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Oltre la Soglia
Memorie di una guaritrice del Vespro
Audra Vesper
Diario di viaggio di Audra Vesper, sacerdotessa di Reyks della Campagna del Lago
creato il: 10/01/2026   messaggi totali: 12   commenti totali: 1
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20 settembre 516
08/04/2026

Moenia

Ciao papà,

anche stavolta sono accadute così tante cose che la manciata di giorni trascorsa dall’ultima volta in cui ti ho scritto mi sembra un’eternità. Per prima cosa voglio rassicurarti: sto bene, anche se la provvidenza ha deciso di mettermi alla prova con pericoli ben maggiori di quelli che, ne sono certa, avreste desiderato permettermi di affrontare.

Il cammino intrapreso con i miei compagni di viaggio mi ha condotta fino a Gorton. Non mi è stato facile celare l’emozione che ho provato quando ho saputo che ci saremmo diretti proprio lì, nella città che più di ogni altra desideravo visitare sin da quel lontano giorno in cui, grazie a una lieve indiscrezione dettata dalla buona fede, la sorte mi fece il dono di apprendere che è anche la tua città.

Ma limitarmi a raccontarti ciò che ho provato nel raggiungere questa meta finirebbe per sminuire il senso del viaggio, che è stato straordinario ed emozionante oltre ogni aspettativa. Abbiamo dormito ogni notte in un luogo diverso, e una volta perfino in un fienile; abbiamo appreso dell’esistenza dei Goblem, creature misteriose che si dice siano legate al culto del Caos Primitivo, e abbiamo visto con i nostri occhi le atroci devastazioni compiute da quegli abomìni; abbiamo aiutato alcune persone a sottrarsi alla morsa di un crudele ricatto e, nel compiere questa impresa, abbiamo scoperto e forse neutralizzato un covo dell'Ingannatore; l'ultima prova ci si è presentata oggi stesso, quando siamo sopravvissuti a un agguato ordito con ogni probabilità proprio da un’adepta di quel culto insidioso.

Era questo, dunque, il mondo fuori da cui intendevi proteggermi e che, al tempo stesso, volevi che imparassi ad affrontare? Dopo tutti questi anni trascorsi a prepararmi, credo di poterti dire che mi sento pronta... O magari no, forse non lo sono ancora, ma so per certo di avere l’intenzione di provarci. L’ho compreso con chiarezza in questi ultimi giorni, ogni volta che ho sentito il cuore fremere nel petto per la paura: l’ultima soltanto poche ore fa, quando una freccia si è piantata a pochi centimetri dalla mia testa. Ma non dovrei raccontarti queste cose, non voglio darti motivo di preoccupazione. Sappi soltanto che desidero essere all’altezza di ciò che hai voluto fare di me.

Ci sono stata, sai? Alla Pietra del Giudizio... a casa tua. Quando l’ho vista, cinta dalle sue mura maestose e accoglienti, ho capito subito che non potevi che aver trascorso lì almeno una parte della tua vita. Forse un paladino, come Lady Avelyn? O magari un sacerdote, un attendente... Non sono potuta entrare: agli estranei non era consentito l'ingresso. Sono stata sul punto di insistere, di implorare Lady Avelyn fino a dirle che, in fondo, non ero del tutto estranea... che ero venuta a cercare te, o almeno a raccogliere tue notizie. Lei, tra tutti, non avrebbe potuto fingere di ignorarlo: fu proprio la sua voce, colta da me a sua insaputa in quella sera lontana mentre parlava con la più autorevole delle mie nove Madri, a rivelarmi le tue origini.

Avelyn Dorsen - Immagine

E tuttavia sapevo che non sarebbe stato possibile, né giusto, dar seguito a quei propositi. Se tu mi avessi voluta lì, mi avresti invitata... e allora non sarei stata una estranea, per tua volontà: quella stessa volontà che, non senza fatica, ho giurato a me stessa di rispettare. E così alla fine non ho potuto fare altro che sfiorarle da fuori, quelle mura maestose che non mi accoglieranno mai.

