Sarebbe sbagliato oltre che scortese fargliene una colpa. Ciò che il Fato gli ha concesso in più rispetto a me quanto a salute e prestanza fisica glielo ha evidentemente sottratto in termini di opportunità di mettere a frutto le sue doti arcane: se io ho avuto il privilegio di ricevere a Greyhaven una formazione organica e strutturata come Discipulus, a lui è toccato di muoversi a tentoni sul sentiero accidentato che calcano i Praeposteri, senza la guida di un Magister ad illuminare il cammino.
Di questo giovane uomo, in ogni caso, mi ha colpito l'atteggiamento prudente ai limiti del disdegno rispetto alla nostra comune inclinazione. Ammetto di averlo trovato inizialmente uno zotico irritante e bigotto oltre che un evidente spreco di talento. Di sicuro non hanno aiutato le circostanze del nostro primo incontro, e come avrebbero potuto, del resto?
"Già. Come avrebbero potuto?" Mi sono sorpreso a ripetere questa domanda in un sussurro al piccolo teschio dagli occhi vispi che fa capolino dal panno in cui è avvolto il Vincolo di Erech, quasi che approfittando della mia distrazione si fosse affacciato ad osservarmi...chissà da quanto tempo. La luce magica che rischiara la pagina fa scintillare in modo assai poco rassicurante le pupille scolpite.
Poco meno di una settimana fa commentavo la bizzarra frequenza con cui le nostre peregrinazioni mi portano ad imbattermi in esempi incresciosi di Magia degenerata, ma questo ritrovamento così come il contesto che ne danno i frammenti scoperti proprio oggi presso l'antica Torre del Sussurro sbaragliano fin qui ogni concorrenza: quasi mi scappa da ridere al ricordo della febbrile eccitazione con cui ho convinto i miei compagni ad assecondare il mio capriccio e a sfidare le orride chele dei Dereleth Urticanti, bramoso com'ero di mettere le mani su chissà quale Artefatto perduto, una reliquia antica e potente di quel tempo remoto in cui la Sapienza Magica giunse a vette oggi inconcepibili, consegnatami dalla cieca sorte, certo, ma anche e soprattutto dal mio istinto infallibile...
Cosa mai potrei ricavare di buono da una simile obbrobriosa scoria della follia dei Tharlarkis? Il teschio continua a scrutarmi in silenzio con quella sua espressione stralunata, senza darsi pena di rispondermi.
“Nullum malum quod prorsus omni utilitate careat”.
Eppure...conosco la natura di questo oggetto e persino la chiave per scatenarne le immonde facoltà, ma in cuor mio non dubito che l'unica cosa sensata da fare con un simile maleficio inverato sia trovare il modo per distruggerlo o, ove ciò non fose possibile, renderlo inoffensivo per sempre, e a tale scopo mi adopererò: se il timore di Mastro Eban o il pragmatico disinteresse di Messer Belloq possono essere posture sagge e utili a preservarli dall'imboccare un sentiero di perdizione, sono convinto che solo una mente aperta ed inquisitiva consenta di comprendere il Male e con esso ciò che deve essere compiuto per dissiparlo.





















