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« Mi ero un attimo attardato ma sono pronto, sisi, dovrei avere tutto, controllo lo zaino... »
- Colin Tarr -
 
Oltre la Soglia
Memorie di una guaritrice del Vespro
Audra Vesper
Diario di viaggio di Audra Vesper, sacerdotessa di Reyks della Campagna del Lago
creato il: 10/01/2026   messaggi totali: 12   commenti totali: 1
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2 Ottobre 516
21/05/2026

Il sapore delle cose

Ciao papà,

ancora una volta il frenetico susseguirsi degli eventi mi ha impedito di farmi viva prima.

Voglio cominciare dalla notizia più lieta: grazie all'aiuto degli Dei, siamo riusciti a recuperare i resti di Lady Odette Van Tulleken. Lo scontro con l'emissaria di colui che chiamano l'Ingannatore è stato particolarmente duro, e tutti noi siamo stati chiamati a compiere scelte estreme: sono dispiaciuta soprattutto per sir Martin e messer Naar, che si sono trovati costretti a porre fine alla vita del loro avversario per trarsi in salvo dalla pericolosa situazione in cui i poteri oscuri dei nostri avversari li avevano precipitati.

L'operazione di recupero non sarebbe stata possibile senza il prezioso operato degli abitanti del luogo, che non hanno esitato a rischiare la vita per aiutarci: una di loro, Vivian, è stata colpita da un dardo di cerbottana intriso di un veleno pericolosissimo, per neutralizzare il quale ho dovuto ricorrere a una pratica di resp. La medesima sorte è toccata a messer Naar: se entrambi sono vivi è soltanto grazie alla generosità del Misericordioso.

Mentre li vedevo lottare tra la vita e la morte non ho potuto fare a meno di pensare a quello che mi disse la più la più coraggiosa delle mie Nove Madri quando, ricevuta la notizia che sarei dovuta partire, le chiesi consiglio su cosa avrei trovato là fuori.

«Nessuno può rispondere a questa domanda: quello che c'è "là fuori" è diverso per ciascuna di noi. Se pensi di non essere pronta, sappi che è normale: nessuna di noi lo è. Eppure, in un modo o nell'altro, ce la farai: capirai di chi fidarti e, quando sarà il momento di agire, saprai cosa fare. E ricorda: ovunque andrai, noi saremo sempre al tuo fianco».

Provo vergogna per aver pensato, in quel momento di ansia e concitazione, che così non fosse, che quelle parole non corrispondessero a verità: per aver sentito la mancanza della più esperta, della più accorta e della più instancabile delle mie Nove Madri. E, come sempre, avevo torto: erano davvero lì con me, in mezzo alla foresta, pronte a sostenere il mio respiro e lenire le fiamme che sentivo divampare nei polmoni.

E sono rimaste con me anche quando, soltanto pochi giorni dopo, nel tentativo di recuperare delle guardie rapite, abbiamo messo piede nelle terre di Benson. Non è mia intenzione angustiarti, ma ritengo doveroso che tu ne sia al corrente: ti basti sapere che vi siamo rimasti appena una manciata di ore, sufficienti a farmi desiderare ardentemente di tornare indietro, e che la mia presenza è stata utile per la sopravvivenza di uno di quegli sventurati, l'unico che finora è riuscito a sottrarsi all'abbraccio di quelle contrade spettrali.

Adesso mi trovo al sicuro, a Brie, nella dimora di Messer Yacomus. Mi sto lentamente abituando a queste stanze enormi e illuminate a giorno, all’odore del pane fresco e alle voci squillanti e gioiose dei tanti membri della sua famiglia: all’inizio tutto questo mi faceva sentire spaesata, ma dopo tanti viaggi e tanti pericoli fatico a immaginare un luogo in cui vorrei trovarmi di più.

Naar, però, non sembra trarne lo stesso conforto. Da quando abbiamo lasciato Gorton lo vedo abbattuto: neppure i piaceri della tavola, che tante volte gli hanno restituito il buonumore, riescono più a dargli sollievo. E persino qui a Brie, dove speravo che finalmente avrebbe potuto ritrovare serenità, il suo entusiasmo si è spento dopo pochi bocconi. La delusione che deve aver provato è stata talmente cocente da spingerlo a chiedere conto alla cuoca. Per un attimo, i miei compagni hanno temuto che sarebbe finita male: Naar sa essere molto brusco, soprattutto quando parla di ciò che gli sta a cuore. Ma io non avevo dubbi che non sarebbe successo niente: in queste settimane credo di aver capito che dietro quel modo di fare apparentemente burbero e spigoloso si nasconde una profonda malinconia, che gli sfugge anche quando cerca di mascherarla. Una ferita che non accenna a rimarginarsi, proprio come la mia... forse, chissà, dovuta a qualcosa che ha perso e di cui cerca il ricordo a partire dalle cose semplici, come il profumo e il sapore di un piatto preparato con cura.

