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16 maggio 519
Lunedì 10 Ottobre 2011
sprechi e ironia
Povera bestia. Metto in conto a loro anche il dispiacere di aver dovuto colpire un così bel cavallo.
Credono forse che io non abbia sentimenti? Eppure si direbbe che non ne abbiano idea, dal modo assai arrogante e sgraziato con cui si comportano.
Di loro so molte cose, chi del resto non le sa?
C'è la Paladina che chiede sempre a tutti di arrendersi, e non vedo proprio l'ora che lo chieda a me. Già pregusto il momento in cui le dirò "sì sì, mi arrendo", e immediatamente dopo la ucciderò.
C'è il Boia, animato da un'apprezzabile sete di sangue, sia pure mal indirizzata, e il suo pericoloso fratello, che mantiene la calma ma non si fa alcuno scrupolo ad uccidere.
Che dire poi del mago, che sembra fare di tutto per cacciarsi in guai sempre peggiori, soltanto per il gusto di sfidare la sorte? La sua sorellastra avvelenatrice sembra essere uscita dal giro, ma prima o poi tornerà a far parlare di sè, con qualche intruglio interessante. Almeno, lo spero.
Infine ci sta la puttanella del Paladino, Shasda sarebbe fiera di lei per come sa infangare le fratine e distrarre la fantasia dei soldati della fede.
Quanto talento sprecato!
Sono gente in gamba, senza paura, senza vergogna e senza coscienza. La rabbia che mi fanno a vederli nello schieramento nemico è sempre maggiore. Uno spreco vergognoso: paladina a parte li recluterei tutti senza pensarci un attimo. E invece tocca ammazzarli.
Cosa peraltro non facile, a quanto pare... in questi anni hanno imparato a vendere molto cara la pelle.
Questo scontro è stato istruttivo. Eccitante, persino. Era da un pezzo che non sentivo il fiato sul collo di un nemico deciso ad uccidermi.
Mi dispiace poco degli uomini di Sir Clark, ragazzino viziato e pieno di "sani principi", bacchettone a modo suo più di un vecchio prete imbalsamato. Non so cosa ne sia stato di lui, ma spero che i corvi banchettino con i suoi intestini.
Sono stati una piccola perdita, che mi ha permesso di apprezzare direttamente il talento delle Spine della Rosa. Sono bravi, dannazione a loro. Spregiudicati e bravi.
Ma possibile che non ci sia modo di coinvolgerli in qualche iniziativa più produttiva? Mi sembra impossibile che debbano semplicemente essere ammazzati...
Sto invecchiando, inizio a dar troppa importanza alla vita umana. Alla mia, prima di tutto.
E vogliamo parlare di quella stupida di Deborah? Poteva continuare a fare la discepola di Kayah.... mi chiedo cosa le sia saltato in mente di volersi unire ai suoi stupratori della Squadra dell'Aquila. Capisco che l'astinenza possa essere una brutta cosa, ma insomma! Un po' di amor proprio....
Comunque le ho suggerito di continuare a tenere i capelli rasati a zero: non è bella, ma se hai la sensazione che sia ancora l'innocente veste bianca di un tempo, può acquistare un po' più di attrattiva. Poca, comunque.
Ecco, da questo punto di vista invece la Paladina non è niente male...
Sprechi su sprechi, ecco l'amarezza che mi lascia questo scontro. Gente che non riconosce la propria vocazione, che incanala ottime energie per scopi patetici.
Io sono un uomo pratico, semplice. Non indugio nella ricerca di piccole soddisfazioni personali, nè lascio che la mia fede mi spinga ad eccedere. Oggi ho riportato una sconfitta che mi ha insegnato molto, e sono tanto fortunato da poterci riflettere su.
Ammazzarli, devo ammazzarli. Daeron su questo punto è stato chiaro, e in fondo ha ragione. Probabilmente l'attacco armi in pugno non è la via migliore, perchè sul campo sono troppo forti. Dovrò inventarmi qualche soluzione più creativa.
La buona notizia è che l'immaginazione non mi manca, e nemmeno la pazienza.
Adesso però bisogna recuperare, riprendere fiato. Devo valutare anche quale possa essere l'utilità residua di Deborah, ora che non abbiamo più bambini in ostaggio bisognosi di cure "materne". Riconosco la sottile ironia di Daeron nel preoccuparsi che i bambini fossero accuditi da una figura femminile. E poi è andato a scegliere proprio un modello di inestimabile virtù come quello di Deborah Savail.
Bisogna saper sdrammatizzare, e in questo lui è maestro. Con tanti dispiaceri, qualche sana risata ci vuole, di tanto in tanto.
E qualche risata ce la faremo davvero, se a Sarthe diventerà Barone Sir Amos e a Anthien Lord Albert. In fondo questa storia della pace tra baronie non mi aveva mai convinto, non c'è proprio niente di interessante nella pace.
Niente di interessante, davvero.
La pace è oltremodo noiosa.
...
Credono forse che io non abbia sentimenti? Eppure si direbbe che non ne abbiano idea, dal modo assai arrogante e sgraziato con cui si comportano.
Di loro so molte cose, chi del resto non le sa?
C'è la Paladina che chiede sempre a tutti di arrendersi, e non vedo proprio l'ora che lo chieda a me. Già pregusto il momento in cui le dirò "sì sì, mi arrendo", e immediatamente dopo la ucciderò.
C'è il Boia, animato da un'apprezzabile sete di sangue, sia pure mal indirizzata, e il suo pericoloso fratello, che mantiene la calma ma non si fa alcuno scrupolo ad uccidere.
Che dire poi del mago, che sembra fare di tutto per cacciarsi in guai sempre peggiori, soltanto per il gusto di sfidare la sorte? La sua sorellastra avvelenatrice sembra essere uscita dal giro, ma prima o poi tornerà a far parlare di sè, con qualche intruglio interessante. Almeno, lo spero.
Infine ci sta la puttanella del Paladino, Shasda sarebbe fiera di lei per come sa infangare le fratine e distrarre la fantasia dei soldati della fede.
Quanto talento sprecato!
Sono gente in gamba, senza paura, senza vergogna e senza coscienza. La rabbia che mi fanno a vederli nello schieramento nemico è sempre maggiore. Uno spreco vergognoso: paladina a parte li recluterei tutti senza pensarci un attimo. E invece tocca ammazzarli.
Cosa peraltro non facile, a quanto pare... in questi anni hanno imparato a vendere molto cara la pelle.
Questo scontro è stato istruttivo. Eccitante, persino. Era da un pezzo che non sentivo il fiato sul collo di un nemico deciso ad uccidermi.
Mi dispiace poco degli uomini di Sir Clark, ragazzino viziato e pieno di "sani principi", bacchettone a modo suo più di un vecchio prete imbalsamato. Non so cosa ne sia stato di lui, ma spero che i corvi banchettino con i suoi intestini.
Sono stati una piccola perdita, che mi ha permesso di apprezzare direttamente il talento delle Spine della Rosa. Sono bravi, dannazione a loro. Spregiudicati e bravi.
Ma possibile che non ci sia modo di coinvolgerli in qualche iniziativa più produttiva? Mi sembra impossibile che debbano semplicemente essere ammazzati...
Sto invecchiando, inizio a dar troppa importanza alla vita umana. Alla mia, prima di tutto.
E vogliamo parlare di quella stupida di Deborah? Poteva continuare a fare la discepola di Kayah.... mi chiedo cosa le sia saltato in mente di volersi unire ai suoi stupratori della Squadra dell'Aquila. Capisco che l'astinenza possa essere una brutta cosa, ma insomma! Un po' di amor proprio....
Comunque le ho suggerito di continuare a tenere i capelli rasati a zero: non è bella, ma se hai la sensazione che sia ancora l'innocente veste bianca di un tempo, può acquistare un po' più di attrattiva. Poca, comunque.
Ecco, da questo punto di vista invece la Paladina non è niente male...
Sprechi su sprechi, ecco l'amarezza che mi lascia questo scontro. Gente che non riconosce la propria vocazione, che incanala ottime energie per scopi patetici.
Io sono un uomo pratico, semplice. Non indugio nella ricerca di piccole soddisfazioni personali, nè lascio che la mia fede mi spinga ad eccedere. Oggi ho riportato una sconfitta che mi ha insegnato molto, e sono tanto fortunato da poterci riflettere su.
Ammazzarli, devo ammazzarli. Daeron su questo punto è stato chiaro, e in fondo ha ragione. Probabilmente l'attacco armi in pugno non è la via migliore, perchè sul campo sono troppo forti. Dovrò inventarmi qualche soluzione più creativa.
La buona notizia è che l'immaginazione non mi manca, e nemmeno la pazienza.
Adesso però bisogna recuperare, riprendere fiato. Devo valutare anche quale possa essere l'utilità residua di Deborah, ora che non abbiamo più bambini in ostaggio bisognosi di cure "materne". Riconosco la sottile ironia di Daeron nel preoccuparsi che i bambini fossero accuditi da una figura femminile. E poi è andato a scegliere proprio un modello di inestimabile virtù come quello di Deborah Savail.
