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Kailah Morstan
diario di viaggio
Kailah Morstan
 
creato il: 13/01/2012   messaggi totali: 75   commenti totali: 85
105633 visite dal 13/01/2012 (ultima visita il 24/08/2019, 03:16)
16 aprile 517
Martedì 5 Maggio 2015

Les!



Les!

Una scarica di energia percorre le mie braccia, fino alla punta delle dita, e minuscole luci si disegnano nell'aria, rischiarando la cucina ombrosa della casa di Franziska.

"Bravissima!" commenta lei, "al primo tentativo!"

Mi guardo intorno stupita. Allora è vero: le scintille fluttuanti ne sono la prova. Anni di stranezze, timori e inspiegabili fenomeni si risolvono in un istante, in una sillaba pronunciata ad alta voce.

Les!

Tre lettere apparentemente senza senso, semplicissime, dissolvono le mie incertezze: sono una maga. Ha ragione Franziska, ed ha ragione quella parte di me, più o meno sopita, che l'ha sempre saputo e me l'ha urlato in sogno innumerevoli volte. Sono una maga.

Guardo le scintille, mi concentro e provo a controllarle, a muoverle secondo la mia volontà. Non è semplice... ma riesco a farle vibrare, determino la forza del loro baluginio. Come un'invisibile appendice delle mie mani, come un soffio leggero sulla fiamma della candela.

Si dice che la prima volta sia la più memorabile, ma non sono sicura di ricordare la mia vera prima volta. Questo potere che sento fluire dentro di me c'è sempre stato, e di nascosto ha ricoperto di una patina di impercettibile incanto la realtà che mi circondava.
Questa però è la prima volta che lo faccio consapevolmente. Lo faccio sapendo quello che sto facendo. Più o meno.

"Come ti senti?" mi chiede Franziska quando tutto è svanito.

La guardo, esito, scuoto il capo. Non lo so come mi sento. Penso alla delusione se non fossi riuscita, e forse il mio sentimento prevalente è il sollievo. Poi c'è la curiosità, la voglia di sperimentare, di giocare con il mio incredibile giocattolo nuovo...

Ho tredici anni e sono una maga.

Baby Kailah - Immagine (Blog)

Ripenso a quel pomeriggio. I profumi della cucina, la penombra e la voce incoraggiante di Franziska sono custoditi perennemente nel mio cuore, insieme alle scintille del mio primo sortilegio.
Chissà se la Vipera ha potuto sbirciare anche tra i miei ricordi belli, o se la sua morbosa ricerca nella mia memoria si è concentrata soltanto sui dispiaceri.

Sono nata maga. Ho giocato col fuoco e con le luci, fatto scherzetti ai miei fratelli, mi sono divertita con la magia in modo spensierato e incosciente, nonostante Franziska mi mettesse in guardia dai pericoli insiti in un simile dono.
Con la magia ho scoperto di avere un legame profondo con il mio nonno, morto quando ero talmente piccola che neanche ricordo il suo volto. Sono io, tra i tanti nipoti, l'unica ad avere ereditato il suo segreto, insieme ad un libro incomprensibile dall'aria preziosa. La magia è il filo che mi lega alla generazione passata, una sorta di ineffabile lignaggio.

Ripenso a quel pomeriggio lontano, mentre pronuncio la vecchia e abituale runa davanti a Colin e al suo barattolo di schifezza nerastra.
Ho bisogno di ridere, di tirare un sospiro di sollievo, di fare uno scherzo innocente al mio amico studioso. Ma ecco che un lampo di buio, uno stralcio di orrida visione, torna a infastidirmi. Ecco le mani adunche della Vipera, i suoi artigli deformi, i suoi polsi segnati dalle cuciture.

Maledetta Vipera, senza neanche un briciolo di autoironia.

Non ho intenzione di farmi intimidire da lei e dai suoi giochetti mentali. Ho fretta di ignorarla, di dimenticarla, di tornare a vivere la magia nel modo giusto. Eppure la strega sembra avere intenzioni diverse, cerca di protrarre il suo dominio sui miei sogni, di spaventarmi con visioni orrende.

Quando le cose si fanno complicate bisogna sforzarsi di ragionare in modo semplice. Spogliare i pensieri di ogni colore, odore, suggestione. Chi siamo, cosa facciamo? E soprattutto... perchè lo facciamo.
Sembra impossibile. Era davvero impossibile fino a qualche giorno fa, mentre provavo a tentoni, con la mente annebbiata, di ritrovare un filo logico nei miei pensieri, un barlume di lucidità.

Ma oggi... oggi ci riesco.
Propongo a Colin un secondo esperimento, lontano dal barattolo di schifezza, per vedere se sia quella roba a causarmi le visioni oppure se non esista un collegamento.
Non è quella roba, a quanto pare, ma sono io. Me ne rendo conto con una lucidità di cui sentivo da tempo la mancanza.
La sensazione è spiacevole, ma avverto nel profondo del cuore un moto di orgoglio, di riscatto.
Brutta strega, quanto ti piacerebbe saperlo fare come lo faccio io, eh? E invece il prezioso Potere è sprecato nelle mani di una ignorantella come me, che non lo sa apprezzare, non lo sa dominare, e soprattutto non lo considera nemmeno poi così importante.

Ironia della sorte, eh...

Adesso bisognerà decidere cosa fare, se suicidarci nelle paludi della morte o, più ragionevolmente, raccogliere informazioni e pensarci bene prima di compiere mosse avventate. Confido nel buon senso dei nostri superiori: la strega ci conosce a perfezione, sa quello che possiamo fare, ed è riuscita ad avere ragione di noi in una situazione che sembrava pendere a nostro favore, impartendoci una sconfitta tremenda. Sarebbe da pazzi andarle a casa, ora come ora, anche ammettendo di riuscire a trovare dove si nasconde.

Magnus ci ha detto chiaramente che le abbiamo fatto un bel regalo, lui ed io, a permetterle di frugarci nella mente tutto questo tempo: spero che non andremo pure a fargliene qualche altro, di regalo.

Prudono anche a me tantissimo le mani, non è che voglia fargliela passare liscia. Ma proprio Magnus mi diede un suggerimento importante, che adesso credo di poter interpretare meglio di prima: "giudizio!", mi disse. Lì per lì lo trovai un po' irritante, ora mi sembra sacrosanto. E' il momento di essere giudiziosi, non c'è dubbio, e di non lasciarci guidare dai sentimenti, nè attirare dalle provocazioni di quella strega.
Lei non vede l'ora di sentirci bussare alla sua porta, colmi di doni. Ma è stata una cattiva bambina, non merita che gli spiriti del Giorno Senza Nome le nascondano sotto il cuscino dolci e biscotti. Merita che gli spettri di Ariman, o come diavolo si chiamano quei diavoli, le strappino il cuore, le cavino gli occhi e la diano in pasto ai cani. Ma poveri pure i cani.
scritto da Kailah , 23:00 | permalink | markup wiki | commenti (5)