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creato il: 03/08/2007   messaggi totali: 73   commenti totali: 80
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21 ottobre 517
Giovedì 12 Aprile 2018

Promesse



La sua assistente personale.

La frase da cui Myrna mi ha messa in guardia: l'offerta a cui ho promesso di dire no ad ogni costo, insieme al corredo di vantaggi volti a impreziosirla. Un lavoro presso la Curia; un salario mensile; la possibilità di stringere rapporti con le personalità più importanti di Trost.

E' la tua occasione per dimostrare a tutti quanto vali, Irina.

No, non a tutti: soltanto a lui. Un ricatto subito da molte persone in difficoltà negli ultimi mesi: uomini e donne, giovani e anziane, meglio ancora se sposate o fidanzate: il Camerlengo ama farsi beffe delle convenzioni anche all'interno delle sue camere segrete. Tra i molti assistenti che hanno visto aprirsi le porte della Curia vi sono persino alcune vesti bianche, che egli ritiene di aver "salvato" da quell'aberrazione mentale chiamata fede.

Padre Mansell mi ha più volte spiegato come quell'uomo fosse la mia nemesi. Allo stesso modo in cui tu riesci a tirare fuori il buono dall'animo umano, lui riesce a soffocarlo. Tu sei la salvezza, lui è l'oblio: Tu hai un grande cuore e un animo gentile, mentre lui è un contenitore vuoto. Ma non devi preoccuparti: fino a quando tu resterai fedele a te stessa le persone come lui non potranno toccarti, né avranno mai alcun reale potere su di te.

Per Padre Mansell il Camerlengo era un male necessario, una delle innumerevoli prove che la città era chiamata a superare se voleva sopravvivere a questo periodo spaventoso. Diceva sempre che i veri avversari di questa guerra erano gli uomini, non i dèmoni o gli Dèi; che in guerra il coraggio e la pazienza erano infinitamente più importanti della forza e delle armi; che le battaglie più importanti erano e sarebbero state quelle volte a preservare la nostra essenza e la nostra integrità.

In quel periodo Myrna cominciò a lavorare al Nosocomio: oltre ad allontanare i sospetti dalla nostra casa, quell'occupazione le consentiva di prestare un'opera di bene. In quei mesi ebbe modo di conoscere la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze a cui poi fu offerta l'opportunità di lavorare presso la Curia. Nessuno veniva costretto, se non dalle circostanze in cui versava. Quando Hans Vale scoprì che era fidanzata, toccò anche a lei: la sua assistente personale. Rifiutare le profferte di un anziano non è cosa da poco, specialmente quando la città in cui vivi è un'isola circondata da un oceano di Risvegliati: ma lei lo fece, scegliendo di far proprie le parole di Padre Mansell... Aggrappandosi alla speranza che, qualsiasi cosa fosse accaduta, avrebbe avuto modo di preservare la propria integrità.

Con grande sollievo di Myrna, il Camerlengo accettò di buon grado il rifiuto: anzi, la sua stima per lei crebbe ancora di più. Padre Mansell non era affatto sorpreso: ci spiegò che quell'uomo mirava a indurre il cambiamento, non a imporlo con la forza. Chiunque fosse dotato di forti princìpi non aveva nulla da temere... a patto di non sbarrargli la strada.

Poi arrivarono la povertà e la fame. La nostra bottega non era più sufficiente a garantirci un sostentamento adeguato. Padre Mansell si trovò costretto ad accettare incarichi particolarmente duri e a compiere scelte difficili, che spinsero alcuni dei suoi alleati a voltargli le spalle. Myrna fu costretta ad abbandonare il Nosocomio per trovare altri lavori: il Camerlengo la teneva in grande considerazione, ma la sua generosità era riservata a chi sceglieva di accettare le condizioni. La sera in cui prese la decisione mi confidò di averlo fatto anche per allontanare da sé quella continua e costante tentazione.