Bisogna saper sdrammatizzare, e in questo lui è maestro. Con tanti dispiaceri, qualche sana risata ci vuole, di tanto in tanto.
E qualche risata ce la faremo davvero, se a Sarthe diventerà Barone Sir Amos e a Anthien Lord Albert. In fondo questa storia della pace tra baronie non mi aveva mai convinto, non c'è proprio niente di interessante nella pace.
Niente di interessante, davvero.
La pace è oltremodo noiosa.
...
12 febbraio 519
Lunedì 27 Giugno 2011
... l'ultimo sguardo.
Non hai nemmeno alzato gli occhi mentre ti passavo davanti. Non mi hai neppure guardata.
Bel fratello che sei.
Forse è perchè ti vergogni, perchè sai che è colpa tua, che è tutta colpa tua.
Fino all'ultimo giorno, è sempre stata tutta colpa tua.
Le prigioni del Castello del Leone sono scavate nella roccia della collina, accessibili solo per una scaletta stretta e scivolosa sotto la Torre della Guardia.
La prima volta che sono scesa a far visita a mio fratello, al mattino del 16, lui stava camminando avanti e indietro nella sua cella.
Mi ha vista subito.
"Carmen! Che sta succedendo! Fammi uscire da qui!"
"Con calma, Andrè... con calma"
Sono rimasta in piedi a poca distanza dalla grata metallica della sua cella a osservarlo.
"Perchè sei venuto a farmi visita, proprio oggi? Dopo aver rifiutato così tanti inviti..."
"Cosa sta succedendo in città? Perchè il Barone ha bloccato le porte?"
Scuoto il capo. "Non è stato il Barone a chiudere le porte, ma la Guardia Civica".
"La Guardia Civica? Ma che dici... non capisco... per quale ragione avrebbe dovuto...". Ma subito si interrompe, pensa a qualcosa, poi mi guarda. "Cosa è successo, Carmen? Dimmi la verità".
C'è qualcosa nel suo sguardo che mi incute timore. Non è il solito Andrè: è come se in lui vivesse adesso una consapevolezza nuova. Che abbia finalmente capito?
Lascio che un brivido di incertezza e di speranza mi percorra la schiena, poi scuoto il capo.
"Non sei venuto per me, quindi?"
"Basta con questi giochetti, Carmen, fammi uscire da qui".
"E se ti faccio uscire tu che cosa farai?" Mi avvicino alle sbarre, gli sorrido.
"Fammi uscire da qui, e ti prenderò con me, torneremo insieme alla Torre di Navon, io e te soltanto, e poi..."
La sua voce irritata spezza il mio sogno: "fammi uscire da qui. Ho delle cose importanti che mi aspettano."
"Risposta sbagliata, fratello mio. Tornerò presto".
Incurante dei suoi richiami, torno alle scale e salgo di sopra, nelle mie stanze, col cuore pesante.
Mi chiedo cosa abbia scoperto su di me, quanto avanti siano andate le sue indagini interiori.
Fino a che punto si è spinta la tua determinazione di toccare la verità?
La verità sono io, non hai che da allungare una mano.
Passano giorni convulsi e sanguinosi, seguo gli eventi dal Castello. La rivolta della Cattedrale del Sole Nero, l'arrivo dell'Inquisizione, l'assedio del nostro stesso Castello.
Il Barone è sempre più confuso, si rifugia in me cercando una guida, un conforto. Ed io lo rassicuro, andrà tutto bene.
Ma ogni giorno percorro silenziosamente le scalette scivolose fino alle prigioni, e resto in attesa di una rassicurazione a mia volta. Andrà tutto bene?
Mio fratello non si accorge di me, resto indietro, lo spio dalla cella adiacente. Lo guardo mentre cammina avanti e indietro, mentre siede con la testa tra le mani, mentre prega.
Prego anche io, a mio modo, insieme a lui. Invoco il suo nome come una liberazione, come l'unica via di fuga dalle pareti di pietra che imprigionano entrambi.
"Andrè... Andrè..."
... ed ecco che lui mormora qualcosa, tra le labbra secche per la sete. Un nome.... il.... il mio nome?
"Ludmilla...".
Una pugnalata al cuore non avrebbe potuto arrecarmi più dolore.
Abbraccia tuo nipote, stupido di un Andrè, abbraccialo e forse sentirai ancora battere il cuore di quella bigotta. Piangi adesso?
Sento la tensione nel tuo respiro, così vicino a me oltre la parete fredda. Ludmilla, Ludmilla, chiami ancora, e poi.... e poi Carmen.
Ho un tuffo, un brivido. Carmen...
"Carmen! Scendi giù! Vieni Carmen! Carmeeeen!! Guardieee! Chiamatemi mia sorellaaa!"
Grida ancora, grida forte, ignaro che tutte le guardie del castello sono sugli spalti e aspettano da un momento all'altro l'attacco dell'esercito del Duca.
Aspetto qualche istante, poi esco dalle ombre e mi paleso a lui.
"Carmen"
Mi guarda incredulo, forse pensa di sognare. "Sei tu?"
Avanzo, annuisco, appoggio le mani sulle sbarre.
"Carmen..."
Si alza in piedi velocemente e viene a toccarmi le mani.
Andrè... erano anni che non sentivo le tue mani sulle mie. Stringi, stringi forte.
"Andiamocene, Carmen.... fuggiamo a Navon... nella nostra torre..."
Ma di nuovo mi ferisce. Aggancia i miei occhi con i suoi, stringe le mani sulle mie mani e mi fissa, spiritato.
"Sei stata tu. Sei stata tu, Carmen? Sei stata tu ad ucciderla? Devi dirmelo!"
Provo a ritrarre le mani, ma la sua stretta è troppo forte.
"Andrè, io..."
"Sei stata tu? Dimmi che non è vero, se ne hai il coraggio."
Resto in silenzio a guardarlo, mentre gli occhi mi si riempiono di lacrime.
"L'ho fatto... per te" mormoro tra le labbra.
Lui non mi sente e continua a fissarmi. Quanto è diverso adesso dall'Andrè che ho sempre adorato. Scavato, stanco, duro. Le mani stringono talmente sulle mie, schiacciandole contro le sbarre della cella, che sento il ferro freddo che mi penetra nella pelle, nelle ossa.
"Sei... un mostro".
Chiudo gli occhi.
ti amo... ti amo... ti amo...
Dall'alto si sente un tonfo tremendo, un suono sordo di qualcosa che viene scagliato con violenza sulle mura. L'attacco è iniziato.
"Che coraggio hai, Andrè, a chiamarmi mostro! Tu che mi hai abbandonata sulla via della rovina e che hai preferito a me quattro baracche popolate da villici. Per anni sei stato il mio maestro in tutto e ora di colpo inizi a fare il sant'uomo? Con che coraggio, eh?"
"Sei pazza, Carmen! Cosa c'entrano le nostre ragazzate con... tutto questo. Fammi uscire, arrenditi... e qualsiasi cosa stia succedendo a questo castello, forse non è ancora troppo tardi per rimediare..."
Un altro tonfo dall'alto fa tremare la roccia.
"Non c'è più tempo, Andrè. E' tutto finito".
Mio fratello mi guarda con gli occhi spalancati e furibondi. "Fammi uscire ti ho detto!"
Scuoto il capo e mi chino a baciargli le mani, strette sulle mie. Subito le ritrae, liberandomi.
Arretro di un passo massaggiandomi i polsi dolenti.
"Vattene allora, sparisci dalla mia vista, mi disgusti".
Mi disgusti.
Saranno queste le ultime parole che sentirò pronunciare da mio fratello?
A giorni di distanza, caduto il Castello, sono io prigioniera dell'Inquisizione. La rabbia e il rimpianto si alternano nel mio cuore, e mi domando se i doni che la Dea mi ha promesso saranno sufficienti a tirarmi fuori dai guai. Inizio purtroppo a dubitarne.
La morte sulla pubblica piazza, ecco cosa mi attende. E mi chiedo... anche allora Andrè distoglierà lo sguardo? Anche allora resterà in disparte, lontano, e farà finta di non sentire le mie grida disperate?
Oppure finalmente si renderà conto di cosa ha perduto, e piangerà insieme a me?
Bel fratello che sei.
Forse è perchè ti vergogni, perchè sai che è colpa tua, che è tutta colpa tua.
Fino all'ultimo giorno, è sempre stata tutta colpa tua.
Le prigioni del Castello del Leone sono scavate nella roccia della collina, accessibili solo per una scaletta stretta e scivolosa sotto la Torre della Guardia.
La prima volta che sono scesa a far visita a mio fratello, al mattino del 16, lui stava camminando avanti e indietro nella sua cella.
Mi ha vista subito.
"Carmen! Che sta succedendo! Fammi uscire da qui!"
"Con calma, Andrè... con calma"
Sono rimasta in piedi a poca distanza dalla grata metallica della sua cella a osservarlo.
"Perchè sei venuto a farmi visita, proprio oggi? Dopo aver rifiutato così tanti inviti..."
"Cosa sta succedendo in città? Perchè il Barone ha bloccato le porte?"
