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Lucius Mahen
 
creato il: 03/08/2007   messaggi totali: 73   commenti totali: 80
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26 novembre 517
Venerdì 23 Agosto 2019

Hail to the Chief



"Ecco là... altro pupazzo!"

"Io taglia testa, che non sai mai: testa tagliare, rimorsi non avere!".

"Rimorsi... E neanche morsi!"

"AH AH AH! Buono scherzo, questo tuo."

L'unica cosa positiva di questo freddo micidiale è che sembra infastidire sia i Kreepar che i Risvegliati. I primi ormai non si vedono quasi più, la maggior parte di loro è interrata nelle tane sotterranee che hanno accuratamente riempito di cibo: due giorni fa ci è capitato di scoperchiare per caso una delle loro orribili dispense mentre scavavamo i nostri giacigli... davvero un brutto spettacolo.

Quanto ai morti che camminano, tutti quelli che commettono l'errore di marciare durante la notte diventano statue di ghiaccio. E visto che alla maggior parte di loro il cervello non funziona, queste lande si sono riempite di pupazzi di neve. Per fortuna non ci sono bambini, altrimenti sarebbe un problema impedir loro di conficcare carote e bottoni dentro quei visi putrefatti e sbiancati. Anche perché, stando a quanto ci hanno detto, con lo scioglimento dei ghiacci torneranno per l'ennesima volta in vita. A meno che...

...SZOCK!

"Bel colpo! Tu barbiere nato!".

"Tu parla ancora un pò, così tua lingua diventa pupazzo e io taglia pure lei!".

... A meno che non vengano decapitati, come Aiden ha ordinato di fare. Decapitare pupazzi di neve e parlare la lingua del Continente anche quando siamo tra noi, così da poter comunicare con gli indigeni anche senza di lui. O di me. Due compiti che Tasso e Istrice stanno svolgendo con il massimo dell'impegno e tanta buona volontà.

Tra pochi giorni saranno quattro mesi esatti dal giorno in cui mi è stato ordinato di prendere parte a questa spedizione. Un incarico del Comandante Barun in persona, come mi è stato detto dal mio sergente. "Un'opportunità unica per un soldato semplice come te, specie considerando che non sei più nel fiore degli anni... E che parli la lingua di questi merdosi".

Già, questi merdosi. Tha Flath an dha Foireann: un giovane principe in cerca di gloria e la sua ciurma, un manipolo di fedelissimi pronti a dare la vita pur di riportarlo a casa tutto intero. Un traguardo che si allontana ad ogni passo che facciamo, considerando qual è la nostra meta. Ma a Aiden, come sempre, questo non sembra importare: eccolo lì, dieci metri davanti a me nonostante non abbia la minima idea di dove andare, intento a scrutare l'orizzonte alla ricerca del suo prossimo duello mortale.

"Tu sicuro di strada? Perché innanzi, solo nebbia".

"La nebbia è un buon segno", dico mentre scruto per l'ennesima volta la Mappa del Problema. O per meglio dire, lo schizzo grazie al quale siamo riusciti ad arrivare fin qui: poco più di uno scarabocchio, se paragonato a quel capolavoro di cartografia che ci ha mostrato Kailah, ma più che sufficiente per chi, come me, ha girato queste lande quando erano ancora vivibili. "Il posto che stiamo cercando è quasi interamente coperto di nebbia".

"Aspetta... C'è qualcosa, tra nebbia".

"Altri pupazzi di neve", esclama Malaminn, sbuffando. "Tasso, Mangusta, c'è altro lavoro per voi". Fino a pochi giorni fa era quella che parlava peggio, ma sta facendo grandi progressi: è l'unica ad aver capito come funzionano i verbi e dove mettere gli articoli.

Aiden è rimasto fermo, scrutando la nebbia. Quando lo raggiungo e alzo gli occhi verso dove guarda, capisco che non sono pupazzi.

"Mappa di Kailah parlava di colonne: ci siamo?"

Annuisco. "Ci siamo".

