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Oltre la Soglia
Memorie di una guaritrice del Vespro
Audra Vesper
Diario di viaggio di Audra Vesper, sacerdotessa di Reyks della Campagna del Lago
creato il: 10/01/2026   messaggi totali: 12   commenti totali: 1
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27 ottobre 516
29/10/2026

Nexus

Ciao papà,

i fatti di oggi hanno ulteriormente avvalorato il mio sospetto di essere profondamente inadeguata alla battaglia, fornendomi almeno due ottime ragioni per ritenerlo fondato.

La prima riguarda le mie capacità con l'arco, che evidentemente non rendono giustizia agli insegnamenti di Lady Avelyn. Durante lo scontro di oggi mi sono trovata a prendere di mira un uomo... o, per essere del tutto sincera, la sua testa. Era un bersaglio facile, che durante le esercitazioni avrei colpito senza alcuna difficoltà, eppure l'ho mancato. Al mio errore, che avrebbe potuto costare caro ai miei compagni, ha posto rimedio un istante dopo sir Karol, la cui freccia ha raggiunto l'uomo proprio nel punto in cui avevo cercato di colpirlo, uccidendolo sul colpo.

La seconda ragione della mia inadeguatezza riguarda la disciplina e il rispetto degli ordini ricevuti. Prima dello scontro, sir Karol aveva raccomandato a me, Yacomus e Arlys di mantenerci a distanza, così da poter aiutare i nostri compagni senza esporci ai pericoli del combattimento ravvicinato. Le sue istruzioni erano molto chiare, e gli avevo assicurato che le avrei rispettate. Poco dopo, nel tentativo di soccorrere messer Bastian, mi sono trovata a fare l'esatto contrario, ignorando persino gli avvertimenti di messer Naar, che ha inutilmente tentato di dissuadermi dal proseguire.

In merito al primo punto, non ho molto da dire: confesso di aver provato un certo sollievo per non essere stata io a causare la morte di quel soldato, e questa consapevolezza mi mette piuttosto a disagio; mi chiedo se sarò mai capace di rivolgere un'arma contro qualcuno con la stessa fermezza con cui riesco a impugnarla durante le esercitazioni.

Per quanto riguarda il secondo, invece, ti prego di concedermi qualche riga in più, perché le ragioni della mia disobbedienza mi sono molto più chiare di quelle che hanno fatto deviare la mia freccia. La verità è che, nel momento in cui ho sentito che la protezione del Misericordioso sui miei compagni era prossima a venir meno, sapevo di non potermi permettere di aspettare la fine dello scontro: il timore che gli artigli di quella creatura mostruosa potessero fare scempio di messer Bastian mi ha spinta a correre verso di lui prima ancora di attendere che la creatura riuscisse a colpirlo.

È una decisione che rivendico, perché fin dall'inizio di questa missione mi ero ripromessa di fare tutto il possibile affinché messer Bastian potesse tornare vivo da suo figlio. Le mie Nove Madri mi hanno insegnato che chi si prende cura degli altri deve sempre ricordare quanto la vita di una persona sia importante per chi le vuole bene: per questo, quando ho visto quell'uomo opporsi con tanto coraggio alla furia distruttrice di quell'essere abominevole, non sono riuscita a pensare ad altro che a Gon e alla responsabilità che avevamo nei confronti di quel ragazzo.

Grazie al cielo, il Misericordioso ha ascoltato le nostre suppliche: messer Bastian è vivo, e presto potrà riabbracciare suo figlio.

Se penso a quanto Gon avrebbe sofferto se suo padre non fosse tornato, mi viene spontaneo desiderare che quell'uomo possa diventare più prudente, evitando di esporsi a pericoli tanto grandi in futuro; al tempo stesso, però, mi rendo conto che sono proprio le virtù che oggi hanno rischiato di separarli per sempre a renderlo tanto speciale agli occhi di suo figlio.

È una riflessione che, inevitabilmente, mi ha portata a pensare anche a te, papà: mi sono domandata se la tua scelta di restare lontano da me non sia stata dettata proprio dal desiderio di sottrarti a questa respons

Del resto, non è proprio in questa meravigliosa contraddizione che si manifesta la duplice natura del Misericordioso? Preservare la vita di chi affronta il pericolo significa proteggere anche le persone che ama e che credono in lui; è questo che le Sorelle della Soglia mi hanno insegnato, ed è ciò che oggi sento come mio dovere. E se per riuscirci dovrò disobbedire ancora a qualche ordine, o persino a qualche legge, credo proprio che lo farò senza troppi rimpianti.