Scuoto il capo. "Non è stato il Barone a chiudere le porte, ma la Guardia Civica".
"La Guardia Civica? Ma che dici... non capisco... per quale ragione avrebbe dovuto...". Ma subito si interrompe, pensa a qualcosa, poi mi guarda. "Cosa è successo, Carmen? Dimmi la verità".
C'è qualcosa nel suo sguardo che mi incute timore. Non è il solito Andrè: è come se in lui vivesse adesso una consapevolezza nuova. Che abbia finalmente capito?
Lascio che un brivido di incertezza e di speranza mi percorra la schiena, poi scuoto il capo.
"Non sei venuto per me, quindi?"
"Basta con questi giochetti, Carmen, fammi uscire da qui".
"E se ti faccio uscire tu che cosa farai?" Mi avvicino alle sbarre, gli sorrido.
"Fammi uscire da qui, e ti prenderò con me, torneremo insieme alla Torre di Navon, io e te soltanto, e poi..."
La sua voce irritata spezza il mio sogno: "fammi uscire da qui. Ho delle cose importanti che mi aspettano."
"Risposta sbagliata, fratello mio. Tornerò presto".
Incurante dei suoi richiami, torno alle scale e salgo di sopra, nelle mie stanze, col cuore pesante.
Mi chiedo cosa abbia scoperto su di me, quanto avanti siano andate le sue indagini interiori.
Fino a che punto si è spinta la tua determinazione di toccare la verità?
La verità sono io, non hai che da allungare una mano.
Passano giorni convulsi e sanguinosi, seguo gli eventi dal Castello. La rivolta della Cattedrale del Sole Nero, l'arrivo dell'Inquisizione, l'assedio del nostro stesso Castello.
Il Barone è sempre più confuso, si rifugia in me cercando una guida, un conforto. Ed io lo rassicuro, andrà tutto bene.
Ma ogni giorno percorro silenziosamente le scalette scivolose fino alle prigioni, e resto in attesa di una rassicurazione a mia volta. Andrà tutto bene?
Mio fratello non si accorge di me, resto indietro, lo spio dalla cella adiacente. Lo guardo mentre cammina avanti e indietro, mentre siede con la testa tra le mani, mentre prega.
Prego anche io, a mio modo, insieme a lui. Invoco il suo nome come una liberazione, come l'unica via di fuga dalle pareti di pietra che imprigionano entrambi.
"Andrè... Andrè..."
... ed ecco che lui mormora qualcosa, tra le labbra secche per la sete. Un nome.... il.... il mio nome?
"Ludmilla...".
Una pugnalata al cuore non avrebbe potuto arrecarmi più dolore.
Abbraccia tuo nipote, stupido di un Andrè, abbraccialo e forse sentirai ancora battere il cuore di quella bigotta. Piangi adesso?
Sento la tensione nel tuo respiro, così vicino a me oltre la parete fredda. Ludmilla, Ludmilla, chiami ancora, e poi.... e poi Carmen.
Ho un tuffo, un brivido. Carmen...
"Carmen! Scendi giù! Vieni Carmen! Carmeeeen!! Guardieee! Chiamatemi mia sorellaaa!"
Grida ancora, grida forte, ignaro che tutte le guardie del castello sono sugli spalti e aspettano da un momento all'altro l'attacco dell'esercito del Duca.
Aspetto qualche istante, poi esco dalle ombre e mi paleso a lui.
"Carmen"
Mi guarda incredulo, forse pensa di sognare. "Sei tu?"
Avanzo, annuisco, appoggio le mani sulle sbarre.
"Carmen..."
Si alza in piedi velocemente e viene a toccarmi le mani.
Andrè... erano anni che non sentivo le tue mani sulle mie. Stringi, stringi forte.
"Andiamocene, Carmen.... fuggiamo a Navon... nella nostra torre..."
Ma di nuovo mi ferisce. Aggancia i miei occhi con i suoi, stringe le mani sulle mie mani e mi fissa, spiritato.
"Sei stata tu. Sei stata tu, Carmen? Sei stata tu ad ucciderla? Devi dirmelo!"
Provo a ritrarre le mani, ma la sua stretta è troppo forte.
"Andrè, io..."
"Sei stata tu? Dimmi che non è vero, se ne hai il coraggio."
Resto in silenzio a guardarlo, mentre gli occhi mi si riempiono di lacrime.
"L'ho fatto... per te" mormoro tra le labbra.
Lui non mi sente e continua a fissarmi. Quanto è diverso adesso dall'Andrè che ho sempre adorato. Scavato, stanco, duro. Le mani stringono talmente sulle mie, schiacciandole contro le sbarre della cella, che sento il ferro freddo che mi penetra nella pelle, nelle ossa.
"Sei... un mostro".
Chiudo gli occhi.
ti amo... ti amo... ti amo...
Dall'alto si sente un tonfo tremendo, un suono sordo di qualcosa che viene scagliato con violenza sulle mura. L'attacco è iniziato.
"Che coraggio hai, Andrè, a chiamarmi mostro! Tu che mi hai abbandonata sulla via della rovina e che hai preferito a me quattro baracche popolate da villici. Per anni sei stato il mio maestro in tutto e ora di colpo inizi a fare il sant'uomo? Con che coraggio, eh?"
"Sei pazza, Carmen! Cosa c'entrano le nostre ragazzate con... tutto questo. Fammi uscire, arrenditi... e qualsiasi cosa stia succedendo a questo castello, forse non è ancora troppo tardi per rimediare..."
Un altro tonfo dall'alto fa tremare la roccia.
"Non c'è più tempo, Andrè. E' tutto finito".
Mio fratello mi guarda con gli occhi spalancati e furibondi. "Fammi uscire ti ho detto!"
Scuoto il capo e mi chino a baciargli le mani, strette sulle mie. Subito le ritrae, liberandomi.
Arretro di un passo massaggiandomi i polsi dolenti.
"Vattene allora, sparisci dalla mia vista, mi disgusti".
Mi disgusti.
Saranno queste le ultime parole che sentirò pronunciare da mio fratello?
A giorni di distanza, caduto il Castello, sono io prigioniera dell'Inquisizione. La rabbia e il rimpianto si alternano nel mio cuore, e mi domando se i doni che la Dea mi ha promesso saranno sufficienti a tirarmi fuori dai guai. Inizio purtroppo a dubitarne.
La morte sulla pubblica piazza, ecco cosa mi attende. E mi chiedo... anche allora Andrè distoglierà lo sguardo? Anche allora resterà in disparte, lontano, e farà finta di non sentire le mie grida disperate?
Oppure finalmente si renderà conto di cosa ha perduto, e piangerà insieme a me?

10 novembre 518
Sabato 12 Febbraio 2011
Confusione e dubbi
Se il Santuario è di una dea della natura selvaggia, dell'istinto e del piacere, perché il 1 di novembre? Quando mai poi le feste del Signore dei Corvi hanno portato bene agli Evocatori? Non mi sono mai fidata di certe storie. Il Dio Antico, infuriato, non può essere veramente benevolo verso i nostri tentativi. Prova invidia e odio per noi. E fastidio. Ne sono sicura. Il 6 di gennaio avremmo avuto la protezione di Lei. Tutto sarebbe stato più semplice. Tutto avrebbe avuto successo. E Lei avremmo richiamato per prima, con sicurezza, su questa Sarakon ingrigita e ignorante......
Ma Sand non poteva aspettare. Diceva che io non comprendevo. Lui anziano, io giovane e inesperta. Questa collazione io l'ho fatta al meglio. Tra i Luoghi Impuri e le Antiche Religioni. Ma, insisto, bisognava rispettare le feste della Dea che è non è lecito nominare. Lui aveva fretta, una fretta del diavolo, una fretta pazza, perché c'erano cose più grandi di noi all'opera. Impossessarsi del Santuario prima degli altri e fare tutto quello che serviva. Accelerare le pratiche di Bertrand. Stringere ogni tempo.
E non sono stata brava forse? Capire i Luoghi Impuri è forse facile? Discernere l'esegesi degli scolii nel commentario? Imparare a memoria e mettere in pratica senza errori? "Basta la minima imprecisione..." recitava quella chiosa, malevola.
Maestro mio, forse ci siamo sottovalutati a vicenda.... A te chi ci fosse dietro allo Schermo forse non interessava nulla: uno degli Antichi vale l'altro. Eppure non è così. L'ho sempre pensato e sentito. La Grande Dea si poteva piegare con gli artifizi dell'Evocazione, sedurla e farsi sedurre. Lei e le sue pàredre. Ma quell'oscuro Demone che ci tormentava........no. Era in agguato, aspettava l'occasione propizia e noi gliela abbiamo data. "Va' avanti", avresti detto. "Non ti spaventare come una bambina. Ogni meta è quella vittoriosa. La palingenesi è domani. I deboli saranno rovesciati. I forti, finalmente, vinceranno". Ed io, Maestro Sand, io, sono veramente tra i forti?