Incredibilmente, io ci sono già stato. Era un giorno imprecisato dell'estate di 3 anni fa, la Compagnia dei Randagi era stata ingaggiata per uno strano spettacolo organizzato da un Dominus di queste parti in omaggio al luogo di sepoltura dei suoi presunti antenati. Ricordo che pensai che era un bene che fossero morti, altrimenti lo avrebbero certamente fatto a pezzi: solo un pazzo o un idiota può organizzare spettacoli nei luoghi di sepoltura. Ironia della sorte, magari si sono risvegliati e lo hanno fatto a pezzi davvero. Fatto sta che la compagnia aveva bisogno di soldi, quindi ci prestammo a prendere parte a quello scempio. Ma non tutto il male viene per nuocere: se non altro so che quello di fronte a noi è l'ingresso.

"Chief e la Mantide", esclama Aiden mentre facciamo gli ultimi passi verso quella costruzione antica e imponente. Li vuole entrambi: il guardiano e la sua regina, così se li immagina. E' convinto che, se ci dimostreremo degni del primo, la seconda si risolverà a concederci udienza. E magari anche altro, stando a come funzionano le storie che crea la sua fervida immaginazione. Al tempo stesso, non si può negare che Aiden possieda un talento straordinario nel trasformare le sue più ardenti fantasie in realtà: come si fa a non affezionarsi a una persona così testarda da convincere persino un Wyrm a trascinarsi fuori dalle pagine del Khal-Valàn per venire a svolazzare sopra la sua testa? Forse è davvero un predestinato, come sembrano essere convinti i suoi: non mi resta che augurarmelo, vista la situazione.

La mappa di Kailah aveva ragione: c'è qualcosa che non funziona in questo luogo. Le linee sono storte, i colori e le proporzioni sono alterate: sembra di guardare attraverso tanti boccali colmi di birra. O dopo esserseli scolati tutti.

Nel giro di qualche minuto siamo di fronte all'ingresso. Nessun Risvegliato ostacola la nostra avanzata. Judoc scuote la testa a ogni passo, in evidente segno di rassegnazione: sa bene di non poter dissuadere Aiden, ma è fin troppo chiaro che vorrebbe trovarsi in qualsiasi altro posto del Continente. Tuttavia, l'espressione con cui osserva le colonne che si fanno via via più vicine tradisce tutta la sua curiosità.

"Questa costruzione non sembra opera di uomini", esclama Malaminn, guardandosi intorno. Non mi sento di darle torto: chissà qual è la vera storia di questo posto. Chissà cosa ha spinto gli antichi popoli a costruirlo in questo modo... Sempre che sia stata opera loro.

"Prima io", esclama Aiden, giunto di fronte all'entrata, serrando le mani sull'elsa delle sue falcate. Sappiamo tutti che una parte di lui vorrebbe sfidare l'entità che sappiamo difendere questo ingresso in singolar tenzone: per fortuna, stavolta non c'è Kailah o qualche altra fanciulla del Continente da impressionare. Ne abbiamo parlato a lungo, e siamo tutti d'accordo che Aiden metterà da parte il suo istinto temerario e farà tesoro della ineffabile tattica di guerra del sommo Balor, il leggendario guerriero dal sangue per metà umano e per metà divino che guidò le armate Fomori contro Macha, Agath e Nèmai, le temibili figlie di Ernmas:

Lear achrann tri.

Tantissimi contro tre.

L'ingresso sembra deserto. Qualsiasi cosa sia ad atterci là dentro, non farà un passo finché non varcheremo quella soglia.

Guardo Judoc: "Senti qualcosa, per caso?" A quanto pare, è in grado di sentire i pericoli imminenti.

"Altroché", mi dice con una smorfia. "Ci attende grande battaglia".

Ecco: perfetto.

"Tabhair dom do! Ruthar aghaidh!" Grida Aiden, sguainando le lame.

"Sibh Céile, Muid Cèile!" Gli fanno eco tutti: e via a correre. Mentre estraggo la spada e mi precipito all'interno, diretto verso morte certa, rifletto sulla profonda inadeguatezza di questo scairt nei confronti dell'avversario che stiamo per affrontare: se capisse la nostra lingua, si farebbe di certo un sacco di risate.

Avanti, dunque: ruthar aghaidh, attacco frontale!