Beh, credo di averti annoiato abbastanza: è arrivato il momento di salutarti. Prima di farlo, però, vorrei parlarti di Arlys, una ragazza vivace, intraprendente e piena di risorse che si è unita da poco alla nostra compagnia e che trovo davvero simpatica: sono certa che la sua particolare abilità nel redistribuire le ricchezze troverebbe pieno sostegno nella più ingegnosa delle mie Nove Madri, la quale era solita ripetere che, se a qualcuno cadono le monete dalle tasche, significa che ne possiede più di quante gliene servano.

...E poi ha una tenda meravigliosa, tanto spaziosa e confortevole da rendere assai più piacevole il nostro riposo all'aperto: dopo tante notti trascorse a rigirarmi nel mio giaciglio, cercando una posizione che non sollecitasse la ferita al fianco, poter finalmente distendere le membra e muovermi con maggiore libertà è un sollievo che apprezzo moltissimo.

A presto, papà: non appena mi sarà possibile ti scriverò ancora.

Tenda di Arlys - Immagine
And the salt in my wounds
Isn't burning any more than it used to
It's not that I don't feel the pain
It's just I'm not afraid of hurting anymore

And the blood in these veins
Isn't pumping any less than it ever has
And that's the hope I have
The only thing I know that's keeping me alive

Gotta let it happen
Gotta let it happen
[4x]

It's just a spark, but it's enough
To keep me going (So if I let go of control now, I can be strong)
And when it's dark out, no one's around
It keeps glowing

It's just a spark, but it's enough
To keep me going (So if I keep my eyes closed with a blind hope)
And when it's dark out, no one's around
It keeps glowing
scritto da Audra Vesper , 05:48 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
20 ottobre 516
02/10/2026

De sepulcris

Ciao papà,

non saprei dirti quanta strada abbiamo percorso in questi giorni. Nella foresta le distanze sembrano sottrarsi a ogni misura: trascorriamo ore a risalire pendii, aggirare tronchi caduti e camminare nel fango, ma gli alberi che ci lasciamo alle spalle si somigliano tutti... mi chiedo come facciano i miei compagni a sapere da che parte andare.

La ferita al fianco brucia da morire: lo sfregamento della fasciatura, gli abiti inumiditi dalla pioggia e tutte queste ore di cammino la stanno martoriando oltre misura; devo assolutamente trovare un momento per cambiare le bende prima che il sangue raggiunga il vestito, rivelando a tutti la mia spiacevole condizione.

In questi giorni ho pensato molto al giorno del nostro primo incontro. È accaduto quando gli Elfi ci hanno fatti entrare nel tumulo, richiudendo l’ingresso con quelle grosse pietre fino a soffocare anche l'ultimo spiraglio di luce. Per un attimo ho avuto l'impressione di ricordare qualcosa: quell'angusto scantinato in cui ero stata rinchiusa e dal quale tu mi hai liberata... perché vi ero stata rinchiusa, vero? Ricordo soltanto che non avevo modo di uscire. "Non guardare", mi dicesti quel giorno, mentre mi sollevavi da terra e mi portavi via, con il palmo della tua enorme mano destra premuta davanti ai miei occhi. Perché mi tenevi in braccio con la sinistra? Sei forse mancino... o eri ferito?

Non ricordo niente, prima di quel giorno... a parte il mio nome. Che posto era? Cosa ci facevo rinchiusa lì? Sei venuto apposta per salvare me, oppure ci siamo incontrati per caso? E perché, quando siamo usciti da quella porta, mi hai coperto gli occhi? C'erano degli uomini morti, vero? Proprio come davanti all'ingresso del tumulo: ricordo l'odore del sang

Perdonami: non so cosa mi sia preso, dev'essere la stanchezza. Quel giorno tu hai voluto risparmiarmi uno spettacolo terribile e io, ancora oggi, mi ostino a voler ricordare tutto, anziché riporre fiducia in te e nel tuo giudizio di allora.

Cambiamo discorso: voglio raccontarti una cosa bella che mi è successa.

Due giorni fa siamo scesi all'interno di un sepolcro risalente a un'epoca remota. Messer Yacomus, la persona che sono stata incaricata di accompagnare, aveva percepito qualcosa dentro uno dei sarcofagi: un artefatto che riteneva di grande valore. Ho fatto presente che si trattava pur sempre di una tomba, ma non ho insistito: ho atteso che decidesse cosa fare, cercando di non aggiungere la mia apprensione alle preoccupazioni di cui già doveva tenere conto. Non sono stata mandata qui per giudicare le sue scelte o quelle dei suoi compagni: il mio compito è restare al loro fianco e offrire le cure di cui sono capace, qualunque cosa ci attenda.

