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Karl Anderson
 
creato il: 03/08/2007   messaggi totali: 84   commenti totali: 80
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1 Novembre 517
Mercoledì 13 Giugno 2018

Samhain



Keynes - Immagine

La manciata di metri che ancora mi separa dalla sommità del promontorio è particolarmente faticosa. Ogni roccia di quest'isola reagisce alla mia presenza, ogni passo che faccio è accompagnato da un lamento costante che risuona nella mia testa. La sacralità della città che un tempo mi diede i natali oggi non conta più: la terra per cui combatto è la prima a volermi morto. Avanzo lentamente, lasciando che i suoi anatemi ancestrali travolgano i miei sensi. Non è l'isola a bramare la mia fine, ma la natura stessa: è questo il messaggio scandito dal Vento del Nord mentre sferza il mio mantello con la furia vendicativa di un'amante tradita.

L'acqua del lago reagisce al mio arrivo, increspandosi e facendosi torbida. Mi torna in mente la leggenda del Khal-Valan che narra di come Isnamroth, poco prima di condurre i suoi uomini contro le armate di Kurgoth, si fermò a riposare presso le rive di un lago: fu l'impossibilità di vedere il suo riflesso in quelle acque limpide a fargli capire che sarebbe morto di lì a poco. Chissà se in quella circostanza vide anche lui una macchia indistinta o se, distrutto dai rimorsi per aver ucciso suo fratello e abbandonato sua figlia nelle mani di un fabbro forestiero, non era più in grado di riconoscere il suo stesso volto.

Cammino sul crinale volgendomi verso oriente, incrociando con lo sguardo i raggi del sole. Di fronte a me, silenziose e inerti, si stagliano le valli e le lande di Feith. Allargo le braccia e respiro, lasciando che il richiamo riecheggi silenzioso. Non sono che un semplice soldato, oggi come allora: per questo sono nato e così morirò, così come tutti i miei compagni hanno fatto prima di me. Il vessillo che porto sulle spalle è lo stesso che avevano loro... lo stesso di sempre.

I primi corpi divorati dalla progenie reietta di Shaalaren si accingono a immergersi tra le rive del fiume: le file ordinate in cui si dispongono ricordano le parate militari in onore del Duca. Alcuni di loro erano soldati, altri artigiani, pastori o pescatori. A differenza di quanto accade a sud, nessuno di loro è stato ucciso dal morbo: sono morti per mano o per decisione umana. Per loro il Risveglio non è che l'occasione di rispondere a chi li ha sterminati rivolgendogli contro le sue stesse armi. Vederli avanzare dipinge un accenno di soddisfazione su quello che un tempo era il mio volto e, senza che me ne accorga, diventa parte del richiamo. Posso vederli sorridere, persino da qui: ciò che per me è durato un singolo istante, per loro durerà fino alla morte. Al tempo stesso, quel ghigno vuoto sui loro volti spenti mi riempie di tristezza.

Più in profondità, tra gli abissi del fiume, posso sentire la presenza di alcuni sventurati discendenti della fiera stirpe dei Mermaen, che nelle ere ancestrali dominavano i Mari del Nord e terrorizzavano le genti delle coste: tra poco il Continente avrà notizia del loro Risveglio.

La guerra, quella vera, sta per tornare. L'esercito che ho di fronte marcia senza tamburi, fanfare o vessilli, eppure riesco lo stesso a sentire la sua musica: la Melodia del Risveglio, pronta a opporsi a questo aborto che chiamarono Creazione.

[...]

L'odore della prescelta di Vaalafor si fa sempre più vicino: sfortunatamente, non è venuta sola. Tendo l'arco del Duca: cinque avversari sono parecchi, questa potrebbe essere la mia ultima battaglia. Eppure, a questo punto non ho scelta: manterrò attivo il richiamo, a costo di morire sulle rive di questo lago. E se il destino vorrà spingere il mio sangue nero a intorbidire le sue acque stizzite, farò in modo di mescolarlo a quello della mia rivale.