Slaine - Immagine
scritto da Slaine , 02:04 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
1 Novembre 517
Mercoledì 13 Giugno 2018

Samhain



Keynes - Immagine

La manciata di metri che ancora mi separa dalla sommità del promontorio è particolarmente faticosa. Ogni roccia di quest'isola reagisce alla mia presenza, ogni passo che faccio è accompagnato da un lamento costante che risuona nella mia testa. La sacralità della città che un tempo mi diede i natali oggi non conta più: la terra per cui combatto è la prima a volermi morto. Avanzo lentamente, lasciando che i suoi anatemi ancestrali travolgano i miei sensi. Non è l'isola a bramare la mia fine, ma la natura stessa: è questo il messaggio scandito dal Vento del Nord mentre sferza il mio mantello con la furia vendicativa di un'amante tradita.

L'acqua del lago reagisce al mio arrivo, increspandosi e facendosi torbida. Mi torna in mente la leggenda del Khal-Valan che narra di come Isnamroth, poco prima di condurre i suoi uomini contro le armate di Kurgoth, si fermò a riposare presso le rive di un lago: fu l'impossibilità di vedere il suo riflesso in quelle acque limpide a fargli capire che sarebbe morto di lì a poco. Chissà se in quella circostanza vide anche lui una macchia indistinta o se, distrutto dai rimorsi per aver ucciso suo fratello e abbandonato sua figlia nelle mani di un fabbro forestiero, non era più in grado di riconoscere il suo stesso volto.

Cammino sul crinale volgendomi verso oriente, incrociando con lo sguardo i raggi del sole. Di fronte a me, silenziose e inerti, si stagliano le valli e le lande di Feith. Allargo le braccia e respiro, lasciando che il richiamo riecheggi silenzioso. Non sono che un semplice soldato, oggi come allora: per questo sono nato e così morirò, così come tutti i miei compagni hanno fatto prima di me. Il vessillo che porto sulle spalle è lo stesso che avevano loro... lo stesso di sempre.

I primi corpi divorati dalla progenie reietta di Shaalaren si accingono a immergersi tra le rive del fiume: le file ordinate in cui si dispongono ricordano le parate militari in onore del Duca. Alcuni di loro erano soldati, altri artigiani, pastori o pescatori. A differenza di quanto accade a sud, nessuno di loro è stato ucciso dal morbo: sono morti per mano o per decisione umana. Per loro il Risveglio non è che l'occasione di rispondere a chi li ha sterminati rivolgendogli contro le sue stesse armi. Vederli avanzare dipinge un accenno di soddisfazione su quello che un tempo era il mio volto e, senza che me ne accorga, diventa parte del richiamo. Posso vederli sorridere, persino da qui: ciò che per me è durato un singolo istante, per loro durerà fino alla morte. Al tempo stesso, quel ghigno vuoto sui loro volti spenti mi riempie di tristezza.

Più in profondità, tra gli abissi del fiume, posso sentire la presenza di alcuni sventurati discendenti della fiera stirpe dei Mermaen, che nelle ere ancestrali dominavano i Mari del Nord e terrorizzavano le genti delle coste: tra poco il Continente avrà notizia del loro Risveglio.

La guerra, quella vera, sta per tornare. L'esercito che ho di fronte marcia senza tamburi, fanfare o vessilli, eppure riesco lo stesso a sentire la sua musica: la Melodia del Risveglio, pronta a opporsi a questo aborto che chiamarono Creazione.

[...]

L'odore della prescelta di Vaalafor si fa sempre più vicino: sfortunatamente, non è venuta sola. Tendo l'arco del Duca: cinque avversari sono parecchi, questa potrebbe essere la mia ultima battaglia. Eppure, a questo punto non ho scelta: manterrò attivo il richiamo, a costo di morire sulle rive di questo lago. E se il destino vorrà spingere il mio sangue nero a intorbidire le sue acque stizzite, farò in modo di mescolarlo a quello della mia rivale.