Così è stato: a quanto mi è parso di capire, lungi dal rimproverarla, ha spiegato alla cuoca tutto ciò che, secondo lui, mancava a quel pesce per avere più sapore... E lei non si è arrabbiata affatto, anzi, pare che abbia accolto di buon grado i suoi suggerimenti. Questo mi ha rincuorata, perché credo che Naar avesse davvero bisogno di essere ascoltato; ho avuto l'impressione che, in quel momento, non stesse parlando soltanto di una cena mal riuscita, ma di tutte quelle cose che, quando nessuno se ne prende cura, finiscono per diventare tristi.... nel senso di scialbe, non di malinconiche come la sua vecchia taverna.

Poco dopo sono spariti entrambi: non so bene cosa abbiano fatto, ma immagino che abbiano continuato a parlare di cucina e che si siano in qualche modo riappacificati, perché il giorno dopo Naar sembrava molto più interessato a trovare un dono da regalare a Avril, suppongo per rincuorarla, che non a lamentarsi del pesce. Ha persino chiesto aiuto a Yacomus, e questo mi ha colpita: è raro che abbia bisogno di consigli, visto che conosce e sa fare così tante cose...

Naar-Al-Kalb (immagine)

E poi ha detto un'altra frase che mi ha fatto riflettere: che lui dà sempre sapore ai cibi. Gli altri hanno riso di gusto, ma a me non è sembrata soltanto una battuta: mi è parsa quasi una regola di vita, un precetto che Naar si è imposto di seguire con convinzione: dare sapore alle cose. Ai pasti insipidi, ma anche ai luoghi noiosi, alle locande portate avanti senza amore, alle giornate storte, alle persone che incontra lungo la strada... E nel farlo spesso brontola, provoca, e forse a volte esagera, proprio come un cuoco quando aggiunge troppo sale o troppo miele. Ma molte altre volte è proprio grazie a lui e al suo modo di vivere che le giornate diventano più vive, colorate e divertenti, e anche quelle più difficili e amare diventano un poco più facili da mandare giù. Lo ha fatto con Avril, consigliandole come migliorare il suo piatto; e poco dopo con Lunette, quando le ha ricordato (chissà come faceva a saperlo?) che bisogna sempre combattere per i propri amori... anche quando sono sfortunati.

Ultimamente, ogni volta che lo osservo il mio pensiero torna a quel giorno in cui l'ho visto così vicino alla morte, mentre il veleno di Amelia gli spegneva il respiro. La più esperta delle mie Nove Madri diceva che, quando si sottrae qualcuno alla morsa del Primigenio, si accetta anche il dovere di vegliare, per quanto possibile, sul cammino che quella vita riprende.

Forse è per questo che ho provato una stretta al cuore quando l'ho visto incupirsi davanti alla seconda carta di Lunette:

«Solamente tra molto tempo, molto lontano, molto molto lontano, quando tutto sarà finito.»

Non so che cosa significhi, ma non credo che quella fosse la risposta che sperava di udire. Kir-Is-Tan... Cosa potrà mai voler dire quella parola? E perché può solo peggiorare? Non ho idea di quale peso Naar si porti nel cuore, ma gli auguro di trovare, prima o poi, un modo per liberarsene. Fino ad allora, finché mi sarà concesso, resterò fedele al compito che mi è stato affidato: vegliare su di lui e sui suoi compagni, facendo tutto ciò che mi sarà possibile perché non accada loro nulla di male.

A questo proposito... chissà che cosa accadrà ora! Da un momento all'altro Lady Olivia potrebbe decidere di congedarmi: ho fatto del mio meglio, ma è probabile che si aspettasse una figura più esperta. E non posso certo darle torto: se al posto di Naar fosse stato Yacomus a cadere vittima dell'abbraccio mortale di Amelia, o se la ferita del soldato Holger Paxton fosse toccata a lui, temo che il nostro ritorno a Brie avrebbe avuto tutt'altro esito.