Per un lungo istante, nei recessi di quel luogo di riposo inviolato da secoli, mi è parso che esistessero soltanto lui e ciò che desiderava conoscere, separati da una lastra di pietra che avremmo potuto sollevare in pochi minuti.

Affreschi del Sepolcro del Capomastro - Immagine 2

Prima di decidere ha posato lo sguardo su Gon, poi su ciascuno di noi, come a valutare il peso e le conseguenze di quella decisione. Infine ha detto che quanto si celava sotto quella pietra non valeva il rischio a cui ci avrebbe esposti: abbiamo così lasciato ai morti ciò che custodivano da secoli e ripreso la via del ritorno.

Lo conosco ancora poco, ma abbastanza da comprendere il valore che attribuisce allo studio delle discipline esoteriche e alla scoperta dei loro segreti: posso soltanto immaginare quanto gli sia costato allontanarsi senza sapere. Eppure ne sono stata sollevata, perché ero certa che avremmo pagato a caro prezzo quelle risposte. Me lo sentivo proprio nelle ossa.

Nelle due notti successive, quando la pioggia ci ha costretti a indugiare nei pressi di quel luogo e le sinistre presenze che dimoravano nelle tombe sono venute a turbare il suo sonno, ho vegliato affinché gli fosse concesso riposare in pace: e quando mi ha rivelato che lo aveva fatto perché non si sentiva in grado di proteggerci, in un impeto uno slancio di riconoscenza mi sono lasciata sfuggire che ero fiera di lui...

...con buona pace di tutti i miei propositi di non orientare mai le loro scelte! L'unico sollievo è che nessuna delle mie Nove Madri fosse lì ad assistere alla conversazione: sono certa che avrebbero avuto parecchio da ridire sulla mia disciplina!

Adesso devo proprio lasciarti: prima di riprendere il cammino mi occorrono acqua pulita, una benda asciutta e qualche minuto prezioso. La pioggia sembra infine disposta a concederci tregua e, tra le fronde ancora grondanti, ecco che arriva il sole.

Sole tra gli alberi - Immagine (blog)

Don't go

Stay with the all unknown
Stay away from the hooks
All the chances we took

We're so close to something better left unknown
We're so close to something better left unknown

I can feel it in my bones

Gimme sympathy
After all of this is gone
Who'd you rather be?
The Beatles or The Rolling Stones?

Oh seriously,
you're gonna make mistakes, you're young

Come on, baby, play me something,
like "Here Comes The Sun"

Come on, baby, play me something,
like "Here Comes The Sun"

scritto da Audra Vesper , 23:47 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
10 ottobre 516
15/06/2026

Numquam

«Assolutamente no.»

«Thalia, è estate...»

«Ho detto NO.»

«Tutte le bambine ci entrano, da sempre...»

«Le altre non hanno quel problema. (alzando la voce) Audra, allontanati dalla riva! Subito!»

«(sospira) Almeno cerca di non essere così dura.»

«Non è questione di essere dure: è viva per miracolo, vediamo di mantenerla tale.»

«Thalia, è l'acqua del nostro stagno: ci laviamo i panni, lì...»

«Ci laviamo i panni, ci bevono i muli, ci marciscono le foglie, ci sguazzano larve e insetti d'ogni tipo... Hai una vaga idea di cosa possa entrare in una ferita da quell'acqua?»

«E anche se fosse? Esiste forse un'infezione che non siamo in grado di curare?»

«Esiste forse una ferita che non siamo in grado di rimarginare?»

«...»

«Appunto. La nostra Regola esige umiltà dinanzi a ciò che non conosciamo. Vuoi farla bagnare? Portala al fiume, dove l'acqua non è stagnante.»

«Non imparerà MAI a nuotare, con la corrente... specie con quel taglio.»

«Pazienza: ce ne faremo una ragione.»


Devo stare calma. Respirare. Se continuo a piangere finirò soltanto per rendermi ridicola, e penseranno che sono ancora una bambina.

Va bene, sono finita in acqua. E allora? Non è certo una disgrazia tale da giustificare questa scomposta ribellione dell’animo e del corpo. A conti fatti non è successo nulla: ho bevuto un po’ d’acqua di lago, ho tossito fino a farmi bruciare la gola e mi sono presa un bello spavento. Tutto qui. Sono forse annegata? No. Sono viva, salva e al sicuro.

