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18 Maggio 518?
Venerdì 26 Dicembre 2025
Troppo bello per essere vero
L'ultimo dei fantocci imbalsamati crolla al suolo e la sua carcassa si confonde nel carname degli altri che lo hanno preceduto: un'orripilante distesa di membra tranciate, di torsi fracassati, di teste spiccate (riconosco quella del povero Proutzo, per quanto innaturalmente avvizzata) che ingombra l'intera anticamera fin sotto ai nostri piedi. E neppure una goccia di sangue, circostanza che rende la scena se possibile ancora più inquietante. La battaglia sembra finita, ma Jaegerin continua ad avvampare nel mio pugno come una fiaccola, bramosa di altra carne nera da fendere. La luce argentea dell'antica lama di Cantor illumina il profilo di Sven al mio fianco, piantato sulla soglia del laboratorio di Bondred con quella sua solita aria sorniona, quasi annoiata. "Sembrano finiti. Quanto ne ha ancora il prete?" mi chiede. Scuoto il capo. "A saperlo. Ma dubito che ce la caveremo così a buon mercato, al piano di sotto c'è un ripostiglio ancora zeppo di cadaveri". Mi risponde con un grugnito di disappunto, gli occhi fissi sulle scale avvolte nell'oscurità.
E' la seconda volta in poche settimane che ci troviamo in cima ad una scala, Sven ed io, a fare da baluardo contro l'assalto di mostruosità rianimate dalle forze della Tenebra. Nel santuario sepolto di Marduk così come qui alla Torre XII se è Jaegerin a sferrare i colpi decisivi sono i fendenti poderosi del gigante di Gulas ad aprirle un varco tra le difese del nemico. Alle nostre spalle Padre Engelhaft ripete ancora una volta le formule dell'esorcismo. La voce è incrinata e tradisce la sofferenza fisica che la maledizione della Torre, tuttaltro che rassegnata alla sconfitta, continua ad infliggergli.
Mi domando se non sia stato un azzardo folle, il nostro: siamo esausti, feriti e braccati, con prospettive di per sé già alquanto incerte di arrivare vivi a Dossler e consegnare alla Sorella Custode le prove delle malefatte di Osteirn Bach, di Gadman Scherer, dello stesso Burgravio di Uryen, e cosa ci mettiamo in testa di fare? Istigare una battaglia con la più nera delle potenze della Tenebra malgrado ciò metta drammaticamente a repentaglio il buon esito della nostra missione suprema? Che razza di Sacerdote è Engelhaft per arrogarsi un simile diritto, e che razza di Paladino sono io per assecondarlo nel gettare al vento gli insperati frutti del lungo lavoro che entrambi siamo stati inviati a compiere qui nel Corno del Tramonto? Eppure so cosa mi ha chiesto il Dio questa notte, e so cosa la Dea ha chiesto ad Engelhaft... con buona pace di Padre Valon oggi ci tocca combattere una cazzo di GUERRA DI DEI: le ragioni e i torti degli uomini non hanno più alcun significato.
D'un tratto le parole del Sacerdote si interrompono. Un brivido di orrore mi corre lungo la schiena e mi giro di scatto per assicurarmi che non gli sia accaduto niente.
La vampa emessa da Jaegerin fatica a dissipare la sinistra caligine che d'un tratto ha invaso la stanza ma attraverso l'aria torbida riesco a scorgere Engelhaft a pochi passi di distanza, intento a guardarsi attorno con occhi ormai incapaci di vedere, curvo come se stesse sopportando sulle spalle un peso terrificante... mi fa pensare ad un vecchio cieco, smarrito nel folto di una nera foresta e circondato dai latrati di lupi famelici. Intorno a lui si indovinano le sagome di Kailah, di Colin, di Vela, vaghe e spettrali.