Annie Volvert - Immagine 4

Avanti, soldato! Sei arrivata fin qui, adesso mi devi dimostrare quanto ci credi. Questa è la frase che mi ha rivolto il Sergente Rock quando lo incontrai per la prima volta, al termine di una corsa a perdifiato su una collina di fronte alla Chela che sembrava non finire mai. Ricordo che arrivai quarta, sconfitta da tre cadetti che sembravano avere il doppio del mio fiato: io ero stremata al punto di non riuscire a respirare, ma Rock pretendeva che facessimo anche a botte... Biath, lo chiamava: gara di corsa e poi combattimento, uno dopo l'altro. Ricordo ancora i loro nomi: Robert, Packo e Mardin, che fu quello contro cui me la dovetti vedere io. "Che fortuna!", esclamò, pensando che avrebbe avuto vita facile. Ce la misi tutta per fargli vedere quanto si sbagliava: anche troppo... io mi feci malissimo al ginocchio, lui si portò i segni dei miei denti sul braccio per due settimane. Rock fu costretto a prenderci a calci, per separarci.

Fu Boar, il quinto ad arrivare, ad aiutarmi a tornare giu. Voleva portarmi in spalla, il fesso: "guarda che ce la faccio..." Lo so che ce la fai, ma che figura ci faccio io? Chissà perché adesso mi vieni in mente proprio tu. Stupido Boar, con tutto il tempo che hai perso con me avresti potuto farti almeno dieci amici in più. Quante volte ti avrò rivolto la parola, in sette mesi? Meno di sette, probabilmente. Eppure, tu eri lì quando... quando...

Oh Dei, non ricordo più un cazzo. Questo promontorio è dieci volte peggio di quella collina, ad ogni passo sento come se la terra mi urlasse in testa. Si, ho capito: fa male anche a me! Non l'ho chiesto io di essere così... O forse sì. Forse il sangue di Mirai ha letto dentro la mia testa che non vedevo l'ora di dimostrare quanto ci credevo e se n'è fregato, dei miei no, grazie, sto bene così, mi piace il ghiaccio, tu non me lo rompere... proprio come faceva Boar. E adesso è morto. Come Gannor, e chissà quanti altri. Ho perso il conto dei compagni che non ce l'hanno fatta... e la colpa è anche di quell'idiota che sventola il mantello sopra di noi sentendosi una specie di Dio.

Ti credi invincibile, vero? Lo so bene, come ti senti. Sono arrivata fin qui per farti vedere che ti sbagli, adesso ti dimostrerò quanto ci credo. Io non posso batterti ma i miei compagni si, hanno solo bisogno di qualcuno che ti tenga un pò impegnato. E tu sei lì, in cima alla collina, pronto a urlare "Che fortuna!" mentre mi scagli addoss...

AAAAAAhhhh! La testaaa... che botta pazzesca... Eppure... non sento niente. E' soltanto il rumore dell'elmo. Sento il vento tra i capelli... Devo fare presto. Le rocce sono scivolose. L'acqua dietro è torbida. Un'altra freccia... Devo coprire la testa... Mancata! Volevi piantarmela in gola questa, eh?

Le urla della terra nella testa si tacciono per un attimo, lasciando spazio a una voce di donna:

"Puoi farcela!"

Claire?

L'arco gigante sparisce, rimpiazzato da spada e daga... come me! La spada saetta nell'aria, pronta a colpire... la vedo! E' più lenta di quello che pensavo. La schivo e la lama si schianta sulle rocce, spaccandosi in mille pezzi.

Posso farcela! La mia spada fende l'aria intorno al mio avversario, mentre lui fende la mia armatura, e credo anche quello che c'è sotto. Ho qualcosa che non va a una gamba... e anche il braccio destro lo sento un pò strano. Ok, forse non posso farcela, dopotutto... Ma la freccia di Kailah, cioè di Luger scagliata da Kailah, sta sfrigolando, e l'odore che arriva alle mie narici mi dice che possiamo farcela! Scommetto che adesso non ti senti più così fortunato, eh? Resterò qui a prendere i tuoi colpi fino a quando non ti scioglierai.

Poi vedo la daga a un palmo dal collo, e capisco che ho due alternative: o lo faccio, o non lo faccio. Quello che Ireena mi ha detto di non fare mai, perché è una cosa che potrò fare una volta soltanto, e poi... mai più.

Se non lo faccio, tra un istante quella lama mi trapasserà la gola. Non vedrò più Colin... e Kailah, e Bohemond, e Sven, ed Engelhaft.