"La benedizione di un immenso Yoki", come tu la chiamavi, con ammirazione e (lo so) con invidia, mi sarebbe bastata per sopravvivere e per trionfare il giorno della palingenesi? Sfidando e piegando quel Demone violento e inquieto, ne ho dubitato. Forse, Maestro Sand, è perché tu con Costoro non ti sei mai veramente confrontato? Una filosofia senza esperienza quante probabilità ha di essere fallace? Lui diceva di essere il Signore di questa Terra, di poterla calcare con i suoi piedi di bronzo. Lui sì che aveva un immenso Yoki. E mi disprezzava, come tu Maestro Sand disprezzi, disprezzavi, i deboli. Lui che era immensamente più forte di te, di me, di noi.
Oggi Lui mi ha legata a sé, mi fa dimenticare le feste della Grande Dea, mi desidera, perché desidera la chiave che ho, la chiave che aprirà la sua porta. Mi ha graziata. Mi ha beneficata. Mi ha salvata da morte sicura. Perché mi vuole viva. Lui sa che in questo tempo, per lui un attimo della Sua esistenza immortale, io, io sola forse, ho la chiave. Perché Lui vuole tornare. Ma a fare che? Questo non mi è dato saperlo. E troppa potenza mi incute timore. Questo grande e feroce potere attenua la forza della sua blandizie...fino al nulla. Oltre le Sue stesse aspettative, sa incutere solo paura.
E, poi, quanto male. Quanto orrore. Perché? Ragazze innocenti e morti estratti dalle tombe. Se ha un senso, tutto è lecito. Ma ha un senso? E poi? Se non avesse senso? Se non avesse avuto senso? Avremmo richiamato Lui, il Signore di quella terra, come si chiamava. Il Grande Fabbro. Avrebbe calcato la terra. Evocato da un sacrificio. E che sacrificio.... "Quando giungerai al lembo estremo della tua pazienza e della tua arte involuta, della mia arte involuta; quando dalle infinite trasparenze del velo scorgerai le fattezze dell'Ombra, un'ultima impurità ti squarcerà quella debole placenta e il feto della tua creazione investirà il mondo inferiore. Sangue consacrato inumidirà il ritorto tessuto. L'Occhio Malevolo si volgerà verso il tuo Luogo. Gratitudine e benevolenza....". Con la nota dell'anonimo commentatore: "un consacrato alla Luce; un sacerdote o un paladino. Ma beneficato dalla Fede. Non una veste senza sostanza. Con questo inumidirai il Luogo, sì da renderlo impuro". "Là dove c'è forza dell'evocando e sostanza del contaminabile", ancora Bertrand con la sua prosa sorprendente. La forza della Dea e la sostanza di Pyros, il contaminabile. Il Santuario di Oulpianòs e l'opera benemerita dei Turniani con i loro templi dappertutto. Così adatti per quello che dovevo fare io.....
Ma il consacrato.....
Rimasti soli, chi poteva essere? Quella ragazza.... Non meritava di morire. No. Ma che potevamo fare? A quel punto. Se si è salvata e sono in fondo contenta, questo che vuol dire? Non lo so. Non lo so. Mi sento tanto sola.
Roland, dove sei? Con quel tuo buon senso, solo offuscato dall'amore. Dove sei? Mi manchi. Forse solo tu potresti ora riportarmi sulla retta via. Retta via. Che cos'è? Se la sarà cavata la mia ingenua controfigura? O Dei. Che faccio? Invoco gli Dei? Povera me. Da chi andrò?
Le Locuste mi aspettano...... Ereditare il ruolo di Marc Sand. Il mio sogno. Ma ha senso? Ha avuto senso? Non lo so. Non lo so.
Roland, dove sei? Ci sarai ancora?
Non lo so....
Ma Sand non poteva aspettare. Diceva che io non comprendevo. Lui anziano, io giovane e inesperta. Questa collazione io l'ho fatta al meglio. Tra i Luoghi Impuri e le Antiche Religioni. Ma, insisto, bisognava rispettare le feste della Dea che è non è lecito nominare. Lui aveva fretta, una fretta del diavolo, una fretta pazza, perché c'erano cose più grandi di noi all'opera. Impossessarsi del Santuario prima degli altri e fare tutto quello che serviva. Accelerare le pratiche di Bertrand. Stringere ogni tempo.
E non sono stata brava forse? Capire i Luoghi Impuri è forse facile? Discernere l'esegesi degli scolii nel commentario? Imparare a memoria e mettere in pratica senza errori? "Basta la minima imprecisione..." recitava quella chiosa, malevola.
Maestro mio, forse ci siamo sottovalutati a vicenda.... A te chi ci fosse dietro allo Schermo forse non interessava nulla: uno degli Antichi vale l'altro. Eppure non è così. L'ho sempre pensato e sentito. La Grande Dea si poteva piegare con gli artifizi dell'Evocazione, sedurla e farsi sedurre. Lei e le sue pàredre. Ma quell'oscuro Demone che ci tormentava........no. Era in agguato, aspettava l'occasione propizia e noi gliela abbiamo data. "Va' avanti", avresti detto. "Non ti spaventare come una bambina. Ogni meta è quella vittoriosa. La palingenesi è domani. I deboli saranno rovesciati. I forti, finalmente, vinceranno". Ed io, Maestro Sand, io, sono veramente tra i forti?
"La benedizione di un immenso Yoki", come tu la chiamavi, con ammirazione e (lo so) con invidia, mi sarebbe bastata per sopravvivere e per trionfare il giorno della palingenesi? Sfidando e piegando quel Demone violento e inquieto, ne ho dubitato. Forse, Maestro Sand, è perché tu con Costoro non ti sei mai veramente confrontato? Una filosofia senza esperienza quante probabilità ha di essere fallace? Lui diceva di essere il Signore di questa Terra, di poterla calcare con i suoi piedi di bronzo. Lui sì che aveva un immenso Yoki. E mi disprezzava, come tu Maestro Sand disprezzi, disprezzavi, i deboli. Lui che era immensamente più forte di te, di me, di noi.
Oggi Lui mi ha legata a sé, mi fa dimenticare le feste della Grande Dea, mi desidera, perché desidera la chiave che ho, la chiave che aprirà la sua porta. Mi ha graziata. Mi ha beneficata. Mi ha salvata da morte sicura. Perché mi vuole viva. Lui sa che in questo tempo, per lui un attimo della Sua esistenza immortale, io, io sola forse, ho la chiave. Perché Lui vuole tornare. Ma a fare che? Questo non mi è dato saperlo. E troppa potenza mi incute timore. Questo grande e feroce potere attenua la forza della sua blandizie...fino al nulla. Oltre le Sue stesse aspettative, sa incutere solo paura.
E, poi, quanto male. Quanto orrore. Perché? Ragazze innocenti e morti estratti dalle tombe. Se ha un senso, tutto è lecito. Ma ha un senso? E poi? Se non avesse senso? Se non avesse avuto senso? Avremmo richiamato Lui, il Signore di quella terra, come si chiamava. Il Grande Fabbro. Avrebbe calcato la terra. Evocato da un sacrificio. E che sacrificio.... "Quando giungerai al lembo estremo della tua pazienza e della tua arte involuta, della mia arte involuta; quando dalle infinite trasparenze del velo scorgerai le fattezze dell'Ombra, un'ultima impurità ti squarcerà quella debole placenta e il feto della tua creazione investirà il mondo inferiore. Sangue consacrato inumidirà il ritorto tessuto. L'Occhio Malevolo si volgerà verso il tuo Luogo. Gratitudine e benevolenza....". Con la nota dell'anonimo commentatore: "un consacrato alla Luce; un sacerdote o un paladino. Ma beneficato dalla Fede. Non una veste senza sostanza. Con questo inumidirai il Luogo, sì da renderlo impuro". "Là dove c'è forza dell'evocando e sostanza del contaminabile", ancora Bertrand con la sua prosa sorprendente. La forza della Dea e la sostanza di Pyros, il contaminabile. Il Santuario di Oulpianòs e l'opera benemerita dei Turniani con i loro templi dappertutto. Così adatti per quello che dovevo fare io.....
Ma il consacrato.....
Rimasti soli, chi poteva essere? Quella ragazza.... Non meritava di morire. No. Ma che potevamo fare? A quel punto. Se si è salvata e sono in fondo contenta, questo che vuol dire? Non lo so. Non lo so. Mi sento tanto sola.
Roland, dove sei? Con quel tuo buon senso, solo offuscato dall'amore. Dove sei? Mi manchi. Forse solo tu potresti ora riportarmi sulla retta via. Retta via. Che cos'è? Se la sarà cavata la mia ingenua controfigura? O Dei. Che faccio? Invoco gli Dei? Povera me. Da chi andrò?
Le Locuste mi aspettano...... Ereditare il ruolo di Marc Sand. Il mio sogno. Ma ha senso? Ha avuto senso? Non lo so. Non lo so.
Roland, dove sei? Ci sarai ancora?
Non lo so....