"Qualcosa sta cambiando" mormora allarmato, poi aggiunge in tono deciso: "Kalina ha bisogno di aiuto. Non possiamo consentire che la nera reliquia arrivi qui, non prima che sia compiuto ciò che abbiamo iniziato." Il mio sguardo incontra quello di Kailah. "Bondred" le dico. Annuisce. "Dovete fermarlo. Sven, Colin e io serviamo qui." Esausta, ripetutamente ferita nel corso degli scontri con le pattuglie di Uryen, fa cenno a Vela di seguirla e si avvia verso le scale. Mentre passa tra me e Sven apro la bocca per dirle di fare attenzione: Bondred sa del Gaol Scathan e sicuramente si giocherà il tutto per tutto in un assalto fulmineo e disperato pur di non lasciarsi imprigionare. A dispetto della fatica e delle ferite la mia compagna appare lucida e determinata come non mai - farà ciò che deve, senza risparmiarsi e a qualsiasi costo, inutile sprecare il fiato in sciocche raccomandazioni. Resto quindi in silenzio e provo a concentrarmi sul lavoro che resta ancora da fare qui alla torre senza cedere allo sconforto.
Sembrava troppo bello per essere vero.
Nel tentativo di evitare i tagliagole greyhavenesi del Cordone siamo finiti qui alla XII, l'unica tra le torri di Uryen a cui non ci eravamo mai avvicinati nei nostri due anni di servizio nell'esercito, al termine di una lunga deviazione verso ovest. Che fosse il nascondiglio di Bondred ce l'ha dato ad intendere lui stesso un giorno fa nel corso della sua improbabile ambasceria presso la casa dove ci eravamo nascosti dopo l'attacco all'Asilo. E dire che al netto del mascherone di ferro da spauracchio di Samhain (e soprattutto del volto che si nascondeva lì sotto) sulle prime non mi è sembrato poi così peggiore di tanti avversari che fin lì ci avevano sbarrato il cammino, anzi: pragmatico, magari senza scrupoli ma in fondo ragionevole e disposto al compromesso, è riuscito a farsi passare per un povero diavolo costretto a far fronte alle circostanze orribili che la malasorte gli aveva fatto piovere addosso. Per corroborare la messinscena da ratto ansioso di abbandonare la nave che affonda ha persino provveduto ad eliminare l'orrore diabolico che Orstein Bach stava "coltivando" al piano superiore dell'Asilo e a presentarcene la prova. Ci siamo cascati con tutte le scarpe (con un'eccezione, a dir la verità, Kalya Niadh al termine di quell'assurdo abboccamento aveva condiviso con noi un commento di Morna che sul momento mi era sembrato quasi ingiustamente perentorio: "E' di gran lunga l'individuo più spregevole in cui mi sia mai imbattuta in questa epoca") e non abbiamo esitato a donargli una fiala del Sangue degli Antecessori pur di stringere un accordo che ci garantisse qualche possibilità di arrivare a Dossler senza dovercela vedere con lui, i suoi Pupilli e mezzo esercito di Uryen.
Solo dopo aver ascoltato il racconto di Freya sugli ultimi giorni di Vodan abbiamo capito quanto ci eravamo sbagliati sul conto di questo sadico abominio di Morgoblath e sulle desolanti implicazioni di avergli messo in mano una riserva di Sangue, ma sembrava - fino ad un momento fa, perlomeno - che fossimo ancora in tempo per far sì che la disperata vendetta del nostro compagno potesse andare a compimento. Ipotizzando che Bondred ed i Pupilli fossero impegnati a nord est nella caccia a Quorton Kraven, infatti, confidavamo di avere un'occasione d'oro per neutralizzare il teatro del suo prossimo rituale di trasmigrazione e condannarlo così a soccombere al Morbo dei Risvegliati, Sangue o non Sangue: Vodan è infatti riuscito ad infettare il proprio stesso corpo prima che gli venisse rubato, lasciando l'ignaro Innalzato con il proverbiale cerino in mano.
E invece lo stronzo proprio non vuole saperne di crepare fuori scena. Dobbiamo giocarci il tutto per tutto per impedire che arrivi qui: se il malvagio artefatto che porta con sè riuscisse a raggiungere la Torre prima della fine dell'esorcismo ne comprometterebbe irrimediabilmente l'esito e l'oscura maledizione di Morgoblath a quel punto ci spazzerebbe tutti via come moscerini.