Però... se lo faccio... poi saranno loro a non vedermi più. E io non voglio... non voglio che non mi vedano più. Non ancora!

Se proprio devo morire, voglio che mi ricordino così.

Non lo faccio!

La lama della daga mi scivola sul collo, quindi si perde alla mia sinistra, come inghiottita dal vento. Ce l'ho fatta! Avevi ragione, Claire: sento forte la tua presenza nelle profondità ancestrali della grotta sotto ai miei piedi. Aiutami, dammi un pò della tua forza per... resistere... ancora un pò.

Poi sento... Sento i passi, le voci, i corni di Ghaan che risuonano solenni nell'aria sotto di noi. L'odore di Khzar al di qua del ponte, l'isola che gli urla contro come ha fatto con Keynes e con me. Non va bene, accidenti. Devo dirlo a qualcuno... prima che...

... Colin-


Keynes vs Annie - Immagine
scritto da Keynes, Annie , 00:58 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
21 agosto 516
Martedì 18 Giugno 2013

Dannata per l'eternità

"Dammi la fiala, Heather".

Percepisco la sua disapprovazione, mi scruta con biasimo misto a sconforto.
"Sei sicura?"
"Non posso morire adesso, dammi la fiala".
Heather deglutisce. I suoi lineamenti, induriti dalle botte che ha ricevuto, si incrinano, vorrebbe piangere. "Devo... chiamare Mutze", mi dice dopo una pausa. "Ce l'ha lei la... fiala".
"Chiamala, allora. Non perdere tempo". Tossisco, il fiato mi si spezza in gola. "Chiamala, sbrigati".
Heather si alza con riluttanza dalla sedia, zoppica leggermente, sembra immensamente vecchia.

Alla porta si ferma e scuote il capo.
"No, no, Rachel, non te lo posso permettere... non puoi cedere a questa debolezza. La vita è degli Dei, sono loro a darcela, loro a decidere quando..."
"Basta chiacchiere!" la interrompo con uno sforzo che mi costa altra tosse, mentre l'aria che riesce a penetrare nei miei polmoni si assottiglia ancora. "Ti prego, chiama Mutze..."
"Hai vissuto nel peccato, non puoi morire nel peccato. Fallo per i tuoi figli..."

Ho bisogno di prendere fiato, ansimo, vorrei finire di spaccarle la faccia, finire il lavoro che qualcun altro ha iniziato al mio posto. Heather, sbrigati dannazione. Sbrigati con quella fiala.

Eccoci qua, la santa e la peccatrice, una di fronte all'altra.
Tutte e due col viso devastato dai pugni e dai colpi di un uomo violento. Chi è stato a conciarti così, Heather? Uno dei Masnadieri? Qualcuno del villaggio? Oppure... oppure il compianto Padre Pike, tra un sermone e l'altro?

La peccatrice sono io, lei è la santa. Ed è lei a volermi adesso condannare a morte, con la scusa di salvarmi l'anima.

"Fallo per amore dei tuoi figli, Rachel. Resisti a questa tentazione e riuscirai ad essere assolta per tutte le volte che hai peccato. Morirai nella pace degli Dei, la Santa Kayah sarà sulla soglia del paradiso ad accoglierti... ed è lì che ritroverai i tuoi bambini", aggiunge addolcendo il tono di voce.
"Sappiamo entrambe che sono morti... non li privare di una madre adesso... adesso che più hanno bisogno di te"

Devo respirare, devo restare calma.
Rosie e Mark non sono morti, è qui, su questo mondo schifoso, che hanno bisogno di una madre. Anche se è soltanto una prostituta che si è venduta l'anima per l'ultima volta. E' qui che hanno bisogno di me. Non posso abbandonarli.
Heather scruta il mio dilemma, si riempie il cuore di retorica, sogna per qualche istante di avermi salvata.

"Heather... te lo ordino. Dammi quella dannata fiala".

"Rachel, ti prego..."

"Lasciami libera di dannare la mia anima", insisto. Un colpo di tosse mi fa schizzare di sangue il lenzuolo bianco. "Sbrigati".

Heather sospira, apre la porta, scompare sul pianerottolo.
Aspetto.

...