E tu, invece? Eri forse lì, questa mattina, a pochi passi da me? No, non c'eri: ne sono certa. Quelle pietre, le stesse che mi trattenevano fuori, continuavano a ripetermi che là dentro non vi era nulla ad attendermi, nulla che potessi davvero chiamare mio. Chissà, forse in questo momento sei a Benson, a combattere in nome del Protettore, oltre quel fiume lontano che si scorge dagli affacci di questa città meravigliosa. Se così fosse, potrei persino comprendere il perché della tua scelta: sarei stata il tuo punto debole, la minaccia sospesa sul tuo capo, un’arma di ricatto nelle trame di persone malvagie come Amelia e i suoi spregevoli emissari, utile soltanto a costringerti a compiere chissà quali azioni contro il tuo credo e la tua volontà.

È un pensiero che, in qualche misura, mi consola e mi spinge ad affrontare questa esperienza, e quelle che verranno, con tutta la fermezza di cui sarò capace: sostenuta dai miei compagni, forti e compatti come le pietre di quelle mura. E se un giorno dovessi tornare lì, al cospetto di quei bastioni poderosi, forse mi sentirò un po' meno estranea.

Non ti ho ancora detto che abbiamo portato a termine il nostro incarico: la vendita dell’anello affidatoci da donna Margethre. Domani visiteremo le rovine dell’Abbazia di Lindores, un luogo che ci è stato descritto come intriso di storie e leggende; poi credo che torneremo sui nostri passi fino a Brie. Non so che cosa accadrà al nostro ritorno: mi auguro che Lady Olivia valuti favorevolmente il mio operato e mi consenta di restare al fianco di messer Yacomus e dei suoi amici.

Sempre che a lui faccia piacere: ultimamente non riesco a parlargli molto, e temo che la solerzia con cui ho voluto procurargli un mantello protettivo, da me ideato per salvaguardare la sua incolumità, possa averlo in qualche modo infastidito. Persino quando ha saputo dell'agguato che abbiamo subito non ha mostrato particolare turbamento. Ho forse peccato di eccessiva premura nei suoi confronti? Le Sorelle della Soglia mi hanno insegnato molte cose, ma non come decifrare il silenzio degl

Ovunque tu sia, pregherò affinché il Protettore accompagni i tuoi passi, così come il Misericordioso continua a vegliare sui miei.

Non appena mi sarà possibile, ti scriverò ancora.

La Pietra del Giudizio - Immagine
scritto da Audra Vesper , 05:28 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
9 settembre 516
06/02/2026

Praeventio

Data a mano a Lady Olivia Alder,
Domina della Tenuta di Brie


Mia Signora,

con la presente desidero porgervi il mio più sincero ringraziamento per avermi accordato l’onore e l’opportunità di accompagnare il giovane messere Yacomus e i suoi compagni, permettendomi di vegliare su di lui non soltanto entro le mura della vostra casa, ma anche lungo i sentieri e nelle circostanze che la sorte ha voluto porre sul nostro cammino.

Se posso dirlo senza presunzione, quanto ho potuto vedere fino a questo momento mi ha confortata: Yacomus cammina circondato da compagni fedeli e leali, che in più occasioni si sono dimostrati pronti a porgere braccio e giudizio quando ve n’era bisogno. Ho colto in loro un rispetto sincero per Yacomus, dettato non soltanto dalle sue condizioni ma anche e soprattutto dalla fiducia che si è formata tra loro.

Quanto a messer Yacomus, mi permetto di riferirvi una valutazione preliminare sulla sua situazione, nel rispetto dei doveri che ho assunto presso di voi. Il giovane reca sul corpo i lasciti di una condizione che non può essere ricondotta alla sola gracilità. La resistenza allo sforzo è limitata: dopo marce prolungate o tensioni improvvise il respiro si fa corto, la fronte si imperla presto di sudore e il recupero richiede più tempo di quanto sarebbe lecito attendersi da un giovane uomo della sua età. Tali segni riconducono ragionevolmente a quel crudele lascito dell’infanzia di cui voi stessa mi avete parlato.