Tra pochi giorni sarà il mio compleanno: una ricorrenza che, come ben sai, non mi appartiene, scelta dalla più scrupolosa delle mie Nove Madri tra le festività che, per tradizione, vengono attribuite ai bambini abbandonati; nessuno conosce il giorno in cui sono venuta alla luce, né quante stagioni siano trascorse da allora. Ebbene, se posso chiederti un dono, vorrei che tu pregassi il Misericordioso perché mi sia concesso di restare ancora per qualche tempo accanto ai miei compagni: so che non spetta a me decidere, ma sento che il mio posto, almeno per ora, è qui.

Audra Vesper - Immagine 3
scritto da Audra Vesper , 05:04 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
23 settembre 516
11/04/2026

Metus

Alla reverenda Custode dei Vincoli
presso la confraternita delle Sorelle della Soglia


Carissima Madre Elmyra,

mi perdonerete se vi scrivo con il cuore così agitato, ma vi confesso che, a seguito degli eventi che vi sto per raccontare, i miei pensieri non riescono a trovare riposo: come spesso mi accade nei momenti di turbamento, essi tornano istintivamente alla casa che mi ha raccolta, custodita e istruita, rendendomi oggi capace di affrontare da sola le prove che mi attendono. Non è tuttavia il desiderio di conforto che mi spinge a rivolgermi a voi, ma la necessità che sento di avvertirvi di un pericolo che temo possa farsi imminente.

Il compito che mi avete affidato mi ha condotta fino a Gorton, ed è da qui che ora vi scrivo. Nel corso del viaggio, io e i miei compagni ci siamo imbattuti più volte nelle violenze di creature che chiamano Goblem: esseri deformi e feroci, nei quali paiono mescolarsi carne umana e sangue di orco in una maniera tanto empia da far dubitare che la natura, da sola, possa averne partorito il disegno.

Fino a pochi giorni fa, i loro atti ci erano apparsi come manifestazioni di una violenza brutale ma disordinata, che trovava forma in razzie improvvise, assalti a carovane e incursioni contro fattorie isolate. Per quanto feroci e inquietanti, tali aggressioni sembravano ancora potersi attribuire a un impulso cieco, a bramosie rabbiose non dissimili da quelle che offuscano la mente di certi animali impazziti. Ma ciò che è accaduto nelle ultime ore, insieme a quanto io stessa ho avuto modo di osservare, mi impedisce ormai di indulgere in una simile speranza.

Nei sotterranei dell'abbazia di Lindores, dove ci eravamo recati per altre ragioni, ci siamo imbattuti in un gruppo di quelle creature, presumibilmente reduci dal crudele assalto sferrato contro il villaggio di Eisenfels, le cui tragiche notizie vi saranno di certo già note. Con l'aiuto degli Dei siamo riusciti ad avere la meglio su quegli abomìni, e persino a catturarne uno ancora vivo. Abbiamo così avuto modo di osservarlo da vicino, prima nei tentativi di tenerlo in vita e poi nei rilievi compiuti una volta tornati a Gorton. Ciò che ho visto mi ha profondamente turbata: il suo corpo era percorso da placche metalliche, infisse fin nelle ossa con una precisione tale da far pensare all'operato di individui esperti non soltanto nell'arte della forgiatura, ma anche in quelle forme di medicina oscura che, anziché curare la carne, la profanano per asservirla alle loro sacrileghe finalità.

Sento di poter avanzare questa ipotesi per due ragioni: la prima è che tanto sulle armi di quelle creature quanto su una delle placche che ricoprivano l'epidermide di una di esse abbiamo rinvenuto le iniziali di Halbrand Mani d'Argento, un fabbro leggendario che operava presso Krandamer; la seconda risiede in un testo, di cui vi invio la trascrizione unitamente a questa lettera, nel quale si fa menzione degli scriteriati esperimenti di un negromante di nome Nelius Anvil. Le analogie fra quelle pagine e quanto abbiamo osservato sono, a mio giudizio, troppo evidenti per essere ignorate, inducendomi a pensare che l'esistenza dei Goblem sia frutto dell'opera concorde di più persone: un artigiano, capace di forgiare e adattare il metallo con grande maestria, e uno o più adepti delle arti oscure, provvisti di conoscenze tali da operare sulle carni di organismi viventi senza condannarli a morte immediata.

In virtù di questi sospetti, l'assalto a Eisenfels mi induce a credere che le razzie compiute da queste creature non siano state dettate dall'impulso, ma dalle empie trame dei loro artefici, i quali, dopo i primi esperimenti isolati volti a saggiarne l'efficacia, intendano volgere tale strumento a finalità ben più ambiziose e crudeli. Ed è proprio questo pensiero che mi ha spinta a scrivervi: il timore che, se davvero qualcuno sta tentando di mutare gli equilibri della guerra servendosi di simili abomini, nessun luogo di cura, sapere o preghiera possa considerarsi estraneo al pericolo. Tanto più che una delle prime apparizioni note dei Goblem si è verificata nei boschi che si estendono presso il villaggio di Brie, non distanti dalle propaggini meridionali della foresta di Ryadel.

