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Simon DeTop
 
creato il: 03/08/2007   messaggi totali: 73   commenti totali: 80
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21 gennaio 517
Martedì 5 Agosto 2014

Il bicchiere mezzo pieno



Avanziamo di notte, come un branco di lupi in cerca di preda. Quella che molti comandanti considerano una scelta suicida è per Ramsey il modo più efficace per sopravvivere in questi boschi infestati.

Nessuno conosce i Risvegliati come il Tenente. Chi pensa che tutto ciò che sappiamo su di loro si debba alle ricerche e alle teorie del vecchio stregone della Rocca si sbaglia di grosso. La quasi totalità delle nostre scoperte si regge sulle prove portate, sugli esemplari catturati e sui ragionamenti compiuti dal Tenente e dai suoi uomini. Per questo siamo qui adesso: di nuovo a Cantor, a lambire il fianco dell'occhio del ciclone.

"Ci siamo, gente. Quella è la collina dove faremo festa stanotte. Ali, controlla a ore tre: Vasq, coprila. Roy, Manu: portate i due nuovi a dare un'occhiata dall'altro lato. Gli altri con me, vediamo se è pulito e poi mettiamo a letto queste ragazzine".

Risate. Il morale è alto. Va tenuto alto, quando i Risvegliati colpiscono duro. Più picchiano duro e più lo devi alzare, proprio come la guardia. Se qualcuno pensa che ci arrenderemo non ha capito nulla. Abbiamo dato il sangue per questa terra, non saranno certo queste creature abominevoli a farci alzare i tacchi.

Avanzo nella boscaglia, con Vasq che mi segue senza emettere un fiato. Per quanto io possa andare veloce, lui lo è di più. Specie nel sottobosco. Quando c'è lui a guardarmi le spalle so che non ho bisogno di fermarmi e controllare: sono coperta, sempre. E' questa la forza del terzo plotone.

"Che ti pare?" gli chiedo, raggiunto uno spiazzo che reputo soddisfacente.

"Può andare. Non si vede il fiume, però".

Ci fermiamo qualche secondo a osservare la macchia nera sotto di noi. Un tempo questo bosco era un concerto notturno di grilli e cicale. Ora non più. I Kreepar mangiano di tutto, dalle formiche ai Risvegliati. Lo stregone della Rocca li ha definiti "super predatori". Quando Ramsey lo ha sentito si è fatto una risata: ad Angvard se li mangiano, ha aggiunto subito dopo. Allo stregone è toccato starsene zitto.

"Per me è pulito", dico dopo un pò. Vasq annuisce. Entrambi sappiamo dove guardare, cosa notare. Le punte degli alberi, i contorni spezzati delle ombre dei cespugli. "Il fiume, Ali", aggiunge poi.

Saliamo ancora. Ogni roccia che oltrepassiamo ci avvicina di più alla falce di luna calante. Mi tornano in testa i racconti di mia nonna: Ilmatar, la dea Kayah, i Primi Eroi. Sorrido al pensiero di cosa potrebbe dire se fosse ancora viva: in questo mondo di morte e abbandono siamo noi, i soldati, la cosa più simile agli Eroi.

Un colpo sordo rompe il silenzio della notte. Poi un altro. Poi un altro ancora. Passi? No, troppo poderosi. Guardo Vasq. Non piace neanche a lui. "Diamo un'occhio al fiume", mi ripete, "e poi dagli altri. Di corsa".

Raggiungiamo un'altra spianata. La linea sinuosa del Traunne si disegna inconfondibile innanzi a noi. Il ghiaccio e la neve riflettono la luce della luna da mille diverse angolazioni. L'effetto è tale che il fiume, benché ghiacciato, sembra muoversi lo stesso in una danza brillante. Intervallata da piccoli sassolini neri.

"Che ti pare?" Gli chiedo di nuovo. Stavolta la mia voce esce molto diversa.

"Non va bene, Ali. Non va bene per niente".

D'un tratto si volta verso gli alberi sopra di noi, flebilmente rischiarati dalla luna. Qualunque cosa sia, l'abbiamo sentita entrambi. L'anno scorso, di questi tempi, avremmo esclamato "chi sei?" o qualcosa del genere. Ma tante cose sono cambiate, da allora. Vasq incocca la freccia, inclina la testa, mira appena un istante, poi scocca. Un grido rauco e strozzato lacera l'aria.

"Andiamo", mi dice. Annuisco, precipitandomi verso il basso.

"L'hai colpito?" gli chiedo, mentre scendiamo.

"No", mi risponde. L'ha colpito, ma non in testa. "E' veloce", aggiunge poi.

Lo siamo anche noi. Continuiamo a correre, per quanto consentito dalla notte.