L'eco dei passi di chi sta lasciando la Torre XII si affievolisce fino a svanire nell'oscurità che si spalanca oltre la soglia del laboratorio. La forza malefica che incombe su queste pietre sembra volerci concedere un momento di tregua ma non mi illudo: sta semplicemente raccogliendo le energie residue per sferrare un ultimo assalto micidiale. Sven ed io ne approfittiamo per riprendere fiato e per tirare su alla bell'e meglio una piccola barricata in mezzo alle scale. Trascorre una manciata di minuti scanditi dalle litanie di Engelhaft e dal tintinnio delle ampolle che Colin sta riempiendo di chissà quale diavoleria alchemica sottratta alle scorte di Bondred che possa essere efficace contro l'orda di corpi rianimati che presto piomberà su di noi, poi un tonfo sordo, un altro, e un altro ancora annunciano che il nemico è tornato a farsi sotto. Mi sporgo oltre la porta scorgo una sagoma vagamente umanoide avanzare nelle tenebre e inerpicarsi sulla scala. Si muove in modo sorprendentemente naturale, assai diverso dagli scatti meccanici, quasi da insetto, che caratterizzavano le creature che l'hanno preceduta. Una volta che è entrato nel raggio della luce di Jaegerin riesco a distinguere meglio le fattezze del mostro: un coagulo ripugnante di membra assemblate in una parodia di forma umana in armi, sormontata dalla testa imbalsamata e rinsecchita di Steven Mahl. Fisso i miei occhi nei suoi ed avverto immediatamente su di me l'influsso della Tenebra che anima quei resti: il sangue mi si ghiaccia nelle vene, una nausa terribile mi stritola lo stomaco. Faccio fatica a rimanere in piedi mentre la creatura si avventa sulla barricata che gli sbarra il passo e comincia a farla a pezzi a colpi di spada sferrati con una potenza sovrumana. Riesco a riavermi e a tentare un affondo dall'alto che manca di poco il bersaglio. Sento che sto per soccombere nuovamente all'immondo potere di Morgoblath e non posso fare altro che battere in ritirata nel laboratorio.
Non c'è tempo di tirare il fiato. Colin mi offre un'ampolla di acido che afferro senza pensarci troppo su. La mia mira non è mai stata un granché e oggi purtroppo non riesco a fare meglio del solito: tornato in cima alla scala tento un lancio contro la creatura che ormai ha superato la barricata e sta salendo inesorabile verso di noi, ma il vetro si frantuma su una parete, il liquido schizza sui resti della barricata alle spalle del mostro. Merda, penso, mentre una nuova ondata di malessere mi invade il corpo. Le lacrime mi offuscano la vista, la forza nelle braccia inizia a mancarmi...devo ritirarmi nuovamente. Mi posiziono accanto a Sven e mi preparo a difendere l'ingresso del laboratorio, nostra ultima linea di difesa.
La maschera funebre che un tempo era il volto di Steven Mahl emerge dalla soglia, gli occhi vitrei e distanti come quelli di un animale impagliato. Che razza di carnevalata d'inferno hai messo su, eh Bondred, pur di non rassegnarti a tirare le cuoia? Un vero e proprio guardaroba di carne realizzato coi corpi che hai abitato e dismesso...la sola idea mi farebbe venire il voltastomaco se non stessi già lottando con tutto me stesso per trattenere in gola il vomito. L'osceno campione del Dio dei Veleni si dimostra subito capace di una scherma assai più esatta rispetto alla rozza (per quanto terribilmente efficace) brutalità dei manichini umani che abbiamo sgominato poco fa, deflette i nostri attacchi senza difficoltà e contrattacca veloce come un lampo, tormentandoci con il potere del suo sguardo. Fatichiamo a tenerlo inchiodato sulla porta ma non possiamo concedergli neppure un passo in più: il suo vero obiettivo è Engelhaft e se il mostro dovesse arrivare a lui per noi ogni speranza sarebbe perduta. Né possiamo pensare di tenerlo a bada fino al compimento del rito, perché con ogni secondo che passa il peso del suo sguardo diabolico diventa sempre più insopportabile. Dobbiamo chiuderla qui e adesso.
Come se mi leggesse nel pensiero Sven si lancia all'attacco con tale rapidità da cogliere alla sprovvista sia me che il nostro avversario, travolgendolo con un fendente che gli squarcia il torace e lo fa capitombolare in fondo alle scale. "Qui e adesso" ripeto tra me e me, e mi avvento sulla creatura ancora atterrata per fracassarle il cranio prima che possa riaversi. Sollevo Jaegerin per abbatterla sul viso distorto di Steven Mahl, le rune incandescenti sulla lama danzano nell'oscurità. Non ci sarebbe neppure bisogno di sferrare il colpo: mentre l'essere tenta di mettersi in ginocchio e sollevare la spada per difendersi le orribili cuciture che attraversano la sua pelle si lacerano, la carne morta si sfalda e cade a pezzi, le ossa ormai nude si sbriciolano. La Torre ha esaurito il suo nefando potere ed è costretta ad ammettere la sconfitta, del suo ultimo difensore non resta che un mucchio di polvere biancastra.