Alla luce di quanto vi ho esposto, pur consapevole che le mie apprensioni rischieranno di turbare la quiete della nostra dimora, vi esorto a valutare se sia opportuno rafforzare la vigilanza, predisporre mezzi di difesa adeguati a questo genere di minaccia e, soprattutto, mettere in guardia le sorelle più giovani. A tale scopo mi permetto di suggerire che, nell’esame dei documenti che vi ho inviato, possano essere coinvolte fin da subito anche la Custode dei Sentieri e l'Ancella della Selva. Mi è parso infatti che la forza brutale di queste creature, così devastante nello scontro ravvicinato, possa accompagnarsi a una possibile vulnerabilità alle armi da lancio e da tiro, soprattutto se impiegate con criterio e da posizione favorevole, avendo cura di mirare ai punti non protetti dal metallo. Ritengo inoltre che, più che affrontarle apertamente nel corpo a corpo, sia opportuno cercare di affaticarle, ferirle o limitarne i movimenti prima che riescano ad avvicinarsi: per tale motivo il giudizio di chi conosce i sentieri, le difese perimetrali, le trappole e tutti i mezzi atti a predisporre in via preventiva ostacoli e sbarramenti contro l'avanzata di simili esseri potrebbe rivelarsi di grande utilità.

So bene che non spetta a me indicare alle Sorelle Custodi quale condotta tenere né quali misure adottare, ma lo stato d'animo in cui mi trovo mi rende impossibile tacere: la sola idea che un'ombra simile possa avvicinarsi alla casa che più di ogni altra sento mia è per me insopportabile.

Che la luce del Misericordioso vegli su di voi e sulle nostre sorelle tutte.

Con affetto e devozione,
Audra

Alla presente lettera vengono allegati i seguenti documenti: la trascrizione delle parti più rilevanti del libro di Fabius Asmaticus dove vengono menzionati i Goblem, e relative annotazioni; alcuni schizzi dei Goblem, con le parti del corpo vulnerabili ovvero protette dalle placche di metallo opportunamente evidenziate, e relative annotazioni; una sintesi di tutti gli attacchi e avvistamenti noti, e relative annotazioni.

Sorelle della Soglia   Immagine 1
scritto da Audra Vesper , 15:40 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
23 settembre 516
11/04/2026

Monitum

A Lady Avelyn Dorsen,
Paladina di Dytros presso la Pietra del Giudizio


Illustrissima Lady Avelyn,

mi perdonerete se mi permetto di disturbarvi a pochi giorni dalla mia visita, ma si sono verificate delle circostanze urgenti che mi impongono di rivolgermi a voi, non conoscendo, presso la Pietra del Giudizio, altra persona a cui indirizzare questa mia missiva.

Come già vi ho anticipato in occasione del nostro ultimo incontro, io e i miei compagni siamo venuti a contatto con creature che chiamano Goblem: esseri deformi e spaventosi, nei quali paiono mescolarsi carne umana e sangue di orco. Fino a pochi giorni fa, queste creature misteriose si erano rese protagoniste di razzie e atti di violenza isolati, che, nonostante alcuni segni inquietanti rinvenuti sui corpi delle loro vittime, lasciavano pensare a un’attività caotica e predatoria, dettata dall’istinto, non dissimile dal comportamento di certe bestie feroci.

Sfortunatamente, gli eventi occorsi presso Eisenfels, di cui siete già certamente a conoscenza, unitamente a ciò che mi accingo a raccontarvi, lasciano pensare a circostanze molto diverse e, temo, decisamente più inquietanti e pericolose.

Nella giornata di ieri, proprio mentre le fiamme appiccate da queste creature finivano di consumare le case di Eisenfels, mi trovavo insieme ai miei compagni presso l'abbazia di Lindores: nei sotterranei di ciò che resta di quel luogo di preghiera, dove un tempo sorgeva una fortezza del Dominio delle Montagne, ci siamo imbattuti nella retroguardia di un gruppo di Goblem presumibilmente provenienti da Eisenfels, in quanto trasportavano degli oggetti appartenenti alla Guardia Civica del villaggio. Con l'aiuto degli Dei siamo riusciti ad avere la meglio su quegli abomini, riuscendo persino a catturare uno di loro, il cui corpo si trova attualmente presso la Caserma dell'Aquila di Gorton.