8 novembre 518
Lunedì 31 Gennaio 2011
Paura di morire
E' apparsa come una ninfa delle poesie del passato, una Driade tra gli alberi, mentre scrutavo il mio dovere. L'ennesimo dono. Sangue e piacere e vittoria. Folle che sono stato. O Tuo umile servitore? Non potevo fallire. Non potevo rinunciare. L'ho ghermita. Ma lo stregone...... Lo sapevo che sarebbe stato lui a farmi assaporare il sapore della sconfitta. L'ho capito quando ha creato la nube. Troppo vicina. Dannazione, troppo vicina. Per quanto lontano io possa colpire. Gli stregoni mi fanno paura. Non ho vergogna. La paura aiuta a sopravvivere. Anche alle Sorgenti del Tibur. Oh Dèi. Finché si combattono da soli....... Quando ho sentito le rune, un brivido mi è corso sulla schiena. E se ora potesse colpirmi? E se ora non fosse una semplice nube? Infatti..... Uno, due secondi per riflettere. La grotta del vecchio orso. Proteggimi, mia Signora dei boschi e delle foreste! Secondi per correre. Secondi per staccare. Oh, Dea, l'orrore e il dolore. Ho bevuto la mia bile, il mio sangue. La mia gamba.... Cani, poteste morire tutti di stenti. Non so come ho fatto a uscire da lì. Per più di un attimo ho pensato che dovessi morire. La Driade psicopompa mi conduceva alla morte, sinuosa, nel peccato. Bellezza, debolezza e sangue. L'ultimo piacere prima del colpo fatale. Mi hanno braccato come una lepre ferita. Annusando il mio dolore, il puzzo del cuoio che bruciava, come io stesso sarei bruciato. Le frecce proibite. I Denti del Serpente. Ne dovrò rendere conto. Ma la vita, la mia vita, va salvata, ad ogni costo......
Affanno. Mi inseguono ancora? Sì, certo. Assassini. Cani. Loro non sanno che cosa sia la paura e la prudenza. Si giocano il tutto per tutto. Preferiscono morire che restare invendicati. Quanto orrore dovrai ancora sopportare, o mia Signora? Mentre contaminano i tuoi sacri anfratti con le loro evocazioni oscure e le loro volgari benedizioni?
Affanno. Mi inseguono ancora? Sì, certo. Assassini. Cani. Loro non sanno che cosa sia la paura e la prudenza. Si giocano il tutto per tutto. Preferiscono morire che restare invendicati. Quanto orrore dovrai ancora sopportare, o mia Signora? Mentre contaminano i tuoi sacri anfratti con le loro evocazioni oscure e le loro volgari benedizioni?
12 ottobre 518 p.F.
Domenica 7 Novembre 2010
Eccola la bestia maledetta che scaglia ancora il suo martello. Per l'ultima volta su di me. Per fortuna. Colpisci, bastardo, ed evitami così l'umiliazione di sorbire la pietà e la giustizia di quella stolta imbelle che veste gli abiti di Pyros. Non sai il favore che mi fai e non sai che è il favore che cerco. Ma tu sei forza bruta e non puoi capire. Sei come me, in fondo. Neanche io posso capire, ma più agevolmente di altri posso uccidere. E ho ucciso. Come te. Ecco, sento che arriva, dentro questa oscura melassa mortifera che mi ha gettato addosso lo stregone. Abbiamo eccitato la vostra ira con l'odio. E anche se mi sai impotente, non esiterai a colpirmi. E ne godo......Tutto svanisce ormai. La mia sconfitta è amara, ma la mia causa vincerà, lo sento, lo sento ora più che mai. Il vostro mondo si disperderà nell'oblio. Come i miei occhi adesso, per la fine che merito, dentro questa ragnatela che copre almeno la mia vergogna. La vergogna di non aver bevuto il vostro sangue fino all'ultimo sorso, quando ne ho avuto la possibilità........
10 agosto 518
Giovedì 1 Aprile 2010
Per Lady Solice Foucault
Al castello del Leone
Stanco e triste era il Barone
Perchè aimè la sua consorte
Era a un passo dalla morte.
Magro e smunto era il suo volto
In preghiera ormai raccolto
Finchè un'Azzurra Dama
Lieta fece il suo proclama:
"Di tuo figlio il puro cuore
Donami senza timore
Vita lunga e giovinezza
Ti darà la mia carezza"
"No, giammai, strega crudele
Non berrò il tuo nero miele"
Disse fiera la morente
"Che ti venga un accidente!"
La Dama volse lo sguardo
Sul principino testardo
E tosto il brutto male
Lo ridusse a un vegetale.
"Di tua figlia adesso il cuore
Donami senza pudore
Se non vuoi che la sua vita
Sia da subito sfiorita"
"No di nuovo, odiosa bestia
Via da me la tua molestia
Meglio morta che violata
La mia figlia sfortunata"
Ma la bimba di nascosto
Pregò che a qualunque costo
Le venisse risparmiato
Questo calice dannato.
La Dama udì il suo pianto
E le si sedette accanto
Ebbra di compiacimento
Nel placare quel tormento.
"Il tesoro tuo più bello
Guarirà da ogni flagello
Se mi fai il dono fatale:
La tua anima immortale"
"L'anima e il cuore innocente
il mio corpo e la mia mente
Ti affido e ti consegno
Come eterno e sacro pegno"
Notte scende sul castello
Morte coglie il suo balzello
La promessa è stabilita
Ed il prezzo è la mia vita.
Stanco e triste era il Barone
Perchè aimè la sua consorte
Era a un passo dalla morte.
Magro e smunto era il suo volto
In preghiera ormai raccolto
Finchè un'Azzurra Dama
Lieta fece il suo proclama:
"Di tuo figlio il puro cuore
Donami senza timore
Vita lunga e giovinezza
Ti darà la mia carezza"
"No, giammai, strega crudele
Non berrò il tuo nero miele"
Disse fiera la morente
"Che ti venga un accidente!"
La Dama volse lo sguardo
Sul principino testardo
E tosto il brutto male
Lo ridusse a un vegetale.
"Di tua figlia adesso il cuore
Donami senza pudore
Se non vuoi che la sua vita
Sia da subito sfiorita"
"No di nuovo, odiosa bestia
Via da me la tua molestia
Meglio morta che violata
La mia figlia sfortunata"
Ma la bimba di nascosto
Pregò che a qualunque costo
Le venisse risparmiato
Questo calice dannato.
La Dama udì il suo pianto
E le si sedette accanto
Ebbra di compiacimento
Nel placare quel tormento.
"Il tesoro tuo più bello
Guarirà da ogni flagello
Se mi fai il dono fatale:
La tua anima immortale"
"L'anima e il cuore innocente
il mio corpo e la mia mente
Ti affido e ti consegno
Come eterno e sacro pegno"
Notte scende sul castello
Morte coglie il suo balzello
La promessa è stabilita
Ed il prezzo è la mia vita.
13 maggio 518
Domenica 26 Luglio 2009
Il dolore della contraddizione.
Come possono due cose, entrambe giuste, essere inconciliabili?
Si può essere fedeli a due cause, quando queste si scontrano così drammaticamente? Il giuramento e la fede, l'onore e la pietà divina. I doveri del cavalierato e quelli dell'uomo giusto.
Oggi sono stato costretto a prendere una decisione in fretta, senza il tempo per riflettere. Ho agito d'istinto, insieme ai miei compagni, e l'ho fatto. Ma adesso, a freddo, mentre i servitori strigliano i nostri cavalli e i compagni si fanno medicare le ferite riportate, la mia contraddizione si fa più dolorosa. Sono rimasto illeso nello scontro, ma soltanto nel corpo, non nello spirito. E non ci sono medici qui in grado di curare questo male.
"State combattendo contro la Chiesa".
Con voce limpida la giovane Paladina di Pyros mi ha intimato di deporre le armi.
Io non le ho dato ascolto ed ho incrociato la lama sia con lei che con il suo confratello dell'Ordine di Dytros. Ho strappato un lembo del mantello argentato che identifica i guerrieri del Dio dell'Onore, non ho avuto riguardo per i colori e i simboli della mia stessa Fede. Mi sono accanito sul Paladino ferito, suscitando nella giovane un moto di sdegno, dopo che lei si era mossa di scatto per intercettare una carica contro il suo compagno. Si è gettata volontariamente davanti alla lancia di Silas... Pyros l'ha protetta.E, per quanto assurdo, nel momento in cui ho visto che la carica non l'aveva colpita ho provato sollievo.
Mi hanno insegnato che la prima virtù di un cavaliere è quella di ubbidire agli ordini dei superiori. Ed è quello che ho fatto oggi, e non ho deluso Sir Lerideaux.Ho affrontato due Paladini in combattimento, ed è ben noto quanto siano forti e indomiti i soldati della Fede. Non per mio merito ma per fortuna non sono stato ferito. Dovrei essere contento.
Eppure... eppure sento che c'è qualcosa di enormemente sbagliato e inconciliabile in tutto questo.
Ho fatto un giuramento al mio Capitano, un giuramento vincolante davanti agli Dei. Ma fino a che punto si spinge il dovere di ubbidienza? Fino a che punto sono tenuto a ingoiare ogni rimorso e a svolgere qualsiasi incarico mi venga assegnato?