Annie Volvert - Immagine 4

Avanti, soldato! Sei arrivata fin qui, adesso mi devi dimostrare quanto ci credi. Questa è la frase che mi ha rivolto il Sergente Rock quando lo incontrai per la prima volta, al termine di una corsa a perdifiato su una collina di fronte alla Chela che sembrava non finire mai. Ricordo che arrivai quarta, sconfitta da tre cadetti che sembravano avere il doppio del mio fiato: io ero stremata al punto di non riuscire a respirare, ma Rock pretendeva che facessimo anche a botte... Biath, lo chiamava: gara di corsa e poi combattimento, uno dopo l'altro. Ricordo ancora i loro nomi: Robert, Packo e Mardin, che fu quello contro cui me la dovetti vedere io. "Che fortuna!", esclamò, pensando che avrebbe avuto vita facile. Ce la misi tutta per fargli vedere quanto si sbagliava: anche troppo... io mi feci malissimo al ginocchio, lui si portò i segni dei miei denti sul braccio per due settimane. Rock fu costretto a prenderci a calci, per separarci.

Fu Boar, il quinto ad arrivare, ad aiutarmi a tornare giu. Voleva portarmi in spalla, il fesso: "guarda che ce la faccio..." Lo so che ce la fai, ma che figura ci faccio io? Chissà perché adesso mi vieni in mente proprio tu. Stupido Boar, con tutto il tempo che hai perso con me avresti potuto farti almeno dieci amici in più. Quante volte ti avrò rivolto la parola, in sette mesi? Meno di sette, probabilmente. Eppure, tu eri lì quando... quando...

Oh Dei, non ricordo più un cazzo. Questo promontorio è dieci volte peggio di quella collina, ad ogni passo sento come se la terra mi urlasse in testa. Si, ho capito: fa male anche a me! Non l'ho chiesto io di essere così... O forse sì. Forse il sangue di Mirai ha letto dentro la mia testa che non vedevo l'ora di dimostrare quanto ci credevo e se n'è fregato, dei miei no, grazie, sto bene così, mi piace il ghiaccio, tu non me lo rompere... proprio come faceva Boar. E adesso è morto. Come Gannor, e chissà quanti altri. Ho perso il conto dei compagni che non ce l'hanno fatta... e la colpa è anche di quell'idiota che sventola il mantello sopra di noi sentendosi una specie di Dio.

Ti credi invincibile, vero? Lo so bene, come ti senti. Sono arrivata fin qui per farti vedere che ti sbagli, adesso ti dimostrerò quanto ci credo. Io non posso batterti ma i miei compagni si, hanno solo bisogno di qualcuno che ti tenga un pò impegnato. E tu sei lì, in cima alla collina, pronto a urlare "Che fortuna!" mentre mi scagli addoss...

AAAAAAhhhh! La testaaa... che botta pazzesca... Eppure... non sento niente. E' soltanto il rumore dell'elmo. Sento il vento tra i capelli... Devo fare presto. Le rocce sono scivolose. L'acqua dietro è torbida. Un'altra freccia... Devo coprire la testa... Mancata! Volevi piantarmela in gola questa, eh?

Le urla della terra nella testa si tacciono per un attimo, lasciando spazio a una voce di donna:

"Puoi farcela!"

Claire?

L'arco gigante sparisce, rimpiazzato da spada e daga... come me! La spada saetta nell'aria, pronta a colpire... la vedo! E' più lenta di quello che pensavo. La schivo e la lama si schianta sulle rocce, spaccandosi in mille pezzi.

Posso farcela! La mia spada fende l'aria intorno al mio avversario, mentre lui fende la mia armatura, e credo anche quello che c'è sotto. Ho qualcosa che non va a una gamba... e anche il braccio destro lo sento un pò strano. Ok, forse non posso farcela, dopotutto... Ma la freccia di Kailah, cioè di Luger scagliata da Kailah, sta sfrigolando, e l'odore che arriva alle mie narici mi dice che possiamo farcela! Scommetto che adesso non ti senti più così fortunato, eh? Resterò qui a prendere i tuoi colpi fino a quando non ti scioglierai.

Poi vedo la daga a un palmo dal collo, e capisco che ho due alternative: o lo faccio, o non lo faccio. Quello che Ireena mi ha detto di non fare mai, perché è una cosa che potrò fare una volta soltanto, e poi... mai più.