Per questo motivo ritengo che la sua capacità di sopportare ferite, freddo, pioggia, malanni di stagione e, più in generale, fatiche e avversità protratte nel tempo sia inferiore a quella dei compagni che lo affiancano. Ho timore che anche disagi minimi, come lesioni superficiali o contusioni di lieve entità, possano avere conseguenze più durature del consueto. Riporto queste osservazioni non per allarmarvi, ma perché, nel suo caso, una vigilanza costante e preventiva, insieme a una prudenza quotidiana, restano parte essenziale della tutela della salute.

Proprio per tale ragione ardisco a sottoporvi un’osservazione pratica. Ho notato che i suoi compagni indossano, chi più chi meno, protezioni per il corpo: cuoio rinforzato, maglie, parabracci e altri elementi che, senza ostacolare troppo i movimenti, possono deviare un colpo o attenuarne l’urto. Per Yacomus quel tipo di armatura risulterebbe inefficace: l’ingombro e il peso lo stancherebbero rapidamente, e l’oppressione sul torace potrebbe peggiorare il suo respiro nelle situazioni di affanno.

Per questo vi propongo, se riterrete opportuno, di far realizzare per lui un mantello rinforzato, concepito non come armatura, ma come indumento da viaggio degno del suo rango: leggero, confortevole, ben bilanciato, e tuttavia dotato, al suo interno, di inserti protettivi in punti strategici (spalle, parte alta del torace, fianchi), così da offrire una difesa discreta contro colpi obliqui, schegge, graffi e urti improvvisi, senza gravarlo eccessivamente.

Ho incluso a questa lettera alcuni schizzi esplicativi, che vi prego di considerare meri appunti, affinché, se lo desiderate, possiate consegnarli a un sarto di vostra fiducia e valutare insieme una foggia adeguata: sobria, robusta, e coerente con l’onore della Casa Alder.

Mantello Rinforzato - Immagine

Prima di congedarmi, desidero richiamare un aspetto importante, che sono certa potrà darvi conforto. Messer Yacomus è dotato di un intelletto formidabile e di una volontà sorprendentemente tenace, che ho potuto osservare più volte anche nei momenti di maggiore stanchezza e difficoltà. Dal punto di vista della cura e della tenuta nel tempo, tale disposizione dell’animo non è affatto trascurabile: una mente lucida e una determinazione costante possono sostenere il corpo ben oltre quanto le sole forze fisiche consentirebbero. Per questo, pur nella necessaria prudenza, sono fiduciosa che egli possieda risorse interiori capaci di contrastare, almeno in parte, il peso della sua condizione.

Vi ringrazio per l’attenzione che vorrete accordare a queste parole. La mia devozione al compito che mi avete affidato resta piena, e continuerò a vigilare sulla sicurezza e sul benessere di messer Yacomus con la massima cura.

Con rispetto,
Audra Vesper
scritto da Audra Vesper , 02:36 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
7 settembre 516
30/01/2026

Factum est

Ciao papà,

ti scrivo dopo tre giorni densi di avvenimenti. Siamo riusciti a trarre in salvo le tre persone che si erano smarrite nella foresta: erano cadute vittima di un intossicazione da funghi velenosi. Per due di loro è stato sufficiente un emetico, ma il terzo, il più giovane, versava in condizioni estremamente gravi: ho temuto per la sua vita, ma il Misericordioso lo ha protetto. Se tutto andrà per il meglio, come spero, a breve dovrebbe riprendersi e fornire nuovamente il suo prezioso contributo a questa comunità.

Il giorno seguente ci è stato affidato un nuovo incarico, sempre da donna Margethre. Ha bisogno di denaro per affrontare i mesi che verranno e ci ha chiesto di recuperare un anello che, molti anni fa, aveva seppellito insieme a Bernard, un uomo con cui aveva avuto una relazione. Il problema è che il luogo prescelto si trovava nella tenuta di Bernard, oggi gestita dalla sua attuale consorte, Bertha.

La richiesta ci ha messi in difficoltà: varcare il muro di quel giardino, sia pure a fin di bene, avrebbe significato violare le norme che regolano questa comunità. Tuttavia, agire nel pieno rispetto di quei vincoli avrebbe comportato la necessità di rivelare a Bertha una circostanza spiacevole appartenente al passato di Bernard, compromettendo la serenità di quella famiglia. Il dilemma mi ha riportato alla mente le discussioni che avevo con la Custode dei Precetti, e la pazienza con cui la più intransigente delle mie nove Madri non mancava di ricordarmi le posizioni del nostro dicastero.

