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30 Marzo 639
Giovedì 30 Marzo 2006
Stamattina Nahylub'Pa si è accorto della presenza di una nota scritta in elfico antico sulla mappa e, non conoscendolo perfettamente, ha avuto la brillante idea di portarsela alla biblioteca dell'Università. Con lui ci è andato l'ormai ristabilito Zelgadis. Nel frattempo io e Ifrit siamo andati alla stazione di posta a noleggiare un mezzo per il viaggio, l'unico disponibile era una carrozza trainata da quattro cavalli.
Una volta ricompattato il gruppo, siamo partiti. Durante il viaggio, Pa mi ha ragguagliato sui nuovi dettagli emersi: il testo in elfico antico era una sorta di legenda per decifrare meglio la mappa, infatti, riesaminandola, mi sono accorto di un'imperfezione riguardante la nostra destinazione, non si trattava della selva di Darlan bensì delle montagne a ovest di questa.
Il viaggio è stato più lungo del previsto, solo a sera siamo giunti al bosco. Nel bel mezzo della foresta, il cocchiere si è misteriosamente fermato, avevamo tutti addosso un brutto presentimento, sentivamo strani rumori provenire dagli alberi.. Ifrit ha urlato al cocchiere di muoversi, non appena siamo ripartiti sono spuntati quattro loschi figuri incappucciati a cavallo. Non abbiamo esitato. Pa, Ifrit e Maila hanno preso i loro archi e hanno mirato ai cavalli colpendone tre, i loro cavalieri sono stati disarcionati e l'unico rimasto in sella ha preferito desistere dall'inseguimento.
Il sentiero, che si inerpicava tra le montagne, si era fatto troppo stretto per il carro, così abbiamo dato appuntamento al cocchiere in quello stesso luogo dopodomani e ci siamo incamminati. Lungo la strada abbiamo trovato due bivi, per il primo mi è stato sufficiente orientarmi con la mappa per scegliere la strada giusta,mentre per il secondo è stato un po' più strano. Una specie di spaventapasseri si ergeva in mezzo alla biforcazione, ai suoi piedi una strana scritta, anch'essa in elfico antico, Pa non ha avuto problemi a tradurla "se con una freccia mi colpirai, la strada giusta troverai". A me, studioso, sembrava stupida l'idea di trovare la strada in un modo tanto casuale ma quei buzzurri dei miei compagni non hanno avuto dubbi. Maila, la più dotata con l'arco, ha scagliato una freccia, immediatamente il manichino ha indicato una delle due strade e noi l'abbiamo seguita. Ifrit, incredibilmente furbo nella circostanza, ha avuto la brillante idea di spostarlo in modo che se quei quattro avessero pensato di seguirci avrebbero sicuramente preso la via sbagliata.
Lungo il sentiero, ci siamo imbattuti nell'ennesima curiosità, un'asse di legno con incisa una strana scritta in deliota antico. Ci ha pensato Zelgadis a tradurla, si trattava di uno stornello popolare, Ifrit si è cimentato nel cantarlo, finito il supplizio, si è alzato uno strano vento, ma niente più.
In questo momento scrivo dall'interno di una casetta che pare uscita da un libro di fiabe:col tetto di paglia, i fiori posti sui balconi di piccole finestre, un camino fumante e una misteriosa coppia di vecchietti che, dietro lauto compenso, si è offerta di ospitarci. Visto che erano disponibili solo quattro letti, ho prestato la mia coperta a Pa che per stanotte si sacrificherà dormendo su un tavolo. Buonanotte Nahylub'Pa!
Una volta ricompattato il gruppo, siamo partiti. Durante il viaggio, Pa mi ha ragguagliato sui nuovi dettagli emersi: il testo in elfico antico era una sorta di legenda per decifrare meglio la mappa, infatti, riesaminandola, mi sono accorto di un'imperfezione riguardante la nostra destinazione, non si trattava della selva di Darlan bensì delle montagne a ovest di questa.
Il viaggio è stato più lungo del previsto, solo a sera siamo giunti al bosco. Nel bel mezzo della foresta, il cocchiere si è misteriosamente fermato, avevamo tutti addosso un brutto presentimento, sentivamo strani rumori provenire dagli alberi.. Ifrit ha urlato al cocchiere di muoversi, non appena siamo ripartiti sono spuntati quattro loschi figuri incappucciati a cavallo. Non abbiamo esitato. Pa, Ifrit e Maila hanno preso i loro archi e hanno mirato ai cavalli colpendone tre, i loro cavalieri sono stati disarcionati e l'unico rimasto in sella ha preferito desistere dall'inseguimento.
Il sentiero, che si inerpicava tra le montagne, si era fatto troppo stretto per il carro, così abbiamo dato appuntamento al cocchiere in quello stesso luogo dopodomani e ci siamo incamminati. Lungo la strada abbiamo trovato due bivi, per il primo mi è stato sufficiente orientarmi con la mappa per scegliere la strada giusta,mentre per il secondo è stato un po' più strano. Una specie di spaventapasseri si ergeva in mezzo alla biforcazione, ai suoi piedi una strana scritta, anch'essa in elfico antico, Pa non ha avuto problemi a tradurla "se con una freccia mi colpirai, la strada giusta troverai". A me, studioso, sembrava stupida l'idea di trovare la strada in un modo tanto casuale ma quei buzzurri dei miei compagni non hanno avuto dubbi. Maila, la più dotata con l'arco, ha scagliato una freccia, immediatamente il manichino ha indicato una delle due strade e noi l'abbiamo seguita. Ifrit, incredibilmente furbo nella circostanza, ha avuto la brillante idea di spostarlo in modo che se quei quattro avessero pensato di seguirci avrebbero sicuramente preso la via sbagliata.
Lungo il sentiero, ci siamo imbattuti nell'ennesima curiosità, un'asse di legno con incisa una strana scritta in deliota antico. Ci ha pensato Zelgadis a tradurla, si trattava di uno stornello popolare, Ifrit si è cimentato nel cantarlo, finito il supplizio, si è alzato uno strano vento, ma niente più.
In questo momento scrivo dall'interno di una casetta che pare uscita da un libro di fiabe:col tetto di paglia, i fiori posti sui balconi di piccole finestre, un camino fumante e una misteriosa coppia di vecchietti che, dietro lauto compenso, si è offerta di ospitarci. Visto che erano disponibili solo quattro letti, ho prestato la mia coperta a Pa che per stanotte si sacrificherà dormendo su un tavolo. Buonanotte Nahylub'Pa!





