Questa fortunata circostanza ci ha permesso di osservare da vicino gli innesti metallici che ricoprono i corpi di quelle creature: le conoscenze mediche apprese negli anni trascorsi presso le Sorelle della Soglia mi consentono di affermare con ragionevole certezza che quelle placche sono di evidente manifattura umana, e che sono state infisse nelle carni e nelle ossa con precisione e abilità tali da lasciar pensare all'operato di un adepto delle arti oscure.

L'origine umana degli innesti metallici sembra essere dimostrata dal fatto che uno di essi, il più grande, reca impresse le iniziali di Halbrand Mani d’Argento, un fabbro leggendario un tempo attivo presso Krandamer di cui forse avrete sentito parlare: le stesse iniziali che, come ho avuto modo di dirvi di persona, si trovano anche sul molte delle loro armi. Potrete verificare voi stessa la veridicità di ciò che affermo recandovi presso la Caserma dell'Aquila, dove quella placca è attualmente custodita.

Quanto alla sospetta presenza di arti oscure, allego alla presente lettera un estratto del libro Della ricerca sulla materia organica in campo magico e dei suoi possibili utilizzi per il bene comune, scritto da uno stregone di nome Fabius Asmaticus, dove vengono descritti gli scriteriati esperimenti di un altro Necromante, tale Nelius Anvil, che operava a Krandamer intorno all'anno 350.

Le informazioni contenute in questo testo, che mi preme sottoporre alla vostra attenzione, unitamente alle osservazioni sulle placche metalliche che vi ho descritto e ai recenti eventi di Eisenfels, mi portano a ritenere che queste creature siano frutto non già di un accidente della natura o di una corruzione spontanea, bensì di un disegno deliberato, concepito e perseguito da uomini malvagi.

Temo, infatti, che dietro l’esistenza dei Goblem si celi l’opera concorde di più individui: da un lato qualcuno in possesso delle competenze necessarie a forgiare e adattare quelle placche con perizia tanto notevole; dall’altro almeno un cultore della Negromanzia o di arti a essa affini, capace di intervenire sulla carne vivente con perizia e capacità tali da generare simili abomini senza condannarli a morte immediata. Se davvero le iniziali impresse sul metallo rimandano al fabbro scomparso Halbrand Mani d’Argento, allora non è da escludere che costui sia coinvolto direttamente, o che qualcuno dotato del medesimo talento si stia servendo della sua opera, del suo nome o dei suoi manufatti per dare forma a questo progetto scellerato.

La violenza improvvisa e devastante che si è abbattuta su Eisenfels mi induce inoltre a credere che i Goblem non siano stati creati soltanto per seminare terrore fra i villaggi di confine, ma per essere impiegati come una vera e propria arma di guerra: se così fosse, le razzie precedenti, che fino a ieri potevano apparire scomposte e prive di una regia, potrebbero essere esperimenti preliminari, volti a saggiare la tenuta, la ferocia e l’efficacia di queste creature prima di destinarle a imprese di maggiore portata.

Se i miei timori dovessero rivelarsi fondati, è verosimile ritenere che gli artefici di tale disegno stiano cercando di mutare, servendosi di simili empietà, gli equilibri della guerra che vede opporsi Greyhaven e Benson. E se è vero che i Goblem possono essere fabbricati, armati e diretti come strumenti di offesa, allora essi rappresentano non soltanto una minaccia per i viandanti o per i borghi più esposti, ma un'arma nuova e terribile, che questi individui senza scrupoli potrebbero voler impiegare per volgere le sorti del conflitto a vantaggio proprio o di coloro ai quali si sono asserviti.

Per questo ho ritenuto mio dovere scrivervi con la massima urgenza. Non sono in grado di dirvi quale decisione sia più giusta, né quali misure la Pietra del Giudizio debba adottare; ma vi supplico di considerare la possibilità che dietro questi eventi si celi una trama più ampia, della quale le creature avvistate finora non siano che il primo presagio.

Con deferenza e affetto,
Audra Vesper

Alla presente lettera vengono allegati i seguenti documenti: la trascrizione delle parti più rilevanti del libro di Fabius Asmaticus dove vengono menzionati i Goblem, e relative annotazioni; alcuni schizzi dei Goblem, con le parti del corpo vulnerabili ovvero protette dalle placche di metallo opportunamente evidenziate, e relative annotazioni; una sintesi di tutti gli attacchi e avvistamenti noti, e relative annotazioni.

Avelyn Dorsen - Immagine
scritto da Audra Vesper , 07:15 | permalink | markup wiki | commenti (0)
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