«Le leggi del Granduca», era solita ripetermi, «non vengono certo ignorate dal Vespro, ma non possono neppure essere poste al di sopra delle necessità reali della collettività. L’ordine garantito dalle norme è uno strumento, non un fine, e come tale deve servire il legame fra le persone. Per questo, nel momento in cui smette di tutelare i più deboli, diventa difesa del privilegio dei più forti. Ed è proprio lì, dove si addensano le ombre del Vespro, che dobbiamo far sentire la nostra presenza».

Parole suggestive, ma che non spiegano con quali pesi e misure si possa davvero sondare la necessità comune, né come determinare con esattezza il punto in cui l’ordito normativo non sia più sufficiente a tutelarla. Quando glielo facevo notare, lei mi rispondeva che, crescendo, avrei senz’altro sviluppato le capacità di discernimento necessarie. «È il motivo per cui ti trovi qui», mi diceva per rassicurarmi: «quando sarai pronta, lo sapremo».

È trascorso molto tempo da quei giorni: ho ricevuto l’investitura e, con essa, il mio primo incarico. Ma sono davvero pronta, Madre?

Nella speranza di poter presto sciogliere questo interrogativo, sono lieta della nostra decisione di cercare e ottenere il consenso di messer Bernard: il suo benestare non ha rivestito di legittimità i nostri propositi, ma li ha resi coerenti con ciò che mi è stato insegnato. Di questo risultato devo ringraziare soprattutto mastro Naar, che ha saputo comunicare il suo disagio in un modo estremamente efficace: allontanandosi in silenzio e mettendosi a suonare il liuto, lasciando esprimere alle corde le sensazioni che albergavano nel suo cuore. Nell’ascoltare la sua musica ho compreso che ciò che realmente lo preoccupava non era tanto l’atto in sé, quanto l’imbarazzo che un eventuale fallimento avrebbe fatto ricadere su sir Martin e Lord Yacomus: una pubblica mortificazione non consona al loro rango. Ho apprezzato questa attenzione, che conferma ancora una volta l'affetto che egli nutre per i suoi compagni.

E poi, se devo essere sincera… c’è anche un’altra cosa che ha contribuito a convincermi: alcune parole pronunciate da Bertha durante la nostra visita. A ben vedere, anzi, una sola, così aspra da sferzare l'aria stessa della stanza e restarmi impressa per tutta la durata dell’incontro. L'ha pronunciata una prima volta con un mezzo sorriso, come se stesse richiamando un'evidenza; poi l'ha ripetuta, quasi con compiacimento, come a voler dissipare ogni possibile ambiguità sul proprio giudizio. Un modo naturale, istintivo, di ridurre non una, ma due persone alle loro fragilità, consegnandole a una definizione tale da renderle oggetti di scherno o di pietà: come se quella fosse l’unica chiave per riconoscerle, l’unico tratto degno di essere ricordato.

E così, alla fine, è successo: la prima violazione a cui abbia mai partecipato, a soltanto sette giorni di distanza dal mio arrivo qui. Non che io abbia fatto granché, a parte qualche segnalazione ai miei compagni. Ma il cuore batteva forte, e il pensiero che qualcuno potesse scorgerci, rischiarati dal flebile ma severo riflesso della Rivelatrice, nonostante l'ora inverosimile, non mi ha mai abbandonata. E quando ho udito l'abbaiare di quel cane, mentre sir Martin e messer Finn si trovavano ancora dall'altra parte del muretto, sono stata percorsa da un brivido di paura... per loro, e per me. Per nostra fortuna, tutto si è concluso senza conseguenze.

Non mi resta che parlarti dell’anello: per ora mi limiterò a dirti che non è affatto ciò che ci aspettavamo, e che venderlo per aiutare Margethre potrebbe rivelarsi ben più arduo di quanto fosse lecito attendersi.

Ti scriverò ancora, quando la situazione sarà più chiara.
scritto da Audra Vesper , 00:51 | permalink | markup wiki | commenti (0)
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