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Solice Kenson
Cronache della Campagna di Caen
Solice Kenson
"Voi avete coraggio e siete molto convincente: ma non appena sarete chiamata a combattere, al primo combattimento che possa realmente definirsi tale, voi morirete. E non parlo di scontri confusi o ingarbugliati, dove nessuno capisce fino in fondo quello che sta facendo o magari ha meno voglia di uccidervi che di portare la pelle a casa. Parlo di uno scontro vero, in cui affronterete una persona con le vostre sole forze. Beh, è giunto il momento che qualcuno che vi vuole bene vi dica che queste forze non basteranno proprio contro nessuno".
creato il: 20/05/2005   messaggi totali: 91   commenti totali: 32
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7 Maggio 517
Lunedì 25 Dicembre 2006

Il cavaliere misterioso (seconda parte)

"Come hai fatto a entrare? l'ingresso ai giardini è controllato!" La mia voce tradiva una certa agitazione.

"Volevo rivederti."

"Potevi chiedere alle guardie, ti avrebbero scortato dentro."

"Ho provato a farlo," disse sorridendo, "ma si sono dimostrate oltremodo apprensive: ho preferito passare dal retro: l'agrifoglio è bello e costoso, ma non è certo un muro... non per me."

"L'agrifoglio tiene lontani gli animali con le sue spine ricurve. Le tue vesti sono intatte" mormorai, arretrando di un passo: forse potevo distanziarlo quel tanto che bastava per raggiungere i portici, li' avrei potuto trovare qualcuno.

"Hai paura, Paladina?" domandò con voce strana, facendo un passo in avanti.

"Tu non sei un cavaliere", risposi continuando ad arretrare. "Le tue parole suonano false come i manoscritti di Gargutz. Vattene, o...".

"Cosa farai, Paladina? Chiamerai in aiuto le guardie di tuo padre il Marchese? Se avessi voluto ucciderti, saresti già morta: invece mi servi viva e in salute. In ginocchio e legata magari, ma viva e in salute". Cosi' dicendo, estrasse un piccolo sacchetto da una delle sacche della cintura e lo tirò ai miei piedi. All'impatto con il terreno la corda che ne fissava l'estremità si allentò, fino a far fuoriuscire l'estremità di un pendaglio di rame. "Se tu fossi una puttana, questo sarebbe il tuo prezzo".

Riconobbi quel pendaglio: era identico a quello che mi consegnò Padre Esteban il giorno della mia iniziazione ai misteri di Pyros. Chiunque gliel'avesse dato, non lo aveva fatto di sua spontanea volontà.

"Ho ricevuto quel simbolo quando promisi di servire il mio Dio," risposi arretrando ancora, "e sarà nel suo nome che verrai giudicato". Mi voltai di scatto, aprendo la bocca per gridare agli allarmi.

"Fai un altro passo, e Lei muore. Fai un suono, e Lei muore." Tuonò lui, senza muoversi di un passo. Mi fermai, serrando le labbra. Questa volta, per la prima volta, non stava mentendo.

"Inginocchiati e implora la misericordia del Dio", esclamai ignorando le sue parole, continuando a dargli le spalle.

"Chiama aiuto e Lei muore," continuò lui, calmo. "Ignora le mie parole, e Lei muore".

"Inginocchiati e implora la misericordia del Dio".

"Voltati e raccoglilo." Alludeva al sacchetto e al suo contenuto. "Non vuoi sapere a chi appartiene?".

"Inginocchiati e implora la misericordia del Dio".

"Il suo nome è Rosalie", proseguì. "Rosalie Lambert".

Sentire quel nome mi fece mancare il fiato: mi voltai lentamente mentre lui, dopo una pausa, riprese a parlare.

"Abbiamo parlato molto di te, sai? Dice che siete cresciute insieme, e che vi volete bene come due sorelle. La cosa non mi stupisce affatto: tu suoni il liuto, conosci la canzone di June e Joan? Erano due sorelle, proprio come voi. Lei è June, tu sei Joan."

"Inginocchiati", gli ordinai cercando di mantenere la voce ferma, "e implora la misericordia del Dio".

"D'accordo, Joan" mi rispose con un sorriso. "Tutto quello che vuoi." Così dicendo mise un ginocchio a terra. "Ti imploro, Pyros, fa che questa tua Paladina capisca che se non fa quello che le dico Rosalie...".

"Silenzio!" Gridai. "Non ti permetterò di pronunciare altre blasfemìe. Nulla di ciò che dici potrà salvarti dall'essere catturato e giudicato: non credo alle tue parole avvelenate e mai vi crederò.".

"June è con me, Joan.", si limitò a rispondere, calmo. "Ti ha scritto una lettera. Non vuoi leggerla? è nel sacchetto".

Scossi la testa. Non avevo bisogno di leggere niente, non volevo la certezza di ciò che già sentivo essere vero. Non adesso. "Verrai giudicato dagli uomini per le tue azioni", gli dissi, "poni fine a tutto, e potrai sperare nel perdono degli Dei".

"Porre fine a tutto? Solo tu puoi farlo: io non voglio lei, voglio te. Non l'hai forse giurato su quel simbolo li' in terra? Non sei pronta a dare la tua vita per la sua?".

"Non c'è cosa al mondo che tu possa fare affinche' io creda a una sola delle tue parole", risposi. "Non ho consacrato la mia vita a Pyros per sacrificarla sul tuo menzognero altare".

"Oh non preoccuparti," riprese con un sorriso. "Non dovrai fidarti di me. Tutto quello che dovrai fare ora è giurare che manterrai la tua parola, una volta che - e soltanto una volta che - io avro' mantenuto la mia. Dentro quel sacchetto c'è la prova che June è in mano nostra: tu stessa potrai sincerarti della sua scomparsa al termine della nostra conversazione. Se tu giurerai, io mi impegno a liberarla domani mattina all'alba: la riabbraccerai tu stessa prima di partire. Se non giurerai beh... Conosci la fine della storia."

"Perché coinvolgere Rosalie? Perché non hai rapito me fin da subito?"

"Perchè non posso gestire una tua scomparsa: nessuno potrebbe farlo. Tu sei una Lady, Joan: un esercito verrebbe a cercarti, e presto o tardi ti troverebbe, per poi torturare ed impiccare l'autore del misfatto. Ma se sei tu a scegliere di andare, nessuno lo farà: le Lady non si rapiscono, si conquistano... ma sedurti avrebbe richiesto tempo che sfortunatamente ora non possiedo". Fece una pausa, guardando in direzione del sole. "E a proposito di tempo, se vuoi che possa mantenere la mia parte dell'accordo ho bisogno di tornare subito da June. Quindi raccogli quella lettera, leggila, accetta il tuo destino e giura.".

(continua)
scritto da Solice , 18:10 | permalink | markup wiki | commenti (0)