Se non lo faccio, tra un istante quella lama mi trapasserà la gola. Non vedrò più Colin... e Kailah, e Bohemond, e Sven, ed Engelhaft.

Però... se lo faccio... poi saranno loro a non vedermi più. E io non voglio... non voglio che non mi vedano più. Non ancora!

Se proprio devo morire, voglio che mi ricordino così.

Non lo faccio!

La lama della daga mi scivola sul collo, quindi si perde alla mia sinistra, come inghiottita dal vento. Ce l'ho fatta! Avevi ragione, Claire: sento forte la tua presenza nelle profondità ancestrali della grotta sotto ai miei piedi. Aiutami, dammi un pò della tua forza per... resistere... ancora un pò.

Poi sento... Sento i passi, le voci, i corni di Ghaan che risuonano solenni nell'aria sotto di noi. L'odore di Khzar al di qua del ponte, l'isola che gli urla contro come ha fatto con Keynes e con me. Non va bene, accidenti. Devo dirlo a qualcuno... prima che...

... Colin-


Keynes vs Annie - Immagine
scritto da Keynes, Annie , 00:58 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
12 novembre 517
Giovedì 28 Agosto 2008

La donna senza cuore

Ricordo tutto, Andrè. Ricordo le scale, la penombra, le storie che raccontavi per spaventarmi. Anche questa volta hai provato a farmi paura, per tenermi imprigionata nei tuoi sogni. Ma non sono più la bambina che portava le trecce e ti seguiva ovunque tu volessi, non condivido più i tuoi sogni: ancora non l'hai capito? Ho fatto le mie scelte, e tu le tue... quando sarai pronto ad accettarlo?
"Diventeremo grandi, importanti, al nostro nome si inchinerà tutta Laon..." ricordi? I sogni di gloria, le promesse all'ombra della nostra vecchia torre scalcinata, le mani intrecciate... "Navon... Navon..." Ricordi? O custodisci soltanto i ricordi funzionali al tuo nuovo gioco? Ricordi ancora qualcosa?

No, non è piccolo il prezzo da pagare per quella gloria che ci eravamo promessi. Nè è stato semplice superare la ripugnanza di condividere il talamo con il vecchio barone, come sposa di suo figlio ormai infermo. Ma all'iniziale disgusto si è sostituita una strana simpatia, un misto di compassione e tenerezza per il giovanile entusiasmo che un uomo, che fino a poco tempo fa mi incuteva tanto timore, ha adesso iniziato a infondere in ogni suo tentativo di ingravidarmi, per garantire così una discendenza alla sua stirpe sfortunata.
Ma no, non è proprio simpatia.. con te posso essere sincera. E' orgoglio. L'orgoglio di vedere il Barone che si inchina davanti a me, trepidante come un adolescente, imbarazzato, umiliato nel suo bisogno di me, pronto ad assecondare ogni mio desiderio.
Sono passate soltanto poche settimane, eppure sembra passato un secolo da quando mi sono presentata in udienza da lui con la mia offerta. Ostentavo sicurezza, ma dentro di me tremavo. E invece è andato tutto come volevo, e adesso non resta che aspettare che le visite notturne del mio Signore diano i loro frutti. Prego che avvenga il prima possibile.
Non è certamente il modo più ortodosso, nè il più piacevole o elegante di diventare Baronessa. Ma è la strada che il destino mi ha messo davanti, e sono felice di aver trovato il coraggio di percorrerla.

Quanto al mio ufficiale marito, il povero Rostand è in condizioni orrende. Immobilizzato quasi del tutto, stenta persino a parlare, e ogni volta che prova a farlo sbava in modo disgustoso. Si vede dai suoi occhi che è ancora lucido, e non condivide quello che ha faticosamente definito "sacrilegio". Tuttavia sa di non potersi opporre, e conduciamo vite separate. Le rare volte che incrocio il suo sguardo mi vengono i brividi.
L'unica persona divertente, con cui trascorro gran parte delle mie giornate, è la dama di compagnia della Baronessina.
Lady Emanuelle è stata diseredata ed è, a quanto si mormora, destinata a terminare i suoi giorni in un convento. La sua dama di compagnia è rimasta qui ed è adesso al mio servizio: si chiama Imielle, è una ragazza allegra e sa sempre tutto di tutti. Se non fosse per lei, le giornate durerebbero molto di più. Ti piacerebbe... o forse no, non più... non adesso che hai battuto così forte la testa. E forse non è stata nemmeno quella la botta più forte.