I venti gelidi della guerra degli uomini continuavano a soffiare senza sosta, dentro e fuori le mura di Trost.

La nostra salvezza arrivò dai soldati di Ghaan: uomini e donne che, in numero sempre maggiore, sfidavano i pericoli della Landa di Clough alla ricerca di erbe, nozioni e ricette dimenticate. Io e mia sorella cercammo di fare del nostro meglio per fornire qualche risposta: in poco tempo, la nostra casa si riempì.

In quel periodo ho imparato a conoscere gli Innalzati: anime in pena straziate da una infezione che non li uccide, pascendosi nel contempo della loro umanità. Esistenze condannate ad estinguersi prematuramente come una candela accesa da entrambi i lati ma che proprio per questo brilla di una luce intensa, abbagliante e meravigliosa. Una fiaccola che ero in grado di vedere soltanto io e che proprio per questo non potevo, non potevo lasciar spirare. A poco a poco, avvicinandomi a quella luce, ho capito quanto il mondo intorno a noi fosse in procinto di cambiare per sempre. Myrna ha compreso presto l'importanza di quello che stava accadendo ed ha acconsentito a mandarmi presso la Quarantena... a patto che le facessi un'unica, grande promessa.

"Quando ti chiederà di diventare la sua assistente personale, tu dovrai dirmelo subito... e, quale che sia la nostra situazione, rifiuterai".

Ho fatto quella promessa perché ero certa di poter mantenere l'impegno: quell'uomo non aveva alcun potere su di me. Sono stata paziente, sono stata coraggiosa. Ho lavorato con lui e ho fatto in modo che vedesse quello che vedevo io. Parlavamo due lingue molto diverse, ma proprio per questo aveva bisogno di me per comprendere appieno quello che stava accadendo.

Poi, un giorno, Padre Mansell è stato arrestato. Ci aveva detto che stava raccogliendo notizie importanti, informazioni che avrebbero potuto cambiare il corso della guerra degli uomini: ci aveva avvertito che avrebbero tentato di fermarlo e di non perdere la speranza se gli fosse accaduto qualcosa.

Oggi, dopo tante settimane, si presenta una incredibile opportunità di agire. Gli Dèi hanno messo nelle mie mani la possibilità di influenzare l'esito di questa guerra degli uomini, aiutando queste persone a liberare Padre Mansell... o almeno a recuperare le informazioni che aveva raccolto. Sono forti e motivati, ma non possono farcela da soli. Devo farlo, anche se a Myrna non piacerà. E' l'unico modo per favorire questa impresa senza essere costrette ad abbandonare la nostra casa, la trincea che ci siamo scavate in questi lunghi mesi di attesa, incubi, sogni, speranze e delusioni. Ayza non avrebbe dubbi: non li avrò neppure io. La stessa determinazione traspare da Annie, come una sfavillante vampata di luce. Anche lei ha già deciso: dobbiamo andare. Qualunque cosa accada la affronteremo insieme, con il coraggio e la pazienza di cui siamo dotate. Perdonami, sorella mia, se tra poche ore romperò la promessa che ti ho fatto... Questa volta sarò io a proteggerti.

Ayza ripeteva sempre che i legami più forti si stringono sul campo di battaglia: amici, alleati, a volte persino nemici. Io non so chi vincerà questa guerra degli uomini, ma forse possiamo ancora fermarla prima che sia troppo tardi.

