii i miei compagni: Gisela, Sieghard, Vincent, Wolfried e Mor.

Li vidi partire dalla collina del Palazzo Faulkner, in quell’alba buia, portavano le torce ed erano accompagnati da Sir Faulkner, dalle sue nipoti Lydia e Ruth, dal nostro vecchio prigioniero Fredrick e da una dozzina di uomini di scorta. Tutti avevano accettato il marchio, e con esso il loro destino. Per un attimo ebbi un sussulto e mi parve che anche Ben, l’amico che giaceva ora nella cappella di famiglia, cavalcasse a testa alta insieme a loro. Io sola ero rimasta indietro, io sola non avevo avuto il coraggio di proseguire.
Cavalcavano con le torce accese verso nord, e nella valle ai nostri piedi la città di Havel brillava lugubre, sovrastata da un livido arcobaleno notturno. Li vidi scomparire tra gli alberi, e rimasi da sola. Ma non rimasi lì per molto. Il mio cuore mi comandò di andare, e andai.
Corsi alle scuderie, sellai un cavallo – ne erano rimasti pochi – mi armai e spronai giù verso la valle. Ma il loro galoppo era sfrenato e non riuscii a raggiungerli in tempo. Dopo molte ore – impossibile dire quante in quell’innaturale crepuscolo – arrivai al villaggio di Iselbridge: loro lo avevano superato da poco. Sembrava però che la notte stesse diventando ancora più cupa, in quel giorno che non era mai sorto. Chiesi che qualcuno mi accompagnasse, non sapevo bene dove si trovasse la Valle delle Lacrime, convinsi alcune guardie, qualche paesano, la gente era spaventata per le minacciose voci di massacri tra le mura di Havel. Venne anche Mastro Bumegan, un medico. E benedetto sia Eos che ha illuminato la sua mente, facendogli abbandonare la sicurezza della sua casa per seguirmi! Grazie a lui, e soltanto a lui, molti che sarebbero morti sono vissuti, ed hanno potuto testimoniare gli orrori a cui avevano preso parte.
Eravamo lungo il sentiero che costeggia il fiume, in mezzo al bosco, quando dal terreno si è sollevato un rombo spaventoso, e poco a poco ha iniziato a piovere sangue. Abbiamo affrettato il passo, alla paura si mescolava la fretta: sentivamo che l’ora delle scelte era giunta e che noi eravamo ancora troppo lontani. Un altro rombo, seguito a breve da un tuono prolungato. E la pioggia densa e rossastra ci martellava, incollandoci addosso le vesti. Era l’arcobaleno che sanguinava.
Poi, all’improvviso, un alito di vento ci investì, e la pioggia smise di scendere. E i cieli si aprirono liberando l’azzurro del mattino. Mormorai un ringraziamento ad Eos, mentre il peso che portavo sul cuore si alleggeriva.