E allora perché non riesco a smettere di tremare?

Sarà il freddo, dev’essere il freddo. Ho i capelli umidi, la veste incollata addosso e le mani gelate: non c’è dunque nulla di strano se tremo. Tremare non significa avere paura. Tremano anche i soldati, quando escono dall’acqua gelida. Anche i paladini.

Lady Avelyn non si sarebbe mai abbandonata a una reazione tanto indecorosa. Anzi, a pensarci bene, non si sarebbe proprio lasciata trascinare giù dalla barca: avrebbe previsto l’assalto di quel pirata scellerato e poi, dopo averne eluso la presa con la consueta grazia, lo avrebbe fatto precipitare oltre la murata, nell’acqua, privandolo del privilegio di intavolare qualsivoglia trattativa.

Lei non sbaglia mai.

«Ho sbagliato: è colpa mia.»

«Ammetterlo vi fa onore, Lady Avelyn: adesso però spiegateci come sono cadute nel torrente.»

«Hanno perso l'equilibrio: una delle due si è fatta prendere dal panico e si è aggrappata all'altra, trascinando giù anche lei...»

«...E poi?»

«Mira è riemersa subito, un momento dopo era già a riva. Audra, invece... (abbassa lo sguardo) non ho fatto in tempo ad afferrarla.»

«Sapevate che non sa nuotare?»

«No. Se lo avessi saputo, non avrei mai organizzato quell'allenamento.»

«Ci aspettiamo che abbiate maggior cura delle nostre ragazze, Lady Avelyn.»

«Sono mortificata.»

«Confidiamo che lo siate davvero: oggi il Misericordioso ha vegliato su di loro al posto vostro.»

«Vi assicuro che non si ripeterà più.»

«E' quanto ci auguriamo: potete andare.»


E dire che mi ero quasi persuasa di aver tenuto a bada la mia paura dell’acqua: sulla Provvidenza, malgrado il digiuno e quel senso di oppressione allo stomaco che mi aveva accompagnata per l’intera traversata, ero riuscita a conservare una parvenza di contegno. Poi, sulla Libellula, ogni cosa ha cominciato a piegarsi a una logica sempre più avversa: prima il vento, poi la nebbia... infine i pirati.

Credevo fossero venuti per il carico, come accade nei racconti e nelle cronache di mare, invece parevano aver preso di mira proprio me. Ma perché, poi? Perché sono una ragazza? E come potevano sapere che mi trovavo proprio lì, su una nave da trasporto governata da una ciurma di rematori maschi? Ci hanno forse visti partire? Oppure qualcuno li ha avvertiti? Quel marinaio dall’aria losca, forse... come si chiamava? Torello qualcosa, mi pare. Se così fosse, sarebbe un pensiero intollerabile: vorrebbe dire che tutte queste persone non sono morte per il carico, né per la crudele avidità che muove gli uomini di quella risma, ma per me.

E allora mi assale il dubbio di aver sbagliato fin dal principio: forse avrei fatto meglio a restare a Zedar. Avrei mangiato le frittelle di Claudius Pistos, poi magari sarei andata dalle sorelle di Santa Rosalia ad aiutare come potevo, a fare l’unica cosa che so fare meglio di ogni altra. E alla fine della giornata sarei tornata a coricarmi in quel principesco letto a baldacchino, sottraendo a questa sciagura non soltanto me stessa, ma anche Bastianazzo e i suoi compagni... e i miei.

Forse non dovevo proprio salirci, su questa barca.

«Ma quindi non viene più?»

«No... Ha detto che non se la sente.»

«E allora che fa? Resta in biblioteca? Con questo caldo?»

«Eh.»

«Ho capito: è per quella ferita al fianco, vero?»

«Non lo so... penso di sì.»

«Ma quando se l'è fatta, esattamente?»

«Non ne ho idea, ce l'ha da quando la conosco. Roba di anni...»

«Secondo me è tipo un'ustione... magari deve tenerla al riparo dal sole.»

«O magari non vuole farla vedere.»

«A chi?»

«A te, per esempio!»

«...Ma figurati! E poi io non direi niente!»

«Lo stai già facendo.»


Ma quali frittelle, quale baldacchino... Che genere di sciocchezze vado mai rimuginando? A quali meschine recriminazioni sto permettendo di attecchire?

Devo assolutamente riprendermi, sottrarmi alla morsa che mi stringe il petto e impormi la disciplina che questo momento esige: i miei compagni contano su di me. E poi, con quale diritto mi abbandono all'autocommiserazione quando tante persone hanno appena perso la vita?