Sento passi che salgono, la febbre credo che stia salendo, ho i brividi.
La porta si spalanca, Mutze entra con gli occhi pieni di lacrime ed una fiala in mano.
Mi abbraccia.

"Povera cara... sta tranquilla, andrà tutto bene" mi mormora senza crederci, con dolcezza materna. "Adesso prendi questo cucchiaio, e poi dell'acqua..."

Con le mani che mi tremano porto alle labbra un cucchiaio colmo di questa torbida pozione. Mutze continua ad accarezzarmi i capelli sudati, mi aiuta, mi porge subito dopo un bicchiere d'acqua per lavare via dalla mia bocca l'aspro sapore della pozione.
Brucia come il fuoco nella mia gola, nello stomaco, il calore si diffonde nel mio corpo ardente.

"Sta tranquilla, Rachel, andrà tutto bene... riabbraccerai presto i tuoi piccoli..." Mutze resta al mio capezzale a lungo, mi tiene la mano, mi cambia una pezza fredda dalla fronte.

Il tempo passa... la tosse...

... forse...

sembra placarsi.

Ed io sono dannata per l'eternità.

scritto da Rachel , 15:37 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
13 febbraio 519
Lunedì 20 Giugno 2011

Il giorno in cui avrei potuto salvarti

toc... toc... toc...
"Un altro chiodo... grazie"
"Non avresti potuto fare niente". Le parole consolatorie di Frate Erwin continuano a risuonarmi nella mente, scandite dal battere del martello. "Non avresti potuto fare niente"
toc... toc... toc...
In verità non è così.
C'è stato un giorno in cui avrei potuto salvarti.
Il giorno in cui ho fatto la mia scelta... ed ho preferito Luceen.

Adesso, col ricordo fresco di Carmen con le mani bloccate negli anelli di una catena e tradotta via dall'Inquisizione, ripenso a quel giorno, a quel momento. E mi chiedo fino a che punto è colpa mia.
Era il mio dovere fermarla, era in mio potere farlo.
"Non sposarti con Rostand, non commettere una simile follia, non comprometterti con il Barone e con la sua famiglia"
"E tu abbandona Luceen al suo destino, Andrè, lavati le mani di quei pezzenti".

Carmen... sorella mia, cosa hai fatto?

Inchiodo le assi di legno del pavimento della locanda, in ginocchio a terra accanto ai "pezzenti" di cui parlavi, ed ogni chiodo che fisso mi interrogo sul valore delle cose, su quanto le nostre scelte possano essere fatali. Alternative del diavolo, in cui è impossibile scegliere per il bene, senza conseguenze nefaste per molti innocenti.
Se avessi immaginato gli esiti di quella scelta, se avessi immaginato di Ludmilla, di Carmen, del sangue che sarebbe stato versato per questa follia... avrei abbandonato Luceen? Avrei scelto di tenere Carmen stretta a me nella torre, sotto controllo, al sicuro, e lasciare questa gente al proprio destino?

Guardo gli occhi riconoscenti di queste persone, il loro sguardo fiducioso, e mi viene di dire no. Ma poi penso alla Cattedrale distrutta e a tutta la rovina che ha colpito questa Baronia e mi viene la pelle d'oca.
Avrei potuto impedire tutto quanto, se soltanto fossi stato capace di tenere a bada mia sorella.
toc... toc... toc...
Sogno di una casa che non può esistere, di una pace che non ci sarà mai. Sono soltanto un uomo, eppure ho compiuto le mie scelte, e con le mie scelte ho influenzato la storia.
Carmen è perduta. Ludmilla amaramente vendicata. Mio nipote in Monastero, soltanto un bambino e già "un problema".
Cosa mi resta?
Mi restano "questi pezzenti". Mi resta il sogno di un villaggio che cresce e diventa un "Campo di Luce". E' questo che Luceen significa: "Campo di Luce". Ed è così la voglio immaginare, così che voglio che sia. Sogno che esista davvero una via d'uscita da tutta questa oscurità, e che oltre il buio e la notte si spalanchi un prato immenso baciato dal sole.

Carmen, mia sorella amata, potrai un giorno perdonarmi? Ti ho abbandonata nella ragnatela oscura delle ambizioni, ho lasciato che tu scivolassi nella rovina e nel peccato. Non ho saputo fermarti, troppo spaventato dal tuo sguardo e dai tuoi desideri.