Dalla cima delle scale fa capolino Sven. "Adesso però sono finiti per davvero, eh?". Intorno a me la caligine si sta lentamente dissipando come se sospinta via da una brezza gentile. Credo di sì, amico mio, credo proprio che contro ogni pronostico ce l'abbiamo fatta e siamo tutti sopravvissuti per poterlo raccontare. Penso ad Annie, ormai da giorni sul punto di soccombere alla forza demoniaca che si annida in lei e ora da qualche parte là fuori con alle calcagna Deren, quel fottuto spione Innalzato al servizio della Mantide, assieme ai soldati del Cordone e ai loro mastini. Penso a Kailah, a Vela, a Freya, a Kalya Niadh e Morna là fuori a vedersela con Bondred. Chissà come se la stanno cavando... se il bastardo non è venuto a romperci le uova nel paniere con ogni probabilità le nostre compagne sono riuscite ad averne ragione. Pochi minuti ancora e il rito purificatorio è finalmente completato. Ormai libero dalla morsa della maledizione della Torre Padre Engelhaft appare nuovamente in forze, si guarda intorno e annuisce soddisfatto. "Qui abbiamo finito. Possiamo andare!" Non ce lo facciamo ripetere.
Lasciamo la Torre XII e ci precipitiamo verso la fattoria poco distante dove Kalya Niahd aveva fatto riparare Morna per sottrarla agli effetti della maladizione di Morgoblath. Vela è affacciata sulla soglia spalancata dell'edificio e sbraccia nella nostra direzione. La sua espressione sconvolta mi fa capire al volo che le cose qui sono andate parecchio male. "Bondred?" le chiedo. "Pensiamo sia morto" mi risponde con voce strozzata. "E allora perché quella faccia?" "Morna...Freya...e c'è Kailah che..." Guardo dentro senza dire altro. Sul pavimento dell'ingresso accanto alla carcassa mutilata di Bondred c'è il corpo senza testa della povera Freya. Poco distante vedo Kailah, ferita e sanguinante, che cerca a fatica di tenersi in piedi aggrappandosi ad un muro. Sul lato opposto della stanza Kalya Niadh se ne sta china su Morna esanime col viso nascosto tra le mani.
Eh sì, sembrava davvero troppo bello per essere vero.
E' la seconda volta in poche settimane che ci troviamo in cima ad una scala, Sven ed io, a fare da baluardo contro l'assalto di mostruosità rianimate dalle forze della Tenebra. Nel santuario sepolto di Marduk così come qui alla Torre XII se è Jaegerin a sferrare i colpi decisivi sono i fendenti poderosi del gigante di Gulas ad aprirle un varco tra le difese del nemico. Alle nostre spalle Padre Engelhaft ripete ancora una volta le formule dell'esorcismo. La voce è incrinata e tradisce la sofferenza fisica che la maledizione della Torre, tuttaltro che rassegnata alla sconfitta, continua ad infliggergli.
Mi domando se non sia stato un azzardo folle, il nostro: siamo esausti, feriti e braccati, con prospettive di per sé già alquanto incerte di arrivare vivi a Dossler e consegnare alla Sorella Custode le prove delle malefatte di Osteirn Bach, di Gadman Scherer, dello stesso Burgravio di Uryen, e cosa ci mettiamo in testa di fare? Istigare una battaglia con la più nera delle potenze della Tenebra malgrado ciò metta drammaticamente a repentaglio il buon esito della nostra missione suprema? Che razza di Sacerdote è Engelhaft per arrogarsi un simile diritto, e che razza di Paladino sono io per assecondarlo nel gettare al vento gli insperati frutti del lungo lavoro che entrambi siamo stati inviati a compiere qui nel Corno del Tramonto? Eppure so cosa mi ha chiesto il Dio questa notte, e so cosa la Dea ha chiesto ad Engelhaft... con buona pace di Padre Valon oggi ci tocca combattere una cazzo di GUERRA DI DEI: le ragioni e i torti degli uomini non hanno più alcun significato.