Forte Epitaffio... Chissà da quale antica consuetudine derivi un nome tanto singolare. Forse lo chiamano così perché, quando un pirata cade, i suoi compagni ne affidano la memoria alla pietra, incidendo sulle mura di quella fortezza una scarna epigrafe di commiato. Se davvero fosse così, al loro ritorno dovranno aggiungerne altre sette. E il nome di uno di loro, forse, finirà su quelle lugubri rocce per causa mia. Non volevo colpirlo alla testa. Ho scoccato quella freccia nella speranza di fermarlo, per impedirgli di fare del male a noi e ai marinai... e invece ho finito per prenderlo proprio lì. E credo anche di averlo ucciso.

Non era mai successo, prima.

Cos'è che ho detto ieri a messer Yacomus? Non ho mai mangiato tanto in tutta la mia vita. Mi era parsa un'osservazione divertente, ne abbiamo riso entrambi. Ebbene, questa invece è una prima volta di cui avrei fatto volentieri a meno. Per aver ecceduto con il cibo ho pensato bene di digiunare; ma quale astinenza, preghiera o espiazione può dirsi sufficiente dinanzi al peso di una vita tolta, fosse pure per necessità?

«Forse potresti cominciare sottraendoti a questo sterile compianto, e volgendo invece la tua attenzione ai marinai sopravvissuti: marinai che, con ogni probabilità, sarebbero già morti se tu non avessi scoccato quella freccia... e tu insieme a loro.»

E' così, infatti: proprio come dici. La parte di me stessa che obbedisce ancora alla ragione sa bene che era la cosa giusta da fare. Ma questa consapevolezza, per quanto necessaria, non basta ad alleggerire i miei pensieri.

«E allora non pensare, figlia mia: agisci! Asciugati gli occhi e fai ciò che devi. Non hai neppure ringraziato il marinaio che ti ha salvata... Beren, mi pare si chiami. Se non si fosse gettato in acqua con tanta prontezza, adesso non saresti qui a rimuginare.»

D'accordo, papà: farò come dici tu. Concedimi ancora soltanto un istante, appena il tempo di riprendere fiato... Poi mi alzerò, tornerò sul ponte e sarò pronta a compiere il mio dovere.

Libellula - Immagine
scritto da Audra Vesper , 13:19 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
2 Ottobre 516
21/05/2026

Il sapore delle cose

Ciao papà,

ancora una volta il frenetico susseguirsi degli eventi mi ha impedito di farmi viva prima.

Voglio cominciare dalla notizia più lieta: grazie all'aiuto degli Dei, siamo riusciti a recuperare i resti di Lady Odette Van Tulleken. Lo scontro con l'emissaria di colui che chiamano l'Ingannatore è stato particolarmente duro, e tutti noi siamo stati chiamati a compiere scelte estreme: sono dispiaciuta soprattutto per sir Martin e messer Naar, che si sono trovati costretti a porre fine alla vita del loro avversario per trarsi in salvo dalla pericolosa situazione in cui i poteri oscuri dei nostri avversari li avevano precipitati.

L'operazione di recupero non sarebbe stata possibile senza il prezioso operato degli abitanti del luogo, che non hanno esitato a rischiare la vita per aiutarci: una di loro, Vivian, è stata colpita da un dardo di cerbottana intriso di un veleno pericolosissimo, per neutralizzare il quale ho dovuto ricorrere a una pratica di resp. La medesima sorte è toccata a messer Naar: se entrambi sono vivi è soltanto grazie alla generosità del Misericordioso.

Mentre li vedevo lottare tra la vita e la morte non ho potuto fare a meno di pensare a quello che mi disse la più la più coraggiosa delle mie Nove Madri quando, ricevuta la notizia che sarei dovuta partire, le chiesi consiglio su cosa avrei trovato là fuori.

«Nessuno può rispondere a questa domanda: quello che c'è "là fuori" è diverso per ciascuna di noi. Se pensi di non essere pronta, sappi che è normale: nessuna di noi lo è. Eppure, in un modo o nell'altro, ce la farai: capirai di chi fidarti e, quando sarà il momento di agire, saprai cosa fare. E ricorda: ovunque andrai, noi saremo sempre al tuo fianco».

Provo vergogna per aver pensato, in quel momento di ansia e concitazione, che così non fosse, che quelle parole non corrispondessero a verità: per aver sentito la mancanza della più esperta, della più accorta e della più instancabile delle mie Nove Madri. E, come sempre, avevo torto: erano davvero lì con me, in mezzo alla foresta, pronte a sostenere il mio respiro e lenire le fiamme che sentivo divampare nei polmoni.

