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« Sono attirati dalla carne viva. Ci fosse un cadavere, un braccio, non so, la gamba di Rock... »
- Colin Tarr -
 
Diario del Capitano Auron
Diario del Capitano Auron
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creato il: 24/03/2006   messaggi totali: 12   commenti totali: 0
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Scritto il 28/03/2006 · 3 di 12 (mostra altri)
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14 Marzo 639
Martedì 28 Marzo 2006

Devo dire che questa mattina ho ricevuto un ottimo buongiorno, una ragazza dalla lunga chioma dorata e dai grandi occhi blu profondo mi ha svegliato dal mio torpido sonno, ho pensato ad una dea, invece era Maila, ma in fondo non ci sono andato troppo lontano. Era davvero impaziente di farmi interpretare la mappa.
Scendendo mi sono accorto di non essere stato il primo a svegliarsi, infatti, Nahylub'Pa stava tranquillamente facendo colazione in compagnia di Zelgadis.

Pa, nell'aspetto, non ha nulla di diverso da quanto ci si possa attendere da un comune elfo: è alto,slanciato, piuttosto gracilino, come tutti quelli della sua razza, tranne qualche rarissima eccezione, ha occhi azzurri e capelli biondi che usa portare raccolti in una doppia coda di cavallo.

Non ho avuto il tempo di mangiare, ero troppo curioso di provare ad interpretare la mappa, credo di essere riuscito a leggerla piuttosto bene: narra di un tesoro molto potente e per questo molto pericoloso, al quale nessuno è mai riuscito a giungere, nascosto nella selva di Darlan a pochi chilometri da Greyheaven.

L'elfo si è iscritto al Circolo delle Arti Magiche, dell'Università degli studi, per conseguire un regolare attestato necessario per poter esercitare legalmente la magia, dato che questo corso dura dieci lezioni, abbiamo deciso all'unanimità di posticipare la partenza alla fine di questi studi.

Nel pomeriggio sono venuto a sapere che Zelgadis, in compagnia di Ifrit, nella locanda "La Botte Piena", dove ieri ero andato a recuperarli per compiere il lavoro della cartografia, era riuscito a mettersi nei guai, sfidando tutti i presenti ad un incontro di lotta libera a mani nude, così era da ieri che aspettava un messaggio da un organizzatore di questo genere di competizione.
Poco prima di sera ci siamo recati tutti in un sobborgo di Greyheaven, dove avrebbe avuto luogo lo scontro, in palio c'erano mille monete di bronzo. Il ring non aveva corde, era delimitato solo da un gruppo di uomini assetati di sangue, tra i quali c'eravamo anche noi e, fin tanto che non ho visto lo sfidante, ero quasi certo della vittoria del nostro amico. L'altro contendente era un moro, dal fisico scultoreo, alto, ma non pareva molto agile con tutta quella montagna di muscoli, una cosa era sicura Zelgadis non aveva nessuna possibilità di uscirne vincitore. Constatato ciò, sono andato a farmi un altro giro al mercato, mentre gli altri, come saprò in tarda serata, hanno preferito restare a osservare quella montagna umana distruggere senza pietà, colpo su colpo, non solo il corpo di Zelgadis ma anche il suo orgoglio.
Dopo aver udito questo macabro racconto,mosso da compassione, non ho proprio potuto fare a meno di andare ad accertarmi delle condizioni di Zelgadis, ricoverato al sanatorio. Forse si trattava più una mia morbosa curiosità, volevo vedere fino a che punto gli altri avevano aspettato prima di intervenire.

Lo spettacolo che si è presentato davanti ai miei occhi era agghiacciante. Il nostro compagno giaceva in uno squallido letto del sanatorio, l'aria impregnata dell'odore dei medicinali che aleggiava all'interno della stanza era irrespirabile, dalla fioca luce emessa dalle poche candele presenti, ho potuto constatare che era vivo per miracolo e che se gli altri non fossero riusciti a convincere le guardie che quest'uomo sanguinante a terra non era uno degli assassini ma una vittima innocente, sarebbe certamente morto. Sono stati dei veri irresponsabili, prima si mettono nei guai per poi uscirne con uno sterminio e spudorate menzogne alle guardie cittadine. Riuscire addirittura a farla franca, o sono veramente bravi o completamente pazzi e protetti da qualche Dio!

Non sono restato molto in quel postaccio probabilmente più per la puzza che emanava quello squallido curatore presente nella stanza che del sanatorio stesso, sta di fatto che Ifrit non smette mai di russare.




Rileggendo il diario mi rendo conto di come il Capitano non abbia raccontato cosa accadde veramente in quella piazza, la cosa non mi stupisce più di tanto, la violenza lo ha sempre infastidito e quel pomeriggio ce ne fu molta.

Appena giunti sul posto capimmo perché la posta in gioco era così alta, lo sfidante era una vero colosso, la pelle scura, resa lucida da chissà quale unguento, ne rendeva ancor più impressionante la mole, sull'enorme testone spiccava un ghigno satanico, Zelgadis al suo confronto sembrava un bambino.

Lo scontro fu senza storia fin dalle prime battute, Zelgadis combatté con onore ma in poco tempo il nero lo aveva ridotto uno straccio. Il nostro compagno giaceva immobile a terra, il ventre spappolato, non potevo rimanere a guardare, le mani mi prudevano, scambiai un occhiata con Pa e capii che avevamo avuto la stessa idea.
L'elfo afferrò la sua alabarda e si gettò nel mezzo del ring, "lo scontro finisce qui !" esclamò. Vedendo che il colosso rifiutava di dichiararsi sconfitto, Pa si scagliò contro di lui e gli tagliò un braccio di netto, il sangue cominciò a schizzare ovunque e Pa, non contento, tagliò anche una gamba al suo nemico lasciandolo a morire dissanguato. Io, vedendo due buffoni dirigersi verso Pa, estrassi la balestra e ne colpii uno con un dardo, l'altro fu steso da Zelgadis che nel frattempo aveva impugnato il suo Zweihander, in seguito mi avventai su di loro con la mia ascia e feci rotolare le loro teste. Ora sì che eravamo nei guai. La folla si era dileguata, le guardie si stavano avvicinando, avevamo poco tempo per pensare, ancor meno per agire. Fortunatamente Pa ebbe una grande idea, si sfilò la tunica con cappuccio che indossava e la mise ad una delle vittime in modo che sembrasse che anche lui fosse caduto, poi fece sdraiare Zelgadis tra i corpi senza vita. Rimaneva ancora un problema, molti avevano visto un nano tra gli assalitori così decisi di tagliare l'unica gamba che ancora rimaneva al nero e di infilargli i miei stivali, era una soluzione stupida perfino per me ma si rivelò azzeccata. Raccolsi le gambe e fuggii attraverso i vicoli dove mi liberai degli arti mozzati e dei vestiti sporchi di sangue affidandoli ad un mendicante in cambio di tutte le mie amate salsicce. Quando le guardie arrivarono alla piazza, Pa e Maila riuscirono a convincerle della loro innocenza e a fargli portare Zelgadis al sanatorio dove avrebbe potuto ricevere le cure adeguate. Io ancora oggi ringrazio Dytros per aver salvato la pelle!
scritto da Ifrit , 19:18 | permalink | markup wiki | commenti (0)
Scritto il 28/03/2006 · 3 di 12 (mostra altri)
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