"E' uno di quelli..?", chiedo.

"Credo di si".

Scendiamo ancora: la montagna di notte è micidiale, non possiamo sbagliare nulla.

"Ce l'abbiamo?" chiedo appena vedo un punto che può andare.

"Ce l'abbiamo".

Rallentiamo fino a fermarci, poi scompariamo. Sguaino Ametista, poi nascondo la lama come mi ha insegnato il Tenente. I colpi sordi continuano incessanti. Un corno risuona nell'aria, in lontananza. Dev'essere quello del Sergente Rock. Non promette niente di buono. Deve farlo, ma in questo modo ne attirerà parecchi.

Ma non tutti.

Li sento avanzare, nella notte. Sono in due. Seguono il nostro odore, già pregustano il sapore del sangue. Cacciatori. Ecco perché Vasq ne ha mancato uno. Cosa ci fanno in questa zona? In due, poi...

Aspettiamo, poi aspettiamo ancora. Non possiamo sbagliare nulla, ora come non mai. "Aspetta immobile, in silenzio, finché non vedi il bianco dei loro occhi"... Non ancora. Non ancora.

Adesso.

Scattiamo all'unisono. Loro sono veloci, noi non siamo da meno. Sono venuti in cerca di prede, vediamo cosa sanno fare contro due cacciatori. Mentre affondo la punta di Ametista nelle carni del mio, ripenso alle parole dello stregone della Rocca: adesso vedremo chi è il ''super predatore'' di questa collina.

Anche Vasq va a segno. La faccenda si mette bene per noi. Con questi il primo sangue è fondamentale. Gestire il vantaggio, non concedere nulla, non commettere errori. Lo scontro è tutto dalla nostra. Quello di Vasq dura tre fendenti, il mio non supera il quarto. E neanche un maledetto graffio.

"Da Ramsey, adesso".

Mentre torniamo, il rumore è diventato frastuono. La collina è diventata viva sotto i nostri piedi. Risvegliati tra la boscaglia, sui rami degli alberi. Da dove arrivano? Dal cimitero? Queste dannate tombe vomitano morti da mesi. I nostri compagni stanno dando battaglia: il terzo combatte, il dodicesimo sta finendo di piantare a terra le torce. Nessuno sa farlo meglio di noi. Si marcia con Kayah, si combatte con Pyros, si vince con Dytros. Questa è la lezione che impartiremo anche stanotte.

Corro dal Tenente, mentre la spada torna nella mia mano. "Cacciatori sulla collina", esclamo a voce alta. "Meno due. Forse ce ne sono altri".

"Che vengano pure", mi risponde Ramsey mentre la testa di un Risvegliato crolla in frantumi ai suoi piedi. "Stanotte ne abbiamo per tutti". Morale alto, guardia in alto.

"Guarda in alto".

Mi volto verso Vasq. Lo sguardo cade sulle fronde degli alberi sulla collina. I colpi continuano, come dei magli poderosi. La terra trema.

"Vedo che l'avete controllata un gran bene, questa collina!" ci dice Garruk.

Stavolta, però, nessuno ride.

"Puliamo questo casino uno stronzo alla volta", tuona Ramsey. "A quello penseremo dopo".

Il Tenente ci chiede di fare quello che sappiamo fare meglio, e noi lo accontentiamo. I Risvegliati cadono ai nostri piedi, calpestati da altri Risvegliati che cadono ai nostri piedi. Calpestati da altri Risvegliati.

"Qui ce ne sono due con lo scudo!".

"Aaaarghhh!"

"Bear è stato ferito! Bear è stato ferito! Bear è stat..."

"Abbiamo capito! Guarda che non guarisce se lo ripeti!"

Il terzo e il dodicesimo plotone erano l'orgoglio della Rocca di Tramontana dai tempi della Guerra delle Lande. Hanno mantenuto il nome, la numerazione, il prestigio, e anche se gran parte del loro organico è cambiato, morto o non più in servizio attivo restano reparti di cui andare fieri. Alcuni, come Garruk e Ramsey, sono dentro fin da allora. Altri, come me e Vasq, sono arrivati dopo. E poi ci sono i nuovi, quelli che ci vengono assegnati quando qualcuno di noi crepa o si becca una brutta ferita: Garruk li chiama "i novellini". In ogni caso, siamo come una famiglia. Il Tenente ci ha scelti uno ad uno. Se siamo qui è perché lo meritiamo. Dobbiamo essere all'altezza del compito.

Anche quando il compito è impossibile.

Nonostante i nostri sforzi, ce ne sono ancora due o tre in piedi quando arriva quello grosso.

"Si batte la fiacca, eh?" tuona Ramsey, mentre si volta verso il limitare del bosco da cui proviene il casino. Morale alto, guardia in alto.