Ed ecco le rovine della Piana delle Lacrime, i resti della vecchia Heval, il fiume che scorreva nero e denso, fangoso, portando via il sangue verso il mare. Lamenti di moribondi provenivano dai cumuli di cadaveri. Erano ovunque, decine e decine di corpi dilaniati, colpiti con una ferocia che non immaginavo potesse esistere.
Ma lungo il sentiero, appena entrati tra i ruderi, il mio cuore si fermò. C’era qualcosa lì al suolo, qualcosa che sembrava dissolversi poco a poco, un enorme corpo fatto di tenebra, tanto oscuro che gli occhi si rifiutavano di indagarne le forme. Era senza testa, o almeno così sembrava, vista la sua figura monca e scomposta. E a terra, senza vita, il corpo bruciato di Gisela. Corsi lì vicino, mentre gli uomini di Iselbridge ammutolivano per l’orrore. Avvicinandomi vidi che una lama era conficcata nel corpo oscuro, e sull’elsa erano serrate strette le mani di Wolfried. Lo riconobbi subito, anche se il suo capo, divelto, riposava poco più avanti nell’erba.
Al centro delle cinque torri c’era una costruzione, in legno e pietra, mezza distrutta. E lì accanto giacevano molti corpi, tra le pozzanghere di sangue, alcuni ancora mormoravano nell’agonia.
Tra essi mi colpì subito una figura rinsecchita, decrepita, un vecchio la cui pelle sembrava sottile come un velo di carta. Le sue mani erano dei tronconi carbonizzati, ovunque sangue che si andava pian piano coagulando. Aveva gli occhi acquosi, di un azzurro chiaro e intenso che si fissarono su di me, ancora vigili. Era Mor. Corsi da lui, gli poggiai la mano dietro la nuca per tirarlo su, lui sorrise e parve che le forze lo stessero per abbandonare, ma prese fiato e mi parlò, con la sua voce sofferta e ormai esanime.
“Il mio tempo è finito” disse, “Eos mi ha fatto il dono più grande, concedendomi la morte”
Mi riconobbe, ricordava il mio nome: “Scarlet, non permettere che questa storia si dimentichi. Tu hai vissuto tutto, racconta del tuo viaggio, dei monasteri e della cupidigia degli uomini, ma soprattutto racconta dei fatti che sono svolti qui, in questa piana sventurata....”
E mi raccontò quel che aveva visto, ogni parola gli strappava frammenti della sua ultima forza vitale, si lasciava morire ancora con l’ansia di riferirmi gli eventi a cui aveva preso parte. Mi disse di come i Santi avessero compreso quello che bisognava fare e avessero scelto di sacrificarsi per sconfiggere Kelost; mi disse di Sieghard, subito ferito, ma che ugualmente aveva combattuto come un leone per raggiungere il luogo dove avrebbe volontariamente offerto la sua vita; di Vincent che lo aveva scortato battendosi per difenderlo fino alla sua torre, per poi lanciarsi addosso ai nemici e affrontare in combattimento lo stesso Demonio, e cadere. Mi disse di sé, che non potendo spargere il suo sangue aveva offerto le mani in olocausto, bruciandole sul fuoco, “Io sono Mor custode del sangue del Demonio, Signore t’imploro di accettare la mano destra in sacrificio. Io sono Anders, che a te ha donato la vita, Signore ti do la mano sisistra, la sacrifico nel fuoco, affinchè ciò che è tolto non posssa essere restituito..”
Raccontò di Wolfried, che aveva scelto il suo martirio nella battaglia, e che si era lanciato con valore contro il Demonio, già quando questo stava seguendo via il Cardinale, lo aveva assalito e colpito, e decapitato, e colpito ancora, anche se ogni colpo da lui inferto si ripercuoteva sul suo corpo mortale. E che infine, nella sua morte, aveva provocato la caduta di Kelost.
Mi descrisse l’eroismo dei Cavalieri della scorta di Sir Faulkner, il coraggio del vecchio Capitano, caduto sulla soglia della torre di Sorecht, dopo aver sconfitto innumerevoli nemici, di sua nipote Lydia e di come aveva difeso i compagni, prima di sostituirsi a Gisela nel sacrificio di sé.
E poi mi disse di Gisela, colpita da una freccia, caduta da cavallo, di Gisela che improvvisamente avanza verso l’impalcatura su cui si trovano il Cardinale e i suoi adepti, e la povera Thinka – la mia consorella! Tanto a lungo doveva durare la sua agonia! – mentre veniva sacrificata.
Mor parlava di Gisela come di una donna di scarsa fede, che ha dato nutrimento al demone, ma io penso che sia stata la sua dolcezza, l’affetto che provava per l’antica compagna, a farla cedere: è per Thinka che ha abbandonato la via della luce ed ha scelto di scatenare il suo potere contro Kelost, rinforzandolo.
"Rendi onore ai tuoi compagni e persegui i loro nemici, gicché il male non è sconfitto” mi ammonì Mor con una voce sempre più flebile, “la genìa del male è sfuggita ed il sacrificio è stato impuro anche questa volta. Abbiamo fatto quello si doveva fare, abbiamo privato il demonio della testa, del respiro, delle mani e della vita. Ma uomini empi potranno di nuovo richiamarlo su questa terra."
Prese un lungo respiro e sorrise, per un attimo il suo volto mi ricordò quello dell’amico Anders, mentre mi diceva: “il mio tempo è finalmente giunto al termine, non ci sarà più nessuno a guidarti, ora, e questo peso sarà tutto sulle tue spalle. Cercali... cerca Padre Logan, cerca il Edgard Faulkner, cerca Padre Rodembas, racconta loro cos'è accaduto, con loro combatti il Cardinale e con loro inizia a ricostruire... e cerca pure Edward, parlagli di Anders... che lui conosceva come Michael e digli che è morto anche per lui”
Gli dissi di sì, che lo avrei fatto, e mentre Mor esalava il suo ultimo respiro vidi il sole splendente nel cielo limpido dell’inverno, e un arcobaleno di riconciliazione, dai colori puri di Eos, che rallegrava l’azzurro.