D'un tratto le parole del Sacerdote si interrompono. Un brivido di orrore mi corre lungo la schiena e mi giro di scatto per assicurarmi che non gli sia accaduto niente.
La vampa emessa da Jaegerin fatica a dissipare la sinistra caligine che d'un tratto ha invaso la stanza ma attraverso l'aria torbida riesco a scorgere Engelhaft a pochi passi di distanza, intento a guardarsi attorno con occhi ormai incapaci di vedere, curvo come se stesse sopportando sulle spalle un peso terrificante... mi fa pensare ad un vecchio cieco, smarrito nel folto di una nera foresta e circondato dai latrati di lupi famelici. Intorno a lui si indovinano le sagome di Kailah, di Colin, di Vela, vaghe e spettrali.
"Qualcosa sta cambiando" mormora allarmato, poi aggiunge in tono deciso: "Kalina ha bisogno di aiuto. Non possiamo consentire che la nera reliquia arrivi qui, non prima che sia compiuto ciò che abbiamo iniziato." Il mio sguardo incontra quello di Kailah. "Bondred" le dico. Annuisce. "Dovete fermarlo. Sven, Colin e io serviamo qui." Esausta, ripetutamente ferita nel corso degli scontri con le pattuglie di Uryen, fa cenno a Vela di seguirla e si avvia verso le scale. Mentre passa tra me e Sven apro la bocca per dirle di fare attenzione: Bondred sa del Gaol Scathan e sicuramente si giocherà il tutto per tutto in un assalto fulmineo e disperato pur di non lasciarsi imprigionare. A dispetto della fatica e delle ferite la mia compagna appare lucida e determinata come non mai - farà ciò che deve, senza risparmiarsi e a qualsiasi costo, inutile sprecare il fiato in sciocche raccomandazioni. Resto quindi in silenzio e provo a concentrarmi sul lavoro che resta ancora da fare qui alla torre senza cedere allo sconforto.
Sembrava troppo bello per essere vero.
Nel tentativo di evitare i tagliagole greyhavenesi del Cordone siamo finiti qui alla XII, l'unica tra le torri di Uryen a cui non ci eravamo mai avvicinati nei nostri due anni di servizio nell'esercito, al termine di una lunga deviazione verso ovest. Che fosse il nascondiglio di Bondred ce l'ha dato ad intendere lui stesso un giorno fa nel corso della sua improbabile ambasceria presso la casa dove ci eravamo nascosti dopo l'attacco all'Asilo. E dire che al netto del mascherone di ferro da spauracchio di Samhain (e soprattutto del volto che si nascondeva lì sotto) sulle prime non mi è sembrato poi così peggiore di tanti avversari che fin lì ci avevano sbarrato il cammino, anzi: pragmatico, magari senza scrupoli ma in fondo ragionevole e disposto al compromesso, è riuscito a farsi passare per un povero diavolo costretto a far fronte alle circostanze orribili che la malasorte gli aveva fatto piovere addosso. Per corroborare la messinscena da ratto ansioso di abbandonare la nave che affonda ha persino provveduto ad eliminare l'orrore diabolico che Orstein Bach stava "coltivando" al piano superiore dell'Asilo e a presentarcene la prova. Ci siamo cascati con tutte le scarpe (con un'eccezione, a dir la verità, Kalya Niadh al termine di quell'assurdo abboccamento aveva condiviso con noi un commento di Morna che sul momento mi era sembrato quasi ingiustamente perentorio: "E' di gran lunga l'individuo più spregevole in cui mi sia mai imbattuta in questa epoca") e non abbiamo esitato a donargli una fiala del Sangue degli Antecessori pur di stringere un accordo che ci garantisse qualche possibilità di arrivare a Dossler senza dovercela vedere con lui, i suoi Pupilli e mezzo esercito di Uryen.