Mourden è stato un bagno di sangue, sin dall'inizio si era capito che non sarebbe stata una passeggiata. Oh, dal punto di vista strettamente militare sì, non ci vuole molto a stanare contadini, straziare villici, uccidere donne e bambini. Ma è sul piano umano che il peso di ogni giorno si fa più gravoso.
Sir Lerideaux ieri notte, vedendomi incerto e pensieroso dopo il massacro, mi si è avvicinato e mi ha offerto un sollievo per l'anima, una sostanza dolciastra di cui so che fanno uso diversi miei compagni. Ho ringraziato, ma non ho accettato. Non credo che sia il sollievo artificiale, l'oblio indotto da qualcosa di dolce, la risposta alle mie preoccupazioni.
Io voglio venirne a capo sul serio, e farlo con l'animo lucido.
Sono stato educato all'onore militare da mio padre, da mio nonno, dai miei maesti d'armi nel corso di questi anni. Quando ho ricevuto l'enorme privilegio di essere invitato a far parte della guardia scelta di Lord Albert Keitel, tre anni fa, tutta la mia famiglia mi ha appoggiato, ha gioito con me, sognando che questo mi avrebbe portato in alto. E invece... pochi mesi fa la notizia sconcertante, Lord Albert bandito dalla sua terra e noi, che abbiamo deciso di restargli fedeli nella sfortuna così come lo eravamo stati nella gloria, abbiamo dovuto abbandonare tutto.
I miei genitori mi hanno sostenuto anche in questa difficile decisione. La fedeltà al giuramento è più importante di un opportunistico discorso di privilegi, e anche se ormai appartenere alla Squadra dell'Aquila significa essere dei fuori legge nella propria patria, e poco più che mercenari altrove, mi hanno incoraggiato a restare.
Ed eccomi qua.
Logorato dai ripensamenti, dal rimorso. Dal dubbio atroce che in fondo non fosse così sbagliata la decisione del Barone Lord Benedict di bandire suo figlio. Perchè dov'è l'onore e la giustizia nell'uccidere villici inermi? Nel combattere contro Paladini di Pyros e di Dytros, sporcando di sangue i colori davanti ai quali noi stessi abbiamo giurato?
Il cielo mi aiuti, non so che fare. Non so a chi chiedere consiglio, a chi confidare le mie incertezze. Dobbiamo affamare la gente rinchiusa in quella torre, farli uscire, ucciderli... dobbiamo dimenticare ogni pietà umana... e divina. Qual è l'alternativa? Disertare? Oppormi agli ordini del mio Capitano? E cosa rimane, nella mia vita, oltre a questa fedeltà? Avrei dovuto arrendermi oggi, davanti ai Paladini, e deporre le armi. Forse quella è stata l'ultima occasione di salvezza per la mia anima. Ma ho scelto di combattere... e non penso possa esistere misericordia per un uomo come me.
Adesso è la fedeltà terrena agli ordini, allo Squadrone Speciale, tutto ciò che mi resta. Ma non so... non lo so proprio se mi basta.
Si può essere fedeli a due cause, quando queste si scontrano così drammaticamente? Il giuramento e la fede, l'onore e la pietà divina. I doveri del cavalierato e quelli dell'uomo giusto.
Oggi sono stato costretto a prendere una decisione in fretta, senza il tempo per riflettere. Ho agito d'istinto, insieme ai miei compagni, e l'ho fatto. Ma adesso, a freddo, mentre i servitori strigliano i nostri cavalli e i compagni si fanno medicare le ferite riportate, la mia contraddizione si fa più dolorosa. Sono rimasto illeso nello scontro, ma soltanto nel corpo, non nello spirito. E non ci sono medici qui in grado di curare questo male.
"State combattendo contro la Chiesa".
Con voce limpida la giovane Paladina di Pyros mi ha intimato di deporre le armi.
Io non le ho dato ascolto ed ho incrociato la lama sia con lei che con il suo confratello dell'Ordine di Dytros. Ho strappato un lembo del mantello argentato che identifica i guerrieri del Dio dell'Onore, non ho avuto riguardo per i colori e i simboli della mia stessa Fede. Mi sono accanito sul Paladino ferito, suscitando nella giovane un moto di sdegno, dopo che lei si era mossa di scatto per intercettare una carica contro il suo compagno. Si è gettata volontariamente davanti alla lancia di Silas... Pyros l'ha protetta.E, per quanto assurdo, nel momento in cui ho visto che la carica non l'aveva colpita ho provato sollievo.
Mi hanno insegnato che la prima virtù di un cavaliere è quella di ubbidire agli ordini dei superiori. Ed è quello che ho fatto oggi, e non ho deluso Sir Lerideaux.Ho affrontato due Paladini in combattimento, ed è ben noto quanto siano forti e indomiti i soldati della Fede. Non per mio merito ma per fortuna non sono stato ferito. Dovrei essere contento.
Eppure... eppure sento che c'è qualcosa di enormemente sbagliato e inconciliabile in tutto questo.
Ho fatto un giuramento al mio Capitano, un giuramento vincolante davanti agli Dei. Ma fino a che punto si spinge il dovere di ubbidienza? Fino a che punto sono tenuto a ingoiare ogni rimorso e a svolgere qualsiasi incarico mi venga assegnato?
Mourden è stato un bagno di sangue, sin dall'inizio si era capito che non sarebbe stata una passeggiata. Oh, dal punto di vista strettamente militare sì, non ci vuole molto a stanare contadini, straziare villici, uccidere donne e bambini. Ma è sul piano umano che il peso di ogni giorno si fa più gravoso.
Sir Lerideaux ieri notte, vedendomi incerto e pensieroso dopo il massacro, mi si è avvicinato e mi ha offerto un sollievo per l'anima, una sostanza dolciastra di cui so che fanno uso diversi miei compagni. Ho ringraziato, ma non ho accettato. Non credo che sia il sollievo artificiale, l'oblio indotto da qualcosa di dolce, la risposta alle mie preoccupazioni.
Io voglio venirne a capo sul serio, e farlo con l'animo lucido.
Sono stato educato all'onore militare da mio padre, da mio nonno, dai miei maesti d'armi nel corso di questi anni. Quando ho ricevuto l'enorme privilegio di essere invitato a far parte della guardia scelta di Lord Albert Keitel, tre anni fa, tutta la mia famiglia mi ha appoggiato, ha gioito con me, sognando che questo mi avrebbe portato in alto. E invece... pochi mesi fa la notizia sconcertante, Lord Albert bandito dalla sua terra e noi, che abbiamo deciso di restargli fedeli nella sfortuna così come lo eravamo stati nella gloria, abbiamo dovuto abbandonare tutto.
I miei genitori mi hanno sostenuto anche in questa difficile decisione. La fedeltà al giuramento è più importante di un opportunistico discorso di privilegi, e anche se ormai appartenere alla Squadra dell'Aquila significa essere dei fuori legge nella propria patria, e poco più che mercenari altrove, mi hanno incoraggiato a restare.
Ed eccomi qua.
Logorato dai ripensamenti, dal rimorso. Dal dubbio atroce che in fondo non fosse così sbagliata la decisione del Barone Lord Benedict di bandire suo figlio. Perchè dov'è l'onore e la giustizia nell'uccidere villici inermi? Nel combattere contro Paladini di Pyros e di Dytros, sporcando di sangue i colori davanti ai quali noi stessi abbiamo giurato?
Il cielo mi aiuti, non so che fare. Non so a chi chiedere consiglio, a chi confidare le mie incertezze. Dobbiamo affamare la gente rinchiusa in quella torre, farli uscire, ucciderli... dobbiamo dimenticare ogni pietà umana... e divina. Qual è l'alternativa? Disertare? Oppormi agli ordini del mio Capitano? E cosa rimane, nella mia vita, oltre a questa fedeltà? Avrei dovuto arrendermi oggi, davanti ai Paladini, e deporre le armi. Forse quella è stata l'ultima occasione di salvezza per la mia anima. Ma ho scelto di combattere... e non penso possa esistere misericordia per un uomo come me.
Adesso è la fedeltà terrena agli ordini, allo Squadrone Speciale, tutto ciò che mi resta. Ma non so... non lo so proprio se mi basta.
Dicembre 517
Lunedì 20 Ottobre 2008
Veglia notturna
Quattro anni passati a scappare come l'ultimo ladro di galline, quattro anni di tradimenti, di umiliazioni, di croste di pane elemosinate a signorotti cenciosi e meschini. Sono impaziente di reclamare ciò che mi spetta.
Credevano che io fossi come queste braci. Le ultime, deboli faville di un fuoco morente... una vampa ancora, e poi solo cenere. Tenebra.
Hanno dimenticato che anche la scintilla più insignificante può dar vita ad un incendio inarrestabile. E ora che Alaistar ha avuto un piccolo assaggio di ciò che ho in serbo per lui e la sua schiatta di ingrati maiali, dovranno ricredersi.