E sono rimaste con me anche quando, soltanto pochi giorni dopo, nel tentativo di recuperare delle guardie rapite, abbiamo messo piede nelle terre di Benson. Non è mia intenzione angustiarti, ma ritengo doveroso che tu ne sia al corrente: ti basti sapere che vi siamo rimasti appena una manciata di ore, sufficienti a farmi desiderare ardentemente di tornare indietro, e che la mia presenza è stata utile per la sopravvivenza di uno di quegli sventurati, l'unico che finora è riuscito a sottrarsi all'abbraccio di quelle contrade spettrali.

Adesso mi trovo al sicuro, a Brie, nella dimora di Messer Yacomus. Mi sto lentamente abituando a queste stanze enormi e illuminate a giorno, all’odore del pane fresco e alle voci squillanti e gioiose dei tanti membri della sua famiglia: all’inizio tutto questo mi faceva sentire spaesata, ma dopo tanti viaggi e tanti pericoli fatico a immaginare un luogo in cui vorrei trovarmi di più.

Naar, però, non sembra trarne lo stesso conforto. Da quando abbiamo lasciato Gorton lo vedo abbattuto: neppure i piaceri della tavola, che tante volte gli hanno restituito il buonumore, riescono più a dargli sollievo. E persino qui a Brie, dove speravo che finalmente avrebbe potuto ritrovare serenità, il suo entusiasmo si è spento dopo pochi bocconi. La delusione che deve aver provato è stata talmente cocente da spingerlo a chiedere conto alla cuoca. Per un attimo, i miei compagni hanno temuto che sarebbe finita male: Naar sa essere molto brusco, soprattutto quando parla di ciò che gli sta a cuore. Ma io non avevo dubbi che non sarebbe successo niente: in queste settimane credo di aver capito che dietro quel modo di fare apparentemente burbero e spigoloso si nasconde una profonda malinconia, che gli sfugge anche quando cerca di mascherarla. Una ferita che non accenna a rimarginarsi, proprio come la mia... forse, chissà, dovuta a qualcosa che ha perso e di cui cerca il ricordo a partire dalle cose semplici, come il profumo e il sapore di un piatto preparato con cura.

Così è stato: a quanto mi è parso di capire, lungi dal rimproverarla, ha spiegato alla cuoca tutto ciò che, secondo lui, mancava a quel pesce per avere più sapore... E lei non si è arrabbiata affatto, anzi, pare che abbia accolto di buon grado i suoi suggerimenti. Questo mi ha rincuorata, perché credo che Naar avesse davvero bisogno di essere ascoltato; ho avuto l'impressione che, in quel momento, non stesse parlando soltanto di una cena mal riuscita, ma di tutte quelle cose che, quando nessuno se ne prende cura, finiscono per diventare tristi.... nel senso di scialbe, non di malinconiche come la sua vecchia taverna.

Poco dopo sono spariti entrambi: non so bene cosa abbiano fatto, ma immagino che abbiano continuato a parlare di cucina e che si siano in qualche modo riappacificati, perché il giorno dopo Naar sembrava molto più interessato a trovare un dono da regalare a Avril, suppongo per rincuorarla, che non a lamentarsi del pesce. Ha persino chiesto aiuto a Yacomus, e questo mi ha colpita: è raro che abbia bisogno di consigli, visto che conosce e sa fare così tante cose...

Naar-Al-Kalb (immagine)

E poi ha detto un'altra frase che mi ha fatto riflettere: che lui dà sempre sapore ai cibi. Gli altri hanno riso di gusto, ma a me non è sembrata soltanto una battuta: mi è parsa quasi una regola di vita, un precetto che Naar si è imposto di seguire con convinzione: dare sapore alle cose. Ai pasti insipidi, ma anche ai luoghi noiosi, alle locande portate avanti senza amore, alle giornate storte, alle persone che incontra lungo la strada... E nel farlo spesso brontola, provoca, e forse a volte esagera, proprio come un cuoco quando aggiunge troppo sale o troppo miele. Ma molte altre volte è proprio grazie a lui e al suo modo di vivere che le giornate diventano più vive, colorate e divertenti, e anche quelle più difficili e amare diventano un poco più facili da mandare giù. Lo ha fatto con Avril, consigliandole come migliorare il suo piatto; e poco dopo con Lunette, quando le ha ricordato (chissà come faceva a saperlo?) che bisogna sempre combattere per i propri amori... anche quando sono sfortunati.