Ireena Volkov - Immagine
scritto da Ireena Volkov , 03:36 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
3 ottobre 517
Sabato 25 Novembre 2017

Tardi



Cento metri non sono molti: posso farcela. Sono l'unica che può arrivare sul posto senza rischiare di tirarci addosso un'orda di risvegliati affamati. La vita di quelle persone dipende da noi. Non ci interessa chi sono o quale bandiera portano, se abitano questo Continente da generazioni o se sono sbarcati ieri: le loro urla sono l'unica cosa che abbiamo bisogno di sentire. Per questo siamo corsi qui: controvento, in direzione opposta a quella della nostra missione. Avanzo veloce tra arbusti radicati nel fango e cespugli galleggianti, alberi dai rami adunchi e zolle di torba. Poche ore fa non sapevo neanche dell'esistenza di questo pantano, eppure mi sento come se fossi a casa: riconosco le tracce dei Kreepar, capisco se una tana è piena, vuota o abbandonata. Penso che con un altro pò di pratica potrei persino viverci, in questo posto. Forse dovrò viverci, un giorno, quando perderò il controllo e mi trasformerò in qualcosa di simile a quello che i miei compagni chiamano lo Strillone. Ma i suoni che faceva quella creatura non erano strilli: erano singulti di dolore.

Logan non ha detto nulla per fermarci: non ha aperto bocca fino a quando non ci ha visti prendere una decisione, quindi ci ha portati più vicino possibile. Cento metri. Una scelta che potrebbe compromettere l'intera missione. Perché lo ha fatto? Io un'idea ce l'ho: ha capito che, dopo quello che è successo a Mag, abbiamo bisogno di salvare qualcuno. E' questo che fanno i soldati, dopo tutto. Salvano vite umane. Avanti, avanti: non sento più combattere, non sento più urlare. Forse hanno trovato un riparo. Forse...

--------------------------------------------------------

"Li senti ancora?"

"Si, stanno combattendo".

"Brutto segno, lo sai".

Certo che lo so: alle mandrie non sopravvive quasi nessuno. Finché non ne vedi una non te ne rendi conto, specie se hai fatto l'abitudine a vivere in mezzo ai Risvegliati. "Sono solo una ventina di brocchi", dissi la prima volta che ne vidi una, quando non sapevo ancora niente. I compagni che erano con me pagarono cara la mia ingenuità: li ho visti morire uno ad uno, impossibilitati a reggere l'urto di quella specie di marea umana che si abbattè contro i loro scudi. Furono travolti in un attimo, senza neppure riuscire a menare il primo fendente. E io in mezzo a loro, spettatore invisibile di quella tragedia, mentre tentavo inutilmente di impedire a quei denti e a quelle unghie di farsi strada tra le loro armature.

"Dove sta l'Innalzato?"

"Cento metri davanti a noi: si sta avvicinando alla mandria".

"Li vuole salvare?"

"Penso di si, adesso sta correndo..."

"Bene, andiamo ad aiutarlo: magari con lui riusciamo a sbaragliarla".

Osservo le tracce che ci precedono. "Non è da solo: saranno almeno in sei".

"Meglio ancora: hai paura?"

Scuoto la testa. Sono curioso, però: non è uno dei nostri, ma ha un'impronta interessante. Se riesce a schermare addirittura cinque compagni vuol dire che ha raggiunto un livello di controllo simile al mio. Voglio conoscerlo. Poi a un tratto vedo qualcosa, attraverso la nebbia, e mi fermo.

"Che c'è? Ci siamo?"

Scuoto la testa. "Ci sono i suoi compagni. Lì, su quella collinetta".

"Quanti?"

"Almeno quattro"

"Se ci vedono, non ci faranno passare: non ci conoscono, penseranno che vogliamo attaccare o catturare il loro innalzato...".

Annuisco. "Giriamogli attorno".

Darkham mi guarda: "...Non rischiamo di arrivare tardi, cosi?"

Sospiro. "Dai rumori che sento, temo che sia già tardi..."

--------------------------------------------------------

Sono arrivata tardi. Lo capisco quando metto piede sull'ennesima collinetta che mi separa dal combattimento e sento le mie orecchie riempirsi di quegli abominevoli suoni meccanici di masticazione. Lo sento nei rantoli soffocati di chi prova invano a gridare aiuto, mentre mi arrampico mani e piedi su quell'ultimo scivolo di terra e fango. Lo vedo con i miei occhi non appena riesco a buttare lo sguardo oltre la sommità, assistendo impotente a uno spettacolo ancora peggiore di quello che segnò la morte di Mag.