Guarda in alto.

Un albero scompare, come inghiottito dall'oscurità della foresta. Un altro lo segue di lì a poco, a meno di dieci metri da Ramsey. La foresta si spalanca dinanzi a noi, vomitando Risvegliati di ogni forma e dimensione. E su tutti, come un oscuro idolo pagano portato in processione dai suoi sacerdoti, sorge l'Abnorme più grande che io abbia mai visto.

In quel momento capisco che nessuno di noi ne uscirà vivo.

Abnormis Colossus - Immagine

Il Tenente è un uomo imponente, massiccio. Non ci sono molti soldati, ad Uryen, che possano vantare una corporatura come la sua. Eppure, quando la mole del gigante emerge dall'oscurità, sento una fitta al cuore: improvvisamente, tutto sembra ingiusto e profondamente sleale.

Scuoto la testa. Aidrich Ramsey è l'uomo che rende possibile l'impossibile. Ha sconfitto la Bestia dei Mirtilli, innumerevoli Nordri, moltissimi Risvegliati. E nessuno di noi dubita di lui, del suo coraggio o delle sue capacità. Se c'è un uomo che può trovare il modo di spezzare in due quel gigante, è lui.

E noi con lui.

"Cosa state aspettando? Alle lance! Alle corde! Alle travi!"

Ci muoviamo all'unisono, mettendo in pratica le strategie studiate e provate in mesi di duro addestramento. Il terzo e il dodicesimo, ancora una volta insieme. E se dev'essere l'ultima, che ne valga la pena. Uno difende, l'altro manovra. Il braccio e la mente. Siamo qui per questo, perché lo meritiamo, perché possiamo. Perché dobbiamo. E non importa se sembra impossibile, perché nostro è il compito di rendere possibile l'impossibile.

Ramsey evita il primo colpo, poi il secondo.

Il terzo lo assorbe lo scudo.

Il quarto si schianta su Roben, lasciandolo sul posto.

Il quinto colpisce ancora lo scudo del Tenente, strappandolo via.

Qualcuno di noi, dentro di sé, comincia a a pregare. Nessuno vuole pensarci, nessuno. Le urla di Garruk tengono tutti inchiodati al loro compito. Ciascuno di noi ha un lavoro da fare. Non possiamo permetterci di essere lenti o di commettere alcun errore.

Il sesto si abbatte su Jensen, colpendolo duramente alla gamba. Il settimo corregge il tiro. Penso a sua moglie, ai due figli piccoli. Alla figlia grande. Dannate bestie assassine.

L'ottavo è per il Tenente, ma trova soltanto l'aria. Tutti trattengono il fiato.

La foresta ruggisce di nuovo, vomitandocene addosso altri. "Giusto in tempo, cominciavo ad annoiarmi"! Urla Garruk roteando la sua ascia. Ramsey è troppo impegnato, tocca a lui. Morale alto, guardia in alto.

Guarda in alto.

Nessuno ha voglia di vederlo, eppure gli occhi di tutti si trovano lì, come se potessero in qualche modo alleviare l'impatto di quel colpo sovrumano. Un pezzo dell'armatura del Tenente rotola a terra insieme alla spada. Osservo la neve e maledico in silenzio il suo colore, se soltanto fosse nera potrei illudermi di più su cosa è accaduto. Del corpo nessuna traccia: lanciato via come un fuscello, inghiottito dagli alberi che brulicano di Risvegliati.

"Non statevene lì impalati! Abbiamo un lavoro da portare a termine!" Garruk ha ragione. Puliamo questa feccia uno stronzo alla volta. A quello penseremo dopo.

La danza continua. Facciamo tutto come ci ha insegnato il Tenente. Le lance, le corde, le torce, i nodi, le travi, gli uncini. Non possiamo sbagliare nulla. Non possiamo sprecare il tempo che quei nove colpi ci hanno regalato. Roben, Jensen, Ramsey. Teneteci la bara aperta, stiamo arrivando. Ma non prima che ci strappino la spada dal pugno, non finché potremo disporre di un rantolo di vita.

Non sbagliamo nulla. Siamo stati addestrati per questo. Spalla contro spalla, fino alla fine. Non meno di cinque di loro per ognuno di noi. Non un passo indietro, neppure di fronte all'apocalisse. Ve la faremo sudare, maledetti. Nessuno di noi ne uscirà vivo, ma non lo farete neanche voi.

Perdo la cognizione del tempo, scagliando ogni fendente come se fosse l'ultimo. Ametista danza nell'aria, rossa come un rubino, rischiando a ogni colpo di sfuggirmi di mano. Sento il braccio pesante, artigliate da tutte le parti, sempre più vicine al viso. Ancora uno, penso. Ancora uno, per il Tenente. Ancora uno e poi, se così dev'essere, così sia.