Ultimamente, ogni volta che lo osservo il mio pensiero torna a quel giorno in cui l'ho visto così vicino alla morte, mentre il veleno di Amelia gli spegneva il respiro. La più esperta delle mie Nove Madri diceva che, quando si sottrae qualcuno alla morsa del Primigenio, si accetta anche il dovere di vegliare, per quanto possibile, sul cammino che quella vita riprende.

Forse è per questo che ho provato una stretta al cuore quando l'ho visto incupirsi davanti alla seconda carta di Lunette:

«Solamente tra molto tempo, molto lontano, molto molto lontano, quando tutto sarà finito.»

Non so che cosa significhi, ma non credo che quella fosse la risposta che sperava di udire. Kir-Is-Tan... Cosa potrà mai voler dire quella parola? E perché può solo peggiorare? Non ho idea di quale peso Naar si porti nel cuore, ma gli auguro di trovare, prima o poi, un modo per liberarsene. Fino ad allora, finché mi sarà concesso, resterò fedele al compito che mi è stato affidato: vegliare su di lui e sui suoi compagni, facendo tutto ciò che mi sarà possibile perché non accada loro nulla di male.

A questo proposito... chissà che cosa accadrà ora! Da un momento all'altro Lady Olivia potrebbe decidere di congedarmi: ho fatto del mio meglio, ma è probabile che si aspettasse una figura più esperta. E non posso certo darle torto: se al posto di Naar fosse stato Yacomus a cadere vittima dell'abbraccio mortale di Amelia, o se la ferita del soldato Holger Paxton fosse toccata a lui, temo che il nostro ritorno a Brie avrebbe avuto tutt'altro esito.

Tra pochi giorni sarà il mio compleanno: una ricorrenza che, come ben sai, non mi appartiene, scelta dalla più scrupolosa delle mie Nove Madri tra le festività che, per tradizione, vengono attribuite ai bambini abbandonati; nessuno conosce il giorno in cui sono venuta alla luce, né quante stagioni siano trascorse da allora. Ebbene, se posso chiederti un dono, vorrei che tu pregassi il Misericordioso perché mi sia concesso di restare ancora per qualche tempo accanto ai miei compagni: so che non spetta a me decidere, ma sento che il mio posto, almeno per ora, è qui.

Audra Vesper - Immagine 3
scritto da Audra Vesper , 05:04 | permalink | markup wiki | commenti (1)
 
23 settembre 516
11/04/2026

Metus

Alla reverenda Custode dei Vincoli
presso la confraternita delle Sorelle della Soglia


Carissima Madre Elmyra,

mi perdonerete se vi scrivo con il cuore così agitato, ma vi confesso che, a seguito degli eventi che vi sto per raccontare, i miei pensieri non riescono a trovare riposo: come spesso mi accade nei momenti di turbamento, essi tornano istintivamente alla casa che mi ha raccolta, custodita e istruita, rendendomi oggi capace di affrontare da sola le prove che mi attendono. Non è tuttavia il desiderio di conforto che mi spinge a rivolgermi a voi, ma la necessità che sento di avvertirvi di un pericolo che temo possa farsi imminente.

Il compito che mi avete affidato mi ha condotta fino a Gorton, ed è da qui che ora vi scrivo. Nel corso del viaggio, io e i miei compagni ci siamo imbattuti più volte nelle violenze di creature che chiamano Goblem: esseri deformi e feroci, nei quali paiono mescolarsi carne umana e sangue di orco in una maniera tanto empia da far dubitare che la natura, da sola, possa averne partorito il disegno.

Fino a pochi giorni fa, i loro atti ci erano apparsi come manifestazioni di una violenza brutale ma disordinata, che trovava forma in razzie improvvise, assalti a carovane e incursioni contro fattorie isolate. Per quanto feroci e inquietanti, tali aggressioni sembravano ancora potersi attribuire a un impulso cieco, a bramosie rabbiose non dissimili da quelle che offuscano la mente di certi animali impazziti. Ma ciò che è accaduto nelle ultime ore, insieme a quanto io stessa ho avuto modo di osservare, mi impedisce ormai di indulgere in una simile speranza.