Uno di loro è a terra, le carni trafitte dalle unghie e dalle ganasce di non meno di quattro risvegliati. Un altro è prossimo a esalare l'ultimo respiro, mentre due infetti sono intenti a litigarsi le sue interiora. Un terzo giace riverso al suolo a una decina di metri di distanza con la faccia affondata nel fango e due cadaveri ambulanti che, dopo avergli strappato l'armatura, lo stanno divorando dalla schiena: forse è scivolato, o magari ha provato a fermarli per dare modo ai compagni di mettersi in salvo. Un quarto, o quello che resta di lui, sta rapidamente sparendo nelle fauci del gruppo più grosso. Ma i miei occhi non guardano nessuno di loro: sono inchiodati allo sguardo vitreo di una ragazzina che non può avere più di quindici anni e che vomita sangue dalla bocca mentre un singolo, orribile risvegliato banchetta oscenamente con il suo sterno.

Sono arrivata tardi. "Maledetti!" urlo mentre brandisco la spada e mi getto contro quell'abominio della Tenebra. Un singolo colpo mi è sufficiente per mandargli la testa in frantumi. Nessuno degli altri fa caso a me: continuano a mangiare, incuranti della mia lama che li stermina uno dopo l'altro. Questa orda morirà qui, adesso. Poi però guardo la nebbia, e sento di non essere sola. Non capisco bene... La nebbia mi disturba, per non parlare della scena che si è appena consumata davanti ai miei occhi. Altri risvegliati, forse... magari un'altra orda in arrivo. Meglio tornare ad avvertire i miei compagni, devono mettersi in salvo.

"Aa... aaa..."

Oh, Dei: è ancora viva. Mi avvicino osservando quel corpicino martoriato, quella veste di lana bianca che s'interrompe in una poltiglia di sangue rossa, sopra la quale una cascata di capelli biondi incornicia un viso che mi ricorda quello di Astea Trent. Chissà come ti chiami, penso mentre mi avvicino.

"Aaa... uu.. ooo"

Perdonami. Non ce l'ho fatta a salvarti. I suoi occhi puntano nel vuoto, senza riuscire a vedermi. Non riesco a vedere l'iride... Forse è cieca? O magari è semplicemente una conseguenza del martirio che ha subito. Prego che Ilmatar possa accoglierla al suo fianco, poi sollevo la spada e faccio quello che mi hanno insegnato.

Dovrei perquisirla, lei o i suoi accompagnatori: purtroppo non c'è tempo: l'unica cosa che riesco a raccogliere è un rotolo portadocumenti nei pressi di uno dei cadaveri. Sono arrivata tardi.

--------------------------------------------------------

"Siamo arrivati tardi, eh?".

Annuisco. "Non ce l'hanno fatta: stanno esalando l'ultimo respiro".

"Lui è lì con loro?"

"Si. Credo che li stia uccidendo uno a uno: è agitato, è...".

"Cosa?"

"E'... una donna, credo".

Dharkan mi guarda: "una donna?"

"Si, lo sento dall'impronta che ha".

"Una donna che ne tiene sei?"

"A quanto pare..."

"Sposatela! E insieme risanerete questo posto..."

Ridacchio. "Pensavo di aver già sposato te..."

"Non sono mica geloso".

"... Sta piangendo".

"Davvero?"

"Poveretta... è chiaro che avrebbe voluto salvarli".

"Altruista, disciplinata e sensibile. E' perfetta per te...".

"La pianti? Guarda che ti faccio sbranare..."

"A proposito... Ma secondo te perché ha lasciato gli altri dietro? Come te lo spieghi?"

"E' comprensibile. Neppure io mi butterei mai dentro una mandria con sei, è troppo rischioso".

"Capisco. Lei sa che siamo qui?".