Ti ho sempre amata, ma non ti ho mai capita. E ormai è troppo tardi.

toc... toc... toc...
Diamoci da fare. Mi resta soltanto un sogno... e voglio che diventi realtà.

scritto da Sir Andrè Navon , 11:49 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
11 settembre 518
Venerdì 11 Giugno 2010

Speranze future

Il rancore non è diminuito. Non più di ieri, almeno.

Quanto tempo è passato? Due settimane, forse... Sicuramente non più di tre. Alla rocca dell'Aquila fa buio presto, nonostante il sole d'estate... ed è facile perdere il conto quando non esci. Nasconderli alla mia vista non è comunque servito: in questi giorni riuscivo ugualmente a sentire le loro voci, a distinguere quei fastidiosi e sommessi mormorii. I Signori dovrebbero servire i loro sudditi, mi diceste una volta, quando eravate in vena di aforismi. Se fosse vero, padre, avrei fallito il mio compito: le morti di Lisa e del bambino che aveva in grembo privano questo feudo di un erede e distruggono le prospettive di speranza costruite in dieci lunghi anni. Se fosse vero, padre, questi uomini avrebbero tutto il diritto di odiarmi.

"Lord Thedor... vi imploro..."

E' tardi per questa conversazione, padre. Avreste dovuto pensarci prima di farvi carico di questo ingrato fardello. Cosa pensavate di fare, qual era il vostro piano...

"Niente... non volevamo fare... niente. Vi scongiuro... Voi conoscete la misericordia, lo avete dimostrato più volte. Ve lo chiedo in ginocchio, ripensateci...".

Avete ragione, padre: conosco la misericordia. E' per questo che siete ancora vivo. Adesso datemi i nomi che vi ho chiesto.

"Non c'è nessuno, Lord Thedor... nessuno vi ha tradito, nessuno che vi abbia in..."

La misericordia, padre, è una concessione che doveste sforzarvi maggiormente di meritare. Un privilegio che conto di revocare al più presto, qualora vogliate persistere in questo ostinato e colpevole silenzio. Davvero pensate che io sia così stupido, così facile da ingannare? Ho anch'io un aforisma per voi, padre: i Sacerdoti dovrebbero pregare, non predicare. Ho ascoltato personalmente quello che dite durante le vostre funzioni. Ero lì. Non mi avete riconosciuto, forse? Non mi stupisce: sapete così poco di me, eppure non vi fate mancare nulla nel descrivere le mie mancanze agli occhi degli Dei. E nell'elencare i miei errori non fate mistero di auspicare il ritorno di una dinastia ormai estinta, dimenticando che ha portato questo feudo sull'orlo della distruzione. Ditemi, padre, quand'è che siete diventato così distratto?

...

Cosa c'è, non dite più nulla? D'accordo, continuate pure a tenere in piedi la vostra sciarada. Ve lo prometto, farò sì che possiate riscoprire presto il dono della parola. Prima che le guardie vi riportino in cella voglio che sappiate un'ultima cosa: oggi ho ricevuto la lettera che stavo aspettando. Presto mi recherò presso la Marca di Beid, dove avrò modo di discutere con il Marchese alcuni dettagli relativi al vostro futuro. Conoscete la Foresta di Veremar, padre? Dicono che quel posto sia in grado di offrire esperienze particolarmente intense. E pensate... se ho ben inteso il senso di quella lettera c'è persino la possibilità che questa Baronia possa ospitare presto un nuovo matrimonio.

Anche se temo che non sarete voi a celebrarlo...

scritto da Thedor Korzeniowski , 18:27 | permalink | markup wiki | commenti (2)
 
3 maggio 518
Lunedì 22 Giugno 2009

.. tardi!