"Troncooo!"

L'urlo del dodicesimo squarcia le tenebre come un raggio di sole. Trattengo il fiato. Mi volto. Ed ecco che, di fronte ai miei occhi, si compie il miracolo. Il gigante, coperto di lance e di corde, barcolla su se stesso, collassa su un fianco.

E poi cade.

E' certo che nessuno di noi ha mai sentito un suono più bello.

Fino a quando Garruk non gli spacca la testa con la sua ascia.

Per un istante, tutto è silenzio.

Poi, all'unisono, iniziamo a urlare a squarciagola.

Il bosco si riempie delle nostre grida. Siamo circondati, il bosco intorno a noi è pieno di Risvegliati. Siamo stanchi, stremati, sfiniti. Tanto è il sangue di morte che abbiamo addosso, che molti di noi si ammaleranno in ogni caso. Ma siamo ancora vivi. Siamo vivi e il gigante Risvegliato è morto. Abbiamo vinto.

Garruk scoppia in una fragorosa risata, coperto dalla testa ai piedi da un liquido marrone. "Ma... può mai dirsi sangue, questo? A me sembra piuttosto merda! Guardatemi! Guardatemi, cazzo! Sono coperto di merda!"

Rido anch'io, con le lacrime agli occhi. Ridono, ridiamo tutti. Questo è il gruppo di Ramsey, il mio gruppo, il mio plotone: una famiglia, fino alla fine.

"Si, ma.. occhio che quella merda corrode. Lavatela via, prima che ti fotta l'armatura!"

Le urla e le risate cessano in un istante.

Il silenzio cala nella vallata, mentre lo sguardo di tutti si volge verso il limitare del bosco. Ramsey si trascina debolmente, tenendosi un braccio per tamponare uno squarcio che gli attraversa da parte a parte il torace.

Nessuno sa cosa dire. Nessuno osa sperare alcunché.

Garruk è il primo a parlare, scendendo con attenzione dalla carcassa della creatura. "Ben alzato, Tenente! Mentre voi battevate la fiacca i ragazzi qui hanno risolto il problema...".

Stavolta però nessuno ride. Vasq e Joden del dodicesimo corrono a sorreggerlo. Io non ce la faccio ad andare, quella ferita non la voglio vedere. Non da vicino. Ne ho già viste troppe.

Raggiungo un Risvegliato che si trascina debolmente a terra. Mentre lo elimino, li sento parlare.

"Non è grave come sembra: pensavate forse di esservi liberati di me?"

"Aspetta a parlare, Ram: vediamo come butta, prima. Lo sai anche tu come funziona...".

Lo sappiamo tutti.

Il lancio di una moneta, il tiro di un dado. Pari e dispari. E questo nella migliore delle ipotesi, se la ferita non si infetta, se non incontreremo altri abnormi, se riusciremo a tornare alla Rocca di Tramontana. Che ne sarà del terzo plotone, senza il suo Tenente?

Inutile pensarci ora: Ramsey cammina ancora, parla, dà ordini: gli uomini sono con lui, appesi alla speranza garantita dalle nostre stesse scoperte.

"Tenente... avete paura?" Chiede una recluta che proprio non riesce a tenerselo dentro. L'unica sopravvissuta, credo.

"Peter, vero?"

"Si, signore!"

"Peter, in queste situazioni... devi imparare a vedere il bicchiere mezzo pieno".

"..."

"Altrimenti non andrai lontano".

"Si, signore!"

Morale alto, guardia in alto. Guardo in alto e Improvvisamente lo vedo, il nostro bicchiere mezzo pieno che brilla nell'oscurità. Qualcosa dentro di me ringrazia Peter e la sua domanda stupida. Ce la faremo, anche questa volta. Torneremo a casa, anche questa volta.

Poi lo sguardo si abbassa, notando qualcosa di strano sull'Altopiano del Tuono. Una luce vivida e brillante, come una torcia che brilla nel buio.

Ali Shark - Immagine 2

Sento Vasq che si avvicina: mi mette una mano sulla spalla. "Dobbiamo andare".

"E' Angvard quella, vero?" Conosco già la risposta, ma le parole mi escono lo stesso.

"Forse non è ciò che sembra. Ci penseremo".

Vasq ha ragione. Anche il Bulvark è dotato di trappole di fuoco. Ma farebbero questo effetto, viste da lontano?

Scuoto la testa. Ci penseremo. Adesso dobbiamo cercare di uscire vivi da questo posto.

Ali Shark - Immagine 1
scritto da Ali Shark , 12:52 | permalink | markup wiki | commenti (1)