Nei sotterranei dell'abbazia di Lindores, dove ci eravamo recati per altre ragioni, ci siamo imbattuti in un gruppo di quelle creature, presumibilmente reduci dal crudele assalto sferrato contro il villaggio di Eisenfels, le cui tragiche notizie vi saranno di certo già note. Con l'aiuto degli Dei siamo riusciti ad avere la meglio su quegli abomìni, e persino a catturarne uno ancora vivo. Abbiamo così avuto modo di osservarlo da vicino, prima nei tentativi di tenerlo in vita e poi nei rilievi compiuti una volta tornati a Gorton. Ciò che ho visto mi ha profondamente turbata: il suo corpo era percorso da placche metalliche, infisse fin nelle ossa con una precisione tale da far pensare all'operato di individui esperti non soltanto nell'arte della forgiatura, ma anche in quelle forme di medicina oscura che, anziché curare la carne, la profanano per asservirla alle loro sacrileghe finalità.

Sento di poter avanzare questa ipotesi per due ragioni: la prima è che tanto sulle armi di quelle creature quanto su una delle placche che ricoprivano l'epidermide di una di esse abbiamo rinvenuto le iniziali di Halbrand Mani d'Argento, un fabbro leggendario che operava presso Krandamer; la seconda risiede in un testo, di cui vi invio la trascrizione unitamente a questa lettera, nel quale si fa menzione degli scriteriati esperimenti di un negromante di nome Nelius Anvil. Le analogie fra quelle pagine e quanto abbiamo osservato sono, a mio giudizio, troppo evidenti per essere ignorate, inducendomi a pensare che l'esistenza dei Goblem sia frutto dell'opera concorde di più persone: un artigiano, capace di forgiare e adattare il metallo con grande maestria, e uno o più adepti delle arti oscure, provvisti di conoscenze tali da operare sulle carni di organismi viventi senza condannarli a morte immediata.

In virtù di questi sospetti, l'assalto a Eisenfels mi induce a credere che le razzie compiute da queste creature non siano state dettate dall'impulso, ma dalle empie trame dei loro artefici, i quali, dopo i primi esperimenti isolati volti a saggiarne l'efficacia, intendano volgere tale strumento a finalità ben più ambiziose e crudeli. Ed è proprio questo pensiero che mi ha spinta a scrivervi: il timore che, se davvero qualcuno sta tentando di mutare gli equilibri della guerra servendosi di simili abomini, nessun luogo di cura, sapere o preghiera possa considerarsi estraneo al pericolo. Tanto più che una delle prime apparizioni note dei Goblem si è verificata nei boschi che si estendono presso il villaggio di Brie, non distanti dalle propaggini meridionali della foresta di Ryadel.

Alla luce di quanto vi ho esposto, pur consapevole che le mie apprensioni rischieranno di turbare la quiete della nostra dimora, vi esorto a valutare se sia opportuno rafforzare la vigilanza, predisporre mezzi di difesa adeguati a questo genere di minaccia e, soprattutto, mettere in guardia le sorelle più giovani. A tale scopo mi permetto di suggerire che, nell’esame dei documenti che vi ho inviato, possano essere coinvolte fin da subito anche la Custode dei Sentieri e l'Ancella della Selva. Mi è parso infatti che la forza brutale di queste creature, così devastante nello scontro ravvicinato, possa accompagnarsi a una possibile vulnerabilità alle armi da lancio e da tiro, soprattutto se impiegate con criterio e da posizione favorevole, avendo cura di mirare ai punti non protetti dal metallo. Ritengo inoltre che, più che affrontarle apertamente nel corpo a corpo, sia opportuno cercare di affaticarle, ferirle o limitarne i movimenti prima che riescano ad avvicinarsi: per tale motivo il giudizio di chi conosce i sentieri, le difese perimetrali, le trappole e tutti i mezzi atti a predisporre in via preventiva ostacoli e sbarramenti contro l'avanzata di simili esseri potrebbe rivelarsi di grande utilità.

So bene che non spetta a me indicare alle Sorelle Custodi quale condotta tenere né quali misure adottare, ma lo stato d'animo in cui mi trovo mi rende impossibile tacere: la sola idea che un'ombra simile possa avvicinarsi alla casa che più di ogni altra sento mia è per me insopportabile.

Che la luce del Misericordioso vegli su di voi e sulle nostre sorelle tutte.

Con affetto e devozione,
Audra

Alla presente lettera vengono allegati i seguenti documenti: la trascrizione delle parti più rilevanti del libro di Fabius Asmaticus dove vengono menzionati i Goblem, e relative annotazioni; alcuni schizzi dei Goblem, con le parti del corpo vulnerabili ovvero protette dalle placche di metallo opportunamente evidenziate, e relative annotazioni; una sintesi di tutti gli attacchi e avvistamenti noti, e relative annotazioni.

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scritto da Audra Vesper , 15:40 | permalink | markup wiki | commenti (0)
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