Al galoppo raggiungo la tenuta Dillon, nei pressi di Flavigny.
L'aria è limpida, le colline tutto intorno ricoperte da vigneti e ulivi in fiore. E' l'essenza stessa della primavera, la vedo intorno a me e la sento dentro di me, che ribolle piena di promesse. Percorro il sentiero che attraversa la tenuta, supero una strana faglia nel terreno, oltrepasso un piccolo villaggio.
Ed ecco il Palazzo, poco oltre, severo e tanto solenne da farmi battere forte il cuore. Mi sento terribilmente piccolo mentre busso al portone, una semplice guardia civica che osa... no, non posso nemmeno pensarci.
Viene ad aprirmi un domestico, un signore anziano.
"Perdonatemi, il mio nome è Peoh Blood e vengo da Laon. Sono qui per fare visita a Lady Desiree..."
L'uomo mi guarda incuriosito, esita qualche istante e poi risponde: "Milady è partita da pochi giorni, messere"
"Partita? E per dove?" non riesco a nascondere la profonda costernazione che si abbatte su di me. Ma come, parlava nella sua lettera di un periodo di quiete, di tranquillità nella sua tenuta...
"Non ne sono al corrente, e comunque milady non mi autorizza a dare indicazioni sui suoi viaggi. Spiacente".
Sbaglio o noto un sorriso di compiacimento in questo servitore? Sta forse ridendo sotto i baffi? Ride di me? E' contento della mia delusione?
"Sono un amico di Lady Desiree, e sono certo che lei mi direbbe do..."
"Non sono stato avvisato della vostra visita, messere. Quindi vi prego di non insistere".
"C'è suo fratello, Messer Guelfo?"
Il servitore sorride e scuote il capo. "Spiacente, è assente anche lui".
"E nessun modo per contattarli?"
"Beh, se proprio volete potete lasciare a me un messaggio, e quando torneranno glie lo consegnerò", mi risponde. Nei suoi occhietti leggo curiosità e indiscrezione, sono certo che qualsiasi cosa affidassi alle sue mani sarebbe da lui letto e sbeffeggiato.
"Non importa. Ditemi il vostro nome, comunque. Così quando avrò finalmente l'occasione di parlare con Lady Desiree potrò dirle quanto siate stato ligio alla consegna di non rivelare a nessuno la sua destinazione".
Coglie la minaccia? Non lo so, ma mi guarda con chiaro astio mentre risponde: "Sono Mastro Pepper, e dite ciò che preferite a Milady, quando avrete occasione di incontrarla. Cosa che non accadrà oggi... nè tanto presto, presumo!"
Chiudi gli occhi, Peoh, fa un bel respiro, non rispondere a queste insolenze....
Mi volto e torno in sella, reprimendo a fatica la rabbia. Servitore ignorante e maleducato.
Percorro i primi metri allontanandomi da Palazzo Dillon, mentre lascio lentamente sbollire il fastidio e la frustrazione. Dove sei andata, Desiree? Così poco è durata la tua tregua, il tuo breve riposo tra viaggi e avventure? Sei di nuovo in pericolo, chissà dove e chissà con chi, ed io non so come contattarti!
Maledico l'incarico che mi ha tenuto fuori città due settimane, impedendomi di ricevere prima la tua lettera. Se soltanto fossi arrivato qualche giorno prima....
... se fossi arrivato qualche giorno prima... cosa?
Oggi l'ho potuto vedere coi miei occhi: apparteniamo a classi sociali diverse, tu sei una Signora, possiedi grandi terre, tuo fratello è un Dominus insignito dal Barone. E io cosa sono? Una Guardia civica, figlio del popolo, senza beni nè grandi ricchezze. L'unica mia speranza è continuare a farmi valere, e sempre più salire di ruolo nella Guardia. Ratel ha fiducia in me e sempre più mi assegna incarichi di responsabilità, in fondo non devo disperare.
Non sarò mai un Signore, ma posso col mio impegno diventare qualcuno, e lo farò per te, Desiree, perchè tu possa non vergognarti di me, vergognarti di un simile corteggiatore.
Riuscirò mai a ritrovarti? A convincerti della sincerità dei miei sentimenti?
Prego tanto che sia così, perchè non faccio che pensare a te, e voglio con ogni forza stare al tuo fianco.
scritto da Peoh Blood , 12:15 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
8 ottobre 517
Lunedì 23 Giugno 2008