"Non so... non penso: è sconvolta, ha dieci risvegliati davanti e ci sta un'altra orda dietro di noi... Neanche io capirei niente, penso".

"E' carina, almeno?"

"Non ne ho idea... Mica la vedo, da qui."

"Speriamo!"

"Speriamo..."


Khzar e Dharkan - Immagine

scritto da Annie , 04:17 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
11 ottobre 517
Venerdì 18 Luglio 2008

... per avermi aiutata.... per avermi aiutata... per avermi aiutatA....

E' una donna.
Papà dice di non fidarmi, che anche questo è uno scherzo di cattivo gusto. Come minimo tra qualche giorno arriverà qualcuno a dirmi che l'ho rubata, o qualcosa del genere.
"Portala alle guardie... coi tempi che corrono.... non vorrei fosse una vendetta di quel tizio, un modo per far ricadere su di noi delle colpe che non ci appartengono".
Il Pavone. E' quello il problema.
Io non credo che sia una mossa per incolparmi di una cosa tanto assurda, tanto più che c'è questa lettera che chiaramente dimostra la mia buona fede. Ma certo questa è una collana di brillanti. Una collana di quelle che il Pavone ruba.
Mio fratello ha commentato soltanto: "e quindi il Pavone è una donna?"
E' sempre il solito...

Comunque eccomi qua, con questa collana assurda tra le mani.
E' bella, bella da morire. Il diamante che ha al centro brilla di una luce strana, che sembra provenga da dentro, piuttosto che riflettere quella esterna. Sono veramente belli, i diamanti.

Riuscirò mai a indossarla? Fuori dalla mia stanza, intendo. Riuscirò mai ad avere l'occasione per vestire un simile splendore? Papà mi guarda con uno sguardo strano, preoccupato. Penso che adesso maledica questa collana. Mentre io sento che il gioiello che tengo tra le mani rappresenta in qualche modo una "responsabilità".
No, naturalmente non posso dirlo a papà... nè a mio fratello. Non posso dirgli degli strani pensieri che mi attraversano la mente in queste ore.
Ma lo "sento", e so che questa collana costituisce una possibilità immensa. Il mio cuore resterà puro e luminoso come si dice nella lettera, e l'orgoglio di essere una persona speciale finalmente potrà emergere come è giusto che sia. Perchè io SONO una persona speciale. E questa collana, che sembra a momenti animata di vita propria, sembra dirmelo con tutto il suo splendore.

Onorerò la sua bellezza. Mi metterò al suo servizio, ed al servizio del mio intimo splendore.
Che cosa buffa, entusiasmante. Dovrei avere paura.... eppure sento soltanto euforia, sicurezza, sento che con questa collana indosso sarò... più di me stessa, come due persone in una. Splendide, coraggiose e forti.

Sono pronta.

Tulipano - Immagine 1
scritto da Lynn Cope , 02:27 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
8 ottobre 517
Lunedì 23 Giugno 2008

Lettera

Cara Bernadette,
ti scrivo dopo così tanto tempo perché solo a te posso chiedere aiuto, solo di te mi fido abbastanza. Ti prego di perdonare il mio lungo silenzio, e se non lo puoi perdonare spero tu possa almeno accettarlo e concedere riparo ai due piccoli ospiti che ti mando.
Questi bambini sono mio figlio Pip e Solletico, il figlio del mio domestico.
Ho bisogno che siano lontano da me, da Achenar, da questa casa, per qualche tempo.
Non serve che ti dia troppi dettagli: è una storia complicata che anche io conosco superficialmente e che riguarda alcuni amici di tuo fratello che sto ospitando in questi giorni a casa mia. Ho ragione di credere che si stiano cacciando in qualche guaio, e che ciò possa comportare dei seri rischi anche per questa casa. Non voglio che i bambini ci vadano di mezzo.
Spero che tu stia bene, ti penso sempre.