Sono "la donna senza cuore", così mi dicevi... ma come vedi non mi sono dimenticata di te. Appena ho saputo del tuo incidente sono corsa qui a Navon, per sincerarmi che tu non fossi in pericolo di vita. Non lo sei, vero?
La ragazza che ti assiste, Ludmilla, dice che puoi sentirmi. Che capisci quello che ti dico, che sei semplicemente addormentato un po' più profondamente del normale, ma che ti sveglierai presto. Mi chiedo come faccia a saperlo. Dice che riesci a sorridere, che sorridi sempre quando lei ti racconta del villaggio di Luceen, di come procedono bene i lavori. Perchè a me non sorridi, allora? Sul serio quelle catapecchie e quei villici sono più importanti di me?

Sai, ho parlato al Barone di Luceen, come ti avevo promesso. Appena ti rimetterai, sarai ricevuto a Laon e investito della signoria di quel villaggio, che non sarà più necessario tenere nascosto. Il tuo stupido sogno si avvera... grazie a me.
...
Ah, adesso... *adesso* sorridi...
...
Io butterei tutto giù. Darei fuoco a quelle quattro case, scaccerei quei villici come cani randagi... è così Andrè, e tanto più li maledico adesso che ti vedo così pallido in questo letto. Per colpa loro, di quel tetto, di quei travi, di quegli stupidi contadini che non potevano ripararselo da solo. E maledico il fatto che sei un imbecille, un bambino mai cresciuto, un entusiasta... Perchè non usi mai il cervello? Perchè non ti rendi mai conto quando è il caso di smetterla? Perchè?
Anche quando fai il sant'uomo sei e resti un egoista.

E se tu non ti svegliassi più? Quanto assurda sarebbe la mia solitudine?

... non.... non ...

Quello che sto facendo è anche per te, per noi, per la nostra famiglia. Non devi morire adesso, perchè se resisti un altro po' riuscirai a diventare Lord, anche se non te lo meriti. Andrè, perchè adesso mi sembra che non te ne importi niente?
Eppure la meravigliosa luce del potere ha sempre attratto anche te. L'ambizione che ci accumunava... l'orgoglio... dov'è finito il fratello che mi parlava dei nobili, delle guerre e dei tornei? Delle armature splendenti, degli stendardi al vento... dov'è andato quel fratello? Che fine ha fatto?

...

Dopo due giorni socchiudi finalmente gli occhi... con lentezza torni alla vita. Cerco il tuo sguardo.
Mi riconosci, è un barlume, ma non è me che cerchi, non è me che vuoi vicina in questo momento. Sento i tuoi occhi mi oltrepassano, non ti basto. Capisco.
Raggiungo la porta, chiamo Ludmilla, le dico "si è svegliato".
Non faccio in tempo a finire la frase che lei quasi mi spinge per entrare, esultante. Si china accanto al tuo letto, ti prende la mano. Tu ricambi la stretta.
E improvvisamente so tutto.
Non ha senso, non lei, non una persona così insignificante. Eppure è come se il futuro mi passasse davanti, come se tu mi dicessi mille cose, con quello sguardo che mi evita, che cerca gli occhi innocenti - e sciocchi, e infantili - di quella popolana.
E' ora che io vada.
Sei vivo, ti rimetterai. E la prossima volta che ci vedremo sarà a Laon, nel mio palazzo. Quando tu, chissà, forse già sposato a questa insignificante Ludmilla, chiederai udienza al padre del mio sposo, per ottenere il privilegio di essere Dominus di Luceen. Sarò io a permetterti di coronare il tuo stupido sogno. Io che già porterò in grembo il futuro barone di Laon.
Addio, fratello mio. Non abbiamo altro da dirci.

Carmen Navon - Immagine 3 (blog)
scritto da Lady Carmen Navon Beart , 23:56 | permalink | markup wiki | commenti (0)