Solo dopo aver ascoltato il racconto di Freya sugli ultimi giorni di Vodan abbiamo capito quanto ci eravamo sbagliati sul conto di questo sadico abominio di Morgoblath e sulle desolanti implicazioni di avergli messo in mano una riserva di Sangue, ma sembrava - fino ad un momento fa, perlomeno - che fossimo ancora in tempo per far sì che la disperata vendetta del nostro compagno potesse andare a compimento. Ipotizzando che Bondred ed i Pupilli fossero impegnati a nord est nella caccia a Quorton Kraven, infatti, confidavamo di avere un'occasione d'oro per neutralizzare il teatro del suo prossimo rituale di trasmigrazione e condannarlo così a soccombere al Morbo dei Risvegliati, Sangue o non Sangue: Vodan è infatti riuscito ad infettare il proprio stesso corpo prima che gli venisse rubato, lasciando l'ignaro Innalzato con il proverbiale cerino in mano.
E invece lo stronzo proprio non vuole saperne di crepare fuori scena. Dobbiamo giocarci il tutto per tutto per impedire che arrivi qui: se il malvagio artefatto che porta con sè riuscisse a raggiungere la Torre prima della fine dell'esorcismo ne comprometterebbe irrimediabilmente l'esito e l'oscura maledizione di Morgoblath a quel punto ci spazzerebbe tutti via come moscerini.
L'eco dei passi di chi sta lasciando la Torre XII si affievolisce fino a svanire nell'oscurità che si spalanca oltre la soglia del laboratorio. La forza malefica che incombe su queste pietre sembra volerci concedere un momento di tregua ma non mi illudo: sta semplicemente raccogliendo le energie residue per sferrare un ultimo assalto micidiale. Sven ed io ne approfittiamo per riprendere fiato e per tirare su alla bell'e meglio una piccola barricata in mezzo alle scale. Trascorre una manciata di minuti scanditi dalle litanie di Engelhaft e dal tintinnio delle ampolle che Colin sta riempiendo di chissà quale diavoleria alchemica sottratta alle scorte di Bondred che possa essere efficace contro l'orda di corpi rianimati che presto piomberà su di noi, poi un tonfo sordo, un altro, e un altro ancora annunciano che il nemico è tornato a farsi sotto. Mi sporgo oltre la porta scorgo una sagoma vagamente umanoide avanzare nelle tenebre e inerpicarsi sulla scala. Si muove in modo sorprendentemente naturale, assai diverso dagli scatti meccanici, quasi da insetto, che caratterizzavano le creature che l'hanno preceduta. Una volta che è entrato nel raggio della luce di Jaegerin riesco a distinguere meglio le fattezze del mostro: un coagulo ripugnante di membra assemblate in una parodia di forma umana in armi, sormontata dalla testa imbalsamata e rinsecchita di Steven Mahl. Fisso i miei occhi nei suoi ed avverto immediatamente su di me l'influsso della Tenebra che anima quei resti: il sangue mi si ghiaccia nelle vene, una nausa terribile mi stritola lo stomaco. Faccio fatica a rimanere in piedi mentre la creatura si avventa sulla barricata che gli sbarra il passo e comincia a farla a pezzi a colpi di spada sferrati con una potenza sovrumana. Riesco a riavermi e a tentare un affondo dall'alto che manca di poco il bersaglio. Sento che sto per soccombere nuovamente all'immondo potere di Morgoblath e non posso fare altro che battere in ritirata nel laboratorio.
Non c'è tempo di tirare il fiato. Colin mi offre un'ampolla di acido che afferro senza pensarci troppo su. La mia mira non è mai stata un granché e oggi purtroppo non riesco a fare meglio del solito: tornato in cima alla scala tento un lancio contro la creatura che ormai ha superato la barricata e sta salendo inesorabile verso di noi, ma il vetro si frantuma su una parete, il liquido schizza sui resti della barricata alle spalle del mostro. Merda, penso, mentre una nuova ondata di malessere mi invade il corpo. Le lacrime mi offuscano la vista, la forza nelle braccia inizia a mancarmi...devo ritirarmi nuovamente. Mi posiziono accanto a Sven e mi preparo a difendere l'ingresso del laboratorio, nostra ultima linea di difesa.