Karl

Karl Anderson e Bernadette Quart - Immagine

scritto da Karl Anderson , 14:25 | permalink | markup wiki | commenti (4)
 
4 ottobre 517
Martedì 10 Giugno 2008

Tre stelle

La prima stella è l'arroganza.
La seconda stella è la viltà.
La terza stella è la lascivia.

Eccole le tre stelle dei nobili. Ecco le tre stelle di Sir Lee.
Sono contento che quel buzzurro amico di Sir Anderson oggi me l'abbia ricordato. E' importante ogni tanto ripensarci, scrostare le cicatrici, alimentare l'astio che il tempo tenderebbe a placare.
Mia figlia è stata umiliata e ferita, ha concesso la sua fiducia ad un uomo che non la meritava, e continua a pagare ogni giorno per il suo errore. Non si lamenta, non piange mai, lavora con dedizione e riserva ai suoi familiari un affetto inesauribile. Eppure i suoi occhi oggi, quando quell'uomo enorme e arrogante l'ha offesa, non sono riusciti a nascondere il dolore che prova, il rimpianto.

Prego gli Dei che Lynn trovi presto un brav'uomo onesto disposto a sposarla. Un uomo che cancelli dal suo viso la tristezza, che riconosca in lei la persona buona e generosa che è, e che non la tradisca, non la abbandoni, non le faccia mancare nulla.

Ma prego anche che questi nobilotti vili e fanfaroni conoscano le lacrime, conoscano il dolore e la solitudine, sappiano cosa vuol dire vedere una persona cara che soffre e non poter fare nulla per aiutarla.

Prego che la scontino, che paghino per quel che hanno fatto a noi, povera gente onesta.

Accidenti a loro. Prego che la paghino con tutti gli interessi.

Tre Stelle - Immagine 1

scritto da Mastro Luke , 11:28 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
2 ottobre 517
Sabato 24 Maggio 2008

dimenticare

Dovrei essere felice, sollevato, dovrei sentirmi finalmente libero - e soltanto libero - da un incubo durato più di un anno.
L'odore di quel vento, il colore del cielo tanto denso da confondersi con l'acqua, i riflessi della sua luce innaturale e senza origine... sbiadiscono poco a poco nella mia mente. Ne sono fuori adesso.
Grazie agli Dei che ci hanno protetto, grazie al coraggio di Solice, grazie alle preghiere di Padre Vulcano, è tutto finito bene. Non resta che consegnare questi schizzi, tutti i disegni che ho fatto per conto dell'Inquisizione, e metterci una pietra sopra, tornare a Laon, alla mia vita.
Avevo seppellito qualcosa del mio cuore in quella valle malsana, e quel pezzetto di cuore è stato trovato, scavato, tirato fuori e bruciato. Non esiste più adesso e non ho più alcun legame con quel luogo.

Eppure stamattina mi sono svegliato col sapore del sangue in bocca, e subito mi sono tornate in mente immagini feroci e morbose che avrei voluto cancellare.
Forse è stata la visita, ieri, di Solice, a risvegliarmi simili ricordi. Ho riconosciuto il gusto del sangue ed il cuore ha iniziato a battermi all'impazzata, e soltanto dopo qualche momento ho capito che mi ero semplicemente morso il labbro, e che il sangue che sentivo era il mio.
Che gli dei mi perdonino...
E poi ci sono queste poche note che mi perseguitano. Sottili, simili a campanellini. Non so perchè, ma sento che riguardano Solice, che riguardano quel "mondo", la mia valle dove non tornerò più.

Non posso continuare a macerarmi nella nostalgia di un luogo che per me non esiste più. Non posso indugiare in ricordi malsani e alimentare la fiamma più oscura della mia anima. Sono un uomo libero, e da uomo libero devo vivere.
Perchè la parola "libero" somiglia così tanto alla parola "solo"?


scritto da Benton , 07:36 | permalink | markup wiki | commenti (0)