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- Kos Tun -
 
Vodan Thorn
Tempi Cupi
Vodan Thorn
Mai fidarsi di un cuoco magro.
creato il: 08/02/2013   messaggi totali: 22   commenti totali: 28
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17 aprile 517
Domenica 3 Maggio 2015

An deuchainn



A volte non puoi vincere, eppure alla fine vinci: altre volte sei certo di non poter perdere, eppure finisce che perdi. Il sogno parlava chiaro: vedevo, sentivo e ruggivo come un lupo, travalicando i limiti di ciò che può vedere e sentire qualsiasi essere umano. E' evidente che se avessi combattuto a quel modo sarebbe finita in modo diverso: i miei artigli avrebbero lacerato le carni nude del mio avversario, non certo l'armatura che ho avuto cura di rimediargli. Due colpi a segno, uno per mano: la spada e la daga. Sangue, vittoria, morte.

Non è quello che ho sempre voluto?

Il punto è che non ero io, quello: eri tu. Continui a parlarmi anche da morto, nonostante i nostri sforzi per non farti risvegliare. Fatica inutile, direbbero ad Elsenor: Armhann neartail maireannach. I grandi guerrieri sono immortali. Quando la corda che li tiene attaccati alla vita viene recisa, per loro si aprono i cancelli del regno delle Ombre.

Sorpreso? Immagino di no, visto che sei stato tu stesso a mettermi in guardia. Ricordo bene le parole che pronunciasti nel Varco: ora vedi il mondo come lo vedo io. Non ti riferivi certo alle pile di teschi o al cielo solcato da ali spettrali: era di me che parlavi, dei miei occhi, della ferocia istintiva entro cui mi avevi costretto per sopravvivere. L'allievo testardo e il maestro paziente. Sei stato di parola, nell'unico idioma con cui alle ombre è concesso rivolgersi ai vivi. I tuoi occhi, il tuo istinto, il tuo ruggito: questo è ciò che mi hai mostrato. Quel modo di vedere, di sentire il mondo, è alla mia portata: basta allungare la mano. La scelta è soltanto mia.

Non è quello che ho sempre voluto?

Sei in grado di ascoltare i miei pensieri. Sapevi ciò che sarebbe accaduto a Maben, quello che sarei andato a fare: Il duello che avevo lasciato indietro e che aspettava entrambi. Avresti voluto vedere l'istinto e la sete di sangue del Faul-Warg dipinto sullo scudo che un tempo ti apparteneva e che io ho raccolto quando eri già morto. E' in quel momento che hai pensato di avere una possibilità? Spingermi di sotto. Vedere con i miei occhi. Combattere ancora. Vivere di nuovo.


Lupo che ulula alla luna (Immagine)

Mi stai ascoltando anche ora? Come io ascolto te? Spero di si, perché in caso contrario mi priveresti del gusto di dirti che avevi ragione. Sono così testardo da non avere alcuna intenzione di diventare un lupo per compiacere te o chiunque altro. Neppure se è quello che ho sempre desiderato.

E dire che la mia intenzione iniziale era quella di ucciderlo, quel povero bastardo, attribuendogli le colpe di quanto compiuto dai suoi e tuoi compagni d'arme contro le donne e i bambini dell'abitato di Dieck. In parte perché sarebbe stato giusto, in parte perché dopo tutti quei Risvegliati sento il bisogno di dare una morte che togliesse anche una vita. La verità è che mi prudono le mani e la colpa è anche tua, perché pur di sottrarti alla mia spada hai preferito ficcarti nell'occhio il primo coltello che ti è capitato a tiro. O pensi davvero di avermi dato a bere la storia che ti ha ammazzato Tico Pock?

Focáil leat.

Mi stai ascoltando, adesso? Spero di si. Come io ascolto te, del resto. Ho sentito ciò che cercavi in quel duello. Sapevi che quel disgraziato voleva diventare un Lupo e che gli avrei offerto l'occasione giusta: pregustavi uno scontro epico e sanguinoso, una prova di forza da cui sarebbe uscito il guerriero in cui poterti reincarnare. Non solo: volevi anche viverla in prima persona attraverso i miei occhi, magari perché pensavi che avrei vinto io.

Mi stai ascoltando ancora? Credo di si, come io ho ascoltato te. Ho avvertito la tua frustrazione quando ho trasformato lo scontro tra lupi all'ultimo sangue che tanto agognavi in un confronto controllato tra poveri diavoli che mangiano e bevono insieme: in un gioco, come avresti odiato definirlo tu. Il mio scopo non era toglierti un erede, ma sottrartene due. Lo hai sentito, vero? Io l'ho sentito. Ho visto la tua insofferenza incarnarsi nell'arma che un tempo fu tua, bloccare il colpo che mi avrebbe concesso la vittoria e quindi rifiutarsi di deflettere la risposta. Eri certo che la prospettiva di una sconfitta davanti ai miei compagni mi avrebbe fatto cambiare idea, che il lupo che è in me mi avrebbe spinto a continuare fino all'ultimo, spingendo la morte che ghermisce le mie spalle ad esigere per l'ennesima volta il suo tributo.

Niente da fare. Se è questo che vuoi, dovrai impegnarti di più.

O forse hai semplicemente voluto farmi vedere chi comanda: nel qual caso penso che non mancheranno altre occasioni, visto che non ho alcuna intenzione di rinunciare a quell'arma. A te la scelta se uccidermi nell'inutile tentativo di impormi le tue regole o goderti lo spettacolo accettando le mie.

Il duello l'ho perso, magari però ho passato la prova.
scritto da Vodan Thorn , 04:14 | permalink | markup wiki | commenti (0)