Si è alzato un vento insolitamente freddo. Meglio ravvivare il fuoco. Mentre faccio un passo in direzione della legna accatastata mi assale un senso di inquietudine. La mia mano, di riflesso, corre verso l'impugnatura dell'ascia. Mi basta un istante per capire cos'è che non va. La brezza ha portato con se' quell'odore...un tanfo di acqua putrida che pochi sono in grado di riconoscere. La Bestia che è in me si torce per il disgusto, ma non c'è bisogno di allarmarsi. Decine e decine di miglia ci separano dall'Infezione. Mi metto al lavoro, ed ecco che le fiamme tornano a crepitare con rinnovato vigore.
D'un tratto mi ricordo della giovane donna che giace nella mia tenda. Attraverso l'apertura posso scorgere il bel volto: alla luce del fuoco sembra risplendere come una luna autunnale. Sei fortunata, ragazzina. Se la fame non ti avesse resa così arrendevole, questa sarebbe stata la tua ultima notte: i miei ragazzi non amano sentirsi dire di no, specie quando si mettono in testa di farmi un omaggio. Neppure loro si rendono conto di quanto potrai tornarmi utile nelle settimane a venire. Non dubito che le spie di Lord Alaistar sapranno trovarti. Racconterai loro del nostro breve idillio? Il fatto che ti ho lasciata viva li insospettirà. Ti tortureranno? Alquanto probabile, non hanno altro modo per assicurarsi che tu non stia nascondendo loro qualcosa. Ma non disperare, stai dormendo serena a pochi passi dal Mastino di Ahriman. Forse i tuoi Dei continuineranno a proteggerti.
Credevano che io fossi come queste braci. Le ultime, deboli faville di un fuoco morente... una vampa ancora, e poi solo cenere. Tenebra.
Hanno dimenticato che anche la scintilla più insignificante può dar vita ad un incendio inarrestabile. E ora che Alaistar ha avuto un piccolo assaggio di ciò che ho in serbo per lui e la sua schiatta di ingrati maiali, dovranno ricredersi.
Si è alzato un vento insolitamente freddo. Meglio ravvivare il fuoco. Mentre faccio un passo in direzione della legna accatastata mi assale un senso di inquietudine. La mia mano, di riflesso, corre verso l'impugnatura dell'ascia. Mi basta un istante per capire cos'è che non va. La brezza ha portato con se' quell'odore...un tanfo di acqua putrida che pochi sono in grado di riconoscere. La Bestia che è in me si torce per il disgusto, ma non c'è bisogno di allarmarsi. Decine e decine di miglia ci separano dall'Infezione. Mi metto al lavoro, ed ecco che le fiamme tornano a crepitare con rinnovato vigore.
D'un tratto mi ricordo della giovane donna che giace nella mia tenda. Attraverso l'apertura posso scorgere il bel volto: alla luce del fuoco sembra risplendere come una luna autunnale. Sei fortunata, ragazzina. Se la fame non ti avesse resa così arrendevole, questa sarebbe stata la tua ultima notte: i miei ragazzi non amano sentirsi dire di no, specie quando si mettono in testa di farmi un omaggio. Neppure loro si rendono conto di quanto potrai tornarmi utile nelle settimane a venire. Non dubito che le spie di Lord Alaistar sapranno trovarti. Racconterai loro del nostro breve idillio? Il fatto che ti ho lasciata viva li insospettirà. Ti tortureranno? Alquanto probabile, non hanno altro modo per assicurarsi che tu non stia nascondendo loro qualcosa. Ma non disperare, stai dormendo serena a pochi passi dal Mastino di Ahriman. Forse i tuoi Dei continuineranno a proteggerti.
26 novembre 517
Domenica 12 Ottobre 2008
sassolini di fiume
Mangio sassolini, seduta tra le foglie secche lungo la sponda del Khatrish.
Ne sputo uno, lo tiro nel fiume.
Plic.
Questo è per te, Lord Wilhelm.
Non rimbalzi, non schizzi. Affondi dritto come un peso morto nell'acqua torbida. Addio mio signore, oppressore di una vita.
Il primo sangue mio, l'ultimo tuo. L'unico regalo che mi hai fatto è stata l'illusione di non essere "tutto qui". L'ambizione, l'incontentabilità.
Mi hai fatta piangere molte volte, ma quando il dardo della mia balestra ti si è conficcato nella carne ti ho restituito tutto.
Affondi dritto perchè non c'è nessun discorso in sospeso tra di noi. Perchè non ti porto più rancore, perchè siamo incredibilmente "pari".
E perchè in fondo siamo caduti per colpa della stessa mano.
Plic, plic.
Questo è per te, Marielle.
Vai, torni. Rimbalzi da una vita all'altra, dalla tua abituale mediocrità ad un'improvvisa importanza. La protagonista, la prima Sperduta che torna alla vita. Sciocca, innocente, bruttina.
Ricami i tuoi sogni, pronunci parole senza senso che sembrano così preziose. Ti fai legare durante le notti e gridi e piangi quando pensi di essere destinata alla fine, ma come fai presto a cavalcare la nuova scia, ad affidarti alla "santa" e a farti salvare da lei.
Rimbalza via da me, vattene.
Pluf.
Un sasso grosso. Sir Andrè.
Non rimbalzi, non schizzi. Affondi pesantemente dentro l'acqua, come pesantemente sei affondato nel mio cuore. Creando un piccolo vortice che scompare subito. Ma le acque del Khatrish si richiudono in pochi istanti, senza lasciare cicatrici, mentre tu una cicatrice l'hai lasciata dentro di me, quando mi hai sbattuto davanti tutto quel che non c'era tra di noi, quel che non ci sarebbe mai stato.
E poi sei caduto. Sul serio, da molti metri nel vuoto. Pluf.
Non ti ho spinto io, anche se nei sogni mi rivedo nel gesto di poggiarti le mani sul petto e fare quel che invece ha fatto soltanto la forza del mio pensiero. Quando ti ho detto che cosa sarei stata disposta a fare per te, ed ho letto il disprezzo nei tuoi occhi.
Non sono stata io a spingerti, o forse sì? Perchè non riesco a ricordare niente altro che le mie mani sul tuo petto, e poi... pluf, il tuo volo?
Sei ancora lì, sul fondo del fiume che scorre dentro di me.
Incastrato nel fango, tra le umiliazioni più torbide e definitive.
Potresti essere ancora vivo, o forse morto. Non lo saprò mai, e forse è per questo che non ti muoverai mai da dentro di me. E resterai sempre lì ed infine la corrente si abituerà a questo ostacolo, imparando a ignorarti... e a riconoscerti.
Plic, plic, splash!
Questi sono per te, Lady Solice.
Sputo molti sassolini insieme, e li tiro in un'unica manciata tra le acque. Mille cerchi concentrici, schizzi: i disegni che compaiono sulla superficie del fiume sembrano per qualche istante la mappa di un villaggio.
Le Parole d'Oro? Luceen? Case che compaiono e scompaiono, si creano e si plasmano a tuo piacimento.
Un fiocco di spruzzi spettacolare, rumoroso e allegro. Ecco cosa sei. Una dannata esplosione di energia, un'ubriacatura generale, l'ebrezza di tanti che prima erano incapaci di sognare, e improvvisamente hanno scoperto di saperlo fare.
Ma io no. Io '''già''' sapevo sognare. E tu, con il tuo splendente sorriso e i capelli dorati, sei soltanto venuta a sbattermi in faccia la realtà: i miei erano solo e soltanto sogni, e tutti, tutti quanti sono capaci di sognare.
Niente di speciale in me. Niente.
L'odio che ti porto cresce ogni giorno di più, il rancore non fa che aumentare. Non mi basta trascinarmi qui ogni mattina a tirare pietruzze nel fiume. Non mi basta per arginare la disperazione che mi stringe il cuore, che mi fa sanguinare ogni momento.
Perchè se sono perduta... e '''sono''' perduta, è solo e soltanto colpa tua.
Plic.
Santa Chiara. Anche tu devi affondare, anche tu devi morire.
Un solo sassolino, umido di saliva e liscio, bianco. Scompari tra le acque di questo orrendo fiume che ho imparato a invidiare, perchè lui conosce la via lontano da qui. E io no.
Santa Chiara che prima eri un po' "tutte noi", e adesso hai un volto, ed è il volto innocente e bello di una Paladina. Una Paladina vergognosa e timida che non sa nuotare, che si imbarazza davanti alla pelle degli altri, che sembra sempre aver paura di non riuscire a fare miracoli.
Per poi farli.
Plic. Plic. Plic. Plic.
Questo è l'ultimo, ed è per me.
Rimbalza più e più volte prima di scomparire. Testardo, si aggrappa a ogni speranza di restare a galla, di farcela. Per poi fallire nel modo più squallido e banale.
Il sassolino brutto, irregolare, inquieto. Che si presentò qui un mese fa con una balestra di fortuna dal Capitano della Guardia. Una balestra vecchia e mezza rovinata ed una sacca piena di belle speranze.
So sparare, me la cavo con le armi, voglio entrare a far parte del corpo di guardia.
Le risate, lo scherno, l'umiliazione.
Una come te soltanto in un modo può servire nel corpo di guardia di Bruel.