La maschera funebre che un tempo era il volto di Steven Mahl emerge dalla soglia, gli occhi vitrei e distanti come quelli di un animale impagliato. Che razza di carnevalata d'inferno hai messo su, eh Bondred, pur di non rassegnarti a tirare le cuoia? Un vero e proprio guardaroba di carne realizzato coi corpi che hai abitato e dismesso...la sola idea mi farebbe venire il voltastomaco se non stessi già lottando con tutto me stesso per trattenere in gola il vomito. L'osceno campione del Dio dei Veleni si dimostra subito capace di una scherma assai più esatta rispetto alla rozza (per quanto terribilmente efficace) brutalità dei manichini umani che abbiamo sgominato poco fa, deflette i nostri attacchi senza difficoltà e contrattacca veloce come un lampo, tormentandoci con il potere del suo sguardo. Fatichiamo a tenerlo inchiodato sulla porta ma non possiamo concedergli neppure un passo in più: il suo vero obiettivo è Engelhaft e se il mostro dovesse arrivare a lui per noi ogni speranza sarebbe perduta. Né possiamo pensare di tenerlo a bada fino al compimento del rito, perché con ogni secondo che passa il peso del suo sguardo diabolico diventa sempre più insopportabile. Dobbiamo chiuderla qui e adesso.
Come se mi leggesse nel pensiero Sven si lancia all'attacco con tale rapidità da cogliere alla sprovvista sia me che il nostro avversario, travolgendolo con un fendente che gli squarcia il torace e lo fa capitombolare in fondo alle scale. "Qui e adesso" ripeto tra me e me, e mi avvento sulla creatura ancora atterrata per fracassarle il cranio prima che possa riaversi. Sollevo Jaegerin per abbatterla sul viso distorto di Steven Mahl, le rune incandescenti sulla lama danzano nell'oscurità. Non ci sarebbe neppure bisogno di sferrare il colpo: mentre l'essere tenta di mettersi in ginocchio e sollevare la spada per difendersi le orribili cuciture che attraversano la sua pelle si lacerano, la carne morta si sfalda e cade a pezzi, le ossa ormai nude si sbriciolano. La Torre ha esaurito il suo nefando potere ed è costretta ad ammettere la sconfitta, del suo ultimo difensore non resta che un mucchio di polvere biancastra.
Dalla cima delle scale fa capolino Sven. "Adesso però sono finiti per davvero, eh?". Intorno a me la caligine si sta lentamente dissipando come se sospinta via da una brezza gentile. Credo di sì, amico mio, credo proprio che contro ogni pronostico ce l'abbiamo fatta e siamo tutti sopravvissuti per poterlo raccontare. Penso ad Annie, ormai da giorni sul punto di soccombere alla forza demoniaca che si annida in lei e ora da qualche parte là fuori con alle calcagna Deren, quel fottuto spione Innalzato al servizio della Mantide, assieme ai soldati del Cordone e ai loro mastini. Penso a Kailah, a Vela, a Freya, a Kalya Niadh e Morna là fuori a vedersela con Bondred. Chissà come se la stanno cavando... se il bastardo non è venuto a romperci le uova nel paniere con ogni probabilità le nostre compagne sono riuscite ad averne ragione. Pochi minuti ancora e il rito purificatorio è finalmente completato. Ormai libero dalla morsa della maledizione della Torre Padre Engelhaft appare nuovamente in forze, si guarda intorno e annuisce soddisfatto. "Qui abbiamo finito. Possiamo andare!" Non ce lo facciamo ripetere.
Lasciamo la Torre XII e ci precipitiamo verso la fattoria poco distante dove Kalya Niahd aveva fatto riparare Morna per sottrarla agli effetti della maladizione di Morgoblath. Vela è affacciata sulla soglia spalancata dell'edificio e sbraccia nella nostra direzione. La sua espressione sconvolta mi fa capire al volo che le cose qui sono andate parecchio male. "Bondred?" le chiedo. "Pensiamo sia morto" mi risponde con voce strozzata. "E allora perché quella faccia?" "Morna...Freya...e c'è Kailah che..." Guardo dentro senza dire altro. Sul pavimento dell'ingresso accanto alla carcassa mutilata di Bondred c'è il corpo senza testa della povera Freya. Poco distante vedo Kailah, ferita e sanguinante, che cerca a fatica di tenersi in piedi aggrappandosi ad un muro. Sul lato opposto della stanza Kalya Niadh se ne sta china su Morna esanime col viso nascosto tra le mani.
Eh sì, sembrava davvero troppo bello per essere vero.





