Mastro Bumegan mi chiamò, aveva raccolto i superstiti in un mulino diroccato, erano una dozzina in tutto. Tra loro c’era anche Ruth Faulkner, con la schiena spezzata, che piangeva disperata non tanto perché le sue gambe mai più l’avrebbero potuta sorreggere, ma perché sua sorella era morta, e anche suo nonno. E non lei. È vissuta qui a Vallombrosa per pochi anni, infine Eos ha avuto pietà di lei, ed è spirata. C’era Fredrik il prigioniero, che riprese conoscenza soltanto dopo molto tempo, gli venne amputata la gamba e perse un occhio, ma ancora oggi vive alla Selva Nera, dopo aver portato in salvo i suoi familiari. C’erano un paio di uomini del Cardinale, che furono curati con gli altri: nessuno uscì indenne dalla battaglia.
Raccogliemmo i cadaveri uno ad uno, ricomposi io i corpi dei Santi: Sieghard giaceva nella torre di Varedan, l’elsa della spada in una mano, l’altra al collo, mentre stringeva un ciondolo verde smeraldo; curiosamente, nonostante egli giacesse da solo all’interno della torre, mi parve di percepire qualcosa di tiepido e sottile come un respiro, quando vi entrai, anche se fu per un solo istante, e poi svanì. Lydia Faulkner aveva rivolto la daga al suo ventre, il viso era contratto in una smorfia di dolore, gli occhi ancora aperti; il vecchio Sir Faulkner, colpito alla schiena mentre raggiungeva la torre di Sorecht; Vincent giaceva maciullato dai colpi di Kelost, in un sarcofago di pietra aperto e colmo di sangue, all’interno della costruzione pentagonale; Wolfried ancora aggrappato alla sua spada, tenace e ostinato anche dopo la morte. Sul cadavere di Gisela, sbruciacchiati, trovai i resti di una lettera che aveva mandato ai suoi compagni, nel caso fosse morta. Solo pochi brani si riescono ancora a decifrare…
“…pur avendo scelto la morte come compagna del mio futuro, ancore dei dubbi mi assalgono, due strade potrei percorrere, ma la scelta è difficile. Potrei fare un errore e se ciò dovesse accadere voglio che sappiate che sempre la mia mente è stata rivolta ad Eos… date per me l'addio alla vita , alle cose belle che ci circondano, ai fiori che non potrò rivedere, perché mai più per me giungerà la primavera…. che il mio addio giunga lontano alla mia famiglia... è anche per loro che tutto questo deve finire. L'ultimo mio pensiero va a Ben, morto a causa mia, io non ho saputo proteggerlo e mi sento colpevole della sua morte…”
Dopo tanti anni conservo ancora quel frammento scolorito, in cui si intravede la calligrafia delicata della mia antica consorella. Ogni volta che lo prendo tra le mani i ricordi mi assalgono, e la consapevolezza che avrei dovuto trovarmi lì con lei, in quegli ultimi momenti, mi riempie di dolore.

Tuttavia Eos ha deciso una diversa strada per me, e spero di aver seguito, almeno per quanto mi era possibile, la sua volontà.
Ho contattato Padre Logan: insieme abbiamo disposto dei resti di Kelost, con modalità che non trascriverò in queste pagine, e che spero nessuno abbia mai a indagare. Il sigillo che era stato spezzato ha ritrovato la sua integrità, e prego ogni giorno, ogni ora e ogni respiro della mia vita che nessuno voglia mai più violarlo.
Sono stati anni difficili, le cicatrici lasciate sulla Marca di Havel dalla devastazione del Demonio hanno impiegato molto tempo a rimarginarsi. E tutti noi che abbiamo conosciuto questa terra prima di allora sappiamo che nulla tornerà più com’era prima.
Zagan, la mia città, venne assalita dalla Squadra degli Orsi, comandata da Sir Edward, il pazzo. Massacri e abomini, la rocca dei Cavalieri data alle fiamme, la cattedrale ridotta a un cumulo di macerie. Si combattè casa per casa, i pochi Cavalieri della Rocca – quasi tutti erano a Memedir in quei giorni – si fecero uccidere uno ad uno per difendere donne e bambini.
Il culmine dell’orrore si compì nel giorno in cui non sorse il sole, di cui oggi ricorre il trentacinquesimo anniversario. Quel giorno Sir Edward e Hordak si scontrarono nella piazza ottagonale di Zagan, gli uni contro gli altri, stregoni contro orsi, contro soldati e cavalieri e povera gente inerme.
Raccontano di come Sir Edward gridasse, come urlo di battaglia, il nome di un suo vecchio amico, prima di scagliarsi contro la montagna umana. E di come riuscisse a strappare a Hordak il candido mantello di Leblanc, e di colpirlo a morte, prima di morire egli stesso per le ferite riportate.
Molta gente a Zagan perse la vita, in quell’inverno feroce. Mio padre la perse combattendo sulla porta di casa per proteggere mia madre e mio fratello Arthur, tornato infermo da Memedir. I genitori di Gisela sopravvissero abbastanza da piangere la morte delle tre figlie.
Riportammo il corpo di Vincent a sua madre, mentre i genitori di Wolfried si riempirono d’orgoglio per il coraggio dimostrato dal loro figlio. Sieghard, che non aveva più famiglia, fu sepolto nel Monastero della Selva Nera. Anche Mor fu inumato con lui.
Fui io a impormi che Gisela venisse sepolta qui a Vallombrosa, nel luogo in cui, se il Male non avesse mai fatto irruzione nella sua esistenza, avrebbe trascorso una vita di fede e di preghiera. Spero che almeno nella morte riesca a trovare quella pace che la sua natura e il suo fardello le hanno sempre negato.
Sir Faulkner e sua nipote Lydia riposano nella cappella della loro famiglia; lì accanto è sepolto Ben, il mio povero amico. Sua madre, che si era chiusa tra queste mura dopo la morte di Ermethel, mi è stata di grande conforto per tanti anni, prima di spirare, anziana, nell’eterno riposo dei giusti.