Il sassolino sporco di sangue, le labbra morse dalla rabbia, l'umiliazione e le battute volgari. Sir Geoffrey, Sir Boones.
Il mio rifiuto e le risa. "Prova dalla Signora Contessa".
No, no e poi no.
Poi il freddo, la fame, la stanchezza. No e ancora no.
No, plic. No, plic. No, plic.
Sì.
... plic.

Ne sputo uno, lo tiro nel fiume.
Plic.
Questo è per te, Lord Wilhelm.
Non rimbalzi, non schizzi. Affondi dritto come un peso morto nell'acqua torbida. Addio mio signore, oppressore di una vita.
Il primo sangue mio, l'ultimo tuo. L'unico regalo che mi hai fatto è stata l'illusione di non essere "tutto qui". L'ambizione, l'incontentabilità.
Mi hai fatta piangere molte volte, ma quando il dardo della mia balestra ti si è conficcato nella carne ti ho restituito tutto.
Affondi dritto perchè non c'è nessun discorso in sospeso tra di noi. Perchè non ti porto più rancore, perchè siamo incredibilmente "pari".
E perchè in fondo siamo caduti per colpa della stessa mano.
Plic, plic.
Questo è per te, Marielle.
Vai, torni. Rimbalzi da una vita all'altra, dalla tua abituale mediocrità ad un'improvvisa importanza. La protagonista, la prima Sperduta che torna alla vita. Sciocca, innocente, bruttina.
Ricami i tuoi sogni, pronunci parole senza senso che sembrano così preziose. Ti fai legare durante le notti e gridi e piangi quando pensi di essere destinata alla fine, ma come fai presto a cavalcare la nuova scia, ad affidarti alla "santa" e a farti salvare da lei.
Rimbalza via da me, vattene.
Pluf.
Un sasso grosso. Sir Andrè.
Non rimbalzi, non schizzi. Affondi pesantemente dentro l'acqua, come pesantemente sei affondato nel mio cuore. Creando un piccolo vortice che scompare subito. Ma le acque del Khatrish si richiudono in pochi istanti, senza lasciare cicatrici, mentre tu una cicatrice l'hai lasciata dentro di me, quando mi hai sbattuto davanti tutto quel che non c'era tra di noi, quel che non ci sarebbe mai stato.
E poi sei caduto. Sul serio, da molti metri nel vuoto. Pluf.
Non ti ho spinto io, anche se nei sogni mi rivedo nel gesto di poggiarti le mani sul petto e fare quel che invece ha fatto soltanto la forza del mio pensiero. Quando ti ho detto che cosa sarei stata disposta a fare per te, ed ho letto il disprezzo nei tuoi occhi.
Non sono stata io a spingerti, o forse sì? Perchè non riesco a ricordare niente altro che le mie mani sul tuo petto, e poi... pluf, il tuo volo?
Sei ancora lì, sul fondo del fiume che scorre dentro di me.
Incastrato nel fango, tra le umiliazioni più torbide e definitive.
Potresti essere ancora vivo, o forse morto. Non lo saprò mai, e forse è per questo che non ti muoverai mai da dentro di me. E resterai sempre lì ed infine la corrente si abituerà a questo ostacolo, imparando a ignorarti... e a riconoscerti.
Plic, plic, splash!
Questi sono per te, Lady Solice.
Sputo molti sassolini insieme, e li tiro in un'unica manciata tra le acque. Mille cerchi concentrici, schizzi: i disegni che compaiono sulla superficie del fiume sembrano per qualche istante la mappa di un villaggio.
Le Parole d'Oro? Luceen? Case che compaiono e scompaiono, si creano e si plasmano a tuo piacimento.
Un fiocco di spruzzi spettacolare, rumoroso e allegro. Ecco cosa sei. Una dannata esplosione di energia, un'ubriacatura generale, l'ebrezza di tanti che prima erano incapaci di sognare, e improvvisamente hanno scoperto di saperlo fare.
Ma io no. Io '''già''' sapevo sognare. E tu, con il tuo splendente sorriso e i capelli dorati, sei soltanto venuta a sbattermi in faccia la realtà: i miei erano solo e soltanto sogni, e tutti, tutti quanti sono capaci di sognare.
Niente di speciale in me. Niente.
L'odio che ti porto cresce ogni giorno di più, il rancore non fa che aumentare. Non mi basta trascinarmi qui ogni mattina a tirare pietruzze nel fiume. Non mi basta per arginare la disperazione che mi stringe il cuore, che mi fa sanguinare ogni momento.
Perchè se sono perduta... e '''sono''' perduta, è solo e soltanto colpa tua.
Plic.
Santa Chiara. Anche tu devi affondare, anche tu devi morire.
Un solo sassolino, umido di saliva e liscio, bianco. Scompari tra le acque di questo orrendo fiume che ho imparato a invidiare, perchè lui conosce la via lontano da qui. E io no.
Santa Chiara che prima eri un po' "tutte noi", e adesso hai un volto, ed è il volto innocente e bello di una Paladina. Una Paladina vergognosa e timida che non sa nuotare, che si imbarazza davanti alla pelle degli altri, che sembra sempre aver paura di non riuscire a fare miracoli.
Per poi farli.
Plic. Plic. Plic. Plic.
Questo è l'ultimo, ed è per me.
Rimbalza più e più volte prima di scomparire. Testardo, si aggrappa a ogni speranza di restare a galla, di farcela. Per poi fallire nel modo più squallido e banale.
Il sassolino brutto, irregolare, inquieto. Che si presentò qui un mese fa con una balestra di fortuna dal Capitano della Guardia. Una balestra vecchia e mezza rovinata ed una sacca piena di belle speranze.
So sparare, me la cavo con le armi, voglio entrare a far parte del corpo di guardia.
Le risate, lo scherno, l'umiliazione.
Una come te soltanto in un modo può servire nel corpo di guardia di Bruel.
Il sassolino sporco di sangue, le labbra morse dalla rabbia, l'umiliazione e le battute volgari. Sir Geoffrey, Sir Boones.
Il mio rifiuto e le risa. "Prova dalla Signora Contessa".
No, no e poi no.
Poi il freddo, la fame, la stanchezza. No e ancora no.
No, plic. No, plic. No, plic.
Sì.
... plic.

15 ottobre 517
Sabato 13 Settembre 2008
Sonno senza sogni.
Precipito in un sonno senza sogni.
Mi aggrappo all'ultimo barlume di coscienza perchè so che dopo... dopo sarà il nulla. Non ci sarà un risveglio prigioniera in qualche letto, non ci sarà altro dolore, non ci saranno umiliazioni. Questa volta muoio per davvero.
Mi lascio cadere nell'oscurità. Si dice che mentre muori ti corrono davanti immagini di tutta la vita. E' così. Vedo volti, i volti cari e quelli detestati. Vedo Haxel, le cicatrici che percorrevo con le dita ogni giorno, vedo Myanne, Tobias. E poi il paladino.
"Quel" paladino. Il sorriso. "Non andrai a Est".
Per te sono venuta a Est. A morire qui a Est.
Vorrei poter stringere tra le dita i fili che ho intessuto in questi anni... e non abbandonare i miei compagni in un momento così difficile. Un momento in cui l'ottusità dei nostri nemici sembra prevalere, e tanti amici dobbiamo piangere ogni giorno. Vorrei... eppure no, non riesco a tenere gli occhi aperti.
Il sonno mi chiama a sè, scendo nella sua oscurità.
Tutto mi sembra meno importante, adesso. Non sento più il dolore, la paura, la rabbia. Sento soltanto l'ebrezza del volo.
E' questo che prova una stella cadente, l'istante prima di spegnersi? Un dolce bagliore?
Addio.
Mi aggrappo all'ultimo barlume di coscienza perchè so che dopo... dopo sarà il nulla. Non ci sarà un risveglio prigioniera in qualche letto, non ci sarà altro dolore, non ci saranno umiliazioni. Questa volta muoio per davvero.
Mi lascio cadere nell'oscurità. Si dice che mentre muori ti corrono davanti immagini di tutta la vita. E' così. Vedo volti, i volti cari e quelli detestati. Vedo Haxel, le cicatrici che percorrevo con le dita ogni giorno, vedo Myanne, Tobias. E poi il paladino.
"Quel" paladino. Il sorriso. "Non andrai a Est".
Per te sono venuta a Est. A morire qui a Est.
Vorrei poter stringere tra le dita i fili che ho intessuto in questi anni... e non abbandonare i miei compagni in un momento così difficile. Un momento in cui l'ottusità dei nostri nemici sembra prevalere, e tanti amici dobbiamo piangere ogni giorno. Vorrei... eppure no, non riesco a tenere gli occhi aperti.
Il sonno mi chiama a sè, scendo nella sua oscurità.
Tutto mi sembra meno importante, adesso. Non sento più il dolore, la paura, la rabbia. Sento soltanto l'ebrezza del volo.
E' questo che prova una stella cadente, l'istante prima di spegnersi? Un dolce bagliore?
Addio.





