Lettera

Cara Bernadette,
ti scrivo dopo così tanto tempo perché solo a te posso chiedere aiuto, solo di te mi fido abbastanza. Ti prego di perdonare il mio lungo silenzio, e se non lo puoi perdonare spero tu possa almeno accettarlo e concedere riparo ai due piccoli ospiti che ti mando.
Questi bambini sono mio figlio Pip e Solletico, il figlio del mio domestico.
Ho bisogno che siano lontano da me, da Achenar, da questa casa, per qualche tempo.
Non serve che ti dia troppi dettagli: è una storia complicata che anche io conosco superficialmente e che riguarda alcuni amici di tuo fratello che sto ospitando in questi giorni a casa mia. Ho ragione di credere che si stiano cacciando in qualche guaio, e che ciò possa comportare dei seri rischi anche per questa casa. Non voglio che i bambini ci vadano di mezzo.
Spero che tu stia bene, ti penso sempre.

Karl

Karl Anderson e Bernadette Quart - Immagine

scritto da Karl Anderson , 14:25 | permalink | markup wiki | commenti (4)
 
4 ottobre 517
Martedì 10 Giugno 2008

Tre stelle

La prima stella è l'arroganza.
La seconda stella è la viltà.
La terza stella è la lascivia.

Eccole le tre stelle dei nobili. Ecco le tre stelle di Sir Lee.
Sono contento che quel buzzurro amico di Sir Anderson oggi me l'abbia ricordato. E' importante ogni tanto ripensarci, scrostare le cicatrici, alimentare l'astio che il tempo tenderebbe a placare.
Mia figlia è stata umiliata e ferita, ha concesso la sua fiducia ad un uomo che non la meritava, e continua a pagare ogni giorno per il suo errore. Non si lamenta, non piange mai, lavora con dedizione e riserva ai suoi familiari un affetto inesauribile. Eppure i suoi occhi oggi, quando quell'uomo enorme e arrogante l'ha offesa, non sono riusciti a nascondere il dolore che prova, il rimpianto.

Prego gli Dei che Lynn trovi presto un brav'uomo onesto disposto a sposarla. Un uomo che cancelli dal suo viso la tristezza, che riconosca in lei la persona buona e generosa che è, e che non la tradisca, non la abbandoni, non le faccia mancare nulla.

Ma prego anche che questi nobilotti vili e fanfaroni conoscano le lacrime, conoscano il dolore e la solitudine, sappiano cosa vuol dire vedere una persona cara che soffre e non poter fare nulla per aiutarla.

Prego che la scontino, che paghino per quel che hanno fatto a noi, povera gente onesta.

Accidenti a loro. Prego che la paghino con tutti gli interessi.

Tre Stelle - Immagine 1

scritto da Mastro Luke , 11:28 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
Martedì 10 Giugno 2008

Tre stelle

La prima stella è l'arroganza.
La seconda stella è la viltà.
La terza stella è la lascivia.

Eccole le tre stelle dei nobili. Ecco le tre stelle di Sir Lee.
Sono contento che quel buzzurro amico di Sir Anderson oggi me l'abbia ricordato. E' importante ogni tanto ripensarci, scrostare le cicatrici, alimentare l'astio che il tempo tenderebbe a placare.
Mia figlia è stata umiliata e ferita, ha concesso la sua fiducia ad un uomo che non la meritava, e continua a pagare ogni giorno per il suo errore. Non si lamenta, non piange mai, lavora con dedizione e riserva ai suoi familiari un affetto inesauribile. Eppure i suoi occhi oggi, quando quell'uomo enorme e arrogante l'ha offesa, non sono riusciti a nascondere il dolore che prova, il rimpianto.

Prego gli Dei che Lynn trovi presto un brav'uomo onesto disposto a sposarla. Un uomo che cancelli dal suo viso la tristezza, che riconosca in lei la persona buona e generosa che è, e che non la tradisca, non la abbandoni, non le faccia mancare nulla.

Ma prego anche che questi nobilotti vili e fanfaroni conoscano le lacrime, conoscano il dolore e la solitudine, sappiano cosa vuol dire vedere una persona cara che soffre e non poter fare nulla per aiutarla.

Prego che la scontino, che paghino per quel che hanno fatto a noi, povera gente onesta.

Accidenti a loro. Prego che la paghino con tutti gli interessi.

Tre Stelle - Immagine 1

scritto da Mastro Luke , 11:27 | permalink | markup wiki | commenti (0)
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