Nella stessa primavera di tanti anni fa conobbi Edmond Faulkner, quel giovane senza più una mano, così simile nei tratti alla sua gemella Lydia. Tanto delicati i lineamenti, tanto risoluto il suo animo. Gli raccontai i fatti di cui ero stata testimone e lui, che aveva combattuto sotto le mura di Zagan in fiamme, ancora giovane e già così profondamente segnato, si scagliò con i suoi uomini all’inseguimento del Cardinale fuggiasco. Soltanto dopo alcuni anni riuscì a scovarlo, mentre si nascondeva a Capo Horn in procinto di imbarcarsi per Memedir, e non ne ebbe pietà. Il Cardinale venne ammazzato, e con lui la malnata stirpe dei Charn fu annientata su questa terra.
Oggi Sir Edmond Faulkner segue le orme dei suoi antenati, e vive a Zagan nella Rocca dei Cavalieri. Ha una sposa, degli eredi che daranno lustro in avvenire alla sua casata.
Zagan è stata ricostruita, una nuova Cattedrale, sia pure meno maestosa, sorge oggi dove un tempo fu quella dei Charn. I lavori sono durati molti anni, e un giorno, durante gli scavi, nel più profondo dei sotterranei venne ritrovato il corpo del Vescovo. Era incatenato, con tracce di sevizie, ma non aveva altri segni: era morto di fame. I suoi carcerieri si erano dimenticati di lui, a quanto pare, come di altri prigionieri che fecero la stessa sua fine.
Quanto agli altri protagonisti di questi avvenimenti, non per tutti ho avuto notizie di quel che accadde loro, da quel giorno in cui non sorse il sole. Cosa ne fu di Padre Rodenbas, dell’Abate di Torenburg, delle centinaia di sbandati della squadra degli Orsi, cosa ne fu della povera gente di Havel, o dei bambini che mettemmo in salvo a Mistelbach, cosa ne fu di Sir Edgar o delle Guerre Sante, cosa accadde a Kidrash e ai gitani che incontrammo nel nord… tutto questo va al di là del mio sapere. In fondo ormai ho cambiato nome e sono soltanto una monaca, ed è nell’umilà e nel silenzio che concluderò i miei giorni, anelando la pace eterna di Eos.

Prego che il nostro Signore ci illumini e che questa mia testimonianza possa essere di monito per le generazioni future, affinchè sappiano dove la Fede e il coraggio possono portare, se i servi di Eos fanno quello che bisogna fare.
Che nessuno osi turbare il sonno dei giusti, che nessuno osi negare il valore delle imprese che sono state compiute. Che tutti i Santi che nella mia vita ho conosciuto riposino per sempre nella luce di Eos, assieme alle vittime innocenti di questi eventi. E che infine trovino misericordia tutti coloro che non hanno avuto il coraggio di andare avanti fino alla fine, e che camminino per sempre su sentieri luminosi.


Madre Thinka, 29 gennaio 658
Creata il 15/08/2013 da DarkAngel (1145 voci inserite). Ultima modifica il 20/08/2013.
6517 visite dal 15/08/2013, 19:24 (ultima visita il 22/11/2017, 03:32) - ID univoco: 3064 [copia negli appunti]
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